Canonizzazione di Maria di Gesù Crocifisso (1946-1878)

 

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Canonizzazione di Maria di Gesù Crocifisso (1946-1878)

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CANONIZZAZIONE DELLA BEATA MARIAM BAOUARDY 1846 – 1878 SUOR MARIA DI GESÙ CROCIFISSO CARMELITANA DI BETLEMME

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Presentazione Il 17 maggio 2015, Papa Francesco canonizzerà alcuni fratelli maggiori nella fede fra cui la beata Mariam di Gesù Crocifisso, Mariam Baouardy, carmelitana, fondatrice dei Carmeli di Betlemme e di Nazareth. Un lieto evento, un segno di speranza, un incoraggiamento alla fedeltà per tutti i cristiani e tutte le persone di buona volontà del Vicino e Medio Oriente in questi tempi difficili e tormentati. Con lei un'altra religiosa palestinese sarà onorata la beata Marie- Alphonsine, fondatrice della Congregazione delle Suore del Rosario, molto attiva nella vita pastorale della Terra Santa. Queste due figure di sante sono portatrici di un messaggio comune, fondato sulla preghiera e sulla carità, nell'offerta di se stessi e nel servizio. In questo anno della Vita consacrata e del V centenario della nascita di santa Teresa d’Avila, una figlia del Carmelo è donata in esempio come sorella primogenita nel Cristo e come aiuto particolare per i cristiani d'Oriente. Questo dossier, preparato dal Carmelo di Betlemme è promosso dall' Oeuvre d’Orient. È proposto come un primo incontro con la figura di Mariam Baouardy, cristiana d'Oriente. La sua canonizzazione ci offre l'occasione per farla conoscere e per elargire a piene mani i frutti di santità della Chiesa in Oriente. Sono dunque un dono per tutta la Chiesa e interpellano tutte le tradizioni. In effetti Mariam è un ponte tra i due polmoni della Chiesa, quello d'Oriente e quello d'Occidente. Ella riconduce gli uni e gli altri alle loro radici e li invita alla comunione. Per radicarsi in Cristo e preservare la speranza, gli uni e gli altri hanno bisogno di riscoprire i legami di fraternità e di comunione, di testimonianze di fedeltà e di santità. La vita di Mariam manifesta la rilevanza del legame. “Oggi più che mai le minacce che incombono ci sollecitano a fare dell’amore e della fratellanza la legge fondamentale dei rapporti sociali e internazionali, in uno spirito di riconciliazione e di perdono, prendendo ispirazione dallo stile di vita, del quale la beata Maria di Gesù Crocifisso è di esempio non solo per il suo popolo, ma per il mondo intero. Questo nuovo stile di vita possa darci una pace fondata non sul terrore, ma sulla reciproca fiducia”1 ha detto san Giovanni Paolo II nel giorno della sua beatificazione. Questi fogli presentano alcune importanti e fondamentali aree di lettura per un primo approccio alla vita e alla testimonianza di Maria: • • • • • • • • 1. Un profilo biografico 2. Mariam, fiore del Carmelo 3. Nel soffio dello Spirito, l'invisibile visibile 4. Mariam, sorella primogenita e sostegno dei cristiani d'Oriente 5. Mariam, “patrona della pace” per il Vicino e Medio Oriente 6. Mariam e la vita consacrata 7. Mariam, la gioia della speranza 8. Bibliografia e contatti Si ringraziano le persone che hanno collaborato alla realizzazione del dossier: Madre Anne-Françoise della Presentazione, priora del Carmelo di Betlemme, Madre Maira del Bambino Gesù, priora del Carmelo di Haifa, suor Veronica di Gesù del Carmelo di Haifa, p. William Marie Merchat. Grazie all’Oeuvre d’Orient per l’aiuto nella preparazione e nella diffusione del dossier. 1 San Giovanni Paolo II, Omelia della beatificazione di Mariam Baouardy, 13 novembre 1983

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1. PROFILO BIOGRAFICO __________________________________ Galilea : l’infanzia Maria Baouardy è nata il 5 gennaio 1846, a Ibillin, piccolo villaggio della Galilea, a metà strada tra Nazareth e Haifa, in una famiglia di rito greco-cattolico. I suoi genitori, profondamente credenti, dovettero portare il peso di dure prove: non riuscivano a metter al mondo figli che sopravvivessero: uno dopo l’altro, dodici figli morirono in tenera età. Nel loro profondo dolore e con la fiducia in Dio, decisero allora di fare un pellegrinaggio a Betlemme per pregare davanti alla Grotta e domandare la grazia di una figlia. Nove mesi dopo nacque Mariam, che venne battezzata e cresimata, secondo la tradizione familiare, con il rito greco-cattolico. L’anno seguente la famiglia fu allietata dalla nascita di un fratellino, Boulos. Quando Mariam non aveva ancora 3 anni, in pochi giorni morì il padre e poco dopo anche la madre, annichilita dal dolore. Quando si rese conto che stava per morire, il padre prese tra le braccia Mariam e pregò a san Giuseppe di farle da padre e di custodirla. Si può dire che in diversi momenti della vita di Mariam, questa preghiera è stata esaudita. Suo fratello Boulos (Paolo) fu adottato da una zia materna che abitava in un villaggio vicino e Mariam da uno zio paterno, economicamente agiato. Dei suoi anni infantili in Galilea, Maria conserverà al tempo stesso lo stupore per la bellezza della Creazione, la luce, i paesaggi in cui tutto le parlava di Dio (stupore che si manifesterà più tardi negli inni sgorgati spontaneamente dal suo cuore nel corso di alcuni momenti estatici) e il sentimento molto forte del fatto che tutto passa. Sempre del periodo infantile è da ricordare un episodio destinato a incidere sulla sua vita. Mentre giocava con due uccellini, decise di lavarli energicamente, ma non resistettero alle sue cure e morirono tra le sue mani. Mentre si accingeva a seppellirli, udì una voce (quella di Gesù) che le diceva: “Vedi, è così che tutto passa; ma se vuoi donarmi il tuo cuore, io sarò con te per sempre”. Parole che ne segneranno lo spirito in modo indelebile. A 8 anni ricevette la prima comunione. Poco dopo lo zio si trasferì ad Alessandria d’Egitto con tutta la famiglia e la portò con sè. Alexandrie : il martirio 1858: Mariam ha 12 anni e viene a sapere che lo zio intende maritarla. Lei, decisa a donarsi interamente al Signore, si oppone. Minacce, umiliazioni e maltrattamenti non servono a farle cambiare idea. Dopo aver sopportato per tre mesi ogni sorta di pressione, si reca da un vecchio servo della famiglia per tentare di far pervenire una lettera al fratello rimasto in Galilea, per chiedergli aiuto. Ascoltando il racconto delle sue sofferenze, il servitore, musulmano, la esorta ad abbandonare il cristianesimo per abbracciare l’Islam. Mariam rifiuta. Inviperito, l’uomo sguaina la scimitarra e le taglia la gola, poi l'abbandona in una stradina tutta buia. Era l’8 settembre 1858. In quel momento il soprannaturale fa irruzione nella sua vita. Racconterà più tardi che in quel momento era veramente morta e che aveva la sensazione di essere in Paradiso, di vedere la Vergine, i santi e i suoi genitori, la gloriosa Trinità ... Ma la sua ora non era ancora venuta e si risvegliò in una grotta, con accanto una giovane donna, vestita di blu, con le sembianze di una religiosa. Per quattro settimane, la donna la cura, la nutre e la istruisce. Quando Mariam è guarita, la giovane sconosciuta la conduce in una chiesa e scompare. Mariam riconoscerà in lei la Vergine Maria. Da quel giorno, Mariam passò di città in città (Alessandria, Gerusalemme, Beirut, Marsiglia…) lavorando come domestica, preferendo nelle sue scelte le famiglie povere, aiutandole e lasciandole quando si sentiva troppo onorata. Diventa, in una dimensione del tutto particolare, testimone di quel “mondo invisibile”, nel quale crediamo pur senza vederlo, e che Mariam ha sperimentato per tutta la sua vita. A Marsiglia : le Suore di San Giurseppe Nel 1865 è a Marsiglia e viene in contatto con le Suore di San Giuseppe dell'Apparizione. Ha 19 anni, ma non ne dimostra più di 12 o 13. Parla male il francese e, dopo tutto quello che ha sofferto, è di salute cagionevole, ma viene accolta nel postulantato. La possibilità di donarsi al Signore le procura una grande gioia. Sempre disponibile ad accollarsi i lavori più faticosi, passa la maggior parte del suo tempo in lavanderia o in cucina. Ma ogni settimana rivive la Passione di Gesù, riceve le stigmate (che nella sua semplicità considera una malattia) e ogni sorta di grazie straordinarie. Nel frattempo una suora di san Giuseppe, madre Veronica, che ha chiesto di entrare in Carmelo, ma è in attesa del trasferimento, è chiamata a sostituire la Maestra delle novizie, il che le permette di conoscere Mariam, di capirla e stimarla, tanto da proporle di entrare con lei nel Carmelo.

