N.9, Giornalino Nostra Signora di Giampilieri, 21 Aprile 2015

 

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Giornale Cristiano Cattolico del Centro di Spiritualità L'Emanuele

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Nostra Signora di Giampilieri 21 Aprile 2015 N. 9 1

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Nostra Signora di Giampi- In copertina: Olio su tela del Guercino Incredulità di San Tommaso Sommario: 4. Editoriale “ MIO SIGNORE E MIO DIO ! ” 6. “ BEATI COLORO CHE APRONO IL LORO CUORE ” 8. “ VEGLIATE CON ME NELL’ATTESA. E’ IL SABATO SANTO ” 10. “ SAN GIORGIO, MARTIRE CRISTIANO ” 12. “ L’ANGOLO DELLA CONVERSIONE “ 14. “ CHE COSA SONO I COMANDAMENTI DI DIO“ 16. “ GRATI ALLA MADONNA “ 18. “ QUEL PICCOLO ANGOLO DI PARADISO, GIAMPILIERI “ 20. “ PELLEGRINI A GIAMPILIERI“ 28. “ AMORE PER LA PREGHIERA “ www.nostrasignoradigiampilieri.it +393425868437 2

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Figli miei, sono la vostra Mamma Immacolata. Sono apparsa sulla terra nella povera grotta di Massabielle per indicarvi la strada su cui dovete camminare in questi momenti difficili. Figli miei, quale sarà dunque l’angoscia del mio cuore di Madre del cielo vedendo tutto questo? Seguitemi sempre con coraggio anche di fronte alle prove che provengono dalle minacce di violenza, di guerra e di distruzione. Figli miei, anche voi dovrete subire i terribili supplizi dell’inferno. Figli miei, numerosi sono coloro che rifiutano Dio con ostinazione e si vede di giorno in giorno aumentare nel mondo la corruzione e la putredine e dilagare le minacce di violenza. Tutto questo provoca la guerra. Le tenebre si infiltrano con crudele malizia e minuziosa precisione fin nell’interno della chiesa al punto che vi attende l’ultima ora in cui si dovrà versare il sangue della purificazione. Figli miei, se non volete vivere secondo le parole della verità, tra poco dovrete passare attraverso la sofferenza e allora ne proverete rammarico. Ma a che cosa vi servirà provare rimpianto quando la giustizia di Dio farà il suo corso? Visto che l’ora concessa da Dio ai suoi figli per la loro conversione giunge al termine, vengo a rivolgere questo appello ai miei figli che ho chiamato. Vegliate e pregate. Diventate ancora più semplici imitando i bambini. Nessuno conosce il giorno e l’ora in cui il Signore verrà. Ma, mentre Egli colpisce e abbatte i suoi nemici e li conduce alla rovina, avanzano i preparativi per l’instaurazione del suo regno. E, quando il Signore verrà sulle nubi dispiegando la sua potenza per stabilire il suo regno glorioso, preparatevi ad andargli incontro con fiducia, amore e fede, per accoglierlo proprio attraverso Me che sono la Madre del cielo. Ora vi benedico nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Giampilieri Marina 11/02/2015 3

