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sabato 26 marzo 2011 anno 136 n 72 in italia con io donna euro 1,50 milano via solferino 28 tel 02 6339 servizio clienti tel 02 63797510 fondato nel 1876 slovenia battuta 1-0 www.corriere.it primavera quelli che non si mettono a dieta di corrado ruggeri a pagina 31 roma piazza venezia 5 tel 06 688281 azzurri verso l europeo gol dell oriundo thiago motta a costa e m sconcerti pag 64-65 con io donna classici del pensiero hawking e penrose oggi in edicola a 1 euro più il prezzo del quotidiano giustizia tra riforme e scorciatoie libia settimo giorno comando alla nato parigi lancia il suo piano ma frattini abbiamo le nostre idee i professionisti dell emendamento di pierluigi battista italia e francia resta la frattura rivolta anche in siria la polizia spara sui cortei decine di morti la proposta alla tunisia l poste italiane sped in a.p d.l 353/2003 conv l 46/2004 art 1 c1 dcb milano a riforma della giustizia è un tema troppo delicato per lasciarlo ai professionisti dell emendamento nascosto e delle aggiunte da inserire di soppiatto la maggioranza di governo è stata fatta bersaglio di sospetti pregiudiziali fino a negarne la «legittimità» ad affrontare il tema della giustizia sono accuse inaccettabili in una democrazia in cui la maggioranza scelta dagli italiani ha il diritto e il dovere di governare ma dovrebbe essere cura di questa stessa maggioranza evitare come purtroppo sta accadendo di snaturare i contenuti della riforma con provvedimenti discutibili ambigui o inclusi con l obiettivo nemmeno tanto mimetizzato di favorire le vicende giudiziarie del premier se dunque si parla di separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici non devono esserci tabù e anche la discussione sull obbligatorietà dell azione penale merita di essere affrontata senza remore non ci sono santuari intoccabili trincee da difendere rendite di potere da salvaguardare però non ha senso dilatare a dismisura l ambito della responsabilità civile per i magistrati che sbagliano il referendum che fu votato dagli italiani reclamava una sanzione per quei magistrati che si fossero macchiati nei loro comportamenti di «dolo o colpa grave» includere la categoria elastica della «manifesta violazione del diritto» introduce un elemento di equivoco e di genericità che aumenterà inevitabilmente controversie ripicche e conflitti appare una norma punitiva un appendice ritorsiva cha dà l impressione di voler umiliare un avversario temibile non come dovrebbe essere di tutelare i cittadini da abusi persecuzioni sciatterie crudeltà gratuite l irruzione periodica delle norme sulla «prescrizione breve» poi assomiglia più all ennesimo anello da aggiungere alla catena delle leggi ad personam che non a un provvedimento utile per riformare la giustizia italiana getta il peso delle vicende giudiziarie del premier in una riforma che dovrebbe riguardare la generalità e sembra fatta apposta per allontanare la semplice prospettiva della convergenza di una parte dell opposizione che pure non è insensibile ai richiami di una riforma in senso garantista del resto era stato lo stesso ministro alfano ad assicurare che non ci sarebbero stati provvedimenti sospettabili di favorire il premier nel testo della riforma quella rassicurazione sembra caduta nel nulla oggi è il turno della «prescrizione breve» domani potrebbe essere la riproposizione sotto mentite spoglie del «processo breve» dopodomani chissà perché far vivere le istituzioni e l opinione pubblica nella perenne attesa di qualche nuovo agguato perché alimentare in modo permanente il sospetto che la maggioranza stia provando a manomettere la legislazione in materia di giustizia per andare incontro alle esigenze del suo leader meglio dunque che la maggioranza dia seguito ai buoni propositi enunciati dal suo ministro e dallo stesso premier del resto ha i titoli politici e istituzionali per governare e non sarà certo la componente più oltranzista della magistratura e negargliene il diritto e la legittimità imbottire però la riforma di espedienti eccentricità estremismi e personalismi rende il percorso di una riforma seria più problematico ne verrebbe compromessa la credibilità della maggioranza e la stessa speranza di riformare la giustizia © riproduzione riservata roma dà 1.500 euro per ogni rimpatrio di fiorenza sarzanini resta il gelo tra italia e francia sulla guerra in libia dopo l assegnazione del comando alla nato parigi propone una soluzione diplomatica per risolvere la crisi frattini abbiamo le nostre idee siria la polizia spara sui cortei decine di vittime da pagina 2 a pagina 9 arachi caccia l cremonesi a ferrari m franco galluzzo haddad meli offeddu olimpio zecchinelli settegiorni di francesco verderami il cavaliere e «la mediazione impossibile» orrebbe credere alla trattativa diplomatica a una conclusione pacifica del conflitto in libia ma berlusconi sostiene che «non sarà facile interporre una mediazione con gheddafi anzi temo che non sarà così» continua a pagina 5 un alleanza variabile di franco venturini v utti soddisfatti tutti vincitori ma alla fine nella campagna di libia cambierà ben poco lo si è visto nelle dichiarazioni sul «caso nato» rilasciate ieri a bruxelles dai massimi dirigenti europei continua a pagina 58 t lite dopo la denuncia del procuratore pignatone ansa filippo venezia insulti sulla mafia al nord tra formigoni e vendola botta e risposta con insulti fra il presidente della regione puglia vendola e il governatore della lombardia formigoni lite sulla mafia e le infiltrazioni dei clan al nord dopo la denuncia del procuratore pignatone vendola attacca «la lombardia è la regione più mafiosa d italia» formigoni risponde «È un miserabile probabilmente sotto l effetto di qualche sostanza» a pagina 22 soglio e un intervento di umberto ambrosoli accuse gratuite arrivi dei migranti a lampedusa roma offre alla tunisia 1.500 euro per rimpatrio a pagina 10 a lampedusa la rivolta del cibo di felice cavallaro giannelli le istituzioni mortificate di giangiacomo schiavi ampedusa l isola che non ne può più con gli abitanti che chiedono il trasferimento immediato dei quasi 5 mila tunisini rischia di vedere esplodere la rabbia di una massa di giovani immigrati «ridotti a bestie» gridano loro a squarciagola la rivolta del cibo pensavano di essersi messi alle spalle con la traversata a rischio vita la disperazione dei beduini e invece si ritrovano immersi nella delusione che spegne fra i disagi e la sporcizia il sogno a pagina 11 di cambiare vita l enti lirici ora che i soldi ci sono basta sprechi di sergio rizzo a pagina 15 he brutto spettacolo la rissa sulla ndrangheta tra due governatori l uso elettorale di un allarme che avvelena l economia e i pozzi della politica nichi vendola aveva mille modi per parlare delle infiltrazioni mafiose al nord e sostenere la denuncia fatta al corriere dal procuratore di reggio calabria giuseppe pignatone ha scelto invece il lancio del fango e la genericità dell accusa gratuita creando le condizioni per un corto circuito che avvilisce le istituzioni «la lombardia è la regione più mafiosa d italia» ha detto quasi con disprezzo e senza il minimo riguardo per quei cittadini onesti che si sforzano di dare forza e visibilità alle pratiche corrette continua a pagina 22 c i francesi di lactalis siamo tranquilli la replica delle fs loro in ritardo inchiesta della procura sulla scalata parmalat di stefano montefiori e massimo sideri treni i privati accusano boicottati dalle ferrovie di antonella baccaro 10 3 2 6 l 9 771120 498008 a procura di milano ha aperto un inchiesta sulla scalata alla parmalat del colosso francese lactalis l ipotesi di reato è aggiotaggio informativo sotto la lente dei magistrati l andamento del titolo parmalat dal 26 gennaio scorso quando il corriere svela un patto segreto per cambiare la governance interrogato sulla vicenda il presidente francese sarkozy risponde «non so chiedete a carla» a pagina 47 con il commento di roger abravanel di nuovo guerra tra le ferrovie dello stato e il concorrente privato sull alta velocità ntv questa volta ad alzare la voce è la società presieduta da luca di montezemolo che ieri ha accusato fs di un «colpo di mano» volto a sabotare la partenza dei propri treni nel 2012 cambiando in corsa «le regole di accesso alla rete ferroviaria» e procurando «gravi e irreparabili danni» alla società la replica delle ferrovie loro in ritardo a pagina 48 e
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2 primo piano sabato 26 marzo 2011 corriere della sera la guerra in libia la diplomazia bene il passaggio del comando della missione alla nato trovo positivo che la francia cominci a essere ai margini tayyip erdogan premier turco iniziativa francese «la soluzione sia diplomatica» la proposta martedì ai ministri europei parigi punta ad associare la germania dal nostro corrispondente bruxelles ora la guerra diplomatica fra alleati è quasi accanita come quella vera condotta dagli stessi alleati contro gheddafi unica certezza di oggi sul fronte della libia la nato sta per assumere il comando delle operazioni militari lo terrà per 90 giorni o più e tutti ne sembrano contenti usa turchia italia gran bretagna in testa tutti i paesi meno uno la francia che sembrava rassegnata torna alla carica annuncia «una nuova iniziativa franco-britannica» per mostrare dice il presidente nicolas sarkozy «che la soluzione non può essere solo militare ma dovrà essere forzatamente politica e diplomatica» la proposta verrà portata martedì a londra all incontro fra i ministri degli esteri della coalizione anti-gheddafi che formalizzerà il passaggio di consegne e il nuovo ruolo della nato quest ultima ripete a ogni piè sospinto il capo dell eliseo non sarà mai esclusa ma è chiaro che dietro il suo discorso riappare quella «cabina di regia» politica che dovrebbe coinvolgere anche i paesi extra-nato cioè gli alleati arabi e ridurre l alleanza atlantica a un mero ruolo esecutivo se ne discuterà a londra appunto «ma anche noi abbiamo le nostre proposte» mette le mani avanti l italia e non è tutto nel lanciare la sua iniziativa sarkozy spera di «associare la germania» il paese che più di tutti è stato finora alla finestra il più neutralista anche se i suoi milita ri inquadrati nella nato parteciperanno alle prossime operazioni «soluzione diplomatica» può voler dire anche riconciliazione fra il regime di tripoli e i ribelli nessuna indicazione ufficiale ma si può immaginare che l eliseo si candidi proprio al ruolo di mediatore e che conti di avere berlino al suo fianco altro potenziale sgarbo nei confronti degli alleati visto che nessun ha affidato a nessun altro il compito di mediare in libia e che altri a cominciare dall italia potrebbero svolgere lo stesso ruolo ad aumentare la confusione giungono infine poche parole dal pentagono di washington il comando delle operazioni sarà passato alla nato «quando saranno pronte le la missione all alleanza atlantica il comando militare 1 2 la nato avrà il comando delle operazioni militari vigilerà con i suoi aerei sulla no-fly zone e forse potrà anche colpire truppe e mezzi a terra regia politica estesa ai paesi arabi l ipotesi di una «cabina di regia» che si occupi anche del fronte diplomatico è caldeggiata da francia e gran bretagna sue strutture» tutto questo avviene nella giornata in cui a bruxelles il vertice dei capi di stato e di governo della ue si compatta intorno al monito «gheddafi deve farsi da parte immediatamente» e intorno alla decisione di rafforzare le sanzioni sulle esportazioni libiche di petrolio e gas naturale si progetta anche una missione umanitaria ue per il nord africa protetta da forze militari tutte le pedine sembrano dunque scivolare verso la propria casella meno appunto quella più importante l accordo sul «coordinamento politico» questo non impedisce alla nato di andare avanti nei suoi preparativi per il passaggio delle consegne oggi e domani il comando militare limerà gli ultimi dettagli domani sera il consiglio nord-atlantico che raccoglie gli ambasciatori dei 28 paesi dell alleanza darà il suo nulla osta politico a quel punto la missione sarà operativa e martedì a londra sarà «battezzata» al più alto livello avrà il suo quartier generale a napoli risponderà a un generale canadese la nato vigilerà con i suoi aerei sulla «no-fly zone» ma forse potrà anche colpire «è un ipotesi che stiamo considerando» truppe e mezzi militari a terra ciò che oggi fa soprattutto la francia non sarà un caso se ieri il premier turco tayyip erdogan ha commentato «trovo positivo che la francia cominci a essere ai margini soprattutto in libia» al vertice di spalle il premier britannico david cameron e la cancelliera tedesca angela merkel con il presidente francese nicolas sarkozy ieri al vertice di bruxelles ansa retrovia italiana se sarkozy diventa un povero succube di pierluigi battista luigi offeddu © riproduzione riservata herchez la femme ma anche cherchez le philosophe adesso il presidente sarkozy già bollato dai neo-pacifisti di destra come un folle avventurista assetato di petrolio libico e smanioso di impossessarsi degli affari che