Ente per la gestione per i parchi e la biodiversità Emilia Orientale

 

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Bilancio sociale 2014

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2014 bilancio sociale

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Parco Corno alle Scale Parco dell’Abbazia di Monteveglio Parco Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa Parco dei Laghi di Suviana e Brasimone Parco Storico di Monte Sole Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità – Emilia Orientale Sede legale: Piazza XX Settembre, 1 – 40043 Marzabotto (Bo) Presidenza e Sede Amministrativa: via Abbazia, 28 – 40053 loc. Monteveglio, Valsamoggia (Bo) tel. 051.6701044 – 051.6254811 fax 051.3513872 Immagine di copertina: Gabriele Baldazzi FORESTE AMMINISTRATE Provenienza delle fibre da foreste a coltivazione integrata, che prevede il taglio controllato e l’obbligo di riforestazione.

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Indice Gli obiettivi del Bilancio Sociale e nota metodologica Perché un bilancio sociale L’ambiente, la cultura, il turismo e la green economy “Anno nuovo vita nuova” CAPITOLO 1 L’Ente, la sua identità e organizzazione 1.1 Storia e caratteristiche dell’Ente Carta d’identità dell’Ente La rete Natura 2000 La mission: tra Natura e Cultura Valori a cui ci riferiamo (MJTUSVNFOUJQJBOJlDB[JPOFFQSPNP[JPOF La funzione e la governance Organizzazione dell’Ente Il bilancio dell’Ente in ottica di responsabilità sociale 2 3 4 9 11 12 15 17 20 24 25 27 30 31 1.2 1.3 1.4 1.5 1.6 1.7 CAPITOLO 2 Gli ambiti di riferimento della Macroarea 2.1 2.2 2.3 Il Patrimonio naturale e culturale Il contesto sociale e gli stakeholder Il contesto economico Parchi nel Cuore 35 36 38 40 43 CAPITOLO 3 Presente e futuro: Parchi socialmente utili 3.1 3.2 3.3 3.4 3.5 3.6 3.7 Lavori in corso: progetti e attività CBQJSFFRVBOUJlDBSFJ4FSWJ[JFDPTJTUFNJDJ Green economy e Aree protette Attorno al Parco e al “valore Natura” Le relazioni da sviluppare: azione locale, pensiero globale Gli obiettivi strategici nel prossimo periodo 58 Le criticità e le opportunità Nuovi paradigmi e funzioni per le Aree protette 49 50 51 52 55 57 61 62 APPENDICE 1BSPMFDIJBWF QPTTJCJMJEFlOJ[JPOJ BMDVOJSJGFSJNFOUJx Il GIAPP e la pianura Le Comunità del Parco 64 66 67 Crediti Il presente documento è stato predisposto da David Bianco, Responsabile del Servizio Biodiversità dell’Ente, su proposta e grazie ai suggerimenti e stimoli del Presidente Sandro Ceccoli e del Direttore Massimo Rossi; informazioni e dati sono stati reperiti in documenti VGlDJBMJ di Regione, Provincia, Istat e dai Responsabili di altri Servizi dell’Ente che hanno contribuito anche con proposte gestionali. Trattandosi di un Documento preliminare che si è inteso predisporre al lOF di arrivare alla stesura di un Bilancio sociale rispettoso degli standard tipici del settore pubblico, si sottolinea come sia necessario intendere il Bilancio sociale (BS) in un’ottica di vero processo che coinvolge gli attori del territorio. Molti punti e argomenti accennati dal presente report dovranno dunque essere discussi e approfonditi con i portatori di interesse nelle successive fasi di questo progetto dell’Ente. La raccolta delle informazioni si è basata su documenti e banche dati interne o pubblicazioni e dati di altre amministrazioni pubbliche, in particolare dal sito della Regione Emilia-Romagna ErmesAmbiente. *NNBHJOJGPUPHSBlDIF(BCSJFMF#BMEB[[JFrancesco Grazioli; Daria Victorini; Archivio Ente, 123rf.com. 1

