Donna Economia & Potere 2006 - Reggio Calabria

 

Embed or link this publication

Description

Donna Economia & Potere 2006 - Reggio Calabria

Popular Pages


p. 1

I.P. DISTRIBUITO CON IL SOLE 24 ORE FONDAZIONE MARISA BELLISARIO GOVERNABILITÀ E SEMPLIFICAZIONE LE SINERGIE PER CRESCERE DONNA ECONOMIA & POTERE VII Edizione 13 e 14 ottobre 2006 Reggio Calabria, Altafiumara Hotel

[close]

p. 2

SOMMARIO LE SINERGIE PER CRESCERE di Lella Golfo UN PROGETTO DI LEGGE DELLA FONDAZIONE BELLISARIO LA FINANZIARIA DELLE ITALIANE Il dietro le quinte di Myrta Merlino Prima tavola rotonda GOVERNABILITA' SEMPLICAZIONE CRESCITA DONNE MOTORE DELL'ECONOMIA di Agazio Loiero Intervista a Giuseppe Scopelliti TURISMO E CULTURA: LE BASI PER LO SVILUPPO DI REGGIO CALABRIA Sindaco Comune Reggio Calabria Intervista a Mietta Caminniti L'ECCELLENZA DI UNA FAMIGLIA NORMALE Amministratore Unico Casa di Cura Caminiti PER UNA “SOCIETA' DI TALENTI” Il dietro le quinte di Nicoletta Picchio Seconda tavola rotonda LA LEADERSHIP DEL FUTURO INNOVAZIONE, CENTRALITA' DELLA PERSONA E VALORI di Chiara Grosselli Intervista alla Viceministra Patrizia Sentinelli I MOVIMENTI DELLE DONNE INDICANO LA STRADA Intervista a Cesare Diano UN IMPERNDITORE DALLE IDEE CHIARE Amministratore Diano Cementi LA MIA PRIMA VOLTA A DONNA ECONOMIA&POTERE Il dietro le quinte di Safiria Leccese IO C'ERO Il Seminario per immagini L'INTUIZIONE DEVE DIALOGARE CON CONSAPEVOLEZZA E RESPONSABILITA' Simona Rosato, Presidente Rosato Gioielli IL VALORE DELLE DONNE NEL SETTORE FARMACEUTICO di Maria Pia Ruffilli FONDAZIONE BELLISARIO E CINA SEMPRE PIÚ VICINE LE GIOVANI DELLA FONDAZIONE BELLISARIO NEWS DALLA FONDAZIONE 5 6 9 10 15 18 19 20 21 26 27 28 Per la VII Edizione del Seminario Donna Economia & Potere abbiamo scelto due titoli impegnativi: “Governabilità e semplificazione: le sinergie per crescere” e “La leadership del futuro”. Poche parole che racchiudono il futuro del Paese. Un futuro che dipende dalla capacità di costruire un nuovo, coraggioso e responsabile patto tra politica e economia e nello stesso tempo un moderno e meritocratico patto tra generazioni. Per affermarci una volta per tutte come economia della conoscenza e società dei talenti. In queste pagine leggerete le opinioni dei leader di oggi e di domani, protagonisti di due intense giornate di confronto. Ma troverete anche le testimonianze di una classe dirigente chiamata in causa da nuove e impegnative sfide. E poi vi raccontiamo, con parole e immagini, i “dietro le quinte” e parliamo di “noi”, dei numerosi progetti in fieri e di quelli futuri. Insomma, crediamo attraverso queste pagine di offrirvi spunti di riflessione interessanti e stimolanti. E la riflessione è un primo passo per ridisegnare il corso degli eventi. 30 31 40 FONDAZIONE MARISA BELLISARIO Riconosciuta con DPCM 11 giugno 1996 Ente Morale per la promozione delle attività e delle carriere delle donne Via delle Colonnette, 26/A (Studio Canova) 00186 Roma Tel.06/36002804-36001287 Fax 06/36002805 E-mail: info@fondazionebellisario.org Sito Internet: www.fondazionebellisario.org 43 Curato da: Marina Abbate Hanno collaborato: Daniela Cocito, Alessia D'Annibale, Rosanna Marchese, Elena Pucci, Giovanni Spinella Progetto grafico e impaginazione: Studio Vitale Stampa: Arti Grafiche Amilcare Pizzi 44 46 47 Come aderire alla Fondazione: Chi desidera far parte della Fondazione deve inviare il proprio curriculum personale e professionale che verrà sottoposto al vaglio degli organi competenti. L’iscrizione comporta il pagamento di una quota annua. Nome................................................................................................................... Cognome............................................................................................................. Data di nascita..................................................................................................... Indirizzo..................................................Città ...................................................... Telefono .................................................Fax........................................................ E-mail.....................................................Cell ....................................................... Professione .......................................................................................................... Il valore dell’adesione: Le associate partecipano a tutte le attività della Fondazione; ricevono assistenza nelle attività professionali; hanno l’opportunità di scambiarsi esperienze a livello nazionale e internazionale; usufruiscono di tutti i servizi e convenzioni della Fondazione; ricevono il materiale informativo… in una parola, sono protagoniste del mondo che vogliamo migliorare!

[close]

