Sottosopra n.5

 

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Rivista Centro Sub Treviglio

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SOTTOSOPRA CST Periodico a cura del Centro Sub Treviglio - Numero 5, anno 2015 - pubblicazione non in vendita - vietata la riproduzione

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Editoriale SOTTOSOPRA CST Periodico a cura del Centro Sub Treviglio - Numero 5, anno 2015 - pubblicazione non in vendita - vietata la riproduzione In copertina: Esplosioni di vita nel mare Indonesiano delle Isole Gili, Lombok. Fotografia di Corrado Giavara. arissimi Amici del Centro Sub Treviglio, anche quest’anno siamo giunti ai consueti auguri natalizi, che ci danno l’occasione di raccontare, sfogliando questa meravigliosa (consentitemelo, visto che nessun’altro Diving può vantarsene) pubblicazione, le nostre esperienze vissute sotto il livello dell’acqua, dove ognuno di noi si rifugia per rilassarsi dallo stress quotidiano che ultimamente ci assilla. Il competente e sempre aggiornato STAFF del Centro Sub Treviglio permette che tutto ciò avvenga con costanza, passione ed impegno, tramandando a chi si avvicina a questo ambiente tutta la sua esperienza vissuta respirando da un erogatore. Questo fa si che il nostro centro formativo, continui a creare (brevettare non e’ il verbo che a noi si addice...) nuovi subacquei attraverso i corsi Open Water Diver, e continuare la loro educazione all’ambiente marino fino ad accompagnarli al professionismo, con i corsi Divemaster e Open Water Scuba Instructor, ed anche questo non è da tutti i Diving Center. Sono obbligatori, per il merito, i ringraziamenti, oltre allo Staff didattico, allo Staff Logistico per la volontà di creare i momenti di aggregazione che vanno oltre la subacquea, sfociando in luculliani banchetti innaffiati sempre dal buon vino... A mia memoria.... tutti i subacquei sono buongustai! L’ultimo grazie, ma non per importanza, va a tutti Voi Soci e Sostenitori del Centro, che con un contributo economico che viaggia sotto il nome di Tessera Sociale, ci date una grande mano ad andare avanti. Come sempre auguro un Felice Natale ed Anno Nuovo a Voi ed alle Vostre famiglie, sicuro di ritrovarvi su queste pagine anche la prossima edizione. C Sede: via Aldo Moro, 30 24047 Treviglio BG Tel. 3355410416 - 3485143808 Padi Resort S-798706 info@centrosubtreviglio.it www.centrosubtreviglio.it Il Presidente del Centro Sub Treviglio Kikko Cornelli Finito di stampare nel mese di Dicembre 2014 da Inchiostro Arti Grafiche Srl Via del Parco, 29 20064 Gorgonzola (MI) Tel. 02 95302789 r.a. Fax 02 95302873 www.inchiostroag.it Donzelle (Coris Julis). 1

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Corsi subacquei PADI ricreativi, professionali e tecnici a tutti i livelli. Immersioni all’interno dell’Area Marina Protetta di Portofino. Immersioni sui relitti da Genova a Punta Mesco (Liguria). Noleggio di attrezzatura subacquea. Spiaggia libera a solo 10 metri dal diving (ottimo per i corsi subacquei). Aula disponibile per i corsi. I diving sono aperti tutti i giorni durante tutto l’anno. Due Padi Course Director all’interno dello staff. Possibilità di ricariche Aria, Nitrox, Ossigeno, Trimix. Laboratorio specializzato nelle riparazioni dell’attrezzatura subacquea. 2 Via Pomaro 13, San Michele di Pagana-Rapallo, 16035 Genova Via Jacopo Ruffini 13, Santa Magherita Ligure, 16038 Genova Email: info@tortugadivingportofino.com Training mail: arnaldopadicoursedirector@yahoo.it Tel. +39 0185271699 - Mobile: +39 3341415908

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Sommario 5 6 10 14 20 22 24 28 31 Trent’anni di passione di Lorenzo Festa La storia, la sede e le attività di un club esclusivo Il Santa ritrovato di Alfred Cardi Nelle acque difficili delle Bocche di Bonifacio il ritrovamento di un relitto poco conosciuto e visitato Il sommergibile Narval di Domenico Majolino a Lampedusa visita del relitto a -38 metri Isola di Gili Trawangan di Corrado Giavara Immersioni in una delle più belle barriere coralline dell’Indonesia ... a caccia di relitti! di Angelo Fumagalli Immersione a -50 sul bimotore BR20 Guardatemi ma non toccatemi! di Silvia Ogliari La Murena è tra gli animali marini più facili da incontrare Entusiasmo e meraviglia di Veronica Bonato e Marco Spolti I corsi PADI del CST raccontati dagli allievi Le foto più belle di Corrado Giavara Lo spazio dedicato ai fotoamatori del CST Nuovi reporter dal blu di Scilla Spolti Il corso di fotografia subacquea del CST Fotografie di Corrado Giavara 3

