AGRICOLTURA 3/2015

 

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ASSICURAZIONI 2015

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ANNO 43 - POSTE ITALIANE s.p.a. - SPED. ABB. POSTALE – DCB CENTRALE/PT MAGAZINE AUT. 141/2004 VALIDA DALL’11/1172004 – PUBBL. MAX 50% - € 2,10 IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP, VIA ZANARDI 28 40131 BOLOGNA PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE CHE SI IMPEGNA A CORRISPONDERE IL PRESCRITTO DIRITTO POSTALE Assicurazioni: le novità 2015 FOCUS MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA a pag. 6 N. 3 - MARZO 2015 Made in Italy: al via un maxi-piano da 260 milioni a pag. 48 Le agroenergie si rilanciano con il biometano a pag. 68 Difesa drupacee, come convivere con il pericolo Sharka

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itoriale Diamo valore ANTONIO DOSI Presidente Cia Emilia-Romagna GIORGIO CANTELLI FORTI Presidente Accademia Nazionale Agricoltura al paesaggio agrario generale. Questa si esprime in termini di varietà e razze locali di interesse agricolo, zootecnico e forestale. La normativa vigente in materia, nel predisporre misure di tutela e valorizzazione, distingue il concetto di varietà locale che appare strettamente legato al territorio di origine (bioterritorio), inteso come luogo in cui le varietà autoctone si sono adattate e caratterizzate nel tempo grazie all’azione degli agricoltori, e quello di varietà da conservazione, intendendo quelle a rischio di estinzione. Il Piano nazionale sulla biodiversità di interesse agricolo, approvato dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali nel 2008, evidenzia infatti che la conservazione delle varietà locali non è realizzabile se non nel bioterritorio, con le tecniche agronomiche dettate dalla tradizione rurale locale, in un rapporto strettissimo e di dipendenza reciproca tra chi effettua la conservazione (con le banche del germoplasma) e chi effettua la coltivazione, ovvero i coltivatori “custodi”. L’agricoltura è ambiente e ne ha sempre fatto parte: dal secondo Dopoguerra questa importante attività è stata gradualmente abbandonata passando, purtroppo, da elemento e presidio primario del territorio a “Cenerentola” per motivazioni economiche che hanno portato, nel tempo, agli sconvolgimenti del territorio visti ultimamente. Per il futuro serve un nuovo progetto rivolto al greening che ridia alla campagna un ruolo centrale, che eviti disordini ambientali e, al contempo, porti a uno stimolo anche di tipo turistico in modo da poter far conoscere le nostre campagne e pianure progettate nel Seicento e nel Settecento. Cia e Accademia vogliono portare avanti questa importante battaglia per la rivalutazione del paesaggio agricolo e per il futuro del nostro territorio. 3 ttribuire valori di mercato ai terreni in relazione al paesaggio agrario, individuando il reale “plus” che può dare in termini economici una campagna ben curata e ricca di biodiversità.  È questo l’obiettivo del progetto promosso da Confederazione italiana agricoltori, Accademia nazionale di Agricoltura di Bologna e Promoverde, l’associazione nazionale che coordina, senza fini di lucro, una rete di aziende, associazioni ed enti istituzionali, per promuovere un nuovo rapporto con il verde, l’architettura, l’alimentazione e il paesaggio agrario. L’iniziativa,  i cui risultati verranno presentati a settembre nei padiglioni della Esposizione universale di Milano, porterà alla definizione di un valore reale dei territori agricoli emiliano-romagnoli, con criteri scientifici grazie alle competenze messe a disposizione dei promotori. Consolidando, dunque, l’opinione che un bel paesaggio dà valore aggiunto ai prodotti, agli edifici e ai terreni produttivi. L’approccio metodologico con cui verrà condotto lo studio, che sarà svolto da un’equipe composta da accademici e tecnici conoscitori dei valori reali dei terreni agricoli, partirà da una ricognizione dei territori dell’Emilia-Romagna che presentano affinità ambientali. Verranno poi incrociati i valori di mercato di tali aree, a seconda delle colture e delle peculiarità paesaggistiche, per essere poi confrontati con quelli di luoghi meno accattivanti sotto il profilo del paesaggio agrario. Questa attività si concilia con il progetto di riforma del Catasto, con il quale saranno ridefiniti gli estimi in linea con i più recenti valori fissati dal mercato. La diversità biologica in agricoltura, che contribuisce a dare valore aggiunto al paesaggio, rappresenta un sottoinsieme della diversità biologica A MARZO 2015

