InMeteo Magazine 9 - Aprile 2009

 

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Description

Rivista dell'associazione INMETEO

Popular Pages


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finalità associazione inmeteo dall art 2 finalità dell associazione dello statuto dell associazione no profit inmeteo le specifiche finalità dell associazione di promozione sociale inmeteo sono 1 effettuare e pubblicare bollettini meteo e previsioni del tempo sul sito www.inmeteo.it e relativi siti affiliati e tramite i mass-media fornendo un servizio di informazione e di divulgazione scientifica 2 effettuare e favorire la ricerca e lo studio scientifico organizzare convegni seminari conferenze e corsi di forma zione professionale pubblicare il risultato di quanto suddetto sul web o tramite pubblicazioni particolari a pubblicare la rivista inmeteo magazine con cadenza trimestrale per i soci e chi ne fa richiesta a secon da delle modalità decise in comune accordo dal consiglio direttivo b creare un sussidio per la pubblicazione di libri di natura meteorologica e scientifica soprattutto all interno dell associazione 3 facilitare la riunione di appassionati di meteorologia attraverso il web convegni e incontri 4 l installazione e la gestione nell osservanza delle relative norme legislative e regolamentari di stazioni meteoro logiche e quant altro utile allo studio dei specifici fenomeni nonché di eventuali sistemi informatici ed informativi di collegamento 5 stipulare delle convenzioni con negozi e rivenditori autorizzati di materiale meteorologico e affine 6 fornire ai soci materiale informatico per migliorare il monitoraggio e l attività meteorologica sul web 7 stipulare convenzioni con importanti centri di raccolta dati 8 elaborare strutture informatiche complesse ed utili alla meteorologia nell ambito associativo ed esterno mediante la costruzione di piattaforme adatte e la possibilità di offrire servizi di supporto 9 la promozione di corsi di formazione e di aggiornamento per alunni ed insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado importante annuncio elezioni in arrivo prossimamente verranno indette le elezioni per rinnovare le cariche di presidente vice presidente consiglio direttivo revisori dei conti il consiglio direttivo ha deciso di portare il numero dei consiglieri da 7 a 5 includendo al suo interno i 2 revisori dei conti il collegio dei provibiri sarà eletto in un comitato provvisorio in caso di necessità siete per tanto tenuti ad informarvi sul forum circa i tempi e le modalità di votazione il consiglio presidente vittorio villasmunta vice presidente giancarlo modugno consiglio direttivo giuseppe conteduca francesco montanaro pasquale abbattista francesco ladisa sante barbano tecnici ufficiali francesco galella pasquale abbattista filippo gorguglione comitato gargano:sante barbano giuseppe d altilia filippo gurgoglione vincenzo mastromatteo soci onorari domenico papandrea gabriele ladisa relazioni esterne tommaso intini francesco ladisa www.inmeteo.it fondato il 3 settembre 2005 i siti dell associazione inmeteo www.inmeteo.it www.pugliameteo.it www.meteolucania.it www.meteobitonto.it www.villasmunta.it www.meteosgr.it www.meteogargano.com live.meteocorato.it www.meteoruvo.it

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inmeteo magazine periodico trimestrale di inmeteo associazione no profit di meteorologia anno 3 aprile 2009 numero 9 sommario numero 2/2009 direttore responsabile domenico papandrea capo redattore giancarlo modugno comitato di redazione giancarlo modugno vittorio villasmunta pasquale abbatista giuseppe conteduca fabio dioguardi sante barbano francesco montanaro redazione e mail magazine@inmeteo.it http www.inmeteo.it progetto grafico e composizione giancarlo modugno pasquale abbattista stampa pubblicittà roma autorizzazione del tribunale di bari con decreto numero 8 del 28/02/2007 2 6 7 9 10 13 le colate di fango 5-6 maggio 2008 a sarno di fbio dioguardi e francesco montanro sea breath di luigi rubino i pattern che influenzano le temperature al ni di giancarlo modugno febbraio inverte la rotta di giuseppe conteduca l insolito evento di nebbia sulla puglia di francesco montanaro tecnica di previsione del massimo solare di giacomo masato andrea rossi inmeteo magazine e www.inmeteo.it sono due mezzi d informazione che nascono con lo scopo di divulgare la scienza e la cultura meteorologica chiunque volesse contribuire con articoli e commenti agli articoli pubblicati può scriverci al seguente indirizzo mail magazine@inmeteo.it

