La Gazzetta della scuola N.30

 
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Bollettino ad uso interno dell'Istituto "B. Lorenzi" di Fumane (VR)

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istituto comprensivo “bartolomeo lorenzi” - fumane n. 30 giugno 2 015 bollettino di informazione ad uso interno è possibile una scuola senza senso educativo? L a questione non appare così assurda: oggi ci viene proposta una scuola che sembra rispondere a logiche che appartengono più ai luoghi dell’economia e della statistica che non al pensiero della filosofia, della pedagogia e della psicologia. Dal punto di vista dell’apprendimento la domanda potrebbe essere così formulata: “scuola della programmazione e della valutazione centrata prevalentemente su apprendimenti spendibili o scuola della programmazione e della valutazione interessata al sapere in quanto sapere?” La scelta valoriale e di programmazione del nostro istituto disegna le scelte centrali per la crescita della persona che apprende. Il punto di partenza e di arrivo della nostra scuola è prioritariamente la formazione di ragazzi capaci di prendere decisioni, di proporre soluzioni, di ragazzi in grado di prendere decisioni sul proprio futuro. Una scuola che privilegia la dimensione della consapevolezza, della conoscenza di sé, della conoscenza delle discipline anche nella dimensione sociale della realtà, per progettare insieme, attraverso il sapere, solu- zioni migliorative nel campo della vita sociale stessa. L’obiettivo è ambizioso ma irrinunciabile. Entra in gioco la capacità organizzativa e didattica della scuola: attraverso pratiche condivise affinché ogni ragazzo possa sentirsi riconosciuto come parte attiva in un compito, in una progettazione, in una scoperta e impari, attraverso il confronto, che è possibile fornire diverse risposte corrette per risolvere un problema o un quesito. Lo sviluppo dell’abilità creativa, infatti, diventa sempre più un impegno per chi si occupa di educazione: è la stessa società a richiedere nuove capacità ideative e nuove forme organizzative in ambito lavorativo, ma la creatività è alla base stessa del sapere e del progresso scientifico, sociale ed economico. Riguardando il lavoro di un anno scolastico ritrovo il filo conduttore delle scelte condivise con il collegio docenti ancora ad inizio anno. Riconosco le discipline affrontate con il metodo della ricerca, l’esplorazione del passato attraverso l’analisi delle fonti storiche, i laboratori di approfondimento del­ le discipline stesse. Ritrovo la dimensione europea dell’educazione at- sommario Cittadini d’Italia e d’Europa Esplorando il passato La scuola si racconta traverso la conoscenza dei sistemi educativi di altri Paesi, la padronanza linguistica anche all’interno dei messaggi audiovisivi (videoclip) elaborati dai ragazzi. Ritrovo il fascino della tecnologia e della robotica come strumenti per affrontare nuove sfide nella conoscenza del mondo e nella ricerca di soluzioni dei problemi attraverso strumenti vicini alle esperienze dei ragazzi. Ritrovo la dimensione educativa in questa scuola attenta al clima delle relazioni e alla promozione del benessere del ragazzo. Qualsiasi cambiamento, per essere realizzato, ha bisogno di convinzione ed entusiasmo, per questo ringrazio quanti hanno creduto e reso possibile il lavoro svolto. L’educazione è davvero una sfida continua e affascinante! Bianca Pellegrini

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Scambio culturale Italia-Spagna Cuenca a Fumane Alla metà dello scorso novembre, la Dirigente ci ha avvisato che dal 10 dicembre fino al 18 avremmo ospitato dei ragazzi spagnoli e noi in primavera saremmo andati da loro: avremmo fatto uno scambio! L’opportunità ci veniva offerta dal progetto Comenius “Learning language through robots”, finalizzato a imparare le lingue attraverso l’uso della robotica. Finalmente dopo tre anni di attesa avremmo fatto lo scambio culturale promesso! Il 10 dicembre eravamo molto agitati, sapevamo che erano più grandi di noi di due anni, ma come sarebbero stati? simpatici? socievoli? Tanto per fare aumentare la tensione, scoprimmo che i bagagli erano in ritardo e perciò anche loro. Certo che faceva caldo per essere dicembre, oppure era sempre la tensione che saliva? All’una arrivarono, corremmo in corridoio ma ci fermammo di colpo: dovevamo correre incontro a salutarli oppure (cercare) di passare inosservati? Optammo per la seconda ma ci notarono lo stesso, visto il corridoio deserto. Non facemmo molto quella giornata: ci presentarono chi avremmo ospitato e mangiammo l’abbondante buffet che era stato predisposto, poi dritti verso la mensa rimuginando sui deliziosi dolcetti delle nostre mamme; poi 2 - la gazzetta della scuola ci incamminammo con i professori verso Villa della Torre e infine a casa. I nuovi arrivati erano troppo stanchi per parlare (a parte forse una mia ospite che era tutta pimpante e mi chiedeva di tutto) e andammo a dormire subito dopo cena. Il giorno dopo fu molto più eccitante! Siamo andati a Verona: la mattina loro visitarono la parte romana e noi quella medioevale e ci riunimmo per pranzo; poi andammo in giro per i mercatini (almeno noi italiani: i ragazzi spagnoli preferirono visitare più che altro la città), comprai regali per me e per le mie migliori amiche. Alle sette eravamo di ritorno a casa, dove io e i miei ospiti cenammo e parlammo un po’; alle 11 mia mamma ci disse di andare a dormire, ma loro non ne avevano molta voglia: di solito a quest’ora cenano! Gli altri giorni a scuola erano incentrati su scratch, il dizionario trilingue e la programmazione dei robot. Molto spesso noi italiani stavamo a guardare quando loro usavano i robot Lego, ma con il resto eravamo anche più bravi dei nostri ospiti (considerando che la sottoscritta e altri di noi non siamo proprio dei geni in robotica). Purtroppo, per noi ragazzi di Fumane ci sono stati due giorni di scuola mentre gli altri andavano a visitare il lago di Garda e di nuovo Verona. Alla fine dello scambio di dicembre ognuno di noi aveva stretto amicizia con qualcuno e quindi fu difficile salutarci, anzi qualcuno piangeva a dirotto anche se sapevamo che ci saremmo rivisti. Fumane a Cuenca Mancavano sempre meno giorni al viaggio: meno tre, meno due, meno uno, si parte! Eravamo all’aeroporto ad aspettare che arrivasse il nostro aereo. Ci sfregavamo le mani, leggevamo o ascoltavamo un po’ di musica per rilassarci ma senza risultato, perché non vedevamo l’ora di rivedere i nostri amici per l’ultimo nostro incontro. Salimmo sull’aereo tutti insieme ma io e altri miei compagni eravamo ancora più nervosi, perché non c’eravamo mai saliti. Mi sedetti vicino a Camilla che mi strinse la mano rassicurandomi e facendomi un gran sorriso. Poi partimmo. Chiusi gli occhi e sentii la velocità che mi attaccava al sedile e mi impediva di sollevarmi. Mi misi le cuffie sulle orecchie per rassicurarmi con la musica, ma le tolsi subito: era divertente! Sembrava di essere a Gardaland: salivamo, salivamo e sembrava che dovessimo scendere da momento all’altro, ma naturalmente l’aereo si stabilizzò e la giostra finì. Guardai fuori dal finestrino pensando di soffrire di vertigini come al solito, cosa che però non provai per mia fortuna.