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MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA PERIODICO DELL’ASSESSORATO AGRICOLTURA, CACCIA E PESCA SOMMARIO 03 EDITORIALE Diamo valore al paesaggio agrario Antonio Dosi, Giorgio Cantelli Forti ANNO 43 - N. 3 - MARZO 2015 Reg. Trib. Bologna n. 4269 del 30-3-73 Iscrizione al ROC n. 24729 Spedizione in abb. postale - Regime libero 50% Aut. DRT/DCB/Bologna DIRETTORE Simona Caselli DIRETTORE RESPONSABILE Roberto Franchini COORDINAMENTO DELLA REDAZIONE Paola Fedriga IN REDAZIONE Antonio Apruzzese, Olga Cavina, Giancarlo Martelli REFERENTI Patrizia Alberti, Laura Banzi, Saverio Bertuzzi, Milena Breviglieri, Patrizia Cavanni, Vincenzo Di Salvo, Rossana Mari, Vittorio Marletto (Arpa-Simc), Piero Pastore Trossello, Carlo Patuelli, Paolo Pirani, Luciano Rinaldi (Crpa), Mario Savorelli (Crpv), Simona Spagnoli, Maria Cristina Zarri SEGRETERIA DI REDAZIONE Monica Cervellati Cattani RESPONSABILE DIATECA AGRICOLTURA Fabrizio Dell’Aquila REDAZIONE Regione Emilia-Romagna Direzione Agricoltura 40127 Bologna Viale della Fiera, 8 - Terza Torre Fax 051.5274577 Tel. 051.5274701 - 051.5274289 http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/ agricoltura@regione.emilia-romagna.it EDITORE CANTELLI ROTOWEB srl Via Saliceto 22/e-f - 40013 - Castel Maggiore (Bo) tel. 051.700606 - fax 051.6328090 www.cantelli.net ABBONAMENTI c/c postale n° 001023801994 c/c bancario IBAN IT-51-R-07601-02400-001023801994 Intestato a CANTELLI ROTOWEB SRL CONCESSIONARIA ESCLUSIVA PER LA PUBBLICITÀ FOCUS ASSICURAZIONI 22 Al via la campagna 2015, al debutto nuove polizze Gianni Piancastelli Fatti 06 INTERNAZIONALIZZAZIONE Maxi piano da 260 milioni per spingere il made in Italy Antonio Apruzzese Economia 28 PRIMO PILASTRO Pac: il calcolo dei pagamenti diretti Daniele Govi, Luca Rizzi, Nicola Benatti 08 TENDENZE A Biofach fari puntati sul futuro del cibo Rosa Maria Bertino 33 RINNOVO CONTRATTO Pomodoro da industria: la programmazione fa il prezzo Nicola Benatti 11 RAPPORTO MIPAAF 2014 Le coop agroalimentari sempre più protagoniste Giancarlo Martelli 35 STRATEGIE AZIENDALI Le imprese in rete? Sono forti e competitive Maria Cristina D’Arienzo 13 NUOVA PROGRAMMAZIONE Sviluppo Leader: insieme per i territori più fragili Saverio Bertuzzi 16 PREVENZIONE Consorzi di bonifica in prima fila contro il dissesto Andrea Gavazzoli Fisco e previdenza 37 Imu: molta confusione e qualche buona notizia a cura di Corrado Fusai 18 QUI REGIONE Verso Expo 2015, tappa a Piacenza a cura della Redazione 2O QUI EUROPA Tutti i numeri dell’agricoltura Ue a cura di Carla Cavallini O.P.S.A.I. S.r.l. Via Monte Rosa, 19 - 20149 Milano Tel. 02/4694949 - 48018114 e-mail: milano@opsai.com Responsabile Pubblicità e Marketing Claudio Pietraforte I testi, le notizie e le foto contenute nel presente fascicolo possono essere utilizzate solo previa autorizzazione e citando la fonte. Le fotografie e i testi, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. TIRATURA: 40.000 COPIE CHIUSO IN REDAZIONE IL 13/3/2015 IL CONTENUTO DEGLI ARTICOLI NON ESPRIME NECESSARIAMENTE LA POSIZIONE DELL’ASSESSORATO REGIONALE ALL’AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITÀ FAUNISTICO-VENATORIA Foto di copertina: Fotolia

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MARZO 2015 Ricerca e sperimentazione 39 ZOOTECNIA SOSTENIBILE Effluenti: come gestirli al meglio con Manev Giuseppe Moscatelli, Sergio Piccinini Meccanizzazione 55 SPANDIMENTO Reflui, cresce l’offerta di mezzi ad alta efficienza Ottavio Repetti Avversità 68 DIFESA DRUPACEE Le strategie per convivere con il pericolo Sharka Anna Rosa Babini, Paolo Fini, Patrizia Grillini, Assunta D’Anniballe Nuove tecnologie 58 TELERILEVAMENTO/1 Con il “drone contadino” si ottimizza la gestione Ciro Gardi 43 DIFESA PATATA Le alternative alla chimica nella lotta alla peronospora Pierpaolo Pasotti, Lisa Govoni, Federica Piattoni Rubriche 70 NOVITÀ DALLA RICERCA a cura di Maria Teresa Salomoni e Nicola Di Virgilio 60 TELERILEVAMENTO/2 Irrigazione a rateo variabile, meno costi e più efficienza Stefano Anconelli, Domenico Solimando, Massimo Vincini, Dante Tassi, Sandro Cornali, Renato Canestrale 45 L’OPINIONE Più innovazione varietale per l’agricoltura biologica Paolo Ranalli 71 IN BREVE a cura della Redazione 74 AGENDA VERDE a cura della Redazione SPECIALE AGROENERGIE 48 Biogas 2.0: le rinnovabili si rilanciano con il metano Ottavio Repetti Agrobiodiversità 62 RISORSE GENETICHE Recupero e caratterizzazione di antiche varietà di pero Claudio Buscaroli, Daniela Giovannini 77 SPAZIO INNOVAZIONE a cura di Patrizia Alberti 79 NEL GIARDINO a cura di Maria Teresa Salomoni e Massimo Drago 81 AGROMETEO a cura di William Pratizzoli 50 Biosea: potenzialità e criticità delle filiere Stefano Nannetti 51 Ibridi di mais da biogas: test agronomici e qualitativi Angelo Sarti Pedologia 65 GESTIONE AGRONOMICA I suoli idonei per coltivare l’asparago Carla Scotti, Lamberto Dal Re, Franco Girotti 82 DALLA PARTE DEI CONSUMATORI a cura di Enrico Cinotti AI LETTORI CHI SI ABBONA AD “AGRICOLTURA” NEL 2015 RICEVERÀ I SEGUENTI SUPPLEMENTI: - L’AGRITURISMO IN EMILIA-ROMAGNA - GUIDA AL NUOVO PSR 2014-2020 - LA GESTIONE DEL SUOLO 53 Sorgo da biomassa: decisive pianta ed epoca di raccolta Paolo Mantovi, Roberto Davolio, Alessandra Immovilli Sul prossimo numero SPECIALE EXPO 2015 Info: 051 5274701 agricoltura@regione.emilia-romagna.it

