AGRICOLTURA 6/2015

 

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COLTURE SEMENTIERE

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ANNO 43 - POSTE ITALIANE s.p.a. - SPED. ABB. POSTALE – DCB CENTRALE/PT MAGAZINE AUT. 141/2004 VALIDA DALL’11/1172004 – PUBBL. MAX 50% - € 2,10 IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP, VIA ZANARDI 28 40131 BOLOGNA PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE CHE SI IMPEGNA A CORRISPONDERE IL PRESCRITTO DIRITTO POSTALE a pag. 6 RIORDINO Servizi più vicini e flessibili N. 6 - GIUGNO 2015 Leader in Italia a pag. 29 ECONOMIA Dalla centrale a biomasse il biopellet per il vigneto MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA COLTURE SEMENTIERE a pag. 55 SPECIALE IRRIGAZIONE Le previsioni per l’estate e le nuove sfide del clima

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itoriale GABRIELE CANALI Economia e Politica Agroalimentare, Università Cattolica S. Cuore Piacenza e Cremona L’innovazione organizzativa strada maestra per la competitività C on l’avvio della nuova Pac dovremmo tornare a parlare della vera sfida per l’agroalimentare, regionale e nazionale: la competitività. La nuova Politica agricola comune, infatti, sarà sempre più solo una specie di rete di sicurezza, come è giusto che sia, e non una fonte primaria di reddito. Il reddito degli agricoltori dovrà provenire dal mercato. Perché ciò avvenga è necessario che l’agricoltura e le intere filiere agroalimentari facciano finalmente un salto verso un sistema ben coordinato. È vero che l’agroalimentare dell’Emilia-Romagna è uno dei sistemi più organizzati del nostro Paese, ma è altrettanto vero che il gap che ancora resta da colmare rispetto ai paesi e alle regioni nostre concorrenti è ancora ampio. Solo alcune riflessioni su un tema molto complesso. È necessario riconoscere che la competitività nell’agroalimentare non può essere conseguita se ci si ferma ad una sola delle fasi della filiera. Un’impresa agricola efficiente, da sola non va molto lontano. E nemmeno un’impresa dell’industria alimentare. E non basta guardare alla sola efficienza produttiva. Che dire della qualità? Come si può assicurare la qualità del prodotto finale senza avere strumenti adeguati per dare una giusta rilevanza (e remunerazione) alla qualità della materia prima agricola? Ma ancora di più: perché una filiera possa diventare (o restare) competitiva, c’è bisogno anche di forme contrattuali finalmente moderne e adeguate, meccanismi di programmazione produttiva, analisi delle opportunità e delle sfide che si sviluppano sui mercati. C’è bisogno anche di forme moderne e nuove di governance. Non ultimo, una filiera organizzata è anche il passaggio indispensabile per aumentare l’efficacia della ricerca applicata. È necessario, infatti, che siano le filiere organizzate, finalmente consapevoli dei propri bisogni e artefici delle proprie strategie competitive, a decidere, dopo analisi di mercato adeguate, come muoversi su questo piano per recuperare o rafforzare la propria competitività, mettendo in stretta relazione l’offerta di ricerca (i ricercatori) con la domanda. Per questo occorre, anche in questa regione, rafforzare ulteriormente, e con convinzione, il ruolo delle forme organizzate: dalle organizzazioni di produttori (incluse le associazioni di Op) alle organizzazioni interprofessionali, senza dimenticare la cooperazione e i consorzi, momenti organizzativi che pure dovranno riscoprire, forse, ruoli vecchi e nuovi. Tuttavia, proprio le “vecchie” esperienze di Op, spesso studiate con superficialità, hanno portato molti a sostenere che questi strumenti in realtà siano poco efficaci e non possano contribuire molto al recupero di competitività e di redditività della fase agricola della filiera. In queste “analisi” ci si dimentica che gli strumenti normativi del passato spesso erano inadeguati a creare le condizioni minime necessarie per far sì che le Op e l’interprofessione potessero essere veramente efficaci. Con l’eccezione dell’Emilia-Romagna. In questa regione le Op sono riuscite a raggiungere dimensioni e sviluppi importanti, come in pochi altri casi a livello nazionale, mentre solo qui c’è una strumentazione normativa che ha permesso la nascita di vere e proprie Organizzazioni interprofessionali. Ora, mentre è necessario monitorare attentamente come le norme stanno cambiando a livello nazionale su questo tema così centrale, nel nostro territorio non si può dormire sugli allori: le filiere hanno ancora molto da fare e da rivedere, ma la direzione è tracciata. Buona strada! 3 GIUGNO 2015