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cittadini d’italia e d’europa Facemmo uno scalo a Francoforte, poi atterrammo a Madrid dove ci aspettava un autobus tutto per noi per portarci a Cuenca. Però uffa, due ore di viaggio! Eravamo già stanchi e avevamo un caldo terribile, cosa che in pullman aumentò facendoci arrivare in città con tutte le maglie bagnate. Appena l’autobus entrò a Cuenca rimanemmo stupiti: ci avevano detto che abitavano in un posto molto piccolo ‘un pueblo muy pequenito’. Ecco, forse non sapevano bene cosa significava piccolo... Erano tutti lì che ci aspettavano (qualcuno aveva anche qualche pacchetto in mano) sorridenti. Appena mettemmo piede sull’asfalto, ci corremmo incontro scambiandoci regali, abbracci e risate. Ci erano mancati tutti! Abbiamo fatto conoscere le famiglie spagnole a Sofia e a Raul (i compagni di un’altra classe che si erano uniti a noi) poi siamo corsi a mangiare al buffet raccontando del viaggio ai nostri amici; poi siamo andati a casa, ma per dormire abbiamo dovuto aspettare mezzanotte perché i loro orari sono molto diversi dai nostri. La mattina ci siamo svegliati alle sette mezza/otto e siamo andati a fare robotica fino alle sei del pomeriggio poi siamo andati a casa e siamo andati a visitare la città con i nostri amici: è molto bella, grande e visto chi si trova molto distante da altri luoghi ha tutto! Ha un centro commerciale gigantesco, nel centro poi ha un sacco di musei: quello d’arte e quello della scienza, un fantastico bosco, due bellissimi fiumi e anche la Ciudad Encandada. Insomma Cuenca di piccolo non ha niente. Il giorno dopo siamo andati a visitare Madrid: abbiamo visto il museo del Prado e “Guernica” al museo della Reina Sofia. Nel primo museo i quadri erano un po’ troppo scuri e violenti e non ci sono piaciuti molto, ma “Guernica” era magnifico, anche se triste ci ha molto colpito. Anche se le immagini rappresentate sono davvero molto tristi e parlano della terribile seconda guerra mondiale è un quadro veramente stupendo e spero di rivederlo prima o poi. Toledo invece è completamente diversa dalla lucente Madrid che ha le vie a croci che si riuniscono al centro della città; Toledo ha le vie a zig-zag, è oscura e le case sono alte, di pietra piene scrittori in erba Non perdetevi i racconti scritti dagli alunni della classe 1A dell’Istituto Comprensivo B. Lorenzi di Fumane Vr! http://goo.gl/DfyTM2 di simboli religiosi, e si trovano ovunque moschee, sinagoghe e cattedrali. Anche dopo le gite il nostro gruppo non si divideva mai, eravamo come 50 fratelli; a dirla tutta, avrei potuto restare lì per sempre. Era come un’altra vita che non mi dispiaceva affatto, ma pian piano si avvicinava la partenza e facevamo di tutto per non pensarci. Ma dopo quei giorni felici pieni di risate, gite e amici arrivò il fatidico giorno del rientro. Eravamo tutti davanti all’hotel con le nostre valigie e le mamme che ci strapazzavano dicendoci di tornare presto e che per noi ci sarebbe sempre stata una camera pronta. Ci salutammo ma, a differenza del saluto precedente e di come mi immaginavo, nessuno pianse: era come un arrivederci. Salimmo sull’autobus e ci parlammo l’ultima volta attraverso i finestrini facendo aloni di vapore. Poi il pullman partì e ci sedemmo. Gli altri parlavano, io aprii il libro e cominciai a leggere: sapevo che ci saremmo rivisti. Emma F, terza A, secondaria Fumane la gazzetta della scuola - 3

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cittadini d’italia e d’europa STEM per cittadini del futuro a alcuni anni nel nostro istituto stiamo sperimentando modi nuovi di lavorare con le materie STEM (Scienze, Tecnologia, Engineering, Matematica) utilizzando metodi di apprendimento che rendano i ragazzi capaci di costruire le proprie conoscenze e di affrontare le sfide della società futura. La ricchezza di esperienze e di proposte nelle diverse classi del nostro istituto ci permette di capire che non c’è un solo modo per fornire ai nostri ragazzi le abilità e le competenze che serviranno loro per costruire un’Italia e un’Europa che garantisca a tutti, uomini e donne, uguali opportunità e dignità. La scienza e la tecnologia permeano la nostra quotidianità: non sono materie che devono essere studiate solamente da chi in futuro vuole diventare ingegnere, medico o ricercatore. Tutti i cittadini devono essere in grado di effettuare scelte responsabili nei confronti dell’ambiente, della distribuzione di risorse e dell’uso di determinate tecnologie, tanto per citare alcune delle grandi sfide che coinvolgeranno Europa e mondo nei prossimi anni. Non è sufficiente guardare alle realtà vicine, ma bisogna estenDate uno sguardo alla pagina di robotica sul sito della scuola http://goo.gl/P11skT D dere lo sguardo più lontano, all’Europa e al mondo, aprendo i confini delle nostre classi e delle nostre case, imparando nuove lingue e nuovi linguaggi, perché le diversità di lingue, di provenienze e di culture che caratterizzano gli alunni delle nostre classi sono solo il punto di partenza del cambiamento che sta coinvolgendo tutta la società. La scienza e la tecnologia possono contribuire a migliorare la vita delle persone, ma sono l’umanesimo, la memoria storica e l’etica che ci insegnano come coniugare scienza e società. In questo clima di rinnovamento anche la nostra scuola si sta rinnovando, con proposte diverse e complementari, tutte finalizzate a creare competenze scientifiche e di cittadinanza, capaci di coinvolgere tutti gli studenti, indipendentemente da differenze di cultura, barriere linguistiche e sociali, età, genere e stili di apprendimento nella costruzione di una società migliore. Non si tratta di portare i ragazzi in laboratorio, né soltanto di acquisire conoscenze, ma di dare loro gli strumenti per affrontare le sfide quotidiane. Vorremmo piuttosto che ogni classe fosse un laboratorio di idee, di riflessioni, di creatività, di dialogo. Vorremmo che tutti i nostri ragazzi e le nostre ragazze avessero la possibilità di costruire il proprio percorso di vita assecondando le loro inclinazioni e le loro attitudini. In Europa, secondo i dati raccolti dalla Commissione Europea nel rapporto “eSkills for Jobs in Europe” (febbraio 2014) l’unico settore che non sente crisi e che, anzi, fatica a trovare professionisti capaci è quello delle ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione). Da questo anno scolastico, perciò, abbiamo inserito la “promozione delle materie STEM” come ampliamento dell’offerta formativa, facendo tesoro delle esperienze che ci hanno fatto crescere negli anni scorsi, come il Progetto inGenious (http://www.ingenious-science. eu/), e cogliendo le opportunità offerteci da alcuni progetti europei, in particolare GoLab (http:// www.go-lab-project.eu/) e Scientix (http://www.scientix.eu/). Non si tratta di opportunità destinate solamente a pochi, di attività che vengono realizzate in una sola classe o in una sola sezione, ma di un modo nuovo di costruire competenze, a partire dalla scuola dell’infanzia, su fino alla scuola secondaria. In qualche classe si tratta di piccoli percorsi di scoperta della robotica e delle tecnologie; in altre, dove computer tablet e robot no strumenti d’uso quotidiano so­ anche all’interno dei curricoli ordinari, si tratta di utilizzare metodologie, risorse e strumenti utili a favorire l’inclusione e lo sviluppo di competenze di diverso tipo. Molte esperienze legate all’uso della robotica e delle tecnologie hanno aperto le nostre aule alla collaborazione con studenti e docenti di altre scuole, italiane ed europee. I bambini della scuola primaria hanno realizzato progetti bellissimi, dimostrando che il tablet può essere utilizzato per creare, anziché solo per giocare. I prodotti sono così tanti e così belli che la pagina del sito destinata alla robotica non dà sufficiente visibilità a tutto ciò che è stato fatto. Dobbiamo costruire nuovi spazi, perché siamo solo all’inizio… Tullia Urschitz 4 - la gazzetta della scuola

