L'Albero Verde n. 1/2015

 

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Trimestrale del CIAI Centro Italiano Aiuti all'Infanzia

Popular Pages


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Italia Filosofia a scuola Vietnam Sviluppo e tradizione Anno XXI - N° 1 - Trimestrale del CIAI - Marzo 2015 Centro Italiano Aiuti all’Infanzia Poste Italiane spa - Sped. in abb. post. - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/04 n. 46) Art. 1.1 LO/MI

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PRIMADITUTTO È PASQUA ANCHE AL CIAI Un uovo di cioccolato non si nega a nessuno. Per grandi e piccini, infatti, che Pasqua è senza il tradizionale uovo ben infiocchettato, da rompere subito per scoprire la sorpresa? Se poi l’uovo in questione permette anche di sostenere un progetto di cooperazione...non si può proprio farne a meno. Anche quest’anno CIAI vi propone l’uovo di Pasqua buono, sotto tutti i punti di vista. È di ottimo cioccolato -al latte o fondente- e ci consentirà di raccogliere fondi per un importante progetto in Cambogia. Come fare Le uova di Pasqua del CIAI si possono avere con una donazione di 10 euro. Si possono ordinare e ritirare presso le sedi di Milano, Roma e Padova. Stiamo organizzando dei punti di distribuzione anche in altre città; per il momento vi segnaliamo: Bari, Busto Arsizio, Carrara, Catania, Napoli, Pescara, Rho, Torino, Villadossola. Maggiori informazioni le potrete trovare sul sito www.ciai.it o contattando Francesca Calza 02-84844437 - francesca.calza@ciai.it Il progetto Si chiama Equity il progetto che vogliamo sviluppare in Cambogia, nella provincia di Mondulkiri che registra i peggiori indicatori in tema di salute materno infantile; la mortalità infantile è di 106/1000 nati vivi. Obiettivo del progetto è prevenire la mortalità materno infantile e rafforzare il diritto alla cura delle donne incinte o madri. Beneficiari diretti saranno 44.789 persone (bambini, donne, staff medico e membri della comunità), il 66% appartenenti alle minoranze etniche che vivono nella zona e sono particolarmente discriminate. CIAI - Centro Italiano Aiuti all’Infanzia SEDE LEGALE Via Bordighera, 6 - 20142 Milano Tel. 02 848441 Fax 02 8467715 - info@ciai.it - www.ciai.it SEDI LOCALI LAZIO - Via Botero, 16/a - 00179 Roma Tel/Fax 06 7856225 - lazio@ciai.it PUGLIA - Via Bozzi, 35 - 70121 Bari Tel 080 743996 Fax 080 5940035 - puglia@ciai.it SARDEGNA - Via Roma, 54 - 09123 Cagliari Tel 070 0992930 Fax 070 0992941 - sardegna@ciai.it TOSCANA - Sede Cooperazione Toscana c/o CMSR Via della Madonna, 32 - 57123 Livorno Tel 800944646 toscanacooper@ciai.it VENETO - Via A. Grazioso, 5 - 35133 Padova Tel 049 8077210 Fax 049 7160054 - veneto@ciai.it GRUPPI TERRITORIALI CATANIA - Nuccia Vannucci Auteri ciainuccia@virgilio.it COSENZA - Michele Greco - chelegreco@gmailcom GENOVA - Michela Grana - mgrana@tin.it MONOPOLI - Maria Luisa Fanizzi - rubyfanizzi@libero.it NAPOLI - Anna Falciatore - fam.derosa@tin.it PADOVA - Nico e Paola D’Angelo volontaripadova@gmail.com PESCARA - Patrizia Sciarra - patriziasci@tiscali.it PRATO - Pierluigi Bertolini pierluigi.bertolini@ultra.it ROMA - Fabrizia Sepe - fabrizia.sepe@fastwebnet.it TORINO - Maurizio Zoè - maurizio.zoe@tiscali.it TRIESTE - Lucio Mircovich - luciotrieste@alice.it VERONA - Daniele Soardo e Silvia Vartolo gtcverona@always-dao.org SEDI ESTERE CIAI BURKINA FASO - 01 bp 2789 Ouagadougou - Burkina Faso CIAI CAMBOGIA - N. 2 St. 135 - P.O. Box 150 Phnom Penh - Cambodia CIAI COSTA D’AVORIO - Abidjan Cocody Riviera Palmerais Rosier Programme 3, Résidence Hibiscus, Villa 77 - 17 BP 229 Abidjan 17 - Côte d’Ivoire CIAI CINA - Bldg. 7 Apt. 2201 - MOMA Residential Compound - no.1, Xiang He Yuan Street Dongcheng District - Beijing CIAI ETIOPIA Yeka Kifle Ketema, Kebele 13/14, House No. 028, Addis Ababa - P.O. Box 2009 - Ethiopia CIAI VIETNAM - N.o 18, Lane 31/46, Xuan Dieu Street - Tay Ho District - Hanoi - Vietnam ASSEMBLEA 2015: SI TORNA A CERVIA Dal 24 al 26 aprile avrà luogo a Cervia l’incontro annuale nell’ambito del quale si svolge l’Assemblea dei Soci CIAI. Ci ritroveremo presso l’Hotel Dante, sede diventata ormai tradizionale - a parte la “divagazione” dello scorso anno- per i nostri incontri. Tre giorni in cui ci confronteremo con le tematiche che più ci stanno a cuore cercando di conoscere più da vicino i protagonisti della vita di CIAI. Ricordiamo che l’incontro non è riservato esclusivamente ai Soci ma che anche amici, sostenitori, simpatizzanti, sono ben accetti. Sul sito www.ciai.it pubblicheremo tutti particolari e la scheda per l’iscrizione. Chi volesse saperne di più può scrivere a info@ciai.it.

