CON LE ALI AI PIEDI maggio 2015

 

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Diario del cammino

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DIARIO DEL CAMMINO CON LE ALI AI PIEDI dal 2 maggio al 30 maggio 2015 2 maggio 2015 – Firenze – Cantalice . In un curioso decrescendo, “dalle stelle alle stalle”, della qualità dei treni che ci porteranno a destinazione, partiamo con un Freccia rossa da Firenze per Roma Tiburtina; prendiamo il treno regionale veloce per Terni dal rumore assordante, e chiudiamo in bellezza con un fatiscente “due carrozze” per Rieti, dai finestrini con tendine incorporate grazie ai graffiti di improbabili wrighters. Il treno parte con la ridotta, ingrana le marce, piano piano prende l’aire e sale sale fino a Marmore, poi raggiunge Stroncone, scende a Greccio e infine arriva a Rieti. Mentre nel tratto tra Terni e Rieti abbiamo toccato le stazioncine di Orte, Nemo, Mortara e Narni tutte segnate dall’industria dell’acciaieria ormai ridotta a un insieme di ruderi industriali arrugginiti di una tristezza unica, ora possiamo godere dei luoghi attraversati nel 2005, proprio dieci anni fa, lungo il Cammino “Di qui passò Francesco”, immergendoci nella verdissima Valle Reatina. Quello che iniziamo domani, infatti, è la prosecuzione di quel cammino, seguendo ancora San Francesco, che si fece pellegrino alla Grotta di San Michele Arcangelo di cui era particolarmente devoto. A Rieti la ruvidezza nei modi dei dipendenti Cotral ci apre un mondo, ma alla fine riusciamo a capire quale sarà il bus che ci porterà in poco tempo a Cantalice Superiore. Alla fermata ci accoglie a braccia aperte S. Felice (è ritratto proprio così nella statua che campeggia accanto alla chiesa), e dopo un po’ di indagini sul posto, prendiamo per Via San Gregorio poi Via Pascoli e, tenendo la destra ,arriviamo in località Civitella, a casa della signora Lina, poco più di 1 km. dalla fermata del bus, dove dormiremo. Abbiamo deciso di sostare qui perché il tratto Poggio Bustone – Cantalice della prima tappa lo abbiamo già percorso nel 2005 e così facendo ci risparmieremo circa 6 km. del cammino di domani. Dalla casa, un bell’edificio in pietra restaurato con gusto, ci si affaccia sulla Valle Reatina con vista su Poggio Bustone là in fondo a mezza costa. Quattro passi pellegrini fino al Santuario di S. Felice all’Acqua dove il santo compì il primo miracolo facendo sgorgare dell’acqua che ancora oggi disseta chi passa di lì, poi torniamo per goderci il solicello sul muretto 1

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di casa, in attesa che la signora Lina condivida con noi la cena, offrendoci un piatto tipico, le strengozze alla cantaliciana, veramente buone. Fatte quattro chiacchiere con la signora Lina, ce ne andiamo a nanna sotto il cielo stellato, in un silenzio meraviglioso. 3 maggio 2015 Cantalice – Cittaducale km. 20.6 Alle 7,30 partiamo con un tempo bellissimo mentre, sotto di noi, la nebbia nasconde la Valle Reatina. Torniamo alla statua di San Felice e ci immettiamo sul Cammino. Di fronte a noi si scorge il Terminillo con ancora dei lembi di neve. Tutto procede bene, il percorso è ben descritto nella guida dell’Angela e il GPS con le tracce di Pasquale e di Simone nelle abili mani di Guido fa il resto. Paesini, boschi, ciclamini, ginestrelle, cavalli, cani, gatti allietano il nostro cammino. Siamo molto felici di essere di nuovo, zaino in spalla, “sulla strada”. Sosta per merendino a Cupparello poi, uno dei tanti angeli del cammino, che i pellegrini conoscono bene, ci rassicura sul percorso da seguire verso un rudere coperto di edera segnalato nella guida. Siamo arrivati a Cittaducale proprio per l’ora di pranzo e così ci facciamo fuori il formaggio e il salame della signora Lina su una panchina sotto la torre della città. Ci incamminiamo per la via principale e raggiungiamo la piazza centrale, deserta, racchiusa da splendidi palazzi e dalla cattedrale sulla cui facciata campeggia un bel rosone che ricorda quelli delle chiese di Tuscania. Le Suore Benedettine ci accolgono con molta cordialità e così ci sistemiamo. Visto il sole, non ci facciamo mancare la stesa del primo bucatino pellegrino della serie. Sul tardo pomeriggio ritorniamo nella piazza che ora invece è animata dal vocìo di grandi e piccini . Torniamo per cena al convento. Ad una ad una, con una scusa o con l’altra, tutte le suore vengono a vederci, siamo la novità del giorno. La madre, Suor Ildebranda, vive qui da 60 anni. Cercava una vita di clausura stretta, ma ha dovuto fare anche la maestra di quell’asilo che ora non hanno più. Come comunità si sono aperte all’Africa, accogliendo una suora africana che è lì da vent’anni, ma i problemi di diversità di cultura non sono mancati. 2

