Le-Marziali_Mirko-Canesi_Catalogo

 

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Le Marziali Mirko Canesi

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VILLACONTEMPORANEA “Esperienza è il nome che ciascuno dà ai propri errori” (O. Wilde) dal 21 Marzo al 9 Maggio 2015 ggio che dette nome alla teoria della Gestalt, Von Ehrenfels mise in evidenza il soggetti avessero ascoltato separatamente dodici suoni di una melodia, la somma ze non avrebbe mai corrisposto a quello che avrebbe percepito una sola persona o l'intera melodia. ultò evidente come la cognizione esperienziale della realtà che ci circonda, lungi gistrazione di dati sensoriali, è un processo di scambio reciproco tra proprietà di gurazione mentale del destinatario. «Ogni percezione è anche pensiero, ogni che intuizione, ogni osservazione è anche invenzione» suggerisce Arnheim. a parte di una complessa procedura legata a strutture significanti, come se episse la realtà delle cose attraverso uno schema, una griglia, un'impalcatura di tuita dalle precedenti esperienze. Siamo tutt'altro che oggettivi, siamo anzi ili e corruttibili, dominati da una contaminazione sottile e radicale, che ci pervade nza che nemmeno ce ne accorgiamo. Emblematici alcuni studi antropologici di che testimoniavano la difficoltà, da parte di popolazioni che non conoscevano la ficare la figura umana in quelle immagini per noi estremamente realistiche, ecifrarne la configurazione. a partire da una frase di Mirko Canesi che mi ha colpita molto: piante, che per loro natura sono passive, si prestano a municare questo concetto, suscitando nello spettatore un imento di empatia. Il processo di immedesimazione deriva a necessità umana di spiegare le cose attraverso perienza propria. In realtà le piante sono differenti da noi, n è possibile sapere in che modo la loro risposta rispetto n’azione esterna possa essere paragonabile alla nostra. Per sto motivo penso che, la mia, sia una ricerca sulla cezione umana, che di fatto è un filtro e non un dato certo. percezione sia pericolosamente soggettiva, o piacevolmente soggettiva. L'essere ” da alcune semplici imposizioni del suo cervello a semplificare, catalogare, e qualsiasi fenomeno egli recepisca. Non a caso quello che non comprendiamo ci aventa. Fa parte di una procedura neurologica. Per questo più conosciamo, più amo in grado di leggere quello che ci circonda. Molto spesso, però, questo libile, in particolare quando ci rapportiamo a forme di vita differenti da noi. mente da questa presa di coscienza per svolgere il suo lavoro. Un lavoro molto po è mettere a nudo la fragilità universale partendo da fraintendimenti percettivi e dato estetico. sale è contropartita della violenza, «condizione generale di ogni essere vivente». n è banalmente condannata a priori, bensì vissuta come dato di fatto e pensata ubita e inflitta da ciascuno di noi. dipingere o rivestire foglie, ricoprire di gesso e pittura porzioni di tronchi di perazioni artistiche che evocano sensazioni di pietà nello spettatore, maticamente e dando luogo ai fraintendimenti percettivi. Che cosa ci indica che orma di violenza? Come possiamo proiettare un dolore nostro, tipico essere vegetale? Ha senso l'immedesimazione? Non esiste reale comunicazione per cui non è possibile decodificare le loro “sensazioni”. Via Bergamo 20, 20900 Monza (MB) Tel + 39 039 384963 Le Marziali Mirko Canesi

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Le Marziali_2015_veduta della mostra

