Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", giugno 2015

 

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Numero di giugno 2015 della rivista "Tradizione Famiglia Proprietà"

Popular Pages


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Anno 21, n. 65 - Giugno 2015 Sped. in Abb. Post. Art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 Filiale di Padova Venticinque anni di una storica campagna l’inizio del crollo dell’URSS

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l referendum irlandese dello scorso maggio è stato uno shock per tutto il mondo. Per la prima volta un Paese ha approvato, per via elettorale, le unioni omosessuali. Il fatto che ciò sia accaduto in un tradizionale baluardo del cattolicesimo aggiunge al danno la beffa. Inutile rilevare che il Sì rappresenta solo il 38% della popolazione. Inutile ricordare la concomitanza di fattori eccezionali, tra i quali gli scandali sessuali nella Chiesa e le fortissime pressioni europee. Per i cattolici, il risultato è stato un disastro, le cui ripercussioni deleterie si avvertono ovunque. Mentre gli omosessualisti esultano, molti cattolici sembrano invece sprofondare nello scoraggiamento: se perfino l’Irlanda crolla, non c’è più niente da fare. Non pochi personaggi ecclesiastici – perfino altolocati – hanno dichiarato di volersi adeguare all’esito elettorale, cioè di volersi piegare alla volontà popolare. Come se la Morale fosse una questione di maggioranze! E qui tocchiamo un punto nevralgico. Sembra quasi che taluni personaggi abbiano tirato un respiro di sollievo: adesso hanno il pretesto perfetto per gettare la spugna. Tanto, il popolo si è già espresso. Bisogna “prenderne atto”… I Gesta Dei per Italicos Se l’Italia saprà essere fedele alla Roma dei Papi, un giorno si potrà dire: Gesta Dei per Italicos. Le grazie pioveranno abbondanti sulla nostra Penisola, mettendo nelle nostre mani le condizioni soprannaturali per la vittoria. Se, invece, anche noi voltiamo le spalle alla Provvidenza… Sembra che Plinio Corrêa de Oliveira abbia previsto profeticamente proprio questo momento, in un commento sulla situazione italiana poco prima di morire, nel 1995: A volte Dio lascia la Sua gloria nelle mani di una sola persona. Fu il caso di Giobbe. A volte la lascia nelle mani di una nazione. È il caso attuale dell’Italia. No e poi no! La Morale mai sarà un problema di numeri. Il Magistero mai sarà in balìa delle mutevoli inclinazioni dell’opinione pubblica. Qui si tratta di verità insegnate direttamente da Nostro Signore Gesù Cristo, e sulle quali dovremo alla fine renderGli conto. Il referendum irlandese lascia l’Italia in una situazione allo stesso tempo terribile e sublime. Terribile perché resta l’ultimo paese dell’Europa occidentale a non aver ancora accettato l’aberrazione dei “matrimoni” omosessuali. Sublime perché sulle sue spalle si è posata una responsabilità storica: quella di resistere fino all’ultimo per la maggior gloria di Dio. Siamo di fronte a una sfida storica. Affidiamoci alla Madonna Ausilio dei cristiani, come fece S. Pio V all’epoca della battaglia di Lepanto, sicuri che, col Suo aiuto potremo riportare una vittoria ancor più schiacciante di quella del 1571. “Ora, io vedo che la Madonna vuole soccorrere l’Italia. Il fatto che essa resista in alcuni punti essenziali mi sembra già un inizio di soccorso. O noi ci impegniamo a fondo per radunare, formare e lanciare nella battaglia questa minoranza, mettendo le nostre vite al servizio della Madonna che ce lo supplica, o un giorno potremo gemere: finis Italiae!”. “L’opinione pubblica italiana mi sembra divisa in tre blocchi, molto più separati in profondità che non in superficie. Un primo blocco composto dagli indolenti che seguiranno la politica del ‘cedere per non perdere’, e finiranno per cedere a tutti i tradimenti. Poi vi è un blocco intermedio, inerte e senza princìpi, che sarà corroso dai due blocchi agli estremi. Infine, vi è un blocco, piccolo quasi come la palma della mano, formato da quelli che vogliono reagire. Da questo drappello si potrà originare una Riconquista imbattibile! 2 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2015

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Sommario Anno 21, n° 65, giugno 2015 Gesta Dei per italicos Brasile: voglia di medioevo Omosessualità, suicidio e malattie mentali Think tank americano avverte sui rischi dell’ambientalismo Verso il Sinodo sulla famiglia 500 sacerdoti inglesi si appellano al Papa Credo priests: la voce del clero statunitense Pubblicato vademecum sulla famiglia Verso la beatificazione di Dom Helder Câmara? Teologia della liberazione: creata dal KGB? La grande gioia del Medioevo Uno scintillio dell’Assoluto Lituania: venticinque anni di una storica campagna A Mosca i tiranni comunisti tremarono Fatima e la conversione della Russia Il mondo delle TFP Il fiore dell’ipê: una goccia della gloria di Dio 2 4 5 8 10 12 14 17 18 22 26 28 30 34 35 39 48 Copertina: Mosca, dicembre 1990, la delegazione delle TFP nella Piazza Rossa, dopo aver consegnato a Gorbaciov 5 milioni e mezzo di firme in sostegno all’indipendenza della Lituania. Tradizione Famiglia Proprietà Offerta annua suggerita Euro 15,00 Anno 21, n. 65 giugno 2015 Dir. Resp. Julio Loredo Direzione, redazione e amministrazione: Tradizione Famiglia Proprietà - TFP, Viale Liegi, 44 — 00198 ROMA Tel. 06/8417603 Fax: 06/85345731 Email: info@atfp.it Sito: www.atfp.it CCP: 57184004 Aut. Trib. Roma n. 90 del 22-02-95 Sped. in abb. post. art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 — Padova Stampa Tipolito Moderna, via A. de Curtis, 12/A — 35020 Due Carrare (PD) TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2015 - 3