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LA FormAzIone IStruttorI PADI Ciao Enzo Mi sembra incredibile! non ho parole. La nostra sincera amicizia risale agli anni sessanta, quando entrasti timidamente nel nostro CICASUB Mares Bogliasco. In breve diventasti una delle colonne del Club. Sei stato un rarissimo esempio di serietà, sportività, competenza, professionalità e moralità. Ricordo su tutte la nostra impresa nel 1969 nel laghetto del ghiacciaio del Miage sul massiccio del Monte Bianco. Ti impegnasti come cavia per contribuire alle importantissime ricerche mediche del nostro compianto Dr. Andrea Ravara. Da allora percorremmo, molte volte anche assieme, le infinite vie degli abissi sempre nel massimo rispetto della sicurezza, per divertirci consapevolmente e per goderci il “nostro” mondo sommerso. Ricordo quando dirigesti i nostri team di Tecnica Subacquea e Nuoto Pinnato dando tanta gloria al CICASUB, le immersioni nei laghi delle Agoraie per altre ricerche mediche e botaniche, le immersioni alle Cayman, e tutto il resto nel mare dei ricordi. Ora, visto che ci sei arrivato prima di me, prepara la nuova sede del CICASUB Sezione Paradiso e tienimi un posto vicino a te. Grazie Enzo, ti abbraccio forte assieme a Nella e Massimo Gianny Risso La Formazione Istruttori PADI ha due scopi: sviluppare e rifinire sia le abilità subacquee personali che le capacità di leadership ad un livello elevato. Nel Sistema PADI, la formazione istruttori inizia col corso PADI Assistant Instructor attraverso l’IDC ed include una varietà di programmi di miglioramento per l’istruttore, che vanno dall’addestramento per Specialty Instructor a corsi IDC Staff Instructor. La base della formazione istruttori è il PADI Instructor Development Course (IDC), che include uno studio autonomo tramite il PADI eLearning® o segmenti presentati dal vivo. L’IDC può anche essere diviso nel corso Assistant Instructor (AI) e nel programma Open Water Scuba Instructor (OWSI). I candidati che completano il corso Assistant Instructor sono autorizzati a condurre indipendentemente alcuni programmi PADI; in seguito, possono anche completare un programma OWSI. I candidati che completano un intero IDC (o gli AI che proseguono completando un programma OWSI) possono iscriversi ad una PADI Instructor Examination (IE) condotta da Staff PADI. L’IE valuta le capacità didattiche del candidato, le sue conoscenze sulla subacquea, il livello delle sue abilità, la sua comprensione del Sistema PADI, l’attitudine e la professionalità usando criteri standardizzati ed obiettivi. Quando i criteri vengono soddisfatti, il candidato riceve il grado PADI Open Water Scuba Instructor. Opzioni di addestramento: • I Divemasters PADI possono partecipare al corso AI. • I Divemasters PADI possono partecipare a tutte le parti dell’IDC ed all’IE. • Gli Assistant Instructors PADI possono partecipare al programma OWSI ed all’IE. • Gli istruttori subacquei o i dive supervisors di altre organizzazioni didattiche possono partecipare all’IDC ed all’IE. • Gli istruttori subacquei di altre organizzazioni didattiche possono partecipare al programma OWSI ed all’IE. Come tutti i programmi PADI, i corsi di formazione istruttori sono basati sulle prestazioni. La durata del corso è variabile, a seconda di fattori quali le considerazioni logistiche, le capacità ed il numero dei candidati del corso e plasmabile a seconda delle soggettive esigenze e possibilità di ogni candidato. Durata Minima (quando i candidati completano lo studio autonomo online): • IDC: 5 giorni • Corso AI: 2 giorni • Programma OWSI: 3 giorni Durata Minima (quando tutte le parti del curriculum del corso sono presentate in aula): • IDC: 7 giorni • Corso AI: 4 giorni • Programma OWSI: 5 giorni Gli esempi di programmazione sopraesposti sono puramente indicativi al fine di dare un riferimento sulla possibile durata del corso. Arnaldo Garcia (PADI Course Director) 4