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Gli Obiettivi del Bilancio Sociale e nota metodologica Federparchi promuove da anni presso i propri soci la cultura della responsabilità sociale e la rendicontazione di sostenibilità, occasioni per misurare e comunicare il valore prodotto dai Parchi a beneficio delle proprie comunità e del sistema Paese, nelle tre dimensioni naturalistica e ambientale, sociale e culturale, di sviluppo economico responsabile e sostenibile. Il nostro Ente ha apprezzato tale lavoro e facendo riferimento a questo importante stimolo ha inteso avviare il processo di “rendicontazione sociale” nel forte coinvincimento dell’esigenza di “rendersi conto per rendere conto”, come proposto dalla Federazione delle Aree protette. Predisporre il Bilancio Sociale (BS) significa: verificare la coerenza di scelte e attività con le proprie finalità istituzionali; rendere conto in modo trasparente dell’efficienza e dell’attenzione nell’uso delle risorse; ispirare la propria cultura organizzativa alla verifica continua e partecipata degli effetti dell’azione; valutare la performance e accrescere la condivisi ne e il dialogo costruttivo all’interno dell’Ente e con i propri stakeholder. Nel predisporre questo primo e preliminare documento si è fatto riferimento principalmente al testo “IL BILANCIO SOCIALE – STANDARD. La rendicontazione sociale nel settore pubblico”, a cura dell’Associazione nazionale per la ricerca scientifica sul Bilancio Sociale edito da Giuffrè Editore. Va precisato che il presente lavoro è solo propedeutico e preliminare ad una fase che rispetti appieno il suddetto standard. In tal senso l’Ente si impegna a predisporre il Bilancio sociale di cui alle citate linee guida in occasione del Bilancio di previsione 2015. - La stesura del Bilancio sociale della pubblica amministrazione è stata oggetto di analisi e studi, arrivando a proporre e definire appositi “standard”. 2

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INTRODUZIONE Perché un bilancio sociale Dotarsi di un Bilancio Sociale (BS) significa principalmente verificare la coerenza di scelte e attività con le proprie finalità istituzionali, dando conto in modo trasparente dell’efficienza e dell’attenzione nell’uso delle risorse, sia ambientali che economiche e sociali. Questo documento, preliminare alla stesura di un vero Bilancio economico in ottica di rendicontazione di sostenibilità che accompagnerà il prossimo Bilancio 2015, intende recepire la recente raccomandazione di Federparchi a favore della cultura della responsabilità sociale e ambientale; intende misurare e comunicare – alla scala di Macroarea – i valori prodotti dai Parchi e altre Aree protette a beneficio delle proprie comunità e del sistema Paese, nelle tre dimensioni naturalistica e ambientale, sociale e culturale, di sviluppo economico responsabile e sostenibile. Il Report ripercorre brevemente la storia e le caratteristiche dell’Ente, nato solo nel 2012, delineandone la peculiare mission, che pone il nostro istituto tra natura e cultura, tra società e ambiente, tra presente e futuro. Una volta a regime l’Ente è destinato alla gestione dell’importante sistema di tutela della Regione Emilia-Romagna su oltre 30 mila ettari: cinque Parchi Regionali, la Riserva del Contrafforte Pliocenico, otto Aree di riequilibrio, il Paesaggio protetto delle Colline di San Luca e ben 25 Siti Natura 2000, la “rete europea” a favore della biodiversità. Elencheremo e ricorderemo i valori a cui ci riferiamo nel nostro operato, la nostra organizzazione, gli strumenti di pianificazione e promozione di cui disponiamo, soffermandoci in particolare sul Programma di tutela e valorizzazione della Macroarea, il principale strumento che la normativa regionale prevede per promuovere interventi, incentivi, progetti, … La nostra azione si esplica a favore di un patrimonio naturale e culturale di grande importanza, in un contesto sociale particolarmente vitale e ricco, con numerosi portatori di interesse che devono interagire con il nostro Ente. Un’area protetta si istituisce per la presenza di valori naturali, scientifici, storico-culturali e paesaggistici di particolare interesse: a queste ragioni fondanti si associa la volontà di promuovere le diverse attività socio-economiche in accordo al progetto di tutela. Ci riferiamo alle molteplici attività iscrivibili alla green economy come quelle imperniate sul turismo ambientale, sull’agricoltura biologica, sulla conoscenza del patrimonio culturale e naturale, sulle energie rinnovabili, sulla straordinaria “biodiversità” dei prodotti agricoli, … Accenneremo ad alcuni dati economici tratti dal Bilancio dell’Ente e ci concentreremo sul contesto di rifermento dell’Emilia Orientale, con oltre 350 chilometri quadrati di Aree protette, più di 50 Comuni coinvolti in vario modo e oltre un milione di abitanti nel territorio di riferimento. Circa il presente, riferiremo dei progetti in corso mentre per quanto attiene al futuro delineeremo i punti salienti di una strategia che dimostri l’utilità delle Aree protette per la società e le future generazioni. Azione locale, pensiero globale. Nei prossimi anni dovremo capire meglio e quantificare i servizi ecosistemici delle nostre Aree protette, studiando la biodiversità e realizzando progetti e interventi che attuino gli obiettivi dei Parchi e dei Siti Natura 2000. Punteremo a sviluppare relazioni con gli altri Enti, con le Associazioni, con le imprese, prestando la massima attenzione alla integrazione, sussidiarietà e collaborazione. Vogliamo sviluppare – direttamente o indirettamente - vera green economy per il nostro territorio, collaborando con operatori, imprese, società, istituzioni, … coinvolgendo e facendoci coinvolgere. Punteremo alla qualità, in particolare con il progetto “I Parchi nel cuore”. Elencheremo le criticità e le opportunità dello scenario in cui stiamo operando e, soprattutto, declineremo una serie di obiettivi strategici per il prossimo periodo. Stimoleremo la riflessione sui nuovi paradigmi e sulle nuove funzioni che, a nostro avviso, le Aree protette devono avere, per arrivare in conclusione a sostenere la loro utilità e importanza per la nostra società in evidente trasformazione. 3