p. 3

EDITORIALE Le sinergie per crescere di Lella Golfo, Presidente della Fondazione Bellisario Governabilità, semplificazione e crescita: tre parole che riassumono le condizioni di sviluppo per il Paese. Dopo un lungo periodo di difficoltà, l’Italia torna a crescere. I segnali sono tanti e incoraggianti ma la prudenza è d'obbligo. In base alle ultime proiezioni, il Pil aumenterà dell’1,3% e la produzione industriale nei primi dieci mesi dell’anno è cresciuta del 2,3%. Per l’export si sono riaperti mercati tradizionalmente importanti e nuovi sbocchi e, secondo le previsioni, il 2007 vedrà un incremento del 3,4%. Il Made in Italy gode nuovamente di buona salute e dalle dinamiche del lavoro apprendiamo che il numero di occupati ha superato per la prima volta la soglia di 23 milioni. Dall’altra parte, a rimanere fuori da questo trend positivo sono ancora una volta giovani, donne e Mezzogiorno. Senza dimenticare che le nostre imprese scontano un aumento del costo del lavoro e un calo di produttività e sono costrette a misurarsi con una concorrenza internazionale aggressiva, non sempre adeguatamente tutelate dal sistemaPaese. Tant'è che siamo scivolati dal 38° al 42° posto nella classifica del World Economic Forum, 'colpevoli' di rilevanti gap negli indici di competitività quali sviluppo tecnologico, qualità dell’assetto normativo, stabilità economica, stato delle finanze pubbliche ed efficienza della PA. Per non perdere il treno della ripresa, dunque, bisogna agire in fretta. Il primo passo è sicuramente sul fronte di una governabilità che imprima stabilità istituzionale e dinamismo economico. Spetta alla politica garantire un’azione di governo tempestiva, incisiva e coerente; introdurre un riequilibrio della finanza pubblica che non blocchi la crescita; stare al ritmo dell'economia. Anche a costo di scelte coraggiose e impopolari. Il secondo step è la semplificazione. Sul versante burocratico l’Italia non solo processi di privatizzazione, ma di liberalizzazione e speriamo che i DDL tuttora in Parlamento su settori strategici come energia, servizi pubblici e ordini professionali, introducano una virata decisa in questa direzione. Quello che serve al Paese è una forte discontinuità rispetto al passato, che chiami anche in causa l’altro focus di Donna Economia & Potere: la leadership del futuro. Lo stato dell'arte non è lusinghiero. L'OCSE boccia la scuola italiana, nell'ultima classifica del Times sui 100 migliori atenei del mondo siamo assenti e spendiamo in università e ricerca appena l’1,5% del Pil contro il 6% della Francia. Un deficit formativo che attiva una spirale perversa: meno formazione significa meno sviluppo tecnologico e produttività. E questo mentre le proiezioni internazionali indicano nella capacità produttiva e nella produzione intellettuale i fattori strategici di competizione. Che fare? Innanzitutto dar vita a una salda interdipendenza tra formazione, istituzioni e imprese e puntare sui servizi, spostandosi in fretta verso una società della conoscenza e dei talenti, in cui meritocrazia e innovazione siano pervasive a tutti i livelli. Anche perché, secondo gli esperti, entro 5 anni i Paesi industrializzati vivranno un tracollo di leadership e per allora è indispensabile poter contare su una nuova e giovane classe dirigente, in grado di guidare e gestire il cambiamento. È necessario quindi garantire un passaggio di testimone responsabile e innovatore, capace di sviluppare sinergie trasversali e di ri-creare un clima di speranza verso il futuro. Dal canto nostro, continueremo a lavorare con rigore e tenacia, spirito propositivo e lungimirante, per costruire questo futuro. Esempio tangibile che, se si vuole, si può ridisegnare il corso degli eventi e ripensare alle modalità del “fare”, in politica, in economia, nel Paese. colleziona una serie di primati negativi. Il rapporto con la PA costa alle PMI 14 mld l'anno e per aprire un’attività servono 63 giorni lavorativi, contro 3 della Danimarca. È tempo, allora, che il pubblico inizi a funzionare con la stessa efficienza del privato, combattendo sprechi e rendite di posizione, misurando e incentivando la produttività, dando impulso all'egovernment. E abbiamo bisogno di disposizioni - come il DDL presentato dal Presidente della Commissione Attività Produttive Daniele Capezzone, per aprire un’impresa in 7 giorni - che rendano la PA un generatore di crescita. La terza sfera d’intervento attiene alla presenza pubblica in economia. Due esempi per tutti: il caso Telecom e il “neostatalismo municipale”, che in 10 anni ha portato da 30 a 800 le aziende municipalizzate in forma di spa. È arrivato il momento di rilanciare 5

[close]

p. 4

UN PROGETTO DI LEGGE DELLA FONDAZIONE BELLISARIO Un'Authority garante della parità ai massimi livelli negli Enti Pubblici. Parlamentari e manager in un appassionato dibattito hanno condiviso un momento di grande importanza per il futuro della leadership femminile "Un progetto che nasce da un'intuizione avuta alla vigilia della VI edizione di Donna, Economia & Potere a Treviso". Così Lella Golfo apre l'incontro con le parlamentari e socie della Fondazione Bellisario per discutere del disegno di legge per l'istituzione dell'Authority per la parità delle donne e degli uomini. "Quando ho parlato di questa mia 'ispirazione' a Elena Marinucci, la prima reazione è stato di definirla 'geniale'! Con quest'iniezione di energia e fiducia - continua la Presidente - ne abbiamo discusso con insigni professori costituzionalisti e quella che era una semplice idea è diventato un progetto di legge completo ed esauriente. Viviamo in un Paese che ha un debito con le donne e questo è lo strumento che potrebbe fare giustizia. Credo che il gruppo di parlamentari presenti, proprio per la sua assoluta trasversalità, sia il più adeguato a sostenere la nostra proposta". A spiegare la sostanza giuridica e i meccanismi di funzionamento dell'Authority è la madrina delle Pari Opportunità Elena Marinucci. "Lella ha ricordato che le donne sono la grande maggioranza alla base della piramide, il 53%, mentre al vertice si riducono all'11,9%. Mentre gli uomini, che alla base sono la minoranza, diventano schiacciante maggioranza ai vertici". Dunque il problema va affrontato e la creazione di un'Authority per le Pari Opportunità può essere la soluzione. "L'Authority - continua la Marinucci - così come è stato concepito, è un organismo autonomo, non fa riferimento né al Governo né al Parlamento, risponde solo alla legge e dunque gode di indipendenza e prestigio. Come funziona nei fatti? Ogni volta che nella PA allargata - nazionale, regionale e locale - si procede a una nomina a livello apicale, la scelta deve essere motivata, come stabilito dalla legge del '90 sulla trasparenza. E se l'interessato o un'associazione che tutela gli interessi femminili chiedono perché la donna che concorreva a pari merito non è stata considerata, l'amministrazione deve comunicare la motivazione e l'Authority può convocare i responsabili e chiedere spiegazioni. Qualora non fossero sufficienti, la nomina può essere dichiarata nulla. Se questa legge passasse, saremmo il primo Paese al mondo ad aver realizzato un meccanismo che costruisce realmente la parità fra uomo e donna". Un funzionamento chiaro che trova il plauso di tutte le parlamentari presenti, pronte a dare il proprio contributo affinchè la proposta concluda positivamente il proprio iter. "L'Authority - dichiara Giustina Destro - rappresenta una grande sfida e occasione per noi donne. Insieme potremo giocare la partita per valorizzare il talento e il contri- buto delle donne in un momento di crescita del Paese. Ritengo - continua la parlamentare di Forza Italia che la Fondazione Bellisario goda dell'autorevolezza per guidare questo progetto. Grazie alla caparbietà e al coraggio di Lella ci viene fornita l'opportunità straordinaria di coinvolgere tutti coloro che si rendono conto del peso che le donne devono avere nei prossimi anni. Non chiediamo di essere sistemate in un posto piuttosto che in un altro ma di dare il nostro contributo attraverso la professionalità. È questo il valore del documento elaborato". E con i plausi arrivano anche gli 'outing' delle presenti, vicende personali che testimoniano nei fatti quanto uno strumento come l'Authority potrebbe rappresentare un'autentica 'rivoluzione' per il percorso professionale delle donne. "Ministero e Commissioni - dichiara Laura Pellegrini - non sono mai riusciti a incidere perchè non hanno il potere cogente di realizzare la parità. L'assoluta novità dell'Authority sta in questo. Sarà la svolta vera della parità tra uomo e donna, soprattutto nelle posizioni apicali. Perchè il problema vero è lì. Donne e uomini - conclude - entrano allo stesso livello, ma le donne diventano sempre più brave, in qualunque struttura aziendale". "Il panorama delle donne che ricoprono ruoli di vertice - conferma Dorina Bianchi - rimane costante. 6