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le colate di fango del 5-6 maggio 2008 nell area di sarno campania cause meteorologiche geologiche e fisiche a cura di dott francesco montanaro dott fabio dioguardi studio delle cause meteorologiche tra gli eventi di dissesto idrogeologico più devastanti che hanno interessato l italia c è sicuramente l episodio alluvionale verificatosi in campania il 5 maggio 1998 esso interessò i comuni di sarno quindici siano bracigliano lauro ed episcopio si tratta di comuni posti a ridosso delle provincie di napoli e salerno in prossimità del bacino idrografico del fiume sarno ingentissimi i danni e soprattutto elevato il numero di vittime si contarono 147 morti ed oltre 2000 senzatetto analizzeremo nel seguito le condizioni meteorologiche che hanno generato l evento alluvionale per comprendere le cause che hanno generato la fase di forte maltempo sulla campania bisogna analizzare la circolazione a scala sinottica presente nello scacchiere compreso tra il vicino fig 1 distribuzione del geopotenziale in media troposfera che descrive una configurazione di blocco a ring blocking atlantico il mar mediterraneo centro occidentale e l entroterra nordafricano tra l 1 ed il 2 maggio sono presenti due promontori dinamici in media e bassa troposfera posizionati uno in pieno atlantico mentre l altro è presente più a sudest tra deserto libico-egiziano e medio oriente.nel contempo una saccatura polare si estende dall europa settentrionale verso il mar mediterraneo occidentale favorendo la discesa di aria fredda polare marittima verso l entroterra marocchino-algerino la distribuzione dei geopotenziali disegna una classica configurazione di blocco meteorologico al flusso zonale con strutture bariche ad assi inclinati che determinano una configurazione definita ring blocking fig 1 l approfondimento della saccatura in quota verso sudovest genera al suolo nell entroterra desertico magrebino un ciclone baroclino favorito anche dalle caratteristiche orografiche dell area in quanto formatosi sottovento alla catena montuosa dell atlante fig 2 nel corso del giorno 3 la saccatura polare in quota tende a ruotare il proprio asse in senso antiorario disponendosi ora in direzione nw-se favorendo il movimento verso l entroterra tunisino del minimo al suolo in questa fase le correnti in quota provenienti da sudovest ed umide interessano le regioni occidentali italiane e le due isole maggiori con le prime precipitazioni deboli a tratti moderate più diffuse tra lazio e campania fig 3 minimo ad 850 hpa posizionato sul canale di sardegna si nota il forte contrasto termico tra l aria calda tropicale presente sull italia meridionale e aria polare marittima sul mediterraneo occidentale fig 2 la saccatura in quota in prossimità del nordafrica avvetta vorticità ciclonica che determina la ciclogenesi al suolo favorita dalla presenza della catena montuosa dell atlante.

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tra il pomeriggio del 3 maggio e le prime ore del giorno 4 la saccatura in quota presente sul mediterraneo tende ad un cut-off dovuto sia alla spinta del promontorio atlantico che lo isola dal vortice polare e sia dalla contemporanea intensa ciclogenesi al suolo con annessa frontogenesi occlusiva la posizione del minimo al suolo posto ad est rispetto all asse di saccatura in media troposfera favorisce la massima avvezione di vorticità ciclonica inoltre il minimo acquisisce altra energia quando entra in contatto con le calde acque dal mare mediterraneo che cede al sistema termodinamico calore sensibile anche il calore latente dovuto al processo di condensazione del vapore acqueo alimenta la struttura ciclonica nella sera del giorno 4 in circa 6 ore il minimo al suolo si approfondisce portandosi dalle coste tunisine verso il tirreno meridionale con valore di pressione che nel centro del ciclone scende a 990 hpa a questo punto la fase perturbata raggiunge la massima intensità con piogge diffuse e persistenti per più di 48 ore specie sul basso tirreno i fenomeni fig.4 il minimo nelle prime ore del giorno 4 interessa le coste campane determinando la si presentano di debole o moderata intensità forti fase con precipitazioni più intense e persistenti solo in prossimità dei rilievi appenninici del versante tirrenico per effetto del sollevamento forzato analizzando l evento occorso in campania il minimo al suolo si è formato come ciclone baroclino orografico nell entroterra algerino barodella massa d aria umida clinic lee cyclones blc nel suo movimento verso la tunisia ha sudal pomeriggio del giorno 4 il nucleo bassopres bito una intensificazione ed una riduzione di scala tramutandosi in cold sorio al suolo si trasferisce sull adriatico centrale small scale cyclone csc alpert 1992 la struttura basso pressoria ha muovendosi rapidamente verso l europa orientale raggiunto la massima intensità divenendo un mediterranean polar in quota il cut off è riagganciato dal flusso pertur low mpl businger reed 1989 scorrendo sul mar tirreno ma non diventando mai un tropical like cyclones tlc reale 1998 bato guidato dal vortice polare determinando un aumento progressivo del geopotenziale in me questa mancata evoluzione in tlc è attribuibile al fatto che la temperadia troposfera sul mediterraneo centrale anche se tura sul mediterraneo era di circa 18°c quindi ben al di sotto dei 25°c ancora in grado di dare locali fenomeni precipita necessari per l innesco di un ciclone tropicale inoltre il mpl si è sviluptivi nel giorno 5 dovuti ad instabilità postfrontale pato completamente in una massa d aria polare e non nella massa d aria tropicale posta più ad est fig 3 È stato osservato un piccolo cuore dal pomeriggio del giorno 5 quando si è avuto caldo warm core nei bassi strati annidato al di sotto di una massa l evento franoso si può ritenere conclusa questa d aria fredda presente agli strati superiori estesa a più larga scala mentre fase perturbata nei tlc il warm core è presente a tutte le quote classificazione della struttura depressionaria i cicloni in mediterraneo possono essere suddivisi in quattro tipi principali reale 1998 e suddivisi in blc baroclinic lee cyclones csc cold small scale cyclone mpl mediterranean polar low tlc tropical like cyclones le strutture cicloniche sono state scritte in ordine di dimensioni spaziali decresenti ma con intensità crescente questa suddivisione è basata su fattori dinamici quali l instabilità aroclina e la vorticità in media troposfera l instabilità baroclina e la vorticità sono massimi nei blc e minimi nei tlc gli mpl possono assumere delle fattezze quasi simili ai tlc quali una struttura verticale simmetrica presenza di una zona con quasi calma di vento nell occhio del ciclone presenza di forte convezione dall analisi dei quantitativi di pioggia caduti sull area alluvionata in nessun caso si sono raggiunti nuovi records di pioggia accumulati in 24 o 48 ore inoltre l intensità media della pioggia è stata tra il debole e moderata con circa 3 mm/h ed un picco massimo ad un ora dalla fine dell evento di circa 13 mm/h il quantitativo di pioggia misurato dalla stazione termo-pluviometrica di lauro dell allora servizio idrografico e mareografico del compartimento di napoli ha registrato un quantitativo di 156 mm di pioggia in 48 ore i dati in questione sono sicuramente rilevanti specie per la stagione primaverile ma da un analisi statistica dei quantitativi di pioggia caduti in 24-48 ore si è notato come il tempo di ritorno sia di circa 20-30 anni si è trattato di un evento sicuramente intenso ma lontano da valori assoluti di precipitazione l unicità dell evento di precipitazione è data dalla distribuzione temporale delle precipitazioni per la prima volta questi quantitativi si sono verificati nel mese di maggio inoltre il mese di aprile è stato particolarmente piovoso fig 5 rispetto alla serie storica e si sono registrati accumuli di pioggia nell area investigata dell ordine di 150-200 mm caduti prevalentemente nella seconda metà del mese tale ultima situazione di prolungato periodo piovoso in primavera ha concorso nel determinare un evento veramente raro nella sua ricorrenza.

