IL CORRIERE DELLA SERA DEL 31 MARZO 2011

 

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giovedÌ 31 marzo 2011 anno 136 n.76 italia 515050585854 in italia con sette euro 1,50 milano via solferino 28 tel 02 6339 servizio clienti tel 02 63797510 fondato nel 1876 stato e politica il primato dell ideologia ha minato le istituzioni ernesto galli della loggia alle pagine 44 e 45 www.corriere.it dopo «forum» le comparse pagate dei talk show r franco e a grasso alle pagine 52 e 53 roma piazza venezia 5 tel 06 688281 con sette i classici del pensiero la sfida di campanella oggi in edicola a 1 euro più il prezzo del quotidiano giustizia duro scontro tra il ministro della difesa e fini rinviato il provvedimento torna l ipotesi della fiducia bollette più care rissa alla camera monetine in piazza pdl e lega accelerano sul processo breve urla contro la russa e santanchè sull orlo del precipizio di pierluigi battista quei sussidi sbagliati all energia di massimo mucchetti poste italiane sped in a.p d.l 353/2003 conv l 46/2004 art 1 c1 dcb milano algrado l esortazione di giorgio napolitano da new york la politica italiana ha conosciuto ieri una delle giornate più convulse e sguaiate della storia repubblicana ma se si voleva dare plastica rappresentazione del male che secondo il capo dello stato affligge il nostro sistema politico a cominciare da un atmosfera di guerriglia nutrita dalla sistematica e reciproca delegittimazione delle parti ieri il copione è stato purtroppo recitato alla perfezione non un insulto è stato risparmiato nella caotica follia che ha investito e avvilito ieri il parlamento e la piazza antistante non un urlo rauco non un invettiva un gesto di disprezzo un espressione smodata una manifestazione di odio tutto concentrato in una manciata d ore e nessuno ne esce con un profilo di decoro e di innocenza nessuno non la maggioranza di governo che non ha esitato a svilire la riforma della giustizia riducendola con un escamotage parlamentare a scudo per le vicende giudiziarie del premier non l opposizione tentata addirittura da velleità aventiniane e che sembra succube di una frenesia da megafono quella che trasferisce la discussione parlamentare anche vivace e dura nell incandescenza del comizio non i ministri che scambiano con il presidente della camera battute irripetibili non il clima da stadio che ha stravolto l aula di montecitorio non le scene di linciaggio simulato che riesumano le pagine peggiori della guerriglia delegittimante m di cui ha parlato il presidente della repubblica e che riportano ai riti di piazza in auge nella stagione di mani pulite lo spettacolo sconsolante delle monetine l assedio al parlamento i politici «nemici» bollati indistintamente come «mafiosi» difficile distribuire colpe e responsabilità quando domina la rissa non si riesce più a distinguere i colpi dati e quelli incassati ma colpisce la disponibilità alla rissa continua la pretestuosità con cui si coglie ogni occasione per inscenare la solita liturgia della guerra civile «a bassa intensità» come è stata definita ancor più pretestuosa e colpevole quando a pochi chilometri dall italia la scena della guerra non è una liturgia ma una terribile realtà non è che la guerra debba silenziare ogni conflitto o che un atmosfera di mistica unità nazionale debba anestetizzare il dissenso o addomesticare la discussione parlamentare ma nemmeno può valere il contrario la politica della provocazione quotidiana e permanente il braccio di ferro continuo una spirale di ritorsioni che si avvita senza fine lo spettacolo di ieri ha dato a questo scenario intossicato una teatralità di gesti che contribuisce ad alimentare un atmosfera di ultimatum permanente quanto la rissa continua stia nelle corde popolari o non emani piuttosto dal clima chiuso e avvelenato dei palazzi della politica è difficile dire ma non è difficile capire che l orlo del precipizio è vicino tra insulti e monetine rischiamo addirittura di non accorgercene © riproduzione riservata riforma della giustizia alta tensione alla camera dei deputati e in piazza pdl e lega accelerano sul processo breve ed è scontro totale con l opposizione davanti a montecitorio un centinaio di persone hanno lanciato insulti e monetine contro il ministro ignazio la russa e il sottosegretario daniela santanchè in aula il presidente della camera gianfranco fini ha sospeso la seduta dopo un violento battibecco con il ministro della difesa rinviato l esame del provvedimento di legge ora torna l ipotesi della richiesta del voto di fiducia da pagina 2 a pagina 6 giannelli all interno nell aprile del 93 e davanti al raphaël iniziò la fine di craxi di aldo cazzullo alle pagine 2 e 3 prescrizione il blitz che conferma tutti i sospetti di giovanni bianconi a pagina 50 a bolletta della luce aumenta del 3,9 per cento una stangata ben superiore al tasso d inflazione una zeppa nell ingranaggio della ripresa colpa della guerra in libia della catastrofe naturale in giappone macché l aumento dei prezzi internazionali dei combustibili pesa solo per lo 0,9 per cento tre punti tondi d aumento vengono dal costo dei sussidi alle imprese che producono energia elettrica da fonti rinnovabili gli aiuti a queste imprese salgono così a 4,9 miliardi l anno l equivalente della manovra prodiana sul cuneo fiscale un multiplo della social card berlusconiana continua a pagina 41 l affonda un barcone la tunisia frena sui rimpatri si dimette il sottosegretario all interno mantovano morti 11 immigrati in mare c è anche un bimbo berlusconi a lampedusa libereremo subito l isola e compra una villa il piano noi e gli altri ecco i dieci centri provvisori di fiorenza sarzanini a pagina 11 le tragedie e le parole da misurare di gian antonio stella il viaggio regioni il fronte del «no» di marco imarisio a pagina 13 affonda un barcone nel canale di sicilia undici migranti tra i quali un bambino sono morti la tunisia frena sul piano dei rimpatri si dimette il sottosegretario all interno alfredo mantovano il premier da pagina 8 a pagina 13 berlusconi ieri a lampedusa foto libereremo subito l isola e compra una villa i volevano quei morti quel bambino annegato con altri dieci poveretti nelle acque del canale di sicilia per ricordarci che la fuga dall africa non è «solo» un problema nostro il naufragio di quel gommone carico di disperati l ennesima «carretta del mare» affondata nel mediterraneo è un monito angosciante continua a pagina 9 c milano si occupava di famiglia in rai roma la rabbia e i silenzi dei truffati il conduttore tv confessa la stangata dei parioli «ho ucciso io il mio socio» «c era un madoff tra noi» di alberto berticelli di goffredo buccini 9 771120 498008 l conduttore tv diventa un killer e uccide a coltellate il socio per un debito «sono stato io ma non ricordo» ha detto alla polizia alessandro cozzi esperto di problemi familiari ha lavorato con maria rita parsi su «rai educational» il delitto martedì sera in una agenzia di formazione e lavoro di via privata antonelli 3 a milano la vittima ettore vitiello titolare dell agenzia è stato massacrato con una trentina di coltellate al petto e alla schiena a pagina 25 10 3 3 1 i scuola il costoso inganno della sanatoria per i precari di pietro ichino a pagina 50 i primi nomi danno il senso del contesto un avvocato di fama come titta madia una pattuglia di nobili tra cui gianfranco serraino flory attori cantanti costruttori massimo ranieri accanto ai piperno a sabina guzzanti a suo padre paolo e alla showgirl samantha de grenet sono tanti soprattutto ai parioli quelli che hanno affidato i loro soldi a giampiero castellacci de villanova il «madoff alla vaccinara» a pagina 27 roncone liverani

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2 primo piano italia 515050585854 giovedì 31 marzo 2011 corriere della sera politica e giustizia lo scontro non c è pace ed è davvero incomprensibile quello che è successo in aula con il ministro la russa niccolò ghedini pdl prescrizione breve salta il voto alla camera si tenta l accelerazione ma è caos in aula vertice con alfano torna l ipotesi di porre la fiducia roma l avvocato niccolò ghedini che tanto ha lavorato per condurre in porto il disegno di legge sulla prescrizione breve è costernato quando alle 19.30 abbandona il palazzo di montecitorio dall uscita di via della missione lambendo la manifestazione del pd e dell idv «non c è pace ed è davvero incomprensibile quello che è successo in aula con il ministro la russa io stesso ero passato accanto ai manifestanti e una signora mi aveva detto la smettete di combinare guai tutto qua » invece il programma di pdl e lega di chiudere già stasera con un voto finale sulla prescrizione breve è saltato perché dopo lo scontro verbale in aula tra la russa e il presidente fini la seduta è stata sospesa e così in serata il governo ha rilanciato l ipotesi di porre la fiducia l accelerazione sulla prescrizione breve dunque per ora si è arenata davanti a un incidente d aula che nessuno aveva previsto alle 17.30 un ora prima della dichiarazione del ministro della difesa era già stata ipotizzata la convocazione di un consiglio dei ministri straordinario presieduto da altero matteoli per porre la questione di fiducia un accelerazione ulteriore per mettere in sicurezza il testo che una volta approvato anche dal senato manderà in archivio moltissimi processi di primo grado tra cui quello in cui il premier silvio berlusconi deve rispondere di aver corrotto l avvocato inglese david milsenza indugio con la fiducia un solo voto su un unico articolo di 5 commi domani o al massimo la prossima settimana per nino lo presti fli e jean léonard touadi pd «l exploit di la russa non ha fatto che rafforzare l ipotesi fiducia» eppure le tre votazioni effettuate ieri inversione dell ordine del giorno pregiudiziali e sospensiva hanno dimostrato il sit in e quelle monete gettate contro i politici il caso ruby fini ha annunciato che sul conflitto di attribuzione deciderà la camera il 5 aprile che con l intero governo schierato la maggioranza ha 15-16 voti di vantaggio non sono mancate però le frecciate di italo bocchino fli e di dario franceschini pd al ministro degli esteri «frattini è rimasto in aula tutto il giorno invece di occuparsi della crisi internazionale» mentre pier ferdinando casini udc ha tirato in ballo il guardasigilli «alfano si era impegnato proponendo la riforma costituzionale a togliere di mezzo le leggi ad personam invece eccoci qua con la prescrizione breve È una vergogna» una giornata divenuta così concitata era iniziata con un segnale distensivo il presidente della camera infatti aveva annunciato nonostante la parità in ufficio di presidenza 9 a 9 con fini che non ha votato il via libera per il voto in aula il prossimo 5 aprile sul conflitto di attribuzione tra la camera e la magistratura sul caso ruby inoltre il presidente della repubblica aveva inviato un messaggio agli avvocati del cnf invitando tutti a «rimuovere le tensioni anche istituzionali che finirebbero per alimentare motivi di disorientamento e sfiducia» al senato il relatore alberto balboni pdl si è espresso contro l arresto del senatore alberto tedesco pd sul quale pende una richiesta nell ambito dell inchiesta sulla sanità pugliese la giunta voterà martedì e per quel giorno assicura francesco sanna pd «esprimeremo una posizione unitaria del partito» a montecitorio un gruppo di persone lancia delle monetine nel riquadro a sinistra il particolare di una mano ieri e oggi l episodio del 30 aprile 1993 e l ex leader del psi commentò «tiratori di rubli» napolitano il capo dello stato aveva inviato un messaggio agli avvocati del cnf rimuovere le tensioni ls un ipotesi poi rientrata perché il ministro elio vito aveva segnalato che un testo di 5 articoli avrebbe implicato cinque voti di fiducia quindi alle 18 la maggioranza era orientata a procedere senza strappi ma la bagarre scoppiata fuori e dentro l aula ha fatto rimescolare le carte alla maggioranza i cui capigruppo si sono di nuovo riuniti in serata con il ministro angelino alfano la proposta del governo a questo punto è quella di procedere quel giorno davanti al «raphaël» che portò craxi verso l esilio una nuova generazione di contestatori è tornata ad evocare mani pulite se quell altra volta craxi avesse ascoltato il fido autista nicola mansi e fosse uscito dal retro dell hotel raphaël non sarebbe accaduto nulla e mani pulite non avrebbe avuto la sua scena-simbolo invece il leader socialista aveva il gusto della sfida un giorno che due motociclisti lo affiancavano a ogni semaforo per urlargli «ladro!» lui ordinò a nicola di chiuderli scese mise a segno un paio di ganci e risalì in macchina senza scomporsi fuori dal raphaël però lo aspettavano in centinaia con le monetine e le banconote da mille lire «vuoi pure queste bettino vuoi pure queste?» non era una manifestazione spontanea molti erano militanti del pds arringati poco prima da occhetto in piazza navona «tiratori di rubli» li chiamò craxi ma si capì allora che i suoi giorni erano numerati ieri è stata un altra giornata di monetine una nuova generazione di contestatori è tornata a evocare mani pulite la commistione tra affari e politica la frenesia per il denaro il gusto dell impunità l indignazione popolare ma anche la contestazione organizzata l aggressività di strada il populismo in favore di telecamera la «piazza urlante che grida che inveisce che condanna» come la le monetine i manifestanti aspettarono l ex leader socialista fuori dall albergo e tirarono le monetine «vuoi pure queste?» differenze a rivedere le immagini craxi appare sorpreso e incredulo mentre la russa incede spavaldo verso i contestatori dino martirano © riproduzione riservata chiamò berlusconi nel video della discesa in campo indignando molti italiani ma rassicurandone molti altri era un altra primavera romana 29 aprile 1993 quando la camera negò quattro delle sei autorizzazioni a procedere contro craxi chieste dalla procura di milano con il sospetto concorso di bossi interessato a far precipitare lo scontro la sera stessa berlusconi andò in visita di rallegramento proprio al raphaël il delizioso albergo raccontato da enzo bettiza in «mostri sacri» dove tra le ceramiche di picasso e i grammofoni d epoca craxi viveva accampato

