Theofilos Maggio 2015 (Anno 1 N.2)

 

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Rivista della Scuola Teologica di Base dell'Arcidiocesi di Palermo

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Rivista della Scuola Teologica di Base “San Luca Evangelista” ANNO 1 N. 2 MAGGIO 2015 G. Tuzzolino: Mikael (2012)

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MA GGI O F E B B R A I O 2 0 1 5 NOV E MB R E MA GGI O MA R Z O 2 0 1 4 NOV E MB R E MA GGI O MA R Z O 2 0 1 3

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Sommario 2 Editoriale In Gesù Cristo un umanesimo nuovo e “altro” di Don Salvatore Priola 17 Area Morale 18 Come “in un giardino”: l’umanizzazione delle cure di Adele Di Trapani rubriCa 36 Lessico spirituale di Maria Catena 5 6 Area Biblica La “via” in Marco di Maria Lo Presti 21 Approfondimento 22 In vasi di creta, un tesoro inestimabile di Maria Lo Presti 37 Vita della Scuola 38 Un diacono e un presbitero in famiglia rubriCa 9 Area Dogmatica 10 “Communio trinitaria” fondamento della famiglia di Maria Concetta Bottino rubriCa 29 Presbiteri di Michelangelo Nasca 37 Theofilos risponde di Alessandro Di Trapani e Maria Lo Presti 13 Area Liturgica 14 Il Rito del Matrimonio: alcune novità di Francesca Favuzza e Maria Grazia Palagonia 31 Spiritualità 32 François Xavier Nguyên Van Thuân Testimone di speranza di Maria Catena ANNO 1 NUMERO registrato presso il 2 di maggio 2015 palermo il Q uadrimestrale t ribunale 22.09.2014, n . 11/14 scuola Teologica di base associazione socioculTurale “KK onlus” Via Tenente Arrigo, 21 | Villabate (PA) | CF: 97211280827 direTTore resPonsabile michelangelo Nasca caPo redaTTore giuseppe Tuzzolino redazione Salvatore Priola, maria lo Presti, giampaolo Tulumello, maria Catena, Alessandro di Trapani, Andrea Sannasardo. coPie 10.000 hanno collaboraTo don Salvatore Priola, maria lo Presti, maria Concetta Bottino, Francesca Favuzza, maria grazia Palagonia, Adele di Trapani, michelangelo Nasca, Pino grasso, Alessandro di Trapani. Tutti i numeri sono online sul sito della Scuola Teologica di Base www.stb.diocesipa.it Theofilos e-mail: theofilos2000@gmail.com Per le libere conTribuzioni: Cod. IBAN: IT 95J0 30690 46211 000000 06708 Intestato a: ArCIdIoCeSI dI PAlermo SCuolA TeologICA dI BASe ProgeTTo grafico gianluca meschis sTamPa Wide snc Corso dei mille, 1339 - Palermo - www.widesnc.com Alcune immagini utilizzate negli articoli sono state scelte a scopo puramente divulgativo. Se riconosci la proprietà di una foto e non intendi concederne l'utilizzo o vuoi firmarla invia una segnalazione alla mail: theofilos2000@gmail.com 1

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in gesù cristo un umanesimo nuovo e “altro” di Don Salvo Priola Seguendo la traccia, sulla strada verso Firenze, siamo coinvolti in un intenso excursus biblico e teologico allo scopo di «scrutare continuamente il volto di Cristo» (p. 31), cioè il suo modo e il suo stile relazionale, soprattutto con gli ultimi, i più poveri e i derelitti dell’umanità. Così gesù si mostra come l’uomo nuovo che dà significato e senso alla vita di coloro che lo seguono, anzi di più, che rivela l’uomo a sé stesso: «Se l’umano e il divino sono uno in gesù Cristo, è da lui che l’essere umano riceve piena luce e senso» (p. 31). la consapevolezza di questo dina- mismo rivelativo, suscita nell’uomo una meraviglia, sempre nuova, per il dono ricevuto. un dono compreso, non solo con l’intelligenza e con un’attitudine estetica, piuttosto come «una vera e propria conversione, cioè un “accompagnamento” dell’intelligenza e della ragione» (p. 32) alla scoperta dell’autenticamente umano in riferimento all’essere uomo di gesù, senza scivolare su un piano puramente teoretico o ideologico. Cosa ci rivela il vissuto umano di gesù? Attraverso le parabole, i suoi gesti e la preghiera, ci rivela 2 | Editoriale

