Donna Economia & Potere 2008 - Palermo

 

Embed or link this publication

Description

Donna Economia & Potere 2008 - Palermo

Popular Pages


p. 1

insertoDE&P_2008:Layout 1 10-12-2008 14:29 Pagina 1 FONDAZIONE MARISA BELLISARIO Donna, Economia & Potere IX Edizione, 17- 18 Ottobre 2008 - Palermo DONNE PROTAGONISTE NEL MEDITERRANEO LEADING WOMEN IN THE MEDITERRANEAN MUJERES PROTAGONISTAS EN EL MEDITERRÁNEO AKDENIZDE KADIN ÖNDERLER FEMMES PROTAGONISTES DANS LA MÉDITERRANÉE I.P. DISTRIBUITO CON IL SOLE 24 ORE Regione Siciliana Assessorato Industria

[close]

p. 2

insertoDE&P_2008:Layout 1 10-12-2008 14:29 Pagina 2 Donna Economia & Potere 2

[close]

p. 3

insertoDE&P_2008:Layout 1 10-12-2008 14:29 Pagina 3 Donna Economia & Potere sommario Editoriale DONNE: UN’AVANGUARDIA IN MOVIMENTO di Lella Golfo IL SOFFITTO DI CRISTALLO di Renato Schifani LE DONNE DEL MARE NOSTRUM di Giuseppe Gianni DIETRO LE QUINTE DI “DONNA ECONOMIA & POTERE” di Safiria Leccese LA LAICITÀ È UNA RICCHEZZA DELLE NOSTRE SOCIETÀ E UN’ ALLEATA FONDAMENTALE DELLE DONNE Intervista a Daniele Renzoni LO SVILUPPO NON BASTA! PER LE DONNE OCCORRE L’IMPEGNO DELLO STATO di Alessandra Casarico Prima tavola rotonda MEDITERRANEO, DONNE E ECONOMIA A PALERMO UN ALTRO PASSO IMPORTANTE di Silvia Vaccarezza 4 C’È TANTO DA FARE E NOI DONNE VOGLIAMO ESSERCI di Margherita Boniver Seconda tavola rotonda MEDITERRANEO, DONNE E POLITICA SOLO CON L’INTEGRAZIONE DELLE DONNE CI SARÀ SVILUPPO E STABILITÀ NEL MEDITERRANEO di Franco Frattini LA DIVERSITÀ CULTURALE IN IBM: UN VALORE PER L’INNOVAZIONE di Chiara Grosselli IO C’ERO Il Seminario per immagini IL DIVERSITY MANAGEMENT COME ASSET STRATEGICO IN WOLTERS KLUWER ITALIA di Donatella Treu Ricerca LA CRISI DEI MERCATI FINANZIARI Introduzione di Alessandra Ghisleri Forum LE DONNE E LA TEMPESTA DEI MERCATI FINANZIARI LA CRISI DEI MERCATI FINANZIARI di Lorenzo Bini Smaghi 24 26 6 8 32 FONDAZIONE MARISA BELLISARIO Ente Morale per la promozione delle attività e delle carriere delle donne ONG – Organizzazione Non Governativa Piazza Giuseppe Verdi, 8 00198 Roma Tel 06 85357628 Fax 06 874599041 E-mail: info@fondazionebellisario.org Sito Internet: www.fondazionebellisario.org 10 34 11 36 46 12 48 Hanno collaborato Stefania Limiti Daniela Cocito Alessia D'Annibale Rossella Golfo Rosanna Marchese Anna Taverniti Giovanni Spinella Progetto grafico e impaginazione Studio Vitale Stampa Arti Grafiche Amilcare Pizzi 14 52 22 58 IL CONFRONTO CON LE DONNE 23 DEL MEDITERRANEO PER FARCI RITROVARE LA PASSIONE POLITICA DI UN TEMPO Intervista a Giuliana Del Bufalo IL RICORDO DI MARISA BELLISARIO 60 MONTECITORIO - SALA DELLA LUPA LA FONDAZIONE BELLISARIO NEL MONDO 63 il valore della Tua adesione alla Fondazione Marisa Bellisario Le associate partecipano a tutte le attività della Fondazione; ricevono assistenza nelle attività professionali; hanno l’opportunità di scambiarsi esperienze a livello nazionale e internazionale; usufruiscono di tutti i servizi e convenzioni della Fondazione; ricevono il materiale informativo… in una parola, sono protagoniste del mondo che vogliamo migliorare! Per entrare a far parte della Fondazione occorre inviare il curriculum personale e professionale, che verrà sottoposto al vaglio degli organi competenti per l’approvazione. L’iscrizione comporta il pagamento di una quota annua. La domanda di iscrizione comprensiva di curriculum va mandata all’indirizzo info@fondazionebellisario.org o inoltrata attraverso il sito www.fondazionebellisario.org 3

