FuoriAsse #14

 

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Officina della cultura

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FUOR ASSE Editor ale Tutto ciò che è buono è bello Ciclicamente sulla terra si abbattono grandi catastrofi e diluvi che distruggono ogni cosa e riportano le persone che si salvano allo stadio primitivo, privi di cultura e dimentichi di tutto quanto era avvenuto in passato. Questo per dire che il concetto di cultura deve comprendere il costume di conservare, mediante la scrittura, la memoria di tutte le cose belle e grandi avvenute e deve incoraggiare altresì a prestare attenzione agli aspetti più concreti del vivere. Possiamo, d’altro canto, affermare che nessun essere umano può concepire il mondo in cui si muove con occhi totalmente vergini perché persino gli impulsi umani primari sono guidati, incanalati e sottilmente modificati dalla cultura. Ogni uomo nasce in un mondo definito da modelli preesistenti. Basterà pensare a come l’introduzione della macchina nel processo produttivo ha trasformato la società da agricola in industriale e come la questione femminile ha avuto inizio proprio in quelle nazioni (Inghilterra, Germania Francia e Stati Uniti) in cui, prima delle altre, ha avuto luogo la rivoluzione industriale. Ma la questione femminile presenta problematiche ben più gravi da poterla ridurre soltanto a certe manifestazioni di movimenti femministi. L’introduzione della macchina ha mutato la visione della donna e il suo ruolo all’interno della famiglia, inserendola man mano nel mondo della produzione, della cultura e della politica. Questa è una prova tangibile di come sia stato il cambiamento o la trasformazione della realtà con la quale ci rapportiamo a lacerare quell’insieme di abitudini, costumi e comportamenti pratici. Trasformazione che ha svegliato nelle donne la coscienza delle proprie potenzialità, causa fondamentale del formarsi dei vari filoni dei movimenti femministi che, in situazioni storiche diverse, hanno lottato per i diritti della donna e l’emancipazione femminile. Già nel mondo antico l’idea di uguaglianza tra uomo e donna è espressa nell’idea cristiana di fratellanza: “figli di un unico Iddio”, tutti fratelli senza distinzione di razza, sesso, cultura e lingua. Ma tutto questo resta nell’ambito ontologico dei principi. È con la rivoluzione industriale che dalle concezioni metafisiche, dalle dichiarazioni dei principi si passa sul piano della rivendicazione dei diritti, di tante lotte condotte dalle schiere di semplici donne che riscontrano una profonda contraddizione tra la realtà di lavoratrici, di elementi dinamici di processi che consentono lo sviluppo e l’evoluzione dell’uomo, a l’idea di donna, tramandata da generazioni, ancora legata a determinati vincoli sociali e morali. Tante e dure sono state le battaglie intraprese e comunque alcuni dati confermano tutt’oggi una realtà, per certi versi, drammatica. Perché pur tralasciando dati meramente statistici, oggi, possiamo accennare a fenomeni davvero opprimenti, quali la mercificazione del corpo della donna riscontrabile nella pubblicità di ogni tipo. O, forse, basta fare riferimento alla propaganda consumistica FUOR ASSE

