N° 1 - Filmese Ottobre 2014

 

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Notiziario mensile "FILMESE - SCHERMI D'AUTORE"

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1 OTTOBRE 2014 SOMMARIO • IL PUNTO • IL RACCONTO • I GIOVANI CON IL CIRCOLO Commenti, riflessioni, consigli • I FESTIVAL • L’INCONTRO CON IL REGISTA • PROGRAMMA DI OTTOBRE Film e critiche • ATTUALITA’ • VITA ASSOCIATIVA • NEWS DEL CIRCOLO FILMESE-SCHERMI D’AUTORE Registrazione presso il Tribunale di Verona n. 68 del 4.10.1954 - Responsabile: Pietro Barzisa Editore: Circolo del Cinema - Stampa: Cortella Poligrafica Srl. - Lung. Galtarossa 22 - Verona ENTE SOSTENITORE DEL PROGETTO DI CATALOGAZIONE, DI VALORIZZAZIONE E DI MESSA IN RETE DEI MATERIALI DELLA BIBLIOTECA-ARCHIVIO DEL CIRCOLO DEL CINEMA. NOTIZIARIO MENSILE / CIRCOLO DEL CINEMA IL PUNTO T utti lo vedono, il mondo (non solo climatico) cambia con una velocità impressionante: i fatti, le abitudini, le mode, la fine delle vecchie ideologie sostituite da nuove teorie terroristiche provenienti dal mondo asiatico e infine internet e la globalizzazione. C’è da far tremare le vene ai polsi e chi non vuole essere isolato e soccombere deve abituarsi, senza timore, al cambiamento. Il nostro Circolo del Cinema, che ha compiuto 68 anni nel luglio scorso, ha un’età di tutto rispetto per una Associazione Culturale che ha da sempre e interrottamente operato nel tessuto culturale veronese, ora però, prima che sia troppo tardi, bisogna cambiare, svecchiare e aggiornarsi con i nuovi tempi. È un grosso impegno, una grande sfida, ma dobbiamo farlo se vogliamo vivere ancora a lungo a Verona. Altro settore importante dell’Associazione è l’Archivio Storico e la Biblioteca, che con il fondamentale sostegno della Fondazione Cariverona e la competente collaborazione delle Signore Dott.ssa Chiara Contri e Dott.ssa Camilla Bertani prosegue il grosso lavoro della catalogazione dei periodici (Emeroteca) e sugli spogli, sui cataloghi dei festival e dei Concorsi Cinematografici italiani e stranieri che abbiamo richiesto e che pian piano arrivano a colmare i buchi rimasti. Le nuove acquisizioni hanno già trovato posto sugli scaffali con una accurata e intelligente selezione fatta con amore per i dettagli e curati con competenza e cultura. Col mese di ottobre 2014 riprenderà la riapertura ogni mercoledì dell’Archivio Storico e Biblioteca con orario dalle ore 15.30 alle 19.00, a tutti coloro che per motivi di studio o altri interessi desiderassero consultarla. La sede è in via della Valverde 32 e la frequentazione è libera e completamente gratuita. Non si possono avere le pubblicazioni in prestito né fotocopiarle. ASSOCIAZIONE CULTURALE CINEMATOGRAFICA FONDATA A VERONA NEL 1947 / ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE DELLA REGIONE VENETO CODICE PS/VR 215 / SEDE SOCIALE: VIA DELLA VALVERDE N. 32 - 37122 VR / TEL: 045 8006778 - FAX: 045 590624 E-MAIL: info@circolodelcinema.it - WEB: www.circolodelcinema.it PUBBLICAZIONE NON IN VENDITA RISERVATA AI SOCI E AGLI AMICI DEL CIRCOLO BIBLIOTECA E ARCHIVIO STORICO SUL CINEMA