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SCUoLa  TEoLogiCa  Di  BaSE  “ S.  LUCa  EvangELiSTa “  EDITORIALE maggio 2015 anzitutto dio; «dio che supera ogni distanza […] rendendosi visibile nella storia comune degli uomini» (p. 32), ai quali riconosce un’importanza ben più grande rispetto a qualsiasi pretesa esercitata sugli uomini, perfino da parte della stessa religione. «ogni volta che un essere umano può essere salvato o aiutato a vivere, egli infrange apertamente e senza esitare ogni tabù, sconfinando continuamente nel cosiddetto “profano” e inaugurandovi la visita di dio» (p. 33). In Cristo gesù, il Figlio di dio fatto uomo, dio si rende presente tra gli uomini, spogliandosi delle sue prerogative divine per assumere quelle propriamente umane; cosicché l’umano si configura come il “di più” di dio. detto altrimenti: dio per l’uomo non ha esitato ad assumere la condizione di servo, ad abbassarsi fino a terra, ad autolimitarsi pur di far posto all’uomo, «a svuotarsi per sposare l’umanità» (p. 35). Questa è la novità e la meraviglia inaudita! «la kenosis, lo svuotamento di sé, l’uscita da sé è il primo paradigma di un umanesimo nuovo e “altro” e la via paradossale di un’autentica libertà capace di costruire fraternità» (p. 36). ora, questo umanesimo “nuovo e altro” occorre discernere, approfondire e incarnare. due sono le direttrici da seguire per mettere in luce le caratteristiche di questo umanesimo: il prendersi cura (terapéuo) dell’altro, secondo lo stile di gesù: «una coordinata imprescindibile dell’esser-uomo come lui» (p. 38), e la preghiera, intesa come esercizio di comprensione e d’interpretazione, occasione di ascolto, di confronto e di discernimento alla luce del Vangelo, «tutto vedendo con lo sguardo di dio, tutto ascoltando con le orecchie di dio» (p. 39). la cura e la preghiera rappresentano la modalità concreta attraverso la quale gesù esplica la sua relazione con gli altri e con l’Altro. «e se la cura costituisce la traduzione dell’identità filiale nella fraternità con gli uomini, la preghiera costituisce a sua volta il fondamento della capacità di realizzare una radicale condivisione di tutto con tutti» (p. 40). In forza di quanto affermato fin qui, la traccia ci porta a riflettere sulla centralità della persona umana nell’agire della Chiesa, ben riassunta nell’ormai nota espressione: «l’uomo è la prima via che la Chiesa percorre nel compimento della sua missione» (p. 42) che ritroviamo nei documenti del magistero di San giovanni Paolo II (cf. Centesimus annus cap. IV e Redemptor hominis 14). Per camminare speditamente su questa via, senza inciampare e cadere, è indispensabile sviluppare l’attitudine al «discernimento comunitario», con il quale s’intende «la volontà di costruirsi come un corpo non clericale

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Henri Matisse: the bank (1907) Marc Chagall: Crocifissione in bianco (1938) e ancor meno sacrale, dove ogni battezzato, le famiglie, le diverse aggregazioni ecclesiali sono soggetto responsabile; dove tutti insieme cerchiamo di essere docili all’azione dello Spirito» (p. 43). è indispensabile «imparare ad annunciare il Vangelo, secondo la strategia della contaminazione e del meticciato» (p. 44), cioè imparando ad abitare con gli altri lo spazio che condividiamo, trovando vie sempre nuove per dare forma alla nostra sequela di Cristo, nella situazione e nel tempo in cui la Provvidenza ci ha posti a vivere come comunità del Crocifisso-risorto, senza paura di smarrire la nostra identità, già in partenza chiara e ben definita. Afferma Papa Francesco: «uscire verso gli altri per giungere alle periferie umane non vuol dire correre verso il mondo senza una direzione e senza un senso» (eg 46). l’arte del discernimento, che siamo chiamati ad affinare, partendo dalla plurisecolare esperienza ecclesiale, può realizzarsi attraverso le cinque operazioni che lo stesso Pontefice ci ha suggerito nella Evangelii gaudium, riconducibili a cinque verbi: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. «Cinque verbi che non si accostano semplicemente l’uno all’altro, ma s’intrecciano tra loro e percorrono trasversalmente gli ambienti che quotidianamente abitiamo» (p. 46). la declinazione di questi verbi ci aiuta, senza dubbio, a scendere in profondità nella comprensione e nell’esperienza dell’umano, secondo la testimonianza di gesù Cristo e di coloro che lo hanno imitato, lasciandoci un esempio mirabile. Attraverso questo percorso avviato, che ci porterà a questa quinta assise ecclesiale italiana di Firenze, per proseguire ben oltre Firenze, siamo invitati a raggiungere la più alta misura del nostro essere umani, allo scopo di comprenderne le sue potenzialità e responsabilità, e ancor più per rendere riconoscibile, nel volto di gesù di Nazaret, il volto di dio (cf. p. 57). Per questo, è necessario verificare il nostro cammino di conversione nel «lasciarci interpellare dall’esser-uomo di Cristo gesù» (p. 55), nel «prenderci cura di tutti», ridestandoci «dal torpore spirituale che allenta il ritmo del nostro dialogo col Padre» e azzardando con gli altri il passaggio «dalla prospettiva della dimostrazione a quella dell’interlocuzione», fatta di ascolto, di accoglienza, di comprensione, di condivisione e di comunione. 4 | Editoriale

