Teatro di Roma | Argentina | India - Stagione 2015 2016

 

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Giornale della Stagione stampato il 2 luglio 2015. Aggiornamenti sul sito del teatro

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TEATRO NAZIONALE Teatro. Dunque sono. Matteo Basilé courtesy ArtistProof - Communication Lab, Roma 15.16 Stagione Liberi pensieri, in libere emozioni.

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// 3 È molto bello poter registrare il successo di una delle istituzioni culturali più prestigiose di questa città. Il Teatro di Roma, forte di alcuni risultati importanti, come il riconoscimento di Teatro Nazionale, la riapertura degli spazi del Teatro India, conferma il suo essere teatro della città e del Paese intero, con una proposta creativa che unisce tradizione e innovazione. È molto bello poter affermare che il teatro, come categoria del sapere umano, si sta sempre di più accreditando come il luogo del racconto contemporaneo, come l’arte sociale del nuovo Millennio. E Roma, in questo, si ritrova accanto alle migliori esperienze europee, quelle di Londra, Parigi, Madrid. Il Teatro è vivo, evviva il teatro, verrebbe da dire di fronte a questa rinascita creativa e organizzativa. Per essere sempre di più al servizio dei cittadini-spettatori, esigenti e attenti alla qualità e alla profondità del racconto. Il Teatro di Roma è, proprio per questi motivi, una casa di artisti e di spettatori: è il teatro pubblico della città. Non è stato facile, la crisi che viviamo non è soltanto economica e di disponibilità finanziarie: è stata a lungo una crisi di identità culturale, un navigare a vista senza bussole e punti di riferimento. Oggi diciamo: “Il teatro riparte da Roma. Roma riparte dal suo teatro”, proprio perché in questo percorso nuovo, inesplorato, avvincente e pieno di incognite abbiamo alcune fondamentali certezze. La prima è, appunto, quella del percorso comune, condiviso, coinvolgente. Non ci sarà più un teatro staccato dalla realtà e dai sogni dei nostri spettatori. I luoghi del Teatro di Roma saranno sempre di più luoghi abitati, riempiti dalle passioni e dai saperi di tutti. È questa la cultura che vogliamo per la nostra città. Prof. Ignazio R. Marino Sindaco di Roma Il settore dello spettacolo dal vivo in Italia sta attraversando una congiuntura molto delicata: riuscire ad aumentare presenze e abbonamenti mantenendo al tempo stesso un livello qualitativo d’eccellenza della proposta culturale è un risultato di straordinario rilievo. Il Teatro di Roma, nonostante le difficoltà, è riuscito a fare tutto ciò: è cresciuto, continua ad essere punto di riferimento a livello nazionale – ha ottenuto dal MiBACT il riconoscimento di Teatro Nazionale – e rappresenta sempre per Roma e per il Lazio un asse portante nel quadro delle attività culturali del territorio. Questo è successo perché il Teatro di Roma ha accettato una grande sfida, quella di andare oltre lo spettacolo, di aprire le porte a tutti, cittadini e artisti, in ogni momento della giornata, per diventare finalmente un luogo accessibile, di incontro e scambio. La Regione Lazio sta contribuendo con atti concreti al rilancio del settore: la nuova legge sullo spettacolo dal vivo, l’intervento sia di digitalizzazione che di ristrutturazione dei teatri e i bandi di prossimo avvio per favorire residenze e attività diffuse ribadiscono la volontà delle istituzioni di sostenere il teatro e la cultura tutta. Con la prossima stagione, il Teatro di Roma crescerà ancora, forte della piena operatività delle sue strutture e delle alleanze e partnership con tutte le realtà culturali del territorio, e donerà alla città di Roma e alla Regione Lazio una stagione di progetti e appuntamenti culturali prestigiosi, ribadendo la sua missione: essere “una casa” per tutta la comunità. Nicola Zingaretti Presidente della Regione Lazio “L’ambizione – scrivevo in queste pagine meno di un anno fa, in occasione della presentazione della stagione appena conclusa – è quella di affermare il Teatro di Roma come un teatro di interesse nazionale”. A febbraio questo risultato è stato raggiunto grazie al prezioso riconoscimento da parte del MiBACT. L’altro obiettivo che avevamo in mente era far sì che il teatro si ricongiungesse alla città, “ripartire da Roma”, dando allo stesso tempo al cartellone una dimensione nazionale e internazionale. Perché se “tutto il mondo è un palcoscenico”, come scriveva Shakespeare centinaia di anni fa, allora il palcoscenico deve essere la rappresentazione del mondo intero. E il mondo in cui viviamo è in continua tensione tra locale e globale: questa è la chiave di lettura non solo della nostra società ma di Roma in modo particolare. Ecco quindi che uno degli spettacoli più significativi della scorsa stagione, Ritratto di una Capitale, cresce e diventa Ritratto di una Nazione, per ambire a raccontare non solo noi romani e ciò che ci circonda in questa splendida città, ma tutti gli uomini e la società civile. Questo è un cammino che stiamo ancora percorrendo insieme al presidente Sinibaldi e al direttore Calbi, forti anche degli ottimi risultati della stagione appena conclusa. Un cammino che fa del Teatro di Roma un luogo aperto, metaforicamente ma anche in termini di orari; un luogo di incontro e di condivisione che non si limita all’arte teatrale ma che abbraccia tutte le forme artistiche; un teatro veramente “pubblico” che appartenga a tutti, studenti universitari o famiglie con bambini. Giovanna Marinelli Assessore alla Cultura e al Turismo di Roma Non ho perso uno spettacolo, fra i molti proposti dal Teatro di Roma nella scorsa stagione. Arrivavo in anticipo, come per la fretta di togliermi di dosso la polvere della giornata e sprofondare in platea, fra tanti che, come me, cercavano, dal palcoscenico, luci, corpi, voci, parole, immagini, visioni. Il rituale antico e eterno della commedia, della tragedia, della farsa. In quello spazio protetto, nel buio, mi sono sentita sola quanto è necessario per guardare davvero, e ascoltare, e capire. Mi sono sentita insieme agli altri quanto basta per prendere calore, per fare comunità. Il teatro è l’unica forma d’arte che sfugge alle leggi della riproducibilità tecnica. Ogni serata è unica. Ogni rappresentazione irripetibile. L’atmosfera del Teatro Argentina, del Teatro India, è, per questo, percorsa da una sorta di pathos, da un’emozione che non ha eguali: i corpi degli attori e quelli degli spettatori partecipano dello stesso spazio. Non è un dettaglio ininfluente. Gli uni sono officianti, gli altri la congregazione dei fedeli attivi. Come covando un inesauribile desiderio di apostasia, criticano, discutono, si dividono, si schierano... Si sentiva una grande vivacità intellettuale a ogni nuovo spetta- colo, a ogni replica. Il teatro era sempre gremito. Ogni serata era percorsa da una costante frenesia di “parlarne”. C’era il nuovo e c’era il classico e c’era il “difficile”. Come deve essere. Ma soprattutto c’era il teatro come casa, sempre aperto, accogliente, animato dal direttore Antonio Calbi e dal presidente Marino Sinibaldi, dal loro staff, senza birignao, senza etichetta, custoditi da una allegria senza limiti, quella della passione culturale. Il Teatro di Roma è diventato Teatro Nazionale. E questo è giusto e lusinghiero. Ma è anche, e sempre di più, una fabbrica d’arte, capace di esportare emozioni, di spanderle in giro fertilizzando il territorio del Lazio, fra i piccoli Comuni, nella Provincia, grazie alla collaborazione con Romaeuropa, la Atcl, i municipi, le università, le compagnie indipendenti. Il Teatro di Roma continuerà a vestirsi a festa per accogliere anche i bambini, perché è così che si forma il pubblico di domani, partendo dai più piccoli. Approfittando del loro vorace appetito per tutto ciò che è buono e provoca gioia. Lidia Ravera Assessore alla Cultura e alle Politiche Giovanili della Regione Lazio PROVINCIA DI ROMA