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Fatti INTERNAZIONALIZZAZIONE Maxi piano da 260 milioni per spingere il made in Italy L’obiettivo è incrementare l’export di 50 miliardi in tre anni, sostenendo le Pmi e attraendo investimenti. Intanto il nostro agroalimentare vale 34,3 miliardi sui mercati esteri ANTONIO APRUZZESE N on annunci ma soldi, e tanti. Per la promozione del made in Italy nel mondo e l’attrazione di investimenti nel Belpaese ci sono 260 milioni di euro: questa la dotazione del maxi piano che ha ricevuto il via libera dal Ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi. Uno sforzo importante ma quasi d’obbligo dopo il nuovo record fatto registrare dall’export alimentare nel 2014 e il risultato della bilancia commerciale che si è chiusa l’anno scorso con un avanzo da primato di 42,9 miliardi: dopo la Germania, è il miglior risultato in Europa. I segnali che danno le nostre eccellenze con il vento in poppa sono continui: il gruppo Conserve Italia, ad esempio, ha appena siglato un contratto di fornitura con la Rewe, una delle principali insegne distributive tedesche, che consentirà al marchio bolognese di posizionare a scaffale prodotti Cirio nei suoi 3mila punti vendita. Insomma, il terreno è estremamente fertile e, conti alla mano, c’è la concreta possibilità di incrementare l’export di 50 miliardi in tre anni, soprattutto considerando che anche la Cassa de- positi e prestiti ha allargato i cordoni della borsa, aumentando le risorse per l’internazionalizzazione da 6,5 a 15 miliardi di euro e proponendosi come interfaccia del sistema bancario. Le imprese però dovranno fare la loro parte, rendendo non occasionale la presenza nei mercati esteri, diventando esportatrici abituali. Negli ultimi anni il numero medio di imprese che operano con l’estero è stato stimato in 200mila: si ritiene che potrebbe crescere di circa 20mila unità tra le quasi 70mila che ne hanno le potenzialità. Il piano prevede interventi a largo spettro. Sicuramente potenziare i grandi eventi fieristici nazionali, che sono una vetrina del made in Italy. Importante anche un’azione di promozione in collaborazione con le principali catene distributive mondiali per agevolare l’ingresso dei prodotti italiani senza brand internazionale. Sul piano della comunicazione, poi, va messa in campo una campagna intensiva di sensibilizzazione e di advertising tramite media tradizionali, social network e blog; in particolare per Expo 2015 si lavora a un segno distintivo unico dell’agroalimentare italiano. MARZO 2015 6 Samaritani

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Roadshow, temporary manager, e-commerce Le produzioni di eccellenza saranno incoraggiate da iniziative di valorizzazione ma anche di contrasto all’italian sounding (sul tema vedi box), in sinergia con i consorzi di tutela e le associazioni di produttori Dop e Igp. Fra gli altri strumenti: roadshow sulle leve a sostegno dell’internazionalizzazione; formazione di temporary export manager per favorire l’acquisizione di competenze manageriali da parte delle Pmi; accesso alle piattaforme digitali attraverso l’e-commerce. Accrescere la capacità di intercettare investimenti esteri significa portare a casa circa 20 miliardi di dollari di risorse aggiuntive. Ecco allora le tre direttrici su cui muoversi: eventi mirati alla presentazione delle opportunità del Paese e assistenza tecnica all’operatore estero; rafforzamento della struttura dedicata all’interno di Ice Agenzia con la creazione di un sistema di customer relationship management per gli investitori esteri; organizzazione di “Invest in Italy” con tappe nelle più importanti piazze finanziarie del mondo. Nel triennio 2015 - 2017 le attività saranno concentrate in Paesi focus. Fra gli altri Usa e Canada, con interventi destinati alle aree provinciali più dinamiche; Cina per la sua progressione di crescita; Giappone, con il quale l’Italia ha solide relazioni economiche; i Paesi del Golfo che sono stati parzialmente al riparo dai rovesci della crisi economica mondiale; Cuba, per le recenti aperture ai commerci internazionali e il sud est asiatico. LA PROTESTA DI COLDIRETTI CONTRO L’ITALIAN SOUNDING Diminuiscono gli acquisti di Parmigiano Reggiano e Grana Padano e aumentano invece i falsi. Su un totale di 60 miliardi di valore dell’italian sounding ben 8 riguardano l’Emilia-Romagna. I dati sono di Coldiretti che ha protestato in piazza a Bologna (nella foto: le imitazioni di Parmigiano nel mondo). Era presente anche l’assessore regionale all’Agricoltura Simona Caselli che ha sottolineato come nelle trattative in corso fra Usa e Ue l’Europa non intende chiudere alcun trattato senza una chiara tutela delle Dop e Igp. Si stringono, intanto, le maglie contro le contraffazioni dei marchi del nostro agroalimentare sul mercato tedesco. Nelle scorse settimane è stata infatti presentata l’associazione per la lotta all’italian sounding in Germania. Punto di partenza di questa iniziativa è stata la firma dello statuto da parte di Confagricoltura, delle Camere di commercio italiane di Francoforte e Monaco di Baviera, e di numerose altre sigle. L’associazione rappresenterà tutti gli imprenditori italiani e non soltanto quelli associati a Confagricoltura, e sarà legittimata ad agire contro le violazioni a danno dei consumatori in base alla legge tedesca, che concede la possibilità di intervenire contro gli illeciti solo a una determinata categoria di associazioni che rappresentino un numero rilevante di imprenditori. L’impatto della contraffazione e dell’italian sounding nell’industria alimentare è stimato in circa la metà del fatturato totale che ammonta a 132 miliardi di euro ed è quasi il doppio del nostro export (27 miliardi). Crescita record: +70% dal 2004 Il piano è stato annunciato sull’onda del nuovo record fatto registrare dal nostro agroalimentare. Dopo i 33,6 miliardi di fatturato raggiunti due anni fa, nel 2014 è stata toccata la nuova vetta di 34,3 miliardi. Per il ministro Martina si può procedere verso la meta dei 36 miliardi nel 2015 e dei 50 nel 2020. «Dal 2004, grazie allo straordinario lavoro di promozione del made in Italy fatto dalle nostre imprese, registriamo una crescita del 70%. Nonostante un’annata non felicissima dal punto di vista climatico e aggravata dall’embargo russo – ha aggiunto Martina – abbiamo chiuso con un risultato importante». L’obiettivo è considerato raggiungibile dal presidente di Federalimentare, Luigi Scordamaglia, che invita comunque a non lasciarsi andare a facili trionfalismi, perché «l’incremento del 2014 si ferma infatti al +2,7%, che è il tasso espansivo più basso degli ultimi anni. Lo scorso anno l’industria alimentare – ha spieMARZO 2015 gato Scordamaglia – ha sofferto l’embargo russo e i soliti due nodi che ostacolano la competitività delle imprese del settore: la contraffazione e le barriere non tariffarie». Coldiretti segnala come una delle spinte al nuovo record sia giunta dalla caduta del tasso di cambio dell’euro nei confronti del dollaro, con effetti soprattutto per il mercato Usa. Confagricoltura sottolinea invece l’exploit segnato dal settore a dicembre quando le esportazioni agricole sono aumentate su base annua del 4%. Se Copagri invita a insistere sulla strada dell’internazionalizzazione delle imprese, la Cia osserva che «i risultati dell’export sono serviti anche a salvare i conti delle aziende agroalimentari che, solo grazie ai mercati stranieri, sono riuscite ad affrontare l’ennesimo anno di crisi». L’assessore regionale Simona Caselli alla manifestazione Coldiretti Coldiretti 7