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corriere della sera giovedì 31 marzo 2011 italia 515050585854 primo piano annunciano riforme e poi discutono soltanto piccole riformine che servono solo al premier antonio di pietro idv 3 il caso la folla grida «venduti» applausi a bersani la bindi prova a placare gli animi il lancio sulla santanchè lancio di monetine ieri durante il sit in di protesta fuori da montecitorio sul sottosegretario all attuazione del programma daniela santanchè a sinistra di spalle che entra tentando di proteggersi la piazza assedia montecitorio e volano monetine su la russa sit in del pd poi arriva il popolo viola colpita anche la santanchè roma «buffone venduto!» gridano insultano lanciano monetine come il 30 aprile del 93 quando i manifestanti assaltarono l hotel raphaël dove era asserragliato bettino craxi ma questa volta il bersaglio è il ministro della difesa ignazio la russa e il portone sul quale tintinnano a decine i centesimi è quello principale di montecitorio cuore delle istituzioni sono le sei del pomeriggio al principio i manifestanti sono una cinquantina ma in pochi minuti la protesta cresce preme sul cordone di sicurezza stringe d assedio le mura seicentesche della camera dei deputati il sottosegretario daniela santanchè issata su 12 centimetri di tacco sfida la folla diretta verso l ingresso «pinocchio le gridano contro mentre una monetina la colpisce in testa bugiarda!» e anche «puttana» e così il sit in organizzato dal partito democratico contro la prescrizione breve diventa un caso politico la causa scatenante della bagarre istituzionale che pochi minuti dopo scoppierà dentro il palazzo e a sera i deputati questori della camera convocano il questore di roma francesco tagliente per chiedere spiegazioni sulla gestione della piazza come è stato possibile che i manifestanti abbiano potuto schierarsi a una manciata di metri dall uscio di montecitorio che era stato off limits fino alle cinque del pomeriggio oggi la risposta quando la relazione arriverà sul tavolo dell ufficio di presidenza l appuntamento del pd è per le 18 però i democratici non hanno l autorizzazione per protestare davanti al parlamento e si apprestano a gridare i loro slogan davanti alla galleria sordi ma i «viola» guidati da gianfranco mascia pochi e arrabbiati riescono a spingersi fin sotto le finestre della camera dove alla spicciolata arrivano gli idv orlando barbato pardi i cronisti aprono i taccuini le luci delle telecamere si accendono la battaglia può cominciare il ministro la russa si affaccia sulla piazza per vedere che aria tira fa qualche passo con gli occhiali poggiati sulla fronte ride e gesticola con aria di sfida e i manifestanti un centinaio lo circondano «non vi potete permettere li prende di petto il ministro mentre i carabinieri si stringono a cordone per proteggerlo io non ho paura di nessuno non pensate di intimidirmi » partono i fischi i cori «buffone» e «venduto» «fascista» e «razzista» la piccola folla spinge ondeggia preme partono i lanci di monete e si rafforzano gli insulti «mafiosi leccapiedi ladri!» una donna con la maglia verde «state rovinando l italia» un tipo con i capelli bianchi «assassini» e un altro «vi siete venduti per un piatto di lenticchie schiavi di bossi» chi evoca le «tessere della p2» e chi chiede le dimissioni di berlusconi «fatelo processare» grida in un piccolo altoi manifestanti che ieri hanno dato vita al sit in fuori da montecitorio 300 la bandiera una manifestante con indosso una bandiera del pd è bloccata da due carabinieri roma 30 aprile 1993 in piena tangentopoli bettino craxi leader del psi esce dall hotel raphaël dove soggiornava abitualmente e subisce la feroce contestazione di una folla di persone che gli lanciano contro delle monetine il giorno prima la camera aveva negato l autorizzazione a procedere contro di lui come un orco all ultimo piano ricevendo sui tetti di roma giornalisti e fidanzate segretari di partiti alleati e moana pozzi il cavaliere da una parte soffiava sul fuoco di tangentopoli con le sue tv dall altra sentiva la necessità di congratulare l amico per lo scampato pericolo almeno così pareva berlusconi però ebbe l accortezza di passare lui sì dal retro il giorno dopo craxi uscì dal portone principale quello che dà sugli alberi di largo febo e fu sommerso dalla pioggia di monete ieri la russa ha voluto emularlo con un pizzico di provocazione in più in aula dove la rissa si è replicata con un acrimonia non inferiore a quella della piazza franceschini ha accusato il ministro della difesa di essersela cercata la russa si è molto indignato a rivedere le immagini craxi appare un leader sorpreso e incredulo mentre la russa incede verso i contestatori a petto in fuori spavaldo erano i giorni in cui il vice di bettino claudio martelli l unico che avesse accesso al suo frigorifero affermava di voler «restituire l onore ai socialisti» oggi cicchitto che c era assicura che «nel pdl non c è nessun martelli» fini del resto nel pdl non c è più eppure l immagine di berlusconi a palazzo di giustizia lunedì mattina era quella di un uomo lasciato solo dai suoi con l eccezione della santanchè anche lei ieri puntata dai lanciatori di monete in quegli stessi giorni del `93 berlusconi andava maturando la decisione di scendere in politica pro commenti il capogruppo del pdl cicchitto ricordando il passato commenta che «nel pdl oggi non c è nessun martelli» il premier e bettino quando il premier annunciò l intenzione di fare di pietro ministro craxi lo chiamò «sei diventato matto?» prio per non fare la fine dell amico bettino chiamò a raccolta i voti dei moderati che avevano appoggiato i governi dc-psi ma non ruppe subito con i sostenitori di mani pulite arrivando a offrire gli interni a di pietro «sei diventato matto?» gli telefonò craxi già ad hammamet l ormai ex capo del psi era partito per tunisi il 21 marzo 1994 su un aereo preso in affitto tramite giuseppe ciarrapico sei giorni dopo berlusconi vinceva le elezioni politiche diciotto anni dopo siamo ancora qui con il cavaliere e i magistrati i processi politici e il processo breve bossi e i postcomunisti e con le monetine l unica differenza è che gli spiccioli del 93 avevano un valore poco più che simbolico come i biglietti da mille offerti a craxi per sfregio oggi le monete sono pesanti in ogni senso e un euro non si butta via a cuor leggero siamo tutti un po più vecchi e un po più poveri e neppure questo è un buon segno parlante mascia che la russa in aula pur senza nominarlo accuserà di essere «l organizzatore dei fischi a berlusconi del 17 marzo» sono minuti concitati la folla canta «bella ciao» e la tensione si avverte persino negli scambi nervosi di battute tra commessi della camera e forze dell ordine il ministro rientra nero in volto e si dirige a larghi passi verso l aula della camera e mentre le telecamere inquadrano la santanchè e altre deputate del pdl che si rifugiano nel palazzo rosy bindi presidente del pd e vicepresidente della camera si adopera per placare i più esagitati li fa spostare qualche metro più in là li ascolta tenta di rabbonirli la piazza intanto si è gonfiata 300 persone tanti capelli bianchi qualche bandiera del pd e molti vessilli dipietristi ma ecco pier luigi bersani al megafono «È una vergogna per salvare berlusconi lasceranno senza giudizio ladri rapinatori e incensurati come tanzi» applausi più in là deputati e dirigenti del pd assistono alla scena con preoccupazione sospettano di essere «caduti in trappola» temono che toccherà a loro scontare politicamente i toni aggressivi del popolo viola «il clima era rilassato azzarda mascia quando fa buio c era qualche violento che chiedeva azioni dure ma noi siamo riusciti a contenere i provocatori » aldo cazzullo © riproduzione riservata monica guerzoni © riproduzione riservata

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corriere della sera giovedì 31 marzo 2011 italia 515050585854 primo piano 5 politica e giustizia il duello la russa chieda a maroni perché i manifestanti sono arrivati fino al portone e perché lui è uscito da lì per essere vittima di aggressione dario franceschini pd la vicenda in aula la rabbia del ministro insulto a fini che blocca tutto la russa telefona per scusarsi il presidente della camera hai offeso le istituzioni gli esordi nel 71 ignazio la russa è responsabile del fronte della gioventù la giovanile del msi inizia il sodalizio con gianfranco fini insieme nella foto iscritto anche lui nasce an nel 95 fini fonda alleanza nazionale in prima linea c è anche la russa uno dei colonnelli più fidati gli amici al bar la prima rottura avviene nel sta!» fini e la russa si guardano negli occhi prima di uscire dall aula «non ti permetto io non ti permetto » sibila fini puntando il dito poi uscendo ai suoi dice in maniera che tutti sentano «curatelo» replicherà qualche minuto dopo il ministro «se lo ha detto mi prenda lui un appuntamento» e l eco di una giornata terribile in cui i commenti si fanno velenosi e insinuanti «la russa sembrava drogato o ubriaco» dice a exit su la7 luigi de magistris è tutto nei capannelli non solo dell opposizione ma della maggioranza in cui gruppi di deputati si scagliano contro il coordinatore roma rientra nell aula che ha presidiato assieme a mezzo governo fin dal mattino e afferra il microfono ignazio la russa «a due metri dall ingresso del parlamento c è uno schieramento di qualche centinaio di persone con chiaro intento intimidatorio offensivo violento quello che sta accadendo fuori non so se sia frutto della vostra predicazione sono a due metri dal portone di montecitorio!» grida si infervora racconta della contestazione appena subita sul piazzale della camera «c è stata una persona che mi è venuta incontro in modo minaccioso ho riconosciuto l organizzatore dei fischi a berlusconi è una contestazione premeditata!» brusii dell aula sorrisi ironici battute si arrabbia ancora di più il ministro della difesa «io ho reagito non mi sono spaventato voi sareste scappati come conigli!» il clima già teso per la decisione della maggioranza di invertire l ordine dei lavori e passare al voto sul processo breve peggiora prende la parola il capogruppo del pd dario franceschini adombra l ipotesi di un incidente calcolato «la russa chieda a maroni perché i manifestanti sono arrivati fino al portone di montecitorio e come mai casualmente lui che ha un volto noto non ha mancato di uscire dal portone principale per essere vittima di aggressione se avvengono episodi di violenza si condannano ma » l accusa fa inferocire il ministro che ostentatamente si alza in piedi per battere le mani a franceschini gli grida ininterrottamente «bravo bravo bravo bravo » accanto a lui infila gli occhiali abbassa la testa e finge di leggere qualcosa franco frattini guarda altrove angelino alfano sorride imbarazzato e con la mano tenta di calmare il collega il neomini l applauso ignazio la russa applaude ironicamente l intervento del pd dario franceschini stro saverio romano ma è gianfranco fini alla presidenza un metro sopra di lui a scampanellare contro la russa «ministro la invito a un comportamento più consono!» si volta stizzito l ex colonnello di an porta la mano alla bocca fa al suo ex capo il segno di tacere «sto solo