AGRICOLTURA 5/2015

 

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NUOVO PSR

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ANNO 43 - POSTE ITALIANE s.p.a. - SPED. ABB. POSTALE – DCB CENTRALE/PT MAGAZINE AUT. 141/2004 VALIDA DALL’11/1172004 – PUBBL. MAX 50% - € 2,10 IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP, VIA ZANARDI 28 40131 BOLOGNA PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE CHE SI IMPEGNA A CORRISPONDERE IL PRESCRITTO DIRITTO POSTALE a pag. 10 N. 5 - MAGGIO 2015 RISCHIO XYLELLA Meglio giocare d’anticipo DALL’EUROPA SÌ AL PSR Nuove risorse per crescere a pag. 12 MADE IN ITALY Heracles, il naso Coop che fiuta le frodi MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA a pag. 37 SPECIALE SUINICOLTURA Più qualità contro la crisi

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itoriale MARIO MAZZOCCHI Dipartimento Scienze Statistiche “Paolo Fortunati” Università di Bologna Crisi dei consumi: primi segnali di ripresa S pesso, gli economisti si riferiscono ai primi dieci anni del secolo corrente come al “decennio perso”, caratterizzato da una crescita economica praticamente assente. La prima metà del secondo decennio ha reso quasi ottimistica tale definizione e l’acuirsi della crisi economica ha portato recentemente ad un’ulteriore, rapida erosione del benessere delle famiglie italiane, ben fotografata dai dati sui consumi. Secondo l’Istat, la famiglia media italiana spendeva nel 2000 quello che con i prezzi odierni (del 2014) corrisponderebbe a circa 2.900 euro al mese. Nel 2013 tale spesa era crollata a poco più di 2.360 euro, una perdita netta del 18%. Colpisce ancora di più osservare che nel 2007, ossia l’anno convenzionalmente considerato come l’ultimo prima della crisi, il livello della spesa era ancora di 2.731 euro. In appena 6 anni il budget famigliare si è ridotto di 370 euro al mese. Non sono ancora disponibili i dati 2014, ma i segnali dalla contabilità nazionale sembrano suggerire, se non una vera ripresa dei consumi, quanto meno un timido segnale di miglioramento. A livello aggregato, infatti, la spesa delle famiglie è aumentata dello 0,3%. Il motivo per cui questo aumento decimale nella domanda può essere interpretato con cauto ottimismo è nel fatto che nello stesso anno il Prodotto interno lordo si è ridotto dello 0,4%. Così come le dinamiche negative dei consumi si sono innestate più rapidamente di quelle produttive ad inizio crisi, gli analisti sono concordi sul fatto che la ripresa economica passi necessariamente attraverso un’inversione di tendenza nella domanda. Il termometro più immediato per valutare lo stato attuale – in assenza di dati certi sul 2015 – è quello delle dinamiche inflazionistiche, che nel breve periodo riflettono la risposta dei mercati alle fluttuazioni nei consumi. Se nel 2014 il livello dei prezzi è rimasto sostanzialmente stabile (+0,2% rispetto all’anno precedente) e si sono attraversati periodi di vera e propria deflazione, gli ultimi tre mesi (il dato di aprile è ancora provvisorio) hanno visto un lieve rialzo dei prezzi. Il settore alimentare non si sottrae a questa dinamica complessiva. La famiglia tipo del 2000 spendeva l’equivalente di 538 euro odierni al mese in prodotti alimentari destinati al consumo domestico, mentre nel 2013 tale somma si è ridotta a 462 euro, circa il 14% in meno. Per l’alimentare il calo è avvenuto quasi interamente negli ultimi sei anni, visto che la spesa equivalente del 2007 era ancora di 529 euro. Spostando la lente sull’Emilia-Romagna, se da un lato il valore assoluto dei consumi è decisamente più alto della media nazionale, l’impatto della crisi è stato avvertito in maniera analoga. Le famiglie emiliano-romagnole hanno visto il proprio budget ridursi di oltre 800 euro (quasi il 23%) tra il 2000 ed oggi, e negli anni tra il 2007 e il 2013 si è passati da una spesa media (a prezzi 2014) di 3.173 euro ad una di 2.767 euro mensili. Il settore alimentare ha mostrato però una dinamica piuttosto diversa da quella nazionale, soprattutto negli anni più recenti. Nello stesso periodo la spesa alimentare domestica si è ridotta di circa 23 euro al mese contro i 67 nazionali. Nel complesso, se da un lato è davvero troppo presto per sentirsi fuori dal “quindicennio perso”, i dati pur negativi del periodo più recente mostrano come il settore alimentare regionale abbia anticorpi relativamente più forti rispetto a quello nazionale. Mario Mazzocchi è tra gli autori del Rapporto sul sistema agroalimentare dell’Emilia-Romagna, promosso da Regione e Unioncamere. 3 MAGGIO 2015