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4 maggio 2015 Cittaducale – Borgo San Pietro km. 30.8 Dopo un affettuoso saluto con Sr. Ildebranda usciamo dal convento. Sono le 7, l’aria è frizzante e c’è un tiepido sole. Riattraversata la strada principale di Cittaducale in mezzo ai banchi del mercato che stanno aprendo, ci incamminiamo su una strada di campagna a mezza costa nella penombra, mentre alla nostra destra si apre la valle illuminata dal sole dove i campi lavorati formano curiose geometrie interrotte dalla linea ferroviaria diretta a Sulmona. Passiamo davanti a un’edicola con l’immagine della Madonna della Strada e le rivolgiamo una preghiera perché protegga anche noi. Raggiungiamo gli scavi archeologici delle terme dell’imperatore Vespasiano, a cui un po’ di manutenzione non guasterebbe poi, attraversata la statale, passiamo accanto ai resti di quella che doveva essere la bellissima chiesa di Santa Maria a Cesoni, purtroppo in gran parte sommersa dalla vegetazione e ci immettiamo su una bella stradina di campagna che fiancheggia un canale. Saliamo sull’argine di un fiume e costeggiamo il grande impianto dell’acquedotto che capta le acque di un altro bellissimo fiume per portarle fino a Roma (80 km. da qui). Superato un antico mulino, testimonianza di un tempo che fu, imbocchiamo la strada e qui comincia il patimento della giornata. Salita, caldo, asfalto fino a Petrella Salto. Saliscendi, caldo, asfalto fino a Borgo San Pietro. Non sarà uno scherzo, in particolare per Guido che non è al top, ma che pellegrino duro e puro resisterà fino all’ultimo metro. Raggiunto il bivio per Pendenza da cui si domina la cima del Terminillo, proseguiamo fino a Casa Natali dove incontriamo Ines e le sue rose gialle. E’ originaria dell’Aquila ma vive qui fin dal 1956. Giunti a Casa Bianca credevamo di scendere invece si continua a salire. Ci fermiamo a Capradosso per mangiare e prendere un thè nel bar della piazzetta centrale. E’ il paese delle obese (rima involontaria), anche molto giovani, in particolare la barista che dura fatica a muoversi dietro il bancone…. Chiediamo se c’è un mezzo per raggiungere Borgo San Pietro, ma poi decidiamo di continuare a piedi, facendo delle soste più frequenti. A Petrella Salto sembrerebbe che la salita fosse terminata, invece ci attendono ancora alcuni saliscendi poi alla fine raggiungiamo il convento di Borgo San Pietro delle suore francescane di S. Filippa Mareri, dove alloggeremo stanotte. Il convento è la casa madre dell’ordine, un anonimo edificio moderno ma, sbirciando, abbiamo visto che alcune stanze della direzione sono arredate con bellissimi mobili d’antiquariato. 3

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Anche qui, come a Cittaducale, le suore rammentano con simpatia Angela. Guido è piuttosto stanco e per il caldo ha un’eruzione da contatto sui piedi che posta su Facebook scatenando il panico generale tra gli amici che ci seguono. Oggi la media non è stata un granché ma come dice il proverbio “chi va piano va sano e va lontano”. 5 maggio 2015 Borgo San Pietro – Fiamignano/loc. Corso km. 17.1 Alle 7,30 Giovanna va a messa ed assiste al canto di alcune litanie che le fanno riaffiorare ricordi dell’infanzia. Guido nel frattempo ha già preparato lo zaino e ricevuto chiamate dagli amici preoccupati per i piedi. Salutiamo le suore e si parte. Il cielo è velato ma a tratti il sole fa capolino. Il percorso entra nel bosco e segue una via crucis con cappelle in pietra. Gli scorci panoramici sul Lago e la Valle del Salto accompagnano la nostra salita. Voltandoci indietro si rivedono Petrella Salto e Staffoli, mentre verso est cominciamo a intravedere montagne innevate di cui non sappiamo il nome. Il bosco è di un verde meraviglioso mentre i prati sono un’esplosione di colori, orchidee, ginestrella, ciclamini e altri ancora. Usciamo dal bosco e deviamo per Mareri per visitare i ruderi del castello del 1200 che appartenne alla famiglia di S. Filippa, la santa francescana di cui andremo a visitare la grotta. Ritorniamo sui nostri passi, che comunque sono stati quasi due chilometri fra andata e ritorno, rientriamo nel bosco e saliamo fino ad un’area picnic da cui si gode una vista superba su tutta la valle. Saliamo ancora fino ad un punto panoramico dominato da una croce, dove lasciamo gli zaini per deviare verso la grotta di S. Filippa che merita davvero una visita, a parte l’orribile baldacchino sull’altare e i vari fiori e sedie di plastica sparsi un po’ dappertutto. Ripresi gli zaini, ci incamminiamo per la strada sterrata in salita e ci inoltriamo nel bosco fino al punto di maggiore difficoltà dove, grazie alla puntuale descrizione della guida, troviamo i segni e ci dirigiamo verso la croce che avevamo visto fin da Borgo San Pietro e che sembrava irraggiungibile. Da qui si gode un panorama mozzafiato. In lontananza, verso est, si scorge la torre del castello di Fiamignano sul poggio di Popponesco, la nostra prossima meta. Scendiamo dalla cima dove svetta la croce e, seguendo con attenzione i segni, proseguiamo fra macchie di ginepro molto pungenti. Fa caldo e abbiamo sete perciò la vista e l’arrivo al fontanone ci dà un piacere immenso. Ci scoliamo un sacco di bottigliette d’acqua poi ci sistemiamo con i piedi all’aria sotto un 4