[close]

p. 5

Siamo un pò di più in Parlamento, è scesa l'età media ma i Presidenti di Regione sono due e gli Assessori pochissimi. Quindi oggettivamente abbiamo bisogno del supporto di altre donne che decidano di intraprendere una battaglia per difendere i propri diritti. Dobbiamo fare squadra - continua la parlamentare della Margherita - così come gli uomini in occasione delle quote rosa quando, al di là delle appartenenze politiche, hanno creato uno scudo compatto e votato contro. Avere una più incisiva presenza femminile nei ruoli apicali significa anche inaugurare una politica che vada verso le donne e quindi una politica per la famiglia e per una maggiore coesione sociale". E la necessità di partecipazione e compattezza femminile attorno alla proposta è, a detta di tutte, il primo e più importante presupposto. "Dobbiamo sciogliere il problema della competizione femminile sostiene Paola Balducci - e l'Authority è l'occasione giusta. Lella Golfo ci ha insegnato a evitare che le donne siano le peggiori nemiche di se stesse. Cerchiamo di seguire i suoi moniti e alleiamoci per non perdere un altro treno. Diciamo la verità - conclude la parlamentare - laddove ci sono i concorsi, a vincerli sono le donne, mentre se qualcuno deve valutare il nostro valore, scompariamo. Il fatto è che siamo scomode perchè quan- do compiamo delle scelte lo facciamo con coraggio e per il bene comune". E che la forte spinta innovatrice delle donne sia una delle componenti che le tiene lontane dal potere è opinione condivisa. "Da Sottosegretario alla Giustizia la battaglia che ho condotto per il rinnovo dei dirigenti - ricorda Jole Santelli non era per affermare i meriti femminili, da tutti riconosciuti, ma per scardinare un assetto conservatore. Perchè il vero pericolo rappresentato da noi donne è la volontà di cambiare il sistema". E il sostegno di Jole Santelli all'Authority è concreto. "Faccio una proposta. Il regolamento della Camera consente una strada abbastanza semplice per velocizzare i tempi di approvazione di un progetto di legge. Se un partito politico fa proprio un progetto di legge, nell'arco di tre mesi questo è messo all'ordine del giorno". Una promessa importante perchè, come ricorda Elena Marinucci, il rischio maggiore è che una proposta si inabissi nei cassetti di Montecitorio o di Palazzo Madama. Ma un altro monito viene dal contributo di Giuseppina Fusco. "Plaudo all'iniziativa della Fondazione per quanto riguarda gli Enti Pubblici, perchè grazie a questo nuovo strumento avremo un rilevante segmento di donne tutelate sul fronte delle opportunità di carriera. Ma dobbiamo fare attenzione a non creare una categoria di privilegiate. Certo - ammette l'Amministratore Delegato della Sofid - pensare di condizionare le scelte organizzative o di crescita professionale all'interno delle aziende è impossibile sotto un profilo normativo. Ma il mio appello è di fare uno sforzo anche progettuale, com'è nostra abitudine, affinché anche le donne dell'impresa non vengano trascurate". Un'istanza accolta dalla Fondazione e che funge da spunto per l'incoraggiante riflessione conclusiva di Elena Marinucci. "La proposta di legge della Fondazione riguarda anche le aziende a partecipazione statale. Se l'intervento dell'Authority darà luogo a casi esemplari, sono sicura che si verificherà un vero e proprio 'effetto domino' e il privato seguirà". Quale migliore auspicio! In alto da sinistra: Giuseppina Fusco AD Sofid Lella Golfo Presidente Fondazione Marisa Bellisario Jole Santelli Parlamentare Giustina Destro Parlamentare Elena Marinucci Senatrice Dorina Bianchi Parlamentare Paola Balducci Parlamentare Laura Pellegrini Direttore Generale Ospedale Spallanzani 7

[close]