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arCiDioCESi Di PaLErmo SCUoLa  TEoLogiCa  Di  BaSE  “ S.  LUCa  EvangELiSTa “  THEofiLoS  maggio 2015 AREA bibliCA Marc Chagall: resurrezione (1937) Estate piena. Rigoglio di frutti, frutti del dolente ed eternamente fiorente legno di Cristo. Disse Cristo: Seguimi. Fu l’appello di Dio. l’ho seguito. Eugenio Zolli arEa BiBLiCa 5

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La “via” in Marco di Maria Lo Presti conda parte emerge cosa significhi essere discepoli. Infatti, dopo la confessione di fede di Pietro (cf. mc 8,29), gesù comincia a dare un insegnamento ai discepoli. l’insegnamento ha come primo oggetto la sofferenza del Figlio dell’uomo (cf. mc 8,31) e culminerà con l’annuncio di quanto dovrà accadere a gerusalemme (cf. mc 10,32-34), e con l’esplicitazione sul Figlio dell’uomo che è venuto per servire e dare la vita per tutti (cf. mc 10,45). mentre dapprima si delinea la missione del Cristo Figlio dell’uomo (cf. dn 7) e servo sofferente (cf. Is 52,13-53-12), poi l’insegnamento riguarda i discepoli, coloro che vogliono seguirlo, mettersi ‘sulla sua via’: «Se qualcuno vuol venire dietro a me…» (mc 8,34). Qui gesù riprende un’espressione usata nel rivolgersi a Pietro: «Va' dietro a me» (mc 8,33); ‘dietro a me’, opisō mou. dopo la confessione di fede di Pietro, e le parole di gesù sulla sofferenza del Figlio dell’uomo, era emersa l’incomprensione di Pietro, a cui segue il rimprovero di gesù che dice a Pietro di farsi discepolo: «Va' dietro a me»; non lo allontana, ma lo riporta alla sua condizione di discepolo. Se tale vuole essere, deve seguirlo, non porsi avanti a dettare la via, ma seguire quella tracciata da gesù. Il discepolo deve porre i suoi piedi laddove ha lasciato le impronte il maestro. In Marco 10,32 è indicato il senso di questo cammino da intraprendere: «sulla strada per salire a gerusalemme». Anche il tema dell’incomprensione è una costante del Vangelo di Marco, ma se dapprima si tratta di quella dei farisei e degli erodiani (cf. mc 3,6), e poi dei concittadini di gesù (cf. mc 6,1-6), infine è pro- «e giunsero a gerico. mentre partiva da gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: “Figlio di davide, gesù, abbi pietà di me!”. molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: “Figlio di davide, abbi pietà di me!”. gesù si fermò e disse: “Chiamatelo!”. Chiamarono il cieco, dicendogli: “Coraggio! Àlzati, ti chiama!”. egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da gesù. Allora gesù gli disse: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. e il cieco gli rispose: “rabbunì, che io veda di nuovo!”. e gesù gli disse: “Va', la tua fede ti ha salvato”. e subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada» (mc 10,46-52). Tutto il Vangelo di Marco ha tra i temi privilegiati quello del discepolato, ed in particolare nella se6 | Area Biblica

