LIBER@MENTE 1/2015

 

Embed or link this publication

Description

Il numero 1/2015 di Liber@mente, la rivista aperta di informazione e diffusione di conoscenza, edita dalla Fondazione Vincenzo Scoppa

Popular Pages


p. 1



[close]

p. 2



[close]

p. 3

di LORENZO INFANTINO EDITORIALE LA RETORICA KEYNESIANA E I GIOVANI SENZA FUTURO P iù che una “teoria generale” dei fenomeni economici, disciplina monetaria (come quella quella keynesiana è un’ideologia che colloca al centro prevista dal gold standard) e l’imdella vita sociale l’azione del ceto politico e che, di con- posizione della cartamoneta a seguenza, pone la cooperazione volontaria in una posizione corso forzoso. Il ceto politico benesubalterna. Fornisce così all’interventismo economico, che è la ficia in tal modo di un potere illimi«malattia professionale» di politici, burocrati e militari, una tato, che platealmente contrasta con “giustificazione” teorica, che è poi la “legittimazione” dell’ar- le regole di base di una società bitrio. Comprendere tutto ciò non è difficile. È sufficiente rifarsi aperta, dove per l’appunto il poalle ragioni che hanno generato le scienze sociali. tere dei governanti deve essere I primi teorici dell’economia politica sono stati severi critici dei rigorosamente circoscritto. fallimenti dello Stato interventista e strenui difensori della coopeTutto ciò produce gravi conrazione volontaria. Basti pensare a Cantillon, Hume, Smith e a tutta seguenze. L’emissione di cartamola schiera dei moralisti scozzesi. Ma le cose non sono sempre an- neta a corso forzoso determina un date nella giusta direzione. Proprio perché legati a doppio filo alla permanente disequilibrio monetario. Il presenza del potere pubblico nella società, molti studiosi tedeschi ceto politico è infatti libero di alimentare (esponenti della Scuola storica tedesca dell’economia) sono addi- un’offerta di moneta che è sempre rittura giunti a sostenere l’impossibilità dell’economia politica e di superiore alla domanda. Il che viene “giustificato” con la ogni altra scienza sociale teorica. È così che l’accoglimento impli- vecchia e grossolana credenza che fa dipendere lo sviluppo ecocito o esplicito di tale posizione e l’idea di sopprimere o di sotto- nomico e l’occupazione dalla quantità di moneta resa disponibile. porre a gravi limitazioni la proprietà privata hanno gradualmente Ma non è così: perché tale credenza equipara la moneta al capitale. trasformato la teoria economica da critica dello Stato interventista Ed è un’uguaglianza insostenibile. La scarsità di capitale non siin critica della cooperazione sociale volontaria. E l’economia po- gnifica scarsità di moneta. Come Friedrich A. von Hayek ha scritto, litica si è assunto un compito esattamente opci troviamo qui davanti «all’antichissima conposto a quello da cui aveva avuto origine. vinzione del bottegaio, secondo cui la sua proLa corruzione regna sovrana: Keynes si è formato a Cambridge, dove sperità dipende dalla domanda delle sue perché l’interventismo dello Stato allora dominava la figura di Alfred Marshall. merci da parte del consumatore» e la «prospenell’economia rende agibile un Sebbene inglese e distributore delle cattedre rità generale» può essere conseguita «tenendo territorio dove si realizza ogni sorta di economia nel suo Paese, Marshall aveva di- di avventurismo politico-economico alta la domanda generale». chiarate simpatie per gli studiosi tedeschi Nulla di tutto ciò è possibile. Un’offerta ostili all’economia di mercato. Egli sognava «un mondo in cui tutti monetaria in eccedenza produce inflazione e, soprattutto, digli uomini» fossero stati «perfettamente virtuosi», in cui la concor- storce la struttura produttiva, perché rende conveniente convorenza sarebbe stata «fuori luogo» e altrettanto «la proprietà privata gliare le risorse verso quei settori favoriti dal processo e ogni forma di diritto privato». Erano queste le coordinate cultu- inflazionistico. La disoccupazione non si cura. Poiché presto venrali di Marshall. Keynes è stato influenzato da ciò. E non solo. Sal- gono perdute le risorse impiegate in attività solo momentaneatata la mediazione marshalliana, egli ha importato direttamente mente vantaggiose, essa è destinata a divenire più diffusa e dalla Germania un elemento decisivo nella costruzione del pro- profonda. Al che si deve aggiungere la selezione prio apparato: la teoria statalista della moneta. È questa alla rovescia dei modelli di comportamento. La una vera e propria «assurdità», che nega le origini eco- corruzione regna sovrana: perché l’interventinomico-sociali del mezzo monetario e lo configura smo dello Stato nell’economia rende agibile come un’esclusiva creazione dello Stato. Si tratta di una un territorio dove si realizza ogni sorta di vecchia idea, riproposta da Georg Friedrich Knapp, il avventurismo politico-economico. E ciò sicui libro (Staatliche Theorie des Geldes) è stato tradotto gnifica che non ci sono cause morali della in inglese per volontà di Keynes. decadenza politica. Ci sono invece cause poIl legame con Knapp è assai poco commendevole. litiche della decadenza morale. La retorica E forse per tale ragione o per ignoranza viene raramente keynesiana è pertanto un inganno, di cui è posto in evidenza dai keynesiani Ma esso è il mezzo vittima la stragrande maggioranza della attraverso cui la moneta, che è un prodotto della coo- popolazione e che strappa alle più giovani perazione sociale volontaria, viene strappata all’au- generazioni ogni prospettiva di benessere. tonomia della società civile e immessa nel domino Luiss “Guido Carli” - Roma del potere pubblico. Di qui l’abbandono di qualsiasi infantino@fondazionehayek.it 1 - 2015 3

[close]

p. 4

La rivista è distribuita agli abbonati. L’abbonamento può essere sottoscritto on line tramite PayPal collegandosi al sito www.fondazionescoppa.it oppure corrispondendo la relativa somma mediante: a) vaglia postale; b) versamento sul c/c. postale n. 1001158581; c) bonifico bancario utilizzando l’ IBAN IT 61 V 01030 04400 000000482393, intestati all’editrice Fondazione “Vincenzo Scoppa”, indicando il proprio indirizzo e nella causale: “Abbonamento rivista Liber@mente anno 2015”. Costo annuo abbonamento: ordinario: € 20,00 - sostenitore: € 50,00 - Abbonamento per copie in pdf tramite e.mail: € 10,00

[close]