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Pau : il Carmelo Nel giugno 1867 Mariam fa il suo ingresso nel Carmelo di Pau, dove troverà sempre amore e comprensione, in mezzo a tutte le prove che dovrà affrontare. Prende l’abito il mese seguente, con il nome di Suor Maria di Gesù Crocifisso. Insiste per essere suora conversa, poiché si trova più a suo agio al servizio degli altri e perché fa fatica a recitare l’Ufficio divino, a causa della sua ignoranza della lettura. La sua semplicità e la sua generosità conquistano i cuori. Le parole che pronuncia dopo essere stata in estasi, sono il frutto della sua vita: “Dove c’è la carità, lì c’è anche Dio. Se vi preoccupate di fare del bene ai fratelli, Dio si preoccuperà di voi. Se scavate una fossa per il vostro fratello, finirete per cadervi; come se fosse destinata a voi. Ma, se preparate un cielo per il vostro fratello, sarà destinato a voi…”. Non è sempre perfetta e si rimprovera per alcuni momenti di vivacità eccessiva. Dono della profezia, estasi o attacchi del demonio, tutto le serve, con la grazia di Dio, a sentirsi una nullità di fronte al Signore e quando parla di se stessa si definisce “il piccolo niente”, perchè così si sente nel profondo del suo essere. È questo che le permette di penetrare nell’insondabile profondità della misericordia divina in cui trova la gioia, le delizie, la vita… “L’umiltà è felice di essere un niente, non si attacca a niente, non si stanca mai di niente. È contenta, felice, ovunque felice, soddisfatta di tutto….Beati i piccoli!”. L’umiltà è la fonte del suo abbandono sia di fronte alle grazie più straordinarie che agli eventi umani più sconcertanti. In India : la fondazione del Carmelo di Mangalore Alla fine di tre anni trascorsi nel Carmelo di Pau, nel 1870, Mariam è inviata, con un piccolo gruppo di suore a fondare il primo monastero di Carmelitane in India, a Mangalore. Il viaggio in nave si trasforma in un’avventura e tre suore muoiono prima di arrivare alla mèta. Nonostante tutto, alla fine dell’anno ha inizio la vita claustrale e nella primavera seguente arrivano altre suore dalla Francia. Le esperienze straordinarie di Mariam continuano, senza impedirle di affrontare i lavori più pesanti e le difficoltà inevitabili per una nuova fondazione, di cui è la vera anima. Durante le sue estasi, a volte viene vista con un volto luminoso in cucina e altrove; a volte partecipa in spirito a quanto succede nella Chiesa, per esempio alle persecuzioni in atto in Cina; a volte sembra che Satana prenda possesso di lei, almeno esteriormente, trascinandola in lotte e terribili tormenti. Emette i voti al termine del noviziato, il 21 novembre 1871, ma intorno a lei nascono le prime incomprensioni che mettono in dubbio l’autenticità di ciò vive. Le crescenti tensioni, alla fine inducono i superiori a rinviarla al Carmelo di Pau. Ritorno a Pau A Pau, Mariam riprende la vita semplice di conversa, circondata dall’affetto delle consorelle e il suo cuore si dilata. Nel corso di certe estasi lei, che è praticamente illetterata, improvvisa nello slancio della sua riconoscenza verso Dio, dei componimenti poetici di grande bellezza, ricchi di freschezza e di un fascino tipicamente orientale, in cui la creazione intera canta il suo Creatore; oppure, in un batter d’occhio, attirata com'è dallo slancio della sua anima verso il Signore, é possibile vederla sulla cima di un albero che non sosterrebbe nemmeno un uccellino… “Tutti dormono. E si dimentica Dio, colmo di bontà, grande e degno di lode. Nessuno pensa a Lui!...La natura lo loda; il cielo, le stelle, gli alberi, le erbe, tutto lo loda; e l’uomo, che gode dei suoi benefici, che dovrebbe cantarli, dorme!...Su, andiamo, andiamo a svegliare l’universo!”. Molti la cercano per chiederle conforto, consigli, preghiere e, dopo averla incontrata, ripartono illuminati e fortificati. Poco dopo il suo ritorno da Mangalore, incomincia a parlare della fondazione di un Carmelo a Betlemme. Gli ostacoli sono numerosi, ma vengono rimossi progressivamente, e a volte oltre ogni umana speranza. Una benefattrice, Berthe Dartigaux, le sarà molto vicina. Il suo confessore, p. Pierre Estrate, della Congregazione di Bétharram, la incoraggia e la sosterrà fino alla fine. Bethléem, Nazareth, Emmaus, e la sua entrata in Cielo Da Roma arriva l’autorizzazione e il 20 agosto 1875 un piccolo gruppo di Carmelitane s’imbarca per la Terra Santa. È il Signore stesso che guida Mariam nella scelta del luogo e della costruzione. Siccome è l’unica che parla l’arabo, si occupa della sorveglianza dei lavori: “immersa nella sabbia e nella calce”, suscita simpatia tra gli operai. La comunità può prendere possesso della nuova costruzione il 21 novembre 1876, anche se l’opera non è ancora completata. Mariam si occupa anche della fondazione di un Carmelo a Nazareth, e vi si reca nell’agosto del 1878 per l’acquisto del terreno. È nel corso di questo viaggio che arriva ad Emmaus. Mariam avva profetizzato, molte settimane prima del viaggio, che durante quel tragitto il Signore avrebbe mostrato il luogo in cui aveva spezzato il pane con i discepoli. E quando arrivano a Emmaus, Mariam indica il luogo e vi si inginochia. In seguito l’amica Berthe Davigaux acquistò quel terreno. Finché negli anni Venti del Novecento gli archeologi si sono trovati di fronte alla scoperta di tre santuari sovrapposti, costruiti in epoche diverse, a riprova della illuminazione di Mariam. Tornata a Betlemme, riprende il suo impegno di sorveglianza dei lavori in mezzo a un caldo soffocante. Mentre porta da bere agli operai, cade da una scala e si rompe un braccio. La cancrena si sviluppa rapidamente e nel giro di pochi giorni Mariam muore, il 26 agosto 1878, a 32 anni. È stata beatificata il 13 novembre 1983 dal papa san Giovanni Paolo II.