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che cerca di ottundere le capacità di discernimento (l’individuo, di fronte all’ubriacatura di tutti quei bisogni determinati da potenze esterne, è privo di ogni controllo) dell’acquirente quotidiano per lo più intravisto nell’immaginario femminile. Fin dall’antichità anche la bellezza femminile è stata valutata e misurata sulla base di un modello estetico di riferimento, riconosciuto dalla società in un determinato contesto storico, sociale ed economico. Ogni popolo, nel corso della storia, ha definito la bellezza secondo i canoni della propria cultura e ogni epoca storica ha avuto il suo modello di bellezza ideale, documentato da fonti letterarie e iconografiche, che da sempre si sono ispirate alla figura femminile. Il modo di rappresentarla e il ruolo simbolico da essa svolto sono cambiati con il diverso modo di concepire il ruolo della donna nella società. Così anche l’ideale estetico è frutto di costruzioni socioculturali: all’immaginario femminile sono stati associati significati socioculturali diversissimi, ognuno corrispondente a determinati canoni estetici. Questo prova come il corpo femminile, realtà anatomica e biologica, sia anche un’entità culturalmente costruita e determinata dal gruppo sociale di appartenenza. Veri e propri canoni estetici si affermano a partire dalla Grecia classica: all’idea di bellezza vengono associati i concetti di grazia, misura e proporzione. Un corpo è bello se esiste equilibrio e armonia tra ciascuna delle sue parti e la figura intera. E mentre la morale medioevale aveva insistito sull’oblio del corpo femminile, considerato come fonte di peccato (il corpo della donna è considerato appannaggio del male; prevale nell’iconografia medioevale la rappresentazione mistica e ieratica della figura femminile: la donna, svuotata di ogni connotazione sensuale, è ritratta esclusivamente nella sua sacralità, tanto che ad essere rappresentate sono soprattutto Madonne e Sante, legate a un ruolo salvifico) durante il Rinascimento la bellezza esteriore diviene oggetto di riflessioni e trattati. Allo stesso modo troviamo conferme etimologiche anche per quanto riguarda la nascita del senso del sacro dal corpo femminile, capace di creare vita e di essere in collegamento con l’energia cosmica. Da tali premesse si sviluppa il modello ciclico di vita-morte-rinascita. Ecco che, seppure a livello generale, porci in una tale prospettiva offre talmente tante possibilità di visioni che parlare della donna diventa un compito assai ardimentoso e questo perché sia i canoni estetici quanto il ruolo stesso della donna sono modellati e plasmati dalla società e dalla cultura del momento. È nel Novecento, secolo contrassegnato da avvenimenti di straordinaria portata storica, che la dedizione della donna alla causa sociale diventa una leva fondamentale per l’emancipazione dai ruoli e dalle convenzioni tradizionali. Ma se ci soffermiamo per un istante all’oggi e se consideriamo la molteplicità dei ruoli che la donna ricopre in una società globalizzata come la nostra, ci rendiamo conto della necessità di mettere al riparo un altro singolare aspetto e cioè la reale mancanza, e quindi necessità, di un tempo sospeso, individuato in quel lasso di tempo che permette sia al corpo sia all’anima di rigenerare e quindi di elaborare nuovi concetti, lasciandosi interrogare dalle diverse sensibilità, cogliendo le risorse e le energie che anche le nuove generazioni posseggono. Relegata e incastrata com’è tra mille ruoli e mille compiti da svolgere può darsi che manchi, oggi, alla donna quell’irrequietezza che implica una ricerca dell’autentico, fondamento della conoscenza, e che spinge e guida verso un bene comune più prezioso riguardante la società tutta. Nel Timeo Platone sintetizza l’ambizione della cultura greca a definire l’ideale di bellezza: «Tutto ciò che è buono è bello, e non senza misura è la bellezza». É, qui, sinte- FUOR ASSE

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tizzato l’ideale del «Kalòskaiagathòs» (ovvero «il bello e il buono»). È un modello di educazione integrale, infatti, quello proposto da Platone: «chi si è applicato […] allo studio della scienza ed a veraci pensieri, esercitando soprattutto questa parte di se stesso a conoscere cose immortali e divine, se riesce ad attingere la verità, è assolutamente necessario che possa, nella misura in cui a natura umana è dato, partecipare dell’immortalità, interamente gioirne». Ecco come, contraddistinta dalla dimensione etica, la bellezza ha un legame profondo con la bontà. @Margarita Georgiadis FUOR ASSE