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Noi come San Tommaso MIO SIGNORE E MIO DIO ! La fede autentica è quella che crede, segue e onora Dio completamente. La fede conduce al Paradiso A cura di Gaetano LICATA C E d i t o r i a l e arissimi lettori, questi sono i tempi della grande apostasia, i tempi predetti già dalle Sacre Scritture e ripetute perfino nelle più grandi apparizioni come Lourdes e Fatima. Viviamo in pieno la “perdita della fede”, credere in Cristo Gesù è sempre più difficile, tutto ciò che richiama al divino viene deriso e ridicolizzato. Qui a Giampilieri Marina, la mano Onnipotente di Dio ha solcato un preciso sentiero, quello di condurre verso la salvezza numerose anime incredule e lontano dalla Grazia salvifica del Padre Celeste. Così come duemila anni fa, l’incredulità umana su questi avvenimenti straordinari rimane una costante che giorno dopo giorno si ripete. Quanti San Tommaso sono passati da Giampilieri ? Quanti di loro hanno toccato le ferite del Cristo sanguinante? Sicuramente tantissime anime. Disse Gesù : “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”. Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”. Questo testo ripreso dal Vangelo di Giovanni (Gv 20, 19 – 25) ci fa comprendere come ancora oggi, l’uomo ripercorre la stessa ed identica strada dell’apostolo Tommaso. Noi vogliamo toccare con mano, la nostra razionalità moltissime volte prende il sopravvento, con ciò ci sentiamo sempre in grado di poter spiegare tutto. Così come allora, anche in questo piccolo paesino della Sicilia, Gesù ci mostra il Suo preziosissimo Sangue, ci mostra le Sue piaghe, i segni della terrificante Passione. Ci invita a seguire la Croce, unica via di salvezza dell’anima. Gesù mostra le Sue piaghe all’intera umanità incredula anche attraverso questi eventi straordinari, ma ricordiamo bene, che l’apostolo Tommaso dopo aver visto e toccato, ha creduto! Il primo in assoluto ad affermare “MIO SIGNORE E MIO DIO!”, vero Atto di fede. Si narra che dopo quell’evento straordinario Tommaso è andato a testimoniare l’amore di Dio tra la gente, fino in Egitto. Quanti di noi dopo ver visto e toccato con mano questi prodigiosi segni d’amore ci siamo rivolti al padre come San Tommaso? Abbiamo portato la nostra testimonianza in famiglia e tra la gente ? Ritengo interessante a tal proposito inserire un messaggio dato da Gesù a Pina il 07 luglio del 2001: “Figli miei, il senso della mia parola di fede, del mio insegnamento è questo. Figli, Tommaso, questo apostolo dal carattere completamente diverso da tutti gli altri, perché ancora un poco più legato con il pensiero alle cose terrene, l’uomo, che pur chiamato e vissuto al mio fianco, reso e fatto partecipe di ogni mio insegnamento e consiglio, non sapeva vedere più in là di ciò che attornia ogni uomo: il pensiero sempre attratto e legato ad ogni attrazione terrena, questa figura è la 4

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E d i t o r i a l e rappresentazione del peso che ogni creatura si trascina in se stessa, nel suo carattere, nella sua espressione umana, nel suo metodo di vita, estraendola e disorientandola da tutto ciò che invece è soprannaturale. Così è l’uomo che non sa rivolgere il suo pensiero alle cose soprannaturali, alle cose ed ai valori dello Spirito, a tutto quanto Io ho rivelato, e che in ciò ne rimane sconcertato ed incredulo quando si manifesta a lui l’evento straordinario, perché di carattere soprannaturale. Allora Io lo ricerco per la sua incredulità e, posto di fronte alla sua incredulità, allora esplode con le parole che voglio rammentarvi: ”Signore mio, Dio mio”. Ma questa espressione di Tommaso non era l’espressione della fede, ma bensì il risultato di un fatto intercorso in forma soprannaturale ed accertato nel naturale. E così la creatura di oggi, in modo particolare, deve racchiudere in se stessa questo atto di fede, che ne è la manifestazione esplicita dell’abbandono nel credere fermamente in tutto ciò che l’è stato rivelato. La creatura deve riproporsi alla Parola, al mio Evangelo enunciato per la salvezza e la redenzione dell’uomo. La mia Parola è lo strumento che addita e conduce alla Fede, alla Fede interiore, non alla ricerca del fatto esteriore. E’ un avvicendamento a crescere, a progredire nella cieca volontà per scoprire la Parola del Padre che Io, figlio del Padre, vi ho rivelato. Ora vi benedico nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Carissimi lettori, ricordiamo, che siamo stati chiamati a testimoniare la verità! Dobbiamo divulgare ciò che abbiamo visto, ciò che abbiamo sentito. Giampilieri è un luogo di conversione, qui l’anima entra in colloquio con Dio, entra in una profonda estasi di amore che cambia la nostra vita, da qui sentiremo il bisogno di pentirci con una sana confessione, così da poter assaporare la Grazia di Dio e prepararci alla Santa Eucaristia. In questi mesi, qui a Giampilieri abbiamo avuto un ‘invasione di mass-media. Televisioni nazionali, giornali e rassegne web, tutti concentrati a far emergere i fatti miracolosi più spettacolari. Io personalmente ho parlato con tantissime autrici televisive, è nella totalità dei colloqui hanno sempre cercato il sensazionale, la loro notizia non era la conversione del cuore, bensì quella del corpo, quella dove la scienza non può far nulla. Purtroppo nessuno si è mai interessato di divulgare il vero significato di tutti questi segni straordinari e non penso che le televisioni ed i giornali lo faranno mai! Cari amici, bisogna aumentare le preghiere, così come da anni ci suggerisce Gesù e Maria Vergine qui a Giampilieri. La nostra vita sia una vera testimonianza del Vangelo, allontaniamo dal cuore l’incredulità iniziale dell’apostolo Tommaso, ma esaltiamo l’ultima sua esclamazione : “MIO SIGNORE E MIO DIO!”. 5