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cittadini d’italia e d’europa Che bello visitare l’Expo! N oi alunni delle classi terze della scuola secondaria di Sant’Anna d’Alfaedo siamo an­ da­ ti in gita l’11-12 maggio a Milano per visitare l’EXPO. Con le nostre insegnanti avevamo riflettuto sull’importanza del grande evento che è stato preceduto da un ampio dibattito nel mondo scientifico e nelle istituzioni sul tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, un processo che ha portato alla definizione della Carta di Milano. Si tratta di un documento condiviso che richiama ogni cittadino, impresa, istituzione ad assumersi le proprie responsabilità per garantire alle generazioni future di poter godere del diritto al cibo. I maggiori esponenti italiani e internazionali hanno identificato le principali questioni che interessano l’utilizzo sostenibile delle risorse del Pianeta. L’EXPO è strutturata come le antiche città romane: con il Cardo, su cui si affacciano tutte le esposizioni italiane e il Decumano lungo il quale sono esposte le strutture architettoniche dei padiglioni realizzati dai vari stati partecipanti. Le due strade si incrociano formando una piazza adornata di costruzioni architettoniche che raffigurano le ali, simbolo del volo e di libertà. Appena entrati siamo stati affascinati dalla maestosità dell’Albero della vita, un gigantesco albero a forma di spirale, alto trentacinque metri, interamente di legno e di acciaio, con la chioma che rappresenta la stessa immagine che è raffigurata sulla moneta da cinquanta centesimi; esso si tinge di diversi colori ad ogni ora facendo sbocciare dei meravigliosi fiori e attivando degli incantevoli giochi d’acqua. Di fronte si erge il padiglione dell’Italia costruito con pannelli di cemento in grado di catturare le sostanze inquinanti presenti nell’aria e coperto di pannelli solari. Al suo interno è collocata una carta dell’Europa in cui manca l’Italia, che è rappresentata al piano superiore dove sono proiettate le bellezze artistiche, culturali, gastronomiche e le scoperte geografiche. Vi sono dei grandi personaggi che rappresentano persone che hanno saputo sfruttare in modo corretto la nostra terra, rispettandola. Ciascuno di essi parla e spiega le caratteristiche della propria attività. È bellissima la stanza degli specchi, in cui scorrono immagini stupende dei paesaggi italiani più belli, dalle colline toscane alle cime montuose, alle zone marine. Il padiglione israeliano è un incanto: per mezzo di film in 3D ed effetti multidirezionali è illustrata la storia dell’agricoltura israeliana. Avevamo l’impressione di sere proiettati in quella terra e es­ di gustarne i colori, i profumi, la cultura. Di stucco ci ha lasciato il “giardino verticale”, una parete Comitato di Redazione Giuliana Breda Bianca Pellegrini Tullia Urschitz Progetto grafico e impaginazione Gigi Speri Per inviare la vostra posta scrivete a: “La Gazzetta della Scuola” presso la Scuola Media di Fumane o inviate una mail a: info@fumanescuola.gov.it lunga settanta metri e alta dodici, adorno di piante vive. Anche il padiglione del Messico è particolare: è rappresentato con un’enorme pannocchia nella quale è possibile entrare per passare in varie stanze fino a giungere al luogo in cui una statua, simbolo del paese, ci illustra le caratteristiche della cultura. Il padiglione della Malasya ha la forma di quattro semi della foresta pluviale e proietta il visitatore nell’ambiente caratteristico. Ci è molto piaciuto anche il padiglione del Marocco dove è stato possibile ammirare il tipico giardino mediterraneo. Abbiamo osservato con attenzione dall’esterno alcuni padiglioni come quelli di Polonia, Thailandia, Bielorussia, Stati Uniti e tanti altri. Meraviglioso è stato entrare in quello del Regno Unito e, fingendo di essere delle api, giungere fino al grandissimo alveare di acciaio. E che dire della grande rete del Brasile, sulla quale abbiamo camminato: pensate, ci sono su di essa dei sensori che rilevano i movimenti trasferendo impulsi in grado di modificare la luce! Il secondo giorno abbiamo visitato la città. In mattinata siamo andati ad ammirare il Duomo e siamo rimasti molto colpiti dall’imponente struttura. Il Duomo è famoso per la sua facciata con contrafforti neogotici sormontati da guglie che definiscono cinque campiture corrispondenti alle navate della chiesa. Dopo aver girato per le vie di Milano, al Museo della Scienza e Della Tecnica siamo stati informati sul funzionamento del pendolo di Foucault e abbiamo osservato dei satelliti. È stata un’esperienza meravigliosa, che ci ha fatto apprezzare la bellezza dello stare insieme. Classi terze, secondaria Sant’Anna d’Alfaedo la gazzetta della scuola - 5