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Attualità Per venire incontro a tale richiesta, la casa ha lanciato una linea di magliette ispirate a temi araldici e medievali, compresa una maglietta rossa col leone della TFP. Ogni pezzo è presentato in una confezione che reca anche un testo sulla cavalleria, sulle crociate o, più in generale, sulla civiltà cristiana. Più di un testo è tratto dagli scritti del prof. Plinio Corrêa de Oliveira. La maglietta col lemma “Deus Vult” è corredata dal discorso tenuto dal beato Urbano II quando convocò la prima crociata. na casa di moda in Brasile ha fiutato una “nicchia” di mercato molto promettente: la voglia di medioevo che si fa sentire, sempre più forte, in crescenti settori della gioventù. Brasile: voglia di medioevo U 4 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2015 Un suggerimento ai parroci nostrani: invece di organizzare le solite serate “moderne”, perché non provate ad organizzare un evento medievale? Qualche timido esperimento al Nord è andato oltre le migliori aspettative. In una parrocchia della Brianza, per esempio, dopo un’esibizione di lotta con la spada, tutti i ragazzini, e anche le ragazzine, si sono messi in coda per farsi “ordinare cavalieri”. È stata davvero un’apoteosi. “Le magliette sono arrivate per posta – scrive un ragazzo al sito della casa – le abbiamo acquistate tutti nel nostro gruppo di amici. Siamo veramente meravigliati per la qualità e per i disegni! Che Cristo e Maria vi benedicano!”. Il motto della collezione non lascia dubbi: “In un mondo ostile al Cristianesimo, facciamo queste magliette per non dimenticare la nostra identità”. Il gruppo Facebook della casa ha già superato i 150mila membri.

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Omosessualità, suicidio e malattie mentali n un recente convegno, Massimo Gandolfini, noto neuroscienziato e primario di neurochirurgia alla fondazione Poliambulanza di Brescia, ha criticato chi attribuisce all’omofobia l’alto tasso di suicidi e di disturbi mentali delle persone omosessuali, mostrando invece che essi permangono anche nelle società cosiddette “gay-friendly”. Immediata la reazione delle lobby LGBT. Su “L’Espresso”, per esempio, il giornalista e militante omosessualista Simone Alliva ha subito accusato Gandolfini di voler imporre “cure e correzioni”. I È risaputo che il tasso di suicidi e di malattie mentali fra gli omosessuali è molto più elevato che tra gli eterosessuali. Ciò è dovuto alla pressione sociale “omofobica”, oppure allo stesso stile di vita omosessuale? pano un senso di colpa sulla propria sessualità. A ciò si aggiungono i rischi del loro particolare stile di vita, come l’abuso di alcool e di sostanze, il rischio di contrarre malattie infettive e tendenze suicide. Abbiamo anche riscontrato un alto indice di autolesionismo e di auto-avvelenamento. L’autolesionismo nella comunità LGB è una delle principali cause di ammissione ai Pronto Soccorso negli ospedali della Gran Bretagna” (1). “Le persone LGB hanno un rischio sostanzialmente maggiore di soffrire disordini mentali, ideazione suicida, abuso di sostanze e autolesionismo rispetto alla popolazione eterosessuale. (...) Le persone lesbiche, gay e bisessuali (LGB) spesso svilup- Come al solito, le lobby LGBT si stanno mettendo contro la scienza. Infatti, l’alto tasso di suicidi e di disturbi psico-fisici tra persone omosessuali è purtroppo un dato di fatto, confermato da numerosi studi scientifici. Prendiamo, per esempio, l’ampio studio condotto nel 2008 da un team di psicologi e psichiatri britannici, basato su più di 13mila casi: «A systematic review of mental disorder, suicide, and deliberate self harm in lesbian, gay and bisexual people». Ecco alcune delle conclusioni: Basato sui dati del sistema di sanità pubblica e privata della Città di New York, uno studio ufficiale pervenne a simili conclusioni: “Alcuni gruppi della Città sono a rischio notevolmente più elevato di suicidio e di autolesionismo, specialmente le lesbiche, gay e bisessuali. Questi gruppi riportano anche un TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2015 - 5 Non diverse sono le conclusioni di uno studio pubblicato nel 2011 negli Stati Uniti, e basato su numerose ricerche internazionali: “Gli studi negli Stati Uniti e all’estero forniscono forte evidenza dell’elevato indice di tentativi di suicidio fra le persone LGBT. (...) Dall’inizio degli anni Novanta, tutte le ricerche condotte fra i giovani americani, che comprendono anche l’identificazione dell’orientamento sessuale, hanno riscontrato negli omosessuali indici di tentativi di suicidi sette volte più elevato rispetto ai giovani che si dichiarano eterosessuali” (2).

