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lunedÌ 28 marzo 2011 anno 50 n 13 in italia euro 1,20 milano via solferino 28 tel 02 6339 servizio clienti tel 02 63797510 del lunedì oggi su investimenti www.corriere.it libro e dvd lezioni di scrittura con il corriere oggi a 4,90 euro più il prezzo del quotidiano roma piazza venezia 5 tel 06 688281 come guadagnare a piazza affari marvelli sabella barrì nell inserto la guida tutto sul condominio secondo volume oggi a 0,80 euro più il prezzo del quotidiano corriereconomia l europa la crescita e l italia soldati in fuga da sirte i ribelli controlliamo il petrolio il patto per l euro di mario monti gli insorti puntano sulla città del raìs prosegue velocemente l offensiva degli insorti che in serata avevano raggiunto la cittadina di ben jawad «lunedì siamo a sirte dicono la strada per tripoli è aperta» i due grandi poli petroliferi della libia centrale brega e ras lanuf sono nelle loro mani i gheddafiani hanno cominciato a spostarsi da sirte ieri una colonna di automezzi militari ha lasciato la città natale del colonnello verso tripoli da pagina 5 a pagina 13 l e decisioni prese venerdì dal consiglio europeo renderanno un po meglio governabile l economia europea in particolare quella della zona euro la crisi finanziaria che ha colpito vari paesi potrà essere fronteggiata con interventi più adeguati di quelli messi in campo finora il formarsi di nuovi focolai di crisi sarà meno probabile grazie al rafforzamento della disciplina preventiva sarà più difficile per un singolo paese persistere a lungo in situazioni squilibrate e capaci di trasmettere gli squilibri agli altri paesi perché si è ora accettato un più intenso monitoraggio comune se nel nuovo sistema di governance la stabilità resta indubbiamente l obiettivo principale quello della crescita entra in modo più incisivo che nel vecchio patto il quale solo per omaggio verbale era stato denominato «patto di stabilità e di crescita» si è capito che una crescita insufficiente oltre a creare evidenti problemi economici e sociali è spesso una delle cause più rilevanti degli stessi squilibri finanziari nel nuovo «patto per l euro» sottoscritto dai 17 stati della zona euro ma aperto anche agli altri 10 stati membri della ue 6 vi hanno già aderito si delineano misure e procedure di monitoraggio intese ad accrescere la competitività e l occupazione rimane però un asimmetria gli interventi che ogni stato farà e i risultati che otterrà in tema di stabilità sostenibilità della finanza pubblica e stabilità finanziaria saranno sottoposti a controlli e sanzioni più cogenti di quelli applicabili agli interventi e ai risultati in tema di crescita È perciò probabile che in termini di effetti concreti il nuovo patto conduca a rafforzare più la stabilità che la crescita va comunque dato atto al presidente del consiglio europeo herman van rompuy e a quello della commissione josé manuel barroso di avere notevolmente migliorato e reso più accettabile agli altri stati membri l originaria proposta formulata dalla germania e dalla francia oltre ad essere confuso quel documento avrebbe avuto una scarsa credibilità infatti l enforcement degli impegni presi sarebbe stato puramente intergovernativo cioè rimesso al collusivo «scambio di favori» tra stati membri senza l impiego dei poteri della commissione e della corte di giustizia in più la proposta veniva proprio dai due paesi che dopo essere stati i principali genitori del primo «patto di stabilità» nel 1997 l avevano insieme mandato in frantumi nel 2003 quando trovandosi essi in violazione avevano esercitato pressioni sufficienti a far sì che il consiglio ecofin non seguisse le proposte di ammonimento presentate dalla commissione anche nella versione adottata venerdì comunque si pone un problema di credibilità dell effettivo enforcement ma meno che nel progetto franco-tedesco continua a pagina 38 la strategia i piani degli alleati arrivare a tripoli di farid adly e guido olimpio ansa epa kim ludbrook g proiettili traccianti degli insorti a ras lanuf il secondo sito strategico per il settore energetico libico li alleati hanno detto in modo chiaro spetta ai libici decidere il loro destino non forniamo una copertura aerea ai ribelli non vogliamo uccidere gheddafi ma robert gates che avrebbe fatto a meno della guerra ha avvertito «il cambio di regime a pagina 6 è complicato» intervista con il ministro dell interno «un errore partecipare alla guerra usciamo dal pantano libico» la siria in bilico «immigrati rimpatri forzosi» maroni avverte la tunisia e alle regioni devono accettare i profughi di fiorenza sarzanini assad prova a resistere e promette riforme di antonio ferrari non basta la svolta anti-nucleare la merkel sconfitta dai verdi di danilo taino g li elettori non hanno creduto alla sua tarda conversione anti-nucleare e hanno scelto i verdi storica sconfitta per la cdu della cancelliera tedesca merkel nel baden-württemberg dove il partito era al governo dal 1953 il florido land della mercedes la fdp alleata federale della cdu esce dal parlamento regionale i socialdemocratici giù del 10 a pagina 15 il commento a pagina 38 giannelli giro di vite del ministro dell interno maroni sull immigrazione «la tunisia aveva promesso un impegno immediato per fermare i flussi migratori se non ci sarà un segnale concreto procederemo con i rimpatri forzosi» poi avverte le regioni senza l accordo «saremo noi a individuare le aree soprattutto di fronte a una situazione di emergenza che riguarda profughi che scappano dalla guerra in libia saremo costretti ad agire d imperio» sul «pantano libico» maroni ritiene che «la soluzione frattini sia l unica possibile» per uscirne a pagina 2 il reattore 2 radiazioni sempre più alte ma il giappone sbaglia i numeri di paolo salom a fukushima radioattività «dieci milioni di volte sopra la norma» panico poi la rettifica ci scusiamo 100 mila volte » letali comunque il nobel rubbia nuovi reattori sicuri cosmesi a pagina 25 a pagina 38 un commento di stefano agnoli i l regime del presidente siriano bashar al assad nella foto ieri sera in tv accelera sulle riforme e il governo è pronto a dimettersi ma intanto l esercito resta nelle strade dopo tredici giorni di proteste e scontri damasco vede in pericolo il suo delicato baricentro mediorientale alle pagine 10 e 11 battistini zecchinelli poste italiane sped in a.p d.l 353/2003 conv l 46/2004 art 1 c1 dcb milano pubblico&privato di francesco alberoni sue istituzioni più prestigiose ha usato i vecchi palazzi dei patrizi o dei re e ha costruito edifici per i ministeri a roma inoltre in epoca recente la grande borghesia salvo alcune eccezioni ha smesso di identificarsi con la citta in cui vive non vi ha più costruito palazzi giardini chiese opere benefiche come faceva un tempo questa situazione potrebbe cambiare con il federalismo perché le città sede di regione e lo stesso vale per molte province trovandosi con maggiori mezzi e più libere di decidere possono riscoprire l orgoglio di essere capitali e puntare nuovamente sull arte e sulla bellezza io mi auguro che anche la grande borghesia potendo dialogare meglio con l amministrazione pubblica riscopra il piacere di avere delle radici e di lasciare una traccia nelle sue città ma mi auguro soprattutto che gli elettori sappiano eleggere governatori e sindaci di cultura di gusto capaci di amministrare con intelligenza e lungimiranza www.corriere.it/alberoni © riproduzione riservata di notte chiuso il ristorante distribuisce pasti ai ragazzi poveri le città riscoprano la bellezza il federalismo le può aiutare la borghesia dovrebbe tornare all antico ruolo erché il patrimonio artistico dell italia è così grande e variato perché nel corso di quasi tremila anni si sono succeduti nel nostro piccolo territorio molti popoli molte civiltà ciascuna delle quali ha lasciato una traccia gli etruschi di cui ci restano le necropoli le statue e i dipinti i greci di cui ci restano gli stupendi teatri e i templi poi roma con i fori le arene le basiliche gli acquedotti infine i bizantini con i loro mosaici a partire dall anno mille in italia sono fioriti i comuni città-stato dove sulla stessa piazza trovi la cattedrale il palazzo del governo e talvolta il castello feudale molte di queste repubbliche sono poi diventate signorie i cui nobili hanno costruito grandiosi palazzi alcu chef italiano tra gli eroi d america di michela proietti p 9 771120 498008 ne sono diventate delle grandi potenze come venezia e genova capitali di veri e propri imperi altre sedi di potenti famiglie urbino dei montefeltro ferrara degli estensi mantova dei gonzaga milano dei visconti e degli sforza poi firenze centro di un granducato napoli di un regno e roma dello stato della chiesa e del papato i signori di queste capitali vi hanno profuso enormi ricchezze per dotarle di stupende opere d arte in concorrenza l una con le altre nessun altro paese ha avuto questa diversificazione nemmeno imperi sconfinati come l india e la cina dopo l unificazione nazionale questo processo è rallentato lo stato italiano ha costruito scuole elementari ferrovie tribunali e ospedali ma per le o gni notte bruno serato cuoco veneto di san bonifacio e titolare di uno dei ristoranti più in voga della california serve 20 chili di pasta a 300 bambini che altrimenti andrebbero a letto senza cena perché sono i «motel kids» i figli dell america che non sogna e che non riesce a pagare l affitto di una casa normale e vive nei motel serato è diventato un eroe americano la cnn l ha inserito nella «top 20 heroes 2011» la classifica che l emittente tv stila da tre anni scegliendo le venti persone che con il loro impegno cambiano il mondo a pagina 28 mod madison 10 3 2 8>
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2 primo piano lunedì 28 marzo 2011 corriere della sera la guerra in libia i migranti per fronteggiare l ondata di sbarchi stiamo facendo il possibile e l impossibile allestendo tendopoli a tempi record giuseppe caruso commissario straordinario maroni avverte le regioni «accogliete i profughi o agiremo d imperio» il ministro pantano libia un errore partecipare alla guerra il capo dello stato napolitano gli usa diedero opportunità ai nostri emigranti dal nostro inviato new york «sì we shall overcome» giorgio napolitano cita il celebre gospel del movimento nero usa cantato poi pure da joan baez per rassicurare il paese per lui se sapremo ritrovare «orgoglio e fiducia» rafforzando «la nostra unità e la coesione» riusciremo a «superare le difficoltà che abbiamo davanti» dice così il capo dello stato e chissà se ha in mente tra tante altre anche l ultima emergenza sulla quale a roma si polemizza quella dei profughi dal nord africa ora sarà un caso ma proprio mentre perfino a new york i mass-media rilanciano le notizie della nostra nuova «difficoltà» lui ricorda un vecchio e sperimentato modello d accoglienza e integrazione degli immigrati il modello americano un esempio che per il modo in cui lo cita sembra un indicazione a new york il presidente napolitano ansa dello spirito giusto da far lievitare intorno a questo tipo di problemi cioè l atteggiamento inclusivo che incontrarono i quattro milioni di nostri connazionali «costretti a lasciare la propria terra» e approdati a ellis island in successive ondate dalla fine dell ottocento e che consentì loro di costruirsi certo «con dolore e sudore» un futuro qui il presidente ne parla a un pranzo con 150 personaggi influenti in buona parte italo-americani riuniti al st regis di manhattan per festeggiare il 150° anniversario dell unità nazionale spiega «l italia è grata agli stati uniti per le opportunità che hanno