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MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA PERIODICO DELL’ASSESSORATO AGRICOLTURA, CACCIA E PESCA SOMMARIO 03 EDITORIALE Crisi dei consumi: primi segnali di ripresa Mario Mazzocchi ANNO 43 - N. 5 - MAGGIO 2015 Reg. Trib. Bologna n. 4269 del 30-3-73 Iscrizione al ROC n. 24729 Spedizione in abb. postale - Regime libero 50% Aut. DRT/DCB/Bologna DIRETTORE Simona Caselli DIRETTORE RESPONSABILE Roberto Franchini COORDINAMENTO DELLA REDAZIONE Paola Fedriga IN REDAZIONE Antonio Apruzzese, Olga Cavina, Giancarlo Martelli REFERENTI Patrizia Alberti, Laura Banzi, Saverio Bertuzzi, Milena Breviglieri, Patrizia Cavanni, Vincenzo Di Salvo, Rossana Mari, Vittorio Marletto (Arpa-Simc), Piero Pastore Trossello, Carlo Patuelli, Paolo Pirani, Luciano Rinaldi (Crpa), Mario Savorelli (Crpv), Simona Spagnoli, Maria Cristina Zarri SEGRETERIA DI REDAZIONE Monica Cervellati Cattani RESPONSABILE DIATECA AGRICOLTURA Fabrizio Dell’Aquila REDAZIONE Regione Emilia-Romagna Direzione Agricoltura 40127 Bologna Viale della Fiera, 8 - Terza Torre Fax 051.5274577 Tel. 051.5274701 - 051.5274289 http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/ agricoltura@regione.emilia-romagna.it EDITORE CANTELLI ROTOWEB srl Via Saliceto 22/e-f - 40013 - Castel Maggiore (Bo) tel. 051.700606 - fax 051.6328090 www.cantelli.net ABBONAMENTI c/c postale n° 001023801994 c/c bancario IBAN IT-51-R-07601-02400-001023801994 Intestato a CANTELLI ROTOWEB SRL CONCESSIONARIA ESCLUSIVA PER LA PUBBLICITÀ Mondo rurale “Io amo i beni culturali”: al centro l’agricoltura Rosanna Mari 17 VALORIZZARE IL TERRITORIO Fatti 06 NUOVA PROGRAMMAZIONE/1 Psr 2014-2020: 1,2 miliardi. Sviluppo, innovazione e lavoro Paola Fedriga 19 QUI REGIONE Sisma e alluvione: c’è più tempo a cura della Redazione 21 QUI EUROPA Vino: con il 2015 stop ai diritti di impianto a cura di Carla Cavallini 09 NUOVA PROGRAMMAZIONE/2 Un’economia del bosco pienamente sostenibile a cura della Redazione Avicoltura 23 EDIZIONE 2015 Tutte le novità in mostra a Fieravicola Cristiano Riciputi 10 EMERGENZE FITOSANITARIE Xylella fastidiosa: meglio giocare d’anticipo a cura del Servizio Fitosanitario, Regione Emilia-Romagna 26 TRATTAMENTI INNOVATIVI Le alte temperature contro il pidocchio rosso Paolo Radeghieri, Fabrizio Santi, Stefano Maini, Paolo Guerra, Enrico Grilli, Gianni Conti 12 LOTTA ALLE FRODI Heracles “annusa” i prodotti per svelarne l’origine Antonio Apruzzese 14 CACCIA Doppiette più disciplinate, meno danni nei campi Claudia Resta O.P.S.A.I. S.r.l. Via Monte Rosa, 19 - 20149 Milano Tel. 02/4694949 - 48018114 e-mail: milano@opsai.com Responsabile Pubblicità e Marketing Claudio Pietraforte I testi, le notizie e le foto contenute nel presente fascicolo possono essere utilizzate solo previa autorizzazione e citando la fonte. Le fotografie e i testi, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. TIRATURA: 40.000 COPIE CHIUSO IN REDAZIONE IL 12/5/2015 IL CONTENUTO DEGLI ARTICOLI NON ESPRIME NECESSARIAMENTE LA POSIZIONE DELL’ASSESSORATO REGIONALE ALL’AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITÀ FAUNISTICO-VENATORIA Foto di copertina: Fotolia

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MAGGIO 2015 Economia 28 PIANO DI SVILUPPO Pera: nasce il maxi-polo targato Emilia-Romagna a cura della Redazione 43 Le porcilaie da ingrasso nell’area del terremoto Alessandro Gastaldo Marzia Borciani Rubriche 63 NOVITÀ DALLA RICERCA a cura di Maria Teresa Salomoni e Nicola Di Virgilio Irrigazione 46 PER UN USO SOSTENIBILE Mais: sistemi a confronto fra risparmi e praticità Ottavio Repetti 30 FORMAGGI DOP Parmigiano Reggiano, ok al piano di rilancio Giancarlo Martelli 64 IN BREVE a cura della Redazione 67 AGENDA VERDE a cura della Redazione 33 ZOOTECNIA Campionesse in passerella a Reggio Emilia Anna Mossini 50 FRUTTICOLTURA Impianto a goccia o a pioggia? Le opzioni per il meleto Stefano Anconelli, Sandro Bolognesi 68 MONDO BIO a cura di Rosa Maria Bertino 69 SPAZIO INNOVAZIONE a cura di Patrizia Alberti Fisco e previdenza 35 Al via il 730 precompilato: ecco chi può presentarlo a cura di Corrado Fusai 52 PROVE IN CAMPO Le varietà di erba medica con minor fabbisogno idrico Angelo Innocenti, Marilena Paolini 71 NEL GIARDINO a cura di Maria Teresa Salomoni e Massimo Drago SPECIALE 37 Più qualità Ricerca e sperimentazione 56 TECNOLOGIE Viticoltura di precisione: il sistema Vintage a cura del Gruppo Vintage 73 AGROMETEO a cura di William Pratizzoli 74 DALLA PARTE DEI CONSUMATORI a cura di Enrico Cinotti SUINICOLTURA contro la crisi Andrea Rossi, Kees De Roest, Andrea Bertolini, Enrica Gorlani Giacomo Petrini 58 COLTURE ORTICOLE Test varietali per cavolfiore e cavolo broccolo Silvia Paolini 40 Crollano i prezzi dopo l’embargo russo Claudio Montanari Agrobiodiversità 61 PATRIMONIO A RISCHIO Razze bovine autoctone, ricchezza da valorizzare Maria Teresa Pacchioli, Andrea Rossi, Alessio Zanon

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Fatti NUOVA PROGRAMMAZIONE/1 Sviluppo, innovazione e lavoro In arrivo i primi bandi dopo il via libera di Bruxelles. Il plafond più alto tra le Regioni del centro-nord. La parola d’ordine è: qualità PAOLA FEDRIGA C i siamo. Il Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020 può partire e con esso i primi bandi: indennità compensative per le aziende agricole che operano in aree svantaggiate e primo insediamento per i giovani. L’atteso via libera (il primo tra tutte le Regioni italiane) è arrivato con la comfort letter dell’8 maggio, con la quale la Direzione Agricoltura Ue ha trasmesso il parere positivo dei competenti servizi della Commissione. Un passaggio tecnico fondamentale che precede l’approvazione formale prevista a maggio, dopo l’adozione del nuovo Quadro finanziario europeo. «Questa è una buona giornata per l’Emilia-Romagna – ha sottolineato l’assessore all’Agricoltura Simona Caselli annunciando il sì di Bruxelles, seguito a ruota da un sms di complimenti del Ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina – entro giugno pubblicheremo i primi bandi». Il Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020 mette a disposizione 1 miliardo 190 milioni di euro di risorse pubbliche (europee, nazionali e regionali), la dotazione più alta tra tutte le Regioni del centro-nord. «Un grande strumento di sviluppo – ha sottolineato Caselli – che consentirà di movimentare, considerando anche la compartecipazione privata, investimenti per circa 2 miliardi di euro. Vogliamo competere mettendo al centro la qualità dei prodotti e dei modi di produrre. Sarà questa la nostra scelta strategica dei prossimi anni. Tra MAGGIO 2015 6 Caselli Nirmal Psr 2014-2020: 1,2 miliardi.

