La storia siamo noi

 

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Classi II A e B Scuola Secondaria Bassano Romano

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LA STORIA SIAMO NOI Classi III A e III B Scuola Secondaria di I° Grado Bassano Romano A.S. 2014—2015

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INDICE Presentazione I ricordi di mia nonna Felicina La Mafia, incontro con Salvatore Borsellino Monumento ai caduti I nostri combattenti Testimonianze al femminile Una giovane mussulmana si racconta Il nostro edificio scolastico Intervista a Costantino Cenci La storia di Teresa La famiglia Tisocco in Australia pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. 5 6 7 9 10 11 12 14 16 17 18

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Presentazione Il progetto “La Storia siamo noi” ha coinvolto gli alunni delle classi III A e III B della Scuola Secondaria di primo grado Luigi Pellegrini di Bassano Romano ed era inserito all’interno del POF dell’Istituto Comprensivo di Bassano Romano. Il progetto è consistito in uno studio di approfondimento sul ‘900, in riferimento ad alcuni aspetti della realtà locale di Bassano Romano. Gli obiettivi perseguiti sono stati di rendere vivo lo studio della Storia facendo cogliere ai ragazzi la concretezza di questa disciplina e di sviluppare in loro il senso di appartenenza alla realtà del proprio paese, per consolidare la conoscenza di se stessi, degli altri e dell'ambiente, necessari per sviluppare forme di convivenza civile. Questa pubblicazione raccoglie i risultati del progetto: i testi prodotti dai ragazzi con le interviste condotte a persone residenti a Bassano Romano, le immagini del paese e di persone collegate ad esso, una piccola ricerca sul monumento ai caduti e sull’edificio scolastico della Scuola Secondaria di primo grado di Bassano. Il lavoro, nelle diverse fasi, ha contribuito a creare un clima di amicizia e collaborazione, che ha aumentato la motivazione e la partecipazione all’attività didattica. Prof.sse Luisa Pontremolesi e Silvia Schiavi

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I RICORDI DI MIA NONNA FELICINA A cura di Matteo D’Achille Mia nonna è una signora di 82 anni. È nata a Bassano Romano nel 1933, in una famiglia di contadini, composta da quattro persone. Ha vissuto nell’era fascista e nel periodo in cui il suo paese era occupato dai nazisti. Trascorreva le sue giornate accompagnando i genitori nei campi e quando rimaneva in paese giocava con le sue amiche a diversi giochi come: a campana, a ruba bandiera, con le bambole di pezza cucite con le sue mani … Il rapporto fra nazisti e bambini italiani era abbastanza buono infatti nonna mi ha sempre raccontato che lei andava a prendere il vino ad un ufficiale nazista e lui le regalava sempre caramelle e cioccolata. In quel periodo il pane e la pasta venivano forniti a piccole dosi quotidiane e venivano distribuite grazie ad una tessera. La sera ci si doveva ritirare in casa molto presto, prima dell’inizio del coprifuoco e chi non lo rispettava rischiava l’arresto. Trascorreva le sue serate davanti al camino in compagnia dei vicini di casa e con mio nonno che amava leggere e raccontare tante belle storie. Nelle case non esisteva l’acqua corrente così mia nonna veniva mandata sempre alla fontana per riempire i secchi. Il grano che mio nonno raccoglieva dai suoi campi doveva essere portato per la maggior parte all’ammasso e solo una piccola parte poteva essere usata dalla famiglia. I bambini andavano a scuola vestiti da piccoli ‘’balilla’’ e nell’anno in cui mia nonna avrebbe dovuto frequentare la quinta elementare, la scuola, attuale sede della Scuola Secondaria di I grado “L. Pellegrini”, fu occupata dai nazisti che ne fecero il loro quartier generale. Tra i tanti racconti di mia nonna c’è quello di quando i tedeschi urlavano fuori dalla porta di casa perché si intravedeva uno spiraglio di luce sotto la porta; era questa l’ora del coprifuoco. Altri ricordi la portano a quando un gruppo di soldati italiani hanno chiesto aiuto a mio nonno per nascondersi dopo l’armistizio e lui li ha aiutati offrendo loro cibo e un rifugio. Di avvenimenti mia nonna me ne ha raccontati tanti, ma di sicuro quello che non dimenticherà mai è quando un gruppo di tedeschi hanno portato via mio nonno e mio zio per arrestarli e deportarli perché accusati di aver complottato contro il governo nazista. Mio nonno venne rilasciato mentre mio zio fu deportato in Germania ma mentre si trovava sul treno riuscì a scappare e, attraversando l’Italia a piedi, tornò a casa. Ancora un altro episodio che mia nonna mi ha più volte raccontato riguarda il paese di Bassano. I nazisti avevano posizionato ingenti quantità di esplosivo attorno al paese, che si è salvato dalla distruzione solo grazie al pentimento di un tedesco. Istituto Comprensivo Bassano Romano 6