saputo offrire ai nostri cittadini l america ben lontana dalle rigidità di struttura della società europea di quegli anni è stata capace di premiare il duro lavoro e l impegno di promuovere gli avanzamenti sociali di celebrare il self made man più in generale l america è riuscita a creare un intenso legame di appartenenza e condivisione dell individuo e a riconoscere al contempo il suo diritto alla felicità» ecco è forse questo il riferimento più appropriato da tenere presente secondo napolitano gli ultimi sbarchi di lampedusa sono ovviamente una faccenda diversa e che se non altro per l imprevedibilità e per il fatto di essere concentrati in una piccola isola non consente paragoni con la strategia d apertura ma programmata e controllata praticata allora dagli usa ma è comunque un fenomeno che un grande paese dovrebbe saper governare anzitutto con solidarietà pare il suo retropensiero senza dividersi in tignosi distinguo È l unico cenno interpretabile in chiave di attualità politica di un discorso concentrato sul giubileo laico della nazione una riflessione che apre ringraziando il presidente obama per aver reso omaggio al compleanno dell italia con un solenne atto parlamentare m br © riproduzione riservata roma «la tunisia aveva promesso un impegno immediato per fermare i flussi migratori ma le barche continuano ad arrivare se non ci sarà un segnale concreto entro i prossimi giorni procederemo con i rimpatri forzosi» il ministro dell interno roberto maroni alza il tiro in materia di contrasto agli sbarchi fa propria e rilancia la linea della lega poi analizza la posizione dell italia nella coalizione che partecipa ai raid in libia «per provare a uscire dal pantano l unica soluzione è quella diplomatica proposta da franco frattini in accordo con la germania» venerdì al rientro da tunisi lei si era mostrato fiducioso sulla collaborazione con il governo locale che cosa è cambiato «sono arrivate altre mille persone che dicono di essere tunisine e poi a bordo di due barconi provenienti dalla libia circa mille tra somali ed eritrei non siamo in grado di sostenere questi ritmi e dunque bisogna adottare un nuovo atteggiamento» e crede che l uso della forza sia la strada giusta «potrebbe trasformarsi nell unica possibile se gli sforzi diplomatici del governo italiano dovessero fallire i somali e gli eritrei non possono essere rimpatriati perché scappano dalla guerra e hanno diritto alla protezione internazionale per usare l espressione del governatore zaia non hanno le scarpe firmate dunque li assisteremo e rinnoveremo all europa la richiesta di attivare la distribuzione tra gli stati membri ma questo non può valere per i tunisini» dunque che cosa ha in mente «il problema è estremamente complesso e non esistono soluzioni facili come quella dei mitra evocata dal governatore della sicilia lombardo mercoledì mattina si riunisce l unità di crisi a palazzo chigi io confido che il governo tunisino faccia quello che ha annunciato però se non ci sarà un intervento vero per fermare le partenze chiederò al governo di attuare la proposta di bossi e di procedere ai rimpatri forzosi siamo attrezzati per farlo li mettiamo sulle navi e li riportiamo a casa» senza attendere il nullaosta delle autorità tunisine «le loro procedure sono troppo lente e in ogni caso non hanno mai accettato i rimpatri collettivi» pensate di usare le navi militari «su questo è in corso una valutazione giuridica legata alla mancata adesione del paese di provenienza potremmo usare quelle civili» intanto lampedusa è ormai allo stremo come pensa di risolvere il problema degli stranieri accampati ormai ovunque «vorrei ricordare che sull isola non ci è stato consentito di allestire una tendopoli in ogni caso abbiamo individuato alcune aree dove allestiremo campi temporanei per l identificazione e l espulsione che potranno ospitare fino a 500 persone ciascuno si tratta di tende e moduli abitativi gestiti dal viminale perché destinati a chi è clandestino e deve essere tenuto sotto controllo prima di essere rimandato a casa» una sorta di cie a cielo aperto saranno distribuiti in tutte le regioni «sono siti individuati un po ovunque dal ministero della difesa in aree militari dismesse stiamo valutando attentamente i siti con le prefetture perché a differenza dei profughi queste persone non hanno diritto a rimanere in italia e quindi contiamo di esaurire le procedure nel più breve tempo possibile e poi rimpatriarli» frattini aveva proposto di elargire almeno 1.500 euro a chi accetta di essere rimpatriato e poi avete offerto alla tunisia soldi e mezzi non rischiamo di ritrovarci sotto ricatto proprio come avvenne con il regime libico «È una situazione completamente diversa perché noi dipendevamo da tripoli per l approvvigionamento di petrolio ed energia mentre con la tunisia le parti sono in vertite sono loro a dipendere da noi soprattutto nel settore turistico visto che ogni anno ci sono 600 mila italiani che visitano il loro paese» e questo è stato fatto pesare «durante gli incontri abbiamo già sottolineato la decisione di alcune compagnie che organizzano crociere e per motivi di sicurezza hanno escluso la tunisia dai loro tour loro sanno bene che per tornare alla normalità hanno bisogno di noi in ogni caso voglio ribadire che i rimpatri assistiti sono programmi finanziati dall europa nell ambito della cooperazione con gli stati terzi e sono gestiti dalle organizzazioni internazionali nessun contributo diretto agli immigrati come invece erroneamente è stato detto» lei ha annunciato un piano per la distribuzione dei profughi con una stima di 50.000 persone che potrebbero arrivare dalla libia in italia crede davvero di riuscire ad assisterle «sono rimasto male impressionato per l atteggiamento di alcuni amministratori locali che ufficialmente mostrano buona volontà e poi sottobanco cercano motivi per evitare di essere coinvolti lo ripeto l unica regione esclusa sarà l abruzzo altrove si procederà secondo il piano che ho sottoposto alle regioni che prevede un tetto massimo di 1.000 profughi ogni se tunisi non fermerà i barconi useremo le navi per i rimpatri forzosi ora non siamo sotto ricatto come con tripoli per il petrolio milione di abitanti» chi decide dove alloggiarli «i governatori in accordo con province e comuni» e se ci saranno rifiuti «allora saremo noi a individuare le aree io sono un fautore della condivisione di queste scelte impegnative ma se questo non è possibile e soprattutto di fronte a una situazione di emergenza che riguarda profughi che scappano dalla guerra in libia saremo costretti ad agire d imperio» il ministro frattini propone un asse con la germania per arrivare a una soluzione diplo ne frattini quando dice che bisogna coinvolgere nella trattativa tutte le tribù» l italia sostiene gli insorti «l italia dialoga con chi può rappresentare la transizione sapendo perfettamente che la realtà non è mai come appare basti pensare che alla guida dei ribelli ci sono gli ex ministri dell interno e della giustizia di gheddafi non possiaroberto mo lasciare zone fuori controllo soprattutto temaroni in nendo conto dell influenza che i fratelli musuluna mani hanno in quell area e dunque del sopravillustrazione vento che può essere preso dai fondamentalidi marco sti la libia deve essere messa in una situazione mastroianni di stabilità» passando alla politica interna nell ultima votazione il federalismo comunale è passato con il voto contrario dell udc e l astensione del pd e un segnale di collaborazione «forse il pd credeva che bocciando il federalismo la lega se la sarebbe presa con berlusconi e avrebbe fatto cadere il governo quando hanno capito che noi rimanevamo leali e questi mezzucci non sarebbero serviti hanno deciso di astenersi compiendo quello che io ritengo un giusto passo in avanti del resto il federalismo fa comodo anche a loro che hanno moltissimi amministratori locali diciamo che siamo sulla strada giusta anche perché quello dell udc io lo interpreto come un atto di coerenza» era proprio necessario nominare ministro saverio romano «io lo conosco perché è stato mio sottosegrematica in libia lei condivide questa linea «sin dall inizio la lega era contraria alla par tario al welfare e l ho molto apprezzato più in tecipazione dell italia alla guerra e avevamo generale posso dire che se neanche il presidenchiesto di comportarci come la germania È sta te della repubblica ha bloccato questa nomina to un errore e mi sembra che la soluzione fratti vuol dire che non esistevano i presupposti per ni sia l unica possibile se si vuole uscire da un farlo» in realtà lo stesso presidente ha voluto sotpantano che può rivelarsi molto pericolosa» tolineare che non poteva farlo che intende «la costituzione prevede la presunzione d in«secondo le ultime informazioni gheddafi è riuscito a portare dalla sua parte anche la tribù nocenza fino alla condanna definitiva sulla bache gli era più ostile quella dei beduini forse se di questo posso dire che si tratta di una scelchi ha voluto questi raid non ha analizzato le ta che rispettiamo e abbiamo condiviso» fiorenza sarzanini capacità finanziarie illimitate del raìs non ha saputo valutare la sua forza per questo ha ragio© riproduzione riservata l etiope fuggita dalla libia «ho partorito in alto mare e la burrasca è scomparsa» la mamma e il neonato palermo «c era il mare in burrasca e tutti gridavano per la paura ma nel momento in cui è nato il mio bambino anche le onde si sono improvvisamente calmate» e stato quello il momento in cui ha deciso che lo avrebbe chiamato yeabsera «dono di dio» in una stanza dell ospedale cervello feketre alemu 26 anni racconta quel misto di terrore e gioia sul barcone in balia delle onde ora è serena accanto al marito asfaw beley 27 anni che invece ricorda il terrore della vita in libia sono entrambi etiopi ma si sono conosciuti in libia «sapevo che era rischioso partire con lei in gravidanza ma era l unica opportunità per dare un futuro a noi e al bambino ora vogliamo restare in italia a roma» alfio sciacca © riproduzione riservata