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4 // ASSOCIAZIONE TEATRO DI ROMA CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE Presidente Marino Sinibaldi Consiglieri Nicola Fano, Carlotta Garlanda Mercedes Giovinazzo, Antonio Tallarida COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI Presidente Giuseppe Signoriello Membri effettivi Giorgio Bovi, Giovanni Pizzolla Membri supplenti Bruno De Cristoforo, Felice Duca Segreteria di Presidenza e Organi collegiali Mariella Paganini DIRETTORE Antonio Calbi Assistente del Direttore Paola Macchi Segreteria di Direzione Monica Pescosolido Produzione Carolina Pisegna, responsabile Walter Marsilii Simona Patti, Giovanna Princiotta Programmazione Floriana Pistoni, responsabile Laura Taramelli Attività Culturali e Internazionali Sandro Piccioni, responsabile Silvia Cabasino, Giorgio Lourier Giuseppe Sublime Relazioni Esterne Antonia Ammirati Ufficio Stampa Amelia Realino Comunicazione, Promozione e Marketing Paola Folchitto, responsabile Chiara Petternella, Cristina Pilo Maria Rosaria Russo, Roberta Urbani Servizi Amministrativi e Finanziari Patrizia Babusci, responsabile Gregorio Clementini, Laura Ferrazza Giovanni Galletti, Daniela Lancia Luciana Liberatore, Rita Milone Personale e Risorse Umane Enrico Olla, responsabile Roberto Maria Capilupi Ombretta Conte, Maurizio Todaro Settore Tecnico e Allestimenti Giovanni Santolamazza, responsabile Claudio Beccaria, vice responsabile Marcello Aiello, Antonio Borelli Andrea Brachetti, Dario Ciattaglia Vincenzo Lazzaro, Marco Maione Massimo Munalli, Sandro Pasquini Massimiliano Pischedda Alessandro Sorrenti Sale Teatrali Piero Balistreri, responsabile Ester Albanese, Federica Cimmino Claudia Consorti, Catia Fauci Barbara Palombi, Valerio Schiavi Marco Venturi Servizio Prevenzione e Protezione Mauro Fiore Scuola di Teatro e Perfezionamento Teatrale Direttore Nicola Fano Liberi pensieri, in libere emozioni Il Teatro riparte da Roma. Roma riparte dal suo Teatro. È stato questo uno dei claim della campagna di comunicazione dello scorso anno, quando è partito il nuovo ciclo del teatro pubblico della Capitale. Abbiamo tenuto fede ai princìpi e agli obiettivi che ci siamo posti, raggiungendo esiti doppiamente importanti se pensiamo alle risorse economiche a disposizione, alle novità introdotte dalla riforma avviata dal MiBACT, alla complessa situazione in cui Roma è venuta a trovarsi. 600 sono state le alzate di sipario da settembre 2014 a giugno 2015, con un incremento del 240% rispetto alla stagione precedente; 137.000 gli spettatori paganti, cui vanno aggiunti i 20.000 cittadini che hanno partecipato gratuitamente alle nostre attività e cicli culturali, per un totale di 157.000 presenze complessive, con un aumento pari al 155%. Quasi 9.000 sono stati gli abbonati (la nostra Libertina Card è stata molto apprezzata), con un incremento del 61%; la vendita on-line è cresciuta del 70%, certificando un allargamento delle tipologie di pubblico. I bambini che hanno seguito le proposte del cartellone a loro dedicato sono stati ben 20.000. I ricavi al botteghino sono raddoppiati (più 100%), per un totale di 1.651.000 euro. 80 i titoli proposti, di 75 autori, dei quali 67 contemporanei (un dato quasi unico in Italia e in Europa), 68 i registi, 50 i teatri e le compagnie ospiti. Le nostre produzioni sono state 10 e 10 le coproduzioni. Questi i numeri di una stagione che è risultata vivace e che abbiamo vissuto sempre in prima linea, condividendo con gli spettatori successi, discussioni, sorprese, emozioni. Sono stati molti gli spettacoli, gli incontri, gli eventi andati esauriti, con decine di persone rimaste fuori del teatro. Siamo stati riconosciuti dal MiBACT come uno dei 7 Teatri Nazionali. Questi risultati sono stati ottenuti grazie all’impegno e alla dedizione dei lavoratori del Teatro di Roma, dal palcoscenico a tutti i settori. Un grazie sentito va anche agli spettatori, che ci piace considerare come l’insieme di singole persone, ciascuna con proprie sensibilità, gusti, preferenze, curiosità. Senza spettatori, il teatro sarebbe come una fontana da cui non fluisce più acqua. Abbiamo lavorato tanto e sodo tutti i giorni dell’anno, tutti i mesi, perché per noi il teatro è la vita stessa, è Essere. Ecco perché abbiamo adottato, quest’anno, il claim Teatro. Dunque sono, ispirato a Cogito, ergo sum di Cartesio. Il Teatro di Roma - Teatro Nazionale vive una fase di transizione. Le riforme necessitano di nuove economie e risorse umane. Abbiamo ereditato produzioni che abbiamo voluto concretizzare; abbiamo cominciato a sperimentare le lunghe teniture, auspicate dal nuovo decreto ministeriale, e avviato un nuovo lavoro sul pubblico che necessita di tempo e nuovi strumenti, oltre che di nuove scelte e sfide. Nella stagione appena conclusa abbiamo programmato 5 settimane di Natale in casa Cupiello, 4 di Voci di dentro, 4 di Carmen, 4 di Der Park e entro l’anno 4 settimane dell’Esposizione Universale. Diventeremo progressivamente un teatro di produzione, ma non si può dimenticare la pressione, enorme, che abbiamo da parte di teatri, compagnie, artisti dell’intera Italia che vogliono avere visibilità a Roma, la Capitale. Ecco perché è necessario poter contare su una terza sede, al pari degli altri Teatri Nazionali. Le condizioni nelle quali il Teatro di Roma opera sono difficili oggi più che mai, ma siamo ancor più carburati e motivati, perché Roma merita un teatro pubblico all’altezza della sua storia, della sua grandezza, che è soprattutto legata alle arti e alla cultura, che sia in linea con il suo ruolo di Capitale. Vogliamo continuare a contribuire alla rinascita della città, a partire dalla cultura, la linfa che ne nutre ogni ganglio. Ce lo hanno dimostrato le folle che hanno seguito la passata stagione, non solo gli spettacoli ma anche gli incontri culturali, dall’omaggio a Luca Ronconi al ciclo Luce sull’Archeologia, con le lunghe file la domenica mattina, che piovesse o ci fosse il sole. Il presente che viviamo è un presente critico, per la Capitale, per la Nazione, per l’Europa e il mondo intero. Ci lasciano attoniti e disorientati la violenza efferata dei nuovi terrorismi, le migrazioni dal Sud del Mediterraneo, la fragilità in cui è piombata l’Unione Europea, il crollo rovinoso delle vecchie economie e l’assenza di nuovi modelli (ecco perché parte un nuovo ciclo: La verità vi prego sul denaro), il lavoro che non c’è, lo sgretolarsi un po’ ovunque dei valori morali e civili. Il buon teatro deve essere presente al proprio tempo, ne deve essere specchio anche dei suoi guasti, del suo malessere. Il palcoscenico deve offrire visioni, stimoli, emozioni che facciano pensare: “liberi pensieri, in libere emozioni”, è questo uno dei motti che ci ha guidato nella costruzione di una nuova stagione a progetti, ognuno con il proprio senso, la propria necessità, la propria ragione, la propria poesia. Vogliamo partire da Pasolini per Roma, il segmento che vuole riportare all’attenzione il “poeta corsaro” a quarant’anni dalla sua morte tragica, il 2 novembre 1975, avvolta ancora nel mistero. Il 2 novembre 2014, Fabrizio Gifuni ci regalò le emozioni delle pagine di Ragazzi di vita, in un Teatro Argentina affollato all’inverosimile, e per il 2 novem- Questo magazine è stato impaginato da Chiara Petternella e realizzato da Paola Folchitto e Amelia Realino con la collaborazione degli uffici del Teatro di Roma, sotto la guida del direttore. Inviato in tipografia nella notte del 1° luglio. Ci scusiamo di eventuali errori, refusi, imprecisioni, mancanze. Il prossimo numero sarà diffuso il 1° ottobre. Le immagini della campagna di comunicazione e promozione della Stagione 15.16 sono di Matteo Basilè, originale artista dell’immagine sempre alla ricerca di spiazzamenti e sconfinamenti. Il suo catalogo di opere esprime uno speciale gusto per la rappresentazione e la teatralità. In continuità con i fotogrammi del film Goltzius and The Pelican Company, l’opera di Peter Greenaway, della passata stagione, ci accompagneranno con la loro eloquenza e potenza visiva durante un intero anno.