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A cura di Giovanna SCUTELLA’ I Novissimi sono gli elementi decisivi a cui tutti noi andiamo incontro al termine della nostra vita: Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso ( non dimentichiamo il Purgatorio). Di tutto ciò si parla ben poco, si vive in un torpore spirituale considerando il tutto una favola. L’umanità tutta protesa sempre più verso uno sfrenato materialismo, sembrerebbe aver dimenticato le leggi di Dio, violate pubblicamente ogni giorno, per questo tanti, troppi si avviano verso l’inferno perché disconoscono quella che è la vita dopo la morte. Ecco l’importanza dei Novissimi. Oggi parleremo del PARADISO. io non ci costringe a fare la Sua volontà, ci ha creati liberi di seguire Lui o mammona. A chi lo ama e lo serve fedelmente in questa vita, Egli darà il premio delle felicità eterna in cielo, la meta preparata da Lui a chi cammina nella fede, nell’amore, nel servizio divino. Il Paradiso è il godimento eterno di Dio, nostra felicità. Su questa terra non è possibile la felicità o beatitudine perfetta. Le creature non possono essere felici o appagare la nostra fede, beatitudine senza fine. Fintanto che siamo sulla terra non è possibile vedere direttamente Dio. Benedetto Luti, Morte di San Giuseppe. San Giuseppe è considerato il patrono della buona morte 6

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Con il lume della ragione vediamo le Sue opere e l’orma della delle Sue perfezioni stampate in essa; con il lume della fede crediamo In Dio, ma un velo di tenebre ci separa da Lui. Invece nella vita futura vedremo Dio faccia a Faccia. Vedendo Dio direttamente e com’è in se stesso lo si ama di amore perfetto, lo si possiede e si è perfettamente felici, dalla visione nasce l’amore: dall’amore il possesso e il gaudio perfetto. Per meritare il Paradiso occorre vivere secondo Dio, cioè credere a ciò che egli ha rivelato, praticare la sua Legge con l’aiuto della sua grazia che si ottiene mediante i Sacramenti e la preghiera. In Paradiso vanno le anime di coloro che sono morti in grazio di Dio e sono liberi da ogni colpa veniale e da ogni pena. Le anime perciò passano da questo mondo al Paradiso subito dopo la morte se sono completamente pure altrimenti passano dal Purgatorio subito dopo la purificazione. ( Tratto dal Catechismo della Chiesa Cattolica ) e 7

