30giorni numero di Giugno 2015

 

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30giorni numero di Giugno 2015

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30GIORNI ORGANO UFFICIALE DI INFORMAZIONE VETERINARIA di FNOVI ed ENPAV Anno VIII - N. 6 - Giugno 2015 Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale 70% - Lo/Mi IL MENSILE DEL MEDICO VETERINARIO ISSN 1974-3084 Siamo fornitori di salute Nel mercato del farmaco restando medici Occupazione Accreditamento IL RUOLO DELL’INFORMATORE SCIENTIFICO LA CERTIFICAZIONE DELLE PERSONE Enpav ASSEMBLEA NAZIONALE DEI DELEGATI Europa POSITION PAPER ALLA GA DI IASI

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Sommario 30Giorni | Giugno 2015 | 6 14 Editoriale 5 Il coraggio di avere più coraggio di Gaetano Penocchio 18 Bilancio di esercizio 2014: valutazione dei dati a cura di Giuseppe Zezze 29 34 L’Italia si volge verso l’Europa di Raffaella Barbero 36 L’agenda Fve di Mino Tolasi ORDINE DEL GIORNO LA FEDERAZIONE 6 Anticorruzione. La Commissione d’ascolto Fnovi a cura di Fnovi 8 Un ruolo nuovo per l’informatore scientifico a cura del Comitato Centrale Fnovi 9 I tavoli su benessere e biosicurezza vanno fatti con i veterinari di Francesco Dorigo 12 La figura chiave della consulenza aziendale di Mariarosaria Manfredonia 22 Le occasioni perdute di Giuseppe Peirano 23 Convivenza tra uomo e animale: l’Ordine torna protagonista di Alberto Aloisi LEX VETERINARIA 37 Il rapporto tra illecito penale ed illecito disciplinare di Maria Giovanna Trombetta 38 Accesso agli atti. Chi ne ha diritto? di Daria Scarciglia L’INTERVISTA 24 La certificazione delle persone di Anna Marino 27 Quale formazione a cura della Redazione FORMAZIONE 40 Dieci percorsi Fad a cura di Lina Gatti e Mirella Bucca FARMACO 29 Veterinario e vendita del farmaco. Dove va l’Europa? di Eva Rigonat IN 30GIORNI 44 Cronologia del mese trascorso a cura di Roberta Benini LA PREVIDENZA 14 I veterinari si tingono di rosa a cura dell’ufficio stampa Adepp 17 Assemblea Nazionale Enpav di Sabrina Vivian EUROPA 32 La professione medico veterinaria in Europa e le opinioni degli studenti universitari di Roberta Benini CALEIDOSCOPIO 46 La vera vittoria di David Blasetti

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farmaco@fnovi.it Le competenze degli esperti a disposizione di tutti Mandaci il tuo quesito Ti risponde il Gruppo di Lavoro sul Farmaco Le risposte su www.fnovi.it

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EDITORIALE fatti di Palermo (la vicenda che ha portato al rimpasto dell’Ordine e alla sospensione di un gruppo di colleghi), riferiti al mondo dai media nazionali, hanno lasciato, con le ferite, il bisogno di confrontarsi sulla legalità. Dando I di Gaetano Penocchio Presidente Fnovi per acquisita l’innocenza di tutti fino a prova contraria, quando si discute di legalità è una costante la confusione, una certa inconsapevole ignoranza e l’abituale ed immancabile ipocrisia. Questione di cultura, che non raramente ha una dimensione opaca come in questa occasione, quando si sfidano i magistrati o si definisce sciacal- gno dei medici veterinari di tutto il Paese è grande; promuoviamo la salute, la vita. E allora ha senso parlare di etica della responsabilità, solo se si esce dalle “intenzioni” e si trasformano le parole in fatti. La Fnovi, in tutta Italia, è testimone di una medicina veterinaria pubblica e privata che non conosce compromessi o scorciatoie e sa confrontarsi sulla legalità. Per questo, insieme agli Ordini, promuoveremo reti territoriali impegnate in attività di prevenzione dei fenomeni della corruzione e delle mafie nel nostro mondo. Andremo nelle scuole di veterinaria italiane a svolge- IL CORAGGIO DI AVERE PIù CORAGGIO laggio l’ascolto attivato (su richiesta dei medici veterinari di Palermo) dalla Fnovi e “Illuminiamo la salute”. Chi vuole infangare buon senso e onestà intellettuale di colleghi e delle istituzioni che hanno favorevolmente accolto l’investimento urla alla luna. Abitudine isterica di chi pone l’accento sugli argomenti che lo toccano, salvo non anteporre etica e conoscenza alle mediocri dichiarazioni ufficiali o ai comunicati stampa. Non sono in discussione le applicazioni giuridiche, filosofiche o sociologiche del principio di legalità. Il suo spirito è soprattutto, quello di arginare abusi di chi detiene il potere di decidere per gli altri. La legalità, che non è mai una virtù da poter vantare in un sistema incentrato sull’abuso ed il sopruso, presuppone un equilibrio di giudizio. L’impere attività formative di “peer education” sui temi dell’etica e della prevenzione della corruzione. Creeremo nuclei di studenti in grado di svolgere a loro volta attività formative, accogliere e condividere materiali sulle aree a rischio e sulle misure di prevenzione. Don Ciotti, che incontreremo a Varese nel prossimo consiglio nazionale di settembre, ci dirà che una partita cruciale come quella della salute richiede il coraggio della libertà, di una coscienza libera da vincoli e da condizionamenti. Molti hanno scelto la legalità malleabile e sostenibile: se mi conviene rispetto le regole, se non mi conviene non le rispetto. E in questi 20 anni in cui abbiamo parlato di legalità è cresciuta l’illegalità nel nostro Paese. È fondamentale avere il coraggio di avere più coraggio. ■ 30Giorni | Giugno 2015 |5