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La Mafia, l’incontro con Salvatore Borsellino A cura di Marco Bassani,Fabrizio Carloni, Alessandra Venturini e Massimo Ugolini Dopo aver parlato, visto film, letto racconti scritti recentemente e fatto ricerche sulla mafia, abbiamo, con grande sorpresa, avuto l'occasione di incontrare un esponente molto importante che, in prima persona ha vissuto eventi passati alla storia, tra cui la morte di suo fratello: Salvatore Borsellino, fratello di Paolo Borsellino, magistrato ucciso dalla mafia il 9 luglio 1992. Dopo la laurea Salvatore che, si pentirà per tutta la vita di aver lasciato la sua terra, si trasferisce al nord e inizia una vita nuova lontano dai suoi. Paolo invece sceglie di non fuggire perché scappando le cose non sarebbero mai cambiate. Così descrive Paolo la Sicilia meravigliosa prima della mafia: "Salivamo al santuario di Santa Rosalia-mare azzurro dall'altra parte piantagioni arance, mandarini, limoni – la conca d’oro“ a poco a poco cemento in mano alla mafia. Vito Ciancimino diceva che la mafia non esiste. Paolo diceva: "Palermo non mi piaceva per questo imparai ad amarla". Affermava poi il desiderio di giustizia e di verità, rispetto ai casi in cui gli assassini vengono assolti ma le vittime rimangono. La vicenda dalla quale dobbiamo partire è l'uccisione di Giovanni Falcone coordinatore insieme a Paolo Borsellino del Pool di magistrati che guidavano le indagini anti-mafia. In una vera e propria esecuzione fu fatta saltare in aria la macchina in cui si trovava, all’altezza dello Svincolo di Capaci; morirono Falcone, sua moglie e tre agenti della scorta. Fu allora che Salvatore chiamò suo fratello chiedendogli ancora una volta di lasciare Palermo perché entrambi sapevano che il prossimo attentato sarebbe stato per lui; la reazione di Paolo fu dire che non era un codardo e che non sarebbe scappato. La risposta dello Stato non fu decisa, gli altri magistrati furono lasciati a loro stessi: alla scorta di Paolo Borsellino fu assegnata addirittura una ragazza, infatti 57 giorni dopo nell'esplosione di un'auto bomba davanti alla casa della mamma di Borsellino moriva anche lei dilaniata dall'esplosivo come pure tutti gli altri occupanti la macchina del giudice. Per non servire su un piatto d'argento questo crimine sarebbe bastato chiudere al traffico quella zona. Il racconto di Salvatore Borsellino, anche nel descrivere la scena è stato dettagliato, noi del pubblico eravamo tutti commossi, emozionati e anche ansiosi di sapere che alla fine la giustizia avrebbe trionfato, ma non era questo il caso! I poteri dello Stato sembrarono reagire forti come anche l'opinione pubblica, e tutti volevano che la mafia 7 pagasse i suoi crimini. Anche questa volta però dopo poco tempo l'attenzione diminuì; Paolo Borsellino che parlava nei dibattiti e nelle trasmissioni, smise, di parlare perchè aveva perso la speranza di conoscere la verità Questo avvenne dopo la morte di sua madre alla quale aveva promesso questa volta di lottare. Per alcuni anni cercò attraverso cammini spirituali come Santiago de Compostela e la via Francigena, una risposta interiore. A noi ha detto di averla trovata: la sua missione sarà parlare ai ragazzi come noi , che rappresentiamo il futuro, in un mondo che la generazione precedente lascia distrutto. Un mondo privo di ideali, svuotato economicamente, corrotto e instabile. A noi Salvatore Borsellino chiede di rimanere in Italia, di non andare all'estero anche se tutti prevedono questo nel nostro futuro: dobbiamo rimanere e lottare, solo in questo modo avremo un Paese migliore. Istituto Comprensivo Bassano Romano