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Officina della Cultura FUOR ASSE NOMEN OMEN Per quanto la cultura sia un modo attraverso il quale l’essere umano si adatta al contesto complessivo – perché in grado di fornire quegli elementi di continuità con gli schemi di agire, di sentire e di pensare –, essa non deve venir considerata come qualcosa che riduce l’individuo a una condizione di passività o di inerzia. Il processo di “adattamento” è un processo di interazione tra l’individuo e il mondo circostante, che trova i suoi riferimenti in modelli preesistenti. Adattamento che si avvia attraverso l’atto creativo, espressione fondamentale dell’irrequietezza e dell’azione di ogni individuo. All’azione muovono anche le cosiddette virtù teologali: la Virtù nell’ordine naturale è un «abito operativo» cheperfeziona le facoltà dell’uomo disponendole al bene. Tra le Virtù prendiamo in esame la “pazienza”, che interessa sia l’anima sia il corpo. E questo è il significato più profondo che attribuiamo all’opera di ricerca intensa di Laura Baiu, artista rumena e residente in Italia, che partecipa a questo nuovo numero di FuoriAsse elaborando per noi l’immagine di copertina. Un numero che apriamo con un omaggio a Giancarlo Buzzi, morto il 2 maggio di quest’anno: «[…]uno scrittore originale, cólto come ogni autore degno del nome dovrebbe sempre essere, perché la letteratura, che è espressione e conoscenza, si deve fare con tutto, ma proprio tutto, per pensare il mondo raccontandolo e restituirne un’idea nuova, vitale». Citazione tratta dall’articolo scritto da Daniela Marcheschi per celebrarne il suo ricordo. Di Daniela Marcheschi anche la Prefazione a Luísa Marinho Antunes, As malíciasdas Mulheres. Discursos sobre poderes e artes das mulheres na cultura portuguesa e europeia (Lisboa, Esfera do Caos, 2014): «Luisa Marinho Antunes individua le tematiche e l’incrocio formale di tradizioni e generi che, a partire dall’antichità greco-romana, hanno concorso a generare la moderna tradizione delle “malizie”/virtù femminili». Restando nell’ambito del femminin ovi riportiamo il racconto Il canto dell’usignolo, tratto da Miti ladini delle Dolomiti. Le Signore del tempo, secondo volume della trilogia, dedicata ai Miti ladini delle Dolomiti, scritta da Nicola Dal Falco con le glosse e i saggi di Ulrike Kindl, la quale restituisce ai singoli temi la loro profondità antropologica, scegliendo di abbinare al testo letterario un itinerario saggistico che accompagna le storie. Sempre per rimanere ancorati al tema della donna, nella rubrica Il diritto e il rovescio di Sara Calderoni, una bella recensione della stessa Calderoni all’antologia Romanzi del Cambiamento. Scrittrici dal 1950 al 1980 (Avagliano) di Angela Scarparo. Attraverso uno sguardo libero da qualsiasi dubbio preconcetto, la Scarparo riconsegna al lettore quattordici testi tutti scritti da donne (tra queste Angela Bianchini, Fausta Cialente, Sandra Von Glasersfeld e molte altre), andando alla ricerca di quelle autrici e di quei testi pubblicati nel secondo dopoguerra (con case editrici prestigiose), ma oggi quasi sconosciuti. È altresì interessante allungare lo sguardo verso quelle nuove forme d’arte che ponendo il corpo al centro dell’indagine sono in grado di raccontare la realtà utilizzando linguaggi e livelli di comunicazione differenti dal comune. A tale scopo riportiaFUOR ASSE

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mo uno stralcio del testo di Ilaria Palomba, Homo homini virus. Alle cure di Claudio Morandini, oltre alle singolare sezione dedicata alle recensioni di Cooperativa Letteraria, è affidata anche la selezione e la scelta di testi narrativi stranieri. Dello stesso Morandini è la recensione a La pelle fredda di SánchezPiñol Albert (Rizzoli 2014 con l’esatta traduzione di Patrizio Rigobon nella collana BUR Contemporanea). Un accenno lo vogliamo fare anche alla rubrica curata da Marco Annicchiarico, Il Garage del Sergente Pepe, omaggio a due dischi importanti nella storia della musica: Joe’s Garage, di Frank Zappa, e Sgt Pepper sonely Hearts Club Band, famoso concept album dei Beatles. E chiudiamo questa prima impressione sul numero comunicando l’ingresso, nella redazione di FuoriAsse, di Fernando Coratelli, al quale è affidata la rubrica dedicata al teatro. È doveroso, in quest’ambito ringraziare i nostri lettori e tutti coloro che, attraverso lo studio, la ricerca e la profonda dedizione permettono, di volta in volta, la pubblicazione di un nuovo numero di FuoriAsse. Buona lettura Redazione FuoriAsse Caterina Arcangelo FUOR ASSE