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MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA PERIODICO DELL’ASSESSORATO AGRICOLTURA, CACCIA E PESCA SOMMARIO 03 EDITORIALE L’innovazione organizzativa strada maestra per la competitività Gabriele Canali ANNO 43 - N. 6 - GIUGNO 2015 Reg. Trib. Bologna n. 4269 del 30-3-73 Iscrizione al ROC n. 24729 Spedizione in abb. postale - Regime libero 50% Aut. DRT/DCB/Bologna DIRETTORE Simona Caselli DIRETTORE RESPONSABILE Roberto Franchini COORDINAMENTO DELLA REDAZIONE Paola Fedriga IN REDAZIONE Antonio Apruzzese, Olga Cavina, Giancarlo Martelli REFERENTI Patrizia Alberti, Laura Banzi, Saverio Bertuzzi, Milena Breviglieri, Patrizia Cavanni, Vincenzo Di Salvo, Rossana Mari, Vittorio Marletto (Arpa-Simc), Piero Pastore Trossello, Carlo Patuelli, Paolo Pirani, Luciano Rinaldi (Crpa), Mario Savorelli (Crpv), Simona Spagnoli, Maria Cristina Zarri SEGRETERIA DI REDAZIONE Monica Cervellati Cattani RESPONSABILE DIATECA AGRICOLTURA Fabrizio Dell’Aquila REDAZIONE Regione Emilia-Romagna Direzione Agricoltura 40127 Bologna Viale della Fiera, 8 - Terza Torre Fax 051.5274577 Tel. 051.5274701 - 051.5274289 http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/ agricoltura@regione.emilia-romagna.it EDITORE CANTELLI ROTOWEB srl Via Saliceto 22/e-f - 40013 - Castel Maggiore (Bo) tel. 051.700606 - fax 051.6328090 www.cantelli.net ABBONAMENTI c/c postale n° 001023801994 c/c bancario IBAN IT-51-R-07601-02400-001023801994 Intestato a CANTELLI ROTOWEB SRL CONCESSIONARIA ESCLUSIVA PER LA PUBBLICITÀ 24 TERRITORIO Sperimentare il paesaggio agricolo Anna Mele, Barbara Marangoni, Paola Capriotti Fatti 06 IL PROGETTO DI RIORDINO Torna alla Regione l’agricoltura dei territori Antonio Apruzzese Fisco e previdenza 26 I contributi obbligatori per i lavoratori autonomi a cura di Corrado Fusai 08 NUOVE OPPORTUNITÀ Il mercato Usa riapre ai salumi made in Italy Giancarlo Martelli Economia 27 RAPPORTO 2014 Annata agraria difficile ma la Plv è oltre i 4 miliardi Antonio Apruzzese 10 SCENARI C’era una volta l’abbondanza Paola Fedriga 29 FERTILIZZANTI ORGANICI Dalla centrale a biomasse il biopellet per il vigneto Giancarlo Martelli 12 FAUNA SELVATICA Il cinghiale è sempre il pericolo numero 1 Federica Dotti 31 PROGRAMMAZIONE UE Condizionalità 2014-2020: ecco le nuove regole Gianfranco De Geronimo, Laura Bolchini 14 QUI REGIONE Nuovo Psr: si entra nel vivo a cura della Redazione 18 QUI EUROPA La Bei finanzia l’agroalimentare italiano a cura di Carla Cavallini Cultura rurale 22 ECCELLENZE DOP Un museo per difendere l’unicità del Culatello Francesca Ponti O.P.S.A.I. S.r.l. Via Monte Rosa, 19 - 20149 Milano Tel. 02/4694949 - 48018114 e-mail: milano@opsai.com Responsabile Pubblicità e Marketing Claudio Pietraforte I testi, le notizie e le foto contenute nel presente fascicolo possono essere utilizzate solo previa autorizzazione e citando la fonte. Le fotografie e i testi, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. TIRATURA: 40.000 COPIE CHIUSO IN REDAZIONE IL 15/6/2015 IL CONTENUTO DEGLI ARTICOLI NON ESPRIME NECESSARIAMENTE LA POSIZIONE DELL’ASSESSORATO REGIONALE ALL’AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITÀ FAUNISTICO-VENATORIA Foto di copertina: Fotolia

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GIUGNO 2015 In azienda 32 NOVITÀ IN FATTORIA Il cono è a chilometro zero: un’agrigelateria a Lugo Antonio Apruzzese Ricerca e sperimentazione 45 AGROENERGIE Triticale da biogas: confronto tra varietà Aldo Dal Prà, Mariangela Soldano, Fabrizio Ruozzi, Roberto Davolio Pedologia 63 CEREALICOLTURA L’uso del Catalogo dei suoli nella concimazione del grano Carla Scotti, Marco Albertini Avversità 34 EMILIA-ROMAGNA Vespa cinese del castagno: dall’emergenza al controllo Nicoletta Vai, Massimo Bariselli Rubriche 64 NOVITÀ DALLA RICERCA a cura di Maria Teresa Salomoni e Nicola Di Virgilio 47 BIODIVERSITÀ A pera o a riccio: ritorna alle origini il pomodoro Cristina Piazza FOCUS 65 IN BREVE a cura della Redazione COLTURE SEMENTIERE 37 Emilia-Romagna leader di un settore in salute Daniele Govi, Marco Stefani 49 LOGISTICA Vino: andare lontano senza problemi Andrea Versari, Giuseppina Paola Parpinello, Kleiton Bernardino, Alessia Mattioli, Luca Pasini 69 AGENDA VERDE a cura della Redazione 70 MONDO BIO a cura di Rosa Maria Bertino 39 Con i contratti quadro la filiera si rafforza Roberta Toni, Roberta Chiarini Meccanizzazione 51 INNOVAZIONI I trattori specialistici per frutteto e vigneto Ottavio Repetti 71 NEL GIARDINO a cura di Maria Teresa Salomoni e Massimo Drago 73 AGROMETEO a cura di William Pratizzoli 41 Mappatura dei campi, allo studio l’uso del Gps Vanni Tisselli, Fabrizio Paglierani, Alberto Lipparini, Edmo Tersi SPECIALE 74 DALLA PARTE DEI CONSUMATORI a cura di Enrico Cinotti 43 «Regole certe e trasparenti nella formazione del prezzo» a cura della Redazione IRRIGAZIONE 55 Da iColt a Moses: previsioni stagionali e agricoltura Vittorio Marletto, Andrea Spisni, Valentina Pavan, Fausto Tomei, Giulia Villani, William Pratizzoli 57 Irrinet: la risorsa acqua ai tempi del “nuovo” clima Gioele Chiari, Rodica Tomozeiu, William Pratizzoli 60 Soccorso idrico per la vite in Emilia-Romagna Franco Foschi, Nicola Laruccia, Stefano Anconelli, Roberto Genovesi, Gabriele Antolini, Vittorio Marletto, Giovanni Nigro