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LA FEDERAZIONE “IL PROBLEMA DEGLI ALTRI È UGUALE AL MIO. SORTIRNE TUTTI INSIEME È LA POLITICA. SORTIRNE DA SOLI È L’AVARIZIA” - DON MILANI Anticorruzione. La Commissione d’ascolto Fnovi Lo stato dell’arte del progetto valutato dal Comitato centrale. regolamentazione della Commissione d’ascolto, annunciata su 30giorni, nei criteri delle sue funzioni, della sua composizione e delle sue modalità operative. FUNZIONI Le funzioni della Commissione d’Ascolto sono contenute nel progetto e sono riferite al voler dar voce alle intimidazioni e alle pressioni criminali di cui il professionista o la professione è vittima, non trascurando quelle che vengono dall’interno della professione anche solo come “comportamento”, e che vedono i medici veterinari soggetti, anche inconsapevoli, di questi comportamenti. Rompere la cultura del silenzio che arresta lo sviluppo deontologico della nostra professione è la primaria funzione della Commissione d’ascolto che si struttura in un legame diretto con i professionisti che, per una qualsiasi ragione non possono, o non ritengono sufficiente, rivolgersi alle Istituzioni preposte alla tutela della legalità, ordini compresi. Il rispetto della privacy, in merito al possibile intervento della Federazione sull’argomento oggetto di ascolto, deve essere prioritario. Il consenso all’utilizzo di quanto ascoltato per una qualsiasi finalità deve sempre essere accolto dalla Commissione nei confronti di chi chiede di essere ascoltato, così come devono essere condivise le finalità. a cura di Fnovi ei numeri di ottobre 2014 e gennaio 2015 di 30giorni, veniva presentata l’iniziativa della Federazione “Fnovi: ambiente di ascolto e cultura della legalità” e si decideva di aderire ad N Illuminiamolasalute, progetto promosso da Libera, Gruppo Abele, Coripe e Avviso Pubblico con l’obiettivo di promuovere iniziative formative, di monitoraggio, di valutazione, di ricerca e cambiamento per sostenere un sistema sanitario pubblico e sociale integro, efficiente, al servizio di tutti i cittadini, che vada oltre la sola applicazione burocratica della legge 190/2012 per la prevenzione della corruzione. All’interno di questo progetto Fno- vi, l’istituzione di una Commissione d’ascolto trovava la sua ragion d’essere in virtù della necessità di dare voce anche al racconto, soprattutto da parte dei veterinari, del fenomeno dell’infiltrazione criminosa o del comportamento intimidatorio, in seno alla professione. La prima sperimentazione di tale percorso si è avviata, su richiesta di una parte della professione, a Palermo il 6 e 7 maggio. In tale occasione erano presenti, come componenti della Commissione, Vincenza Rando, rappresentante dell’ufficio legale dell’associazione Libera, Massimo Brunetti, Progetto Illuminiamolasalute ed Eva Rigonat, Consigliere Fnovi. L’esperienza maturata a Palermo consente ora di poter delineare, in modo più dettagliato e mirato, quella 6 | 30Giorni | Giugno 2015

