Le Campane di San Giuliano 145- Marzo 2015

 

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Le Campane di San Giuliano 145- Marzo 2015

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Notiziario della Parrocchia di San Giuliano in Como n. 145 marzo 2015 Intervista alla catecumena Giulia Rovelli

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SOMMARIO 3 Pasqua 4 Calendario Liturgico da aprile a giugno 5 7 8 Dalla croce alla Resurrezione La Pasqua Cristiana Domenica 12 Aprile, Festa della Divina Il Sabato Santo di Maria Resurrexit sicut dixit Intervista alla catecumena Giulia Rovelli Un ciclo di incontri in parrocchia “Parrocchia e Carità”, Festa di S. Giuliano: la vestizione dei nuovi Ricordando Fioralba Vita di Comunità Bacheca eventi Riflessioni sul sinodo nel gruppo famiglia Le sei statue dei santi agostiniani La Resurrezione di Gesù è la verità dell’uomo Potete trovare e sfogliare “Le Campane di San Giuliano” anche sul sito www.parrocchiasangiulianocomo.it Misericordia PER RIMANERE AGGIORNATI IN “TEMPO REALE” SULLE ATTIVITÀ DELLA PARROCCHIA CONSULTATE IL SITO www.parrocchiasangiulianocomo.it E ISCRIVETEVI ALLA NEWS LETTER. 10 11 12 14 per parlare della carità 16 17 assemblea della caritas diocesana chierichetti e delle nuove ministranti 2 marzo 2015 18 19 20 21 22 nella chiesa di San Giuliano Notiziario della Parrocchia di San Giuliano in Como >> Rinati in Cristo TOMMASO SEMERARO GIACOMO CLERICI RICCARDO SPINELLI FILIPPO BALDI >> Hanno raggiunto la Casa del Padre MARIAGRAZIA PIZZAGALLI ANNA CORRIDORI FIORALBA CANTALUPPI FRANCESCA LEVONI >> Sposi in Cristo DAVIDE DI GENNARO con DANIELA GINI GIOVANNI SPINELLI con ORNELLA VAGO ANAGRAFE

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Pasqua “ M orte e vita. Dolore e gioia. Odio e amore. Pasqua è la festa degli estremi, che si affrontano nell’ultima battaglia, quella di Cristo. Pasqua è la somma di tutte le esperienze umane, che si concentrano fondamentalmente in due poli: la gioia e la sofferenza. Attraverso la morte in croce e la Resurrezione Gesù percorre tutte le esperienze umane. La nostra vita, infatti, è intrisa dell’una e dell’altra. Ogni giorno viviamo momenti che ci rallegrano e altri che ci rattristano. Il Signore Gesù ci dice che con Lui anche la morte si apre alla vita, il dolore alla gioia. Anzi, proprio la Pasqua ci offre il senso autentico di ogni sofferenza umana, se vissuta in Gesù e con Gesù: la salvezza del mondo, il bene della Chiesa. Spesso abbiamo la tentazione di vedere solo il dolore e il male, in noi stessi e negli altri. Gesù è venuto a dirci che l’ultima parola di Dio, quella definitiva, è “amore”. Nell’amore e solo nell’amore tutto trova senso. Un Amore grande, quello di Dio, e un amore più piccolo, ma comunque importante, il nostro. E se quello piccolo riesce ad alimentarsi costantemente con quello grande, allora anche noi, povere creature, diventiamo capaci di cambiare il mondo. Vivere autenticamente la Pasqua è penetrare fino in fondo nel mistero dell’Amore di Dio, che si china su ciascuno di noi per abbracciarci, riscaldarci il cuore e illuminarci la mente, per permetterci di librarci in volo staccandoci da tutto quello che ci tiene inchiodati ai nostri difetti e ai nostri vizi e ci rende tristi e lamentosi. A Pasqua ci riscopriamo creature di Don Roberto Buona Pasqua! Don Roberto Notiziario della Parrocchia di San Giuliano in Como immensamente amate, rese nuove e belle in Cristo, chiamate alla vita e non alla morte. A Pasqua guardiamo alla nostra vita e a quella degli altri con gli occhi di Dio, sempre pronti a cogliere il bene, a contemplare l’opera della salvezza che si dispiega nella storia del mondo. Tutto questo lo vedremo realizzato, poi, nel Battesimo di una nostra giovane che, la notte di Pasqua, entrerà a far parte della Chiesa, rispondendo con l’amore all’amore di Gesù che l’ha chiamata a seguirlo. E’ un motivo in più, questo Battesimo, per pensare alla Grazia di Dio, che non ci abbandona mai nelle tenebre, ma ci vuole parte del suo regno di luce infinita. Diventiamo anche noi, allora, luci per il mondo, piccole fiaccole che illuminano persone e situazioni, così che Gesù sia visto, accolto e amato da tutti. Perché la gioia della Pasqua non possiamo tenerla solo per noi: dobbiamo comunicarla al mondo intero perché creda e, credendo, abbia la vita. 3 marzo 2015