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Fatti IL PROGETTO DI RIORDINO Torna alla Regione l’agricoltura dei territori Servizi più flessibili e vicini ai cittadini per rispondere alla domanda di efficienza. Strategico il patto interistituzionale e il modello delle aree vaste. Entro luglio in Assemblea ANTONIO APRUZZESE D opo circa cinque mesi di confronto e il placet delle organizzazioni sindacali, inizia il suo iter il progetto di legge regionale sul riordino istituzionale, il cui esame da parte dell’Assemblea legislativa è previsto entro il mese di luglio. Tutte le funzioni in materia di agricoltura, caccia e pesca tornano a viale Aldo Moro, dopo il massiccio decentramento alle Province deciso nel 1997. «Procediamo verso un nuovo sistema di governo che rimette al centro delle funzioni regionali l’agricoltura, che sarà caratterizzata da un forte presidio territoriale», ha commentato l’assessore regionale Simona Caselli. Nella complessiva articolazione delle diverse materie spetterà all’Ente un ruolo di coordinamento, in pratica un’azione federativa per integrare le specificità del territorio. In questo modo si va al superamento del modello policentrico per promuovere l’area vasta, aggregazione i cui confini verranno definiti dai territori stessi entro 120 giorni dall’approvazione della legge. Strategico il ruolo della Città metropolitana di Bologna, vero hub della regione, come ha più volte sottolineato lo stesso presidente Stefano Bonaccini. Perno dell’organizzazione dei servizi di prossimità al cittadino saranno poi le Unioni di Comuni che assumeranno un’importanza fondamentale, perché l’obiettivo è di portare a 300 i Comuni entro questa legislatura. Un processo profondo ma incruento. I cittadini non si accorgeranno di nulla, a loro saranno sempre garantiti i servizi. «Anzi, con un livello istituzionale in meno, guadagneranno in efficienza e flessibilità», ha detto l’assessore al riordino istituzionale Emma Petitti. «Abbiamo ripensato l’intera governance della nostra regione, e non solo dato attuazione a una legge nazionale. Volevamo una grande partecipazione e la condivisione di una proposta che puntasse a un GIUGNO 2015 6 Caselli Nirmal

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modello innovativo, basato su semplificazione, razionalizzazione e protagonismo dei territori». Risorse aggiuntive per 28 milioni di euro Cambia dunque il modello organizzativo, ma la qualità delle funzioni rese alla collettività resta alta. Inoltre, per sostenere il percorso verso la costituzione delle aree vaste e garantire gli stipendi dei dipendenti delle ex Province, la Regione ha iscritto nel bilancio 2015 risorse aggiuntive per 28 milioni di euro (che si aggiungono ai 31 originariamente previsti). Uno sforzo straordinario che troverà una parziale compensazione da risparmi che «saranno valutati sul medio periodo». Il nuovo ruolo centrale della Regione trova giustificazione anche nella necessità invocata dall’Europa che le attività della programmazione comunitaria 2014-2020 (i bandi, in primis) trovino, appunto, nell’Ente un interlocutore unitario e forte sia per evitare la frammentazione delle responsabilità nella gestione dei fondi, sia per razionalizzare le procedure. Inoltre, all’art. 39, il progetto di legge istituisce la Conferenza Agricola: organismo che dovrà “valorizzare le peculiarità produttive, ambientali, territoriali e sostenere lo sviluppo socioeconomico dell’agricoltura regionale”. sulla materia agricola. Discorso a parte per il personale della Polizia provinciale che troverà sistemazione all’interno della riforma della Pa del Ministro Madia. Ambiente, sicurezza del territorio e lavoro Nuovo assetto organizzativo anche per ambiente, sicurezza del territorio e lavoro. Per assicurare un importante presidio sulle politiche formative e di sostegno al lavoro – che è uno dei punti chiave del programma di mandato – è stata istituita l’Agenzia regionale per il lavoro, che gradualmente assorbirà gli attuali dipendenti dei Centri per l’impiego provinciali. Per quanto riguarda l’ambiente, la legge unifica in un centro tecnico di competenza le autorizzazioni ambientali e quelle in materia di energia. Sarà quindi ripensata la struttura di Arpa (Agenzia regionale per la prevenzione e l’ambiente), che diventerà Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia. Infine, coerentemente con l’attenzione che la Giunta dedica al tema della sicurezza del territorio, vengono unificate in capo all’Agenzia regionale di protezione civile anche le funzioni di sicurezza territoriale. Garantita l’occupazione Nel definire questa complessa struttura di funzioni, la prima preoccupazione è stata quella di garantire ai dipendenti della Città metropolitana e delle Province il posto di lavoro. Entro fine 2016 tutti i circa 4mila addetti avranno una collocazione certa al termine di una ricognizione che durerà alcuni mesi, anche se l’assessore Petitti ha espresso l’auspicio che l’intera riorganizzazione possa concludersi già nel 2015. Poco meno di 2mila dipendenti resteranno alle Province per svolgere le funzioni previste dalla Legge 56/2014 (cosiddetta “legge Delrio”: ad esempio, servizi di trasporto ed edilizia scolastica). Un migliaio saranno trasferiti a Regione ed Enti regionali. Solo un centinaio di unità però sarà impiegato nelle sedi regionali per dar manforte al processo di semplificazione della macchina amministrativa; tutti gli altri, come detto, saranno sul territorio. In totale parliamo di circa 400 funzionari dell’agricoltura, una sessantina del settore caccia e pesca, oltre a 2025 figure provenienti dalle Comunità montane che lavorano, anche se in via non esclusiva, GIUGNO 2015 LE “NUOVE” COMPETENZE AGRICOLE Elenchiamo di seguito le principali funzioni tornate alla Regione in materia di agricoltura, caccia e pesca, ma che continueranno a essere gestite da uffici sul territorio: - Approvazione bandi, istruttorie di ammissibilità, pagamento e controlli sulle Misure del Psr; - Istruttorie, accertamenti e controlli per l’erogazione di aiuti, premi e contributi sulle seguenti materie: condizionalità, Ocm vitivinicolo, Ocm ortofrutta, Ocm latte, Ocm miele, controlli zootecnia, no-food; - Istruttorie e controlli per la gestione dello schedario vitivinicolo per la consistenza delle superfici e i procedimenti di impianto/espianto; - Rilascio delle autorizzazioni per le attività di utilizzazione dei fanghi di depurazione; - Rilascio delle autorizzazioni per l’acquisto dei prodotti fitosanitari tossici e nocivi; - Verifica congruità del valore dei terreni, conciliazioni su vertenze agrarie, gestione commissioni valori fondiari medi; - Predisposizione del Piano faunistico-venatorio quinquennale e del Programma annuale degli interventi; - Valorizzazione ambientale e faunistica dei fondi rustici, tutela delle attività agricole, creazione dei fondi chiusi; - Controllo numerico e sanitario della fauna, immissioni, catture. Predisposizione di Programmi annuali; - Accertamento danni, contributi indennizzo e prevenzione. - Programmi ittici annuali, zone di tutela della fauna ittica. Entità dei ripopolamenti. 7