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______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ LA FEDERAZIONE LA TUTELA E LA TERZIETÀ NELLA COMMISSIONE D’ASCOLTO La composizione ipotizzata è quella della presenza di una figura legale, di un rappresentante di Illuminiamolasalute, di un medico veterinario esterno alla Federazione, semmai con un vissuto personale in argomento, e di un componente del Comitato Centrale o del Collegio dei Revisori dei conti della Federazione. La particolarità della tematica trattata rende necessaria la tutela legale di chi chiede di essere ascoltato in merito alla valenza giuridica delle testimonianze che intende rendere, così come della Federazione che nell’accoglierle ne viene a conoscenza. A tal fine è prevista la presenza di un avvocato (o giurista) che, nel fornire queste tutele, fornirà anche le relazioni al Comitato Centrale di quanto ascoltato e la valutazione dell’eventuale necessità di confrontarsi con l’ufficio legale di Libera per casistiche di particolare rilevanza. Inoltre sarà cura della figura legale attuare le procedure previste dal regolamento, in tema di informazione preventiva ai colloqui e di eventuali azioni da intraprendere in conseguenza alle tipologie di dichiarazioni emerse. Il progetto della Federazione, che nasce con l’obiettivo di favorire la cultura della legalità, nell’avvalersi della collaborazione di Illuminiamolasalute, pone le basi per una referenzialità del progetto in relazione alla specificità delle competenze del partner scelto. Tale referenzialità deve trovare la sua espressione in tutti i passaggi utili al perseguimento dell’obbiettivo stesso. La composizione della Commissione d’ascolto, per queste ragioni, non può prescindere dalla presenza di un rappresentante di Illuminiamolasalute ogni qualvolta la selezione delle richieste di ascolto la evidenzi quale necessaria. LA PROFESSIONE MEDICO VETERINARIA NELLA COMMISSIONE D’ASCOLTO Il progetto Fnovi ha, oltre agli obiettivi di promuovere la legalità, anche quello di far crescere la professione. Riconoscere, dichiarare il proprio vissuto e metterlo a disposizione della collettività appartiene a quel processo di partecipazione che consente al professionista di riconoscere se stesso e di riconoscersi nel sistema ordinistico che lo rappresenta. La partecipazione inoltre è ipotizzabile possa essere incentivante per tutti coloro che, pur guardando alla Federazione, non vivono ancora l’esperienza della condivisione. La figura del medico veterinario che partecipa alla Commissione d’ascolto, esterna al Comitato Centrale, deve tuttavia possedere requisiti particolari che garantiscano l’idoneità al compito richiesto. Attualmente uno dei criteri di idoneità ritenuto valutabile dal Comitato Centrale ai fini dell’ammissione alla partecipazione, è quello di aver avuto un vissuto personale in argomento. L’ascolto della professione, voluto in un rapporto diretto con questa e senza l’intermediazione degli Ordini, pone la Federazione in un contesto di estre- ma delicatezza, quale garante e responsabile in prima persona delle tutele ai professionisti e degli utilizzi dei contenuti dell’ascolto. Il lavoro della Commissione non potrà mai prescindere dalla presenza di un componente del Comitato Centrale o del collegio dei Revisori dei conti della Federazione. RIVOLGERSI ALLA COMMISSIONE D’ASCOLTO DELLA FEDERAZIONE Le domande di ascolto devono pervenire in Federazione all’indirizzo amministrazione@fnovi.it con una breve relazione in tema all’argomento dell’ascolto che evidenzi la tematica delle pressioni criminose o intimidatorie, indipendentemente dal fatto che provengano da soggetti esterni od interni alla professione, Ordini compresi. Le domande non possono essere anonime e devono riportare nome, cognome e recapiti per i successivi contatti. La Commissione, nell’ambito delle proprie disponibilità di tempo, stende il calendario degli ascolti. ■ www.illuminiamolasalute.it 30Giorni | Giugno 2015 |7

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LA FEDERAZIONE ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ INVESTIRE IN SPAZI OCCUPAZIONALI UN RUOLO NUOVO PER L’INFORMATORE SCIENTIFICO Non un agente di commercio, ma un collegamento tra il mercato e il veterinario, qualificato da conoscenze tecnico-scientifiche. La normativa europea chiede nuove relazioni: opportunità in vista per la nostra categoria? a cura del Comitato Centrale Fnovi UNA FONTE Al veterinario competerà, come da volontà europea sulle sue capacità e competenze, muoversi nella complessità degli intrecci tra salute e benessere animale, salute pubblica, tutela ambientale e rispetto della normativa. Tutte le competenze di cui è portatore per esercitare dovranno essere continuamente aggiornate in un sistema che affida a lui la responsabilità delle proprie fonti del sapere. In questo contesto si inseriscono le fonti di informazione. Fra queste, una con caratteristiche particolari e di possibile grande rilevanza, è rappresentata dall’informatore scientifico del farmaco veterinario, colui con il quale il medico veterinario può anche avere uno scambio non solo tecnicoteorico ma anche empirico sul prodotto farmaceutico oltre che sull’applicazione normativa (ad esempio per un utilizzo responsabile ed etico del farmaco). QUALE RELAZIONE La relazione tra informatore scientifico e veterinario è, almeno per alcune tipologie di medicinali, diretta ed esclusiva. Logica vorrebbe che qualunque farmaco prescrivibile con ricetta medico veterinaria fosse presentabile da parte dell’industria e dunque dell’informatore scientifico, solo al medico veterinario. Questa relazione, diretta ed esclusiva, è l’espressione della qualificazione del primo e del ruolo del secondo: qualità tecnica dell'informazione specializzata rivolta a un professionista che, nella sua indipendenza intellettuale, è titolare delle scelte terapeutiche più appropriate fra quelle messe a disposizione dal mercato farmaceutico veterinario. È quindi doveroso conoscere, non ultimo nell'interesse del paziente animale, le novità e le caratteristiche dei prodotti autorizzati all'immissione in commercio, le modifiche, le variazioni, ecc. Questa relazione viene rafforzata dal dispositivo chiaro della bozza di nuovo regolamento che vieta, per molte casistiche, la promozione del farmaco veterinario presso gli utilizzatori, quali ad esempio gli allevatori, rimettendola al solo rapporto informativo con il veterinario. A ttorno al farmaco veterinario si giocano e si giocheranno molte delle politiche della professione veterinaria. Le bozze dei regolamenti sul farmaco veterinario e sui mangimi medicati fanno discutere in tema di possibilità o meno di scorta di Am, di modalità di prescrizione, di possibilità di vendita o di loro cessione, da parte del medico veterinario, con valutazioni di merito in tema di etica, con proposte di disaccoppiamento, di registrazione, di uso in deroga a cascata piuttosto che a ventaglio, di vendita in internet, di estensione delle categorie di farmaci prescrivibili dal veterinario, di farmaci ad uso esclusivo e molto altro ancora. INFORMATORE VETERINARIO La legge riconosce a molte professioni la possibilità di esercitare quale 8 | 30Giorni | Giugno 2015