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CALENDARIO LITURGICO DA APRILE A GIUGNO S. PASQUA Venerdì 27 marzo Ore 21.00: Via crucis per le vie della parrocchia Domenica 29 marzo - Le Palme Ore 9.30: benedizione degli ulivi alla grotta della Madonna, processione fino alla chiesa e S. Messa Giornata di comunità Giovedì 2 aprile - Cena del Signore Ore 8.00: Lodi mattutine Ore 21.00: S. Messa in Coena Domini; a seguire adorazione fino alle 24.00 Confessioni dalle 16.00 alle 18.30 e dalle 22.30 alle 23.30 Venerdì 3 aprile - Passione del Signore Ore 8.00: Ufficio delle Letture e Lodi mattutine Ore 19.00: solenne Azione liturgica con adorazione della croce Confessioni dalle 9.00 alle 12.00 CRESIME Sabato 18 aprile Cresime in Duomo Domenica 19 aprile Ore 10.00: S. Messa di festeggiamento dei cresimati della Parrocchia FESTA DEI BATTESIMI Domenica 10 maggio Ore 10.00: S. Messa con i bambini da 0 a 5 anni e le loro famiglie PRIMA COMUNIONE Domenica 17 maggio - Ascensione del Signore Ore 10.00: Prima Comunione S. ROSARIO MESE DI MAGGIO Sabato 2 maggio Ore 20.45: inizio del S. Rosario Sabato 30 maggio Ore 20.45: conclusione del mese mariano. Processione dalla Grotta alla chiesa CHIUSURA ANNO CATECHISTICO Domenica 24 maggio - Pentecoste Ore 10.00: S. Messa di chiusura dell’anno catechistico Giornata di comunità Domenica 31 maggio - Santissima Trinità SANTE QUARANT’ORE Da mercoledì 3 a venerdì 5 giugno Momenti di adorazione con esposizione del Santissimo: dalle 9.30 alle 17.30 dalle 21.00 alle 23.00 (meditata) Sabato 6 giugno Ore 21.00: momento di adorazione per ragazzi e giovani Domenica 7 giugno SS. Corpo e Sangue di Cristo 4 marzo 2015 Notiziario della Parrocchia di San Giuliano in Como Sabato 4 aprile - Veglia Pasquale Ore 8.00: Ufficio delle Letture e Lodi mattutine Ore 21.00: Veglia Pasquale in Duomo con iniziazione cristiana della catecumena Giulia Rovelli Confessioni dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 19.00 Domenica 5 aprile - Pasqua di Resurrezione SS. Messe alle ore 10.00 e 18.00 Lunedì 6 aprile - dell’Angelo S. Messa alle ore 10.00 PRIMA CONFESSIONE Domenica 12 aprile della Divina Misericordia Ore 15.00: prima confessione

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DALLA CROCE ALLA RESURREZIONE Ogni volta che Gesù ha parlato della Sua passione ha sempre accennato anche alla Sua Resurrezione. Anche l’angelo che annuncia alle donne la Resurrezione ricorda nel contempo la passione: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù il Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui» (Mc 16, 6). La Resurrezione è un giudizio di Dio che capovolge le valutazioni degli uomini. Dio ha fatto risorgere proprio colui che gli uomini, a nome suo, hanno crocifisso. Dunque Gesù aveva ragione. La Resurrezione è la verità del Crocifisso. Tutto il Nuovo Testamento afferma che la Resurrezione di Gesù è un fatto reale, concreto, avvenuto e testimoniato, non un simbolo o una semplice speranza. Gesù non è vivo come vive un messaggio, o come vive un maestro nel cuore dei discepoli. Gesù è veramente risorto e questo è importante: la fede sta o cade con la Resurrezione. «Se Cristo non è risuscitato - scrive polemicamente San Paolo ai cristiani di Corinto – allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede» (1 Cor 15, 14). LA RESURREZIONE DI GESÙ È LA VERITÀ DELL’UOMO Fondamento della speranza, la Resurrezione di Gesù è anche la verità dell’uomo. E questo perché la croce non appartiene soltanto al cammino di Gesù, ma è anche, in un senso molto reale, il simbolo della vita in generale, della nostra vita incamminata (sembra) verso la morte, sconfitta di fronte al peccato e alla violenza. È la Resurrezione che permette di fare di questa vita - in apparenza segnata dalla vanità e dal peccato – una diversa lettura. Molte sono le esperienze che possono indurre l’uomo a perdere il senso dell’esistenza e a smarrirsi. L’esperienza, ad esempio, di una vita che promette e non mantiene, irrimediabilmente condannata alla morte. Queste riflessioni ci portano ai piedi della Croce, cioè al momento in cui (nella vita di Gesù e nella nostra) 5 marzo 2015 Notiziario della Parrocchia di San Giuliano in Como