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cause geologiche e fluidodinamiche dell evento i tragici eventi del 5-6 maggio 1998 nell area di sarno dimostrano la complessità della valutazione dei rischi naturali se a questa complessità si aggiunge l incuria dell uomo che talvolta non si pone assolutamente il problema della valutazione e quantificazione dei rischi a cui sono soggetti determinate aree la morte di oltre 150 persone ha una spiegazione inoltre molto spesso l ignoranza si aggiunge all incuria gli eventi a cui si fa riferimento insegnano ad esempio come un vulcano sia fonte di pericolosità anche centinaia o migliaia di anni dopo l ultima eruzione e quindi la classica valutazione dei rischi idrogeologici deve tener conto anche della forzante imposta dalla presenza di un vulcano attivo o anche spento nelle vicinanze cosa che non sempre viene fatta le aree montuose prossime ad un vulcano esplosivo sono particolarmente soggette a flussi di detrito debris flow causati dalla rimobilizzazione dei depositi piroclastici presenti su pendii ripidi zanchetta et al 2004 questa rimobilizza fig 5 la mappa evidenzia una anomalia negativa di pressione al suolo zione a posteriori è generalmente innescata da piogge intense nel mese di aprile sul mediterraneo occidentale indice di frequenti perturbazioni che hanno interessato le zone tirreniche e continue in grado di saturare il deposito piroclastico e causarne il cedimento il materiale successivamente si muove sotto l azione della gravità e di un particolare fenomeno tipico dei sedimenti saturi d acqua la fluidizzazione nella zona di sarno i rilievi sono ricoperti da depositi vulcanici scarsamente consolidati derivanti dall attività esplosiva del vesuvio pareschi et al 1998 2000 lo spessore di questa copertura varia da 0 a 3 metri sui fianchi dei rilievi ma può superare i 5 metri sulle sommità piatte tipiche dei rilievi carbonatici della zona in esame ambrosio et al 2000 calcaterra et al 2000 origine dei debris flow i debris flow del 5-6 maggio 2008 si sono generati nei pressi del limite del bacino di drenaggio in corrispondenza dei endii più ripidi 30-35° pareschi et al 2000 in fig 6 sono rappresentati in verde i percorsi dei debris low i debris flow si sono innescati per il cedimento della copertura di depositi vulcanici saturati da nove giorni di iogge continue questo è il meccanismo di formazione più comune che può essere convenientemente e adeguatamente rappresentato fig 6 immagine dem digital elevation modeling dell area in esame in dal classico criterio di coulomb iverson 1997 lambe verde sono tracciati i vari debris flow del 5-6 maggio 1998 le linee blu indicano le conoidi alluvionali tardo-pleistoceniche da 120000 a 10000 anni whitman 1979 sullo stato di stress di suoli e sedimenti fa mentre quelle rosse le conoidi oloceniche da 10000 anni fa all attuale zanchetta et al 2004 dove è lo stess di taglio agente sul materiale rappresenta lo stess verticale effettivo sul materiale che si oppone all azione destabilizzante dello stress di taglio e dato dalla differenza tra lo stess normale compressivo la pressione dei fluidi nei pori è l angolo di frizione e c è la coesione questi ultimi due parametri sono caratteri propri del materiale generalmente durante il cedimento i legami coesivi si annullano c 0 anche in terreni in cui la coesione è molto importante sedimenti argillosi e/o cementati determinano la resistenza del materiale al moto il cedimento come detto può essere innescato dalla saturazione dei pori con acqua piovana quando il sedimento si satura d acqua la pressione dei fluidi dei pori può crescere fino a contrastare completamente l azione compattante dello stress normale e quindi annullare la resistenza di taglio del materiale questo è il principale meccanismo responsabile della genesi dei debris flow i processi fin qui illustrati spiegano esclusivamente la fase di innesco i grossi volumi di materiale che generalmente alimentano le colate di fango possono essere spiegati da processi a cascata il cedimento di una porzione di sedimento saturo d acqua induce la contrazione del sedimento circostante il che si traduce in un aumento della pressione dell acqua nei pori e quindi l annullamento della resistenza di taglio del materiale iverson 1997