illeggiadrivano il rapporto tra roma e tripoli viene dipinto come uno spirito debole succube di una duplice nefasta influenza di carla bruni e del filosofo bernard-henri lévy l anima nera il rasputin interventista che avrebbe contagiato l eliseo con il suo fatuo umanitarismo tutta colpa di lévy l «ubiquo filosofo che si è autoproclamato malraux» scrive panorama il settimanale che porta in copertina l immagine dello sconsiderato presidente francese accompagnata da questo titolo beneaugurante «sarkofago» l «icona tangibile» nientemeno che «dell irresistibile e sfrenato bisogno di mostrare i muscoli» come scrive il direttore giorgio mulé una pato c logia alimentata dalla vicinanza con il maestro del pensiero in maniche di camicia bianca peraltro legato alla signora bruni aggravante destinata a insospettire i maniaci del giallo cospirazionista da complicati intrecci familiar-sentimental-filosofici si aggira torbido negli anfratti dell eliseo scrive sul giornale stenio solinas bernard-henri lévy «curioso concentrato di tartarino di tarascona e andré malraux» le sue sono «capriole snob» che però avrebbero incantato l ingenuo presidente furbo solo sembra di capire quando deve togliere agli italiani il petrolio di gheddafi «bellurie umanitarie da vieux philosophe» come scrive con l ossessione già bollato dai neopacifisti di destra come un avventurista adesso viene dipinto come succube di bernard-henri lévy e di carla bruni severità da sobrio realismo massimo boffa sul foglio È terribile dice intervistato sempre dal foglio lo scrittore gabriel matzneff «quando nel cervello del capo dello stato salta il ghiribizzo d ascoltare l entusiasta filosofo» il campione chic della «filosofia-spettacolo dei diritti umani» ecco l influenza negativa del filosofo alla moda amico della signora bruni sulla mente già incendiata del presidente che si crede d essere il nuovo napoleone come sempre avviene nei complotti c è sempre un anima nera a muovere i fili stavolta è lévy «complotto» è parola eccessiva no la usa magdi cristiano allam che sul giornale denuncia «un vero e proprio complotto ordito da sarkozy» e del resto anche l onorevole cicchitto ha svelato una oscura «linea ezio mauro-sarkozy» solo che a repubblica non abbonda il senso dell umorismo e se la sono presa con lévy almeno avrebbero potuto prendersela con filosofia alla moda © riproduzione riservata milano roma torino capri cannes paris moscow baku doha beijing tokyo st moritz santonishoes.it man classic wiilson 6435 woman classic natasha 51287
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corriere della sera sabato 26 marzo 2011 primo piano 3 stallo un insorto accanto alla sua arma nella zona di az zuwaytinah 180 km a sud-ovest di bengasi le forze anti-gheddafi non riescono ad approfittare della copertura aerea alleata per riconquistare i centri petroliferi di brega e ras lanuf ci saranno senza dubbio dittature arabe che tenteranno di mantenersi ma non resisteranno sulla durata alain juppé ministro degli esteri francese minacciare i leader arabi di un intervento della comunità internazionale non è una soluzione guido westerwelle ministro degli esteri tedesco la replica negli ultimi giorni rapporti tra berlusconi e sarkozy ridotti al minimo poco più delle forme richieste dalle circostanze «anche l italia ha le sue idee da discutere» la proposta transalpina definita «velleitaria» il solco scavato tra eliseo e palazzo chigi dal nostro inviato bruxelles lui racconta che hanno anche scherzato insieme che in fondo i francesi sono fatti così hanno il loro orgoglio il loro carattere ma chi è stato negli ultimi due giorni dalla mattina alla sera con il cavaliere ha visto una scena diversa rapporti con sarkozy ridotti al minimo poco più dei saluti delle forme richieste dalle circostanze i due leader per molti tratti del consiglio europeo prima giovedì notte poi ieri sino all ora di pranzo hanno accuratamente evitato di dover dissimulare le rispettive opinioni se ci si tiene a distanza non si è costretti a toccare argomenti come la libia e soprattutto a sorridere controvoglia «velleitario» così ieri pomeriggio alla farnesina dopo una telefonata affettuosa fra il cavaliere e frattini il primo appena rientrato dal belgio il secondo dalla tunisia veniva definito l annuncio di una proposta di mediazione sulla libia fatto da parigi proposta in elaborazione d intesa con londra «anche l italia ha le sue idee e le sue proposte e le farà valere nelle sedi opportune e nei prossimi appuntamenti discutendole con i partner» veniva aggiunto più o meno negli stessi istanti nello staff del presidente del consiglio il profondo solco scavato dal conflitto libico nelle relazioni fra eliseo e palazzo chigi veniva condito con questi argomenti «sarkozy crede di aver già vinto la sua guerra e ora ritiene che debba anche vincere la pace la verità è che si sta isolando da solo oltre a rendersi ridicolo con questa sua voglia di piantare bandierine » bastano queste parole ovviamente da parte di chi lavora a stretto contatto con berlusconi per descrivere il gelo che in questo momento corre nelle re lazioni transalpine aggravate dal dossier parmalat ma sostanzialmente legate alla crisi libica nello staff del cavaliere per dirne una non c è mai stata tanta soddisfazione nel riscontrare più di una crepa nel rapporto fra parigi e berlino divisi sulla libia sul nucleare la francia ha 58 centrali e non vuole nemmeno sentir parlare di ripensamenti incapaci di offrire quell immagine di compattezza che sino a qualche tempo fa faceva parlare di direttorio europeo ieri berlusconi ha sentito di dover mettere per iscritto «gli apprezzamenti» suoi e dell interno governo per il lavoro della farnesina per il successo nell aver ottenuto il comando nato delle operazioni militari ottenuto a dispetto delle riserve e degli sforzi contrari di parigi e poi per l utilità dell iniziativa in tunisia dove il ministro degli esteri e roberto maroni ieri sono stati introdotti nel governo locale da un ambasciatore di eccezione quel tarak ben ammar che prima ancora di essere finanziere imprenditore e produttore cinematografico è grandissimo amico del cavaliere un iniziativa che affianca altre relazioni sottotraccia che si confida tornino utili nel giorno in cui in libia si dovesse passare dalla fase delle armi a quella diplomatica di certo nel gover no e la farnesina l ha sottolineato ieri con una nota informale si ritiene che anche l italia avrà forti capacità di mediazione quando sarà necessario e che quanto stanno facendo i francesi in questi giorni «denota ancora una volta un errore di metodo non ci si muove in questo modo del mondo arabo» aggiungono nella delegazione italiana che lascia il vertice europeo mentre berlusconi cercato dai cronisti rimarca la sua voglia di silenzio almeno ufficiale con una frase inedita il premier «non deve dichiarare ma fare» la nota di massimo franco successo in affanno mentre si incrina l asse roma-parigi l governo accredita un italia «decisiva» in tutti i passaggi convulsi della missione militare in libia e certamente il passaggio della guida delle operazioni militari alla nato prevista nei prossimi giorni può essere considerata anche una sua affermazione ed una battuta d arresto per la francia di nicolas sarkozy che puntava ad avere le mani libere per continuare i raid aerei interpretando a proprio modo il mandato dell onu silvio berlusconi sostiene che il vertice dei capi di governo ue a bruxelles è «andato benissimo» ma il contorno rimane confuso i governi di londra e parigi propongono una nuova «iniziativa politico-diplomatica» e il vecchio asse italo-francese si spezza con l arma dell ironia berlusconi critica la strategia di sarkozy con l aria di smentirlo evoca il petrolio come motore del suo protagonismo il premier capta la volontà francese di giocare contro l italia e di sottolinearne un ruolo da comprimaria le pochissime parole usate da berlusconi confermano una situazione di difficoltà non basta che il primo ministro turco recep erdogan fotografi con soddisfazione l isolamento della francia nelle operazioni libiche la vicenda comando nato mostra comunque l affanno di roma favorito dalle oscillazioa napoli ma ni dei primi giorni e dalla deterl eliseo non minazione di alcuni alleati a scalzarla nelle relazioni con la rinuncia alle e l immigrazione condimire sulla libia libia la maggioranza anche sul ziona piano interno la solidarietà dell ue per alleggerire il fardello degli sbarchi non si è ancora vista dunque continuano la pressione sulle infrastrutture dell isola di lampedusa e le polemiche sul modo in cui il governo affronta l emergenza il viminale ha approvato un piano per svuotare l isola abruzzo terremotato escluso gli immigrati saranno trasferiti in regioni e città la disponibilità ad accoglierli c è ma non uniforme infastidisce l idea che l italia sostenga da sola i contraccolpi sociali della missione libica ma il centrosinistra a puntare il dito contro palazzo chigi per non avere previsto l emergenza e lo stesso governatore della sicilia raffaele lombardo cavalca la protesta di lampedusa preoccupato dai danni al turismo all accusa di una perdita di influenza e di peso internazionale dell italia si aggiunge quella di imprevidenza e in parallelo si imputa alla lega di avere lasciato incancrenire il problema dei clandestini per sfruttarlo a fini elettorali eppure nelle ultime ore qualche risultato è stato raggiunto e non indifferente almeno sulla carta berlusconi si è complimentato col ministro degli esteri franco frattini dopo che napoli è stata scelta come base del comando nato per le operazioni in libia e ieri frattini e il titolare del viminale roberto maroni sono stati in tunisia e le autorità nordafricane hanno assicurato che preverranno le partenze degli immigrati dai loro porti sono notizie che dovrebbero arginare l allarme interno e la sensazione di debolezza che l italia trasmette ma forse non è molto più debole di altri paesi l intera europa appare spiazzata dalla crisi libica ma il nostro paese rischia di apparire più spiazzato degli altri marco galluzzo © riproduzione riservata 8 i giorni passati da quando il consiglio di sicurezza delle nazioni unite 10 voti a favore 5 astenuti ha approvato l intervento militare in libia per instituire la no-fly zone e proteggere i civili i 10 la durata in anni della no-fly zone imposta sull iraq grazie a una risoluzione dell onu prima dell invasione di terra del 2003 l istituzione di una zona di sorvolo non basta a minare un regime v diario arabo aminah tradita due volte piange i figli uccisi dai raid di joumana haddad i presento aminah 54 anni analfabeta tre figli cresciuti con sangue e lacrime nessuno aveva mai detto a aminah che la libia era un «paese ricco» quando le si chiedeva di applaudire il raìs applaudiva non era convinta ma applaudiva poi quando le hanno chiesto di applaudire gli americani i francesi gli inglesi che arrivavano per «salvarla» ha applaudito anche loro non era convinta ma li ha applauditi ieri sera però qualcosa è cambiato tra un applauso e l altro aminah ha perso due figli nei raid aerei della coalizione a tripoli aminah non capisce che questa «non è una guerra colonialista» non conosce né obama né sarkozy non sa che la tv di stato sta trasmettendo le immagini della cerimonia funebre dei suoi figli solo per poterli «sfruttare» non capisce la logica per cui cambiando il volto del carnefice la sua vita può migliorare aminah non sa la fiaba del lupo che si maschera da agnello lei conosce solo il lupo lei sa solo che ha perso due dei suoi tre figli e che la morte è venuta dal cielo vi presento aminah sola nell angolo un mostro arabo sulla spalla destra un altro occidentale sulla sinistra e il mondo la guarda strappata in due e applaude © riproduzione riservata