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corriere della sera lunedì 28 marzo 2011 primo piano 3 lampedusa si sta facendo carico del dramma di migliaia di persone e il governo è inerte ignazio marino senatore pd a lampedusa gli abitanti sono disperati e sotto assedio l italia ci liberi dall invasore gianfranco miccichè sottosegretario l italia non sarà abbandonata a se stessa dall europa che ha il dovere di intervenire saverio romano ministro per l agricoltura il governo brambilla turismo la tunisia rispetti gli accordi berlusconi annuncia un vertice straordinario interviene il premier frattini il bonus paga la ue roma ci sarà un consiglio dei ministri straordinario sull emergenza sbarchi a lampedusa cui potrebbe partecipare lo stesso presidente della regione sicilia raffele lombardo che in ogni caso sarà a roma dopodomani per parlare con berlusconi già ieri il premier ha avuto un colloquio telefonico di dieci minuti con il governatore «ho avuto la disponibilità di un armatore per avere delle navi parlerò di nuovo con i ministri maroni e la russa e ti farò sapere sulla richiesta di un consiglio dei ministri apposito per lampedusa» così lo ha tranquillizzato berlusconi che ha riferito a lombardo di aver già discusso con i ministri dell interno e della difesa della possibilità di non far più sbarcare immigrati nell isola e di accoglierli a bordo di navi per poi smistarli nei centri di accoglien la scheda il primo nuovo centro di accoglienza a manduria in puglia è stato allestito il primo centro di accoglienza e identificazione a cielo aperto ogni tenda può ospitare otto brande e al momento sono 120 quelle montate oggi sono 547 gli immigrati ospitati ma la tendopoli potrà presto ospitare fino a 3.300 immigrati a lampedusa lo show di lombardo tendopoli anche in valpadana il cavaliere telefona al governatore e lui «qui si rischia un epidemia» dal nostro inviato lampedusa nel giorno in cui approdano non su lampedusa ma su linosa mille profughi di tre barconi provenienti dal «fronte» libico staffetta di una teoria che si annuncia senza fine è raffaele lombardo a dare la scossa a scuotere roma per svuotare l isola attraversata da tensioni rischi violenza come è accaduto sabato notte con l assalto alla tenda dell azienda sanitaria piantata sul molo sotto la «collina del disonore» trasformata in un accampamento con i medici sbattuti fuori pronti a mettere in salvo attrezzature bisturi bombole tappando tutto in una ambulanza la rabbia di oltre 5 mila tunisini è esplosa anche ieri pomeriggio in 300 a protestare per la distribuzione del cibo rabbia pari a quella di chi vive qui minacciando iniziative clamorose come raccontano a lombardo appena arrivato di qui la scossa che dopo un appello a napolitano sfocia in una telefonata ricevuta da berlusconi in diretta davanti a centinaia di pescatori albergatori commercianti indignati dall inerzia del governo e per la prima volta il cavaliere che generalmente non offre pause agli interlocutori si ritrova un vulcano che non lascia spazi via filo lombardo chiede navi appoggio come centri accoglienza galleggianti parla del «rischio epidemia» dell onta di quella collina ridotta a letamaio sospetta che l inerzia e i ritardi nelle scelte celi il dolo della lega e invoca l allestimento di diverse tendopoli «dappertutto fuorché in questo scoglio che non ne può più facciamole anche in sicilia ma facciamole pure il valpadana» poi senza break continua a rivendicare provvedimenti economici e ordini precisi al commissario straordinario tutti temi da discutere promette berlusconi «con un consiglio dei ministri straordinario presente lo stesso governatore» visita lombardo a lampedusa ansa le risposte del premier si potevano indovinare dall espressione parzialmente soddisfatta di lombardo cauto «mi conferma quindi che un armatore ha offerto le navi bene aspettiamo fatti concreti» parole echeggiate mentre un traghetto della grilmaldi imbarca 800 tunisini 300 partono in aereo e 500 attendono il ritorno della san marco operazioni lente non bilanciate dall esodo più di 18 mila arrivi da gennaio poche le donne circa 600 i minori adesso dalla libia ecco famiglie al completo anche con una miriade di bambini storie drammatiche a cominciare da quella di un bambino che nasce in una carretta alla deriva sbattuta fra le onde del mediterraneo salvato con la mamma tirati su dal verricello di un elicottero dove un medico azzarda e trancia il cordone ombelicale ma è anche la storia di un altro bimbo che resterà solo una speranza infranta ucciso a quattro mesi nel grembo della mamma che piange volando pure lei in elicottero prima verso lampedusa poi a palermo e ancora una terza donna incinta all ottavo mese salvata pure lei spezzoni di un odissea vissuta da 330 eritrei frammenti di disperazione che nell inferno di un bambino mai nato e della creatura sopravvissuta alla forza del mare miscelano dolore e gioia alla vergogna perché sono sequenze dalle quali ha provato a sottrarsi il potente schieramento di portaerei mezzi d attacco navi appoggio di un apparato militare che perlustra e filtra il mediterraneo senza aiutare un barcone alla deriva col suo carico devastato finché un bimbo nasce fra le onde za berlusconi però non ha fatto il nome dell armatore contattato intanto secondo quanto reso noto dalle forze dell ordine sono quasi 5.500 i migranti che hanno raggiunto l isola superando così con il loro numero quello degli isolani e altri barconi con trecento persone a bordo sono stati avvistati e sono in arrivo dal 1° gennaio sempre secondo le fonti ufficiali sono sbarcati complessivamente 18.501 migranti nei primi tre mesi dell anno scorso era arrivati in 27 quasi tutti i clandestini arrivati sono tunisini tanto che ieri il ministro del turismo michela vittoria brambilla ha annunciato che non ci saranno aiuti al governo tunisino per sostenere il turismo in quel paese se c è violazione degli accordi sui flussi migratori «siamo pronti a fare la nostra parte per aiutare la tunisia a creare le condizioni per la ripresa del turismo ha sostenuto la brambilla ma solo dopo che avremo verificato nei fatti il totale rispetto degli accordi presi dal loro governo con il nostro» «e solo in quel caso» il ministro constata che «i continui sbarchi di clandestini tunisini verso l italia e in particolare verso l isola di lampedusa hanno già arrecato un serio danno non solo alla popolazione residente ma all intero turismo siciliano e nazionale» e quindi in queste condizioni sarà prioritario per il governo berlusconi sostenere il turismo in italia quanto al contributo di 1.500 euro a migrante per il rimpatrio il ministro degli esteri frattini ha risposto a umberto bossi fortemente contrario a pagare «l europa cui spesso ci siamo rivolti ha detto di essere disponibile a darci finanziamenti provenienti da un fondo europeo mi sembra strano che si debba dire di no» felice cavallaro © riproduzione riservata m antonietta calabrò © riproduzione riservata
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corriere della sera lunedì 28 marzo 2011 primo piano 5 la guerra in libia la battaglia la coalizione non sta rifornendo di armi gli insorti l onu ha stabilito un embargo e dobbiamo rispettarlo liam fox ministro della difesa britannico i ribelli e i raid mettono in fuga le truppe del raìs bombe su sirte i lealisti ripiegano a ovest presi i poli petroliferi di brega e ras lanuf dal nostro inviato l economista bengasi «grazie allah grazie nato!» guardano felici al cielo i ribelli vittoriosi sparano all impazzata con i mitra puntati verso l alto non contro il nemico a celebrare un successo che solo otto giorni fa sembrava perduto «se non ci fossero stati i vostri jet le colonne di gheddafi ci avrebbero massacrato» ammettono in tanti non sono più soli e allora via veloci verso ovest per superare la linea del fronte appena dopo le raffinerie di ras lanuf dove si erano impantanati meno di due settimane fa ieri pomeriggio il tabù è stato infranto in serata avevano raggiunto la cittadina di ben jawad «lunedì siamo a sirte la strada per tripoli è aperta gheddafi prepara le valigie» cantano inebriati di gioia un avanzata di 400 chilometri in 48 ore ora i due grandi poli petroliferi della libia centrale brega e ras lanuf sono nelle loro mani «il qatar ci ha già promesso aiuti per l esportazione degli oltre 130.000 ba il «ministro» delle finanze «ora il greggio è in mano nostra» dal nostro inviato rili di greggio che siamo in grado di produrre subito» spiegano ottimisti a bengasi dopo la caduta sabato mattina di ajdabiya la loro offensiva si è trasformata in un gigantesco salto in avanti ma è sufficiente osservare il loro comportamento sul terreno e ricordare le vicende belliche recenti per suonare un campanello d allarme la rivoluzione del 17 febbraio ha compiuto ieri il suo 40esimo giorno e non è detto che i trionfi delle ultime ore debbano perpetuarsi senza ombre sino a tripoli «non abbiamo imparato nulla dalle battaglie delle ultime settimane stiamo correndo troppo veloci occorre fermarsi riorganizzare le truppe studiare strategie di attacco per la presa della sirte dove sono le tribù fedeli a gheddafi e dove non c è stata alcuna rivolta di piazza» sostengono diversi avvocati e intellettuali che compongono i circoli del governo transitorio a bengasi tutto lascia credere che i problemi di fondo che indeboliscono le truppe rivoluzionarie non siano risolti in ordine d importanza gravi tensioni tra i giovani rivoluzionari e i veterani del vecchio esercito che dovrebbero guidarli la mancanza di organizzazione all attacco avanzata di 400 chilometri in 48 ore gli insorti cantano «la strada per tripoli è aperta gheddafi prepara le valigie» e addestramento la superiorità delle armi dei gheddafiani le conseguenze si sono viste nelle battaglie tra lunedì e sabato per la presa di ajdabiya poche centinaia di soldati di gheddafi sono riusciti a resistere se non fossero tornati i caccia francesi e britannici per colpire i tank anche nella zona urbana ci sarebbe stato il rischio che riprendesse l offensiva su bengasi da allora l avanzata dei rivoluzionari è stata un gioco da ragazzi gipponi lanciati all inseguimento dei nemici senza sparare un colpo così 80 chilometri più avanti è stata presa brega poi per altri 50 fino al villaggio di bashar e l oasi di agheila ieri mattina ancora avanti per 100 chilome tri ras lanuf qui è stato necessario organizzare pattuglie bisognava sincerarsi che i depositi locali di gas e greggio fossero intatti la cittadina ha 40.000 abitanti la maggioranza è fuggita ma tra i pochi rimasti non mancano i militanti pro gheddafi sono le avvisaglie delle difficoltà dei prossimi giorni una quarantina di chilometri a ovest di ras lanuf superato il villaggio di ben jawad l oasi di nufliah segna il confine storico tra libia orientale e occidentale qui comincia il territorio delle tribù pro gheddafi di sirte i rivoluzionari sperano con la loro presenza di incitare a nuove sommosse la popolazione locale non è detto che sia semplice cer to sirte è nel mirino ieri sera gli aerei della coalizione hanno lanciato i primi raid con almeno due forti esplosioni udite in città giornalisti occidentali sono stati portati da tripoli a sirte viaggiando su pulmini bianchi senza alcuna insegna «press» costretti ad avvertire le rispettive ambasciate per non correre il rischio di essere colpiti dai jet nato mentre i gheddafiani hanno cominciato a spostarsi da sirte ieri una colonna di venti automezzi militari con artiglieria anti aerea ha lasciato la città natale del colonnello verso tripoli seguita da decine di automezzi civili bengasi «le regioni orientali della libia sono economicamente indipendenti possiamo esportare 120.000 barili di greggio al giorno entro due settimane potremo arrivare a 300.000» È ottimista ali tarhouni nato a bengasi nel 1950 e immigrato negli usa economista alla washington state university e oppositore di gheddafi da due settimane è tornato come ministro delle finanze del nuovo governo ombra come pensa di rilanciare l economia delle zone liberate «per ora abbiamo liquidità sufficiente le infrastrutture principali funzionano non faremo investimenti importanti sino a quando non avremo liberato l intero paese» cosa cercate nella capitale «il controllo della banca centrale ma possiamo attendere con la perdita dei poli petroliferi di brega e ras lanuf la dittatura è messa peggio di noi» cosa intendete fare dei contratti con le compagnie petrolifere straniere come l eni «rispetteremo ogni contratto alla virgola l eni è uno dei nostri partner più importanti ha solo da guadagnare a trattare con noi» una mediazione dell italia «se berlusconi intende invitare il suo amico gheddafi in esilio a roma noi gli saremo riconoscenti il colonnello per noi è stato peggio di mussolini prima se ne va meglio è ma non lo accetteremo mai come controparte» l.cr © riproduzione riservata lorenzo cremonesi © riproduzione riservata