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FUOR ASSE Officina della Cultura Direzione Responsabile: Cooperativa Letteraria Sara Calderoni, Vito Santoro, Caterina Arcangelo, Orazio Labbate, Pier Paolo Di Mino, Claudio Morandini, Erika Nicchiosini, Mario Greco, Marco Annicchiarico, Fernando Coratelli, Cristina De Lauretis, Silvio Valpreda Comitato di Redazione Comitato Scienti co Daniela Marcheschi, Fabio Visintin, Guido Oldani, Luisa Marinho Antunes, Miruna Bulumete, Sara Calderoni, William Louw Peer Review. Redazione c/o Cooperativa Letteraria, via Saluzzo 64 - 10125 Torino (TO) - info@cooperativaletteraria.it Direttore Editoriale Caterina Arcangelo Direttore artistico e progetto gra co Mario Greco La copertina di questo numero Laura Baiu Daniela Marcheschi, Alessandro Cinquegrani, Crocifisso Dentello, Federica D’Amato, Federica Bastoni, Roberta Gado, Nicola Dal Falco, Furio Detti, SirLocalt, Debora Pascale Hanno collaborato a questo numero Foto e illustrazioni Margarita Georgiadis, Bianca Van Der Werf, Daria Petrilli, Giovanni Paolini, Noell Oszvald, Margherita Vitagliano, Michal Lukasiewicz, Ricak Setiawan, Jaya Suberg, Brooke Shaden, Nynewe, Rimel Neffati, Frank Gustrau, Jacqueline Roberts, Renè Groebli, Veronica Leffe, Brett Walker, Malules Fernandes, Sandra Požun, Laura Makabresku, Michał Mozolewski, Saul Landell, Sparrek, René Burri, Maurizio Rossi, Gavino Idili, Gaetano Tiberi, Leszek Paradowski, Sonia MariaLuce Possenti, Elisa Begani, Daniela Deriu, Pedro Palencia, Issaf Turki, David Plumb, Claudio Cravero FUOR ASSE

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Il rovescio e il diritto Riflessi Metropolitani Redazione 82 Diffusa FUOR ASSE Officina della Cultura Una preghiera laica e il diritto per tutti gli esseri viventi. Angela Scarparo Romanzi del cambiamento di Croci sso Dentello 118 17 a cura di Sara Calderoni a cura di Caterina Arcangelo 40 Breve storia dell’innocenza perduta di Alessandro Cinquegrani Il rovescio Il sabato della consolazione di Federica D’Amato La fotografia non è a cura di un telefono 120 Silvio Valpreda 33 Scrittrici dal 1950 al 1980 a cura di Cristina De Lauretis ISTANTANEE di Sara Calderoni La Copertina di 8 a cura di Cinevisioni Vito Santoro Alphaville Intervista a Meisam Seraj I San Patricios convincono a metà di Furio Detti di Caterina Arcangelo Ilaria Palomba Homo homini virus Laura Baiu FUOR ASSE Go redo Parise: il cinema come con serie (ma anche gran patisserie) Mostri Notturni di Orazio Labate Diario di bordo di un’avventura umana Riflessi Unghie Metropolitani “Il testo non è tutto, il teatro custodisce 114 a cura di un altro linguaggio” Fernando Coratelli di Federica Bastoni E non si fenda l’aria Fumetto a cura di d’autore Arabeschi di Nuvole Mario Greco Vittorio Giardino La Divina Commedia di SirLocalt Quasi mille anni dopo 94 Prefazione a Luísa Marinho Antunes As malícias das Mulheres No Pasarán Dinosauri - Giorgio Specioso di Claudio Morandini La pelle fredda - Albert Sánchez Piñol (dalle glosse di Ulrike Kindl) Miti Ladini delleDolomiti Il mesto canto dell’addìo Redazione di Daniela Marcheschi Diffusa Il canto dell’usignolo di Nicola Dal Falco Urs Widmer e il suo viaggio 1938-2014 di Roberta Gado Storia segreta di Che Guevara - Marco Rizzo Allungare lo sguardo: Svizzera di Erika Nicchiosini 116 Le recensioni di Cooperativa Letteraria 52 Il Garage del a cura di sergente Pepe Marco Annicchiarico di Debora Pascale Giuseppe Culicchia A spasso con Anselmo di Erika Nicchiosini Generalmente 109 LA BIBLIOTECA ESSENZIALE DI TERRANULLIUS NARRAZIONI POPOLARI 38 Stefan Zweig MENDEL DEI LIBRI di Pier Paolo Di Mino Per ricordare lo scrittore Giancarlo Buzzi 10 di Daniela Marcheschi 65 Le Novità EDITORIALI FUOR ASSE

