Omaggio a Carlo Zauli | 2015

 

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Arte dei Vasai della Nobile Contrada del Nicchio Onlus | Omaggio a Carlo Zauli Siena 15 - 24 Maggio 2015

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OMAGGIO A CARLO ZAULI NOBILE CONTRADA DEL NICCHIO

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Arte dei Vasai della Nobile Contrada del Nicchio Onlus Omaggio a Carlo Zauli Siena 15 - 24 Maggio 2015 L’Arte dei Vasai della Nobile Contrada del Nicchio ringrazia tutti coloro che hanno contribuito all’organizzazione dell’evento, in particolare: La Famiglia Zauli e Matteo Zauli, direttore del Museo Carlo Zauli di Faenza Carlo Pizzichini per la direzione artistica Alessandro Bellucci per la grafica Archivio Museo Carlo Zauli (Antonio Masotti, Alan Guzman, L&S, AA.VV) per le fotografie Antonio Minucci per la logistica Stefano Vanni dell’Ars Neon Toscana Il Museo Carlo Zauli di Faenza per la gentile concessione delle opere Paolo Fiorenzani e la Commissione Patrimonio storico Artistico della Nobile Contrada del Nicchio il Col. Roberto Trubiani Comandante del 186° Rgt. Par. Folgore per la concessione degli spazi nella Caserma Santa Chiara Gli enti patrocinatori e tutti i Nicchiaioli per il loro libero impegno personale Manifestazione realizzata con il patrocinio di Con il contributo di R Building efficiency

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IL VASO “SCONVOLTO” OVVERO LA SCULTURA Carlo Pizzichini Carlo Zauli, 1975 L’onore di presentare per la prima volta a Siena le opere di Carlo Zauli, provenienti dal Museo Carlo Zauli di Faenza, è un graditissimo regalo che la famiglia Zauli ed il figlio Matteo, direttore del museo, fanno alla città. La sua sensibilità e l’accoglienza dimostrata verso l’Associazione Arte dei Vasai della Nobile Contrada del Nicchio, si sono immediatamente trasformate nella gioia di un incontro tra un prosecutore di geniali idee sull’arte e chi, con comunanza d’intenti, nello sbando del contemporaneo, sogna una stagione viva e nuova per la ceramica, che certi pionieri come Carlo Zauli, hanno perseguito con il loro lavoro. L’informe che Jorn, Fontana e Leoncillo, proponevano nelle fornaci di Albisola, è stato, da Zauli, poco tempo dopo, proposto con le mani di un ceramista, collocando il proprio lavoro al centro del panorama artistico degli anni ‘70 con la forza di volontà nel trasformare la modellazione tipica dell’artigiano, in scultura, nel passaggio dagli oggetti della bottega in vasi scolvolti, in forme sensuali, in zolle ed arate, che, con informi armonie composte, sono state capaci di traghettare definitivamente il tutto verso la scultura ceramica di grande dimensione, con l’uso di tecniche come le alte temperature, innalzando il mestiere del figulo verso la professione dello scultore. Sperimentatore ma rigoroso, pratico eppure poetico, Carlo Zauli ha