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i nostri obiettivi: l’internazionalizzazione delle imprese, l’innovazione, il rafforzamento delle filiere». Anche il Presidente della Regione, Stefano Bonaccini, ha voluto sottolineare l’importante risultato raggiunto. «Una grande opportunità – ha affermato – e nell’anno dell’Expo questo Psr vale doppio. La priorità delle priorità per noi è il lavoro: l’agricoltura, l’agroindustria e l’agroalimentare sono filiere che, opportunamente sostenute, potranno creare nuova e buona occupazione nei prossimi anni.». Il Piano è frutto di un lungo lavoro di consultazione e confronto che ha coinvolto più di mille portatori di interesse, iniziato durante la precedente legislatura, come ha sottolineato Caselli, ricordando il contributo del suo predecessore Tiberio Rabboni e di tutta la struttura tecnica della Regione. Un lavoro complesso che ha cercato di tenere insieme le indicazioni di Bruxelles e le esigenze di un’agricoltura tra le più avanzate d’Europa, con il record di prodotti Dop e Igp, produzioni d’eccellenza e grandi marchi dell’agroalimentare, ma caratterizzata anche da una straordinari varietà di territori e paesaggi, di biodiversità e di coltivazioni bio. Si entra dunque nel vivo e, proprio per aiutare i diretti interessati (imprenditori agricoli, confederazioni, istituzioni locali) a orientarsi al meglio nella nuova programmazione, sono stati previsti una serie di incontri sul territorio, dopo quello di Bologna del 22 maggio (vedi calendario a fianco). PSR E FONDI EUROPEI: 2,5 MLD PER IL TERRITORIO Il Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020 presenta, rispetto al precedente, un aumento della spesa pubblica di 131 milioni di euro, di cui 100 da parte della Regione Emilia-Romagna, che di fatto raddoppia il proprio stanziamento. Il via libera al Psr completa, per l’EmiliaRomagna, il quadro della programmazione europea. Complessivamente, considerando anche Fesr (ricerca e innovazione) e Fse (lavoro e formazione) le risorse a disposizione nei sette anni sono pari a circa 2,5 miliardi di euro. IL CALENDARIO DEGLI INCONTRI DATA GIOVEDIì 28 MAGGIO GIOVEDIì 28 MAGGIO MERCOLEDIì 3 GIUGNO MERCOLEDIì 3 GIUGNO MARTEDIì 9 GIUGNO MARTEDIì 9 GIUGNO VENERDIì 12 GIUGNO VENERDIì 12 GIUGNO ORE PROVINCIA SALA Congressi Correggio 10:00 REGGIO-EMILIA Sala Remilia Hotel, via Danubio 7 15:30 MODENA Sala Mazzoni – UNAHOTEL via Luigi Settembrini 10 Baggiovara, Modena Sala Rotonda – via Bologna 534 Chiesol del Fosso, Ferrara Sala Zanelli via Risorgimento 3, Faenza Sala Marvelli via Dario Campana 64, Rimini Sala Europa, via Dismano 3845 Cesena-Fiere Sala B, via Tirotti 11 Expo Piacenza Sala Venere Hotel Parma e Congressi via Emilia Ovest 281/A, Parma 10:00 FERRARA 15:30 RAVENNA 10:00 RIMINI 15:30 FORLIì-CESENA 10:00 PIACENZA Competitività e redditività Tre i macro obiettivi individuati dal nuovo Psr: la competitività delle imprese, la salvaguardia 15:30 PARMA dell’ambiente e delle risorse naturali, lo sviluppo e i servizi per le comunità rurali. Oltre il 43,4% del totale dei finanziamenti, pari a 515,7 milioni di euro, è destinato a sostenere la competitività, a stabilizzare e aumentare la redditività delle imprese agricole, elemento fondamentale perché un’agricoltura possa definirsi pienamente sostenibile anche da un punto di vista sociale. Le azioni si concentreranno prevalentemente sull’ammodernamento dei processi produttivi, il sostegno alle produzioni di qualità, la diversificazione dell’attività agricola. Una corsia privilegiata sarà destinata alle reti di imprese “dalla terra alla tavola” e alle forme di agricoltura organizzata, per ridurre i costi e fare sistema. Complessivamente si prevede di finanziare 5mila progetti di investimento. Tra gli strumenti della competitività, anche il ricambio generazionale, ancora una questione L’assessore Caselli e il presidente Bonaccini durante la presentazione del nuovo Psr 7 MAGGIO 2015 Graziani