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Attualità “Nella comunità omosessuale c’è talmente tanto disgusto di se stessi che si incontrano continuamente uomini a pezzi, autodistruttivi, che sanno solo ferire, che sono crudeli e vendicativi gli uni contro gli altri» Luis Pabon, ex militante omosessualista Le lobby LGBT non contestano questi dati (come potrebbero?), ma attribuiscono l’alto tasso di suicidi e di autolesionismo all’omofobia, cioè alla pressione sociale e psicologica. Questo è unilaterale e fuorviante. indice notevolmente superiore di problemi mentali, fisici e sociali” (3). Secondo il dott. Gandolfini, perfino nei Paesi più dichiaratamente tolleranti non si assiste ad alcuna diminuzione o sparizione degli alti tassi di disturbi nella comunità omosessuale. I problemi sono dovuti a cause endogene, cioè legate in qualche modo alla tendenza omosessuale stessa o allo stile di vita omosessuale. Perfino molti omosessuali riconoscono che il problema sia dovuto, in realtà, al loro stile di vita, come ha ben spiegato, ad esempio, Simon Fanshawe, importante scrittore omosessuale e intellettuale inglese. Matthew Todd, drammaturgo e redattore della rivista omosessuale inglese “Attitude”, ha definito “il problema dei problemi” il preoccupante aumento dei tassi di malattie mentali e problemi di dipendenza tra gli uomini omosessuali, spiegando: «C’è questo luogo comune che passiamo tanto tempo a fare festa, ma in realtà noi lo sappiamo bene e le ricerche ora lo dimostrano: c’è un inferno di omosessuali infelici, un alto numero di depressi, ansiosi e con istinti suicidi, che abusano di droghe e alcol e che soffrono di dipendenza sessuale, tassi molto più elevati di comportamenti auto-distruttivi. La vita omosessuale è incredibilmente sessualizzata. I ragazzi entrano in questo mondo dove c’è un sacco di alcol e un sacco di droga, non c’è nulla di sano, dolce o rilassato». Una ricerca su “Archives of General Psychiatry”, ad esempio, ha concluso: «Mentre vi è un crescente consenso sul fatto che i giovani omosessuali abbiano un aumentato rischio di comportamenti suicidi e problemi di salute mentale, i processi che portano a questa associazione rimangono poco chiari. Sebbene tali risultati siano talvolta interpretati come conseguenze di atteggiamenti omofobici e pregiudizi sociali, sono possibili anche spiegazioni alternative. Queste includono: (1) la possibilità di una casualità reversibile: i giovani inclini a disturbi psichiatrici sono più inclini a sperimentare attrazione omosessuale; (2) la possibilità che le scelte di vita fatte dai giovani omosessuali li mettano a maggior rischio di eventi avversi e aumentati rischi di problemi di salute mentale». Altri studi hanno rilevato che la maggior parte dei tentativi di suicidio sono dovuti a problemi derivanti da una relazione omosessuale (rottura del rapporto, litigi), tanto che il “British Journal of Come accennato sopra, numerosi studi sostengono questo. infatuarsi di un cattivo ragazzo, di cui all’inizio desiderate spasmodicamente l’attenzione e l’amore, ma che alla fine vi fa ribrezzo. Io non ci sto più». Da parte sua, Luis Pabon, ex militante omosessualista, ha fatto discutere annunciando: «Non voglio più essere omosessuale. Sono approdato nella comunità omosessuale alla ricerca di amore, intimità e fratellanza. Ciò che ho trovato è sospetto, infedeltà, solitudine e mancanza di unione. In questa comunità, c’è talmente tanto disgusto di se stessi che si incontrano continuamente uomini a pezzi, autodistruttivi, che sanno solo ferire, che sono crudeli e vendicativi gli uni contro gli altri»; si sperimenta «una immoralità diabolica che ti porta alla distruzione quotidiana. Non ne vale la pena, non più. Ho scelto di dissociarmi da uno stile di vita al di fuori della morale e della bontà. Vivere la vita omosessuale è come 6 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2015