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IL RACCONTO A QUATTRO MANI N ell'ufficio di Lukas Bridge entrò la segretaria portando, con la posta del giorno, un plico consegnato quella mattina alla portineria della Bridge's Productions Films & TV. «Che cos'è?», chiese distrattamente l'anziano produttore, spegnendo nel grosso portacenere di cristallo il mezzo sigaro avana che era solito fumare alle 10 del mattino, dopo una tazza di buon caffè italiano. La segretaria, una signora di mezza età dall'espressione dolce che mitigava l'au ste rità del portamento, lo guardò in viso con premurosa attenzione: da una ruga più profonda sulla fronte o da una piega all'angolo della bocca capiva in un baleno l'umore del suo principale, verso il quale, data la consuetudine di vent'anni di fedele servizio, si sentiva legata, lei che era rimasta vedova da alcuni anni, da una dedizione quasi materna. «A dire il vero, signor Bridge, non saprei. Il portinaio ha girato lo sguardo per rispondere al telefono e già il portalettere usciva dalla guardiola lasciando anche questo plico sul tavolo. E' indirizzato a Lei, dalle dimensioni e dal peso suggerirei che si tratti di una sceneggiatura, o comunque un soggetto per un film». E notando che il padrone aveva alzato il sopracciglio e conoscendo la sua diffidenza verso gli autori sconosciuti, aggiunse: «Se vuole, posso cestinarlo subito». «Ma no, Esther, ho un po' di tempo prima di recarmi negli studios, gli darò un'occhiata» e con un sorriso congedò l'impiegata. Bridge interruppe la lettura, perplesso e infastidito nello stesso tempo. Quel dattiloscritto sapeva di dejà vu, anzi gli sembrava proprio una scemenza. C'è sempre qualche idiota che ti fa perdere tempo, pensò, rimproverandosi di aver per un attimo immaginato che quello fosse il copione giusto, il soggetto innovativo necessario per risollevare le sorti della B.P.F. Non che le cose andassero poi 2 tanto male, si disse soffermandosi ad osservare le verdi fronde della magnolia del suo giardino, come era solito fare fin dagli inizi della carriera, per rilassarsi e mettere in ordine il filo ingarbugliato delle idee. Gli ultimi film avevano incassato discretamente, perché aveva dovuto ammiccare agli ingredienti del film commerciale per poter reggere la concorrenza con i prodotti delle Majors, ma il suo pallino erano i film d'autore e avrebbe dato chissà cosa per scoprire un nuovo Bergman, un nuovo Fellini, un nuovo Truffaut, che aveva tanto amato da giovane. Sospirò, gettò il fascicolo nel cestino ed uscì sbattendo la porta. La segretaria vide il principale uscire scuro in volto. Intuì che ciò doveva dipendere dal plico che gli aveva consegnato ed entrò nell'ufficio di Bridge. Un giro d'orizzonte ed eccolo là nel cestino dei rifiuti. Senza pensarci due volte lo raccolse, decidendo che fosse meglio toglierlo dalla circolazione, l'avrebbe riposto nel proprio cestino, in attesa che l'indomani mattina gli addetti alle pulizie lo facessero sparire. Voltandosi per osservare che tutto fosse in ordine prima di chiudere la porta, vide per terra una fotografia. La raccolse e la mise bene in vista sulla scrivania, da dove forse un colpo di vento dalla finestra aperta l'aveva fatta cadere. «Esther!». L'improvviso urlo del principale fece trasecolare la donna. Era passato mezzogiorno e stava completando il lavoro di corrispondenza. «Non è assolutamente vero che il buongiorno si vede dal mattino» si disse, dirigendosi di fretta verso l'attiguo ufficio. Il signor Bridge stava osservando, con aria stupefatta, la fotografia che aveva trovato sulla scrivania. Era una polaroid un po' sfocata, ma la figura femminile che vi era ritratta gli diceva qualche cosa, anche se questo qualche cosa sembrava prendere forma a poco a poco, come quando la nebbia si dirada e gli oggetti vengono in primo piano da un campo lungo, recuperando il loro reale aspetto. «Dica, signore». «Cosa ci fa questa foto sul mio tavolo?», chiese con voce trasognata. «Mi scusi, ma quando sono entrata per mettere ordine nel Suo ufficio e vuotare il cestino, era per terra e ho pensato bene di raccoglierla... Spero che si senta bene, La vedo un po' pallido. Posso portarLe un bicchiere d'acqua?». «No, no, Esther, grazie», rispose Bridge con voce un po' gracchiante per l'emozione inattesa,«sto bene, vorrei solo capire la provenienza di questa foto». «Non saprei dirLe, da quando sono arrivata questa mattina è entrato solo Lei, gliel'assicuro!» affermò la donna con voce sicura e tranquillizzante. Mentre usciva, osservò con la coda dell'occhio che lui girava e rigirava fra le mani quel ritratto, borbottando fra sé. Quella foto sicuramente era contenuta nel plico che lui di gran fretta aveva cestinato, senza guardarne il contenuto. Non gli restava che riprenderlo in mano, dal punto in cui era arrivato, la pagina n.3. L'incipit della storia narrata era la lunga descrizione di una giornata in montagna di un giovane aiuto-produttore, Luca Pontigori (era una coincidenza questo nome?), bloccato nella stanza dell'albergo da tre giorni di maltempo, con rovesci continui di pioggia sferzante che impedivano di fare un po' di moto all'aperto e di inerpicarsi su per i pendii tra i folti boschi di larici e abeti. Il personaggio in questione aveva scelto il Parco Nazionale del Gran Paradiso per una vacanza lontana da folla o mondanità, che gli permettesse un vero relax ascoltando solo le voci della natura che in quella parte delle Alpi appariva ancora incontaminata. «Adesso che le previsioni metereologiche promettevano solo maltempo per tutta la settimana, non gli rimaneva che rinunciare a questo soggiorno sfortunato e ritornare alla sua

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IL RACCONTO Milano, dove lo attendevano importanti decisioni... ». Man mano che procedeva nella lettura, Bridge sentiva un'inquietudine sempre più coinvolgente. Non era una vera e propria sceneggiatura, piuttosto un semplice canovaccio, scritto però in forma diretta, quasi cronachistica, senza sofisticherie o inutili psicologismi. Ed ecco che, mentre si dipanavano le vicende del protagonista, Bridge si rivide indietro nel tempo, come in uno specchio nel quale la sua vita passata e quella del personaggio finivano per coincidere. « Dio mio!», esclamò trasalendo. Era proprio lui quel giovane descritto con tanta precisione. Era lui che, ormai giunto a Milano di ritorno dalla montagna, nel buio dell'incipiente notte e sotto il violento acquazzone che sembrava averlo inseguito dalla Valle d'Aosta, aveva rischiato di investire una ragazza che camminava barcollando lungo la strada. Non era né ubriaca né drogata; in preda ad un febbrone che la faceva rabbrividire e le arrossava le guance, cercava di raggiungere la farmacia più vicina. Lui non ci pensò due volte, l'avvolse in un plaid e la portò al Pronto Soccorso dell'Ospedale Maggiore, dove la ricoverarono per sospetta polmonite. Bussarono alla porta dell'ufficio del produttore alcuni tecnici impegnati nella lavorazione del nuovo film: “Un abitino vintage”. «Signor Bridge, il regista La prega di venire, abbiamo dei problemi». Era costretto ad andare. Emerse dal flashback in cui era sprofondato e, sbuffando, raggiunse gli studios. L'attrice, una ventenne alle prime armi, ma fornita della giusta carrozzeria per entrare nel novero delle debuttanti pin-up, stava litigando con il regista e si rifiutava di riprendere il lavoro se non veniva cambiata una scena, nella quale doveva denudarsi davanti al protagonista, un giovanotto che si era fatto notare nel mondo dello Star system per essere un bellimbusto pelato e barbuto, come voleva la moda. Non che le dispiacesse fare mostra di sé, ma voleva farsi pregare, non era la prima volta. «Troppo osé?», domandò Bridge a Loris, che per protesta si era infagottata in un accappatoio extra large. E poiché quella continuava la sua lagna e le intemperanze le stavano rovinando il trucco, tagliò corto. «E va bene, mettetele una bella foglia di fico nel punto giusto, e andiamo avanti, perché siamo in ritardo sulla tabella di marcia». Più tardi, ripreso possesso della sua amata poltrona, non poté evitare un confronto fra l'attricetta Loris e la bella Paolina ricoverata all'ospedale. Era andato a trovarla due – tre volte, era una ragazza piacevole, che lo ammaliava con la sua leonina femminilità, con la grazia del morbido profilo della bocca accesa da un sapiente tocco di rossetto e degli occhi verdi incorniciati da una cascata di capelli biondo scuro. Il manoscritto era ancora lì a ricordare che, dopo l'ospedale, Bridge aveva accompagnato Paolina al mare per un breve periodo di convalescenza. La mano che aveva vergato quei fogli raccontava i momenti gioiosi trascorsi insieme con i versi della canzone: “Quegli eran giorni sì, erano giorni e tu al mondo non puoi chiedere di più, noi ballavamo anche senza musica...” Già, il filo della memoria si riannodava attorno a quegli eventi piccoli, ma che gli avevano dato serenità e spensieratezza: i giochi nell'acqua salata, la ricerca di piccole conchiglie lungo l'arenile, la costruzione di un castello turrito in aiuto ai bambini della spiaggia. E come si era dispersa nel vento tanta felicità? Quei fogli ora sollevavano il velo sulla verità dimenticata. Tornati a Milano, lui era stato preso nel vortice degli affari; la società per la quale lavorava come aiuto produttore si espandeva negli Stati Uniti, dove aveva trovato buoni investitori, e a dirigere la produzione di film, telefilm e cartoon era stato chiamato proprio il promettente Luca Pontigori, con il nome americanizzato di Lukas Bridge. Fu interrotto da una chiamata al telefono: era la moglie che gli ricordava il loro impegno serale. Promise di essere puntuale, in realtà non ne aveva nessuna voglia. La vita di società lo annoiava, pur sapendo quanto contasse essere presente alle occasioni mondane, per le quali sua moglie aveva invece una spiccata predilezione. Lei era un'attrice mancata; dopo qualche particina in ruoli secondari, aveva preferito dare la caccia ai produttori come futuri mariti anziché come datori di lavoro. L'aveva conosciuta ad una festa di beneficenza per raccogliere fondi a favore della Croce Rossa, dove lei l'aveva convinto ad essere molto generoso, mettendolo in buona luce presso le autorità governative e militari presenti, che poi lo aiutarono ad ottenere in fretta i permessi per girare scene drammatiche in zone militari. Forse era stata più l'intraprendenza di lei a coinvolgerlo, che non un sentimento di attrazione profonda; a conti fatti, il matrimonio si era rivelato abbastanza tranquillo e lui ricambiava con l'attenzione di un corteggiatore maturo e discreto (fiori, piccoli monili) la dedizione di lei che ambiva, un po' per affetto, un po' per voglia di rivincita personale, farlo vivere sotto i riflettori della mondanità, utili per la Bridge's Productions, ma soprattutto per dare a lei quella luce riflessa che in qualche modo le faceva compensare la celebrità mancata. Freneticamente terminò la lettura di quei fogli che gli richiamavano alla mente l'Italia che aveva lasciato, con tutto il suo bagaglio di affetti, per 3

