Opuscolo di Protezione Civile - Prevenzione Comune

 

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Opuscolo di Protezione Civile - Prevenzione Comune

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IL NOSTRO PIANO D’EMERGENZA: UN IMPEGNO DELLA COMUNITÀ. PREVENZIONE COMUNE

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INTRODUZIONE di Alberto Ferrando, il Sindaco. 1. IL NOSTRO TERRITORIO Mare, collina e... Montagna. Quanti siamo? Che facciamo? Il nostro “fiume”. Una zona un po’ particolare. 2. I NOSTRI RISCHI Il torrente Quiliano. L’alluvione. La montagna. Le frane. Il bosco. L’incendio. L’abbandono dei boschi. Le industrie. L’inquinamento e gli incidenti. Se la terra trema. Il terremoto. La forte nevicata e le gelate. 3. LA NOSTRA CAPACITA’ DI PREVEDERE Lo stato dell’arte: il sistema di previsione nazionale e regionale. Le nuove sentinelle di Quiliano.

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4. LA NOSTRA CAPACITA’ E VOLONTA’ DI PREVENIRE La manutenzione del territorio. Le risorse umane in campo: il volontariato, gli abitanti, il presidio territoriale e la scuola. Un piano di emergenza moderno e tecnologicamente supportato. 5. IL NOSTRO IMPEGNO: NOI NON RISCHIAMO Gli Amministratori Pubblici. I tecnici. I cittadini. Le esercitazioni. 6. COSA DOBBIAMO SAPERE E COSA DOBBIAMO FARE Informiamoci. Impariamo le cose da fare. Per concludere.

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INTRODUZIONE Cara cittadina, caro cittadino, Questo piccolo opuscolo è il frutto più condivisibile del prezioso lavoro che abbiamo svolto con la cittadinanza nell’arco di circa un anno e mezzo sul tema della Protezione civile. Come molti di voi ricorderanno, grazie ad un progetto europeo del quale il nostro Comune è stato partner insieme alla Regione Liguria e alla Fondazione CIMA di Savona, abbiamo potuto sperimentare modalità partecipative per la revisione del nostro Piano di emergenza comunale in particolare per quanto riguarda il rischio alluvionale. Nei fatti, questo ha significato che l’Amministrazione ha lavorato fianco a fianco con i ricercatori della Fondazione CIMA, con i volontari, le associazioni, i cittadini, l’istituto scolastico, per definire gli elementi di rischio e le modalità di intervento e autoprotezione nell’emergenza; significa che abbiamo sperimentato con alcune esercitazioni la messa in atto concreta del Piano rintracciandone i punti più fragili e correggendolo perché sia sempre più operativo; significa, infine, che abbiamo direttamente e indirettamente accresciuto l’attenzione, la consapevolezza e la capacità di essere pronti nell’affrontare situazioni d’emergenza. Questo opuscolo, scritto a più mani con cittadini e volontari, racconta, in poche pagine, il nostro territorio, i suoi rischi e gli strumenti per proteggerlo e per proteggersi. Vorrei, infine, richiamare la vostra attenzione alle ultime pagine di questo opuscolo nelle quali sono contenute alcune schede più operative che forniscono informazioni utili da utilizzare in caso di emergenza. Vi prego perciò di leggerle attentamente e tenerle a portata di mano. Il Sindaco, Alberto Ferrando