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Fatti NUOVE OPPORTUNITÀ Meridiana Immagini Il mercato Usa riapre ai salumi made in Italy Dopo severi test, le autorità sanitarie americane hanno giudicato equivalenti i sistemi di ispezione nei due Paesi e hanno dato il via libera alla ripresa delle spedizioni confronti dell’Italia a seguito dei casi di positività alla Listeria monocytogenes, patogeno nei confronti del quale gli Stati Uniti hanno adottato la “tolleranza zero”, riscontrati in alcune partite di prodotti a base di carne suina cruda stagionata destinate al mercato statunitense. Un risultato, la fine dell’embargo americano nei confronti di alcune delle più apprezzate specialità della norcineria made in Italy, acEXPORT AGROALIMENTARE: PARTENZA SPRINT compagnato dal ritorno al regime ordinario di NEL 2015, AL VIA IL MARCHIO TRICOLORE controlli a campione Accelera l’export dei prodotti agroalimentari, che – dati Istat alla mano – nel primo trimestre 2015 sui prosciutti stagionati ha toccato quota 8,7 miliardi di euro (+6,2% su base annua). Se n’è parlato a Expo alla presentaoltre i 400 giorni come zione del “segno unico distintivo” (vedi logo) che accompagnerà le specialità made in Italy sui il Parma e su insaccati principali mercati esteri quali Stati Uniti, Canada. Brasile, Giappone, Cina, Turchia, oltre ovviamensottoposti a trattamente a quelli europei. «Il marchio, promosso dai Ministeri delle Politiche e dello Sviluppo economico – ha detto il Ministro Martina – è parte di un’unica grande strategia del Governo per promuovere to termico come cotti e i nostri prodotti sui mercati esteri. Per la prima volta abbiamo superato le divisioni e messo a dispomortadelle, che è anche sizione le risorse, 72 milioni, per portare l’export a 50 milioni annui entro il 2020, dopo aver toccato il frutto dell’impegno 36 miliardi nell’anno in corso». Il marchio tricolore, proprio per le sue caratteristiche d’uso, non sarà profuso dal Servizio veapposto sulle singole confezioni ma utilizzato per la promozione all’interno dei punti vendita della terinario della Regione Gdo estera, in occasione di fiere, nelle campagne di comunicazione, su internet, ecc. Emilia-Romagna, in colGIANCARLO MARTELLI P artiranno già nelle prossime settimane, dopo le verifiche ispettive da parte del Servizio veterinario regionale, le prime spedizioni dall’Emilia-Romagna verso gli Usa di salami, coppe, pancette e altri salumi a corta stagionatura dopo la revoca da parte delle autorità sanitarie americane delle misure restrittive introdotte nel settembre 2013 nei 8 GIUGNO 2015