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A cura di Pasquale OLIVA arissimi lettori, qualche settimana fa la direzione di questo giornalino mi affidava, l’impegnativo compito per me, di scrivere un articolo che trattasse l’attesa della Vergine Maria nel Sabato Santo. In questo tempo di quaresima, ci hanno accompagnato le lettura del profeta Isaia, in cui si profetava il culmine della storia umana del figlio dell’uomo, il Cristo, l’Unto di Dio, che dopo il tradimento di Giuda si avviava alla passione ed alla morte di croce. Proprio Isaia descrive il Servo del Signore nel momento in cui attua la missione di liberare il popolo dai peccati nascenti dall’antica colpa: come agnello innocente, carico dei delitti del suo popolo, si lascia condurre in silenzio al macello; tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo. Nel venerdì Santo, l’uomo Gesù prova l’amarezza del tradimento di Giuda, il rinnegamento di Pietro, l’ingiusto processo, gli sputi, gli insulti, i maltrattamenti fisici al suo corpo Immacolato, generato dalla piena di Grazia, l’Immacolata. Come può sentirsi il cuore della Madre di Dio, quando vede venire di notte presso la sua casa Giovanni il discepolo prediletto, che le dice “hanno arrestato Gesù”! Il suo cuore si contrae e viene circondato da quelle spine che da lì a poco saranno posate sul capo del figlio. In quella notte gelida, la Vergine insieme alle pie donne, si recano verso il sinedrio, il tribunale del popolo ebreo, dove Caifa il sommo sacerdote sta giudicando e condannando Gesù. Quella notte nella città Santa di Gerusalemme la notizia passa di casa in casa; c’è grande angoscia e paura negli apostoli, e la Vergine serba tutto nel suo cuore. La Madonna, che l’aveva portato in grembo per nove mesi, che lo aveva accompagnato nella sua crescita, si trova ad essere spettatrice silenziosa delle cattiverie dell’umanità che si scagliano verso la carne innocente di Suo Figlio. Vede avverarsi le profezie delle sacre scritture, anticipate nel tempio dal vecchio Simeone, quando gli parlò della missione di quel bambino, il Messia: << Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima >> Gesù che aveva annunciato la buona notizia, il Vangelo, che aveva fatto il discorso della montagna parlando delle Beatitudini, che aveva fatto risorgere i morti, guarito gli infermi, liberato gli oppressi, sfamato gli affamati, ora viene condannato a morte ed alla tremenda morte di croce, come il peggiore dei malfattori. “…Oh Gesù mio, se avessimo potuto vegliare con te nel Getsemani in quelle tremende ore, se avessimo potuto asciugarti il tuo Sacro Volto, se avessimo potuto baciare le tue santissime piaghe, se ti avessimo riconosciuto come il Salvatore, tutto questo non sarebbe accaduto. Ma per tua volontà, ti sei offerto per noi per riscattarci dall’antica colpa, ed 8

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oggi chiedi a noi di poterti aiutare nel mondo a portare la croce, ad annunciarla come unica via di salvezza per l’umanità “. Dalla croce – simbolo di riscatto, simbolo della nuova dignità restituita all’umanità, nuovo albero della vita per mezzo del quale viene sconfitta la morte – scaturisce la nuova scuola, quella dell’obbedienza, dell’umiltà, della carità, dell’abbandono fiducioso alla volontà del Padre. Si trasforma nella nuova scala di Giacobbe che unisce il cielo alla terra. Dal giardino dell’eden è scaturita l’antica colpa, nel giardino del Getsemani si è consumato il tradimento, nel giardino del Golgota ci hai riscattato con il tuo preziosissimo sangue. Sotto la Croce, c’era la tua Santissima madre Maria, Maria di Cleofa, Maria di Magdala e Giovanni. Dopo la tua morte o Signore tutto sembrava finito, i discepoli dispersi, gli apostoli fuggiti, tutti erano scappati, tranne tua Madre. induce a sperare contro ogni speranza umana. l cuore di Lei che ha stretto al suo petto il cuore di Gesù bambino, è un cuore coaggioso, impavido, paziente, sa che tutto non è finito. Questo cuore si dispone in attesa, sa che suo figlio non la lascerà sola, e le ore del Sabato Santo diventano la grande veglia di tutta l’umanità che insieme alla Madonna aspettano il ritorno dell’uomo - Dio, Gesù Cristo, Re del tempo e della storia. Il sabato santo, giorno di attesa, ci prepara al rotolio di una pietra davanti ad un sepolcro che cambierà la storia. Con la Madonna siamo chiamati a far rotolare le pietre poste davanti al sepolcro del nostro cuore che per le nostre miserie umane, impediscono di far entrare la grazia santificante della resurrezione, separandoci dall’amore verso Colui che nulla ha anteposto per noi. E’ il Sabato Santo e il sabato di tutti i sabati. Per gli ebrei la Pasqua ricorda la liberazione del loro popolo dalla schiavitù Egiziana. Per noi cristiani nel Sabato Santo si è consumato il grande duello in cui la vita sconfigge la morte; in cui il Cristo con il suo corpo glorioso viene ad illuminare la speranza di coloro che credono in Lui. Con la resurrezione di Gesù si aprono le porte del Paradiso. Egli primizia dei risorti, è andato a preparaci un posto, un posto particolare per ciascuno di noi. U Lei la Vergine Fedele, resta accanto a Te fino alla fine, come un baluardo, non fugge né scappa di fronte al pericolo ed alla sofferenza. Madre e Figlio uniti in questa terribile prova. Giuseppe D’Arimatea amico di Gesù, si fa consegnare il suo corpo da Pilato e lo depone in un altro giardino, quello della speranza, dove vi è lì un sepolcro nuovo, mai utilizzato. In quel sabato, il cuore della Madonna non si ferma di battere, nel suo cuore di mamma è accesa e viva la fiamma della fede che la 10 9 11