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corriere della sera sabato 26 marzo 2011 primo piano 5 la guerra in libia l italia berlusconi un possibile mediatore tra europa e gheddafi perché no può darsi massimo cacciari berlusconi il colonnello andrà avanti fino alla fine il pessimismo del cavaliere sull esito dell intervento lo conosco una mediazione non sarà facile segue dalla prima il cavaliere dice di conoscere il colonnello «e per quel che lo conosco non credo possano esserci piani per un suo esilio dopo essere stato alla guida della rivoluzione in libia e aver retto il suo paese per quarantadue anni lui si sente il padre nobile della patria per questo andrà avanti fino alla fine» È a un epilogo drammatico che probabilmente pensa il premier sebbene non lo dica semmai dal tono della sua voce trasettegiorni pela la preoccupazione di chi non scorge al momento una soluzione «no non vedo nessuna soluzione e nessuno sa come andrà a finire» così dicendo sembra rivolgere un atto d accusa alla comunità internazionale per come si è mossa sul teatro libico senza però smarcarsi dalle responsabilità che chiamano in causa l italia «perché al vertice di bruxelles abbiamo confermato la volontà di sostenere i punti stabiliti dalla risoluzione votata dal consiglio di sicurezza delle nazioni unite» piuttosto è dal modo in cui rimarca quei punti che fa capire qual è il limite del mandato e anche dell impegno italiano «proteggere i civili far rispettare l area di no-fly zone e garantire l embargo navale per evitare fornitu il caso re di armi» l idea di azioni offensive contro gheddafi le esclude anche quando elenca «le tre navi la portaerei e i dodici velivoli che abbiamo messo a disposizione e che saranno sotto l egida della nato» la nato ecco cosa induce berlusconi a dirsi le parole «doppiamente soddisfatto» per l esito della riusilvio nione dei capi di stato e di governo europei che berlusconi ha sancito la sconfitta di sarkozy e del progetto nel colloquio francese di guidare la coalizione dei volenterosi con il «l alleanza atlantica avrà il completo comando «corriere» di delle operazioni e non è previsto uno sdoppiagiovedì mento di ruoli con un secondo livello di comanscorso ha do potranno esserci degli incontri a carattere pospiegato che litico certo ma solo per verificare l andamento «nessuno può della situazione» dire qualcosa se è vero che il derby transalpino era iniziato di certo sugli male ora il governo italiano può sostenere di esiti e la aver recuperato terreno in una sfida che sta ladurata della sciando il segno nelle relazioni tra roma e parimissione» gi il cavaliere prova a sminuirne la portata af mitra in pugno truppe ribelli combattono nei pressi della città di ajdabiya in mano ai fedeli del colonnello gheddafi la città ha un importanza strategica per il petrolio foto afp aris messinis trasto «ho il talento dell amicizia e sono sempre prodigo di complimenti sinceri» difficile che a sarkozy possano essere bastati di certo gli è toccato abbozzare così come berlusconi si è accontentato di affidare al premier turco erdogan l interpretazione autentica del proprio pensiero «trovo positivo che la francia con il comando nato cominci ad essere ai margini soprattutto in libia» il punto è che in libia «nessuno sa come andrà a finire» mentre nuovi focolai di rivolta stanno incendiando il medio oriente il premier offre una personale interpre tazione di quanto sta accadendo «il vento di democrazia che soffia nei paesi arabi è un portato dei mezzi di comunicazione i popoli vogliono un cambiamento di clima in quei paesi non c è una dittatura che limita la libertà d intrapresa ma limita la libertà personale e la libertà di comunicare le aziende anche le nostre in quelle zone hanno sempre potuto operare senza limiti ora con le tv e internet la gente vuole essere libera di parlare» la manifestazione francesco verderami © riproduzione riservata corteo sui referendum irrompono i pacifisti pd melandri e fassino non vanno in piazza roma al principio era l acqua il nucleare è arrivato subito dopo la libia invece è stata aggiunta negli ultimi giorni soltanto da qualcuno ed ha infiammato gli animi dividendo gli organizzatori della manifestazione ovvero un cartello di sigle arci e wwf tra questi e partiti idv verdi e sel riuniti sotto il nome «forum dell acqua pubblica» «portare le bandiere della pace in questo corteo è un grave errore politico» tuona il pacifista angelo bonelli presidente dei verdi e spiega «diliberto ferrero e vendola hanno forzato la mano per portare la questione libica dentro questa manifestazione cercando visibilità ma l hanno soltanto danneggiata lo scopo del corteo è lavorare per raggiungere il quorum nei referendum di giugno» per l acqua pubblica e contro il piano nucleare del governo anche ermete realacci anima ambientalista del pd sarà in piazza oggi ed è piuttosto contrariato «sono 16 anni e 24 referendum che in italia non si raggiunge il quorum È questo il motivo del corteo non ha senso manifestare adesso per la pace soprattutto perché sabato prossimo ci sarà una manifestazione organizzata proprio per questo» il pd non è tra gli organizzatori del corteo di oggi e a cercare adesioni e partecipazione si va a colpo sicuro nell ambito ecodem i senatori francesco alleati contro ferrante e roberto bonelli diliberto ferrero della seta in testa e vendola hanno forzato assieme ai senatori della sinistra vincenzo la mano portando la libia vita e paolo nerozzi qui per cercare visibilità anche il senatore della seta è contrariato dall incursione pacifista nel corteo e pure preoccupato dice «non vorrei che anche molti dirigenti del partito non vengano alla manifestazione per paura di essere strumentalizzati all interno della questione libica» e in effetti a cercare chi altro nel pd sarà in piazza oggi si fa un buco nell acqua giovanna melandri «alla manifestazione non vado ma questo non impedirà che per questi referendum farò la mia parte» garantisce la deputata del pd piero fassino È impegnato a torino dario franceschini nel suo convegno a cortona matteo orfini «un impegno a salerno» anche rosy bindi sarà in toscana e non al corteo di roma ma il presidente del pd ci tiene e molto a dare una benedizione a questa manifestazione «perché l acqua è un bene comune che va sottratto alla logica del profitto e la moratoria del governo sul nucleare è soltanto un debole escamotage» e non solo il presidente bindi è convinta «la manifestazione di roma sarà piena di democratici che come me si sentono impegnati nel successo dei referendum di giugno» ferma che «con sarkozy i rapporti sono cordialissimi» che al vertice di bruxelles «abbiamo parlato e anche scherzato» ammette di aver avuto «una differenza di opinione» con l inquilino dell eliseo «ma solo sul modo di apporre una tassa alle transazioni finanziarie» in realtà non è così e siccome il premier è consapevole di non poter negare l evidenza trova il modo di dire ciò che pensa evitando incidenti diplomatici ma dice di sarkozy e della francia evocandone la grandeur «conosciamo l orgoglio di quella nazione e la personalità del suo presidente si potrebbe dire che hanno agito comme d habitude e siccome avevano dato il via all operazione in libia avevano una ambizione peraltro comprensibile di guidarla ma non c erano alternative al comando nato e l esito era inevitabile» nulla di personale insomma solo una questione d affari di stato perché dietro la battaglia di principio per la democrazia c era e c è anche una battaglia di interessi per l energia che il premier conferma con la sua smentita «non credo che sarkozy si sia mosso per il petrolio libico sarebbe eccessivo attribuire ai francesi una simile meschinità e comunque so come tenere i rapporti» aggiunge per attenuare la portata del con gheddafi secondo il cavaliere è gheddafi che deve compiere il «passo decisivo» «l accettazione del cessate il fuoco» l ipotesi ieri però berlusconi ha affermato che «gheddafi si sente il padre nobile della patria perciò andrà avanti fino alla fine» il premier ha ricordato che «al vertice di bruxelles abbiamo confermato la volontà di sostenere i punti stabiliti dalla risoluzione dell onu» sarkozy e la nato «l alleanza atlantica avrà il completo comando delle operazioni e non è previsto uno sdoppiamento di ruoli con un secondo livello di comando» alessandra arachi © riproduzione riservata
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6 primo piano sabato 26 marzo 2011 corriere della sera la guerra in libia approfondimenti doppio comando tutti i problemi l accordo «a metà» sul passaggio di consegne alla nato crea complicazioni alle forze militari in campo washington chi dirige la campagna di libia in tanti l accordo sul passaggio del comando alla nato non ha ancora risolto del tutto i contrasti gli usa la turchia e l italia pensano di averla spuntata la francia invece ha in mente altro un comitato politico ristretto e uno allargato che dettano le linee guida mentre la nato coordina gli aspetti operativi ora si tratta ma intanto i militari devono fare del loro meglio per evitare pasticci i comandi l attacco alla libia è stato lanciato da un comando triplo uno francese a mont verdun lione uno britannico a northwood uno americano a stoccarda germania la flottiglia nato 16 unità è diretta dal contrammiraglio italiano rinaldo veri basato a napoli dopo la semi-intesa di giovedì nuova decisione le forze risponderanno al joint force command napoli e al combined air operations center di poggio renatico ferrara nominato comandante il generale canadese charles bouchard due coalizioni e possibile che con accordo o meno agiscano in libia due coalizioni una che oltre a imporre la no-fly zone bombarda anche a terra e ne farebbero parte come forze principali francia usa gran bretagna canada quindi una seconda entità che si limita solo al pattugliamento in questa fila l italia la spagna la norvegia qualche altro partner e i paesi arabi un impostazione che porta a regole di ingaggio diverse in afghanistan per fare un parallelo gli amx italiani per lungo tempo hanno rinunciato all uso delle bombe per evitare danni collaterali cosa capita se tank lealisti minacciano una colonna di profughi e nel settore c è una coppia di caccia di un paese che vuole solo pattugliare i piloti possono decidere di non attaccare aspettando che siano altri a farlo a volte c è il tempo in altre occasioni meno la disponibilità a fare fuoco può anche incidere sui settori di intervento i «pattugliatori» restano nelle zone dove la presenza di truppe governative è ridotta o inesistente gli «sparatori» aumentano le azioni nell ovest della libia la risoluzione onu è abbastanza ambigua per ladecollo un rafale francese sulla portaerei sciare spazio alle interpretazioni recharles de gaulle cita che la coalizioap/raphael martinez ne deve adottare le misure necessarie per proteggere i civili e la minaccia è variegata può essere un blindato o un gruppo di miliziani allo stesso modo può cambiare la risposta un rischioso passaggio a bassa quota i libici hanno ancora missili contro questo tipo di voli una raffica di cannoncino una bomba laser l avanzata consideriamo cosa è accaduto nelle ultime 48 ore attorno a ajdabiya la coalizione con jet francesi e inglesi ha sferrato numerosi raid usando bombe sofisticate un azione che potrebbe permettere agli insorti di liberarla dai governativi e di avanzare verso brega e ras lanuf sono i rivoluzionari all offensiva e non il contrario in questo ca le forze della coalizione hanno lanciato 16 missili da crociera tomahawk contro bersagli libici nelle ultime 24 ore il vice ammiraglio usa william gortney avvistamento un ribelle libico cerca di individuare gli aerei della «coalizione dei volonterosi» sulla strada tra bengasi e ajdabiya reuters/goran tomasevic alleati le guerre separate norme e obiettivi diversi se i paesi si dividono in «attaccanti» e «pattugliatori» so l alleanza svolge un ruolo di supporto diretto di nuovo gli «sparatori» come francia e gran bretagna sono in prima linea gli altri come l italia si tengono lontani certo chi vuole intervenire potrà sempre sostenere che ci sono degli abitanti assediati e che devono essere salvati altro caso un reparto lealista si ammutina a tripoli il blitz dal cielo può decidere lo scontro la francia non ha dubbi su cosa fare altri sì il destino del raìs la questione del comando è molto sensibile su un punto chiave gheddafi per francesi e inglesi è un bersaglio per l italia no il bersaglio la questione del comando diventa ancora più sensibile su un punto chiave il destino di gheddafi francesi e britannici hanno fatto capire che è un bersaglio cosa accadrà quando la nato assumerà la leadership proseguirà la caccia al dittatore vi sono paesi sempre l italia ma anche la turchia che non vogliono la scomparsa del colonnello anzi sono al lavoro per trovargli una via d uscita e ora alla coalizione partecipano due paesi arabi approveranno un eventuale eliminazione infatti il presidente sarkozy ha sottolineato «cosa c entra la nato con qatar ed emirati » lo dice per ribadire che l alleanza atlantica non è la soluzione ideale e per avere le mani libere per togliere di mezzo gheddafi guido olimpio © riproduzione riservata retroscena d alema al pd quei rapporti tra 007 italiani e agenti libici roma e sempre più difficile che le riunioni di partito restino impermeabili alle indiscrezioni e alle fughe di notizie anzi in italia spesso e volentieri anche quando quegli incontri sono chiusi ai giornalisti si vengono a sapere in presa diretta gli interventi le polemiche e le risse ma mercoledì scorso invece dal coordinamento del partito democratico è filtrato poco o niente all ordine del giorno il tema che ormai è sulle prime pagine dei quotidiani ossia quello del conflitto con la libia una riunione delicata visto l argomento ma non tanto delicata da restare secretata tanto più che anche le tensioni e le baruffe in sede nato o in sede europea si sono venute a sapere mercoledì però al pd la consegna del silenzio ha funzionato almeno per un paio di giorni a chiederla inaspettatamente non è stato il segretario pier luigi bersani come sarebbe naturale ma walter veltroni tutti d accordo con lui per una volta soprattutto dopo aver ascoltato l interessante intervento di massimo d alema l ex premier che è anche presidente del copasir nonché conoscitore delle questioni libiche avendo avuto un rapporto diretto con gheddafi ha detto delle cose importanti mentre tutti lo ascoltavano attentamente innanzitutto d alema ha criticato senza mezzi termini la linea sposata da nicolas sarkozy secondo l esponente del pd infatti il presidente francese ha agito con eccessiva spregiudicatezza in tutta questa vicenda e senza il necessario raccordo con gli altri paesi mosso com è da interessi nazionali e personali da una parte c è il petrolio della libia dall altra ci sono i sondaggi che ultimamente lo davano in calo addirittura sotto la figlia di le pen ma nelle more del suo discorso d alema ha detto anche un altra cosa interessante e cioè ha lasciato intendere che fino a poco tempo fa i servizi segreti del nostro paese erano convinti che gheddafi riuscisse a spuntarla e che per questa ragione non avevano del tutto abbandonato il dittatore libico prudenza ha quindi suggerito essendo d alema presidente del copasir di secretare la riunione servizio clienti 055696276 · www.annamariacammilli.com maria teresa meli © riproduzione riservata