applaudendo non mi rompere!» fini insiste «ministro la russa la prego di avere un atteggiamento rispettoso ministro la russa!» e lui non si tiene più si volta si rimette a sedere leva il braccio nell inequivocabile gesto e scandisce un pesantissimo «ma vaffa » che fini sente benissimo «onorevole ministro non le consento di insultare la presidenza sospendo l aula!» urla fischi grida «fascista fasci 2005 quando la russa gasparri e matteoli si scambiano taglienti giudizi sul segretario fini ascoltati e pubblicati da un giornalista del tempo il pdl e la rottura l 11 maggio 2008 la russa è nominato reggente di an fino alla fusione nel pdl il 29 marzo 2009 quando diviene coordinatore nazionale del pdl con bondi e verdini il 2 maggio 2009 fonda «la nostra destra» in chiave antifiniana in aula ignazio la russa ieri mentre discute con gianfranco fini nel centrodestra scajola attacca l ex collega dovevi fare questo casino roma il capannello si forma davanti alla buvette di montecitorio claudio scajola parla sottovoce i suoi gli si stringono attorno a guscio un gruppo chiuso che ostenta la sua forza e ufficializza la presa di distanza dai toni di ignazio la russa cinque deputati dieci poi quindici diciotto una testuggine di nuche e schiene da cui filtra indignazione e dissenso ma qualcuno alza i decibel e la sfida dell ex ministro dello sviluppo economico fa rapidamente il giro del transatlantico la scena dura diversi minuti i cronisti sentono più d uno parlare apertamente di «dimissioni» finché il ministro la russa venuto a sapere che al centro del capannello c è l ex coordinatore di forza italia si avvicina e affronta scajola il saluto è apparentemente amichevole ma l onorevole costretto un anno fa a lasciare il governo per la storia della casa con vista sul colosseo non è in vena di diplomazie «bisognava proprio fare tutto questo casino non si possono fare queste cose in parlamento» la russa è di pietra «come dici scusa?» l onorevole paolo russo che di scajola è un fedelissimo ci mette il carico «ma ti pare una cosa normale quella che hai fatto?» il ministro gira i tacchi scortato da amedeo laboccetta e inseguito dalle parole di un altro scajoliano il berlusconiano della prima ora roberto tortoli «non digerisco più questi comportamenti a noi tutto questo piace davvero poco poco poco » e russo usando il lei «se la smette di fare cagate è meglio» da settimane il pdl è in fibrillazione per le mosse di scajola che a berlusconi ha detto chiaro di voler tornare in gioco e di essere pronto a fare gruppi autonomi in parlamento È al vertice del partito che scajola punta eppure la russa a distanza fa l amico «con claudio c è un buon rapporto dichiara ai cronisti gli ho spiegato perché ho reagito così» la tensione nel pdl è alle stelle tanto che l onorevole maria teresa armosino aveva pensato di raccogliere firme per chiedere le dimissioni di la russa ma l iniziativa sarebbe stata stoppata dallo stesso scajola m gu © riproduzione riservata del pdl «non ci rappresenta noi non siamo così ma basta!» mentre il sottosegretario crosetto se la prende con la collega santanchè rea di aver portato in piazza la russa per appiccare l incendio berlusconi di ritorno da lampedusa è furibondo per un incidente di cui davvero non sentiva il bisogno incidente che lascia strascichi pesanti dal terzo polo chiedono ufficialmente le dimissioni del ministro la russa che sembra essersi calmato spiega a tutti che «non ho offeso fini non ce l avevo con lui ma con franceschini» poi chiama l ex amico per scusarsi inutilmente perché il presidente della camera gli replica gelido «non è stata una offesa alla persona ma all istituzione la gravità di quanto accaduto sarà quindi valutata dagli organismi di montecitorio» e oggi si riunisce l ufficio di presidenza per valutare i fatti verranno raccolte le relazioni dei questori poi dovrebbe essere la giunta per il regolamento a decidere le eventuali sanzioni visto che non ci sono precedenti di punizioni per un ministro ma la russa è anche deputato ed è probabile che la «prova tivù» nonché le testimonianze dei presenti facciano scattare la sospensione dalle votazioni per un periodo di tempo variabile fino a 15 giorni per «ingiurie a cariche istituzionali» sempre che a pagare con la sospensione non siano anche altri deputati di maggioranza e opposizione che a fine seduta si sarebbero scontrati in aula in questo caso le prossime delicatissime votazioni potrebbero vedere più di un assente paola di caro © riproduzione riservata

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6 primo piano italia 515050585854 giovedì 31 marzo 2011 corriere della sera politica e giustizia gli scenari la russa auspichiamo che l incidente venga superato rapidamente e che si torni al dibattito senza strumentalizzazioni fabrizio cicchitto pdl premier irritato rovinato il «piano rilancio» l «operazione lampedusa» oscurata dalla bagarre a montecitorio roma se berlusconi impreca per un imprecazione è perché non avrebbe mai immaginato che a coprire il fragore degli applausi conquistati a lampedusa sarebbe stato un «vaffa» pronunciato nell aula di montecitorio da un suo ministro e poco importa se la russa si è poi scusato con fini se il titolare della difesa ha spiegato al presidente della camera di aver mandato a quel paese «solo» il capogruppo del pd franceschini il fatto è che in malora è finita l «operazione lampedusa» del cavaliere manovra politica e mediatica che aveva un duplice obiettivo rilanciare l immagine del premier nel paese proprio mentre nel palazzo si disputava l ennesima partita della sfida infinita con la procura di milano presentandosi agli isolani con la soluzione della «fase emergenziale» determinata dall invasione dei migranti berlusconi voleva infatti riproporsi come uomo di governo in grado di risolvere un problema che si stava protraendo da settimane era un modo per rimettersi in sintonia con l opinione pubblica nello stesso giorno in cui la camera era impegnata a esaminare il «processo breve» provvedimento indispensabile al cavaliere per evitare una sentenza sul processo mills È una tattica che berlusconi aveva già usato un mese fa quando aveva convocato un consiglio dei ministri per varare il «piano di rilancio economico nazionale» mentre nelle stesse ore veniva rinviato a giudizio per il «caso ruby» e se allora l operazione non era riuscita stavolta invece il consenso ricevuto durante la visita a lampedusa sembrava poter coprire le contestazioni del «popolo viola» che fuori da montecitorio protestava contro la «legge ad personam» del cavaliere per certi versi l assedio al palazzo e quel lancio di monetine contro i rappresentanti della maggioranza facevano gioco al premier compiaciuto per le notizie che mentre era a lampedusa gli giungevano da roma perché l immagine del segretario del pd assiso su una scaletta mentre tiene un comizio davanti alla camera offriva del maggior partito di opposizione l idea di una forza tutta schiacciata sul fronte giustizialista evocando nei pensieri del premier una «deriva exgliamo morire fascisti» non era solo un affondo contro la russa ma anche un avviso al cavaliere nel braccio di ferro in corso sugli assetti interni così si è apparecchiato il disastro per berlusconi a cui è poi saltata anche la pezza messa sull emergenza immigrazione dato che le inaspettate dimissioni di mantovano da sottosegretario all interno testimoniano come il problema sia tutt altro che risolto il premier che già fatica a tenere a bada i responsabili non può permettersi un pericoloso scollamento del proprio gruppo nel passaggio parlamentare decisivo con il «processo breve» da far approvare i numeri della maggioranza sono talmente esigui che l opposizione ieri ha avuto gioco facile a rimarcare come i ministri degli esteri e della difesa fossero impegnati nelle votazioni mentre la libia è in fiamme perciò berlusconi ha tenuto per sé l imprecazione per quella imprecazione e ha subito frenato le pulsioni di quanti tra i suoi fedelissimi si erano lasciati andare contro la russa al punto da auspicarne le dimissioni l «operazione lampedusa» sarà pur stata rovinata ma c è da approvare il provvedimento sulla giustizia che contiene l emendamento sulla prescrizione decisivo ai fini del processo mills il cavaliere deve quindi compattare la propria maggioranza e aspettare intanto che si depositi la polvere dello scontro alla camera la fiducia sul processo breve verrà posta la prossima settimana e per quel giorno il premier spera di non dover imprecare ancora crepe nel pdl quel «vaffa» di la russa ha creato una profonda crepa nel pdl facendo risaltare la distanza tra gli ex an e gli ex «forzisti» traparlamentare» dei democratici e il diverbio tra d alema e la bindi che incitava il gruppo di montecitorio a lasciare l aula per una scelta aventiniana ne era la dimostrazione plastica in questo contesto il cavaliere stava ottenendo un altro risultato perché la logica del muro contro muro aveva finito per togliere margini di manovra al terzo polo schiacciandolo su posizioni che casini vuole rifuggire peccato che la rissa scatenata in aula dal «vaffa» di la russa ha rovinato «l operazione lampedusa» di berlusconi e il punto non è se il ministro della difesa sia stato o meno provocato dai manifestanti giunti a pochi passi dal portone della camera se l opposizione non abbia poi espresso la dovuta solidarietà al rappresentante del governo quell imprecazione ha avuto l effetto di far saltare il gioco del cavaliere nel giorno in cui peraltro fini aveva deciso di rimettere al voto dell aula di montecitorio la richiesta del conflitto di attribuzione sul «caso ruby» avanzato dalla maggioranza ma non è certo il problema del rapporto con il presidente della camera a preoccupare berlusconi semmai il fatto che quel «vaffa» ha prodotto una profonda crepa nel gruppo del pdl facendo risaltare la differenza e la distanza tra gli la protesta una scritta di protesta ieri a lampedusa in occasione della visita del premier foto parrinello esponenti di provenienza forzista e la componente degli ex an in molti hanno provato a fermare la russa prima che prendesse la parola dal capogruppo cicchitto al guardasigilli alfano sui loro volti dopo l incidente era evidente il disappunto per una sortita che ha offerto all area vicina a scajola la possibilità di marcare una linea di separazione come a simulare una conta interna al partito la battuta pronunciata dai deputati vicini all ex ministro dello sviluppo economico «non vo francesco verderami © riproduzione riservata i democratici le divisioni sulla linea «aventino» o no i due fronti pd nella sfida tra bindi e d alema roma massimo d alema nella parte di massimo d alema e rosy bindi nella parte di rosy bindi lo spettacolo è assicurato la vicepresidente della camera in mattinata arringa i deputati del pd nell emiciclo «quello che sta succedendo è tremendo e quindi noi dobbiamo dare una risposta straordinaria dobbiamo uscire dall aula dobbiamo combattere» d alema che la sta ascoltando la guarda ironico e le chiede gelido «che vuoi che faccia mi tolgo gli occhiali e vado a menare quelli del centrodestra?» il presidente del copasir fa seguire un sorriso alla sua replica ma non si tratta certo di un sorriso di simpatia l alterco prosegue per una manciata di secondi poi tra i due cala il silenzio bindi si rivolge altrove cercando interlocutori più disponibili ad ascoltare la sua chiamata alle armi È una scena che fotografa le divisioni che attraversano il partito democratico in questo momento di fronte all offensiva della maggioranza sulla giustizia c è chi come la vicepresidente della camera vorrebbe l aventino e chi come d alema ritiene invece che un partito che si candida a governare il paese debba avere senso di responsabilità e delle istituzioni nel primo schieramento si ritrova ignazio marino «dimettiamoci tutti» propone il senatore-chirurgo per la linea dura sebbene non aventiniana anche dario franceschini che ha alzato le barricate del pd proponendo il sit-in davanti a montecitorio e infatti anche il capogruppo oltre a bindi suscita qualche perplessità tra molti deputati pd tant è vero che la maggior parte dei veltroniani a cominciare dal loro leader non partecipano alla manifestazione davanti alla camera non lo fa paolo gentiloni e nemmeno beppe fioroni che parlando con alcuni compagni di partito os la scheda battaglieri di fronte all offensiva della maggioranza sulla giustizia c è nel pd una linea battagliera quella di rosy bindi «serve una risposta straordinaria usciamo dall aula» istituzionali c è poi chi ritiene come d alema che un partito che vuole governare debba restare sempre «dentro» le istituzioni nella foto guaitoli bersani arringa la folla da una scaletta serva «era l occasione giusta di pietro non c era si poteva far capire alla maggioranza come e perché siamo contrari alle loro forzature senza suscitare tutto questo caos» ma è soprattutto bindi a essere guardata con più di un sospetto «È sempre in cerca di visibilità» commenta veltroni rivolgendosi a un gruppetto di fedelissimi e l intervista rilasciata dalla vicepresidente della camera a vanity fair rinfocola i sospetti rosy bindi infatti rivela che prenderebbe in considerazione una sua candidatura alla premiership del centrosinistra se il suo partito fosse d accordo però non è solo la vicepresidente della camera a sognare azioni clamorose per inasprire la battaglia contro berlusconi c è voglia di opposizione dura e pura tra gli elettori del pd pier luigi bersani che lo sa non sposa la linea di bindi ma nello stesso tempo non la demonizza «certamente spiega il segretario non si può sempre abbandonare l aula con i numeri di oggi ieri per chi legge ndr loro ci avrebbero messo un ora ad approvare tutto quello che volevano se noi ce ne andiamo il rischio è che alla fine l abbia sempre vinta lui berlusconi ciò detto è chiaro che ci vuole una risposta straordinaria io comprendo quelli che la chiedono capisco i motivi che li spingono del resto avevo detto già tempo fa che il tramonto del berlusconismo avrebbe prodotto eventi tremendi e pericolosi perciò è ovvio che dobbiamo reagire adesso vedremo i modi per ora niente aventino ma di sicuro li faremo ballare» maria teresa meli © riproduzione riservata

