LIBER@MENTE 2/2015

 

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Il numero 2/2015 di Liber@mente, la rivista aperta di informazione e diffusione di conoscenza, edita dalla Fondazione Vincenzo Scoppa

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di LORENZO INFANTINO EDITORIALE TORNARE A VIENNA, RIPRENDERE LA VIA MAESTRA L a realtà ci appare spesso come un inafferrabile caos. Il che ci procura una sensazione di smarrimento e di conseguente disagio. È un sentimento che, quando è il risultato della nostra osservazione della situazione politico-sociale, diviene più giorno, acuto, si trasforma in travaglio. E qui l’interrogativo è d’obbligo: sotto i loro occhi, come non essere angosciati di fronte al debito pubblico, alla man- della economia austriaca; e poiché canza di crescita, alla disoccupazione giovanile, al dilettantismo la vera causa non è, se non in piccola politico, alla corruzione e a tutto ciò che messo assieme si presenta parte, il divieto alla piccola Austria di come un indecifrabile geroglifico? unirsi alla grande Germania, essi senza Scorato dalla realtà del suo tempo, Luigi Einaudi denominava farlo di proposito difendono l’indipendenza del loro Paese […] “prediche inutili” quel che egli andava a suo tempo affermando. questi giovani economisti […] danno speranza di diventare una Il viaggio all’interno della politica e la sua permanenza al Quirinale delle maggiori forze spirituali del mondo». gli avevano fornito sufficienti elementi per comprendere che il Anche in questo caso, Einaudi ha saputo antivedere: perché Paese non avrebbe mai realizzato gli ideali che avevano orientato quei giovani economisti, Mises, Hayek, Machlup e gli altri, sono la sua vita. Einaudi ha chiuso la sua esistenza con quella sensazione realmente divenuti «una delle maggiori forze spirituali del di impotenza che gli autentici intellettuali, non gli uomini di ap- mondo». Ci hanno lasciato una grande lezione di metodo, parato, sperimentano sempre davanti allo strapotere dei mestie- hanno gettato una potente luce sul funzionamento della società ranti. E, senza indulgere in mezze misure, ma afferrando di mercato, hanno tolto la maschera alle barbare imposture esattamente quel che già avveniva e quanto il futuro ci stava pre- della politica del Novecento. E, se vogliamo avere oggi degli parando, egli non ha esitato a dare a quei mestieranti il nome di strumenti con cui decifrare il triste geroglifico prodotto dalla «farabutti». Che cosa ha consentito a Einuadi di “leggere” corret- patologica situazione italiana, dobbiamo “tornare a Vienna”. tamente la situazione nella quale si trovava? L’uomo della strada Meglio, considerato che la nostra cultura non è mai passata da si sente confuso e amareggiato davanti al caos Vienna, dobbiamo “scoprire” quella città, Con la sua cultura, Einaudi aveva dell’esistente. Einaudi si sentiva impotente e cioè gli insegnamenti che ci derivano dalla amareggiato di fronte ai maneggi dei mestie- saputo isolare i “fotogrammi” prodotti Scuola austriaca di economia. da una concezione che fatalmente ranti. La differenza è data dal fatto che, con la In un recente dibattito, mi è stato obietpuntava alla prevaricazione della sua cultura, Einaudi aveva saputo isolare i tato che l’attuale crisi è «la più gigantesca cooperazione sociale volontaria “fotogrammi” prodotti da una concemanifestazione del fallimento del mercato». zione che fatalmente puntava alla preva- Con il peso opprimente del debito pubblico, con la pressione firicazione della cooperazione sociale scale che estenua ogni volontà di impresa, con un sistema movolontaria. Egli non ci ha lasciato una netario basato sulla cartamoneta inconvertibile, con il tasso di compiuta teoria della società. Ma i suoi interesse che non rispecchia le preferenze temporali degli opedebiti nei confronti del liberalismo clas- ratori e che è un puro fenomeno politico, e con tutto il resto, si sico sono stati rilevanti. E ancor maggiori insiste ancora nel dire che è tutta colpa del mercato, cioè della sono stati quelli nei confronti della cooperazione sociale volontaria. Quale mercato? Bisognerebbe Scuola austriaca di economia. E ciò più correttamente dire che è colpa del mercato che non c’è. Ossia: gli ha fornito le “lenti” attraverso la responsabilità deve essere attribuita all’illimitata e onnivora cui vedere chiaramente la volontà del ceto politico di interferire su qualunque cosa e di aschina lungo la soggettare tutto alla sua esosa “intermediazione”. quale il Paese Friedrich A. von Hayek ha scritto: «se la prima esperienza si era già im- di libertà che abbiamo provato in tempi moderni dovesse rivemesso. Degli larsi un fallimento, ciò non sarà perché la libertà sia un ideale imeconomisti au- praticabile, ma perché abbiamo provato nella maniera errata». striaci, Einaudi ha scritto: «Alcuni di Occorre lasciare che gli attori sociali mobilitino le loro conoscenze essi, i più pugnaci dell’eletta schiera, e le loro risorse. Se impediamo tale processo, rinunziamo ali giovani viennesi eredi della scuola l’esplorazione dell’ignoto, cioè alla scoperta del nuovo e alla cordei Menger, dei Böhm-Bawerk e rezione degli errori. E il processo di globalizzazione ci dei Wieser pretendono […] spie- condannerà alla continua retrocessione. gare la vera causa della distruzione, Luiss “Guido Carli” - Roma la quale va compiendosi giorno per infantino@fondazionehayek.it 2 - 2015 3

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di CARLO LOTTIERI IL PUNTO «La condizione dell'uomo è, in verità, stupefacente. Non gli viene data né gli è imposta la forma della sua vita come viene imposta all'astro e all'albero la forma del loro essere. L'uomo deve scegliersi in ogni istante la sua. È, per forza, libero». (José Ortega y Gasset) LA LEZIONE AUSTRIACA PER LA PROSPERITÀ ECONOMICA La tradizione di studi della Scuola Austriaca di Economia appare inseparabile dalla Felix Austria, da cui emersero molti grandi protagonisti della civiltà europea L a scuola economica detta “austriaca” prende la propria denominazione dal fatto che per molti decenni, dagli anni Settanta dell’Ottocento fino agli anni Trenta del Novecento, gli esponenti di questa linea di pensiero si collocavano tutti all’interno dell’Impero asburgico. Questa tradizione di studi, di fondamentale importanza per lo sviluppo del pensiero liberale, è in qualche modo inseparabile dalla Felix Austria: da quell’universo intellettualmente inimitabile e artisticamente affascinante da cui emersero Mahler e Klimt, Freud e Kafka, Musil e Popper, Wittgenstein e Schönberg molti altri grandi protagonisti della civiltà europea tra fine Ottocento e primo Novecento. Raramente si sottolinea, però, come almeno una parte di quell’atmosfera tanto dinamica, che sarebbe inimmaginabile senza l’espansione economica che l’Austria-Ungheria conobbe in quei decenni, sia stata resa possibile dalla testarda difesa di alcuni sani principi operata da uno dei grandi padri di questa scuola, Eugen Böhm-Bawerk. L’economia dell’Impero fu florida anche per merito della saggezza, della cocciutaggine e dell’impegno come civil servant di quest’uomo che – con Carl Menger e Friedrich von Wieser – aveva posto le basi della prima scuola austriaca. Lungo due decenni, in effetti, Böhm-Bawerk fu un protagonista della vita politica viennese e in particolare uno dei maggiori responsabili delle scelte economiche assunte dal governo: prima come consigliere e in seguito, per ben tre volte, quale ministro delle Finanze. Grazie agli incarichi che ricoprì e alle decisioni che prese, egli lasciò davvero il segno: abbassando le imposte, difendendo con tenacia il cambio fisso tra scellino e oro, opponendosi a grandi opere troppo costose, schierandosi a difesa di un bilancio in equilibrio, eliminando sussidi. La formidabile fioritura – sotto vari punti di vista – che l’Impero conobbe in quegli anni non sarebbe stata possibile senza quanto BöhmBawerk fece a difesa delle ragioni dell’economia liberale. Ovviamente quando ci si impegna a trasferire nel mondo reale i propri convincimenti è facile scontrarsi con il prevalere di tesi molto diverse e si è costretti a fare i conti con la necessità di compromessi quotidiani. Per giunta, si scopre alla svelta quanti siano coloro che sono ostili alla libertà individuale e incapaci d’intendere i fondamenti dell’economia. Ma Böhm-Bawerk seppe lavoL’importanza degli autori austriaci sta nell’averci aiutato a capire meglio in che modo gli uomini interagiscono e cosa può aiutare ognuno di noi a dare il meglio di sé. rare con determinazione, nonostante tutto, e non è un caso se il celebre storico dell’economia Alexander Gerschenkron (di netto orientamento socialista) abbia usato parole molto dure per condannare le scelte adottate dal ministro delle Finanze dell’impero. La scuola austriaca ha avuto grandi meriti intellettuali: a partire da Menger e dalla sua teoria del valore soggettivo, che ha aperto strade nuove. È comunque l’intera comprensione della società – anche al di là dei fatti economici – che è stata investita da una nuova luce grazie agli scritti di questi studiosi, che hanno offerto contributi cruciali sul ruolo dei prezzi, sulla teoria del capitale, sulla dispersione delle conoscenze, sugli ordini spontanei emergenti grazie a processi interattivi, sulla relazione tra tempo ed economia. Per merito di Menger e di quanti hanno sviluppato le sue ricerche, il liberalismo non è più lo stesso e la nostra capacità d’intendere la realtà è oggi più che potenziata in ragione di quelle lezioni. L’esperienza personale di Böhm-Bawerk – per quanto contrastata e difficile (nel 1904 egli lascerà il ministero proprio in ragione del fatto che i settori militari intendevano dilatare il prelievo fiscale) – è assai istruttiva anche perché ci dice che una buona teoria produce buoni esiti, ed è quindi importante fare il possibile affinché contributi intellettuali che hanno aiutato a migliorare la nostra comprensione della società siano accolti e valorizzati. Quando nel 1919 il maggiore allievo di Böhm-Bawerk, Ludwig von Mises, comprese che in assenza di proprietà privata non vi sono prezzi di mercato e in assenza di prezzi non è possibile un comportamento razionale, la sua lezione portò un colpo mortale allo statalismo. Quel saggio ci dice che ogni tariffa, regolazione, aiuto di Stato, protezionismo o intervento pubblico che alterino il sistema dei prezzi finiscono per minare l’economia nel suo insieme. E non è un caso se, quando si parla di Stato e servizi statali, si è spesso costretti a fare i conti con code oppure all’opposto con sprechi e sovrapproduzione. L’importanza degli autori austriaci sta nell’averci aiutato a capire meglio in che modo gli uomini interagiscono e cosa può aiutare ognuno di noi a dare il meglio di sé. Continuare a ignorare quanto ci hanno insegnato e non voler tradurlo in realtà non ci aiuterà a risollevare le nostre sorti. Università degli Studi di Siena lottieri@tiscalinet.it 2 - 2015 5