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Fatti TENDENZE sul futuro del cibo trale, è un vero tuffo nel futuro del cibo. Tutti si fermano, percorrono lo slalom espositivo allestito su un’area di 550 metri quadrati, con centinaia di prodotti in mostra. Sette le categorie merceologiche, a cui si è aggiunta quest’anno la categoria “Trend 2015 Free from”. Ovvero prodotti senza glutine, senza lattosio, senza uova, ecc... Tantissimi i prodotti tedeschi. Diverse novità anche dall’Italia: polpettine di grano saraceno, crema di riso da cucina, gnocchi senza glutine, oli aromatizzati, salse vegane, bevande vegetali, caff è verde, cacao crudo, snack con bacche, semi e frutta secca, solo per citarne alcuni. Grande attenzione anche alla confezione, che si fa sempre più ecologica. Non solo tra le novità, ma anche nei padiglioni gli alimenti vegani e superfood sono in assoluto i prodotti di maggior richiamo. Diverse le azienMARZO 2015 Molte le novità in vetrina al salone del biologico di Norimberga, in primo piano i prodotti superfood e free from. Da rivedere il progetto di riforma europea del settore ROSA MARIA BERTINO I Sopra, l’ingresso centrale di Biofach 8 nformarsi. Assaggiare. Ispirarsi. L’atmosfera unica di BioFach, il più importante salone mondiale del biologico andato in scena dall’11 al 14 febbraio scorsi a Norimberga, si può riassumere in queste tre parole che “si respirano” fin dall’arrivo in fiera. Che si entri dall’ingresso centrale, dove centinaia di visitatori arrivano in gruppo con la metropolitana a ritmi regolari di dieci minuti, o che si passi dall’ingresso Est, dopo aver lasciato l’auto negli immensi parcheggi, l’impatto è sempre lo stesso: scenografico, tecnologico e caldo. Accolti dalla musica live di un pianoforte, attratti dai giovani che roteano le frecce con le indicazioni della fiera, immersi nel viavai di gente di tutti i Paesi. Un’atmosfera che pervade tutti e sette i padiglioni in cui è articolata la maxi-kermesse. Lo stand delle novità, di fronte all’ingresso cen- NürnbergMesse/Frank Boxler A Biofach fari puntati