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6 marzo 2015 Notiziario della Parrocchia di San Giuliano in Como l’amore sembra sconfitto dal peccato, la verità dalla menzogna, la vita dalla morte, la promessa di Dio dal suo apparente abbandono. Ma dopo la Croce c’è la Resurrezione, e con la Resurrezione tutto cambia: diventa possibile una diversa lettura e le contraddizioni dell’esistenza mutano significato. La fatica di vivere non appare più come un affannarsi inconcludente. La Resurrezione di Gesù mostra infatti che il muro della vanità si è infranto. Naturalmente, non ogni vita infrange il muro della vanità, ma solo quella che ripercorre il passaggio aperto da Gesù. la via dell’amore, della dedizione e dell’obbedienza a Dio. La via dell’egoismo, della menzogna e dell’idolatria non vincono il muro della morte, ma vanno incontro – come dice l’Apocalisse - alla seconda morte. La salvezza dell’uomo e del mondo sono saldamente nelle mani dell’amore di Dio apparso sulla Croce in tutto il suo splendore: il peccato si ostina a distruggere la liberazione dell’uomo, ma l’amore di Dio e la sua fedeltà sono più forti dello stesso peccato. L’uomo che si apre alla fede nella Resurrezione, vive la gioia di un’esistenza che ha trovato finalmente il suo fondamento e la sua ragione: un’esistenza che continua a essere faticosa, segnata dalla contraddizione e dalle smentite, ma che, nel contempo, è consapevole di essere vittoriosa sulla morte e sul peccato, perché fondata sulla fedeltà dell’amore di Dio.

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di Fra. Ma. La Pasqua Cristiana 5 Aprile 2015 Notiziario della Parrocchia di San Giuliano in Como La Pasqua è la più importante festa cristiana e ricorda la Resurrezione di Cristo. Dal punto di vista teologico, la Pasqua racchiude in sè tutto il mistero cristiano: con la Passione, Cristo si è immolato per l’uomo, liberandolo dal peccato originale. Con la Resurrezione Cristo ha vinto sul mondo e sulla morte, mostrando all’uomo il proprio destino, cioè la Resurrezione nel Giorno Finale. I cristiani hanno trasferito i significati della Pasqua ebraica nella nuova Pasqua cristiana, e le hanno dato un volto nuovo. Pasqua del Signore: con Cristo risorgiamo a una «Vita nuova» L’annuncio pasquale risuona oggi nella Chiesa: Cristo è risorto, egli vive al di là della morte, è il Signore dei vivi e dei morti. Nella «notte più chiara del giorno» la parola onnipotente di Dio che ha creato i cieli e la terra e ha formato l’uomo a sua immagine e somiglianza, chiama a una vita immortale l’uomo nuovo. Pasqua è dunque annuncio del fatto della Resurrezione, della vittoria sulla morte, della vita che non sarà distrutta. Fu questa la realtà testimoniata dagli apostoli: ma l’annuncio che Cristo è vivo deve risuonare continuamente. La Chiesa, nata dalla Pasqua di Cristo, custodisce questo annuncio e lo trasmette ad ogni generazione: nei sacramenti lo rende attuale e contemporaneo ad ogni comunità riunita nel nome dei Signore. La parola di Dio che illumina i cuori insiste sul fatto storico del «Cristo risuscitato», sulla fede che nasce davanti alla «tomba vuota», ma sottolinea pure che la Resurrezione del Signore è un fatto sempre attuale. Pasqua è oggi, è ogni giorno dell’esistenza umana e cristiana. Se «crediamo» in Cristo risorto, Signore della vita, vincitore del male, dell’ingiustizia, della morte, dobbiamo operare nel senso della sua Resurrezione; far sì che nella comunità degli uomini dei credenti si viva in modo sempre più profondo il significato della Resurrezione; si costruisca progressivamente la «vita nuova», il «mondo nuovo» che i primi discepoli hanno intravisto nel Risorto. E’ compito dei cristiani testimoniare che la vita può essere più ricca, più gioiosa, più piena, se contemplata e vissuta in riferimento al mistero del Cristo pasquale che passa attraverso la morte soltanto per risorgere. Ogni volta che il male è vinto e guarito, ogni volta che un gesto di amicizia rivela ad un fratello l’amore del Padre, ogni volta che si compie un sacrificio per l’ «altro», ogni volta che riusciamo a vivere, o aiutiamo gli altri a vivere una gioia più piena e più vera, realizziamo la Pasqua. Allora la morte è vinta: si afferma quel «mondo nuovo» nel quale la Gloria della Resurrezione sarà pienamente rivelata e attuata verso la grande festa della Pasqua Eterna. 7 marzo 2015