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8 primo piano italia 515050585854 giovedì 31 marzo 2011 corriere della sera immigrati gli sbarchi il presidente berlusconi ha semplicemente spostato il problema da lampedusa a un altro posto nichi vendola presidente regione puglia un gommone affonda undici vittime annega anche un bimbo strage in alto mare in sei si salvano da uno dei nostri inviati la vicenda lampedusa nel giorno dell apoteosi berlusconiana mentre l isola viene spazzata e liberata da migliaia di tunisini la tragedia umana che s è abbattuta da due mesi su lampedusa si ripropone nel peggiore dei modi con un nuovo naufragio e un pesantissimo bilancio di morte perché un gommone partito almeno quattro giorni fa dalla libia con diciassette migranti provenienti da gambia e sudan eritrea e niger è stato travolto dalle onde sono finiti tutti in mare e undici non ce l anno fatta compreso un bambino di appena un anno scomparso tra i flutti con la sua mamma È questo l agghiacciante racconto dei sei superstiti che sono arrivati ieri sera su una motovedetta della capitaneria di porto al molo favaloro gli occhi felici per essersi salvati i volti segnati dalla disperazione per i compagni e i parenti che non ci partenza dalla libia quattro giorni fa 1 2 3 il gommone era partito almeno quattro giorni fa dalla libia con diciassette migranti a bordo le vittime e la nazionalità a bordo migranti provenienti da gambia sudan eritrea e niger sono finiti tutti in mare 11 sono morti compreso un bambino di un anno due bidoni di plastica per salvarsi dal mare i 6 sopravvissuti si sono aggrappati come disperati a due bidoni di plastica e a due assi di legno che erano sul gommone sono più tutti giovani fra i venti e i venticinque anni subito visitati dai medici masticando qualche parola sulla loro disavventura sarebbe stato un peschereccio egiziano a individuare i sei naufraghi aggrappati come disperati a due bidoni di plastica e due assi di legno che fungevano da panche sul gommone ore e ore in mezzo al mare evocate a gesti con frasi smozzicate e particolari verificati soltanto a tarda ora con l ausilio dei mediatori culturali del centro accoglienza una verifica difficoltosa del racconto pur avvalorato dalla testimonianza dell equipaggio del peschereccio egiziano che dopo aver lanciato l allarme è stato accostato dalla nave della marina italiana «comandante borsini» dal mezzo militare dove i sei sono stati rifocillati e assistiti è poi partito il messaggio alla capitaneria di lampedusa che ha fatto salpare la motovedetta poi rientrata ieri sera nell isola altri cinque migranti i soccorsi uno dei feriti che affermano di avere viaggiato sullo stesso gommone che sarebbe naufragato nel canale di sicilia erano giunti nel pomeriggio a lampedusa trasbordati su una motovedetta dopo essere stati soccorsi da un secondo motopesca egiziano una coincidenza passata ai raggi x degli esperti la comparsa sulla scena di due pescherecci battenti bandiera egiziana il sospetto infat ti è che alcuni possano essere utilizzati per il trasporto illegale di extracomunitari verso lampedusa come confermano alla guardia costiera mostrandosi cauti sulle prime informazioni ricevute dagli extracomunitari un gommone comunque per le cattive condizioni del mare nei giorni scorsi potrebbe essere stato travolto così la notizia del nuovo lutto qui fa ombra alla gioia dei tunisini in partenza per taranto con la nave excelsior ne hanno imbarcati 1.450 diretti alla tendopoli di manduria primo gruppo di una annunciata evacuazione che viene però intercettata dall arrivo di nuovi migranti come è accaduto in mattinata con cento tunisini su due barconi e in serata addirittura con duecento persone giunte dalle 21 alle 22.30 erano in centodiciotto su un natante e settanta sul se-

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corriere della sera giovedì 31 marzo 2011 italia 515050585854 primo piano dal premier un appassionato messaggio d amore per l isola e di vicinanza per i suoi abitanti stefania prestigiacomo ministro dell ambiente 9 il racconto È stato l equipaggio di un peschereccio egiziano a recuperare i naufraghi «li ho visti morire accanto a me eravamo partiti da quattro giorni» uno dei sopravvissuti datemi ancora coperte mi sento gelare lampedusa «freddo mi ha detto di avere tantissimo freddo non smetteva di tremare» angelo lanza da anni guida l ambulanza che fa la spola tra il molo e il piccolo ambulatorio di lampedusa e anche ieri sera è stato il primo ad accorrere per prestare aiuto ai superstiti dell ultima tragedia della disperazione a conclusione di una giornata che sembrava da fine emergenza in ambulatorio fino a tarda sera era arrivato solo mohamed un ragazzo del sudan di appena 20 anni se ne sta rannicchiato sulla barella stretto nella coperta termica e in un altra coperta ancora nonostante nella stanzetta dell ambulatorio ci sia un caldo soffocante «quando lo abbiano caricato in ambulanza sembrava come imbalsamato racconta lanza non aveva alcuna reazione era irrigidito e dopo che gli abbiamo dato la coperta termica ha voluto ancora un altra coperta e così è rimasto per ore sembrava paralizzato forse per la paura» ora dorme mohamed cercando a fatica un minino di serenità dopo aver visto morire i suoi compagni «siamo partiti dalla libia ha raccontato ai soccorritori e undici delle persone che erano con me sono morte in mare noi siamo stati soccorsi da un peschereccio eravamo partiti quattro giorni prima che i miei compagni finissero in mare» solo questo brandello di racconto che si aggiunge a dichiarazioni analoghe rese dagli altri superstiti agli uomini della capitaneria non c è nient altro per ricostruire i contorni di questa ennesima tragedia anche il numero di persone a bordo della carretta è incerto probabilmente 17 ma c è anche chi parla di 35 come restano ancora poco chiare le circostanze del naufragio e chi realmente sia intervenuto a prestare soccorso i superstiti hanno parlato di pescherecci egiziani ma le autorità portuali mantengono un certo scetticismo nelle prossime ore forse se ne capirà di più a quanto pare la notizia della tragedia sarebbe arrivata a lampedusa ancora prima dei superstiti una circostanza apparentemente strana per la quale comunque hanno una spiegazione proprio gli stessi sanitari «gli immigrati dicono hanno contatti telefonici e quando non vedono arrivare coloro che sanno essere partiti danno l allarme» quanto a mohamed pensa solo a riprendersi dal torpore e dal grande freddo che lo ha lasciato senza parole degli altri superstiti al poliambulatorio non sanno nulla «questo e l unico che abbiamo assistito spiega il medico di guardia mario montana è arrivato al molo a bordo di una motovedetta della capitaneria che ci ha allertato che fine abbiano fatto gli altri non lo sappiamo potrebbero essere in buone condizioni già al centro di accoglienza oppure potrebbero arrivare nelle prossime ore» quanto alle condizioni di salute di mohamed l infermiera di turno antonia la rosa si limita a leggere il referto medico «stato di ipotermia dolori addominali spiega che poi è quello che ci ha detto lui ciò fa pensare che siano realmente partiti quattro giorni prima della tragedia» mohamed non ha raccontato null altro ai suoi soccorritori nonostante la ressa di giornalisti lui non ha avuto alcuna reazione i suoi ricci il suo viso scolpito vengono bersagliati dai flash dei fotografi ma lui non si scompone mohamed ha solo freddo e sembra non curarsi di nient altro condo poi un altra sgangherata carretta con quaranta disperati fra i quali una donna tutti approdi avvenuti mentre al molo commerciale fino all altra notte invaso da tremila tunisini appollaiati anche nell accampamento allestito sulla «collina del la vergogna» venivano spazzati gli angoli immondi cominciando una disinfestazione necessaria per impedire l esplosione di una epidemia forse scongiurata in extremis con le partenze avviate ieri in porto l arrivo di un barcone di immigrati sulle coste siciliane felice cavallaro © riproduzione riservata tragedia nel 2006 uno dei dieci sopravvissuti ad un affondamento di un gommone carico di clandestini viene soccorso in porto a lampedusa il bilancio è di dieci morti e venti dispersi alfio sciacca © riproduzione riservata il commento l impossibilità di ospitarli tutti e la battutaccia in dialetto di bossi le parole da misurare per decenza morale davanti alle tragedie rimpatri inevitabili ma aboliamo i toni offensivi segue dalla prima per tutti noi ma soprattutto per chi in questi giorni ha dato l idea di curarsi esclusivamente dei guai interni creati dall ondata di immigrati dei rapporti con l europa che se ne lava le mani dei rischi politici ed elettorali della necessità di distinguere tra profughi e i clandestini c erano eritrei e nigeriani par di capire su quel gommone cercavano di venire qui perché fuggivano «solo» dalla fame o anche viste le tensioni etniche e le guerre tribali e religiose che sconvolgono i loro paesi dalle persecuzioni politiche erano profughi da accogliere sia pure di malavoglia o clandestini da ributtare sbrigativamente sulla loro sponda certo non possiamo accoglierli tutti lo scrive nel libro «ero straniero e mi avete ospitato» col dolore di chi vorrebbe poter fare di più anche un uomo santo come padre enzo bianchi il priore della comunità di bose «occorre riconoscere che esistono dei limiti nell accoglienza non i limiti dettati dall egoismo di chi si asserraglia nel proprio benessere e chiude gli occhi e il cuore davanti al proprio simile che soffre ma i limiti imposti da una reale capacità di fare spazio agli altri limiti oggettivi magari dilatabili con un serio impegno e una precisa volontà ma pur sempre limiti» in astratto c è chi dirà che non è giusto che ogni uomo ha diritto a emigrare sognare cercarsi un suo angolo del mondo partire per «catàr fortuna» come dicevano i nostri nonni che se ne andarono da un veneto poverissimo diretti in america in brasile o in transilvania «a menar la carioleta ché l italia povareta no l ha bezzi da pagar» forse cristianamente occorrerebbe aggiungere la parola «purtroppo» non possiamo accoglierli tutti purtroppo ma così è non possiamo come scrive padre bianchi «siamo consapevoli che quasi mai il panaufragi a destra nel 2008 un barcone affonda a 50 miglia dalla libia muoiono in 13 e 27 si salvano grazie a delle gabbie per tonni sopra nel 2006 soccorsi a lampedusa ai superstiti di una nave affondata ma i dispersi furono 50 ne va verso i poveri e quasi sempre i poveri vanno verso il pane così come siamo sempre più coscienti della radicale uguaglianza di tutti gli esseri umani di fronte a dio e dell universalità dei loro diritti ma questo non significa praticare un accoglienza passiva acritica e illimitata degli immigrati» proprio per questo però proprio perché siamo chiamati in questi giorni a prendere decisioni durissime sulla pelle di migliaia di persone che si sono imbarcate inseguendo un sogno come milioni e milioni di italiani di una volta dobbiamo misurare le parole pesarle bene per rispetto verso tutti quei nostri emigranti che furono clandestini per decenza morale verso chi come ieri perde la vita in questi viaggi infernali ma più ancora se volete per buon senso si può gestire un problema come l emergenza