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// 5 bre prossimo stiamo costruendo Una giornata con Pier Paolo Pasolini, mentre a India va in scena un nuovo lavoro da noi commissionato a Giovanna Marini, Sono Pasolini, con Vinicio Marchioni e un coro di cantori e musicisti. Sempre a India seguirà Il Vantone, ovvero la riscrittura del Miles di Plauto, con Ninetto Davoli, accanto a un “solo” di Francesca Benedetti, una danza choc di Enzo Cosimi, un rito in roulotte del Teatro delle Ariette; mentre all’Argentina ecco Calderón, per la regia di Federico Tiezzi, una produzione del Teatro di Roma con il Teatro della Toscana, e la nuova creazione di ricci/forte, PPP Ultimo inventario prima di liquidazione, che chiuderà la stagione. L’anno pasoliniano si completerà però nell’ottobre 2016 con la messa in scena di Ragazzi di vita, diretta da Massimo Popolizio (attore-regista che apre anche questa stagione dirigendo Il prezzo di Arthur Miller, con Umberto Orsini). L’intera area di India, un paesaggio assai “pasoliniano”, sarà intitolata a lui, mentre nella primavera del 2016 vorremmo che un treno percorresse l’Italia, dai paesaggi arsi del Friuli ai calanchi della Lucania, con partenza da Udine e approdo a Matera, la città del suo Vangelo, con una vera e propria drammaturgia viaggiante e tappe in diverse città. Guerre, conflitti, terrorismi è il progetto che vuole ricordare l’ecatombe della Grande Guerra (Baliani, Bucci, Cederna, Galli, Gilmore, Perrotta, tre attori e tre attrici), e ammonirci sulle violenze di oggi, dall’Iran (Chiudi gli occhi di Patrizia Zappa Mulas, nostra produzione), alla confluenza delle nuove generazioni verso il radicalismo islamico (Punk Islam di Roberto Scarpetti, anche questo prodotto dal Teatro di Roma), passando per Figli senza volto di Animanera, sul terrorismo italiano. Le donne sono protagoniste assolute della stagione, come autrici, interpreti, registe, soggetti: Veronika Voss di Fassbinder, dallo schermo al palcoscenico, grazie ad Antonio Latella; le 11 operaie capeggiate da Ottavia Piccolo in 7 minuti di Stefano Massini, per la regia di Alessandro Gassmann; Francesca Comencini dirige 6 interpreti per 6 storie al femminile per ridare vita ai 335 uomini sacrificati alle Ardeatine; il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi è interpretato da Ermanna Montanari; mentre la grande Giulia Lazzarini (protagonista di Mia madre di Nanni Moretti) è Rita Levi-Montalcini; Nicoletta Braschi è la Winnie di Giorni felici; Lucrezia Lante della Rovere si appropria della vita sregolata di Misia Sert; Anna Bonaiuto è Cristina di Belgioioso; Elena Bucci, Marta Galli, Marta Gilmore si misurano con una faccenda da uomini, la Guerra; Federica Fracassi è la moglie di Goebbels; una vittima dell’acido solforico è protagonista di Chiudi gli occhi, scritto, diretto e interpretato da Patrizia Zappa Mulas; Mascia Musy è Nora di Casa di bambola, diretta da Emanuela Giordano; Maria Paiato e Arianna Scommegna sono Due donne che ballano, condotte da Veronica Cruciani. Su tutte aleggia, in un modo o nell’altro, e con diverse sfumature, la “febbre” di vita di Sarah Kane (Crave, per la regia di Pierpaolo Sepe). Roma è protagonista di un polittico tutto per sé: ritorna il Ritratto di una Capitale, il grande affresco, un’epica contemporanea, che scosse e entusiasmò lo scorso autunno e che riappare in formato tascabile, con sei tasselli scritti da Valerio Magrelli, Fausto Paravidino, Roberto Scarpetti, Elena Stancanelli, Daniele Timpano e Elvira Frosini, Mariolina Venezia e un prologo di Franca Valeri, mentre un altro tassello è diventato spettacolo: Altrove di Paola Ponti. Il presente ha radici lontane, nel passato del Ventennio, con L’Esposizione Universale di Squarzina (che ritorna all’India a grande richiesta dopo il successo dello scorso giugno), e con l’oratorio tutto al femminile Tante facce nella memoria, dedicato all’eccidio delle Ardeatine, una delle ferite più dolorose che ha segnato la storia di Roma. Visto che l’archeologia ha risvegliato i romani, ecco per loro Rome l’hiver, il monologo di Noel Casale. Sconquassi americani propone un dittico dedicato a Arthur Miller, composto dal poco frequentato da noi, e già citato, Il prezzo e da Morte di un commesso viaggiatore con Elio De Capitani, con accanto Lo zoo di vetro di Williams, diretto da Arturo Cirillo. Sono tutti Affari di famiglia, con in più un flash sul presente (Father and son di Serra con Claudio Bisio), e affondi nel passato (Medea, Orestea, Preamleto fino a Casa di bambola). Arte in scena scruta Michelangelo (Antonio Piovanelli), Rothko (Ferdinando Bruni) e Misia Sert (Lucrezia Lante della Rovere). Teatri del Sacro compone una edizione speciale pensata per il Giubileo con una decina di proposte fresche di creazione, nella quale accogliamo Vangelo di Pippo Delbono. Il Teatro che danza propone una vetrina italiana: Enzo Cosimi, Virgilio Sieni, Alessandro Certini, Julie Ann Anzilotti, Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, dopo le proposte internazionali di Romaeuropa, sia all’Argentina che all’India. Il Teatro fa grande presenta le nostre produzioni: Foodball tratta di cibo (in occasione di Expo Milano 2015), il Genio da Vinci è protagonista di Leo, mentre il Laboratorio Integrato Piero Gabrielli propone Purgatorio e Carosello Italiano, l’arte antica delle marionette torna con la celebre compagnia dei Podrecca; e, dopo che 20 mila bambini hanno cantato Traviata lo scorso maggio (ammaliando pure i nostri tecnici di palcoscenico), le ugole infante si metteranno nuovamente alla prova in Cenerentola, in omaggio a Rossini, il cui Barbiere debuttò proprio all’Argentina duecento anni fa (20 febbraio 1816) e che ricorderemo con un evento speciale. Una stagione che si rispetti non può trascurare i titoli che hanno fatto la storia del teatro, magari riletti con sensibilità di oggi. Classici? Mai così moderni propone un dittico da Pirandello, composto dai Giganti secondo Roberto Latini e Il berretto a sonagli secondo Valter Malosti, il Candide secondo Fabrizio Arcuri, l’Orestea secondo Luca De Fusco (in attesa che un sogno si realizzi: rimontare l’Orestea di Peter Stein e quella di Castellucci), l’Odissea nella quale ci fanno viaggiare Eva Cantarella e Giovanna Bozzolo. Mentre a Shakespeare, già omaggiato con ben 11 titoli nella passata stagione, sono dedicati il Lear secondo Bond e il Preamleto inventato da Michele Santeramo. Ma c’è pure Goldoni (La bottega del caffè rivisitata da Scaparro) e Beckett (Giorni felici con Nicoletta Braschi). Ultime notizie, oltre all’aggiornamento sul rapporto fra padri e figli ai tempi di internet e del cellulare (Serra e Bisio), al tema del lavoro di 7 minuti e del Ritratto di una Nazione, la libertà secondo Aung San Suu Kyi e la violenza della Shari’a iraniana di Chiudi gli occhi e di Punk Islam, ecco The Pride di Alexi Kaye Campbell, in prima italiana, diretto e interpretato da Luca Zingaretti, sull’omosessualità, per ritornare a noi, alla Roma di oggi, di Ritratto di una Capitale. Nell’anno dell’Esposizione Universale di Cibo, a Milano, la nostra stagione si apre con un triplice omaggio al Teatro delle Ariette, che da 25 anni pungola il teatro ordinario con i suoi riti che mescolano teatro e vita, il lavoro della terra e il ritorno al grado zero del teatro: Teatro da mangiare? è banchettato sul palcoscenico dell’Argentina mentre l’ultima creazione di questa originale esperienza, Sul tetto del mondo, va in scena all’India a fine stagione, passando per il ritiro in roulotte dedicato a Pasolini, già annunciato. Il nuovo paesaggio teatrale è dedicato alla Patria: Ritratto di una Nazione indaga lo stato del lavoro in Italia, con 20 scene dalle regioni della penisola, nel format collettivo e che sfida il tempo già testato con il Ritratto di una Capitale: nuovamente alla regia Fabrizio Arcuri, 20 gli autori coinvolti, la colonna sonora live di Mokadelic e le scenografie virtuali di Luca Brinchi, Roberta Zanardo/Santasangre e Daniele Spanò. Questo il nostro viaggio teatrale che vorremmo condividere con voi. Che amiate il posto fisso o surfare in libertà, che vi piaccia classico o con brio, che vi nutriate di storia o desideriate comprendere il nostro presente sballato, l’importante è partecipare. Teatro. Dunque siamo. Antonio Calbi Direttore del Teatro di Roma – Teatro Nazionale Immagine di copertina Matteo Basilé APPARITIONS_5, 2007 courtesy ArtistProof - Communication Lab, Roma Matteo Basilé (1974) vive e lavora a Roma. Inizia la sua carriera a metà degli anni Novanta ed è tra i primi artisti in Europa a fondere arte e tecnologia. Basilé possiede la straordinaria capacità di conciliare idee opposte come il bello e il grottesco, reale e surreale, naturale e artificiale. Esplorando le nature dell’essere umano, l’artista sviluppa il suo racconto dividendo il suo lavoro in capitoli: The Saints are Coming (2007), Thisoriented (2009), Thishumanity (2010), Landing (2012), UNSEEN (2014): una serie di passaggi indipendenti in cui l’artista negozia la sua percezione dell’esistenza. La ricerca di Basilé è un’interfaccia tra Oriente e Occidente, una dialettica interposta che opera come una collisione situata tra tradizione e modernità, tra sacro e profano. Il Glossario di Basilé si basa non solo sui segni e valori senza tempo e multiculturali, ma comprende visivamente un linguaggio totalitario in cui il sogno non è più il soggetto della foto, ma incarna una narrazione del tutto riconoscibile, senza limiti. I suoi (anti eroi) ritratti minuziosi ci rimandano alla storia classica, ma contemporaneamente trasmettono lo spirito del nostro tempo. Formalmente, Basilé cancella l’antagonismo tra l’immaginario e il reale, innescando un complesso sistema di porte scorrevoli emozionali. Al contrario di The Sleep of Reason Produces Monsters di Goya, qui sogno e ragione convergono in un’epifania, dove l’unico e il molteplice si compongono nella comunione del sensoriale e razionale. La poetica di Matteo Basilé è un universo iconografico, è il frutto della combinazione tra manierismo tecnologico e surrealismo pittorico. I viaggi onirici dell’artista ci guidano verso diversi piani di comprensione, sia sensoriali che intellettuali, dove ci rendiamo improvvisamente conto di aspetti della realtà, che di solito sono nascosti all’interno del nostro io interiore; pertanto, la sua profonda indagine del Sé, l’Altro e l’Altrove, finalmente corrisponde alla sua personale esperienza di vita al di fuori del suo ambiente originario, affrontando allo stesso tempo il senso dell’esistenza e il contesto delle dinamiche inerenti il processo di globalizzazione.