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______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ LA FEDERAZIONE informatori scientifici, e non vi è dubbio che le competenze di altre lauree abbiano un senso. Tuttavia, ci sono almeno due ordini di considerazioni che dovrebbero portare a preferire la laurea in medicina veterinaria: la complessità della materia e l’intreccio di conoscenze richieste dalla rapida evoluzione della normativa sul farmaco veterinario e la circostanza che l’industria del farmaco veterinario ammette di aver bisogno di veterinari*. Indagando i possibili sbocchi occupazionali, la Fnovi ha visto emergere il settore aziendale e in particolare delle aziende del farmaco veterinario (ma anche del pet food) come un possibile sbocco occupazionale e professionale. La conferma è arrivata dall'ultima indagine svolta da Nomisma per conto della Federazione. Dalla voce degli stakeholders, però, si è appreso che i laureati in medicina veterinaria si presentano (quando si presentano) impreparati ai colloqui cioè si mostrano meno motivati rispetto ad altre professioni ad approcciarsi con impegno ed interesse all’ipotesi di un percorso lavorativo presso l’industria. È forse arrivato il momento di rivalutare la qualificazione e il ruolo dell’informatore scientifico, affinché sia vista come una carriera di alta qualificazione tecnica, scientifica ed etica. L’idea di rivestire, quale informatore scientifico, un ruolo di collegamento di conoscenza in un rapporto paritario e intellettuale con il collega in campo, potrà essere per il giovane veterinario un incentivo ad investire nella carriera industriale. Per l’industria potrà essere una opportunità di riqualificazione dell’immagine presso la professione. Per il medico veterinario sarà l’occasione di avere un riferimento per un’informazione scientificamente qualificata e deontologicamente affidabile. IL FUTURO DELLA CONIGLICOLTURA IN ITALIA NON SI PUÒ FARE SENZA I VETERINARI I tavoli su benessere e biosicurezza vanno fatti con i veterinari Benessere, biosicurezza, sanità, farmaco, antimicrobicoresistenza, formazione universitaria e degli operatori, veterinario aziendale vedono la Federazione a fianco dei veterinari anche nella richiesta di coinvolgimento al Ministero. di Francesco Dorigo Coordinatore Gruppo Coniglicoltura Fnovi forti del Dossier. Alcuni di questi argomenti hanno avuto un’evidente evoluzione, non solo nella percezione dell’importanza del problema, ma anche nella produzione di atti normativi. Anche qui forte e decisa è la volontà europea, soprattutto tramite Regolamenti, di legiferare. Obiettivo è *Roberto Cavazzoni, Direttore Aisa al Consiglio Nazionale della Federazione di Novembre 2013, nell’ambito della tavola rotonda dal tema “La professione veterinaria come percepita dalla parte datoriale” ■ ome seconda parte della riflessione all’articolo del numero di maggio di 30gg1, ci concentriamo su alcuni dei temi C 30Giorni | Giugno 2015 |9

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LA FEDERAZIONE ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ quello di dare risposte rapide ed efficaci alle nuove emergenze a livello politico-sociale, tra cui sembra assolutamente prioritaria quella legata all’antibioticoresistenza. Buona parte degli interventi attesi andranno in questa direzione, e vi dovrà essere anche da parte nostra uno sforzo non comune di adattare le esigenze della nostra attività a quello che è e sarà una precisa priorità. Perciò gli aspetti inerenti a benessere e biosicurezza dovranno essere legati alla gestione ed utilizzo del farmaco, come prerequisiti per un utilizzo maggiormente razionale dello stesso. LEGISLAZIONE IN MERITO AL BENESSERE È uno dei temi più delicati, e non solo perché maggiormente ripresi dai mezzi di informazione. Nel Dossier si chiedeva, esplicitamente, di emanare da parte del Ministero un regolamento applicativo del D.Lgs. 146/01 specifico per il coniglio. Questo al fine di rendere maggiormente calzante una norma, quella 146 generica, che in mancanza di riferimenti precisi mal si adatta alle peculiarità di questo tipo di allevamento intensivo. In questo senso da parte Europea non si è mosso niente negli ultimi anni, in quanto il confronto tra visioni diverse dell’allevamento del coniglio, impedisce un qualsiasi lavoro di mediazione. Da parte di alcuni paesi viene contestato il principio di allevamento in gabbia, e talvolta di utilizzo a fini alimentari di questa carne. L’inconciliabilità di queste visioni antitetiche ha rimesso la decisione all’interno dei vari paesi interessati, ognuno dei quali procede in ordine sparso. Chi legiferando in modo molto restrittivo. Chi lasciando spazio a decisioni di autoregolamentazione della filiera, soprattutto se stimolata da capitolati della Grande Distribuzione Organizzata (Gdo). Nel Dossier si incoraggiava il di- battito per andare verso una visione olistica del problema benessere, non chiusa quindi verso aspetti legati esclusivamente agli spazi, vedi misure delle gabbie ed eventuali arricchimenti. Visione che mette al centro di questa analisi globale legata alla gestione manageriale dell’allevamento, vedi ambiente, con i relativi parametri, vedi rispetto dell’esigenze etologiche in senso lato, il ruolo del veterinario. Si chiedeva, a chiusura di questo ragionamento, la convocazione di un tavolo tecnico in cui fossero raccolte le varie figure professionali, tra cui esperti indicati dalla Fnovi. Come è andata? In data 15-7-2014 venivano inviate ai vari Enti ed Associazioni interessati, ma non alla Fnovi, con protocollo 001620031/07/2014-DGSAF-COD_UO-P, le “Linee di indirizzo inerenti il benessere nell’allevamento del coniglio”. Come è evidente sono linee di indirizzo non vincolanti e quindi di applicazione volontaria, ed apparentemente ricadono in toto in quanto ri- chiesto nel Dossier. Si compongono di alcuni punti che trattano brevemente, in una decina di pagine, sia le caratteristiche biologiche e fisiologiche del coniglio, che il relativo campo di applicazione, vedi allevatore con gestione del management e caratteristiche degli edifici. Infine vi sono due allegati. Il primo sulle disposizioni comuni per tutti i sistemi di allevamento, vedi anche procedure sanitarie. Il secondo sulle disposizioni supplementari sulle gabbie arricchite. In termini precisi e dettagliati, venivano forniti le misure minime per categoria produttiva, definendo in modo non equivocabile quali erano le dimensioni corrette delle gabbie. Quest’ultimo aspetto va in contrasto con quanto richiesto nel Dossier, in quanto viene messo al centro della discussione l’aspetto cosiddetto volumetrico. È un primo passo di un dibattito, che, secondo alcuni, dovrebbe portare a breve ad un intervento di carattere legislativo. Si ribadisce la volontà della Fno- 10 | 30Giorni | Giugno 2015