umanitaria di questi giorni aggravata dalla scelta di tanti paesi europei di lasciarci soli alle prese con l ondata solo se viene messa al bando ogni parola che puzzi anche lontanamente di razzismo non abbiamo altra scelta che riportare a casa loro gli immigrati che non hanno diritto allo status di pro fugo per motivi politici religiosi sessuali possiamo farlo solo se non aggiungiamo al rifiuto che già vivono come una ferita l insulto il disprezzo l odio messo alle strette un paese già in pesanti difficoltà può essere costretto a rimpatriare chi ha cercato di immigrare «solo» per motivi economici certo non può chiamarlo «bingo bongo» o «marocchino di merda» né dirgli «foera di ball» non solo perché il rapporto dell onu sulle migrazioni del 2009 dice che chi lascia oggi il terzo mondo per venire in occidente vede in media «un incremento pari a 15 volte nel reddi to un raddoppio dei tassi di iscrizione alle scuole e una diminuzione pari a 16 volte nella mortalità infantile» cosa che spingerebbe chiunque di noi al posto loro con la crisi paurosa che affonda l africa abbandonata al suo destino a tentare l avventura ma perché il dialetto lombardo usato per quella battutaccia è lo stesso dei pavesi che emigrarono nella pampa argentina dei valtellinesi finiti nel queensland dei bresciani vittime con liguri e piemontesi del massacro di aigues mortes dov erano accusati di «rubare il lavoro» ai francesi nelle saline della camargue dei bergamaschi finiti addirittura nelle miniere degli inglesi nel karnataka nell india meridionale l italia si dice non è un paese razzista certo abbiamo meno problemi di quanti ne abbiano i paesi che facevano parte del blocco comunista dove il crollo della tragica illusione dell assoluta eguaglianza fra gli uomini è stata seguita da rivendicazioni identitarie spesso dichiaratamente razziste se non addirittura neonaziste e la stessa lega nord guidata dall autore della spropositata battuta dell altro ieri può rivendicare di aver dato prova in tante realtà locali ad esempio treviso d uno spirito di accoglienza e integrazione che contano più di tante sparate xenofobe di più è leghista sandy cane cognome inglese si pronuncia «kein» la quale a dispetto degli sfoghi dei malpancisti sul forum di radio padania è stata eletta a viggiù primo sindaco italiano di pelle nera con tanto di fazzolettino verde d ordinanza i rigurgiti di odio razzista online però ci dicono che dobbiamo stare attenti tanto più che veniamo da una storia di orrori in particolare nei confronti dei libici e degli africani ce lo ricordano foto famose e tremende come quelle dei lager nel deserto della sirte dove morirono a decine di migliaia vecchi donne e figlioletti o quella della fucilazione di un gruppo di civili tra i quali c era un bambino siamo quindi chiamati a maggiori responsabilità di più i problemi crescenti alla frontiera di ventimiglia dove la francia guidata con piglio muscolare dal figlio di un immigrato ungherese respinge bruscamente quanti cercano di entrare ci ricorda un altro pezzo della nostra storia come ha dimostrato definitivamente con migliaia di documenti nel libro «il cammino della speranza» lo studioso sandro rinauro «gli italiani hanno detenuto a lungo il primato dell esodo clandestino» anche in francia un solo esempio «secondo il direttore dell office national d immigration pierre bideberry tra il 1946 e il 1966 ben il 90 per cento dei familiari degli immigrati italiani era entrato «per migrazione spontanea» ossia non autorizzata ed era proprio lì a ventimiglia spiegano la professoressa simonetta tombaccini nel saggio «la frontière bafouée» la frontiera beffata o i reportage di tommaso besozzi che tanti italiani cercavano di raggiungere illegalmente la francia anche a costo di rischiare la vita al passo del diavolo come toccò a decine di poveretti volati nel vuoto «come fenicotteri» l ultimo dei «nostri» a cadere lì dove in questi giorni si avventurano i maghrebini si chiamava mario trambusti aveva poco più di vent anni veniva da bagno di ripoli si sfracellò la mattina di capodanno del 1962 gian antonio stella © riproduzione riservata

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10 primo piano italia 515050585854 giovedì 31 marzo 2011 corriere della sera immigrati il governo berlusconi a lampedusa «libero l isola in due giorni» «via i migranti apriremo un casinò» primi 1.400 imbarchi da uno dei nostri inviati lampedusa il piano del «ghe pensi mi» ha i toni di quelli annunciati a napoli e l aquila come dicono gli oppositori raccolti sotto il municipio di lampedusa ma sono voci soffocate dagli spintoni di chi si libera dei «comunisti» e dagli applausi di pescatori e albergatori dei commercianti e delle mamme pure le mamme che l altro giorno urlavano contro il governo ieri catturate dal magnetismo del cavaliere piombato nell isola che non ne può più per promettere di liberarla dai 6 mila tunisini «in 48-60 ore» e di ricostruire l immagine di questo paradiso con un vero e proprio contratto niente rispetto a quello firmato nel salotto tv di bruno vespa stavolta il piano scivola lungo una ventina di punti snocciolati a un popolo in visibilio entusiasta dei tre aggiunti all ultimo momento anche per costruire qui un campo da golf una scuola un ospedale e perché no un casinò acclamazioni a ogni annuncio anche quando il cavaliere rimprovera i lampedusani per gli intonaci grigi per la terra brul le promesse «ci saranno un piano per fognature ed elettricità e una moratoria fiscale bancaria e previdenziale» la proponendo un «piano colore» in modo da calare sull isola il «modello portofino» alla fine della giornata quando ha pure annunciato di mettere radici nell isola con l acquisto di una villa molti parlano di show di illusioni a buon mercato e ribattezzano il premier «silvio la qualunque» ovviamente con riferimento allo spregiudicato personaggio cinematografico di albanese come dicono i senatori pd roberto della seta e francesco ferrante tornando a roma mogi mogi perché sotto quel palco dove fioccavano ovazioni al vero silvio sono stati spinti e allontanati di malo modo da qualche energumeno con l orticaria per i «comunisti» arroganza e volgarità rovesciate anche su chi voleva esporre cartelli di protesta non ne sono mancati ma sulla scena prevalgono le promesse del cavaliere e alcuni fatti concreti a cominciare dalla partenza dei primi 1.400 tunisini imbarcati su uno dei cinque traghetti che arrivano con la nave militare san marco per una bonifica dell isola avviata fra nuove tensioni fra i tunisini rimbalza infatti con terrore il progetto di essere rispediti a casa con i rimpatri forzati concordati con il nuovo governo dal ministro maroni un corteo in serata «no al rimpatrio» e una voce «meglio morire qui che tornare laggiù» una preoccupazione per le il comizio il premier a lampedusa interviene sull emergenza immigrazione milestone media mamme che con le rumorose proteste di lunedì hanno fatto smuovere il governatore raffaele lombardo «con tutto il rispetto per i mariti le vostre mogli sono meravigliose» e berlusconi pronto a osare pure con una barzelletta sul sesso le rassicura esponendo il piano prodotto dopo i blocchi e le barricate davanti a migliaia di migranti accampati all aperto la svolta stando al premier riguarderebbe anche il centro accoglienza destinato a chiudere perché sostituito da «una nave da 2 mila posti sempre al largo» altro punto del «contratto» è la notizia che sulle coste nordafricane compreremo i pescherecci per evitare le partenze non si è capito a spese di chi vista la battuta «così quando mi ritiro vado a pescare» incassati sorrisi e applausi per i 140 soldati che puliranno la collina della vergogna berlusconi è passato ai «rimborsi» per i danni subiti da la nota di massimo franco in cerca di vie d uscita obbligate ma difficili per la latitanza europea a l artigiano e la chiusura a s l armonia dei rivetti fissati a intervalli regolari da una mano rigorosa e precisa come un metronomo il taglio esperto di un prezioso bordo di tela monogram per applicare cerniere e chiusure i gesti per creare un baule si ripetono immutati oggi come ieri la meraviglia e l esclusività di un bagaglio destinato ad attraversare lo spazio e il tempo l netto degli annunci pirotecnici di campi da golf e casinò da costruire a lampedusa e dell acquisto di un altra villa silvio berlusconi ha detto che entro due giorni l isola non avrà più immigrati anzi la sua visita-lampo di ieri è avvenuta proprio perché palazzo chigi aveva pronto il piano di sgombero non si tratta di una soluzione definitiva tuttavia e le dimissioni date ieri dal sottosegretario all interno alfredo mantovano segnalano un esasperazione che allunga un ombra sull operazione il blitz a lampedusa finisce per apparire il tampone a un emergenza che sta trasformando il governo in bersaglio di una popolazione esasperata il responsabile del viminale roberto maroni ammette che «se non si fermano gli sbarchi non si può far fronte all emergenza umanitaria» non solo anche l annuncio del capo della lega umberto bossi secondo il quale berlusconi svuoterà lampedusa «mandando via» gli immigrati va interpretato per ora saranno smistati in alcuni centri in italia forse una parte un migliaio ritorneranno subito in tunisia ma i tempi saranno più lunghi di quelli pretesi dal carroccio insomma il premier ha cercato di ritagliarsi un ruolo quasi da esorcista promettendo esenzioni fiscali e zone franche ha voluto evocare un futuro meno drammatila visita lampo co della realtà terribile delle ultime settimane la nave alla radel premier da di fronte all isola dovrebbe tampona garantire che l umanità in arrivo dal maghreb sarà immediama non risolve tamente imbarcata e riportata l emergenza indietro in realtà quella presenza trasmette una simbologia ambigua mostra la volontà del governo di contrastare traversate che assumono la frequenza e l intensità di un esodo ma ricorda in parallelo che il pericolo dell immigrazione clandestina dal nord africa è incombente la nave è un monumento galleggiante all impossibilità di una strategia diversa da quella del giorno per giorno e l italia rimane sola sembra sia stato ricontrattato un accordo con le autorità tunisine perché frenino le partenze continua a mancare però un interlocutore a livello europeo l unico che permetterebbe di decongestionare i centri italiani e dare il senso di uno sforzo collegiale lo scarto di un personaggio stimato come mantovano per il numero eccessivo di immigrati a manduria in puglia aggiunge allarme che rientri al governo o meno «in questo periodo l ue è inerte» dice il ministro degli esteri franco frattini la risposta piccata arrivata da bruxelles conferma però che la commissione non cambierà atteggiamento non bastasse il governo rimane sotto pressione per l accelerazione sul processo breve «berlusconi è andato a lampedusa per portare i riflettori lì mentre alla camera si comprava il salvacondotto» infierisce il segretario del pd pier luigi bersani e le contestazioni contro il centrodestra fuori del parlamento dicono che la tensione aumenta © riproduzione riservata