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laborazione con il Ministero della Salute, per garantire il pieno rispetto dei rigidissimi standard igienico-sanitari americani. La decisione delle autorità sanitarie Usa – spiega una nota del ministero della Salute – è venuta a seguito del completamento della valutazione di un audit condotto l’estate scorsa sulle nostre strutture produttive dagli ispettori dell’Agenzia americana per la sicurezza alimentare (Fsis) che ha consentito di considerare equivalenti i sistemi di ispezione adottati nei due Paesi, garantendo quindi il pieno rispetto della rigida normativa Usa e l’assoluta sicurezza dell’export italiano. «Il provvedimento Usa – commentano a una sola voce gli assessori regionali all’Agricoltura, Simona Caselli, e alle Politiche per la salute, Sergio Venturi – è il riconoscimento della qualità dei nostri prodotti e dell’attenzione con i quali i nostri servizi veterinari vigilano su ogni fase produttiva». «C’è da essere molto soddisfatti di questo esito – ribadiscono – perchè grande è il potenziale di crescita dell’export dei nostri salumi». L’Emilia-Romagna sarà la principale beneficiaria Insomma l’Emilia-Romagna è la candidata numero uno a trarre i maggiori vantaggi dalla fine delle restrizioni Usa. Infatti, già adesso gli Stati Uniti sono al quinto posto della classifica dell’export nazionale di salumi, che l’anno scorso ha toccato i record storico di 1,26 miliardi di euro (+6,2%). Quasi la metà, il 46%, di questo flusso parte proprio dalla nostra regione, per un giro d’affari complessivo di 600 milioni di euro. Inoltre vale la pena di ricordare che la specialità italiana più venduta in assoluto sul mercato statunitense è il Prosciutto di Parma (vedi intervista a fianco), per il quale la revoca delle misure restrittive si tradurrà nell’immediato dimezzamento dei controlli nei punti di ingresso, mentre finora venivano ispezionate tutte le partite, con inevitabile allungamento dei tempi di attesa e maggiori costi di sdoganamento per la nostre imprese, stimati da Assica in oltre 4 milioni di euro all’anno. In assenza di casi di positività nel giro di poche settimane le verifiche saranno poi riportate alla situazione pre-embargo di controlli a campione. La ripresa dell’export verso gli Stati Uniti di salami, pancette, coppe, ecc. potrà tuttavia avvenire solo a due condizioni tassative: la carne suina utilizzata nella preparazione dei prodotti dovrà provenire solo da capi nati e allevati nelle GIUGNO 2015 regioni italiane riconosciute indenni da malattie infettive come vescicolare, peste suina classica e peste suina africana, condizione che accomuna tutto il Nord Italia, e l’assenza nelle carni di tracce di contaminanti come Listeria e Salmonella. Il rispetto di queste rigide prescrizioni di carattere igienico-sanitario imposte dalle autorità sanitarie per la ripresa dell’export renderà necessario l’adeguamento degli impianti produttivi; in Emilia-Romagna già alcuni impianti si sarebbero attrezzati a dovere e tra le nuove tecnologie sotto questo profilo più promettenti per il controllo del rischio Listeria c’è il cosiddetto trattamento ad alta pressione (Hpp), già illustrato su Agricoltura n. 4/2015 (pagg. 28-29). 9 Consorzio Prosciutto Parma IL “PARMA” LEADER NEGLI STATI UNITI: «MA VOGLIAMO CRESCERE ANCORA» Vittorio Capanna (nella foto), è il nuovo presidente del Consorzio del Prosciutto di Parma: un eccellenza del made in Italy che vale 1,7 miliardi di euro al consumo, con una filiera produttiva che comprende 4.200 allevatori e 130 macelli. Cosa significa per voi la recente decisione Usa? È un risultato molto importante per i nostri produttori, che hanno subito non pochi disagi, che arriva dopo circa due anni di intenso lavoro in collaborazione con i Ministeri della Salute e degli Esteri, la nostra ambasciata a Washington e i Servizi veterinari regionali e locali. Gli Stati Uniti sono già il primo mercato estero per il Prosciutto di Parma. Quali prospettive? Nel 2014 abbiamo aumentato le vendite negli Usa del 12%, per un valore di circa 60 milioni di euro. Vogliamo consolidare la nostra presenza, ma anche espanderci verso nuovi mercati ancora inesplorati. Investiremo ancora di più nella valorizzazione del prodotto e nella tutela del marchio. Quali traguardi vi ponete? Negli ultimi dieci anni le nostre esportazioni sono cresciute di quasi un milione di pezzi e la quota sul totale della produzione è passata dal 18% al 30%. Nel 2014 abbiamo esportato oltre 2,6 milioni di prosciutti (+3,5%), per un fatturato stimato di 250 milioni di euro. A trainare le esportazioni sono stati soprattutto i mercati extraeuropei. Le note dolenti arrivano dal mercato interno... La crisi che ha coinvolto anche i prodotti alimentari ha causato nel 2014 una flessione delle vendite di prosciutto crudo dell’8,9%. Anche il Parma ha subito un calo dei consumi del 6,1%, comunque inferiore rispetto a quella dei principali concorrenti. Il nuovo Cda dovrà definire in tempi brevi un piano di investimenti sulla comunicazione, facendo leva su nuove e innovative strategie di marketing. Quali sono i rapporti con la componente agricola? L’obiettivo strategico è la centralità del confronto interprofessionale, a partire dagli allevatori. In questo momento di difficoltà diffuse bisogna garantire un futuro sostenibile a tutti gli anelli della filiera.