[close]

p. 4

insertoDE&P_2008:Layout 1 10-12-2008 14:29 Pagina 4 Donne un’avanguardia in movimento di Lella Golfo Presidente Fondazione Marisa Bellisario S iamo particolarmente orgogliose della IX Edizione del Seminario “Donna, Economia & Potere”. Abbiamo scelto Palermo per discutere del ruolo delle donne nello sviluppo del Mediterraneo attraverso i contributi di relatrici eccellenti, giunte da Egitto, Giordania, Iraq, Israele, Kuwait, Libia, Marocco, Palestina, Spagna, Tunisia, Turchia, Italia. Palermo è nel cuore del Mediterraneo, da sempre centro di scambi straordinariamente vantaggiosi per entrambe le sponde, non soltanto commerciali ma anche e soprattutto culturali. Numerose e diverse culture sono nate su questo mare e noi abbiamo il dovere di coinvolgerle tutte in una grande operazione di conoscenza reciproca. Purtroppo il Mediterraneo non è ancora quel grande mare di pace sognato dai migliori spiriti europei. Nel Medio Oriente le tensioni permangono e si continua ancora a sparare e morire. Tuttavia segnali positivi sono venuti dalla Conferenza di Parigi del dicembre 2007 dei Paesi donatori e dalla Conferenza internazionale degli investimenti di maggio 2008 a Betlemme e il Governo italiano è impegnato nella preparazione di un piano per lo sviluppo economico della Palestina come presupposto del processo di pace. Nonostante il perdurare del conflitto arabo-israeliano e le complicazioni per la crescita dell’estremismo islamico, il Mediterraneo offre ancora oggi la possibilità di una grande alleanza. Non vi sono più flotte ostili che lo solcano, sono in via di composizione conflitti regionali come quello fra Marocco ed Algeria per il Sahara. I Paesi bagnati dal Mediterraneo sono impegnati nella crescita, nella modernizzazione, nel miglioramento della condizione umana. Con la Dichiarazione di Barcellona, l’Europa ha preso coscienza del problema, ma la creazione di una zona di libero scambio, di pace e di equa prosperità è rimasta nel limbo delle intenzioni. Poco o niente è stato fatto per rimediare ai ritardi del passato: sono mancati progetti concreti e fattibili, gli interessi degli imprenditori, la disponibilità del mondo finanziario, l’effettivo coinvolgimento di Paesi arabi nel processo di costruzione di un vero partenariato. Ora qualcosa sta cambiando. Con la proposta dell’Unione del Mediterraneo lanciata dal Presidente Sarkozy tutti i difetti che hanno reso inoperante la Dichiarazione di Barcellona sono stati corretti. Oggi esiste una vera Unione fra Paesi arabi e Paesi europei, sancita da una co-presidenza costituita da un segretariato per la scelta dei progetti e il monitoraggio del loro finanziamento. Sono state scelte aree di primo intervento: lo sviluppo sostenibile, l’energia, la sicurezza, i trasporti, il disinquinamento e un’agenzia si occuperà esclusivamente delle piccole e medie imprese garantendone l’autonomia di finanziaria. Su questo terreno si possono realizzare scambi, alleanze, partenariati tra l’Europa e gli altri Paesi, ed è quello che sta già avvenendo in Egitto e in Tunisia, dove si assiste alla nascita di veri e propri distretti misti con imprese italiane. In questo scenario noi vogliamo il coinvolgimento delle donne, in un processo bilaterale che riguardi sia il campo della piccola e media impresa sia quello dell’artigianato e della micro-impresa. L’Italia ha sposato con grande interesse l’Unione del Mediterraneo sulla quale la Francia e il suo Presidente giocano il loro prestigio. È un’occasione da non mancare, ed è qui, proprio qui, in questo fattibile futuro che c’è un ruolo di primo piano per le donne, un enorme capitale umano solo parzialmente utilizzato ed in molti casi sprecato. Basta considerare un dato statistico inequivocabile: in tutto il mondo i Paesi con il più alto sviluppo sono quelli che hanno il più alto tasso di par- 4

[close]