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Una recente ricerca condotta in Danimarca, paese anch’esso massimamente tollerante verso l’omosessualità, ha rilevato che nel corso dei primi dodici anni di legalizzazione delle unioni omosessuali (19902001) per gli uomini omosessuali legalmente sposati, il tasso di suicidio è stato otto volte maggiore di quello degli uomini che hanno una unione eterosessuale, e il doppio rispetto a quello degli uomini single. Nello stesso Paese, un’importante ricerca, condotta su 6,5 milioni di danesi tra il 1982 e il 2011, ha evidenziato come il suicidio tra uomini conviventi con un altro uomo sia quattro volte maggiore rispetto a quello degli uomini sposati con una donna. Lo stesso accade in altri “paradisi”, come Norvegia e Svezia. In un’indagine su “Archives of General Psychiatry”, condotta sui disturbi psico-fisici di oltre 7mila cittadini olandesi, è stato riconosciuto un altissimo tasso di problematiche tra le persone omosessuali, nonostante l’Olanda sia in cima alle graduatorie per assenza di omofobia. La stessa ricerca, replicata qualche anno più tardi, evidenzia di nuovo come l’omosessualità sia significativamente correlata con il suicidio e con i disturbi mentali, riconoscendo ancora una volta che «persino in un paese con un clima relativamente tollerante nei confronti dell’omosessualità, gli uomini omosessuali sono esposti ad un rischio suicida molto più elevato rispetto agli uomini eterosessuali». Psychiatry” ha sostenuto: «Può essere che il pregiudizio della società contro gli omosessuali porti ad una maggiore angoscia. Tuttavia, la psicologia omosessuale può anche portare ad assumere stili di vita che rendono queste persone più vulnerabili al disturbo psicologico». Bisognerebbe quindi includere nelle cause la possibilità di una causa endogena, come ha fatto il dott. Gandolfini. Potrebbe dipendere dallo stile vita omosessuale, oppure dall’inclinazione stessa. Ogni persona che assume un comportamento omosessuale, infatti, vive permanentemente un contrasto e una contraddizione tra il dato biologico e fisiologico del proprio corpo - le cui diverse parti sono permanentemente e oggettivamente predisposte a completarsi mediante l’incontro con il corpo di una persona dalla sessualità complementare ed opposta - e il dato psicologico. Il conflitto interno tra corpo e psicologia non è senza esiti, e questo disordine potrebbe purtroppo trasformarsi in un disagio, provocando disturbi e altre conseguenze. (Basato su un articolo pubblicato sul sito dell’Unione Cristiani Cattolici Razionali - UCCR, 25 aprile 2015. Con autorizzazione.) 1. Michael King et al., A systematic review of mental disorder, suicide, and deliberate self harm in lesbian, gay and bisexual people, in “Bio Medical Center, Psychiatry”, 18 agosto 2008. 2. Ann P. Haas et al., Suicide and Suicide Risk in Lesbian, Gay, Bisexual, and Transgender Populations: Review and Recommendations, in “Journal of Homosexuality”, gennaio 2011. 3. New York City Department of Health and Mental Hygiene, Suicide and Self-inflicted Injuries in New York City, in “NYC Vital Signs”, febbraio 2012, volume 11, No. 1. Note_________________________________________________ Come è stato scritto in una ricerca pubblicata sul “Journal of Human Sexuality” nel 2010: «Le persone con attrazione per lo stesso sesso (SSA) hanno una varietà deplorevolmente elevata di problematiche di salute mentale, e ci sono prove che questo sia dovuto alla pressione sociale molto meno di quanto comunemente si supponga». “La psicologia omosessuale può portare ad assumere stili di vita che rendono queste persone più vulnerabili al disturbo psicologico» British Journal of Psychiatry TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2015 - 7

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Attualità Global warming o global freezing? Think tank americano avverte sui rischi dell’ambientalismo Lo scorso 28 aprile si è svolto in Vaticano un vertice sul cambiamento climatico, organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze, dal titolo “Protect the Earth, Dignify Humanity. The Moral dimensions of Climate Change and Sustainable Development”, incentrato sulla necessità di azioni concrete per combattere il riscaldamento globale. Si è trattato di un incontro propedeutico alla pubblicazione dell’enciclica papale su temi ambientali, prevista verso la fine dell’anno. Questa incursione in campo prettamente scientifico ha sollevato non poche perplessità. In concreto, un think tank americano ha organizzato a Roma una conferenza parallela, per puntualizzare alcuni aspetti del problema. di Juan Miguel Montes n contemporanea con la riunione tenutasi in Vaticano alla Pontificia Accademia delle Scienze (28 aprile u.s.) sul tema del cambiamento climatico, si è svolta un’altra conferenza, ospitata in un paio di alberghi di via della Conciliazione, promossa da scienziati, prevalentemente americani, che contestano le tesi ricorrenti nei grandi media e assunte come proprie dalle Nazioni Unite circa il presunto pericolo del riscaldamento globale del pianeta. Due posizioni in contrasto, in un campo che appartiene più alla ricerca scientifica che alla politica o alla religione. Infatti, alla prima conferenza tenutasi alla Casina Pio IV nella Città del Vaticano, hanno parteci- I 8 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2015 La conferenza alternativa ha fatto invece capo all’Heartland Institute, principale think tank nel mondo tra quelli che si definiscono scettici sulla diffusa tesi del cambiamento climatico. A questo scopo i convenuti si sono proposti di far pervenire un lungo e articolato messaggio a Papa Francesco, che possiamo riassumere in una frase, coniata dagli stessi organizzatori: “Santità, non c’è una crisi di riscaldamento globale”. pato il segretario generale delle Nazioni Unite, il presidente della Repubblica italiana e tra i relatori, Jeffrey Sachs, insigne economista di Harvard, direttore dell’UN Sustainable Development Solutions Network.