p. 6

INTERVENTI Il dietro le quinte di Myrta Merlino La finanziaria delle Italiane “Almeno per una volta, le donne hanno evitato di discutere di asimmetrie della condizione femminile, ma hanno ragionato attorno a un tema di stretta attualità, guardandolo dalla loro visuale, con concretezza e fuori da steccati ideologici” Anche dalle donne si alza, pressoché unanime, un coro di preoccupazione per i contenuti della prima Finanziaria del Governo Prodi. Per dirla con una di noi, Luciana Littizzetto, “questa Finanziaria è equa, ha fatto equamente incazzare tutti”. È stato questo il principale monito emerso dalla tavola rotonda “Governabilità, semplificazione e crescita”, organizzata dalla Fondazione Bellisario a Reggio Calabria, nel cuore di una delle aree a maggior ritardo di sviluppo del Paese. Un incontro organizzato dalle donne per le donne, con una larga percentuale di relatrici e ascoltatrici. Ma, almeno per una volta, le donne hanno evitato di discutere delle asimmetrie della condizione femminile, delle difficoltà di accesso al mercato del lavoro e non solo, della coesistenza dei ruoli di madri e manager o peggio di quote rosa. Hanno invece cercato di ragionare attorno a un tema di stretta attualità, guardandolo dalla loro visuale, analizzandolo con i loro strumenti e con la loro peculiare concretezza, fuori da steccati ideologici. Per parafrasare il titolo del dibattito, questa Finanziaria sembra introdurre ampie contraddizioni nello schema di governabilità del Paese, non prosegue nelle politiche di semplificazione che pure erano state avviate all’alba di questo ministero e, soprattutto, si concentra più sui tagli che sullo sviluppo, più sulle tasse che sulla crescita. A Reggio Calabria era presente la base dell’imprenditoria italiana, piccole e medie imprese che, a sentire Maria Cristina Elmi Busi Fer- ruzzi, non si sentono pienamente rappresentate dai vertici di Confindustria, troppo spesso appannaggio di manager di grandi gruppi e lamentano le difficoltà burocratiche e il pesante prelievo fiscale da cui sono gravate. Sembra quasi che lo Stato, invece di incoraggiare le loro iniziative, faccia di tutto per mettere i bastoni tra le ruote a chi vuole investire e produrre. E su questo la Finanziaria tace. Daniele Capezzone, autore della proposta di legge ' 7 giorni per un’impresa', afferma senza mezzi termini che su questo versante la manovra è un’occasione mancata per dare una svolta all'estenuante lentezza della burocrazia italiana e aggiunge che ben poco è rimasto dei buoni propositi contenuti nel Dpef. Anche il giudizio delle economiste presenti al dibattito è stato alquanto critico. Sia per Fiorella Kostoris che per Alessandra Servidori la manovra è nata vecchia. Pensare di ridistribuire il reddito tra i cittadini attraverso le aliquote fiscali e non favorendo la creazione di nuova ricchezza è infatti una concezione dell’economia più che superata: non sono le tasse a far ripartire un sistema economico ma il loro abbattimento. E ci sono molti esempi a dimostrarlo. Tirando le somme, dunque, appare evidente che le donne auspicano uno Stato più leggero, che non si tiri indietro di fronte ai suoi doveri sociali ma che agevoli il mondo dell’impresa e non ostacoli chi crea ricchezza. Uno Stato che pensi alle politiche per la crescita e non solo a mettere Myrta Merlino Giornalista e autrice televisiva in campo una sorta di rivincita, quasi dicesse “per ora facciamo pagare più tasse a chi nella precedente legislatura ne pagava poche o non ne pagava affatto”. Uno Stato che sia più equo nel senso che sappia equamente rappresentare tutti. 9

[close]

p. 7

PRIMA TAVOLA ROTONDA GOVERNABILITÀ SEMPLIFICAZIONE CRESCITA I protagonisti del mondo politico e imprenditoriale in un dibattito di estrema attualità hanno messo a confronto prospettive e visioni sui temi più scottanti e urgenti per il Paese. Un solo interrogativo: quali le sinergie per crescere? Ad aprire i lavori della VII edizione di “Donna, Economia & Potere”, la Responsabile della Fondazione Bellisario per la Calabria. Un benvenuto caloroso, quello di Giuseppina Perri, che ribadisce il senso delle due giornate di lavori. “Con questo Seminario - dichiara - vogliamo dare un contributo all'attenzione di una società sempre più proiettata verso lo sviluppo e la crescita, anche se da conseguire con quella fatica cui noi donne siamo abituate”. E la calda accoglienza riservata dalla Calabria è anche la sostanza del saluto di Agazio Loiero, che non può non far cenno alla conflittualità in cui ancora si dibatte la sua terra.“In Calabria - dichiara il Presidente della Regione - come in altre regioni del Sud, assistiamo al permanere di piaghe come la criminalità, radicate in abitudini difficili da estirpare. E insieme vediamo convivere scampoli di passatismo e di modernità”. Ma il messaggio del Presidente vuole essere di fiducia e speranza. “Fra qualche anno la nostra Regione avrà un'opportunità aperta anche alle donne, unica nel suo genere: un fondo pari a non meno di 16mila miliardi di vecchie lire, una cifra che consentirà di dare una svolta a questo territorio se sapremo programmare lo sviluppo, arricchiti da una cultura nuova e diversa”. Dopo i saluti “istituzionali”, si entra nel vivo del dibattito con la prima tavola rotonda moderata dalla giornalista Myrta Merlino, ben consapevole della delicatezza dei temi all'ordine del giorno. “Governabilità, semplificazione e crescita - afferma - sono tre filoni importanti sui quali il nostro Paese dovrà scommettere se vuole ricominciare a crescere ed essere competitivo. Segnali positivi ci sono, bisogna saperli cogliere e sfruttare”. E sull’urgenza di azioni per avviare un processo di sviluppo stabile concordano tutti i relatori. “La crescita è il primo obiettivo al quale l'Italia deve guardare - esordisce Beatrice Magnolfi - perché senza crescita non esiste coesione sociale, redistribuzione, equità”. Ma rispetto a obiettivi ambiziosi, il Sottosegretario per le Riforme e l'Innovazione nella Pubblica Amministrazione è ben cosciente dello stato dell’arte e degli ostacoli sulla strada. “L'Italia fatica a competere e a farsi valere sui mercati internazionali. È un Paese ingessato, in cui l'innovazione è bloccata da un sistema a compartimenti stagni dove politica, privati, impresa e professioni non interagiscono e hanno un atteggiamento difensivo e conservativo”. Ma Beatrice Magnolfi è anche convinta che le iniziative intraprese dall’attuale Governo vadano nel segno del cambiamento. “È un esecutivo che vuole rimettere l'impresa al centro delle politiche del Paese. Il decreto Bersani è un buon inizio e in agenda c’è la riforma di settori strategici come energia, servizi pubblici locali e professioni. Penso poi ad altri numerosi provvedimenti: da quello che prevede di investire sull'impresa che si colleghi al mondo della ricerca, introduca innovazione e trovi un legame più stretto con il territorio; a quello che prevede il riordino delle migliaia di piccole amministrazioni locali”. E lo stesso approccio innovativo, a quanto pare, ispira le disposizioni che affronteranno “l’antico problema del rapporto fra politica e burocrazia, Pubblica Amministrazione e imprese”. A questo proposito, il Sottosegretario parla con orgoglio del cosiddetto 'Pacchetto Nicolais', il DDL che presenta norme di semplificazione della Pubblica Amministrazione. “Si tratta di un disegno importante, in primo luogo perché riconosce grande valore al fatto- 10

