Filmese - Tutto Cannes 2015

 

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Il numero speciale solo digitale di FILMESE dedicato al FESTIVAL DI CANNES 2015.

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SCHERMI D’AUTORE NOTIZIARIO PERIODICO DEL CIRCOLO DEL CINEMA ASSOCIAZIONE CULTURALE CINEMATOGRAFICA FONDATA A VERONA NEL 1947 / ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE DELLA REGIONE VENETO - CODICE PS/VR 215 / BIBLIOTECA E ARCHIVIO STORICO SUL CINEMA / VIDEOTECA / EMEROTECA / SEDE SOCIALE: VIA DELLA VALVERDE N. 32 - 37122 VR / TEL: 045 8006778 - FAX: 045 590624 E-MAIL: info@circolodelcinema.it - WEB: www.circolodelcinema.it / Pubblicazione non in vendita riservata ai Soci e agli Amici del Circolo IL CIR COLO DEL CINEMA A CANNES 68. FILMESE-SCHERMI DʼAUTORE Registrazione presso il Tribunale di Verona n. 68 del 4.10.1954 - Responsabile: Lorenzo Reggiani Editore: Circolo del Cinema - Stampa: Cortella Poligrafica Srl. - Lung. Galtarossa 22 - Verona ENTE SOSTENITORE DEL PROGETTO DI CATALOGAZIONE, DI VALORIZZAZIONE E DI MESSA IN RETE DEI MATERIALI DELLA BIBLIOTECA-ARCHIVIO DEL CIRCOLO DEL CINEMA. NUMERO SPECIALE FESTIVAL 2015

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IL CONCORSO Brillano pochi film nel trionfo francese e nella delusione italiana Lorenzo Reggiani D isfatta italiana a Cannes. Cannes delude lʼItalia. Delusione per lʼItalia. A mani vuote Sorrentino, Moretti e Garrone. Il Festival 2015, edizione numero 68, è andato agli archivi così, con lʼunanime giusta indignazione per lʼesclusione dal Palmarès dei nostri tre film in concorso. Esclusione che brucia, comprensibilmente, se si considera che non accadeva da ventʼanni che ben tre opere italiane corressero per la Palma dʼoro. E se si considera soprattutto che il livello dei film in gara questʼanno non era elevato: è stata una edizione pallida, in cui sono emersi pochi grandi film, compresi appunto i tre italiani che avrebbero meritato di salire sul podio, ma sono stati trascurati dalla giuria, che il giorno dopo il verdetto ha ammesso di non averli mai veramente presi in conside- I Emmanuelle Bercot, miglior attrice (Mon roi), Jacques Audiard, Palma d’oro (Deephan) e Vincent Lindon, miglior attore (La loi du marché), tra i protagonisti del Festival. P razione. Comunque lʼemozionante Youth, lʼintimistico Mia Madre e il magico Il racconto dei racconti sono usciti a testa alta, apprezzati dalla stampa, dal pubblico e dal mercato (che alla fine è quello che conta). l trionfo è stato della Francia con tre premi su cinque film schierati in una selezione inferiore alle aspettative ma fortemente sostenuta dal direttore Frémaux e dal nuovo presidente Lescure. A vincere la Palma dʼoro, tra consensi e dissensi (io sono tra i secondi), è stato Jacques Audiard con Deephan, odissea di migranti fuggiti dalla guerra civile in Sri Lanka che si ritrovano a combattere unʼaltra guerra nelle banlieu francesi; protagonista un vero guerriero Tamil. Audiard era già stato premiato a Cannes nel 2009 per Il profeta, che avevo più apprezzato. iù meritato il secondo alloro francese, quello per il miglior attore a Vincent London per La loi du marché, film a forti tinte sociali sul lavoro che non cʼè e se cʼè va contro la dignità dellʼuomo. Meno entusiasmo per la 2