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Fatti SCENARI Fotolia C’era una volta l’abbondanza Per la Fao nel 2050 la produzione agricola per essere sufficiente dovrebbe aumentare del 70%. Ne parla in un libro l’europarlamentare Paolo De Castro PAOLA FEDRIGA C i siamo lasciati alle spalle l’era dell’abbondanza. Siamo entrati in quella della scarsità. Il passaggio riguarda tutti: anche chi ha avuto la buona sorte di nascere nella parte “giusta” del mondo, quella dei Paesi ricchi e avanzati. Ed é un passaggio che impone un cambiamento netto di prospettiva (e di politiche). Anche perché il tempo stringe, se è vero che nel 2050 la popolazione mondiale toccherà i 9 miliardi di persone. È intorno a questo, per nulla tranquillizzante, assunto che ruota “Cibo. La sfida globale” (prefazione di Matteo Renzi, Donzelli editore) il nuovo libro di Paolo De Castro, già presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, per due volte ministro delle Politiche agricole e ora relatore permanente della stessa Commissione per Expo 2015. Il libro restituisce la complessità di dinamiche che sono al tempo stesso sociali, economiche e ambientali, in un contesto globale sempre più interdipendente, in cui nuovi protagonisti della scena agricola mondiale – in particolare Cina, India, Brasile – sembrano ormai aver relegato in secondo piano Europa e Stati Uniti. Nel suo libro lei si sofferma in particolare su un fenomeno quello dell’allineamento delle diete. Insomma sembra di capire che non sia solo una questione di aumento della popolazione. È così? Alla fine del secolo scorso si è verificato un cambiamento di paradigma. Ovvero per la prima volta il tasso di crescita della domanda di cibo ha superato il tasso di crescita dell’offerta. È un cambiamento epocale, dovuto in particolare alla modifica delle diete alimentari di alcuni paesi emergenti, Cina e India in testa. In questi paesi l’aumento del reddito procapite sta portando a un maggiore consumo di prodotti a base di proteine animali: latte e carne. Se la sola Cina continuasse come sta continuando in questo trend, significherebbe moltiplicare per cinque e per sei il fabbisogno di prodotti, quali mais e soia, che servono per l’alimentazione animale. GIUGNO 2015 10

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Teniamo conto che gli animali che hanno un impatto maggiore per quanto riguarda il consumo di suolo e di acqua sono i bovini, seguiti, da suini e pollame. Siamo solo all’inizio di un fenomeno che non appare destinato ad arrestarsi. Dagli anni ’80 del XX secolo a oggi i cinesi sono passati da un consumo di 20 kg di carne procapite a 53. È ancora poco, ma continuerà. Pensiamo che negli Stati Uniti il consumo è di 100 kg, in Europa di 90. Non c’è terra sufficiente sul Pianeta per sostenere tale crescita. C’è tuttavia chi sostiene che il vero problema stia negli attuali fortissimi squilibri tra paesi ricchi e paesi poveri. Insomma non servirebbe produrre di più, ma redistribuire meglio, con più equità, quello che già oggi si produce. Cosa ne pensa? A chi dice questo rispondo che basta guardare i numeri. Quello della redistribuzione delle risorse ovviamente è un problema reale e fondamentale: oggi potrebbe ancora bastare, ma in futuro no. La Fao stima che da qui al 2050 sarebbe necessario garantire un aumento della produzione globale del 70%. Non è possibile. Delle due l’una: aumentare le rese o trovare più terre. Una dimostrazione indiretta che, almeno nel futuro non sarà più solo un problema di redistribuzione, sta nel fenomeno del land grabbing. Per quale motivo i Cinesi vanno in cerca di terre da acquistare? Non è un problema di soldi, hanno paura in prospettiva che la terra non sarà più sufficiente. Produrre di più dunque, ma ciò non significa aumentare l’impatto dell’uomo sulle risorse naturali e sul clima? Di fronte a un quadro così complesso quali sono le soluzioni? Il tema della ricerca è fondamentale. Occorre investire di più in ricerca, in particolare quella pubblica che dà maggiori risposte perché amplia la possibilità di trasferire i risultati ottenuti. Invece la ricerca pubblica sia nel Nord America che in Europa è in calo. Perché? Perché siamo ancora con la testa nell’abbondanza e pensiamo che il problema riguardi solo i Paesi poveri e non anche noi. Il 75% dell’aumento della ricerca si concentra in Brasile, Cina e India. L’Ue è il fanalino di coda del mondo e l’Italia il fanalino di coda dell’Ue. È stato coniato il termine intensificazione sostenibile: ovvero come produrre di più, aumentando la fertilità, riducendo il consumo di suolo e di acqua. Ci sono filoni di ricerca interessanti: ad esempio sulla fissazione dell’azoto atmosferico nei cereali, la coltivazione dei terreni salini o GIUGNO 2015 desertici. C’è il tema della ricerca genetica che non è per forza Ogm. Guardando l’ultima Pac: il greening è un lusso che non ci possiamo più permettere. Il mondo va a caccia di terra e l’Europa mette a riposo milioni di ettari. Altro tema fondamentale, oltre a quello della ricerca, è quello del contrasto allo spreco alimentare, che ci riguarda tutti. E la politica? Forse anche qui servono approcci nuovi e una diversa consapevolezza… Serve un approccio globale. A partire dal tema del land grabbing in Africa, occorre che ci facciamo carico di questo problema a livello globale, definendo regole nuove. Quanto alla politica europea: ha cercato per anni di contenere la produzione. Oggi siamo nell’era della scarsità e per questo occorrono nuove politiche che tuttavia salvaguardino le risorse naturali. Expo può essere una grande occasione di sensibilizzazione su questo tema. Un’occasione per aumentare il tasso di consapevolezza dell’opinione pubblica, per imparare a farci innanzitutto le domande giuste. Paolo De Castro e la copertina di “Cibo. La sfida globale” IL NUOVO GLOSSARIO DEL CIBO Food security: secondo la definizione elaborata dal World Food Summit della Fao nel 1996 significa «accesso fisico, sociale ed economico ad alimenti sufficienti, sicuri e nutrienti». Il tema appare sempre più al centro del dibattuto mondiale dal 2008 in poi, in seguito al primo grande shock dei prezzi agricoli mondiali. Land grabbing: letteralmente “accapparramento della terra”. Ovvero grandi acquisizioni di terreno agricolo su scala planetaria. Stati, Fondi sovrani, multinazionali che assumono il controllo di enormi estensioni in Africa, Sud-est asiatico, ex Unione Sovietica. E questo mentre la disponibilità di terreno agricolo pro-capite è in calo: dal 1996 al 2008 si è ridotta nel mondo del 50%. Intensificazione sostenibile: quasi una contraddizione in termini, in realtà la nuova sfida dell’agricoltura di domani per produrre di più, preservando la fertilità dei suoli, riducendo il consumo di risorse naturali e gli effetti sul clima. Una nuova frontiera che mette al centro gli investimenti in ricerca e innovazione . 11