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Le attività e gli eventi A cura di Lorenzo Festa Trent’anni di passione La storia, la sede e le attività di un club esclusivo l Centro Sub Treviglio nasce il 14 Gennaio del 1980, per volontà di un gruppo di amici esperti subacquei, uniti dalla stessa passione che, col tempo, si è trasformata in qualcosa di più. Si sono create, così, altre attività parallele, come: fotografia e riprese subacquee, attività di volontariato e protezione civile, e ovviamente preparazione di nuovi allievi attraverso corsi ricreativi e professionali. La didattica di riferimento del Centro Sub Treviglio è PADI ed è costituito da Istruttori e Assistenti che hanno seguito corsi di formazione e di aggiornamento presso varie didattiche internazionali. I corsi proposti sono di diversi livelli e il brevetto che viene rilasciato è riconosciuto a livello internazionale: Open Water Diver PADI Corso base: fornisce le conoscenze fondamentali e le tecniche necessarie per immergersi in sicurezza, con un compagno, alla massima profondità di 18 mt. Advanced Open Water Diver PADI È il passo successivo al corso Open. Accresce la propria preparazione ed esperienza, perfezionando la pianificazione di immersioni profonde, di navigazione subacquea, notturne, relitto, ricerca e recupero etc. Rescue Diver PADI Questo livello si propone di sviluppare il senso di responsabilità, imparando a badare non solo a se stessi, ma anche alla sicurezza e al benessere del proprio compagno di immersione. L’addestramento prepara i subacquei alla prevenzione e alla risoluzione dei problemi in caso di necessità. Corsi di Specialità Immersione profonda, notturna, relitti, con aria arricchita, orientamento, primo soccorso, biologia marina, fotografia subacquea, sono i classici corsi che completano le abilità e gli orientamenti di ogni subacqueo. I Divemaster PADI È il primo livello professionale tra i corsi proposti. Si lavora a strettissimo contatto con il proprio Istruttore PADI, che qualificherà l’allievo a supervisore delle attività d’immersione e suo assistente. La formazione Istruttori PADI L’Associazione è centro di formazione “5 Star Instructor Development Dive Resort” e collabora con importanti Diving per la formazione degli Istruttori. Tec Deep Diver PADI (Tec 40/45/50) Immersione tecnica è definita come un’immersione oltre i limiti ricreativi dei 40 metri utilizzando un’attrezzatura standardizzata, respirando come miscele di fondo aria, nitrox e con la possibilità di accelerare la decompressione utilizzando miscele ricche d’ossigeno. Il Centro Sub Treviglio svolge la propria attività nella piscina di Cassano d’Adda dove si sviluppano i corsi subacquei ed i soci possono dedicarsi agli approfondimenti o semplicemente tenendosi in forma con il nuoto. La propria sede di Treviglio è dedicata, oltre ai corsi, ad intrattenimenti legati alla subacquea e momenti di aggregazione per tutti i soci nell’attrezzatissima sede dove spesso si organizzano gite e vacanze subacquee, parte integrante delle attività del Centro Sub. A testimonianza è possibile visitare il nostro sito www.centrosubtreviglio.it ><(((º> nelle foto: il logo della didattica e la piscina del centro; al lago in occasione del Corso Rescue; le aule per i corsi; e durante l’ultimo Corso Advanced e Open. Fotografie Archivio Centro Sub Treviglio. 5