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prio dei discepoli (cf. mc 6,49-52; 8,14-21). Addirittura si dice che i discepoli avevano il cuore indurito (cf. mc 6,52 e mc 8,17). la durezza del cuore deriva da una chiusura all’accoglienza della parola, e rende incapaci di comprendere; e tale diviene la condizione dei discepoli. Si annota, quindi, l’incomprensione di Pietro; e ancora sarà ribadita questa condizione dei discepoli: «non capivano… e avevano timore di interrogarlo» (mc 9,32). Quando giacomo e giovanni arrivano a chiedere a gesù di stare uno alla sua destra ed uno alla sua sinistra, gesù stesso dirà che non sanno quello che chiedono (cf. mc 10,35-38). ma proprio ai discepoli si indirizza l’insegnamento di gesù: «Convocata la folla insieme ai Giuseppe Tuzzolino: Xsto (2014) suoi discepoli, disse loro: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua In Giovanni 14,6 gesù dichiara di essere la via; ed croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria in 1 Corinzi 12,31 Paolo parla di una via, la migliore, vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per e tratteggia di seguito il ritratto dell’amore che non causa mia e del Vangelo, la salverà. Infatti quale vancerca il proprio interesse e per questo tutto sopporta, taggio c'è che un uomo guadagni il mondo intero e un amore che non ha fine (cf. 1 Cor 13,1-13) in cui perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un non si può non ravvisare Cristo gesù che manifesta uomo in cambio della propria vita? Chi si vergodio Amore (cf. 1 gv 4,8). Nel racconto di Marco ciò gnerà di me e delle mie parole davanti a questa geè presentato secondo uno stile narrativo. nerazione adultera e peccatrice, anche il Figlio le parole sulla sofferenza del Figlio dell’uomo e sul dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella motivo di ciò, venuto per dare la vita in riscatto per gloria del Padre suo con gli angeli santi”» (mc 8,34le moltitudini, rimandano al Servo del Signore (cf. 38); ed ancora gesù completerà l’insegnamento diIs 52,13-53,12). gesù va a gerusalemme per essere cendo: «chi vuole diventare grande tra voi sarà rifiutato, pur essendo il Figlio. ma ciò lo costituirà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi pietra scartata e pietra d’angolo al tempo stesso, per sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell'uomo infatti la realizzazione dell’opera del Signore che è redennon è venuto per farsi servire, ma per servire e dare zione e salvezza (cf. mc 12,1-12). la propria vita in riscatto per molti» (mc 10,43-45). A sua volta, il discepolo si deve mettere sulla via del e torniamo a gesù: è lui che traccia la via, precede. maestro e ciò comporta prendere la croce, rinnegare Area Biblica | 7

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se stessi, perdere la propria vita ed essere servi di tutti. la Lettera agli Ebrei evidenzia come per la fede si guardi a gesù, e si segua la sua stessa via, che per lui è stata motivo di dolore (cf. eb 12,1-3; 13,12-14); e in 1 Giovanni 2,6 si legge che chi dice di dimorare in Cristo deve comportarsi come lui si è comportato. emergono ‘per la via’ (cf. mc 9,33-34) alcune immagini che riguardano i discepoli: i bambini ne sono segno, in contrapposizione all’uomo ricco (cf. mc 9,33-37; 10,13-23). Farsi piccoli, significa che ci si affida, e non si confida in forze proprie quali le ricchezze. gesù che poteva usufruire di tutte le sue prerogative divine si è svuotato di ciò assumendo la condizione di servo (cf. Fil 2,5-11; lc 22,23-27; gv 13,1-17). Bartimeo emerge nel Vangelo di Marco quale tipo esemplare del discepolo: guarito, vede e si mette a seguire gesù ‘per la via’, ev tē hodō. Il racconto della guarigione di Bartimeo si colloca lungo il cammino di gesù verso gerusalemme. Al- l’incontro con Bartimeo segue immediatamente l’ingresso a gerusalemme (cf. mc 11,1-11). ma, nel frattempo, il racconto interrompe l’incedere di gesù: si fermò. e mentre gesù si ferma, il cieco, che stava seduto per la via, si mette in cammino, seguendo gesù. la fiducia di Bartimeo in gesù è sottolineata dal suo insistente gridare, e la colorita descrizione di Marco lo mostra pronto ad andare da gesù che lo chiama (cf. mc 10,49-50). emerge la forza della fede, espressa con la preghiera sempre più forte del cieco, che poi si fa supplica: «rabbunì, che io veda di nuovo!» (mc 10,51). ed il cieco, per la sua fede, ottiene di essere partecipe del cammino di gesù verso la croce: è la storia di ogni discepolo, che seguendo gesù dovrà prendere la croce, unica via per essere con Cristo gesù. la condizione di discepoli fa sì che si segua gesù anche oltre la morte: «dopo che sarò risorto, vi precederò in galilea» (mc 14,28; cf. eb 13,12-14). Precede, ed è il primogenito dei fratelli (cf. Col 1,18). 8 | Area Biblica