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cittadini d’italia e d’europa intervista al sindaco di marano prof. viviani - A lei piaceva andare a scuola? Era un bravo studente? Sì, mi è sempre piaciuto andare a scuola però non so dirvi se ero un bravo studente. Alle elementari abitavo a Torbe, quando entravo nella corte mia mamma capiva dal mio volto com’era andata la giornata scolastica e quindi mi sentivo preoccupato. Inoltre ricordo che alle medie avevo una grande passione per gli scacchi ma, visto che avevo preso un’insufficienza in matematica, i miei genitori mi vietarono di giocarci per un po’. Nelle lezioni ascoltavo solo la prima spiegazione, poi prendevo un libro e, di nascosto, lo leggevo. Un giorno, però, la professoressa di francese mi scoprì e invece di mandarmi dal preside mi diede da leggere un libro in francese. All’università mi appassionai a latino e letteratura e finiti gli studi presi passione per la storia. Voi ragazzi continuate a coltivare le vostre passioni! - Cosa fa nel tempo libero? Nel tempo libero mi piace molto fare lunghe passeggiate, ascoltare la musica, leggere libri e giornali e stare con gli amici. - Ha un sogno nel cassetto? Sì, ho dei sogni, ma la maggior parte li ho già realizzati; il sogno più bello che voglio realizzare è fare bene il mio lavoro. Ho paura di invecchiare e di diventare pessimista; io ho assunto un atteggiamento molto bello: non continuare a criticare, ma cercare di imparare dalle varie situazioni. Voglio mantenere questo atteggiamento, voglio cogliere sempre il bello nelle persone che incontro. - Cosa rimpiange dal suo passato di preside? Il mio ufficio si trovava alle scuole medie di Fumane, però a volte andavo a trovare i bambini delle scuole del comune di Marano. - È soddisfatto della sua carriera di sindaco di Marano? Sì, perché mi interessa molto, sono anche aiutato da alcune persone chiamate assessori. Questi assessori sono quattro: assessore al sociale, assessore al bilancio, assessore all’ecologia e c’è anche l’assessore alle opere pubbliche. - In questo ultimo periodo nel nostro comune si sono verificati molti furti cosa si può fare per proteggere il paese? Sì è vero in questo periodo si sono verificati molti furti. Ho chiesto ai carabinieri di Negrar di controllare i quartieri del nostro paese. - Sono stati individuati i vandali che rovinano i parchi del paese? Cosa si pensa di fare per punire le loro azioni vandaliche? Abbiamo individuato dei ragazzi di età inferiore ai 18 anni; per questo abbiamo convocato i loro genitori che hanno dovuto pagare i danni fatti dai loro figli e, insieme, abbiamo concordato una punizione: ripulire i parchi e lavorare gratis per il bene del Comune. - Quali sono i vostri prossimi progetti? Un progetto importante del Comune è quello di aiutare i giovani a trovare lavoro. Ci piacerebbe, inoltre, realizzare quella che, per ora, è solo un’idea: costruire una palestra a Valgatara per i bambini delle elementari. Beh, che dire... per noi è stato un vero piacere poterla intervistare e auguriamo a lei e a tutti i suoi collaboratori un buon lavoro. Classe quinta, primaria Valgatara 6 - la gazzetta della scuola Un’esperienza indimenticabile E ra tutto diverso a Cuenca. Scendendo dall’aereo abbiamo avuto la certezza che sarebbe stata un’esperienza indimenticabile. Rivedere i ragazzi dopo mesi di distacco, passare con loro intere giornate, scoprire le loro abitudini, usi e costumi e confrontarli con i nostri ci ha permesso di immergerci in una nuova realtà e di imparare nuove cose, molto più interessanti della nostra solita routine. Vivere in una famiglia che non conoscevamo, ma che ci ha accolto comunque con molta gentilezza ed ospitalità, ci ha fatto provare la sensazione di far parte di qualcosa di nuovo e meraviglioso. È cominciato tutto il 10 dicembre 2014: un giorno speciale per noi ragazzi della terza A, perché sarebbero arrivati degli studenti spagnoli per uno scambio culturale. In base al programma prestabilito erano attesi per le dieci e mezzoundici, però a causa di un imprevisto hanno ritardato di quasi due ore, per noi interminabili. Alcuni genitori avevano creato un’atmosfera molto accogliente, allestendo un rinfresco abbondante. Finalmente, alle 12.30 eccoli! Ci aspettavamo dei giganti extraterrestri e siamo entrati in aula magna col timore di far brutta figura... Erano ragazzi normalissimi, un po’ agitati proprio come noi: solo erano un po’ più grandi. Ci siamo seduti in attesa di scoprire quale ospite ci sarebbe stato affidato. Eravamo molto tesi e preoccupati: il clou l’abbiamo raggiunto nel momento in cui ci hanno chiamato per nome ad uno ad uno, un italiano e uno spagnolo, per farci conoscere il nostro futuro compagno/a… Credevamo di non farcela, quei pochi movimen-

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cittadini d’italia e d’europa ti che dovevano condurci faccia a faccia con loro sembravano impossibili da compiere, con tutte le articolazioni bloccate dalla paura. Dopo brevi presentazioni e assegnazioni abbiamo iniziato a parlare con loro. È stata una folgorazione: per la prima volta stavamo usando, sul campo, la lingua che studiavamo a scuola. In classe sembrava una materia come le altre: certo, milioni di persone al mondo parlano lo spagnolo, ma tutte molto lontano da noi... Qualcosa che sembrava non dovesse sul serio servirci nella vita concreta, ora serviva, e ci permetteva di capire e farci capire! Abbiamo realizzato con felice stupore che le ore passate a studiare spagnolo non erano state inutili. Non era più una semplice materia di scuola, era vita reale. Dopo pranzo abbiamo mostrato loro il paese di Fumane: il giro è servito a rompere il ghiaccio e ci ha permesso di conoscerci meglio. Abbiamo parlato a lungo, aspettando che suonasse la campanella. È stato molto divertente approfondire la loro conoscenza. Alle quattro siamo usciti dal cancello della scuola per raggiungere le nostre famiglie, più in ansia di noi, e per andare a mostrare ai ragazzi che avremmo ospitato il luogo dove avrebbero abitato per il periodo in cui sarebbero rimasti in Italia. L’agitazione è tornata ed è salita alle stelle al momento di presentarli ai nostri genitori: pochi sapevano parlare un po’ di spagnolo e perciò dovevano comunicare in inglese. Spesso e volentieri, quindi, non si capivano a vicenda e dovevamo intervenire noi a fare da interpreti in tre lingue diverse: è stato davvero emozionante mettere alla prova le nostre capacità espressive. Terza A, secondaria Fumane Concorsi: “Presepi e paesaggi”, Ecoman e i predatori del rifiuto perduto e attività svolte per valorizzare il rispetto dell’ambiente sono state attuate nelle classi terze, quarte e quinte nel periodo prima di Natale, per allestire dei presepi e degli alberi di Natale con materiali riciclati, che sono andati ad arricchire la mostra all’Arsenale di Verona. La collaborazione e la competenza artistica di Mascia Dalle Pezze è stata preziosa per sfruttare al meglio i materiali riciclati raccolti e in parte messi a disposizione dal Consorzio di Bacino Verona Due del quadrilatero e dall’AMIA. Altri momenti suggestivi ai quali abbiamo partecipato sono stati la cerimonia di inaugurazione della Mostra all’Arsenale e la premiazione alla Gran Guardia di Verona. Il contributo in buoni acquisto di materiale scolastico ricevuto dalla nostra scuola è stato prezioso. L Un altro progetto realizzato dalle stesse classi è stata la partecipazione al concorso “Ecoman e i predatori del rifiuto perduto”. Il personaggio di Ecoman (interpretato da un attore) ha proposto il progetto nelle tre classi con un intervento divertente ed istruttivo sull’importanza fondamentale della raccolta differenziata, del riciclaggio e del riutilizzo dei rifiuti. Gli alunni hanno svolto varie attività sul tema durante tutto l’anno scolastico. Per il concorso gli alunni hanno allestito un trenino Green con la proposta di una festa a basso impatto ambientale per il Sindaco protagonista di una video-storia da progettare e concludere. Le tre classi con tale lavoro si sono classificate al terzo posto nella sezione del concorso riservata alla scuola primaria. filastrocca green In onore del Sindaco una grande festa vogliamo organizzare E tutti insieme con il trenino green stiamo per partire In ogni vagone la nostra fantasia abbiamo riversato e con grande energia abbiamo lavorato. Nel primo vagone la tavola abbiamo preparato risparmiando rifiuti con un ottimo risultato. Nel secondo con tutta la nostra fantasia addobbi abbiamo predisposto in allegria. Poi di cibo ci siamo occupati scegliendo piatti sani e prelibati. La musica non poteva mancare e con strumenti riciclati la andiamo a suonare. Tanti giochi abbiamo insieme inventato per rendere il momento spensierato. Infine delle pulizie ci siamo occupati scegliendo metodi con l’ambiente intonati. A tutti auguriamo buon divertimento certi di aver proposto un divertente ed ecologico evento. Classi terze, quarte e quinte, primaria Sant’Anna d’Alfaedo la gazzetta della scuola - 7