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L’EDITORIALE ...e poi arriva un messaggio L’Albero Verde Anno XXI - n. 1 - marzo 2015 In questo numero 7 8 Adozione Italia Unioni civili: i bambini chi li tutela? Cibo per tutti C fessionale. i sono giornate in cui le difficoltà del bellissimo ma veramente impegnativo lavoro che facciamo “qui al CIAI” sembrano sopraffarti. Dagli operatori sul campo arrivano costanti richieste di nuove sfide da affrontare; la generale situazione economica del nostro paese non rende certo semplice la ricerca di nuove fonti di sostentamento per i nostri progetti. E nel campo dell’adozione non possiamo mai abbassare la guardia, perché le richieste di deroga ai nostri principi sono ormai all’ordine del giorno e tutti-bambini da un lato e famiglie dall’altro- hanno bisogno sempre più di sostegno costante e pro- 10 Il nuovo volto del paese Burkina Faso 12 Vietnam Lo sviluppo che passa dalla tradizione Poi, una mattina, arriva una mail come quella che vi riporto qui sotto. La leggi e capisci che, comunque, ne vale la pena. E capisci che CIAI deve continuare, giorno dopo giorno, a far rivivere i principi che ne ispirarono la nascita. Leggetela e se la pensate come noi, continuate ad esserci vicini e a sostenerci. “Mi chiamo Hyacinth, sono nato in India nel 1967 e penso di essere stato uno dei primi bambini ad essere stato adottato attraverso la vostra associazione. Così, anche se con colpevole ritardo volevo ringraziarvi per la grande occasione che avete regalato a me e a altri bambini; mi avete dato una famiglia fantastica, una nuova vita con ovvi alti e bassi, però avere avuto la possibilità di cambiare è stato fantastico. In India ci sono tornato ed è stato strano ma bellissimo, in un certo senso mi ha ridato la mia identità e mi ha completato e chiuso un cerchio. Però ho anche capito la grande opportunità che voi date a tanti bambini come me e a tante famiglie a cui donate la possibilità di speri- 14 Una storia lunga più Colombia di trent’anni 16 India L’educazione salverà il mondo 18 Testimonianze Che ora è 21 È l’impatto che cambia tutto Cooperazione L’Albero Verde Direttore Responsabile Donatella Ceralli - donatella.ceralli@ciai.it Hanno collaborato: S. Bevilacqua, P. Crestani, P. Casarin, O. Del Pilar Tobon, R. Gastaldi, D. Ouattara, P. Palmerini, L. Penasa, M. Raymondi, R. Romagnuolo, L. Rosina, N. Ruju, F. Silva Foto di copertina: Gianluca D’Alesio Fotolito - Stampa - Spedizione: Inchiostro Arti Grafiche Srl, Via del Parco 29, 20064 Gorgonzola (Mi) Redazione e edizione: CIAI, Via Bordighera, 6 20142 Milano Periodicità: Trimestrale- Sped. in Abb.Post. - Milano Registrazione n. 432 del 29/07/1994 -Tribunale di Milano mentare e mettere in pratica parole come integrazione, tolleranza e amicizia. Così vi rinnovo il mio grazie e spero che ogni bimbo che voi affiderete in adozione abbia la mia stessa fortuna grazie ad un’ associazione come la vostra. Scusate se vi ho distolto dal vostro grande e prezioso lavoro ma dopo 47 anni era una cosa che ci tenevo a fare anche per ‘concludere’ un percorso che è iniziato con la parola amore e si è concluso con la parola grazie.” Donatella Ceralli 3