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Gli scienziati riuniti nella conferenza alternativa diffidano che le autorità ecclesiastiche cattoliche, nonostante la loro lodevole volontà di migliorare le condizioni di vita nel pianeta, specialmente quella dei più poveri, possano essere disinformate da lobby che sostengono la tesi del riscaldamento globale con una finalità eminentemente ideologica e a-scientifica. È proprio per questo motivo che hanno voluto offrire una sintesi dei loro studi, chiedendo alla Santa Sede di non dar fede al lavoro compiuto dal Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite (IPCC). La conferenza promossa dalla Pontificia Accademia delle Scienze è stata intitolata “Proteggere la terra, nobilitare l’umanità: le dimensioni morali del cambiamento climatico e dello sviluppo sostenibile” al fine di “suscitare consapevolezza e costruire un consenso” fra la gente di fede sulle presunte conseguenze catastrofiche che l’attività umana starebbe arrecando alla Terra. L’Heartland Institute ritiene che, così impostate le cose, si rischi di conferire autorità morale a una agenda “politicizzata” e “a-scientifica”. “Stiamo portando al Vaticano – aggiungono – un messaggio di verità. Il riscaldamento globale non è una crisi. I poveri del mondo soffriranno orribilmente se l’energia sicura – vero motore della prosperità e di una vita migliore – diventerà sempre più costosa e meno sicura a causa di un decreto dei pianificatori globali”. Il messaggio degli esperti di Heartland a Papa Francesco suona così: “La preghiamo di non mettere l’enorme peso della Sua autorità morale al servizio dello screditato IPCC. (...) Invece La sollecitiamo a parlare dei poveri e diseredati del mondo, che hanno bisogno di energia sicura e accessibile per fuggire dall’estrema povertà”. Inoltre, l’Heartland Institute accusa l’economista Jeffrey Sachs, vera superstar dell’incontro vaticano, di “ricusarsi di riconoscere che, allo stato attuale, i dati disponibili rivelano che le emissioni di gas serra causate dagli umani non stanno causando alcuna crisi e che, quindi, non c’è bisogno di un riordinamento delle economie globali”, il quale porterebbe a una “massiccia riduzione della libertà umana e della prosperità”. Da sopra: Jeffrey Sachs, direttore dello UN Sustainable Development Solutions Network; alcuni partecipanti al vertice promosso dalla Pontificia Accademia delle Scienze in Vaticano; il prof. Calvin Beisner parla alla conferenza dell’Heartland Institute TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2015 - 9

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Sinodo sulla famiglia Verso il Sinodo sulla famiglia: una “svolta pastorale” per proporre un nuovo modello ecclesiale? di Guido Vignelli Alla sua conclusione, il fronte conservatore ha ottenuto un successo solo parziale: ha impedito che i documenti finali contenessero alcuni princìpi e orientamenti pericolosi, ma non è riuscito a evitare che altri passassero di straforo, come vedremo. Nel complesso, le decisioni cruciali sono state rinviate al secondo e definitivo Sinodo del prossimo ottobre. Nel frattempo, il dibattito in corso sta diventando più chiaro e le posizioni più scoperte. I pochi mesi che ci separano da quella scadenza decisiva saranno determinanti nel preparare il futuro della pastorale della Chiesa in tema di famiglia e di morale sociale. l Sinodo episcopale sulla famiglia, tenutosi a Roma nello scorso ottobre, ha lasciato una situazione in alcuni punti ambigua e potenzialmente pericolosa. I Matrimonio monogamico e indissolubile, oppure “relazione affettiva di qualità”? Esistono diversi “modelli” di famiglia, oppure solo quello insegnato da Gesù Cristo? Le convivenze omosessuali presentano “elementi positivi”? La Chiesa deve condannare le situazioni di peccato grave, oppure limitarsi ad “accompagnarle”? Ecco alcuni temi cruciali che saranno trattati nel prossimo Sinodo sulla famiglia. una distanza – o, peggio, una opposizione – tra Dio e la Storia» (1). Siccome la “Storia” qui considerata è quella contemporanea, dominata dal processo rivoluzionario di scristianizzazione, sembrerebbe quindi che non ci dovrebbe essere opposizione tra la Chiesa e il relativismo culturale, tra la Chiesa e il permissivismo morale dilagante. Secondo il noto gesuita, l’evoluzione storica impone di cambiare non solo la “prassi pastorale” ma anche la concezione stessa della Chiesa: «Riteniamo necessario che la Chiesa, a tutti i suoi livelli, s’interroghi non solamente su questa o quella questione particolare ma, grazie ad esse, anche sul modello ecclesiologico che incarna» (2). Magistero o storia? 10 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2015 Padre Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà Cattolica” e osservatore sinodale scelto da Papa Francesco, ha così sintetizzato il nuovo dogma implicitamente professato dai progressisti: «Non si pone Ad esempio, se ieri la Chiesa si concepiva come “fortezza assediata” che si oppone al mondo a costo d’imporre ai fedeli modelli di vita troppo esigenti, oggi essa va intesa come “tenda piantata nel deserto” che funziona come “ospedale da campo”, allo scopo di “accompagnare il popolo in cammino” curandone le ferite ricevute lungo le travagliate vicende contemporanee, ma senza pretendere di dettare leggi e