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Frasi da non dimenticare: Palermo non mi piaceva …. Per questo ho deciso di amarla. Il vero amore è amare quello che non ci piace per cambiarlo Istituto Comprensivo Bassano Romano 8

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Monumento ai Caduti A cura di Antonio Susanu Emanuel Il monumento ai caduti di Bassano Romano si trova in piazza Vittorio Emanuele nel centro storico. Esso è posto ai piedi di un ponte usato nel passato dalle famiglie Giustiniani e Odescalchi per raggiungere il giardino annesso al palazzo di loro proprietà. L’attuale monumento ai caduti è il risultato di un duplice intervento. Nel 1927 venne realizzato un primo monumento opera dello scultore Amleto Cataldi: vi erano incisi solo i nomi dei caduti nella I guerra mondiale, era in marmo e in alto aveva una statua, forse di bronzo, raffigurante la dea Minerva. Successivamente, dopo la II guerra mondiale, fu aggiunta la parte superiore in travertino con l’elenco dei caduti in questo secondo conflitto. Non sappiamo quando fu tolta la statua e che fine abbia fatto. Nel corso dello studio che abbiamo condotto sul monumento, abbiamo consultato l’Albo d’Oro ai Caduti della Grande Guerra, dal quale abbiamo potuto ricavare alcune notizie sui caduti della prima guerra mondiale. La quasi totalità dei soldati decaduti in guerra aveva un’età compresa tra i venti e i trenta anni, alcuni avevano anche meno di venti anni, pochissimi quasi quaranta. La maggior parte erano soldati appartenenti al gruppo della fanteria e a quello dei bersaglieri morti per ferite di armi da fuoco, per malattie come la polmonite, la setticemia e la malaria. Dallo stesso documento risulta anche una consistente percentuale di dispersi. Confrontando le due fotografie si possono notare i cambiamenti avvenuti. Monumento del 1927, di Amleto Cataldi Caduti della II guerra mondiale Caduti della I guerra mondiale Monumento attuale 9 Istituto Comprensivo Bassano Romano