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VI HO DONATO GRANDI SANTI IN OGNI GENER A cura di Fabiana D’Urso San Giorgio è stato, secondo una consolidata tradizione, un martire cristiano, venerato come santo da tutte le Chiese cristiane che ammettono il culto dei santi. Le principali informazioni provengono dalla Passio Sancti Georgii, che però già il Decretum Gelasianum del 496 classificava tra le opere apocrife. Secondo questa fonte, Giorgio era originario della Cappadocia, figlio di Geronzio, persiano, e Policromia, nato verso l'anno 280. I genitori lo educarono alla religione cristiana. Trasferitosi in Palestina, si arruolò nell'esercito dell'imperatore Diocleziano, comportandosi da valoroso soldato fino al punto di giungere a far parte della guardia del corpo dello stesso Diocle- SAN GIORGIO ziano, divenendo ufficiale delle milizie. Il martirio sarebbe avvenuto sotto Diocleziano stesso, il quale avrebbe convocato settantadue re per decidere che misure prendere contro i cristiani. Giorgio donò ai poveri tutti i suoi averi e, davanti alla corte, si confessò cristiano; all'invito dell'imperatore di sacrificare agli dei si rifiutò: secondo la leggenda venne battuto, sospeso, lacerato e gettato in carcere, dove ebbe una visione di Dio che gli predisse sette anni di tormenti, tre volte la morte e tre la resurrezione. Tagliato in due con una ruota piena di chiodi e spade, Giorgio resuscitò operando la con versione del magister militum Anatolio con 10 10