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______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ LA FEDERAZIONE vi di essere coinvolta fattivamente in questo tavolo tecnico, in quanto il dibattito deve coinvolgere tutti gli stakeholder attivi sul mercato e non solo la componente industriale degli stessi. LEGISLAZIONE IN MERITO ALLA BIOSICUREZZA Come viene citato esplicitamente nel Dossier, “l’allevamento cunicolo, come già sottolineato, presenta un’ampissima variabilità strutturale e gestionale, ma nonostante ciò autori ed esperti del settore sono concordi nel sostenere che un’applicazione delle misure di biosicurezza in un allevamento come quello del coniglio con patologie multifattoriali e condizionate, le ridurrebbe del 5060% con conseguente riduzione dell’utilizzo del farmaco”. Le cause sono molteplici ed indubbiamente periodi difficili sotto l’aspetto finanziario non portano a riflessioni operative in questa direzione. Persiste quindi, anche se molto più sfumata, una percezione dell’azienda cunicola come azienda “arretrata” rispetto ad altri comparti. L’esplicita richiesta che veniva fatta di istituire presso il Ministero un tavolo tecnico urgente per arrivare alla emanazione di una norma relativa alla biosicurezza negli allevamenti cunicoli è stata totalmente disattesa. Niente è stato fatto in questa direzione, che si intreccia fortemente con l’istituzione fattiva della figura di veterinario aziendale, argomento, che pur avendo fatto sul piano della discussione diversi passi avanti, resta a livello operativo ancora nel libro dei sogni. In tal senso deve cambiare la percezione del veterinario perché come ribadisce il Dossier: “il veterinario a questo punto, pur rappresentando un elemento su cui vi sono forti aspettative per la cura, causa però la poca possibilità di incidere nella gestione, viene confinato al ruolo di gestore del farmaco…”. Sono aspetti fortemente intrecciati con molti dei punti citati e con altri successivi (vedi il farmaco) e che si connettono con il problema della formazione degli operatori. In primis veterinari, soprattutto pubblici, stante la grossa difficoltà che hanno a rapportarsi con un comparto le cui conoscenze sono solo frutto di esperienze personali, essendo quasi del tutto assenti nella formazione universitaria e post. Ma un ruolo altrettanto importante deve essere svolto sugli allevatori. Ben poco si è speso in questi anni in questa direzione. E non parliamo di corsi generici di formazione gestiti con il fine dei punteggi e non dell’acquisizione di conoscenze ed esperienze. Rimane ovvio come sia un problema che deve essere gestito in modo molto più professionale da parte di tutti, Istituzioni pubbliche e associazioni di produttori e come la Federazione possa svolgere un ruolo di pungolo ma anche di messa a disposizione di professionalità utili non solo alla discussione, ma anche alla gestione di questa delicata fase di passaggio. LEGISLAZIONE IN MERITO A FARMACO E MANGIME Le tematiche sono intrecciate per il preponderante utilizzo del mangime come mezzo per veicolare farmaco nell’allevamento del coniglio. Il Dossier dedica uno spazio rilevante a questa analisi, successiva ad un periodo particolarmente turbolento nell’interpretazione delle norme esistenti, da un lato la 193/2006 per il farmaco e la 90/93 per i mangimi medicati. Si sono sottolineate tutta una serie di contraddizioni e difficoltà interpretative, talvolta frutto di errori di traduzione, che si erano particolarmente accanite sui veterinari liberi professionisti del settore. Ricordiamo ancora una volta la vicenda valnemulina. Varie note emanate dal Ministero hanno indubbiamente chiarito alcuni punti, senza poter entrare, data la relativa forza legale dei documenti citati, nel merito delle contraddizioni del sistema. Da qui si è indubbiamente determinata una maggior consapevolezza nelle prescrizioni, tali da ridurre, sia sulla base di esperienze personali, che di raccolte dati su consumi reali di più anni (vedi relazioni presentate nel corso della sesta edizione della Giornata di Coniglicoltura Asic 2015 a Forlì), il livello quantitativo di farmaco utilizzato. Il risultato raggiunto non è sufficiente. È testimone di una volontà e di una consapevolezza relativa ai rischi rappresentati da un livello di prescrizioni elevate di cui il veterinario deve essere consapevole. Le proposte di Regolamento Europee sia sul farmaco che sui mangimi medicati possono rappresentare, pur nella loro precarietà o meglio non perfettibilità, uno strumento utile a fare chiarezza. La Federazione ha espresso, sulla base di un lungo dibattito che ha portato ad una serie di comunicazioni, tra cui spiccano gli articoli su 30giorni di ottobre 2014 per il farmaco e febbraio 2015 per i medicati, il suo parere. Il lavoro da fare è ancora molto. Si nota la particolare enfasi che viene sottolineata per tutti gli aspetti che riguardano l’Amr. Cosa che non ci deve stupire dato gli allarmi più volte sollevati, anche dai media. Rimangono alcuni punti critici di cui il principale è la rigidità conferita alla definizione di deroga, che per le specie minori, tra cui il coniglio, non “coperte” quindi da un arsenale terapeutico adeguato, pur garantite nel loro diritto alla cura, rappresenterà un ostacolo. Rimane comunque assodata la presenza della Federazione a fianco del mondo veterinario, soprattutto in questi tempi di cambiamenti. Tempi non facili per molti motivi, ma che devono essere visti come fattore, qualche volta forzato, di cambiamenti. 1 Dossier Fnovi sulla coniglicoltura: ancora attuale? ■ 30Giorni | Giugno 2015 | 11