p. 5

insertoDE&P_2008:Layout 1 10-12-2008 14:29 Pagina 5 Donna Economia & Potere tecipazione femminile al mondo del lavoro. In Europa, nel settore maschile, c’è quasi la piena occupazione. La forza lavoro maschile non produce più di tanto, dobbiamo dirlo con forza e senza polemica. Una maggiore crescita è affidata all’evoluzione tecnica e all’aumento della forza lavoro femminile, un ruolo chiave per lo sviluppo della democrazia, per i principi di libertà e di impegno sociale. Nel nostro Paese c’è molto da fare: le imprese rosa sono 1.243.192, poco più del 24% di tutto il sistema di impresa; le donne che hanno cariche di presidente o di amministratore unico o di consigliere delegato sono più di 143.000, cioè il 20% del totale. Sono cifre consistenti ma che non esprimono tutto il potenziale femminile in continua crescita. Nel settore pubblico la situazione non cambia, le donne non riescono a raggiungere la vetta; nei 9.873 Enti pubblici italiani il 53% dei dipendenti sono donne e un misero 11,8% sono direttori generali. Negli Enti a nomina governativa e in quelli territoriali, in tutto 935, le donne sono soltanto 35. Di fronte a questa situazione sono convinta che non possiamo attendere ancora: nel nostro Paese per sanare questo divario è necessaria un’ Authority per le Pari opportunità e in questa direzione ho presentato un disegno di legge. La Fondazione Bellisario ha inoltre collaborato al Libro Verde del Ministro Sacconi che disegna il nuovo Welfare italiano, individuando le priorità per le donne nella rete di tutela dei diritti e dei doveri dei cittadini. Non dimentichiamo che, secondo gli obiettivi fissati dall’Agenda di Lisbona, entro il 2010 l’occupazione femminile deve arrivare al 60%: credo che dobbiamo lavorare affinché questo obiettivo, se non sarà pienamente realizzato, almeno non venga dimenticato. Da questo incontro di Palermo usciamo rafforzate, con molti segnali positivi, come dimostrano le testimonianze delle donne ospiti del Convegno, di cui daremo ampia illustrazione nelle pagine che seguono. Ne citiamo uno per tutti: in Tunisia nessuna donna in età scolare è analfabeta, le donne rappresentano il 26% della popolazione attiva e il 16% tra i dirigenti e gli alti funzionari. Sono percentuali a livello di un Paese occidentale avanzato e non credo che negli altri Paesi del Nord Africa o del Golfo Persico le cose siano molto differenti. Le donne sono un’avanguardia in movimento, con un gran bisogno di emergere e di allargare i propri orizzonti. Noi vogliamo confrontarci, parlare e fare. Per questo il nostro impegno è quello di dare continuità ai propositi espressi a Palermo, mantenendone lo spirito e l’entusiasmo, ma creando anche una struttura permanente per la loro realizzazione: la nostra idea è di istituire un’alleanza attraverso una rete di progetti comuni e condivisi. Vogliamo dar vita ad un Osservatorio per monitorare le nostre realtà, le risorse investite e per poter scrivere una mappa del contributo delle donne del Mediterraneo. Abbiamo scelto Tunisi come prossimo appuntamento per analizzare il primo rapporto di dati raccolti e per discutere di nuovi interventi, perché siamo convinte che l’Europa e l’Africa ricostruiranno un destino comune e peseranno insieme sul destino del mondo. 5

[close]

p. 6

insertoDE&P_2008:Layout 1 10-12-2008 14:29 Pagina 6 Donna Economia & Potere Il“soffitto di cristallo” Ovvero il limite invisibile oltre il quale le donne non possono andare di Renato Schifani Presidente del Senato In occasione della IX Edizione del Seminario “Donna, Economia & Potere” di Palermo, il Presidente del Senato, Renato Schifani, aprendo le due giornate di lavori ha detto che esiste il soffitto di cristallo, il muro invisibile oltre il quale alle donne non è concesso andare. È un grande piacere per me dare inizio ai lavori del Seminario internazionale “Donne protagoniste del Mediterraneo”. Voglio rivolgere un affettuoso saluto all’onorevole Lella Golfo. Sotto la sua organizzazione e in collaborazione con “Il Sole 24 Ore” e con Confindustria, questa iniziativa è divenuta un appuntamento consolidato per chi sente il bisogno di momenti di approfondimento sui più alti scenari politico-economici nazionali e globali. Entro subito nel cuore del nostro dibattito ricordando che esiste un soffitto di cristallo, il muro invisibile che, secondo gli studi più accreditati, impedirebbe a molte donne di accedere a responsabilità di vertice in vari settori dell’economia e della società. Questa situazione mostra, per fortuna, alcuni segnali di miglioramento, secondo quanto rilevato dalle fonti più recenti. Il rapporto generale classe dirigente per il 2008, redatto con la consueta accuratezza dell’Università Luiss, parla di trend confortante a proposito del recente incremento della presenza femminile nel management e nelle posizioni di responsabilità in genere. La condizione femminile nel mercato del lavoro è condizionata dalla doppia presenza della donna nel lavoro e nell’entourage familiare ma, nonostante ciò, è aumentata la partecipazione e l’offerta di lavoro femminile in questi ultimi trent’anni, sia nei Paesi dell’Unione Europea che negli Stati Uniti. Il numero di donne che offrono lavoro continua a crescere sia in termini assoluti, passando da quasi 77 milioni di unità nel 1960 ad oltre 117 nel 1990, sia in termini relativi. A fronte di tutto ciò, resta tuttavia una questione ineludibile e cioè: la stessa Unione Europea, che pure rappresenta certamente nel suo insieme un’isola felice, con ogni probabilità mancherà l’obiettivo stabilito con l’Agenda di Lisbona di un tasso di attività della popolazione femminile pari almeno al 60% nel 2010. La realtà italiana, con il 47% di occupazione femminile registrato dalle più recenti rilevazioni del Ministero del Lavoro, è ancora lontana da questo obiettivo. Il Parlamento è dunque chiamato ad un rinnovato impegno su questo fronte. Esiste però una sparuta ma agguerrita pattuglia di donne dirigenti che sono riuscite a fare breccia in quel soffitto di cristallo di cui parlavo all’inizio, quella sorta di limite invisibile ma di fatto esistente che blocca le carriere femminili al di sotto dei vertici aziendali, anche in settori notevolmente rigidi e chiusi, come quello bancario del top management nel quale risultano essere ancora delle rarità. Si tratta di casi incoraggianti e, per questo stesso, meritevoli di essere studiati al fine di capire quali sono le passioni e le fatiche dell’essere donna e dirigente in una organizzazione strutturata spesso tutta al maschile. Parlando dell’Istituzione che ho l’onore di presiedere, il dato statistico nella sua cruda assolutezza può essere considerato alquanto basso con il 18% circa di rappresentanza femminile, ma esprime una decisa tendenza all’incremento se lo si confronta, ad esempio, con il 13% di senatrici della legislatura precedente, oppure con il 7% della precedente legislatura. Per rimanere in Senato, si pensi all’autorevole presenza femminile nel Consiglio di Presidenza nel quale siedono ben due Vicepresidenti donna, la senatrice Emma Bonino e la senatrice Rosy Mauro, oppure alla Presidenza del secondo maggior gruppo parlamentare, quello del Partito Democratico, da parte della senatrice Anna Finocchiaro che investe nel suo delicatissimo ruolo tutta la coscienza democratica e la passione forgiata da lunghi anni di militanza politica, nonché il giudizio e la preparazione giuridica della sua esperienza di magistrato. Quale obiettivo, allora, ci si può prefiggere in questo lungo cammino verso la conquista della parità sostanziale fra i due sessi? A mio parere può sembrare un traguardo irraggiungibile, eccessivamente pretenzioso, ma credo che potremo davvero ritenerci soddisfatti solo quando le donne otterranno nella nostra società un numero di posizioni di rilievo, prestigio e responsabilità almeno pari alla loro presenza nella popolazione. Allora potremo veramente ritenerci tutti facenti parte di una società pluralista, solidale e rispettosa di un universale principio di uguaglianza, faro luminoso dei nostri comportamenti e delle nostre regole di vita. 6