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TEATRO ARGENTINA 11 • 13 settembre 2015 15 • 20 marzo 2016 TANTE FACCE NELLA MEMORIA drammaturgia Mia Benedetta e Francesca Comencini regia Francesca Comencini 16 • 20 marzo 2016 1 • 6 dicembre 2015 MILITE IGNOTO 16 • 20 marzo 2016 uno spettacolo di Mario Perrotta 7 • 20 dicembre 2015 MICHELANGELO - VITA adattamento Antonio Piovanelli regia Giacomo Andrico 31 marzo • 10 aprile 2016 TEATRO DA MANGIARE? 14 • 15 settembre 2015 uno spettacolo del Teatro delle Ariette LEAR DI EDWARD BOND ROME L’HIVER adattamento e regia Lisa Ferlazzo Natoli 9 • 10 dicembre 2015 / DANZA GIORNI FELICI MEDEA di Euripide regia Dario D’Ambrosi 17 settembre 2015 ideazione e regia Noel Casal e Xavier Marchand 23 • 25 marzo 2016 TERRAMARA di Samuel Beckett regia Andrea Renzi 4 • 17 aprile 2016 JOURNAL D’UN CORPS di e con Daniel Pennac 30 marzo • 10 aprile 2016 coreografia Michele Abbondanza e Antonella Bertoni 12 • 13 dicembre 2015 / DANZA TEATRI DEL SACRO 19 • 24 aprile 2016 MILITE IGNOTO uno spettacolo di Mario Perrotta 23 settembre • 17 ottobre 2015 DUETTO PREAMLETO ROMAEUROPA FESTIVAL IL PREZZO di Michele Santeramo regia Veronica Cruciani 13 • 17 aprile 2016 coreografia Virgilio Sieni e Alessandro Certini 15 • 20 dicembre 2015 / DANZA MAGDA E LO SPAVENTO da Massimo Sgorbani regia Renzo Martinelli 20 ottobre • 8 novembre 2015 di Arthur Miller regia Massimo Popolizio 29 ottobre • 4 dicembre 2015 VITA AGLI ARRESTI DI AUNG SAN SUU KYI FEAR PARTY BASTARD SUNDAY CALORE 27 aprile • 8 maggio 2016 CHIUDI GLI OCCHI 28 • 30 aprile 2016 scritto e diretto da Patrizia Zappa Mulas STORIE DALL’ODISSEA ideazione Marco Martinelli e Ermanna Montanari regia Marco Martinelli 20 aprile • 8 maggio 2016 coreografia Enzo Cosimi 22 • 23 dicembre 2015 / DANZA FRIENDLY FEUER … E D’ORO LE SUE PIUME 12 • 17 gennaio 2016 drammaturgia e regia Marta Gilmore 3 • 5 maggio 2016 un progetto di Eva Cantarella e Giovanna Bozzolo 10 • 15 novembre 2015 di Carlo Goldoni regia Maurizio Scaparro coreografia Julie Ann Anzilotti CALDERÓN COLLOQUI CON LA CATTIVA DEA una drammaturgia in musica di Elena Bucci 10 • 15 maggio 2016 LA BOTTEGA DEL CAFFÈ di Pier Paolo Pasolini regia Federico Tiezzi 11 • 15 maggio 2016 LA BELLE JOYEUSE scritto e diretto da Gianfranco Fiore 15 • 19 gennaio 2016 BATTLEFIELD 17 • 22 novembre 2015 FATHER AND SON di Michele Serra regia Giorgio Gallione 24 novembre • 6 dicembre 2015 di Peter Brook, Jean-Claude Carrière e Marie-Hélène Estienne regia Peter Brook e Marie-Hélène Estienne 18 • 29 maggio 2016 FIGLI SENZA VOLTO di Ida Farè regia Aldo Cassano ROSSO di John Logan regia Francesco Frongia 12 • 29 maggio 2016 20 • 24 gennaio 2016 di Luigi Pirandello regia Valter Malosti RITRATTO DI UNA NAZIONE un progetto di Antonio Calbi regia Fabrizio Arcuri 14 • 16 giugno 2016 IL BERRETTO A SONAGLI PUNK ISLAM di Roberto Scarpetti regia César Brie 17 • 22 maggio 2016 THE PRIDE di Alexi Kaye Campbell regia Luca Zingaretti 9 • 20 dicembre 2015 26 • 31 gennaio 2016 MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE di Arthur Miller regia Elio De Capitani PPP ULTIMO INVENTARIO PRIMA DI LIQUIDAZIONE di ricci/forte regia Stefano Ricci LE PAROLE DI RITA DOPO PASOLINI uno spettacolo del Teatro delle Ariette 18 • 22 maggio 2016 dalle lettere di Rita Levi-Montalcini di Andrea Grignolio e Valeria Patera regia Valeria Patera 3 • 7 febbraio 2016 LO ZOO DI VETRO 22 dicembre 2015 • 3 gennaio 2016 TEATRO INDIA 7 • 14 settembre 2015 DUE DONNE CHE BALLANO di Josep M. Benet Jornet regia Veronica Cruciani 9 • 14 febbraio 2016 di Tennessee Williams regia Arturo Cirillo 24 • 29 maggio 2016 RITRATTO DI UNA CAPITALE un progetto di Antonio Calbi e Fabrizio Arcuri regia Fabrizio Arcuri SUL TETTO DEL MONDO 7 • 12 giugno 2016 uno spettacolo del Teatro delle Ariette SHORT THEATRE QUARTETTO CASA DI BAMBOLA 8 • 10 gennaio 2016 / DANZA LE SACRE 30 settembre • 18 ottobre 2015 da Henrik Ibsen riscrittura scenica Emanuela Giordano 13 • 28 febbraio 2016 CRAVE coreografia Virgilio Sieni 12 • 17 gennaio 2016 L’ESPOSIZIONE UNIVERSALE di Luigi Squarzina regia Piero Maccarinelli di Sarah Kane regia Pierpaolo Sepe I FURIOSI ORESTEA di Eschilo regia Luca De Fusco 19 • 31 gennaio 2016 19 • 21 ottobre 2015 IL GRANDE MALE (Armenia) 23 • 24 ottobre 2015 DREAMSPELL (Lituania) 27 ottobre • 1 novembre 2015 di Nanni Balestrini regia Fabrizio Parenti 17 • 28 febbraio 2016 di Luigi Pirandello regia Roberto Latini 1 • 3 marzo 2016 IL TEATRO FA GRANDE! 25 novembre • 20 dicembre 2015 I GIGANTI DELLA MONTAGNA FOODBALL VANGELO scritto e diretto da Pippo Delbono 2 • 14 febbraio 2016 SONO PASOLINI 15 • 18 ottobre 2015, 4 gennaio 2016 TI REGALO LA MIA MORTE, VERONIKA composizione per coro e attore solista in funzione di Lettore di Giovanna Marini 3 • 15 novembre 2015 PER UNA STELLA IL PURGATORIO 30 maggio • 5 giugno 2016 di Federico Bellini e Antonio Latella liberamente ispirato alla poetica del cinema fassbinderiano regia Antonio Latella 16 • 21 febbraio 2016 un progetto di Marta Galli, Anna Maini e Roberto Rampi regia Stefano De Luca 3 • 13 marzo 2016 CAROSELLO ITALIANO Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli 5 • 6 gennaio 2016 ROMAEUROPA FESTIVAL 18 • 22 novembre 2015 IL VANTONE ALTROVE 7 MINUTI scritto e diretto da Paola Ponti 19 • 29 novembre 2015 di Pier Paolo Pasolini dal Miles Gloriosus di Plauto regia Federico Vigorito 4 • 7 marzo 2016 DAI 3 AI 93 LEO 25 gennaio • 20 febbraio 2016 di Stefano Massini regia Alessandro Gassmann 27 febbraio • 13 marzo 2016 L’ULTIMA ESTATE DELL’EUROPA CANDIDE di Giuseppe Cederna e Augusto Golin regia Ruggero Cara 25 • 29 novembre 2015 LA STANZA DELLA TORTURA drammaturgia Luca Scarlini regia Massimo Verdastro 8 • 13 marzo 2016 18 • 20 marzo 2016 SCENARIO INFANZIA 26 aprile • 29 maggio 2016 di Mark Ravenhill regia Fabrizio Arcuri LA CENERENTOLA TRINCEA di Marco Baliani regia Maria Maglietta IO SONO MISIA di Vittorio Cielo regia Francesco Zecca