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cittadini d’italia e d’europa Evviva! si lavora con Scratch junior M a quando arriva? Dai, intanto iniziamo a prendere i nostri iPad, tra poco sarà qui. Driiin. Suona il campanello. Sarà lei? Silenzio! Pochi secondi dopo ecco entrare dalla porta socchiusa della classe la nostra “insegnante di robotica”, la professoressa Urschitz, per noi affettuosamente Tullia. Qualcuno le sussurra un veloce saluto, i più ad accoglierla con mille domande, impazienti di mostrarle, prima degli altri compagni, piccoli lavori svolti a casa o stranezze tecnologiche che sembrano ostacoli insormontabili. In questo dirompente inizio Tullia si fa strada verso la cattedra dove appoggia i suoi numerosi strumenti e subito la sua attenzione è tutta per noi. movimenti e parole da far loro compiere e dire. Evviva! Si lavora con Scratch junior. Finalmente! Ora spazio alla fantasia. In pochi minuti ci mettiamo allegramente al lavoro sui nostri tablet, disposti in piccoli gruppi simili a una famiglia bene organizzata di laboriose ed instancabili formiche. Inizia un febbricitante scambio di idee. Ci dividiamo i compiti in base alle capacità di ciascuno: a chi riconosciamo spiccate doti artistiche affidiamo il compito di disegnare fantastici o spassosi sfondi nei quali far muovere i personaggi, chi ha più dimestichezza con i tasti lavora nella realizzazione della programmazione, via libera a chi se la cava egregiamente con le parole per i testi da inserire. Ma non temete. In questa sfida collettiva c’è spazio per tutti! Come veri programmatori realizziamo, in piccoli gruppi, i nostri straordinari progetti sul ciclo dell’acqua e sulle figure geometriche, prima su carta poi sul tablet. La prof. Tullia sembra veramente meravigliata per quanto siamo riusciti a creare e sigilla i nostri compiti con la sua firma in segno di approvazione. Al termine di ogni avvincente attività osserviamo stupiti gli elaborati di ciascun gruppo. Piano piano le voci si accavallano fino a dar vita ad un coro di complimenti affettuosi e di lodi sincere. Suona la campana. Le lezioni sono terminate e dobbiamo andare a pranzo. Ma nessuno di noi ha voglia di smettere. Ci piacerebbe continuare il nostro lavoro, fare ancora mille domande all’insegnante nella speranza di imparare cose nuove. Sicuramente non siamo diventati bravi programmatori ma l’allegria che ci ha accompagnato in questa attività, la porteremo sempre nel nostro cuore. La fantastica miscela di creatività, logica e curiosità ci ha avvicinato ad un mondo sconosciuto ed elettrizzante: la robotica! Grazie Tullia! Un abbraccio. Classi terza A e terza B, primaria Fumane Rapiti dalle sue parole ascoltiamo racconti e spiegazioni. Ci lancia molte sfide. Tutte diverse. Tutte ugualmente belle. Dai giochi in cortile, alla visione di piccoli robot costruiti e programmati dai ragazzi della scuola media. Ma l’emozione sale quando ci chiede di realizzare un programma seguendo precise indicazioni: scelta di personaggi, 8 - la gazzetta della scuola

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cittadini d’italia e d’europa Visita alla caserma dei Vigili del Fuoco di Bardolino uest’anno, noi ragazzi della classe quarta di Valgatara assieme ai compagni di classe quinta siamo andati a visitare la caserma dei vigili del fuoco di Bardolino che si trova vicino al lago di Garda. Quando siamo arrivati, siamo stati subito accolti dal capitano Diego, non un semplice capitano bensì un capitano esperto. Il signor Diego ci ha Q spiegato che si acquisisce questo titolo dopo essere stati per cinque anni un capitano semplice. Dopo una breve presentazione ha chiamato dei colleghi che sono arrivati nel piazzale antistante la caserma con il loro camion. La prima cosa che ci ha spiegato è come si vestono i pompieri a seconda dei vari interventi: nel caso di un incendio utilizzano u- Un poster per la pace All’inizio di quest’anno la professoressa di arte ci ha parlato di un concorso dal titolo “Un poster per la pace”. L’obiettivo era realizzare un poster per rappresentare al meglio pace, amore e comprensione; chi voleva, poteva disegnarlo. Alle prime, mi è sembrato molto interessante, così ho portato a casa il cartellone e parlandone in famiglia mi sono venute le idee. Inaspettatamente la professoressa Busselli mi ha annunciato la vincita al concorso; avevo vinto il premio del Governatore. Ho ricevuto diversi premi; un orologio, due libri che parlano delle Dolomiti, un attestato, un riconoscimento, una medaglia e un paio di cuffie stereo. Questa esperienza è stata molto bella, sono felice che sia stato apprezzato il mio lavoro e il suo significato. Nel mio disegno ho deciso di porre al centro di tutto una colomba che fra le zampe regge una catena, simbolo della prigionia, che si trasforma in ramo d’ulivo, simbolo della libertà. Questa colomba è accerchiata da cinque mani unite che rappresentano i cinque continenti Africa, Europa, Asia, America e Australia. Ogni mano ha il colore della pelle differente a seconda della provenienza; c’è però qualcosa di particolare: infatti le braccia si trasformano nel ponte che simboleggia il continente, e questo sta a significare il bisogno di creare ponti per rimanere in comunione. Sentiamo la necessità di condividere quella pace, quell’amore e quella comprensione se non nell’unica verità. Mariastella C, seconda D, secondaria Fumane na speciale tuta ignifuga, cioè che non brucia, hanno un casco con delle visiere per proteggere gli occhi da imprevisti e dal fumo, sulla schiena portano una bombola contenente dell’ossigeno che permette di avvicinarsi all’incendio senza respirare fumo o sostanze tossiche. Una tuta diversa viene indossata in caso di intervento in acqua: dentro ad una tasca si trova un salvagente piccolo ma molto utile per aiutare il pompiere a risalire in superficie più in fretta. Diego, per spiegarci meglio gli oggetti che usano negli interventi, ha chiesto ad un suo collega di aprire gli sportelloni del camion. Il primo oggetto che ci ha mostrato è stato un tubicino nero molto lungo che si chiama naspo, poi la manichetta cioè un tubo più corto del naspo che però si può attaccare ad altre manichette per arrivare a spruzzare l’acqua con precisione e in lontananza. Ci hanno fatto usare l’idrante e fatto fare un giro sul loro camion. Siamo entrati in caserma per vedere la stanza dove arrivano le telefonate di richiesta di intervento. Sopra alla porta di questa stanza c’è una luce che sarà rossa in caso di intervento immediato, verde se l’intervento richiesto non è urgente e blu per indicare gli interventi in acqua. Ci hanno poi fatto vedere il palo utilizzato per scendere velocemente dal piano superiore a quello inferiore: che bello… sembrava di essere in un film! Infine siamo andati a fare merenda con brioches, patatine, succo di frutta e coca cola. Classe quarta, primaria Valgatara la gazzetta della scuola - 9