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Carlo Zauli, 1983 aperto una delle stagioni di impegno civile a favore dell’arte e della cultura, ed è stato capace di condividerla, nel solco degli antichi maestri. Ha aperto inoltre anche la porta del suo studio a generazioni di allievi che, come assistenti, hanno imparato facendo pratica nella sua fornace. Questi spazi, che conservano nei sotterranei macchine per la macinazione della terra, forni e vasche, fanno oggi parte del Museo Carlo Zauli. Esempio mirabile, condotto dal figlio Matteo, di come l’opera di un artista possa proseguire viva, non solo con la raccolta storica, l’archivio, gli studi, ma anche con la ricerca, le attività didattiche, le proposte culturali, inserendosi nel dibattito sull’arte contemporanea con le “residenze” di artisti, condotte con quello spirito di accoglienza ed incoraggiamento nel lavoro che Zauli riservava ai giovani di ogni dove. Così in un filo inconsueto di continuità, Adriano Leverone, il premiato dello scorso anno e Petra Weiss, alla quale è attribuito il premio alla carriera di quest’anno, sono stati entrambi fianco a fianco a lavorare da Zauli, allievi ed amici, che, una volta apprese le numerose possibilità della magica argilla, hanno proseguito da soli la propria strada. Viva gratitudine va quindi a Matteo Zauli per aver scelto per la mostra di Siena addirittura alcune opere inedite, legate al vaso, in relazione all’Arte dei Vasai della Nobile Contrada del Nicchio; la presenza della terracotta riesce a far sposare meglio le forme sensuali di Zauli con la nostra città, con gli edifici, con le mura delle case che, come le sue informi armonie sono custodie di vita viva, evocando quella malinconica allegria propria della terra di Romagna.

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CARLO ZAULI A SIENA Matteo Zauli Fremito naturale, 1972, grès, cm 73 x 41 x 52 Presentare il lavoro di Carlo Zauli a Siena e, in particolare, nella storica Contrada del Nicchio, significa cogliere l’occasione per sottolineare quegli elementi tecnici e culturali dell’opera dell’artista faentino che appartengono anche alla cultura di questa città, seguendo una modalità di relazioni tra opere e luoghi a noi molto cara, che ci ha guidato sia nella realizzazione del Museo Carlo Zauli sia in alcune delle più importanti tappe espositive dedicate all’artista. Carlo Zauli, dopo avere studiato ceramica nell’Istituto d’Arte faentino, rilevò, nel 1949, insieme a tre compagni di scuola, una storica bottega che oggi è diventata il Museo che porta il suo nome. Partendo da un carattere puramente artigianale, l’opera di Zauli si evolse, nell’arco di una decina d’anni, con esiti ben differenti che videro la realizzazione di grandi opere in dialogo con l’architettura (pensiamo al grande rilievo per la reggia di Baghdad, nel 1958) e lo sviluppo di un linguaggio scultoreo vero e proprio. Gli anni sessanta videro il completamento di questa evoluzione ed il definitivo approdo a quel linguaggio espressivo che gli valse fama internazionale e che così dichiaratamente testimoniava lo stretto dialogo con la Natura e con quella terra che era il materiale stesso del proprio lavoro. Terra, dunque, intesa sia come base tecnica della propria ricerca sia come centro di ispirazione del proprio modo di essere artista. La terra, il vaso, le forme geometriche primarie: elementi arcaici, primordiali ed essenziali che, ripensati continuamente, costituiscono la base del proprio linguaggio scultoreo. La continua ricerca, il desiderio di sperimentare e la grande attitudine di Zauli alla relazione con altri artisti ed intellettuali del proprio tempo, sono state per noi le esperienze formative più importanti ed hanno costituito, nel 2002, la fonte d’ispirazione principale del progetto del Museo Carlo Zauli. Il Museo nasce, infatti, da una visione dello stesso artista che, alla fine degli anni Ottanta, aveva già trasformato una parte del proprio