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5 1. IL NOSTRO TERRITORIO

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1. IL NOSTRO TERRITORIO MARE, COLLINA E... MONTAGNA. Il nostro paese, Quiliano, si trova ad un passo dalle spiagge di Savona e Vado Ligure, ma i suoi boschi sono già nelle Alpi e negli Appennini ed il torrente omonimo che lo attraversa ha creato un vasta piana dove si trovano i due nuclei principali che abitiamo: Valleggia e Quiliano. Abitiamo anche le frazioni collinari di Cadibona, Montagna e Roviasca e piccoli insediamenti a Borgata Capanne, Garzi, Viarzo, Faia, Pomo, Gagliardi, Valleggia Superiore, Passeggi, Molini, Pilalunga, Quilianetto, Tagliate, Tiassano, Treponti e Cerri. QUANTI SIAMO? Siamo quasi settemilacinquecento abitanti sopra una superficie di circa 50 chilometri quadrati. CHE FACCIAMO? Nella piana, a fondovalle, abbiamo ancora importanti coltivazioni, anche se non mancano insediamenti industriali e commerciali; nelle zone più interne, invece, la coltivazione si è molto ridotta ed il bosco, non più governato, ha avuto il sopravvento. IL NOSTRO “FIUME” Il Quiliano è formato, poco prima del centro abitato dei Molini, da due rami provenienti da direzioni opposte e denominati Trexenda e Danè. Più a valle, in prossimità del campo sportivo - in località Orso – riceve in sponda sinistra il rio Quazzola, detto anche “Rian di Tecci”. Chiamiamo propriamente Quiliano il corso d’acqua che, a partire dalla località Orso, si compone del Trexenda e del Quazzola. Il Trexenda ha origine dalle pendici del Monte Alto mentre il Quazzola nasce alle pendici del Colle di Cadibona. Complessivamente il bacino si estende per circa 50 chilometri quadrati e la lunghezza del corso d’acqua è di circa 15 chilometri. Il regime idrologico del nostro territorio è dunque essenzialmente torrentizio.

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1. IL NOSTRO TERRITORIO A coronamento del bacino del Quiliano si trovano i nostri “monti”: Monto Ciuto (431 m s.l.m.), Colle di Cadibona (335 m s.l.m.), Monte Burotto (746 m s.l.m.), Monte Baraccone (819 m s.l.m.), Colle del Termine (751 m s.l.m.), Monte Alto (956 m s.l.m.), Rocca dei Corvi (793 m s.l.m.) e Cima delle Rocche (525 m s.l.m.). La zona dei fondovalle e della piana alluvionale è caratterizzata dalla presenza sia di fenomeni erosivi (il fiume che scava) che deposizionali (il fiume che porta). I depositi di materiale pietroso e il conseguente innalzamento del letto del torrente nei pressi del centro abitato non sono solo derivati dal naturale deposito ma, in larga misura, sono frutto del trasporto da parte delle acque del Quazzola del così detto smarino (cioè materiale prodotto dallo scavo delle gallerie e dai lavori di raddoppio dell’autostrada Torino-Savona). Grandi porzioni di materiale vennero infatti, ai tempi, depositate lungo la vallata del Quazzola e hanno così aggravato il fenomeno di sovralluvionamento della tratta terminale dello stesso soprattutto in prossimità della sua confluenza con il Trexenda. UNA ZONA UN PO’ PARTICOLARE Nell’abitato di Quiliano, le zone chiamate Massapè e Orso (area dove si trova il Municipio, il Palazzetto dello Sport, ma anche l’Asilo Vadone), hanno dei punti che si trovano sotto il livello dell’argine dei torrenti e in alcuni punti persino sotto il livello del loro letto. Dobbiamo sapere, pertanto, che sono zone spesso interessate da allagamenti e, a volte, disastri.

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2. I NOSTRI RISCHI

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2. I NOSTRI RISCHI IL TORRENTE QUILIANO. L’ALLUVIONE Sentivo uno strano brusio, il colore del cielo era impressionante: era tutto giallo e “ stava albeggiando. Decisi, allora di affacciarmi dal cancello di casa mia per controllare il fiume e rimasi spaventato, per di più ancora da noi non era piovuto. Dopo un po’ vidi passare animali morti, macchine e una ventina di bombole, il livello del fiume continuava ad alzarsi in maniera spaventosa e a un certo punto l’acqua trasportava un serbatoio di ferro molto grosso. Il nostro fiume sta lì, nel bel mezzo del nostro territorio. Di solito è … vuoto, innocuo, ma capita a volte che si trasformi – anche repentinamente – e si gonfi di acqua, tanta acqua, così tanta da superare i ponti. Quando succede così, il fiume si carica di una forza spaventosa, violenta ed indomabile: trascina auto, distrugge le case e qualche volta uccide le persone. Prima era raro che venisse l’alluvione perché c’erano meno case e più campi, avevano “ costruito muretti nei punti giusti; curavano di più il territorio e c’era meno asfalto, c’erano solchi che contenevano l’acqua quando pioveva, ma adesso sono spariti quasi tutti. “ “ Quando arriva l’alluvione sappiamo che colpisce e crea danni soprattutto nel centro abitato di Quiliano e di Valleggia; corrono pericoli anche le abitazioni e le attività che si trovano vicino al torrente Quiliano, ma anche al rio Trexenda e al Quazzola. È per questo che abbiamo dato ad alcune zone che si allagano nomi come Massapè o in ta tolla. E se piove tanto vengono interessate anche altre zone della piana e persino quelle collinari come località Morosso e Maglioli. Massapè (“ammazza i piedi”) perché “ogniqualvolta il torrente sormontava i bassi argini a protezione degli orti, portava con se detriti e materiale litoide in genere il quale, depositato a seguito dell’alluvione, recava fastidio ai piedi dei contadini e dei passanti” e in ta tolla (“nel catino”) perché “si tratta di una zona leggermente depressa rispetto al piano dei due fiumi che la circondano”.