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IL RACCONTO inseguire la gloria a Hollywood. Chissà che non fosse arrivato il momento di ritornare alla sua Milano, là dove aveva lasciato Paolina. Non poteva che essere lei l'autrice del manoscritto, lei che a grandi linee tratteggiava il proprio destino (il lavoro di maestra d'asilo, la nascita di un figlio, il tran-tran quotidiano). Parallelamente si sviluppava, aldilà dell'oceano, la carriera cinematografica del bravo produttore italo-americano. Il puzzle del racconto finiva qui, lasciando un finale aperto senza risposta alle domande che nascevano spontanee. La “sceneggiatura” era chiaramente riservata a lui, che adesso poteva decidere se e come completarla. Il mattino dopo cercò di capire da dove provenisse il plico. Sulla busta era indicato il numero di casella di un ufficio postale di Milano, del quale Esther gli fornì l'indirizzo. Per la privacy non era possibile sapere a chi fosse intestata la casella, perciò pensò che, in occasione del suo imminente tour in Europa per accompagnare il lancio dei nuovi episodi della serie televisiva “Milch & Café”, avrebbe fatto uno stop a Milano. Allo sportello riuscì a sapere solo che un ragazzo passava ogni due giorni, sempre all'ora di pranzo, per controllare se fosse arrivata posta in quella casella e gli fu consigliato di aspettare fino alle 13, chissà... «C'è posta per me?», chiese con gentilezza un giovanotto all'impiegato indaffarato dietro lo sportello, mostrandogli la tessera con il numero della fatidica casella. «Ancora niente, Luca», rispose l'impiegato e, mentre tornava al suo posto e il giovane usciva, fece cenno a Bridge di seguirlo. Si ritrovò in una di quelle trattorie con cucina casalinga frequentate da operai ed impiegati che nell'ora della pausa cercano i sapori di casa senza farsi spennare. I tavoli erano al completo, salvo un tavolino d'angolo che la locandiera teneva riservato per Luca, il quale accettò di buon grado di condividere il piccolo spazio disponibile con il forestiero. «Se si accontenta», disse il giovane in tono affabile e lo fece sedere vicino alla finestra aperta sul giardino. Tra un primo ed un secondo, Bridge ebbe modo di conversare con questo ragazzo, che evidentemente non sapeva nulla di lui, studiandone l'atteggiamento. Appariva riservato, ma gentile e disponibile, il viso aveva un'espressione ingenua, onesta, illuminata da un sorriso che gli ricordava quello di Paolina. Gli occhi erano neri, contornati da lunghe e folte ciglia di color marrone scuro come la massa dei ricci capelli, che gli ricordavano.... «i miei occhi, i miei capelli ricci e ribelli fino all'incipiente calvizie», pensò, quasi attonito per la scoperta di essere padre e che suo figlio era lì, davanti a lui. Un bravo ragazzo che lavorava come disegnatore per una fabbrica utensile ed alloggiava in un appartamentino vicino alla trattoria, dove gli volevano bene come fosse un parente. Bridge non poté fare a meno di dire: «In questo periodo sono in Italia per conto di una ditta americana, vorrei fare qualcosa per Lei». «Grazie, mi farebbe piacere restare ancora un po' in Sua compagnia, almeno fino all'ora di rientrare in fabbrica. Avevo programmato di andare un momento a trovare mia madre, vuol venire con me?». Mentre annuiva, il cuore cominciò a battergli all'impazzata, in una girandola di sentimenti contrastanti, fra il panico di questa agnizione imprevista e la gioia del ritrovamento. Ma quando Luca imboccò la strada del cimitero del borgo, fermandosi davanti ad una semplice sepoltura resa riconoscibile da un ritratto simile a quello del plico, capì che Paolina era perduta per sempre. «Vengo quasi ogni giorno qui – gli confidò il ragazzo - trovo un po' di sollievo alla mia solitudine. Mia mamma era una donna meravigliosa, mi ha dedicato tutto il suo tempo. Quest'inverno si era ammalata di broncopolmonite, è stata qualche tempo all'ospedale, ma le cure non sono state efficaci, forse lei stessa si è lasciata andare. Il mese scorso mi aveva dato un plico da spedire negli Stati Uniti, mi raccomandò di non aprirlo, perché conteneva un suo sogno segreto di ragazza, ma di controllare per qualche tempo se qualcuno dava una risposta». A queste parole, ogni cosa per Bridge fu illuminata: Paolina si era fatta viva con lui, quando la sua presenza non poteva più rappresentare un problema per la sua famiglia, per la sua carriera; con la delicatezza che l'aveva contraddistinta, gli aveva fatto sì conoscere il loro figlio, ma senza metterlo con le spalle al muro, era libero di prendersene cura ma anche no, Luca era rimasto volutamente all'oscuro del loro amore. Lukas Bridge passò una notte agitata, ma verso l'alba la sua decisione era presa. Luca era un bravo ragazzo, che ispirava fiducia e simpatia, sentiva già di volergli bene ed era sicuro che sua moglie, non potendo avere figli, ne sarebbe stata contenta e lo avrebbe aiutato in questo nuovo ruolo di padre. Partendo il mattino per Roma, lasciò all'ufficio postale una lunga lettera per suo figlio: gli spiegava che il plico inviato a Hollywood conteneva una specie di sceneggiatura il cui finale era rimasto aperto. Era la storia dei suoi genitori, che, dopo la scomparsa della mamma, toccava a loro due completare. Non appena il babbo fosse rientrato a Milano, avrebbero dato un lieto fine a quella sceneggiatura, lavorando insieme a quattro mani. Sweet Girl 4