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de che propongono piante, radici, semi, bacche e alghe particolari, spesso esotiche, anche in polvere, per le preparazioni alimentari, utilizzate per le loro proprietà nutrizionali: açai, baobab, spirulina, chia, maca, erba di grano, erba d’orzo, chlorella, canapa, cacao ed altre ancora. Moltissime le proposte vegane alle quali è dedicata per la prima volta un’area dimostrativa con incontri e showcooking. La partecipazione di aziende dall’Emilia-Romagna Tante le novità anche dalla regione leader per la trasformazione di alimenti bio in Italia, l’Emilia-Romagna. Ecco alcuni assaggi. A Norimberga Caff è Molinari di Modena presenta il caff è bio decaffeinato ad acqua con una tecnologia innovativa. Il pastificio Rossi, sempre di Modena, propone la pasta fresca ripiena vegana. Lo storico pastificio Andalini di Cento (Fe) punta al bio con un’intera gamma dedicata. Conapi di Bologna lancia un innovativo vasetto di miele. Realizzato in carta accoppiata con un derivato della canna da zucchero, consente un doppio risparmio: nel trasporto dei contenitori vuoti prima e nello smaltimento di quelli usati poi, entrambi completamente compostabili. Natura Nuova di Bagnacavallo (Ra) al bio aggiunge il bollino Fairtrade per la sua polpa di frutta con banane del commercio equo, pensata per la ristorazione scolastica. forum tematici. La convinzione del movimento bio è infatti che per l’ulteriore sviluppo del settore, e per tracciare un futuro sostenibile dell’agricoltura e dell’alimentazione, è sempre più determinante il contesto. A cominciare dalla riforma della legislazione europea sul biologico e dalla politica commerciale internazionale. Non ha dubbi in proposito Peter Röhrig, amministratore delegato di Bölw, la federazione tedesca dell’industria alimentare biologica: «Quanto la riforma di una legge possa sconvolgere un intero settore è evidente nella proposta di revisione del regolamento bio avanzata dalla Commissione europea, che ha il sapore di una cura dimagrante e per questo è osteggiata quasi all’unisono dal comparto bio europeo». L’italiano Giorgio Non solo affari La quattro giorni tedesca è anche una grande piattaforma di interscambio di conoscenze e informazioni. Nell’incontro “Chi paga per il cibo a buon mercato?” ci si è interrogati sui veri costi della produzione alimentare. “Per cortesia senza… Free from: prospettive per il commercio” ha fatto il punto su questo segmento. Nel convegno “Puoi gustare la differenza?” si è provato a definire le caratteristiche del cibo bio e si sono puntati i riflettori su mercati “maturi” come Germania, Francia, Italia e su quelli emergenti come la Cina. Ma si è parlato anche di semi, biodiversità, multifunzionalità, certificazione e nuovi standard. Bio Bank/Rosa Maria Bertino Piante, radici, semi, bacche e alghe: il superfood in mostra a Biofach TRACCIABILITÀ: NASCE DATA BIO Battesimo ufficiale a BioFach per Data Bio (databio.it) la piattaforma informatica che consente di “tracciare” le produzioni bio. A presentarla, Accredia, ente unico italiano di accreditamento, insieme a Federbio, federazione interprofessionale del biologico italiano, che hanno collaborato alla realizzazione del progetto. Una banca dati indispensabile per verificare la corrispondenza tra quello che un operatore produce o compra e quello che vende. La banca dati registra i volumi di prodotto e i flussi commerciali a partire dalle superfici agricole certificate in Italia e nei Paesi da cui gli operatori italiani acquistano, li segue lungo tutta la filiera e ne verifica la congruenza rispetto alle rese produttive certificate. L’obiettivo è ridurre al minimo il rischio di frodi e la possibilità che falsi prodotti bio entrino nella filiera. I temi al centro dell’attenzione Tutto è ruotato intorno al tema chiave del congresso di BioFach 2015: “Biologico 3.0 – Più bio in un contesto favorevole”, articolato in sette MARZO 2015 9

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Fatti TENDENZE Bio Bank/Rosa Maria Bertino Per la prima volta a Biofach un’area interamente dedicata agli alimenti vegani, con incontri e showcooking Un cuoco all’opera nella grande area dedicata al Paese dell’anno: l’Olanda Mercuri, presidente dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari (Aci), è sulla stessa linea: «La proposta di riforma, che dovrebbe entrare in vigore nel 2017, stringe troppo le maglie agli operatori. Se non dovessero esserci le modifiche da noi auspicate, assisteremo a una riduzione della superficie coltivata, in contrasto rispetto all’obiettivo perseguito». Anche Markus Arbenz, amministratore delegato dell’Ifoam, la Federazione mondiale del biologico, guardando agli accordi bilaterali e multilaterali sul commercio internazionale rilancia il ruolo centrale del bio: «Il nostro settore deve porre particolare attenzione su quali standard di cultura agricola e alimentare siano essenziali e non negoziabili. Perché il biologico deve continuare a svilupparsi in modo dinamico e come modello di tutto l’alimentare, per rispondere alle sfide del cambiamento climatico, della sovranità alimentare, della biodiversità e della perdita di risorse». Tornano a crescere espositori e visitatori I numeri della 26a edizione di Biofach hanno confermato il ruolo guida della rassegna per il UN GIRO D’AFFARI MONDIALE DI 55 MILIARDI ALL’ANNO Due milioni di produttori, per un totale di oltre 43 milioni di ettari coltivati. Sono le cifre del biologico mondiale presentate a Biofach, secondo i dati Fibl-Ifoam. Anche nel 2013 i primi tre Paesi per numero di produttori restano India (650.000), Uganda (190.000) e Messico (170.000). Quelli con la maggiore superficie agricola bio l’Australia (17,2 milioni di ettari), seguita da Argentina (3,2 milioni) e Stati Uniti (2,2 milioni). L’Italia è uno degli undici Paesi con più del 10% di superficie agricola coltivata a biologico. Il giro d’affari mondiale è valutato in 72 miliardi di dollari (pari a circa 55 miliardi di euro), il 10% in più del 2012, secondo le stime della società inglese Organic Monitor. biologico mondiale, evidenziando una ripresa dell’affluenza di visitatori ed espositori dopo le flessioni degli anni precedenti. Più di 44.000 i visitatori provenienti da 136 Paesi, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente. Ben 2.348 gli espositori (di cui 202 per la fiera collegata “Vivaness” sulla biocosmesi), circa il 4% in più del 2014. Dopo la Germania, con 699 espositori, l’Italia resta il primo Paese estero, con 322 aziende. Anche se la nostra rappresentanza, per anni attestata intorno ai 400 espositori, si è un po’ assottigliata nelle ultime edizioni, lo stacco sugli altri Paesi resta notevole. La Francia si ferma a 156 aziende presenti, la Spagna a 121 e l’Olanda, Paese dell’anno, a 101. Tutte le altre restano sotto i 100 espositori. Per capire come la Germania promuove le giovani imprese innovative del biologico bastava passare al padiglione 9, dove c’era lo stand collettivo delle aziende tedesche, sostenute dal Ministero federale dell’economia e dell’energia. Ben 45 gli espositori ed elevatissima la concentrazione di idee: cioccolata senza allergeni a forma di animali per i più piccoli, spezie con erbe aromatiche e fiori, ketchup alla zucca, insaccati e carni in versione vegana, patatine personalizzate nello shop online secondo il gusto dei clienti, con consegna pronta e molto altro ancora. La partecipazione è riservata alle aziende con sede e attività in Germania, operanti da non più di dieci anni, con meno di 50 dipendenti e un fatturato inferiore ai 10 milioni di euro. Un modo per dare impulso all’export e promuovere l’azienda Germania. Un’ottima fonte di ispirazione, a ben vedere, anche per il nostro Paese, in occasione di manifestazioni internazionali (e perché non all’Expo o al Sana?) per creare uno spazio vivo, che ospiti le imprese innovative del bio italiano – e ce ne sono tante – punta di diamante dell’agroalimentare made in Italy. MARZO 2015 10 Bio Bank/Rosa Maria Bertino

