FuoriAsse Speciale Lucca Comics

 

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FUOR ASSE Officina della Cultura Speciale Lucca Comics

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FUOR ASSE Lucca, la città nella città Lucca è città tanto perfetta dentro la cerchia delle sue mura tardo-rinascimentali da illuminarsi di una bellezza che emoziona. Solo sette edifici nel centro storico – il Palazzo ducale di Elisa Bonaparte o la Manifattura Tabacchi – datano dall’anno 1800 al 1950; il resto è frutto di sedimentazioni architettoniche nell’arco di un millennio. Il segreto di Lucca è la continuità abitativa: da secoli nel susseguirsi delle generazioni, le famiglie vivono nella casa degli antenati, trasmettendo di padre in figlio oggetti e ricordi. Memoria degli affetti e conservazione. Nella veduta di San Martino del Bellotto o nelle fotografie ottocentesche di ufficiali di Cavalleria e dame a passeggio, è facile riconoscere le vie, i palazzi, le roste, gli alberi secolari. Sono ancora gli stessi. Con il poeta e scrittore Guglielmo Petroni (Lucca, 1911-Roma, 1993) eravamo una sera in Piazza del Salvatore, detta della Pupporona per la naiade a seno nudo della fontana di Lorenzo Nottolini, che vi campeggia. Petroni, nascosto dietro un angolo, ripeteva l’acuto cu-cu con cui era stato solito richiamare per gioco il pittore Giuseppe Ardinghi (Lucca, 1907-2007), l’amico più caro. Questi dipingeva da giovane alla finestra d’angolo del palazzo di fronte alla fontana. Ridevano disarmati e stupiti come bambini che tutto fosse uguale ma loro anziani. Ritrovavano la gioventù nella permanenza delle cose, anche dei negozi in cui erano entrati piccoli con i genitori; eppure quel tempo era corso via. Nel racconto Das Marmorbild, Joseph von Eichendorff immagina che Florio, una notte di luna, scorga a Lucca una statua di Venere quasi animarsi di vita nel riflesso delle acque del Serchio. In seguito, Florio incontrerà più volte una donna di suggestiva bellezza con le fattezze della statua; lei sembra attenderlo ma per sfuggirgli. Quella misteriosa creatura è proprio la dea: torna in vita ogni primavera per rimorire nel marmo. Statue, immagini riflesse, premonizioni del futuro, favola e fiaba; oppure solo proiezioni di una mente ardente? Forse fantasmi, visioni soprannaturali come quella di Lucida Mansi che, data l’anima al Diavolo in cambio di eterna bellezza, nelle notti di luna piena sprofonda nell’Inferno attraverso le acque del laghetto del Giardino Botanico. Editor ale FUOR ASSE

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È questa Lucca a ospitare i Comics attirando ogni anno folle sempre più numerose. Una città dentro la città se Lucca, con i suoi centomila abitanti, ne accoglie per l’occasione tre volte tanti. Esperti, curiosi, disegnatori, editori, e bambini e adulti travestiti da eroi dei fumetti o dell’immaginario fantasy e fantascientifico di film e telefilm; cosplayers interpreti di personaggi di cartoni animati e videogiochi. Un mondo altro in un mondo urbano a cui gli anni sembrano non pesare. E i lucchesi perplessi, fra tanti visi nuovi ma pacifici nella durata di sogni di cui l’immaginazione è signora. La fantasia dell’universo dei Comics si distende come per un riposo a lungo desiderato nell’incanto della città, dove passato e presente riescono a convivere in modo nuovo e in «recondita armonia di bellezze diverse», per citare un lucchese dei più fedeli: Giacomo Puccini. Daniela Marcheschi FUOR ASSE