p. 5

di CARLO LOTTIERI IL PUNTO PROGRAMMAZIONE ECONOMICA E CRISI DELLA CIVILTÀ Il keynesismo è collegato alla notevole espansione dello Stato e alla programmazione economica che attanaglia la mente di economisti, burocrati e uomini politici stretta. Dopo aver fallito con gli interventismi nazionali, ora gli europei ritengono si debba fare l’esperimento di un interventismo su larga scala. C’è da augurarsi che le buone ragioni della proprietà, del mercato e della libertà individuale un poco alla volta vengano riconosciute. C’è da sperare che la lezione di quanti otto vari punti di vista il ventesimo secolo è stato non hanno insistito sulla necessità di proteggere il diritto (a parsoltanto il secolo dello Stato, ma anche il secolo del key- tire dalla proprietà) venga compresa e che gli stregoni delle nesismo. Le tesi favorevoli all’intervento pubblico e alla politiche macroeconomiche vengano smascherati. regolazione dell’economia hanno avuto successo all’interno Non abbiamo bisogno di grandi economisti o altri sciendei sistemi politici più diversi: democratici, autoritari, socia- ziati incaricati di gestire l’intera società europea, aumenlisti. Non bisogna mai dimenticare, d’altra parte, che se di tando la massa monetaria o introducendo direttive su ogni norma le teorie di Keynes sono collegate alle società occiden- cosa. C’è invece bisogno di maggiore libertà per chi vuole tali (e Lord Keynes, per giunta, era inglese), nella prefazione lavorare e anche di un ordine giuridico che sbarri la strada all’edizione tedesca del 1933 della Teoria generale egli stesso agli arbitri della politica, a nuovi prelievi, a regole del gioco affermò che le sue proposte si prestavano particolarmente sempre diverse. Ma questo ordine liberale resterà un’utopia bene a essere applicate all’interno di regimi totalitari. fino a quando non si comprenderà che abbiamo bisogno di Oggi però constatiamo come l’intermeno Stato e di più Stati: proprio perché C’è bisogno di maggiore libertà ventismo, in ogni sua forma, sia qualcosa è la moltiplicazione delle giurisdizioni che di disastroso nel momento in cui sovverte per chi vuole lavorare e anche di un meglio ci tutela di fronte alla naturale rail diritto e, di conseguenza, mina le basi ordine giuridico che sbarri la strada agli pacità dei governi. della convivenza civile e della prosperità. arbitri della politica, a nuovi prelievi, Il keynesismo non è soltanto una maa regole del gioco sempre diverse Quando ad esempio una banca centrale nifestazione del peggiore positivismo: di opera un’espansione della moneta (adotuna macroeconomia che ignora la dimentando questo o quello strumento tecnico) è l’istituzione della sione umana e imprenditoriale delle relazioni economiche, proprietà che viene minata nelle sue fondamenta, dato che costruendo modelli astratti che sono basati su una rappreuna quota di ricchezza viene sottratta ai legittimi titolari e sentazione del tutto semplificata dei protagonisti della vita viene attribuita ai titolari della nuova moneta. L’inflazione produttiva. Esso è stato pure strettamente collegato al giganche ne risulta, in particolare, deruba i risparmiatori a tutto tismo che ha segnato il secolo scorso: alla frequente illusione vantaggio dei debitori. che i vantaggi delle “economie di scala” siano sempre tanto Chi più ha percorso questa strada, e con maggiore de- alti da più che compensare gli svantaggi conseguenti al venir terminazione, è l’Europa. Oggi non è facile trovare, nel meno di ogni responsabilità e concorrenza. mondo, un’area in cui l’intervento pubblico arrivi a questi La programmazione economica, che domina la mente livelli: dove la tassazione è tanto pesante, la regolazione così degli economisti del nostro tempo ed entusiasma gli uomini minuziosa, la presenza dei funzionari pubblici analoga- politici, trascura però alcuni dati essenziali e pone le basi per mente oppressiva. Non è un caso se l’Europa non cresce e ogni forma di oppressione, spreco, parassitismo, corruzione. questo proprio in un momento che, invece, sarebbe partico- Abbiamo dinanzi agli occhi quanto una società possa depelarmente favorevole in ragione dell’esplosione di altre eco- rire se dà credito a questo genere di tesi. È allora davvero nomie: la Cina, in primo luogo. giunto il momento di lasciarsi alle spalle il Novecento e proPer giunta, gli europei si sono innamorati dell’idea che vare a edificare una società più aperta. per uscire dalle presenti difficoltà francesi, italiane, tedesche Università degli Studi di Siena o spagnole si debba costruire un’unione politica sempre più lottieri@tiscalinet.it «Attraverso i secoli ci sono stati uomini che hanno compiuto i primi passi, verso nuove strade, armati di nulla se non la loro stessa visione». (Ayn Rand) S 1 - 2015 5

[close]

p. 6

di ALESSANDRO VITALE I l mondo che si è avviato al tramonto nel 1989-91, fra improperi, lacrime, nostalgie e che ha visto, nel collasso dello statalismo integrale, l’erosione delle sue stesse basi ideologiche, è stato anche un mondo “keynesiano”. Dell’epoca dello “Stato massimo”, infatti, ossia dell’estensione indiscriminata dello statalismo, della burocrazia, della regolamentazione, dell’interferenza dei poteri pubblici nell’economia e virtualmente sull’intera vita dei cittadini, ha fatto parte a pieno diritto anche l’universo di Keynes. Lo stesso è responsabile non solo di un sistematico interventismo, del saccheggio delle risorse per consegnarle nelle mani di politici e burocrati, con fini “anticiclici” e come presunti rimedi alle crisi economiche, ma anche di una visione del mondo che ha promosso, raccomandando l’impiego di una politica economica e sociale precisa: quella che è stata responsabile dell’espansione delle attribuzioni di compiti allo Stato, e della crescita dei poteri più invasivi che la storia abbia mai conosciuto. Una visione, questa, imparentata con i sistemi “amministrati”, dei quali ha costituito soltanto una variante soft, e tuttavia ritenuta a lungo, erroneamente, la via per la salvezza dell’economia di mercato e del modello capitalista. Invero, tale visione del mondo, che è andata ben al di là delle raccomandazioni di strumenti di politica economica, li ha devastati, avvicinando paurosamente la civiltà occidentale a un precipizio, non dissimile nella sostanza da quello provocato dai sistemi socialisti, che non a caso convergevano con questa nello statalismo di fondo (come nel New Deal), del quale anche il keynesismo è stato diretta espressione. Esso è stato il primo cugino del fordismo, delle mastodontiche strutture produttive e burocratiche, dello Stato totale che concentra in IL MONDO KEYNESIANO È FUORI DALLA STORIA In molte Università del mondo si registrano evidenti segni di cambiamento nel modo di vedere l’economia poche mani tutte le risorse economiche “nazionali”. E così l’apparato statale è diventato l’attore principale della vita economica, nella logica dell’economia di guerra, con le sue caratteristiche di regolatrice degli scambi, della sua espansione in tutti i servizi (sottratti alla società e alle attività volontarie), di presunto stimolo alle attività economiche e, soprattutto, di arbitro e correttore delle disuguaglianze socio-economiche. Questa ideologia neomercantilista ha favorito il nazionalismo, il dirigismo, le pratiche di interferenza e di pianificazione, un mondo basato sull’esproprio dei proKeynes è responsabile non solo di un sistematico interventismo, ma anche di un saccheggio indiscriminato delle risorse prodotte, per consegnarle nelle mani di pianificatori, politici e burocrati duttori e sulla redistribuzione forzata. Essa è andata di pari passo con le più spaventose guerre dell’umanità, ha prodotto il dilagare di categorie parassitarie, giustificato la schiavitù fiscale, stimolato la corruzione e la confisca di risorse ai produttori, per consegnarle, mediante una dilagante e incontrollabile tassazione, nelle mani di politici senza scrupoli; ha generato burocrazie onnipotenti e consentito di sopravvivere a imprese inefficienti, affossando il successo di molte altre, capaci invece di soddisfare bisogni emergenti e in diversificazione continua. Nel keynesismo si è riassunta la reazione politico-burocratica più imponente della civiltà occidentale. Esso è stato il vero produttore di un mondo hobbesiano di “guerra di tutti contro tutti”, per accaparrarsi i vantaggi derivanti dall’allocazione politica delle risorse, al riparo dalla logica produttiva e di mercato. È stato altresì l’espressione di un mondo in declino, contro il quale già alla fine degli anni Cinquanta era iniziata la “rivolta dell’individuo”, ormai insofferente verso strutture asfittiche e liberticide. La sua resistenza tuttavia è stata lunga e tenace, favorita dal riaffiorare di crisi dovute all’interventismo statale, che ha creato l’illusione che un ancora maggiore interventismo avrebbe risolto i drammatici problemi creati da quella stessa orgia di politiche pubbliche, fatta di spesa e di deficit senza coperture e favorite dalla manipolazione della moneta e del credito. Quello che lascia sgomenti è come abbia fatto a sopravvivere tanto a lungo, pur basandosi su sofismi, ragionamenti fallaci, paradossi demenziali. Ne sono esempi, fra i tanti, la logica secondo la quale le guerre, le catastrofi o scavare inutili buche nel terreno utilizzando i risparmi accumulati, possono servire ad aumentare la ricchezza, l’occupazione e la produzione nazionale di beni e servizi (cap. 16 della General Theory), producendo la fuoriuscita dalle crisi e non il peggioramento e l’approfondimento di queste. Oppure una follia debitoria da scialacquatori di risorse arraffate, che pretende di risolvere situazioni catastrofiche di indebitamento con ancor più debito, stampando denaro e distribuendolo a pioggia, vista come attività meritoria in quanto praticata dagli uomini di Stato. Nell’Ottocento questa concezione, che ha tenuto in scacco per quasi un secolo il mondo intero ed è stata già confutata da Frédéric Bastiat, sarebbe stata definita puramente “socialista”. Invece, nelle Università, questa ideologia, funzionale alla sostituzione degli economisti ai giuristi nel ruolo di con- 6 Liber@mente