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2. Mariam, fiore del Carmelo Mariam è nata in Galilea, ai piedi dei contrafforti del Monte Carmelo, tra la grande città portuale di Haifa, a cavallo della catena del Carmelo, e Nazareth. I suoi primi anni sono stati immersi in questa atmosfera maestosa e austera. È stato il terreno di coltura di una straordinaria avventura di santità. Entrata nell'ordine del Carmelo, avrà modo di ritrovarvi un legame naturale con la sua cultura e il suo cammino spirituale. Il Carmelo, le radici orientali La famiglia carmelitana è nata in terra orientale. Infatti, i primi eremiti che diventeranno i fratelli dell'ordine della beata Vergine Maria del Monte Carmelo, si installarono alla fine del 12º secolo sulle pendici della catena del Monte Carmelo, vicino ad Haifa. Cercavano la via dell'unione con Dio in una vita dedita alla preghiera e alla meditazione della Parola di Dio. In questo luogo spoglio e aperto sull'orizzonte del mare Mediterraneo, la loro ricerca dell'assoluto ha scoperto e percorso cammini che saranno ripresi e approfonditi più tardi dai grandi mistici dell'Ordine. Le radici spirituali e bibliche si collocano nell'esperienza particolare del profeta Elia, nel IX secolo avanti Cristo. In questa famiglia spirituale l'incontro di Elia con Dio sull'Horeb (1R 19) è una fonte di ispirazione per la preghiera: l'apprendimento della relazione con Dio si vive nel silenzio e nell'ascolto, lasciando spazio alle manifestazioni dello Spirito Santo. Esperienza cui l'insegnamento di santa Teresa d’Avila e di san Giovanni della Croce hanno apportato preziosi contributi per illuminare e guidare il cammino di coloro che si avventurano sulle pendici del Carmelo. La presenza della Vergine Maria fu molto presto una certezza per i fratelli carmelitani. Hanno letto nel racconto dell'annuncio della pioggia (1R 18), la figura di Maria portatrice dei benefici di Dio all'umanità, come una pioggia di grazie per uomini inariditi dal peccato. L'hanno scelta come madre e protettrice - Mater et Regina decor Carmeli -, lo scapolare che portano è il segno di questa relazione particolare con la Madre di Dio. • Il Carmelo un ponte tra l'Oriente e l'Occidente La storia movimentata della Terra Santa ha condotto i fratelli carmelitani verso l'Occidente. L'ordine si è sviluppato e strutturato nel corso del XIII e XIV secolo in diversi Paesi dell'Europa. Con la riforma di santa Teresa d’Avila nel XVI secolo, è nata una nuova branca, quella dei Carmelitani scalzi. È questo il secondo ramo del ceppo degli eremiti che ha conosciuto un grande sviluppo nel corso dei secoli. La personalità e l'insegnamento della Madre Teresa l'hanno segnato profondamente. Dopo il XVI secolo intere generazioni si sono abbeverate a questa fontana. Mariam vi ha trovato la cornice e lo stimolo spirituale per lasciar fiorire la sua grazia particolare. Le radici vive del Carmelo e la sua ispirazione sono radicate nell'Oriente. Il profeta Elia e la Vergine Maria hanno assunto un ruolo fondamentale. La presenza dei Carmelitani e delle Carmelitane in diversi Paesi del Vicino e Medio Oriente prolunga e vivifica questo legame storico e identitario. É necessario per il Carmelo e benefico per questa regione del mondo. Il Carmelo è dunque un ponte tra l'Oriente e l'Occidente, un legame tra due culture in cui la fede cristiana è fiorita e si è sviluppata. Il suo messaggio è pertinente per questi due polmoni storici della Chiesa e invita tutti i cristiani a radicarsi in una relazione personale con il Signore, attraverso la preghiera e la Parola di Dio, e a vivere il Vangelo nella carità e nell’umiltà. • Mariam carmelitana Entrando nel Carmelo di Pau, nel 1867, Mariam canta la gioia di essere figlia del Carmelo. Si sente a casa sua. “Oh, madre mia, la felicità che godo di essere al Carmelo è indicibile, mi sembra di essere in paradiso e penso quindi come sarò in cielo, giacché è come sulla terra. Oh quale carità! Durante tutta la giornata si •

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osserva il silenzio, la solitudine, il Carmelo è il paradiso. Non riesco a esprimervi tutto ciò che sento e tutta la verità”2 Ella ritrova l'aria che ha respirato fanciulla ai piedi del Monte Carmelo. Segretamente il Signore l'aveva preparata alla vocazione consacrata nella famiglia carmelitana. La ricerca dell'assoluto di Dio – “Solo Dio basta” - trova le sue radici nell’esperienza di Elia. Nel silenzio e nella preghiera cercherà e incontrerà il Dio vivente. La Vergine Maria è sempre stata molto presente sul suo cammino. Materna ed educatrice, l’ha guidata e le ha aperto le vie dell'unione con il Signore nell'umiltà, nella fiducia, nella carità e nel distacco dal mondo. Ritroviamo qui l'insegnamento fondante della santa Teresa d’Avila. La comunione dei santi è una caratteristica propria della vita carmelitana, con particolare riferimento a san Giuseppe protettore del Carmelo, a santa Teresa d’Avila, a san Giovanni della Croce e alle altre grandi figure carmelitane. È una specificità che emerge nella vita di Mariam. La sua amicizia mistica con la Madre Teresa, l’ha radicata nel carisma della riformatrice e ha segnato il suo cammino attraverso il “Castello interiore” e le Dimore spirituali e la rude montagna del Carmelo. La sua esperienza è paragonabile a quella dei grandi mistici dell'Ordine e illumina, in maniera originale, il loro insegnamento. La sua vita di carità, la sua profonda umiltà – “il piccolo niente di Gesù” - la sua unione al mistero pasquale e il suo amore per la Chiesa, attestano la profondità del lavoro dello Spirito Santo3 in lei. Esaminando la sua vita, ascoltando le sue parole, comprendiamo che una vita centrata sull'ascolto attento della parola di Dio e l'accoglienza della sua presenza (nell'orazione e nel silenzio) non può che portare frutti di santità. “Tu sei stata in verità figlia spirituale dei profeti e del Vangelo perché ci hai donato il senso di Dio, il senso del peccato, il senso della conversione: tu hai saputo introdurre nel tuo corpo e nella tua anima, come fiamma di fuoco, la voce divina di Gesù di Nazareth. Amavi essere chiamata «il piccolo niente», ma questo piccolo niente che tu sei contiene più forza di vita che 100 trattati filosofici e teologici. Autentica figlia del Carmelo in un'epoca di scetticismo, tu hai affermato la trascendenza di Dio amore che continua a seguire la nostra esistenza lungo le praterie e le paludi del nostro tempo”4 Fiore del Carmelo Fiore del Carmelo, figlia dei profeti e del Vangelo, la sua esperienza è un segnale luminoso per tutti coloro che vogliono avanzare sul cammino dell'unione con Dio. La sua esperienza riunisce i cristiani in Oriente e in Occidente, come un ponte di carità con i colori del Carmelo. Ai suoi fratelli e alle sue sorelle del Carmelo, ha ricordato la bellezza di una vita offerta nell'intimità con il Signore, Dio vivente e vivificante. Alla sua famiglia spirituale e religiosa lancia la sfida di una presenza dinamica e di una testimonianza feconda per i due polmoni della Chiesa. • A tutti coloro che hanno sete di Dio, dona il gusto di abbeverarsi alla fonte nel silenzio e nella preghiera, e di vivere nella carità e nell'umiltà. Nella grande tradizione dei Santi del Carmelo “il piccolo niente di Gesù” ci ha lasciato in eredità un patrimonio e ci chiama a fare della nostra vita una “viva fiamma d'amore” perché secondo le sue parole “non c'è che l'amore che può riempire il cuore dell'uomo”. « Il mio cammino con Mariam fa parte delle categorie dello Spirito. Ella ha voluto che la conoscessi e che potessimo incominciare insieme una relazione di amicizia, di cui rendo grazie. Questa suora carmelitana, generalmente misconosciuta, è un messaggio per noi oggi, soprattutto nel Vicino Oriente tormentato dalla guerra e dalla violenza. L'amicizia nata tra la nostra futura santa e me non è nell'ordine del destino, ma dello Spirito. Con questa suora carmelitana palestinese, di questa terra ferita e lacerata dai conflitti e dalle guerre, io che sono una carmelitana libanese sono chiamata a pregare e a operare insieme per la pace e l'Amore nel nostro mondo, nel Vicino Oriente sofferente, sperando contro ogni speranza …» Suor Lina del Bambino Gesù, Carmelo di San Giuseppe, Isfia Carmelo del Santo Bambino Gesù di Betlemme, Lettres de la bienheureuse Marie de Jésus Crucifié, Collection Carmel vivant, Editions du Carmel, 2011, L 1 3 Cf. Documento “Dans le souffle de l’Esprit Saint, l’invisible visible”. 4 Carmelo Mezzasalma, in Le livre céleste de Mariam. Lettre à la Bienheureuse Marie de Jésus Crucifié,la «Petite Arabe » 2