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bellissimo faggio per il nostro pranzarino pellegrino col pane ancora molto buono di Sr. Ildebranda di Cittaducale e il tonno portato da Firenze. Ci rimettiamo in marcia scendendo a mezza costa, con vista sul lago e sulle montagne innevate all’orizzonte. Del filo spinato nel bel mezzo del sentiero ci complica la vita e non capiamo perché ci sia stato messo. Giunti al castello di Popponesco di cui è rimasta solo la torre, passiamo davanti alla chiesetta di S.Maria in Poggio. Da qui si cammina su asfalto fino a Corso, traversando un piccolo borgo abbellito da murales sui briganti. Siamo nel Cicolano e un tempo questa è stata zona di brigantaggio. Finalmente siamo al B & B dove alloggeremo. L’appartamento è in un seminterrato, ma si affaccia su un giardino delizioso e assolato, ottimo per il bucatino di ieri e di oggi. La casa in pietra e legno è piena di oggetti di famiglia e di epoca contadina, nonché libri, riviste e cartoncini per il crowdfounding della Rua di Assisi promosso da Angela. Il luogo è così tranquillo che ci ricorda l’atmosfera respirata a Pometo sulla via degli Abati. Ci godiamo il sole e ci organizziamo per la cena che potremo fare in questa cucina così ben attrezzata. Dopo cena il caffè ce lo prendiamo in giardino perché l’aria è particolarmente dolce. E, come dice la Giovanna, se questa è la penitenza, datecela sempre! 6 maggio 2015 Fiamignano/ loc. Corso – Casale Calabrese km. 12 Si parte poco dopo le 8 con calma con un bel sole. Oggi passiamo il confine di regione, lasciamo il Lazio ed entriamo in Abruzzo. Si va per strada asfaltata, ma la tappa non sarà lunga perché abbiamo deciso di dividerla in due fermandoci a Casale Calabrese, scelta che si rivelerà indovinata perché il posto a dire che è bellissimo è dir poco. Superata S. Lucia, si raggiunge Case Tocci Aringo e da lì si continua in direzione Tornimparte. La strada entra in una gola verdissima con aspre rocce grigie. Si sale un dislivello di 350 metri, si supera il ponte che fu fatto saltare dai partigiani della Brigata Maiella per arrestare l’avanzata dei tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Finita la salita, ci appare davanti un pianoro circondato da cime tondeggianti coperte da macchie di faggi che assomigliano a quelle che circondano il Pian Grande a Castelluccio di Norcia nei Sibillini. La morfologia del terreno va ben oltre quelle classificazioni e incasellamenti che noi stabiliamo per non perdersi nel mare magnum della vastità della terra. Raggiunta una vecchia casa cantoniera, ci fermiamo per uno spuntino con i panini della frittatina di ieri sera, poi si imbocca la strada sterrata sulla destra e dopo circa 300 metri siamo al Casale Calabrese, gestito da Avio. Si tratta di un edificio del 1800 che fungeva da dogana tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie e che è stato frequentato anche dai briganti. Sono appena le 12 perciò tutto riposo. Qui siamo in un posto magico, un angolo di mondo incantato. Siamo a 1200 metri ma si sta benissimo. La casa è circondata da grandi prati attrezzati con tavoli e sdraio per prendere il sole. I grilli cantano a tutto spiano e il bucato asciuga che è un piacere al venticello che sta tirando. 5

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Per la gioia di Giovanna ci sono cavalli al pascolo con molti puledrini . Passerà un sacco di tempo beata a guardarli e a riprenderli con la macchina fotografica. Più tardi arriva un mandriano che fa spostare i cavalli in un altro prato e lo spettacolo dei cavalli al galoppo è strepitoso. Più tardi comunque i cavalli noncuranti ritorneranno nel prato da cui erano stati allontanati. Avio ci spiega che esistono conflitti tra proprietari dei pascoli e proprietari dei cavalli. I cavalli in pratica brucano l’erba di altri, i quali quando portano su le loro mandrie trovano i pascoli belli rasati e ripuliti. Ci racconta che intorno ci sono i lupi e che tempo fa è stato trovato un puledro ucciso dai lupi giù al fontanone. Conclusione, anche in questa che appare un’oasi di pace perfetta, c’è da lottare. Avio ci racconta della sua bella famiglia e in particolare della figlia che andrà in Brasile con un progetto di Intercultura, in base al quale anche loro hanno ospitato tempo fa una studentessa orientale con cui sono ancora in contatto. Avio è innamorato del suo Abruzzo e delle sue montagne come il Sirente e il Velino che vedremo nei prossimi giorni quando passeremo l’altipiano delle Rocche. La cena, preparata da Albertina, una cuoca eccezionale che Avio si tiene cara, è ottima con piatti tipici molto buoni. Non resta che andare a letto nel silenzio assoluto che qui regna. 7 maggio 2015 Casale Calabrese – Villagrande di Tornimparte/Le Piagge km. 14.8 Alle 7,30 colazione con il dolce di Gabriella, la moglie di Avio, e panini con pane e formaggio per oggi già pronti da mettere nello zaino. Sole splendido. Luce incantevole. I cavalli sono già “al lavoro” e i puledrini salterellano intorno alle loro mamme mentre vanno tutti al fontanone a bere. Da non sapere come fare a lasciare questo paradiso. Ma la strada chiama e, dopo la foto ricordo con Avio, si parte. Ci voltiamo più volte indietro per fissare bene nella memoria questa dolce vallata, ma un’altra altrettanto bella ci attende, l’altipiano di Castiglione, un insieme di praterie e corsi d’acqua a non finire. In un angolo c’è il piccolo borgo di Castiglione con una deliziosa chiesetta di campagna, che Avio tra poco prenderà in custodia. Dall’altro lato della valle passa una mandria di mucche con i vitellini che salterellano così come abbiamo visto fare ai puledrini. I piccoli sono sempre i piccoli… 6