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Fatti NUOVA PROGRAMMAZIONE/1 L’obiettivo è intervenire su 230mila ettari, realizzando buone pratiche ambientali, rafforzando il biologico e la produzione integrata. Ver«Un importante risultato, frutto del lavoro di squadra tra l’assessorato regionale ranno finanziati 1.000 proall’Agricoltura e la Consulta agricola.» Così si è espresso, subito dopo la notizia getti di investimento. del sì di Bruxelles, Agrinsieme, il coordinamento di Confagricoltura, Cia, FedagriL’agricoltura, insomma, come Confcooperative, Agci-Agrital e Legacoop alimentare, che sottolinea l’urgenza strumento di difesa dell’amdi attivare misure per generare reddito e nuova occupazione. Tra queste «giovani biente e del territorio. Anche agricoltori al primo insediamento, le indennità di compensazione e le altre misue soprattutto nelle aree più re di accompagnamento, incluse quelle agroambientali». Soddisfazione è stata fragili. espressa anche da Coldiretti Emilia-Romagna per il risultato ottenuto dalla RegioComplessivamente per sostene che è riuscita ad essere nel primo gruppo di Regioni ad avere approvato il Psr. Tutto ciò favorisce la continuità tra vecchio e nuovo Psr». Anche per Coldiretti tra nere lo sviluppo delle comule priorità da affrontare ci sono giovani e montagna. nità rurali sono previsti 139,8 Un giudizio positivo sul Psr dell’Emilia-Romagna era già arrivato nelle scorse settimilioni di euro (l’11,7% del mane dal commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, in risposta a un’intertotale). Tra gli investimenrogazione dei parlamentari del Movimento Cinque stelle. Hogan aveva tra l’altro ti più significativi quello per parlato di un Programma che «contempla il bilanciamento dei fabbisogni di uno lo sviluppo della banda larga dei più avanzati settori agroindustriali e agricoli in Italia e in Europa» e che presene ultralarga con 51,5 miliota, per quanto riguarda gli aspetti ambientali, un «set di indicatori ben articolani di euro che serviranno a to che durante la consultazione tra i Servizi della Commissione è stato segnalato garantire collegamenti efficome un possibile caso di best practice». cienti anche a chi vive nelle aree collinari e appenniniche: irrisolta dell’agricoltura nazionale. In Emilia- e-commerce, ma anche postazioni internet e Romagna solo il 7,6% dei conduttori è under strumentazioni telematiche nelle scuole e nelle principali istituzioni culturali. 40, mentre il 44,3% ha più di 65 anni. Il precedente Psr ha sostenuto l’ingresso di Tra le novità di questa programmazione anche 1.675 neo imprenditori agricoli. Ora il nuovo la realizzazione di un polo socio-assistenziale Programma rilancia, ritagliando a favore dei in tutti i distretti sanitari della montagna. giovani risorse per 128 milioni di euro: primo Ancora: nei prossimi sette anni il programma insediamento con premi di 30mila euro che Leader potrà contare su una dotazione di 66,4 potranno salire a 50mila nelle zone sottoposte milioni di euro. L’80% di queste risorse ana vincoli naturali o di altro tipo, ma anche una dranno alla montagna, una priorità trasversale ai diversi settori di intervento con 16 operapriorità di accesso in tutte le misure. zioni dedicate e punteggi aggiuntivi, a parità di condizioni di accesso, nei diversi bandi. Un Ambiente al centro mix che potrebbe convogliare verso l’agricolPer ridurre l’impatto delle attività agricole, tura appenninica il 38% di tutte le risorse del contrastare il cambiamento climatico, tutela- Psr. re la biodiversità, l’acqua e il suolo la Regio- Infine l’innovazione. Anch’essa un obiettivo ne ha inoltre scelto di destinare all’ambiente di sistema, che potrà contare su 93 milioni di 509,3 milioni di euro, il 42,8% del totale. euro: informazione e formazione (per una platea di 19mila soggetti), assistenza tecnica, ma anche trasferimento tecnologico alle aziende, IL NUOVO PSR IN PILLOLE messa a punto di innovazioni di processo e di prodotto. In particolare 50 milioni di euro sat$0.1&5*5*7*5®%&--&*.13&4&515,7 milioni ranno destinati a finanziare 116 progetti dei t".#*&/5& 509,3 milioni Gruppi operativi per l’innovazione, forme di t47*-6110-0$"-& 139,8 milioni partenariato tra aziende agricole e mondo delt"44*45&/;"5&$/*$" 24,8 milioni la ricerca che rappresentano un’altra novità t13*03*5® 6 di questa programmazione. Alla realizzazione t'0$64"3&" 16 di attività di supporto all’attuazione del Programma (sviluppo software, monitoraggio e t01&3";*0/* 66 valutazione) vanno risorse per 24,8 milioni. I GIUDIZI DEL MONDO AGRICOLO E DEL COMMISSARIO UE PHIL HOGAN 8 MAGGIO 2015