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movimento dei debris flow e loro impatto sul territorio le masse di fango acqua e sedimento così prodotte si incanalarono velocemente nelle principali incisioni lungo il pendio mescolandosi con l acqua che ivi scorreva in quei giorni i debris flow raggiunsero rapidamente gli sbocchi dei canali espandendosi sulle conoidi alluvionali tardo pleistoceniche ed oloceniche sulle quali insistono numerosi centri abitati fig 6 in alcuni casi i flussi di acqua e detrito rimasero incanalati anche nelle conoidi alluvionali conservando quindi una certa mobilità questi flussi di conseguenza raggiunsero aree più distali complessivamente l area alluvionata fu di circa 1.38 km2 il volume totale di depositi piroclastici rimobilizzato è stato calcolato combinando una serie di tecniche diagnostiche essenzialmente misure in campagna e foto aeree ed è stato quantificato intorno a 1.42 x 106 m3 questo parametro ha permesso il calcolo della portata massima dei singoli flussi il valore più alto è stato calcolato per l evento classificato come lav-2 fig 6 che aveva una portata di 3.4 x 103 m3/s il valore più basso è quello calcolato per l evento ep-1 fig 6 con portata di 0.6 x 103 m3/s i valori di portata permettono a loro volta una stima indiretta della velocità dei flussi in quanto misure dirette non sono evidentemente possibili tranne eventuali misure ricavate da riprese video le velocità massime ricavate variano da 14 a 18 m/s inoltre mediante considerazioni strettamente fluidodinamiche è stato possibile ricavare l andamento di velocità lungo i percorsi dei debris flow sulle conoidi fig 7a fig 7 a profili di velocità per alcuni debris flow b profili di pressione dinamica per gli stessi debris flow zanchetta et al 2004 È interessante notare come per quasi tutti i debris flow la velocità decresce gradualmente ma fino ad un certo punto dove la diminuzione si fa più netta questa variazione di andamento segna l ingresso dei debris flow nelle città di episcopio e sarno ovvero il decremento di velocità più netto si ha quando i flussi impattano contro le costruzioni degli abitati a conferma di questo si nota come gli eventi che mostrano decremento di velocità graduale lungo tutto il percorso sono quelli che non hanno colpito i centri abitati in fig 7b sono mostrati i profili di pressione dinamica ovvero la pressione che i flussi hanno esercitato nella direzione del movimento la pressione dinamica è così determinata dove è la densità del fluido nei flussi di acqua e detrito un grande ruolo nella determinazione di pressioni dinamiche distruttive lo gioca la densità del fluido che è molto maggiore di un semplice flusso d acqua a causa del contenuto di detrito come si evince dalla figura i valori massimi vanno da 400 a 600 kpa allo sbocco dei flussi sulle conoidi ma diminuiscono rapidamente negli abitati i valori massimi vanno da 100 a 200 kpa la valutazione di questo parametro fisico è essenziale per i calcoli di pericolosità e quindi del rischio in aree percorribili da questo tipo di flussi ma anche da altri tipi alluvioni flussi piroclastici ecc perché flussi con elevati valori di pressione dinamica possono danneggiare seriamente le costruzioni o anche abbatterle completamente come è avvenuto proprio nel caso in esame in fig 8 sono rappresentati proprio i danni subiti dalle abitazioni negli eventi ep-6 a lav-2 b e ep-3b c conclusione quanto avvenuto il 5-6 maggio 1998 è l ennesima dimostrazione della necessità di una seria zonazione di pericolosità nel territorio italiano la zonazione deve essere mirata sia alla riduzione del rischio adeguamento strutturale delle costruzioni in funzione dei potenziali impatti a cui sarebbero seggette sia alla pianificazione territoriale errori quali la costruzione di interi abitati in aree storicamente soggette ad alluvioni frane eruzioni vulcaniche non dovrebbero essere più ripetuti al fine di evitare altre inutili stragi e esorbitanti spese di adeguamento strutturale che vanno necessariamente affrontate in molte aree del nostro paese bibliografia pubblicazione sky-10 1999 periodico dell associazione amici dell atmosfera pp 24-32 ambrosio m dellomonaco g fagioli m t giannini f pareschi m t pignatelli l rosi m santacroce r sulpizio r zanchetta g 2000 utilizzo del fioretto meccanico e carotiere microstratigrafico inguainante per la valutazione degli spessori e della stratigrafia delle coltri vulcanoclastiche soggette a fenomeni di colata rapida di fango geol tec ambientale 1 23-32 calcaterra d parise m palma b pelella l 2000 multiple debris-flows in volcanoclastic materials mantling carbonate slopes in wieczorek g f naeser n d eds debris-flow hazard mitigation mechanics prediction and assessment balkema rotterdam pp 99-107 5