[close]

p. 7

siglieri del “principe”, assetato di espansione delle sue funzioni di governo, sono state insegnate per decenni come “la scienza economica”. Ma oggi si registrano profondi cambiamenti. In numerose Uni- versità del mondo, infatti, la rivolta dei giovani e degli studiosi meno servili contro questo modo distorto di vedere l’economia e la società, che non consente di difendersi da crisi economiche e dallo strapotere dello Stato, inizia a incontrare tutto l’umorismo che merita. Università degli Studi di Milano alessandro.vitale@libero.it di SANDRO SCOPPA A PROPOSITO DI HAYEK E KEYNES A differenza di Hayek, Keynes non è stato un liberale né un difensore della società libera, e ha persino manifestato simpatie verso l’URSS e altri regimi totalitari Q uando nel 1929 Lionel Robbins divenne direttore del dipartimento di Economia della London School of Economics, inserì tra i suoi propositi da realizzare a breve termine quello di chiamare Friedrich A. von Hayek, del quale conosceva l’attività e il valore, soprattutto a seguito della pubblicazione di Gibt es einen Widersinn des Sparens (tradotto poi in inglese col titolo di The paradox of Saving). Invitò così Hayek a tenere una serie di lezioni nella medesima università londinese, le quali, come ha ricordato lo stesso Robbins nella sua autobiografia, «ebbero allora un effetto sensazionale, in parte perché esse rivelarono un aspetto della teoria monetaria classica che per molti anni era stata dimenticata, in parte perché svilupparono modelli di elementare struttura dell'economia capitalistica finalizzati a mostrare l'influenza sulla produzione e sui prezzi relativi dei mutamenti nelle proporzioni di spesa assegnata rispettivamente al consumo e all'investimento. Le lezioni furono nello stesso tempo difficili ed eccitanti, e produssero una tale impressione di conoscenza e di creatività analitica che quando, con mia grande sorpresa, Beveridge chiese se avessimo voluto invitare Hayek a unirsi a noi in via permanente come titolare della Took Chair of Economic Science and Statistics, che era stata a lungo senza un titolare, ci fu un voto unanime in suo favore». Hayek accettò la proposta e si trasferì a Londra alla London School of Economics, dove rimase finché non fu chiamato dall’Università di Chicago nel 1950. Vienna e l'Austria non avrebbero potuto in quel momento offrirgli nulla di meglio.Lo scopo perseguito da Robbins era quello di opporre un contrappeso intellettuale alle teorie di John Maynard Keynes e di altri suoi seguaci dell’Università di Cambridge, che era allora il quartier generale dei keynesiani. Hayek conosceva già Cambridge. Qualche anno prima, aveva tenuto un seminario ai membri della Marshall Society, durante il quale non aveva esitato a sostenere pubblicamente che Keynes si sbagliava, che la caduta improvvisa era dovuta a sovrainvestimento e che la cura consisteva nell’aumentare i risparmi. Risale invece al 1928 a Londra, in occasione di un convegno di alcuni istituti di ricerca sul ciclo economico, la sua conoscenza personale di Keynes, di 16 anni più anziano, con il quale, come ricordato dallo stesso Hayek, ci fu una buona amicizia, «con molti interessi in comune, anche se raramente […] d’accordo sulle questioni economiche». Nei confronti di Keynes e delle sue teorie, Hayek mosse critiche pertinenti e profonde, a iniziare dalla lunga recensione critica al Trattato sulla moneta di Keynes, pubblicata nel numero dell' agosto 1931 di “Economica”. Tra le altre cose, Hayek ha nel tempo addebitato all’economista inglese di aver dato avvio allo sviluppo di una macroeconomia sostanzialmente priva di fondamenta microeconomiche, di aver alimentato l’illusione che fosse possibile finanziare la crescita con l’inflazione, nonché, e soprattutto, l’idea che l’economia di mercato non fosse in grado, senza alcun intervento, di auto-regolamentarsi: la qual cosa ha finito per diventare la giustificazione teorica per l’ampliamento smisurato della sfera di intervento dello Stato e per l’abbandono del principio di responsabilità fiscale, con la costruzione di quella che James M. Buchanan e Richard Wagner hanno poi definito la “democrazia in deficit”. Pur ammirando Keynes, che considerava «nella sua generazione, uno degli inglesi di maggior rilievo», Hayek lo riteneva incoerente e pensava che fondamentalmente non fosse uno studioso né un bravo economista, «ma piuttosto un grande appassionato in molti campi del sapere e delle arti» e che «la grandezza della sua influenza come economista fosse probabilmente dovuta più all’importanza dell’uomo, all’universalità dei suoi interessi e al potere e al fascino persuasivo della sua personalità che all’originalità e alla solidità teorica del suo contributo alle scienze economiche». Dello stesso avviso è stata persino Beatrice Webb, secondo la quale: «Keynes non è serio sui problemi economici: ci gioca a scacchi nel suo tempo libero», e altri che hanno avuto modo di conoscerlo. La grande querelle tra Hayek e Keynes, e i rilievi espressi più volte dal primo, mostrano che Keynes non è stato un liberale né un difensore della società libera (ha persino manifestato simpatie verso il sistema sovietico e gli altri Stati totalitari) e che la c.d. “rivoluzione keynesiana” si è risolta in realtà in un pervasivo statalismo interventista, le cui conseguenze nefaste sono anche oggi sotto gli occhi di tutti. sandro.scoppa@fondazionescoppa.it 1 - 2015 7

[close]

p. 8

di ALBERTO OLIVA ELZEVIRO «Non si può avere una società prospera e felice quando la maggior parte dei suoi membri sono poveri e infelici». (Adam Smith) POLITICA ED ECONOMIA, IL POTERE DELLE ILLUSIONI Gli utopisti, tra i quali Marx ed Engels e i loro seguaci, non saranno mai in grado di imparare dagli errori, perché le loro teorie fantasiose sono impermeabili ai fatti A dispetto dell’esperienza disastrosa del socialismo reale, gli stema chiuso di pensiero, non possiede un fondatore, non è un’orattuali seguaci di Marx mantengono l’atteggiamento ico- todossia. La formulazione del liberalismo è variegata. È, in fondo, noclastico del loro mentore quando demonizzano l’eco- l’espressione della voglia di comprendere e non di rifiutare in linomia di mercato. Se tutto ciò che esisteva nella società cosiddetta mine e in totum il modo di produzione capitalista in nome dell’inborghese dell’Ottocento era da Marx considerato difettoso, tanto staurazione di un ordine economico, politico e sociale, considerato in termini economici quanto sociali ed etici, la diagnosi oggi è pi- perfetto, nonostante è impossibile sapere a priori quale nuova regramente la stessa per la complessa società post-industriale. Gli altà sorgerà dalle ceneri dell’esistente. Gli utopisti non hanno mai utopisti non saranno mai in grado di imparare dagli errori perché preso in considerazione la questione sulle conseguenze non volute, le loro teorie fantasiose sono impermeabili ai fatti e alla realtà. che potrebbero essere provocate dalla distruzione del capitalismo Scommettono che ci sarà una società comunista nella quale nulla e dalla creazione di un ordine politico-economico idealizzato come rappresenterà gli interessi di singoli o di una piccola frazione pri- la realizzazione della più completa isonomia tra le persone. vilegiata della società. Partendo dal rifiuto del cosiddetto modo di Presupponendo di conoscere il camino della redenzione, produzione capitalista, l’utopia politica ha l’ambizione di fare la senza basarsi su una teoria effettivamente scientifica della totalità rivoluzione che porterà a una società senza della vita sociale, Marx e suoi seguaci vedono sfruttamenti e senza conflitti. Convinti della i liberali come malvagi dedicati a legittimare L’utopia politica senza base verità delle loro profezie, i marxisti considel’iniquità economica. Il marxismo crede paeconomica vuol farci credere che rano irrilevante la mancanza di conoscenza riradossalmente di avere raggiunto la verità asil socialismo è l’unico sistema per guardante il funzionamento del sistema sumendo un’ottica particolare, quella cioè del redimere l’umanità dai suoi vizi economico della società comunista. Per questo proletariato, basandosi sempre sul presuppoe la società dalle sue iniquità non lo descrivono mai, neanche in modo gesto che la classe operaia rappresenti l’univernerico, né lo spiegano scientificamente. Per gli utopisti, non salità sociale semplicemente perché è la maggioranza ed è conta nulla il fatto che il modo di produzione socialista sia sfruttata. È solo un “romanzo sociale” pensare che la fine della doartificiale nel senso che, creato da un pensatore in un labo- minazione borghese renda prescindibile la disputa del potere, che ratorio d’idee, non é frutto dell’evoluzione spontanea dei nulla s’imporrà più a forza; insomma, che una società che sconrapporti storicamente sviluppati dalle persone. figge il capitalismo fa sparire tutti i desideri più infimi e le cattiverie È importante tenere presente che prima del socialismo reale umane più arcaiche. Squalificare come “borghese” tutto cò che non era stato mai impiantato un sistema politico-economico ideato non s’inquadra nel progetto dell’utopia socialista/comunista è fino in conformità a speculazioni filosofiche riguardante il funziona- a oggi un’arma potente per cercare il potere intellettuale e, ipso facto, mento della società nella sua totalità culturale, politica, giuridica politico. L’utopia politica senza base economica vuol farci credere ed economica. L’economia di mercato non è una costruzione di che il socialismo è l’unico sistema per redimere l’umanità dai suoi menti privilegiate o una invenzione messa a servizio dello sfrut- vizi e la società dalle sue iniquità. Il manicheismo su temi politici tamento delle persone costrette a vendere la loro forza lavoro per ed economici è e sarà sempre seducente. Nella società borghese sopravvivere. A tutto è privo di valore, tranne le idee rivoluzionarie che, nate nel differenza suo ventre, spingeranno il proletariato a creare il socialismo. del socialiAdottando una posizione storicista, Marx accusa gli avversari smo, il lidi condividere con tutte le classi dominanti tramontate quell’idea beralismo interessata, mediante la quale i rapporti di produzione e di pronon è una prietà che hanno soltanto un carattere storico sono trasformati in dottrina, eterne leggi della natura e della ragione. In base al presupposto seun sicondo il quale tutte le cose che sorgono in una società di classe sono prive di valore universale, lo stesso ritiene che «le leggi, la morale, la religione sono per il proletariato altrettanti pregiudizi borghesi, dietro i quali si nascondono altrettanti interessi borghesi». La conclusione è che la sovrastruttura (Überbau) della società borghese esiste soltanto a servizio della domi- 8 Liber@mente