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3. Nel soffio dello Spirito Santo, l’invisible visible… “In lei, tutto ci parla di Gesù”.5 Queste parole di san Giovanni Paolo II sono il più bel complimento che si può fare a un cristiano! Una vita totalmente abitata dallo Spirito del Signore, nutrita dalla Parola di Dio e dai sacramenti, radiosa nella carità. La cultura orientale è l’humus della santità di Mariam. Tutto in lei parla dell'Oriente e dello spirito dell'Oriente. Tuttavia il suo messaggio ha una dimensione universale perché riconduce alle radici della Chiesa, del Vangelo e del Carmelo e invita a vivificarli con il soffio dello Spirito Santo. Mariam si è abbandonata all'azione dello Spirito Santo con una semplicità infantile. Così ogni evento della sua vita ha trovato in Lui la sua luce, aiutandola a conoscere la volontà di Dio e a viverla. “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future” (Gv 16,13). “Questa mattina ero addolorata perché non sentivo Dio. Mi sembrava che il mio cuore fosse di ferro. Non potevo pensare a Dio; ho invocato lo Spirito Santo e gli ho detto: Siete voi che ci fate conoscere Gesù. Gli apostoli sono rimasti a lungo con Lui senza comprenderlo; ma una vostra goccia ha aperto la loro mente. Fatelo comprendere anche a me. Venite, mia consolazione; venite, mia gioia, mia pace, mia forza, mia luce. Venite, illuminatemi perché possa trovare la fonte cui devo abbeverarmi. Una vostra goccia mi basta per mostrarmi Gesù così com’è … Ho sentito il fuoco accendersi nel mio cuore. Lo Spirito Santo non mi rifiuta mai niente”.6 Siamo nel cuore dell'esperienza di Mariam: la chiave d'entrata nel suo giardino interiore è nell’abbandono della sua vita all'azione dello Spirito Santo. “Spirito Santo, illuminatemi. Che cosa devo fare e in quale modo posso trovare Gesù?”, esclamava. Incosciente della profondità della sua vita spirituale, Mariam si definiva “il piccolo niente di Gesù”; e aspettava tutto da Lui. É lo Spirito Santo stesso che l’ha condotta sulla strada dell'intimità con il Cristo. Lo testimonia la preghiera che le ha ispirato: “Spirito Santo, ispirami; Amore di Dio, consumami. Nel vero cammino, conducimi. Maria, Madre mia, guardami, con Gesù, benedicimi. Da ogni male, da ogni illusione, da ogni pericolo, preservami”. • Nel soffio dello spirito Santo “Lo Spirito ‘ispira tutto’, i nostri pensieri, le nostre azioni e la nostra preghiera. Ci unisce a Dio e ai nostri fratelli. Mariam è una testimone della forza di questo soffio nella vita quotidiana … Il mistero della salvezza e l'avventura della vita cristiana sono riassunti in questa preghiera”.7 5 6 San Giovanni Paolo II, Discorso ai pellegrini, 14 novembre 1983 Denis Buzy, Pensées, Ed. du Serviteur, 1993, p 34 7 Cf. William Marie Merchat, Prier 15 jours avec Marie de Jésus crucifié, Ed. Nouvelle Cité, 2012, chap.10

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La sua sensibilità per lo Spirito ebbe una valenza profetica poiché ai suoi tempi nella tradizione latina non si parlava affatto dello Spirito Santo. Senza nemmeno rendersene conto, è stata un ponte che ha permesso all’Occidente di beneficiare delle ricchezze della tradizione orientale. I frutti concreti dell’opera dello Spirito sono l'umiltà e la carità. L'una e l'altra procedono insieme. “Come fare, o mio Dio, per ottenere il vostro vero amore? Allora questo Dio onnipotente si è abbassato verso di me che altro non sono che un piccolo granello di polvere. Ecco cosa mi ha fatto comprendere: un'anima che brama avere il vero amore di Dio, desidera che egli sia amato da tutti”.8 “Se l’umiltà non è facoltativa, per Mariam è la condizione stessa della santità. “Oggi la santità non è la preghiera, né le visioni o (le) rivelazioni. Né la scienza dell'eloquio, né i cilici, né le penitenze; è l'umiltà …”. Senza dare importanza alle grazie eccezionali né agli eccessi di zelo spirituale dei suoi tempi, per lei ciò che è importante è l’abbandono in tutte le cose all'amore del Signore. Maria si riconosceva piccola, il Signore ha potuto realizzare la sua opera in lei: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli” (Mt 5, 3). Mariam ha aggiunto: “In cielo gli alberi più belli sono quelli che hanno il peccato più grande; ma si sono serviti delle loro miserie come un letame che circonda il piede ...”. Ecco dov’è la fonte di una speranza veramente incredibile! Dio si serve di tutto per santificarci, compreso, e soprattutto, il nostro peccato che, deposto ai suoi piedi, è il terreno in cui far crescere l’umiltà e quindi la santità”.9 La carità è l'altro frutto dello Spirito Santo. Si tratta di un amore incondizionato per il Signore e di un’attenzione permanente alla vita del prossimo. “Non c'è che l'amore che può riempire il cuore dell'uomo”, ci dice Mariam. Alla sequela di santa Teresa d’Avila nell'umiltà, nella carità e nel distacco, ha vissuto con il cuore rivolto al cielo e con i piedi per terra. Poco a poco, unificata interiormente dallo Spirito Santo, la sua vita è diventata un invito alla comunione, all'unità e alla carità concrete. “Quando vedete uno strappo nel vestito di un’altra persona, non allargate lo strappo, ma prendete un pezzo del vostro cappotto per riparare il buco ... Gesù vi rivestirà di un abito nuziale”.10 “Ho sentito una voce che diceva: «Il mondo e le comunità cercano le novità nelle devozioni e trascurano la vera devozione al Paraclito. È per questo che trionfa l’errore, la disunione e mancano la pace e la luce. Non si invoca la luce come dovrebbe essere invocata; ed è lei che fa conoscere la verità. Anche nei seminari tutto questo è trascurato ...».11 Queste due citazioni illustrano la concreta attenzione al prossimo che Mariam domandava e l'importanza della comunione, frutto della “devozione al Paraclito”. Mariam, al Carmelo suor Maria di Gesù Crocifisso, è innanzitutto “Maria di Gesù”. Il desiderio di unione con Cristo si è concretizzato nella sua fedeltà, in mezzo a prove umane e spirituali. “Ecco, è così che tutto passa; ma se vuoi donarmi il tuo cuore, io vi rimarrò per sempre”.12 Queste parole ascoltate interiormente durante l’infanzia, furono una luce costante, particolarmente nei momenti di prova e di scelta. Il suo attaccamento profondo a Cristo, nel mistero della Croce, è diventato la strada privilegiata verso la santità. Lo Spirito Santo le ha insegnato poco a poco ad accogliere il mistero. Con la sua esperienza ce ne richiama la centralità per la nostra fede. La vita di Maria di Gesù Crocifisso, segnata nella carne e nell’anima dal mistero della Croce, ci invita a volgere il nostro sguardo verso il Cristo redentore. In Lui, troviamo “la via, la verità, la vita” (Gv 14,6). La sua testimonianza ci offre una duplice prosspettiva: quella della misericordia ricevuta nella vita sacramentale e quella dell’offerta della nostra vita. La fonte e il culmine si manifestano nel mistero dell’Eucaristia. Con Maria di Gesù Crocifisso, siamo invitati a immergerci nel mistero pasquale, fonte della misericordia di Dio e a essere 8 • Mariam di Gesù Crocifisso Carmelo del Santo Bambino Gesù - Betlemme, Lettres de la bienheureuse Marie de Jésus Crucifié, Collection Carmel vivant, Editions du Carmel, 2011, L 11 9 William Marie Merchat, op. cit., p 57 10 Denis Buzy, op. cit, p 74 11 Denis Buzy, op. cit, p 37 12 Pierre Estrate, Mariam, Sainte palestinienne ou la vie de Marie de Jésus crucifié, Pierre Téqui, 1999, p 14