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di Francesco Mascolo Istituita da San Giovanni Paolo II Domenica 12 Aprile, Festa della Divina Misericordia È la più importante di tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia. Gesù parlò per la prima volta del desiderio di istituire questa festa a suor Faustina Kowalska, a Płock in Polonia nel 1931, quando le trasmetteva la sua volontà per quanto riguardava il quadro: “Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l’immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia”. Attraverso lei il Signore manda al mondo il grande messaggio della Misericordia Divina e mostra un esempio di perfezione cristiana basata sulla fiducia in Dio e sull’atteggiamento misericordioso verso il prossimo. La scelta della prima domenica dopo Pasqua ha un suo profondo senso teologico: indica lo stretto legame tra il Mistero Pasquale della Redenzione e la festa della Misericordia, cosa che ha notato anche suor Faustina: “Ora vedo che l’opera della Redenzione è collegata con l’opera della Misericordia richiesta dal Signore” (Q. I, p. 46). Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla novena che precede la festa e che inizia il Venerdì Santo. Gesù ha spiegato la ragione per cui ha chiesto l’istituzione della festa: “Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione (...). Se non adoreranno la Mia Misericordia, periranno per sempre” (Q. II, p. 345). La preparazione alla festa deve essere una novena, che consiste nella recita, cominciando dal Venerdì Santo, della coroncina alla Divina Misericordia. Questa novena è stata desiderata da Gesù che ha detto: “elargirà grazie di ogni genere” (Q. II, p. 294). Per quanto riguarda il modo di celebrare la festa Gesù ha espresso due desideri: - che il quadro della Misericordia sia quel giorno solennemente benedetto e pubblicamente, venerato; - che i sacerdoti parlino alle anime di questa grande e insondabile Misericordia Divina (Q. II, p. 227) e in tal modo risveglino nei fedeli la fiducia. La grandezza di questa festa è dimostrata dalle promesse: - “In quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene” (Q. I, p. 132). Una particolare grazia è legata alla Comunione ricevuta quel giorno in modo degno: “la remissione totale delle colpe e castighi”. Questa grazia “è qualcosa di decisamente più grande. Quest’ultima consiste infatti nel rimettere le pene temporali, meritate per i peccati commessi (...). “È essenzialmente più grande anche delle grazie dei sei sacramenti - come dice don I. Rozychi, 8 marzo 2015 Notiziario della Parrocchia di San Giuliano in Como

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Santo Padre Giovanni Paolo II Notiziario della Parrocchia di San Giuliano in Como che ha studiato il diario di suor Faustina - tranne il sacramento del battesimo, poiché‚ la remissione delle colpe e dei castighi è solo una grazia sacramentale del santo battesimo. Invece nelle promesse riportate, Cristo ha legato la remissione dei peccati e dei castighi, con la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia, ossia da questo punto di vista l’ha innalzata al rango di “secondo battesimo”. E’ chiaro che la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia deve essere non solo degna, ma anche adempiere alle fondamentali esigenze della devozione alla Divina Misericordia” (R., p. 25). La comunione deve essere ricevuta il giorno della festa della Misericordia, invece la confessione può essere fatta prima (anche qualche giorno). L’importante è non avere alcun peccato. Dalle pagine del Diario sappiamo che suor Faustina fu la prima a celebrare individualmente questa festa, con il permesso del confessore. La Misericordia compie quello che la Giustizia non può operare: recuperare il peccatore. Se la Giustizia accerta la Verità, la Misericordia la instaura in noi e ci fa vivere in essa, cioè porta il nostro cuore a battere all’unisono con quello di Cristo: è il frutto più grande del cammino quaresimale. Ed è questo che interessa a Dio: non semplicemente ripartire le colpe, ma fare in modo che attraverso il riconoscimento delle stesse, ciascuno (giudice, accusatori ed imputato) assomigli sempre di più a Cristo, comportandosi come ha fatto lui con noi peccatori, soprattutto nel momento più alto della sua esistenza terrena. Per questo la dinamica della Misericordia opera l’effetto che la Giustizia non può produrre. È la resurrezione di un cuore nuovo, in attesa che lo stesso trasformi nel tempo tutta la nostra condotta conformandola a quella del nostro Maestro. Contemplando la passione di Gesù, addentrandoci nel mistero di un Dio che si sacrifica per la propria creatura, siamo portati alla centralità del mistero di chi sia Dio e di chi sia l’uomo. La Festa della Divina Misericordia ci prepara a contemplare il potere del Figlio di Dio di vincere il male con l’amore, a sperare di poterne beneficiare proprio in quanto peccatori noi per primi e desiderare di poter operare come lui per rimettere il male a quanti lo hanno fatto a noi. È la sintesi del Padre Nostro e della Storia della Salvezza: “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio”. Preghiera per ottenere le grazie per intercessione della Santa Suor Faustina “Oh Gesù, che hai reso la Santa Faustina una grande devota della Tua immensa misericordia, concedimi, per sua intercessione, e secondo la Tua santissima volontà, la grazia di..., per la quale Ti prego. Essendo peccatore non sono degno della Tua misericordia. Ti chiedo perciò, per lo spirito di dedizione e di sacrificio di Suor Faustina e per la sua intercessione, esaudisci le preghiere che fiduciosamente Ti presento. Padre Nostro..., Ave Maria..., Gloria... Santa Suor Faustina - prega per noi. E tu, Faustina, dono di Dio al nostro tempo, dono della terra di Polonia a tutta la Chiesa, ottienici di percepire la profondità della divina misericordia, aiutaci a farne esperienza viva e a testimoniarla ai fratelli. Il tuo messaggio di luce e di speranza si diffonda in tutto il mondo, spinga alla conversione i peccatori, sopisca le rivalità e gli odi, apra gli uomini e le nazioni alla pratica della fraternità. Noi oggi, fissando lo sguardo con te sul volto di Cristo risorto, facciamo nostra la tua preghiera di fiducioso abbandono e diciamo con ferma speranza: Gesù, confido in Te!” 9 marzo 2015