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correggere i comportamenti, perché questo sarebbe un condannabile “integrismo”, un “massimalismo” contrario alla divina misericordia. Il Sinodo premette che «il cambiamento antropologico-culturale oggi richiede un approccio capace di cogliere le forme positive della libertà individuale» (3). Tale libertà individuale, secondo i progressisti, dovrebbe abbracciare anche le scelte di vita compiute da persone che vivono in situazione moralmente peccaminosa e canonicamente irregolare. Il Sinodo sostiene che bisogna considerare l’attuale situazione di coppie e famiglie irregolari non tanto nei loro aspetti negativi quanto in quelli positivi, capaci di evolversi verso forme di convivenza che, sebbene non corrispondano all’ideale evangelico, tuttavia sono comunque «relazioni affettive di qualità» (4) che dimostrano solidarietà di coppia o sociale: «Una sensibilità nuova della pastorale odierna consiste nel cogliere gli elementi positivi presenti nei matrimoni civili e nelle convivenze. (…) Occorre che nella proposta ecclesiale – pur affermando con chiarezza il messaggio cristiano – indichiamo anche elementi costruttivi in quelle situazioni che non corrispondono ancora o non più ad esso» (5). «Ci sono elementi validi anche in alcune forme fuori del matrimonio cristiano (…) che in ogni caso riteniamo siano ad esso orientate. La Chiesa riconosce anche queste famiglie come cellula basilare necessaria e feconda della convivenza umana» (6). Le convivenze irregolari: “relazioni affettive di qualità”? Esaminiamo allora alcuni documenti sinodali, per capire dove ci potrebbe portare questa “svolta pastorale” voluta dai progressisti, interpretandone taluni passagi. Coppie omosessuali famiglia cristiana: «Tutte queste situazioni vanno affrontate cercando di trasformarle in opportunità di cammino verso la pienezza del matrimonio e della famiglia» (7). Perfino le convivenze omosessuali vanno considerate con rispetto e comprensione, perché «vi sono casi in cui il mutuo sostegno costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partner» (8), i quali possono avere «una crescita affettiva e di maturità umana ed evangelica, integrando la loro dimensione sessuale» (9). I conviventi omosessuali «hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana» (10). Come si vede, questa impostazione basata sul primato della persona sulla legge morale, della carità sulla verità, della misericordia sul rigore, non si limita a tollerare e curare pastoralmente la situazione peccaminosa, ma giunge ad accettarla e giustificarla dottrinalmente come un “male minore”, anzi come un “bene imperfetto”. Qui abbiamo una svolta non semplicemente pastorale, ma anche disciplinare e implicitamente dottrinale: un tentativo di giustificare la situazione di peccato, anche pubblico, in cui si trovano “persone e famiglie ferite”, fino al punto d’ipotizzarne l’ammissione all’Eucaristia. Come ammoniva Chesterton già nel 1916, un tale permissivismo etico manifesta Sembra, dunque, che il Sinodo prospetti di dare una forma di legittimazione religiosa a individui e famiglie irregolari, ossia in stato di peccato: adulteri, divorziati volontari, divorziati-risposati, sposati solo civilmente, coppie non sposate conviventi (anche omosessuali). Tutti questi stati di vita sono ritenuti “imperfetti” ma parzialmente validi, “relazioni affettive di qualità” da apprezzare come tappe di un processo graduale che potrebbe compiersi nella perfetta «Non si pone una distanza – o, peggio, una opposizione – tra Dio e la Storia» P. Antonio Spadaro, S.J. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2015 - 11

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Sinodo sulla famiglia Sinodo: 500 sacerdoti inglesi si appellano al Papa uasi 500 sacerdoti dell’Inghilterra e del Galles hanno firmato una Lettera Aperta a Papa Francesco in difesa dell’insegnamento tradizionale della Chiesa in tema di matrimonio e di sessualità, in vista del prossimo Sinodo dei vescovi sulla famiglia che si terrà ad ottobre in Vaticano. Questa iniziativa giunge in un momento cruciale. Non pochi prelati – e, di recente, anche la Conferenza Episcopale di Essen, in Germania – stanno spingendo per una riammissione alla Comunione sacramentale dei divorziati risposati, e inoltre per un non meglio precisato “riconoscimento” delle coppie di fatto, comprese quelle omosessuali. Q Rilevando l’insufficienza dei canali ufficiali di rappresentanza istituiti dalle diocesi del Regno Unito, i sacerdoti firmatari hanno sentito il bisogno di elevare la loro voce al Sommo Pontefice con una filiale Lettera Aperta. Sorprende il gran numero di firmatari, trattandosi di un’iniziativa partita dal basso, senza l’appoggio di nessun ente ecclesiastico. Anzi. Un sacerdote, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha dichiarato che “c’e stata una certa pressione per non firmare la lettera, e un certo grado di intimidazione da parte di alcuni uomini di Chiesa”. Un altro sacerdote ritiene che “è una questione di interesse pastorale e di fedeltà al Vangelo. La misericordia richiede sia l’amore sia la verità”. “Santo Padre, Tra i firmatari vi sono famosi teologi, filosofi, canonisti, educatori e catechisti. Ecco il testo della Lettera Aperta: “Dopo il Sinodo straordinario dei Vescovi a Roma, nell’ottobre 2014, si è creata molta confusione sulla dottrina morale cattolica. In questa situazione vogliamo, come sacerdoti cattolici, ribadire la nostra fedeltà incrollabile alla dottrina tradizionale sul matrimonio e sul vero significato della sessualità umana, fondata sulla Parola di Dio e insegnata dal Magistero della Chiesa per due millenni. Riaffermiamo il nostro sacro impegno di presentare questo insegnamento in tutta la sua pienezza, mentre porgiamo la misericordia del Signore a tutti coloro che lottano per mantenersi fedeli alle esigenze e alle sfide del Vangelo in una società sempre più secolarizzata. Inoltre, affermiamo l’importanza di mantenere la disciplina tradizionale della Chiesa per quanto riguarda la ricezione dei Sacramenti. Ci auguriamo che la dottrina e la pratica rimangano inseparabili e fermamente in armonia. Esortiamo tutti coloro che parteciperanno al prossimo Sinodo a fare un annuncio chiaro e fermo dell’insegnamento morale immutabile della Chiesa, in modo che la confusione possa essere dissipata e la Fede confermata”. 12 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2015