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Libertà e partecipazione. Omaggio a Pietro Nicolis uest’anno nella progettazione didattica del laboratorio della classe seconda A si è voluto riprendere il filo della Memoria con l’intento di risvegliare l’attenzione su episodi di storia locale che, a settant’anni dalla Liberazione dalla dittatura nazifascista, ci è sembrato opportuno rivisitare con attenzione per non rischiare di abbandonarli all’oblio. Il filo al quale è legata questa Memoria, infatti, sembra ormai piuttosto sottile, sottoposto com’è al destino di una memoria collettiva che vede inesorabilmente ridursi il numero dei testimoni e dei protagonisti di quegli episodi. Settant’anni sono tanti, le generazioni che si sono succedute hanno progressivamente rivolto lo sguardo soprattutto in avanti, Q alla ricerca di nuovi significati e di nuovi orientamenti, nella convinzione di scorgere il senso del proprio impegno nella possibilità di poter governare un futuro che, per quanto incerto, si rivela così sovrabbondante di suggestioni e di novità. In una realtà qual è quella attuale, così fluida e frenetica, che posto possono occupare la memoria e la testimonianza del passato? Sarà opportuno lasciare aperta la risposta alle più diverse considerazioni. Tuttavia, un criterio che possa aiutarci a trovare qualche pista utile di comprensione va suggerito. Alla memoria del passato può essere riservata ancora oggi una degna attenzione nella misura in cui ci si sente eredi della storia che ci ha preceduto, ci si sente ancora parte di un sistema di valori che hanno ispirato le scelte e le azioni di coloro che in determinate fasi cruciali della loro storia hanno saputo operare un giusto discernimento, per lasciare un segno positivo nella coscienza civile e nel tessuto sociale al quale appartenevano e per gettare le basi morali e istituzionali della nostra vita democratica. Lasciandoci guidare da questa spinta ideale, nel laboratorio sulla Memoria della classe seconda A ci si è soffermati a riproporre alcune pagine importanti per la storia di Fumane, le pagine scritte con il vissuto reale e concreto dai suoi abitanti durante l’occupazione nazista e la Resistenza, nonché negli anni immediatamente successivi la Liberazione. La presenza dei tedeschi, la re- 10 - la gazzetta della scuola

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esplorando il passato quisizione da loro operata di abitazioni scelte come alloggi per gli ufficiali e per la truppa, gli obblighi di lavoro forzato al quale gli abitanti furono sottoposti su tutto il territorio del Comune e in ogni altro luogo ove fosse richiesto il loro intervento, le preoccupazioni e le ansie di coloro che temevano di essere catturati per essere inviati chissà dove, la paura provocata da incessanti bombardamenti da parte dell’aviazione angloamericana a Verona e sulla linea ferroviaria del Brennero, la mancanza di libertà di movimento e le minacce di ritorsioni e di angherie, rappresentavano le situazioni e i contesti di vita con i quali gli abitanti di Fumane e dei paesi vicini dovevano fare i conti quotidianamente durante gli ultimi anni della guerra. In questo scenario si espresse l’azione di quel gruppo di partigiani che, guidati dal tenente Tarcisio Benetti e dal tenente Vittorio Ugolini, trovò anche nella figura di un altro tenente degli alpini, Pietro Nicolis, un importante punto di riferimento e di supporto organizzativo. Sotto la loro direzione, mettendo in atto una strategia coraggiosa e audace, i partigiani costrinsero alla resa i tedeschi e liberarono Fumane dalla loro presenza il 27 aprile 1945, poche ore prima dell’arrivo delle truppe alleate. Il filmato, realizzato al termine di un intenso percorso didattico al quale hanno collaborato anche i docenti Massimo Franzoni e Silvana Zanolli, intende riconsegnare la memoria di questi fatti, con l’attenzione rivolta ai vissuti personali rievocati da protagonisti e da testimoni. Ma esso non si limita alla celebrazione della Liberazione; estende infatti lo sguardo anche all’immediato dopoguerra per sottolineare i meriti di questo gruppo di persone la cui operosità, affiancata da quella espressa da tutti i cittadini di Fumane, portò alla realizzazione del primo acquedotto pubblico del capoluogo, attingendo alle sorgenti dell’alta valle del torrente Lena. Di questo progetto fu principale animatore proprio l’ingegner Pietro Nicolis, che si impegnò personalmente nel seguire l’iter dei lavori dopo aver provveduto, in mancanza di investimenti istituzionali, ad investire nell’acquisto dei materiali necessari alla costruzione gran parte dei proventi ottenuti dalla vendita di prodotti requisiti nei magazzini di Pescantina, abbandonati dai tedeschi in fuga. Fu un’opera che dimostrò lo spirito di partecipazione e di collaborazione che animò la popolazione di Fumane all’indomani della Liberazione, consegnando in questo modo a tutti noi, che a settant’anni di distanza desideriamo tener vivo il loro ricordo, un’eredità ideale e civile di grande valore anche ai giorni nostri. “Libertà è partecipazione”, come suggerisce il canto dei ragazzi a conclusione del filmato, è un doveroso omaggio a Pietro Nicolis, cittadino di Fumane, vicecomandante partigiano del Corpo Volontari della Libertà di Fumane, amministratore solerte, mosso da rigorosi principi etici e dal desiderio di promuovere con il suo operato il bene comune per gli abitanti del suo paese. Gabriele Mazzi, secondaria Fumane Un documentario su Pietro Nicolis urante il laboratorio pomeridiano di quest’anno ci siamo dedicati all’approfondimento di alcuni avvenimenti della storia di Fumane nel periodo che va dall’8 settembre 1943 fino alla fine della seconda guerra mondiale e gli anni immediatamente seguenti. Per noi si trattava di un argomento piuttosto nuovo che è stato affrontato per avere conoscenze utili a comprendere il contesto storico del video-documentario sulla figura di Pietro Nicolis, protagonista in quegli anni di episodi davvero molto importanti. Ci siamo divisi in cinque gruppi di tre alunni e, per avere un punto di riferimento uguale per tutti, abbiamo letto e schedato alcune pagine del diario di Carla Bettei “E noi ancora”, scritto proprio mentre lei e la sua famiglia erano sfollate a Fumane. Inoltre abbiamo letto e trascritto al computer alcuni documenti D dell’archivio del comune di Fumane e dell’archivio del prof. Brugnoli che si riferivano a quel periodo, per comprendere da vicino che cosa veniva chiesto alla popolazione e quali erano gli ordini che ricevevano dai tedeschi e dai fascisti. Dopo aver cercato di capire alcuni aspetti generali abbiamo affrontato argomenti più specifici per cominciare ad approfondire il tema sul quale volevamo soffermarci, cioè la figura di Pietro Nicolis e il ruolo da lui avuto come partigiano e come cittadino nella storia di Fumane di quel periodo. Sulla base delle informazioni che stavamo raccogliendo è stato preparato un testo che servisse come narrazione e trama del documentario. Dal testo sono state scelte delle frasi che dovevamo registrare per preparare le voci fuori campo, che servivano per la parte narrativa (storica) e per interpretare la voce di Carla la gazzetta della scuola - 11