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INTRODUZIONE L’ambiente, la cultura, il turismo e la green economy Le Aree protette conservano un patrimonio ambientale di indiscussa importanza. Una ricchezza costituita non solo da singoli boschi o da monumenti, da laghi e da centri storici, ma dal fatto che il patrimonio storico e artistico più vasto della Terra e il patrimonio naturalistico più diversificato d’Europa formano un bene unico e indivisibile, un insieme che continua a generare flussi turistici ed economici importanti, anche solo per il grande fascino che esercita sull’immaginario di tutti. Una ricchezza senza uguali al mondo Un patrimonio che rappresenta le nostre radici, la nostra identità e che conserva le storie del nostro passato ma che, soprattutto, costituisce un’opportunità straordinaria di costruire, oggi, il futuro. Si tratta di un patrimonio ancora poco valorizzato che può divenire fonte non solo di cultura e di educazione, ma anche di nuove forme di occupazione e di reddito. La valorizzazione dei beni ambientali e culturali del nostro Paese per accrescere l’occupazione è stata, da sempre, una promessa non mantenuta. Oggi può divenire una realtà, un’opportunità da cogliere, senza esitazioni. Per farlo, però, sono necessarie nuove competenze e capacità, sostenute da motivazione e spirito creativo. Occorre, pertanto mettere in campo idee nuove e nuovi modi di intendere ciò che significa essere imprenditori in questo settore. Le idee d’insieme e la loro declinazione in termini di sistema territoriale vasto sono di competenza del soggetto pubblico il quale, senza indugi, dovrà anche investire sulla formazione dei giovani e sulla riqualificazione degli occupati, quale risposta credibile ed efficace per lo sviluppo delle politiche ambientali. Il sentirsi imprenditori di un diverso sistema che veda l’aspetto sociale ed ambientale quali cardini di ogni politica economica è invece appannaggio dei soggetti privati, i quali dovranno dimostrare una maturità pari a quella che dovranno mettere in campo le istituzioni. Sandro Ceccoli presidente dell’Ente Settori economici interessati Da quanto detto appare evidente come il nostro Ente dovrà rivolgersi a tutti i soggetti che operano 4