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corriere della sera giovedì 31 marzo 2011 italia 515050585854 primo piano 11 responsabilità la francia è colpevole di una grave mancanza di solidarietà franco frattini ministro degli esteri aiuti l europa dice all italia «arrangiatevi» noi non possiamo dire lo stesso alla sicilia pier ferdinando casini leader udc i trasferimenti l ipotesi del viminale di lasciare una nave all ingresso del porto per impedire nuovi sbarchi ma tunisi frena i rimpatri dei clandestini il governo corre ai ripari dieci nuovi centri provvisori uno sarà a ventimiglia roma il rifiuto della tunisia ai rimpatri di massa costringe il governo a rivedere il piano di trasferimento degli stranieri da lampedusa e a rimodulare le misure che erano già state decise per fronteggiare l ondata di arrivi dei migranti dalle coste dell africa sono almeno dieci i nuovi centri provvisori che dovranno essere allestiti prevedendo una capienza complessiva di ulteriori 20.000 lampedusa un piano per fognature e elettricità un piano promozione turistica con servizi commissionati a rai e mediaset una moratoria fiscale bancaria previdenziale «per un anno almeno» la riduzione del prezzo del gasolio per i pescatori e la creazione di «un area a burocrazia zero » per evitare pastoie a chi vuol aprire bar e boutique «ma si può fare?» sussurrava giulia pirattini una ragazza di ravenna che vorrebbe gestire un negozio quesito schiacciato dal boato del successivo annuncio «chiederemo con forza all europa di fare di lampedusa zona franca » come dire «niente tasse per tutti» premio iniziale di una campagna che dovrebbe concludersi con la candidatura dell «isola frontiera» al nobel per la pace la garanzia che il contratto non evapori eccolo ironico «l acquisto della villa dimostrazione del mio interesse personale e se leggerete sui giornali della sinistra di un altro conflitto di interessi beh vorrà dire che io e voi ci faremo i nostri interessi» l apoteosi annullato ogni dubbio come i cartelli fatti sparire per ordine del sindaco de rubeis cinque minuti prima dell arrivo del premier «questo sì questo no e leva quello di mezzo e basta cu sta m di cartelli sennò `u presidenti nun nesci e iu minni vaio a casa» minaccia di non far uscire silvio e di andarsene a casa svanita nel trionfo del comizio culminato nella chiusa papale del primo cittadino «andate a casa e abbracciate i vostri figli» con sorpresa di don stefano il parroco in trincea una smorfia di disappunto «ci copiano » posti che si aggiungeranno a quelli già a disposizione nelle strutture e uno sarà sistemato a ventimiglia lì dove si stanno ammassando gli stranieri che vengono respinti dalla polizia francese lo smistamento delle navi non esclude che alla fine le autorità di tunisi possano accettare almeno cento o duecento persone che abbiano dato l assenso a tornare a casa ma è un eventualità che fino a ieri sera non era stata presa in considerazione visto che nonostante le rassicurazioni sul buon esito delle trattative fornite dal finanziere tarak ben ammar il mediatore scelto dal presidente silvio berlusconi non è arrivato alcun segnale concreto anzi i segnali non vengono ritenuti affatto positivi È dunque l unità di crisi riunita al viminale dal ministro dell interno a scandire tempi e modi dello «sfollamento» dall isola le prime navi che lasciano lampedusa faranno rotta verso manduria in puglia dove la tendopoli è già pronta e questo ha portato ieri alle dimissioni del sindaco con procedura più lenta per consentire l allestimento dei centri che devono avere moduli abitativi cucine da campo servizi igienici servizi mensa e luoghi dove effettuare l iter per l identificazione gli altri stranieri saranno portati a trapani a santa maria capua vetere a caltanissetta a potenza e a pisa nelle intenzioni manifestate dal ministro dell interno roberto maroni c è quella di completare i trasferimenti entro domenica il dipartimento di pubblica sicurezza ha un ruolo chiave in questa partita perché la legge impone una vigilanza costante dei luoghi dove si trovano gli extracomunitari senza permesso di soggiorno che sono destinati all espulsione e infatti sono centinaia i poliziotti che dovranno essere impiegati nei controlli con un potenziamento dei contingenti già predisposto dal prefetto antonio manganelli a manduria sono stati inviati 250 uomini oltre ai reparti di prevenzione anticrimine della polizia e alle unità dei carabinieri in tutti gli altri centri saranno invece inviati gruppi composti da almeno 150 appartenenti alle forze dell ordine le autorità tunisine assicurano di aver ripristinato i controlli per fermare le partenze ed effettivamente nelle ultime ore non si sono registrati arrivi ma questo non basta a rassicurare non a caso al viminale si sta valutando la possibilità di adottare misure completamente nuove dopo aver completato l evacuazione di lampedusa l ipotesi è quella di lasciare una o due navi all ingresso del porto che possano servire da deterrente per chi parte dall africa e crede di poter agevolmente approdare sull isola la proposta esaminata ieri mattina è quella di effettuare a bordo i primi atti di riconoscimento per dividere i migranti senza permesso di soggiorno da chi invece ha diritto a chiedere lo status di rifugiato e poi effettuare subito lo smistamento senza che queste persone tocchino terra al momento sono circa ventimila gli stranieri ospitati nelle strutture fisse e in quelle temporanee però il timore è che già nei prossimi giorni senza la sigla di un nuovo accordo con la tunisia questo numero possa addirittura raddoppiare e dunque si tratta con le regioni per convincere i governatori a mettere a disposizione le aree dove allestire altre tendopoli l impegno è che siano lontane dai centri abitati costan lo smistamento si creeranno 20 mila posti da aggiungere a quelli già disponibili si cerca di trasferire tutti entro domenica temente vigilate e soprattutto provvisorie nonostante le pressioni della lega maroni è consapevole che l emergenza non potrà gravare esclusivamente sul meridione e dunque sono già state individuate zone in piemonte lombardia emilia romagna e liguria campi dove saranno ospitati fino a 500 migranti che aspettano di essere rimpatriati un attesa che questo dicono le norme approvate anche in sede europea può durare fino a 18 mesi imbarchi e città le prime navi da lampedusa fanno rotta a manduria in puglia le altre andranno a trapani santa maria capua vetere caltanissetta potenza e pisa fiorenza sarzanini © riproduzione riservata felice cavallaro © riproduzione riservata l annuncio cercata al volo su internet la casa costa un milione e mezzo «così la sinistra potrà dire che ho un conflitto di interessi» e il premier si compra la villa di un barone «sono uno di voi se vi deludo imbrattatela» da uno dei nostri inviati lampedusa allora si costeggia la collina detta del disonore con le tende di plastica i falò e l odore forte delle toilette a cielo aperto per decine di tunisini poi si costeggia la strada dell aeroporto col filo spinato poi si supera la baracca di «gerry fast food» patatine panini crocchette e panelle si arriva al civico 3 ed ecco la villa numero 26 del presidente berlusconi o meglio quella che lui stesso in persona ha annunciato che lo diventerà anche se ancora non è stato versato un euro ma la trattativa con i proprietari i baroni siciliani de stefani sorella e fratello pare ben avviata berlusconi ha dato l annuncio alla fine del suo discorso programmatico sul futuro di lampedusa davanti al municipio «per dimostrarvi che non mento divento uno di voi ho comprato una villa sulla costa francese» nella piazza che pure aveva molto applaudito momento di generale dubbio la costa francese ma il presidente del consiglio si è subito ripreso «alla cala francese!» qualche ora più tardi nella base aeronautica spiega i due motivi che l hanno spinto a cercare o a farsi cercare su internet le offerte immobiliari dell isola 1 «per far vedere l impegno diretto personale su lampedusa così da dimo strare che non potrò dimenticarmi di quest isola» 2 «per dare ai giornalisti sempre arrabbiati la possibilità di dire che c è un conflitto d interessi racconteranno che tutto quello che farò per lampedusa lo farò per alzare i prezzi delle case» ma c è una terza ragione «chiunque sarà scontento delle mie azioni potrà andare ad im brattarla quella casa » nel tardo pomeriggio il cancello della villa che sarà di berlusconi è aperto i baroni de stefani che ora sono stabiliti a roma ci hanno vissuto per un periodo poi l hanno data in affitto d estate alla famiglia montanari quella del confetto falqui ad esempio o all attore gian maria volontè da tempo la villa è in vendita inquilini celebri d estate venne affittata alla famiglia montanari quella del confetto falqui e all attore gian maria volontè il giardino e la spiaggia due piani cinque stanze e tre bagni con un giardino da duemila metri e un vialetto che porta direttamente in spiaggia senza successo l arrivo in scena di berlusconi è stato per i baroni un po come quelle del deus ex machina nella tragedia greca si tratta su una cifra attorno al milione e mezzo di euro poi ce ne vorranno almeno altri trecentomila per rimetterla a posto nella struttura attuale l asso è la posizione perché dalla villa parte un vialetto che in cinquanta metri porta a una spiaggetta oggi molto sporca per la verità e poi direttamente dentro la celebre acqua turchese di lampedusa si gode meglio l alba del tramonto da qui ma la vista illanguidisce comunque il cuore per il resto un giardino di duemila metri quadrati con pini margherite ulivi agavi e le «due palme» che danno il nome al tutto la casa è tipica di queste parti bianca con le finestre verdi e i pilastrini rotondi due piani trecento metri quadrati cinque stanze otto posti letto tre bagni un tetto di cannucce una malinconica doc cetta da giardino un tavolo nel patio di marmo e bianche vili piastrelle migliaia di miglia di distanza dai fasti di villa certosa in sardegna o dal complesso di antigua di berlusconi ma terreno intorno ce n è parecchio e le vie dello sviluppo di lampedusa dopo la giornata di ieri sembrano essere molte campo da golf casinò piantumazioni e colori una novella portofino «i giornali di sinistra ha detto berlusconi davanti al municipio scriveranno ecco un nuovo conflitto di interessi del presidente del consiglio e io vi dico ma sì facciamoci i nostri interessi!» un ultima nota si narra in paese che nel terreno della «villa delle due palme» una monachella abbia sepolto ai tempi dei pirati un anfora piena di monete d oro mai ritrovata la vita può essere anche una favola andrea garibaldi © riproduzione riservata

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corriere della sera giovedì 31 marzo 2011 italia 515050585854 primo piano 13 immigrati lo strappo sua parola oltreché quella del viminale che sarebbero stati gli ultimi sostenuto per questo dal sindaco di manduria che ieri si è dimesso subito dopo di lui lo dice esplicitamente il ministro della difesa ignazio la russa «credo che mantovano ci possa ripensare solo nel caso in cui venga ascoltato lui ha una grande competenza tecnica credo che le sue valutazioni andrebbero ascoltate» la questione non è solo tecnica ma politica anche perché malgrado le promesse i centri per i clandestini organizzati da maroni stanno sorgendo solo dalla toscana in giù atri due sbancamenti sono in corso non lontano da manduria a carapelle foggia e a san pancrazio salentino brindisi e dai governatori leghisti arrivano solo promesse di accogliere i «profughi» non i clandestini lo stesso accordo siglato ieri tra governo ed enti locali lascia nel vago l impegno ad assicurare «un criterio di equa e sostenibile attribuzione» dei clandestini sulla questione meridionale mantovano incassa la solidarietà dal pdl gianni alemanno «in puglia e in tutto il mezzogiorno la situazione è molto critica È necessario un chiarimento nel governo» e il berlusconiano osvaldo napoli aggiun in puglia e in tutto il mezzogiorno la situazione è molto critica È necessario un chiarimento nel governo gianni alemanno pdl «l italia deve capirci» «troppi in puglia» mantovano lascia il sottosegretario polemico con il governo raddoppiato il «tetto» degli immigrati roma aveva garantito da manduria che in quella tendopoli non sarebbero arrivati più di 1500 clandestini e in tutta la puglia non ci sarebbero stati altri campi ha scoperto dalle parole di silvio berlusconi che non è così e che c erano invece altri «1.450 migranti già filmati e schedati» su una nave «che si dirigerà al porto di taranto e da lì saranno condotti a manduria» il sottosegretario dell interno leccese alfredo mantovano non ha aspettato oltre e senza clamore nè polemiche si è dimesso da sottosegretario dell interno guastando la festa di lampedusa liberata e aprendo un problema politico non da poco una questione «sudista» in un pdl già scosso dalla linea dura della lega sui clandestini sintetizzata da umberto bossi nel «fora di ball» a nulla fino a tarda sera è valso il tentativo di appianare del ministro dell interno leghista roberto maroni che non aveva comunicato al suo vice con delega alla pubblica sicurezza non estranea al problema clandestini la decisione su manduria e ha telefonato a mantovano solo dopo le dimissioni invitandolo a soprassedere su una «scelta temporanea» dettata ha spiegato il ministro «dalla necessità di trovare una soluzione in attesa che siano approntati altri campi già in allestimento anche in altre regioni» un colloquio dal quale maroni è uscito ottimista convinto che la questione «possa rientrare» un ottimismo non del tutto condiviso dall entourage di alfredo mantovano consapevole che la questione non possa essere sanata in modo astratto ma solo ripristinando le condizioni sulla base delle quali il sottosegretario aveva affrontato le contestazioni dei suoi conterranei per l arrivo di oltre 800 tunisini in più del prestabilito dando la ge «mantovano è una persona riconosciuta da tutti come molto per bene e preparatissima ma le sue dimissioni devono essere respinte entusiasmo nel centrosinistra la pd livia turco apprezza «il sussulto di dignità» e il pd alberto losacco rincara «mantovano è vittima del voto di scambio il governo ha svenduto il sud alla lega in cambio del voto sul processo breve» solidarietà anche da nichi vendola «è stato ingannato» e dal leader dell udc pier ferdinando