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6 primo piano lunedì 28 marzo 2011 corriere della sera la guerra in libia approfondimenti la coalizione e i ribelli si apre una nuova fase piena di ambiguità l obiettivo è aiutare gli insorti senza schierare truppe di terra razzi un ribelle guarda attraverso un lanciarazzi conquistato ai governativi gli insorti grazie all appoggio aereo alleato hanno guadagnato nuove posizioni e stanno avanzando verso la città di sirte feudo e simbolo del regime afp destituire gheddafi ogni cambiamento di regime è una cosa molto complicata robert gates ministro della difesa usa raid un caccia francese «rafale» in missione le incursioni hanno distrutto batterie di missili aerei e colonne di blindati che minacciavano i ribelli epa le vittime funerali a tripoli il regime secondo gli stati uniti ha usato i corpi degli insorti per dimostrare che gli alleati hanno compiuto stragi di civili washington i ribelli libici hanno alzato le loro bandiere sulla «mezzaluna petrolifera» l arco di territorio compreso tra bengasi e ras lanuf ora puntano i binocoli su sirte simbolo e feudo di gheddafi un successo reso possibile dall appoggio diretto dei raid aerei della coalizione un intervento che ha ribaltato l andamento del conflitto civile e apre nuove prospettive anche se il colonnello continua a resistere la campagna ribattezzata «protezione unificata» e sotto guida nato entra in una nuova fase no-fly zone gli alleati hanno imposto l area di interdizione agevolmente i jet di gheddafi non si sono quasi mai levati in volo e quei pochi che hanno provato a farlo sono stati abbattuti spazzati via la gran parte dei missili anti-aerei più pericolosi anche se antiquati sam 2 e 5 merito della «ramazza» americana i tomahawk sparati dal mare i governativi hanno ancora dei sistemi mobili e ordigni che possono essere usati da un solo uomo centinaia di sam 7 e un numero minore di sofisticati sa 24 forse arrivati dal venezuela la tattica privo di protezione aerea al regime sono rimaste poche carte la prima è quella del soffocamento delle città ribelli nell ovest con il fuoco dei cannoni e dei cecchini con il taglio di luce e acqua di più non può fare i blindati si nascondono nel centro abitato si muovono raramente di il «piano b» degli alleati la destinazione È tripoli rò un buon segno altra località chiave è zintan che controlla la rotta verso la base meridionale di sebha il raìs non ha esitato a picchiare duro deve evitare di perdere le località che si sono ribellate a ovest da zawiya a misurata questo spiega perché le sue offerte di cessate il fuoco sono finte se non si spara più la popolazione torna in piazza tripoli cercherà poi di ottenere rifornimenti attraverso sebha la rotta del deserto e il confine algerino prospettive il segretario di stato americano hillary clinton sostiene che crescono le defezioni all interno del regime gli alleati gli alleati hanno detto a microfoni aperti spetta ai libici decidere il loro destino non forniamo una copertura aerea ai ribelli non vogliamo uccidere gheddafi tre messaggi che devono trovare un applicazione pratica e che nascondono tante ambiguità se devono essere i ribelli a determinare l esito della crisi è necessario trasformarli in un movimento vero hanno biso gno di armi ma gli inglesi in pubblico dicono no più disponibili usa e francia hanno bisogno di un esercito lo stanno costruendo sotto la guida del generale haftar tornato dall esilio ci vorranno mesi gli insorti poi sono divisi i velleitari vogliono l assalto a sirte i prudenti preferirebbero spingere i lealisti alla resa la coalizione studia un piano b che permetta alla rivoluzione di raggiungere tripoli non volendo schierare truppe di terra l alleanza usa una tenaglia da un lato apre la strada ai ribelli dall altro continua i raid che demoliscono lo scudo nemico stringendo la morsa è possibile che la difesa si spezzi ecco perché l affermazione del pentagono che non c è un appoggio diretto suona falsa senza l ombrello dei caccia i ribelli sarebbero ancora a bengasi i rovesci militari di queste ore spingeranno il colonnello ad arroccarsi e con i lealisti nascosti tra le case per la coalizione cresce il rischio di fare vittime civili fino ad oggi è andata bene e come ha raccontato il segretario alla difesa usa gates il regime è stato costretto a usare i cadaveri dei ribelli per mostrare «le stragi dei simboli un orologio con l effigie di muammar gheddafi e la mappa dell africa reuters armi gli alleati non escludono di poter fornire armi agli insorti reuters solito di notte hanno problemi a rifornirsi inoltre c è una questione di numeri gheddafi conterebbe su 10-15 mila soldati scelti come la brigata khamis e il nono battaglione e forse altrettanti militari di livello inferiore uno schieramento ridotto integrato dai mercenari africani che non può coprire linee molto lunghe i lealisti difendono qualche punto strategico altrimenti cedono terreno dopo aver perso ajdabiya le truppe di gheddafi si sono ritirate verso sirte ciò vuol dire che non avevano una seconda linea dove attestarsi le immagini dal «fronte» mostrano in modo evidente che i gheddafiani non hanno adottato particolari misure di protezione i caccia li hanno inchiodati senza pietà sorprendendoli in alcune occasioni mentre dormivano o mangiavano in sostanza le milizie assediano le località ribelli ma a loro volta sono assediate dal cielo la difesa il regime sta concentrando la difesa su alcune basi importante è sirte la fuga di civili e il ripiegamento verso tripoli di alcuni reparti non sono pe crociati» ma se gli alleati intendono sfruttare il momento favorevole dovranno sferrare attacchi più intensi crescerà la pressione sull asse tripoli-sirte e le incursioni per salvare misurata washington che ha fretta di rendere meno ampia la sua partecipazione è convinta che la strategia funzioni ma deve convincere tutti i membri della coalizione sulla necessità di bombardare a lungo anche quegli obiettivi dove i civili non sono in pericolo vedremo se i partner accetteranno per piegare i dubbiosi hillary clinton sostiene che si vedono i primi effetti crescono le defezioni nel regime assicura è l inizio di un processo per portare all uscita di scena di gheddafi l esilio che permetterebbe di evitare scelte drammatiche e di affermare che i libici hanno davvero deciso il loro futuro purtroppo questi sono solo auspici sempre robert gates che avrebbe fatto a meno della terza guerra ha avvertito «il cambio di regime è complicato» farid adly guido olimpio © riproduzione riservata
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8 primo piano lunedì 28 marzo 2011 corriere della sera la guerra in libia le scelte grazie al buon lavoro della coalizione cominciamo a vedere le truppe di gheddafi che si ritirano hillary clinton segretario di stato usa missione la nato assume il comando parte la nuova fase l alleanza difenderà la «no-fly zone» e attaccherà in «difesa dei civili» dal nostro corrispondente bruxelles la nato assume «con effetto immediato» il comando operativo delle operazioni militari in libia alle nove della sera dopo un altra giornata di schermaglie diplomatiche lo annuncia dal quartier generale di bruxelles il segretario generale dell alleanza anders fogh rasmussen ma già un paio d ore prima l avevano preceduto quattro parole scarne buttate lì dal generale canadese charles brouchard da napoli «sono stato nominato comandante del comando congiunto nato abbiamo cominciato ad applicare con successo la no-fly zone la zona di interdizione al volo» voleva e vuol dire la «coalizione dei volenterosi» guidata da parigi washington e londra cede il timone della guerra nei cieli e anche quello dei bombardamenti sulle forze terrestri in tutto prende dunque il suo posto la nato per «tutte le misure necessarie» alla protezione dei civili come diceva la risoluzione 1973 dell onu la decisione politica e militare è stata assunta dai 28 ambasciatori dei paesi membri riuniti a bruxelles ed è stata suggellata da un cambiamento di nome non si chiama più «alba dell odissea» la campagna militare dell occidente e di alcuni paesi arabi contro muammar gheddafi ma «unified protector» qualcosa come «protettore unico» o «protezione unificata» dei civili libici si intende le parole del generale brouchard avevano già anticipato quel primo fatto compiuto la nato e non più singoli paesi come la francia o gli usa guida da ora le operazioni contro gli aerei che violino la «no-fly zone» «tutti i velivoli del regime o quelli dei ribelli ed esclusi solo i voli umanitari» si precisa ma ha assunto anche la responsabilità degli attacchi su truppe e convogli libici a terra azioni sempre «strettamente limitate alla protezione dei civili» è almeno la dichiarazione di intenti era quello che chiedeva attendeva l italia la farnesina si dice infatti «soddisfatta» per gli ultimi sviluppi era quello che non vo «alba dell odissea» cambia nome via a «unified protector» milano da odyssey dawn alba dell odissea a unified protector protezione unificata con il passaggio del comando delle operazioni dalla coalizione degli alleati alla nato cambia anche il nome della missione militare in libia il nome chiarisce subito che l obiettivo principale è la protezione della popolazione civile © riproduzione riservata leva la francia che prepara già una sorta di rivincita domani a londra i ministri degli esteri della coalizione si incontreranno per discutere l annunciata «soluzione politica e diplomatica» che nicolas sarkozy avrebbe plasmato insieme con david cameron il suo omologo britannico e dallo stesso vertice dovrebbe uscire la cosiddetta «cabina di regia» voluta sempre da sarkozy cioè un organismo formato dai ministri degli esteri della nato e da quelli dei paesi arabi alleati che dovrebbe avere una supervisione politica delle operazioni ma un ruolo intende giocarlo anche la turchia in un intervista il premier recep erdogan ha detto che il suo paese intende svolgere un opera di mediazione per un rapido cessate il fuoco la guer ra politico-diplomatica potrebbe anche essere più lunga di quella vera sul terreno potrebbe durare per mesi ma c è chi si mostra più ottimista constatando l avanzata sul terreno delle forze ribelli «abbiamo strappato a gheddafi la sua corazza» dice il segretario americano alla difesa robert gates in un intervista televisiva e si riferisce proprio all effetto delle incursioni occidentali gli fa eco il segretario di stato hillary clinton da un altro salotto tv «grazie al buon lavoro della coalizione cominciamo a vedere le truppe di gheddafi che si ritirano verso occidente e l opposizione che inizia a riprendere il terreno che aveva perduto» la scheda luigi offeddu loffeddu@rcs.it © riproduzione riservata brouchard alla guida «unified protector» è il nome assunto dalla missione dei «volonterosi» dopo il passaggio del comando alla nato a dirigere l operazione quartier generale napoli il generale canadese charles brouchard l intervista plenel ex di «le monde» «l attivismo di sarko così in francia nasconde la sua politica disastrosa» dal nostro corrispondente parigi perché la francia tiene tanto al ruolo di guida dell intervento in libia fino a scontrarsi con l italia e altri alleati «a destra ma anche a sinistra viviamo ancora nel culto della nostra specificità originalità universalità la francia si crede tuttora una grande potenza membro permanente del consiglio di sicurezza e non riesce a inventarsi un ruolo più adatto alla sua realtà di potenza media di nazione come molte altre c è questo io credo al cuore della crisi di identità francese così ci affanniamo per non cedere del tutto il comando alla nato» edwy plenel 58 anni per nove direttore della redazione di le monde ha fondato e dirige il giornale online mediapart che pochi giorni fa ha festeggiato i tre anni di vita e un bilancio già in attivo gli intellettuali francesi nei mesi scorsi hanno a lungo invocato l intervento da bernard-henri lévy che