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Relitti del Mediterraneo Il ritrovamento di un relitto poco conosciuto nelle acque tra la Sardegna e la Corsica, attraverso la ricerca storica, ma anche avvincenti racconti di pescatori e vecchi corallari che hanno scandagliato i fondali delle Bocche di Bonifacio Testo e fotografie di Alfred Cardi IL SAnTA RITROvATO In questa foto: il relitto del Santa come appare oggi. In basso: organizzazione e preparativi con bombole di fase per l’immersione impegnativa. Si può visitare il relitto accordandosi con Alfred Cardi, titolare del rinomato Blu Dive Center. C redo ci siano poche cose capaci di risvegliare i più ancestrali istinti umani che un relitto da scoprire… In genere funziona così: - Qualcuno lo trova e, per poterselo godere, non rivela a nessuno la posizione. - Qualcun altro, magari ben imboccato, lo “ritrova” e lo identifica divulgando la scoperta. - Tutti gli altri si affretteranno a dire che loro c’erano stati prima. Per evitare malumori, mi piacerebbe parlare di un relitto scoperto e riscoperto parecchie volte, ma di sicuro che non ho scoperto io (anche se per un po’ l’ho creduto). Ma neanche del relitto vorrei parlare, piuttosto ciò che sta dietro la ricerca, la passione per il mare, i suoi segreti e un po’ di vanità che ci spinge a fare quel che facciamo: i subacquei. Le mie zone, per buoni tre quarti degli anni novanta, sono state oggetto di particolare attenzione da parte di tantissimi corallari, professionisti e dilettanti, bracconieri, ottimi sub e praticoni dell’ultim’ora. Questi cacciatori di oro rosso, tra tanti difetti e colpe, hanno avuto il sicuro merito di scandagliare in lungo ed in largo tutti i fondali delle Bocche di Bonifacio. Per molto tempo sono stati gli unici a potersi permettere preziosi e costosi ecoscandagli, indispensabili per trovare le famose “pettate”, delle cadute, in genere di roccia granitica, che sono l’habitat ideale per il corallum rubrum. Allora conoscevo qualche corallaro che bazzicava in queste acque, ogni volta che potevo, cercavo di carpire qualche trucco o di farmi dare una dritta interessante o, come spesso capitava, un racconto in cambio di una birra fresca. Ricordo che quando sentivo i miei genitori che dicevano: “guarda c’è il Comandante Bucher” mi veniva la pelle d’oca. Per tutte le storie che mi erano state raccontate su di lui, era come per un giovanotto d’oggi incontrare Capitan America. Rimanevo allibito dal constatare che tutti gli altri ragazzini non si interessassero alla cosa: “ma sapete chi è quello? E’ Bucher!!” Ritrovai il comandante da adulto e non persi l’occasione di passare con lui tutto il tempo libero 6

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Sotto: la murata di sinistra del relitto dove hanno attecchito le bellissime gorgonie camaleon (Paramuricea Clavata Camaleon) variegate di rosso e giallo. che avevo a parlare di mare, quello che piace a noi: blu scuro quasi nero, dove anche il sole e i suoi raggi arrivano con cautela, rispettosi di quei luoghi silenziosi e profondi. Un pomeriggio di luglio trovai uno di questi personaggi che mi veniva incontro sulla banchina del porto, con la camminata stanca e un po’ zoppicante tipica di chi, dagli abissi, s’è fatto stregare standoci più del dovuto. “Se mi offri una birra ti racconto la settimana più sfortunata della stagione… per me”. Quel “per me” capisco abbia poco significato “per voi”, ma io sapevo benissimo che voleva dire che c’era qualcosa d’interessante per un pivello d’acqua bassa come il sottoscritto. Dopo il solito rito in cui ti raccontano tutti gli acciacchi che l’azoto gli ha lasciato in dono, l’apertura della birra ghiacciata, almeno un minuto di silenzio con un ghigno beffardo sul viso, comincia a raccontare: “La settimana scorsa a Maestrale dopo un paio di tuffi mi son messo a cercare, stavo scandagliando una zona nuova (per precisione “nuova” voleva dire qualche zona vietata), quando vedo, sullo scandaglio, una pettata che non conoscevo. Basso fondale, massimo 70 mt. Avevo già fatto due tuffi e mi son limitato a prendere le mire. Promettente, piccola, ma con 10 mt di dislivello in un posto dove non c’è altro che sabbia.” Con la mano sinistra prende la bottiglia e con il palmo della destra passa sopra il collo, quasi a volerlo pulire prima di bere, con quelle mani ruvide da contadino prestato al mare. “Ci son tornato il giorno dopo ma c’era un fiume di corrente, pensa che ai Diavoli si vedeva l’onda sopra il cappello, sono arrivato sul punto ma non era possibile immergersi, non sono neanche riuscito a ritrovare la pettata coll’eco”. Cominciavo a pensare che mi stesse prendendo in giro e volesse solo scroccare la birra. “Poi ha fatto quei tre giorni di maestro, solo oggi sono riuscito a tornare…”. Ecco adesso si che la cosa si fa interessante. “Mi preparo per le grandi occasioni, due persone in barca con la canna, perché sai da quelle parti i cugini ogni tanto protestano”, (tradotto: i francesi ogni tanto sequestrano tutto perché è zona interdetta). “Mi butto, a 60 metri capisco che non valeva neanche i soldi del gasolio, non c’era nessuna pettata solo una nave poggiata sulla sabbia, ho fatto un giretto per vedere se c’era qualcosa ma nulla: solo quelle maledette gorgonie rosse e gialle”. Se era una presa per i fondelli era ben organizzata! Qui, nelle Bocche di Bonifacio, le “Gorgonie Camaleon” le ho viste solo ed esclusivamente attaccate ai relitti, non so se ci siano in altri ambienti, io non le ho mai viste e nessuno me ne ha mai parlato. I miei amici “contatti” pescatori sanno che se trovano di queste gorgonie nelle reti devono segnare il punto perché sotto c’è metallo. A loro serve per non rovinare le trame a me, be’ potete immaginare… Comunque era la prova che la “dritta” era attendibile, una nave intera con ancora il cannone a prua, dovevo vederla. C’era solo un problema: quanto distava? Potevo andarci col mio Rh460? (460 era la lunghezza del potente mezzo, fuori tutto). Pensavo che avere le mire non sarebbe stato facile, invece me la sono cavata con un’altra birra. In fondo a lui delle lamiere non fregava nulla, all’epoca non si potevano monetizzare. Quindi non rimaneva che organizzare il tutto. In ordine di importanza e difficoltà dovevo trovare: un barcaiolo fidato, qualcuno che mi desse un po’ di elio, una giornata senza vento e corrente. Dovete sapere che da noi, negli anni novanta e un po’ anche oggi, mettere insieme queste tre cose è come vincere al lotto. Col barcaiolo risolsi abbastanza in fretta, avevo un amico, Gianluca, che conosceva il gommone, non era subacqueo ma sapeva che fare in caso di necessità. Al tempo venivo da una “scuo-