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A cura di don Roberto Bartesagni Il Sabato Santo di Maria Nel Venerdì Santo, dopo la morte di Gesù, il discepolo Giovanni “prese Maria con sé” (Gv 19,27), nel suo cuore e nella sua casa. […] Cerco di introdurmi in questa casa dove la Madre di Gesù vive il suo “Sabato santo” e di iniziare, col permesso di Giovanni, un dialogo con lei. Un dialogo fatto anzitutto di contemplazione del suo modo di vivere questo momento drammatico. Contemplo Maria: è rimasta in silenzio ai piedi della croce nell’immenso dolore della morte del Figlio e resta nel silenzio dell’attesa senza perdere la fede nel Dio della vita, mentre il corpo del Crocifisso giace nel sepolcro. In questo tempo che sta tra l’oscurità più fitta – “si fece buio su tutta la terra” (Mc 15,33) – e l’aurora del giorno di Pasqua – “di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato… al levar del sole” (Mc 16,2) – Maria rivive le grandi coordinate della sua vita, coordinate che risplendono sin dalla scena dell’Annunciazione e caratterizzano il suo pellegrinaggio nella fede. Proprio così ella parla al nostro cuore, a noi, pellegrini nel “Sabato santo” della storia. Che cosa ci dici, o Madre del Signore, dall’abisso della tua sofferenza? Che cosa suggerisci ai discepoli smarriti? Mi pare che tu ci sussurri una parola, simile a quella detta un giorno dal tuo Figlio: “Se avrete fede pari a un granellino di senapa…!” (Mt 17,20). Che cosa vuoi comunicarci? Tu vorresti che noi, partecipi del tuo dolore, partecipassimo anche della tua consolazione. Tu sai, infatti, che Dio “ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio” (2 Cor 1,4). È la consolazione che viene dalla fede. Tu, o Maria, nel Sabato santo sei e rimani la “Virgo fidelis”, la Vergine credente, tu porti a compimento la spiritualità di Israele, nutrita di ascolto e di fiducia. […] Noi non sappiamo, o Maria, da quale tipo di consolazione profonda sei stata sostenuta nel tuo Sabato santo. Siamo certi però che Colui che ti ha gratificata di tali doni in momenti decisivi della tua esistenza ti ha sostenuto anche in quel giorno, in continuità con tutte le grazie precedenti. La forza dello Spirito, presente in te fin dall’inizio, ti ha sorretto nel momento del buio e dell’apparente sconfitta del tuo Gesù. Tu hai ricevuto il dono di poterti fidare fino in fondo del disegno di Dio e ne hai riconosciuto nel tuo intimo la potenza e la gloria. Tu ci insegni così a credere anche nelle notti della fede, a celebrare la gloria dell’Altissimo nell’esperienza dell’abbandono, a proclamare il primato di Dio e ad amarlo nei suoi silenzi e nelle apparenti sconfitte. Intercedi per noi, o madre, perché non ci manchi mai quella consolazione della mente che sostiene la nostra fede e fa sì che da un granello di senapa spunti un albero capace di offrire rifugio agli uccelli del cielo (cf Mt 13,31-32). 10 marzo 2015 Notiziario della Parrocchia di San Giuliano in Como Tratto da Carlo Maria Martini, La Madonna del Sabato Santo, Centro Ambrosiano.

