La contabilità della gioia, di Luisa Fontana

 
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EDU Edizioni DrawUp www.edizionidrawup.it Collana Sentieri

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Collana Sentieri LA CONTABILITÀ DELLA GIOIA di Luisa Fontana Proprietà letteraria riservata ©2015 Edizioni DrawUp Latina (LT) - Viale Le Corbusier, 421 Email: redazione@edizionidrawup.it Sito: www.edizionidrawup.it Progetto editoriale: Edizioni DrawUp Direttore editoriale: Alessandro Vizzino Grafica di copertina: AGV per Edizioni DrawUp I diritti di riproduzione e traduzione sono riservati. Nessuna parte di questo libro può essere utilizzata, riprodotta o diffusa, con qualsiasi mezzo, senza alcuna autorizzazione scritta. ISBN 978-88-98980-31-4

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Luisa Fontana LA CONTABILITÀ DELLA GIOIA

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Dedicato a Silvia, morta per malattia a vent’anni nello splendore della sua adolescenza. Dedicato a Ippolita, sua sorella.

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Se n’è andata in fretta, così come viveva di corsa con la paura di perdersi qualcosa, senza disturbare nessuno. La vita non le è stata facile ma ha avuto l’amore, la certezza di essere amata, anche l’amore speciale di un ragazzo. Ma soprattutto lasciava il segno dove passava, una specie di scia che resta. Con i capelli rosa i rasta i piercing la chiamavano Pinki e la sua provocazione era dolce ma decisa. Sarà per sempre bella e incerta della sua bellezza. Sarà per sempre saggia come coloro che ricercano continuamente senza certezze. Sarà per sempre coraggiosa come il Don Chisciotte che tanto amava e tanto aveva studiato. Sarà per sempre trasparente e impetuosa nel suo desiderio di chiarezza. Grazie a lei ho scoperto che non siamo noi genitori ad accompagnare i nostri figli ma sono loro i nostri figli ad accompagnarci nella vita offrendoci ogni giorno una coerenza che non scende a compromessi una sorpresa per essere meravigliati una curiosità per conoscere un buon motivo per vivere.

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PARTE PRIMA DONNA D’ACQUA Donna d’acqua nell’acqua donna umida lava i pensieri per ore donna liquida di lacrime femminili di fatiche femminili di dolore e piacere resta uguale lei nonostante il tempo che passa sul corpo sulle mani sulla fronte sugli occhi sui capelli piccoli tagli verticali al confine delle labbra in cui si insinua il rossetto assolutamente bella per perfezione e consapevolezza colpisce il centro del cuore bersaglio e non fa male che a se stessa per l’amore che si porta travestita d’ori e d’argenti di perle d’oriente di seta lavata corazzata d’acciaio 9

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LA CONTABILITÀ DELLA GIOIA __________________________________________________________________ si spoglia e si concede come in un sacrificio definitivo di sangue ma è immortale risorge con la prepotenza delle umiliazioni stramba creatura che si ricopre come madonna pellegrina di un velo grigio di sofferenza e di mestizia ma il sorriso balugina e trapassa come il pugnale che porta trafitto nel centro del cuore bersaglio è un sorriso assassino sotto sette maschere di gatto sornione e magico la gente si tiene alla larga dal suo pericoloso mistero stringe tra i denti la luna per offrirla in dono. 10

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Luisa Fontana __________________________________________________________________ L’ho perso. Ormai irrimediabilmente. Il file discantopuntodocduepunti è scomparso all’improvviso quando il mouse ha smesso di andare su e giù e avanti e indietro nordsudovestest e la freccia ha cominciato a saltellare qua e là tutta libera e allegra come uno sberleffo. È vero che a un certo punto accanto al nome era comparso un inquietante recuperato ma chi se ne frega che tanto c’è il salvataggio automatico ogni cinque secondi. Sbagliato. Molto sbagliato non seguire gli avvertimenti dell’alta tecnologia, che poi quella si vendica con chi come me ne capisce una sega e usa il computer come una macchina da scrivere. Forse lui sente questa mancanza di rispetto e colpisce gli analfabeti digitali con la più sadica delle sevizie. E io ti cancello tutto trallallà. Venti pagine si è mangiato in un sol boccone e anche digerite perché non stanno più da nessuna parte. Venti pagine per ri 41 per col 60 per un tot di 20.000 caratteri è una bella sfiga. Cerca in pctools pc toolls comando o nome di file errato. Welcome in pctools! Tutte le directory possibili. Introvabile. Dosshell. Undelete. Introvabile. Ovunque resta solo il nome. Vaffanculo, computer! E io ti spengo. E manca anche la carta per scrivere. Come sempre in questa casa di bambine studiose e di mamma insegnante. Eppure è indispensabile come la carta igienica. Se uno deve scrivere deve pur trovare almeno un corrispettivo all’erba del prato o alle foglie di fico. Così cerco. La ricerca è già una bella cosa. E finalmente la trovo nell’orrendo casino dei segreti cassettini delle deliziose bambine studiose. Tra diari segreti, cartoline, ritagli e chincaglieria varia, qualche calzino sporco, collanine, braccialettini, giochini, puffi e una sorpresa su cinque, lottando con il gatto rosso di casa (l’ovvio Isidoro), che ha deciso di posizionarsi proprio su quello che mi interessa, recupero quello che resta di un quaderno grande, a righe, serie non firmata, che fa buona impressione alla mia nuova mentalità di ragioniera per forza. Bene. La carta è trovata. 11