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Lasciata la valle, si inizia a salire sulla destra fino al passo della Forca. Lo superiamo e scendiamo per un’antica mulattiera nella vallata dell’Aquila. Di fronte a noi si apre uno scenario grandioso di cime innevate: Gran Sasso, Monti della Laga, Vettore e in basso, in lontananza, la città dell’Aquila. Raggiunta la strada asfaltata, la si percorre fino a Villagrande di Tornimparte. Ci fermiamo per visitare la chiesa di San Panfilo che contiene dei bellissimi affreschi; in particolare ci colpisce l’affresco della cupola per lo sfondo nero su cui si stagliano le coloratissime figure. Sul piazzale della chiesa svetta un albero altissimo senza fronde, come se fosse un palo. Si tratta dell’albero di maggio. Secondo un’antica tradizione che risale ai tempi dei longobardi, per celebrare la fertilità della terra risvegliata dal torpore invernale, la notte tra il 30 aprile e il 1 maggio, alcuni uomini in segreto abbattono l’albero più alto e più diritto del bosco, lo sfrondano e prima dello spuntare del sole lo innalzano davanti alla chiesa dove resterà per 30 giorni. Dopo il pranzetto all’”osteria del pellegrino”, sul prato del giardinetto del paese, si prosegue fino al B & B Le Piagge, una bella casetta di legno del signor Alberto. Ci accoglie una sua collaboratrice di origini slave, consumata dalla nostalgia di casa. Svolte le funzioni di rito pellegrine, ci riposiamo nel giardino e controlliamo la tappa di domani. Ceniamo con signor Alberto col quale chiacchieriamo del cammino e di tutto un po’. La cena è stata buonissima e abbondante. Ci voleva il nostro amico Renzo!! 8 maggio 2015 Villagrande di Tornimparte/Le Piagge – L’Aquila km. 18.5 Anche oggi il tempo ci vuole bene, abbiamo il sole. Partiamo con calma verso le 8. Fatte poche centinaia di metri, l’ennesimo cane ci abbaia dal giardino di una villetta e la padrona, avvicinatasi per richiamarlo, ci dice che è di Firenze e ci chiede di portare un bacione alla nostra città. Sarà fatto. Più avanti una curiosa fermata dello scuolabus fatta da qualcuno a mano con semplici pezzi di legno attira la nostra attenzione e si merita di essere immortalata in una foto. Lungo la strada troviamo case danneggiate dal terremoto, ma anche altre ben messe, addirittura ville circondate da curatissimi prati all’inglese. Attraversiamo il paese di Collefracido dove fanno mostra di sé le opere in legno di uno scultore tra le quali l’insegna del cammino “Con le ali ai piedi”. Poi attraverso un 7