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di ALESSANDRO VITALE L’OSTRACISMO TUTTO ITALIANO VERSO L’OPERA DI LUDWIG VON MISES Il clamoroso caso di Human Action, l’opera del grande economista e scienziato sociale austriaco, pubblicata in Italia nel 1959, con prefazione di Tullio Biagiotti ffidarsi agli Austriaci” risponde innanzi tutto vincoli egemonici (il rapporto politico “comando-obbedienza”), il a un’esigenza di conoscenza ormai imprescin- ruolo dei politici e dei burocrati è destinato a dilagare. Si scatena dibile e improcrastinabile. A lungo ci si è di- allora la corruzione, quale tentativo di influire, in una sempre più menticati in questo Paese che l’economia è una scienza dura “guerra di tutti contro tutti”, sulla decisione politica, per otsociale e che la teoria economica è analisi dei meccanismi tenere vantaggi e sovvenzioni, privilegi, benefici, concessioni e logici che muovono l’azione umana. “rendite politiche” (non guadagnate sul mercato) e per volgere a Ma se la Scuola Austriaca dell’economia è in grado, su que- proprio vantaggio, usando mezzi politici (cioè “non-economici” o sta base, di fornire una teoria compiuta di una serie di fenomeni “anti-economici”), quelle decisioni. In quello straordinario parachiave che hanno segnato l’ultimo secolo e continuano a pesare grafo - assente nell’edizione italiana - Mises delinea una sintetica e profondamente sulle nostre vite - dal ciclo economico, alle crisi, folgorante teoria della corruzione: un fenomeno extraeconomico all’impossibilità e al crollo dei sistemi socialisti, dalle conse- provocato dall’interventismo statale nell’economia. Quando tutto guenze dell’interventismo statale a quelle dipende da chi detiene il potere, tenderà a della manipolazione della moneta e del cre- “Affidarsi agli Austriaci” serve per dilagare anche una lotta senza quartiere per dito - quella Scuola continua a essere emar- capire fenomeni cruciali, utilizzando influenzare chi comanda, con un colossale ginata dalle accademie e dai circoli che strumenti teorici che si rivelano ogni spreco di energie e di risorse. Il capolavoro giorno di più di grande utilità e di contano, provocando un danno colossale. di Mises contenuto in questo sottoparauna validità senza paragoni Il caso italiano dell’opera di Ludwig von grafo è poi quello di mettere a nudo la reMises (il più grande economista del Novecento, scienziato sociale altà delle democrazie contemporanee, innervate di e della politica di altezza siderale), indebolita nel suo formidabile interventismo, per i vantaggi che ne traggono le classi politicopotenziale conoscitivo per studenti e studiosi italiani, è un esempio burocratiche. Favoritismo e rendite politiche sono connaturate tragicomico. La sua opera fondamentale, L’Azione Umana (Utet, all’interventismo in economia. Lo sorreggono, in una spasmoTorino 1959) (Human Action, 1949), che racchiude una compiuta dica corsa ad essere tra i beneficiari (i tax-consumers) piuttosto e coerente teoria economica, è infatti ancora circolante in un’unica che tra le vittime (i tax-payers) della relazione di dominio. La traduzione italiana sciatta e imprecisa, raffazzonata e confusa, il- corruzione in tal modo è parte integrante dell’interventismo leggibile e densa di termini che inducono in errore. Bistrattata fin statale e ne è un suo costo diretto. Anziché dedicare i propri dalla superficiale, riduttiva presentazione, quella traduzione non consente di apprezzarne il potenziale conoscitivo. Quella traduzione, inoltre, è stata condotta sulla prima edizione, trascurando gli aggiornamenti, le cancellature e le aggiunte delle edizioni successive in lingua inglese (la 2a e la 3a), alcune delle quali di cruciale importanza. È il caso del sottoparagrafo intitolato Corruption aggiunto nella Terza edizione alla fine del paragrafo 6 (Direct Government Interference with Consumption) del capitolo XXVII (The Government and the Market) della Parte sesta (The Hampered Market Economy). Mises lo aggiunse perché considerava incompleta l’analisi dell’interventismo statale e delle sue conseguenze senza quella della corruzione. In quel sottoparagrafo che analizza e approfondisce la teoria di uno dei problemi più gravi per questo disgraziato Paese, responsabile diretto del consumo improduttivo di risorse e di capitali – Mises fa capire come in società dominate dai “A 6 Liber@mente