[close]

p. 8

TAV O L A R O T OT NE DS AT A T I N A re tempo e poi perché per la prima volta - sottolinea il Sottosegretario - si dimostra che in 30 giorni si possono completare, dando risposta alle istanze di cittadini e imprese, tutte le procedure burocratiche per l'apertura di un'attività”. D'altro canto una normativa coerente che liberi dalle 'maglie tentacolari' della burocrazia sembra essere invocata da tutti gli imprenditori. “Quello con la Pubblica Amministrazione - esordisce Francine Royer Galvagni, Presidente della Gascom - è un rapporto difficile e conflittuale. Gli imprenditori chiedono un sistema che sia capace di eliminare le controversie al suo interno ma che sia anche formato e informato rispetto ai diversi settori con cui deve interfacciarsi”. E, secondo la Galvagni, una radicale modernizzazione della Pubblica Amministrazione è una premessa indispensabile se si vuole che le imprese contribuiscano allo sviluppo del Paese. “È necessario ricordarsi che l'imprenditore per 'fare' - aggiunge - deve essere in sintonia con la Pubblica Amministrazione e non subirne freni fiscali e burocratici”. Inoltre, a suo avviso, la “libertà d’intraprendere” rappresenta il più importante stimolo per le nuove generazioni. “Il nostro futuro è nelle mani dei giovani, che saranno la classe dirigente di domani - conclude Francine Royer Galvagni - e cosa pensiamo di offrir loro: una catena o una porta aperta?". Un’altra voce critica ed estremamente dettagliata nelle proposte è quella di Enrico La Loggia, che affronta la semplificazione dal punto di vista del cittadino comune. “Quando un politico ha a che fare con l'apparato burocratico la prima cosa che si sente dire è 'non si può fare', la seconda 'non si è mai fatto', la terza 'non abbiamo abbastanza personale', infine 'ci vogliono 100 autorizzazioni'. Questo significa che il problema non è tanto semplificare l'attività della Pubblica Amministrazione ma liberare impresa e cittadino dai suoi tentacoli. Ci ho provato, sbattendo più volte contro un muro di gomma”. Una bocciatura, però, che si accompagna a un approccio costruttivo. “Bisogna introdurre un quadro di norme coerenti in materia, che poggi su tre interventi prioritari. In primo luogo l'obbligo per la Pubblica Amministrazione di comunicare la certezza dei tempi di risposta; in seconda battuta la responsabilità per i ritardi e la previsione, sia di un rimborso all'utente per il danno provocato, sia di una sanzione a carico del pubblico; in ultima istanza, l'obbligo di quantificare le spese di adeguamento a novità normative e renderle detraibili per il cittadino”. Un quadro a tinte fosche, quello prospettato, che trova unico spiraglio di “ottimismo” nella testimonianza di Giuseppina Longo, esempio di rapporto “virtuoso” con la Pubblica Amministrazione. L'AD Farmanatura, infatti, è riuscita in tempi sostenibili a metter in piedi un'idea imprenditoriale ispirata a innovazione e ricerca. “Sognavo di realizzare un progetto che mi consentisse di produrre farmaci naturali da impiegare in terapia, sfruttando il grande patrimonio di piante medicinali che può vantare la Calabria. Una proposta che sintetizzava tradizione e innovazione. Non ci credevo, ma la Regione ha accolto la mia domanda e usufruendo della legge 215 sull'imprenditoria femminile ho trasformato una semplice proposta in realtà”. Tuttavia simili esperienze positive, a detta di chi dentro le istituzioni lavora, La sala del Seminario durante la Prima tavola rotonda Nella pagina accanto: Giuseppina Perri Responsabile Fondazione Bellisario in Calabria Agazio Loiero Presidente Regione Calabria In basso: Beatrice Magnolfi Sottosegretario per le Riforme e l’Innovazione Myrta Merlino Giornalista e autrice televisiva Francine Royer Galvagni Presidente Gascom

[close]

p. 9

PRIMA TAVOLA ROTONDA sono casi isolati. “In Italia - interviene Daniele Capezzone - per aprire un'attività serve un numero di autorizzazioni che oscilla da 58 a 80. Si pensi solo che per una carrozzeria ne occorrono 76, rilasciate da 18 amministrazioni diverse, e che l'impresa sconta ben 98 giorni di rapporti con lo Stato e la Pubblica Amministrazione”. Una situazione insostenibile secondo il Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera, che però ha le idee molto chiare sulle strategie d'intervento. In questo senso, infatti, va il DDL di cui è primo firmatario e che prevede di poter avviare una nuova attività imprenditoriale in soli 7 giorni. “Sono molto orgoglioso di questa proposta, già firmata da una cinquantina di parlamentari di centrosinistra come di centrodestra. Che cosa suggeriamo? Non solo di accorciare i tempi ma di introdurre un cambio di paradigma: l'autocertificazione, in base alla quale l'apertura dell'attività sarà preventiva rispetto ai controlli del caso. Confido che si possa attivare un percorso rapido che dia al Paese e alle imprese un segnale positivo”. E con Capezzone il dibattito si sposta su un altro nodo cruciale, la Finanziaria, considerata da tutti come uno strumento prioritario per la crescita. Il giudizio in merito da parte del Segretario dei Radicali italiani è molto severo. “Sono sconcertato, preoccupato e sbalordito - esordisce - per alcuni aspetti del Documento di programmazione. Credo che negli ultimi anni questo Paese abbia perduto troppe occasioni. E quello che mi preoccupa di più è la difficoltà a porsi in sintonia con la parte più dinamica del Paese: sei milioni e mezzo di piccole e medie imprese che sono il nostro cuore pulsante”. Un’ opinione, d'altro canto, che sembra accomunare imprenditori impegnati ogni giorno in prima linea, come Maria Cristina Elmi Busi Ferruzzi. "Non escludo - dichiara il Presidente della ACIES - che questa Finanziaria racchiuda molti aspetti positivi. Francamente, in questo momento come imprenditrice mi sento frastornata e scoraggiata”. E sui motivi è molto esplicita e concisa: “Le imprese lavorano sulla base di business plan a 3 e 5 anni e oggi ci troviamo nelle condizioni di rimetter mano alle nostre previsioni e calcolare le perdite”. La Busi crede che in questo contesto sia difficile per un imprenditore vedere un futuro chiaro per la propria attività. “Perché, se da una parte concordo che l'impresa debba contribuire al rilancio del sistema, dall'altra mi chiedo: in cambio di cosa? Viviamo in un Paese regolato da leggi napoleoniche, che ci penalizzano in termini competitivi”. E la conclusione della Busi è un giudizio di estrema durezza nei confronti dell'attuale vertice di Confindustria. “Quali sono gli interessi - sostiene - che abbiamo in comune? La Confindustria conosce le problematiche del Sud che noi viviamo quotidianamente?”. Dall’alto in basso: Enrico La Loggia Parlamentare Giuseppina Longo AD Farmanatura Daniele Capezzone Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera

[close]

p. 10

PRIMA TAVOLA ROTONDA Dall’alto in basso: Maria Cristina Elmi Busi Ferruzzi Presidente ACIES Srl Fiorella Kostoris Padoa Schioppa Economista Alessandra Servidori Esperta di Politiche Welfare Un giudizio più tecnico viene invece da Fiorella Kostoris Padoa Schioppa. “Solo oggi siamo al corrente che nel 2001 il deficit pubblico in rapporto al Pil era superiore al 3% e negli ultimi anni sappiamo quanto sia peggiorato. E se le buone notizie, come il miglioramento del tasso di occupazione, non sono accompagnate da una crescita del Pil e da una riduzione del costo del lavoro, il declino di produttività e competitività sono inevitabili”. Di fronte a questa situazione, “non definibile come disastrosa”, l'interrogativo è se la manovra sia adeguata o meno in termini finanziari. “Secondo le stime del Governo - sostiene l'economista - la manovra netta di 15 mld serve a ridurre il disavanzo dal 3,8% al 2,8%. Ma se è vero che per l'economia e la finanza pubblica le cose vanno meglio, forse si potrebbe portare la stima al 3,6% e la manovra a 13 mld. Ciò detto, nonostante il 'rigore', si tratta di misure in linea con le richieste delle autorità dell'Unione Europea”. Passando invece a considerare la manovra lorda di quasi 35 mld, la Kostoris Padoa Schioppa è convinta sia troppo ingente per i risultati che realmente riesce a conseguire. “Le spese per lo sviluppo spiega - sono poche, la redistribuzione in alcuni casi è addirittura perversa e darà luogo a una sorta di 'guerra tra poveri'”. A chiudere la tavola rotonda è un altro tema prioritario quando si parla di crescita: l'occupazione. A fornire un quadro esauriente dello stato attuale del mondo del lavoro e delle riforme da approntare è Alessandra Servidori, esperta di politiche Welfare. “Secondo l'Istat - dichiara - l'occupazione è aumentata del 2,4%, ben 536mila unità in più nell'ultimo semestre rispetto all’anno precedente”. Inevitabile il riferimento alla Riforma Biagi, che - a detta della docente - “ha introdotto strumenti di flessibilità e di governo del mercato del lavoro innovativi, che ci hanno consentito di recuperare in termini di numero di occupati, garantendone al tempo stesso la certificazione”. L'esperta lamenta la mancata applicazione di riforme collegate alla legge Biagi: “Penso all'articolo 13, che introduce comparti d'inserimento a favore delle donne; alla borsa nazionale del lavoro, eccezionale strumento di monitoraggio. E ancora alla riforma del licenziamento - impropriamente usata come strumento di conflitto invece che di introduzione di una tutela diversa, soprattutto per i nuovi assunti - ad ammortizzatori sociali, Statuto del lavoro e riforma della contrattazione in riferimento ai sindacati. Credo sia arrivato il momento - conclude - di smettere di agitare la clava ma usare il buon senso e portare avanti una riforma organica del mondo del lavoro”. 14

[close]

p. 11

INTERVENTI Donne motore dell’economia di Agazio Loiero, Presidente della Regione Calabria dalla Regione - si è registrata una forte crescita di imprenditrici anche da noi. Duemila domande a bando non sono poca cosa. Le donne calabresi chiedono sempre di più di essere aiutate a mettere in piedi piccole attività commerciali e artigianali. La Regione è impegnata a sostenere, incoraggiare, accompagnare questa vocazione imprenditoriale, affinchè essa possa fortificarsi e dare vita a un tessuto regionale di imprese al femminile di tutto rispetto, essenziali al definitivo decollo della Calabria. Anche da noi le donne iniziano, dunque, a essere protagoniste della presente e futura crescita di occupazione, motore trainante dell'economia del nostro Paese. E’ un fenomeno in forte affermazione e, sono sicuro, non potrà che portare benefici solidi a una Regione come la nostra, costretta a misurarsi con una disoccupazione spaventosa, sacche di precariato che se non risolte potrebbero sfociare in conflitti sociali ingovernabili e pericolosi. Soprattutto in un momento cruciale come quello che la Regione sta vivendo, in bilico tra un passato di delusioni e un futuro che stiamo tentando di rischiarare, anche implementando politiche di sostegno e di sviluppo delle Pari Opportunità, per dare obiettive e concrete prospettive di crescita al nostro sistema economico e sociale. Alle donne non mancano energia e determinazione. Hanno dimostrato di essere tenaci e capaci di superare molti ostacoli per assumere un ruolo sempre più determinante nel presente e nel futuro. Donne e impresa, dunque, rimane un binomio complicato, quasi come quello donne e politica. Ma io resto convinto, senza sottovalutare le difficoltà per una donna di coniugare la famiglia con le responsabilità aziendali o quelle politiche, che delle donne, della loro passione e delle loro competenze, la Calabria ha bisogno. Sempre di più. L’intervento di Agazio Loiero a Donna Economia & Potere “Ospitare il Seminario Internazionale della Fondazione Bellisario è stato importante. La Calabria sta giocando la sua partita più impegnativa per lo sviluppo e so bene quanto sia determinante il ruolo delle donne nella costruzione di un futuro migliore” Ospitare in Calabria il Seminario Internazionale della Fondazione Bellisario è stato importante. La Calabria sta giocando la sua partita più impegnativa per lo sviluppo e potrà sembrare strano fare un discorso di genere. E però conosco bene quanto sia determinante il ruolo delle donne nella costruzione di un futuro migliore per la Regione e il Paese tutto. Ne è una testimonianza l’attività di donne impegnate in prima linea, dal Sud al Nord, in realtà dove ancora l’imprenditoria femminile è tutta da inventare o dove, invece, essa ha dimostrato ampiamente di poter svolgere un ruolo trainante. Così come accade nella vita sociale e nelle istituzioni, dove le donne sono capaci di coniugare creatività e aspirazioni con situazioni complesse e complicate da governare. Sempre più donne scelgono la strada dell'imprenditoria per entrare nel mondo del lavoro e potersi realizzare. Anche in Calabria le “imprese in rosa” hanno mostrato un dinamismo interessante. Dal quarto bando in poi della legge 215 del 1992 - con i bandi gestiti 15