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Officina della Cultura FUOR ASSE NOMEN OMEN La copertina di questo Speciale FuoriAsse, dedicato al Lucca Comics &Games – Festival Internazionale del fumetto, del cinema di animazione, dell’illustrazione e del gioco -, è di Alberto Pagliaro. La raffigurazione della Torre Guinigi con Moebius tra gli alberi di leccio, situati alla sommità della torre, è un omaggio sia alla città di Lucca sia a Jean Giraud, in arte Moebius, maestro del fumetto internazionale, scomparso nel 2012 e autore di capolavori quali L’Incal, Arzach, Il garage ermetico. Nella dimensione della città entriamo attraverso le parole del critico Daniela Marcheschi che ha scritto l’editoriale di questo Speciale. Contributo che ci colpisce e ci fa onore per le qualità che contraddistinguono l’elaborazione critica di chi, come Daniela Marcheschi, sa registrare i mutamenti della propria città attraverso la rielaborazione di un passato che inevitabilmente ci porta a ridiscutere del presente. Uno Speciale che si pone in un’ottica di continuità rispetto al precedente, e non è un caso se eleggiamo anche stavolta una figura autorevole come quella di Alberto Pagliaro (che fu anche l’autore della copertina dello speciale precedente) come simbolo della rappresentazione grafica di questo nuovo lavoro. Uno Speciale che ci consegna una chiara e lucida presentazione dello stato del fumetto oggi e delle sue articolate interazioni con il mondo della letteratura e dell’arte in generale, fino ad arrivare alle neuroscienze, che bene si inseriscono nell'ambito di questo medium attraverso Neurocomics, graphic novel pubblicato in Italia da Rizzoli Lizard. L’intervista agli autori Matteo Farinella e Hana Roŝ è di Lucia Biagi, anche lei protagonista a Lucca Comics con Punto di fuga uscito per Diábolo Edizioni e di cui vi invitiamo alla lettura dell’intervista pubblicata nel numero 12 della serie ordinaria di FuoriAsse. Questo numero si apre con la conversazione tra Claudio Morandini e Fabio Visintin, fumettista e illustratore. Una conversazione in grado di restituirci gli infiniti rimandi letterari che condizionano l’operato e l’attività di Fabio Visintin, da analizzare nel lavoro di ricerca del segno e della parola. Esplicitamente collegate alla letteratura sono l’opera di Vanna Vinci, Il richiamo di Alma tratto dal romanzo di Stelio Mattioni oppure l’opera di Stefano Bessoni, Anatomia di un burattino. Su quest’ultima vale la pena soffermarsi per la chiara volontà dell’autore di voler indagare attraverso il medium del fumetto la vastità dell’opera di Collodi, da non intendere solo come semplice libro per bambini. FUOR ASSE

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Forti i richiami e i legami che emergono tra il fumetto e il mondo dell’arte, per le stimolanti ricerche sulle figure di personaggi quali Ligabue (pittura e scultura) e il leggendario Gian Maria Volonté (cinema). Alla musica invece si arriva con Nevermind di Tuono Pettinato, con La storia del Metal a fumetti di Enzo Rizzi e con l’intervista di Marco Annicchiarico a Matteo Manera su Belushi. Vorrei non tralasciare però Kuore nella notte di Stefano Piccoli, giornalista musicale, intervistato per FuoriAsse da Concetta Ferraina. A colpire in questo numero, che a tratti oserei definire fuorviante per la capacità di semplificazione e di fruizione nonostante la complessità dei tanti temi affrontati e di natura storica e politica – e penso a Laura Scarpa con War Painter o a Paolo Cossi con Io mi rifiuto – fino alle imprese titaniche delle esplorazioni antartiche raccontate ne L’ultimo viaggio dell’Endurance di Pierpaolo Putignano. Con un’opportuna intervista di Filippo Tuena. Le tematiche affrontate e le voci sono tante e differenti. Proiettarsi nello studio dei personaggi e delle storie indagate per questo Speciale FuoriAsse sarà a tratti doloroso o forse solo intenso. Ma senza dubbio in grado di appagare il desiderio di scoperta. Un altro vero piacere sarà scoprire quali e quante sono le conquiste che questo nuovo medium, chiamato Graphic novel, sa meritare. Caterina Arcangelo FUOR ASSE