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I GIOVANI CON IL CIRCOLO ( COMMENTI, RIFLESSIONI, CONSIGLI ) A vevo 10 anni. Non potevo addormentarmi se prima non avevo letto qualche pagina. Ogni sera, sotto le coperte, quanta emozione provavo a leggere i libri di avventura! Viaggiare con le pagine è una sensazione che non tutti gradiscono, bisogna saper cogliere l'odore della carta, amicare con le lunghe frasi nere e trasformare ogni singola lettera in fantasia. Dopo aver spento la luce, non avevo finito, io continuavo a viaggiare nella culla dei sogni. A quell'età conobbi Harry Potter. Il mio naso era incollato al libro; io come molti altri miei coetanei eravamo stregati come un incantesimo da quel maghetto. Anche col libro chiuso il mondo era magico; camminavo lungo l'Adige, raccoglievo un bastoncino e quello era la mia bacchetta, la agitavo e lanciavo fatture. I manifesti dei cinema pubblicizzavano “Il signore degli anelli: la compagnia dell'anello”, io e la mia famiglia andammo a vederlo. La visione mi aveva entusiasmato fortemente. Per un ragazzino ogni sensazione è più forte, vissuta con quell'enfasi che con l'avanzare dell'età si perde. Il cinema e la letteratura mi regalavano già allora grandi sorprese. Avevo 13 anni. La mia classe aveva organizzato la festa di Halloween. Maschere di vampiri, mostri, streghe e demonietti. Ci sentivamo grandi, così affittammo un film di paura: “The Ring” di Gore Verbinski. Senza indugi posso dire che quel film è stato una svolta nella mia vita, ancora oggi ci sono molto affezionato. Ero un amante del brivido. Ogni settimana andavo nella mia videoteca di fiducia a scovare qualche nuovo horror. Le locandine erano mie amiche, io promettevo loro che le avrei noleggiate una ad una. Scoprii un mondo di capolavori dell'orrore, partivo coi film di Dario Argento, e poi continuavo con tutte le VHS che mi ispiravano. I DVD allora erano i più costosi perciò preferivo le VHS che mi davano un ulteriore input: il fascino degli anni '70 e '80. Internet mi ha aiutato molto ad amare il cinema. Ho conosciuto gioielli e capolavori con recensioni, commenti e forum. Ero giovanissimo quando mi ero iscritto al sito filmscoop.it. Sono stato ore incollato allo schermo del pc, leggevo con allegria i commenti degli altri utenti, spesso e volentieri molto divertenti: insieme scherzavamo e scambiavamo i nostri saperi sul cinema. A 16 anni provai a girare il mio primo cortometraggio. Improvvisavo con la compagnia di amici davanti ad una telecamera. Senza 1€, senza un equipaggiamento e senza esperti nel campo, provammo a produrre un piccolo film immaginando un mondo deserto rapito dagli alieni. Il risultato è stato abbastanza soddisfacente, anche se nulla di eclatante, ma noi avevamo provato a fare qualcosa in compagnia e seguire la filosofia del regista (compianto) James Franco: per fare cinema serve una telecamera e libertà! Avevo 19 anni e ora vi racconto un altro importante evento. Alle superiori avevo sempre conversato sul cinema coi miei professori, e i loro consigli per me erano preziosi. E così due professoresse mi fecero conoscere il Circolo del Cinema di Verona. Detti un'occhiata ai fascicoli e capii che dovevo diventare socio. Il Circolo mi ha donato tanto. Grazie al Circolo ho capito che il Cinema di qualità esiste ancora, ma che fa fatica ad emergere. Ho capito che ci sono tanti registi italiani con grandi doti e che nel nostro Belpaese non si producono solo cinepanettoni. Con un po' di coraggio vengono distribuiti grandi film anche da noi. Ho avuto il grande onore di stringere la mano a Daniele Gaglianone e ad Andrea Segre. Il Circolo è attivo da 68 anni e ha ancora tanto da vivere e da donare. Il Circolo si sta rinnovando. Ed è con questo che io invito i giovani come me a partecipare! Giovani, fatevi avanti, non siate timidi! Da questo mese ci sarà uno spazio dedicato a noi, avremo piena libertà di scrivere le nostre impressioni, le nostre testimonianze e anche racconti di fantasia. Il Cinema crea famiglia, e questa è una grande, bellissima famiglia. Insieme la terremo viva. Prima di salutarvi, vorrei raccontarvi una piccola favola che ho inventato io. C'era una volta un grosso ma affettuoso orso il quale adorava giocare con i topolini. Ogni giorno andava alla ricerca dei suoi piccoli amici e insieme si divertivano, si rincorrevano e giocavano a nascondino. L'orso aveva un animo buono e dolce, tutti gli volevano bene, per i topolini era come un fratello maggiore pronto a difenderli. Un giorno però successe una disgrazia. Stavano giocando a rincorrersi quando, sbadatamente, l'orso scivolò, andò addosso ad uno dei topolini e con il peso lo schiacciò. Il topolino morì e causò a tutti un dolore inconsolabile. Ma più di tutti l'orso ebbe una sensazione di rimorso che non lasciava via di scampo. Cadde in depressione e non volle più uscire, né vedere i topolini. Cominciò a credere che l'unica cosa buona che poteva fare per il mondo era rinchiudersi, in modo da non ripetere un incidente come quello. Per lui la vita era finita, ora aveva come amici solo il buio e il senso di colpa e dentro di sé diceva: “sì, questo è quello che mi merito per quello che ho fatto”. Poco tempo dopo si addormentò e sognò quel topolino. Aveva un aspetto angelico e coperto di luce. Gli disse: “caro amico, quello che è successo è stato un incidente, non punirti in questo modo. Hai ancora molta vita davanti! Non puoi rimediare se ti metti in disparte. Devi uscire e affrontare il tuo disagio, devi tornare a vivere! Hai ancora molto amore da offrire e tutti lo sanno! Vedrai, basterà che tu stia attento la prossima volta e tutto si sistemerà”. Il giorno dopo l'orso si risvegliò rasserenato. Era ancora molto malinconico ma piano piano tornò a giocare coi topolini, all'inizio timidamente, poi tutto tornò come prima. Perché il tempo guarisce ogni ferita. Elia Boninsegna 5