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sforzi a sviluppare la propri creatività imprenditoriale (o la ricerca scientifica), così, volta a soddisfare al meglio i bisogni degli altri, i cittadini si impegneranno in un vasto processo corruttivo per influenzare gli ordini, le leggi e la redistribuzione della ricchezza o anche, in casi estremi, per cercare di difendersi dall’interventismo e dalla legislazione, prodotta da uomini che, pur non partecipando al processo di produzione né a quello di scambio, impongono tutto a coloro che di quello vivono. Si avrà allora l’inevitabile emergere di una società nella quale contano solo le relazioni personali con chi comanda e in cui la corruzione è premiata, trasformando la vita del proprio lavoro in un martirio. Quanto cruciale sia, in termini di conoscenza, una teoria del genere - in questo Paese malato di un debordare di rendite politiche parassitarie e di corruzione dilagante - è facilmente intuibile. La potenza di quel paragrafo negato mette in ridicolo tutte le interpretazioni superficiali del fenomeno, che attribuiscono alla corruzione cause fantasiose e irreali, così come ridicolizza i tragicomici sforzi di creare supreme e osannate “autorità anticorruzione” che non potranno mai risolvere il problema. L’esempio di quel paragrafo de L’Azione Umana mai tradotto (oggi però reperibile nel sito www.vonmises.it) non è solo un paradosso in questo Paese – in quanto privato di conoscenza determinante sui mali che lo affliggono - ma è anche emblematico di quanto gli Austriaci possono offrire in termini di conoscenza scientifica e di quanto sia assurda la lunga emarginazione-devastazione che le loro opere hanno subito. “Affidarsi agli Austriaci” serve soprattutto a questo. A capire fenomeni cruciali, utilizzando strumenti teorici che si rivelano ogni giorno di più di grande utilità e di una validità senza paragoni. Università degli Studi di Milano alessandro.vitale@libero.it di UBIRATAN JORGE IORIO L a Scienza Economica vera dovrebbe cercare di comprendere l'azione umana interattiva di molti milioni di individui nella miriade di mercati esistenti nel mondo reale, nel corso del tempo e in un contesto sempre caratterizzato da genuina incertezza. Questa scienza umana e sociale non dovrebbe seguire la stessa metodologia delle scienze esatte. In effetti, l'azione umana, che rappresenta l'economia, non è in grado di essere descritta tramite equazioni o sistemi matematici, e non può non tener conto del fatto che il comportamento umano è individuale e contiene un forte elemento di soggettività. Studiando Fisica, per esempio, si è soliti immaginare una sfera scorrevole su un piano inclinato, e quindi dedurre alcune formule che riguardano spazio, velocità e tempo. E anche con la fisica, una scienza considerata esatta, spesso facciamo ipotesi semplificative, come l' ipotesi che il coefficiente di attrito sia zero. Nella economia del mondo reale - che la vera scienza economica dovrebbe cercare di spiegare - non ci occupiamo di oggetti inanimati come una sfera, ma di esseri umani, con il libero arbitrio, i loro desideri e i loro obiettivi, diversi per ogni singolo agente. Sfogliando una rivista di economia del XIX secolo troviamo molti paragrafi e frasi e solo qualche grafico ed equa- LE RAGIONI DI UNA FIDUCIA BEN RIPOSTA Gli Austriaci spiegano i fenomeni del mondo reale e affrontano la scienza economica nel modo corretto zione a piè di pagina; al contrario tra le pagine di una rivista odierna ci sono una pletora di grafici ed equazioni e brevi parole, di solito limitate a piè di pagina. Com’è cambiato il metodo utilizzato nella scienza economica! Eppure, i problemi economici di centocinquanta, duecento o trecento e oltre anni fa sono fondamentalmente gli stessi di oggi: la disoccupazione, l'inflazione, i prezzi, i tassi di interesse, ecc. Non ho paura di dire che gli economisti di oggi si comportano come se fossero ingegneri frustrati, che vivono in un mondo immaginario, come fossero Alice nel paese delle meraviglie. Senza dubbio avete notato l'importanza dell'economia perché è presente nella nostra vita quotidiana: quando andiamo al panettiere, al cinema, a comprare una camicia al centro commerciale, quando operiamo col denaro nella nostra banca, ecc. tutte queste operazioni e, per estensione, tutte le azioni che intraprendiamo nell'economia sono decise, nella maggior parte dei casi, per intuizione o esperienza, considerati i nostri gusti, i desideri e le preferenze. L'importanza dell'economia è enorme; perché quando l'economia di una persona o di un Paese va bene, questa persona o questo Paese stanno migliorando la propria vita o, come si dice nella lingua degli economisti, si cresce. Mentre quando le cose vanno male, si ha l'impoverimento, della persona o del paese. È importante comprendere inoltre che c'è un'economia del mondo reale, pratica, che si svolge nell'azione di milioni di persone su base giornaliera, ed una economia più teorica, quella studiata nei libri dagli economisti. Per la Scuola Austriaca di Economia, però, la seconda ha senso solo se è in grado di spiegare la prima. Ciò significa che il ruolo principale dell'economia teorica dovrebbe essere quello di spiegare l'economia del mondo reale. Questo è, a mio avviso, l'argomento principale che ci permette di dire che dovremmo fidarci degli economi- 2 - 2015 7

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sti della Scuola Austriaca. Infatti, questa scuola è quella che spiega i fenomeni del mondo reale e affronta la scienza economica nel modo corretto. Ci sono due modi di trattare i problemi sociali. Il primo, che possiamo chiamare costruttivismo (o ingegneria sociale), si basa sull'idea che la mente umana è in grado, da sola, di permettere agli uomini di costruire una "società ideale". Un esempio è il socialismo -comunismo, come nel caso della ex Unione Sovietica, Cuba, Corea del Nord e Vietnam del Nord. Un altro esempio del costruttivismo è la Germania di Hitler. Coloro che credono che le persone possono costruire una società ideale devono anche credere che il potere di prendere decisioni giudicate "migliori" per tutti deve essere concentrato in poche mani. Non è un caso che tutti questi esempi sono casi di dittature con una forte concentrazione di potere nelle mani di un solo partito (comunista o nazional-socialista) o anche di una sola persona. Il secondo modo di guardare le questioni sociali può essere chiamato razionalismo critico: razionalismo perché è basato sull'idea che l'uomo è razionale; critico perché non trascura che la nostra mente è fallibile e commette errori, anche quando siamo ben intenzionati. Ora, se tutti noi facciamo degli errori, perché dovremmo assumere che chi governa non commette errori? Se riflettiamo i modo adeguato, coloro che governano non commettono errori forse più di noi, che basiamo le nostre scelte sulla nostra soddisfazione, visto che decidono ciò che è meglio o peggio per gli altri? Chi sa cosa è meglio per noi o per la nostra famiglia meglio di noi stessi? Negli alveari e nei formicai, ogni ape e ogni formica non "pensano" per sé, ma per il “collettivo”. Tutto quello che fanno è per il bene dell'alveare o del formicaio. Ciò non vale per gli uomini, in quanto tendiamo prima a pensare a noi stessi e alle nostre famiglie, poi al nostro vicino di casa, poi al nostro quartiere o al nostro posto di lavoro e solo per ultimo alla "società". Il socialismo, quindi, considera gli esseri umani come se fossero api o formiche, senza volontà e senza individualità. È quindi un sistema non umano, perché non considera le caratteristiche di base della specie umana. Così ha fallito miseramente nei Paesi nei quali è stato imposto e sempre fallirà in qualsiasi luogo e momento storico. Gli Austriaci vedono l'economia come strumento per capire come le persone cooperano e competono nel processo di scoperta dei propri bisogni, del metodo migliore di allocazione delle risorse e della costruizione di un ordine sociale che garantisca la prosperità. Gli stessi vedono l'imprenditorialità come una forza fondamentale per lo sviluppo economico, la proprietà privata come uno strumento essenziale per un uso efficiente delle risorse, e l'intervento del governo nel mercato come un elemento sempre e comunque distruttivo. La Scuola Austriaca è in grande ascesa oggi. Nelle università, questo è dovuto ad una forte reazione contraria alla matematizzazione, alla rinascita della logica verbale come strumento metodologico e alla ricerca di una tradizione teorica stabile. In politica, La "mainstream economics", formata da keynesiani e monetaristi, non è stata in grado di prevedere la crisi globale esplosa nel 2007 e ha prescritto rimedi che hanno contribuito a intensificare ulteriormente la crisi la Scuola Austriaca è sempre più attraente visto il “mistero” del ciclo economico in corso, il crollo del socialismo, il costo e il fallimento dello Stato governatore sociale e la frustrazione dei cittadini. Al contrario, la cosiddetta "mainstream economics", formata da keynesiani e monetaristi, non è stata in grado di spiegare i fenomeni economici del mondo reale: non era in grado di prevedere la crisi globale esplosa nel 2007, e ha prescritto rimedi che si sono rivelati inutili e hanno contribuito a intensificare ulteriormente la crisi. Gli economisti austriaci, come sempre, hanno centrato il bersaglio: hanno annunciato la crisi con anni di anticipo e hanno avvertito che i rimedi, che i governi stavano prendendo, non avrebbero prodotto i risultati attesi. Le corrette previsioni austriache sono ormai di lunga data: la grande crisi del 1920 negli Stati Uniti, la Grande Depressione degli anni '30, la stagflazione degli anni '70 e la crisi globale odierna che ha avuto inizio con la bolla immobiliare statunitense e si è diffusa in tutto il mondo. In Brasile avvertiamo, ripetiamo, sottolineiamo, siamo vigili e abbiamo gridato, dalla metà del 2008, che ciò che sta accadendo nell'economia brasiliana oggi era prevedibile, come dire che il logaritmo di 1 è 0 e che bere eccessivamente causa ubriachezza e l'eccesso di cibo dà indigestione. In molti ci accusano di essere esagerati o di annunciare una futura catastrofe sol perché "non ci piace il partito al potere" o anche perché “stiamo abbandonando la conoscenza scientifica per seguire l’ideologia liberale" o tutti questi presunti motivi insieme. Dati e fatti però sono lì a dimostrare come le nostre valutazioni da economisti di tradizione austriaca fossero assolutamente corrette! Avvertiamo che la politica seguita dal governo avrebbe portato l'inflazione, la disoccupazione, la svalutazione della moneta nei confronti del dollaro e la mancanza di crescita. In pratica, tutto ciò che sta accadendo oggi! Era stata messa in guardia l'Europa contro i pericoli che un uso improprio dell'Euro avrebbe comportato per Paesi come la Grecia, il Portogallo e l'Italia, tra gli altri. Gli economisti dovrebbero rivolgere la loro attenzione allo studio della tradizione austriaca, iniziata nel 1871 da Carl Menger e le cui origini risalgono alla post-scolastica. Il recupero della credibilità della scienza economica richiede più Mises, meno Keynes; più Hayek, meno Krugman, più Kirzner, meno Stiglitz; più realismo, meno fantasia! Un paragrafo de "L'Azione Umana", una pagina de "La Via della Schiavitù", un semplice ragionamento di “Concorrenza e Imprenditorialità”, per esempio, valgono molto di più in termini di comprensione del mondo reale, di tonnellate di manuali di macroeconomia e microeconomia che gli studenti sono tenuti a leggere. Fiducia negli austriaci! Essi non sono infallibili, ma sono i più vicini al mondo reale. Università Stato di Rio de Janeiro (Brasile) ubiratan@mises.org.br 8 Liber@mente