ha esercitato la sua pressione su nicolas sarkozy ad andré glucksmann pascal bruckner e molti altri che si sono schierati pubblicamente plenel e mediapart sono invece stati i soli o quasi a denunciare la grandeur di napoleone sarkozy non è possibile che semplicemente la francia cerchi di difendere i civili insorti dal massacro promesso loro da gheddafi «l idea che si possano difendere popolazioni civili e fare cadere regimi limitandosi ai bombardamenti aerei è falsa ci sono sempre dei danni enormi afghanistan e iraq dovrebbero averci insegnato che quando noi occidentali pretendiamo di usare le bombe per portare un aiuto durevole finiamo per restare imbrigliati in situazioni belliche lunghe e sfiancanti e i civili poi ci si rivoltano contro il governo francese lo sa e infatti alain juppé all inizio è stato molto riluttante» da che cosa dipende allora a suo giudizio il protagonismo di sarkozy «dalla voglia di fare un colpo mediatico ocdirettore cultando i disastrosi risultati di politica interedwy plenel 59 na il giorno dopo l attacco prematuro e solianni già a le tario degli aerei francesi al primo turno delle monde ora cantonali l ump ha ottenuto il 7,5 dei voti dirige il giornale degli aventi diritto il partito che controlla elionline mediapart seo assemblea nazionale senato governo le grandi nomine dell apparato statale e le poltrone dell industria pubblica questo sistema di potere dicevo non ha superato il 7,5 È un crollo colossale» il presidente non ha mai fatto mistero di considerare importante la politica internazionale «stavolta sarkozy ha intravisto una buona occasione per provare a ripetere l exploit del 2008 quando a suo dire la sua mediazione fu decisiva nel risolvere il conflitto russia-georgia in realtà anche allora l ossessione di giocare da solo in prima linea non fece che irritare gli alleati in libia la total è già presente non credo a una guerra per il petrolio infatti sarkozy ha ottenuto l intervento ma ancora non gli basta vuole i gradi di comandante in capo È la prova che il suo interesse fondamentale è la comunicazione» perché allora la sinistra non si oppone «questo unanimismo nazionale serve a lavare la cattiva coscienza delle élites che hanno a lungo intrattenuto rapporti più che cordiali con i dittatori arabi a destra e a sinistra il sistema bonapartista francese ha sempre fatto ricorso alla guerra per ricompattare il paese e salvare il gruppo al potere penso che ci troviamo in un modo tra l esemplare e il farsesco all interno di questo metodo» stefano montefiori © riproduzione riservata
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corriere della sera lunedì 28 marzo 2011 primo piano la nave un caccia di ritorno dalla missione in libia sulla portaerei charles de gaulle 9 retrovia italiana il neopacifismo di destra sembra già in affanno addio al sarcasmo su parigi di pierluigi battista azione diplomatica la farnesina conta sulla convergenza anche di altri paesi sul suo piano «dialogo per la riconciliazione» la proposta italiana per berlino frattini regia anglo-francese impensabile gheddafi non riavrà lo scettro roma saranno 35 secondo il foreign office britannico i ministri degli esteri che parteciperanno domani a londra alla conferenza internazionale sulla libia la discussione riguarderà le urgenze della fase che è stata aperta dalla rivolta anti-regime e il futuro ancora tutto da scrivere per l attuale giamahiria a parlare di come continuare ad applicare la risoluzione 1973 del consiglio di sicurezza dell onu che autorizza il ricorso a «tutte le misure necessarie» per proteggere i civili minacciati dalle forze di muammar el gheddafi ci saranno anche il segretario generale dell onu il sudcoreano ban ki moon e il presidente della commissione dell unione africana il gabonese jean ping all inizio della settimana scorsa la diplomazia italiana si aspettava che dalla conferenza uscisse un comitato politico della «coalizione dei volonterosi» un organismo tenuto ad affiancare il coordinamento della nato nella seconda fase dell azione internazionale avviata dai bombardamenti su obiettivi libici compiuti da francia usa e altri come ricorda una massima una settimana è un tempo lungo in politica adesso la farnesina non vuole affatto qualcosa del genere calcola che dovrà essere la cornice della nato a contenere l attivismo del presidente francese nicolas sarkozy il primo a far colpire dai suoi aerei le forze del colonnello «nessuno lo potrebbe pensare» ha detto ieri il ministro degli esteri franco frattini sull eventualità di un organismo di regia basato su un asse anglo-francese È al governo tedesco che il 17 marzo a new york si è astenuto sulla risoluzione 1973 che quello di silvio berlusconi guarda per costruire consenso intorno a una proposta per il cessate il fuoco in libia da accompagnare con un «dialogo di riconciliazione nazionale» in pratica per gettare le basi di una sede di confronto tra il consiglio nazionale transitorio di bengasi il governo ad interim degli insorti e rappresentanti di tribù libiche e altri soggetti politici il portavoce della farnesina maurizio massari ha sostenuto che su questo ci sarebbe convergenza «con altri paesi» non solo la germania napolitano all onu oggi il capo dello stato giorgio napolitano parlerà al palazzo dell onu e sarà ricevuto da ban ki moon il ruolo il ministro degli esteri franco frattini è stato commissario europeo per la giustizia la libertà e la sicurezza dal 2004 al 2008 la partita aperta dalle rivolte arabe valica i confini di maghreb e medio oriente oggi a new york il presidente della repubblica giorgio napolitano che interverrà all assemblea generale dell onu sarà ricevuto da ban ki moon «la catena delle rivoluzioni arriverà fino in asia» ha previsto intervistato su raitre da lucia annunziata il ministro dell economia giulio tremonti il quale pur avendo dichiarato sulla libia meno di altri si è studiato dati sull uso di internet tra i giovani arabi l asia che conta nel mondo oggi è innanzitutto la cina sulla risoluzione 1973 astenuta come la germania per quella scelta il governo di berlino è stato criticato sia da atlantisti della cdu sia da difensori dei diritti umani verdi e socialdemocratici possibile che le esigenze di un azione visibile sulla libia inducano a proposte condivise con frattini ieri più ruvido del solito verso il colonnello «abbiamo segnalazioni secondo le quali le truppe di gheddafi metterebbero i civili morti come falsa prova che sarebbero stati colpiti dalla coalizione» ha affermato poi «non possiamo pensare di ridare lo scettro a gheddafi» maurizio caprara © riproduzione riservata eanche un sarcasmo su sarkozy un invettiva sulla grandeur francese sulla smania frettolosa dell eliseo sui torbidi interessi che avrebbero armato la mano di parigi per sottrarre all italia il grosso del petrolio libico sembra essersi improvvisamente placata l ostilità dei giornali che fanno riferimento al centrodestra tutti tranne il tempo di mario sechi interventista della primissima ora nei confronti del presidente che si crede d essere napoleone del «sarkofago» come lo aveva gentilmente apostrofato panorama gheddafi «in ritirata» titola invece libero commentando la riconquista da parte degli insorti libici di aydabiya e brega e prima di ras lanuf e poi bellicosissimo ancor più bellicoso di un avventuroso proclama sarkozista il titolo d assalto all articolo di giampaolo pansa «soluzione estrema la via più semplice è uccidere gheddafi» il neopacifismo di destra è decisamente in affanno «i raid della coalizione mettono in fuga i fedelissimi di gheddafi» commenta invece il giornale qualcosa sta cambiando si diffonde la sensazione che l avventuristico frettoloso sconsiderato imprudente ardore interventista dei francesi possa persino ottenere qualche risultato ventiquattr ore prima di fronte al massacro i titoli bellicosi con cui damasco cerca arrivano titoli bellicosi sulla di soffocare la rivolta in siria si leggeva ancora stampa di centrodestra su libero «strage in e per pansa la soluzione libia bombardiamo?» è uccidere gheddafi come se davvero la francia presa da una follia bellica incontenibile per snidare tutti i dittatori del mondo avesse fatto decollare i suoi aerei senza nessuna sagacia tattica solo per sfogare un brivido neocoloniale ipocritamente ammantato di belle parole «bellurie» umanitarie e invece invece i ribelli che sventolano il tricolore francese oltre alla loro bandiera messa al bando nella quarantennale tirannia di gheddafi avanzano si riprendono le città perdute difendono con il morale galvanizzato la trincea di misurata sembravano allo stremo nella ridotta di bengasi alla vigilia della grande strage vendicativa degli sgherri di gheddafi come andrà a finire ovviamente non si sa ma è stata smentita la percezione che le mosse francesi fossero insensate destinate a un inutile bagno di sangue era stato riesumato dal giornale persino il libro verde delle massime dello spietato raìs di tripoli ma se gheddafi dovesse resistere meno di quanto immaginato a addirittura sperato per fortuna il piano italo-tedesco per la pacificazione post-gheddafi è in avanzato stato di elaborazione almeno sul terreno della diplomazia sarkò dovrà vedersela con noi © riproduzione riservata n l osservatorio di renato mannheimer cittadini e intervento militare il 53 è contro favorevoli al 42 tra gli elettori pd sono la maggioranza divisi a metà quelli pdl lega no dal 70 rietà a costoro si contrappone però una percentuale cospicua 42 che viceversa manifesta una approvazione per l iniziativa patrocinata dall onu È importante sottolineare che questa differenziazione di opinioni si riproduce sia pure con intensità differenti anche all interno dell elettorato dei partiti ciò mostra come la posizione ufficialmente assunta dalle forze politiche abbia convinto solo in parte i propri votanti e che esistono nel centrodestra come nel centrosinistra ampie aree di dubbi e perplessità ad esempio tra gli elettori del pdl il 47 si dichiara favorevole e il 49 contrario alla missione onu nel pd prevalgono 54 i favorevoli seguendo così le indicazioni dei vertici del partito ma i contrari costituiscono ben il 42 nella lega la gran parte 70 è coerentemente alla posizione della leadership del movimento contraria all intervento ma anche qui più di uno su quattro 26 è in disaccordo e si dichiara favorevole tutto ciò indica come il giudizio sulla missione militare onu spacchi gli italiani anche dentro le basi dei votanti per le diverse forze politiche quello del pdl il 59 approva la presenza delle nostre forze e in quello del pd 63 di favorevoli alla partecipazione dell italia nell insieme combinando i risultati dei due quesiti descritti sin qui emerge come il 37 degli italiani appoggi sia la missione sia il nostro intervento e come viceversa una percentuale di poco maggiore il 38 si opponga ad entrambi i restanti si collocano su posizioni discordanti insomma l elettorato del nostro paese è profondamente diviso di fronte agli avvenimenti e alle decisioni che in questi giorni coinvolgono la libia le scene di belligeranza che la televisione ci propone quotidianamente ci turbano profondamente e provocano in molti una vera e propria lacerazione tra le considerazioni politiche che spingono all intervento e alla nostra partecipazione e il desiderio di non entrare in questo conflitto o in generale di non essere coinvolti in una guerra come si è visto sul piano quantitativo le due posizioni si equivalgono con una lieve maggioranza dei contrari con una conseguente spaccatura tra le leadership politiche © riproduzione riservata l a titubanza e l incertezza dimostrate specie inizialmente dal