[close]

p. 7

insertoDE&P_2008:Layout 1 10-12-2008 14:29 Pagina 7 Donna Economia & Potere 7

[close]

p. 8

insertoDE&P_2008:Layout 1 10-12-2008 14:29 Pagina 8 Donna Economia & Potere Il saluto della Regione Siciliana alla IX Edizione del Seminario della Fondazione Marisa Bellisario è stato portato dall’Assessore all’Industria Giuseppe Gianni che si è soffermato sulla grandezza del Mare Nostrum e sulla necessità che le donne partecipino allo sviluppo di questa area. Le donne delMareNostrum di Giuseppe Gianni Assessore all’Industria della Regione Siciliana I l Mediterraneo. La storia della Sicilia e la storia del Mediterraneo si sovrappongono. Tutta la nostra storia è legata al Mare Nostrum. Per la Sicilia, Mediterraneo significa rispetto reciproco, familiarità e consuetudine, appartenenza ad una simbiosi politica, economica e culturale. Il divario economico e demografico tra Europa da una parte e Nordafrica e Medio Oriente dall’altra, è forte, troppo forte. Non vi può essere equilibrio né stabilità senza un avvicinamento nelle condizioni di vita delle popolazioni, nei livelli di reddito, nel tasso di industrializzazione e di produttività, nella scolarizzazione e nella sanità. Noi abbiamo molti immigrati in Sicilia, immigrati che sono una componente rispettata e rispettosa, si fanno apprezzare, ma l’emigrazione da Sud a Nord non può risolvere il problema della povertà, se noi non saremo in grado di attivare processi virtuosi di sviluppo locale. Il fenomeno dell’immigrazione va arrestato facendo partire processi di sviluppo, non perché non vogliamo che ci siano le immigrazioni, va arrestato lì nei Paesi di provenienza; dobbiamo mandare le nostre energie, le nostre forze e le intelligenze per insegnare loro quello che devono fare in alcuni campi e in alcuni settori, ma possiamo apprendere da loro cose che loro sanno fare meglio di noi. Dobbiamo facilitare i processi di scambio di capitali e tecnologie, da Nord a Sud e da Sud a Nord. Il nostro benessere, la nostra stabilità economica e la nostra sicurezza passano attraverso la presa di coscienza degli interessi, delle minacce e delle sfide comuni. Per questo è fondamentale nel comune interesse favorire la creazione di una grande zona di stabilità politica ed economica in tutto il bacino. Noi scommettiamo sul Mediterraneo, e scommettiamo sulla capacità delle donne, sul loro pragmatismo per fare ripartire questo processo di sviluppo dell’intera area: uno sviluppo forte, virtuoso, intelligente e veloce. Il nostro compito deve essere quello dell’integrazione in tutti i campi, dal sociale all’economia e all’imprenditoria, accelerando la liberalizzazione commerciale euro-mediterranea, con decisione e senza egoismi. Abbiamo già attivato processi di interscambio nei vari paesi dell’area Med e ci prefiggiamo di poter intensificare tali rapporti. La promozione delle iniziative produttive fra le varie aree del bacino del Mediterraneo, tuttavia, non può prescindere da un’assunzione di responsabilità da parte della Comunità Europea e da un forte impegno del mondo imprenditoriale. In questo contesto io credo che c’è bisogno - e mi rivolgo alle imprenditrici italiane e siciliane in particolare ma anche a quelle del resto dei Paesi del Mediterraneo - della partecipazione femminile ai processi di industrializzazione. Stiamo creando le condizioni legislative e normative per sostenere l’imprenditoria femminile, giovanile, per le imprese d’eccellenza: la Commissione Attività produttive della Regione Siciliana ha approvato con grande rapidità una mia proposta di legge per favorire le imprese gestite da donne, soprattutto per accompagnarle nei primi tre anni di vita che sono poi quelli nei quali si verifica, secondo i nostri studi, il più alto tasso di mortalità di aziende al femminile. Credo che in questo momento è importante che venga creata “un’assemblea permanente” delle donne del Mediterraneo, per fare insieme quello che diceva l’amica Lella Golfo, e che da tempo si immagina, si pensa, di cui si parla ma non si è mai realizzato. Un’assemblea che catalizzi le energie di istituzioni culturali, accademiche e scientifiche per far ripartire le economie e gli investimenti dell’intera area e per renderci realmente protagonisti del Mediterraneo. Lancio questa sfida alla Fondazione Bellisario e a Lella Golfo, alla quale va la mia simpatia e il mio ringraziamento per la sensibilità mostrata nell’aver scelto proprio la Sicilia per organizzare l’ importante evento di quest’anno. 8