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di ALBERTO OLIVA ELZEVIRO DALL’UTOPIA AL TOTALITARISMO È molto importante analizzare e cercare di capire se libertà ed eguaglianza siano valori inconciliabili e se l'eguaglianza può essere una minaccia per la libertà ciale perché sono costretti a “svendere” la loro forza di lavoro. Quando si parla di giustizia sociale, si parte dall'idea che è necessario ridiscutere la distribuzione delle ricchezze. La denominazione appropriata di questo problema dovrebbe essere giustizia opo l’esperienza del “socialismo reale” nel ventesimo se- distributiva. È lungi dall’essere facile definire quello che ciascuno colo, è inevitabile cercare di capire se libertà ed eguaglianza merita di guadagnare per la sua attuazione nel processo di prosiano valori conciliabili. Mostreremo però come alcuni duzione di un’azienda o per il suo contributo al funzionamento pensatori individuarono le ragioni per cui l'eguaglianza potrebbe della totalità del sistema economico. I socialisti e comunisti proessere una minaccia alla libertà, ancor prima che il tentativo di con- pongono una soluzione semplicistica: l’egualitarismo inteso come seguire la completa eguaglianza materiale fosse realizzato. Biso- distribuzione isonomica delle ricchezze. gna, innanzitutto, riconoscere che “libertà” e “eguaglianza” sono Ma è possibile una completa eguaglianza materiale che non termini equivoci, che suscitano molta confusione concettuale e im- metta a rischio la libertà? Se l’eguaglianza assoluta è il valore suproduttivi scontri ideologici. La tendenza a considerare libertà e premo, se precede eticamente la libertà, tutto ciò che servirà per eguaglianza in modi molti diversi - senza assegnare significati uni- raggiungerla sarà considerato legittimo. Per questa ragione, in voci ai termini nelle varie situazioni argomentative - crea comu- nome di una crescente eguaglianza materiale i collettivisti difennemente polarizzazioni artificiali. Pertanto, il punto iniziale e dono un massiccio intervento dello Stato nei rapporti interpersofondamentale in questo tipo di dibattito è rennali. La limitazione della libertà è vista come dere chiaro cosa s’intende quando si parla di il prezzo giusto da pagare per arrivare a una Nelle società occidentali è libertà ed eguaglianza. complessiva omogeneità distributiva. Intesa comunemente accettato che Un tempo sono stati fonti accettate di come diritto di ognuno a possedere i prodotti le persone debbano essere tutte diseguaglianza la razza, o etnia, e il sesso. o i risultati della propria azione moralmente uguali di fronte alla legge e che Mentre, oggigiorno, il razzismo e il maschitutti debbano avere gli stessi diritti e legalmente accettabile, la libertà concerne la lismo sono condannati come manifestasfera di attuazione dell’individuo; è, inzioni di pregiudizi che creano oppressione. È comunemente somma, un bene posseduto dai singoli che consente la conquista accettato nelle società occidentali che le persone debbano es- di altri beni. Essendo l’eguaglianza frutto dei rapporti fra persone, sere tutte uguali di fronte alla legge e che tutti debbano avere è un tratto che può essere assegnato alla collettività. Per questa ragli stessi diritti. Sono conquiste degli individui nella Grande gione, gli egualitarismi sono collettivisti: è la società che deve essere Società, come la chiama Friedrich von Hayek, o nella Società uguale e funzionare in modo tale da impedire la formazione di Aperta descritta da Karl Popper. Così come è pacifico che deve differenziazioni tra gli uomini. prevalere l'eguaglianza di diritti politici e civili tra i cittadini e Nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti è messo la libertà di partecipazione alla vita politica. in rilevo, come una specie d’assioma politico, che esiste un’eguaLa classe sociale, invece, è ancora vista come la causa princi- glianza originale decisa dal creatore: «Noi consideriamo come inpale della disuguaglianza. I socialisti e comunisti continuano a cre- contestabili ed evidenti per se stesse le seguenti verità: che tutti gli dere che si deve creare una società senza stratificazioni economiche uomini sono stati creati uguali, che essi sono stati dotati dal Creae sociali. Questa sarebbe per loro l´unica forma per arrivare a una tore di certi diritti inalienabili, che tra questi diritti sono, in primo società cosiddetta giusta. Il presupposto è che le differenze mate- luogo, la vita, la libertà, e la ricerca della felicità; che per assicurare riali tra gli uomini sono sempre il risultato di una maggiore o mi- il godimento di questi diritti, gli uomini hanno formato tra loro nore ingiustizia distributiva. I lavoratori sono condannati a dei Governi, la cui giusta autorità deriva dal consenso dei goveroccupare una posizione svantaggiata nella base della piramide so- nati». Che gli uomini nascano uguali è discutibile. E nel caso esi«Chiunque ha tentato di creare uno Stato perfetto, un paradiso in terra, ha in realtà realizzato un inferno». (Karl R. Popper) D 2 - 2015 9