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nei comparti di interesse quali, a scopo esemplificativo e non esaustivo: Conservazione della natura Gestione di strutture per la fruizione Valorizzazione e gestione dei beni culturali ed ambientali. Turismo sostenibile Ospitalità e ristorazione nei territori delle aree naturali protette Agricoltura di qualità Tour operating di qualità. Guide ambientali ed escursionistiche Green economy Le speranze molte volte ripiegano in rassegnazione, ma noi non ci possiamo permettere che ciò accada ed è per questo che enumeriamo sinteticamente quelli che riteniamo siano i punti salienti del nostro futuro agire: Contrastare la crisi ambientale attraverso una rigorosa difesa della biodiversità Assumere come principio superiore da parte di tutti gli Enti Parco la protezione della natura come strumento per la crescita della comunità che la vive; Proporre una nuova politica di cooperazione tra gli Enti Pubblici e gli Enti Parco; Proporre nuove regole istituzionali, adeguate ai tempi e al mutato contesto, attraverso una legge quadro che permetta una lettura precisa del ruolo e della salvaguardia dei beni naturali Creare un rapporto più costruttivo coi cittadini ed il territorio in generale per meglio capire e limitare i conflitti. - Il nuovo Ente in un momento storico delicato come quello attuale, dovrà rivalutare la propria funzione, che non potrà più essere solo quella di garantire una rigorosa salvaguardia del territorio governato fine a se stessa, ma per il suo tramite dovrà trovare il modo di diventare luogo di opportunità e sviluppo. Oggi in campo appaiono nuove sfide cruciali per una presenza che abbia a cuore il futuro. Nel passato tanto è stato fatto, si sono costituite intere comunità che hanno educato e spiegato cosa fosse un’Area protetta e come fosse possibile farla vivere ora, in questa fase tanto difficile, si presenta invece la problematica di sopravvivenza dell’Area e dei principi che sinora l’hanno regolata. Ecco perché si parla di sfida e non di semplice impegno. Sfida che significa segnare il presente e programmare il futuro. Sfida che passa dalla scarsità delle risorse, dalla poca chiarezza istituzionale e da un disamore che momenti topici di una grave crisi economico-sociale determinano nell’animo dei cittadini. - Occorre soprattutto entrare nel merito di una analisi delle risorse che la gestione delle Aree protette può determinare, risorse che debbono considerarsi anche sotto forma di risparmio di sprechi e valorizzazione dell’esistente. Dobbiamo salvaguardare il principio per cui se la gente non va al Parco, il Parco deve andare tra la gente e non intendendo con questo il solo messaggio promozionale, quanto piuttosto una vera presenza fisica istituzionale e culturale del Parco tra la gente. Un esempio potrebbe essere quella di istituire per un periodo preciso la presenza dell’Ente nelle piazze in particolari periodi e nell’ambito di speciali iniziative coinvolgendo gli imprenditori con prodotti tipici e con servizi legati alle aree protette. Analizziamo con cura da dove si parte. 5