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esplorando il passato Bettei nella lettura di alcune parti prese dal suo diario. A ciascuno è stata assegnata una parte che in seguito poteva servire nella sceneggiatura. In questo lavoro ci siamo dedicati tutti con molto impegno. Alcuni abitanti di Fumane hanno gentilmente rilasciato la loro testimonianza su argomenti sui quali avevamo preparato un questionario in classe. Ci è stata molto utile anche una intervista realizzata nel 2001 a Pietro Nicolis e che il professore ha utilizzato per ricordarlo nell’importante ruolo che ha avuto nella Resistenza e, successivamente, nella costruzione dell’acquedotto con i fondi della vendita della saccarina trovata nei magazzini abbandonati dai tedeschi. È stato interessante che queste persone abbiamo raccontato episodi vissuti direttamente, dicendo anche che avevano conosciuto sia Carla Bettei sia Pietro Nicolis. I loro racconti ci hanno fatto capire com’era la vita comune delle persone che vivevano in parate, cantate e di seguito registrate per inserirle all’interno del documentario. Il prof. Mazzi ha realizzato le riprese e il montaggio del video, dal titolo “Libertà è partecipazione. Omaggio a Pietro Nicolis”. Questo filmato ha partecipato al concorso “Vittorio Ugolini” del Memoria Film Festival, ed è stato proiettato la sera del 23 aprile 2015 nella sala consiliare di Fumane. Per noi è stata una grande soddisfazione ricevere il primo premio a pari merito con altri due filmati, perché avevamo cercato di lavorare bene in tutti i ruoli che ci erano stati assegnati. Dopo la presentazione del video, abbiamo proseguito l’attività trascrivendo al computer la schedatura scritta a mano e realizzando dei cartelloni con parte del materiale che avevamo prodotto (disegni di fontane, dei progetti dell’acquedotto e le trascrizioni di documenti di archivio). Quest’anno il lavoro del laboratorio è stato molto istruttivo perché abbiamo capito come vivevano le persone durante l’occupazione tedesca e perché abbiamo conosciuto meglio la figura storica di Pietro Nicolis di cui abbiamo visto il monumento nel giardino dell’impianto di surmaturazione delle uve a Fumane. Inoltre ci siamo resi conto dell’importanza di leggere e comprendere i documenti per approfondire la storia e quali sono alcune attività da svolgere per realizzare un video-documentario. Eric, Dennis, Jenny e Nicole a nome di tutto il gruppo del laboratorio, seconda A, secondaria Fumane 12 - la gazzetta della scuola quei difficili anni: un testimone per farci comprendere com’era difficile vivere a quel tempo ha usato queste testuali parole “A quel tempo l’era un bruto vivar”. Nel frattempo, con tutti i nostri compagni di classe, guidati dalla prof.ssa Zanolli e accompagnati dal prof. Franzoni, abbiamo lavorato sui testi di alcune canzoni che si potessero adattare ai contenuti del filmato; le abbiamo im-

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esplorando il passato Qui la vita dei soldati non era facile: erano esposti alle intemperie, alle malattie, al pericolo e all’attacco del nemico. Ci siamo sparsi ovunque. Abbiamo vissuto come in guerra, con il freddo, il ghiaccio, la solitudine, la paura. Dopo il pranzo, abbiamo ripreso il pullman e siamo andati al Forte Tesoro; la guida aveva detto che era tra i forti più armati. Arrivati al cancello di entrata, il maestro Maurizio ci ha fatto marciare come tanti militari un, due, un, due. Dopo aver fatto un lungo tratto di strada siamo arrivati alle caserme. Siamo entrati e abbiamo visto le stanze, cinque o sei, dove dormivano i soldati e i servizi igienici, che erano dei buchi nella pietra. Non potevamo crederci: in quelle poche stanze dormivano circa cinquecento militari: ci stavano 100 artiglieri, 200 ufficiali e 350 fanti. L’edificio era avvolto come in una gabbia da una serie di lamine: erano i parafulmini, per evitare che anche la più piccola scintilla, che facilmente avrebbe potuto innescare un’esplosione, facesse saltare in aria il forte. Ci siamo poi diretti alla polveriera, costituita di due stanze; a destra c’era il deposito della polvere da sparo; a sinistra, c’era una scalinata di 180 gradini, usata dai soldati per salire nella parte interna del forte, senza uscire allo scoperto, riparati dalle granate dei nemici. La stanza della polveriera contiene, diroccata, la costruzione a forma di casetta che serviva per riparare la polvere da sparo dall’umidità. Dopo un altro tratto di strada siamo arrivati, molto assetati, al Forte Tesoro, una struttura grande, bella, forte, possente … e molto altro. Renato ha spiegato a tutti noi come era strutturato il nostro amato Forte Tesoro. Sulle tracce della Guerra Mondiale: visita alle trincee e a forte Tesoro uest’anno si svolgono i festeggiamenti per ricordare il centesimo anniversario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, detta anche Grande Guerra. I nostri insegnanti, per presentarci l’argomento e sicuri che ci avrebbe molto interessato, hanno organizzato una visita guidata alle trincee in Lessinia e al Forte Tesoro, alla ricerca di reperti sulle tracce della guerra. Quando siamo arrivati alla nostra prima meta programmata, siamo scesi dal pullman sfidando un forte vento gelido. Dopo aver fatto un tratto a piedi, ci siamo appostati davanti alla costruzione di Malga Lessinia, dove abbiamo incontrato la guida, l’architetto Renato, che ci ha illustrato alcuni aspetti storici. Ci ha spiegato che in questa zona c’era il confine tra Italia e l’Impero Austro-Ungarico e che in quel difficile periodo erano frequenti le invasioni e le oppressioni di alcuni popoli su altri. Perciò le Nazioni avevano cominciato ad armarsi e a prepararsi alla guerra. Anche l’Italia, pur essendo molto povera, spendeva tantissimi soldi per gli armamenti. Le trincee e Q i forti facevano parte di questa immensa organizzazione militare. Questa zona vicina al confine fu interessata a tali interventi. Migliaia di soldati e di volontari avevano raggiunto le montagne per scavare le trincee, la cui presenza è documentata in numerose mappe trovate a Roma negli archivi dello Stato italiano, e per costruire forti. La guida ci ha spiegato che in questa zona risulta esserci una rete di trincee lunga almeno 8 o 10 chilometri, che erano state scavate a mano e che dovevano essere usate per difendere il confine, conquistare nuove terre e come contraerea. Noi ne avremmo visitata una piccola parte, quella sistemata lo scorso anno dagli alpini e da gruppi di volontari, restaurata per restituire a tutti un reperto importante della nostra storia. Alla fine è arrivato il momento tanto atteso da noi ragazzi: entrare nelle trincee! Sono profonde circa due metri, in certi punti strette e buie, scavate nella roccia, oppure si allargano formando delle stanzette: un vero e proprio labirinto. la gazzetta della scuola - 13