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parte dell’offerta di Cristo. “Egli (lo Spirito Santo) faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito”, domandiamo nella terza preghiera eucaristica. L’invisibile visibile Mariam , come l’amante del Cantico dei cantici, si è offerta all’amore trasformante del Signore che l’ha poco a poco fatta invaghire della sua carità. Egli si è manifestato attraverso fenomeni mistici straordinari. Fenomeni che rappresentano a grandi tratti il disegno dell’azione dello Spirito Santo in lei. Grazie a Mariam, l'invisibile diventa visibile, ciò che l'occhio non vede, l'anima lo rivela. “Il racconto della sua vita mistica rimanda in gran parte a un traboccante sovrannaturale: molto sconcertante per lo spirito occidentale, molto meno per lo spirito orientale ... Tuttavia, naturale e soprannaturale non sono l’uno all’altro estranei, non sono ermetici, altrimenti cosa sarebbe la preghiera? É una questione di dosaggio e di equilibrio diranno i saggi o i cartesiani …. È una questione d’amore e di disponibilità diranno gli amanti ... Quando si ama, non si desidera altro che essere uniti a chi si ama.. In un rapporto amichevole o amoroso, i gesti esprimono questo desiderio e lo guidano. Anche nella vita spirituale ci sono dei progetti, dei riti ma lo Spirito soffia dove vuole e come vuole ... E il desiderio è spesso bruciante come una fornace …”.13 La sua cultura orientale e l’azione dello Spirito Santo sono le chiavi di lettura della libertà interiore e della sua dilatazione. Attestano altresì la rilevanza della testimonianza di Mariam per la Chiesa e per la società attuale in Oriente e in Occidente. Se Mariam è un ponte tra le due culture, ella offre a ciascuna la possibilità di ritrovare le proprie radici e più ancora di aprirsi all’opera dello Spirito Santo. Per molti in Occidente, la realtà di Dio non è più un’evidenza e l’invisibile si riduce a ciò che l’occhio umano non può vedere, ma che le macchine scrutano nel dettaglio. D’altra parte, molti orientali, contaminati dal materialismo o schiacciati dai conflitti senza fine, sono tentati di disperare dell’invisibile. Le società occidentali e orientali hanno bisogno di ritrovare l’identità, le radici vitali, la vita spirituale e lo spirito di fraternità per progredire nella pace e nella fiducia. Mariam ha qualcosa da dire e da offrire a tutti per aiutarci a fare un passo verso la Vita. Ogni persona può essere colpita dalla semplicità della sua vita e delle sue parole. Immagini, parabole, poesie … esprimono, oltre le parole, un al di là del visibile, molto reale per chi apre il cuore allo Spirito. Le parole raccolte da Mariam sono come delle porte aperte verso l’invisibile, o dopo l’invisibile, per invitarci a entrare nell’intimità di Dio. Molte persone dicono di avere trovato in Mariam una sorella maggiore che li ha portati verso Cristo! • Invisibile visibile, Mariam l’ha vissuto nella sua relazione intima con la Vergine Maria e con i santi. Fin dalla più tenera infanzia, la Vergine Maria l’ha visitata e particolarmente protetta . Ha trovato in Maria un modello di fede. La Madre di Dio, divenuta sua madre, le ha insegnato come accogliere pienamente Gesù in lei e metterLo al primo posto. Una educazione tutta carmelitana che la giovane religiosa scoprirà e trasmetterà alle sue sorelle. “Oh! Come è gradita al Padre celeste, la fede di Maria! Con la sua fede ogni giorno faceva crescere Gesù in lei. Questa stessa fede, se l’abbiamo, farà allo stesso modo crescere Gesù nel nostro cuore”, diceva. L'amicizia profonda vissuta con santa Teresa d’Avila, la presenza di san Giuseppe, la comunione dei santi sono altri aspetti dell’ invisibile divenuto visibile per Mariam. È una eredità che ci lascia, per richiamarci a ciò che è essenziale. A grandi tratti abbiamo cercato di cogliere qualche frutto della vita e della testimonianza di Mariam. È un invito a vivere nello Spirito Santo, uniti a Cristo redentore, aperti all'invisibile comunione nella carità e nell’umiltà. È tutto un programma, come un ponte tra Cielo e Terra, tra Oriente e Occidente. 13 William Marie Merchat, op. cit., p 82