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Prendiamo come riferimento dati probatori utilizzando tabelle della Unioncamere (dati 2012). Le Aree protette in Italia coinvolgono 4166 comuni. I parchi regionali sono 152 e interessano quasi 1200 comuni. Le principali motivazioni dei turisti che si recano in questi “luoghi” della natura sono particolarmente interessanti. Per gli italiani (dato rilevante per i parchi regionali) sono: le bellezze naturali per il 36%, mentre i turisti stranieri questa percentuale arriva al 40%. Tra le ragioni compaiono poi la ricerca di un luogo per rilassarsi e riposarsi (per il 33% dei visitatori) e di un contesto in cui praticare un particolare sport (tra 11% e 21%). L’interesse enogastronomicoi oscilla dal 7% al 13%, mentre segue tra le motivazioni l’interesse per il patrimonio artistico e monumentale con il 6%. il 29% dei turisti stranieri cercano la natura Ora in base a queste prime considerazioni appare che in Italia il 25% dei turisti italiani sceglie la destinazione per le bellezze naturali mentre solo il 6% lega la propria preferenza ad un Parco. Aggiungiamo a titolo di conoscenza cosa i turisti stranieri cercano in Italia tenendo conto di un dato complessivo tra europei ed extra europei il 64% viene per la cultura, il 59% per la cucina, il 41% per la storia e il 29% per la natura. A noi interessa particolarmente quest’ultimo dato perché per la maggior parte è formato da turisti europei, quindi più vicini alle nostre mete, ma se lo traguarderemo senza cercare di offrire un luogo che risponda anche alle altre tre ragioni di visita, perderemo l’occasione di tutelare la natura attraverso il ricchissimo insieme di opportunità culturali, eno-gastronomiche e storiche che i nostri territori offrono. Partendo da tale concetto è necessario capire attraverso quali canali viene influenzata la scelta di quale area visitare. Un altro dato rilevante è dato dalla modalità con cui il turista sceglie la sua meta. Può sembrare strano ma oggi in Italia è il passaparola tra amici parenti o famigliari che orienta questa scelta per il 37%, dei turisti; al secondo posto troviamo internet attraverso informazioni sui siti, e social network con il 23%. Un’ultima valutazione riguarda chi viene in visita nelle Aree protette, il 33% è rappresentato da famiglie, il 39% da coppie, il 7% da gruppi organizzati, l’8% sono singoli ed il 13% sono turisti business. Dopo questa rapida analisi, proveremo a trarre alcune linee guida di intervento. che dovranno essere adattate per ogni singola area in base alle specifiche peculiarità, senza mai dimenticare il valore aggiunto che il loro insieme rappresenta e che può essere la chiave di volta di una proposta di fruizione dei nostri territori ricca e meravigliosamente differenziata. Abbiamo già indicato una linea di partenza uguale per ogni Parco puntando a coinvolgere il territorio per portare sinergie alla riuscita dei progetti: realizzare iniziative nei luoghi dentro o fuori i Parchi mi sembra il modello di riferimento. L’aspetto autoctono nel valutare i piani di azione implica una mappatura delle particolarità e delle eccellenze di ogni territorio. Importante è poi permettere la conoscenza dei Parchi anche attraverso eccellenze presenti anche al di fuori dei territori delle stesse Aree Protette per raggiungere un doppio obiettivo ossia far conoscere attraverso uno dei canali privilegiati dei turisti (lo si evince anche dai dati poco prima riportati), cosa di buono e bello c’è nei parchi. Vi sono ovviamente differenze perchè diverse sono le collocazioni e le peculiarità territoriali ma, torno a ribadire, questo deve essere un lavoro a livello dei singoli Parchi; occorre soprattutto costruire un brand che per ogni mappa determini i plus da sfruttare per attirare il turismo e lmigliorare a frequentazione delle aree. Analogo progetto deve farsi per la manutenzione delle aree sottoposte a vincolo (pensate agli oltre cento km. di sentieri, ai centinaia di cartelli, alle decine di aree di sosta, ai centri visita, ai 2000 ettari di foresta demaniale di nostra competenza) e questo non è lavoro da poco visto che un altro degli elementi determinanti per la scelta turistica è l’ordine e la pulizia dei luoghi frequentati. Altro progetto soprattutto rivolto ai ragazzi in età scolare è la riscoperta della storia dei luoghi con le relative vicende e le bellezze che hanno portato quei luoghi ad essere speciali. Contemporaneamente a questi progetti occorrerà avviarne un altro importante per quel che riguarda il rapporto con chi vive nel Parco (i produttori, le strutture di produzione e accoglienza, ...) e dall’altro lo studio dei servizi ancora mancanti per dare piena attuazioni alle opportunità territoriali. Dobbiamo dare il via ad una innovazione essenziale nel determinare gli obiettivi del nostro ente. Si parla di Marketing ecologico, si parla di quali- 6

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tà della vita e di sostenibilità economica, senza la quale i Parchi e gli Enti di gestione moriranno. Il momento di “confusione” istituzionale, le difficoltà di un welfare che indubbiamente gioca un ruolo importante anche nel riflesso della usufruibilità di aree verdi, ci portano a ragionare su come ricostruire un nuovo ruolo degli enti di tutela nei confronti dell’intera società. Vogliamo esserci per tutelare i Parchi e vogliamo esserci per contribuire coi nostri servizi e i nostri costi bassi al mantenimento di una qualità di vita essenziale per il cittadino. Il nuovo ruolo che intendiamo svolgere ovviamente non dovrà farci dimenticare gli aspetti educativi ed istituzionali rivolti a visitatori piccoli e grandi, ma dovrà servirci a rivedere in un percorso difficile ma essenziale quali ruoli giocare, quali risposte dare e come fare questo. Il principale motivo per cui si è voluto costruire questa nota sui numeri e sulle considerazioni da essi derivanti è quello che ci induce da oggi in poi a considerare il lavoro all’interno dei Parchi con i numeri e con le valutazioni che essi ci suggeriscono. Quindi innovazione anche nella governance e nella gestione diretta dei Parchi. Ricordiamoci sempre le nostre parole d’ordine: partecipare sviluppare migliorare sostenere valorizzare salvaguardare conservare proporre ascoltare Noi ci siamo e siamo pronti a confrontarci con le idee ed i progetti con chi ci vorrà stare. Ed in riferimento alle strutture nazionali siamo pronti ad ascoltare ma anche a dire e proporre, cosa che è importante fare anche con le istituzioni locali, specie sui progetti che da oggi metteremo sul terreno, con la capacità di misurarci con maggior forza con i concorsi e le opportunità regionali, nazionali ed Europei. Se è vero come ci ricorda Bacon che “Alla Natura si comanda ubbidendole”, noi saremo sempre pronti ad aiutarla, lavorando perché sia tutelata e difesa sempre, per lasciarla come nostro ricordo alle nuove generazioni. 7