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La Copertina di FUOR ASSE Laura Baiu Patientia Laura Baiu è laureata in arte decorative e design all’Università George Enescu. Ha sempre lavorato in progetti nazionali e internazionali. I suoi quadri sono apprezzati e acquistati soprattutto da collezionisti privati e la sua opera artistica è stata oggetto di discussione critica all’interno della rivista «Museo Hermetico», pubblicata in occasione del concorso Arte Alchemica. Tra i critici che l’hanno particolarmente apprezzata risalta l’interesse e lo sguardo di Silvana Nota, la quale si è soffermata sull’elaborazione critica della sua Opera all’interno della mostra Apocalipse oggi. Nel 2014 è tra gli artisti finalisti del “Premio Brueghel” al concorso di Arte Alchemica. Tra i tanti progetti in corso, i più importanti da segnalare sono: il Salone nazionale del disegno di Iasi; la Biennale di Genova; il Salone nazionale Erotica di Iasi e Bucarest. Si sta attualmente occupando del Progetto Mundi, iniziato nel 2010 e che propone la scoperta dei valori primordiali attraverso le immagini simboliche: «usando segni, simboli, scritture, richiami e sapienze senza tempo a disposizione dell’umanità» (Silvana Nota). Per Laura Baiu, questo viaggio di “condivisione” è l’essenza della vita stessa. L’artista è sempre alla ricerca della “source”: «Il passato viene in aiuto al presente che ancora una volta troverà ali per sopravvivere […] La bellezza del segno grafico, l’architettura compositiva, la profondità simbologica fanno di questi lavori un’opera dalle affascinanti interpretazioni». (Silvana Nota) FUOR ASSE 8

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Spiritus, anima et corpus «Ritengo che la validità di un’opera d’arte derivi dalla carica emozionale che varia dall’atto creativo. Nell’ansia dell’equilibrio compositivo, nella ricerca plastica, nella dinamica dei simboli si realizza l’opera, con il miraggio del trasferimento della verità individuale dell’artista in quella appartenente all’ordine universale. La validità dell’opera sta nella sua attiva comunicabilità, e quindi, nella possibilità di trasferire la sincerità emotiva del mondo individuale in verità. Patientia, titolo di questo copertina è volutamente associato al tema Donne e Resistenza. Partendo dalle virtù fondamentale della vita: virtù che si conquista gradualmente come nelle varie fasi dell’opera. E rappresenta la lotta che l’anima – simbolo della donna –, con dolcezza e purezza, “vincerà”». Laura Baiu La Copertina di FUOR ASSE