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sentiero ombroso e campi assolati raggiungiamo la cima di una collina sovrastata da una croce da cui si gode un bellissimo panorama a 360 gradi. Proseguiamo con continue vedute del Gran Sasso in un ambiente che ricorda un po’ la via della Plata fra querce e vischio fino a raggiungere una chiesetta di campagna perfettamente restaurata dove ci fermiamo per una breve sosta. Più avanti, passando fra i campi, incontriamo un uomo con la figlia che ci raccontano della terribile esperienza del terremoto e delle sue drammatiche conseguenze. Ci dicono che in quella occasione è uscito fuori il meglio e il peggio delle persone. Ci sono stati grandi atti di solidarietà e grandi egoismi. Loro non si sono approfittati della situazione e la loro casetta in legno se la sono comprata con i propri soldi. Ma le ferite sono dure da rimarginare specialmente dal punto di vista psicologico perché, essendo stati evacuati, le abitudini sono state stravolte e le relazioni di amicizia disperse, tanto che la moglie non si è più ripresa e vive in un continuo stato di depressione. Dopo un caloroso saluto proseguiamo in salita per Roio e vediamo con i nostri occhi le orribili case delle cosiddette newtown. Danno l’impressione di arrostirci d’estate e di gelarci d’inverno. Seguendo una via mariana, costellata di cappelle, tra cui una eretta dalla città dell’Aquila dedicata, ironia della sorte, ai misteri dolorosi, scendiamo fino all’Aquila ed entriamo dalla porta a fianco della fontana delle 99 cannelle, dove la sosta è d’obbligo. E’ di una bellezza unica, ogni faccia è diversa dall’altra. Saliamo fino al nostro punto tappa, il B & B Il Chiassetto, gestito da madre e figlia che coraggiosamente sono tornate in città per riprendere in mano la loro vita. La città fa impressione. Se non si vede non si può immaginare né capire a pieno com’è la situazione. Interi palazzi vuoti, finestre aperte come “Il grido” di Munch, strade invase dalle erbacce, impalcature incredibili, cantieri con silos di cemento enormi. Ci sono comunque segni di ripresa, alcuni palazzi già restaurati sono di un bellissimo color ocra che riscalda il cuore e la vista. La Basilica di San Bernardino, appena riaperta il 2 di maggio è splendida. Al suo restauro hanno lavorato giovani e bravissimi tecnici che hanno fatto il loro lavoro con grande passione al di là del compenso che sembra non sia stato proprio all’altezza della qualità delle loro prestazioni e della loro professionalità. Non poteva mancare una visita allo storico Caffè Nurzia in piazza Duomo, divenuto simbolo della città per essere stato il primo negozio a riaprire appena tre mesi dopo il sisma. La signora Natalia ci accoglie con il 8

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suo grande sorriso e ci invita ad assaggiare il suo specialissimo torrone al cioccolato. E’ una squisitezza e non possiamo andarcene senza prenderne un po’. Passiamo anche dal Forte Spagnolo perché siamo curiosi di vedere l’Auditorium costruito al suo fianco da Renzo Piano, un piacevole accostamento fra grigio e colori vivacissimi. Prima di rientrare riusciamo a visitare, seppur solo dall’esterno, la famosissima Basilica di Collemaggio, di una bellezza unica, che riempie gli occhi. La città è piena di alpini e di bandiere italiane perché nei prossimi giorni vi si terrà il raduno nazionale e la loro presenza la ritroveremo anche nei paesi successivi che attraverseremo. A cena scopriamo per la prima volta, il gusto del vino “Montepulciano d’Abruzzo”, una vera specialità. 9 maggio 2015 L’Aquila – Fossa km. 12.7 Poco prima delle 8 usciamo, c’è il sole ma fa piuttosto fresco. Passiamo in silenzio fra le case del centro storico. Scendiamo da Collemaggio costeggiando la basilica, fino a raggiungere la statale che attraversiamo per passare la ferrovia e il fiume. Si cammina su strada asfaltata che si lascia per seguire una pista ciclabile piena di persone a fare jogging, ma purtroppo percorsa anche dalle automobili. Questo tratto del cammino non ha molto da offrire, sembra di essere lungo l’Arno sulla pista che porta ai Renai… L’unica nota positiva è che si continua ad avere degli scorci molto belli sulle montagne innevate e che comunque siamo in campagna. Arrivati a Monticchio attraversiamo la parte vecchia del paese danneggiata dal terremoto, ci riforniamo di viveri e si scende verso Onna, imboccando poi una strada poderale che seguiamo tenendo sempre la destra fino a sbucare, all’altezza di una casina rosa, sulla strada per Fossa. Probabilmente non abbiamo fatto proprio quello che indica la guida, ma dopo 300 metri siamo comunque a Fossa, al B & B Le Terre di Aveja dove sosteremo. Abbiamo percorso appena 13 km. e sono le 11,30, ma non c’erano alternative se non quella di continuare fino a S. Spirito d’Ocre, facendo una tappa troppo lunga per i nostri gusti. Ce la prendiamo comoda, l’appartamento è molto bello e Angelo il proprietario, come promesso per telefono, ci ha fatto trovare tutto quello che serve per farsi una pasta. Più tardi andiamo alla chiesa di Santa Maria in Cryptas, la chiesa più importante d’Abruzzo per i suoi affreschi, ma purtroppo è inagibile per il terremoto ed è completamente imbracata. 9