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stesse un’eguaglianza in partenza è importante capire perché non parte di un insieme a detrimento delle qualità individuali e delle venga mantenuta e perché le strutture politiche, economiche e so- differenze tra le persone. ciali generino differenze di status. Se tutti gli uomini fossero stati Nella Critica del Programma di Gotha, Karl Marx sostiene che creati uguali, saremmo costretti a concordare con Rousseau che la sia possibile un completo egualitarismo tra gli uomini. Per ragsocietà è l´unica responsabile per le grosse differenze – giustificabile giungere questo ideale, rileva che nella società dei perfetti uguali o non - tra le persone. E che basterebbe cambiare le strutture della – nella fase più elevata della società comunista – non potrà esserci società per fare scomparire i processi che creano le disuguaglianze. la subordinazione servile degli individui alla divisione del lavoro, Oltre a questo, la natura non potrebbe essere ritenuta la fonte delle e quindi anche il contrasto di lavoro intellettuale e manuale. Marx differenziazioni che rendono ogni essere umano unico. Il pro- crede che una società complessa possa esistere senza divisione del blema è che l´ordine sociale non sarebbe possibile se, contraria- lavoro e che «dopo che con lo sviluppo generale degli individui mente a quel che sostengono gli utopisti, le persone per natura, saranno cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti delle o per scelta, volessero le stesse cose, preferissero svolgere gli stessi ricchezze sociali scorreranno in tutta la loro pienezza, solo allora mestieri o si occupassero delle stesse attività. l'angusto orizzonte giuridico borghese L'eguaglianza genera confusione concetpotrà essere superato, e la società potrà scriÈ discutibile che l'eguaglianza tuale perché può essere intesa come eguavere sulle sue bandiere: ognuno secondo le per tutti gli uomini di tutti i beni glianza fra tutti o alcuni. Inoltre, è cruciale sia compatibile con la libertà intesa sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisodefinire eguaglianza come condivisione di che gni!». Vigendo questo principio, possono negativamente, come assenza cosa. Non si discute che legge, diritti e opportuessere messi da parte i criteri di giustizia che di coercizione ingiustificata nità non ammettono discriminazioni. La poleriguardano, tra altri, merito, capacità, tamica si accende quando si discute se beni materiali devono essere lento, sforzo, dedizione al lavoro, risultati ottenuti, ecc. Tutti i mecdivisi in parti uguali o in proporzione. L'eguaglianza fra tutti in canismi spontanei che portano alle differenziazioni tra gli uomini tutto è un’ideale che i comunisti e i socialisti considerano indispen- devono essere controllati in modo da non provocare ingiustizie. sabile raggiungere affinché la società sia giusta. Le uguaglianze fra La storia mostra come eliminare il mercato e la proprietà pritutti in molte cose, fra alcuni in tutto; fra alcuni in qualcosa sono vata non porta all’egualitarismo o a una giusta distribuzione della quelle che troviamo nelle società libere e democratiche. Ancora ricchezza, bensì all’oppressione e alla formazione di una élite pooggi si dibatte se è possibile un’uguaglianza di tutti in tutto. È di- litica piena di privilegi. Il cosiddetto socialismo reale è riuscito a scutibile che l'eguaglianza per tutti gli uomini di tutti i beni sia com- rendere le persone tutti uguali nella povertà e scarsità, tranne l’élite patibile con la libertà intesa negativamente, come assenza di dirigente del Partito. Il socialismo difeso da Marx, ma da lui mai coercizione ingiustificata. Anche il tipo di egualitarismo moderato spiegato nella sua funzionalità politica ed economica come avverte produce la riduzione della libertà. Le dottrine egualitarie mettono Lenin stesso, si è trasformato in un brutale interventismo e in una a rischio la libertà nella misura in cui considerano l’uomo come crudele repressione. E questa non è una critica ex post facto. In IL RUOLO DELLA PUBBLICITÀ NELL’ ECONOMIA DI MERCATO di D aniela Rabia Nei confronti della propaganda commerciale vengono mosse critiche che si rivelano intrise di pregiudizi ideologici nonché ingiuste e scientificamente infondate C omunemente la pubblicità è definita come l’azione, atto di promuovere la vendita di un bene esercitando sul pubblico un’influenza, ovvero un’azione psicologica mirante a creare dei bisogni, dei desideri. Anche l’insieme dei mezzi impiegati per promuovere un prodotto. La domanda di un qualunque bene dipende, infatti, dalla conoscenza che il pubblico ha del medesimo e da come lo considera. Una delle critiche più accese che si muovono alla pubblicità consiste nel fatto che essa diffonde un messaggio socio-politico incisivo ed efficace a favore della società dei consumi, incitando allo spreco. Taluni individuano, pertanto, nella propagazione del consumismo uno degli effetti deleteri principali di siffatta pratica. Si sostiene, altresì, che la reclame decide non solo quali debbano essere i bisogni ma anche quali produttori-venditori debbano soddisfarli. Pretendere un sistema di mercato senza pubblicità significa vietare agli imprenditori di esplorare e scoprire la struttura della domanda dei consumatori Secondo tali orientamenti, i consumatori non sarebbero consapevoli nel giudicare i prodotti e le marche secondo le loro proprietà effettivo, ma si affiderebbero alle offerte pubblicitarie e di conseguenza si atterrebbero alla regola secondo cui il produttore più abile nel fare pubblicità sia anche il più abile nel fare il prodotto da acquistare. La gara di concorrenza vede, dunque, vincitore non chi offre il miglior prodotto ma chi fa la migliore pubblicità. Ebbene, è innanzi tutto necessario precisare che in un’economia di mercato le informazioni sono essenziali per coordinare l’attività di migliaia, milioni di individui diversi. Informazione e mercato sono concetti strettamente legati: il mercato - che per Friedrich A. von Hayek rappresenta «un meccanismo ottimale di raccolta e trasformazione di informazioni» - sarà più efficiente quanto migliore sarà la qualità delle informazioni e la rapidità della loro 10 Liber@mente

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verità il vincolo tra egualitarismo materiale e tirannia è stato leggi severissime per punirla e soffocarla; ma oltre al fatto che così messo in rilievo già nel XVIII secolo da David Hume in On Ju- grande autorità finirebbe presto per degenerare in tirannia e per stice, che ha evidenziato in modo premonitorio come il successo essere esercitata con grande parzialità». del progetto che ha l’ambizione di rendere le persone uguali, Tre anni prima di essere pubblicato Il Capitale di Marx, il pecambiando le strutture e il funzionamento del processo econo- dagogista Alan Kardec ne Il Vangelo secondo lo Spiritismo domico-sociale, sia incompatibile con la libertà. Infatti raggiunta manda: perché tutti gli uomini non possiedono eguali ricchezze? l’uguaglianza, c´è bisogno di una feroce tirannia per man- «Non le possiedono per una ragione molto semplice: perché non tenere la completa isonomia materiale tra i singoli. La vo- sono ugualmente intelligenti, attivi e laboriosi per acquisirla, né lontà e i diritti individuali saranno soppressi e la élite abbastanza sobri e previdenti per conservarla». Facendo una critica governante, concentrando il potere nelle proprie mani, con- avant la lettre al progetto socialista, e all'idea secondo la quale la trollerà in modo autoritario lo Stato. completa uguaglianza materiale è la precondizione per arrivare L´interventismo e l’autoritarismo non sono deviazioni, ma alla società giusta, Kardec afferma che «è un fatto dimostrato maconseguenze inevitabili dell’impianto socialitematicamente, che tutti i beni, divisi egualsta. Con un’enorme capacità predittiva, mente fra tutti gli uomini, non darebbero ad La storia mostra come l’eliminare Hume descrisse cosa sarebbe accaduto se una ognuno che una quota minima ed insuffiil mercato e la proprietà privata società avesse imposto la completa ugua- non porta all’egualitarismo o a una ciente». E riprendendo l’argomentazione huglianza materiale tra le persone. Il socialismo giusta distribuzione della ricchezza, miano, Kardec osserva che «supponendo reale è la perfetta esemplificazione della tiranrealizzata questa divisione, in poco tempo bensì all’oppressione e alla tirannia nia prevista da Hume: «per quanto speciosi l’equilibrio sarebbe rotto a causa della diverpossono sembrare, queste idee di PERFETTA uguaglianza sono sità dei caratteri e delle attitudini; e, supponendola possibile e duin fondo impossibili tradurle in PRATICA; e anche se non fossero revole, ogni uomo avendo appena di che vivere, si arriverebbe così, esse sarebbero estremamente perniciose per la società umana all’annientamento di tutti quei grandi lavori che contribuiscono al […] anche se rendessero eguali le proprietà, i gradi diversi di arte, progresso ed al benessere dell’umanità; inoltre, se si supponesse di attività e di operosità spiegati dagli uomini tornerebbero imme- che essa basterebbe a dare ad ognuno il necessario, scomparirebbe diatamente a rompere tale uguaglianza». Uno dei risultati sarebbe il pungolo che incita alle grandi scoperte ed alle utili imprese». Inla povertà generalizzata: «se poi poneste un freno a tali virtù e ini- vece della mano invisibile di Smith, Kardec ricorre alla “mano della ziative, ridurreste la società alla più nera indigenza; e anziché pre- provvidenza” per difendere una tesi simile: se «Dio permette che venire la miseria e l´estrema povertà di pochi, le rendereste la ricchezza sia concentrata in alcuni punti, è perché così può difinevitabili a tutta la comunità». L’altro sarebbe la tirannia: «la più fondersi e distribuirsi in quantità sufficiente ai diversi bisogni». rigorosa inquisizione sarebbe necessaria per spiare il formarsi di Università Federale di Rio de Janeiro (Brasile) qualsiasi disuguaglianza fin dal suo apparire; e ci vorrebbero delle aloliva@uol.com.br diffusione. Informazioni che per loro natura sono diffuse, disperse, possedute separatamente dai singoli e, modificandosi continuamente, non possono essere mai simultaneamente note a un unico centro decisionale. Partendo dal presupposto che nel mercato il consumatore è sovrano ma non onnisciente, Ludwig von Mises ha pertanto evidenziato che: «È compito della propaganda commerciale informarlo sullo stato effettivo del mercato» e che «La limitazione del diritto dei commercianti a propagandare i loro prodotti restringerebbe la libertà dei consumatori a spendere il reddito secondo quanto loro aggrada. Impedirebbe loro di conoscere quanto possono e vogliono sullo stato del mercato e le condizioni rilevanti nella scelta di quel che vogliono comprare o non comprare». Da questo assunto, discende che la pubblicità non può mai soppiantare i prodotti più a buon mercato. Secondo Israel Kirzner, invece, il capo d’accusa più serio contestato alla pubblicità è lo spreco di risorse che ruota intorno alla funzione di essa nel cambiare e/o manipolare i gusti del consumatore. Questo tipo di attacco si incontra prevalentemente nelle discussioni popolari. Ma pretendere un sistema di mercato senza pubblicità significa vietare agli imprenditori di esplorare e scoprire la struttura della domanda dei consumatori. D’altro canto criticare la duplicazione con- correnziale perché foriera di spreco equivale a criticare il processo attraverso cui il mercato raccoglie la conoscenza imprenditoriale che serve a individuare la presenza di sprechi. Un’altra contestazione mossa di frequente alla pubblicità è di ordine morale e intravede in essa uno strumento di informazione non oggettivo, tendente a distrarre l’individuo dalle cose più importanti, diffondendo stereotipi e rendendo uniforme il modo di pensare della società. Si può controbattere a questo rilievo sostenendo che il consumatore non è indifeso contro l’alta pressione della propaganda. Anzi l’informazione e la pluralità delle fonti di essa sono fondamentali nel percorso di crescita individuale e nella formazione della consapevolezza. Quanto alla asimmetria tra venditore e acquirente, la si può certamente circoscrivere in una fase iniziale. Il compratore è infatti in grado di formarsi una corretta opinione sull’utilità, e il gap di asimmetria informativa è ridotto e man mano superato dall’esperienza empirica. Le critiche mosse alla propaganda commerciale sono, dunque, molteplici e di varia natura ma «La critica - come ricorda Karl Popper - può essere importante, illuminante, e anche fruttuosa, senza essere tuttavia valida». daniela.rabia@fondazionescoppa.it 2 - 2015 11