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Per ricordare lo scrittore Giancarlo Buzzi di Daniela Marcheschi ©Bianca Van Der Werf Il 2 maggio 2015, è morto a Milano Giancarlo Buzzi: uno scrittore originale, cólto come ogni autore degno del nome dovrebbe sempre essere, perché la letteratura, che è espressione e conoscenza, si deve fare con tutto, ma proprio tutto, per pensare il mondo raccontandolo e restituirne un’idea nuova, vitale. Purtroppo, non molti oggi conoscono o riconoscono lo scrittore Buzzi, in un tempo dove prevalgono gli epigoni, e l’essere letterati “specializzati” sembra una patente in grado di assicurare un valore, che in realtà non risulta sempre certo. Nato a Como il 18 aprile 1929, Buzzi, studente del Ghislieri di Pavia, si era impegnato giovanissimo nella lotta antifascista; aveva poi terminato gli studi letterari e filologici alla Facoltà di Lettere dell’Università della stessa Pavia. Da questi era scaturito il suo saggio su Grazia Deledda1, ma anche quelli brevi 1 2 3 su poeti quali, ad esempio, Boiardo, Moretti e Gozzano. Presto Buzzi era poi andato a perfezionarsi negli Stati Uniti e in Francia, e aveva cominciato le sue esperienze di lavoro che lo avrebbero negli anni portato, con ruoli di primo piano, in varie grandi aziende: fra le altre, la Olivetti, la Bassetti, la Standa, ma anche la Mondadori e infine la Vallecchi, del cui rilancio fu artefice prima dell’inopinata chiusura. Attento alla pubblicità, Buzzi era stato per un periodo pubblicitario egli stesso, inventore di campagne riuscite, come quella di promozione delle Pagine gialle. Il suo volume sul ruolo e gli effetti della pubblicità nel mondo contemporaneo, La tigre domestica – uscito a Firenze, presso Vallecchi, nel 19642 – è stato tradotto anche negli Stati Uniti da B. David Garmize: Advertising: its Cultural and Political Effects3. Milano, Bocca, Pubblicazioni della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pavia, 1952. Ora a cura di Silvia Cavalli, con prefazione di Giuseppe Lupo, Matelica, Hacca, [2011]. Minneapolis, University of Minnesota Press, 1968. FUOR ASSE 10 Giancarlo Buzzi

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Buzzi – che fu uno dei protagonisti e collaboratori più stretti di Adriano Olivetti nel movimento Comunità, promosso da quest’ultimo – non tralasciò mai gli studi letterari e storici: basti pensare a volumi come Invito alla lettura di Tomasi di Lampedusa4, Invito alla lettura di Matilde Serao5, André Gide6, e il recente Micropascoliana. I dubbi interventi del maieutico fanciullino7, solo per citarne alcuni. Fra i suoi tanti esempi di ottima divulgazione storica (sugli Etruschi, Cesare e altri), che sono stati tradotti in diverse lingue e sono ancora godibili perché documentati e contrassegnati da acute osservazioni, ricordiamo qui il libro su Giuseppina Bonaparte. La creola dell’imperatore8, che ne delinea un ritratto d’insolita brillantezza. Buzzi coltivò inoltre le lingue e le letterature stra- niere, traducendo fra gli altri (e spesso anche completando la cura con una introduzione), dallo spagnolo, Francisco de Quevedo, Il pitocco, ovvero Vita del picaro chiamato don Pablos9; dal francese, Lucien Goldmann, Per una sociologia del romanzo. Una ricerca esemplare sui rapporti tra letteratura e società10 e, per i Meridiani Mondadori, sia Marcel Proust, Le lettere e i giorni: dall’epistolario 1880 -1922, con uno scritto di Giovanni Raboni11, sia Honoré de Balzac, Béatrix ed Eugénie Grandet in La Peau de chagrin, Le Lys dans la vallée, La Muse du département, Béatrix, Le Père Goriot, Eugénie Grandet, a cura di Mariolina Bongiovanni Bertini12, ai quali si aggiunge Guy de Maupassant, Casa di piacere e altri racconti13; e, dall’inglese, Herman Melville, Benito Cereno e Billy Budd14, 4 Milano, Mursia,1972; più volte ristampato. 5 Ivi,1981. 6 Firenze, La Nuova Italia, 1981. 7 Ro Ferrarese – FE, Book Editore, 2012. 8 Milano, Rusconi, 1983. 9 Milano, BCDe, 2006. 10 Milano, Bompiani, 1981, II ed. 11 Milano, 1996. 12 Milano, 2005; Eugénie Grandet è uscita pure 13 Milano, BCDe, 2006, ristampa: ivi, 2012. 14 Milano, BCDe, 2005, ristampa: ivi, 2009. nella collana degli Oscar: Milano, Mondadori, 2005. FUOR ASSE Giancarlo Buzzi