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4. Mariam, sorella Maggiore e sostegno dei Cristiani d’Oriente Mariam è una sorella maggiore nella fede per i cristiani orientali. In diversi punti, la sua esperienza umana e spirituale li tocca profondamente. Di padre maronita e di madre greco-melchita, ha scelto il rito latino prima di diventare religiosa. Mariam ha condiviso questa situazione con molte famiglie cristiane orientali. La diversità è una ricchezza delle Chiese d’Oriente. É anche un invito alla comunione tra le differenti Chiese, in particolare nell'incontro con le Chiese ortodosse. “É attraverso il nulla della totale umiltà che si può conseguire, per opera dello Spirito Santo, la perfezione dell'unità dei cristiani. La nostra Beata ha raffinato in se stessa la sensibilità ecumenica: essendo stata battezzata nel rito bizantino della Chiesa melchita, avendo praticato in Egitto il rito copto e come religiosa il rito latino, la sua esperienza manifesta l'unità e l'armonia della vita spirituale attraverso le differenti tradizioni liturgiche alle quali ha aderito. La Chiesa orientale cattolica la annovera fra le più pure e importanti sue glorie e dice di lei con compiacenza: «Tu sei l’onore del nostro popolo!». Gli orientali, e soprattutto i palestinesi, riconoscono in lei una figlia della loro terra e dalla loro razza”.14 La storia della sua famiglia ha annoverato migrazioni dal Libano alla Siria, alla Palestina e poi all’Egitto. Mariam stessa ha viaggiato molto sul filo degli eventi. La sua vita religiosa l’ha altresì condotta sulle strade della Francia, dell'India e della Terra Santa. È un’esperienza condivisa con molti cristiani orientali, migranti per ragioni economiche, politiche o in conseguenza di conflitti o persecuzioni. Ella incoraggia i suoi fratelli a essere saldi nella fede, anche in mezzo alle prove. Come numerosi cristiani d'Oriente, Mariam ha dovuto confessare la sua fede in condizioni difficili e anche violente. Lo dimostra il suo ‘martirio’ ad Alessandria a 12 anni, a testimonianza della sua fedeltà alla Chiesa e a Cristo: “Io sono figlia della Chiesa cattolica romana e spero, con la grazia di Dio, di perseverare nella mia religione che è la sola vera”. Mariam incoraggia e sostiene i fratelli nella fedeltà alla loro fede in un contesto difficile. Invita tutti a essere costruttori di pace, di dialogo e di unità per una vita di carità e di attenzione a tutti, cristiani e non cristiani. Profondamente orientale, Mariam ha difeso la freschezza della sua cultura. Le sue parole, la sua poesia, molto pittorica, riflettono il radicamento nel mondo orientale. Ella è un frutto di questa terra in cui religione e vita sociale sono indissociabili, dove naturale e soprannaturale non sono l’uno all’altro estranei, dove la fede e la ragione non si scontrano. La sua esperienza invita i cristiani d’Oriente a: - essere fieri delle loro radici, perché sono vitali nel patrimonio che è loro proprio, nella vita quotidiana e nella trasmissione che sono chiamati a farne. La sua canonizzazione suscita fierezza e gioia. La Chiesa in Oriente produce frutti di santità oggi e non solamente in una storia lontana! In un contesto di difficoltà e spesso di umiliazione, considerano questo evento un riconoscimento alla presenza cristiana in Oriente. - - - 14 Mgr Sotir Ferrara, Evêque grec-melkite de Piana degli Albanesi, Italie, homélie

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-a ritrovare la loro identità e a farla riconoscere come una delle componenti del mondo e della cultura araba: i cristiani d'Oriente hanno dato un grande contributo alla cultura araba, dalle origini del cristianesimo sino ai nostri giorni. I conflitti, le migrazioni crescenti e le ondate di violenza hanno ferito profondamente la loro identità e il loro sentimento di essere membri a pieno titolo delle società in cui vivono. Sovente chiusi in una morsa tra i legami con l'Occidente e l’appartenenza alla sfera araba, sono tentati dalla fuga, dalla disperazione o dal ricorso ad alcune forme di assistenza delle istituzioni religiose caritative. L’esempio di Mariam è una fonte per individuare, nella loro storia e nella loro fede, le ricchezze che il cristianesimo può offrire ai loro Paesi; - a essere protagonisti nelle loro società e costruttori di pace: la testimonianza di Mariam li invita a essere figure di spicco nella società allo stesso livello di tutti gli altri componenti. L’ impegno caritativo, sociale, culturale, economico e politico dei cristiani d'Oriente è un elemento essenziale della vita del mondo arabo. La vita di Mariam testimonia l'importanza di essere partecipi della vita degli uomini, come membri della società e costruttori di pace; - a essere fedeli alla loro fede: numerose testimonianze attestano quanto la sua esperienza incoraggi i cristiani a ritrovare la relazione con il Signore e con la Chiesa. “Ella parla la nostra lingua, ha la medesima sensibilità, lo stesso modo di reagire ….”, dicono. “In lei tutto ci parla di Gesù”15 diceva san Paolo Giovanni Paolo II. La sua santità di vita e la sua prossimità culturale ne fanno una sorella maggiore nella fede. Ella apre così un cammino di speranza oltre le difficoltà attuali. Per crescere, i giovani e le famiglie hanno sete di orizzonti liberati, di luce e di pace. Riconoscono in Mariam la sorella maggiore che ha attraversato le prove, è stata fedele alla sua fede, è vissuta come costruttrice di pace. La canonizzazione di Mariam è un evento che incoraggia i cristiani d'Oriente. É una benedizione per la Chiesa del Vicino e Medio Oriente. Attesta la sua vitalità e la sua dilatazione, grazie ai santi della sua storia, quelli dei primi tempi e quelli del mondo contemporaneo - Mariam è fra questi - e i martiri di oggi. Riconosciamo i segni dello Spirito Santo all'opera nella vita di questa giovane santa e nella Chiesa. Segretamente o apertamente, agisce e trasforma i loro cuori. Semina la pace e la speranza. Dona la forza per vivere nella fede e nella carità, particolarmente nel cuore delle prove. Sorella maggiore in Cristo, partecipe della comunione dei santi, sotto il suo mantello di carmelitana, Miriam raccoglie le Chiese orientali e incoraggia fratelli e sorelle a vivere nella loro terra l'avventura della fede cristiana. L’esperienza e la vita di Mariam ci dischiudono l'invisibile. Nel credo diciamo che crediamo in Dio Padre creatore “dell'universo visibile e invisibile”. Tutte le esperienze mistiche straordinarie della vita di Mariam - che Dio ha permesso hanno per noi, credo, un fine essenziale: aprirci al mondo invisibile e reale di Dio che abita nei nostri cuori per mezzo della fede. Mi sembra che il messaggio di Mariam rivesta un’importanza particolare per l'uomo della nostra epoca materialista, post-modernista e tecnologica, che arriva difficilmente a credere al mondo invisibile di Dio. È un invito a vivere l'appassionante esperienza di Dio che, sola, può rispondere al nostro profondo desiderio di assoluto. Firas ABEDRABBO, Beit Jala Mariam di Gesù Crocifisso si presenta come una figura carismatica nella quale confluiscono i fenomeni soprannaturali che possono comporre un'antologia molto significativa per lo studio della mistica. Tuttavia nella semplicità della sua figura di donna illetterata, appare come una paesana palestinese, piena di bontà e di buon senso, realista e saggia, ma soprattutto con un patrimonio luminoso di profonda umiltà, di obbedienza a tutta prova, di carità amabile e concreta verso tutti senza eccezioni, dalle sue sorelle agli operai che lavoravano alla costruzione del monastero di Betlemme e che riconoscevano in lei una santa.16 J. CASTELLANO CERVERA, ocd San Giovanni Paolo II, Discorso ai pellegrini, 14 novembre 1983 J. Castellano Cervera, ocd, conferenza su La Bienheureuse Marie de Jésus Crucifié - Une fleur de sainteté et un signe d’unité sur la terre de Jésus 16 15