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A questa impostazione, il sensus Ecclesiae, e prima ancora lo stesso sensus communis, ci spingono ad obiettare che un cristiano può solo essere sposo fedele o infedele, aver contratto matrimonio valido o invalido, avere una famiglia regolare o irregolare, generare figli legittimi o illegittimi, praticare la sessualità secondo natura o contro natura: tertium non datur. Come potrebbero mai esserci sposi “imperfettamente fedeli”, matrimoni “parzialmente validi”, famiglie “imperfettamente regolari”, figli “parzialmente legittimi”, omosessuali secondo natura? Tutto questo non finisce forse col relativizzare in genere la morale familiare e in specie il matrimonio sacramentale, giustificando le “nozze a tappe” e il “divorzio cattolico”? «lo spirito secondo cui l’eccezione è permessa allo scopo di alterare la regola» (11). tento discernimento e un accompagnamento di grande rispetto, evitando ogni linguaggio e atteggiamento che li faccia sentire discriminati, e promuovendo la loro partecipazione alla vita della comunità ecclesiale» (15). Il Sinodo non esclude la possibilità di ammettere i divorziati-risposati alla piena comunione ecclesiale e, quindi, all’Eucaristia, sia pure gradualmente e a certe condizioni (16). I cristiani in situazioni moralmente colpevoli e canonicamente irregolari non devono considerarsi scomunicati né possono essere emarginati, perché «nessuno deve sentirsi escluso». Anzi, «occorre accogliere le persone con la loro esistenza concreta» (17), anche se immorale e scandalosa. Dalla condanna al rispetto e all’ “accompagnamento” Ad esempio, secondo il Sinodo, «una nuova sensibilità della pastorale odierna consiste nel cogliere gli elementi positivi presenti nei matrimoni civili e nelle convivenze» (13). E ancora: «Anche in tali unioni è possibile cogliere autentici valori familiari, o almeno il desiderio di essi» (14). Continua il Sinodo: «Le situazioni dei divorziati-risposati esigono un at- Padre Spadaro così riassume la questione: «La Chiesa è chiamata ad accompagnare i processi culturali e sociali che riguardano la famiglia, per quanto ambigui, difficili e poliedrici possano essere. (…) La Relatio Synodi ha accolto il desiderio di dare un riconoscimento agli elementi positivi anche nelle forme imperfette di famiglia e nelle situazioni problematiche. In questo senso, ha operato un cambio di prospettiva. Non ha messo davanti l’ideale per giudicare, alla luce di esso, il negativo delle situazioni imperfette, ma lo ha fatto (…) per riconoscere ciò che di positivo si può discernere anche in situazioni che non realizzano pienamente quell’ideale» (12). Evitando di giudicarle, senza pretendere di convertirle, la Chiesa dovrebbe limitarsi ad accettare persone e coppie irregolari “così come sono”, prima esprimendo rispetto, stima e fiducia, poi accompagnandole nel loro cammino e avviandole a una graduale regolarizzazione per tappe che potrebbe arrivare fino alla “piena conformità” alla morale e alla “piena comunione” con la Chiesa. Se prevalesse questa impostazione, come verrebbe giudicato un sacerdote zelante che, posto davanti alla “persona ferita in stato irregolare”, la richiamasse alla coscienza il peccato commesso, la rimproverasse della sua colpa e l’ammonisse a convertirsi rompendo i legami illeciti e regolarizzando la situazione familiare? Questo sacerdote verrebbe condannato perché si comporterebbe da pastore intransigente, disumano e inopportuno, perché pretenderebbe che la vittima di una situazione “imperfetta”, Le convivenze omosessuali presentano “elementi positivi” e “qualità da offrire alla comunità cristiana”? TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2015 - 13