[close]

p. 9

nazione del capitale. Una cosa è riconoscere che le idee, le opinioni solo lavoratore, una proe i concetti - insomma, la coscienza degli uomini - cambiano col fessione specifica. Non cambiare delle loro condizioni di vita, delle loro relazioni sociali, ha valore economico della loro esistenza sociale, altra cosa, molto diversa, è sostenere l’argomento tecnico che che non hanno vita propria, che sono pallidi riflessi della struttura con tal metodo innovaeconomica e degli interessi della classe dominante come sostiene tore di produzione si è Marx nella “Die Deutsche Ideologie”: «anche le immagini nebu- riuscito ad ottenere, da lose che si formano nel cervello dell’uomo sono necessarie subli- dieci uomini riuniti, più mazioni del processo materiale della loro vita […] Di conseguenza di quarantottomila spilli la morale, la religione, la metafisica e ogni altra forma ideologica, per giorno, che vuol dire, e le forme di coscienza che a esse corrispondono, non conservano per un solo uomo più di quatoltre la parvenza dell’autonomia […] Non è la coscienza che de- tromila e ottocento. Per Smith, la termina la vita, ma la vita che determina la coscienza». Con ciò si divisione del lavoro ha anche il merito concede carattere soltanto epifenomenale alle idee. di aumentare la capacità produttiva degli operai nella misura in L’utopia politica basata su un’illusione economica è bene illu- cui possono conoscere in profondità la natura di quello che fanno. strata con la teoria di Marx ed Engels che difende la necessità di La specializzazione permette loro inoltre di partecipare al processo estinguere la divisione sociale del lavoro, in particolare la separa- d’introduzione di nuove tecniche. La conseguenza ultima è che le zione tra lavoro intellettuale e manuale. Nell’Ideologia Tedesca, merci sono diventate più accessibile agli operai stessi. SfortunataMarx ed Engels sostengono che «la divisione del lavoro offre anche mente, tutto questo è considerato da Marx ed Engels un pensiero il primo esempio del fatto che fin tanto che gli uomini si trovano alienato messo a servizio della dominazione borghese. nella società naturale, fin tanto che esiste, quindi, la scissione fra Nel “Manifesto Comunista”, Marx ed Engels riconoscono che interesse particolare e interesse comune, fin tanto che l’attività, «con il rapido miglioramento di tutti gli strumenti di produzione, quindi, è divisa non volontariamente ma naturalmente, l’azione la borghesia trascina nella civiltà tutte le nazioni, anche le più barpropria dell’uomo diventa una potenza a lui estranea, che lo so- bare; i bassi prezzi delle sue merci sono l'artiglieria pesante con la vrasta, che lo soggioga, invece di essere da lui dominata». Contro quale spiana tutte le muraglie cinesi, con la quale costringe alla cala divisione sociale del lavoro, ritenuta sottoprodotto degli interessi pitolazione la più tenace xenofobia dei barbari». Intanto, sono essi borghesi, Marx ed Engels ritengono che «apconvinti che la borghesia, a dispetto di avere pena il lavoro comincia ad essere diviso, cia- Marx giudica il capitalismo nascente fatto la maggior rivoluzione di tutti i tempi, scuno ha una sfera di attività determinata ed come difettoso e ingiusto con lo scopo non poteva continuare ad avere un ruolo riesclusiva che gli viene imposta e dalla quale di mettere al suo posto il socialismo, voluzionario perché il presunto sfruttamento ritenuto come unico percorso di non può sfuggire: è cacciatore, pescatore, o padegli operai era la sua sentenza di morte. Asequità e armonia sociale store, o critico, e tale deve restare se non vuol sumendo il ruolo di profeta laico, Marx non perdere i mezzi per vivere». Difendendo una solo proclamò l’esistenza del Paradiso terreno slavata utopia, i due filosofi argomentano che «laddove nella so- ma garantì che può essere costruito con la rivoluzione del proletacietà comunista, in cui ciascuno non ha una sfera di attività esclu- riato. Come un profeta crede che la redenzione collettiva fosse ragsiva ma può perfezionarsi in qualsiasi ramo a piacere, la società giungibile senza il previo cambiamento della mentalità dei singoli. regola la produzione generale e appunto in tal modo mi rende Pur non avendo motivi per giudicare il capitalismo nascente come possibile di fare oggi questa cosa, domani quell’altra, la mattina difettoso e ingiusto, il filosofo di Treviri non lo fa con lo scopo di andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, migliorarlo bensì per mettere al suo posto il socialismo, ritenuto dopo pranzo criticare, così come mi vien voglia; senza diventare come unico percorso di equità e armonia sociale. Rappresenta una né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico». Questo tipo di sorta di laicizzazione della teologia cristiana la teoria che ha la fede visione può essere confusa, seppure non lo si voglia, con la difesa che questo mondo, con tutte le sue asimmetrie personali e colletdi forme d’organizzazione economico-sociale simile a quelle pre- tive, cesserà di essere l’inferno millenario della lotta di classe senti in società primitive. Il radicale rigetto del capitalismo spinge quando diventerà realtà il Paradiso Socialista. Finché la teoria rigli stessi Marx ed Engels a sostenere che l’unica maniera di evitare voluzionaria non riesce a trasformare radicalmente il Sistema non che sfugga al controllo di ciascuno di noi il processo di produzione può essere giudicata né criticata. Se la realtà si mantiene distante è porre fine all’attività lavorativa che ci condanna a fare sempre le dall’utopia, la teoria del materialismo storico si conserva valida; e stesse cose generando alienazione. se le cose nella nuova società peggiorano lo status quo ante, si deNel capolavoro “La Ricchezza delle Nazioni” Adam Smith ri- nuncia che sono accaduti deviazioni del camino che doveva essere levò i vantaggi della divisione del lavoro citando un mestiere sem- stato percorso. E quello che dicono fino ancora oggi i socialisti. plice e che sembra privo di rilevanza: la fabbricazione degli spilli. È vero che non dobbiamo accontentarci di interpretare il Se quest’attività di produzione fosse eseguita da operai separati, mondo economico, politico e sociale ma contribuire a perfezionon permetterebbe a ciascuno di loro di fare in un giorno più di narlo. La sfida è cercare di fare dei miglioramenti possedendo efventi spilli. Una rivoluzione accade quando si aumenta la produ- fettiva conoscenza per valutare - pari passu - le conseguenze zione rendendo le funzioni dei vari operai complementari. Se di- generate dai progetti messi in pratica. Senza adottare un migliorividere tra loro le varie parti del lavoro genera per Smith risultati smo cauto si correrà sempre il rischio di promuovere cambiamenti straordinari, per i citati Marx ed Engels sono risultati che interes- capaci di provocare retrocessioni. Delle buone intenzioni sono lasano alla riproduzione del capitalismo inteso come sistema di stricate le vie dell’inferno. sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Non esiste merito nel fatto che Università Federale di Rio de Janeiro (Brasile) ogni parte del processo di produzione diventa incombenza di un aloliva@uol.com.br 1 - 2015 9