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LA FEDERAZIONE ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ FNOVI RACCOGLIE LA SFIDA DELLA NUOVA PAC La figura chiave della consulenza aziendale Nomi vecchi e nuovi per indicare un bisogno sempre più necessario: la formazione. di Mariarosaria Manfredonia I n linea con la strategia Europa 2020, i tre obiettivi generali del sostegno allo sviluppo rurale per il periodo 2014 - 2020 si traducono in sei priorità. La N. 1, che tratte- rò in questo articolo, è conoscenza e innovazione che accende i riflettori sulla formazione, come capacità di cogliere tutte le opportunità che offre lo sviluppo rurale: formazione che vuol dire consulenza, consulenza aziendale. Il Regolamento della Priorità n.1 propone tre principali tipologie d’intervento: 1. trasferimento di conoscenze e azioni di informazione (misura 1, art. 14); 2. servizi di consulenza, di sostituzione e di assistenza alla gestione aziendale (misura 2, art. 15); 3. cooperazione (misura 16, art. 35). Il Sistema di consulenza aziendale in agricoltura (Fas - Farm Advisory System) è stato introdotto dal Reg. 1782/03/CE come strumento di supporto agli agricoltori sulla conduzione della terra e dell’azienda, in relazione al rispetto degli obblighi di condizionalità. Il Sistema costituisce, anche nella nuova programmazione uno dei principali mezzi attraverso cui perseguire lo sviluppo rurale, con particolare riferimento alla promozione del trasferimento di conoscenze e dell’innovazione nel settore agricolo e forestale e nelle zone rurali. I servizi di consulenza devono essere il volano che permette agli agricoltori e al- levatori, ai giovani agricoltori, silvicoltori, gestori del territorio, Pmi insediate in zone rurali e reti Pei (Partenariato europeo per l’innovazione) di conoscere compiutamente il nesso esistente tra le pratiche agricole e la gestione aziendale. Obiettivo della regolamentazione comunitaria è incoraggiare sia l’avviamento di tali servizi che il ricorso ad essi da parte dei beneficiari. Con questo scopo il Reg. (Ue) n. 1306/2013 che disciplina le materie situate tra il primo pilastro inerente i pagamenti diretti e il secondo pilastro sullo sviluppo rurale, all’art. 12 comma 1 (Titolo III) dispone che: Gli Stati membri istituiscono un sistema di consulenza per i beneficiari sulla conduzione della terra e dell’azienda (“sistema di consulenza aziendale”), gestito da orga- 12 | 30Giorni | Giugno 2015