[close]

p. 12

INTERVISTE Turismo e cultura: le basi per lo sviluppo di Reggio Calabria Intervista a Giuseppe Scopelliti, Sindaco di Reggio Calabria Governabilità e semplificazione rappresentano due priorità anche in ambito locale? Ritengo siano elementi di vitale importanza e interconnessi. Lo snellimento dell'azione amministrativa porta a una maggiore governabilità e dunque favorisce scelte pubbliche dirette a soddisfare la comunità. Sul fronte semplificazione la mia amministrazione ha puntato su innovazione e tecnologia, sviluppando una concreta politica di E-Government sia per il cittadino che per le imprese. Questo, a mio avviso, sintetizza il concetto di una Pubblica Amministrazione efficiente e trasparente, che riduca il peso dell’attuale normativa. Per favorire la crescita, invece, abbiamo finanziato una serie di progetti volti ad aumentare l'occupazione e contrastare il lavoro nero, grazie ai quali centinaia di giovani hanno trovato lavoro stabile o sono riusciti a realizzare la propria idea imprenditoriale, creando nuovi posti di lavoro. Ogni segnale di sviluppo, quindi, può trasformarsi in spinta propulsiva ma solo se si individuano peculiarità e risorse dei singoli territori e le si considera un fattore in grado di generare cambiamento. Quali i settori su cui ha puntato per la crescita della città? Reggio Calabria gode di un clima e di un panorama unici al mondo. Turismo e cultura sono le basi per uno sviluppo omogeneo del territorio e, se ben coniugati, rappresentano gli elementi essenziali della crescita. Gli investimenti sin qui intrapresi rientrano in un progetto strutturato che mira alla valorizzazione di natura, arte, cultura, folklore e tradizione. Un piano che ha dato i suoi frutti, visto che nei mesi di maggio-giugno Reggio ha guadagnato il 5º posto in Italia per incremento di stranieri, raggiungendo 38mila presenze. Inoltre, una ricca e articolata programmazione intersettoriale ha portato ad aprire numerosi cantieri per opere pubbliche di vitale importanza; a riqualificare periferie abbandonate; a migliorare viabilità, decoro urbano e qualità dell’ecosistema; insieme a progetti dedicati a categorie svantaggiate, come anziani e disabili, e a un ricco programma di eventi culturali. Quanto conta la conoscenza del territorio per la ‘governance’ degli enti locali? Un buon governo non può prescindere dalla conoscenza del territorio. Il contatto quotidiano con le istanze della popolazione funge da stimolo per qualsiasi intervento. Sono convinto che il ruolo politico vada vissuto non come privilegio ma come missione dettata dall’amore per la comunità e dalla determinazione a dare il proprio contributo. Partendo da questo assunto, un buon amministratore, soprattutto in realtà difficili come la nostra, non deve guardare ai personalismi per interpretare al meglio i reali bisogni dei cittadini. Detto questo, c'è anche bisogno di un Governo che favorisca la partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche e consenta alle amministrazioni locali di scegliere con autonomia nell’ambito di obiettivi generali di crescita socio-economica. Cosa crede di aver fatto in concreto per promuovere le pari opportunità? Finalmente, grazie a impegno e professionalità, le donne iniziano a essere protagoniste. E’ un cammino difficile ed è compito delle istituzioni sostenerlo. In questi anni, non solo l'assessorato preposto, ma una commissione ad hoc hanno portato a termine numerose iniziative in tal senso. Inoltre, abbiamo sottolineato l'importanza di progetti volti a contrastare situazioni di disagio e ad aiutare tutte le donne vittime di violenze fisiche e psicologiche. È un cammino importante, che bisogna proseguire con forza ed energie crescenti. “Un buon governo non può prescindere dalla conoscenza del territorio. Il contatto quotidiano con le istanze della popolazione funge da stimolo per qualsiasi intervento”

[close]

p. 13

INTERVISTE L'eccellenza di una famiglia “normale” Intervista a Mietta Caminiti, Amministratore Unico Casa di Cura Caminiti “Avere un'azienda significa porsi come obiettivo l'eccellenza, mettere al centro della struttura il paziente e garantire interventi di altissima qualità” La storia della Casa di Cura Caminiti non parla solo di un successo “imprenditoriale”. Nelle parole del suo Amministratore Unico, Mietta Caminiti, si rivela piuttosto la “saga” di una famiglia unita e volitiva, che ha portato passione ed eccellenza nell’ambito che più di ogni altro li esigono: la medicina. Lei, all'indomani della scomparsa del marito Renato, con amore indicibile e la più leale e forte determinazione femminile, prende le redini dell’azienda. Ascoltandola si rimpiange di non aver conosciuto un uomo cui la popolazione ha voluto dedicare un monumento, di cui Mietta cita a memoria la dedica 'hai accolto il dolore con il sorriso e lo hai illuminato con l’amore, per questo riprendevano a volare le speranze'. “Essergli stata accanto per 24 anni racconta - averlo seguito passo dopo passo in clinica è stato un privilegio e ho sentito il dovere di portare avanti la sua missione di vita”. Perché solo di missione si può parlare: 40mila operazioni brillantemente eseguite, una piccola azienda fondata nel 1917 dal padre Rocco che Renato Caminiti ammoderna e amplia, portando i posti letto da 4 a 40”. Oggi la Casa di cura può ospitare 73 pazienti e lei ammette semplicemente: “forse l'eccezionalità della nostra famiglia è la normalità”. Quanto al 'segreto del successo', Mietta minimizza e parla di poche, elementari regole. “Avere un'azienda significa porsi come obiettivo l'eccellenza. E quindi mettere al centro della struttura il paziente, considerato come essere umano dotato di corpo e psiche. Ma anche - spiega - garantire interventi di altissima qualità in sale operatorie d’avanguardia e solo con le migliori équipe chirurgiche. Queste sono la nostra missione e filosofia. Un lavoro di squadra cui contribuiscono tutti, dal primo all'ultimo dei dipendenti. È a tutti loro e a Renato che ho dedicato il mio Premio Marisa Bellisario”. La Casa di Cura Caminiti è certamente l'emblema positivo di quella miriade di PMI italiane che fanno della tradizione familiare un punto di forza. Oggi Mietta può contare sul sostegno di una nuova generazione Caminiti pronta a raccogliere la sfida d'eccellenza lasciata loro nel DNA. Rocco e Roberto, specializzati il primo in chirurgia il secondo in ortopedia, assicurano la continuità della “stirpe” di medici, mentre Raffaella e Renata, “giuriste” di casa, curano gli aspetti legali e commerciali dell'azienda. L’orgoglio per i quattro figli si legge negli occhi e nella voce. E loro non hanno un compito facile. Da una parte un Amministratore Unico che sa essere madre premurosa ma anche dirigente esigente e innovatore, continuamente alla ricerca delle prestazioni più elevate, degli stan- dard più all’avanguardia, della perfezione insomma. Dall'altra parte quelle che, per stessa ammissione di Mietta, sono le grandi difficoltà in cui versa il comparto sanitario italiano. “Per risollevare il settore sarebbe sufficiente che le aziende fossero libere di lavorare e invece dobbiamo sottostare a ferrei tetti di ricovero e questo nonostante il Meridione sostenga una spesa di esportazione dei propri malati verso il Nord molto ingente. La politica sanitaria regionale dovrebbe potenziare le professionalità locali mettendole nelle condizioni di aggiornarsi, per consentire ai calabresi di curarsi in loco”. Una ricetta di crescita per uno dei comparti più delicati e vessati del nostro Paese. Una ricetta che viene da una manager capace e lungimirante che ha costruito un futuro imprenditoriale che i figli porteranno avanti con immutato senso di responsabilità e spirito di innovazione, coraggio e determinazione. Un esempio che parla di un Sud che ha chiari gli obiettivi di sviluppo e sa come raggiungerli. CASA DI CURA CAMINITI 19