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I M N mezza Palma ex aequo a Emmanuelle Bercot, ipercinetica protagonista di Mon Roi di Maïwenn. Lʼaltra metà è andata a Rooney Mara, che in Carol fa perdere la testa a Cate Blanchett, la quale invece è stata tagliata fuori immeritatamente. l prestigioso Grand Prix ha incoronato Il figlio di Saul di László Nemes, 38 anni, ungherese, la cui famiglia è stata decimata ad Auschwitz. Questo è il suo primo film, ed è di impatto choccante perché trasporta lo spettatore nel girone infernale dei forni crematori di Auschwitz. Ma presenta anche un significato squisitamente “cinematografico”: è girato in pellicola e non in digitale. “La pellicola non deve sparire - è stata la dichiarazione di Nemes ritirando il premio - ; è lʼanima e la magia del cinema”. iglior regia quella del taiwanese Hou Hsiao-Hsien per The Assassin, affresco di una Cina leggendaria, perfetto film da festival per cifra personale, complessità e bellezza visiva. Il greco Yorgos Lanthimos si è aggiudicato il premio della giuria per The Lobster, parabola surreale sulla cupa sorte dei singoli recidivi destinati in un mondo prossimo venturo a venir trasformati in animali. Eutanasia e malati terminali in Chronic del messicano Michel Franco che si è dovuto accontentare del premio per la miglior sceneggiatura. Secondo me avrebbe potuto ottenere di più: il tema è dei più intollerabili, è vero, ma è un film potente, disturbante eppure gentile, come ha sottolineato qualche voce fuori dal coro di un generale dissenso, film che vede una gran bella prova di Tim Roth. on ci sono solo i premi del concorso a Cannes: cʼè anche la Palma dʼoro alla carriera ed è stato un momento davvero commovente quello della consegna a Agnès Varda, unica signora della Nouvelle Vague, ancora vispissima a 87 anni. E non dimentichiamoci la Camera dʼor per lʼOpera prima a La Tierra y la sombra del colombiano César Augu- E sto Acevedo. Chissà se ne sentiremo parlare e se lo vedremo. ci sono anche i premi della sezione “Un certain regard”, che ha visto in gara 19 film, tanti quanti quelli della passerella principale. La giuria guidata da Isabella Rossellini, che ha ringraziato il festival per la scelta del manifesto ufficiale con la bellissima foto sorridente di sua madre Ingrid Bergman, ha scelto lʼislandese Rams di Grimur Hakonarson, che ha come protagonisti due fratelli che non si sono mai parlati ma devono incontrarsi per salvare il loro prezioso gregge di montoni. Anche qui una delusione per lʼItalia. Non ha ricevuto alcun riconoscimento il nuovo film di sono stati la politica se non nella forma della militanza civile (lʼintegrazione, lʼimmigrazione, lo sguardo degli altri su di noi, la perdita di lavoro e di dignità), non lʼeros né il desiderio, non i grandi scenari del mondo; protagonista è stata la malinconia, la segreta e disperata inadeguatezza, la privata battaglia dentro le mura della propria casa, della famiglia. È stato il festival più malinconico e meno “politico” degli ultimi anni che ha posto al centro appunto la famiglia e i suoi lutti. I fratelli Coen e la loro giuria (“questa non è una giuria di critici cinematografici ma di artisti” dichiarava Joel) sono andati a cogliere per premiarle esattamente le Scena del film Nie Yinniang (The Assassin) di Hou Hsiao-Hsien premiato per la miglior regia. A Roberto Minervini The Other Side, lʼaltro lato, lʼaltra faccia di un Paese, lʼAmerica, che pensiamo di conoscere e che invece ne nasconde molte altre. Girato in Louisiana, il film documenta anche in modo choccante lʼAmerica degli ultimi, dei reietti (in stragrande maggioranza bianchi), dei dimenticati, tra droga, miserie e problemi psichici. Minervini, che ha 44 anni e vive nel Texas, riprende come un documentarista ma monta come un regista di finzione, facendoci vedere quello che non avremmo potuto scoprire da soli. rchiviati premi e delusioni, cosa resta di questa edizione del Festival di Cannes? I protagonisti non N P poche opere di sapore politico. on si è mai riso, né sorriso, durante il Festival. Paradossalmente le uniche note di umorismo sono venute da Mia Madre di Moretti, che un premio lʼha preso, quello della Giuria ecumenica, nominata ogni anno da associazioni cinematografiche cristiane, “per la maestria e lʼelegante indagine, impregnata di umorismo, sui temi dolorosi a cui la vita ci mette di fronte”. er fortuna, un sorriso, bellissimo, solare, cʼè stato a Cannes e lo ricorderemo perché ci ha accompagnato dal Palais ad ogni angolo: quello di Ingrid Bergman, ideale madrina del Festival. 3