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I FESTIVAL CANNES T utti contenti. E’ stato un palmares “ecumenico” quello del 67° Festival di Cannes svoltosi in maggio. Hanno vinto in tanti, soprattutto l’Italia. Un film in concorso, un premio, il gran premio della giuria, che equivale a una Palma d’argento, conquistato da Le meraviglie di Alice Rohrwacher, un’altra “grande bellezza” nostrana dopo quella di Sorrentino che si era presa l’Oscar. Alice ha fatto letteralmente piangere come un bambino la presidente della giuria Jane Campion: “Ha creato un mondo così reale- ha detto- che mi ci sono sentita dentro. Per il modo in cui ha raccontato la storia, per il lavoro fatto coi bambini. Un’opera moderna, sofisticata e al tempo stesso forte e profonda, come un ricordo personale”. Tutt’altro film il vincitore della Palma d’oro, Winter Sleep del turco Nuri Bilge Ceylan, tre ore e un quarto di dialoghi ossessivi immersi nel silenzio e nella neve dell’Anatolia. Un classico “film da festival”. Speravamo nella premiazione di una pellicola di non minore qualità ma più “attraente”, come ad esempio Deux jours, une nuit dei fratelli Dardenne, evidentemente già troppo premiati in passato (ma non è un buon motivo), o come Jimmy’s Hall di Ken Loach, che non abbiamo trovato fiacco rispetto ai suoi elogiati precedenti. Ma è stato con il Premio della giuria che il festival di quest’anno ha stupito: un ex aequo per il più giovane e il più vecchio dei concorrenti, il venticinquenne canadese Xavier Dolan e l’ottantatreenne Jean Luc Godard. In Adieu au langage Godard si misura con le potenzialità del 3D in un modo personalissimo, ci invita a tornare a una dimensione percettiva tipo quella di Roxy, il suo cane, il vero protagonista, ci inonda di citazioni; in fondo ci fa uno scherzo mirabolante, da accettare o rifiutare, senza mezzi termini. In Mommy Dolan presenta una straziante saga familiare che può rivelarsi ripetitiva e addirittura infastidire, ma che trasmette una rara vitalità. Inattaccabili gli altri premi: per la miglior regia a Bennett Miller autore di Foxcatcher; per la migliore sceneggiatura al russo Leviathan; per i migliori attori a Julianne Moore e Timothy Spall, superbi interpreti di Maps to the stars di Cronenberg e Mr Turner di Leigh. Ineccepibile l’omaggio a Sergio Leone con la proiezione del restaurato Per un pugno di dollari come film di chiusura. Lorenzo Reggiani 6

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I FESTIVAL PESARO L a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro è giunta al traguardo dei 50 anni! A celebrare l’evento è stata proposta una retrospettiva di quindici film tra i più importanti proiettati nelle trascorse edizioni della Mostra. Il regista georgiano Otar Ioseliani ha accompagnato, ad esempio, il suo “C’era una volta un merlo canterino”. Molti altri i titoli prestigiosi: “I Diamanti della notte”, “Rysopsis” di Skolimovsky. “Notte e Nebbia del Giappone” di Oshima, “Memorie del sottosuolo” di Gutierrez, “Lo Spirito dell’Alveare” di Erice. Una tavola rotonda è stata dedicata all’opera del fondatore della Mostra Lino Miccichè, cinecritico ed intellettuale di spessore. Tre sono le sezioni in cui si è articolata quest’anno la retrospettiva pesarese. “Il Mouse e la Matita” è stata dedicata alla mappatura del cinema d’animazione italiano, sia sperimentale, che tradizionale portato a nuovi traguardi dalle nuove tecniche digitali. Un corposo volume di studi dallo stesso titolo è stato editato ed è disponibile nella Biblioteca del Circolo. Una seconda sezione è stata dedicata al cinema indipendente sperimentale americano. Matthew Portfield , il multiforme James Franco, il documentarista James Benning sono i nomi più noti presenti in questa sezione ricca anche di medio e cortometraggi. Al Concorso per il premio Lino Miccichè hanno partecipato sette film provenienti da tutto il mondo realizzati da giovani registi alle loro prime esperienze cinematografiche. Vincitore è risultato il film indiano “Liar’s Dice” di Geethu Mohandas, atipico road movie in cui una madre con figlia muove verso Dehli in ricerca del genitore scomparso in compagnia di un disertore. Meritevoli di citazione anche il cileno “Raiz”, la docufiction venezuelana “Tierra en la lengua”, l’estone “Free Range”. Carlo Michele Scrinzi è infine l’autore italiano in concorso con “I resti di Bisanzio”. Di notevole spessore anche la sezione collaterale dedicata agli sguardi femminili nel cinema russo. Citeremo soltanto la riproposizione dell’imperdibile “L’Ascesa” di Larisa Sheptiko, opera del 1977 . La proiezione de “I Ponti di Sarajevo” opera collettiva di 13 registi affermati od emergenti ha proposto una riflessione sul ruolo che ha svolto questa città nella storia europea dal 1914 ad oggi. Roberto Pecci 7