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fig 8 variazioni di pressione dinamica e idrostatica in parentesi nelle aree percorsi dai debris flow rispettivamente per gli eventi ep-6 a lav-2 b e ep-3b c le costruzioni in rosso sono quelle totalmente distrutte quelle in verde sono state parzialmente distrutte o pesantemente danneggiate quelle in blu hanno subito danneggiamenti da leggeri a moderati zanchetta et al 2004 formentini g gobbi a griffa a randi p 2006 temporali e tornado alpha test 359 pp iverson r m 1997 the physics of debris flows rev geophys 35 254-296 lambe t w whitman r v 1979 soil mechanics si version john wiley new york 553 pp pareschi m t favalli m giannini f sulpizio r zanchetta g santacroce r 2000 may 5 1998 debris flows in circumvesuvian areas southern italy insights for hazard assessment geology 28 639-642 pareschi m t santacroce r cavarra l favalli m giannini f sulpizio r zanchetta g 1998 analisi dei bacini della zona di sarno ­ quindici ­ siano bracigliano interessati da flussi di fango il 5-5 1998 unità operativa valle del clanio professional paper 20pp zanchetta g sulpizio r pareschi m t leoni f m santacroce r 2004 characteristics of may 5-6 1998 volcaniclastic debris flows in the sarno area campania southern italy relationships to structural damage and hazard zonation j volcanol geotherm res 133 377-393 le mappe pubblicate sono tratte dai seguenti siti http www.wetterzentrale.de/topkarten/tkfaxbraar.htm http www.wetterzentrale.de/topkarten/fsreaeur.html http www.cdc.noaa.gov/cgi-bin sea breath del dott luigi rubino sea breath è un wec wave energy converter che sfrutta l owc oscillating water column e composto da due cassoni galleggianti uno a prua ed uno a poppa ed una serie di settori aperti verso il basso che per il principio dei vasi comunicanti o se si vuole anche per il principio di archimede si riempiono e si svuotano al passaggio dell onda grazie ad un sistema di valvole e di condotte quando il livello sale l aria è spinta nella condotta in pressione e quindi verso la turbina quando il livello scende l aria è aspirata dalla seconda condotta dallo scarico della stessa per compensare variazioni di acqua/aria all interno del sistema sono previste ulteriori valvole esterne una in entrata nella condotta in pressione ed una in uscita per la condotta di aspirazione la forma è stata studiata in modo da non gravare sull ormeggio in condizioni critiche del mare per diminuire il beccheggio ed il rollio per essere inserita in un contesto amientale con il minor impatto possibile ed essere utilizzata anche per scopi civili oltre che industriali di produzione di energia dal punto di vista tecnico questo dispositivo rispetto ad altri simili che sfruttano l owc ha risolto il problema della continuità e velocità del flusso mentre dal punto di vista visivo e di impatto ambientale è decisamente diverso da qualsiali altro sistema per lo sfruttamento del moto ondoso esistente 6