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“Anno nuovo, vita nuova”. È un po’ quello che molti si ripromettono ogni 31 dicembre senza che accada mai. Poi, ad alcuni, capita davvero. Il primo gennaio 2012 accadde alle aree protette della nostra Regione e quindi anche ai cinque parchi della Provincia di Bologna. Accadde a noi. La nuova vita che ci attendeva era davvero nuova; non si trattava di continuare a fare ciò che si era sempre fatto, magari mettendo assieme alcune cose ma sostanzialmente proseguendo lungo un solco da tempo tracciato, si trattava di assumere una nuova mentalità, unitaria anche nel sentirci come parte di un corpo unico, evitando però di perdere le identità che ci avevano da sempre contraddistinto e, in fin dei conti, motivato nella nostra nascita. Si trattava di capire chi eravamo diventati e cosa avremmo potuto essere. Si trattava di ridare slancio all’azione del sistema delle aree protette dell’Emilia Orientale con un’ottica mai sperimentata prima. Si trattava, a ben guardare, di fare da “apripista” per una politica di accorpamento che avrebbe, di lì a poco, pervaso tutto il sistema istituzionale del Paese e che avendo oggi mosso solo i primi passi, molto ancora ci riserverà. L’esigenza di comprendere noi stessi, le nostre potenzialità e con esse i nostri limiti diveniva quindi essenziale per poter ripartire e questo strumento, il Bilancio Sociale, intende essere non solo la nostra carta di identità, ma anche l’ossatura di una nuova progettualità, che impieghi al meglio le risorse disponibili facendo delle scelte. Il Bilancio Sociale vuole essere proprio questo: uno strumento che orienti noi stessi ma anche chi ci guarda verso una rinnovata missione, che passando attraverso la tutela della biodiversità interessi l’economia dei nostri territori, che per chi avrà avuto voglia di scorrere le pagine precedenti, sono divenute oggi tanto vasti da interessare oltre un milione di residenti. So che qualcuno penserà che il Bilancio Sociale sia solo un “libro dei sogni”, ma so anche che questo è l’atteggiamento di chi lavora senza aver colto il valore del saper programmare e che questo è il vecchio modo di fare Amministrazione pubblica. È l’atteggiamento di chi non accetta di essere criticato e quindi non si apre davvero all’esterno, rincorrendo un consenso fine a se stesso. È il pensiero di chi non riconosce il valore del termine “responsabilità”. Responsabilità, che significa riconoscere i propri limiti e non nasconderli, dichiarando ciò che non può essere nelle proprie “corde”, affinchè si possa lavorare su quello che invece si può e si deve fare per i propri territori. Responsabilità e territori dunque, che non sono due concetti astratti, come non lo è il nostro Bilancio Sociale, ma sono, il primo, la dichiarazione di volersi assumere l’onere del compito che ci daremo, rendendone pubblicamente conto senza nascondere gli errori che faremo per poterci correggere, ed il secondo la naturalità ed il paesaggio che ci sono stati consegnati, ma soprattutto le persone che li abitano e quelle che li attraversano. La responsabilità, quindi, di lavorare per le persone, offrendo servizi efficienti semplificando le prassi senza cedere al qualunquismo e cercando di creare, per loro, per le nostre comunità, le migliori condizioni affinché possano sviluppare le loro idee e le loro potenzialità in un quadro non banale, che è quello delle aree protette. Cercheremo di fare questo lavorando per ciò che ci compete e, partendo proprio dal Bilancio Sociale, investendo le risorse di cui disponiamo nei settori che verranno ritenuti prioritari. È questo il lavoro che ora ci attende; assumerci la responsabilità di scegliere per poter così dare conto di quanto avremo fatto e poter essere giudicati. Non ci sottrarremo a questo onere, che significa decidere anche cosa non si fa, perché solo in questo modo potremo, responsabilmente ed onestamente, dare il nostro contributo. Il prossimo Bilancio Sociale parlerà quindi anche, se non soprattutto, di ciò che avremo fatto. Siamo dunque solo all’inizio di un percorso difficile, lungo il quale gli Amministratori poco potranno fare se non verranno sostenuti dagli uffici, e gli uffici non saranno motivati nel proprio lavoro se le scelte a monte non saranno lungimiranti. Non ho dubbi che “i miei ragazzi”, come abusando della loro disponibilità sono abituato a chiamare i miei colleghi, mi seguiranno in questa nuova vita, come sono certo che anche grazie al Bilancio Sociale, i nostri Amministratori sapranno fare le scelte più opportune. Massimo Rossi direttore dell’Ente 9