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Sinodo sulla famiglia Credo Priests: la voce del clero statunitense n seguito alla Lettera Aperta a Papa Francesco dei 500 sacerdoti dell’Inghilterra e del Galles in vista del prossimo Sinodo sulla famiglia, un gruppo di sacerdoti americani ha reso pubblico il proprio sostegno all’iniziativa. Il gruppo, che si è dato il nome di Credo Priests, ha già raccolto più di mille firme di ecclesiastici statunitensi – sacerdoti e vescovi – per chiedere al Pontefice di salvaguardare il Magistero tradizionale della Chiesa in tema di famiglia. I Il documento ha avuto notevole ripercussione, focalizzando l’attenzione su un settore assai esteso del cattolicesimo americano, composto per lo più di giovani sacerdoti, aperti alla Tradizione e desiderosi di difenderla ad ogni costo. Si tratta di un settore in forte crescita, che sta scompigliando tutti i pronostici degli analisti progressisti che avevano profetizzato, al contrario, il tramonto della Tradizione, nella misura in cui le vecchie generazioni sparivano. E invece, è proprio dalla gioventù che stanno arrivando le reazioni più decise contro la bramosia rivoluzionaria. “Ai Padri sinodali. In unione con i nostri fratelli sacerdoti dell’Inghilterra e del Galles (conforme agli insegnamenti del Catechismo della Chiesa Cattolica, 16501651), facciamo nostra la petizione che hanno firmato sollecitando i Padri sinodali nel prossimo Sinodo di rimanere saldi sulla dottrina tradizionale della Chiesa in tema di matrimonio, sessualità umana e pratiche pastorali”. Segue la trascrizione integrale della Lettera Aperta dei sacerdoti inglesi (riportata nel box a pag. 10). “Siamo sacerdoti della Chiesa cattolica. Alcuni diocesani, altri membri di ordini religiosi – leggiamo sul loro sito internet – Siamo obbedienti e rispettosi verso i nostri vescovi e i nostri legittimi superiori. Amiamo Cristo e la Sua Sposa, la Chiesa”. Poi, rivolgendosi ai confratelli: “Come sacerdoti, vi chiediamo di firmare una dichiarazione a sostegno dell’insegnamento tradizionale della Chiesa”. Ecco il testo della dichiarazione: Basilica dell’Immacolata Concezione, Washington DC 14 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2015

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«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia» (Gv. 15, 18-19) E così, il tanto osannato progresso della legge morale si concretizzerebbe in un ritorno alla tolleranza mosaica abolita dal nostro Redentore! Si realizzerebbe quindi una “gradualità” a rovescio, dal meglio al peggio; ciò significherebbe asservire la Legge evangelica a una sorta di “morale della situazione” imposta dalle circostanze storicosociali. “complessa” e dolorosa si adegui a un ideale perfetto e semplicistico, senza considerare i promettenti aspetti positivi (etici e religiosi) della situazione irregolare “sinceramente vissuta”. L’unico a non trovare comprensione e ad essere emarginato sarebbe proprio questo zelante sacerdote! Infatti, secondo il Sinodo, «occorre distinguere senza separare i diversi gradi mediante i quali Dio comunica all’umanità la grazia dell’alleanza» (21). La storicità e relatività della Legge divina sarebbe dimostrata dal fatto che Dio stesso permise all’antico Israele di attenuare il rigore del matrimonio originario col matrimonio mosaico, tollerando il ripudio, le seconde nozze e la poliginia (Dt. 24, 1ss.). In tal modo, nell’interpretazione massimalista dei testi sinodali, s’insinua che la Chiesa potrebbe domani riammettere il divorzio, le seconde nozze e la poligamia per le “persone e famiglie ferite”, che si sentono messe in situazioni insostenibili, incapaci di mantenere un impegno matrimoniale unico e definitivo. Partendo dal presupposto che «la condiscendenza divina accompagna sempre il cammino umano» (18), il Sinodo afferma che «non è saggio pensare a soluzioni uniche o ispirate alla logica del “tutto o niente”» (19). A questa impostazione integrista, bisogna opporre che persone e relazioni irregolari vanno valutate secondo la «legge della gradualità» (20), ossia tenendo conto del grado di consapevolezza della legge morale e religiosa e del grado di coinvolgimento nella situazione familiare e sociale vissuta. Spesso una novità nella prassi ne presuppone una nella teoria. Anche nel Sinodo, l’“apertura pastorale” alle situazioni immorali e irregolari viene giustificata da una innovazione dottrinale, per quanto mascherata e ambigua. “Legge della gradualità” o “gradualità della Legge”? La falsa prospettiva della “gradualità della Legge” ammette una conformità solo parziale alla morale cristiana. Ad esempio, la “validità parziale” dei matrimoni e delle convivenze (anche omosessuali) è un’applicazione pratica della “conformitàparziale” dell’individuo alla legge morale. Nel campo matrimoniale, ciò porta ad accettare che le nozze si realizzino per gradi, ossia che i fidanzati giungano progressivamente a diventare sposi, passando attraverso tappe di convivenza per verificare se sono abbastanza maturi da impegnarsi nel finale giuramento sacramentale, col pretesto di evitare che matrimoni affrettati o sbagliati diventino indissolubili. Ma la dottrina e la pastorale della Chiesa non hanno mai ammesso simili nozze per tappe graduali. Il matrimonio sacramentale è valido solo se i fidanzati danno alla loro unione un consenso pieno e inTRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2015 - 15 In realtà, quella che il Sinodo presenta come applicazione della giusta “legge della gradualità”, è invece applicazione di quella ingiusta “gradualità della Legge” rifiutata da Giovanni Paolo II in questi termini: «I coniugi non possono considerare la Legge solo come un mero ideale da raggiungere in futuro, ma debbono valutarla come un comando di Cristo Signore a impegnarsi a superare le difficoltà. Perciò la cosiddetta “legge della gradualità”, o cammino graduale, non può identificarsi con la “gradualità della Legge”, come se nella Legge divina ci fossero vari gradi e varie forme di precetto per uomini e situazioni diverse» (22).

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