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Fatti FAUNA SELVATICA Wikimedia Il cinghiale è sempre il pericolo numero 1 In aumento i danni provocati da questo ungulato. Quasi 2 milioni di euro le risorse stanziate nel 2014 dalla Regione alle Province per risarcire i produttori agricoli FEDERICA DOTTI Servizio Territorio Rurale e Attività FaunisticoVenatorie, Regione Emilia-Romagna N ell’annata agraria 2014, così come in quella precedente, la Regione ha stanziato 1 milione e 900mila euro per indennizzare i danni causati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole. Queste risorse hanno permesso alla maggioranza delle Province di riconoscere per intero gli importi accertati relativi alle domande ammissibili e di accantonare parte delle somme per l’acquisto di presidi di prevenzione o per il pagamento dei danni del prossimo anno. Piacenza e Rimini oltre il budget Solamente Piacenza e Rimini hanno sforato il fondo assegnato, ma grazie ai risparmi degli anni scorsi hanno potuto versare agli agricoltori il 100% degli indennizzi spettanti. Nel caso di Piacenza, c’è stato un grosso danno da lepre su una nuova coltivazione di peperoni, mentre nel Riminese sono aumentati i danni da cinghiale all’interno del Parco interregionale Sasso Simone 12 e Simoncello per l’assenza di piani controllo. Nel 2014, gli importi stimati complessivamente dai periti di tutte le Province, al lordo della franchigia, sono stati di poco inferiori a 1 milione 500mila euro (dato ancora in fase di verifica), circa 150mila euro in più rispetto all’anno precedente (vedi grafico): la specie più impattante è risultata il cinghiale, pur in misura minore rispetto al 2013. I danni provocati da questa specie a carico delle Province sono risultati in aumento soprattutto a Piacenza; a Rimini sono addirittura triplicati. In queste due realtà bisognerà aumentare gli sforzi nei piani di abbattimento, utilizzando tutte le forme di caccia previste dalla normativa, compresa la selezione, pur se malvista dai cacciatori di cinghiale in squadra, e incrementare i piani di controllo, che possono essere attuati in tutte le stagioni e in qualunque giornata. Gli altri ungulati non sembrano più causare grossi problemi alle colture, segno che i sistemi di prevenzione forniti dai tecnici provinciali, se installati GIUGNO 2015