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I FESTIVAL LOCARNO li appassionati del cinema di qualità lo sanno bene e anche quest’anno Locarno non ha tradito le aspettative. La proiezione serale nella bellissima Piazza Grande (26 metri di schermo), la bella e ricercata programmazione diurna nelle piccole ed accoglienti sale della cittadina Svizzera sono state educatamente prese d’assalto dagli amanti della settima arte in cerca di emozioni profonde e intime. Sicuramente la piovosa estate ha facilitato la scelta di rinchiudersi in una sala cinematografica, ma La rassegna del Pardo (simbolo dell’evento) continua a crescere da molti anni in modo sistematico. Principalmente perché ha trovato la propria strada e rimane fedele alla propria identità: una programmazione equilibrata tra nuove opere e retrospettive, dando particolare risalto ai giovani Autori. E il Festival ha ulteriormente confermato di essere una manifestazione non solo per addetti ai lavori, ma soprattutto per i semplici amanti del buon Cinema. G La sera del 16 agosto la solita strapiena Piazza Grande (8.000 spettatori di capienza) si è coinvolta nella premiazione: • Il Pardo d’oro per il miglior film è stato assegnato al Filippino “Mula sa kung ano ang noon” (e dire che c’è chi si lamenta della lunghezza del titolo del vincitore di quest’anno a Venezia) del regista Lav Diaz, un film appassionato di quasi 6 ore di durata. • Il Pardo per la migliore Regia è andato a “Cavalo Dinheiro” del regista Portoghese Pedro Costa. • Il Premio del Pubblico (votante in ogni proiezione serale in Piazza Grande) è andato a “Schweizer Helden” dello Svizzero Peter Luisi, decisamente un film ben più facile del Pardo d’oro. Al termine della premiazione è stato proiettato il bellissimo “Geronimo” del regista Francese Tony Gatlif. Il presidente della Giuria di quest’anno, Gianfranco Rosi (Leone d’oro a Venezia nel 2013), è rimasto affascinato dal film vincitore definendolo “un film che annulla completamente l’idea di spazio e di tempo”, ma, in realtà, molti spettatori non hanno retto ai 338 minuti di durata del film. Come sempre, il pubblico si divide sulle valutazioni dei film d’Autore. Ma ultimamente, in molte Rassegne (Venezia e Locarno su tutte) la distanza di giudizio tra le giurie e il pubblico è decisamente aumentata: a Locarno la giuria ha premiato un film di difficile distribuzione, il pubblico un film quasi televisivo. Ma al di là dei Premi, come sempre, sono gli eventi speciali che caratterizzano il Festival di Locarno. Iniziando dalla retrospettiva di quest’anno, dedicata al Cinema Italiano della Titanus: una serie di proiezioni ricche e fitte di ricordi emozionanti. Concludendo, il Festival del Pardo rimane sempre un punto fermo per non aver mai tradito le aspettative: in un periodo di incertezze come questo, non è poco. Roberto Bechis 8

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L’INCONTRO CON IL REGISTA NURI BILGE CEYLAN ato ad Istanbul nel 1959 si laurea in Ingegneria elettronica, senza mai poi esercitare la professione. Fin dall’adolescenza scopre il mondo della fotografia e dopo un periodo di viaggi per il mondo al rientro in Turchia inizia ad interessarsi al cinema. Nel 1996 gira in bianco e nero il cortometraggio Koza: “…ero preoccupato dall’organizzazione che implica il fare un film, cosicché ne ho parlato con un amico ed abbiamo deciso di fare tutto da soli, scegliendo di girare in un piccolo paese della regione di Marmara non particolarmente tipico, ma in cui il tempo sembrava essersi fermato.” Il breve film tratta della relazione tra i genitori del regista ed è recitato dai suoi veri familiari. Il successo ottenuto con la presentazione dell’opera al festival di Cannes convince Bilge Ceylan a dedicarsi professionalmente al cinema . Il primo lungometraggio Kasaba è del 1997; ancora uno splendido bianco e nero ed attori scelti tra i familiari (il casting è stato usato solo per la scelta dei ragazzini interpreti del film). Storia di una famiglia di una cittadina di provincia vista con gli occhi dei fanciulli colti nel momento del passaggio all’adolescenza. Presentato alla sezione Forum del festival di Berlino nel 1998 e successivamente premiato anche in molti altri festival. N Dell’anno successivo è Mayis Sikintisi (Nuvole di Maggio) con un racconto di nuovo pienamente autobiografico del rapporto di un padre con un figlio regista. “…Bilge Ceylan sa estrarre l’infinità varietà degli aspetti della vita mantenendo una cristallina semplicità, con richiami alla inquieta ricerca di Kiarostami ed alla elegia celebrativa di Sokurov.” Uzak nel 2002 vince il Gran Premio della Giuria a Cannes (e comincia il rapporto del Circolo del Cinema con l’autore con la presentazione di tutti i suoi successivi film). Yusuf giunge ad Istanbul dalla provincia in cerca di un lavoro ed è ospitato dal parente Mahmut regista e fotografo di grandi ambizioni, ma ancora con scarsa fortuna. In una Istanbul splendidamente fotografata si dipana la storia di questo difficile rapporto in una atmosfera melanconica con strane aperture a momenti di umorismo. Il favore della critica per il regista si conferma anche per Iklilmer (da tradurre come “Climi” ma noto in Italia con il titolo Il Piacere e L’amore). Bilge Ceylan si mette alla prova anche come attore interpretando il ruolo principale del film. La relazione tra Bahar ed Isa viene raccontata prima nell’estate rovente di Kas, tra le rovine degli antichi monumenti e successivamente nella neve di Agri dove Isa sta girando un film. “…i suoi climi sono quelli dei nostri ecosistemi segreti: raramente temperati e sempre sregolati, dei cumuli di mediocrità.” Sempre più evidenti appaiono i richiami ai numi tutelari Antonioni e Bergman. Ceylan stesso afferma di essere stato folgorato sedicenne dalla visione de Il Silenzio. Altri autori ai quali si ispira sono Bresson ed Ozu ed in letteratura Cechov i cui racconti sono spesso alla base dei film del regista turco . Più crudi sono i toni di Uc maymun (Le tre scimmie), storia di un politicante che investe un passante e costringe il suo autista ad assumersi la colpa ed a finire in prigione al suo posto. Credo che ancora tutti ricordino le squassate mura della casa vicino alla ferrovia dove vive la famiglia dell’autista. Così come non abbiamo dimenticato la più recente visione di Once Upon a Time in Anatolia con quel corteo di auto che appare nella notte della pianura anatolica alla ricerca di un cadavere sepolto dopo un omicidio, e quel carico di umanità trasportata in quelle auto: assassini, complici, poliziotti, giudici e medici. Ricordiamo infine che l’ultimo film di Bilge Ceylan Kis Uykusu (Winter sleep) ha trionfato al Festival di Cannes del 2014: lo aspettiamo presto in Italia. Roberto Pecci 9