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Fatti NUOVA PROGRAMMAZIONE/2 Un’economia del bosco pienamente sostenibile metta a repentaglio la risorsa e le funzioni che essa svolge per l’ecosistema ci sono tutte, se si pensa che negli ultimi decenni i tagli di legname in Emilia-Romagna sono stati nettamente inferiori all’incremento annuo di massa legnosa, al netto della crescita che comunque si è verificata tra il 2002 e il 2012 (+25%). Le altre voci di un’economia del bosco pienamente sostenibile sono legate soprattutto al turismo e ai prodotti del sottobosco. Un dato: il valore economico dei soli tesserini venduti per la raccolta dei funghi può arrivare fino a 1,5 milioni di euro all’anno. Gli strumenti che il Piano forestale prevede per le oltre 2.500 aziende agroforestali sono diversi: - incentivi per l’acquisto di attrezzature per la lavorazione del bosco e del legno; - aiuti per estendere e migliorare la superficie forestale (nuovi impianti dunque, ma anche pioppicoltura); - assistenza tecnica e formazione. Sul fronte idrogeologico invece verrà proseguita e rafforzata l’azione a difesa del territorio. Legalità, trasparenza e sostenibilità sono le parole chiave della nuova economia del bosco. Tra i prossimi step della Regione vi è l’istituzione dell’albo delle imprese forestali e l’aggiornamento del regolamento forestale (Pmpf) che permetteranno di informatizzare e semplificare le procedure autorizzative. Insomma facilitare le attività in bosco e sapere, in tempo reale, chi taglia, dove taglia e quanto taglia. Per garantire quella tracciabilità, richiesta anche dalla Ue, delle risorse forestali e contrastare un’economia sommersa del “taglio del bosco” che negli ultimi anni si è andata manifestando anche in Emilia-Romagna con problemi sul fronte della sicurezza, ma anche della qualità degli interventi realizzati. Info: ambiente.regione.emilia-romagna.it/parchinatura2000/pfr2014-2020 9 A cura della REDAZIONE Ai blocchi di partenza il nuovo Piano forestale 2014-2020. Uno strumento che si affianca al Psr per governare una risorsa fondamentale dal punto di vista ambientale U na grande risorsa ecologica e di difesa contro il dissesto del territorio, che può essere anche un’interessante fonte di reddito per chi vive e lavora nelle aree montane. Nasce con l’obiettivo di rilanciare il duplice ruolo ambientale ed economico del bosco il Piano forestale 2014-2020 della Regione EmiliaRomagna, lo strumento che, in sinergia con il Psr, definisce le strategie di gestione del patrimonio forestale regionale. «Il bosco è una risorsa preziosa per il territorio e può diventare anche uno strumento di crescita dell’economia: il nuovo Piano forestale va in questa direzione», ha sottolineato l’assessore regionale all’Ambiente e difesa del suolo Paola Gazzolo. «Un’opportunità di diversificazione del reddito per le aziende agricole», per l’assessore all’Agricoltura Simona Caselli. Approvato dalla Giunta regionale, ora il Piano è a disposizione per il consueto periodo di osservazioni (60 giorni), che terminerà il prossimo 4 luglio. Successivamente l’esame dell’Assemblea legislativa per il definitivo via libera. A disposizione, da qui al 2020, ci sono risorse significative: 62 milioni di euro dal Psr e 15 milioni dalla tariffa idrica regionale (una scelta della Regione legata al riconoscimento dell’importanza dei boschi per la tutela della qualità delle acque). Considerando anche le risorse del bilancio regionale, nei sette anni si raggiunge una cifra intorno agli 82 milioni di euro. Il 30% è in aziende agricole Si calcola che su una superficie forestale di 611mila ettari, in Emilia-Romagna il 70% abbia attitudini produttive e il 30% sia gestito da aziende agricole. Parliamo soprattutto di uso energetico per riscaldamento, sia privato che per scuole e uffici, grazie a piccoli impianti a biomasse, ma anche di industria del legno e dei derivati (per lo più pannelli e truciolati). Le condizioni per un utilizzo che non MAGGIO 2015

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Fatti EMERGENZE FITOSANITARIE Xylella fastidiosa: meglio giocare d’anticipo Diverse sono le colture che possono essere attaccate dal batterio, come pesco, susino e vite. Come agisce in Emilia-Romagna la rete di rilevamento di eventuali focolai A cura del SERVIZIO FITOSANITARIO, Regione Emilia-Romagna L o scorso 2 aprile la Francia ha imposto con decreto l’embargo su ben 102 specie sensibili a Xylella fastidiosa provenienti da Paesi terzi dove il batterio è presente ma anche da “zone delimitate” per X. fastidiosa all’interno dell’Ue. Bruxelles ha recentemente annunciato misure rafforzate per prevenire l’ulteriore introduzione e diffusione nell’Unione di X. fastidiosa: in particolare condizioni rigorose per l’entrata di piante a rischio e, nel caso di nuovi focolai, la rimozione e distruzione  di tutte le piante infette e di quelle ospiti nell’arco di 100 metri, anche se in buono stato. Intanto il Governo italiano ha varato un decreto legge che fra l’altro stabilisce l’attivazione di un Fondo di solidarietà e uno stanziamento  di 11 milioni di euro per i primi interventi compensativi a favore dei produttori. Non va sottovalutato l’impatto che il batterio potrebbe avere su altre colture e territori. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), incaricata dal 2013 di studiare la situa- zione Xylella su richiesta della Commissione europea, oltre ad alcuni documenti scientifici utili all’attività legislativa e all’efficace gestione del rischio fitosanitario, ha pubblicato una lunga lista delle piante ospiti, sino a oggi note, del batterio. Tra le specie a rischio Xylella, oltre a molte piante ornamentali ed essenze forestali, ve ne sono alcune di interesse agrario particolarmente significative per l’agricoltura dell’Emilia-Romagna. Per questo occorre vigilare con la massima attenzione per evitare che il batterio sia introdotto e si possa diffondere nel nostro territorio con conseguenze difficilmente prevedibili. L’organismo nocivo Xylella fastidiosa è un batterio noto, da lungo tempo associato a sintomi di deperimenti della vite (malattia di Pierce). La sua presenza, registrata per molti anni solo nelle Americhe, ha erroneamente fatto ritenere che si trattasse di un organismo poco invasivo. Questa convinMAGGIO 2015 10 Bugiani