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PRIMO PIANO Nelle foto di queste pagine, alcuni fotogrammi del video “Lettera a me stesso” realizzato per CIAI da Ogilvy&Mother Pronti a ricominciare bbiamo scelto di iniziare l’Assemblea di fine anno, svoltasi a Milano lo scorso 30 novembre, con la proiezione del video esperimento “Lettera a me stesso” per ricordarci che CIAI è nato da quest’idea: trovare una famiglia per bambini che sono in stato di abbandono, sostenere delle famiglie disponibili ad accogliere come un figlio un bambino non nato da loro, completamente diverso da loro, spesso portatore di ferite e sofferenze. Questo è successo più di 45 anni fa, nel 1968. In questi anni abbiamo fatto tanta esperienza nel campo delle adozioni, come si dice nel video (chi non lo avesse ancora visto può farlo digitando http://letteraamestesso.ciai.it/). Abbiamo imparato a fare adozioni sempre migliori, avendo sempre presente che l’obiettivo non è solo quello di trovare una famiglia ad un bambino abbandonato ma anche fare in modo che quel bambino cresca sereno e riesca a costruire il suo futuro. Abbiamo imparato che è fondamentale la preparazione, per i bambini e per le famiglie, abbiamo confermato ogni giorno la nostra attenzione alla correttezza e trasparenza delle adozioni non solo per fondamentali motivi etici ma anche perché solo in questo modo si possono mettere le basi per un rapporto solido e leale tra genitori e figli, abbiamo imparato che serve essere sempre vicini alle famiglie adottive, in qualunque momento della vita, anche quando i figli sono già cresciuti e diventati genitori a loro volta. Ma oltre a fare esperienza nel campo delle adozioni in tutti questi anni abbiamo fatto anche un percorso lungo ed entusiasmante. Fin dai primi tempi i nostri fondatori di Paola Crestani A Nella relazione presentata in Assemblea, il presidente ha offerto ai Soci l’opportunità di ricordare il passato e guardare al futuro, per affrontare insieme le nuove sfide che ci attendono hanno dedicato attenzione anche ai bambini che non avevano bisogno di una famiglia, che incontravano nei Paesi in cui andavamo a prendere i loro figli e che, seppur con una famiglia, avevano però tantissime necessità. Fin da allora abbiamo cominciato a fare delle attività - che allora chiamavamo di solidarietà - per andare incontro alle necessità dei bambini che si incontravano nei Paesi da cui venivano i “nostri” figli. Man mano che passava il tempo ci siamo resi conto che avremmo voluto fare sempre di più e che se per alcuni bambini, mediamente meno di un centinaio all’anno, riuscivamo a garantire il diritto alla famiglia con l’adozione internazionale, sulla nostra strada incontravamo tanti bambini, migliaia di bambini, che avevano negati tanti altri diritti fondamentali come quello all’educazione, alla salute, a volte addirittura alla vita. Abbiamo deciso di impegnarci sempre di più su questi temi, senza mai diminuire il nostro impegno nel campo dell’adozione. Perché proprio noi, genitori adottivi, che amiamo con tutti noi stessi i nostri figli, sappiamo bene che per loro l’abbandono è la ferita più grande, quella con cui dovranno fare i conti tutta la vita. Se potessimo avere una bacchetta magica vorremmo evitare a qualunque bambino questa ferita, vogliamo quindi lavorare per prevenire l’abbandono e perché l’adozione non sia più necessaria. Abbiamo dunque negli anni messo sempre più impegno nei programmi di aiuto ai bambini vulnerabili, quelli con maggiori necessità, continuando a dedicare a questi bambini tutta la cura e l’attenzione che dedicheremmo ai nostri figli. Perché questa penso che sia la nostra caratteristica, anche per quanto riguarda i progetti in favore di bambini con una famiglia: pensare ad ogni bambino con la stessa cura, la stessa attenzione, lo stesso rispetto che dedicheremmo ad un figlio. Perché la nostra esperienza di adozione, questo miracolo che ci ha portato ad essere genitori di un bambino cosi diverso da noi, di cui fino a qualche istante prima non sapevamo nulla, ci fa dire che qualunque bambino del mondo potrebbe essere nostro figlio e noi vogliamo prendercene cura. Per questo nel 2000 abbiamo deciso di trasformare il nostro nome da CIAI- Centro Italiano per l’Adozione Internazionale a CIAI- Centro Italiano Aiuti all’Infanzia e di diventare ONG per poterci dedicare in modo più deciso ed importante alla difesa dei diritti dei bambini anche con progetti di cooperazione allo sviluppo. In questi 14 anni abbiamo fatto molta strada in questo senso ed abbiamo raggiunto e dato una speranza di futuro a migliaia di bambini con i nostri progetti. Ci siamo occupati di bambini le cui famiglie non erano in grado di mantenerli e mandarli a scuola, e per questo anche a ri- 4