governo italiano nell aderire alla missione militare internazionale in corso in libia sono state dettate anche dal contrasto di vedute interne all esecutivo e al tempo stesso da una non totale convinzione personale del presidente del consiglio in ordine all opportunità dell intervento e della nostra partecipazione da que elettorato diviso italiani fortemente divisi il 37 appoggia sia la missione che il nostro intervento il 38 boccia entrambi sto punto di vista la posizione di berlusconi riflette lo stato di gran parte dell opinione pubblica perplessa e divisa nelle considerazioni sulla convenienza o meno dell assunzione di un ruolo militare per il nostro paese riguardo all opportunità dell intervento militare nel suo insieme al di là della partecipazione o meno dell italia la maggioranza 53 esprime la propria contra questo quadro cambia se stante l esistenza gradita o meno della missione militare si domanda agli intervistati l opportunità della partecipazione italiana in questo caso la maggioranza relativa 53 diviene favorevole benché se le indicazioni che giudicano «abbastanza opportuna» la presenza nel conflitto del nostro paese superino di gran lunga quelle «molto opportuna» anche se an cora una volta ad essa si oppone una assai consistente 44 quota di contrari questa apparente contraddittorietà dei risultati suggerisce come un gruppo rilevante di intervistati pur dichiarandosi contrario alla missione in generale a fronte del dato di fatto rappresentato da quest ultima affermi a questo punto l opportunità della presenza assieme agli altri anche del nostro paese si tratta di ben un quarto di quanti avevano prima manifestato la loro opposizione alla missione onu pari a circa il 14 dell intera popolazione questa tipologia di persone inizialmente contrarie all intervento ma favorevoli oggi alla partecipazione italiana è presente soprattutto nell elettorato della lega ove il 70 si dichiara comunque consenziente alla presenza dell italia nella missione ma anche in reuters benoit tessier
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10 primo piano lunedì 28 marzo 2011 corriere della sera medio oriente le rivolte popolari cora preda di bande armate pro-bashar ieri «la gente non è tornata per strada» un attivista in esilio conferma «a sueida vicino a deraa nel sud c è stato per la prima volta un sit-in di avvocati a homs e altrove manifesti di assad bruciati ma la rivolta e la repressione hanno segnato una pausa» un discorso del raìs al paese è poi in programma «perché il presidente vuole spiegare la si deploriamo la violenza in siria ma non intendiamo intervenire mancano gli elementi che hanno portato alla missione in libia hillary clinton segretario di stato usa damasco accelera sulle riforme ma l esercito resta nelle strade dopo 13 giorni ieri tregua nelle proteste il regime ammette 12 morti a latakia l analisi promesse l ultima trincea di antonio ferrari il governo è pronto a dimettersi fine dello stato di emergenza in vigore dal 1963 ventata di libertà per la stampa e probabile tramonto del partito unico baath con apertura alle forze di opposizione pronta una pioggia di riforme che verranno annunciate e spiegate al popolo dal presidente bashar al assad un delizioso sogno realizzato meglio affidarsi al realismo e alla prudenza con troppa fretta gli ottimisti parlano di svolta ma da qui a dire che la notte della repubblica siriana sia finita e che si spalanchino le finestre alla democrazia ce ne corre il fatto che ad alcuni giornalisti non certo graditi al regime sia stato detto che il permesso scadeva indica infatti il contrario siria complicata e vien da dire siria amara quel paese è infatti l incrocio di quasi tutte le contraddizioni del medio oriente kissinger diceva che gli arabi non possono fare la guerra senza l egitto né possono fare la pace senza la siria oggi quella dottrina è tramontata perché il mondo è cambiato radicalmente e forse la damasco malata di burocrazia sovietica va ricordato che la siria era il satellite regionale dell urss non ha ancora assorbito la frustata della rivoluzione giovanile accompagnata da twitter facebook e cementata quotidianamente dalla tv araba al jazeera damasco vede in pericolo il suo delicato baricentro alleata dell iran sponsor di hezbollah e hamas «protettrice» del ricco libano formalmente in guerra con israele capofila del fronte che dice no ai possibilisti moderati e vuol imporre orgogliosamente la propria strada È vero che la siria è rimasta il paese-bandiera del laicismo arabo mediorientale e che l eventuale caduta del regime favorirebbe la dura reazione la vendetta degli estremisti islamici sunniti che non dimenticano il massacro del 1982 nella città di hama ma quel che il presidente bashar dovrà capire è che ora le parole non bastano perché una promessa tradita sarebbe davvero fatale © riproduzione riservata il bastone e la carota nel tentativo di evitare che la siria finisca come l egitto e la tunisia o forse solo il segno della crescente divisione interna al regime e alla famiglia degli assad comunque sia ieri 13esimo giorno delle proteste costate decine di morti all indomani di scontri violenti costati ufficialmente 12 morti sarebbero almeno il doppio bashar al assad ha fatto sapere che «la decisione di togliere le leggi speciali del 1963 è già stata presa presto sarà annunciata» tramite la consigliera bouthaina shaaban l ex oftalmologo che dall inizio dell intifada mai si è fatto vedere o sentire ha comunicato che saranno riformati l articolo 8 della costituzione che dà il monopolio al partito baath e la legge sui media che tutti i prigionieri arrestati in base alla normativa d emergenza verranno liberati quando «non si sa siamo tutti in attesa e c è qualche speranza ma soprattutto per ora c è molta preoccupazione anche se la violenza sembra essersi fermata» dice da damasco una giornalista aggiungendo che dopo gli ultimi scontri di sabato al sud e a latakia ormai presidiata dall esercito e an governo dimissionario attese domani le dimissioni dell esecutivo ma il suo potere è quasi nullo tuazione di persona e chiarire le riforme previste» parlerà entro qualche giorno dicono le tv arabe per domani si prevedono inoltre le dimissioni del governo del premier muhammad al utri ma vista la quasi assoluta impotenza dell esecutivo la cosa non pare importante anche perché si esclude la nomina di ministri non allineati importante invece sarebbe «finché non succede sono le solite parole» dice l attivista la fine delle leggi speciali mantenute per 48 anni con la scusa della minaccia israeliana consentono arresti preventivi senza motivo e detenzioni abusive ogni repressione «ma queste leggi sono il pilastro su cui poggia il regime la loro abrogazione segnerebbe la fine di un epoca sostiene karim bitar analista del think tank francese iris per ora questa alternanza di promesse di libertà e violenze poliziesche tradisce il panico del potere» non solo nonostante la censura dei media la reuters ha denunciato ieri la scomparsa di due suoi giornalisti dopo l espulsione del capo dell ufficio di damasco il giorno prima dall opaca repubblica siriana filtrano notizie di una crescente divisione ai vertici che poi si riducono in gran parte al «consiglio di famiglia» «l anima nera è maher fratello di
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corriere della sera lunedì 28 marzo 2011 primo piano 11 in siria vorrei vedere gli stessi principi e iniziative usati in libia dall occidente a lieberman ministro esteri israeliano assad è un leader arabo socialista fratello dotato di grande sensibilità umana hugo chávez presidente venezuelano in siria non c è il petrolio ho come l impressione che la voglia di intervento sia minore giulio tremonti ministro dell economia l esperto israeliano moshe maoz «l occidente sta a guardare adesso toccare la siria significa sfidare teheran» dal nostro corrispondente dopo gli scontri due bus bruciati a latakia e sopra un funerale nella stessa città sotto un corteo funebre a deraa bashar e capo della guardia repubblicana che vorrebbe reprimere ogni protesta in modo spietato come già fece il padre hafez e che controlla gruppi salafiti già attivi in libano come il jund al shamm dice un attivista con lui c è il cugino nmer i cui sgherri da sabato impazzano a latakia bashar vorrebbe invece tirare in lungo promettendo riforme sperando che tutto si calmi la stessa tecnica usata ai tempi dell omicidio hariri a beirut ma allora la pressione era internazionale oggi è interna» cosa non necessariamente positiva ieri la segretaria di stato hillary clinton ha messo in chiaro che l america non ha per la siria «piani d intervento» gran parte del mondo solo il venezuelano hugo chávez ha difeso «il fratello bashar» continua a condannare la repressione ma in sostanza i siriani sono soli nella loro intifada se è vero che hanno rotto la paura altrettanto lo è che la loro lotta non sarà facile cecilia zecchinelli © riproduzione riservata gerusalemme nonostante i 76 anni il professore guarda al jazeera fino a tardi «immagini straordinarie » non si perde nulla dallo stato-caserma «vedere la gente che strappa i ritratti degli assad impensabile » tira fuori un intervista di poco tempo fa al wall street journal bashar che cercava di svettare «diceva che il suo regime era più stabile di mubarak » pochi come il professor moshe maoz in israele sanno che cosa dicono quando parlano di siria cattedra di storia del medio oriente alla hebrew university insegnamento a oxford alla columbia e a harvard già consigliere di ben-gurion di weizman di rabin e di peres nei rapporti sempre problematici con le volpi di damasco autore nel 1995 del libro «siria e israele dalla guerra alla pace» maoz ha consegnato qualche settimana fa in tipografia un saggio sugli «sviluppi politici e socioeconomici della siria moderna» eppure confessa ci capisce poco «È difficile prevedere come va a finire guardi l egitto sono passati un seme democratico in siria quasi tre mesi e non è spuntato un non darà frutti sufficienti leader » la fine della legge marziale è per questo molti preferiscono una svolta o un bluff «dal 1963 da quando il partito lo status quo baath è al potere non c è mai stato un governo siriano senza stato «fa comodo finché è in tunisia ma in siria d emergenza le incarcerazioni senza processo il bavaglio ai media la cancellazione dei diritti sono ayatollah e hezbollah continuano ad appoggiare parte della siria moderna bashar non può farne a assad non hanno interesse al fatto che cada hanmeno bisogna capire quali riforme seguiranno no paura di questo cambiamento anche più dell occidente» se saranno elezioni vere il baath è già morto» ma lei crede alla casuale concatenazione di perché l ideologia baathista è incompatibile queste rivolte con la democrazia «sono rivoluzioni che accomuniamo ma molto «esatto in siria il baath coincide con gli assad come in iraq coincideva con saddam governo e diverse nascono tutte da fattori come la situaziopartito sono la stessa cosa impossibile che sia il ne economica e la corruzione dei governi di paegoverno a voltare pagina il baath può sopravvive se in paese però cambiano altrimenti non si re solo in una situazione di caos ma come uno spiegherebbe perché al cairo c è adesso una diridegli elementi altrimenti è destinato a sparire co genza militare sostenuta dal popolo assai vicina alla dinastia alauita minoranza contestata dal pome in tutto il medio oriente» colpisce il silenzio dell occidente un mini polo che comanda a damasco bisogna guardare stro italiano tremonti lo attribuisce al fatto il cambiamento con le differenze dovute in siria lo scontro fra società laica