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arCiDioCESi Di PaLErmo SCUoLa  TEoLogiCa  Di  BaSE  “ S.  LUCa  EvangELiSTa “  THEofiLoS  maggio  2015 AREA Dogmatica Marc Chagall: bouquet with Flying lovers (1930) Tutta la vita cristiana porta il segno dell’amore sponsale di Cristo e della Chiesa. Già il battesimo… è un mistero nuziale:… lavacro di nozze che precede il banchetto di nozze. Catechismo Chiesa Cattolica 1617 arEa DogmaTiCa 9

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“Communio trinitaria” fondamento della famiglia di Maria Concetta Bottino Per la presente riflessione cercherò di mettere in risalto la fondamentale caratteristica del mistero dell'amore che spinge le persone ad una straordinaria capacità di comunione naturale con dio, e di responsabilità nella vocazione all'amore cui si è interpellati. Tutto ciò si legge secondo il preciso valore della dignità della persona umana e di quanto viene affermato in Gaudium et spes al numero 12: “l'uomo è stato creato a immagine di dio, capace di amare il proprio Creatore, costituito da lui sopra tutte le creature terrene quale Signore di esse, per governarle e servirsene a gloria di dio. […] ma dio non creò l'uomo lasciandolo solo: fin da principio «uomo e donna li creò» (gen 1,27) e la loro unione costituisce la prima forma di comunione di persone. l'uomo, infatti, per sua intima natura è un essere sociale, e senza i rapporti con gli altri non può vivere né esplicare le sue doti”. l'uomo, che è nel contempo persona e natura, è fondamentalmente caratterizzato dal mistero dell'amore, che spinge le persone alla comunione naturale. l'anima nostra ha sempre sete di un'acqua infinita, ha sete di amore infinito. Questa verità, la cui constatazione sorprende costantemente gli studiosi, è spiegata e, nel contempo, completata dall'espressione «a immagine». «In che cosa consiste la grandezza dell’uomo?», chiede san gregorio di Nissa, e risponde: «Non nella somiglianza con il cosmo, ma nell'essere a immagine del Creatore della nostra natura». Questo vuol dire che la grandezza dell'uomo riposa nella sua finalità. Perché l'uomo possa somigliare a dio e tendere verso di lui, occorre che abbia dentro di sé un elemento divino. Qual è, però, e in che cosa consiste questo elemento? la domanda è di importanza fondamentale. In realtà, si tratta della grande domanda che ha impegnato tutte le importanti correnti filosofiche e teologiche, concernente la relazione uomo-dio, Creatore-creato. l’uomo fu la prima particella del mondo creato - «polvere del suolo» (gen 2,7) che, grazie alla sua condizione di «imma10 | Area Dogmatica