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correttamente dagli agricolDANNI LORDI ACCERTATI IN EMILIA-ROMAGNA DAL 2008 AL 2014 tori e tenuti in funzione con una manutenzione adeguata e la gestione venatoria praticata correttamente, risultano davvero efficaci. Continua il trend in discesa dei danni accertati da capriolo, che sono passati da oltre 227mila euro nel 2009 ai quasi 42mila della scorsa annata agraria, così come quelli del cervo che erano oltre 126mila euro sempre nel 2009 e oggi appena 10mila. La Regione ha sempre investito molto sulla prevenzione, non solo in termini economici, ma anche sulla ricerca di nuovi materiali e dispositivi specifici sia tinuano a ridursi. Il sistema di prevenzione adotper il prodotto agricolo da proteggere, sia per la tato dalla Provincia di Modena, che consiste nel specie responsabile. Parallelamente ha organizzato lasciare in situ il vecchio tubo forato e nel posizionegli anni, con la consulenza di esperti del settore, nare sotto di esso un secondo tubo di polietilene corsi di formazione rivolti ai periti delle Province, ad alta densità, sta funzionando ed è stato esteso a degli Ambiti territoriali di caccia e degli Enti di tutte le altre Province. gestione delle aree protette, per avere sul territorio Infine, non vanno trascurate né le nutrie, né gli persone con esperienza e conoscenza dei sistemi uccelli ittiofagi. Rispetto al 2013 i danni da nutrie di prevenzione disponibili sul mercato e ben pre- sono incrementati di 50mila euro, nonostante siparati nell’attribuzione di un danno in agricoltura ano stati pagati soltanto fino alla fine del mese di agosto perché la Legge 11 agosto 2014, n. 116 ad una determinata causa, animali compresi. ha eliminato tali animali dall’elenco delle specie considerate “fauna selvatica”. Bisogna tenere preStorno, flagello per i frutteti sente, pertanto, che gli importi stimati fanno riLa seconda specie in ordine di importanza è lo ferimento a soli 10 mesi e non sono disponibili i storno, che da sempre rappresenta un flagello per numeri di settembre e ottobre. i frutteti e vigneti della nostra regione, nonostante I dati degli ittiofagi non sono comparabili con tutte le misure messe in atto permesse dalla nor- quelli dell’anno scorso a causa di una modifimativa in vigore: protezione delle colture con reti, ca apportata alla normativa, che ha esteso, a palloni predator e a elio, detonatori acustici, piani partire dall’annata agraria 2014, la possibilità di controllo mirati, caccia in deroga al regime di di pagare i danni in tutto l’allevamento ittico, in ogni caso unicamente alle specie oggetto di divieto previsto dall’Unione europea. I danni da fagiano, dopo essere nettamente di- effettivo allevamento, così come accadeva fino minuiti nell’annata agraria 2013, sono aumenta- a tre anni fa. Per le annate agraria 2012 e 2013, ti in molte Province e più che triplicati a livello invece, erano stati ammessi a contributo escluregionale. Preoccupante è la situazione nel Bolo- sivamente le perdite subite presso i lavorieri o gnese, dove si è passati da un importo lordo di le vasche di sverno. L’aumento registrato negli circa 27mila euro a quasi 121mila. Emerge con importi accertati è pertanto dovuto al nuovo siurgenza la necessità di una revisione delle pratiche stema di periziare. gestionali intraprese dalla Provincia, soprattutto Fa capo alla Regione il pagamento dei danni all’interno delle Zone di ripopolamento e cattura, provocati da tutti i tipi di fauna selvatica nelle con il coinvolgimento degli Ambiti territoriali di zone di protezione e di quelli provocati dalle caccia, perché i buoni risultati ottenuti l’anno pas- specie oggetto di tutela in tutto il territorio regionale. Le istruttorie vengono svolte dalle Prosato non hanno avuto effetti duraturi. I danni da picchio agli impianti di irrigazione, che vince, le quali provvedono alle liquidazioni, che hanno raggiunto il livello massimo nel 2012, con- dovranno terminare entro il prossimo luglio. Wikimedia GIUGNO 2015 Lo storno 13

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Qui Regione Nuovo Psr: si entra nel vivo “Primo insediamento” e “giovani” i bandi che segnano l’avvio della nuova Programmazione. Il calendario 2015 comprende una trentina di operazioni A cura della REDAZIONE Dell’Aquila P artenza a vele spiegate per il nuovo Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020. A tenere a battesimo il nuovo settennato, i bandi sulle indennità compensative e sui giovani. A seguire, lungo tutto il 2015, un fitto calendario di uscite che comprende una trentina di operazioni (le vecchie “misure” o “azioni” della Programmazione 2007-2013), riportate nella tabella a pagina 16. «A dieci giorni dall’ok ricevuto dalla Direzione agricoltura dell’Unione europea, il Psr emilianoromagnolo è diventato operativo secondo il percorso e i contenuti che avevamo concordato con lo stesso mondo agricolo – ha spiegato l’assessore regionale all’agricoltura, caccia e pesca Simona VINO: 6,5 MILIONI DI EURO PER LA PROMOZIONE EXTRA UE Oltre 6,5 milioni di euro per il vino emiliano-romagnolo. A tanto ammontano le risorse dell’Ocm Vino in arrivo per la campagna 2015-2016. Serviranno per sostenere progetti di promozione sui mercati dei Paesi extraeuropei presentati da cantine, consorzi, associazioni di produttori, con contributi nella misura del 50%. La graduatoria delle domande (il termine per la presentazione scade il 24 giugno) verrà pubblicata il 24 luglio. Secondo i dati dell’osservatorio Wine Monitor di Nomisma dal 2009 al 2014 le esportazioni di vino emiliano-romagnolo hanno messo a segno un +39%. Una crescita importante per un prodotto che ormai rappresenta uno dei punti di forza dell’agroalimentare emiliano-romagnolo e per il quale i mercati esteri si confermano sempre più strategici anche a fronte del calo dei consumi interni. Caselli – con il bando sulle indennità compensative vogliamo compensare i costi aggiuntivi sostenuti da chi opera dove fare agricoltura è più difficile, per contrastare lo spopolamento. L’agricoltura di montagna svolge un servizio importante per tutta la collettività, di tutela del territorio e di prevenzione del dissesto idrogeologico». Il bando si è chiuso il 15 giugno. L’elenco delle domande ammesse e la concessione dell’indennità avverrà entro il 15 novembre. Gli aiuti vanno dai 90 ai 150 euro per ettaro, a compensazione delle maggiori spese o del mandato guadagno con cui devono fare i conti le aziende agricole di collina e montagna. Il plafond stimato di risorse per il 2015 è pari a 15 milioni di euro, su una disponibilità totale per l’intera programmazione di 90. È bene sottolineare che il bando non prevede selezione, dunque, tutte le domande in regola con i requisiti saranno accolte. È invece rivolto ai giovani il secondo bando in arrivo. L’obiettivo è favorire il ricambio generazionale, ma anche l’innovazione. Si tratta infatti di un avviso pubblico con all’interno due operazioni collegate: il primo insediamento e l’ammodernamento aziendale. Per gli under 40 che vogliono entrare in agricoltura, la Regione metterà a disposizione complessivamente 38 milioni di euro. I premi, per chi avvierà un’impresa agricola, saranno di 30mila euro, ma potranno salire a 50mila nelle zone soggette a GIUGNO 2015 14

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