[close]

p. 10

di DANIELA RABIA LA SOCIETÀ APERTA DI POPPER, UNA LEZIONE CONTRO I TOTALITAR I S M I Nata in conseguenza di uno degli eventi storici decisivi della nostra storia più recente,l’opera spazia dalla filosofia alla sociologia all’economia e alla politica R icorrono i settant’anni dalla pubblicazione de “La società Il totalitarismo, come modo di organizzare la società secondo aperta e i suoi nemici”, un classico del pensiero liberale, che regole che limitano e soffocano la libertà individuale, è il principale Karl Popper, all’epoca emigrato in Nuova Zelanda, per nemico della società aperta, che libera le capacità critiche dell’uomo sfuggire alle persecuzioni naziste, decise di scrivere in un periodo ed è sinonimo di società liberale. La società aperta accoglie al suo difficile: «La decisione finale di scriverlo fu presa nel marzo 1938 – interno individui portatori di valori differenziati che trovano modo evidenzia nella prefazione – il giorno in cui giunse la notizia del- di vivere insieme e di cooperare per lo sviluppo e la crescita di cial’invasione dell’Austria. La stesura durò fino al 1943 e il fatto che scuno. La tolleranza è alla base della società aperta che si edifica la maggior parte del libro fu scritta durante i terribili anni in cui sulle colonne portanti della fallibilità della conoscenza umana e l’esito della guerra era incerto può aiutare a spiegare perché alcune del politeismo dei valori. Il filosofo austriaco, tra i molteplici e illudelle sue critiche mi appaiano oggi più cariche di emozioni e aspre stri esponenti della storia delle dottrine politiche individua tre perdi tono di quanto desideri». Lo stesso Popper aggiunge, poi, nell’ sonaggi colpevoli di aver sviato il processo di formazione della autobiografia: «Sentivo anche che non potevo più a lungo tener società liberale: Platone, Hegel e Marx. L’opera, infatti, si divide in segrete tutte quelle conoscenze dei problemi politici che avevo ac- due volumi: il primo intitolato “Platone totalitario”, «un grande cumulato fin dal 1919. Decisi quindi di redigere “La miseria dello uomo che ha commesso grandi errori», il teorico per antonomasia storicismo” al fine di una pubblicazione. Ne vennero fuori due la- della società chiusa, la cui filosofia, come rilevato da Crossmann vori più o meno complementari: “La miseria dello storicismo” e «è il più spietato e intransigente attacco contro le idee liberali che “La società aperta e i suoi nemici”». Della pubblicazione si inte- la storia ci possa mostrare»; il secondo: “Hegel e Marx falsi proressò Friedrich A. von Hayek, amico personale di Popper, con il feti”: Hegel, filosofo eccelso solo nella sua eccezionale mancanza quale, nonostante la loro differente formadi originalità contenutistica rivestita dall’uso zione, condivideva molte idee e convindi una forma e di uno stile indiscutibilmente Nessun libro può essere mai compiuto. zioni. I due si incontrarono per la prima Mentre lavoriamo attorno a esso, impariamo scandaloso; Marx, invece, inquadrato volta alla London School of Economics come falso profeta, responsabile della roabbastanza da trovarlo immaturo nel nell’autunno del 1933, quando Popper andò vinosa influenza del metodo di pensiero momento in cui ce ne distacchiamo a chiedere aiuto ad Hayek per potere emistoricista tra i ranghi di quanti vogliono (Karl R. Popper) grare dall’Austria, dove Popper, di discenfar avanzare la causa della società aperta. denza ebraica, non vedeva un futuro per se stesso e per la moglie. In Italia l’opera è stata pubblicata solo nei primi anni Hayek lo invitò a intervenire a un suo seminario. Da questo primo Settanta per interessamento di Dario Antiseri e dall’editore incontro nacque un rapporto che si trasformò in una stretta ami- Armando, che comprese immediatamente che «è un’opera cizia. Come è noto, nel 1937 Popper trovò un’occupazione come controcorrente, necessaria per il nostro Paese». docente universitario di filosofia in Nuova Zelanda, e quivi è riIn conclusione, a distanza di settant’anni, possiamo affermare masto sino al 1946, allorché Hayek lo ha fatto chiamare alla LSE che la lezione di Popper è più che mai attuale, come lo è il suo indove ha poi insegnato sino al 1969. Hayek, che nel 1944 aveva dato vito a essere artefici del nostro destino, soprattutto nel mondo gloalle stampe “La via della schiavitù”, fece pubblicare “La società balizzato, nel difficile percorso della vita: «Invece di posare a profeti aperta e i suoi nemici” dalla Routledge di Londra nel 1945: «Sono dobbiamo diventare i creatori del nostro destino. Noi dobbiamo profondamente in debito col Professor F.A. von Hayek. - ha scritto imparare a fare le cose migliori nel migliore modo che ci è possibile Popper - Senza il suo impegno e appoggio, questo libro non sa- e ad andare alla ricerca dei nostri errori. E quando avremo abbanrebbe stato mai pubblicato». donato l’idea che la storia del potere sarà il nostro giudice, quando Come già detto, “La società aperta e i suoi nemici” è un clas- avremo smesso di preoccuparci se la storia ci giustificherà o meno, sico del pensiero liberale, che parte dalle basi della civiltà europea, allora forse riusciremo un giorno a mettere sotto controllo il potere. che risiedono ovviamente nella cultura greca, e propone un per- In questo modo possiamo anche giustificare la storia, a nostra corso storico-filosofico che rintraccia, spiega e condanna l’afferma- volta. Essa ha estremo bisogno di una giustificazione». zione del totalitarismo in Europa. daniela.rabia@fondazionescoppa.it 10 Liber@mente

[close]