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5. Mariam, « patrona della pace » per il Vicino e Medio Oriente L'esperienza spirituale di Mariam e il suo messaggio sono un appello costante alla carità, alla riconciliazione e alla pace. In modo sia concreto che profondamente spirituale, invita i credenti, e particolarmente tutti i cristiani, a impegnarsi pienamente per la pace e la riconciliazione tra i popoli e le comunità. Parlare di riconciliazione nelle situazioni drammatiche in cui vivono il Vicino e Medio Oriente può sembrare prematuro. Ora, la pace si fonda sulla giustizia e sulla riconciliazione. Quest'ultima è una scelta necessaria. Apre i cammini di un vivere-insieme possibile fondato sul riconoscimento del male compiuto e subìto, sulla possibilità del perdono intravisto e la guarigione delle ferite. Propone prospettive nuove di giustizia, di rispetto e di ascolto. L'esperienza di Mariam ci insegna che la pace si fonda su un radicamento profondo nel Signore, fonte di ogni pace.“Quando vedete uno strappo nel vestito di un’altra persona, non allargare lo strappo, ma prendi un pezzo del tuo cappotto per riparare il buco ...Ve lo dico e ve lo ripeto, strappate il vostro abito per coprire il prossimo. Gesù vi rivestirà con una vedete nuziale. Invece di cercare di riaprire la ferita rovesciando sopra dell’aceto, bisogna al contrario cercare di addolcirla e curarla con l'olio della carità". Queste parole di Mariam manifestano una carità pratica che è seme di pace e di riconciliazione. La sua vita indica tre dimensioni della riconciliazione, strada che porta verso la pace interiore e comunitaria: una riconciliazione con la propria storia personale, una esperienza di unità della Chiesa e un appello al vivere-insieme tra credenti di diverse religioni. - Una riconciliazione con la propria storia personale: Mariam è una giovane donna ferita dalle prove della vita (orfana giovanissima, respinta dalla sua famiglia a causa del rifiuto di sposarsi, perseguitata per la fede, considerata pazza e posseduta nella vita religiosa, sempre alla ricerca di un fratello che non ha mai trovato ....). Avrebbe potuto perdersi nella sofferenza o nella rincorsa di qualche compensazione; invece si è abbandonata allo Spirito Santo che l'ha resa trasparente e radiosa. "Come gli oggetti chiari e trasparenti diventano luminosi quando sono colpiti da un raggio di sole e trasformano se stessi in una sorgente di luce, lo stesso fenomeno si verifica nelle anime che portano in sé lo Spirito".17 - Un'esperienza di unità della Chiesa: La sua esperienza ecclesiale al vaglio di diversi riti e differenti Chiese ci mostra come l'unitá sia possibile se si cerca l'essenziale, la carità fondata nella fede in Cristo unico Pastore della Chiesa. "Il rinnovamento delle nostre Chiese esige il cuore puro di Mariam di Gesù Crocifisso..... È necessario infatti avere dei cuori che cercano Dio per edificare le nostre Chiese, e farne luoghi di comunione, di preghiera, di incontro con Dio e di riconciliazione",18 hanno scritto i Vescovi cattolici della Terra Santa nel 2003. È questa una fonte di dinamismo e di rinnovamento per le Chiese che cercano la loro strada in mezzo a situazioni complesse. 17 18 San Basilio il Grande Lettera Pastorale degli ordinari cattolici della Terra Santa, 2003

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- Un appello al vivere-insieme tra credenti di diverse religioni: "Al dialogo ecumenico è legato il dialogo interreligioso. Le tre religioni che professano la fede in un Dio unico e hanno in comune le pagine più significative dell'Antico Testamento, sono state insieme presenti sul Monte Carmelo fin dai tempi più antichi. Così come l'esperienza personale di Mariam è segnata dall'unità tra i cristiani d'Oriente e d'Occidente, ugualmente la sua personalità e l'appartenenza all'Ordine del Carmelo la pongono come punto di incontro tra islamismo, giudaismo e cristianesimo. Si sa che, al di là degli interessi economici e politici, sono soprattutto i conflitti tra queste tre religioni che rappresentano una minaccia gravissima per la Terra Santa e per il mondo intero … Il 13 novembre 1983, San Giovanni Paolo II ha affermato che Mariam appartiene «per stirpe, rito, vocazione e peregrinazioni ai popoli dell’Oriente ed essendone in qualche modo rappresentante, è come un dono fatto alla Chiesa universale da coloro che, nelle misere condizioni di lotta e di sangue nelle quali stanno versando, specialmente ora ricorrono con grande fiducia dell’animo alla sua fraterna intercessione, nella speranza che anche grazie alle preghiere della Serva di Dio vengano finalmente restituite la pace e la concordia in quelle terre, dove “il Verbo si è fatto carne” (Gv 1, 14), essendo egli stesso la nostra pace»”.19 Sempre in occasione della beatificazione, san Giovanni Paolo II ha detto: “Oggi più che mai le minacce che incombono ci sollecitano a fare dell’amore e della fratellanza la legge fondamentale dei rapporti sociali e internazionali, in uno spirito di riconciliazione e di perdono, prendendo ispirazione dallo stile di vita, del quale la beata Mariam di Gesù Crocifisso è di esempio non solo per il suo popolo, ma per il mondo intero. Questo nuovo stile di vita possa darci una pace fondata non sul terrore, ma sulla reciproca fiducia”.20 E ancora: “Mariam è il frutto di questa Terra Santa. In lei, tutto ci parla di Gesù. E innanzitutto i luoghi in cui ha vissuto (…) ella che è stata spesso maltrattata dagli avvenimenti e dalle persone, non ha mai smesso di seminare la pace, di avvicinare i cuori. Si considerava la «piccola sorella di tutti». Come è prezioso il suo esempio nel nostro mondo lacerato, diviso, che facilmente affonda nell’ingiustizia e nell’odio, senza tener conto del diritto che gli altri hanno a un’esistenza degna e serena!”.21 “Si considerava la «piccola sorella di tutti»”. A tutti coloro che desiderano essere costruttori di pace e di riconciliazione, Mariam propone la fraternità universale. Si tratta di una disposizione del cuore, di uno stile di vita che riconosce in ogni persona un fratello o una sorella in umanità. Nel dramma dei conflitti attuali, con Mariam, di apre una porta. Invita tutti quelli che si riconoscono nel cammino della fede in Dio e nell’uomo a impegnarsi concretamente per la giustizia, la pace e la riconciliazione. “Non avere paura, piccolo gregge. Il giorno del Signore verrà come il sole in pieno giorno”, diceva Mariam. La sua canonizzazione offre l’occasione per ricordare a tutti che la pace e la riconciliazione sono possibili. Per raggiungere questi obiettivi abbiamo bisogno di uomini e di donne di buona volontà, di sforzi pazienti e di preghiera. La sua testimonianza interpella tutti i credenti, ebrei, cristiani e musulmani, perché tutti ricavino dalla loro tradizione lo stimolo a costruire un mondo di giustizia e di pace. Ogni incontro, ogni parola, ogni azione possono offrire l’opportunità per fare crescere la pace. Con la beata Mariam, siamo invitati a pregare e a operare perché il giorno del Signore, giorno di pace e di luce, si manifesti presto sulla nostra terra. 19 20 Mgr Sotir Ferrara, vescovo greco-melkita di Piana degli Albanesi, Italia, omelia San Giovanni Paolo II, Omelia della beatificazione di Mariam Baouardy, 13 novembre 1983 21 San Giovanni Paolo II, Discorso ai pellegrini, 14 novembre 1983