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RAZIONE, PERCHÉ FOSSERO LUCE DA SEGUIRE... tutti i suoi soldati, che vennero uccisi a fil di spada; entrò in un tempio pagano e con un soffio abbatté gli idoli di pietra; convertì l'imperatrice Alessandra che venne martirizzata. A richiesta del re Tranquillino, Giorgio risuscitò due persone morte, le battezzò e le fece sparire. L'imperatore Diocleziano lo condannò nuovamente a morte e il santo, prima di essere decapitato, implorò Dio che l'imperatore e i settantadue re fossero inceneriti; esaudita la sua preghiera, Giorgio si lasciò decapitare promettendo protezione a chi avesse onorato le sue reliquie, le quali sono conservate in una cripta sotto la chiesa cristiana (di rito grecoortodosso) a Lydda (l'odierna Lod, in Israele). La festa liturgica si celebra il 23 aprile. Quando ci soffermiamo sui patimenti dei martiri cristiani non possiamo fare a meno di notare la grande forza di spirito che anima in questi corpi mutilati e torturati in ogni modo immaginabile dalla mente umana votata al male. Eppure la sensazione allo sguardo interiore dei nostri cuori non è quella di provare paura, né sgomento, né tanto meno orrore, ma incredibile ammirazione di fronte alla forza di Dio che opera nella povera natura umana di fronte al male. Ecco quindi che il corpo, questo piccolo e gracile asilo di vita terrena si trasforma in un tempio di forza e grandezza immane nel momento in cui esso viene consacrato a Dio. Il male non può nulla, il male è annientato già dal primo contatto della tortura, già dal primo sguardo distruttore. Tocca il corpo ma non l’anima, devasta le membra ma facendo questo fortifica lo spirito e rende omaggio nel tempo alla grandezza dei Santi. Il male non può nulla di fronte al bene, e i martiri cristiani ce ne danno prova infinita nei secoli. All’attenzione delle iconografie che ritraggono il Santo mentre infilza un grande drago è da ricondurne la nascita alle leggende auree tradotte e portate avanti al tempo delle Crociate. Si narra infatti che in una città chiamata Selem, in Libia, vi fosse un grande stagno, tale da poter nascondere un drago, che, avvicinandosi alla città, uccideva con il fiato tutte le persone che incontrava. Gli abitanti gli offrivano per placarlo due pecore al giorno, ma quando queste cominciarono a scarseggiare furono costretti a offrirgli una pecora e un giovane tirato a sorte. Un giorno fu estratta la giovane figlia del re, la principessa Silene. Il re, terrorizzato, offrì il suo patrimonio e metà del regno, ma la popolazione si ribellò, avendo visto morire tanti suoi figli. Dopo otto giorni di tentativi, il re alla fine dovette cedere e la giovane si avviò verso lo stagno per essere offerta al drago. quel momento passò di lì il giovane cavaliere Giorgio, il quale, saputo dell'imminente sacrificio, tranquillizzò la principessa, promettendole il suo intervento per evitarle la brutale morte. Poi disse alla principessa Silene di non aver timore e di avvolgere la sua cintura al collo del drago; il quale prese a seguirla docilmente verso la città. Gli abitanti erano atterriti nel vedere il drago avvicinarsi, ma Giorgio li tranquillizzò dicendo loro di non aver timore poiché «Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: se abbraccerete la fede in Cristo, riceverete il battesimo e io ucciderò il mostro». Allora il re e la popolazione si convertirono e il cavaliere uccise il drago e lo fece portare fuori dalla città trascinato da quattro paia di buoi. 11 11

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A cura di Diacono Pippo GIANNETTO esù inizia il suo ministeropredicazione dicendo: “ il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc. 1,15). Quello della conversione è un tema che ha guidato la nostra Quaresima, tempo di preparazione alla Pasqua; percorso per rimettersi in forma come persona e come comunità. “Celebriamo dunque la festa non con lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità”; questo ci ha invitato a fare l'Apostolo Paolo (1 Cor. 5,8) nella Messa del giorno di Pasqua ! Si tratta in concreto di respingere tutto ciò che in se stessi e nella comunità ecclesiale, offusca o deforma l’immagine di Cristo. Si tratta di aggiustare, riaggiustare e rettificare tutto ciò che non è conforme all’agire di un cristiano. Insomma una cura di ringiovanimento. Questo rinnovamento cristiano può avere per oggetto cose in sé piccole ma di importanza considerevole per se stessi e per gli altri, per la comunità: modi di pensare, modi di giudicare, atteggiamenti, comportamenti, abitudini personali e collettive, su tutti i piani: religioso, ecclesiale, familiare, sociale, politico. Allora convertirsi significa assumere un modo diverso di pensare e di agire, mettendo Dio e la sua volontà al primo posto, pronti all’occorrenza a rinunciare a qualsiasi altra cosa, per quanto importante cara possa essere. Significa liberarsi dagli idoli che ci siamo creati e che legano il cuore: benessere, prestigio sociale, affetti disordinati, pregiudizi culturali e religiosi. La decisione deve essere netta, senza riserve. Tuttavia Gesù conosce la fragilità umana e sa essere paziente… ci da del tempo... basti pensare alla parabola del “fico sterile” ( Lc 13,8.9). Chi si converte si apre alla comunione; ritrova l’armonia con Dio; con se stesso; con gli altri; con le cose; riscopri un bene originario che da sempre attendeva. E’ illuminante l'esempio di Zaccheo (Lc. 19,8); una volta incontrato veramente Cristo si converte, restituisce quanto aveva rubato e dona le su ricchezza ai poveri, ma questa per Zaccheo non è una perdita perché ha ritrovato se stesso e la salvezza. Le rinunzie che Gesù chiede sono in realtà una liberazione per crescere di più. Chi riconosce Dio come Padre e fa la sua volontà, sperimenta subito il suo Regno e riceve energie per una più alta moralità, per una storia diversa personale e comunitaria che ha come meta la vita eterna. Successivamente rifletteremo sulle “libertà” che Gesù vuole donarci per essere fratelli fra di noi e veri figli del Padre celeste 12