e religiosa sarà più imche non ci sia petrolio «per la verità un po di petrolio c è anche in si portante che altrove e più che altrove sarà diffiria ma l interesse dell occidente qui è d altro tipo cile capire con chi stare» francesco battistini questo è uno stato-chiave nell asse del male americani ed europei avrebbero interesse ad ap© riproduzione riservata poggiare un cambiamento perché damasco è una via di controllo sul libano e sull iraq se non lo fanno è perché toccare la siria significa sfiorare l iran e ogni paese dell occidente quando si parla d iran ha interessi propri e ben differenziati» israele per chi tifa «da quando sono cominciate queste rivoluzioni d inverno israele è preoccupato assad cerca da anni la pace con israele è israele che non l ha mai voluta e allora la nascita d uno stato democratico sarebbe un vantaggio in realtà nessuno ci crede la democrazia non si fa solo con le elezioni ci vogliono le tradizioni qualche seme democratico non darà grandi frutti meglio lo status quo perché la vera preoccupazione israeliana è l iran con tutte queste rivolte nessuno si occupa del programma nucleare iraniano» sta dicendo che l iran ha interesse a questa rivoluzione il personaggio maestra di immagine e invidiata dal resto dell entourage è stata lei ad annunciare la fine dello stato d emergenza colta potente odiata la donna che manovra per assad da interprete a super-consigliera bouthaina shaaban è la «cassaforte» dei segreti di famiglia gli attempati vertici politici siriani custodi della più assoluta ortodossia del regime affascinati dalla gestione del potere di hafez el assad e sempre prodighi di consigli troppi nei confronti del figlio bashar non l hanno mai amata troppo indipendente colta coriacea ambiziosa maestra di immagine e soprattutto donna bouthaina shaaban 57 anni sposata tre figli capace di gestire i suoi compiti con la forza di un ciclone a 16 anni era già nel perfetta padronanza della lingua più veicolare ha un phd in letteratura inglese dell università di warwick è stata infatti l interprete di entrambi prima di abbandonare l incarico e diventare di fatto il braccio destro del capo dello stato come fidata interprete non soltanto ha conosciuto le asprezze e le titubanze dei due presidenti ma pregi e difetti di molti potenti della terra che andavano in missione in siria alla fine la dottoressa shaaban conosceva più cose e retroscena internazionali di gran parte della nomenklatura del regime quando assad è mancato pochi mesi dopo il fallimento dell incontro con il presidente americano bill clinton a ginevra dove si arrivò a pochi metri dal traguardo di uno storico accordo tra la siria e israele bouthaina shaaban è passata da subito alle dipendenze del figlio seguito con le premure di una influente ma rispettosa sorella maggiore È in questa fase pur continuando occasionalmente a svolgere il lavoro di interprete che la shaaban ha consolidato il suo ruolo politico prima come portavoce del ministero degli esteri durante la guerra all iraq del 2003 poi come ministro degli espatriati incarico tenuto fino al 2008 per volere di bashar che l aveva scelta con un doppio obiettivo continuare ad avvalersi dei consigli a tutto campo della preziosa collaboratrice e avere un affidabile e fedelissimo punto di riferimento all interno del governo un governo turbato da un crescente dissenso sociale accentuato dopo l assassinio a beirut dell ex premier rafik hariri di cui in un primo tempo furono accusati i servizi di sicurezza siriani con determinazione la ministra ha cercato di coniugare le frequentissime missioni all estero con periodiche interviste ai grandi network soprattutto occidentali la padronanza della lingua inglese e la certezza di saper interpretare perfettamente il pensiero del presidente le hanno ovviamente creato problemi invidie e gelosie alimentati dal ruolo di consigliera a tutto campo che di fatto la pone al di sopra di quasi tutte le istituzioni politiche a parte ovviamente quegli apparati di sicurezza che secondo alcuni analisti contano persino più dello stesso presidente in questi giorni bouthaina shaaban per amor di tesi e per la volontà di servire al meglio il suo turbato superiore probabilmente ha ecceduto come quando ha detto di non seguire altre televisioni per sapere la verità «visto che queste cose succedono in siria l unica tv che dice la verità è quella statale!» polemica evidente nei confronti di al jazeera il canale arabo del qatar più seguito dalla gente e più odiato dai regimi però la consigliera ha anticipato con un intervento pubblico che verrà ritirato lo stato di emergenza in vigore dal 1963 e che il presidente parlerà alla nazione per illustrare il suo piano di riforme ma basterà l offensiva la polemica in questi giorni è entrata in polemica con l emittente al jazeera «per sapere cosa accade in siria l unica tv che dice la verità è quella statale» partito baath ha poi scalato tutti i gradini del potere fino a diventare la persona più influente nell entourage del giovane presidente di cui è assieme consigliera politica e consigliera per la stampa il potere le è stato dato per gli indubbi meriti professionali ma in gran parte se lo è conquistato da sola diventando prima la cassaforte dei segreti del defunto presidente hafez el assad e poi quella del figlio bashar in che modo semplice con la sua in prima linea bouthaina shaaban 57 anni 3 figli già collaboratrice di hafez el assad è consigliera di bashar assi nella manica perfetta conoscenza dell inglese e delle idee del presidente epa la first lady su «vogue» media conquistati da asma a febbraio vogue america pubblicava un ritratto della 35enne moglie del presidente «rosa nel deserto» a fe © riproduzione riservata
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corriere della sera lunedì 28 marzo 2011 primo piano 13 la guerra in libia il vaticano piazza san pietro il papa saluta i fedeli ansa l appello del papa al dialogo «sospendere l uso delle armi» ratzinger bisogna cercare soluzioni pacifiche e durature citta del vaticano «rivolgo un accorato appello agli organismi internazionali e a quanti hanno responsabilità politiche e militari per l immediato avvio di un dialogo che sospenda l uso delle armi» benedetto xvi prega all angelus «per un ritorno alla concordia in libia e nell intera regione nordafricana» e nelle sue parole nell invito a sostenere «anche il più debole segnale di apertura» c è il riflesso di tutto ciò che è accaduto nell ultima settimana e l attesa per la conferenza internazionale di domani a londra il nunzio apostolico nel regno unito monsignor antonio mennini sarà presente come osservatore una partecipazione quella della santa sede «a testimonianza dell impegno per la ricerca di soluzioni pacifiche e durature» spiega padre federico lombardi portavoce vaticano la domenica precedente all indomani della risoluzione onu e dell avvio dell operazione «odyssey dawn» il papa aveva chiesto «a quanti hanno responsabilità politiche e militari» di tutelare «l incolumità e la sicurezza dei cittadini» e garantire «l accesso ai soccorsi umanitari» pregando perché «un orizzonte di pace e concordia sorga al più presto» del resto è significativo che avesse parlato di «viva trepidazione e timori» per le notizie arrivate «nei giorni scorsi» dalla libia la preoccupazione del papa nasceva dalla repressione violenta ordinata da gheddafi contro il suo stesso popolo non c erano state condanne a un intervento che si proponeva di arginare il massacro ma ora è tornato il momento di tentare la via diplomatica per quanto possa essere ardua ieri il pontefice è intervenuto di ritorno dalla visita storica al sacrario delle fosse ardeatine terzo pontefice dopo paolo vi nel 65 e giovanni paolo ii nell 82 una preghiera silenziosa e un salmo per i 335 italiani trucidati dai nazisti il 24 marzo 1944 «ciò che qui è avvenuto è offesa gravissima a dio perché è la violenza deliberata dell uomo sull uomo è l effetto più esecrabile della guerra di ogni guerra mentre dio è vita pace comunione» accanto al rabbino capo di roma riccardo di se le frasi sostenuto anche va il più debole segnale d apertura per la concordia in africa che è quello avvenuto alle fosse ardeatine è un offesa gravissima a dio gni il papa si è fermato a parlare con i parenti delle vittime commossi «santità ogni volta che veniamo qui è un dolore» e joseph ratzinger che chiedeva i nomi di ciascuno e sospirava «pregherò per lui» arrivato a san pietro benedetto xvi è tornato a parlare di ciò che sta succedendo in questi giorni «di fronte alle notizie sempre più drammatiche che provengono dalla libia cresce la mia trepidazione per l incolumità e la sicurezza della popolazione civile e la mia apprensione per gli sviluppi della situazione attualmente segnata dall uso delle armi» ha scandito prima di invocare alzando lo sguardo una soluzione non violenta della crisi «nei momenti di maggiore tensione si fa più urgente l esigenza di ricorrere ad ogni mezzo di cui dispone l azione diplomatica e di sostenere anche il più debole segnale di apertura e di volontà di riconciliazione fra tutte le parti coinvolte nella ricerca di soluzioni pacifiche e durature» la preoccupazione di benedetto xvi era risuonata anche mercoledì scorso durante la catechesi settimanale «oggi come ai tempi di san lorenzo il mondo ha tanto bisogno di pace ha bisogno di uomini e donne pacifici e pacificatori» aveva detto ai fedeli una preoccupazione crescente che nelle parole di ieri riguarda la situazione in tutta l area «il mio pensiero si indirizza alle autorità ed ai cittadini del medio oriente dove nei giorni scorsi si sono verificati diversi episodi di violenza perché anche là sia privilegiata la via del dialogo e della riconciliazione nella ricerca di una convivenza giusta e fraterna» gian guido vecchi © riproduzione riservata retroscena oggi parlerà bagnasco così la nuova linea della santa sede citta del vaticano non era facile non è stato facile anche nella chiesa ci si è divisi ma ora è come se si fosse conclusa una prima fase non una svolta dicono ai piani alti delle santa sede ma un «approfondimento» della situazione sì «non era chiaro come si sarebbe configurato l intervento di protezione della popolazione ora è diventato evidente che l operazione si sta prolungando che i suoi esiti sono incerti e insieme emergono voci che vanno nel senso della ricerca di soluzioni diplomatiche» il timore di uno stallo nel conflitto libico tra contendenti che non cedono il rischio di un escalation di violenza in tutta l area la preoccupazione per le sorti della minoranza cristiana benedetto xvi nel 2008 all onu aveva indicato il principio della «responsabilità di proteggere» perché «è l indifferenza o la mancanza di intervento che reca danno reale» lo stesso principio cui si era riferito il cardinal bagnasco «il vangelo ci indica il dovere di intervenire per salvare chi è in difficoltà» la santa sede davanti ai massacri di gheddafi non si è opposta alla risoluzione onu ma a tripoli giovanni innocenzo martinelli veronese vicario apostolico a tripoli nel frattempo la situazione si è complicata lo stesso bagnasco parlerà oggi al consiglio della cei per chiedere con il papa che alle armi subentri la via diplomatica qualcosa andava fatto «ma il problema è come intervenire ogni morto è di troppo» avvertiva un cardinale influente come scola per la chiesa il «multilateralismo» è fondamentale e non a caso l osservatore romano ha messo in evidenza le proteste della lega araba «i raid sono andati oltre l obiettivo della no-fly zone» mentre da tripoli il vicario apostolico giovanni martinelli da subito contrario ha moltiplicato le critiche «qualche giorno prima che sarkozy decidesse di bombardare si erano aperti spiragli di mediazione le bombe hanno compromesso tutto» non è rimasto inascoltato «il papa è molto attento alla voce dei cristiani che arriva da quelle terre» e in vaticano si citano le parole di pio xii nel radiomessaggio del 24 agosto 1939 «nulla è perduto con la pace tutto può esserlo con la guerra» g g v © riproduzione riservata