[close]

p. 9

insertoDE&P_2008:Layout 1 10-12-2008 14:30 Pagina 9 Donna Economia & Potere L’importante è evitare gli eccessi. Responsabilità e moderazione, il rispetto dei propri limiti e delle proprie possibilità, sono le condizioni essenziali per praticare un gioco senza rischi, fatto solo di puro divertimento. Perdere il senso della misura fa perdere il piacere e il gusto del gioco. aams Campagna informativa a favore del gioco responsabile promossa da 9

[close]

p. 10

insertoDE&P_2008:Layout 1 10-12-2008 14:30 Pagina 10 Donna Economia & Potere Dietro le quinte di “Donna, Economia & Potere” di Safiria Leccese Giornalista e conduttrice televisiva giornali, televisioni, i media insomma, hanno proposto e continuano a dare un’immagine della donna che ne aiuta lo sviluppo, cosa che da noi, spesso, non accade. Mi ha colpito l’emancipazione della Tunisia, raccontata da Khédjia Ghariani; mi ha stupito sapere che ci siano Paesi dove per evitare che gli uomini vengano pagati meno delle donne, a parità di professione e di livello, hanno approvato una legge che lo impedisce. Tutti sono rimasti stupiti dell’approccio così “business” di Rania Azmi, unica donna con il velo che si occupa del Fondo sovrano dell’Arabia Saudita e che, slide dopo slide, ha catalizzato l’attenzione sull’evoluzione della situazione femminile a Riad e dintorni. Ma c’è stato anche un intervento maschile molto applaudito, quello del Presidente del Senato Renato Schifani, che ha tracciato un quadro ampio, preciso, stimolante, veritiero ma anche non completamente confortante per l’Italia che, in alcuni settori riguardanti le donne, si ritrova in posizioni estremamente basse nella classifica mondiale. Gila Rosiner, arrivata da Israele, raccontava che da loro le donne vengono supportate, per non farle trovare di fronte alla solita (mai completamente superata) condizione: dover “pagare”, nella professione, la scelta di avere una famiglia. E ne è nato un interessante dibattito su quanto nei Paesi dove c’è stato un notevole cammino e dei risultati visibili, questi siano stati accompagnati dal supporto politico, nel senso proprio del termine: di politiche che, a partire da cose basilari, creino condizioni favorevoli attorno alle donne e quanto invece bisogna spingere da sole per arrivare alla gestione, al comando, al potere. Chiamando il potere con il suo nome, e qui tutte concordi. Ma, rubo la sottolineatura di Giustina Destro, una volta raggiunto, occorre usarlo in modo diverso dagli uomini: meglio! Di sicuro bisogna continuare a spingere, perché c’è sempre il dilemma: da una parte la voglia di lasciarsi alle spalle la “questione femminile”, perché si sono tagliati tanti traguardi; dall’altra parte esiste una strada, come sostiene Lella Golfo, sulla quale insistere, senza fermarsi, senza accontentarsi. A tutte le donne protagoniste dedico questo pensiero, che amo, di Don Giussani: “Essere protagonista non vuol dire avere la genialità o la spiritualità di alcuni ma avere il proprio volto, che è, in tutta la storia e l’eternità, unico e irripetibile”. U n’unione che realizzi le unicità. Aria internazionale e idee nuove in circolo. Se dovessi, con una sola immagine, descrivere quello che è successo a Palermo quest’anno a “Donna, Economia & Potere”, userei questa: una stanza grande, luminosa, con ventate che spostavano l’aria. All’interno persone, donne, al lavoro. Tutte interessanti ed interessate a creare qualcosa che, attraverso un’unione che attraversa più Paesi, possa accrescere la realizzazione di ciascuno. “Dietro le quinte” della preparazione del Seminario “Donne protagoniste nel Mediterraneo”, nei corridoi si parlavano almeno quattro lingue. E non è che nel 2008 ci stiamo meravigliando di questo. No, però è indubbio che è stata una bella sfida (vinta) dalla Fondazione Bellisario e da Lella Golfo che l’ha cosi fortemente voluto: l’aver messo insieme donne professioniste arrivate da Egitto, Giordania, Iraq, Israele, Kuwait, Libia, Marocco, Palestina, Spagna, Tunisia, Turchia, Italia. Farlo nonostante lo sciopero aereo è stato rocambolesco. Averlo vissuto è stato bello, è stato ricco nella sua varietà: gli incontri, il dibattito. E’ un filo costante dell’attività della Fondazione ed un pallino della sua Presidente unire, cercare i punti in comune, che possano diventare i punti di forza di qualcosa di più grande, capace di guardare più avanti dei singoli. La proposta dell’Unione delle Donne del Mediterraneo, fatta dalla Presidente Golfo è questo e qualcosa di più. Mette insieme donne di Paesi con radici comuni ma così diversi... Onestamente qualcuno può immaginare che nel vicinissimo Egitto (come Fatma Lotfy raccontava a Daniele Renzoni e a me) una donna fino a cinque anni fa, cioè ieri, non poteva diventare magistrato. E per contro, incoraggiati, spronati anche dall’esempio della first lady, Suzanne Mubarak, nello stesso Paese, 10