casini «mantovano è una persona seria in un governo che dice doppie verità» tunisi i «diktat» dopo due giorni di trattative convulse dal nostro inviato virginia piccolillo © riproduzione riservata il piano del viminale fino a gli immigrati previsti a fronte della popolazione 100 fino a 3.800 fino a 8.300 fino a 900 fino a 1.000 valle d aosta piemonte lombardia trentino a a friuli v g 127.866 4.446.230 9.826.141 1.028.260 1.234.079 fino a 4.200 veneto fino a 1.300 marche 4.912.438 fino a 1.559.542 fino a 3.700 300 e romagna molise 4.395.569 fino a 320.229 fino a 1.400 abruzzo la scelta alfredo mantovano classe 1958 leccese magistrato diventa sottosegretario agli interni nel 2008 all inizio dell attuale governo berlusconi ieri le dimissioni liguria 3.500 puglia 1.615.986 fino a 1.338.898 fino a 4.084.035 3.200 toscana 800 umbria 3.730.130 900.790 il caso si dimette anche il sindaco del centro pugliese preso in giro fino a lazio 4.800 fino a 5.000 500 campania da manduria alla toscana «travolti da scelte sbagliate» rossi esecutivo cieco ci mandano 400 disperati milano «cose da matti e io di matti me ne intendo» il primo amministratore caduto sul fronte di questa emergenza è un colonnello dell esercito in aspettativa a milano dove lavora da 25 anni come psichiatra «io sono un militare ho un mio codice d onore non posso accettare di essere preso in giro» ieri doveva essere una giornata speciale ma per altri motivi paolo tommasino festeggiava l anniversario dell elezione a sindaco della sua manduria niente candeline invece solo una lettera di dimissioni «cos altro posso fare il nostro territorio omai è conquistato io mi sono fidato e guarda come è andata a finire travolti sommersi traditi» la figuraccia gli brucia ancora appena due giorni fa in un consiglio comunale così straordinario da essere convocato di prima mattina aveva portato con sé l amico e compagno di partito alfredo mantovano «fidatevi non ne arriveranno più di quanti ce ne sono adesso» era stata la promessa ad ascoltare la registrazione della seduta un giuramento l ostensione del sottosegretario agli interni aveva calmato animi piuttosto accesi alle prese con le lamentele dei contadini che vivono intorno alla tendopoli mantovano aveva anche combinato l incontro al viminale con maroni volevano avviare la seconda fase un accordo con la regione per la redistribuzione degli immigrati sul territorio e lo smantellamento del campo mentre era in treno da bari e roma tommasino aveva già scritto la lettera di dimissioni per scaramanzia e non solo per quella lunedì durante la sua visita al campo di manduria aveva notato un aumento esponenziale delle tende e la circostanza gli aveva fatto sorgere un leggerissimo sospetto poi le voci e infine ieri mattina mentre era nella sala d aspetto del ministero la notizia di altri 1.600 arrivi il colonnello ha girato i tacchi ed è tornato a casa non c era altro da capire «cinquecento poi 1.400 e adesso chissà quanti altri mi sono fidato di istituzioni nelle quali ho creduto per tutta la mia vita la ricompensa è questa non è possibile essere trattati così ci conquistano con il raggiro sfruttando la nostra buona fede tutto deciso dall alto mi conceda la retorica da militare per me la libertà e la dignità sono valori imprescindibili buon proseguimento facciano senza di me» i dimissionari gli arrabbiati gli insoddisfatti sicilia e basilicata incassano in silenzio la campania ha lasciato gestire la trattiva al prefetto all incontro di ieri con maroni si è presentato solo un assessore segno di una certa voglia di disimpegno il posto è la caserma andolfato un piazzale enorme e dismesso che si affaccia sulla strada per santa maria capua a vetere ai bordi della provincia di caserta ottocento tende per ora «non sarà facile farlo digerire alla popolazione» commentano fonti vicine al governatore stefano caldoro «quella è già una zona ad alta densità di immigrati» e nell area di napoli alle prese con l ennesima crisi dei rifiuti l arrivo degli immigrati potrebbe rappresentare una 5.681.868 5.824.662 fino a basilicata tunisi «inaccettabile» e all atto pratico anche «impossibile» il governo di tunisi lavora con l italia a un piano anti-immigrazione clandestina ma rifiuta ogni ipotesi di «rimpatri forzosi» e pone tre condizioni «irrinunciabili» primo saranno ripresi solo cittadini tunisini identificati sulla base delle convenzioni internazionali secondo saranno riammesse solo le persone che effettivamente vogliono rientrare terzo no a «riconsegne di massa» hichem bayoudh è uno degli uomini chiave nella difficile trattativa con roma sbuca dopo due giorni di telefonate surreali rimbalzate da un ufficio all altro di un amministrazione statale sbrindellata e confusionaria come è inevitabile che sia in un paese fresco di rivoluzione bayoudh è il direttore generale del ministero degli esteri ha il grado di ambasciatore e forse ne ha anche il talento a giudicare da come posiziona il suo ragionamento «stiamo vivendo un periodo di difficile transizione e abbiamo bisogno della comprensione e dell aiuto dei nostri amici italiani» dopodiché tira fuori due foglietti e sempre con sorrisi e parole sommesse comincia a demolire «il piano maroni» «il governo italiano vuole mandarci una nave con mille tunisini mille noi stiamo discutendo da diversi giorni ma questo numero non è mai venuto fuori al tavolo del negoziato comunque è un ipotesi che contrasta con le procedure già concordate con il ministero dell interno italiano» l ambasciatore sostiene che sulle «tre condizioni di base italia e tunisia sono d accordo» in particolare i nordafricani insistono sul requisito del consenso tocca all immigrato 588.879 fino a 1.400 fino a sicilia 4.300 fino a 1.700 sardegna calabria 1.672.404 fonte ministero dell interno 5.042.992 2.009.330 d arco l uomo-chiave uno degli uomini-chiave è hichem bayoudh direttore generale del ministero degli esteri abbiamo bisogno di comprensione e solo a lui anche se clandestino decidere se tornare indietro oppure no «È un problema di diritti universali dice bayoudh noi capiamo il disagio dei nostri amici di lampedusa e ci stiamo impegnando per risolverli quanto prima però chiediamo anche agli italiani di tenere conto dell opinione pubblica del nostro paese non vogliamo subire misure che violino i diritti fondamentali e poi ci sono gli accordi ancora in vigore noi possiamo accettare 4-5 rimpatri al giorno via aerea e una dozzina via nave non certo centinaia di migranti in una settimana» c è solo una possibile eccezione «nell ultimo mese abbiamo riaccolto migliaia e migliaia di nostri concittadini scappati dalla libia ma tutti erano identificati e tutti volevano rientrare non credo che sia realistico immaginare uno scenario del genere per lampedusa» in realtà al di là delle questioni di principio che pure ci sono in queste ore sta emergendo la difficoltà tutta politica del «dialogo» tra roma e tunisi per l esecutivo provvisorio di beji caid essebsi il «caso lampedusa» è una grana che non figura tra le mille urgenze di uno stato e di un economia da rifondare bayoudh dopo qualche insistenza riconosce per esempio che esercito e forze di polizia non sono in grado di garantire la sorveglianza dei 1.300 chilometri di costa «abbiamo perduto più o meno il 50 della nostra capacità» ancora una volta il direttore generale rilancia È arrivato il momento del secondo foglietto «l italia ci ha promesso l invio di materiale per potenziare la nostra attività di contrasto ecco la lista che abbiamo presentato 6 vedette rapide 6 motori per rimettere in mare i nostri battelli-ricognitori 30 motori fuoribordo 300 jeep 4x4 per pattugliare i sentieri sterrati che conducono alle spiagge totale della spesa 25 milioni ci servono entro pochi giorni se vogliamo dei risultati per cominciare basta anche la metà ma subito» variabile per nulla piacevole piccole lampedusa crescono l incipit di enrico rossi governatore della toscana lascia intendere il seguito la filiera pugliese dove dal sindaco ai presidenti di provincia e regione contestano la scelta del governo si ripropone più a nord «il governo è accecato dall ideologia la stessa che ha fatto dell isola siciliana l imbuto di questa emergenza dicono che arriveranno 18mila tunisini e preparano campi concentrazionali li ho appena sentiti definire in questo modo non elegante fatti tende e filo spinato» anche rossi è in treno di ritorno dall incontro con maroni era stato il primo a dare la sua disponibilità all accoglienza mettendo una serie di paletti e condizioni il governatore toscano «oltre a barare sui numeri hanno deciso di fare tutto loro un governo ideologico di stampo leghista» «era semplice bastava dichiarare l emergenza umanitaria e tentare di risolverla con comuni e regioni gli immigrati avrebbero attraversato il territorio e avrebbero proseguito per la francia invece agiscono d imperio non danno la copertura umanitaria e ci dicono che dobbiamo gestire le proteste troppo comodo» a gennaio il radar di coltano è arrivato quarto nell annuale classifica dei luoghi del cuore stilata dal fondo ambiente italiano la stazione radiotelegrafica guglielmo marconi venne inaugurata nel 1911 omaggio di vittorio emanuele iii all inventore italiano appena richiamato dalla cornovaglia per proseguire i suoi studi in patria «andrebbe recuperato e reso visitabile per restituirlo alla collettività» disse salvatore settis diventerà l obolo toscano nel cortile stanno per essere allestite 400 tende «non condivido la scelta del luogo non condivido il modo non condivido nulla» scusi governatore rossi ma la solidarietà non dovrebbe essere senza condizioni «oltre a barare sui numeri come nel caso di manduria hanno deciso di fare tutto loro un governo di stampo leghista a coltano arriveranno 400 disperati pericolosi per se stessi e per chi ci vive intorno» il posto è in una frazione agricola a sud di pisa fu sede del campo di prigionia dalle truppe americane nel 1945 vi rinchiusero trentamila militari della repubblica sociale italiana i lavori cominceranno questa mattina il sindaco di pisa marco filippeschi si dice pronto a denunciare il governo se il campo verrà aperto ieri sera intorno all ex radar c erano cinquecento trecento persone che protestavano «coltano non è un lager» «pisa è satura» si fermeranno anche di notte pronte ad impedire l accesso dei mezzi logistici che dovranno preparare l accampamento nel 1912 la stazione marconi fu l unica a captare l sos lanciato dal titanic speriamo bene marco imarisio coltano pisa l ex area militare che dovrebbe ospitare una nuova tendopoli © riproduzione riservata giuseppe sarcina © riproduzione riservata

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14 italia 515050585854 giovedì 31 marzo 2011 corriere della sera esteri al fronte i lealisti hanno ripreso i porti petroliferi di ras lanuf e brega figli i ribelli libici in rotta ripiegano verso bengasi il ministro degli esteri di gheddafi fugge a londra dal nostro inviato brega i comandi di gheddafi hanno imparato presto la lezione i jet della nato hanno bombardato le loro colonne di mezzi pesanti le concentrazioni di tank e camion lanciarazzi sono facilmente individuabili dai sistemi di puntamento di tornado e mirage niente problema da almeno tre giorni la nuova strategia è inviare unità mobili veloci e ben coordinate tra loro ma disperse sul territorio con i missili grad montati sui cassoni agilità ottimo sistema di comunicazioni e continuo flusso di munizioni dalle retrovie li aiutano a confondere la super-tecnologia alleata che opera dal cielo e da almeno lunedì non colpisce la loro corsa verso bengasi per il resto sanno di non avere problemi sul territorio le colonne dei rivoluzionari sono come boy scout all arrembaggio coraggiosi e spavaldi a parole conigli impreparati al primo sparo troppo vicino fronteggiarli è un gioco da ragazzi «siamo in ritirata strategica» dichiarano i loro ufficiali in verità scappano a gambe levate nelle ultime 48 ore i pro-gheddafi sono avanzati di circa 300 chilometri ora si trovano nelle zone desertiche che precedono la cittadina di ajdabiya meno di 160 chilometri più a est c è bengasi e pensare che solo quattro giorni fa i ribelli sognavano ancora di catturare sirte poi c è stato il crollo arrivati nella zona di nufeila si sono fermati qui era il confine storico tra est e ovest che il regime coloniale italiano cercò artificiosamente di cancellare settant anni or sono ma dove invece correva l antica divisione amministrativa ottomana tra le regioni della cirenaica che dipendevano direttamente da istanbul e invece la provincia autonoma di tripoli e proprio da qui hanno contribuito alla controffensiva le tribù e i gruppi di popolazione più legati al colonnello i capi dei ribelli a bengasi non lo vogliono