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Ci fermiamo all’unico bar per una bevuta. Il figlio della proprietaria si chiama, anche lui, Angelo. Probabilmente non è un caso che si sia circondati da angeli, visto che il nostro cammino va verso Monte Sant’Angelo. Il bambino ci dice con orgoglio che a Firenze sì c’è stato, ma per vedere il concerto di Violetta!!! Torniamo al nostro posto tappa e Angelo ci dà delle dritte per domani. Ci porta a vedere l’imbocco del sentiero che passa per il Convento di Sant’Angelo d’Ocre che consente di raggiungere Rocca di Mezzo con meno chilometri, ma Guido non se la sente e faremo la strada indicata dalla guida anche perché vogliamo tracciare il percorso ufficiale con il GPS. La nostra cena sarà una bella frittata con le uova e la menta dell’orto di Angelo, e il riposo assicurato da un silenzio assoluto. 10 maggio 2015 Fossa – Rocca di Mezzo km. 25.4 Si parte alle 8 dopo un’abbondante colazione preparata da Angelo. Passiamo sotto Fossa, completamente disabitato. Le abitazioni sono state gravemente danneggiate dal terremoto e il centro del paese è inaccessibile. Se fosse stato possibile attraversarlo si sarebbe risparmiato sicuramente un chilometro. Saliamo fino al Monastero-fortezza di S. Spirito d’Ocre per poi riscendere fino a Casentino e infine a Tussillo, dove ci riforniamo di acqua e ci fermiamo per uno spuntino. Da lì comincia il bello: una mulattiera in continua salita ci fa compiere 700 metri di dislivello in pochi chilometri per raggiungere la statale. Arriviamo in cima con la lingua di fuori e stramazziamo sul prato. Ripartiamo rifocillati verso Fonte Avignone e proseguiamo in salita fino ad un’area di sosta che ci ripaga della fatica offrendoci una vista superba sul Gran Sasso e sui monti del Velino. Attraverso prati pieni di fiori arriviamo a Terranera, da dove inizia il meraviglioso altipiano delle Rocche che percorriamo in tutta la sua lunghezza seguendo una comodissima pista ciclabile che costeggia l’immensa prateria dell’altipiano. Come gli “andaderos” spagnoli ci farà arrivare alla meta di oggi in tutta sicurezza. Una incredibile distesa di giallo colora la vallata: è la rivincita del piscialletto, che sarebbe il tarassaco, ma che da bambini abbiamo sempre chiamato così. 10

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Fra poco questa vasta pianura sarà un tappeto tutto bianco di narcisi e si svolgerà la festa tradizionale dei carri addobbati di questi candidi fiori dal profumo intenso. Peccato che siamo passati troppo presto. Entriamo nel paese di Rocca di Mezzo, piena di bandiere tricolore per il raduno degli alpini all’Aquila e, altra curiosità, lungo un marciapiede troviamo un cartello blu con la conchiglia gialla del cammino di Santiago e la “I” di informazioni. Non capiamo perché e chi darà queste informazioni su Santiago proprio a Rocca di Mezzo, ma ciononostante ci fa piacere questa “contaminazione” di cammini. Alloggiamo alla casa di spiritualità “Madonna delle Rocche” gestita da don Vincenzo, appartenente alla Congregazione ”Famiglia dei Discepoli” fondata da un cappellano militare, p. Minozzi, il quale sconvolto dalle atrocità della prima guerra mondiale volle fondare una casa di assistenza per vedove e orfani. Don Vincenzo porta ancora la tonaca con sopra uno spolverino grigio stile anni ’50, è simpatico, semplice e genuino, un don Peppone dei nostri giorni. Siamo gli unici ospiti e gli unici partecipanti alla celebrazione della messa. Prima di andare a letto, dalla finestra della nostra mansarda, ci godiamo lo spettacolo del paesaggio notturno con i paesini illuminati e la catena del Gran Sasso innevata sullo sfondo. 11 maggio 2015 Rocca di Mezzo – Celano km. 18.1 Salutato il caro don Vincenzo, ci mettiamo in cammino in un’altra bellissima giornata di sole. Fatto rifornimento di un ottimo formaggio locale, seguiamo la pista ciclabile che attraversa tutto l’altipiano fino a Ovindoli. Ad un tratto appare il cartello che indica Piani di Pezza e per Guido è un riaffiorare di bellissimi ricordi del campo nazionale Scout del 1964. Sul pianoro prima di Rovere ci sono già tantissimi narcisi fioriti e lo spettacolo è straordinario. Ci fermiamo a farci uno spuntino, così con la “barriga llena” si cammina molto meglio! Si esce da Ovindoli, piena di alpini e di bandiere, seguendo il tracciato del gasdotto che in discesa e in mezzo alla pineta ci porta alla statale che attraversiamo più volte. A San Potito facciamo rifornimento di acqua al cimitero (una cannella c’è sempre lì) e ci inoltriamo in una stradella ombrosa fiancheggiando un ruscello infrascato. Superato un gruppo di case fra cui un rudere con un improponibile cartello “vendesi”, ci fermiamo a far fuori il panino del giorno su un muretto di via Collemenosa. Siamo prossimi a Celano e dall’alto se ne ha un bel colpo d’occhio. Prima di arrivare alla piazza principale si passa davanti a una bellissima cascata che è la fonte di San Francesco Ci sistemiamo in un B & B. del centro poi, sbrigati i soliti rituali pellegrini, si fa un giro turistico di Celano, un paese molto carino, ma molto in salita se si vuole andare a visitare il Castello e l’adiacente chiesetta della 11