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8 primo piano sabato 26 marzo 2011 corriere della sera la guerra in libia la battaglia i libici vogliono che questa sia la loro rivolta come accaduto già in tunisia in egitto in yemen stiamo dando loro una chance bill clinton ex presidente usa il commento i caccia distruggono i blindati libici e il raìs promuove i soldati dal nostro inviato tripoli nel giardino del signor mohamed a tagiura è esplosa solo la primavera nient altro non certo un missile come vorrebbe far credere il governo che ieri mattina ha organizzato per i giornalisti stranieri una visita guidata nella campagna in fiore alle porte di tripoli per mostrare un esempio di «danno collaterale» della guerra in corso nobile proposito ci mancherebbe se non fosse che proprio una delle tre figlie del proprietario della casa tre bambine bellissime piantate lì in giardino su tre seggioline a recitare la parte dell infanzia terrorizzata dalle bombe alleate a un certo punto candidamente ha detto al microfono di una reporter araba «ho visto che hanno discusso con papà e poi gli hanno dato dei soldi » soldi per la recita È probabile vi perchÉ serve un esercito europeo di umberto veronesi aerei francesi e inglesi in azione ad ajdabiya ai ribelli di misurata arrivano aiuti via mare surata stremata dai martellamenti dei tank del raìs ieri sono arrivati degli approvvigionamenti via mare tramite pescherecci inviati dai fratelli combattenti di bengasi scorte per sopravvivere agli attacchi e magari rilanciare nei prossimi giorni l iniziativa militare con l aiuto dei raid stranieri i tornado della raf e i rafale francesi hanno continuato a colpire anche ieri ajdabiya 160 chilometri a ovest di bengasi snodo strategico per capire cosa succederà nei prossimi mesi almeno tre forti esplosioni e dense colonne di fumo si sono percepite distintamente l esercito del raìs una settimana fa l aveva praticamente riconquistata e si preparava a puntare con forza sulla capitale della cirenaica per la presa definitiva ma ora lo scenario dopo i raid è cambiato «ajdabiya cadrà stanotte o domattina» confidava ieri speranzoso un alto ufficiale dei ribelli che adesso appaiono anche meglio organizzati rispetto ai giorni scorsi e a bordo di veloci vetture sono riusciti a compiere ieri blitz armati nel centro cittadino con sparatorie e scambi violenti di artiglieria pesante tra loro e i gheddafiani ora inoltre i vari miliziani impegnati ai posti di blocco appaiono muniti pure di telefoni prima invece tutti insieme sembravano davvero un armata brancaleone con pochi mezzi e nessuna speranza gli anziani delle tribù locali davanti a questa situazione mutata ieri si sono fatti avanti per trattare con le forze governative chiedendo loro di arrendersi con la promessa di avere salva la vita ma c è poco da sperare il colonnello di tripoli continuerà a giocarsi le strategie gli attacchi ridimensionano la capacità operativa dei lealisti ma gheddafi ha armato anche i volontari sto che le lamiere ritrovate in giardino non erano sicuramente i resti di un missile ma forse solo d un serbatoio o d un pezzo d alettone di una bomba laser abbattuta l altra notte dalla contraerea gheddafiana perché in giro non abbiamo visto i segni di un esplosione non c erano per esempio palme bruciacchiate muri anneriti non c era nemmeno l odore che di solito accompagna un bombardamento ma solo aria pulita salubre di campagna la verità sepolta sotto un prato di margherite però si sa che in guerra tutto è ammesso e anche la propaganda in quest ultimo mese ha giocato un ruolo importante da una parte e dall altra certo il regime di tripoli ora è di nuovo in difficoltà dopo il settimo giorno di bombardamenti della coalizione internazionale le forze di gheddafi perdono terreno ai ribelli di mi sue carte fino in fondo ieri gheddafi ha promosso in blocco tutti i soldati e gli ufficiali dell esercito una mossa che chiaramente punta a rimotivare le truppe dopo lo scoramento per i molteplici attacchi subiti dal cielo e dal mare che hanno ridimensionato pesantemente la capacità operativa militare dei lealisti il quadro a pensarci per loro si è fatto drammatico dalla contraerea quasi completamente smantellata alle navi ferme nei porti dalle torri per le telecomunicazioni abbattute ai depositi di munizioni distrutti senza parlare della no-fly zone che tiene ormai chiusi negli hangar gli aerei quelli s intende sopravvissuti alle bombe gheddafi ha anche finito di armare i volontari come promesso migliaia di shabab che si sono presentati nell ultimo mese nelle sedi dei comitati popolari chiedendo di avere un kalashnikov sono stati accontentati ma il raìs soprattutto fa attenzione a non permettere ai ribelli di rialzare la testa vicino tripoli nei sobborghi dove gli scontri con gli insorti nelle settimane scorse furono cruenti è ripreso un controllo sotterraneo ma ferreo si parla di migliaia di uomini giovani e anziani sequestrati preventivamente e fatti sparire a zawiya «non è vero mandate osservatori giudici esperti internazionali ha ripetuto ieri sera ibrahim moussa portavoce del governo non è vero che a zawiya la gente è stata rapita molti sono solo scappati per la paura dei bombardamenti e non vedono l ora di tornare noi rispettiamo il cessate il fuoco noi siamo per la pace la marcia delle tribù che è partita l altro giorno da tripoli non a caso terminerà tra pochi giorni nella piana di soluk vicino a bengasi proprio là dove gl italiani ammazzarono il nostro eroe omar el mukhtar sarà quello il luogo giusto per una riconciliazione nazionale» lo vedremo fabrizio caccia © riproduzione riservata vendette la denuncia del consiglio nazionale giudici e professori liste di proscrizione dei «nemici pubblici» «così volevano eliminarci» dal nostro inviato bersaglio blindati libici distrutti da caccia britannici e alleati ad ajdabiya ap bengasi la lista contiene 25 nomi 22 avvocati 2 giudici un professore universitario sono gli uomini e le donne tutti di età compresa tra i 30 e 60 anni che rappresentano il motore primo della «rivoluzione del 17 febbraio» il fior fiore dell intellighenzia di bengasi e dovevano essere tutti eliminati dalle squadracce di gheddafi il numero 12 è abdel hafiz ghogha vicepresidente del consiglio nazionale e di fatto il suo leader più attivo il 25esimo è fathi othman terbil l iniziatore delle sommosse il 15 febbraio «abbiamo trovato questo documento oggi ieri per chi legge ndr in uno degli uffici della polizia ora occupati dai nostri nuovi addetti alla sicurezza È datato 18 febbraio e porta la firma di sanussi suliman al wisri l ex capo degli sgherri del regime in città vi si dice chiaramente che noi dovevamo essere catturati a ogni costo saremmo stati uccisi subito dopo nessuno di noi avrebbe mai più rivisto la luce del sole siamo considerati alla stregua di traditori nemici dello stato» dichiara salwa bugaighis avvocatessa e volto noto delle rivolte a sua volta numero 8 sulla lista sono tre paginette scritte in arabo molto ordinato vi si specifica che la polizia di gheddafi era riuscita a infiltrare due avvocati spie tra i leader della rivolta asserragliati nell edificio del tribunale «i sobillatori sono riusciti a collegarsi con l estero via internet utilizzano telefoni satellitari thuraya sul tetto dell edificio hanno issato la bandiera verde della vecchia monarchia gli avvocati si sono divisi in tre comitati uno ha il compito di stilare la nuova costituzione il secondo organizza le proteste di piazza ed il terzo si occupa della logistica e dei servizi sanita ri abbiamo assoldato oltre 400 uomini tra poliziotti e simpatizzanti per eliminare gli elementi qui segnalati» si legge un documento a suo modo terrificante torna a puntare il dito contro gli aspetti più criminali della dit i volti numero 12 abdel hafiz ghogha vicepresidente del consiglio transitorio libico numero 8 salwa bugaighis avvocatessa e leader del movimento numero 25 fathi othman terbil 39 anni avvocato e iniziatore delle proteste tatura «gheddafi elimina tradizionalmente i suoi nemici anche quelli solamente sospettati di non essere d accordo con il regime la delazione con lui è all ordine del giorno ma questa è una vera e propria lista di proscrizione abbiamo già catturato 518 dei suoi fedelissimi sicari che nella provincia di bengasi avrebbero dovuto diventare i nostri killer cellule dormienti sempre pronte a colpire» commenta salah magaspi 38 anni avvocato che da tre settimane si è assunto il compito di guidare una milizia di 250 giovani con l obbiettivo preciso di individuare e arrestare quelli che qui chiamano i «lijanthawria» i membri dei «comitati rivoluzionari» agli ordini del colonnello segno che a ben oltre un mese dalla liberazione di bengasi la nuova amministrazione comincia in qualche modo a funzionare «solo una settimana fa tutto sembrava perduto i carri armati di gheddafi erano arrivati alle porte di bengasi qui trionfava il caos poi per fortuna sono cominciati i raid della nato le colonne nemiche sono state ricacciate verso ovest ma ci sono voluti ancora diversi giorni perché i nostri uomini armati riprendessero il controllo di bengasi» ammette hannah abdallah incaricata degli affari culturali nell amministrazione provvisoria ma rientrata solo due giorni fa dal cairo dove era fuggita con la famiglia sabato scorso con l incubo dell offensiva nemica incalzante alle spalle «se mi avessero preso sarei stata prima violentata quindi uccisa» aggiunge ripetendo una delle convinzioni più diffuse in città per cui le squadracce del colonnello sarebbero state tra l altro rifornite di viagra per abusare metodicamente delle donne legate alla sommossa «il nostro errore maggiore è stato nei giorni subito dopo le vittorie del 21 febbraio di non dare la caccia metodica alle cellule di sicari del colonnello siamo inesperti utopisti sognatori noi giudici e avvocati speravamo di poter finalmente imporre la legge nella libertà non intendevamo assolutamente ricorrere ai sistemi repressivi usati dalla dittatura e abbiamo fatto male alla nostra prima debolezza loro ne hanno approfittato potevano ucciderci tutti decapitare la nostra rivoluzione appena nata» aggiunge la bugaighis scorrendo per l ennesima volta i 25 nomi sul documento lorenzo cremonesi © riproduzione riservata caro direttore l intervento militare degli europei in libia confuso sin dall esordio avvalora sempre di più l idea che molti pensatori di ogni formazione culturale promuovono da anni non ha più senso per difendere le popolazioni mantenere interi eserciti armati di tutto punto a livello nazionale anche buona parte della scienza la pensa così due anni fa quando ho fondato il movimento «science for peace» a cui hanno aderito immediatamente più di 20 premi nobel ho voluto inserire fra gli obiettivi lo studio della fattibilità di un esercito unico europeo l europa attualmente è dotata di ben 27 forze armate che necessitano ognuna di importanti investimenti statali pur restando per la maggior parte del tempo inattive gli scienziati si chiedono a che serve che ogni nazione europea abbia il suo esercito spenda miliardi di euro in carri armati caccia portaerei e sottomarini che non utilizza mai quando basterebbe una limitata forza multinazionale più equipaggiata come principio di deterrenza e non di belligeranza se consideriamo la spesa militare in miliardi di dollari l italia ne spende circa 33 all anno la francia 53 la gran bretagna 59,7 gli usa 547 investimenti che superano di molte volte quelli destinati ad esempio alla cultura l italia destina più risorse all esercito che alla ricerca indirizzando circa l 1,1 del pil alla difesa e lo 0,9 alla ricerca scientifica al di là del nostro paese i 300 miliardi di euro spesi in europa ogni anno per mantenere le forze armate potrebbero invece essere investiti nella sanità nell istruzione e nell assistenza sociale o utilizzati per costruire ospedali scuole e asili nido non è solo una questione di risorse ma anche di cultura il nazionalismo è un pensiero obsoleto nessun paese europeo dovrebbe considerarsi una «nazione» ma un stato indipendente all interno della nazione europea in molti crediamo che siamo pronti a creare gli stati uniti d europa su modello di quelli d america l europa è già un paese unico i confini per le nuove generazioni non esistono i ragazzi già dall età del liceo partecipano ai programmi di scambi fra paesi e la realtà che vivono è multietnica per non parlare del mondo della scienza e dell innovazione dove nulla da tempo può avere un carattere strettamente nazionale nell ambito di «science for peace» abbiamo voluto istituire un gruppo di lavoro specifico che metta a punto un piano progressivo di riduzione delle spese militari dei singoli paesi a favore della costituzione di un unico esercito europeo di pace non dimentichiamo che gli usa sono diventati una grande nazione quando i singoli stati hanno smobilitato i loro eserciti © riproduzione riservata