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FUOR ASSE Officina della Cultura Direzione Responsabile: Cooperativa Letteraria Pier Paolo Di Mino, Sara Calderoni, Caterina Arcangelo, Orazio Labbate, Mario Greco, Claudio Morandini, Erika Nicchiosini, Vito Santoro, Silvio Valpreda, Cristina De Lauretis, Marco Annicchiarico Comitato di Redazione Comitato Scienti co Daniela Marcheschi, Fabio Visintin, Guido Oldani, Luisa Marinho Antunes, Miruna Bulumete, Sara Calderoni, William Louw Peer Review. Redazione c/o Cooperativa Letteraria, via Saluzzo 64 - 10125 Torino (TO) - info@cooperativaletteraria.it Direttore Editoriale Caterina Arcangelo Direttore artistico e progetto gra co Mario Greco La copertina di questo numero Alberto Pagliaro Renato Umberto Ruffino, Silvia Ceriani, Filippo Tuena, Giovanni Gastel Jr, Concetta Ferraina, Francesca Scotti, Paolo Tessarin, Edoardo Massaglia, Diego Bonsignore, Gabriele Alessandro Bauchiero, Furio Detti, Lucia Biagi Hanno collaborato a questo numero Si ringrazia tutti coloro i quali hanno reso possibile la realizzazione di questo numero FUOR ASSE

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FUOR ASSE 8 32 Officina della Cultura Speciale Lucca Comics Pinocchio anatomia di un burattino Intervista a Stefano Bessoni di Silvia Ceriani 20 Conversazione con Fabio Visintin di Claudio Morandini Nevermind Intervista a Tuno Pettinato di Marco Annicchiarico 66 War Painter (die kriesgmaler) erano pittori di guerra Intervista a Laura Scarpa di Mario Greco 36 15 KUORE NELLA NOTTE Intervista a Stefano Piccoli di Concetta Ferraina 42 L’ultimo viaggio dell’Endurance Intervista a Pierpaolo Putignano di Filippo Tuena 28 La notte che arrivò l’inverno Intervista a Francesco Frongia di Renato Umberto Ru no Ligabue. Il Ruggito Intervista a Nazareno Giusti di Francesca Scotti 48 Matera, 21 settembre 1943 Intervista a Pino Oliva di Paolo Tessarin 73 Gian Maria Volontè Intervista a Paolo Castaldi, Gianluigi Pucciarelli e Giuseppe Morici di Giovanni Gastel Jr. 58 Pertini tra le nuvole Intervista a Elettra Stamboulis e Gianluca Costantini di Silvio Valpreda 113 di Mario Greco 110 La Bibbia 2 di Marco Annicchiarico 86 Intervista a Storia del Metal a fumetti 104 Davide La Rosa Simple & Madama Intervista a Enzo Rizzi e Pierz di Diego Bonsignore Intervista a Lorenza Di Sepio Belushi In missione per conto di Dio Intervista a Matteo Manera 1914, Io mi ri uto Intervista a Paolo Cossi 78 Una brutta storia Intervista a Spugna 92 di Francesca Scotti di Edoardo Massaglia 119 di Gabriele Alessandro Bauchiero Il “Donatello” di Balluchi-Favilla: un maestro del Rinascimento visto da due “livornesacci” di Furio Detti Neurocomic 52 Intervista a Matteo Farinella di Lucia Biagi Io dov’ero? il giorno in cui cadde il muro Intervista a Francesco Ditaranto 100 e Lucrezia Bugané di Renato Umberto Ru no 120 O cina del macello Intervista a Elettra Stamboulis Questo è un libro con i fumetti di SIO e Gianluca Costantini di Paolo Tessarin di Mario Greco Vanna Vinci Il richiamo di Alma 116 45 di Claudio Morandini Joan Cornellà MoxNox Leiji Matsumoto Mondo quadrimensionale di Francesca Scotti 90 83 24 di Silvia Ceriani 108 Rutu Modan La proprietà di Renato Umberto Ru no L'apocalisse robotica di Paul Gillon di Caterina Arcangelo FUOR ASSE