[close]

p. 14

INTERVENTI Il dietro le quinte di Nicoletta Picchio Per una “società di talenti” “Dai giovani si attende una spinta perché parta un ricambio che porti idee nuove e che non avvenga secondo i metodi stantii del clan e dell'appartenenza” Nicoletta Picchio, Giornalista Il Sole 24 ORE È un'idea condivisa: creare una società dove i talenti possano emergere, dove si diffonda il merito come elemento per determinare successi e carriere. È stato questo il tema di fondo della tavola rotonda del convegno “Donna Economia & Potere”, dedicato proprio ai temi della meritocrazia, della ricerca di nuovi talenti, del ricambio, delle nuove tecnologie, come strumenti che appianano le divergenze, favorendo le possibilità d'accesso. Nell'economia, come è emerso nel dibattito, il processo è più avanti, come ha sottolineato Federica Guidi, Vice Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria. È il mercato che impone i cambiamenti: le aziende che sono più esposte alla globalizzazione e devono fare i conti con la concorrenza dei Paesi emergenti, non possono certo mantenere al proprio interno sacche di inefficienza. E ora le aziende italiane, che vivono la fase del passaggio generazio- nale, stanno cominciando ad affrontare il problema della successione non dando per scontato l'ingresso dei figli in azienda, ma lavorando per avere la persona giusta al posto giusto. Le multinazionali, poi, sono dal punto di vista delle pari opportunità un esempio, come dimostra l'esperienza di Nadia Benabdallah, dirigente di Vodafone, ingegnere, che è riuscita a farsi strada in un'azienda dove la presenza femminile nei ruoli di vertice è più elevata rispetto alla media nazionale. Più indietro è la politica. E sia Stefania Prestigiacomo, parlamentare di Forza Italia, ex Ministro per le Pari opportunità, sia Giorgia Meloni, Vice Presidente della Camera, l'hanno ammesso, attribuendo parte delle colpe, per lo meno nella fase più recente, alla legge elettorale che ha privilegiato le scelte delle segreterie di partito. Sia la Prestigiacomo sia la Meloni sono comunque esempi positivi: sono approdate in posti di rilievo poco più che trentenni. In Alleanza Nazionale, ha detto la Meloni, è stato proprio Gianfranco Fini a impegnarsi per una presenza di personaggi più giovani e anche per avere una percentuale significativa di donne. La Prestigiacomo è stata certamente favorita dal fatto che Forza Italia è un partito di recentissima formazione e che quindi ha attinto a persone alla prima esperienza, cercandole nell'ambito dell'imprenditoria e delle professioni. È proprio da questi giovani che si attende una spinta perché parta un ricambio che porti soprattutto idee nuove e che non avvenga secondo i metodi stantii del clan e dell'appartenenza. 20

[close]

p. 15

TESTATINA SECONDA TAVOLA ROTONDA LA LEADERSHIP DEL FUTURO Il ricambio generazionale nei gangli vitali del Paese, le nuove frontiere tecnologiche, i giovani talenti e le strategie per evitarne la fuga in un dibattito vivace e avvincente tra leader di oggi e di domani La necessità di un ricambio generazionale e le strategie politiche, sociali e culturali per 'imporre' un cambiamento hanno impegnato i relatori della seconda giornata di lavori. Il primo passo è nel riconoscimento della “urgenza - come dichiara Paolo Abramo - di un passaggio del testimone nell'impresa, nei mondi associativi e soprattutto nella politica. Il Paese continua il Presidente di Unioncamere Calabria - ha grandi deficit che nascono dall'incapacità di aprire le porte dei diversi sistemi ai giovani. Governabilità significa stabilità, da acquisire attraverso una gestione innovativa e creativa, che passa inevitabilmente attraverso i giovani e il ricambio”. E un attivo coinvolgimento dei giovani nelle politiche di sviluppo rappresenta un asset strategico soprattutto nelle Regioni meridionali. Ne è convinta Anna Maria Rosato, Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Reggio Calabria, che non manca di sottolineare come “in un territorio con difficili condizioni ambientali e che convive con problemi complessi, la risorsa delle nuove generazioni va sfruttata appieno per valorizzare tutte le nostre potenzialità. Prima di tutto il turismo - conclude - su cui costruire una vera e propria impresa calabrese guidata da giovani e donne”. Ma affinché giovani e donne diventino protagonisti del cambiamento “è necessario - sostiene Nicoletta Picchio, autrice del libro 'Il Ricambio' non solo garantire un passaggio di testimone, ma far sì che proceda di pari passo con valori come meritocrazia e uguaglianza. Solo così - aggiunge la moderatrice del dibattito - potranno venir meno principi d’appartenenza e logiche clientelari che per troppo tempo hanno ingessato il Paese”. Il primo approccio al ricambio, dunque, è di natura politica. Ed è la stessa Stefania Prestigiacomo a riconoscere i gravi ritardi dell'establishment italiano in questo senso. “Un sistema politico autoreferenziale - esordisce che non si pone una strategia del futuro, colmando il gap culturale che lo separa dai giovani e investendo su di loro, non va da nessuna parte”. E la distanza tra politica e nuove generazioni è, secondo la parlamentare, profonda. “Come si fa a parlare di eccellenze e meritocrazia - continua - Dall’alto in basso: Paolo Abramo Presidente Unioncamere Calabria Anna Maria Rosato Assessore alle Pari Opportunità Comune di Reggio Calabria I relatori della Seconda tavola rotonda 21

[close]

Comments

no comments yet