p. 11

di MARK THORNTON L a quinta stagione di Downton Abbey, serie britannica in costume di grande successo, inizierà tra poche settimane. La serie continua la storia immaginaria dell’ aristocratica famiglia Crawley e quella della sua servitù, dei suoi amici e parenti all’interno e attorno alla tenuta Downton Abbey. La serie racconta la vita quotidiana attraverso tutti i grandi eventi avvenuti nel primo Novecento, dal naufragio del Titanic al primo dopoguerra e oltre. Una imparziale visione della nobiltà Un tema chiave generale è la grande disparità di ricchezza tra la famiglia aristocratica e la sua misera servitù. L’ironia è che le persone della famiglia aristocratica e i loro dipendenti sembrano stranamente uguali in termini di capacità e difetti. La serie non è un atto d’accusa verso l’aristocrazia, la qual cosa è motivo per cui la sinistra la odia. Ad esempio, Salon ha recentemente pubblicato un articolo critico su questo show. L’articolo rileva: «Lo show rappresenta un gruppo di veri mostri in un modo espressamente amorevole… Quando vi siano elementi d’intralcio, essi vengono eliminati. Downton Abbey è uno spettacolo su come il mondo fosse semplicemente migliore quando era governato da un radicato sistema classista». “Veri mostri”? L’idea che non vi siano persone oneste in un’aristocrazia è solo una sciocchezza, così come l’idea che lo show dipinga i personaggi in modo irrealistico. In realtà, la famiglia Crawley è ritratta come vulnerabile, in qualche modo inetta, sempre più marginale, e spesso costretta ad adattarsi al cambiamento contro la sua volontà. Altri commentatori hanno colto questo realismo. Ad esempio, Jerry Bowyers su Forbes reputa lo show ragionevole e realistico e che gli aristocratici sono imperfetti ma ammirevoli. Ha perfino concluso che il programma riporta un messaggio contro la L’OSCURO SEGRETO DI DOWNTON ABBEY Una fiction che ruota attorno ai segreti, e consente di cogliere la vera essenza dello Stato e dell’aristocrazia lotta di classe, il che è un altro motivo per cui la sinistra lo odia e le masse lo amano. L’indagine da parte di John Tamny sulle idee del creatore della serie, Julian Fellowes, rivela un pensatore penetrante e complesso, che ci indica la direzione del libertarismo, piuttosto che del conservatorismo, il che aiuta anche a spiegare la grande popolarità dello show. La trama è in gran parte determinata da segreti. Un episodio potrebbe basarsi su un membro della servitù che abbia un segreto su un altro suo collega. Un altro epiIl segreto più oscuro di Downton Abbey, che non è di fantasia e non è mai stato raccontato in precedenza, rivela la vera natura dello Stato, aristocratico, democratico o dittatoriale sodio potrebbe essere basato su un membro della famiglia aristocratica con un segreto su un ulteriore membro della famiglia o su un amico. I segreti più “succosi” sono spesso segreti tenuti dalla servitù su uno dei membri della famiglia. Tuttavia, il segreto più oscuro di Downton Abbey non è di fantasia e non è mai stato raccontato in precedenza. Il segreto rivela la vera natura dello Stato, aristocratico, democratico o dittatoriale che sia. Le origini dell’aristocrazia titolata L’ambientazione attuale del programma è il castello di Highclere, utilizzato per le riprese esterne e interne di Downton Abbey. Highclere è la tenuta di George Herbert, l’ottavo conte di Carnarvon e di sua moglie Fiona Aitken. I segreti più sporchi delle vere Downton Abbey nel mondo possono essere meglio compresi esaminando il primo conte di Carnarvon, James Brydges, e come aristocratici del suo genere vennero a esistere in origine. Il primo vero economista, Richard Cantillon, descrisse così, durante l’epoca di Brydges (cioè i primi anni del XVIII secolo), la natura della società umana: «se un principe alla testa di un esercito ha conquistato un luogo, egli distribuirà le terre tra i suoi funzionari o preferiti in base al loro merito o a suo piacere. Egli quindi stabilirà leggi che ne conferiscano la proprietà a quelli e ai loro discendenti». Questo spiega abbastanza l’origine dell’aristocrazia inglese e come James Brydges divenne il primo conte di Carnarvon. Brydges nacque in una famiglia aristocratica di basso livello, all’età di circa 25 anni divenne membro del Parlamento, in gran parte attraverso la corruzione. In seguito utilizzò questa posizione per far colpo e ingraziarsi la classe dirigente politica. La sua influenza politica continuò a crescere e presto fu nominato Commissario dell’Ammiragliato. La sua successiva designazione fu la posizione redditizia di Tesoriere Britannico Generale. Tenne i cor- 1 - 2015 11

[close]

p. 12

doni della borsa militare durante la maggior parte della Guerra di Successione Spagnola (1701-1714). Fu questa posizione che permise a Brydges di diventare favolosamente ricco e di essere in grado di acquisire parecchie posizioni di rango più alto nell’aristocrazia inglese. I biografi Collin e Muriel Baker lo chiamarono il «profittatore di guerra di maggior successo in quell’epoca». Il biografo Joan Johnson sottolinea i record che indicano che Brydges «fu l’esempio più sorprendente, rispetto a qualsiasi epoca, (...) di un mutamento di fortune. Quando giunse nell’ufficio della Tesoreria dell’esercito, aveva poche o nessuna tenuta personale (...) ma per mezzo di questo incarico (…), in poco più di dieci anni, vivendo tra l’alto in modo agiato, accumulò una fortuna di non meno di sei o settecento mila sterline». Essa equivarrebbe oggi a oltre un miliardo di sterline!. “Servizio” per il governo quale modo per arricchirsi L’utilizzo delle cariche politiche per l’auto-arricchimento era pratica comune allora come lo è oggi. Brydges aveva solo superato tutti gli altri suoi contemporanei e, ovviamente, il tempo di guerra è il momento perfetto per alimentarsi nella mangiatoia pubblica. I due principali strumenti a sua disposizione furono: budget e informazioni privilegiate. Il budget del suo ufficio era enorme. Ricevette il suo intero ammontare a inizio anno, così ebbe accesso a ingenti somme di denaro. Ebbe poi anche informazioni privilegiate sulla guerra in continente: era uno dei primi a conoscere la posizione degli eserciti, i risultati delle battaglie e le esigenze delle truppe. Quindi ebbe una grande quantità di capitale da investire e le informazioni critiche privilegiate con cui investirlo. Inoltre poteva legittimamente riscuotere tasse e approfittare delle oscillazioni dei tassi di cambio. Qui ritorna il già citato economista Richard Cantillon. Proveniva da una famiglia cattolica irlandese espropriata, e alcuni suoi membri stavano combattendo dalla parte della Spagna e della Francia nella Guerra di Successione Spagnola. Altri membri della sua famiglia gestivano banche sul continente europeo. Lo zio di Cantillon era banchiere in Spagna e, senza dubbio, avviò lo sforzo che portò Richard a essere assunto da Brydges come suo agente in Spagna. Cantillon sviluppò quello che era un sistema di contabilità "a partita doppia", il quale gli permise di utilizzare il denaro ottenuto da Brydges, attraverso la banca di suo zio, per l’acquisto di beni di consumo e per conto personale di Brydges. Questi beni sarebbero quindi stati aumentati di prezzo e rivenduti per conto del Tesoriere. Con l’infuriare della guerra e le comunicazioni notevolmente ridotte, fu abbastanza facile allargare lo spread tra i due conti e accumulare una fortuna enorme. Fu scommessa vinta di Brydges che Cantillon avrebbe mantenuto i segreti di Bridges poiché gli inglesi avevano invaso il paese di Cantillon e preso possesso delle proprietà Il fatto che l’amministrazione dello Stato sia aristocratica o democratica ha poca importanza, ciò che davvero conta sono il potere, il furto, la guerra e la rapina della sua famiglia in Irlanda. A suggello dell’accordo, Brydges contribuì a sistemare Cantillon nel settore bancario a Parigi dopo la guerra. Brydges alla fine rinunciò alla carica di Tesoriere nel 1713, quando venne firmato il Trattato di pace di Utrecht, dato che una ulteriore prosecuzione del lavoro nell’ufficio non era redditizia. Brydges venne accusato di malefatte e di appropriazione indebita per il suo operato, ma non venne mai processato o condannato per i suoi crimini. Aveva accumulato una vasta fortuna illecita e possiamo avere più chiaro il suo carattere attraverso quanto fece con quella sua ricchezza. Non una vera meritocrazia Come indica Cantillon, l’aristocrazia è stabilita da un re conquistatore che rivendica il titolo sulla terra conquistata. Il terreno viene poi suddiviso tra i suoi generali e amici, i quali gestiscono le loro proprietà e pagano le tasse al re. L’aristocrazia non è quindi una vera meritocrazia, ma piuttosto il contrario. Queste posizioni sono ottenute per essere bravi a uccidere, con la corruzione e con gli intrighi di corte. La pompa magna dell’aristocrazia venne progettata per ingannare il pubblico circa la vera natura e le origini di quella classe privilegiata. Non dovrebbe sorprendere che Brydges fosse un uomo di cattivo carattere e dalle capacità limitate. Johnson osserva che al di fuori dal sostenere le posizioni degli aristocratici e dei politici, Brydges non poteva competere in un mondo che stava crescendo più competitivo e lui «non possedeva alcuno degli accorgimenti necessari, la spregiudicatezza e le capacità di resistenza a questo» (ovvero l’imprenditorialità). «I risultati delle sue imprese furono solo raramente commisurate allo sforzo profuso in esse, né impressionarono i suoi contemporanei». Johnson continua a evidenziare la ristrettezza mentale di Brydges notando che «non si interessava di moralismo filosofico o di teorie politiche ed economiche. Era essenzialmente un realista, che viveva nel presente e un po’ come Walpole, che ammirava, non aveva alti ideali che avrebbero potuto farlo spiccare tra i suoi contemporanei. I suoi successi furono quelli materiali e le sue influenze limitate alla propria cerchia immediata, sicché la sua morte causò poche “onde” di là da essa». È proprio questo stile di vita basato sul “vivere nel presente” che portò infine Brydges a esaurire la sua grande fortuna acquisita come profittatore di guerra. Il più oscuro segreto della Downton Abbey della vita reale è che essa si basa sui guadagni illeciti di uno spendaccione corrotto e connivente, James Brydges, il primo conte di Carnarvon. La guerra può essere la salute dello Stato. Tuttavia va detto anche che non solo essa tira fuori il peggio di noi, ma eleva anche i peggiori tra noi. Il problema di fondo non è tanto la lotta di classe, ma la guerra reale. La guerra è distruzione e furto su larga scala, arricchisce lo Stato e suoi servitori a spese della classe produttiva. Il fatto che l’amministrazione dello Stato sia aristocratica o democratica ha poca importanza, ciò che davvero conta sono il potere, il furto, la guerra e la rapina. Questo è il più oscuro di tutti i segreti. Mises Institute (USA) mthornton@mises.org Traduzione di Luca Fusari 12 Liber@mente