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Dal Libro OMBRE SULLE MERIDIANE di Natalia Veronesi Prada RESURREXIT SICUT DIXIT Notiziario della Parrocchia di San Giuliano in Como O Cristo pietoso degli uomini, ti hanno lasciato solo nel Getsemani, con forti gridi, lacrime e preghiere , a sopportare l’ultima agonia Si fa dura di pietra la tua faccia a schiaffi e sputi di torturatori ma nel tuo petto hai tenero il cuore: midollo di sambuco a primavera O Uomo dei dolori, martoriato, ti hanno messo a confronto con Barabba: bruciano le tue piaghe come un grido e il tuo silenzio nei secoli esplode <> Mite Agnello tradito dagli amici, ecco sei così solo sulla Croce..... <> Lontananza di Dio da Dio: strazio supremo, abisso senza fondo . Questa è la Notte di tutte le notti. Sangue sopra le case dei salvati nella Pasqua solenne dell’Esodo Figlio del Padre, Morte Obbediente o Cristo, mite Figlio, nel sepolcro: o Seme seminato nella terra: tenebre di dolore per tre giorni a fecondare nuova creazione Ora dov’è la tua potenza, morte? Il Figlio nato prima dell’aurora, sorge dal suo sepolcro, rivestito di luce: è l’alba della primavera del mondo. 11 marzo 2015

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Intervista alla catecumena Giulia Rovelli a cura del prof. Arcangelo Bagni 12 marzo 2015 Notiziario della Parrocchia di San Giuliano in Como Che cosa inizialmente ti ha spinto a mettere in discussione quello che pensavi e vivevi prima? La conversione del cuore comincia sempre nella sofferenza. È quando ci troviamo soli nel deserto della nostra miseria che Dio ci viene incontro come acqua che disseta, come Padre che solleva, madre che consola, fratello che piange con noi. Ogni sofferenza è già sofferenza di Cristo, anche l’urlo nel vuoto dell’uomo che non conosce Dio è sangue versato dal Figlio che arriva al cuore del Padre. Dio ascolta e Dio risponde. Sempre. Perché il Suo Amore è infinito. Questo è l’inizio, una grazia: sperimentare che siamo polvere e finalmente piegare le ginocchia. Quali sono stati i primi passi? La domanda sul senso dell’esistenza diventava negli anni sempre più urgente. Ho cercato tanto e il non trovare risposte mi faceva sprofondare in uno stato di depressione che mi rendeva la vita insopportabile. Io stessa mi ero insopportabile. Puoi avere tutto nella vita, ma se ti manca l’Amore di Dio ti manca tutto. Se il tuo cuore non riposa nel Suo non troverà mai pace. Negli anni più bui che hanno preceduto l’inizio della mia conversione mi trovavo a Bologna, città dove mi ero trasferita per motivi di studio e per fuggire da una situazione familiare difficile. Tra le varie, troppe, attività ero impegnata in un’associazione di volontariato a servizio dei carcerati; eravamo soliti trovarci in un luogo gestito da gesuiti. In questo posto una sera trovai un volantino che proponeva esercizi spirituali sulle Beatitudini. La cosa m’incuriosì e partecipai a un ritiro. Il pomeriggio del ritiro Gesù mi permise di sentire nel profondo la Sua Promessa di Resurrezione. Nel buio terribile in cui ero apparve la luce vera delle Beatitudini, per la prima volta dal mio cuore stanco e assetato si alzò la preghiera di Gesù: Signore sia fatta la tua volontà, fa di me ciò che vuoi. La prima volta che si prega così non può che essere nel pianto; per la nostra vita ancora vuota, ancora persa nel mondo, senza meta, senza senso, senza Padre.