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DIETRO LE QUINTE Lʼaltra Cannes tra scandali divi e sicurezza La giuria del 68° Festival di Cannes presieduta dai fratelli Coen. D L S ietro le quinte del Festival più grande e più importante del mondo cʼè unʼaltra Cannes tra curiosità, vizi, sorprese, glamour, scandali. o scandalo ampiamente annunciato è stata la presentazione- ovviamente non in concorso- del film Love di Gaspar Noè. Tremila persone in fila per la prima proiezione di mezzanotte, altre centinaia per la replica. Love parla di un banale triangolo, lui-lei-lei, con risvolti melò e tante scene di sesso vero, e come tali noiose e un poʼ irritanti. La vicenda è raccontata in 3D, e viene sbattuta- letteralmente- in faccia agli spettatori che sui titoli di coda si lanciano in prevedibili fischi e buu. Il regista argentino trapiantato in Francia (già autore di Irreversible con Monica Bellucci brutalmente violentata) dice: “È un film sullʼamour fou. Perciò ho rotto la ridicola divisione tra film normali e sesso vero”. Si dirà che così Cannes ha sdoganato il porno dʼautore, sia pure in versione melò. Penso che in Italia non uscirà mai, se non in video. i è parlato, alla vigilia, di una edizione del Festival blindata. Le misure in effetti sono state da allarme rosso: quattrocento agenti inviati in rinforzo ai poliziotti locali, altre 400 guardie private armate, 465 telecamere a sorvegliare le migliaia di turisti e operatori e prevenire i furti dei voleurs che calano ogni anno da tutta la regione. Eleganti e gentili quanto implacabili, gli uomini e le donne della sicurezza del Palais hanno C I I C controllato borse e passato gli spettatori al metal detector. Ma non abbiamo avvertito una pressione diversa dagli anni scorsi; magari qualche ispezione più accurata e fastidiosa, ma nulla di più. Aveva ragione il direttore Frémaux che ostentava tranquillità dichiarando: “Sarà unʼedizione come tutte le altre”. ome ogni anno, altrettanto implacabili dei gendarmi, che formano catene umane ridisegnando le strade, gli eroi cinefili dʼambo i sessi, in smoking o casual, elegantissimi o in t-shirt, mescolati ai locali e agli addetti ai lavori davanti al Palais, esibisconospessissimo invano- richieste di “invitation” ai film. giornalisti non hanno bisogno di “invitation” ma di badge suddivisi in cinque colori, che determinano lʼordine di entrata nelle sale: si va dal giallo dei paria al bianco del famoso 1 per cento degli accreditati che possono entrare dal palazzo principale in ogni occasione. I controlli per accedere alle sale sono cinque. I giornalisti sono 4.500. Per tutti cʼè un invito ad un democraticissimo pranzo offerto dal sindaco di Cannes nella piazzetta del centro storico. Ci si abbuffa a volontà, e si porta a casa in ricordo una bottiglietta di olio dʼoliva. n sala, quando le luci si abbassano, e compare il logo del Festival (sempre uguale da anni, non come a Venezia) da piccoli gruppi si levano applausi che in certi casi accompagnano anche le sigle di produttori e distributori. Alla proiezione delle 19 invece cʼè sempre una voce che urla “Raoul!”. Nessuno sa cosa vuol dire, nessuno sa chi sia. hi non ha badge, “invitation”, biglietti o altro può seguire il film della sera (vecchia ma onesta pellicola senza pretese) proiettato su un maxi schermo in spiaggia, dove è allestita una platea di sdraio e si prevede la distribuzione di coperte in caso di freddo. Cannes è anche il “cinéma à la plage”. L.R. Una scena del film scandalo Love.

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