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PROGRAMMA DI OTTOBRE ( FILM E CRITICHE ) 1 FILM ° APERTURA DELLA 68a STAGIONE GIOVEDÌ, 9 OTTOBRE 2014, CINEMA KAPPADUE ORE 16.30 / 19 / 21.30 LA NOSTRA TERRA REGIA: GIULIO MANFREDONIA (ITALIA, 2014) DURATA: 100’ LE CRITICHE L’idea è di raccontare una storia positiva in un territorio dove il bene e il male sono nettamente marcati. Il pregio è di far passare, soprattutto per un pubblico giovane, concetti non banali sulla radicata ottusità della connivenza. Si può fare (opera precedente di Manfredonia) poteva essere visto e capito anche da ragazzi e lo stesso si può dire de La nostra terra, un film che dà speranza, indica una possibilità di cambiare le cose facendo, non declamando, e parla di cose importanti con tono leggero perché ci sono tanti sorrisi in chi anima le battaglie di mafia. Con l’aiuto di un Sergio Rubini nei panni dell’ex fattore di un boss, due spanne sopra il resto del cast, e di Rossana (Maria Rosaria Russo), la bella e determinata ragazza che forse ha un passato da riscattare. Ha detto il regista: «E’ stato complicato e faticoso preparare il film, ma ci ho creduto molto. Credo che il gruppo sia una risorsa della vita. Ho sempre avuto molta fortuna con gli attori, stavolta li ho avuti speciali, hanno impreziosito il lavoro che facevo. In più Rubini è anche un bravo regista, è stato un compagno di viaggio a 360 gradi». ATTORI PRINCIPALI: STEFANO ACCORSI, SERGIO RUBINI, MARIA ROSARIA RUSSO, IAIA FORTE, NICOLA RIGNANESE • PRODUZIONE: LUMIÈRE&CO.; COLLABORAZIONE RAI CINEMA 10

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PROGRAMMA DI OTTOBRE ( FILM E CRITICHE ) 2 FILM ° GIOVEDÌ, 16 OTTOBRE 2014, CINEMA KAPPADUE ORE 16.30 / 19 / 21.30 QUEL CHE SAPEVA MAISIE (WHAT MAISIE KNEW) REGIA: SCOTT MCGEHEE, DAVID SIEGEL (USA, 2014) DURATA: 95’ LE CRITICHE Il film è ispirato a un romanzo di Henry James (What Maisie Knew) del 1987, che trattava alcuni argomenti di grande attualità (a partire naturalmente dal tema della “famiglia disfunzionale”), qui adattati efficacemente al mondo di oggi e trasportati nella New York contemporanea. La pellicola è riuscita a sfruttarli al meglio, dando vita a un lungometraggio toccante e originale: la messinscena “ad altezza di bambino” risulta un interessante cambio di prospettiva. Ben approfondito dal punto di vista psicologico, Quel che sapeva Maisie esplora con grande sensibilità il bisogno della piccola protagonista di avere una famiglia e degli affetti stabili. Julianne Moore è convincente nel ruolo della madre, donna instabile e isterica, sempre pronta a dare e poi togliere capricciosamente. Il marito, una volta fuori casa, si mette assieme alla ragazza che è stata la babysitter della figlia sotto il tetto coniugale. Lei per ripicca si metterà con un giovanotto carino e sensibile che tratta come un sostituto della babysitter. Così alla fine hai voglia di sperare in un possibile lieto fine e finisci per spiegarti le contraddittorie azioni degli adulti in un film che sa emozionare ATTORI PRINCIPALI: JULIANNE MOORE, ALEXANDER SKARSGÅRD, ONATA APRILE, JOANNA VANDERHAM, STEVE COOGAN • PRODUZIONE: RED CROWN PRODUCTIONS, WEINSTOCK PRODUCTIONS, 10TH HOLE PRODUCTIONS 11