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I PERCORSI DELLA STAGIONE AMERICANI SCONQUASSI • IL PREZZO • MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE • LO ZOO DI VETRO TEATRI DEL SACRO PER IL GIUBILEO • • • • VANGELO MICHELANGELO - VITA TEATRI DEL SACRO ... E D’ORO LE SUE PIUME CLASSICI? MODERNI MAI COSÌ • • • • • • • • • • MEDEA ODISSEA LA BOTTEGA DEL CAFFÈ ORESTEA CANDIDE PREAMLETO LEAR DI EDWARD BOND IL BERRETTO A SONAGLI I GIGANTI DELLA MONTAGNA GIORNI FELICI GUERRE CONFLITTI TERRORISMI • TANTE FACCE NELLA MEMORIA • VITA AGLI ARRESTI DI AUNG SAN SUU KYI • L’ULTIMA ESTATE DELL’EUROPA • TRINCEA • MILITE IGNOTO • FIGLI SENZA VOLTO • PER UNA STELLA • PUNK ISLAM • FRIENDLY FEUER • COLLOQUI CON UNA CATTIVA DEA • CHIUDI GLI OCCHI • • • • • • • SONO PASOLINI CALDERÓN IL VANTONE DOPO PASOLINI BASTARD SUNDAY LA STANZA DELLA TORTURA PPP ULTIMO INVENTARIO PRIMA DI LIQUIDAZIONE TI REGALO LA MIA MORTE, VERONIKA 7 MINUTI TANTE FACCE NELLA MEMORIA VITA AGLI ARRESTI DI AUNG SAN SUU KYI LA BELLE JOYEUSE LE PAROLE DI RITA DUE DONNE CHE BALLANO QUARTETTO CASA DI BAMBOLA IO SONO MISIA MAGDA E LO SPAVENTO COLLOQUI CON UNA CATTIVA DEA CHIUDI GLI OCCHI AFFARI FAMIGLIA DI • FATHER AND SON • IL PREZZO • MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE • ORESTEA • MEDEA • PREAMLETO • QUARTETTO CASA DI BAMBOLA • LO ZOO DI VETRO ROMA PASOLINI PER ULTIME NOTIZIE • • • • • • • • FATHER AND SON THE PRIDE 7 MINUTI VITA AGLI ARRESTI DI AUNG SAN SUU KYI PUNK ISLAM CHIUDI GLI OCCHI RITRATTO DI UNA CAPITALE RITRATTO DI UNA NAZIONE LA SCENA DONNE ALLE • • • • • • • • • • • • ARTE SCENA IN • MICHELANGELO • IO SONO MISIA • ROSSO PAESAGGI TEATRALI I NOSTRI • RITRATTO DI UNA CAPITALE • RITRATTO DI UNA NAZIONE IL PRESENTE DEL PASSATO ROMA • • • • • RITRATTO DI UNA CAPITALE TANTE FACCE NELLA MEMORIA L’ESPOSIZIONE UNIVERSALE ALTROVE ROME L’HIVER MONDI IN SCENA • • • • • • • IL GRANDE MALE / Armenia DREAMSPELL / Lituania JOURNAL D’UN CORPS / Francia ROME L’HIVER / Francia / Italia BATTLEFIELD / Francia / Inghilterra ROMAEUROPA FESTIVAL / Mondo SHORT THEATRE / Mondo IL TEATRO CHE DANZA • TERRAMARA • DUETTO • FEAR PARTY BASTARD SUNDAY CALORE • ... E D’ORO LE SUE PIUME • LE SACRE IL FA TEATRO GRANDE • • • • FOODBALL LEO LA CENERENTOLA DAI 3 AI 93 Le marionette di Podrecca • SCENARIO INFANZIA • LABORATORIO TEATRALE INTEGRATO PIERO GABRIELLI

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TEATRO ARGENTINA 11 • 13 settembre 2015 TRILOGIA DELLE ARIETTE TEATRO ARGENTINA 14 • 15 settembre 2015 Un omaggio alla compagnia che ci ha ricordato che il teatro è buono e necessario come il pane. MEDEA TEATRO DA MANGIARE? di Paola Berselli e Stefano Pasquini con Paola Berselli, Maurizio Ferraresi e Stefano Pasquini regia Stefano Pasquini produzione Teatro delle Ariette di Euripide regia Dario D’Ambrosi con Almerica Schiavo, Dario D’Ambrosi Mauro F. Cardinali, Michela D’Ambrosi coro Attori diversamente abili del Teatro Patologico musiche originali Francesco Santalucia direzione coro Papaceccio coreografia Marisa Brugarolas costumi Giuseppe Avallone scene Maria Grazia D’Ambrosi luci Claudio Giordano, Luca Giordano produzione Teatro Patologico CLASSICI? TEATRO ARGENTINA MODERNI MAI COSÌ • Sì, al Teatro da mangiare? si mangia davvero, si mangiano le cose che il Teatro delle Ariette coltiva e trasforma nella propria azienda agricola. Seduti attorno a un tavolo, preparando e consumando un vero pasto, raccontano a modo loro la singolare esperienza di contadini-attori: dieci anni di vita in campagna e di teatro fatto fuori dai teatri. • Vedi anche Teatro India, pag. 36 TEATRO ARGENTINA 17 settembre 2015 MILITE IGNOTO QUINDICIDICIOTTO uno spettacolo di Mario Perrotta in collaborazione con la Struttura di Missione per il centenario della Grande Guerra e l’Archivio Diaristico Nazionale Serata di anteprima della XXXI edizione del Premio Pieve Saverio Tutino • Vedi anche Teatro India, pag. 27 • Fra ciò che a tratti appare e ciò che rimane nascosto tra le righe del dramma, tra un guizzo di follia e uno di tremenda passione, la Medea del Teatro Patologico diviene palcoscenico degli impulsi e delle sonorità che non si svelano, nell’ineluttabilità del destino che ogni personaggio si costruisce. Fra le lanterne di un coro che sempiterno ascolta e soccorre, pubblico e attori palpitano in un unico, grande respiro, accompagnando follia ed estasi di morte in un dramma che penetra il reale fisico e l’irreale psichico. Gli attori speciali di Dario D’Ambrosi, ragazzi disabili psichici e fisici, rispondono sulla scena ai ritmi delle percussioni e dell’azione tragica, mettendo in relazione corpo e linguaggio: un corpo che si fa lingua attraverso la musica; e un linguaggio che affianca all’italiano il greco antico. Violenza, commozione e dolore, in questa Medea, riverberano nel coro, cuore del dramma accanto a quello della protagonista. Ogni suono completa le vibranti suggestioni del greco antico, mentre l’italiano è lasciato al silenzio, all’assenza di musica, a quella carica di emotività sanguigna che è presente nei monologhi di Medea e nei rapidi e intensi scambi di battute.