[close]

p. 11

insertoDE&P_2008:Layout 1 10-12-2008 14:30 Pagina 11 Donna Economia & Potere La laicità è una ricchezza delle nostre società e un’alleata fondamentale delle donne Intervista a Daniele Renzoni Vicedirettore di Raidue Che impressione hai avuto del dibattito tra queste donne che, come hai detto nella tua presentazione, sembra abbiano ‘sfondato quel soffitto di cristallo’ di cui parlava il Presidente Schifani? E’ stato un confronto vero, fatto da persone che non mollano i loro obiettivi, determinate. Mi pare che l’incontro di Palermo sia destinato ad avere un futuro perché questa realtà costruita dalla Fondazione Bellisario con un duro e lungo lavoro di contatti e incontri ha ormai proprie radici ed anche perché il futuro dei Paesi del Mediterraneo, mare di pace, integrazione e scambio, non potrà prescindere dal contributo delle donne. Hai avuto l’impressione che mancasse qualcosa? Ho avuto l’impressione che tante donne sono protagoniste attive di processi reali e che ciascuna, almeno di quelle a cui ho dato la parola durante il dibattito di Palermo, è protagonista ad altissimo livello. Ho incontrato donne preparatissime e tutte alle prese con incarichi di grande responsabilità ma, nonostante questo, sul palco non c’era il Potere con la maiuscola. Con ciò intendo dire che le donne sanno stare in prima fila nonostante l’accesso ai gradini più alti dei palazzi sia per loro ancora difficile. Ed in questo io ci vedo una intollerabile ingiustizia. C’erano donne con il velo sul palco: questo elemento ha determinato una diversità di vedute tra le ospiti intervenute? Secondo la mia bella esperienza, assolutamente no. Mi pare che l’elemento religioso non sia stato affatto fonte di diversità. La signora Zeynep Bodur, leader di un forte gruppo imprenditoriale in Turchia, ci ha raccontato di aver studiato in un istituto di suore italiane ad Istanbul, di conoscere bene la religione cattolica e di aver imparato che tutte le religioni sono per il bene, al centro c’è sempre l’individuo. ‘Il male sta solo nelle cattive interpretazioni’, ha detto. E questo ci deve insegnare molto: nel rispetto delle convinzioni religiose, la laicità è la ricchezza delle nostre società e un’ alleata fondamentale delle donne. Daniele, in questo Seminario di Palermo sei stato l’unico maschio a salire sul palco... come è andata? Beh, in effetti l’importante era uscirne... vivo, dunque è andata molto bene! Scherzi a parte, per me è stata un’ esperienza unica e importantissima. Sul palco insieme a me c’erano nove signore provenienti da nove Paesi diversi, tutte impegnate in primissima fila nello sviluppo delle loro realtà. Tutte ‘Donne protagoniste nel Mediterraneo’, come anticipava il titolo che non è stato certo disatteso perché le protagoniste dell’incontro erano giuriste, economiste, diplomatiche, ingegneri, professori universitari, economiste. Io avevo il compito di moderare, ma in realtà mi sono sentito l’ospite: insomma, diciamo che ho camminato in punta di piedi, mi sembrava di essere l’invitato! 11