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______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ LA FEDERAZIONE nismi pubblici designati e/o organismi privati selezionati. Proprio in riferimento al finanziamento del Fas, il Reg. (Ue) n. 1305/ 2013 prevede una specifica misura disciplinata all’art. 15 “Servizi di consulenza, di sostituzione e di assistenza alla gestione delle aziende agricole”, con la quale si concede un sostegno allo scopo di a) aiutare gli agricoltori, i giovani agricoltori di cui all’articolo 2, i silvicoltori, altri gestori del territorio e le Pmi insediate nelle zone rurali ad avvalersi di servizi di consulenza per migliorare le prestazioni economiche e ambientali, il rispetto del clima e la resilienza climatica della loro azienda agricola, impresa e/o investimento; b) promuovere l’avviamento di servizi di consulenza aziendale, di sostituzione e di assistenza alla gestione delle aziende agricole, nonché di servizi di consulenza forestale, compreso il sistema di consulenza aziendale di cui agli articoli 12, 13 e 14 del regolamento (Ue) n. 1306/2013; c) promuovere la formazione dei consulenti. Appare evidente quale potrebbe essere il ruolo del veterinario aziendale nel supportare le decisioni di investimento e la gestione del rischio nelle aziende zootecniche. In linea con gli obiettivi della Strategia dell’Ue, Europa 2020, la nuova politica di sviluppo rurale dovrebbe funzionare in modo coordinato e complementare al primo pilastro della Pac e agli altri fondi dell’Unione, in particolare il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), il Fondo sociale europeo (Fse), il Fondo di coesione e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (Feamp). I fondi si inseriscono in un quadro strategico comune definito a livello Ue, che si traduce in contratti di partenariato a livello nazionale, recanti obiettivi e norme comuni per il loro intervento. L’esistenza di norme comuni per tutti i fondi che operano all’interno del quadro strategico comune agevolerà la gestione dei progetti sia per i beneficiari che per le amministrazioni nazionali e favorirà anche la realizzazione di progetti in- tegrati. La Pac 2014-2020 riporta al centro del dibattito gli strumenti indiretti di politica agraria, potenziandone l’operatività per accrescere la competitività dei sistemi agroalimentari: stimolo alla cooperazione e alle organizzazioni dei produttori, organizzazioni interprofessionali, relazioni contrattuali, trasparenza delle filiere agroalimentari, gestione del rischio di mercato. Il sistema nazionale di consulenza, quindi, è chiamato ad accompagnare il rilancio dell’agricoltura, il miglioramento dell’efficienza aziendale che passa attraverso il contenimento dei costi e l’aumento del rendimento globale delle attività, per cui la consulenza aziendale deve avere un ruolo centrale nel supporto all’imprenditore agricolo. Questa azione di supporto dovrebbe avere come obiettivo prioritario, disciplinato, poi nelle diverse regioni, ma non esclusivo: ✓ la tutela della biodiversità e il miglioramento genetico del patrimonio zootecnico: priorità strategiche a livello nazionale e possono essere potenziate anche grazie a ulteriori attività includibili nel sistema di consulenza aziendale; nuovi strumenti di selezione, utilizzo dell’ambiente a fini zootecnici, integrazione socioeconomica soprattutto in aree marginali. ✓ l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari e i metodi di difesa alternativi delle colture a norma del decreto legislativo 14 agosto 2012 n. 150 “Attuazione della direttiva 2009/128/Ce che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi”. Da un punto di vista organizzativo, il sistema di consulenza dovrebbe soprattutto preoccuparsi di qualificare i consulenti; far sì che i consulenti sensibilizzino il beneficiario ed effettuino degli audit correlati al miglioramento aziendale, distinguere la consulenza e l’attività di controllo, prevedendo analisi del rischio per l’estrazione dei campioni di controllo per le aziende agricole e zootecniche che accedono al servizio di consulenza, immaginare un sistema di certificazione di qualità nazionale sull’efficacia ed efficienza dell’attività di consulenza svolta, anche attraverso una banca dati Fas nazionale, con valorizzazione delle buone prassi di consulenza nel settore agricolo e zootecnico. Parlare di miglioramento genetico del patrimonio zootecnico, significa accrescere la competitività del settore assicurando, sia una maggiore produttività per effetto della differenziazione qualitativa e della salubrità dei prodotti zootecnici sia un migliore benessere animale e salvaguardia della variabilità genetica delle razze allevate. La selezione, dunque, diventa un incentivo a disposizione dell’imprenditore per correggere o migliorare aspetti specifici della sua azienda (carenza produttiva, qualità del prodotto, stress produttivi o ambientali, etc.). Una inclinazione specifica è rappresentata dalle produzioni tipiche (ed in particolare dalle produzioni a marchio Dop/Igp), che acquistano sempre maggiore importanza nel panorama agroalimentare italiano e che per la maggior parte sono prodotti di natura zootecnica. In taluni casi il legame tra produzione e determinati “tipi genetici” è particolarmente forte e richiede la definizione di specifici obiettivi di miglioramento genetico. L’azione di consulenza del medico veterinario, pertanto, diviene più importante ed incisiva: il suo sapere deve agire come facilitatore nel complesso mercato delle politiche agricole comunitarie. La Federazione è pronta a raccogliere la sfida lanciata anche dalla nuova programmazione della Pac 2014-2020, ben sapendo che la professione del medico veterinario ha in sé le risorse intellettuali ed il bagaglio di competenze giuste per essere figura chiave di questo sistema di consulenza aziendale, e come erogatore della formazione, per esempio attraverso gli Ordini e come apportatore di quel valore aggiunto che significa competitività, innovazione, organizzazione ed efficienza dell’intera filiera alimentare. ■ 30Giorni | Giugno 2015 | 13