ammettere «il dittatore ricorre a mercenari africani ne ha 3.600 sul nuova strategia per evitare le bombe alleate al posto di colonne di mezzi pesanti le truppe lealiste usano unità mobili sparse l avanzata le truppe pro-gheddafi hanno invaso brega senza incontrare resistenza gli insorti sono stati costretti alla fuga campo abbiamo le prove che uno dei suoi comandanti è issah taahr tra i massimi responsabili dell esercito del ciad» ha dichiarato ieri il loro portavoce militare colonnello ahmad omar bani in realtà tanti elementi lasciano credere che le unità di gheddafi siano composte sostanzialmente da libici rimasti fedeli alla dittatura anche se ieri il raìs ha subito un colpo durissimo proprio da un suo fedelissimo il ministro degli esteri mussa kussa che si è rifugiato a londra dalla tunisia dopo aver disertato in un primo momento il portavoce del governo libico ha provato a smentire la notizia affermando che si trattava di una «missione diplomatica» ma in serata il foreign office ha confermato che mussa era giunto in gran bretagna e che si era dimesso da capo della diplomazia libica il ministero degli esteri inglese ha anche emesso un comunicato per «incoraggiare le persone attorno a gheddafi ad abbandonarlo e ad abbracciare un futuro migliore per la libia» sul piano militare da tripoli fanno sapere che a comandare le colonne in avanzata ci sono anche khamis il figlio 27enne del colonnello che la propaganda di bengasi aveva dato per morto e la bella figlia 35enne aisha fotografata con i capelli biondi al vento aisha l unica figlia del colonnello è arrivata ieri in prima linea con i militari di tripoli per esprimere il suo sostegno alla lotta contro i ribelli aisha avvocato e amante del lusso ha detto ai soldati che suo padre «è un grande uomo e un leader» khamis sesto figlio di gheddafi è al comando della brigata d élite che porta il suo nome con 10 mila uomini la tv algerina il 20 febbraio aveva annunciato la sua morte in un attacco kamikaze ma lunedì è ricomparso alla tv libica in immagini «in diretta» su un cingolato una descrizione delle truppe del colonnello ci è stata fatta ieri da hamed jerksy ingegnere alla grande raffineria di brega «il mio primo incontro con loro è avvenuto il due marzo circa 200 uomini ben armati e con un ottima catena di comando tutti libici della regione di sirte un paio dei loro ufficiali li conosco bene lavorano con noi alla raffineria hanno fatto un blitz su brega ma poi sono stati costretti a ripiegare» più interessante è però la composizione della forza che circa tre settimane fa stava per cattura re bengasi e venne fermata alle porte della città dai pesanti bombardamenti dei jet nato racconta jersky «erano una colonna di oltre 4.000 uomini composta per lo più da beduini dalla pelle nera legata alla tribù degli awbari originaria delle regioni sud-occidentali del sahara libico combattenti duri fedeli al gheddafi uniti tra loro da antichi patti di sangue e dai codici d onore tribali erano affiancati da soldati della tribù dei warfalla i cosiddetti beni walid originari delle zone appena sud della capitale sono soldati me-

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corriere della sera giovedì 31 marzo 2011 italia 515050585854 esteri 15 la storia autorizzate operazioni coperte dei servizi di intelligence l interrogativo su «chi siano davvero» i ribelli pentagono e intelligence temono che le armi finiscano in mani sbagliate un confronto nel quale è entrato lo stesso presidente in un intervista barack obama ha ipotizzato l aiuto militare agli insorti «stiamo ancora valutando molto dipenderà da quello che faranno le forze di gheddafi» i contrasti a washington si rispecchiano in quelli sulla scena diplomatica la gran bretagna è convinta dell opportunità di armare i rivoluzionari la francia è più prudente contrari norvegia danimarca e belgio l italia ritiene che sia l ultima carta da giocare e per ora non appare favorevole negativa in modo severo la posizione di russia cina e india su questa linea il segretario della nato rasmussen «siamo in libia ha osservato per proteggere i cittadini e non per armarli» con questa stessa motivazione russi e cinesi potrebbero promuovere un azione al consiglio di sicurezza una grana diplomatica e legale gli esperti ritengono che la risoluzione onu in virtù dell embargo proibisca la fornitura di armi la stessa nato può mettersi di mezzo fonti del congresso non hanno escluso che gli alleati abbiano frenato nelle ultime 48 ore i bombardamenti sui lealisti c è poi la questione tecnica di cosa hanno bisogno gli insorti non certo solo di fucili e munizioni gli scontri hanno evidenziato la necessità di «pezzi» controcarro di lanciarazzi a lunga gittata di cannoni ossia di uno scudo che permetta di difendere le posizioni conquistate servono poi apparati di comunicazione e autocisterne per la benzina che sostituiscano le taniche e i bottiglioni usati in questi giorni ma più di tutto gli insorti devono essere trasformati in una vera forza combattente risultato che si ottiene con il tempo e gli istruttori alleati in alternativa si può ricorrere a militari dei paesi arabi o a società private come avvenne in bosnia gli «scarponi sul terreno» per alcuni osservatori significano una lunga presenza nel teatro infine c è la paura che si ripeta quanto è avvenuto in afghanistan gli usa hanno aiutato i mujahedin contro i russi e poi si sono ritrovati al qaeda già trapelano segnalazioni su islamisti tra gli insorti anche se da bengasi negano con decisione e le autorità del ciad paese amico di gheddafi hanno sostenuto che i terroristi algerini si sono impossessati di missili anti-aerei rubati nei depositi della cirenaica gli agenti inviati dalla cia avrebbero tra i loro compiti anche quello di verificare la presenza di eventuali qaedisti no coraggiosi e meno disciplinati di quelli di sirte però sono ben armati mi ha impressionato il loro sistema di comunicazioni sono tutti collegati via radio nulla a che vedere con l anarchia che regna tra le fila dei ribelli» la loro missione è stata rastrellare la raffineria danneggiare il piccolo aeroporto e soprattutto sequestrare benzina sembra che le truppe del colonnello siano ripartite verso sirte e tripoli con una cinquantina di autobotti della capacità di 12.000 litri ciascuna ieri la loro avanzata è stata davvero in fuga insorti cercano riparo dai colpi dei gheddafiani nella strada tra ajdabiya e brega reuters/youssef boudlal dirompente inarrestabile ancora all alba stavano combattendo alle porte della raffineria di ras lanuf alle undici facevano irruzione verso l oasi di agheila 100 chilometri più a est mezz ora dopo superavano il villaggio di bashar 20 chilometri oltre all una invadevano brega praticamente senza incontrare resistenza tra i ribelli è stato il fuggi fuggi generale migliaia di vetture di ogni tipo in coda a 80 all ora verso ajdabiya raggiunta dal grosso dei guerriglieri verso le quindici «dove sono i jet nato perché ci hanno abbandonato?» quasi piangevano guardando impotenti al cielo sparano ma non si scontrano con il nemico gli ospedali locali segnalano numeri irrisori di morti e feriti nelle ultime 48 ore all entrata di quello di ajdabya sono però appesi i nomi e le fotografie di una cinquantina di giovani desaparecidos non è chiaro se morti feriti rimasti sul campo catturati dal nemico tra gli uomini ammassati sui cassoni degli automezzi in ritirata si respira ormai un atmosfera di demoralizzante sconfitta «non abbiamo comandanti non c è organizzazione mancano radio nessuno ci dice mai nulla sui movimenti del nemico e le azioni da compiere ci mancano armi munizioni non sappiamo come fare la guerra» lamentano qualcuno sogna ancora che arrivino gli istruttori nato ma potrebbe essere ormai tardi quando esauriscono i caricatori spesso devono tornare sino a bengasi per rifornirsi la logistica è inesistente non basta che un negoziante di buona volontà porti scatolette e un fornaio entusiasta ogni tanto arrivi alle linee del fronte col pane del giorno prima i volontari della rivoluzione sembrano via via perdere la volontà di combattere da settimane bivaccano nel deserto consumano pasti freddi a base di formaggini pane raffermo scatolette di tonno e fagioli tanti sognano ormai semplicemente una doccia calda vestiti puliti ed il letto di casa l ordine segreto dato da obama agli agenti della cia i dubbi sul fornire armi agli insorti washington ­ gli usa non hanno ancora deciso pubblicamente se armare i ribelli però possono farlo in modo clandestino barack obama ha autorizzato la cia a condurre operazioni segrete in libia un ordine emesso «due o tre settimane fa» che ha permesso azioni di spionaggio in collegamento con le forze speciali in supporto agli insorti ciò significa che gli 007 hanno già lanciato operazioni contro gheddafi il ricorso dei «cavernicoli» così sono chiamati in gergo i membri delle unità paramilitari era scontato insieme a loro operano francesi e britannici distruggono obiettivi particolari come i depositi di armi chimiche eseguono missioni che non possono essere condotte dall aviazione eliminano gli hvt i bersagli di alto valore le rivelazioni sull ordine si intrecciano con il progetto di inviare armi agli insorti un passo che potrebbe rientrare tra i compiti della cia nel caso che non siano risolti diversi nodi il piano infatti ha provocato dissidi anche forti all interno dell amministrazione usa l interventista hillary clinton ha legato la sua cautela al lorenzo cremonesi © riproduzione riservata in ritirata un ribelle libico controlla un lanciarazzi durante la ritirata verso est vicino a el agheila fonti del congresso non hanno escluso che gli alleati abbiano frenato nelle ultime 48 ore i bombardamenti sui lealisti ap nasser le posizioni gran bretagna il governo di londra non esclude di fornire armi ai ribelli «ci sono varie interpretazioni legali» ricorsi storici le mappe dell offensiva ricalcate su quelle della guerra di rommel stati uniti l amministrazione obama è divisa sul fornire armi e in corso un «acceso dibattito» italia il governo berlusconi considera la possibilità di armare i ribelli solo come una «extrema ratio» russia assolutamente contraria mosca il consiglio onu non può autorizzare di armare gli insorti libici guido olimpio © riproduzione riservata il 26 marzo combattevano vicino a sirte città natale di gheddafi in quattro giorni gli insorti libici sono stati respinti verso est di almeno 200 chilometri e hanno perso i centri petroliferi di ras lanuf e brega un andamento pendolare che ricorda in proporzioni ridotte quello degli italo-tedeschi e dei britannici nelle stesse zone circa 70 anni fa tra il 1940 e il 1943 un offensiva italiana e due italo-tedesche e tre controffensive dei soldati del commonwealth fecero rimbalzare il fronte come in una sanguinosa partita di ping pong tra l egitto e la tripolitania fino al febbraio 1943 quando montgomery scacciò definitivamente dalla libia le forze dell asse comandate da rommel il tutto passando e ripassando per città dai nomi che ora come allora sono sulle pagine dei giornali tobruk bengasi misurata agedabia brega el agheila perché succedeva tutto ciò perché ogni vittoria conteneva in sé il germe della successiva sconfitta in un paese dove tutto dall acqua alla benzina doveva arrivare via mare ed essere trasportato per centinaia di chilometri fino al fronte il vincitore avanzando si allontanava dai centri di rifornimento e finiva per arrivare in un area di «sfinimento strategico» che lo rendeva facile preda dello sconfitto il quale intanto vicino alle sue basi era diventato più forte poi arrivò il materiale americano e finì tutto la telefonata il presidente usa chiama napolitano «apprezziamo l appoggio in libia» washington barack obama ringrazia l italia per «l appoggio costante alle operazioni della coalizione in libia sotto il comando nato» il presidente usa ha telefonato al capo dello stato giorgio napolitano da qualche giorno in visita a new york una conversazione i cui contenuti sono stati resi noti da un comunicato ufficiale della casa bianca «barack obama si legge nella nota ha espresso il suo profondo apprezzamento al presidente giorgio napolitano e al premier silvio berlusconi per la promozione della pace e della stabilità in tutto il mondo e per il costante appoggio alle operazioni in libia sotto il comando della nato» il presidente americano sottolinea il comunicato «ha riconosciuto la competenza e la conoscenza dell italia della regione libica e ha ribadito la volontà di continuare con consultazioni ravvicinate tra i nostri due governi in modo da agire per proteggere il popolo libico e far valere le risoluzioni 1970 e 1973 approvate dalle nazioni unite» p ra.

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