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Notiziario della Parrocchia di San Giuliano in Como Il primo seme di Cristo di cui mi accorsi fu questo, ma passò almeno un altro anno prima di prendere il telefono e chiamare la persona con la quale ho potuto cominciare un cammino di guarigione spirituale. Immagino che il ri-mettersi in cammino ti abbia provocato più di un interrogativo. Quali? La domanda urgente sul senso della vita aveva trovato risposta e questo mi donava una serenità provata per la prima volta. Addentrandomi nel Mistero le domande assumono forma nuova: non sono più io che m’intestardisco su una questione, ma è lo Spirito stesso che suscita la domanda per poter dare risposta. A volte la risposta non arriva subito, ma la fede permette di saper attendere e avere la certezza che verranno i tempi per comprendere. Le risposte di Dio meravigliano sempre, da soli non potremmo mai pensare ciò che Dio ci rivela. Inoltre, è ancor più vero che quando ci si innamora non si continuano a fare domande, ma si ha il grande desiderio di ascoltare: cosa mi chiede il mio amato? Io farò tutto per Lui. Non sono stati gli interrogativi a farmi camminare, ma l’amore. Non un amore cieco, ma l’amore di un cieco. Il cieco sono io e il mio Amato è la mia luce. Questo tuo rimetterti in cammino che cosa concretamente ti ha richiesto? Dire Sì a Dio chiede molto, chiede tutto. Un Sì che va rinnovato nella gioia e nel dolore. Bisogna scegliere. Ho dovuto scegliere di non fare l’attrice per trovare compiacimento solo nella mia immagine, di non scrivere sceneggiature per film privi di grazia, di tornare a vivere con i miei genitori, di perdere rapporti con persone care, di iniziare un nuovo percorso di studio con quattro anni di ritardo, di rinunciare ad avere rapporti sessuali prima del matrimonio. Rinunciare a una vita che va bene per il mondo, ma non va bene per Dio. Quello che Dio ci chiede è di essere Suoi: non siamo noi a scegliere. Sia fatta la Tua volontà, Padre, non la mia. Ed è in questa obbedienza che troviamo la libertà, perché è obbedienza alla Verità. Consegniamo la nostra vita a Chi l’ha creata, a Chi solo ci conosce e ci ama pienamente. Quali sono stati i tuoi punti di riferimento? Riferimento fondamentale è stata la persona che per prima mi ha accolto e che tutt’ora mi accompagna nella preghiera. Il Signore, infatti, provvede a mandarci le persone giuste che operino in forza di Lui. Altri punti di riferimento sono senz’altro i miei accompagnatori del percorso battesimale e la mia madrina. La forza della preghiera è ciò che sostiene noi tutti. Riesci a raccontarci la bellezza della tua scelta? La bellezza è l’Amore di Dio che chiede di incarnarsi ancora in ognuno di noi. Che chiede a noi, nonostante la nostra miseria, di essere le Sue mani, i Suoi occhi, il Suo cuore. Dio, umiliato dai nostri peccati, ci chiede di asciugargli la fronte, di curare le sue ferite perché possiamo essere come Lui, miti e umili di cuore. Colui che è l’Onnipotente viene come un mendicante a bussare al nostro cuore: morto per noi, ci chiede di seguirlo sulla via della Croce per la salvezza delle anime e la gloria del Padre. Partecipi del Suo dolore, godremo per sempre del Suo Amore. Per te che cosa significa essere battezzata? Essere battezzata per me significa morire e rinascere in Cristo. Il Battesimo è il Sigillo dello Spirito per mezzo del quale sarò in Cristo una cosa sola con il Padre. Che cosa ti aspettavi dalla Chiesa che ti ha accolto? Il dono di nuovi catecumeni è un miracolo del Signore e la comunità deve chiedere la grazia di riconoscerlo come tale. Lasciarsi meravigliare dalla grandezza di Dio il cui Spirito soffia dove vuole, fino ai quattro angoli della terra. Anche la parte istituzionale della Chiesa dovrebbe per prima cosa ringraziare il Signore e festeggiare il ritorno del figliol prodigo. C’è, infatti, una grande responsabilità nel non permettere che la festa si compia. Il futuro catecumeno non dovrebbe lottare contro la durezza di cuore di uomini di Chiesa, ma anzi sentirsi subito accolto nelle stesse membra di Cristo. Se così non è la 13 marzo 2015