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“La Tempesta e altro” Conversazione con Fabio Visintin di Claudio Morandini Tra i protagonisti di Lucca Comics 2014 c’era l’illustratore e cartoonist Fabio Visintin. Visintin, nato a Venezia nel 1957, lavora per numerose riviste e con i più importanti editori in Italia e all’estero. Il suo tratto inconfondibile impreziosisce molte copertine della collana Le farfalle di Marsilio. Abbiamo dialogato con lui attorno a due delle sue ultime opere, tra le più importanti e ambiziose, L’isola (‘Round Midnight Edizioni) e Natali neri e altre storie di guerra (ComicOut). CM - L’isola (Round Midnight Edizioni, 2014) dichiara nella copertina di essere “liberamente ispirato a La Tempesta di William Shakespeare”. In realtà, i legami con quest’opera sono sotterranei, emergono solo a tratti, e lasciano spazio a numerosi altri rimandi letterari, da L. Frank Baum a Karen Blixen, da Bradbury a Collodi, Euripide, Vonnegut… I frammenti sono collegati per analogia l’uno all’altro, tessono una trama sottile e mai dichiarata attorno all’opera di Shakespeare. Come hai scelto questi testi? Come li hai incastrati nelle tavole? FV – L’isola è il mio libro più particolare e ambizioso: è nato in un momento di maturazione artistica dal desiderio di seguire senza limitazioni le suggestioni visive che l’approccio FUOR ASSE alla tecnica della penna biro mi aveva fatto intuire. Tutto il lavoro è improntato alla più grande onestà creativa, una continua ricerca attraverso ossessioni e fascinazioni del segno e della parola, rifuggendo da ogni facile concessione al mestiere e alla costruzione predefinita. Il viaggio del protagonista è quindi stato anche il mio viaggio d’autore attraverso luoghi del l’anima che di volta in volta ho tentato di visualizzare. Questo libro è così cresciuto seguendo una specie di trance creativa i cui passaggi non mi erano noti se non quando si componevano nel foglio. Tutta la narrazione (cosa per me inusuale) è stata scritta e disegnata tavola per tavola: ho per questo scartato molte pagine finite, non perché non all’altezza, ma perché mi avreb7 Speciale Fumetto

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bero ricondotto su sentieri noti, tranquilli, facili. CM - Colpisce, in quest’opera che deve tanto alla letteratura, come riconosce sin dal titolo, e alla fine elenca tutti gli altri testi a cui si è ispirata – colpisce, dicevo, che a prevalere in ogni pagina sia comunque la forza del disegno, il gioco dei chiaroscuri, la consistenza del tratto, la pesantezza delle ombre. Le parole vi assumono un ruolo modesto, sono scritte in caratteri assai piccoli, talvolta non compaiono nemmeno, e allora vediamo grandi tavole silenziose in cui si muovono grandi figure. Perché la scelta del bianco e nero, e di questo bianco e nero così denso, così nero? FV – Da subito quella che mi si presentava sul piano formale era una visione fatta di bianchi e neri, ma soprattutto dei grigi dell’indefinito tessuto onirico. Il sogno di Prospero è stato il mio sogno. CM - L’isola è circondata da un mare cupo e tempestoso, abitato da mostri “affamati e primordiali”, “furiosi e sciocchi”; su di essa gravano nuvole altrettanto cupe; altre creature mostruose si aggirano sull’isola, spettri, larve, insetti, ombre che la Luce ha generato inconsapevolmente. Vi si tro vano cartigli con segni indecifrabili. È labirinto, regno dei morti, lager, dominio di Calibani e Sycorax. Ariel si tiene ben nascosto. A questo punto ci si può chiedere dove si sia nascosta la magia ordinatrice, il ruolo demiurgico di Prospero, nella tua versione della “Tempesta”. FV – Il collegamento con il dramma Shakespeariano, come tu hai ben notato, è molto labile e si concretizza principalmente nell’identificazione del mio protagonista Prospero con il Prospero della Tempesta, ma anche (perdona l’ego) nell’immedesimazione di me autore con Prospero/Shakespeare. La stanchezza dell’autore che vede nell’arte una magia non in grado di incidere nella realtà. La storia non insegna niente, l’arte non insegna niente, la conoscenza è solo un dono di Cassandra, una lingua di Babele, qualcosa che sembra non volersi trasmettere. Perché quello che oggi ci succede è già stato scritto, studiato, catalogato, e questo è ben noto al mio protagonista come lo è al Prospero Shakespeariano, la cui interpretazione del mondo passa attraverso i suoi amati libri. Così i libri nella finzione del racconto diventano i miei libri nella realtà. Libri che mi circondano e che mi Fabio Visintin FUOR ASSE