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// 9 Il testo di Arthur Miller fotografa con spietata lucidità e amara compassione le conseguenze della crisi economica che colpì gli Stati Uniti nel 1929. Figli di un padre che ha subìto drammaticamente questa crisi, due fratelli si incontrano dopo alcuni anni dalla sua morte per sgomberare un appartamento in cui sono accumulati i mobili e gli oggetti raccolti dal genitore nel corso della sua vita e che sta per essere demolito. Un vecchio broker è chiamato a stabilirne il prezzo. Dietro questo semplice spunto emergono le incomprensioni e le menzogne che la paura della perdita improvvisa del benessere esercitano su chi si dibatte nella crisi. Miller tratta questo tema con la consueta maestria, rivelandoci un capolavoro che pur venendo da lontano ci riporta ai nostri giorni così pieni di incertezze. • // Rovine familiari. Incomprensioni, menzogne, crisi. // AMERICANI SCONQUASSI AFFARI FAMIGLIA DI IL PREZZO MASSIMO POPOLIZIO Diretto dai più importanti registi italiani e europei, riceve quattro volte il Premio Ubu, l’Eschilo d’Oro, il Premio ETI Gli Olimpici del teatro, il Premio della critica, il Pegaso d’oro, il Nastro d’argento e altri premi. La sua collaborazione con Ronconi dura quasi 25 anni: ricordiamo Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana, I fratelli Karamazov, I due gemelli veneziani, Lolita, Baccanti e Le Rane, Re Lear, Verso Peer Gynt, Ruy Blas e il più recente Lehman Trilogy. Tra gli altri, lavora con Castri (Il Misantropo), Pasqual (Blackbird), Abbado (Cyrano de Bergerac), Schilling (Riccardo III), Avogadro (Copenaghen), Longhi (Prometeo). Al cinema è interprete di Romanzo criminale, Mio fratello è figlio unico, Il divo, Benvenuto Presidente!, La grande bellezza, Il giovane favoloso. È la voce di Tim Roth nella serie Lie to Me. Partecipa a diverse fiction tv, tra cui Il confine di Carlei, mentre è in lavorazione Io non mi arrendo di Monteleone. È Sindona in Qualunque cosa succeda diretto da Negrin. ARTHUR MILLER Drammaturgo statunitense (New York 1915 - Roxbury, 2005), fu intellettuale di primo piano nella letteratura americana e nel cinema per oltre 60 anni. Tra le opere più note, drammi di critica sociale come Il crogiuolo, Erano tutti miei figli (Tony Award 1947), Morte di un commesso viaggiatore (Tony Award 1949), Uno sguardo dal ponte (1955). Dal tormentato matrimonio con Marilyn Monroe, per la quale scrisse Gli spostati (1961), film di John Huston, nacque Dopo la caduta (1964). Seguirono Incidente a Vichy (1964) e Il prezzo (1968). Dopo un decennio di crisi creativa, torna con L’orologio americano e Elegia per una signora (1980); Una specie di storia d’amore (1983); Pericolo: memoria! (1986); La discesa da Mount Morgan (1991); Vetri rotti (1994); Il mondo di Mr Peters (1998); Resurrection Blues (2002). UMBERTO ORSINI Ottiene i primi successi in teatro con la Compagnia dei Giovani e la regia di De Lullo (1957), recitando poi con la compagnia Morelli-Stoppa e con Lavia per la compagnia del Teatro Eliseo, di cui è direttore artistico (1982-1997). Grande interprete nei ruoli classici (I masnadieri, 1981; Otello, 1994), si distingue anche con gli antieroi del repertorio contemporaneo (Old times, 1973; Servo di scena, 1981; Amadeus, 1987; Besucher, 1989; Il nipote di Wittgenstein, 1991; Affabulazione, 1993; Morte di un commesso viaggiatore, 1997; Copenaghen, 2001). Nel 2006 è diretto da Castri nel Padre e nel 2008 da De Capitani nella Ballata del carcere di Reading. È protagonista della Resistibile ascesa di Arturo Ui, diretto da Claudio Longhi. Nel 2013 fonda una sua compagnia con la quale produce e interpreta La leggenda del Grande Inquisitore con la regia di Pietro Babina e Il giuoco delle parti con la regia di Roberto Valerio. di Arthur Miller traduzione Masolino d’Amico regia Massimo Popolizio con Umberto Orsini Massimo Popolizio Alvia Reale, Elia Schilton scene Maurizio Balò costumi Gianluca Sbicca luci Pasquale Mari direzione artistica Umberto Orsini PRODUZIONE COMPAGNIA ORSINI PRIMA NAZIONALE TEATRO ARGENTINA 20 ottobre • 8 novembre 2015

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10 // di Venezia e del suo Carnevale, durante il quale la commedia si svolge, dalle prime luci dell’alba di un mattino invernale fino a quando scende la notte; un altro è che Goldoni scrive questa opera in italiano, quasi a prendere le distanze da una Venezia che rischiava di dimenticare la sua grandezza e di cedere alla tentazione della mercificazione. E non casualmente il protagonista, Don Marzio (e forse Goldoni stesso), osserva le vicende di quelle giornate di festa attraverso un occhialetto, diabolica lente, con cui scopre le debolezze, i commerci, gli amori, le piccole truffe delle persone che arrivano o vivono a Venezia, che, tra bische, botteghe e bordelli, sembra avviarsi al suo declino. Ma non dimentica Don Marzio (o Goldoni) di parlare del mondo che sta cambiando fuori da Venezia: dall’orologio che viene da Londra, alle notizie che filtrano dalle gazzette europee, fino al rimpianto per una Napoli mai conosciuta. Così, provando questo mio nuovo Goldoni, mi è capitato di pensare a Goldoni e al suo occhialetto, e anche a questa nostra vecchia Europa che viviamo con qualche fatica». ph. Filippo Manzini • «Tra i motivi che mi spingono a mettere in scena oggi La bottega del caffè – racconta Maurizio Scaparro – uno è tornare a parlare CLASSICI? MODERNI MAI COSÌ // Vizi umani, ipocrisie e stravaganze in una Venezia al tramonto della sua grandezza. // LA BOTTEGA DEL CAFFÈ NICOLA PIOVANI Compositore, dai primi anni Settanta collabora con numerosi registi italiani, radicando il proprio linguaggio nella tradizione nazionale e immettendovi una sensibile originalità personale. Dalla fine degli anni Ottanta la sua maturazione artistica lo porta all’attenzione del pubblico e della critica internazionale, ricevendo riconoscimenti di grande portata: dai David di Donatello per Ginger e Fred (1986) di Federico Fellini, Caro diario (1993), premiato nel 1994, e La stanza del figlio (2001) di Nanni Moretti, all’Oscar nel 1999 per La vita è bella (1997) di Roberto Benigni. Accanto al lavoro per il cinema si dedica alle musiche di scena, firmando spettacoli per Carlo Cecchi, Luca De Filippo, Maurizio Scaparro, Vittorio Gassman, e altri registi italiani. MAURIZIO SCAPARRO Rivelandosi con la regia di Festa grande di aprile di Antonicelli (1964) e della Venexiana di Anonimo cinquecentesco (1965), porta in scena classici e novità contemporanee, adattando al teatro romanzi del Novecento. Ricordiamo Sagra del Signore della nave di Pirandello, Chicchignola di Petrolini, Amleto di Shakespeare, Caligola di Camus; Il fu Mattia Pascal da Pirandello; Pulcinella; Memorie di Adriano da Yourcenar; Il teatro comico di Goldoni; Le mille e una notte. Frammenti di un sogno mediterraneo; Il giovane Faust; Amerika da Kafka. Dirige Teatri Stabili (Bolzano, Roma) e istituzioni pubbliche (la Biennale, il settore spettacolo dell’Expò di Siviglia, l’ETI). Al cinema dirige Amerika (2004) e L’ultimo Pulcinella (2008). A teatro ritorna con Viviani Varietà (2012) e con La coscienza di Zeno (2013). PINO MICOL Attore e regista, attivo oltre che in teatro anche al cinema e in televisione, inizia a recitare con diversi registi fra cui Giancarlo Cobelli, Luca Ronconi, Mario Missiroli, Luigi Squarzina, Massimo Castri. Con Maurizio Scaparro consolida un lungo sodalizio artistico, recitando in drammi classici e contemporanei, da Giorni di lotta a Lunga notte di Medea, da Riccardo II e Giulio Cesare a Cyrano di Bergerac, dal Fu Mattia Pascal e Il teatro comico a Vita di Galileo. Dagli anni Ottanta si dedica anche alla regia teatrale con, tra gli altri, La visita della vecchia signora, Vita dei campi, La Casina, Edipo, oltre al Cyrano allestito per il centenario della pubblicazione dell’opera. Cura la regia lirica del Don Chisciotte all’Opera di Roma. Al cinema è interprete in Dove siete? Io sono qui, Gialloparma e I baci mai dati. di Carlo Goldoni regia Maurizio Scaparro con Pino Micol Vittorio Viviani, Manuele Morgese Ruben Rigillo, Carla Ferraro Maria Angela Robustelli Ezio Budini, Giulia Rupi Alessandro Scaretti
 musiche Nicola Piovani eseguite dalla violinista Lisa Green
 scene e costumi Lorenzo Cutùli luci Maurizio Fabretti PRODUZIONE FONDAZIONE TEATRO DELLA TOSCANA TEATRO ARGENTINA 10 • 15 novembre 2015