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I NOSTRI COMBATTENTI A cura di Alessio Liberati, Luigi Costante , Marco Taliani e Roberto Sernacchioli Salvatore, nonno di Alessio, nasce il 30/06/1926 a Bassano Romano durante la dittatura fascista. Essendo nato in questo periodo ed avendo le qualità fisiche necessarie viene accettato nel corpo giovanile dei balilla già da quando aveva 8 anni terminando l’ incarico solo a 12 anni. Nel 1938 si arruola come moschettiere nell’ esercito dove faceva marce simili a quelle balilla con l’aggiunta del fucile ma sempre con la caratteristica tuta nera. Malgrado il periodo difficile, l'iscrizione al partito fascista garantiva una certa tranquillità e il cibo bastava per sfamare la numerosa famiglia costituita da 8 figli. Giovanissimo viene scelto come autista del colonnello Clarke, principale ufficiale britannico di quegli anni, grande stratega e ingannatore che coadiuvò la liberazione dai tedeschi. A 18 anni diventa macchinista di carro armati partecipando alla seconda guerra mondiale. Renato Liberati, suo padre, nasce nel 1898 a Bassano Romano, racconta a suo figlio di come quand'era bambino esultava insieme ai suoi compagni se solo si trovava un topo da poter mangiare. Protagonista come soldato nella prima guerra mondiale viene catturato durante la ritirata di Caporetto e resta prigioniero in Ungheria per 4 anni, lasciando anche in memoria delle lettere alla famiglia. Le sue gesta nella prima guerra mondiale le conferiscono, nella seconda, il titolo di caporal maggiore, comandante di batteria ossia comandante di artiglieria. Combatterà anche la seconda guerra mondiale, malgrado la dura vita, aveva un animo poetico, amava scrivere sulle persone più care, componimenti o poesie anche in rima. Malgrado il nonno ami poco parlare della guerra, si respira quanto quell'esperienza sia stata coinvolgente e significativa per la sua vita. Istituto Comprensivo Bassano Romano 10

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Testimonianze al femminile A cura di Karola De Fusco, Karen Muniak Attraverso le interviste alle signore Durante Antonia (87 anni), Morbidelli Leonilde (83 anni) e Durante Giovanna (88 anni) e alle foto e ai documenti da loro fornitici, abbiamo potuto ricostruire gli eventi passati delle storia del nostro meraviglioso paese: Bassano Romano. Per mezzo dei dati che con prodigalità ci hanno messo a disposizione siamo riusciti a comprendere come si viveva nei duri tempi del Fascismo e della Seconda Guerra Mondiale. In quell’epoca, Bassano era invaso dai tedeschi che qui avevano una base militare segreta. La vita era fatta di cose semplici, le famiglie erano numerose e spettava ai cosiddetti capifamiglia mantenere la stabilità economica del nucleo familiare. I ragazzi e le ragazze dovevano anche loro contribuire al sostenimento dei propri familiari, ma chi poteva, frequentava la scuola. In quel periodo, per quanto riguarda l’istruzione, il percorso scolastico comprendeva i soli 5 anni delle scuole elementari, l’attuale Scuola Primaria; in seguito si poteva continuare gli studi frequentando il collegio o l’università. Le cartelle degli studenti erano di cartone e contenevano uno o due libri, uno o due quaderni e un astuccio di legno nel quale si trovavano una penna stilografica (la quale poteva essere utilizzata solo se intinta nell’inchiostro contenuto nel calamaio, e una matita; l’orario scolastico era costituito da 4-5 ore mattutine. L’unica scuola presente a Bassano Romano era la Scuola Primaria, allestita all’interno dell’edificio dell’attuale scuola media Luigi Pellegrini; qui non sussistevano particolari disagi, l’unico problema si presentava nella stagione invernale, quando per riscaldarsi non c’erano i termosifoni, ma dei contenitori di coccio nei quali veniva fatto bruciare del carbone. Non vi erano classi miste, cioè composte da maschi e femmine, ma i bambini e le bambine erano separate, inoltre, ognuna di esse era costituita da circa 30 alunni. Politicamente parlando, Bassano Romano era governato da un podestà, che ovviamente sottostava ai voleri del regime fascista, ed era iscritto al partito. Una cosa importante da dire è che, nonostante vigesse un regime totalitario, il Paese di Bassano non risentì la forte influenza fascista. Quando poi scoppiò la Seconda Guerra Mondiale, la situazione mutò, infatti esso subì anche degli attacchi da parte dell’aviazione tedesca ed americana, e fu proprio durante uno di questi attacchi che, nonostante avessero avuto luogo in una zona lontana dal centro del Paese, morirono diverse persone. 11 Il rapporto con i Tedeschi, i quali erano arrivati nel Paese nel periodo in cui l’Italia si era alleata con la Germania, (nella Seconda guerra mondiale) non poteva definirsi di amicizia, ma di rigido rispetto, anche se vi era chi aveva instaurato più stretti legami. Nel momento in cui ebbe fine il regime Fascista, nacque, nella maggior parte dei Bassanesi, un sentimento di gioia non paragonabile però a quella provata alla fine del Secondo conflitto mondiale. In questa ultima occasione, essendo gli Stati Uniti artefici, insieme agli altri alleati, della vittoria sul Nazismo e Fascismo, a Bassano arrivarono degli Americani alcuni dei quali di colore; alla loro vista i cittadini rimasero stupiti perché mai prima di allora avevano visto un uomo di colore. I Tedeschi, ormai fuggiti, lasciarono alcuni dei loro beni negli edifici che occupavano, e qualcuno dice, che avevano trovato “miglior possessori” … Istituto Comprensivo Bassano Romano