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i pattern della circolazione che influenzano le temperature sul nord italia di giancarlo modugno vice presidente inmeteo fondatore del portale www.inmeteo.it uno studio del dott pasini intervistato nel numero 4 di inmeteo magazine ha affrontato attraverso le reti neurali uno studio sugli outputdinamici elaborati dall ipcc attraverso i pattern sulla circolazione atmosferica se si scende nei dettagli si nota che le temperature a scala locale perdono molto delle caratteristiche delle temperature a larga scala a causa della morfologia dell interazione con le masse d acqua ecc per questo motivo risulta plausibile utilizzare un modello neurale sia per capire quale pattern influenza maggiormente una data zona sia per quindi ricostruire uno scenario futuro attraverso i vari fattori di correlazione in questo studio la zona di riferimento è il nord italia compresa la zona alpina i dati sono stati presi dalla noaa dall arpa di bologna i pattern considerti sono north atlantic oscillation nao east atlantic pattern ea arctic oscillation ao scandinavian pattern scan east atlantic /west russian pattern eawr atlantic blocking index abi european blocking index ebi el nino southern oscillation enso si possono fare già delle considerazioni 1 ­ sia ao sia ea sono correlati in maniera significativa in tutte le stazione mentre la nao appare più importante giusto in inverno e nell esteso inverno dicembre-marzo 2 ­ a volte una correlazione lineare molto bassa è accoppiata ad una correlazione non lineare molto alta il che prova che il la rete neurale applicata seguiva il metodo all frame l ad sistema è altamente complesso e non lineare e quindi occorre utilizzare un metodo come le reti neurali destramento della rete cambia ad ogni step a causa della scarsa serie di dati e ricomincia ad ogni cambio permettendo a questo punto è possibile inserire i vari pattern come input nel modello neurale per ricostruire le temperature in italia la risoluzione del problema in questo caso la serie delle tuttavia non è possibile inserirli tutti per svariati motivi di temperature soltanto alla fine del processo completo conseguenza viene inserito come input solo un gruppo limiprima di far girare il modello neurale è stato elaborato un tato di pattern e si testa la relativa correlazione e le performetodo di investigazione delle cause attraverso la regressione lineare r prima e la regressione non lineare rnl dopo mancedel modello neurale paragonandole alle correlazioni lineari tabella 1 7

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si comprende bene come l influenza dell ao e dell ea sia importante in tutte le stagioni e le correlazioni via reti neurali siano migliori in tutti i casi rispetto alla correlazione lineare tranne in autunno attraverso una funzione di trasferimento è stato possibile inoltre effettuare una delle tante ricostruzioni delle temperature attraverso il modello neurale e correlarla con l andamento reale ottenendo risultati molto soddisfacenti fonte proceedings del 89° annual meeting dell american meteorological society dott antonello pasini e rocco langone major influences of circulation patterns on temperatures in the itaklian side of the greater alpine region an investigation via neural network modeling febbraio inverte la rotta dopo un bimestre invernale eccezionalmente piovoso e sopramedia di giuseppe conteduca socio e redattore inmete come da titolo il febbraio scorso è trascorso all insegna del freddo e della neve specie a cavallo fra la seconda e la terza decade dopo un inizio mese caratterizzato da temperature miti si è verificata un inversione di tendenza causata da cambiamenti configurativi su scala boreale abbastanza pronunciati focalizzando l attenzione sullo stivale e più precisamente sulla nostra regione riscontriamo dalle temperature medie mensili registrate uno scostamento dai valori cli.no di riferimento di un certo rilievo utilizzando come campione tre stazioni facenti parte della rete di rilevamento dati dell a.m ed una appartenente ad un privatometeosgr.it tutte dislocate in diverse zone climatiche della regione si nota un distacco negativo dalle medie nell ordine del grado centrigrado partendo dalle aree più settentrionali della regione riscontriamo un anomalia di circa -1,2° a san giovanni rotondo rispetto alle medie trentennali di riferimento 61-90 spostandoci trenta chilometri più a sud rileviamo a foggia amendolastazione a.m un anomalia negativa all incirca di mezzo grado centigrado per la precisione -0,65° all aeroporto di bari palese nell area centrale della regione lo scarto termico negativo dalle medie è stato molto più pronunciato e nell ordine del grado e mezzo 1,6° completando il quadro ci spostiamo nel salento dove la località di lecce galatina si ferma a -1,4° dal punto di vista pluviometrico febbraio è risultato diffusamente sotto le medie del periodo dopo un gennaio eccezionale avente tempi di ritorno lunghissimi giusto per citare qualche dato la località garganica di san giovanni rotondo ha totalizzato 47 mm bari palese 37 mm e l aeroporto salentino di galatina 29,2 occorre per dovere di cronaca citare anche superficialmente qualche dato registratosi in puglia,e non solo a gennaio record pluviometrici decennali infranti in molte regioni del meridione d italia grazie ad una persistenza configurativa consistente in un continuo afflusso di correnti meridionali miti ed umide anche grazie al mar mediterraneo sbalorditivi risultano i 300 mm mensili a cerfignanole rimanendo all interno dei nostri confini san giovanni rotondo è arrivata a 151 mm mentre sul versante settentrionale del promontorio vico garganico ha raggiunto i 270 mm mensili stazione facente parte della rete meteogargano al di fuori della nostra regione alcune località calabresi e siciliane hanno totalizzato accumuli monsonici fagnano castello in provincia di cosenza 680 mm zafferana etnea posta sul versante orientale del vulcano ha raccolto ben 661 mm mensili a fronte di una media annuale di 1111 mm sebbene non citati in quest articolo accumuli record hanno interessato anche la campania e la basilicata tornando a febbraio sono da citare i buoni episodi nevosi che hanno interessato non solo la puglia ma tutte le regioni centro-meridionali adriatiche dopo un irruzione artico marittima nel lasso temporale fra il 13-15 c.m un secondo impulso più continentalizzato a cavallo fra il 18 e il 19 febbraio ha interessato la nostra regione ottimi accumuli nevosi si sono avuti in valle d itria con punto anche di 40 cm in area garganica a s giovanni r l accumulo complessivo mensile è stato di 20 cm dilazionati in più eventi nevosi a vico del gargano oscillante sui 10 cm una trentina di cm hanno interessato la murgia di nord-ovest a quote superiori ai 500 metri da mensionare l episodio nevoso che ha interessato le pianure e le coste adriatiche fin verso il litorale sud di bari con accumuli irrisori il giorno 18 9