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RINGRAZIO LORO PER AVER TRASFORMATO IL MIO CUORE DI PIETRA Mi chiamo Giovanni Sorrentino, sono nato a Torre del Greco (NA). Voglio testimoniare la mia conversione avvenuta circa quindici anni fa, grazie a qualche amico che mi parlò dei fenomeni che si verificavano in casa della famiglia MICALI. Il mio primo viaggio è stato nel 1992 con mia moglie e mio figlio Gianmarco che allora aveva otto anni, fu un bellissimo pellegrinaggio. Quando arrivammo in quella casa, ci fu presentata la Signora Pina, vedemmo subito la sua semplicità, gli occhi esprimevano una grande gioia e una luce immensa. In quella casa abbiamo sentito veramente la presenza di Gesù e della Sua Mamma con il loro profumo di rose. Io da quel giorno ho iniziato la recita del Santo Rosario, partecipando tutte le domeniche alla Santa Messa. Il segno in particolar modo, l’ho ricevuto nel cuore perché da quel giorno la mia vita è cambiata. Gesù e la Madonna mi hanno fatto capire tante cose, ringrazio loro per aver cambiato il mio cuore di pietra in un cuore di pace e di tranquillità, aiutando gli altri nella preghiera e di far conoscere quella casa dove Gesù e Maria sono sempre presenti. Voglio ancora testimoniare per mio figlio: un giorno Gianmarco si è dovuto ricoverare d’urgenza per un attacco di appendicite. Nel fare alcuni esami prima dell’intervento, il Cardiologo ha notato un’anomalia al cuore. In seguito lo abbiamo portato da uno specialista il quale, nel fare l’E.C.G., riferiva che mio figlio era affetto da preeccitazione ventricolare anterosettale sinistra cioè una malformazione di tipo WPW (WALFPARKINSON-WHITE) e se volevamo che guarisse, avrebbe dovuto subire un intervento chirurgico molto delicato. Ci siamo consultati in famiglia e siamo andati a Giampilieri. Grazie a Gesù, alla Mamma Celeste e a Pina, con le sue intense preghiere, Gianmarco sta bene e tra breve diventerà il papà di Manuel. Giovanni SORRENTINO – Torre del Greco – (NA) IN QUELLA CASA HO LASCIATO DI ME CIO’ CHE ERA VECCHIO Desidero raccontare ciò che è avvenuto nella mia vita a Giampilieri Marina. Nel lontano 1992 venni a conoscenza di questo fenomeno a casa d'amici, guardando delle immagini in televisione (Volontà di Dio). Incuriosita e con grande desiderio di capirne di più, ho fatto il mio primo pellegrinaggio il 19 giugno 1992. Un viaggio molto sentito, perché Gesù mi aspettava, mostrando a me tutte le sue sofferenze a causa dei miei peccati. Ho avuto molti segni dal Signore con croci e macchie di sangue, anche una lacrimazione di una statua della Madonna, che conservo calorosamente a casa, ma il segno più profondo e significativo per me è stata la conversione della mia vita. In quella casa ho lasciato di me ciò che era vecchio, rivestendomi a nuovo con l'aiuto di Dio. Da allora Giampilieri, Gesù e Maria, la casa delle rose e del profumo, fanno parte della mia vita e ringrazio Dio per tutti i pellegrinaggi che ho fatto fino ad ora. Il frutto di tutto ciò è che frequento attivamente la mia parrocchia, sono missionaria del Vangelo, facendolo conoscere agli altri, e sono socia del centro di spiritualità l'Emanuele, unendoci ogni domenica a recitare il S. Rosario. Ringrazio la famiglia Micali, in particolare la Signora Pina, che con il suo SI’, e rendendosi strumento nelle mani del Signore, ha dato a me e a tutti ospitalità, preghiera semplice, ed io le voglio un mondo di bene. Maria CANNOLICCHIO – Torre del Greco – (NA) 13