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LA CONTABILITÀ DELLA GIOIA __________________________________________________________________ Non scateno analoga caccia al tesoro metafisica per una penna nera bic classica punta grossa, l’unica con cui riesco a scrivere perché mi va in rotondo e srotola meglio, mi sembra, per questa sua inchiostrante circolarità, i pensieri e la pagina ne viene fuori che pare fiorita. Odio le punte fini che mi realizzano incontrollabili dispettose acidità grafiche. Sarà un segnale sessuale dell’inconscio profondo? Chiusa prima, seconda, terza e infinite parentesi. O che sia meglio chiamarle finestre? Ce l’ho già. Ho il mio astuccetto da professoressa arancione similserpente. Ci sono voluti anni di impegno costante per convincermi che è più facile ritrovare la penna nera carissima e quella rossa e quella blu e magari anche la matita se le tengo prigioniere in un contenitore con cerniera. Non siamo ai livelli delle colleghe di maggior prestigio che circolano con Piquadro in pelle rossa e profili azzurri o Samsonite nera telata h24, tutto a posto, tutto in ordine, anche il telefonino nella tasca esterna, un regalo del marito o del moroso, non si sa mai dovesse chiamare d’urgenza. Essere chiamato no, perché o è staccato o è esaurito o lui è impegnato lasci un messaggio in segreteria sarà richiamato quanto prima. Non che l’astuccio esaurisca i problemi, per via dei cappuccetti che scappano sempre. Ci sarà qualche maligno spiritello nemico delle professoresse che le tormenta con lo scambio dei cappuccetti. Cappuccio rosso! Penna rossa! Facile no! Invece sbagliato. Cappuccio rosso su penna verde. Verde? Lo scopro scrivendo sul registro. E da dove salta fuori una penna verde? Devo averla rubata a qualche studente in un attacco inconsulto di cleptomania e di invidia coloristica. Comunque: ho la penna, ho la carta. Posso finalmente scrivere. Ho fretta di scrivere perché le parole pensate potrebbero scappare. 12

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Luisa Fontana __________________________________________________________________ Posso? Non ancora. Il gatto miagola. Bisognoso d’affetto, mi si attorciglia sulle gambe e risale per i jeans come se fossi un albero. Belle unghie! Sarà il caso di comprargli un tronchetto. E finalmente passeggia sul tavolo di cristallo sospeso sulla trasparenza. Stregatto maligno. Intanto le bambine hanno inventato un gioco curioso. Registrano le loro conversazioni, litigi compresi, e poi le riascoltano. È in onda una Cenerentola con lancio di piattini e bicchierini e con insulti che non oso ripetere (dal Coniglio e il pupazzo di catrame, Dio che citazione!) che starebbero meglio in un film di Fassbinder, tanto per intenderci, più che in una lieve favoletta. Il risultato è che sono due voci vere e due voci registrate, per un totale di quattro vocine acutine, che sinceramente turbano un pochino il mio orecchio letterario. Ma tant’è. Giusto che si può scrivere in qualsiasi situazione, altro che la camera per la scrittura. Se c’è il bisogno non c’è distrazione che trattenga. Ho una vena di felicità in corpo assolutamente assurda e totalmente ingiustificata ma è lì insinuante e provocatoria. Sembra guardarmi dall’altra parte del tavolo attraverso il cristallo trasparente. Ha anche il piede destro al caldo sotto il sedere e fuma, mi fuma in faccia e sorride come quando faccio le prove di autoaiuto, il mattino, davanti allo specchio. Finché sto in bagno tutto bene, mi sorrido, ma che bella giornata, ma che buon inizio, mi trovo anche bella, bella bocca, faccia strana, capelli accesi. Poi esco e mi chiudo dietro la porta e dentro col caldo e il vapore resta anche il mio sorriso. La fila di piastrelle oltre il bagno è come l’orlo del precipizio in cui cado ogni mattina, alle 7.30 circa. Mi ritrovo lì dentro la sera tardi, quando mi immergo nell’acqua calda della vasca come se rientrassi nel ventre di mia madre. Dopo la sacra abluzione d’acqua, di vapore e di schiuma, posso affrontare la notte. Strano, improvviso come un taglio di forbice su pellicola in montaggio, mi spezza i pensieri. 13

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