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Confraternita dedicata all’Arcangelo Michele. Ne vale però la pena anche per il panorama che si gode sulla Valle del Fucino, con sullo sfondo Avezzano, la città di Avio, l’ospitalero di Casale Calabrese. In paese un fotografo molto gentile ci trasferisce gratuitamente le foto dalla macchina fotografica ad una chiavetta, così almeno quelle fatte fino ad ora sono al sicuro. Facciamo spesa per la cena visto che abbiamo una cucina a disposizione e rientriamo. 12 maggio 2015 Celano – Castelvecchio Subequo - km. 28.1 Alle 7,10 siamo già in cammino e si esce dal paese per cominciare a salire verso le Gole di Celano che vedremo da lontano. Si segue una ripida e lunga carrareccia sassosa fino a un valico con una croce. Alla nostra destra si apre uno stupendo panorama sull’immensa Valle del Fucino segnata da una lunga serpentina del fiume. Un tempo questa pianura era un grandissimo lago, il terzo d’Italia, utilizzato dai romani per spettacoli di battaglie navali. Nel corso dei secoli sono state eseguite a più riprese, senza successo, opere di regimazione delle sue acque per le frequenti esondazioni. Finalmente nel 1885 il duca di Torlonia, proprietario dell’area, completò il faraonico progetto del totale prosciugamento del lago, di cui si percepisce tuttora l’originale esistenza. Raggiungiamo il paese di Aielli dominato dal suo castello e si sale verso un parco eloico. Sul sentiero incrociamo due uomini a cavallo, uno dei pochi incontri lungo questo cammino decisamente solitario, ma che anche per questo ci sta piacendo un sacco. Qui c’è un vento fortissimo e le pale eloiche vanno a tutta, ma per fortuna c’è il sole. Attorno a noi il paesaggio si è fatto brullo ma molto affascinante. Sulle cime circostanti ancora lembi di neve. Superate le pale eoliche, si scende in una valletta fino a una piccola cappelletta all’aperto dedicata a Maria con annesso fontanone e un’adiacente area pic nic purtroppo lasciata all’incuria. Continuiamo a scendere fino ad un altro bellissimo fontanone dove ci riforniamo di acqua prima di iniziare la salita che si addentra in una valle sempre più stretta per portarci all’altipiano del Baullo che si apre all’improvviso bellissimo di fronte a noi. Ci fermiamo all’ombra di un grande faggio, perché fa molto caldo. Siamo in un posto magico, immersi nel silenzio di un ambiente selvaggio e solitario, rotto solo dal vento e dal campanaccio delle mucche al pascolo in questo immenso prato verde. 12

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Si lascia l’altipiano tra chiazze di fiori gialli e viola e si scende per asfalto nel bosco con una vista superba sulla Maiella innevata. Nello scendere ci imbattiamo in un branco di cinghiali con i piccoli che fuggono numerosi tra la macchia. Probabilmente l’incontro ravvicinato ha fatto paura più a loro che a noi. Alla fine della lunga discesa entriamo nel paese di Gagliano Aterno, dominato da un ex convento e poco dopo entriamo in Castelvecchio Subequo. Ci accolgono Patrizia e il marito Daniele che ci accompagnano alla casa dove alloggeremo: un appartamento molto bello e spazioso veramente un lusso per i pellegrini. Più tardi andiamo alla chiesa del Convento francescano dove un anziano frate ci timbra le credenziali. All’interno della chiesa è nascosta una chicca: la cappella della chiesa originaria affrescata da artisti di scuola giottiana con scene della vita di San Francesco. Su un altare, una teca di cristallo di rocca contiene la reliquia del sangue di San Francesco. Nel 2013 il sangue si è liquefatto alla presenza di vari testimoni, tra cui Patrizia, e sono in corso le procedure per ottenere il riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa per farne luogo di pellegrinaggio. Avremmo potuto cucinare la cena da noi perché nella cucina della casa non mancava niente, ma Patrizia e il marito, probabilmente per equilibri di rapporto tra paesani, hanno voluto portarci alla pizzeria “Antichi Sapori”, dove tutto ci saremmo aspettati fuorché trovarci un gruppo di danesi e il menu con la versione in lingua danese. Un motivo c’è: venti anni fa una coppia di danesi in vacanza in Abruzzo si innamorò della zona e da quel momento con il passa parola si è formata una comunità di 200 danesi, soprattutto pittori che hanno restaurato vecchie case di Gagliano Aterno e vi si sono stabiliti. 13 maggio 2015 Castelvecchio Subequo – Raiano – Sulmona km. 28.3 Oggi faremo due tappe in una per stare un giorno in più a Sulmona, così si recupereranno le forze e si potrà visitare con comodo la città. Partiamo più presto del solito, l’aria è frizzante e il sole come al solito non manca. Superato il cimitero si inizia subito a salire per una costa molto ripida e si attraversano campi pieni di fiorellini azzurri. Lo sguardo spazia sul bellissimo gruppo del Sirente. Si raggiunge un valico dove incontriamo un signore che ci saluta e ci racconta che ha scalato tutte le montagne abruzzesi , ma che ora con grande rammarico non può più farlo per ragioni di salute. Ancora una volta ci rendiamo conto della fortuna che abbiamo a poter fare il cammino. Ci rimettiamo in marcia e si scende nella Valle Peligna prendendo il primo sentierino che taglia la strada asfaltata. Al secondo però decidiamo di restare sull’asfalto perché la discesa è stata faticosa, troppo ripida e scivolosa per il ghiaino. Troviamo per la prima volta le ginestre fiorite mentre sullo sfondo ci sono ancora cime innevate, un bel contrasto. 13