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corriere della sera sabato 26 marzo 2011 primo piano 9 il mondo arabo le rivolte mi appello a damasco perché mostri la massima moderazione e risponda in modo significativo alle richieste legittime del popolo ban ki-moon capo dell onu protesta manifestanti antiregime nella storica moschea degli omaiadi nel centro della città vecchia a damasco le proteste sono esplose in grande parte della siria nel primo pomeriggio dopo la preghiera del venerdì siria spari sulla folla in numerose città i morti sono decine bruciata una statua di hafez assad al grido di «libertà» e «abbasso bashar al assad» «deraa siamo con te» ieri sono stati in decine di migliaia a rispondere in tutta la siria all appello per il «venerdì della dignità» e di solidarietà con la cittadina meridionale protagonista da giorni di un intifada contro il regime dalla stessa deraa e la sua regione di hawran che già piangono decine di vittime alla capitale damasco e le sue periferie all importante centro di homs alla città alawita di latakia e a quelle curde di raqqa e qamishli nel nord perfino a hama che ieri ha visto proteste di piazza per la prima volta da quando nel 1982 hafez al assad la rase al suolo uccidendo decine di migliaia di civili ovunque la rabbia contro la dittatura è esplosa come mai era accaduto da anni impossibile il conto dei morti in un paese blindato da una collaudata censura ma le testimonianze che filtrano ne segnalano decine moltissimi i feriti tanti gli arresti tutti tra la popolazione civile «questa giornata doveva essere un test superato con successo i siriani hanno rotto la paura niente sarà più come prima dice un attivista esule in europa in contatto continuo con il suo paese le promesse di bashar due giorni fa erano ridicole la sua portavoce ha annunciato qualche aumento di stipendio e una commissione per studiare l eventuale revoca delle leggi speciali che dal 1963 consentono ogni tipo di abuso come se questo bastasse e ha assicurato che non è stato il presidente a dare l ordine di sparare finora e allora chi il fratello maher è più crudele è lui che sta guidando la repressione a deraa ma chi comanda il paese ormai siamo allo sfascio aspettiamo solo che ambasciatori e ministri abbandonino il posto com è stato in libia e in yemen» forse molti siriani in patria o in esilio sono ora troppo ottimisti e non perché le marce a favore di assad organizzate ieri soprattutto nella capitale indi l attivista «questo venerdì era un test che abbiamo superato la paura è rotta niente sarà uguale» chino un sostegno di massa piuttosto perché la libia insegna cambiare un regime non è cosa da poco ma è vero che se ieri sono successe cose mai viste l aver dato alla fiamme la statua in bronzo di hafez nel centro di deraa o l attacco delle forze speciali contro i manifestanti dentro la sala della preghiera nella storica moschea degli omaiadi nella capi tale è anche un fatto che per la prima volta il mondo preme adesso esplicitamente su damasco perché conceda democrazia all interno non perché cambi la sua politica estera la casa bianca ha condannato «il governo siriano per la brutale repressione» il segretario dell onu ban ki-moon ha chiamato il raìs con lo stesso messaggio nicolas sarkozy ha intimato a da masco «basta violenze» e tutti e tre fanno notare i dissidenti siriani senza appellarsi a un generico ritorno della calma ma difendendo apertamente i manifestanti anche la turchia ha chiesto a assad «riforme che soddisfino la richiesta del popolo» da altri paesi dall europarlamento dalle organizzazioni per i diritti umani come amnesty condanne sono seguite per fino sheikh yusef qaradawi uno dei più noti e influenti religiosi musulmani che in passato sosteneva blandamente assad nel suo sermone del venerdì ieri in qatar ha invitato il mondo a sostenere i siriani «il treno della rivoluzione è arrivato a questa nuova stazione era ora» cecilia zecchinelli © riproduzione riservata effetto domino i fermenti di una rivoluzione sociale e non ancora politica accomunano le proteste della «primavera araba» in vari paesi del medio oriente l affannosa rincorsa per comprendere quanto sta accadendo nel mondo arabo scosso alle fondamenta da una devastante ed esaltante ribellione giovanile è cominciata ed è stata seguita da osservatori sorpresi e sconcertati che hanno indossato il salvagente di antiche e consolidate certezze convinti insomma che la trasversale rivoluzione rappresenti una specie di 1989 musulmano con lo scontato accostamento alla caduta del muro di berlino e al crollo definitivo dell impero comunista guidato dall urss non è solo così c è qualcosa di diverso alcuni analisti avevano coniato una nuova immagine nel mondo arabo è caduto il «muro della paura» intendendo che vinta la paura una nuova generazione assai meno ideologica delle precedenti avrebbe trovato la strada verso la libertà in realtà quanto sta accadendo dall inizio di quest anno non è paragonabile almeno per ora a una rivoluzione politica e piuttosto una rivoluzione sociale più che un nuovo 1989 verrebbe naturale paragonarla a un nuovo 68 l onda ribelle intrisa di sincretismo non si è infatti abbandonata al rabbioso risentimento contro i simboli del potere occidentale gli stati uniti israele il colonialismo il mercato ma ha scelto come bandiera il diritto alla libertà senza un cammino predefinito senza sponsor senza appartenenze la brava analista paola caridi autrice del libro «invisible arabs» parla oggi di arabi finalmente visibili passaggio azzeccato anche se sulle ali dell entusiasmo è difficile escludere che alla fine vi possano essere coloro che metteranno il cappello su rivoluzioni non ancora concluse ogni paese arabo ha una storia tuttavia stavolta il vero denominatore comune sono i social network della rete che hanno dato voce nel silenzio di case trasformate in dorate prigioni il pensiero va all arabia saudita soprattutto alle donne costrette da sempre al silenzio certo immaginare uno sviluppo complessivo e armonico di tutte le ribellioni in corso è praticamente impossibile ma libia a parte vi sono molti punti di contatto prendiamo il drammatico caso della siria cioè dell ultimo paese arabo in ordine di tempo ad aver conosciuto la rabbia del popolo quanto è accaduto nei giorni scorsi nel sud del paese a ridosso del confine giordano in una città conservatrice solitamente vicina al potere centrale di damasco e quanto è successo a damasco e nel nord persino in quella latakia da sempre controllata dal potere alauita rivela la fragilità di un regime che nonostante le promesse progressiste del giovane presidente bashar el assad sembra tornato a vivere ai tempi di suo padre hafez quando ogni ribellione veniva repressa con brutale violenza la memoria corre ad hama dove furono rasi al suolo interi quartieri 20.000 morti e pur vero che la consigliera del presidente bashar bouthaina shaaban ha detto che il governo varerà immediate riforme e che vi saranno libertà di stampa e aumenti salariali ma pochi ci credono e comunque non basterà la rabbia dei manifestanti non è più controllabile e analoghe promesse vedi egitto non sono servite il contagio della libertà da amman al golfo persico di antonio ferrari e caduto il muro della paura ma cresce la spinta repressiva l egitto l ascesa islamica l egitto appunto cioè il primo paese arabo dopo la massiccia partecipazione al referendum trasformato in una specie di «primavera araba» della volontà popolare il paese è tuttora attraversato da tumulti e scosse difficili da governare molti sostengono che i fratelli musulmani come scrive il new york times rimasti prudentemente nelle retrovie durante la ribellione che ha portato alla caduta di hosni mubarak potrebbero da un momento all altro rivendicare il proprio ruolo e incassare i dividendi politici della rivolta promossa dai giovani manifestanti operazione difficile almeno in tempi brevi perché l anima della rivoluzione non era fideista e tanto meno religiosa occorrerà vedere adesso se il processo che dovrebbe portare a elezioni presidenziali e politiche si svolgerà senza traumi l egitto come la siria era una delle cosiddette repubbliche ereditarie solo che in siria il passaggio dei poteri da padre a figlio è avvenuto in egitto la ribellione popolare ha impedito che avvenisse hosni mubarak infatti sognava di lasciare la presidenza a suo figlio gamal progetto miseramente fallito yemen il destino di saleh come sta fallendo nello yemen il progetto «riformista» del presidente ali abdullah saleh riformista per modo di dire perché saleh si era disinteressato per anni delle condizioni miserabili del suo popolo mentre aveva concentrato i suoi sforzi almeno nell ultimo decennio nella collaborazione con gli usa e nella campagna per neutralizzare il terrorismo internazionale e poi aveva cercato di sedare le ambizioni delle varie tribù che imponevano la loro volontà sequestrando cittadini stranieri e pretendendo lauti riscatti saleh pur non essendo cosmopolita come l egiziano mubarak che rappresentava il vero potere politico del mondo arabo si era fatto un punto d onore di comparire il meno possibile la strage della settimana scorsa con le sue squadracce che sparavano ad altezza uomo oltre 50 morti lo ha segnato forse per sempre abbandonato da alcuni generali che si sono uniti ai manifestanti anche ieri è stato aspramente contestato l unico sollievo gli è venuto dai dimostranti che lo sostenevano ma è un effimera parentesi perché il destino sembra segnato giordania cresce al rabbia l autorità nazionale palestinese è silenziosa anche se i fermenti dei più giovani si manifestano in cisgiordania parallelamente a quanto accade nella striscia di gaza controllata dai fondamentalisti di hamas paradossalmente però a gaza la protesta non ha riguardato soltanto i laici del fatah o lo stato ebraico ma gli stessi dirigenti integralisti l effetto domino che sta travolgendo tutti i paesi arabi allontana la possibile soluzione dello storico conflitto arabo-israeliano quindi la rabbia dei giovani si accentua come non vedere quest onda inarrestabile anche nel vicino regno di giordania che ha il 65 per cento della popolazione di origine palestinese da settimane ogni venerdì vi sono manifestazioni di protesta nel regno di abdullah ieri un morto e una cinquantina di feriti la gente chiede di calmierare i prezzi degli alimentari in costante aumento e soprattutto riforme politiche forse con l obiettivo di avere un giorno una monarchia costituzionale tuttavia sono tanti i problemi che affliggono il sovrano a cominciare dalle tensioni in alcune tribù beduine da sempre fedelissime alla monarchia bahrein intervento esterno vi sono altre monarchie che tremano nel bahrein il re sunnita è aspramente contestato dalla maggioranza della popolazione sciita a sostenere il sovrano è intervenuta l arabia saudita che ha inviato i suoi agenti per aiutare l alleato un intervento in un altro paese che nessuno ha sanzionato né la lega araba né la comunità internazionale a cominciare dagli usa che sono alleati sia dell arabia saudita che del bahrein arabia saudita i rischi l arabia saudita per ora ha conosciuto soltanto i tuoni anticipatori della tempesta certo è curioso pensare che un destino comune un giorno potrebbe accostare il paese più ricco del mondo arabo l arabia saudita al paese più povero lo yemen rivoluzione globale appunto © riproduzione riservata