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gine», è stato collegato veramente e realmente con gregorio il Teologo. Cristo spianò la strada per la dio, la prima forma di vita biologica, verosimilrealizzazione di questo scopo. mente la più alta sulla terra nel sesto giorno della l'uomo fonda la società umana; c'è alla base della creazione, che, grazie al soffio dello Spirito, è stata società una continua ricerca di definitività, di fondaelevata a una vita spirituale, vale a dire veramente e mento: la genealogia della persona è in dio, e ogni realmente teocentrica. persona umana è amata da dio per se stessa. la diIn questo modo, la materia creata, la «polvere del gnità battesimale nella sua duplice funzione ecclesuolo» è stata per la prima volta modellata in modo siale e sacramentale dona forma all'uomo credente, teologico, la materia creata assunse aspetto e strutper cui ciascun cristiano può ben comprendere e vitura «a immagine» di dio, la vita sulla terra si è resa vere la vita consacrata nel matrimonio o nella vercosciente, libera, personale. risulta chiaro, ginità nel mistero della Chiesa. In questa di conseguenza, che il fatto che dio direzione vi si può scorgere in filigrana creò l'uomo «a immagine» sila precisa volontà divina che gnifica, in ultima analisi, «vuole che tutti gli uomini che egli lo creò in siano salvati e giungano modo tale da poter alla conoscenza della tendere verso l'Imverità» (1Tm 2,4). la magine in virtù vita nello stato codella sua stessa niugale o verginale natura e del perciò vuole e può solo fatto che rendere autoreegli è uomo; vole testimosignifica che nianza alla gli elargì salvezza definicome doni, tiva. Tale salma in modo vezza è stata già del tutto conrealizzata dal Sicreto da costignore gesù nel suo tuirne l'uomo, la mistero pasquale e possibilità e lo offerta di sé a tutti gli scopo di servire effiuomini nella storia in cacemente all'incarnaattesa della sua venuta. Perciò i credenti chiamati da zione del Logos, che è la perfetta e unica «Immagine dio a rendere la propria vita a Henri Rousseau: il sogno (1910) del Padre». lui in modo completo e radicale, In questo modo l'uomo, innalzandosi nell'esercizio del ministero del matrimonio oppure nello stato di scelta della verginità, sono in sommo grado all'ipostasi del Logos, può elevarsi a sua volta in immagine. essi stessi il vangelo vivente e segno profetico per Allora, nell'uomo, la condizione di «immagine» col'intera umanità. stituisce nel contempo donazione e finalità, conquiriuscire ad accogliere in se stessi tutto intero il mista e prospettiva. In altri termini, questa espressione stero di dio che chiama a sé, fino a donargli la vita costituisce la realtà dell'umano essere, ma solo poin tutta la dimensione cosmica e universale che essa tenzialmente. assume nella stessa donazione, fa percepire che anl’essere «a immagine» è una potenzialità reale, una cora dio non si stanca dell'uomo, anzi lo predilige specie di fidanzamento che conduce al matrimonio, quale sua creatura che si compie nell'essere stesso vale a dire che ogni uomo creato a immagine di dio di dio. è chiamato, nel suo essere sociale, alla vita di comuQuesta dimensione della vita, questa chiamata della nione e relazione di amore le quali manifestano il ripersona umana all'amore, al matrimonio e alla vita flesso della vita trinitaria. ogni uomo è chiamato a verginale permette alla persona stessa di realizzarsi trasformarsi in immagine di Cristo. «restituiamo alnella sua interezza. e non si deve considerare attuata l'immagine la condizione di immagine», ammonisce solo nei riguardi del passato, nella fedeltà alla me- Area Dogmatica | 11

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Henri Matisse: armonia in rosso (1908) moria della Pasqua, non si attua solo nel presente, nella contingenza delle vicende storiche o nelle scelte religiose, ma si estende al futuro dell'uomo e di tutta la Chiesa. In tal modo è possibile contribuire, mediante l'azione della vita consacrata, al bene spirituale e sociale dell'uomo, considerandolo non soltanto nella sua realtà individuale, ma nella sua vita di relazione con gli altri e, dunque, con dio. Tale considerazione nasce dalla certezza che dio ama ogni uomo e vuole che ogni persona viva con lui, in comunione con lui. In questo senso, allora, l'alleanza di dio con gli uomini, nell'Antico Testamento così come nel Nuovo, è da intendersi come segno profetico; esso ricorda all'uomo che è chiamato a partecipare alla stessa vita divina, che è vita trinitaria. dunque, “communio trinitaria”. Tutto nasce dalla carità di dio Padre, che riversata nei cuori dei credenti li spinge a vivere in Cristo per opera dello Spirito Santo nella Chiesa a lode e gloria di dio. la ricerca della volontà di dio e il desiderio di compiere questa volontà è il fine e la meta della vita. Nel voler considerare in tale mistero il valore della verginità e della vita casta nel matrimonio, si può concludere che la vita autentica di chi crede con cuore sincero è epifania della luce, della fede e della vittoria pasquale del Signore e del regno di dio nella storia. Nella storia che stiamo vivendo. 12 | Area Dogmatica

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arCiDioCESi Di PaLErmo SCUoLa  TEoLogiCa  Di  BaSE  “S.  LUCa  EvangELiSTa” THEofiLoS  maggio  2015 AREA liTURGiCA Marc Chagall: la fidanzata dal viso blu (1932-1960) Che bella coppia formano due credenti che condividono la stessa speranza, lo stesso ideale, lo stesso modo di vivere, lo stesso spirito di servizio! Tertulliano arEa LiTUrgiCa 13

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