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LA PREVIDENZA a cura dell’ufficio stampa Adepp COME CAMBIA LA PROFESSIONE ome sono cambiate Enpav e professione in questi anni? Lo scopriamo insieme al presidente Gianni Mancuso arrivato ormai a metà del suo secondo mandato. E tra una riforma e l’altra, tra una sostenibilità a 50 anni e la spending review ha cavalcato quasi un decennio non proprio facile. C I veterinari si tingono di rosa Europa, finanziamenti, bandi e formazione. sidi alla genitorialità. Sì, è un titolo un po’ troppo politicamente corretto, non ci ho pensato molto quando mi è stato proposto, così lo abbiamo adottato. Tutto nasce dall’idea di voler essere più vicini alle colleghe veterinarie; le donne sono in grande aumento, ormai rappresentano il 45% della nostra platea nazionale e sono destinate ad au- Diciamo che ho vissuto in prima persona questo cambiamento, sono a metà del secondo mandato quinquennale, in questi 7 anni e mezzo ho, insieme al mio Consiglio di Amministrazione, dato impulso a creare o meglio, irrobustire, perché qualche servizio già l’Ente lo erogava, il cosiddetto welfare. Per cui nella A di assistenza del nostro acronimo Enpav abbiamo inserito in questi anni nuove opportunità e laddove esistevano già dei servizi li abbiamo rivisitati e un po’ ampliati. Una scelta dettata dalla consapevolezza e dalla necessità. Sapevamo, infatti, che la doppia riforma, che ho vissuto in prima persona sia quella per la sostenibilità a lungo termine a 30 anni e poi la successiva quella voluta dalla Fornero a 50 anni, hanno ovviamente richiesto di mettere mano alle leve e quindi ai portafogli dei colleghi che si erano abituati a corrispondere il 10% del loro reddito. Oggi siamo arrivati gradualmente al 13%, con una prospettiva nel medio e lungo termine di arrivare al 22. Ho letto sul vostro sito che prevedete dei sus- 14 | 30Giorni | Giugno 2015

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________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ LA PREVIDENZA mentare e a sopravanzare i colleghi maschi. Il rapporto tra donne e uomini iscritti alla facoltà di veterinaria è di 7 a 2. Anche la nostra, come tutte le professioni sanitarie, è destinata a femminilizzarsi. Allora, in quest’ottica, ci siamo chiesti cosa potessimo fare di più, visto che la maternità è già dovuta per legge in tutti gli Enti di previdenza. Abbiamo così deciso di dare un coupon che ammonta a 300 euro e che viene erogato nel periodo che va da 5 a 8 mesi, a fronte della dimostrazione del pagamento della retta della scuola materna. L’assegnazione avviene attraverso un bando al quale è molto semplice partecipare. La cifra stabilita è bassa, ci riserviamo di fare una verifica nei prossimi due anni, dopodiché vedremo se ampliarla. Nessun finanziamento a pioggia però, perché è una modalità che non ci trova in accordo e comunque non è fattibile per legge. A questo vorremmo aggiungere un ulteriore intervento, che attualmente è allo studio, per coprire le gravidanze a rischio. Vedremo se inserirlo nella polizza assicurativa. Il saldo tra i nuovi iscritti e chi va in pensione è in pareggio? Dal punto di vista del saldo generale abbiamo ancora davanti anni buoni, nel senso che vanno in pensione molti meno colleghi di quanti si iscrivono. La nostra platea oggi è di 28mila iscritti e poco più, si è quindi irrobustita negli ultimi anni. Il fatto di non avere avuto il numero chiuso fino ad una quindicina di anni fa ha fatto sì che crescesse la popolazione e poi è stato finalmente introdotto il numero chiuso anche se resta un altro elemento che nel panorama europeo è un’assurdità ossia il numero di facoltà: 13. Attualmente abbiamo più nuovi iscritti che pensionati e nella quasi totalità i pensionati sono maschi perché la nostra è una professione che, fino a qualche decennio fa, era totalmente ad appannaggio degli uomini, una generazione di veterinari che o lavoravano in campagna o lavoravano per il settore pubblico. La libera pro- fessione è un aspetto più vicino alla nostra generazione. Con la crisi come è cambiata la professione del veterinario? Anche in questo settore c’è la tendenza ad unirsi per risparmiare sui costi, a creare studi professionali? Noi purtroppo abbiamo sofferto pesantemente la crisi perché le attività veterinarie sono molto legate al benessere e alla circolazione del denaro. Solo i colleghi che stanno nel pubblico oggi non hanno problemi, anche se va sottolineato che le Asl, le Regioni, il Ministero tendono a bloccare il turn over e la tendenza è quella di tagliare, laddove ci sono 10 dipendenti l’obiettivo è di arrivare a 5. Nell’ambito della libera professione, invece, abbiamo una zootecnia che continua a sopravvivere e non è foriera di grandi prospettive, il mondo del cavallo è in crisi profonda, molti ippodromi e allevamenti hanno chiuso, quindi sopravvive il cavallino da passeggiata e poco di quella struttura che era molto florida e molto diffusa sul territorio. La gran massa di veterinari si occupa di animali da affezione, cani gatti e dintorni, e le famiglie italiane subendo la crisi vanno una volta in meno dal veterinario. Di pari passo abbiamo assistito ad una tendenza a creare strutture più complesse per cui si è un po’ fermata l’attitudine ad aprire ambulatorietti in giro per l’Italia, anche perché praticamente tutte le aree sono coperte e quindi si tende a creare strutture dove più colleghi stanno insieme. In questo modo da un lato si concorre nel dividersi le spese e dall’altro si offrono competenze più ampie. Entra in ballo l’Europa, i finanziamenti, i bandi destinati anche ai veterinari. Nota una curiosità dei suoi iscritti e una cultura maggiore? È un tema che mi appassiona molto. Ho anche chiesto al mio Consiglio di Amministrazione di seguirmi in questo, ancorché non sia previsto statutariamente dal nostro Ente di occuparsi di questioni europee, però, attraverso l’Adepp, ho imparato a conoscere questo mondo e quindi anche la grande opportunità dei fondi europei. Grazie all’Action Plan per la programmazione 2014-2020, anche i liberi professionisti possono avere questo strumento in più. Io mi sono messo in GIANNI MANCUSO, PRESIDENTE ENPAV 30Giorni | Giugno 2015 | 15

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