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Ambrose Bierce, Il dizionario del Diavolo15, John Dos Passos, Servizio speciale16 o Rudyard Kipling, Storie proprio così17. Buzzi fu anche ideatore e animatore della rivista milanese «Concertino» (1992-1996), che prese alcune coraggiose posizioni nel dibattito sulla critica letteraria, e non solo, di quegli anni. Ai suoi iniziali romanzi – Il senatore, pubblicato a Milano, presso Feltrinelli nel 195818 e L’amore mio italiano, uscito ancora a Milano, ma con Mondadori, nel 196319 – si è, specie negli ultimi anni, riconosciuto il merito di essere stati fra i primi ad affrontare le tematiche dei rapporti fra società e industria nell’Italia moderna. Tuttavia, la serie dei suoi romanzi mag giori, di notevole innovazione formale, si inaugura dopo l’incontro decisivo con il capolavoro di Malcolm Lowry, Under the volcano20, comparso nel 1947. Lowry – che intendeva il suo romanzo, tradotto in italiano da Giorgio Monicelli (Sotto il vulcano, Milano, Feltrinelli, 1961), come «una profezia» del cammino d’inferno e redenzione che spetta a ogni essere umano sulla terra – ha permesso a Buzzi di leggere un’opera moderna, a cui Dante è sotteso con tutta la sua forza di poeta del destino contemporaneo. Nasceva così, edito a Milano All’Insegna del Pesce d’oro, nel 1967, Isabella della grazia, cioè la prima parte del romanzo Isabella delle acque, pubblicato nel 1977, dopo essere stato riveduto e ampliato nel dittico Isabella della grazia e Isabella della stella, presso la medesima casa All’Insegna del Pesce d’oro. Il dittico è stato riproposto in anastatica a Milano, presso La Vita Felice, nel 2002. 15 16 17 18 19 Successivamente, Buzzi dava alle stam pe anche altri due importanti romanzi: L’impazienza di Rigo, a Milano, nel 1997, per le edizioni congiunte Giunti-Camunia, (Premio Pisa, Premio Feronia), e Dell’amore, a Reggio Emilia, presso Aliberti Editore, nel 2004. Completava cioè una vera e propria trilogia sui «mille linguaggi e occhi» dell’amore (Isabella delle acque, II, § II, p.38), e di nuovo viaggio dantesco rivisitato e ri-semantizzato, attraverso le scienze e la cultura moderna e contemporanea. Isabella delle acque è la storia di una donna divisa fra due amori, ma soprattutto l’affermazione della necessità, per tutti gli umani, di conoscere calandosi nell’abisso del corpo, della materia (per la protagonista l’accoglimento della maternità), dove risuona «l’inevitabilità del proprio e altrui lamento» (Isabella della grazia, 1967, p. 33). Solo in questo modo è infatti possibile attingere a un orizzonte metafisico, perché per la specie umana c’è un prima e un dopo, mentre Dio/l’eternità/il nulla dopo la morte è il «non tempo». E Isabella, gli esseri umani tutti, devono affrontare il «viaggio» verso la «grazia», ossia il calarsi pienamente nelle ragioni della materia; e ciò per gli stessi motivi espressi da Simone Weil: «Il pensiero della morte esige un contrappeso, e questo contrappeso – a parte la grazia – non può essere che una menzogna»21. Isabella è la femmina-terra, è la necessità dell’arrendersi alla vita, dell’immersione nell’inferno della materia, per poter giungere dantescamente «a riveder le stelle». Dalla materia, infatti, si risale immergendovisi. La vita nasce e muore nel segno dell’amore, che ha tante facce, tanti valori Milano, BCDe, 2005, ristampe: ivi, 2009 e 2012. Milano, BCDe, 2008. Roma, Newton Compton, 2011. Poi riveduto e riedito: cfr. Firenze, Vallecchi, 1981; Milano, Lampi di stampa, 2010. Nuova edizione riveduta, a cura di Silvia Cavalli, postfazione di Giuseppe Lupo, Roma, Avagliano, 2014. 20 Più precisamente: New York, Reynal and Hitchock, 1947. 21 L’ombra e la grazia, Introduzione di Gustave Thibon, traduzione di Franco Fortini, Milano, Edizioni di Comunità, 1951, II, 59; edizione originale: Paris, Plon, 1947. FUOR ASSE Giancarlo Buzzi