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Una Giovane Musulmana si racconta A cura di Federica Casoni, Marco Taliani e Daniele Mastrogiovanni Abbiamo fatto un' intervista alla cugina della nostra compagna Federica...cercandola prima su skype, poi su whatsapp e anche al telefono, Florida, questo è il suo nome, è vissuta per un periodo a Bassano Romano, ha 19 anni ed è di religione musulmana. Cosa pensi dell’ISIS? Penso che siano delle persone che non hanno veramente una fede. Anzi sono delle persone che non credono nei principi degli esseri umani, ovvero nella libertà degli esseri umani soprattutto. Hanno trovato la giustificazione della fede, del proteggere appunto la fede in cui credono per fare delle cose orribili. Ma secondo me, non hanno veramente una fede. Sono una organizzazione che vuole solo raggiungere un loro fine, magari c'entrano i soldi sicuramente per tutto ciò che fanno. In che modo pratichi la religione mussulmana? Pratico la mia religione nelle maniere in cui quest’ultima richiede. Anche se purtroppo non al 100% perchè non porto il velo, ma a parte questo pratico la religione leggendo il Corano, il nostro libro sacro che contiene tutte le scritture che riguardano questa religione. Il solo fatto di avere questo libro a casa significa tanto. Inoltre come si sa è importante fare il Ramadan. Nel mese lunare in cui durante la giornata non possiamo alimentarci come normalmente facciamo. Un'altra cosa importante è quella di andare in moschea, tutti i musulmani devono assolutamente andare. Io nelle mie condizioni quando posso ci vado. Un'altra maniera è quella di credere, di credere profondamente nei nostri principi, di credere che esista un Dio e che esistono gli angeli, insomma di credere nei pilastri. Perchè sei Musulmana? Sono musulmana perchè sono nata così. Questa domanda la paragono con “ perchè esisti? „ ….è una domanda che non sai come rispondere: esisti 'perchè sei nata', non l'hai deciso tu, ma comunque sia esisti, quindi è la stessa cosa. Sono musulmana perchè sono nata musulmana, in un ambiente musulmano e da genitori musulmani. 12 Vorresti tornare in Albania, il tuo paese? Si, certo che vorrei tornare nel mio paese. Voglio fare tutte le esperienze necessarie e "rubare" insegnamenti nei paesi in cui vivrò, incluso l'Italia, per poter essere abbastanza in grado di costruire una determinata cosa al mio paese che porti dei profitti anche a quest'ultimo. Condividi la concezione della donna nella tua religione? In generale il ruolo della donna non è tanto apprezzabile, ma poi dipende anche dai posti in cui si vive. Ci sono dei posti in cui la donna musulmana ha gli stessi diritti e le stesse libertà dell'uomo. E invece ci sono altri posti in cui la donna non può fare assolutamente niente, è addirittura una schiava dell'uomo, e io non sono d'accordo con questo ruolo qua, in questi determinati posti. Istituto Comprensivo Bassano Romano