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l insolito evento nebbioso sulle coste e pianure della puglia centro settentrionale del 21-22 gennaio 2008 a cura del dott francesco montanaro la nebbia in puglia è un fenomeno che ricorre maggiormente nel semestre freddo dalla seconda metà di ottobre alla prima metà di aprile le aree più soggette a forti limitazioni della visibilità sono le aree murgiane in modo particolare le zone in avvallamento e le aree interne della pianura di capitanata e della penisola salentina decisamente più occasionale è invece la presenza della nebbia lungo le coste il tipo di nebbia più ricorrente è quella da irraggiamento essa si manifesta durante le ore notturne e nelle primissime ore del mattino ed è dovuta alla dispersione di calore verso lo spazio da parte del terreno i fattori che determinano l insorgere di tale fenomeno sono il cielo sereno durante la notte elevato tasso di umidità nei bassi strati ed una debole ventilazione nei primi 300 metri dal suolo che non superi i 3-5 nodi in altre circostanze in particolari condizioni di circolazione nei bassi strati atmosferici sulle aree collinari o montuose vi può essere nebbia da avvezione detta anche per effetto pendio essa è causata dal sollevamento lungo il pendio di aria umida costretta a sollevarsi ed a raffreddarsi per espansione fino a raggiungere la saturazione e successiva condensazione la nebbia è statisticamente meno presente lungo le coste e quasi mai imputabile al fenomeno dell irraggiamento l evento del 21-22 gennaio è risultato insolito sia per la sua localizzazione ed estensione che per l intensità e durata del fenomeno l immagine da satellite nel canale del visibile ad alta risoluzione riferita alla mattina del 21 gennaio evidenzia la nebbia in pianura coste e mari limitrofi su molte regioni centro meridionali mentre dava cielo sereno sulle zone collinari e montuose infatti sulla puglia centro settentrionale la nebbia non era presente su località poste a quote superiori ai 300 metri e delineava nitidamente i contorni della murgia e del massiccio del gargano le cause che hanno generato questo fenomeno cosi diffuso sono da ricercarsi nella configurazione barica a scala sinottica determinatasi nella media e bassa troposfera 10 figura 1 figura 2

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considerando la superficie isobarica di 500 hpa figura1 si nota come il mediterraneo centroccidentale e quindi le nostre regioni meridionali siano interessati da un promontorio dinamico di matrice subtropicale in posizione più settentrionale rispetto alla sua posizione media stagionale con valori compresi tra 5820 mgeopotenziali mgp ed i 5700 mgp decisamente alti per il periodo stessa configurazione è riscontrata sulla superficie di 850 hpa figura 2 con valori superiori ai 1560 mgp associata a condizioni di pressione livellata e scarsa ventilazione da notare il promontorio termico di +8°c in movimento dalle regioni settentrionali a quelle meridionali indicanti un ulteriore riscaldamento della troposfera a quelle quote l analisi al suolo figura 3 disegna un area di alta pressione di natura dinamica sul mediterraneo centroccidentale che tende a saldarsi con l anticiclone termico presente sulla russia siberiana generando il cosiddetto asse di voeikov figura 3 in definitiva le nostre regioni sono state interessate da una solida struttura anticiclonica presente al suolo ed in quota e generatasi a causa della circolazione atmosferica in quota a grande scala scala sinottica per tale ragione un anticiclone presente sia in quota che al suolo è definito dinamico vedi l anticiclone delle azzorre la caratteristica di questi anticicloni è quella di avere una debole ventilazione nella media e bassa troposfera non superiore a 10-15 nodi ed essere caratterizzati da moti verticali discendenti subsidenzache comprimono l aria nei bassi strati la naturale conseguenza è l insorgere di una inversione termica nella bassa troposfera analizzando il sondaggio osservato alle 12 utc su brindisi figura 4si nota come la temperatura dell aria linea blu continua e la temperatura di rugiada linea blu tratteggiata che ci indica la temperatura a cui saturerebbe la massa d aria sono molto ravvicinate con questo si deduce che nei bassi strati la massa d aria è molto umida dando luogo a presenza di foschie dense o nebbia e presenza di nubi basse strati ad una quota ben definita le due curve si allontanano nettamente la temperatura dell aria verso la destra del diagramma indicando cosi un sensibile aumento della temperatura in quota mentre la temperatura di rugiada verso sinistra indicando indirettamente un minore contenuto di umidità il tutto come effetto dei moti verticali subsidenti che schiacciano e riscaldano la massa d aria in definitiva l aria in quota è più calda e secca rispetto a quella al suolo tale profilo termodinamico è consono di un anticiclone dinamico come quello delle azzorre il dettaglio del radiosondaggio osservato su brindisi delle ore 00 utc figura 5 ci indica la base della inversione a circa 350 metri sul livello del mare esso rappresenta anche il top della nebbia e degli strati infatti come possibile vedere dall immagine del satellite tutte le località della puglia oltre i 250-350 metri di quota avevano cielo sereno ed aria relativamente secca con tasso di umidità inferiore al 50 11