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corriere della sera lunedì 28 marzo 2011 15 esteri gli elettori sono stati toccati dagli eventi terribili del giappone quelle immagini ancora oggi tormentano la gente stefan mappus governatore uscente del baden-württemberg germania la svolta anti nuclearista della cancelliera si è rivelata inutile l intervista il politologo langguth ai verdi il land della mercedes storica sconfitta della merkel la cdu perde il baden-württemberg dopo 58 anni dal nostro corrispondente «risultato pesante ma dentro il partito angela non ha rivali» dal nostro corrispondente berlino enorme sconfitta di angela merkel ieri nelle elezioni regionali più importanti del 2011 e una piccola rivoluzione nel panorama politico della germania dopo 58 anni il partito della cancelliera perde il controllo dell importantissimo land del baden-württemberg nel sud del paese i suoi alleati nel governo nazionale i liberali dell fdp crollano vertiginosamente i grandi vincitori sono i verdi che per la prima volta potranno ora avere un ministro-presidente governatore in un land e che land il ricco e popoloso baden-württemberg di stoccarda terra di straordina ha improvvisamente ribaltato il suo sostegno all energia atomica dopo il disastro di fukushima ha avuto l effetto opposto a quello desiderato dalla cancelliera gli elettori tendenzialmente antinucleari da sempre non le hanno creduto hanno giudicato che la mossa fosse elettoralistica e hanno preferito votare i grüne in fatto di opposizione all atomo una garanzia per frau merkel si apre una fase ancora più difficile di quella che ha dovuto affrontare finora a livello nazionale il governo perde voti nel bundesrat la camera delle regioni formata da rappresentanti dei governi dei länder soprattutto viene alla luce la criticità del rapporto tra la gli alleati crollo vertiginoso dei liberali dell fdp alleati della cdu nel governo rie imprese a cominciare dalla mercedes sono ora il partito tedesco emergente anche nella renania-palatinato altra regione dove si è votato ieri i verdi hanno praticamente triplicato i loro voti grandi vincitori a spese dei socialdemocratici che continueranno a governare ma hanno perso il 10 dell elettorato nel baden-württemberg bastione storico dei cristiano-democratici che lo hanno governato dal 1953 la cdu della signora merkel rimane il primo partito ma perde il 5 rispetto alle elezioni del 2006 al 39 i suoi alleati liberali 5,3 voti più che dimezzati superano lo sbarramento elettorale per il rotto della cuf l altra sfida ieri elezioni anche nella renania-palatinato i verdi hanno triplicato i voti cdu e i liberali partito in caduta libera elettorale il ruolo del leader di questi ultimi guido westerwelle che è anche ministro degli esteri sarà messo in discussione all interno del partito ma il governo di berlino ora ha di fronte la realtà di una fase drammaticamente calante dal punto di vista elettorale qualcosa che creerà tensioni e potrebbe avere esiti imprevedibili la stessa cancelliera dovrà spiegare al suo partito dove non ha sfidanti credibili ma che comunque non è contento di perdere e lo farà sapere se ha una strategia politica per recuperare tra ora e le elezioni federali del 2013 i consensi per restare al governo la cdu rimane il partito dominante della germania sopra al 30 dei voti la spd non riesce a uscire dalla sua crisi di consensi abbondantemente sotto al 30 tra i due grandi partiti popolari storici emergono i verdi partito non più di sola marca ambientalista ma sempre più rappresentante di ceti sociali medio borghesi sensibili all ambiente con loro la cdu e l spd dovranno fare i conti per governare in futuro caduta il cartello di un manifestante attacca angela merkel e «la mafia del nucleare» epa fia ciò nonostante la maggioranza di centrodestra al governo nella regione non ha più i numeri per guidarla sul fronte opposto i socialdemocratici della spd non approfittano della situazione anzi perdono il 2,1 per scendere al 23,1 in compenso i verdi balzano dall 11,7 al 24,2 avendo superato la spd avran no il diritto di nominare loro il ministro-presidente nella nuova coalizione verde-rossa che andrà al governo a stoccarda winfried kretschmann sarà il primo politico dei grüne a guidare un land tedesco le ragioni della sconfitta di frau merkel e del centrodestra sono numerose in buona parte locali legate ad esempio al progetto di abbattere la vecchia stazione di stoccarda sostenuto dall attuale governatore della cdu stefan mappus e opposto strenuamente dai verdi e da buona parte degli abitanti sicuramente però la svolta dei giorni scorsi effettuata dalla signora merkel sul nucleare quando il land terza regione del paese motore dell economia il primo governatore ambientalista 1 con oltre 10 milioni e mezzo di abitanti il baden-württemberg è il terzo land tedesco per popolazione ed estensione 2 francese è in corso siamo riusciti a trasformare il voto di protesta in un voto di adesione» in francia i 101 dipartimenti analoghi alle province italiane si suddividono in arrondissement dipartimentali a loro volta suddivisi in cantoni che eleggono i rappresentanti al consiglio generale del dipartimento le cantonali sono elezioni locali tradizionalmente poco appassionanti ma stavolta giudicate un test importante per valutare le intenzioni di voto dei francesi alla luce delle pessime indicazioni raccolte dal presidente sarkozy nel corso di ormai molti mesi urne e sondaggi danno lo stesso responso l ump e sarkozy sprofondano in una il reddito pro capite nel land supera del 29 la media ue il land è uno dei 4 «distretti-motore d europa» 3 storico feudo cdu il land avrà ora il primo ministro-presidente verde del paese winfried kretschmann foto a sinistra berlino gerd langguth è uno dei maggiori politologi tedeschi professore di scienze politiche all università di bonn è considerato il miglior biografo della cancelliera angela merkel professor langguth le elezioni nel baden-württemberg e nella renania-palatinato sono una sconfitta enorme per la signora merkel una catastrofe politica «catastrofe no sicuramente una débâcle di grandi proporzioni che avrà conseguenze sulle politiche del governo nei prossimi mesi ma non aspettiamoci una rivoluzione a breve frau merkel resta insostituibile» in che senso insostituibile «nel partito nella cdu non c è nessuno che possa sfidare la sua autorità e in qualche modo puntare a prendere il suo posto gli sfidanti possibili sono in qualche modo fuori gioco roland koch si è ritirato dalla politica christian wulff è diventato presidente federale günther Öttinger è stato mandato in europa a fare il commissario per l energia» e nella coalizione di governo «a breve termine non si vede nessuno che la possa sfidare nello schieramento conservatore che ha avuto la maggioranza a livello nazionale nel settembre 2009 anche una potenziale alternativa come l ex ministro karl-theodor zu guttenberg è fuori gioco dopo che ha dovuto dimettersi a causa della tesi di dottorato copiata» il crollo di consensi dei liberali partner di governo della la coalizione cdu è però un grande probleterrà né la cdu né ma creerà tensioni nella magi liberali vogliono gioranza a berlino terrà la coalizione anticipare le «terrà perché né la cdu né i elezioni nazionali liberali vogliono anticipare le elezioni nazionali previste per il 2013» frau merkel potrebbe però decidere a un certo punto di cambiare cavallo di abbandonare i liberali e portare nel governo i verdi sempre più forti «al momento non lo credo possibile due o tre anni fa ci fu un momento in cui un alleanza tra cristiano-democratici e verdi sembrava possibile poi le scelte della signora merkel sono state diverse soprattutto ora al centro del dibattito e dello scontro c è la questione nucleare» pensa che i verdi siano il vero partito emergente della germania la grande novità politica «sul lungo termine lo sono sicuramente possono anche giocare in due direzioni facendo alleanze con i socialdemocratici oppure con la cdu» rubano voti a destra alla cdu e ai liberali oppure a sinistra ai socialdemocratici «ad ambedue ed è questo che è interessante» i socialdemocratici invece non riescono a prendere il volo nonostante le difficoltà del governo e del fronte conservatore «la spd non è andata bene nel baden-württemberg ed è andata molto male nella renania-palatinato credo sia il partito che più di ogni altro deve avere paura dell emergere dei verdi sulla scena politica» danilo taino © riproduzione riservata d ta © riproduzione riservata francia alle elezioni cantonali vincono i socialisti si conferma marine le pen nell ump avanza la candidatura di fillon crolla la destra di governo eliseo a rischio per sarkozy dal nostro corrispondente parigi ha vinto la sinistra la destra di governo dell ump è crollata e il fronte nazionale è avanzato senza sfondare ma il protagonista delle elezioni cantonali dall astensionismo record attorno al 55 è di nuovo marine le pen che gli ultimi sondaggi danno tra un anno certamente qualificata al secondo turno delle presidenziali mentre nicolas sarkozy viene sconfitto subito al primo turno in quasi tutte le combinazioni possibili «d ora in poi bisognerà fare i conti con un fronte nazionale in prima linea ha commentato ieri sera una trionfante marine le pen la ricomposizione della vita politica crisi sempre più profonda la possibilità che la destra di governo cambi cavallo per puntare sul premier françois fillon al posto di sarkozy entra a far parte del dibattito politico anche se il portavoce del governo françois baroin non ha dubbi «sarebbe pura follia» secondo i primi dati non definitivi la sinistra guidata da martine aubry ha raccolto ieri il 36 dei voti quasi il doppio di quelli dell ump poco più del 18 mentre il fronte nazionale presente in circa un quarto dei cantoni ha ottenuto l 11 «i francesi hanno aperto la strada al cambiamento sapremo essere all altezza» ha commentato martine aubry sconfitti e divisi sul futuro astensione presidente nicolas sarkozy 56 anni sconfitto alle cantonali in caso di ballottaggio tra socialisti e frontisti ha invitato all astensione sì al ps premier françois fillon 57 anni in caso di ballottaggio ha chiesto all ump di votare ps per bloccare l avanzata dell estrema destra conferma marine le pen 42 anni leader del fronte nazionale fondato dal padre più popolare di sarkozy in vista delle presidenziali 2012 le difficoltà anche interne dell ump sono apparse subito evidenti dopo l affermazione del fn al primo turno in caso di scontro al ballottaggio tra il candidato socialista e quello frontista «non votate né i socialisti né il fn» aveva detto sarkozy il premier fillon invece almeno in un primo momento ha chiesto ai suoi elettori di scegliere il ps per bloccare l avanzata della destra estrema e la divisione tra sarkozy e fillon potrebbe approfondirsi dopo le indicazioni di ieri tra un anno secondo i sondaggi passeranno il primo turno marine le pen e chiunque si candidi nei socialisti tra dominique strauss-kahn martine aubry e françois hollande per battere la gauche sarkozy avrebbe un unica speranza che a rappresentarla fosse ségolène royal stefano montefiori © riproduzione riservata
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