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schio di abbandono, in particolare con lo strumento del sostegno a distanza, di bambini che non avevano accesso alle scuole perché non ce n’erano di raggiungibili dove loro vivevano, ed abbiamo costruito scuole e formato insegnanti; ci siamo presi cura di bambini malnutriti, malati, disabili dando ai loro genitori gli strumenti per curarli e spiegando quali erano i comportamenti corretti per aiutarli a guarire; ci siamo fatti carico dei problemi di bambini maltrattati, abusati, non tenuti in considerazione dalle istituzioni che dovrebbero curarsene spiegando e formando chi di questi bambini dovrebbe prendersene cura come farlo e perché; abbiamo cercato di educare questi bambini spiegando loro che sono delle persone degne di rispetto, che hanno dei diritti e che possono e devono farli valere guidandoli alla partecipazione alle decisioni che li riguardano all’interno della loro comunità; ci siamo presi cura di bambini che vivono in carcere, di quelli che hanno visto la guerra e di tanti altri ancora. L’abbiamo fatto ogni volta come se fossero nostri figli. E per fare tutto questo abbiamo costruito una macchina organizzativa importante, con 5 sedi in Italia e 10 sedi nel mondo (Afghanistan, Burkina Faso, Cambogia, Cina, Colombia, Costa d’Avorio, Etiopia, India, Thailandia, Vietnam), con 200 per- sone che ogni giorno lavorano per noi. Abbiamo dovuto migliorare sempre di più la nostra professionalità perché se la buona volontà e la passione, doti che sono comuni a tutti quelli che lavorano per CIAI, sono importantissime, per fare davvero la differenza nella vita dei bambini ci vuole anche competenza, professionalità, impegno. Oggi CIAI non è più la piccola associazione di pionieri rivoluzionari che hanno per primi aperto la loro famiglia a dei bambini non nati da loro ma è una grande associazione (siamo quasi 1500 soci) fatta di persone che vogliono difendere i diritti dei bambini, di tutti i bambini, perché sanno per esperienza che qualunque bambino potrebbe essere loro figlio! I diritti dei bambini sono tanti, tutti molto importanti. Per storia e mettendo a frutto le nostre esperienze e competenze oggi siamo focalizzati sul diritto alla protezione, principalmente attraverso lo strumento dell’adozione, sul diritto alla salute (che comprende la prevenzione e un’adeguata alimentazione), sul diritto all’educazione e su quello alla partecipazione. Il diritto alla partecipazione, che forse suona un po’ meno conosciuto ed impor5