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Nel suo famoso saggio che dette nome alla teoria della Gestalt, Von Ehrenfels mise in evidenza il fatto che se dodici soggetti avessero ascoltato separatamente dodici suoni di una melodia, la somma delle loro esperienze non avrebbe mai corrisposto a quello che avrebbe percepito una sola persona che avesse ascoltato l’intera melodia. Da diversi studi risultò evidente come la cognizione esperienziale della realtà che ci circonda, lungi dall’essere mera registrazione di dati sensoriali, è un processo di scambio reciproco tra proprietà di un oggetto e configurazione mentale del destinatario. «Ogni percezione è anche pensiero, ogni ragionamento è anche intuizione, ogni osservazione è anche invenzione» suggerisce Arnheim. Dunque il vedere fa parte di una complessa procedura legata a strutture significanti, come se ognuno di noi percepisse la realtà delle cose attraverso uno schema, una griglia, un’impalcatura di significati precostituita dalle precedenti esperienze. Siamo tutt’altro che oggettivi, siamo anzi umanamente fallibili e corruttibili, dominati da una contaminazione sottile e radicale, che ci pervade profondamente senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Emblematici alcuni studi antropologici di diversi decenni fa, che testimoniavano la difficoltà, da parte di popolazioni che non conoscevano la fotografia, a identificare la figura umana in quelle immagini per noi estremamente realistiche, perché allenati a decifrarne la configurazione. Queste riflessioni a partire da una frase di Mirko Canesi che mi ha colpita molto: “Le piante, che per loro natura sono passive, si prestano a comunicare questo concetto, suscitando nello spettatore un sentimento di empatia. Il processo di immedesimazione deriva dalla necessità umana di spiegare le cose attraverso l’esperienza propria. In realtà le piante sono differenti da noi, e non è possibile sapere in che modo la loro risposta rispetto ad un’azione esterna possa essere paragonabile alla nostra. Per questo motivo penso che, la mia, sia una ricerca sulla percezione umana, che di fatto è un filtro e non un dato certo.” Ribadisce come la percezione sia pericolosamente soggettiva, o piacevolmente soggettiva. L’essere umano è “costretto” da alcune semplici imposizioni del suo cervello a semplificare, catalogare, rendere conoscibile qualsiasi fenomeno egli recepisca. Non a caso quello che non comprendiamo ci infastidisce o ci spaventa. Fa parte di una procedura neurologica. Per questo più conosciamo, più esperiamo e più siamo in grado di leggere quello che ci circonda. Ma molto spesso, però, questo processo risulta fallibile, in particolare quando ci rapportiamo a forme di vita differenti da noi. Mirko parte esattamente da questa presa di coscienza per svolgere il suo lavoro. Un lavoro molto “umano” il cui scopo è mettere a nudo la fragilità universale partendo da fraintendimenti percettivi e mediante un forte dato estetico. La fragilità universale è contropartita della violenza, «condizione generale di ogni essere vivente».

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Le Marziali_2015_veduta della mostra Tempio, dettaglio_2015

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Tempio, dettaglio pietra_2015_agglomerato di cemento e sassi, elementi vegetali

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Ma la violenza non è banalmente condannata a priori, bensì vissuta come dato di fatto e pensata come esperienza subita e inflitta da ciascuno di noi. Forare, borchiare, pitturare foglie, ricoprire di gesso e pittura porzioni di tronchi di alberi, sono tutte operazioni artistiche che evocano sensazioni di pietà nello spettatore, alimentandosi automaticamente e dando luogo ai fraintendimenti percettivi. Che cosa ci indica che sia realmente una forma di violenza? Come possiamo proiettare un dolore nostro, tipico dell’animale, in un essere vegetale? Ha senso l’immedesimazione? Non esiste reale comunicazione tra noi e le piante per cui non è possibile decodificare le loro “sensazioni”. Il dato estetico infine, preponderante nell’opera di Canesi, risulta essere da un lato fonte di comunicazione, dall’altro fonte di ulteriori fraintendimenti, basandosi spesso su trompe l’oeil e imitazioni realistiche di materiali che si fingono altro o persino materiali originali ricoperti da contraffazioni di se stessi. Si tratta sempre e comunque di interventi estremamente accattivanti e piacevoli alla vista per cui il loro scopo sembra essere proprio quello di distrarre per un breve istante lo spettatore, ammaliato dalla loro virtuosa bellezza. Interessante che, dopo diversi tentativi, la pittura di Canesi abbia trovato grande soddisfazione nello stendersi su un supporto inedito ed alternativo: le piante. La pellicola pittorica non è vissuta come medium rivolto verso lo spettatore ma viceversa viene preso in grande considerazione il suo rapporto con la parte celata, il supporto, pensato come corrispondente dialogico e non come semplice superficie. Così «dipingere sulle foglie è come intervenire sulla vita stessa», racconta l’artista. In questi interventi la violenza diviene esperienza sadica nei confronti della foglia, masochistica, nei confronti dell’artista stesso, che si costringe a faticose riproduzioni lenticolari. La pittura di Mirko Canesi, strizza l’occhio alle caratteristiche dell’arte alienata, mantenendone in modo pressoché esclusivo le sembianze di piattezza e specularità, ma alterandone la natura infantile mediante la preziosità della forma plastica. Maschere di esseri demoniaci o insetti tropicali, tarsie lignee o screziati marmi preziosi accarezzati da cangianti colori acidi e fluorescenti, sono alcuni dei soggetti di Mirko. A questa serie fanno da pendant colorati manichini provenienti dal mondo fiabesco di Paolo Uccello, in cui, ancora una volta, la percezione è vissuta in modo alterato da un fanatismo eccentrico per le regole prospettiche che distrae, distorce, seduce la percezione dello spettatore. Alice Ginaldi

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“F/R” 2, pianta da appartamento con interventi in PVC adesivo effetto legno e tagli

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“F/R” 1, dettagli_ 2015_pianta da appartamento con interventi in carta marmorizzata, tagli e inserti in plastilina

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Scudo, dettagli_2015_pannello pieghevole, legno ricoperto con PVC effetto legno, tarsie in PVC, ottone, corde_285x230 cm

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Scudo _2015_pannello pieghevole, legno ricoperto con PVC effetto legno, tarsie in PVC, ottone, corde_285x230 cm

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