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// 11 tra l’ironico e il doloroso, tra il comico e il tragico. È una riflessione sul nostro tempo, sulla libertà e l’autorità, che rivela in filigrana una società spaesata e in metamorfosi, ridicola e zoppa, verbosa e inadeguata. Una società di “dopo-padri”, educatori inconcludenti e nevrotici, e di figli che preferiscono nascondersi nelle proprie felpe, sprofondare nei propri divani, circondati e protetti dalle loro protesi tecnologiche, rifiutando o disprezzando il confronto. Da questa assenza di rapporto nasce il racconto beffardo e tenero di Michele Serra, un monologo interiore (ovviamente del padre, verboso e invadente quanto il figlio è muto e assente), che trova nel soliloquio di Claudio Bisio tutte le risonanze, comiche ed etiche. La società dalla quale i ragazzi si defilano è ritorta su se stessa, ormai quasi deforme; non è chiaro se i vecchi lavorano come ossessi, pur di non cedere il passo ai giovani, o se i giovani si sdraiano perché è più confortevole che i vecchi provvedano a loro. ph. Bepi Caroli • Father and son racconta dei padri e dei figli, del loro inceppato comunicare senza pudori e con un linguaggio in continua oscillazione // Alla ricerca del figlio perduto. Nella rete. // AFFARI FAMIGLIA DI FATHER AND SON GIORGIO GALLIONE Direttore artistico del Teatro dell’Archivolto di Genova, autore di un teatro fortemente contaminato con la letteratura contemporanea, ha firmato più di 120 spettacoli. Attivo anche in campo lirico e come autore televisivo, collabora con scrittori come Stefano Benni, Daniel Pennac, Altan, Michele Serra e attori come Claudio Bisio, Neri Marcorè, Sabina Guzzanti, Lella Costa. Tra i suoi spettacoli più recenti L’invenzione della solitudine di Paul Auster con Giuseppe Battiston, Apocalisse di Niccolò Ammaniti con Ugo Dighero e il musical La famiglia Addams con Geppi Cucciari ed Elio. ULTIME NOTIZIE CLAUDIO BISIO Dopo il diploma alla Civica di Milano, inizia a lavorare in teatro con i Comedians, insieme a Gabriele Salvatores. Negli anni successivi la sua carriera si sviluppa verso la tv e il cinema, ma continua a lavorare in teatro con una certa continuità, collaborando dal 1997 in poi con l’Archivolto, che produce diversi spettacoli di cui è stato protagonista con la regia di Giorgio Gallione, tra cui Monsieur Malaussène e Grazie! di Daniel Pennac (1997/2001), La buona novella (2000/2001), I bambini sono di sinistra di Michele Serra, Io quella volta lì avevo 25 anni di Gaber e Luporini (2009/2010). MICHELE SERRA Scrittore, giornalista, autore televisivo e teatrale, collabora da molti anni con la Repubblica e con l’Espresso, dove firma le rubriche L’Amaca e Satira Preventiva. All’Archivolto è legato da un lungo rapporto di collaborazione: sono suoi i testi degli spettacoli diretti da Giorgio Gallione Peter Uncino (2001), interpretato da Milva e David Riondino, I bambini sono di sinistra con Claudio Bisio (2003), Italiani, italieni, italioti con la Banda Osiris e Ugo Dighero (2009). ispirato a Gli sdraiati e Breviario comico di Michele Serra
 regia Giorgio Gallione
 con Claudio Bisio
 e con i musicisti Laura Masotto (violino)
 Marco Bianchi (chitarra)
 scene e costumi Guido Fiorato musiche Paolo Silvestri
 luci Aldo Mantovani
 PRODUZIONE TEATRO DELL’ARCHIVOLTO TEATRO ARGENTINA 17 • 22 novembre 2015

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12 // The Pride è un testo enigmatico costruito magnificamente con un’alternanza tra due storie diverse e separate che si svolgono in periodi di tempo distinti, il 1958 e il 2008. In ognuna di esse ci sono tre personaggi principali che condividono gli stessi nomi e sono interpretati dagli stessi attori, a sottolineare che i personaggi di una storia sono le ombre di quelli dell’altra. È il 1958. Philip è sposato con Sylvia, che sta lavorando alle illustrazioni dell’ultimo libro per bambini di Oliver. C’è una strana vibrazione che scatta tra i due uomini quando si incontrano per la prima volta. Comincia tra loro un gioco che li costringe a girare intorno a qualcosa che è impossibile affrontare esplicitamente. È il 2008. Stufo della sua imperscrutabile infedeltà, Philip, un photo-reporter, lascia Oliver, giornalista di talento con cui ha una relazione da un anno e mezzo. Oliver si ritrova da solo ad annegare le sue pene nel whisky e nei giochi di ruolo con uomini improbabili che cerca su Internet, finché arruola Sylvia, che gli ha presentato Philip, per contrastare la solitudine e cercare di capire, grazie alla sua amicizia, le ragioni del proprio comportamento. Philip, Oliver e Sylvia stanno lottando tutti per quella che sperano sarà una vita più facile. • // Destino, amore, fedeltà, perdono. Alla ricerca del cuore di sé. // THE PRIDE ALEXI KAYE CAMPBELL Drammaturgo e sceneggiatore, dopo aver trascorso l’infanzia in Grecia si trasferisce in America dove si laurea in letteratura inglese e americana, e successivamente arriva a Londra dove si diploma alla Webber Douglas Academy of Dramatic Arts. Prima di dedicarsi alla scrittura lavora come attore in spettacoli della Royal Shakespeare Company, del Royal Court Theatre e dell’Hampstead Theatre. Nel 2008, il suo primo testo teatrale, The Pride, va in scena al Royal Court con grande successo di critica e di pubblico, e vince il Critic’s Circle Award e l’Olivier Award. Seguono Apologia (2009), The Faith Machine (2011), Bracken Moor (2013). Per il cinema, lavora come sceneggiatore nel film drammatico di Simon Curtis Woman in Gold (2015). LUCA ZINGARETTI Attore di cinema e teatro, dopo il debutto con Luca Ronconi è diretto da Peter Stein, Franco Branciaroli e Marco Mattolini. Tra i suoi film Vite strozzate di Ricky Tognazzi; Alla luce del sole di Roberto Faenza; A casa nostra di Francesca Comencini; Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti; Sanguepazzo di Marco Tullio Giordana; Il figlio più piccolo di Pupi Avati; La Kryptonite nella borsa di Ivan Cotroneo; Il comandante e la cicogna di Silvio Soldini. Da ultimo Perez di Edoardo De Angelis. Oltre alla serie Montalbano, tra le fiction Perlasca, Cefalonia, I 57 giorni, Adriano Olivetti e Il giudice meschino. Tra le sue regie teatrali La Sirena da Giuseppe Tomasi di Lampedusa e La torre d’avorio di Ronald Harwood. È direttore artistico del Pesaro DocFest. di Alexi Kaye Campbell traduzione Monica Capuani regia Luca Zingaretti con Luca Zingaretti Valeria Milillo Riccardo Bocci Alex Cendron PRODUZIONE ZOCOTOCO PRIMA NAZIONALE ULTIME NOTIZIE TEATRO ARGENTINA 24 novembre • 6 dicembre 2015 ph. G. M. Chieregato