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Fatti RAPPORTO MIPAAF 2014 Le coop agroalimentari sempre più protagoniste corso degli ultimi decenni a casi di vera propria eccellenza, con aziende leader che hanno raggiunto dimensioni economiche tali da giocare un ruolo di primo sul mercato domestico e su quelli internazionali. Basta citare colossi del calibro di Conserve Italia, Granarolo, Grandi Salumifici Italiani, Latterie Virgilio, Cantine Riunite & Civ, aziende che figurano nella “Top 25” dell’agroalimentare italiano, accanto a marchi privati blasonati che rispondono ai nomi Barilla, Ferrero, Lavazza e a multinazionali come Unilever, Nestle e Lactalis. «Un pezzo importante della cooperazione – ha rimarcato Di Tullio, responsabile scientifico dell’Osservatorio – fa oramai parte dell’alimentare avanzato, però al tempo stesso tiene saldi i propri fini solidaristici. Oggi, grazie ai suoi approvvigionamenti, la cooperazione riesce a valorizzare il 39% della produzione agricola nazionale. Tuttavia esistono ulteriori spazi di crescita: in altri Paesi europei tale quota è superiore: ad esempio la Francia viaggia attualmente intorno al 55%, mentre l’Olanda raggiunge addirittura il 68%». Una rete di imprese, il mondo della cooperazione, che mostra tuttavia una marcata disomogeneità sul territorio nazionale. Così, ad esempio, mentre come presenza le coop del Nord e del AGROALIMENTARE ITALIA: LA CRESCITA DEL GIRO D’AFFARI GIANCARLO MARTELLI Una rete di oltre 5mila imprese che valgono circa un quarto dell’intero settore e il 13% dell’export. Il 99% degli approvvigionamenti è di origine nazionale L a crisi non ferma la marcia della cooperazione agroalimentare, che anzi accelera il passo. Il giro d’affari dell’universo coop cresce infatti a un ritmo molto più veloce dell’andamento generale del comparto (+5,8% rispetto a un più modesto +1,5% nel 2013) e le performance economiche del periodo 2008-2012 (in termini di fatturato, valore aggiunto, retribuzioni) sono migliori dei risultati conseguiti dalle imprese di capitali. Se guardiamo poi alla capacità di valorizzazione dei prodotti agricoli non c’è confronto che regga: con il 99% degli approvvigionamenti di origine nazionale, di cui il 73% proveniente dall’ambito locale e/o regionale, le imprese cooperative si confermano un autentico baluardo del made in Italy. A certificare il buon stato di salute dell’agroalimentare coop – oltre 5mila imprese, più di 93mila addetti, un volume d’affari che nel 2013 ha sfiorato i 35 miliardi di euro (il 23% del fatturato complessivo del comparto) e una quota del 13% dell’intero export agroalimentare italiano, pari a circa quattro miliardi di euro – arrivano le cifre del Rapporto 2014 dell’Osservatorio sulla cooperazione agricola, istituito dal Mipaaf e sostenuto dalle organizzazioni Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Unicoop. Lo studio, curato da Ersilia di Tullio (Nomisma), è stato illustrato alla presenza del ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina. I settori chiave Carne e salumi (con una quota del 27% sul giro d’affari globale), ortofrutta fresca e trasformata (23%), lattiero-caseario (18%), servizi (16%), vino (11%): sono questi i settori dove più forte e radicata sul territorio è la presenza delle imprese cooperative, grazie allo stretto legame con la propria base sociale. In questi settori le imprese a matrice solidaristica hanno dato vita nel MARZO 2015 11