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zione del resto è sostenuta dalla lunga sopravvivenza e dalla lenta moltiplicazione endofita dell’organismo nella pianta ospite, spesso non sintomatica. Tuttavia, l’ampio spettro di potenziali insetti vettori (Cicadellidi e Cercopidi, in particolare), l’interazione con l’ambiente – il clima soprattutto – e le numerose piante ospiti hanno indotto a concludere che questo organismo costituisce un serio rischio per l’Europa. Risulta infatti difficile impedirne l’introduzione in nuovi areali e ancora più difficile tenerlo sotto controllo dopo il suo insediamento. A oggi si conoscono quattro tipi di Xylella fastidiosa responsabili di malattia in più di 150 piante ospiti differenti, coltivate e spontanee. Le specie vegetali di maggiore interesse perché la storia, anche recente, della malattia le ha viste pesantemente colpite sono: vite, pesco, agrumi (arancio dolce, in particolare), caffè e olivo. Xylella fastidiosa è incluso nell’elenco degli organismi nocivi da quarantena per l’Unione europea (direttiva del Consiglio 2000/29/CE) ed è da considerarsi un’emergenza fitosanitaria per i Paesi ancora indenni. IL SISTEMA DI PREVENZIONE E CONTROLLO Ecco le azioni già intraprese e quelle che dovranno essere realizzate con il coordinamento del Servizio fitosanitario e il coinvolgimento dei tecnici di produzione integrata, dei Consorzi Fitosanitari provinciali e di altri soggetti esterni all’Ente per garantire il massimo controllo del territorio e gestire eventuali focolai. Mappatura e sorveglianza: individuazione delle aree della regione potenzialmente a rischio per clima e vettori e monitoraggio delle piante ospiti presenti; Ispezioni nei vivai ornamentali: controlli delle piante prodotte in territori a rischio, italiani e non. Verifica della presenza di forti infestazioni di insetti potenziali vettori; Rilievi nelle aree attorno ai vivai, non solo ornamentali, ritenuti a rischio: verifica della presenza di forti infestazioni di insetti potenziali vettori; Monitoraggi su pesco, susino e vite: i controlli periodici già previsti sugli impianti di vite per flavescenza dorata e sugli impianti di pesco, susino e altre drupacee per Sharka saranno integrati da indagini per la ricerca di X. fastidiosa; Aree forestali e verde urbano: indagini da realizzare con la collaborazione del Corpo forestale dello Stato e delle Amministrazioni comunali; Analisi di campioni di piante e riconoscimento insetti: il Servizio fitosanitario ha un servizio di supporto diagnostico interno e un servizio di ricevimento campioni aperto al pubblico; quest’ultimo è spesso stato utile per intercettare casi di malattia, altrimenti non individuabili in tempi rapidi; Piano di comunicazione: attraverso il sito web del Servizio fitosanitario, diffusione di materiale divulgativo, incontri a tema e formazione continua di ispettori, rilevatori e tecnici di produzione integrata; Ricerca: acquisizione di nuove conoscenze sul patogeno per la sua gestione nei nostri ambienti; Predisposizione di linee guida per la prevenzione: raccomandazioni, rivolte a tecnici e agricoltori, che integrino strategie già collaudate. La situazione in regione Considerato che fra le piante ospiti di X. fastidiosa, oltre all’olivo, ve ne sono altre particolarmente rilevanti per l’agricoltura regionale – quali pesco, susino e vite – si può ben immaginare l’impatto economico che può avere l’introduzione di questo batterio in Emilia-Romagna. Senza trascurare alcune specie forestali e ornamentali riconosciute ospiti del patogeno, a rendere il quadro ancor più preoccupante si aggiungono le piante introdotte e trattate a livello vivaistico. Per quanto riguarda le colture a rischio, va detto che l’Emilia-Romagna vanta un’efficiente rete tecnica di supporto alle aziende che garantisce un controllo capillare del territorio e, se correttamente guidata, può fungere da sistema di rilevamento per eventuali focolai iniziali della batteriosi. Sussiste comunque anche il rischio che il batterio, una volta introdotto, possa insediarsi e riprodursi nella vegetazione spontanea e di qui disseminarsi poi in aree più vaste. Questo rischio è presente nelle aree in cui vi sono non solo le piante ospiti, coltivate e spontanee, ma anche i vettori. Individuare e monitorare queste aree è una delle azioni prioritarie per affrontare il problema ed evitare possibili scoppi epidemici della batteriosi. Nel 2014, in applicazione della normativa italiana, il Servizio fitosanitario della Regione MAGGIO 2015 Emilia-Romagna ha effettuato diversi controlli nei vivai che producono/commercializzano piante ornamentali, acquisendo i dati relativi all’origine/provenienza delle piante. Fra le specie vegetali a rischio, per il controllo sintomatico sono state scelte olivo (Olea sp.), oleandro (Nerium sp.), quercia (Quercus spp.) e vinca (Vinca spp.). Parallelamente, nel corso dell’anno sono stati effettuati sopralluoghi in alcune aziende agricole e giardini privati che avevano segnalato al Servizio fitosanitario problemi di disseccamenti non riferibili a patogeni e parassiti comuni su piante di olivo, vite, pesco, albicocco e leccio. Tutti i campioni raccolti e analizzati per la ricerca di X. fastidiosa e dei possibili insetti vettori hanno avuto esito negativo. Recentemente, ad inizio 2015, X. fastidiosa è stata intercettata su alcune piante di caffè introdotte in Emilia-Romagna e Lombardia. Accertamenti sull’origine dell’infezione e sull’entità della potenziale disseminazione del batterio sono tuttora in corso. 11

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Fatti LOTTA ALLE FRODI Coop Italia Heracles “annusa” i prodotti per svelarne l’origine ANTONIO APRUZZESE Nei laboratori di Coop Italia un “naso” elettronico analizza i composti volatili per risalire alla provenienza geografica dei cibi. Al via i test sull’olio extravergine di oliva S Nella foto in alto: HeraclesII 12 i alza sempre di più l’asticella della lotta alle frodi alimentari. Risalire all’origine dei prodotti in commercio è un passaggio fondamentale. Dove l’analisi genetica non è percorribile o non è decisiva (perché, ad esempio, il Dna non è estraibile o non è sempre correlabile a una precisa area geografica), scendono in campo apparecchiature sempre più sofisticate che prendono in considerazione le caratteristiche pedoclimatiche che legano in modo indiscutibile un pomodoro o un formaggio a un dato territorio. Da circa due anni il laboratorio di Coop Italia a Casalecchio di Reno (Bo) sta testando le potenzialità HeraclesII, un “naso” elettronico di costruzione francese che è in grado di tracciare un profilo globale dei composti volatili di un prodotto, ricostruendo la sua impronta digitale aromatica (fingerprinting). I composti volatili sono quelle molecole che, appunto, si volatilizzano facilmente a temperatura ambiente o con un leggero riscaldamento e, quindi, sono responsabili dell’odore e sapore dei cibi che poi vengono colti dai “sensi chimici” come olfatto e gusto. Questa analisi produce di fatto una fotografia del prodotto e permette di risalire alla sua origine, impedendo che sugli scaffali finiscano prodotti che non contengano quanto, invece, dichiarato in etichetta. In parole povere uno strumento a difesa del made in Italy. Dopo lo start up, le prime prove Dopo una fase di start up, è iniziato il lavoro di implementazione della macchina attraverso modelli statistici per l’identificazione geografica dei prodotti. Una prima sperimentazione ha riguardato l’olio con responsi confortanti; infatti nel confronto dei risultati di HeraclesII con i dati di tracciabilità e con le analisi di legge, il prodotto a marchio Coop è risultato del tutto conforme. HeraclesII può ora lavorare a regime proprio sull’olio in una stagione particolarmente diffiMAGGIO 2015