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Capitolo 1 L’Ente, la sua identità e organizzazione 11

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SEZIONE 1.1 Storia e caratteristiche dell’Ente L’Ente nasce nel 2012 per effetto della L.R. n. 23 del 24/12/2011, norma con cui si la Regione ha attuato una profonda riorganizzazione del sistema regionale delle Aree protette e dei Siti della rete Natura 2000. In questa occasione la Regione Emilia Romagna ha definito cinque diversi ambiti amministrativi con caratteristiche geografiche, politiche e naturalistiche tali da risultare ottimali per gli obiettivi della normativa e definiti “Macroaree per i Parchi e la Biodiversità”. Per comprendere l’organizzazione e le finalità specifiche del nostro Ente, risulta forse opportunpo accennare brevemente al graduale e complesso percorso di creazione del sistema di tutela naturalistica in Emilia-Romagna. Le prime aree protette vengono istituite sulla scorta della Legge Regionale 2/77 sulla Flora protetta: nel 1982 nasce il Parco Regionale Boschi di Carrega, nel parmense; poche settimane dopo la Riserva Naturale Salse di Nirano, nel modenese; due anni dopo la Riserva del Bosco della Frattona, sulle colline imolesi. Attraverso la legge regionale 11/1988 la Regione diede vita al proprio sistema di parchi e riserve naturali, che in buona parte già prefigurava la successiva legge quadro nazionale sui parchi del 1991. Nel 1988 si arriva alla istituzione di ben otto nuovi parchi (Stirone, Taro, Alto Appennino Reggiano, Sassi di Roccamalatina, Corno alle Scale, Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa, Alto Appennino Modenese, Crinale Romagnolo); a questi nel medesimo anno si aggiunse il grande parco nel settore emiliano nel Delta del Po. L’anno seguente venne istituito, con un apposito provvedimento giustificato dalla particolarità dei luoghi e dei tragici episodi a esso legati, il Parco Storico Regionale Monte Sole. Nel 1995 fu la volta di tre nuovi parchi (Valli del Cedra e del Parma, Abbazia di Monteveglio, Laghi di Suviana e Brasimone) e di due riserve a tema geologico (Piacenziano, Sassoguidano). Tra il 1996 e il 2001 vengono istituite ulteriori riserve: Dune Fossili di Massenzatica, Casse di espansione del Fiume Secchia (1996) e Rupe di Campotrera (1999). Infine, attraverso provvedimenti più recenti, nascono il Parco della Vena del Gesso Romagnola nel 2005 e la Riserva naturale del Contrafforte Pliocenico nel 2006. La Macroarea Emilia Orientale si colloca in gran parte del Bolognese, escludendo la zona “romagnola” del Circondario di Imola e “sconfinando” a Ovest nella zona di pianura del Modenese, fino L’istituzione dei Parchi e Riserve Bolognesi (cronologia) 1988 Parco reg. del Corno alle Scale Parco reg. Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa Parco Storico Regionale Monte Sole Parco reg. Abbazia di Monteveglio Parco reg. Laghi di Suviana e Brasimone Riserva naturale del “Contrafforte Pliocenico” 1989 1995 2006 2010-12 Nuova Istituzione delle aree di riequilibrio ecologico al medio corso del fiume Panaro, e con l’interessamento di quattro diversi Comuni. Come appare di tutta evidenza, l’Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità – Emilia Orientale è, in prospettiva, destinato ad occuparsi del considerevole patrimonio naturalistico e ambientale tutelato da diversi strumenti: cinque Parchi regionali, una Riserva naturale, un Paesaggio protetto a Sud di Bologna, otto Aree di riequilibrio ecologico nella zona di Pianura e ben 24 Siti Natura 2000. Precisato che al momento l’Ente ha in gestione esclusivamente i cinque Parchi regionali, di seguito si darà un quadro analitico essenziale del “patrimonio” di prossima competenza per l’Ente. 12