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di JUSTIN RAIMONDO «Io definisco una società anarchica come una società dove non sia legalmente possibile aggredire coercitivamente persone o proprietà». (Murray N. Rothbard) MONUMENTALE MURRAY N. ROTHBARD que potrebbe esplorare nel corso della propria vita,un luogo traboccante di tesori di conoscenza perduta, sia dimenticata che sopressa. La History è intrisa non solo dell'erudizione enciclopedica di un vero esperto universale, ma anche della personalità di Rothbard. Questi ha trascorso molto tempo a pensarla, leggendo e prendendo appunti, e poco dopo il libro è diventato parte essenziale di lui, della sua vita di scrittore ed economista:lo ha chiaramente considerato il lavoro della sua vita. Come tale merita un esame esteso e un capitolo dedicato. Come abbiamo visto, la History è stata lì fin quasi dall'inizio. Mises,in risposta alla missiva di Rothbard, spiegò che «ciò che seLa History permette ai lettori di vedere l'intero ambito del pensiero economico sovrapposto a un colorato fondale elaborato di idee religiose, etiche, culturali e politiche para tra loro le varie “scuole” di economia è l’approccio epistemologico» e proseguì delineando i propri progetti per la trattazione del tema in discussione. Tuttavia egli non promise di realizzare l’opera sulla storia del pensiero economico che Rothbard gli aveva suggerito ed, invece, scrisse: «spero che Lei finirà presto la sua tesi ed avrà tempo sufficiente per iniziare a scrivere un grande libro sui problemi di cui riferisce nella sua lettera». È impossibile dire se Rothbard abbia o meno deciso in quel momento di impegnarsi nel compito ma,in ogni caso, il concepimento di questa sua opera sembra essere stato molto precoce. La stesura vera e propria,escluse le note, fu iniziata nei primi anni Settanta. Come abbiamo già notato, una sorta di precis o sintesi concettuale essenziale fu pubblicata nel 1976 sotto forma di breve articolo: ”New Light on the Prehistory of the Austrian School”. Rothbard ha iniziato a rimpolpare il suo progetto nei primi anni Ottanta quando,su suggerimento dell’economista Mark Skousen, ha accettato di scrivere una storia del pensiero economico di cui Skousen stesso ha organizzato la pubblicazione attraverso l'Institute for Political Economy. Tuttavia non tutto è andato liscio. In una lettera del 1983, Rothbard lamenta «una crisi nel mio libro History of Economic Thought (Storia del Pensiero Economico)». L’editore voleva il manoscritto per la fine dell'estate ed il curatore insisteva che Rothbard «enfatizzasse l’era post-[Adam] Smith. Così mi sono reso conto che il solo modo per farlo - ed anche per mantenere il libro piuttosto breve come lui vuole - è quello di scartare il materiale formidabile e splendido, che ho redatto fino ad ora e di scrivere ciò che lui desidera, quello che Joey chiama in breve “I Dieci Grandi Economisti Contemporanei” e poi sperare che ci sarà tempo a sufficienza per legare i due libri in uno. Diversamente, potrei concludere con “un libro breve” e uno più grande, molto più ampio sull’intera faccenda». Fortunatamente per le generazioni future di libertari, come è risultato, non ha eliminato il materiale formidabile e splendido che costituisce il primo volume. Invece, come ha scritto nei ringraziamenti, «dopo aver ponderato il problema. (...) Dissi [al curatore] che avrei dovuto cominciare con Aristotele, dal momento che Smith rappresentava un netto decadimento rispetto a molti dei suoi predecessori». La si potrebbe ben presentare come: Uno dei più importanti lavori scientifici del grande filosofo ed economista americano che ha ampliato l'edificio teorico di Ludwig von Mises, del quale è stato allievo M entre uno sguardo alle note in calce alle opere di Rothbard pubblicate durante la sua vita suggerisce l’ampiezza e la profondità della sua conoscenza,nulla avrebbe potuto prepararci alla sua History of Economic Thought (Storia del Pensiero Economico) pubblicata in due volumi nel 1997. La gamma completa dell'enorme erudizione di Rothbard è stata impiegata, per la prima volta, in un componimento sufficientemente ampio da abbracciare la vasta portata della sua conoscenza. È stata la chiave di volta del lavoro di una vita, il fiore all'occhiello dei suoi successi accademici. Ha pensato e lavorato a essa, in un modo o nell'altro, sin dall'autunno del 1949, quando aveva scritto per la prima volta a Mises sollecitandolo a redigere una Dogmengeschichte «per una corretta valutazione di tutti i contributi al pensiero economico». Mises ha però lasciato a lui, che lo ha portato avanti con la sua solita accuratezza, il compito: gli appunti di ricerca di Rothbard avrebbero riempito parecchi volumi con commenti illuminanti e taglienti, completi di citazioni integrali. Tuttavia, la History è più che un trionfo della cultura: è l'espressione più completa dell'umanesimo provocatorio, il cuore dell'economia “Austriaca” o Misesiana. La History permette ai suoi lettori di vedere l'intero schema del pensiero economico sovrapposto ad un contesto riccamente colorato di idee religiose, etiche, culturali e politiche. Se il sistema o paradigma che Rothbard trascorse tutta la vita costruendo è pensato in termini di un edificio torreggiante, una struttura a molteplici livelli,maestosa nella sua complessità, allora la History ne costituisce il vertice, un piano attico con più camere che chiun- 12 Liber@mente