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CHE COSA SONO I COMANDAMEN Tratto da “spiegazione del A cura di Maria CANNOLICCHIO I Comandamenti di Dio o Decalogo, sono le legg a Mosè sul monte Sinai e Gesù Cristo perfezion SECONDO COMANDAMENTO Non nominare il nome di Dio invano Che ci proibisce il secondo comandamento: non nominare il nome di Dio invano ? Ci proibisce di disonorare il nome di Dio: Il primo comandamento impone di onorare Dio: il secondo proibisce di disonorare il nome e ordina di averne sempre il massimo rispetto. Per nome di Dio non s'intendono soltanto le lettere e le sillabe che lo compongono, ma il vocabolo che designa l'onnipotenza e la maestà di Dio uno e trino (cf. Cat.Rm1.2.,8 e 11). Il rispetto non è dovuto non solo al nome " Dio "ma ad ogni altro nome indicante la natura e le persone divine: Creatore, Onnipotente, Signore, Padre, Figlio, Spirito Santo, Amore, Dono, Verità, Via, Vita, ecc. o che si riferisce al Verbo incarnato, come: Gesù Cristo, Maestro, Salvatore, Redentore, Giudice, Ostia, Corpo e Sangue di Cristo. Il secondo comandamento proibisce di nominare Dio senza motivo e quindi senza rispetto. Perciò offende il nome santo di Dio chi lo pronuncia senza rispetto, chi lo bestemmia direttamente o nelle cose a Lui più vicine (Angeli, Santi, cose sacre), chi giura il falso chiamando Dio come testimone, chi viola i voti fatti. Si può mancare di rispetto al nome divino e quindi a Dio stesso per un triplice motivo: 1) Per impazienza, come fa la mamma quando dice al suo bambino:" Mio Dio, come sei noioso!" 2) Per esprimere un forte sentimento di gioia, di dolore, di meraviglia: "Mio Dio, come scotta questo sole! Gesù mio che mal di capo!" Il nome divino serve come semplice esclamazione, come rafforza- 14

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NTI DI DIO ? Catechismo di San Pio X” gi morali che Dio nel Vecchio Testamento diede nò nel Nuovo tivo. Per abitudine. Come alcuni hanno l'abitudine d'intercalare nei loro discorsi queste espressioni:" Insomma, vero, sicuro, ho capito, ecc", altri hanno l'uso biasimevole di sei curioso. In tutte queste espressioni manca il rispetto dovuto al nome divino, che è usato come un nome qualsiasi, anzi come una parola senza senso. Ordinariamente il nominare Dio invano non accede il peccato veniale. Quando invece si nomina Dio per invocarlo, adorarlo, ringraziarlo, non solo non si manca di rispetto, ma si compie opera utile, buona e meritoria. Riflessione.......Hai forse l'abitudine di nominare Dio senza rispetto ? di usare frasi e parole della Scrittura per scherzo ? esempi:.....Dio rivelò il suo nome a Mosè sul monte Horeb dicendogli: Io sono colui che sono ( Es 3,1- 14). Per non mancare di rispetto al Nome santo, gli Ebrei non pronunciavano mai il nome proprio di Dio e invece di dire<> ( Colui che è) usavano il termine <> (Signore) Il secondo comandamento proibisce ogni uso sconveniente del nome di Dio. La bestemmia consiste nell'usare il nome di Dio, di Gesù Cristo, della Vergine Maria e dei santi in un modo ingiurioso. Il falso giuramento chiama Dio come testimone di una menzogna. Lo spergiuro è una mancanza grave contro il Signore, sempre fedele alle sue promesse. <> <> (Sal 8,2) adoperare il nome di Dio ad Dio, che vuoi che ti dica? ogni frase: " Per Non saprei......Eh,Signore Gesù, tu, bimbo mio, vuoi sapere troppe cose; santo cielo, come 15

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