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cile a causa del batterio Xylella che ha falcidiato la produzione e gli ulivi, soprattutto in Salento (vedi articolo in questo numero a pag 9-10). Con il rischio di trovare negli scaffali olio italiano che tale non è. Del resto l’olio extravergine di oliva è uno dei prodotti più frodati per il suo valore commerciale. Si bleffa sull’origine e sull’impiego di miscele non autorizzate. L’approccio finora è sempre stato di tipo chimico e sensoriale – qui il Dna non sarebbe discriminante – ma la criminalità fa ricorso a tecniche che si sono evolute rapidamente. Per questo il passaggio da analisi di tipo convenzionale (basate, ad esempio, sull’analisi delle componenti lipidiche o delle caratteristiche spettrofotometriche) ad approcci multidisciplinari e sinergici come appunto la caratterizzazione aromatica dei prodotti. Le scorte di olio della campagna 2013-2014 sono al lumicino e per quanto riguarda la stagione 2014/2015 – dicono i responsabili di Coop Italia – non sarà possibile predisporre forniture a lungo termine, ad esempio, di Dop ligure per la penuria di olive taggiasche o di prodotto toscano. Per i consumatori saranno comunque disponibili partite di olio extravergine italiano, che si otterranno da un controllo aggiuntivo effettuato con HeraclesII: si tratterà di miscele di oli pugliesi, calabresi e siciliani provenienti dai fornitori di prodotto a marchio Coop (Monini, Montalbano e Farchioni). Ricordiamo che solo nel 2014 Coop ha distribuito nei suoi punti vendita oltre otto milioni di olio extravergine italiano, con circa 2 milioni e 200mila litri di olio extravergine comunitario e un milione e mezzo di olio di oliva. nario per i prodotti a marchio Coop a cui si affiancano controlli sugli altri oli dell’assortimento aziendale. Quando le caratteristiche di un olio non passano all’implacabile giudizio di HeraclesII Coop Italia, non ci si ferma comunque al responso della macchina: attraverso la sua rete interna vengono infatti attivati altri approfondimenti e controlli documentali (tracciabilità), nonché ulteriori analisi o addirittura verifiche lungo la filiera di produzione. Alla fine di questo percorso si valutano quali decisioni assumere fino alla rimozione del prodotto dalla vendita. L’olio costituisce il primo banco di prova per HeraclesII ma non si esclude di sottoporre a questa indagine anche altre matrici. Una scelta aziendale che sarà influenzata certamente dal valore economico di un prodotto, dall’esistenza di frodi in commercio e dalla presenza di referenze a marchio che potrebbero subire un danno commerciale e di immagine. Ma soprattutto sarà decisiva la capacità aromatica di un prodotto: il caffè, ad esempio, è fra i più probabili candidati per il naso di HeraclesII. Foto in basso: si preparano i campioni per HeraclesII I CONTROLLI QUALITÀ COOP Coop Italia svolge innumerevoli controlli su prodotti a marchio e su quelli non a marchio (progetto Qualità rete). Oltre al citato laboratorio di Casalecchio, coordinato dal dott. Martino Barbanera, l’azienda si appoggia a una cinquantina di laboratori privati sul territorio nazionale che rispondono ai criteri di selezione e qualità Coop. Nel 2014 sono state svolte oltre 120mila analisi su 257 referenze di carne e pesce e poco meno di 170mila sull’ortofrutta. Quasi 26mila invece le indagini su prodotti non a marchio. L’analisi sul Dna mantiene comunque una sua validità per una gran parte di importanti generi alimentari, soprattutto per la filiera ittica e delle carni. Dal 2005 Coop ricorre a questa metodologia per rivelare frodi: le tecniche e le conoscenze in materia hanno consentito di affrontare alcune crisi in modo tempestivo come quella della carne equina nel 2013, impiegata in preparati a base di carne bovina. In quell’occasione furono analizzati 340 prodotti. La mappatura del profilo-tipo HeraclesII è stata acquistata a metà del 2013 (anche l’Università di Bologna possiede la stessa attrezzatura). La macchina è stata “addestrata” con centinaia di prototipi di oli nazionali, mediterraneo e Dop, suddivisi per tipologia e origine, costruendo un archivio che comprende la produzione più significativa di questo prodotto. Si procede all’analisi riscaldando i campioni per far liberare i composti volatili – una parte di questi composti (5ml) – di gran lunga superiore a quella dei tradizionali gascromatografi (questo il nome delle macchine che sfruttano questa tecnologia). A quel punto i campioni vengono sottoposti al giudizio di HeraclesII che rilascia una mappatura tipica del prodotto, che confrontata al profilo standard riesce a evidenziare eventuali difformità. Lo schema dei controlli prevede un piano routiMAGGIO 2015 Coop Italia 13

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Fatti CACCIA Doppiette più disciplinate, meno danni nei campi Calano le più gravi infrazioni, indice di una maggior responsabilità e rispetto per l’ambiente, cresce il ricorso alle guardie volontarie. Vent’anni di vigilanza in un volume CLAUDIA RESTA Servizio Territorio Rurale ed Attività Faunistico-Venatorie Regione Emilia-Romagna C acciatori più responsabili e più rispettosi delle proprietà altrui e dell’ambiente. È il quadro di sintesi che emerge da uno studio sulla vigilanza venatoria dal 1994 al 2013 realizzato dal Servizio territorio rurale e attività faunistico-venatorie della Regione Emilia-Romagna, primo volume di una nuova collana di pubblicazioni – i “Quaderni di caccia” – dedicate al settore. Prevista dalla Legge nazionale n. 157/92 e regolamentata sul territorio emiliano-romagnolo dalla Legge regionale n. 8/94 e dalla Direttiva regionale n. 980/2008, la vigilanza venatoria viene svolta dal personale dipendente di enti pubblici (Polizia provinciale, Corpo forestale dello Stato, agenti dei parchi nazionali e regionali) e da quello volontario che opera sotto il coordinamento della Provincia. Ogni anno, al termine della stagione di caccia, il Servizio regionale raccoglie dalle Province dei rapporti informativi sull’attività del personale di vigilanza, sulle varie fattispecie di illeciti commessi e sulle sanzioni amministrative applicate ai cacciatori. I dati vengono poi trasmessi al Ministero delle Politiche agricole. Va sottolineato che fornire i dati al Mipaaf e, suo tramite, alla Commissione europea, non è solo un obbligo di legge: è anche uno strumento utile per la gestione venatoria in stretto legame con le funzioni di programmazione e di gestione faunistica. In questo senso va dato rilievo alla presenza della vigilanza venatoria diffusa sul territorio che, oltre alla sorveglianza e alla garanzia della corretta applicazione della normativa, costituisce un costante riferimento, fornendo supporto e assistenza apprezzate da tutti gli operatori. Una pubblicazione consultabile on line La pubblicazione di cui sopra – versione cartacea dell’edizione consultabile sul sito web della Regione Emilia-Romagna (agricoltura.regione.emilia-romagna.it/caccia/doc/pubblicazioni) – prende in esame i dati a partire dalla stagione venatoria 1994-95 e focalizza l’attenzione sull’evoluzione nel tempo delle principali variabili: sanzioni e illeciti, distinti per tipologia e Provincia, verbali, distinti in base all’ente d’appartenenza del personale che li ha compilati e per Provincia, personale di vigilanza e guardie volontarie, distinti per ente d’appartenenza e Provincia. Il primo dato che emerge con assoluta evidenMAGGIO 2015 14 metroweb