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«L'intera faccenda» ‘ché è pressoché l'unica espressione che renda giustizia all’opera di Rothbard. Come egli afferma nell'introduzione: «questi volumi sono molto diversi dalla norma». Rothbard, rifiutando lo strettamente “economico” a favore di una presentazione del contesto filosofico, religioso, e politico nel quale le teorie economiche furono formulate, ha creato un vivido panorama della storia del pensiero: non solo del pensiero economico ma di tutto il pensiero sociale. Questa tematica è stata una logica conseguenza dell'ottica misesiana dell'economia come ramo della prasseologia, ovvero lo studio dell'azione umana che comprenda anche la psicologia, la storia, l’etica, l’economia politica, e tutte le scienze sociali. Una storia del pensiero economico dal punto di vista austriaco avrebbe dovuto visualizzare il suo soggetto attraverso questo prisma sfaccettato e non si poteva farlo entrare in poche centinaia di pagine. Un tale progetto avrebbe dovuto essere un'impresa enorme, il lavoro di una vita. Per qualsiasi altro studioso raccogliere tale sfida sarebbe stato un atto di superbia anche non avesse lavorato su altro. Rothbard ha assunto tale compito in aggiunta alla sua normale produzione di libri, articoli accademici, commenti politici e scritti vari. Non tutte le figure più imponenti della storia delle idee sono stati buoni maestri. I geni sono insofferenti verso la gente comune che non fa collegamenti rapidi o non li fa esattamente con le loro stesse modalità. L’idea di limitare una storia “austriaca” del pensiero economico ai cosiddetti dieci grandi economisti dimostra quanto poco compreso sia il metodo prasseologico anche da parte dei presunti misesiani. Questa dolorosa ignoranza,per quanto frustrante per Rothbard,lungi dal fermarlo e scoraggiarlo, lo ha reso solo più determinato ad educare queste persone ed innalzarle, per così dire, al suo livello di comprensione. Siffatto impulso a correggere l’errore e non solo a correggerlo ma anche ad offrire un paradigma alternativo complesso e strettamente motivato, è ciò che lo ha reso un grande educatore. Contro la teoria della storia economica del “Grande Uomo” in cui «Adam Smith ha creato l'economia, tanto quanto Atena è schizzata già adulta e completamente armata dalla fronte di Zeus», Rothbard contrappone un nuovo paradigma che tiene conto della complessità infinita dell'esperienza umana. Proclamando la propria fedeltà ideologica esattamente all'inizio, l'autore dichiara: «questo lavoro è una storia complessiva del pensiero economico da un’angolazione schiettamente ‘austriaca’», cioè dal punto di vista di un seguace della ‘Scuola Austriaca’ di economia. Prosegue poi: «Questa prospettiva si fonda su quella variante della Scuola Austriaca che è attualmente la meno alla moda benché non la meno numerosa: la “Misesiana” o “prasseologica”». Nell’ambito della metodologia, la grande conquista di Ludwig von Mises è stata quella di salvare l'economia dalla presunzione scientista, i cui illusi seguaci vedono l'economia come una “scienza” che, come la fisica, accresca continuamente la propria conoscenza e precisione, perfezionando la sua analisi per la comprensione completa. Rothbard afferma che questo punto di vista della storia economica, sempre in avanti e verso l'alto, è palesemente falso. C'è qualcosa come la “conoscenza Nella History, apparsa nel 1997 Rothbard ha creato un vivido panorama della storia del pensiero: non solo sul pensiero economico ma di tutto il pensiero sociale perduta”: la storia può prendere una strada sbagliata ed essere deviata da un errore giù per un percorso non corretto e distruttivo. Citando la Structure of Scientific Revolutions di Thomas Kuhn, Rothbard sottolinea che nemmeno le scienze fisiche “dure” seguono questo corso «romantico, panglossiano» sempre ascendente. Sfatando ciò che Rothbard chiama «la teoria Whig della storia» nelle scienze, Kuhn ha mostrato che la scienza non si è sviluppata in questo modo. Un paradigma, una volta selezionato, è raramente messo in discussione o testato. Il paradigma dominante va in “crisi” solo quando il numero di anomalie e contraddizioni prolifera. Allora il vecchio paradigma è deposto e uno nuovo lo sostituisce. Non è necessario esser d’accordo con la visione nichilista di Kuhn per la quale tutti i paradigmi sono ugualmente validi (o non validi) «per rendersi conto che l a sua visione poco idealista della scienza suona vera sia in storia che in sociologia». Se il pregiudizio modernista che “più si va avanti e meglio è” non è neppure applicabile alle scienze fisiche “dure”, allora è ancora meno rilevante per lo studio delle scienze "molli" tra cui l'economia, in cui una serie di fattori come la politica, la religione e l'etica, influenzano il flusso e il riflusso delle idee economiche. Contro il paradigma dominante nella storia del pensiero economico che pretende di dimostrare che ogni scuola e tendenza abbiano dato il proprio contributo unico al progresso complessivo della scienza economica, Rothbard ha visto che «l'economia può ed ha proceduto in conflitto,perfino a zigzag , con successivi errori sistemici che hanno talvolta messo da parte paradigmi precedenti ma più solidi reindirizzando così il pensiero economico giù per un percorso totalmente sbagliato o addirittura tragico». La “teoria dei Pochi Grandi Uomini della storia economica” inizia con Adam Smith, il presunto fondatore non solo della teoria economica di libero mercato, ma di per sé anche dell'economia. «Poca attenzione è stata data a chiunque abbia avuto la sfortuna di precedere Smith». Eppure Rothbard rivela una ricca tradizione-dagli antichi(in Grecia, a Roma, in Cina) agli scolastici medievali, e mostra dettagliatamente in maniera affascinante e riccamente documentata, che il pensiero economico non ha avuto inizio né raggiunto il suo apice con la carriera di un calvinista britannico del XVIII secolo: «tutto è iniziato, come al solito, con i greci», primi scopritori del concetto e dei principi del diritto naturale. Randolph Bourne Institute (USA) justin@antiwar.com Traduzione di Luca Fusari 2 - 2015 13

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di SANDRO SCOPPA «La frode fiscale non potrà essere davvero considerata alla stregua degli altri reati finché le leggi tributarie rimarranno vessatorie e pesantissime e finché le sottili arti della frode rimarranno l’unica arma di difesa del contribuente contro le esorbitanze del fisco». (Luigi Einaudi) PRIMO PIANO LE TASSE SULLA CASA, UN ESPROPRIO DI FATTO Dossier tassazione immobili di Confedilizia: i dati che arrivano dal settore immobiliare prospettano una situazione ai limiti dell’esproprio e un triste primato italiano U na recente ricerca di Confedilizia, riportata nel “Dossier tassazione immobili”, evidenzia che «con il 2015, la pro- il triste primato detenuto dall’Italia, che è il Paese con il maggior prietà immobiliare si troverà, per il quarto anno consecu- livello di tassazione sugli immobili (studio di Francesco Forte). tivo, a subire un livello di imposizione tributaria insostenibile. Ad Gli effetti di tale penalizzante imposizione sugli immobili aumentare vertiginosamente, come noto, è stata una specifica com- vanno dal crollo delle compravendite alla diminuzione degli inponente della tassazione sugli immobili, quella di natura patrimo- terventi sulle singole unità immobiliari per ristrutturazione e arniale. Quella – giova ricordarlo – che colpisce gli immobili al di là redamento, dal fallimento di innumerevoli piccole imprese del di qualsiasi reddito dagli stessi prodotto. E che si aggiunge – anche settore alla perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro in ediquesto è bene rammentarlo – ad altre forme di imposizione, come lizia, alla crisi delle locazioni e progressiva riduzione della relativa quella sui redditi e quella sui trasferimenti». offerta. Altro effetto negativo è la caduta dei consumi, generata Secondo lo studio, nel triennio 2011-2014, si è passati dai 9,2 dalla perdita di valore degli immobili (stimata in circa 2.000 mimiliardi dell’ICI ai ben 25 miliardi della doppia imposta IMU- liardi) e dall’effetto che tale riduzione ha prodotto su milioni di TASI. E il passaggio non è stato per niente graduale: già nel 2012 proprietari ai quali è venuta improvvisamente a mancare quella l’ICI veniva sostituita dall’IMU con un gettito pari a 23,8 miliardi. sorta di copertura assicurativa che da sempre ha rappresentato, Mentre nel 2011 si pagavano imposte sugli immobili pari a circa lo per ciascuno di loro, la consapevolezza di poter contare su un bene 0,6% di PIL, ora siamo vicini al 1,7%, contro una media europea di che mai prima si era svalutato. In sostanza, grazie ai reiterati intercirca l’1%. Tra i più penalizzati ci sono i proprietari - locatori a ca- venti legislativi, nel giro di poco tempo, è stata minata una certezza none calmierato, con i c.d. contratti “concorgranitica degli italiani, risparmiatori in edilizia dati”, che si trovano a pagare sino al 291% in Tassare un valore invece che un reddito per tradizione: la certezza che il frutto del propiù. Non migliore sorte è riservata ai locatori significa procedere di fatto a un esproprio prio lavoro, investito in un immobile, rapprea canone libero (classico 4+4), che registrano progressivo, a cui è sotteso l’intento di sentasse una garanzia sia per la percezione di una variazione pari a +157%. Quanto agli im- trasformare la ricchezza immobiliare in un reddito, sia pure modesto, in caso di affitto, mobili non abitativi dati in affitto (negozi, uf- una risorsa a disposizione del ceto politico sia come tesoretto sul quale contare in caso di fici, ecc.), il peso dell’imposizione fiscale, esigenze impreviste. statale e locale, può arrivare fino all’80% del canone, e può addiCom’è evidente, la situazione appena descritta non può essere rittura sfiorare il 100% se alle tasse si aggiungono le spese (manu- ulteriormente mantenuta, ed è necessaria una radicale inversione tenzione, assicurazione, ecc.), a carico del proprietario. Un carico di tendenza, e non solo per esigenze di equità. A iniziare da una fiscale inspiegabilmente punitivo è poi quello che grava su un ap- modifica sostanziale della base impositiva della tassazione immopartamento che il proprietario non riesce ad affittare. Esso non solo biliare, che non può essere ancorata al valore o presunto tale e su non produce alcun reddito ed è anzi fonte di spese (condominiali, base catastale/patrimoniale ma alla eventuale rendita degli imdi manutenzione, assicurative, ecc.), quanto è colpito da ben cinque mobili stessi e ai servizi – certi, verificabili, quantificabili – che riceimposte (Irpef, addizionale Irpef, addizionale comunale Irpef, Imu vono, a beneficio sia dei loro proprietari sia dei loro utilizzatori. e Tasi), alle quali lo stesso proprietario è costretto a farvi fronte con Tassare un valore invece che un reddito significa, infatti, procedere redditi derivanti da altra fonte (lavoro, pensione, ecc.). Tutte queste di fatto a un esproprio progressivo, a cui è chiaramente sotteso l’incose - è poi il caso di aggiungere - non fanno altro che confermare tento di trasformare la ricchezza immobiliare del Paese in una risorsa a disposizione del ceto politico, che può decidere di incamerare la quota che esso giudica necessaria al mantenimento dell’attuale status quo. Gli effetti sarebbero immediatamente positivi e porterebbero all’attivazione di un circolo virtuoso, capace di diffondere un ottimismo “contagioso”, che si rifletterebbe sui grandi numeri dell’economia italiana. sandro.scoppa@fondazionescoppa.it 14 Liber@mente