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Fatti RAPPORTO MIPAAF 2014 MERCURI: «ABBIAMO REAGITO ALLA CRISI PUNTANDO SU INNOVAZIONE ED EXPORT» Sulle conclusioni del Rapporto abbiamo rivolto alcune domande a Giorgio Mercuri (nella foto), presidente dell’Alleanza cooperative agroalimentari. Nonostante la crisi, il giro d’affari dell’universo coop continua a crescere. Un bel risultato… Significa che le cooperative dimostrano ancora una volta la loro natura anticiclica. Hanno saputo far fronte alla crisi con la loro capacità di fare innovazione e con una lungimirante apertura ai nuovi mercati esteri, che in questi anni ha colmato almeno in parte il calo di marginalità e vendite in casa nostra. Tra i punti di forza della cooperazione c’è la valorizzazione della produzione agricola nazionale. Il Rapporto dice però che ci sono spazi di crescita. Quali obiettivi avete? La cooperazione italiana è ancora troppo piccola se la confrontiamo con quella di altri Paesi europei come Olanda o Francia. Il nostro obiettivo è ovviamente quello di crescere ancora: solo se riusciamo a concentrare l’offerta il più possibile saremo in grado di rafforzare la filiera, aumentarne l’efficienza e rafforzare il peso dei produttori agricoli, tutelandone in primis i redditi che nella cooperazione, in quanto soci, hanno un ruolo da protagonista. Tra i punti deboli c’è l’eccessiva frammentazione e uno squilibrio territoriale che penalizza il centro-sud: cosa state facendo per annullare questi handicap? Il nostro Paese non può più permettersi questo divario tra nord e sud. Bisogna assolutamente recuperare e valorizzare le ampie potenzialità di intere aree produttive del Meridione. La cooperazione al Sud vanta già oggi realtà molto interessanti, con progetti che vanno nella direzione dell’aggregazione, della crescita dimensionale e dell’espansione oltre confine. Il Governo ha annunciato un piano da 260 milioni per spingere l’export: che ruolo intendete giocare? Il piano annunciato dal Governo che punta sulla promozione del made in Italy per contrastare l’italian sounding e sul rafforzamento di alcune fiere va nella giusta direzione del rafforzamento del nostro agroalimentare all’estero. Proprio in queste settimane si stanno mettendo a punto gli aspetti operativi del piano e la cooperazione sta dando il suo contributo per rendere più efficaci e mirate le azioni. Sud quasi si equivalgono, rispettivamente con il 45% e il 41% del numero di imprese, se guardiamo al peso economico c’è un vero e proprio abisso tra le due aree geografiche: infatti l’82% del fatturato complessivo è realizzato da cooperative dell’Italia settentrionale, mentre la quota dell’Italia meridionale si riduce ad appena l’11%. L’Emilia-Romagna è la regione leader Passando alla graduatoria per regioni, lo scettro da regina è saldamente nelle mani dell’EmiliaRomagna, storicamente culla della cooperazione italiana, che da sola esprime oltre un terzo (37%) del giro d’affari globale precedendo di gran lunga Veneto (18%), Trentino Alto Adige (11%) e Lombardia (10%), oltre ad avere il 14% delle imprese. Ma il principale tallone d’Achille del sistema coop resta l’eccessiva polverizzazione della base produttiva. Anche se 12 non mancano esempi virtuosi, come i grandi nomi prima citati, il dato che balza agli occhi sono le ridotte dimensioni medie d’impresa, attestate sui 6,9 milioni di euro. Un valore che aumenta in misura significativa solo per il comparto della carne (25,9 milioni). Un’altro dato rende bene l’idea della frammentazione che caratterizza il mondo cooperativo e più in generale l’agroalimentare italiano: i due terzi delle coop di casa nostra sono sotto il limite di due milioni di euro di volume d’affari e tutte assieme queste coop non superano il 5% del fatturato complessivo del comparto. Di converso solo il 3% delle imprese coop supera la soglia dimensionale dei 40 milioni di euro; un ristretto gruppo che esprime il 63% del giro d’affari complessivo. È toccato al ministro Martina tirare le somme: «Dove c’è cooperazione c’è maggiore valore aggiunto per i produttori agricoli. Dove manca, il territorio è più povero e la filiera meno organizzata». MARZO 2015 Fedagri

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Fatti NUOVA PROGRAMMAZIONE Sviluppo Leader: Tradizionale casone da pesca nelle Valli di Comacchio insieme per i territori più fragili Le risorse per il periodo 2014-2020 salgono a 66 milioni di euro. Le opportunità e le istruzioni per la costituzione di nuovi Gal, in attesa del via libera Ue Banzi L o sviluppo locale Leader è lo strumento previsto dalle norme comunitarie per promuovere in modo integrato e multisettoriale la crescita economicosociale di territori marginali. Gestito dai Gruppi di azione locale (Gal: partenariati misti in rappresentanza degli interessi socio-economici sia pubblici che privati) mediante una strategia elaborata sulla base dei bisogni e delle potenzialità locali con il coinvolgimento delle comunità interessate, capovolge la tradizionale impostazione (top-down) che prevede decisioni calate dall’alto sui territori, in favore di una soluzione (bottom-up) in cui la comunità locale diviene l’attore protagonista delle scelte. Nell’ambito del Programma di sviluppo rurale 2014-2020, la Regione Emilia-Romagna ha previsto di attuare lo sviluppo Leader nelle aree più fragili in termini economici, ma ricche di eccellenze ambientali, dov’è necessario promuovere una crescita socialmente coesa. Va tuttavia precisato che il Psr 2014-2020 dell’Emilia-Romagna è al momento all’esame della Commissione europea. Sono dunque possibili modifiche ai contenuti dell’attuale versione della misura Leader. MARZO 2015 Per favorire una maggiore concentrazione delle risorse previste – pari a un ammontare complessivo di circa 66 milioni di euro, dunque in crescita rispetto alla precedente programmazione che ha potuto contare su circa 53,7 milioni – e una più attenta focalizzazione delle strategie sulle peculiarità dei territori, l’attuazione del programma a livello regionale sarà affidata a un numero massimo di 8 Gruppi di azione locale. Ogni Gal dovrà comprendere una popolazione tra i 50mila e 100mila abitanti (limiti che potranno essere motivatamente ridotti a 30mila abitanti o innalzati a 150mila per ottenere una migliore omogeneità socio-economica o geografica dei territori). SAVERIO BERTUZZI Servizio Territorio Rurale e Attività FaunisticoVenatorie, Regione Emilia-Romagna Leader: quando, come e perché Il legame tra territorio, partenariato e strategia costituisce l’elemento fondamentale alla base dello sviluppo locale Leader. La scelta del territorio dovrebbe essere “coerente” in termini fisici, sociali e/o economici con gli obiettivi della strategia. I suoi confini dovrebbero essere tali da garantire che l’area sia sufficientemente vasta e disponga di una suffi13