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Fotografia di Alberto Delena A sinistra: Alfred si prepara ad immergersi sul relitto del Santa in uno dei pochi giorni dell’anno in cui le condizioni di mare calmo lo permettono. Sotto: Cristian in equipaggiamento tecnico si appresta ad entrare nel relitto. la” con parametri diversi da quelli che si usano oggi nella subacquea tecnica. Si avevano addosso i gas per scendere, tempo di fondo e prime tappe deco. Per il resto era la barca che ti calava i gas necessari per finire la decompressione. I nobili avevano nitrox e ossigeno, noi aria e, nel migliore dei casi, ossigeno per le tappe da 9 mt in su. Si proprio nove: allora l’ossigeno doveva essere meno pericoloso! Anche per l’elio avevo risolto. L’amico corallaro mi lasciò usare per un pomeriggio bombolone, camera d’aria e compressore che aveva in barca. Mi affidò le mire del relitto di un altro paio di punti e fece rotta per tornare ad Alghero. Non lo rividi più, perso, come tanti, all’inseguimento di qualcosa che neanche lui sapeva cosa fosse in realtà, sapeva solo che era più giù, a fondo, sempre più a fondo. Secondo il TG1 e la Nuova Sardegna i tre giorni successivi sarebbero stati quelli buoni: mare calmo e brezza da scirocco. La mattina del primo giorno alle sei stavamo uscendo dal porto, in un’oretta percorremmo le 15 miglia di mare che ci portavano sul relitto. Senza ecoscandaglio e gps era piuttosto difficile orientarsi, ma la giornata era tersa e le mire chiare. Il pegno, il Sig. Granito come lo chiama un amico, arriva in fretta sul fondo. Si vede subito che c’è corrente forte, l’idea di non scendere mi balena in mente, ma la scaccio subito. Da queste parti la corrente più forte è verso Ovest, come quel giorno.Mi faccio portare un centinaio di metri a monte della corrente e mi butto, non avevo bisogno di sgonfiare il gav perché non c’era, non lo usavo allora, è come il discorso dell’ossigeno: c’è poco da storcere il naso. Purtroppo la corrente era più forte del previsto, pinneggiando come e più di come potevo, riesco ad arrivare a 50 mt. La vedo! Quella chiazza nera sulla sabbia è la nave, il ponte sarà circa solo 10 mt più giù. Ma la grande ombra mi sfila sotto veloce, non ce la faccio. Incrocio la sagola del pedagno, l’acchiappo sperando di potermici tirare ma dopo poco si spezza e voliamo via tutti e due. Avevo buttato via l’immersione, non era la giornata persa o la benzina sprecata a rattristarmi, ma l’elio: non ne avrei trovato altro. Il giorno successivo lo passai a cercare un po’ di prezioso gas ma non ne trovai. Per quel genere d’immersioni era parecchio utile. Fosse stato solo per la profondità non ci sarebbero stati problemi: 70 metri ad aria non sono pochi, ma ben allenati e con tempi di fondo brevi neanche una cosa da superman. Però sapevo che la corrente, sempre presente, non consente una discesa tranquilla. Si fatica, si arriva sul fondo già affannati. Se, alla probabile stanchezza, l’affanno e l’accumulo di anidridecarbonica, aggiungi anche la narcosi: la frittata è fatta. Quindi a rigor di logica (quella del tempo soprattutto), decisi di andare in aria! Mi consolava che un po’ di miscela era ancora nel bibo, diluendola, un pochino d’elio ci sarebbe rimasto. La mattina successiva, l’ultima prima del Maestrale in arrivo, partimmo un po’ più tardi, avevo calcolato le maree e cercavo una tregua della corrente. Una volta sul punto capii che i miei calcoli erano quantomeno fallaci… Però non era come due giorni prima. Questa volta arrivai alla nave. Il pedagno era finito vicino alla poppa, o meglio quello che ne rimaneva. La nave, una quarantina di metri in tutto, è in assetto di navigazione poggiata su sabbia granitica bianca. L’effetto della prua che si staglia nel blu catturò tutta la mia attenzione, poi le gorgonie camaleon sul lato sinistro, poi il cannoncino di prua, poi... poi la memoria cominciava ad avere dei buchi neri, anche se la cosa intaccava il mio orgoglio di sub “superfico”, la narcosi si faceva sentire, era il caso di riprendere la via della risalita. Durante la deco ripassavo tutti i dettagli dell’immersione, ma ogni volta che la ripercorrevo, qualche tratto era meno chiaro, sfumato o perso del tutto. Quando salii sul gommone non sapevo decifrare il mio stato d’animo. Ero contento per l’impresa, ma prendeva sempre più piede l’idea che, quei quattro ferri, non meritassero tanta fatica, non ricordavo particolari eclatanti. Maledetta aria! Seguirono anni da apneista, poi da subacqueo ricreativo professionista. Curiosamente, non sono mai stato un sub ricreativo e basta, ho saltato questa fase. Passando dall’inseguire i sogni di profondità e ricchezza dei corallari, al farmi seguire da sub ammaliati da pesci e colori, appena sotto la superficie dei mari di mezzo mondo. Ma niente più abissi. Per un po’… Alberto è alla guida della Seresea sta guardando attentamente il gps, io fisso l’ecoscandaglio. L’acqua è ferma come di rado l’ho vista qui, le uniche onde le facciamo noi con lo scafo, mi trovo a pensare che quasi mi dispiace rompere quell’incantesimo. Il pedagno va dritto verso il fondo, l’acqua è blu e ferma, a fine ottobre mantiene ancora i suoi 23°C. Non vedo l’ora di buttarmi e ritrovare il Santa, il relitto protagonista dell’avventura di quasivent’anni prima. Oltre al nome, negli anni avevo scoperto tante altre cose. La nave aveva battuto bandiera inglese. Era una navetta civile, forse una baleniera, requisita, armata e messa a pattugliare quel tratto di mare che divide Sardegna e Corsica. Finì su una mina, presa a tre quarti verso poppa, per come sono i detriti probabilmente a lato sinistro. 8