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di NATHALIE JANSON L o scorso 22 febbraio 2015 tutti erano soddisfatti. Mario Draghi aveva annunciato che avrebbe agito con forza dopo le feste: nel rispetto totale del forward guidance, ha presentato un piano di “Quantitative Easing “ europeo che ha come obiettivo l’acquisto di titoli per quasi 1.200 miliardi di euro su un periodo di 18 mesi. Gli investitori hanno accolto la notizia con grande entusiasmo visto che, anche se la notizia era stata anticipata dai mercati, le borse europee hanno chiuso al rialzo. Elemento positivo è stato la misura del programma, più ambizioso di quanto era previsto. Di conseguenza il mese di gennaio è stato uno dei migliori sul piano borsistico dal 2008, con una progressione di 8%, ad esempio, sulla piazza parigina. Draghi ha approfittato della decisione della Corte Europea che ha dato giudizio positivo sul programma di acquisto di titoli sovrani senza limite chiamato OMT “Outright Monetary Transactions”, mettendo in minoranza i tedeschi, e ha annunciato un programma mensile di acquisto di titoli per un importo di 60 miliardi, titoli sia sovrani sia privati senza precisare la proporzione di ciascuna categoria. Per accontentare i tedeschi, questo programma non si baserà sul principio della “mutualizzazione” dei rischi: essi saranno sopportati per il 20% dalla BCE e per l’80% dalle banche centrale nazionali. Inoltre l’acquisto di titoli sovrani si farà nel limite del contributo di ogni paese al capitale della BCE. Secondo alcuni, il presidente della BCE non poteva fare a meno di utilizzare il QE, ma molti hanno dei dubbi circa l’efficienza di questo programma per alcuni Paesi dove le riforme strutturali non sono ancora iniziate. Per i più critici, il programma, nel peggiore dei casi, non avrà nessun effetto, nel migliore dei casi, rivelerà la capacità di un Paese membro di riformarsi. Questa politica avrà un impatto positivo solamente nei Paesi che avranno creato le condizione per la ripresa del credito. Ma com’è possibile pensare che, nel peggiore dei casi, iniettare miliardi di euro ogni mese non avrà alcun effetto? Il dramma del monetarismo Decenni di monetarismo hanno avuto la virtù di far capire che una quantità eccessiva di moneta si tramuta in una inflazione sistematica e che un'inflazione crescente impedisce il calcolo economico e provoca IL PEREGRINARE DELLA POLITICA DELLA BCE La moneta non è neutra per l’economia e la variazione della sua quantità ha impatti significativi e rilevanti l’arresto dell’attività economica. Semplificando all’estremo si potrebbe dire che un'economia nella quale la quantità di moneta aumenta in un modo continuo senza aumento della produzione provocherebbe un aumento continuo dei prezzi, così elevato che la moneta non avrebbe “niente da comprare” in termine reali. È per questo motivo che il monetarismo ha raccomandato alla banca centrale di seguire la regola monetaria seconda la quale il tasso di crescita della quantità di moneta doveva esSecondo alcuni, il presidente della BCE non poteva fare a meno di utilizzare il QE, ma molti hanno dei dubbi circa l’efficienza di questo programma per alcuni Paesi dove le riforme strutturali non sono ancora iniziate sere costante. Si potrebbe obiettare che oggi sembra che non esista più una relazione tra la quantità di moneta iniettata e l’inflazione, dato che malgrado tutti gli interventi massivi delle maggiori banche centrali, l’inflazione non c’è. Ma la realtà può essere ingannevole. In fatti la crisi dei “subprimes” negli Stati Uniti avrebbe dovuto provocare una deflazione severa che non è avvenuta, conseguenza degli interventi massivi della FED sul mercato. Quindi l’inflazione c’è, non quella tradizionale rivelata nel livello generale dei prezzi, ma sotto forma di “asset bubble”. La regola monetarista è stata man mano reinterpretata – ha cominciato con Greenspan alla guida della FED. In effetti le banche centrali prima della crisi del 2007 rispettavano la regola secondo la quale la crescita dell’offerta di moneta doveva seguire il tasso di crescita potenziale dell’economia nell’obiettivo di facilitare lo sviluppo dell’economia. E' l’interpretazione che si deve dare dell’obiettivo di crescita dei prezzi che si sono fissate le banche centrali come la BCE. E' un modo per sostenere il concetto di stabilità dei prezzi e contenere i rischi di inflazione. Però la regola del 2% come quella fissata dalla BCE non è in assoluto un minimo da raggiungere, ma piuttosto un massimo da non superare. Si noti a questo proposito che lo stesso Draghi reinterpreta la regola dato che giustifica la sua azione con la necessità di avere una inflazione pari al 2%, supponendo che l’inflazione sia necessaria alla crescita dell’attività economica. Gli effetti Cantillon alle oubliettes… Se la teoria quantitativa della moneta è utile per democratizzare l’idea che l’aumento della quantità di moneta non deve mai superare la crescita dell’attività economica, passa sotto silenzio il fatto che la moneta è tutta tranne che neutra per l’economia. La variazione della quantità di moneta ha degli impatti significanti e crea dei beneficiari e chi invece subisce una perdita netta. Quello che è successo il 22 febbraio ne è una perfetta illustrazione. I primi che hanno beneficiato dell’annuncio del QE sono stati gli investitori sui mercati finanziari. In effetti, la messa in opera del QE si fa attraverso l’acquisto temporaneo (nel corso normale della politica monetaria) o definitivo (nel caso del QE) da parte della banca centrale di titoli sia privati sia sovrani sul mercato secondario. Meccanicamente, il fatto che la Banca Centrale acquisti titoli fa aumentare il loro valore sul mercato. Inoltre, se la banca centrale spiega ai mercati che la sua azione sarà ripetuta per un periodo lungo di tempo, gli operatori saranno indotti legittimamente ad aspettarsi un periodo di rialzo prolungato. Ne conseguono degli effetti di ricchezza, come si è potuto notare negli Stati Uniti, ma questi effetti non sono condivisi da tutti gli attori economici. Tutto sommato, Draghi contribuisce direttamente a migliorare il benes- 2 - 2015 15

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