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gli effetti della nebbia in alcune circostanze sono stati eclatanti l aeroporto di bari palese ha segnalato nebbia ininterrottamente per ventiquattro ore dalle ore 04 locali del 21 alla stessa ora del 22 gennaio con visibilità massima di 200 metri tale situazione ha determinato la chiusura dello scalo aeroportuale situazione quasi analoga anche se leggermente migliore in termini di visibilità sull aeroporto di foggia amendola l effetto più evidente dell inversione termica di natura dinamica lo si è riscontrato nei valori di temperatura massima misurati infatti le stazioni meteo di bari e foggia poste a poche decine di metri sul livello del mare hanno avuto valori massimi di rispettivamente di 7.4°c e 7.0°c al contrario la stazione di gioia del colle a 352 metri di altezza sulla murgia barese era al di sopra del livello di inversione e del top delle nubi quindi in situazione di cielo sereno ed interessata dai moti subsidenti l effetto combinato ha determinato una temperatura massima di 15.8°c significativa la situazione della stazione di monte s.angelo che a 844 metri sul livello del mare ha misurato una massima di 13.0°c contro i 7.0°c del capoluogo dauno anche la località garganica era con cielo sereno ed al di sopra dell inversione con i valori di umidità inferiori al 50 segnalando nuvolosità compatta con top delle nubi al di sotto della quota di stazione mare di nubi a valle la stazione calabrese di monte scuro sila posta a 1671 metri di quota ha segnalato anch essa mare di nubi a valle e valore minimo di +5.0°c e massimo di +9.0°c temperatura massima superiore anche ai due capoluoghi pugliesi.

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sole tecnica di previsione del massimo numero smoothed di macchie e sua applicazione al ciclo solare 24 giacomo masato andrea rossi in questo periodo le previsioni inerenti al prossimo ciclo solare di schwabe hanno raggiunto per coloro che si occupano di climatologia un alto grado di popolarità sia a livello scientifico sia a livello amatoriale naturalmente il fatto che il minimo del ciclo undecennale si stia spingendo molto più in là delle previsioni ufficiali che lo vedevano cadere durante il 2007 sta inducendo molti scienziati ad esporsi per una previsione dell intensità del prossimo massimo ben al di sotto dei precedenti addirittura alcuni di questi come svalgaard [1 pensano che il prossimo ciclo sarà così poco intenso da raggiungere potenzialmente il famoso minimo di dalton quando 2 massimi in successione appartenenti ai cicli 5 e 6 d inizio ix secolo faticarono a raggiungere la soglia delle 50 macchie solari sul ciclo smoothed smoothed sunspot cycle ssc per fare un paragone negli ultimi 3 cicli si sono registrati valori di 100 macchie ed oltre naturalmente tale interesse non è fine a se stesso poiché grosse variazioni nell intensità del flusso solare potrebbero alla lunga indurre cambiamenti significativi nel clima terrestre se da un lato è pur vero che lo 0.1 dell irradianza totale ottenuta dalla variazione media tra minimi e massimi di un ciclo undecennale è da considerarsi irrilevante ai fini del riscaldamento globale è altrettanto vero che un drastico cambiamento di tale tendenza potrebbe provocare uno spostamento su di un nuovo stato di equilibrio del sistema clima [2-3-4 si procederà quindi in tal sede all introduzione di una tecnica per la previsione dell intensità del prossimo massimo solare basandosi semplicemente sull andamento del ciclo filtrato delle macchie solari tale metodologia seppur molto semplice sembra essere un affidabile strumento previsionale vediamo come in figura 1 vi è uno schema degli strumenti di cui tale tecnica si avvale ossia derivata prima e seconda mentre la prima serve a calcolare quanto una discesa o salita sia ripida la seconda permette di identificare la profondità di un minimo o massimo a noi interessa la parte discendente della curva ssc e il minimo che ne deriva quindi quanto la derivata prima sia negativa in fase di discesa e quanto la derivata seconda sia positiva in fase di minimo come da schema in figura 1 con valori debolmente negativi per la prima e debolmente positivi per la seconda si andrà incontro ad un massimo ssm meno intenso che nel caso di valori fortemente negativi/positivi questo naturalmente a parità di intervallo temporale considerato figura 1 schema per la derivata prima e seconda nella fase di discesa e di minimo sul ciclo filtrato delle macchie solari ssc a destra è riportata la tendenza per il massimo successivo del ciclo ssm

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