[close]

p. 12

insertoDE&P_2008:Layout 1 10-12-2008 14:30 Pagina 12 Donna Economia & Potere Lo sviluppo non basta! Per le donne occorre l’impegno dello Stato di Alessandra Casarico Docente Università Bocconi I Paesi dell’area del Mediterraneo presentano eterogeneità molto forti in relazione a tutti gli indicatori che normalmente vengono utilizzati per rappresentare l’effettiva partecipazione delle donne nella vita economica e sociale - sia che si guardi all’alfabetismo, all’istruzione, ai tassi di fecondità o alla partecipazione al mercato del lavoro. Sebbene tutti i Paesi del Mediterraneo, forse con esclusione della Spagna e di Israele, non brillino nelle classifiche stilate dal World Economic Forum, ciascuno ha investito in aree diverse della parità. Faccio alcuni esempi. Israele è ben posizionato sui tre indici relativi a istruzione, partecipazione politica ed economica, ma molto meno in termini dei tuttora esistenti differenziali di salute o di probabilità di sopravvivenza rispetto agli uomini. La Tunisia, così come la Spagna, si distingue per i buoni risultati in termini di partecipazione in politica con dati ben al di sopra di quelli del nostro Paese. Pur nelle forti differenze, i cambiamenti che hanno attraversato l’universo femminile sono stati ovunque considerevoli. Claudia Boldin, un’economista di Harward con riferimento agli Stati Uniti, parla di rivoluzione silenziosa. I Paesi dell’area del Mediterraneo hanno raggiunto stadi diversi di questa rivoluzione silenziosa. Ci sono due snodi fondamentali in questi percorsi. Il primo riguarda l’investimento nell’istruzione ed il secondo la formazione di un’identità legata al lavoro ed alla vita professionale, cioè non solo alla famiglia - fattore favorito dallo spostamento in avanti dell’età del matrimonio. Ma, se l’istruzione è una condizione necessaria perchè le donne abbiano più opportunità nella vita economica e sociale, non è tuttavia sufficiente. L’OCSE apre una recente pubblicazione su “Genere e sviluppo sostenibile”, sottolineando come le donne, che rappresentano circa la metà del capitale umano mondiale - non metà della popolazione, dunque non è solo una questione di numeri - siano una delle risorse meno utilizzate. Queste dimensioni del sottoutilizzo della risorsa femminile hanno tre diversi aspetti. Il primo, forse il più serio, è la mancata partecipazione; il secondo è la mancata crescita professionale, con gli annessi problemi dello sviluppo delle carriere femminili e dei differenziali salariali; il terzo è la qualità del lavoro. Sappiamo che il lavoro a tempo determinato è molto più diffuso tra le donne in alcuni Paesi dell’area mediterranea si registra una forte presenza femminile in agricoltura, oppure nel settore informale, a cui è associato un grado di protezione molto inferiore rispetto a quello offerto nel settore formale. Il fatto è che le marginalità della presenza femminile nel mondo del lavoro non si possono risolvere tutte, automaticamente e semplicemente, con il processo di sviluppo di un Paese. E’ evidente che l’istruzione aiuti: ad esempio, i tassi di occupazione delle donne con istruzione terziaria sono molto più elevati di quelli delle donne con livelli di istruzione inferiore e i tassi di abbandono sono molto più bassi per le laureate che per le donne con licenza media (in Italia il 7-8% contro il 32%). Tuttavia, la valorizzazione del talento femminile non è un prodotto automatico del processo di sviluppo ma richiede scelte esplicite e l’impegno può venire dallo Stato, deve venire dalle famiglie e deve venire anche dalle imprese. Lo Stato deve farsi promotore di buone politiche che rendano più naturale e meno difficoltoso il passaggio da istruzione a mercato del lavoro e la conciliazione tra lavoro e responsabilità familiari. Nella famiglia è importantissima la condivisione dei ruoli e le imprese devono avere una svolta decisa nei confronti della scelta di promuovere le pari opportunità. E’ stato presentato uno studio di McKinsey in cui, ancora una volta, si trovano delle correlazioni positive tra la presenza delle donne nelle aziende e le performance delle imprese stesse; quindi questa è ulteriore evidenza del fatto che dare più spazio alle donne non è solo in qualche modo premiare le donne ma è premiare l’economia nel suo complesso. In conclusione, il rafforzamento della partecipazione femminile e la promozione delle pari opportunità tra generi, ma anche tra individui che vivono in aree diverse ma vicine del mondo, è certamente questione che attiene ai diritti ma anche agli investimenti, per far crescere di più i nostri Paesi e per aumentare il benessere di tutti. Dunque è qualcosa su cui davvero contare. 12