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11 LA MONTAGNA. LE FRANE Oggi sono andato a fare un giro nel bosco, c’era una quantità di materiale, di alberi “ caduti, perché le radici non hanno tenuto, una quantità enorme. Prima i boschi erano puliti, erano giardini… “ Tutto intorno all’abitato, appena finisce il piano, inizia la nostra “montagna” e non a caso una nostra frazione si chiama proprio così, Montagna; anche Cadibona fa parte di Quiliano e tutti sanno – o dovrebbero sapere – che da lì iniziano le Alpi. E non dimentichiamoci di Roviasca e, in generale, di tutto quel vasto territorio dove ci sono tante salite o discese e poche fasce piane. Se non fanno la manutenzione di quel muro finiamo tutti sotto’acqua un’altra volta. Io “ ho scritto a tutti per far sistemare il muro ma nessuno mi dà ascolto. Mi ha risposto solo la Prefettura, ma quel muro ci protegge e bisogna fare in modo che non crolli. “ È una montagna fragile, con tanto bosco perlopiù abbandonato ed i terrazzamenti dei versanti collinari sono quasi tutti in rovina. È nella natura delle cose che la montagna frani e la terra cada verso valle, ma abbiamo strade che si inerpicano su per le pendici e capita che quando frana, la strada venga travolta e, in alcuni punti, possa anche cedere. Possono crollare anche costruzioni che sono realizzate in quelle zone. Queste frane possono essere improvvise, per qualche cedimento della terra o distacco di roccia; il rischio è maggiore in quelle zone attraversate da rivi (come il Trexenda) e laddove il bosco è abbandonato; anche la pioggia (magari quella venuta poco prima, ma anche quella in corso se è intensa e duratura) può causare frane e smottamenti.

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IL BOSCO. L’INCENDIO Abbiamo tanto bosco che però è cresciuto negli ultimi decenni senza o con ben poco governo. Le vaste porzioni che venivano tagliate nel passato (prevalentemente castagno) si sono trasformate in pinete, latifoglie e macchia mediterranea, rendendo così il bosco più infiammabile. E l’abbandono di terreni e delle zone rurali ha creato le condizioni ideali per l’incendio: sicuramente se fosse bruciato 30 anni fa, tutta la foglia, non ci sarebbe stato tutto il materiale che c’è adesso in terra. Una volta si usava per le bestie, per il coltivo, si usavano i rami grossi e quelli piccoli. Anche se non erano boscaioli effettivi comunque una volta ce n’era di gente che lavorava per i boschi. Era anche un commercio buono. “ Brucia anche vicino alle case perché il bosco è alle spalle dell’abitato e siccome abitiamo in una zona assai ventosa, la propagazione è veloce e si fatica a domare il fuoco. In più si è persa la percorribilità dei boschi: si è perso traccia dei sentieri una volta esistenti, ed è molto scarsa una viabilità forestale che faccia anche da pista tagliafuoco, così quando si tratta di intervenire è tutto molto più difficile. Dal 1996 al 2011 ci sono stati 400 incendi boschivi che hanno percorso 4.200 ettari. L’incendio del 2011 ha bruciato quasi 700 ettari ed è stato innescato dal lancio di alcuni petardi; il resto lo ha fatto il vento in un bosco degradato ed impenetrabile per le squadre dei volontari. “