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persona rischia di essere sopraffatta dalla delusione e dallo sconforto e, in estrema ipotesi, di allontanarsi da Gesù. È una responsabilità enorme sulla quale bisognerebbe riflettere prima di sedersi in cattedra e pensare di dare lezioncine di fede a chi cerca Cristo incarnato nei Suoi servi. La Chiesa è fatta di uomini e purtroppo questi non sempre sanno incarnare la tenerezza e la misericordia di Dio: preferiscono programmare cerimonie pompose e seguire norme insulse per non mettere in pericolo le loro piccole certezze. Sono pronti ad accogliere un convertito, un po’ meno ad abbracciare un peccatore, tornato a casa ancora sporco di sangue e fango. Non temi che la tua formazione possa fare i conti con un vissuto cristiano che, a volte, sembra essere fatto di frasi fatte, di cose scontate, di eredità religiosa sulla quale non si è mai ritornati in modo critico? Sono realtà che senz’altro incontrerò come le incontra ogni cristiano. È giusto e provvi- denziale che un neobattezzato arrivi anche in comunità che necessitano di essere risvegliate alla grandezza di Dio. Il Battesimo di un adulto è segno di contraddizione e può dare nuovo vigore alla fede di molti. Ho avuto la grazia di una comunità che ha saputo accogliere con vera gioia e partecipazione il mio percorso, sotto la guida di un Parroco che ha favorito con amore il mio ingresso nella comunità e nelle attività parrocchiali. Non ho timori soprattutto perché Dio è con me. Ed è anche nei fratelli. 14 marzo 2015 Un ciclo di incontri in parrocchia per parlare della carità Gabriella Butti Notiziario della Parrocchia di San Giuliano in Como In questo ultimo periodo la Caritas Parrocchiale ha organizzato con cadenza quindicinale un ciclo di 4 incontri formativi sulla carità. Al giovedì sera, nel salone dell’oratorio, ci siamo trovati ad ascoltare alcuni relatori della Caritas Diocesana, che ci hanno illustrato le finalità delle Caritas parrocchiali e i vari servizi d’aiuto e d’accoglienza già presenti nella nostra città. Il ciclo di incontri si è aperto con una riflessione sulla carità e sull’insegnamento di Gesù, tenuta dal nostro parroco don Roberto, seguita da una breve presentazione dei servizi offerti dalla nostra parrocchia. Da tempo, infatti, nella nostra parrocchia opera una Caritas parrocchiale, con numerosi volontari che si dedicano all’aiuto di chi si trova nel bisogno. E i bisogni sono di tanti tipi, a partire da quelli economici a cui la parrocchia risponde con un servizio di distribuzione del vestiario usato e con i pacchi-viveri per le famiglie senza lavoro; e poi il bisogno di sostegno scolastico con l’offerta del dopo-scuola; la casa d’accoglienza; le visite agli anziani della parrocchia ricoverati nelle vicine case di riposo. Molte sono le persone che dedicano un po’ del loro tempo alla gestione di queste attività, garantendo una presenza continuativa di alcune ore settimanali. Circa il servizio di distribuzione del vestiario usato, bisogna precisare che è un servizio ben più ampio della nostra realtà parrocchiale ed è rivolto a donne e bambini di tut-

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Notiziario della Parrocchia di San Giuliano in Como ta la città, che possono accedere al servizio dopo un colloquio presso uno degli sportelli della Caritas cittadina, attraverso il rilascio di un tesserino. Per questo motivo le volontarie del vestiario sono molte e in parte provenienti anche da altre parrocchie. Non dobbiamo nemmeno dimenticare che contribuiscono al buon funzionamento della distribuzione anche le tante persone (della parrocchia e non) che portano biancheria di casa e vestiti usati ma puliti e in ordine. I volontari che si occupano attualmente delle visite agli anziani non sono molti e per questo motivo sarebbe bene sollecitare altre persone volenterose, disponibili a dedicare un po’ di tempo a questa attività. Si tratta di un tempo abbastanza contenuto, un’ora o due ore alla settimana o anche ogni 15 giorni, secondo la disponibilità di ognuno (si può parlare con Don Roberto, dopo le Messe festive, che provvederà a mettere in contatto con i volontari che già svolgono con generosità questo servizio). La presenza nella nostra parrocchia di alcune famiglie in difficoltà lavorativa (italiane e non) ha portato alcuni anni fa all’avvio di un servizio quindicinale di pacchi-viveri. Attualmente quattro volontarie si occupano della gestione materiale della distribuzione, ma tutto funziona soprattutto grazie alla risposta generosa di tanti parrocchiani, che partecipano numerosi alle raccolte di viveri periodiche, che vengono effettuate alle Messe festive, (ogni uno o due mesi, gli avvisi della raccolta vengono appesi alle porte della chiesa con una settimana di anticipo). Da parecchi anni, inoltre, esiste nella nostra parrocchia un servizio di dopo-scuola (soprattutto per ragazzi delle medie e di 1ª e 2ª superiore), con la presenza di diversi insegnan- ti in pensione e studenti delle superiori che affiancano i ragazzi con difficoltà scolastiche, in alcuni pomeriggi della settimana (lunedì e mercoledì dalle 14.30 alle 16,30). Anche in questo caso, se ci fossero insegnanti o studenti disponibili a dare una mano anche solo per un pomeriggio, è sufficiente parlare con don Roberto che provvederà a metterli in contatto con la responsabile del dopo-scuola. La casa d’accoglienza, infine, si trova in alcuni locali sopra alla sacrestia ed è affidata da anni alla gestione della Caritas cittadina, con la collaborazione della parrocchia, ed è stata utilizzata nel corso del tempo per accoglienze temporanee di vario tipo (persone in difficoltà, famiglie, mini-dormitorio, ecc.). 15 marzo 2015

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