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Hai mai subito atti di discriminazione per la tua religione o per la tua origine? Non ho mai subito atti di discriminazione riguardo alla mia origine, e se magari c'è stato qualche volta qualche commento riguardo alla religione. Davanti a questi commenti che delle persone poco intelligenti possono fare ho tenuto sempre un atteggiamento indifferente. Perché hai lasciato il tuo paese? Ho dovuto lasciare il mio paese per motivi familiari. Per il motivo di migliorare le condizioni della nostra vita e di poter avere le possibilità per cose sempre migliori. Che significato ha Bassano Romano nella tua vita? Bassano senz'altro mi ha regalato tante cose belle. Ho avuto la possibilità di fare delle nuove esperienze che mi hanno cresciuto nel modo di pensare e fare. Ho conosciuto nuove persone, amiche con cui abbiamo stretto un buon rapporto e legame. Quali lingue parli? Inglese, francese. Sto studiando l'arabo e quindi tra pochi anni avrò la possibilità di conoscerlo come conosco l'inglese oggi, e inoltre conosco anche lo spagnolo. Purtroppo non ho continuato nello studio della lingua tedesca per tanto tempo, ma nell'anno in cui ho studiato questa lingua, ho potuto assimilare abbastanza, oggi lo capisco. Quali caratteristiche ha la vita in Albania? La vita in Albania più o meno ha le stesse caratteristiche di qua. I punti di vista spesso sono diversi. Da noi certe cose vengono vissute diversamente da qui. Tendiamo sempre ad essere umili e a rispettare ed essere grati per ciò che abbiamo. Onestamente non abbiamo quella crescita o magari quella libertà che qua gli adolescenti hanno. Cosa ti manca del tuo Paese? Prima di tutto mi mancano delle persone che non posso vedere quotidianamente come prima facevo. Mi manca mia nonna a cui sono molto legata (in realtà tutti noi siamo molto legati ai nonni). Quali caratteristiche ha la vita in Albania? Mi mancano determinati posti dove passavo il mio tempo libero e che mi facevano stare meglio. Mi manca l'aria che si respira lì, perchè alla fine, sia come sia, la tua casa è dove sei nata. Purtroppo noi tendiamo sempre a migliorare le nostre condizioni personali e spesso e volentieri il nostro posto non ci dà le possibilità che noi pretendiamo e quindi di conseguenza dobbiamo in un certo senso rinunciare al nostro paese. Istituto Comprensivo Bassano Romano 13

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Il nostro edificio scolastico A cura di Giacomo D’Achille, Manuel De Santis, Melania Fabretti, Edoardo Gallucci e Andrea Paolo Peppoli Note Architettoniche e Storiche Il regime fascista fece ampio uso di parole ma anche di veri e propri motti e slogan. L’edificio che ospita la Scuola Secondaria di I grado “L. Pellegrini”, la nostra scuola, è di epoca fascista. Questa affermazione è il risultato del confronto con altri edifici molto simili per struttura, in particolare con quello che ospita la Scuola Primaria “I. Ridolfi” di Tuscania, ultimata nel 1925, e di testimonianze di Bassanesi che al suo interno sono stati studenti. Nella costruzione troviamo alcuni elementi caratteristici degli edifici scolastici di epoca fascista: la pianta ad “U” con cortile interno, le aule molto spaziose, originariamente ciascuna con tre finestre e con due porte di ingresso, il soffitto voltato del pian terreno, le porte di accesso sul fronte e sul retro, quelle sul fronte, le principali, decorate. In particolare, una delle due porte principali collegata alle scale per l’accesso al piano superiore. Il pian terreno leggermente rialzato rispetto al livello del terreno circostante per preservare tutta la struttura dall’umidità. L’architettura è caratterizzata da una dimensione monumentale tipica degli edifici scolastici di epoca fascista: nella facciata e nella divisione degli spazi interni dominano la regolarità e la proporzione, e la cubatura degli ambienti è ampia. Gli elementi decorativi lasciano supporre una datazione della costruzione ai primissimi anni della Dittatura. Nella facciata sono, inoltre, ancora conservate le parole “Dio, Patria, Onestà, Lavoro”, chiari slogan di epoca fascista. A quanto risulta dalla testimonianza di una signora di Bassano (nata nel 1933), l’edificio ha ospitato la Scuola Primaria fino al 1943, anno in cui vi si sono stanziati i Nazisti. Possiamo ipotizzare che i Nazisti vi siano rimasti fino al 1945, anno coincidente con la fine della II guerra mondiale. Le Parole a stucco sulla facciata dell’edificio della nostra scuola Scritti su palazzi e monumenti. Questi in alcuni casi inneggiavano alla maestosità e alla potenza del Duce oppure invitavano a comportamenti ispirati agli ideali di forza, di coraggio, di sacrificio, tanto esaltati dal regime. Importante è anche il tipo di scrittura utilizzato, la capitale epigrafica latina, caratteristica delle scritte su pietra dei monumenti dell’Impero Romano. Segue Si leggono le parole DIO e PATRIA Istituto Comprensivo Bassano Romano 14