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hanno accompagnato nel tempo (lo si può notare anche dalla data di edizione di molti di essi riportata alla fine nelle note di edizione). Libri letti e riletti che quindi non sono stati scelti ma che piuttosto mi si sono proposti, risalendo alla memoria mentre componevo un’immagine. Questi testi che dialogano con le illustrazioni li ho immaginati come una specie di “colonna sonora mentale” in cui, oltre al significato del testo, assume importanza anche il “suono” della parola. CM - Insomma, qualcosa di Prospero resta nel tuo ruolo di autore, nella trama tessuta dai rimandi letterari e visivi. FV – Il gioco dell’identificazione autore/personaggio nel mio libro è continuo, così come nella commedia Shakespeariana. Chi vive della propria fantasia a volte fatica a scorgerne i confini e quando questo accade è spesso il senso di delusione e impotenza quello che ti assale. Shakespeare nel finale della sua ul- tima (non a caso) commedia, fa spezzare la bacchetta magica (matita? penna?) al suo mago: non più magie, non più poteri magici. Prospero lascia cadere anche il suo manto, che, se rendeva palese il suo ruolo di demiurgo, lo rendeva anche pesante costringendolo a muoversi molto lentamente (lo immobilizzava sotto il peso del suo ruolo). Ora è libero, potrà essere una persona “normale”, perché se la magia (quella del racconto, dello spettacolo) è sogno, Prospero, smessi gli abiti di scena, accerta e accetta la sua impotenza e il risveglio alla realtà, e la realtà è ancora quella dell’ingiustizia e del sacrificio del figlio. Nel mio racconto, però, Prospero aggiunge una microscopica nota di speranza e in un’ultima recita, nella finzione della storia disegnata cambia il copione e non accetta questo sacrificio. Consapevole che è sogno, che è finzione, ma nella speranza che immaginarsi diversi possa essere l’inizio di un cambiamento. CM - Natali neri e altre storie di guerra (Comicout, 2014) raccoglie una serie di brevi storie che sono amare riflessioni sulla morte, la violenza, il desiderio, la vita. Il tratto è spesso spigoloso, come spigoloso è il procedere del ragionamento. Gli uomini, cioè i tuoi personaggi, sono FUOR ASSE Speciale Fumetto