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studio-bottega in un futuro centro conferenze sulla ceramica contemporanea. L’idea originaria del Maestro fu lo spunto che diede vita al nostro progetto: un museo che raccontasse la storia dell’artista e che fosse aperto alle sperimentazioni dell’arte contemporanea. Volevamo rendere il luogo dedicato ad un artista scomparso uno spazio vivace, pieno di relazioni, di spunti culturali che, ruotando attorno alla sua opera e agli spazi di lavoro, pulsasse di attualità e di sperimentazione: all’interno della nostra programmazione quindi, accanto ai progetti di residenza, grande importanza hanno naturalmente sempre avuto la rilettura e l’attività espositiva itinerante dell’opera di Carlo Zauli. In questo caso abbiamo scelto di presentare l’opera di Zauli dal punto di vista di un materiale, la terracotta, che attraversa tutta la sua vita artistica e di studio, ponendo inoltre particolare attenzione alla ricerca zauliana sul vaso, in omaggio all’identità storica di chi ci ospita a Siena in questa occasione. Vaso e terracotta diventano nell’opera di Carlo Zauli strumenti di scultura, sin da quando, alla fine degli anni cinquanta, egli abbandona la ricchissima ricerca cromatica tipica della ceramica italiana di metà novecento, per approfondire ed addentrasi con piglio alchemico in una sperimentazione monocromatica che esaltasse le forme e che, da quegli anni, diventa in lui preponderante. Nascono allora i famosi vasi dalle forme morbide ed essenziali ricoperti da quello smalto bianco grigio, monocromo e al tempo stesso ricco di sfumature tonali che passerà poi alla storia della ceramica con il nome di “bianco Zauli”. Ed è proprio in questo periodo, tra il 1960 e il 1965, che si hanno i primi importanti lavori, vasi e altorilievi soprattutto, che pongono in dialogo questo morbido smalto e la terracotta, fortissima passione estetica anche privata di Zauli. Ricordo in quel periodo l’acquisto di alcuni grandi orci senesi che, dopo essere rimasti per qualche anno nel cortile dello studio laboratorio, diventarono la prima presenza scultorea del giardino della nostra casa, in dialogo con le sculture che di lì a poco vennero poste a breve distanza, a sottolineare ancora una volta un connubio che, in mio padre, pareva naturale e irrinunciabile. Perché per Zauli fare scultura in ceramica, e farlo in senso contemporaneo, ha sempre significato comunque portarsi addosso tutta la storia stessa della materia, tutte le testimonianze implicite che essa porta con sé; testimonianze preistoriche, arcaiche, moderne e contemporanee, che costituiscono un piano di appoggio così profondo da trasformare un semplice oggetto fittile, un vaso, in un simbolo dell’esistenza, della vita, del pensiero dell’uomo considerato sempre in quanto parte della Natura, o in dialogo con essa.

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È forse questo senso di essenzialità che il vaso porta con sé ad aver sempre attratto Zauli tanto che, pur evolvendo il proprio linguaggio scultoreo verso forme primarie solcate, lacerate, trasformate dalla materia intesa allo stato più naturale, non ha mai abbandonato la sperimentazione sul vaso, dando vita prima a quelli che Giulio Carlo Argan definì nel 1966 “vasi-scultura”, poi ai vasi sconvolti negli anni settanta e, per ultime, alle sensualità dei tardi anni ottanta. Un percorso, quello sul vaso, che qui viene sinteticamente ripercorso e nel quale la terracotta si pone quale elemento di dialogo cromatico al “bianco di Zauli” e rappresenta un fil rouge che lega ai vasi le sculture che completano la mostra e portano il nostro sguardo verso la grande stagione dei fremiti naturali, sculture nelle quali onde, increspature, vibrazioni solcano e trasformano i primari, ovvero i volumi geometrici che fungevano per Zauli da stazioni di partenza del proprio pensiero scultoreo, e che anche nell’opera finita si ravvisano sempre quali basi strutturali delle opere. Un percorso sintetico dunque, ma esauriente, sull’opera scultorea di Carlo Zauli; un’opera che, pur andando spesso oltre il proprio materiale d’elezione per esprimersi negli altri materiali classici della scultura, il marmo ed il bronzo, partiva ed arrivava sempre alla terra, a quell’argilla che unisce i nostri territori di appartenenza. Vaso sconvolto, 1980, grès, cm 27,4 x 26,8 x 19

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Grande vaso sconvolto, 1978, grès, cm 49 x 46,5 x 26,4

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Grande vaso sconvolto, 1978, grès, cm 40,3 x 40,5 x 48,4 Vasi sconvolti, 1978, grès, cm 27 x 24,5 x 13,4 e 25,4 x 25,8 x 18

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Genesi di un vaso, 1980, grès, 60 x 60 x 26,5.

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