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13 …Se il bosco fosse … In passato, l’uso metodico del bosco favorì lo sviluppo di Quiliano. Il declino dell’economia selviculturale, così come testimoniato da chi ricorda e visse quegli anni, ha portato all’abbandono della cura del bosco. Questo non ha avuto solamente ricadute sul rischio idraulico (per i fenomeni di vegetazione all’interno degli alvei) e sul rischio da incendi boschivi (con un aumentato apporto di combustibile), ma anche alla perdita di economie locali che rendevano la gestione del bosco fruttuosa. Prima i fiumi erano puliti , ricorda Bruno, La vegetazione era sotto controllo, anche “ “ vicino ai torrenti. “ Poi la forestale vietò l’uso per le bestie grazie ai pascoli degli animali delle zone vicino ai fiumi, che sono aree demaniali. “ Giorgio racconta Io oggi sono andato a fare un giro nel bosco, se lei vedesse la quantità “ caduti, perché le radici non hanno tenuto, una quantità enorme.” di materiale, di alberi E con nostalgia rammenta che “Prima i boschi erano puliti, erano giardini… oggi, vada a vedere. Se il bosco fosse di nuovo concepito come risorsa e ci fosse una “politica“ di valorizzazione dello stesso, avremmo il vantaggio sia di una ricchezza possibile che di una riduzione dei rischi. “

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LE INDUSTRIE. L’INQUINAMENTO E GLI INCIDENTI Non so poi se tale consapevolezza c’è su tutti i tipi di rischio. Ad esempio, qui abbiamo “ la Sarpom, che è un deposito petrolifero ad alto rischio, ecco, non so quanto chi abita nei dintorni sappia dei rischi legati alla raffineria. “ Eh sì. A Quiliano abbiamo una azienda che si chiama Sarpom, dove si trovano grossi serbatoi di petrolio greggio, materiale assai infiammabile. Ci potrebbero essere un incendio o esplosioni che coinvolgerebbero soprattutto le zone di via Rive, via Savona, via Casette, via Laccheri e via Torcello. Soprattutto in presenza di venti da sud, è temibile e pericoloso il fumo che può sprigionarsi dall’incendio o dall’esplosione: un fumo che si deve assolutamente evitare di respirare. Il deposito della Sarpom qui ha alterato la direzione del flusso; credo che ci sia un “ canale sotto, ma tutta l’acqua, proveniente dalla montagna, gira intorno al deposito. “ Il deposito si trova in una zona vicina al torrente e anche se sono stati fatti dei lavori per mitigare il rischio, occorre pur sempre ricordare che nell’eventualità di un alluvione in questa zona, il trasporto di materiali potrebbe riguardare anche sostanze fortemente inquinanti come gli idrocarburi o prodotti derivati. La Sarpom sa di essere un’industria a rischio di incidente rilevante e certamente è attrezzata per farvi fronte; anche noi dobbiamo saperlo ed essere preparati nell’eventualità. E se parliamo d’industria non possiamo dimenticarci della centrale a carbone della

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15 Tirreno Power. Oggi non è del tutto in funzione, ma dobbiamo comunque badare ai rischi di propagazione di fumi o nubi tossiche dovute a incendi, esplosioni o anche difetti del ciclo produttivo. Anche la diffusione delle polveri del carbone, stoccato all’aperto, può comportare rischi per la nostra salute. SE LA TERRA TREMA. IL TERREMOTO Non abbiamo ricordo di un terremoto qui da noi, nemmeno dai racconti dei nostri vecchi, ma se diamo un’occhiata più attenta alle case dei centri storici, possiamo notare che le facciate sono munite di rinforzi, cioè apposite “chiavi”, introdotte dopo il sisma di fine Ottocento. Quiliano, infatti, rientra in una più vasta area che può essere colpita – seppur molto di rado – da terremoti. È capitato ad alcuni di noi di sentire, a volte, delle piccole scosse di terremoto: niente di pauroso, ma certo significa che anche qui la terra può tremare. LA FORTE NEVICATA E LE GELATE Anche se Quiliano può dirsi un comune costiero, ben sappiamo di avere vaste porzioni di territorio con caratteristiche più montane che marine: si tratta delle zone di entroterra posizionate ad una certa altitudine e dove, appunto, qualche volta – in inverno – cade più intensamente la neve e dove le temperature possono andare anche sotto lo zero determinando il gelo. Neve e gelo possono creare disagi e danni, anche seri, soprattutto a chi deve muoversi per le strade, tanto più rischiose nei tratti a maggior pendenza.

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