[close]

p. 13

insertoDE&P_2008:Layout 1 10-12-2008 14:30 Pagina 13 Donna Economia & Potere L’importante è mantenere l’equilibrio. Responsabilità e moderazione, il rispetto dei propri limiti e delle proprie possibilità, sono le condizioni essenziali per praticare un gioco senza rischi, fatto solo di puro divertimento. Perdere l’equilibrio fa perdere il piacere e il gusto del gioco. aams Campagna informativa a favore del gioco responsabile promossa da 13

[close]

p. 14

insertoDE&P_2008:Layout 1 10-12-2008 14:30 Pagina 14 Donna Economia & Potere Mediterraneo, Do Il Seminario internazionale “Donne protagoniste nel Mediterraneo”è stato organizzato dalla Fondazione Marisa Bellisario in collaborazione con l’Assessorato all’Industria della Regione Siciliana, Confindustria e Il Sole 24 Ore, sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica Italiana e con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri: Affari Esteri, Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, Beni Culturali, Interno, Istruzione, Lavoro, Pari Opportunità, Politiche Europee e della Regione Siciliana. A ll’appuntamento annuale hanno partecipato donne provenienti da vari Paesi: Italia, Palestina, Libia, Egitto, Giordania, Israele, Turchia, Iraq, Kuwait, Spagna, Tunisia e Marocco. Le due giornate di dibattito, salutate dalla responsabile regionale per la Sicilia, Patrizia Livreri - che ha definito l’isola “baricentro geometrico del Mediterraneo” e ha condiviso la proposta di creare un partenariato al femminile per il rilancio economico dei Paesi dell’area mediterranea - hanno fatto il punto sul contributo che le donne, da sempre portatrici dei valori della vita e della convivenza, possono dare nel processo di cooperazione e di integrazione in atto tra Europa e Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. I dati e le informazioni portati al confronto dalle relatrici sono stati la base per individuare obiettivi comuni, con lo scopo di rafforzare la presenza femminile nello sviluppo dei singoli Paesi e dell’intera area comune, abitata da più di 500 milioni di persone, tradizionalmente ricca di scambi tra i popoli che la abitano e simbolo dell’integrazione. I lavori si sono conclusi con l’approvazione di un documento finale proposto da Lella Golfo per dar vita all’Alleanza delle Donne per il Mediterraneo e alla creazione di un Osservatorio Permanente: un laboratorio di idee concrete volte a rafforzare il ruolo delle donne e guidare il cambiamento, con l’impegno di un appuntamento a Tunisi per il prossimo anno. L’incontro si è articolato in due sessioni di cui daremo ampio resoconto nelle pagine seguenti. Un dibattito ricco di argomenti, concluso dall’intervista al Ministro degli Esteri Franco Frattini sulle prospettive e sulle pari opportunità in Europa e sul rafforzamento della presenza femminile nel processo di cooperazione con i Paesi mediterranei a noi vicini. 14

[close]

p. 15

insertoDE&P_2008:Layout 1 10-12-2008 14:30 Pagina 15 nne e Economia La prima Tavola Rotonda, dedicata al tema Mediterraneo, Donne ed Economia, moderata da Daniele Renzoni, Vicedirettore di Raidue, è stata introdotta dalla relazione della Professoressa Alessandra Casarico, docente dell’Università Bocconi. Hanno partecipato: Rania Azmi, consulente economico del Fondo Sovrano in Kuwait; Zeynep Bodur Okyay, Presidente in Turchia della holding Kale e Vicepresidente della Camera dell’Industria; Silvia Gómez Ansón, coordinatrice in Spagna delle donne manager; Khédija Hamouda Ghariani, ingegnere delle telecomunicazioni in Tunisia; Fatma Lotfy, Chairman della Banca di Alessandria d’Egitto; Fardous Eisa Omram, Coordinatrice delle donne imprenditrici in Iraq; Carla Rabitti Bedogni, Componente dell’Antitrust in Italia e Gila Livnat Rosiner, Consigliere per gli affari economici e scientifici dell’Ambasciata di Israele in Italia e Malta. U Un messaggio giunto in video conferenza dà il via al Seminario di Palermo. E’ di Elisabetta Belloni, donna nota per le sue qualità professionali ed umane ed anche per il suo incarico, quello di Direttore Generale alla Cooperazione del Ministero degli Esteri. Nel suo saluto, non si perde in formalità: Molte di noi - dice - hanno raggiunto importanti funzioni nel mondo pubblico, ma questo non sempre vuol dire, per noi donne, esercitare un potere. Molta strada è già stata fatta circa le nostre capacità di influire sul mondo sociale, poca strada invece è stata percorsa nel conquistare quel poco di potere che ci può permettere di dare un contributo, come donne, più incisivo all’evoluzione positiva della nostra società. I Il sasso è stato lanciato e lo raccolgono le partecipanti al dibattito: manager e imprenditrici, impegnate nell’economia, nella finanza, giuriste, diplomatiche, ingegneri, docenti universitarie. La questione di fondo è quella posta dal Presidente Schifani e cioè poche donne ancora oggi riescono a raggiungere il soffitto di cristallo.

[close]

Comments

no comments yet