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6. TESTIMONIANZA: Mariam e la vita consacrata “Madre, tutti dormono …. Andiamo, andiamo a risvegliare l’universo…” “Gesù non è conosciuto, Gesù non è amato!” Queste parole di suor Mariam di Gesù Crocifisso sono in profonda comunione con l’appello lanciato da Papa Francesco in questo anno dedicato alla Vita consacrata: “Mi attendo che «svegliate il mondo», perché la nota che caratterizza la vita consacrata è la profezia”.22 Un cuore amoroso di Gesù Cristo risveglia il mondo, esce dal sonno dell’indifferenza e vitalizza le fibre più intime del cuore umano. Un uomo o una donna che arde per il Dio vivente attira l’universo e diventa intercessore per tutti, senza distinzioni. È quanto hanno fatto i santi, a partire dalla prime comunità cristiane. È quanto ha vissuto Mariam, una santa per il nostro tempo, segnato dall’indifferenza, una santa dalla periferia… In questo anno della Vita consacrata e del V centenario della nascita di santa Teresa d’Avila, ricordiamo queste parole della Madre: “Gli amici del Signore devono essere forti per sostenere i deboli”.23Con Mariam, un’amica “forte” di Dio, siamo chiamati a lasciarci guidare e interpellare dal suo esempio. • “L’amore non è amato” Sin dalla tenera infanzia, Mariam ha scoperto l’amore di Cristo manifestato attraverso un invito radicale a seguirLo e a riceverLo nell’Eucaristia. Ne diventa quindi un’instancabile mendicante. Lo testimoniano il progresso eccezionale della sua vita spirituale e il desiderio di far conoscere tale amore. Un episodio raccontato dalle sorelle disegna il suo slancio appassionato che invitava tutta la creazione a lodare il Signore per il suo amore. Una mattina, la priora del Carmelo scopre Mariam in estasi, seduta su un piccolo banco davanti alla finestra aperta. Le dice: “Madre, tutti dormono. E Dio, così ricco di bontà, così grande, così degno di lodi, è dimenticato!.... Nessuno pensa a Lui!...Ecco, la natura lo loda: il cielo, le stelle, gli alberi, l’erba, tutto lo loda; e l’uomo, che conosce i suoi benefici, che dovrebbe lodarlo, dorme! …. Andiamo, andiamo a svegliare l’universo….”.24 • L’umiltà Nella esortazione apostolica “Evengelii gaudium”, Papa Francesco ricorda che i grandi cambiamenti della storia si sono realizzati quando la realtà è vista dalla periferia e non dal centro. È lo sguardo della persona umile che si colloca ai margini della strada o in mezzo agli uomini. Mariam ha vissuto con questo atteggiamento di umiltà nei confronti di Dio e del prossimo, cercando sempre l’ultimo posto nelle famiglie dove ha prestato servizio e nella sua comunità. “Il piccolo niente di Gesù” trovava la gioia nell’umiltà e nell’obbedienza. Dopo aver avuto una visione dell’inferno, quando era ancora una giovane laica, ascoltava la voce che la guidava: “Nell’inferno c’è ogni sorta di virtù, ma manca l’umiltà. In cielo c’è ogni sorta di peccato ma non c’è l’orgoglio”.25 L’umiltà è uno degli aspetti più rilevanti della sua esperienza: nonostante le grazie straordinarie che ricevette, il Signore fece in modo che non avesse coscienza di quello che stava vivendo. Al contrario il pensiero del suo essere niente, la rendeva profondamente felice: “L'umiltà è felice di essere disprezzata, di essere nulla; non si attacca a niente, non si arrabbia di nulla. L'umiltà è contenta, l'umiltà è felice, in ogni situazione è felice; l'umiltà è soddisfatta di tutto; l'umiltà porta sempre il Signore nel suo cuore”.26 22 23 Papa Francesco, Lettera Apostolica A tutti i consacrati, novembre 2014, c. II Cfr. Santa Teresa d’Avila, Vita, 15,5 24 Denis Buzy, Pensées, Ed. du Serviteur, 1993, p 61 25 Denis Buzy, op.cit., p 131 26 Denis Buzy, op.cit., p 129

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La sua maestra di noviziato ha reso testimonianza della obbedienza di Mariam fino all’impensabile. E invitava la sorelle a vivere l’obbedienza senza eccezioni: “Infelice l’uomo che non sacrifica tutto all’obbedienza, i suoi desideri, la sua volontà, tutto ciò che piace all’uomo. Se non fa questo sacrificio, non vedrà mai Dio”.27 • Il combattimento spirituale La vita consacrata esige un impegno permanente nella lotta contro il Nemico che cerca in mille modi di far smarrire coloro che hanno iniziato a camminare con il Signore. Questo aspetto è molto importante nell'esperienza di Mariam. In lei, il combattimento spirituale e la lotta contro il Male si manifesta violentemente in particolare attraverso episodi di possessioni diaboliche. Confidava alle sorelle: "Gesù darà a Satana il potere di tormentarmi per 40 giorni e io soffrirò molto. Il diavolo non avrà potere sul mio corpo, la mia anima gli sarà occultata. Gesù mi ha promesso che la proteggerà …. Satana non la potrà attaccare”.28 Durante quei quaranta giorni di prova, Mariam pronuncerà solo parole di lode per Gesù ed esprimerà il suo desiderio di unione al Cristo sofferente per cooperare alla Salvezza delle anime. Nessun lamento uscì dalla sua bocca. • Il dono di sè Papa Francesco dice che la Chiesa si espande “per attrazione”: “Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile. La Chiesa non cresce per proselitismo ma «per attrazione»”.29 La vita consacrata, grazie alle sue figure più belle, ne dà testimonianza. Nella percezione che aveva dell’amore di Dio per lei e per tutte le persone, Mariam si è spesa generosamente per offrire l'amore per tutti. Con una generosità "eucaristica", senza limiti, è diventata pane per tutti. Servire, amare e venerare Gesù nell'altro è stata per lei una preoccupazione permanente e naturale. Il Signore le disse: “Se ami il prossimo, a quel punto so che tu mi ami”.30 E Mariam esortava così le sorelle: "Come tu prepari la strada per il fratello, il Signore la prepara per te. Se vedi delle pietre davanti al tuo prossimo, spostale dove vuole lui. Se vedi un buco, riempilo senza che lui se ne accorga ….Se ha sete e ti danno dell’acqua, offri il bicchiere al fratello che ha sete. Anche se hai sete più di lui. Stai sicuro che il Signore ti darà da bere con le sue mani …”.31 Alla scuola dello Spirito Santo, con Mariam, possiamo ricevere un insegnamento solido sulla carità, sull’umiltà, sul combattimento spirituale e il dono di sé. La sua esperienza in questi ambiti e la sua particolare attenzione alla santità dei consacrati, ci invitano a prendere sul serio la sua testimonianza e il suo invito:“Il mondo e le comunità cercano le novità nelle devozioni e trascurano la vera devozione al Paraclito. È per questo che trionfa l’errore, la disunione e mancano la pace e la luce”.32 Nell’anno della Vita consacrata, è un’esortazione alla speranza e alla fedeltà per tutte le consacrate. Dio è stato lieto di scegliere “la piccola", che il mondo ignorava, l’ha colmata di grazie mistiche e ne ha fatto uno strumento privilegiato per l’espansione del Carmelo in India e in Terra Santa, per essere un esempio luminoso nella lotta contro il potere delle tenebre e per rivitalizzare la devozione alla Spirito Santo, la “Colomba di fuoco”, come amava chiamarlo …. Contemplando la sua vita nella preghiera e nella fraternità del Carmelo, le chiediamo di aiutarci a ravvivare la nostra vocazione profetica perché siamo capaci di essere testimoni di Cristo e del suo Regno. Suor Veronica, ocd, Carmelo di Haifa 27Denis 28 Buzy, op.cit., p 142 Archivio Carmelo di Betlemme, CR I 29 Papa Francesco, Esortazione Apostolica Evangelii gaudium, 2014, §14 30 Denis Buzy, op.cit., p 69 31 Denis Buzy, op.cit., p 74 32 Denis Buzy, op.cit., p 37

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