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za, esaminando l’andamento delle sanzioni e dei verbali, è il picco che questi due parametri presentano nelle tre stagioni venatorie 2009-2010, 2010-2011 e 2011-2012: tale fenomeno è da correlarsi con l’emanazione della Legge regionale n. 1/2009, che ha introdotto sanzioni per i cacciatori che, al termine della stagione venatoria, non riconsegnano il tesserino regionale di caccia. Per quanto riguarda la tipologia delle sanzioni, predominano quelle per infrazioni alle leggi regionali, seguite dalle sanzioni amministrative previste dalla Legge nazionale n. 157/92, mentre le sanzioni penali a norma della stessa legge si sono progressivamente ridotte, evidenziando un maggiore senso di responsabilità da parte dei cacciatori. La maggior parte dei verbali, in media l’80%, è redatta dal personale appartenente agli enti pubblici; seguono, per numero di verbali, le guardie volontarie appartenenti alle principali associazioni venatorie (Federcaccia, ArciCaccia, EnalCaccia, ecc.). La quota più alta di illeciti rilevati è rappresentata dai “comportamenti venatori non corretti”, che rappresentano in media il 59%. Un altro dato interessante è l’andamento dei “danni alle colture agricole”, che da un peso percentuale del 14% nella prima stagione venatoria esaminata, quella 1994-95, scende al 2% in quella 201213. Così pure i danni all’interno degli Ambiti territoriali di caccia (Atc) passano dal 13% nella stagione 1994-95 al 2% nell’ultima stagione considerata. SANZIONI E VERBALI: ECCO UNA MINIGUIDA La legge statale sull’attività venatoria (n. 157/92) prevede che le violazioni della normativa in materia di caccia siano punite con tre diverse tipologie di sanzioni: quelle penali, stabilite dall’art. 30, come l’arresto e/o l’ammenda da una cifra minima ad una massima; sanzioni amministrative di tipo pecuniario, sancite dall’art. 31, che consistono nel pagamento di una somma non inferiore e non superiore ad un tetto stabilito per legge; infine sanzioni amministrative accessorie, individuate dall’art. 32. Qualche esempio: l’esercizio della caccia con mezzi vietati o senza il possesso della licenza prevede sanzioni di tipo penale, mentre andare a caccia senza aver effettuato il versamento delle tasse di concessione governativa o regionale comporta il pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria. Le sanzioni accessorie invece, tra le quali rientrano la sospensione, la revoca o l’esclusione definitiva della licenza di porto di fucile da caccia, possono essere disposte in determinati casi dall’autorità amministrativa in aggiunta a quelle penali. Sono inoltre previste sanzioni amministrative sia pecuniarie che accessorie per infrazioni alla legge regionale sulla caccia (n. 8/94); ad esempio la mancata riconsegna del tesserino di caccia entro il termine previsto o la mancata compilazione in ogni sua parte comportano una sanzione amministrativa per infrazione della legge regionale. Il ruolo delle associazioni dei cacciatori Nell’ambito del personale volontario che effettua vigilanza venatoria si riscontra una rilevante presenza delle guardie appartenenti alle associazioni venatorie, che rappresentano in media il 47% del totale, seguita dalle guardie eco-zoofile; queste ultime, inoltre, registrano il maggiore aumento numerico dalla prima all’ultima stagione venatoria esaminata, passando dal 29% al 42% sul totale. Minore peso hanno invece le guardie delle associazioni ambientali e agricole, il cui andamento appare tuttavia in crescita. Peraltro solo dalla stagione venatoria 1999-2000 compaiono volontari di associazioni agricole. Nel corso degli anni il numero complessivo del personale di vigilanza si mantiene pressochè costante, ma il dato che emerge con assoluta evidenza è la progressiva contrazione della vigilanza d’istituto, ossia dipendente degli enti pubblici preposti, compensata appunto da un sempre maggior ricorso all’impiego di guardie volontarie, che passano dal 59% del MAGGIO 2015 personale totale impiegato nella stagione venatoria 1994-95 all’88% nella stagione 2012-13. Proprio per regolamentare questo significativo ricorso al volontariato nella vigilanza venatoria, la Regione Emilia-Romagna ha emanato la direttiva n. 980/2008 che disciplina il coordinamento da parte della Provincia delle guardie volontarie sul territorio, tramite l’adozione di regolamenti provinciali che anche le Guardie ecologiche volontarie devono rispettare. Le Province con maggiore presenza di volontari sono Bologna e Reggio Emilia. In conclusione si riscontra un impegno sempre più consistente da parte del volontariato, che testimonia una crescente esigenza d’attenzione del cittadino verso l’ambiente. Vigilanza venatoria in Emilia-Romagna: evoluzione di alcune tipologie di illleciti (1994/95-2012/13) 15

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