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tutti prigionieri di altre isole, di trincee, ritrovi in mezzo alla neve, navi nella tempesta, oppure di ruoli soffocanti, di limiti invalicabili, e sono vittime di errori tragici, o di altrettanto tragiche coincidenze. Come ne L’isola, anche in molte delle storie di Natali neri nuvole, onde e pieghe della terra nascondono mostri in agguato. Ho l’impressione che anche questi mostri voraci siano minacciati (se non in queste storie, in altre non ancora raccontate) da altri supermostri, annidati in zone ancora più nanascoste e oscure. E forse anche noi, che ci sentiamo minacciati dai mostri, siamo a nostra volta mostri per qualcun altro – lo si sospetta nel leggere certe storie, come Natale nero o Mare nostrum. Eppure si legge, in una delle ultime pagine, «Le cose perfette hanno sempre in sé qualcosa di statico, di mortale… La vita è negli errori, nelle imperfezioni, amico mio, e inevitabilmente nel non finito…». È, chiaramente, una dichiarazione di poetica, che trova riscontro puntuale nelle tue tavole; ma possiamo leggerla anche come una sorta di dichiarazione d’amore o almeno, nonostante tutto, di fiducia nei confronti della vita? FV – Comincio col dire (non a mia discolpa) che il titolo di questa raccolta di racconti pubblicati a suo tempo sulle pagine del mensile «Animals» (escluso il racconto Natale Nero, inedito realizzato apposta per questo libro) mi è stato suggerito dall’editore Laura Scarpa. Ho trovato che la casualità che mi aveva portato a pubblicare nella rivista tre storie fatte per i numeri natalizi era interessante e forse andava sottolineata, come ho fatto aggiungendo l’inedito Natale Nero. FUOR ASSE Nonostante il titolo, però, trovo questi racconti “duri” ma non privi di speranza. Anche quando può sembrare diversamente, ad esempio in Mare Nostrum, contengono comunque una voglia di comprendere senza steccati un’umanità che mi sembra, a ogni livello, classe sociale e latitudine geografica, accomunata da un senso di infelicità e impotenza davanti a meccanismi e pensieri che restano immobili e determinano le nostre esistenze. Se dovessi indicare qualcosa che accomuna tutti questi racconti direi che è lo svolgersi dell’azione sempre all’interno di momenti di “tempo sospeso”. Quei momenti nei quali la storia sembra restare un po’ ai margini e i personaggi possono muoversi rispondendo solo a loro stessi, come ad esempio una camionista bloccata a un valico dalla neve o San FranceFabio Visintin

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sco a colloquio col nipote del Saladino. CM - L’attempato diavolo di ascendenza bulgakoviana che compare qua e là a dialogare con l’alter ego dell’autore sembra ricomporre le diverse storie in una cornice comune (non a caso, e forse proprio grazie a lui il volume si presenta come “graphic novel”). Il pessimismo ironico del diavolo esprime un totale scetticismo nella capacità dell’uomo di imparare dai propri errori («Ma la storia?» «La storia non ha mai insegnato niente!»); nelle tue tavole sembra rappresentare una sorta di provvidenziale contraltare, una spalla ipercritica, una puntigliosa voce della coscienza, un dialettico distruttore di certezze. C’è bisogno di questa voce critica, che sia diabolica o meno, secondo te, nel momento in cui si fa arte? L’artista è meno solo se presta ascolto a un interlocutore così? FV – La figura del Diavolo percorre un po’ tutto il libro ed è una figura importante. Cominciamo col dire che non si tratta di un Diavolo malvagio, egli è piuttosto il Diavolo che compare all’inizio dell’Antico Testamento, l’avvocato che insinua il dubbio anche in un Dio piuttosto bizzoso e incline all’ira com’è quello della Bibbia. È un angelo caduto, vicino alle debolezze dell’uomo, che sa che la materia di cui FUOR ASSE siamo fatti ha dei difetti e che ha poche speranze sul fatto che ci trasformeremo tutti in esseri angelici alla fine dei nostri giorni, ma che sospetta anche che non sia così facile separare il Male dal Bene. Questo Diavolo letterario, che in molti scritti viene anche indicato come protettore delle arti, mi è sembrato bello averlo come spalla per i miei dialoghi di raccordo. Ho sempre pensato, anche a costo di sembrare un bastian contrario, di mettere in discussione le certezze, tutte, anche quelle delle idee che maggiormente condivido, perché penso (anche se ogni giorno sono subissato Speciale Fumetto