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IT4010018 IT4020019 IT4020022 IT4020022 IT4020018 IT4020017 IT4060016 IT4030020 IT4030015 IT4040016 IT4040014 IT4040018 IT4060014 IT4060010 IT4060010 IT4060015 IT4060005 IT4060004 IT4060009 IT4030023 IT4030007 Piacenza IT4010016 IT4010019 IT4010017 IT4020024 IT4020025 IT4040017 IT4040015 IT4010005 IT4010011 IT4010011 IT4010004 IT4010006 IT4010008 IT4020003 IT4030019 Ferrara IT4060011 Parma Macroarea 4 - Delta del Po IT4060007 IT4060012 Macroarea 1 - Emilia occidentale IT4020021 IT4020001 IT4010002 IT4010002 IT4020014 Macroarea 2 - Emilia centrale IT4030023 IT4050025 IT4060008 IT4050024 IT4060017 IT4060002 IT4060003 IT4050023 IT4050022 IT4060001 IT4060001 IT4070021 IT4070019 IT4070001 IT4070023 IT4070024 IT4070024 IT4050001 IT4050004 IT4050014 IT4050012 IT4070008 IT4050003 IT4050011 IT4070011 IT4070025 IT4050015 IT4070007 IT4070022 IT4070027 IT4070010 IT4070020 IT4070002 IT4070003 IT4070004 IT4070005 IT4070006 Reggio nell'Emilia IT4030021 IT4030011 Modena IT4040012 IT4030017 IT4030016 IT4040007 IT4030018 IT4040010 IT4050030 IT4050026 IT4020027 IT4020023 IT4020006 IT4030024 IT4030014 IT4010012 IT4010013 IT4010007 IT4020008 IT4020012 IT4050019 IT4040009 IT4040011 IT4050031 IT4050018 IT4010003 IT4020026 IT4030010 IT4020011 IT4020013 IT4020015 IT4030022 IT4030013 IT4030008 IT4020020 IT4020010 IT4030002 IT4030009 IT4030001 IT4030003 IT4030004 IT4030005 Bologna Macroarea 3 - Emilia orientale IT4040013 IT4050016 IT4050027 IT4050029 IT4040003 IT4020007 Ravenna IT4070026 IT4070009 IT4040006 IT4040004 IT4050028 Parco nazionale Appennino Tosco-Emiliano IT4030006 IT4040005 IT4050013 IT4050032 IT4040002 IT4040001 IT4050002 IT4050020 Forlì IT4070017 IT4080007 IT4070016 IT4080004 IT4080014 IT4080009 IT4080006 Cesena IT4080012 IT4080002 Rimini IT4090002 SIC ZPS SIC-ZPS Macroaree per i Parchi e la Biodiversità Parchi nazionali Parco interregionale Parchi e Riserve regionali Paesaggi naturali e semi-naturali protetti Aree di riequilibrio ecologico Limiti provinciali Macroarea 5 - Romagna IT4080013 IT4080010 IT4080003 IT4080011 IT4080001 IT4090003 IT4090004 IT4090005 IT4090006 IT4080008 IT4090001 Parco nazionale Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna IT4080005 IT4080005 IT4080015 Parco interregionale Sasso Simone e Simoncello 0 25 50 km Aree protette della Macroarea Emilia orientale Uno degli obiettivi prioritari della riorganizzazione è garantire a livello di Macroarea una migliore gestione (unitaria ed efficiente) del Sistema, assicurando la tutela ambientale all’intera rete ideata per la conservazione della Biodiversità, superando e migliorando l’esperienze fino ad oggi intraprese a livello di singolo elemento del Sistema (Parchi, Riserva, ecc.). Numero Tipologia È di tutta evidenza che una gestione del sistema di tutela e valorizzazione su “area vasta” consentirà, inoltre, di fare “economia di scala”, facendo emergere le eccellenze e rendedole patrimonio comune attraverso lo scambio di esperienze. Siamo solo all’inizio di una trasformazione vera e profonda di quanto è stato il Sistema delle Aree protette fino al 2012, fase che condurrà ad un Ente che dovrà essere capace, aperto, “intelligente” (smart), fungendo da snodo di una rete istituzionale e sociale in grado di affrontare un lavoro nuovo ed impegnativo in modo originale ed efficace. Superficie (ettari) % sup. Macroarea 5 1 8 1 Parchi regionali Riserva regionale Aree di riequilibrio ecologico Paesaggio protetto Totale 15 Aree protette 20.366 755 370 4.901 26.392 35.683 6,2 0,2 0,1 1,5 8% 11% 25 Siti Natura 2000 (SIC e ZPS) 13

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