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// 13 Elio De Capitani firma una personale messinscena del capolavoro di Miller, il testo che racconta l’ultimo giorno di vita di Willy Loman, commesso viaggiatore pronto a tutto per vendere. Una storia personale che diventa collettiva, un classico degli anni Cinquanta che parla di noi e del nostro presente. «Ogni tanto, per capire a che punto siamo arrivati conviene spegnere le urla dai talk show e passare una sera a teatro», hanno scritto. «Bastano pochi minuti della versione di De Capitani per capire che in realtà siamo tutti diventati commessi viaggiatori, qualunque mestiere facciamo, qualunque mezzo di trasporto usiamo, l’auto o l’aereo o internet, siamo ruffianeschi e affabulanti venditori porta a porta di merci e in particolare di una: noi stessi». Nella scenografia mutevole di Carlo Sala, in un andare e venire fra realtà e sogno, De Capitani (Premio Hystrio all’interpretazione e Premio Flaiano) è un «Willy Loman commovente, bravissimo nel tenere il suo personaggio su di una corda tesa molto profonda e umanissima». Ma è l’intera compagnia a dare una splendida prova, con una recitazione sul filo di un vissuto tutto interiore. • MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE ELIO DE CAPITANI Si è unito alla tribù dell’Elfo poco dopo la fondazione, complice l’amore per l’attrice Cristina Crippa, che è poi diventata sua moglie. Da allora il Teatro dell’Elfo è la sua casa, con qualche incursione cinematografica, tra cui il ruolo del Caimano nel film di Moretti. Dalla sua prima regia, Nemico di classe del 1982, ha firmato più di quaranta spettacoli - da solo o a quattro mani con Ferdinando Bruni - concentrandosi da ultimo sulla drammaturgia americana e inglese, da Tony Kushner a Tennessee Williams fino a Miller, passando per il ruolo del presidente USA in Frost/Nixon. Ha diretto, tra gli altri, Mariangela Melato, Umberto Orsini, Toni Servillo, Lucilla Morlacchi. // Il dovere del successo. Anche a costo della vita. // Noi siamo quel che SCONQUASSI facciamo finta AMERICANI di essere. Kurt Vonnegut // di Arthur Miller traduzione Masolino d’Amico regia Elio De Capitani con Elio De Capitani Cristina Crippa Angelo Di Genio Marco Bonadei Federico Vanni Gabriele Calindri Daniele Marmi Vincenzo Zampa Alice Redini Vanessa Korn scene e costumi Carlo Sala luci Michele Ceglia suono Giuseppe Marzoli PRODUZIONE TEATRO DELL’ELFO ARTHUR MILLER Vedi pag. 9 AFFARI FAMIGLIA DI TEATRO ARGENTINA 9 • 20 dicembre 2015 ph. Lalia Pozzo

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14 // // Torna a grande richiesta, in formato tascabile, il Ritratto di Roma, Capitale in affanno e a tratti perduta. Pronta a ripartire. I NOSTRI // ROMA TRA PRESENTE E PASSATO PAESAGGI TEATRALI FRANCA VALERI VALERIO MAGRELLI FAUSTO PARAVIDINO ROBERTO SCARPETTI ELENA STANCANELLI TIMPANO/FROSINI MARIOLINA VENEZIA È stato quasi un “manifesto” politico e d’arte della Roma di oggi che ha segnato la stagione 2014/2015, preso d’assalto dai cives accorsi a vedere lo stato di salute dell’Urbe. Riappaiono sette dei 26 tasselli della maratona teatrale Ritratto di una Capitale - Ventiquattro scene di una giornata a Roma. Un polittico teatrale a più mani, un “ritratto” che ha anche i modi dell’epica, della poesia, della trasfigurazione, fra invettive di rabbia e dichiarazioni d’amore. Vedi anche Ritratto di una Nazione, pag. 24 RITRATTO DI UNA CAPITALE L’INSAZIABILE IMPERATRICE di e con Franca Valeri ODIOROMA di Mariolina Venezia con Anna Bonaiuto e Roberto De Francesco ANGELI CACACAZZI ovvero AH, COME STAREI BENE A VIVE SE FOSSI MORTO di Elena Stancanelli con Sandro Lombardi e Roberto Latini ROMA EST di Roberto Scarpetti con Lucia Mascino, Fabrizio Parenti, Josafat Vagni L’ARCISPEDALE QUANDO SI FA L’ALBA di Valerio Magrelli con Milena Vukotic e Lorenzo Lavia FLAMINIA BLOCCATA di Fausto Paravidino con Pieraldo Girotto, Lucia Mascino, Filippo Nigro ALLA CITTÀ MORTA. PRIMA EPISTOLA AI ROMANI di e con Daniele Timpano e Elvira Frosini SETTE SCENE DI UNA GIORNATA A ROMA un progetto di Antonio Calbi e Fabrizio Arcuri regia Fabrizio Arcuri colonna sonora composta ed eseguita dal vivo da Mokadelic set virtuale Luca Brinchi, Roberta Zanardo/Santasangre e Daniele Spanò ULTIME NOTIZIE PRODUZIONE TEATRO DI ROMA TEATRO ARGENTINA 22 dicembre 2015 • 3 gennaio 2016

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// 15 • Nelle nostre intenzione, l’Orestea avrebbe dovuto declinarsi in un Trittico. Accanto alle riedizioni delle celebri versioni di Peter Stein e Romeo Castellucci, ecco questa molto mediterranea. Unica trilogia a essere sopravvissuta fino ai giorni nostri, l’Orestea di Eschilo racconta una storia le cui radici affondano nella tradizione mitica dell’antica Grecia: l’assassinio di Agamennone da parte della moglie Clitemnestra, la vendetta del loro figlio Oreste che uccide la madre, la persecuzione del matricida da parte delle Erinni e la sua assoluzione finale ad opera del tribunale dell’Areopago. Con questo allestimento, che si divide in due parti − Agamennone e Coefore/Eumenidi − Luca De Fusco, dopo l’esperienza a Siracusa, si confronta con una tragedia classica accompagnato dall’ensemble di interpreti già protagonisti nel 2013 di Antonio e Cleopatra e nel 2014 del Giardino dei ciliegi. L’Orestea è qui uno spettacolo “in musica”, la cui partitura è curata dal compositore israeliano Ran Bagno. Su questo tappeto sonoro preciso e avvolgente si muovono le sensuali e misteriose coreografie di Noa Wertheim, direttrice della Vertigo Dance Company. William-Adolphe Bouguereau, Oreste perseguitato dalle Erinni CLASSICI? MODERNI MAI COSÌ AFFARI FAMIGLIA DI ORESTEA LUCA DE FUSCO Regista e direttore del Teatro Stabile del Veneto (2000-2010), del Napoli Teatro Festival Italia (2011-2015), dal 2011 dirige il Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale. Tra i protagonisti dei suoi numerosi spettacoli figurano attori come Eros Pagni, Gianrico Tedeschi, Mario Scaccia, Regina Bianchi, Ugo Pagliai, Gaia Aprea, Massimo Ranieri, Lina Sastri, Lello Arena. Nella lirica ha lavorato per Fondazioni come La Fenice di Venezia, il Teatro di San Carlo di Napoli, il Massimo di Palermo, l’Arena di Verona. Ha istituito il premio “Olimpici del Teatro” (oggi premio “Le Maschere del Teatro Italiano”). Tra le oltre 60 regie della sua carriera, nell’ultimo decennio ricordiamo La trilogia della villeggiatura (2005-2007); Lei. Cinque storie per Casanova (2008); L’impresario delle Smirne (2009); Vestire gli ignudi (2010); L’opera da tre soldi (2011); Antigone (2012); Antonio e Cleopatra (2013) e Il giardino dei ciliegi (2014). // La bilancia della giustizia improvvisa oscura alcuni nella luce del giorno; altri attende nell’ora che il sole incontra la tenebra, e li copre l’affanno; altri avvolge una notte senza fine. (Coefore) di Eschilo traduzione Monica Centanni regia Luca De Fusco con Mariano Rigillo Elisabetta Pozzi Angela Pagano, Gaia Aprea Claudio Di Palma Giacinto Palmarini Anna Teresa Rossini, Paolo Serra e con Fabio Cocifoglia Paolo Cresta , Dely De Maio Francesca De Nicolais Gianluca Musiu Federica Sandrini Dalal Suleiman, Enzo Turrin scene Maurizio Balò costumi Zaira de Vincentiis musiche Ran Bagno coreografie Noa Wertheim PRODUZIONE TEATRO STABILE DI NAPOLI TEATRO STABILE DI CATANIA // TEATRO ARGENTINA 12 • 17 gennaio 2016

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