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Relitti del Mediterraneo Sotto: il Santa era una navetta civile, forse una baleniera, requisita, armata e messa a pattugliare quel tratto di mare che divide Sardegna e Corsica. Nella foto si vede il cannoncino rivolto verso la superficie. Deve essere affondata subito perché poppa e resto dello scafo, benché separati, sono ancora vicini e disposti com’erano in origine. So che ci morirono 6 o 7 marinai. Una storia triste, come tutte quelle della guerra. Ci riscesi perché, come il resto del mondo, anche la subacquea si è evoluta. Molti più sub si addestrano per fare immersioni a profondità importanti e cercano chi ce li porta. Il mio lavoro è portare i sub nei posti più interessanti e se vogliono profondità e relitti, be’ anche questo è lavoro. Niente di più. Quando arrivai sul fondo la corrente mi aveva spinto a venti metri dallo scafo verso dritta, per vincerla nuoto con la faccia rasente la sabbia finché non vedo la chiglia, la mia chiglia. Mi fermo in ginocchio sulla sabbia e alzo la testa, quasi mi cade l’erogatore dalla bocca. Sopra di me si staglia la prua, alta 4 o 5 metri, d’una nave in perfetto assetto di navigazione. Alla mia destra le gorgonie camaleon, quindi non le avevo sognate. Ho la telecamera in mano, quasi me ne dimentico. Risalgo dal lato sinistro, coperto di gorgonie,verso la coperta. Il cannone è ancora lì in ottime condizioni: lo studio con attenzione. Mi sposto verso la plancia, poi verso lo squarcio, anche se un po’ a fatica per la corrente, faccio le mie riprese e i ricordi, quelli che nella deco di venti anni prima erano spariti, riaffiorano: uno per uno. Passano venti minuti ed è ora di risalire, con un sorriso che mi accompagna per tutta la lunga e lenta risalita, insieme a tutti i miei vividi ricordi. L’acqua cristallina, la posizione e, forse, il difficile accesso, ne fanno un relitto affascinante. Oggi neanche troppo difficile. A me regala sempre emozioni intense, più di altri rinomati relitti che, alla fine, vedo solo come vecchie lamiere. Ci son tornato altre volte, con amici, bravi subacquei e strumenti che rendono quasi facile quell’immersione che fu, per me, un’impresa. Altre volte ci tornerò, sempre per poter guardare quella chiglia dal basso verso l’alto, non so bene perché e forse non ha importanza è solo una scusa per tornare in acqua. Altro che corallo, business, diving, clienti e lavoro. L’andare sempre un pochino più giù a cercare qualcosa, non importa cercare cosa, è il nostro canto della sirena. E certe volte ci fa fare incontri interessanti come quello del Cromarty. Ma questa è un’altra storia: di molti anni dopo, parecchi metri più in fondo e di attrezzature che aprono a nuovi, attraenti orizzonti…><(((º> 9