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tante degli altri, è invece quello che ci caratterizza maggiormente perché da sempre diciamo che vogliamo mettere il bambino al centro del nostro operare e del nostro interesse e possiamo essere sicuri di farlo nel modo giusto (di fare il bene dei bambini e non quello degli adulti) solo se ascoltiamo i bambini e li stimoliamo a partecipare alle decisioni che li riguardano. Per fare tutto questo sempre meglio oggi dobbiamo affrontare delle nuove sfide perché il mondo è in continuo cambiamento. Il mondo dell’adozione sta cambiando. Il numero delle adozioni va progressivamente diminuendo sia per il miglioramento nelle condizioni di vita e di tutela nei Paesi in cui vivono i bambini sia per la minore disponibilità delle famiglie all’adozione di bambini con problemi, come sono la maggior parte di quelli che ci vengono segnalati. CIAI vuole fermamente continuare a fare adozioni con le stesse modalità di legalità e trasparenza che ci hanno sempre caratterizzato e con la stessa attenzione al percorso di formazione e di accompagnamento alle famiglie che in questi anni di esperienza abbiamo imparato essere fondamentale. Non sappiamo quanto questo potrà essere sostenibile in futuro. Già ora in alcuni Paesi le adozioni non sono sostenibili, i costi per seguire il processo di adozione sono più alti delle entrate che abbiamo. Una possibilità che stiamo valutando è quella di stringere collaborazioni con altre organizzazioni, lavorare in rete, per mettere in comune servizi, persone e risorse economiche in modo da poter continuare a fare sempre più adozioni secondo i nostri principi. Vorremmo anche continuare ed incrementare i nostri servizi per il postadozione (il video è una testimonianza di questo impegno) a prezzi inferiori e sempre più vicini all’utenza. Anche per questo stiamo valutando forme organizzative diverse, sfruttando anche le novità che stanno arrivando 6 sul fronte della riforma del terzo settore e in particolare dell’impresa sociale. Vorremmo anche aiutare ed essere vicini a sempre più bambini, utilizzando al meglio tutte le competenze che abbiamo nel settore della protezione dell’infanzia, dell’educazione, della salute e della partecipazione per aiutare a crescere sempre più bambini. Anche in questo caso vogliamo riuscire a cogliere al meglio le possibilità che ci sono offerte dalle novità del mondo che ci gira intorno, ed in particolare mi riferisco alla riforma della cooperazione. La riforma prevede che anche le organizzazioni profit possano essere soggetti di cooperazione internazionale. Vogliamo trovare forme di collaborazione con queste organizzazioni per fare sempre più at- vorremmo avere sempre più soci, persone che credono fermamente che i bambini, qualunque bambino, è una persona a tutti gli effetti, degna di rispetto e portatrice di diritti che ci impegniamo a far rispettare. Soci che credono in quello che facciamo anche se non hanno fatto l’esperienza dell’adozione ma sono comunque consapevoli che tutti i bambini sono degni della cura, del rispetto e delle attenzioni che riserviamo ai nostri figli. Per questo vorremmo lanciare in primavera una campagna per favorire l’associazione di più persone possibili e vi chiederemo il vostro aiuto. Questi i nostri pensieri rispetto al futuro che possiamo pensare di affrontare serenamente perché siamo riusciti a fronteggiare tività in favore dei bambini del mondo. Gli equilibri tra i Paesi cambiano, ci sono Paesi in cui lavoriamo che sono più ricchi del nostro ma in cui molti bambini non vedono rispettati i loro diritti. Vogliamo trovare forme che ci consentano di raccogliere fondi per quei bambini nei Paesi stessi in cui i fondi verranno utilizzati per i bambini. L’Italia diventa un Paese dove aumentano le situazioni di disagio e quindi i bisogni dei bambini. Vogliamo intensificare la nostra attività in Italia. Vorremmo avere sempre più persone che credono in quello che facciamo per la difesa dei diritti dei bambini e sostengono il nostro lavoro di ogni giorno. Per questo in modo deciso ed efficace i problemi che la crisi economica ha causato e sta ancora causando a noi come a tante altre organizzazioni del nostro settore. Il 2014 è stato un anno globalmente positivo, con un bilancio che prevediamo di chiudere in sostanziale pareggio, con un volume di attività superiore a quello dello scorso anno ed alle nostre previsioni e con un numero totale di adozioni leggermente superiore a quello del 2013. Questo è il frutto dell’impegno, della dedizione e del sacrificio delle tante persone che collaborano quotidianamente con CIAI e del supporto di tutti i nostri soci e sostenitori. A tutti loro va il mio più sentito ringraziamento.