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10 primo piano sabato 26 marzo 2011 corriere della sera la guerra in libia i migranti la protesta i clandestini al porto di lampedusa che chiedono di andare via parrinello sbarchi trattativa con tunisi «1.500 euro per ogni rimpatrio» frattini e maroni in missione all italia chiesto un impegno di 300 milioni dal nostro inviato tunisi pattugliatori navali motovedette veicoli motori e pezzi di ricambio per un valore che oscilla tra i 70 e i 115 milioni di euro per fermare le partenze dei migranti la tunisia presenta all italia la sua «lista della spesa» e sollecita nuovi stanziamenti economici dopo gli aiuti per circa 200 milioni di euro già erogati dal ministero degli esteri non solo per accettare i rimpatri di chi è già approdato a lampedusa si chiede un ulteriore incentivo all italia e così il ministro degli esteri franco frattini mette sul tavolo la proposta di assegnare «1.500 euro per ogni immigrato che accetterà di tornare a casa e sarà aiutato a crearsi un attività in modo che poi non abbia più la necessità di andare via» È il modello libico come era già accaduto con tripoli durante i negoziati per ottenere i pattugliamenti sulle coste anche con tunisi si lavora tra cessioni e rilanci in una trattativa che non si annuncia affatto breve e che vede tra i mediatori tarak ben ammar il finanziere che ha avuto rapporti d affari con il presidente silvio berlusconi e siede nel consiglio d amministrazione di mediobanca la missione lampo del governo italiano serve a fornire il sigillo politico ad una richiesta di controllo delle frontiere marittime che i tecnici di viminale e farnesina avevano già avanzato nelle scorse settimane frattini e il ministro dell interno roberto maroni volano a tunisi per incontrare il primo ministro beji caid essebsi e il ministro degli esteri mouldi kefi l obiettivo è evidente avviare una collaborazione che possa limitare gli sbarchi anche perché gli ultimi dati forniti dagli stessi tunisini dicono che ai 170.000 stranieri fuggiti dalla libia si stanno aggiungendo alcune migliaia di la lista per fermare le partenze il governo tunisino chiede pattugliatori navali veicoli motori e pezzi di ricambio libici al momento tra i 5.000 e i 7.000 che potrebbero decidere di spostarsi in europa e dunque chiedere asilo proprio all italia le gestione dei dossier è affidata al direttore della cooperazione elisabetta belloni per la parte di competenza degli esteri e al direttore dell immigrazione rodolfo ronconi per gli aspetti che riguardano l interno un doppio binario sul quale non appare affatto facile muoversi mentre la libia chiedeva come contropartita per avviare il dialogo il risarcimento dei danni legati al colonialismo e la costruzione di un autostrada la tunisia vuole un sostegno concreto per il rilancio del settore turistico il discorso dei rappresentanti del gover no di transizione è chiaro dopo le rivolte che hanno portato alla caduta del presidente ben alì il paese vive una situazione di stallo economico e dunque ha bisogno di aiuto anche perché i giovani non tro smartphone tuttocompreso andare in rete è un impresa semplice impresa semplice il braccio destro che fa per me vano lavoro e sono costretti a emigrare È la strategia di medio periodo alla quale si deve affiancare un intervento più immediato e allora si pensa ai mezzi navali e alla tecnologia senza però dimenticare che molto è già stato concesso negli anni scorsi quando fu siglato un accordo bilaterale che prevedeva il controllo del mare e il rimpatrio di quattro extracomunitari al giorno allora furono date nove motovedette tredici radar quindici fuoristrada tra il 2003 e il 2006 ne erano stati concessi 150 quindici radar e altre apparecchiature che si aggiungevano a moto quadricicli radiotelefoni e ricetrasmittenti donati in precedenza «la tunisia è pronta a impegnarsi» assicurano i ministri al termine degli incontri bilaterali pur non potendo nascondere che sono ancora molti i nodi da sciogliere compreso quello che riguarda la presenza delle forze italiane a bordo delle motovedette sia pur con veste di addestratori o di supporto proprio come avveniva al largo delle coste libiche perché i rappresentanti del governo hanno già sottolineato il rischio che ciò rappresenti un ingerenza e dunque sembra difficile che accetteranno questo tipo di collaborazione non a caso alla fine dell incontro è maroni a chiarire «soltanto nei prossimi giorni scopriremo se davvero c è l intenzione di raggiungere un intesa come ci è stato assicurato» fiorenza sarzanini © riproduzione riservata controllo della spesa hai un canone fisso mensile assistenza hai anche l assicurazione casco in caso di guasto o smarrimento la comunità di sant egidio «serve un provvedimento per il permesso ai profughi» roma il governo italiano adotti un provvedimento «per concedere ai profughi giunti nel nostro paese permessi di soggiorno temporaneo» la comunità di sant egidio da anni in prima linea nell accoglienza degli stranieri e nell integrazione avanza le sue proposte di fronte ai nuovi sbarchi a lampedusa «i permessi temporanei si legge in un appello potrebbero rientrare nelle quote annuali dei flussi di ingresso per motivi di lavoro anche stagionale rendendo così immediatamente utile la presenza degli immigrati all economia italiana» ma la comunità invoca anche una politica di «responsabilità nel mediterraneo» prima di tutto quella italiana «occorre sollevare da pesi eccessivi la popolazione di lampedusa e dare piena attuazione alla positiva decisione di trasferire i profughi nella varie regioni» il governo potrebbe adottare «un provvedimento straordinario di accoglienza temporanea» come previsto dalla legge «per rilevanti esigenze umanitarie in occasione di conflitti disastri naturali o altri eventi di particolare gravità» ma l italia prosegue l appello di sant egidio «sta fronteggiando le conseguenze umanitarie dell attuale crisi con un impegno che non vede l adeguato sostegno degli altri paesi della ue una maggiore responsabilità europea è un obiettivo da raggiungere» © riproduzione riservata sempre al top in rete hai 2 gb al mese di traffico dati hai uno smartphone nuovo ogni 24 mesi senza costi aggiuntivi blackberry®boldtm 9780 tuo con 10 euro al mese con tim valore top l offerta prevede 2 gb al mese di e-mail e internet una durata di 24 mesi con tacito rinnovo e con corrispettivo in caso di recesso anticipato i costi s intendono iva esclusa e variano in base alla scelta del terminale.
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corriere della sera sabato 26 marzo 2011 primo piano 11 «svuotamento» È previsto un piano di rapido svuotamento di lampedusa attraverso l uso di navi passeggeri la prima arriverà domani il viminale tensione alla deriva un barcone partito dalla libia con 330 eritrei polveriera lampedusa assalto al camion del cibo scatta il piano-traghetti dal nostro inviato la tendopoli in allestimento nell area dell ex aeroporto vicino a manduria in provincia di taranto è in allestimento una tendopoli che dovrebbe ospitare una parte degli immigrati arrivati dall isola di lampedusa foto ingenito lampedusa la rivolta della collina del disonore è la nuova devastante immagine offerta dalla malgovernata emergenza di quest isola dove più di duemila tunisini dormono ancora appollaiati lungo la scarpata che sovrasta il molo una sudicia piazza d armi teatro ieri intorno alle due del pomeriggio di proteste assalti al camion del cibo slogan minacciosi e cortei scanditi da due parole fame e libertà l isola che non ne può più con gli abitanti che chiedono il trasferimento immediato dei quasi 5 mila tunisini rischia così di vedere esplodere la rabbia di una massa di giovani fra i venti e i trent anni «ridotti a bestie» gridano loro a squarciagola scivolando dalla collina dove con teloni regalati dai meccanici tende rubate alla stazione marittima pannelli schiodati dalla riserva marina con tutto quello che si può trovare anche nei bidoni della spazzatura hanno allestito un accampamento come facevano i loro nonni pensavano di essersi messi alle spalle con la traversata a rischio vita la disperazione dei beduini e invece si ritrovano immersi nella delusione che spegne fra i disagi e la sporcizia il sogno di cambiare vita «ci trattano come animali» si sente ripetere dalla collina mentre la massa scivola verso un camion rosso col cassone zeppo di sacchi gialli esposti al sole cocente sembra un mezzo per raccogliere la spazzatura ma è il furgone a cielo aperto che arriva dal centro identificazione dove le cucine della società «lampedusa accoglienza» calibrate per mille pasti dopo aver sfamato i 2.500 che stanno ammassati fra le baracche devastate dai cattivi odori hanno confezionato un migliaio di kit con piatti di maccheroni tinti di salsa rossa due panini e una mela tutto pigiato in quel cassone al sole «fa schifo è mer » gridano sul molo mischiando italiano e francese e bloccando chi per la fame quel sacchetto sarebbe pronto ad afferrarlo ma vincono i capi della rivolta di una marea minacciosa allarmando l autista pronto all inversione a dileguarsi «da una settimana non faccio una doccia» grida un ragazzo di vent anni «mi sono lavato con l acqua di mare» urla un altro «siamo senza coperte non c è un bagno » si sgolano in tanti davanti all amara farsa dei due container poggiati sotto la collina con bagni e docce sigillati perché manca un collegamento alla fognatura come le tende impacchettate su tre tir parcheggiati lì accanto e controllati a vista da dieci soldati da domenica scorsa quando la rivolta la fecero gli isolani con un secco no alla tendopoli È la beffa di lampedusa consumata nel giorno in cui scatta l annuncio che domani sarà finalmente usato un traghetto per mille partenze in un colpo da aggiungere ai 500 salpati a mezzanotte con la nave militare san marco verso taranto e agli altri 300 trasferiti con un ponte aereo un conteggio bilanciato però dall arrivo di 260 migranti È giallo invece sulla prima barca partita dalla libia con 330 eritrei forse intercettata da una nave militare canadese nel mediterraneo per la nato e poi lasciato alla deriva notizia rimbalzata qui mentre si riapre la loran la vecchia base nato 200 brande al coperto minuscolo sfiato per una pentola a pressione con rischi altissimi come ha intuito ieri il vicequestore ferdinando guarino che per non acuire il braccio di ferro ha evitato schieramenti massicci facendo scendere in campo tutti i mediatori culturali compresi alcuni arabi che si ritrovano a fare da psicologi una linea di dialogo spesso difficoltosa davanti a ragazzi che rivendicano anche con atteggiamenti ostili diritti elementari a cominciare dal pasto e dall assistenza che dovrebbe assicurare la «lampedusa accoglienza» la società collegata alle cooperative del cns di bologna in cambio di 40 euro a testa iva compresa cifra da incassare secondo convenzione per quanti ospita il centro ma che viene chiesta per tutti anche per i tunisini appollaiati in collina e già serpeggia aria di contenzioso con la prefettura pronta a un taglio del 50 per cento pagando quindi anche 20 euro per quei sacchi gialli rifiutati nella collina del disonore protesta la rabbia di un gruppo di immigrati a lampedusa parrinello felice cavallaro © riproduzione riservata
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12 sabato 26 marzo 2011 corriere della sera politica il caso lunedì il processo breve in aula alla camera polemiche anche sulla responsabilità civile giustizia magistrati all attacco pdl così confronto impossibile l anm leggi piegate a interessi particolari la replica siete un partito confalonieri «i giudici non sono tutti comunisti» roma berlusconi «perseguitato» dalla boccassini ma se «non avesse detto toghe rosse sarebbe stato meglio la magistratura non è tutta comunista» alla zanzara di radio24 fedele confalonieri ha punzecchiato il suo amico premier prima un paragone con mozart «era un genio e poi pizzicava il sedere delle servette» poi una bacchettata «tantissimi magistrati fanno bene il loro mestiere» ma per lui il dopo-berlusconi «è molto al di là da venire» e il pd enrico letta che ieri ha «ospitato» confalonieri al suo nord camp replica «no non penso sia così lontano» roma «non era mai successo che l attività legislativa venisse piegata in maniera così esplicita ad interessi particolari» l associazione nazionale magistrati aveva già criticato duramente l annunciata riforma della giustizia ma contro i suoi «antipasti» la prescrizione accorciata per gli incensurati e la responsabilità civile allargata per i magistrati è ancor più dura e denuncia il rischio di «impunità» l «aggres la tutela critiche dall opposizione e fini invoca la tutela dell indipendenza della magistratura sione alla magistratura» ancora non è sciopero si aspetta l incontro con il capo dello stato ma luca palamara presidente anm anticipa «aumenta il malcontento faremo sentire in modo composto ma forte la nostra voce» «in pochi giorni denuncia la maggioranza ha dimostrato il vero obiettivo dell annunciata riforma epocale della giustizia risolvere situazioni legate a singole vicende processuali direttamente con una norma sulla prescrizione destinata ad incidere sullo svolgimento di un processo in corso e indirettamente con una modifica della legge sulla responsabilità civile dei magistrati punitiva e intimidatoria» il clima è teso lunedì inizia in aula la discussione del processo breve con l emendamento paniz che riduce i termini di prescrizione per gli incensurati incluso il premier che se ne gioverà nel processo mills accusata di incostituzionalità il pdl paniz la difende «se fosse incostituzionale perché nessuno è intervenuto in 5 anni da quando è stato modificato l articolo 161 recidivi e incensurati non possono essere un unica categoria in realtà i magistrati gridano contro la responsabilità civile» lunedì arriva in aula anche quella l emendamento del leghista pini al ddl comunitario che allarga da «dolo o colpa grave» a «manifesta violazione del diritto» la responsabilità di cui i magistrati dovranno risponde la scheda la prescrizione breve 1 2 3 sì alla prescrizione breve per gli incensurati nel processo di primo grado se il ddl passa avrà effetti immediati sul processo mills responsabilità civile un emendamento leghista al ddl comunitario allarga la responsabilità civile delle toghe rispondono per dolo e manifesta violazione del diritto tensioni il ministro della giustizia angelino alfano e sullo sfondo il presidente dell anm luca palamara riforma costituzionale la riforma della giustizia formulata nel ddl costituzionale va approvata con doppia votazione delle camere maggioranza assoluta nella seconda re di tasca propria ma già trapelano i dubbi del colle su questa legge che con il diritto comunitario non appare attinente in più l associazione dei magistrati della corte dei conti lancia l allarme troppo «generica e indeterminata» l estensione della responsabilità per i magistrati nella norma che invece elimina «le responsabilità per danno erariale agli amministratori di società partecipate dallo stato per oltre il 50%» intanto si attende che arrivi in aula il conflitto di attribuzione contro il tribunale di milano sollevato dalla giunta per le autorizzazioni della camera mentre martedì si riunirà la giunta del regolamento ma lo scontro politico è già alto il pdl insorge «impossibile il confronto contro le toghe-partito» il presidente della camera fini invoca la tutela dell indipendenza della magistratura il segretario del pd pier luigi bersani definisce «assolutamente assurde» le norme sulla responsabilità dei magistrati e con anna finocchiaro attacca il governo il cui unico scopo dice è «evitare a silvio berlusconi di essere processato» il leader dell idv antonio di pietro parla di «un atto di intimidazione» e l udc roberto rao paventa con la norma sulla responsabilità civile dei magistrati la «paralisi» del sistema giudiziario virginia piccolillo © riproduzione riservata