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da prove contrarie) che si possa sempre comunicare, anche se questo a volte è possibile solo pagando prezzi altissimi. CM - Colpisce, in Natale nero, l’incongrua e fragile figura del Professore, che sembra spiegare l’assurdità della vita di trincea della Prima Guerra Mondiale attraverso i versi che nobilitano l’eroismo guerriero dell’Iliade. Affiora spesso, nelle tue tavole, questo sostrato mitologico antichissimo ( “L’origine” racconta le prime generazioni degli dei secondo la Teogonia di Esiodo), che potrebbe racchiudere il senso di tutto ciò che è venuto dopo – la natura violenta e sopraffattrice dell’uomo, in particolare – o rappresenta almeno, in quanto mito, il tentativo dell’uomo rimasto al buio di spiegare, di spiegarsi. FV – I miei racconti sono pieni di eroi che attraverso la sconfitta ne offrono la testimonianza più alta, una specie di “martirio laico”: Il sergente maggiore Ettore del racconto Natale nero diventa con la sua morte l’Ettore dell’Iliade e chi lo uccide, se da un lato sottolinea i limiti dell’arte, distrugge qualcosa che non comprende ma che non può sostituire con altro. L’unico valore diventa la capacità di distruggere. Un potere fine a se stesso, come quello che viene trasmesso dal padre cacciatore al figlio nel finale di Mare Nostrum. L’ignoranza è vincente perché non è un linguaggio e quindi non presume un dialogo, ma solo l’esercizio di un potere. Ma l’universo è stato creato dalla parola e non dal potere. Allora limitare la parola significa quindi forse limitare sempre più il proprio universo. Bruna, la camionista di Xmas, grazie alla sua sensibilità lo intuisce e alla ragazzina non a caso dice nella FUOR ASSE sua battuta finale: «Studia» (conosci, impara, sii migliore). CM - Qual è, in tutto questo, la forza del fumetto? FV – Posso dirti che la domanda che più spesso mi è stata fatta durante le presentazioni di questo libro è stata: “Qual è il tuo pubblico di riferimento? Esiste un pubblico per questo genere di storie?” L’unica risposta che posso dare in tutta sincerità è che il mio pubblico di riferimento sono io, è l’Io lettore che deve leggere e capire ciò che l’Io autore produce. Mi piacciono le storie che scorrono e mi portano a ragionare sulle contraddizioni del vivere, senza punti di vista precostituiti. Il Fumetto è un linguaggio ibrido che sento molto affine, dove le suggestioni grafiche si mescolano al potere evocativo della parola scritta, del dialogo, del racconto. Un mezzo espressivo in cui mi sento a mio agio e che mi permette di raccontare le storie che si formano nella mia mente. Fabio Visintin

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La notte che arrivò l'inverno (Kleiner Flug - Mammaiuto) a Intervista Francesco Frongia di Ru no Renato Umberto Francesco “Checco” Frongia è un autore unico, durante il suo percorso artistico non ha mai smesso di speriementare, rendendo ogni suo lavoro differente dal precedente. Ci sono state le cartoline realizzate con la Double Shot, Giotto edito da Kleiner Flug e ultimo, ma solo in ordine di tempo, La notte che arrivò l'inverno in coproduzione Kleiner Flug e Mammaiuto. La notte che arrivò l'inverno è un lavoro che unisce la musica al fumetto partendo dalla letteratura. Un crogiuolo di influenze artistiche che ha dato vita ad un libro di rara bellezza e intensità. Attualmente Checco è al lavoro su una raccolta cartacea dei suoi Mantra che appaiono sul sito di “Mammaiuto”. RRU – Francesco presentati ai lettori di «FuoriAsse». FF – Salute a tutti e tutte. Mi chiamo Francesco Frongia e sono nato a Cagliari nel 1972. Ho iniziato a disegnare molto tardi, più o meno quando mi sono trasferito a vivere a Firenze e ho frequentato un corso triennale di Fumetto presso la Scuola Internazionale di Comics, dove peraltro insegno, da circa 6 anni, Tecniche di Inchiostrazione e Composizione. Ho iniziato l'attività di disegnatore presso lo Studio Bolognese Inventario di Giuseppe Palumbo realizzando FUOR ASSE illustrazioni per la didattica e l'editoria per l'infanzia. Dopo l'esperienza bolognese ho partecipato all'attività dell'Associazione Culturale Double Shot come socio e come autore, dando alle stampe due libri illustrati di fantascienza (Materiali ai Margini di un Viaggio) e un libro collettivo a fumetti dal titolo Fascia protetta. Recentemente ho co-fondato il sito web Mammaiuto.it per cui pubblico settimanalmente tutto quello che mi passa per la testa: illustrazioni, fumetti, piccole animazioni etc... Nel novembre del 2013 ho pubblica15 Speciale Fumetto

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