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Relitti del Mediterraneo IL SOmmERgIbILE nARvAL Guidati dal piacere della scoperta e della ricerca storica, sotto il mare dell’isola di Lampedusa, visita al sommergibile Narval in compagnia degli amici del Blue Dolphins Diving Lampedusa Testo di Domenico Majolino - Fotografie di Marco Giuliano D icembre 1940, acque internazionali tra Lampedusa e Sfax (Tunisia), a bordo del sommergibile Narval i 44 membri dell’equipaggio, sotto la guida del Tenente di Vascello François Drogou e dei 5 membri dello Stato Maggiore, stavano pattugliando le acque in cerca di battelli italiani, quand’ecco l’esplosione. Una mina, un boato sordo, intrappolato sotto le creste del mare, lo sferragliare delle lamiere, poi solo silenzio. La prua distrutta, la poppa si adagia sulla sabbia, piano, senza fretta, oramai la tragedia si è compiuta, solo i due ragazzi rimasti a terra perché malati si sono salvati! Maggio 2014, Lampedusa, ore 6.00, il mattino è fresco, il gruppo di ricerca guidato da Alessandro Carlo Turri del blue Dolphins Diving di Lampedusa e con i subacquei di Ecosfera Diving di messina in trasferta, carica l’attrezzatura sul potente gommone. Motori avviati, molliamo l’ormeggio, sotto costa il mare è calmo, ma il vento soffia già da alcuni giorni. Subito fuori dal porto le onde si ingrossano, ma la navigazione può procedere. Ci aspettano altre 38 miglia, velocità media 22 miglia/h, il mare mette a dura prova l’imbarcazione. Mute indossate, poche parole e l’incontenibile voglia di visitare un pezzo di storia. Eccolo, l’eco non mente si staglia nitido sulla sabbia, batimetrica 38 metri. Cristian Magli, compagno d’avventura, provvede all’ancoraggio del gommone. Decompressive agganciate, macchine fotografiche pronte, ok, scendiamo. Il gruppo si mette al lavoro, per cercare e documentare sul “campo” quanto trovato nei lunghi periodi di ricerca storica. Conosciuto all’anagrafe con il nome di nelle foto: i resti del sommergibile Narval avvolti dalle reti da pesca e circondati da migliaia di Anthias rivelano la storia e la tragedia consumata nel dicembre del 1940. 10