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corriere della sera sabato 26 marzo 2011 politica 13 dietro le quinte il ministro auspica un clima bipartisan il democratico orlando allora si lavori in un altro modo ma sulla riforma alfano «invita» il pd «propongo la separazione delle polemiche la legge costituzionale è per il bene dei cittadini» roma È costellata di strettoie la strada costituzionale intrapresa dal ministro della giustizia e per questo angelino alfano torna a cercare una sponda con l ala dialogante del pd e dell udc «oggi vorrei proporre all opposizione la separazione delle polemiche da un lato quelle sulle leggi più o meno condivise e dall altro la riforma costituzionale che non è ispirata dal livore ma dal bene nei confronti dei cittadini» per cui avverte il ministro rivolgendosi al responsabile giustizia del pd andrea orlando che lo ascolta a un convegno della camera penale di novara «se questo non dovesse accadere voi continuerete a dire che facciamo le leggi per berlusconi e noi che voi siete il partito dell associazione nazionale magistrati» alfano che 15 giorni fa ha visto approvare dal consiglio dei ministri la grande riforma costituzionale della giustizia ma ancora non ha potuto consegnare al parlamento il testo con la relazione sa che il tempo è appena sufficiente per portare a termine l opera entro la fine della legislatura 2013 «dobbiamo prevedere almeno 5 passaggi parlamentari ammette carlo vizzini presidente della commissione affari costituzionale del senato fedelissimo del ministro per cui se facciamo un errore siamo in difficoltà se gli errori sono due invece ci giochiamo l intera partita» alfano allora insiste con l opposizione «ragioniamo con le carte non con i comizi È la prima volta che il parlamento può affrontare questa questione e il pd ha due scelte o non presentare nulla o presentare un piano alternativo al nostro almeno sapremo qual è la sua proposta» e il democratico orlando pur in una giornata in cui infuriano polemiche furibonde non chiude tutte le porte al dialogo «se si vuole uno spirito costituente si deve lavorare in un altro modo » eccolo il punto mentre alfano è impegnato a istradare la «grande riforma» auspicando un clima bipartisan alcune iniziative parlamentari del pdl e della lega innescano rapporti molto aspri con l opposizione nella maggioranza ci sono opinioni diverse su questo «doppio binario» «la prescrizione breve e l ampliamento della responsabilità civile dei magistrati introdotta con un emendamento alla legge comunitaria sono iniziative funzionali alla grande riforma costituzionale» ossertracciato per allargare la responsabilità civile dei magistrati dal «dolo e colpa grave» alla «manifesta violazione del diritto» su questa norma scippata in corso d opera dalla commissione xiv politiche europee alla commissione ii giustizia alfano non vuole «alimentare polemiche» ma fonti del ministero riferiscono che in via arenula l emendamento pini è considerato «il minore dei mali» anzi «è una toppa per evitare di incappare nelle procedure di infrazione sollevate dall unione europea» nessuno si aspettava che una vecchia causa civile innescata anni fa dal senatore lauro pdl per tutelare i suoi traghetti da e per ischia contro i presunti aiuti di stato elargiti ai concorrenti consentisse oggi al leghista pini di rompere il tabù della responsabilità civile dei magistrati neanche alfano aveva calcolato questa eventualità ma ora visto che quel principio è contenuto nella sua riforma costituzionale non si tira indietro «se la legge è uguale per tutti allora pretendiamo che i magistrati facciano come i medici si assicurino sulla responsabilità civile della loro professione» ma tanti strappi sul cammino della riforma costituzionale visti i costi economici immensi che questa norma scaricherebbe sullo stato si potevano evitare in realtà dice ancora vizzini «se ci fosse un tavolo vero con l opposizione senza pregiudiziali ideologiche certe anticipazioni sulla grande riforma sarebbero controllabili per tempo» come dire che se il dialogo parte per davvero la responsabilità civile dei magistrati rientrerebbe nella parte trattabile del pacchetto costituzionale tre donne su 90 deputati sicilia l assemblea «maschilista» non fa passare le quote rosa palermo si sono nascosti dietro il paravento del voto segreto pur di non cedere una fetta di rappresentanza alle donne e nell ombra forse si è ritrovata una maggioranza trasversale che su questo vuole che nulla cambi a scrutinio segreto l assemblea regionale siciliana ha bocciato un emendamento alla nuova legge elettorale che introduceva la «seconda preferenza di genere» in una delle assemblee a più alta presenza maschile su 90 deputati le donne sono appena 3 e dopo il no all emendamento parlano di «vergogna ad opera di un autentica casta» interviene anche il ministro stefania prestigiacomo «a palermo attacca è andata in scena la triste riproposizione di un copione già visto a scrutinio segreto la vecchia politica degli uomini cerca di ricacciare indietro le donne un altra occasione persa per la sicilia» l emendamento prevedeva la possibilità di esprimere una seconda preferenza e solo in questo caso doveva trattarsi di una donna tredici deputati di pdl udc fli e mpa hanno chiesto il voto segreto risultato emendamento bocciato con 38 no e 28 sì protestano le tre parlamentari regionali «È stato miserevole nascondersi dietro il voto segreto» dice concetta raia pd mentre marianna caronia pid e giulia adamo udc preannunciano «un ddl di iniziativa popolare» anche il governatore lombardo dice di «non capire l ostilità che si è venuta a creare su questa norma mi auguro ci si possa tornare» per il resto la nuova legge introduce l importante novità del doppio voto confermativo dunque non è più possibile assegnare automaticamente il voto espresso per un consigliere anche al candidato sindaco della coalizione «finalmente afferma il capogruppo del pd antonello cracolici viene abolito l effetto trascinamento che ha permesso in tanti comuni come palermo che i cittadini si ritrovassero un sindaco che non sapevano di aver votato» il percorso il pdl vizzini la responsabilità civile andrebbe affrontata con la legge proposta dal guardasigilli non nel testo comunitario va enrico costa capogruppo del pdl in commissione giustizia vizzini invece ammette che il colpo di mano sulla responsabilità civile dei giudici può essere controproducente «il tema andrebbe affrontato nella riforma costituzionale e non nella legge ordinaria cosiddetta comunitaria» sta di fatto che il «doppio binario» tracciato dalla maggioranza abbia preso per ora una piega che fa gridare all opposizione contro le leggi ad personam favorevoli a silvio berlusconi lunedì 28 infatti vanno in aula alla camera il testo sulla prescrizione breve l ex ddl sul processo breve e il disegno di legge comunitario che porta con sé l emendamento pini lega l agenda della camera il ddl sul processo breve arriva lunedì nell aula della camera nel testo c è la prescrizione breve per gli incensurati inserita con un emendamento del relatore paniz pdl dino martirano © riproduzione riservata il deputato leghista l autore della norma sulla responsabilità civile è un ultrà della «romagna libera» pini dai limiti all happy hour al blitz sulle toghe milano pini dica la verità quella norma gliel ha scritta niccolò ghedini «lei vuole scherzare quella legge era un dovere» tutti lo conoscono come il profeta della romagna libera dall emilia e come l architetto della «secessione» di sette comuni dalle marche verso la diletta provincia di rimini i più attenti tra i suoi molti estimatori sanno anche che ha presentato una legge per la tutela del patrimonio linguistico romagnolo e delle sue varianti locali una per l istituzione della corte d appello di forlì e un altra ancora per tenere a battesimo l università degli studi della romagna e certamente tutti i bagnini da cesenatico a cattolica sanno che è di suo pugno la norma che regolamenta gli «happy hour danzanti» in spiaggia croce e delizia della costa del divertimento gianluca pini è il carismatico capo della lega romagnola un convinto sindacalista del territorio la cui attività da deputato è sempre stata concentratissima sugli interessi della dolce romagna fino a quando sorpresa ha estratto dal cilindro l emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati che ha fatto dire al presidente dell anm luca palamara che «è iniziata la stagione delle riforme punitive» pini scuote la testa «mi spiace davvero che uno che ricopre un ruolo così rilevante non conosca l importanza dell adeguamento delle leggi italiane alle norme comunitarie se non sarà approvato quell emendamento a maggio l unione europea ci condannerà a sanzioni milionarie nulla di punitivo dunque anzi se l associazione nazionale magistrati vuole formulare osservazioni specifiche per la discussione a montecitorio sono prontissimo a raccoglierle» l opposizione ha parlato di blitz in commissione «se avessimo puntato al blitz l emendamento sarebbe stato presentato direttamente in aula saltando il parere della commissione invece una volta approdato in aula potremo benissimo migliorarne il testo noi siamo assolutamente disponibili a tener conto delle osservazio le multe ue il parlamentare voglio evitare le multe ue un favore a berlusconi ma se neanche lo conosco chi è gianluca pini bolognese 38 anni deputato del carroccio e segretario nazionale della lega romagna ni» però la sorpresa c è stata mentre l attenzione era tutta concentrata sui fatti libici oplà arriva l emendamento «semplicemente perché gli adeguamenti alle norme comunitarie si fanno una volta all anno e durante la sua audizione l avvocatura generale dello stato è venuta a dirci che tale armonizzazione è assolutamente necessaria e urgente» ma almeno berlusconi l ha ringraziata «ma faccia il piacere io berlusconi neanche lo conosco» marco cremonesi © riproduzione riservata alfio sciacca © riproduzione riservata