[close]

p. 13

di UBIRATAN JORGE IORIO PRIMO PIANO CREDERE NELL’UOMO, DIFFIDARE DI KEYNES Credere nell’uomo equivale a credere nella sua libertà e nella prevalenza del diritto alla vita, alla libertà e alla proprietà le ipotesi teoriche della Scuola Austriaca sono da sempre le più appropriate per spiegare i fenomeni del mondo reale. Purtroppo il male non si arrende facilmente: l’idea che il governo, per auebbene la teoria keynesiana sia morta anche dal punto di mentare la spesa, possa portare vista dei risultati, per i politici sfortunatamente rappresenta l’economia alla piena occupaancora, e continuerà a rappresentare, una fonte di potere zione dei fattori di produmolto attraente. Eppure inequivocabili appaiono ormai diversi zione ha sempre trovato il avvenimenti storici. sostegno di quasi tutte la La recessione del 1921 ebbe luogo negli Stati Uniti quindici classi politiche, per una semanni prima che Lord Keynes pubblicasse The General Theory, la plice ragione: più intervento bibbia dell’ interventismo (secondo me il nome più appropriato dello Stato significa tautolosarebbe “teoria particolare”), e si risolse attraverso naturali ag- gicamente maggiore pogiustamenti del processo di mercato, come la teoria austriaca del tenza per essere in grado di ciclo insegna, a partire dall’opera di Mises del 1912, ad Hayek e intervenire, così come necesaltri successivamente. Allo stesso modo, la cosiddetta Grande sità di più potere - la dimenDepressione degli anni ‘30 si era esaurita in modo naturale prima sione politica dell’azione del New Deal di Roosevelt, come ha dimostrato meticolosa- umana, come dimostrato da mente Murray Rothbard nel suo magnifico libro America’s Great Lorenzo Infantino nel suo maDepression, e contrariamente a quanto viene insegnato insisten- gnifico libro - e il potere ha temente nei corsi di economia di tutto il mondo. L’economia sempre affascinato coloro che si giapponese si trova in fase di recessione da dedicano L’uomo, quando viene a occupare tre decenni, nonostante la successione infinita alla politica. di politiche economiche dal sapore keyne- cariche politiche, continua a comportarsi Coloro che cocome un singolo agente e, quindi, a siano attuate dal governo. Infine, la grande noscono il laperseguire i propri fini e non il crisi attuale, che ha avuto inizio con la bolla voro di James cosiddetto “bene comune” immobiliare del 2007 negli Stati Uniti ed è Buchanan e Gorstata alimentata da un’incredibile serie di forti don Tullock, i due aumenti nella spesa pubblica e successivi cicli di “quantitative maggiori esponenti della cosiddetta teoeasing”, solo ora, dopo sette anni, inizia a mostrare segni di ce- ria della Public Choice, così come quello dimento, grazie agli aggiustamenti naturali prodotti dal processo di Milton Friedman, Gary Becker e altri audi mercato. Se l’economia europea ha subito in questi anni un tori monetaristi comprendono perfettarallentamento, da questa parte dell’Atlantico, nel Sud America, mente queste parole. L’uomo, quando viene la situazione è ancora peggiore: i governi di sinistra, con una mi- a occupare cariche politiche, continua a scela fatale di keynesismo e comunismo, hanno portato i rispet- comportarsi come un singolo agente e, tivi paesi (Brasile, Argentina, Venezuela, Ecuador, Bolivia, quindi, a perseguire i propri fini e non il coUruguay e altri) nel pantano della stagflazione, la triste situazione siddetto “bene comune”; di conseguenza, in cui l’inflazione dei prezzi, la disoccupazione, la mancanza di orienta tutta l’azione al raggiungimento dei crescita economica e l’aumento della povertà si danno la mano propri obiettivi personali. per ballare il macabro minuetto dello Stato onnipotente, in cui Tutto quello che ho scritto può sembrare gli individui sono sempre posti sullo sfondo e trattati in linea di pessimista, ma non posso fare a meno di creprincipio come sospetti e quindi soggetti alla supervisione del dere nella razionalità degli individui. Penso si comandante-governo. tratti di una semplice questione di tempo fin Questi avvenimenti storici dimostrano in modo chiaro che quando, dopo tanti fallimenti delle politiche in«Leon, sei il più grande persuasore che ho mai conosciuto, ma non mi convincerai mai che il governo può spendere un dollaro che non ha. Sono un ragazzo di campagna». (Hanry S. Truman – 33° presidente USA) S 1 - 2015 13

[close]

p. 14

terventiste, e dato il precario stato delle economie di quasi tutto Stato. Sono troppo ottimista? Qualche lettore potrebbe pensarla il mondo, verrà il momento della redenzione. Le idee di Key- così, ma la mia tesi è che l’essere umano è dotato dell’attributo nes sono morte, anzi sono nate morte. Cantillon, Turgot, Say, di razionalità e, essendo nato per essere libero, prima o poi ineGaliani, Bastiat e molti altri pensatori del passato avevano già vitabilmente si ribella e reagisce. Ciò che il mondo ha visto negli compreso questa verità. Non resta altro ultimi settanta anni, soprattutto dopo la seche seppellirle, senza piagnistei e candele, Soprattutto dopo la seconda guerra conda guerra mondiale, con l’adozione del ma con sorrisi e fuochi d’artificio. mondiale, con l’adozione del cosiddetto cosiddetto welfare state, non è forse la perA mio modesto parere, credo ferma- welfare state, il mondo ha visto una manente e crescente invasione statale nella mente che nel futuro che si profila all’orizsfera privata, nelle scelte individuali, nella lipermanente e crescente invasione zonte, gli individui, sentendo il peso del bera impresa, e, senza esagerare, nella vita statale nella vita stessa delle persone stessa delle persone? Non posso credere che fallimento economico e stanchi di essere sfruttati dalla politica e dalla burocrazia statale, pretenderanno siamo così stupidi da accettare più questa condizione, di essere più libertà per se stessi e richiederanno la limitazione del potere trattati come servi infedeli di uno Stato sempre più gonfio, più di politici e burocrati, così come di poter svolgere la propria atti- interventista, più avido e più corrotto. Credo ancora nell’uomo, vità senza dover fare i conti con l’intromissione estorsiva dello perché credo nella prevalenza dei diritti naturali alla vita, alla li- di MARCO PARISI IL LASCITO DI DEBITI DI JOHN MAYNARD KEYNES Il debito pubblico è un pesante fardello che le future generazioni non hanno fatto nulla per meritarsi N egli ultimi anni anche i media hanno dovuto dare spazio a tematiche di carattere strettamente economico. Esse, in tempi di vacche grasse, erano invece considerate delle mere dispute teoriche, condotte da una ristretta cerchia di intellettuali, con cui mai si sarebbe dovuto fare i conti in quanto troppo lontani dalla vita reale. Con il protrarsi della crisi economica sono entrati prepotentemente nell’attualità temi come il crollo del mercato immobiliare e il conseguente problema dei mutui sub-prime (secondo molti la scintilla che ha generato la catastrofe), il famigerato spread tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, che ha scandito i giorni dei governi Monti e Letta, le politiche sui tassi di interesse adottate dalle banche centrali, ma soprattutto il tema del debito pubblico. A lungo omesso nel dibattito, veniva considerato dai politici come un’arma da utilizzare per nascondere le proprie nefandezze, illudere e irretire l’elettorato, dal quale fino a poco tempo fa era visto solamente come un’eventuale opportunità di investimento, in particolare un’obbliga- zione con lo Stato in veste di emittente, da cui trarre sicuro guadagno. L’insolvenza degli Stati non era minimamente presa in considerazione. L’attuale depressione ha palesato le crepe di questo illusorio bengodi, mettendo in discussione sia la solvibilità dello Stato sia la pratica stessa del finanziamento in deficit della spesa pubblica. L’elevato iniziale timore del possibile default di molti Paesi europei ha messo all’angolo i sostenitori del debito, costringendo le istituzioni europee a stanziare prestiti di salvataggio; le nazionali a far cassa, con una stretta sulle entrate fiscali. In questa fase, mentre diverse economie sono ripartite o stanno per ripartire, quelle più ingessate, come ad es. quelle di Grecia, Francia e Italia, rimangono al palo, e sembrano più alle prese con le loro beghe di politica interna che intente a elaborare riforme per uscire dal pantano. Nella totale incapacità di apportare cambiamenti strutturali, i loro governi stanno puntando il dito contro i vincoli di budget comunitari, additandoli come causa della mancata ripresa. Le continue minacce di “sforamento” fatte da inetti politici sono benedette dai sostenitori delle politiche keynesiane, che tornano a fare capolino. Non sempre è stata questa la prassi della finanza pubblica. Tornando indietro nella storia, e neppure di molto, nell’età prekeynesiana, i principi ispiratori erano improntati alla responsabilità fiscale: i bilanci non erano tenuti rigidamente in pareggio, ma la tendenza era quella di utilizzare gli 14 Liber@mente