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PROGRAMMA DI OTTOBRE ( FILM E CRITICHE ) 3 FILM ° GIOVEDÌ, 23 OTTOBRE 2014, CINEMA KAPPADUE ORE 16.30 / 19 / 21.30 LA RICOSTRUZIONE (LA RECONSTRUCCIÓN) REGIA: JUAN TARATUTO (ARGENTINA, 2013) DURATA: 93’ LE CRITICHE Il destino dà alle cose il tempo di accadere, perché, come dice Eduardo (Diego Peretti, interprete di pochissime parole compensate dalla profondità di sguardo), le cose succedono e poi passano. Il film scorre con la lentezza necessaria alle emozioni per rigenerarsi, lasciando parlare i corpi nell’interazione brusca o fragile con gli oggetti, affidando a pochi tratti - i posti occupati dalla famiglia in auto, i gesti cauti della comprensione - la descrizione, piana e austera, di una rinascita. Occorre dar tempo al film, per poterne vedere il senso ed il bello. La stessa strada, allora, circondata dalla stessa neve, apparirà meno fredda e più ospitale, per quella legge della percezione soggettiva che il cinema, e solo il cinema, condivide con la nostra mente. ATTORI PRINCIPALI: DIEGO PERETTI, CLAUDIA FONTÁN, ALFREDO CASERO, MARíA CASALI, EUGENIA AGUILAR • PRODUZIONE: CINE.AR, CONCRETO FILMS, INSTITUTO NACIONAL DE CINE Y ARTES AUDIOVISUALES (INCAA) 12

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PROGRAMMA DI OTTOBRE ( FILM E CRITICHE ) 4 FILM ° GIOVEDÌ, 30 OTTOBRE 2014, CINEMA KAPPADUE ORE 16.30 / 19 / 21.30 GABRIELLE - UN AMORE FUORI DAL CORO (GABRIELLE) REGIA: LOUISE ARCHAMBAULT (CANADA, 2013) DURATA: 104’ LE CRITICHE Un inno alla vita e alla libertà in questo ritratto di Gabrielle, una giovane donna affetta dalla sindrome di Williams, dotata di un animo gioioso e di una straordinaria vocazione musicale. Nel centro ricreativo dove fa parte di un coro conosce Martin e se ne innamora. Da quel momento diventano inseparabili, ma devono superare gli ostacoli frapposti dalle loro famiglie. Mentre il coro si sta preparando in vista della partecipazione ad un importante festival musicale, Gabrielle fa di tutto per dimostrare la propria autonomia e per guadagnare la tanto agognata indipendenza. Con grande determinazione, la giovane dovrà affrontare i pregiudizi e i propri limiti per sperare di poter vivere con Martin una storia d’amore che non ha nulla di ordinario. Non cerca la commozione patetica nel corroborante entusiasmo della meravigliosa protagonista questa pluripremiata seconda prova di Louise Archambault. E’ un film intelligente che rispecchia tutti i punti di vista, indaga sui misteri della comunicazione e mostra con realismo i ritmi naturali della passione, senza cadere nel ricatto sentimentale. ATTORI PRINCIPALI: GABRIELLE MARION-RIVARD, ALEXANDRE LANDRY, ROBERT CHARLEBOIS, VINCENT-GUILLAUME OTIS • PRODUZIONE: MICRO_SCOPE 13

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ATTUALITÀ AL PICCOLO TEATRO CON IL CIRCOLO DEL CINEMA Al fine di mantenere gli amichevoli contatti con il Piccolo Teatro di Milano, il Circolo ha raggiunto un accordo che consente ai Soci interessati di vedere i seguenti spettacoli: Domenica 30/11/2014 De Filippo/Servillo “LE VOCI DI DENTRO” Spettacolo Stagione. Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro D’Europa, Teatri Uniti di Napoli, Teatro di Roma Domenica 25/01/2015 Luigi Lo Cascio “OTELLO” Spettacolo Stagione. Produzione Teatro Stabile di Catania, E.R.T. Emilia Romagna Teatro Fondazione Domenica 10/05/2015 Bizet/Martone “CARMEN” Spettacolo Stagione. Produzione Teatro Stabile Torino/Teatro di Roma Domenica 31/05/2015 Goldoni/Ronconi “LE DONNE GELOSE” Spettacolo Stagione. Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro D’Europa Le modalità per partecipare sono le seguenti: 1) Prenotare presso la segreteria del Circolo, la quale, facendo da intermediaria tra il Socio e il Piccolo Teatro, darà conferma della disponibilità del posto. 2) Il Socio dovrà recarsi a Milano con mezzi propri. 3) Il biglietto , qualora il posto fosse disponibile, verrà ritirato e pagato alla cassa del Teatro. 14

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VITA ASSOCIATIVA “IL DIALOGO NEL DOPPIAGGIO: DOPPIATORI E ADATTATORI – DIALOGHISTI” Il nuovo libro di Andrea Lattanzio presentato alla Società Letteraria di Verona I l 9 aprile u.s. Andrea Lattanzio, già autore di due preziose e informate opere sul mondo del doppiaggio, con l’entusiasta passione che abbiamo imparato ad apprezzare ha presentato questo nuovo lavoro ricco di filologiche ricerche, che possiamo dividere in due parti. La prima parte contiene una serie di schede di presentazione dei “nuovi doppiatori”, spesso anche attori di notevole spessore; la videoproiezione di sequenze di film dove questi doppiatori hanno prestato la propria opera ha dato vivacità ed interesse alla presentazione. Ecco, quindi Gianfranco Bellini (2001 Odissea nello Spazio, M il mostro di Düsseldorf), Maria Pia Di Meo (La Mia Africa, L’Ultimo Tango a Parigi, L’Appartamento), Roberto Gammino (Balla coi Lupi, Indiana Jones, Blade Runner), Paola Pavese (Jessica Rabbit), Marisa Paredes (La Vita è Bella), Giampiero Albertini (Tenente Colombo), lo stesso Carlo Croccolo doppiatore di Totò e De Sica. La seconda parte del libro mette in evidenza il ruolo del doppiatore-dialoghista, che interviene sul testo tradotto per i dialoghi del film adattandolo alle necessità in maniera che le frasi e le battute siano sempre sincronizzate al labiale visibile sullo schermo, sottoponendo il testo, ove necessario, a variazioni, riduzioni ed adattamenti lessicali. A dare ulteriore lustro al pomeriggio, si segnala la presenza nelle sale della Società Letteraria di Verona dell’attore e regista Vittore Vatteroni ideatore e presidente del premio “Il Leggio d’Oro” riservato ai doppiatori ed istituito già dal 1995. Il premio nazionale doppiatori è un marchio registrato di proprietà dell’ENDAS (Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale). Anche Vatteroni si è complimentato con Lattanzio per il suo essenziale contributo a questa parte del mondo del cinema. Prof. Roberto Pancaldi 15

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