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Arriviamo a Raiano prima delle 11. Sosta ai giardinetti per uno spuntino con dell’ottimo caciocavallo, tutta un’altra cosa rispetto a quello che troviamo a Firenze. Si riprende la via, fa molto caldo, e l’asfalto non è il massimo. Ci fermiamo sulla panchina a fianco della chiesetta di Pressa per il pranzo, perché vicino c’è una bella fontana. Non ci si rende conto però che siamo anche alla fermata dell’autobus e proprio mentre stiamo mangiando arriva l’unico autobus della giornata e l’autista, noncurante della nostra presenza, lascia il motore acceso in faccia a noi, una bellezza… Si riparte , fa caldo e presto siamo di nuovo in salita poi, all’inizio della discesa, si rivede la Maiella in tutta la sua imponenza. Troviamo ben tre fontane lungo il percorso e possiamo dissetarci a volontà. Lungo questo cammino ci sono molti punti d’acqua, una vera fortuna per il pellegrino. Dopo Campo Fano si vede in lontananza Sulmona ma ci sono ancora almeno cinque chilometri da percorrere e purtroppo si riscende fino al fiume Sagittario per poi risalire un bel po’ sotto il sole. Entriamo in città da Porta Romana e dobbiamo salire ancora per arrivare ai giardini pubblici dove aspettiamo il proprietario del B & B La Rocca che ci raggiunge quasi subito. Purtroppo la sistemazione non è delle migliori, quasi una topaia: sul letto c’è il cioccolatino di benvenuto ma è quasi ridicolo, perché la stanza è piccola, vecchia, con l’angolo cottura sporco e la finestra non apribile che dà su un tristissimo cavedio. Anche se siamo pellegrini ciò non significa non avere un luogo decente dove stare, visto che poi si pagheranno le stesse 20 euro pagate per accoglienze assai migliori, non ultima quella di Castelvecchio Subequo. Una sola conclusione: da cancellare. Saremmo voluti andare all’albergo dei Celestini ma il raduno degli alpini all’Aquila ha praticamente requisito tutte le strutture ricettive dei dintorni compreso Sulmona. Facciamo un giro per la città alla ricerca di un posto per cenare e scopriamo che se chiedi ai sulmonesi l’indicazione della via di un ristorante, quelli di rimando ti chiedono che locale c’è nella strada che cerchi; se lo conoscono allora forse ti sanno dare un aiuto. Finalmente troviamo il ristorante Clemente, dove ceneremo a un buon prezzo. Ce ne torniamo a dormire ma ci vorranno i tappi per prendere sonno perché lo stabile è affollato e i rumori non mancano. 14 maggio 2015 Sulmona Dedichiamo la mattinata alla visita dell’Abbazia dello Spirito Santo, fondata da Celestino V, che raggiungiamo con un bus di linea. All’interno dell’Abbazia ci sono gli uffici della Soprintendenza dei Beni Culturali e i dipendenti sono a disposizione per una visita guidata. La nostra guida è la signora Franca che con competenza e passione ci illustra la storia dell’Abbazia e ci accompagna all’interno del complesso. La chiesa è di un particolare stile barocco dalle forme lineari che richiamano quelle rinascimentali. Gli affreschi ispirati ai vangeli apocrifi sono una rarità perché sono monocromi di color seppia. I Celestini erano legati ai Templari e avevano una visione della Chiesa al femminile, tanto che nel simbolo dell’ordine c’è una S segno appunto della femminilità. A conferma di tutto ciò, in uno degli affreschi raffigurante l’Ultima cena c’è una figura femminile, forse la Maddalena. 14

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Fino al 1996 il complesso è stato adibito a carcere di massima sicurezza. Sotto il fascismo era un carcere politico e vi è stato internato, tra gli altri, anche Sandro Pertini. Rientrati in città, pranziamo alla pizzeria Chilometro Zero gestita da due simpatici ragazzi molto entusiasti del loro lavoro. Proseguiamo il giro turistico della città fino alla piazza dell’acquedotto dove ci sono le bancarelle degli agli, la specialità della zona, coltivati in molti campi che abbiamo attraversato venendo da Raiano. Sulmona è famosa per i suoi confetti, in particolare la marca Pelino. Oltre ai classici alla mandorla ce ne sono di mille gusti. Ne prendiamo un po’ di tutti i tipi tra cui i cosiddetti “cannellini” che pare piacessero tanto a Giacomo Leopardi. Ce li sgranocchieremo per molti giorni durante il cammino. 15 maggio 2015 Sulmona – Pescocostanzo km. 27.2 (Inizio Novena Pentecoste, ogni giorno lettura di un brano attinente ai frutti dello Spirito, secondo la Lettera ai Galati 5, 22«Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé») Lasciamo Sulmona prima delle 7 uscendo da Porta Napoli dopo aver superato il monumento a Celestino V. Troviamo con facilità l’inizio della variante di montagna, segnata da poco dai fratelli del B&B La Rua di Pescocostanzo dove dormiremo stanotte. Ci inoltriamo in una valletta piena di olivi e poi cominciamo a salire per un sentiero ben ripulito dai ginepri e ben segnalato. La ripulitura l’ha fatta un anonimo signore di Sulmona che ha lasciato scritto su un pilone il giorno in cui è passato a pulire. I segnali invece sono stati rinfrescati o fatti di nuovo dai fratelli di Pescocostanzo. 15

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