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esplorando il passato Ci hanno fatto entrare in fucileria dove i cecchini sparavano attraverso piccole fessure. E poi nel vero e proprio forte abbiamo salito le scale fino al terzo e ultimo piano. Abbiamo visto sei grandi buchi nel muro e tutti perplessi abbiamo chiesto a Renato a cosa potevano servire. E lui ci ha spiegato che erano i buchi dei cannoni. Sopra al forte, infatti, un tempo erano installate tre mitragliatrici e sei cannoni che giravano a 360 gradi e che potevano sparare le bombe e le granate fino a 10 chilometri di distanza. Siamo usciti dal Forte Tesoro e ci siamo avviati verso i pullman; arrivati abbiamo salutato e ringraziato Renato per tutto e siamo partiti molto felici. È stata una giornata bellissima! Una giornata da fanti! È stato molto interessante conoscere come vivevano i soldati nella Prima Guerra Mondiale! Classe quarta, primaria Fumane Un laboratorio per il “lunario” ll’inizio dell’anno scolastico abbiamo conosciuto una ex insegnante di educazione tecnica del nostro istituto, la prof.ssa Giuseppina Albrigi, che da diversi anni è impegnata nel progetto “Lunario de la Valpolesela”, un calendario scritto in dialetto veronese, apprezzato non solo nel nostro territorio ma anche al di fuori. Anche quest’anno si è messa al lavoro per realizzare il lunario 2016 e ha chiesto la collaborazione degli alunni che svolgono il laboratorio nella classe seconda A. Così ci siamo anche noi impegnati in questa “impresa” insieme all’insegnante Gabriele Mazzi. Durante la prima lezione lei ci ha incaricati di chiedere ai nostri familiari informazioni sui lavori che si svolgevano in passato, perché il tema del lunario dell’anno prossimo è proprio sui lavori di molto tempo fa. La prof.ssa Albrigi aveva raccolto varie interviste fatte a persone anziane che avevano A raccontato in dialetto i loro ricordi sui vecchi lavori, come lo spazzacamino, la spelumina, el sagrar, el torcolar, el casolin e il giassar. Così noi abbiamo trascritto queste interviste al computer per essere corrette dalla prof. ssa Albrigi, prima della trascrizione e della stampa definitive. Per fare le scritte e i disegni abbiamo squadrato dei fogli A1 secondo uno schema e un progetto che ci ha proposto l’insegnante. Per i soggetti di ciascun mese la professoressa ha scelto i personaggi da un suo libro; noi li abbiamo disegnati e colorati creando intorno ad essi anche una ambientazione adatta. Al termine di questo lavoro, dopo l’intervento di trascrizione a mano e di rifinitura da parte della professoressa, i fogli saranno portati in tipografia per essere stampati e rilegati a calendario. Questa attività è stata interessante perché abbiamo imparato quali erano i lavori del passato, che al giorno d’oggi sono in gran parte eseguiti meccanicamente con degli strumenti automatici, e perché abbiamo capito quanto fosse diversa rispetto alla nostra la vita di un tempo. Questa esperienza ci ha fatto un po’ migliorare in alcune delle nostre abilità, non solo nella tecnica di disegno, ma anche nella capacità di tenere le squadre per ottenere disegni e squadrature fatte bene. La nostra difficoltà maggiore è stata soprattutto quella di squadrare i fogli grandi che ci ha dato la prof.ssa Albrigi, ma con il suo aiuto e con quello dei nostri compagni abbiamo superato anche questo ostacolo. Nicola M, Jacopo F, Mathias M, seconda A, secondaria Fumane 14 - la gazzetta della scuola

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esplorando il passato Una lezione di storia speciale Il piacere di scrivere Gli alunni delle classi terze della Scuola Secondaria di Sant’Anna d’Alfaedo hanno realizzato un libretto che sintetizza il percorso dell’attività di scrittura. http://goo.gl/Wuvu3j I l giorno 18 maggio nella nostra scuola, durante l’ora di storia, sono venuti a raccontare le loro testimonianze relative alla Seconda Guerra Mondiale degli anziani della casa di riposo di Pescantina. Sono venute due anziane, Elide e Lia, a raccontarci che durante la Seconda Guerra Mondiale avevano molta paura. Lia, che oggi ha circa 87 anni, della guerra ha più ricordi e un’altra visione rispetto ad Elide che ne ha 77. Lia diceva che di problemi economici la sua famiglia non ne aveva molti, abitava in una casa abbastanza benestante nonostante la famiglia fosse numerosa. Ma, proprio perché il cibo non mancava, molti ragazzi andavano a casa sua e certe volte si fermavano a pranzo. Quello che ci dovrebbe far riflettere è che noi, che oggi possiamo dire di vivere in un certo benessere, facciamo fatica a condividere quello che abbiamo, mentre una volta, quando erano poveri, condividevano quel poco che avevano con chi era più povero di loro. Elide ci spiegava che, pur avendo solo sette anni all’epoca, in- sieme ai suoi fratelli da Monte di Sant’Ambrogio andavano fino a Ceraino per avere un po’ di sale. La carenza di acqua e cibo la sentivano un po’ tutti: pativano molto la fame. Le nostre due nonnine erano accompagnate da Andrea, l’educatore della casa di riposo, il quale ci ha fatto vedere delle foto che riguardavano la Prima Comunione di Elide e altre che ritraevano degli scarponi con la suola di legno. Queste scarpe erano state lasciate nella sua casa da un soldato tedesco quando è partito e, siccome allora non si buttava niente, i suoi genitori avevano pensato bene di sistemarle sostituendo la suola. A quel tempo le scarpe si usavano solo nei giorni di festa; gli altri giorni, estate e inverno, si usavano piuttosto degli zoccoli. Il legno risultava essere un materiale resistente. Ci hanno anche raccontato che frequentavano poco la scuola perché il rumore delle bombe era molto frequente e, insieme, era frequente la paura. Andare fuori di casa metteva ancora più terrore. I bambini erano avvisati di non fidarsi a raccogliere oggetti per terra perché a qualcuno era successo che, credendo di vedere un giocattolo, l’aveva raccolto e poi, essendo una bomba, gli era esplosa in mano procurandogli chiaramente gravi ferite. Abbiamo potuto capire meglio anche il significato del giorno la liberazione, 25 Aprile, perdel­ ché mentre lo raccontavano traspariva ancora gioia dai loro occhi. In effetti devono aver veramente provato la bellissima sensazione di libertà quando hanno visto i tedeschi salire sui camion per andarsene per sempre lasciando case e paesi occupati. Questa bellissima esperienza ci ha fatto capire che noi siamo fortunati a vivere in un periodo di pace e dobbiamo far di tutto per mantenerla, a partire da noi, nel nostro ambiente, con chi ci sta attorno, cercando sempre di costruire ponti e mai muri. Al termine dell’incontro, siamo stati felici di condividere con i nostri ospiti una meravigliosa merenda preparata da noi, ragazzi della terza B. Terza B, secondaria Fumane la gazzetta della scuola - 15

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