[close]

p. 15

bertà e alla proprietà. Nessun governo può occultare questi diritti zione dello Stato, l’astronomico debito pubblico, l’inflazione, a lungo, perché la natura umana, prima o poi si ribellerà. l’elevata pressione fiscale, la disoccupazione, la stagnazione, la Se il desiderio di libertà risale a tempi antichi, come la storia crescita del potere dei politici e la conseguente corruzione, gli dimostra, perché dovrebbe essere diverso oggi, dove la comuni- ostacoli alla libera impresa e molte altre malattie. cazione tra le persone nei quattro angoli del Il keynesismo sicuramente è morto. Posmondo raggiunge livelli che non avremmo siamo dire con certezza: addio e non tornare Ora il passo importante è mai potuto immaginare solo venti o trenta mai più! Ora il passo importante è quello di mostrare alla gente e ai politici che anni fa? Non riesco veramente a immaginare il keynesismo sicuramente è morto, e mostrare alla gente e ai politici che cosa siche questo grido di libertà, già presente nei gnifica e quanto bene per l’umanità questo possiamo dire con certezza: addio cuori di tutti noi, possa essere represso anaddio porterà. In breve, il lavoro dei liberali e non tornare mai più! non è facile, ma è stato molto più difficile, cora per molto tempo. Keynes, con quella sua peculiare arroganza, promise che la sua teoria avrebbe “tra- perché ora la marea e il vento sono a nostro favore. Andiamo sformato le pietre in pane” (cfr.: Transforming stones into breads), avanti, perché la libertà non può aspettare! Università dello Stato di Rio de Janeiro (Brasile) ma quello che nella realtà è successo è che l’applicazione delle ubiratan@mises.org.br sue idee a lungo termine ha trasformato tutto in cenere: l’esalta- avanzi ottenuti in anni floridi, per lo più di pace, per finanziare i debiti emessi durante le guerre. Keynes, e i suoi seguaci, da Abba Lerner agli interventisti di oggi, hanno solamente offerto ai politici uno strumento potente per perseguire i loro scopi personali e mandare in malora Stati nazionali. La necessità per gli Stati di adottare una “finanza funzionale”, e la negazione di conseguenze negative nell’accumulo di debito pubblico, hanno rappresentato la giustificazione teorica per la crescita nel secolo scorso del peso del “pubblico” e, conseguentemente, dell’aumento dei debiti sovrani, divenuti insostenibili. Occorre ritornare a una politica di bilancio responsabile. Nel fare ciò, per prima cosa bisogna “ricongiungere” i lati del conto economico e ridare al debito il suo ruolo cioè, colmare parte del fabbisogno finanziario statale (anziché fungere da strumento per raggiungere obiettivi di politica economica). L’emissione di debito non crea nessun tipo di ricchezza netta, neanche al momento dell’emissione in quanto un consumo pubblico sostituisce uno privato, ma crea solo illusione finanziaria, diminuisce cioè il prezzo percepito dei beni pubblici (facendone di conseguenza incrementare la domanda). Da ciò la sen- sazione di padri o nonni di oggigiorno che in passato la situazione economica fosse più florida. Si tratta di un fardello che le generazioni future (divenute oggi generazione attuale) non hanno fatto nulla per meritarsi e sulla cui emissione non si sono certo potute esprimere. Si tratta di spese sostenute in anni precedenti, a cui bisogna far fronte nel periodo attuale, sia per quel che riguarda la quota capitale (onere primario) sia gli interessi (onere secondario). Infatti, la non trasferibilità del debito pubblico è un’argomentazione fasulla, servita ai keynesiani per giustificare il finanziamento dei deficit col debito anziché con le imposte o con l’emissione di moneta; la massima “noi siamo indebitati con noi stessi” mostra tutta Non ascoltare sfiatate e tormentose, ma tuttavia ammalianti sirene keynesiane, è un dovere, verso la scienza economica e verso le generazioni che verranno la confusione insita nella teoria. Come ha scritto J.M. Buchanan: «l’acquirente del titolo di Stato non sacrifica le risorse per il progetto pubblico [...] egli paga per il reddito reale in un periodo futuro; egli scambia la disponibilità attuale di risorse con la disponibilità futura di risorse; ciò non comporta nessun pagamento o sacrificio in alcun senso immediato. Il progetto è pubblico è acquistato e pagato da quegli individui che saranno obbligati alle risorse in futuro [...] Non è l’acquirente di titoli che sacrifica le risorse economiche reali in qualche parte del processo. Egli fa uno scambio presumibilmente vantaggioso trasferendo il progetto temporale del suo flusso di red- dito [...] ciò può essere chiarito ponendosi la semplice domanda: chi è danneggiato se il prestito pubblico è imprudente e la spesa pubblica è dispendiosa? [...] coloro che sopportano l’onere primario del debito. Ma chiaramente l’obbligazionista come tale, una volta che ha ricevuto il titolo in cambio, non è interessato all’uso dei suoi fondi [...] Nel periodo t˳ il contribuente non sacrifica niente dal momento che non ha pagato nessuna imposta per il progetto dispendioso. L’onere deve rimanere in sospeso, perciò, sul contribuente nei periodi futuri e su nessun altro. [...] Quindi, il contribuente in periodi di tempo futuri, cioè la generazione futura, sopporta il vero onere primario del debito pubblico». Per chiarezza, è bene ricordare che fare ricorso all’indebitamento non è a priori dannoso. La voce “debiti” caratterizza lo stato patrimoniale di ogni azienda. Si fa ricorso al debito ogni qual volta si intende affrontare una spesa dilazionando i relativi costi. Questo può avvenire sia per spese di carattere ordinario, si pensi alle dilazioni di breve termine concordate con i fornitori, che per spese straordinarie, quali ad esempio l’acquisto di capannoni per i quali si contrarre un mutuo di durata pluriennale. Quello che più conta è l’utilizzo e livello di indebitamento complessivo. Uscire da questa situazione è possibile, attraverso due azioni incrociate. È necessario tagliare sostanzialmente la spesa pubblica e vendere parte del patrimonio statale per abbattere lo stock del debito e, contemporaneamente, inserire un vincolo costituzionale semplice, chiaro e identificabile con cui si istituisce il pareggio di bilancio. marco.parisi@fondazionescoppa.it 1 - 2015 15

[close]

Comments

no comments yet