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Fatti NUOVA PROGRAMMAZIONE ciente “massa critica” per conseguire gli obiettivi prefissati ma, contemporaneamente, che non sia troppo ampia da comportare la perdita dell’identità locale e impedire un’autentica partecipazione della comunità. La strategia prescelta deve essere motivata (i contenuti proposti devono scaturire dalla combinazione dell’analisi sintetica del territorio e dal processo di coinvolgimento della comunità locale); la logica di intervento deve evidenziare la coerenza tra analisi dei fabbisogni, selezione delle priorità, formulazione delle strategie, definizione degli strumenti e individuazione dei risultati attesi, illustrando gli aspetti innovativi delle soluzioni proposte nel contesto considerato. È fondamentale che i Gal esistenti o in via di costituzione affrontino quanto prima le diverse fasi del processo di sviluppo della strategia. Queste richiedono infatti una capillare azione sul territorio in termini di animazione e coinvolgimento della popolazione, per giungere a definire il partenariato e gli obiettivi specifici prioritari per la collettività, gli stakeholders e gli enti locali. Le strategie Leader sono per definizione locali e su piccola scala, dunque non riguardano settori quali i trasporti, l’istruzione e la sanità. Escursionisti lungo un sentiero appenninico Le risorse finanziarie devono pertanto essere concentrate e orientate su obiettivi realistici e suscettibili di ottenere un effettivo impatto locale. Nell’elaborare la strategia che meglio corrisponde alle esigenze del proprio territorio, i Gal esistenti o in via di costituzione dovranno di conseguenza scegliere un ambito tematico di intervento prevalente e individuarne al massimo altri due strettamente correlati, in relazione ai risultati che intendono perseguire coerentemente con i fabbisogni e le opportunità individuati. Gli ambiti tematici di intervento previsti sono lo sviluppo e l’innovazione delle filiere e dei sistemi produttivi locali (agro-alimentari, forestali, artigianali e manifatturieri); lo sviluppo della filiera dell’energia rinnovabile (produzione e risparmio energia); il turismo sostenibile; la cura e la tutela del paesaggio, dell’uso del suolo e della biodiversità (animale e vegetale); la valorizzazione dei beni culturali e del patrimonio artistico legato al territorio; l’accessibilità ai servizi sociali. L’unitarietà della strategia deve essere mantenuta anche in fase di attuazione, affinché le risorse non vengano disperse per la risoluzione di specificità locali che non risultano tra loro sinergiche. 14 Garau MARZO 2015

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Gal e Piani di azione: come avviene la selezione La selezione delle strategie di sviluppo locale Leader, proposte da Gal esistenti o in via di costituzione, sarà suddivisa in due fasi successive e distinte, sulla base di requisiti e criteri che saranno definiti in appositi bandi regionali. Nella prima fase saranno valutate struttura e articolazione dei partenariati Gal, in relazione ai contenuti previsti dai Regolamenti 1303/2013 e 1305/2013; dall’Accordo di partenariato e dal Programma di sviluppo regionale 2014-2020. Superata questa fase di selezione, sarà valutato il Piano d’azione, ovvero gli aspetti attuativi e gestionali delle diverse azioni previste per raggiungere gli obiettivi di sviluppo locale Leader. Solo a questo punto i Gal potranno iniziare a realizzare le proprie strategie sottoponendo i singoli progetti attuativi, all’Autorità di gestione. Questa si riserva di non selezionare tutti i partenariati e di riaprire un successivo bando qualora alcune candidature non abbiano i requisiti richiesti o non superino un punteggio minimo prefissato. I Gal selezionati saranno responsabili dell’attuazione della strategia e del corretto utilizzo dei fondi. Ciascun Gal sarà tenuto ad attuare la strategia approvata dall’Autorità di Gestione. QUALI SONO LE PRINCIPALI SCADENZE Già dal luglio 2014 è partita una campagna informativa per promuovere l’elaborazione delle strategie di sviluppo locale sul territorio regionale dell’Emilia-Romagna. Ecco le prossime scadenze. Entro due mesi dall’approvazione del nuovo Psr da parte della Commissione Ue, la Regione predisporrà il bando di selezione dei Gal e delle strategie. Per la preparazione, elaborazione, redazione delle strategie di sviluppo locale di tipo partecipativo da parte di Gal già esistenti o in via di costituzione è previsto un termine di 3 mesi. Per l’istruttoria e la selezione dei Gal e delle relative strategie di sviluppo locale (Fase 1) con l’approvazione della graduatoria finale sono previsti 3 mesi dalla chiusura del bando. A questo punto i Gal selezionati avranno 2 mesi per la presentazione del Piano d’azione. Per la negoziazione dei contenuti del Piano d’azione e la sua approvazione (Fase 2) sono previsti ulteriori 4 mesi. I contenuti nel dettaglio Vediamo cosa prevede nel dettaglio la misura 19 “Sostegno dello sviluppo locale Leader” del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 dell’Emilia-Romagna. Costi di preparazione della strategia di sviluppo locale: è prevista la copertura del 100% delle spese sostenute (fino a un massimo di 80mila euro) per la preparazione e l’elaborazione di strategie di sviluppo locale di tipo partecipativo. I Gal possono attuare le proprie strategie mediante: azioni ordinarie che consistono nell’attivazione di determinate sottomisure e operazioni del Psr, modulando importi e aliquote di sostegno, condizioni di ammissibilità e principi per la definizione dei criteri di selezione, in modo da predisporre risposte specifiche alle esigenze dei territori Leader; azioni specifiche che finanziano la realizzazione di interventi non assimilabili alle operazioni del Psr, tramite bandi rivolti a beneficiari privati, convenzioni con Enti pubblici o direttamente attuati dai Gal. Cooperazione Leader: tale sottomisura sostiene MARZO 2015 la realizzazione di progetti congiunti tra diversi partners, per mettere in relazione le potenzialità locali con un contesto più ampio e raggiungere la dimensione economica necessaria al superamento dei vincoli determinati dalla dimensione locale. Costi di gestione e animazione per l’attuazione della strategia: La sottomisura finanzia le attività di gestione amministrativa-contabile e di animazione della comunità locale svolte dai Gal in fase di attuazione della strategia di sviluppo. L’importo massimo concedibile è determinato in percentuale sulla base della spesa pubblica complessiva programmata dai Gal per la realizzazione della strategia: 18% per i costi di gestione e 5% per i costi di animazione. Info: agricoltura.regione.emilia-romagna.it/psr/ doc/leader-2014-2020 15

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