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Narval, appartenente alla categoria di sommergibili francesi della Classe Requin, numero identificativo 6108085, fu costruito presso il cantiere “Arsenale di Cherbourg” e varato il 9 maggio 1925. Lungo 78,3 m, largo 6,8 m, era provvisto di 2 motori diesel tipo Sultzer da 1450 cv e 2 motori elettrici da 900 cv che permettevano una velocità massima in superficie di 16 nodi e di 10 nodi in immersione. Poteva raggiungere la profondità di 90 metri ed era armato con 10 tubi lanciasiluri, 1 cannone e 2 mitragliere. Il Narval faceva parte dell’11a divisione sommergibili e si trovava nel porto tunisino di Souisse. Il 24 giugno del 1940, a seguito dell’armistizio appena firmato con l’Italia, il comandante diresse verso Malta, consegnandosi agli inglesi, all’insaputa dell’equipaggio. Quella di dicembre era la terza missione di pattugliamento contro gli italiani in acque tunisine, ma in questa occasione il Narval si imbatté in uno sbarramento di mine, probabilmente della stessa Francia. Il relitto è in assetto di navigazione con la prora diretta a ovest. L’esplosione ha distrutto buona parte anteriore, misuriamo solo 55 m di scafo. È completamente avvolto da reti da pesca, specie la torretta. Già nel 1941 un idrovolante individuò il relitto, nel 1957 una nave italiana della compagnia Micoperi iniziò l’opera di bonifica recuperandone un’ancora, le eliche e il cannone. La strada del ritorno è lunga ma la soddisfazione è grande e si legge sui nostri sorrisi. Il piacere della scoperta e della ricerca storica diventa sempre più motivo di aggregazione, amicizia e stimolo per tanti di noi. I mari di Lampedusa sono ricchi di storia con tante pagine ancora in attesa di essere raccontate... A presto magnifica isola. ><(((º> PADI 5 STELLE - Isola di LAMPEDUSA BLUE DOLPHINS Diving Center Moderna, confortevole e spaziosa struttura al porto, Scuola Sub, noleggio e deposito attrezzature, ricarica NITROX, spogliatoi, docce, servizio navetta, aula didattica, spazio relax, corner shop, riparazioni, servizio babysitter, parcheggio auto, Flotta: GOMMONE e full day in CATAMARANO Blue Dolphins Diving Center Scuola Sub Via A.Volta 16 Isola di Lampedusa e-mail: info@bluedolphins.it Alessandro 338 8194489 Monica 338 2724732 Partern di: www.bluedolphins.it OFFRIAMO pacchetti completi (Volo+Alloggio+Immersioni) OFFERTE SPECIALI PER GRUPPI e SCUOLE SUB Vacanza a LAMPEDUSA 11

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IMPRESA di PULIZIE Cavalleri Piergiorgio Acque minerali Bibite Vini e Birre Tel. 335.6640320 email: cavalleri.piergiorgio@gmail.com servizi di qualità • Servizi di manutenzioni quotidiane, risanamenti periodici e sanificazione ambientale. • Pulizia di ambienti lavorativi quali uffici, negozi, magazzini, condomini, ville ed appartamenti. • Trattamenti specifici per ogni tipo di pavimento. • Lavaggio vetri interni ed esterni anche mediante utilizzo di piattaforme aeree racconti dal mondo: questo è il nome che crediamo esprima tutta l’essenza della nostra idea di viaggio, inteBali, Tempio di Tanah Lot so come esperienza unica, in grado di trasmettere emozioni straordinarie, attraverso la conoscenza di nuovi paesi, nuove culture, nuovi profumi e colori...di tutto ciò che di più bello ed entusiasmante il Mondo ha da raccontarci... racconti dal mondo è un progetto che riunisce professionisti estremamente competenti, motivati e appassionati, che dedicano ad ogni singolo viaggiatore tutta l’attenzione dovuta, dalla scelta della destinazione alla creazione del migliore itinerario possibile, interamente personalizzato, garantendo continua affidabilità ed assistenza prima e duGili Trawangan rante il viaggio. Servizio a domicilio estrema professionalità Sede Legale: Via Marconi, 5 - 26833 Lavagna Fraz. di Comazzo (Lo) Tel. e Fax 02.9061113 Uffici: Via Redipuglia, 53 - 20066 Melzo (Mi) Tel. 02.95732387 - Fax 02.9571252 info@newcleanpulizie.it 12

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Taverna Vecchia Pesa R I S T O R A N T E I N G O R G O N Z O L A Via Matteotti, 41 - Tel. 02/95305846 tavernavecchiapesa@gmail.com Chiuso la DOMENICA e il SABATO a PRANZO CAVENAGHI MORENO S.R.L. RISTRUTTURAZIONI EDILI E IMBIANCATURE Via delle Attività,18 24041 Brembate (BG) E-mail: morenocsrl@gmail.com Tel. 338.3904139 13

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