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corriere della sera sabato 26 marzo 2011 politica 15 il piano di riforma i nodi la trattativa nella maggioranza per definire le correzioni più «poltrone» nei comuni il governo lavora a modifiche contatti con il quirinale per evitare la bocciatura del testo roma qualcuno l aveva chiamato decreto millepoltrone con un esasperazione lessicale fondata su due ragioni perché era una norma già presente nel decreto milleproroghe di un mese fa poi stralciata da quella legge-omnibus che napolitano aveva severamente censurato e perché era destinato a moltiplicare le poltrone da riservare ad assessori e consiglieri comunali delle 15 città metropolitane roma in testa secondo le necessità espresse dal sindaco alemanno per consolidare la propria giunta il governo aveva tentato di infilarlo in un provvedimento eterogeneo rubricato sotto il nome del fus fondo unico per lo spettacolo ma che comprendeva pure fondi per pompei e altri articoli su fronti diversi per esempio la proroga del divieto sugli incroci stampa-tv dopo lunghi contatti di lavoro con il quirinale che giudicava non promulgabile il decreto proprio per quel particolare capitolo e soprattutto dopo un febbrile negoziato interno alla maggioranza a quanto pare palazzo chigi è pronto a rinunciare sono stati due giorni di nervosissimo stand by il provvedimento infatti rischiava di saltare in toto si sa che non esistono promulgazioni o bocciature parziali per alcune obiezioni che gli uffici giuridici del colle avevano riservatamente anticipato all esecutivo tra le quali spiccava l infondatezza dei criteri di «necessità e urgenza» indispensabili per un decreto per non dire dell incoerenza di un simile allargamento dei ranghi municipali e delle connesse maggiori indennità ai consiglieri di circoscrizione con i tagli ai costi della politica già varati mesi fa i consiglieri di napolitano lavorando su una bozza del documento avevano spiegato ciò che non andava nel pacchetto messo a punto dal consiglio dei ministri avevano aggiunto qualche dubbio anche per la norma mirata ad attenuare le pene per i casi di falso nella presentazione delle liste elettorali misura forse riferibile alle vicende della regione piemonte facendo dunque capire con chiarezza ciò che doveva essere cambiato o magari cancellato per rendere la legge «firmabile» dal presidente della repubblica una fase che ha provocato ovviamente uno stop nella trasmissione del documento formalizzato questo fino a ieri sera quando sembrava che palazzo chigi fosse orientato a eliminare il problema almeno per il momento facendo sparire i capitoli che erano parsi in partenza viziati di criticità ancora non si sa se il testo definitivo sarà recapitato stamane a napolitano prima che s imbarchi per una delicata missione di stato a new york secondo alcuni boatos dovrebbe andare così registrando un passo indietro del governo tutto però dipenderà da come si chiuderà la prova di forza in corso nella maggioranza un braccio di ferro che avrebbe coinvolto in queste ore oltre al sindaco alemanno pure esponenti della lega e il ministro dell economia giulio tremonti primo interessato a mantenere stretti i cordoni della borsa manovra e ue tremonti e sacconi mettono a punto la strategia roma guerra in libia e sue conseguenze sugli scenari internazionali e italiani scalata dei francesi alla parmalat situazione politica con un occhio alle prospettive della maggioranza manovra economica da presentare a bruxelles entro aprile con un nodo da sciogliere come si concilia il rigore sui conti pubblici chiesto dall europa che vuole pesanti tagli della spesa pubblica con l indispensabile rilancio della crescita si sono presi in esame tutti i principali temi di attualità nella cena voluta dal presidente della confcooperative luigi marino e alla quale hanno partecipato qualche sera fa i ministri dell economia giulio tremonti e del lavoro maurizio sacconi e i leader di importanti organizzazioni cattoliche raffaele bonanni per la cisl carlo costalli del mcl movimento cristiano lavoratori enrico biscaglia della compagnia delle opere una cena «come se ne fanno tante senza alcun significato politico» sostengono i partecipanti ma che indubbiamente cade in un momento particolare certo l asse tremonti-sacconi e l alleanza con il mondo cattolico non sono una novità ma è un fatto che attorno a questi due ministri in ascesa ruoti la preparazione della manovra economica che l italia deve presentare a bruxelles entro la fine di aprile si tratta del piano nazionale di riforma quasi tutte le obiezioni 1 secondo il colle non sussistono i requisiti di «necessità e urgenza» previsti per i decreti obiezioni 2 nel mirino anche la norma volta ad attenuare le pene in caso di falso sulle liste elettorali al colle giorgio napolitano 85 anni capo dello stato oggi parte per una visita di tre giorni negli stati uniti lunedì parlerà all onu marzio breda © riproduzione riservata il caso dal 2004 al 2008 accumulate perdite per circa un centinaio di milioni di euro «indennità di frac» gli sprechi degli enti lirici in passivo 7 fondazioni su 14 dopo lo sblocco dei fondi il dovere di tagliare i costi inutili roma «veni vidi e capii» ha detto giulio tremonti se il ministro dell economia si è persuaso a dare la sua parola sul reintegro del fondo unico per lo spettacolo in precedenza selvaggiamente tagliato il merito va ascritto al maestro riccardo muti il quale è stato evidentemente nell incontro avuto con tremonti il 16 marzo al teatro dell opera di roma più convincente dell ex ministro dei beni culturali sandro bondi intendiamoci non che adesso ci sia da scialare i soldi pubblici a disposizione dello spettacolo sono ancora una frazione rispetto a quelli che per esempio vengono stanziati in francia dove al solo teatro arrivano quest anno finanziamenti statali per 663 milioni cifra superiore del 60 all intero fondo unico così com è stato reintegrato dal consiglio dei ministri fondo che risulterà in ogni caso nel 2011 pari a meno della metà di quanto fosse nel 1985 quando venne costituito con una somma equivalente a 825 milioni di oggi e senza dover aumentare le accise sulla benzina come ha deciso ora il governo per compensare il reintegro facendo così pagare il conto a tutti i cittadini ma almeno per quest anno la catastrofe che paventava tutto il mondo dello spettacolo a causa dei tagli è scongiurata ciò detto sarebbe insensato non approfittare di questa dolorosa vicenda per fare un profondo esame di coscienza intanto sull importanza degli investimenti nella cultura in un paese come l italia la francia dove la politica è decisamente più attenta a questo aspetto dedica a tale capitolo cifre decisamente più consistenti di noi pur avendo un patrimonio artistico archeologico e monumentale decisamente inferiore il budget del ministero dei beni culturali francese è cinque volte superiore a quello del ministero italiano i cui fondi peraltro si sono ridotti negli ultimi dieci anni del 40 e forse non è un caso che l italia nel 1970 prima meta turistica mondiale sia ora scivolata al quinto posto mentre la francia è passata in testa con un numero di presenze straniere praticamente doppio rispetto al nostro un esame di coscienza tuttavia va fatto anche a proposito di come da noi i pochi quattrini vengono spesi ha destato scalpore due anni fa la provocazione lanciata da alessandro baricco sulle pagine di repubblica dirottare verso la scuola e la televisione i fondi pubbli la scheda a milano il teatro alla scala di milano sotto a fine 2009 aveva 915 dipendenti 149 a tempo determinato per un costo di 68,8 milioni di euro con un aumento dell 8,5 rispetto al 2008 la media 75.180 euro procapite a roma il teatro dell opera di roma nella foto riccardo muti nel 2008 aveva 742 dipendenti il costo era pari a 43 milioni di euro circa 58 mila euro per ciascuno dei dipendenti gli altri nel 2008 delle 14 fondazioni liriche soltanto metà non ha chiuso il bilancio in passivo perdite per 11 milioni al teatro dell opera di roma 5,5 per il maggio fiorentino 10,5 per il carlo felice di genova ci destinati al teatro e alla lirica settori definiti «a dir poco stagnanti» dallo scrittore opinioni ovviamente rispedite al mittente dal fronte degli enti lirici che però hanno dovuto affrontare sempre più spesso negli ultimi tempi le accuse di coltivare sprechi e privilegi anacronistici aldo forbice ha denunciato sul quotidiano nazionale che le 14 fondazioni liriche italiane pur assorbendo circa metà del fondo unico dello spettacolo hanno accumulato dal 2004 al 2008 perdite per circa un centinaio di milioni di euro mentre paolo bracalini ha raccontato sul giornale che nel 2007 il costo del personale voce che rappresenta il 70 della spesa degli enti lirici ha assorbito 343 milioni di euro più del triplo dell incasso dei biglietti 100 milioni i dipendenti dei 14 enti sono in tutto seimila per esempio la scala il cui vicepresidente è bruno ermolli uno degli uomini considerati più vicini a silvio berlusconi alla fine del 2009 ne aveva 915 di cui 149 a tempo determinato a fronte di una pianta organica di 817 persone il costo 68,8 milioni con un aumento dell 8,5 rispetto al 2008 75.180 euro procapite al teatro dell opera di roma i dipendenti erano invece 742 alla fine del 2008 ultimo anno per cui è disponibile il bilancio depositato in camera di commercio il loro costo per quanto in media sensibilmente inferiore a quello della scala circa 58 mila euro aveva superato i 43 milioni di euro essendo cresciuto in dieci anni al ritmo del 5 l anno più 57 dal 1997 al 2008 il bilancio del 2008 dell opera di roma ente commissariato nel 2009 e dove è arrivato come vicepresidente il giornalista bruno vespa si è chiuso con una perdita di 11 milioni e per l anno successivo si prevedeva un risultato simile 10,9 milioni ovvero quasi un quarto delle perdite accumulate da tutti gli enti pari a 39,5 milioni di euro ha scritto laura maragnani su panorama che delle 14 fondazioni liriche nel 2008 soltanto metà non ha chiuso il bilancio in passivo si va dagli 11 milioni di roma ai 5,5 del maggio fiorentino ai 10 e mezzo del carlo felice di genova ai 4,7 del teatro comunale di bolo gna e i debiti dove li mettiamo il solo carlo felice ne ha per quasi 18 milioni ma è un caso dei tanti si sono accumulati man mano che il fondo unico per lo spettacolo si riduceva ma non si riducevano il personale gli apparati amministrativi i benefit certo non è detto che il teatro e la lirica debbano per forza produrre utili quasi dappertutto le attività di prosa sono sovvenzionate ed è giusto così ciò non toglie che qualcuno come il sovrintendente del carlo felice di genova giovanni pacor non crede «al teatro passivo» sicuro che l attività teatrale «debba essere gestita come un impresa» ma è un mondo quello degli enti lirici nel quale questa mentalità fa fatica a penetrare le assurdità si sono stratificate in decenni nei quali il sindacato non ha mai avuto difficoltà ad averla vinta su tutto ogni teatro ha la sua amministrazione il suo ufficio paga il suo capo del personale le orchestre sono doppie con il risultato che i musicisti lavorano mediamente la metà sopravvivono spesso catene di comando pletoriche e costose contratti integrativi senza paragoni nel pubblico impiego e alcuni istituti sindacali che bracalini ha giudicato «al limite del surreale» e questo è meno comprensibile come l «indennità umidità» per gli spettacoli all aperto che spetta pure agli impiegati l «indennità armi finte» ap ministri giulio tremonti e maurizio sacconi i privilegi insostenibili tra gli istituti sindacali di cui godono i seimila dipendenti le indennità di «umidità» di «armi finte» e basta una parola straniera nei testi di «lingua» plicata all arena di verona per le rappresentazioni che prevedono l impiego di spade di compensato l «indennità di lingua» che al san carlo di napoli scattava quando nel testo c era anche solo una parola straniera e perfino «l indennità di frac» oppure l «indennità di cornetta» che percepiscono i suonatori di quello strumento soltanto perché è diverso dalla tromba ha riconosciuto un anno e mezzo fa marco tutino presidente dell anfols l associazione che riunisce le fondazioni «il sistema della lirica è malato le regole sono sbagliate i costi deliranti i vincoli assurdi siamo noi sovrintendenti i primi a dire che se non si fa una riforma è inutile darci altri soldi» settimane tremonti incontra al ministero dell economia sacconi e un gruppetto di ministri romani gelmini alfano brunetta galan matteoli per mettere a punto il piano con un occhio ai parametri europei e l altro agli equilibri politici in questo senso il sostengo del mondo cattolico è fondamentale per andare avanti si tratta innanzitutto di non rompere il dialogo con la cisl di bonanni il leader del sindacato bianco è molto preoccupato per le richieste di rigore di bruxelles si è fatto fare due conti dal suo staff e ha scoperto che l applicazione precisa del meccanismo europeo di riduzione progressiva del debito pubblico costerebbe all italia «54 miliardi di euro all anno» ora è vero che il meccanismo non verrà applicato rigidamente e che scatterà dal 2015 ma è anche vero che nel piano nazionale di riforma dovrà essere indicato un percorso triennale di rientro strutturale dal deficit e dal debito fin dal 2012 certo non partiamo da zero perché la manovra 2011-2013 che il governo ha varato lo scorso anno è già contabilizzata per 25 miliardi nel 2012 con il deficit che è previsto scenda al 2,7 ma questo risultato si basa su ipotesi di crescita del prodotto interno lordo del 2 e di un andamento favorevole dei tassi formulate prima dello tsunami giapponese e della guerra libica in ogni caso bonanni ha più volte avvertito tremonti e lo ripete continuamente ai suoi «il governo non pensi di cavarsela tagliando la spesa sociale prima riducano gli sprechi e gli enormi costi della politica altrimenti con noi si rompe» tremonti e sacconi ostentano tranquillità e lavorano perché non ci siano incidenti entrambi nascono socialisti finiscono in forza italia e poi nel pdl intensificando via via il loro rapporto col mondo cattolico e oggi insieme possono contare su una rete di alleanze vasta e articolata dalla lega alla cisl che è guardata con attenzione nei palazzi della politica perché sembra destinata ad avere un peso negli equilibri futuri del centrodestra enrico marro © riproduzione riservata sergio rizzo © riproduzione riservata
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