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di intensità, quanti ne hanno gli esseri umani nel loro intimo. Questi ultimi devono cioè vivere la propria verità, sperimentare, ma anche diventare «il tempo del non tempo»: il darsi «per morire di vita non d’amore» » (Isabella delle acque, II, § V, p.177), nel «viaggio» dall’«ignoranza» alla conoscenza, perché «scrutare cose difficili è un onore» (Isabella delle acque, I, § III, p. 93). L’impostazione dialogica, fra il dialogo socratico e le modalità allocutorie delle lettere di San Paolo, il continuo rivolgersi ai «coreuti» o lettori da parte di Isabella, oltre ad essere la caratteristica di un romanzo in cui l’autore recupera un protagonismo di ascendenza antinaturalistica, si tinge di una valenza quasi profetica. Qualcuno – Isabella – parla a un pubblico che partecipa o deve partecipare della sua “tragedia”: vivere/morire per essere veramente vissuto; e del resto nei suoi Pensieri, Blaise Pascal asseriva che «Gesù sarà in agonia fino alla fine del mondo» (717). Buzzi fa anche riferimento «all’azzurro riso di dio», per alludere al mistero che circonda la vita in sé e per sé, sintetizzandolo in una frase di grande intensità poetica: «Come io mi alzai, si alza l’albero d’autunno, e la terra tutta si alza incontro all’azzurro riso di dio» (Isabella delle acque, II, § II, p.49). L’impazienza di Rigo rappresenta invece la forma di amore che deve reggere la «civitas hominum», basata sul diritto e la giustizia. Quest’ultima è aristotelicamente virtù perfetta, quindi la regina delle virtù: la giustizia fornisce infatti una regola per vivere non solo per se stessi, ma anche per gli altri. Il protagonista è Amerigo – Rigo – Pomponazzi, un industriale, che ricopre il ruolo di sindaco di una piccola città o, meglio, paesotto della Beanza, ironica denominazione che subito rimanda alla Brianza. Ad un certo momento Rigo cede alla corruzione per salvare la propria azienda, ma tenta anche, inutilFUOR ASSE ©Daria Petrilli mente, di espiarne la colpa in un mondo in cui l’etica e la giustizia sono divenute meri formalismi. Tematiche molto ampie di natura politica, sociale e filosofica, si intrecciano a raccontare l’urgenza dell’utopia nella vita degli uomini. Perché nutrire una utopia è ascendere, salire a un grado più alto di amore: quello per il bene degli altri come coincidente con il bene proprio. L’etica come utopia, l’utopia come etica, la giustizia, sono cioè un’altra forma di “resa” alle istanze della vita, in questo caso sociale. Hans Urs von Balthasar vede non per nulla una solidarietà costitutiva del genere umano, figlio di Adamo, sul piano prima di tutto antropologico; ed è in questa solidarietà, di conseguenza universalità, che si devono radicare l’etica e la giustizia. Dell’Amore è una sorta di ascensione paradisiaca: al centro, l’esperienza di Don Clemente, che aiuta concretamente le persone sofferenti, disabili, bisognose di cure e di un sostegno pratico per vivere. È un parroco semplice ma santo, che si interroga sull’essenza dell’amore, ponendo quello per le creature nell’orizzonte metafisico e teologico del divino. Con tutto ciò si tocca il livello più elevaGiancarlo Buzzi

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