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Le Parole a stucco sulla facciata dell’edificio della nostra scuola La stessa scrittura, quindi, usata da quei Romani eroici a cui Mussolini si ispirava, ad esempio, per il saluto, per il simbolo del fascio littorio e per l’appellativo Duce (dal latino dux capo, condottiero). Di seguito cerchiamo di fornire una spiegazione alle parole scritte a decorazione della facciata della nostra scuola facendo riferimento a quanto studiato. Si leggono le parole ONESTA’ e LAVORO DIO La parola Dio deve essere ricollegata ai rapporti fra regime fascista e Chiesa. Per consolidare il proprio potere Mussolini si procurò il consenso della Chiesa attraverso la firma dei Patti Lateranensi nel 1929. Con essi Regno d’Italia e Santa Sede riconoscevano reciprocamente la propria sovranità. LAVORO La presenza della parola Lavoro si spiega con un riferimento alla Carta del Lavoro approvata nel 1927 , base per diverse riforme sociali quali, ad esempio le pensioni per la vecchiaia, le ferie pagate e le garanzie in caso di malattia, e con la creazione dell’ordinamento corporativo che prevedeva la nascita di corporazioni di datori di lavoro e di lavoratori. Il termine lavoro deve, inoltre, essere ricollegato ai lavori pubblici finanziati dal regime fascista in vari settori, dalla bonifica di terreni paludosi alla costruzione di scuole e di strade e all’impulso del settore agricolo finalizzato all’autosufficienza cerealicola (“battaglia del grano”). La politica economica del Fascismo era finalizzata all’autarchia, vale a dire a rendere l’economia italiana autosufficiente, evitando le importazioni. In ambito scolastico, durante il governo fascista furono organizzati veri e propri laboratori diversificati per ragazzi e ragazze per fornire un avviamento all’attività lavorativa. Lo stesso Mussolini amava diffondere un’immagine di sé come di un grande lavoratore: sono noti i filmati in cui appare il Duce impegnato nella raccolta del grano o in altre attività che richiedono sforzo fisico. PATRIA La parola Patria deve essere collegata all’esaltazione dell’Italia tipica del Fascismo. Addirittura Mussolini, dopo la conquista dell’Etiopia, il 9 maggio del 1936 istituì ufficialmente l’Impero Italiano e Vittorio Emanuele III assunse il titolo di imperatore con possedimenti nell’Africa orientale ( Etiopia, Eritrea e Somalia). Questo termine va inoltre collegato ai concetti di nazionalismo e di militarismo tipici del Fascismo. ONESTA’ Questa parola è presente negli slogan fascisti perché Mussolini desiderava un’Italia compatta e onesta. Il termine onestà comprende valori quali la fiducia, e la fedeltà ad ideali comuni, principi fondamentali per il Fascismo. Istituto Comprensivo Bassano Romano 15

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