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ADOZIONE Unioni civili: di Marina Raymondi* a stepchild adoption è un istituto di diritto anglosassone che consente l'adozione del figlio del partner in quei Paesi dove le coppie conviventi – anche dello stesso sesso – hanno un riconoscimento giuridico. Requisito essenziale è che il bambino abbia un solo genitore. Oltre che nei Paesi dove le coppie omosessuali possono adottare un bambino - Spagna, Francia, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Svezia, Norvegia, Danimarca, Islanda, Malta, Stati Uniti, Canada, Messico, Argentina, Brasile, Uruguay, Sudafrica, Australia e Nuova Zelanda – la stepchild adoption è stata introdotta anche in Germania, Finlandia e Groenlandia dove è previsto il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, anche dello stesso sesso, attraverso l’istituto giuridico dell’unione civile. In questi tre Paesi è concesso a queste coppie di poter adottare il figlio del partner. In Italia, non esistendo un riconoscimento giuridico per le coppie di fatto, l’adozione del figlio del partner è consentita solo all’interno del matrimonio e quindi solo a favore del figlio del coniuge, ai sensi dell’art.44 lett. b) l.184/83, con gli effetti di un’adozione ordinaria, non legittimante. In Italia i bambini che crescono all’interno di coppie di fatto godono, dal 2013, degli stessi diritti di quelli nati all’interno del matrimonio. La questione si pone relativamente alla tutela dei bambini che vengono cresciuti da una coppia di genitori dello stesso sesso. In Italia questi bambini (secondo una ricerca condotta da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di i bambini chi li tutela? come consentito all'interno delle coppie conviventi di sesso diverso, sentenziando che “tale negazione costituisce discriminazione per orientamento sessuale e violazione del diritto al rispetto della vita familiare” . In Italia, la giurisprudenza si è recentemente espressa verso un riconoscimento della famiglia omosessuale. Con sentenza 138/2010, la Corte Costituzionale ha riconosciuto alle coppie omosessuali la loro condizione nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge senza, tuttavia, estendere loro la possibilità di accedere al matrimonio. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 4184/2012, ha affermato che, in alcune specifiche situazioni, le coppie omosessuali hanno il pieno diritto di rivolgersi al giudice per far valere il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata. Nell’agosto del 2014, con sentenza n.299/2014, il Tribunale per i Minorenni di Roma ha disposto l'adozione di una minore da parte della convivente della madre, ritenendo che “l'adozione in casi particolari ai sensi dell'art. 44 lett. d) l. 184/1983 sia consentita quando l'affidamento preadottivo è impossibile non solo per ragioni di fatto ma anche per ragioni di diritto (nel caso di specie, mancanza dello stato di abbandono) e a prescindere dall'orientamento sessuale dell'adottante, dovendo trovare attuazione l'interesse del minore al consolidamento giuridico del legame di fatto preesistente e idoneo a garantirne il benessere ed il sano sviluppo”. L Sanità, sarebbero circa 100mila) risultano figli di uno solo dei due componenti la coppia: con l’altro non hanno e non possono avere nessun legame giuridico. Questa situazione comporta di fatto una minor tutela per il bambino che si trova ad avere giuridicamente un solo genitore, fino all’estrema conseguenza di esporlo ad un elevato rischio di “abbandono”: nel caso di decesso del genitore “legittimo”, il bambino è considerato orfano. L’eventuale introduzione in Italia della stepchild adoption è subordinata alla promulgazione di una legge che riconosca le coppie di fatto. E’ attualmente in discussione alla Commissione Giustizia del Senato il disegno di legge 1211 (c.d. ddl Cirinnà dal nome della relatrice che lo ha presentato) “Modifiche al codice civile in materia di disciplina delle unioni civili e dei patti di convivenza” nel quale si prevede il riconoscimento dell’unione civile della coppia dello stesso sesso e l’introduzione della stepchild adoption. Il Governo ha annunciato l’imminente deposito di una proposta di legge sulle unioni civili alla “tedesca”, da cui deriverebbero gli stessi diritti e doveri della coppia sposata ad accezione dell’adozione che sarebbe consentita alle coppie dello stesso sesso solo nella forma della stepchild adoption. Come spesso accade, in mancanza di una legge, le situazioni in essere sono già oggetto di sentenze che fanno giurisprudenza. Nel febbraio 2013 la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) ha accolto il ricorso portato avanti da una donna omosessuale austriaca che nel suo Paese si era vista negare la possibilità di adottare il figlio della propria convivente * Responsabile Centro Studi CIAI 7

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ITALIA O ggi in classe abbiamo chiesto ai bambini di fare un collage che raffiguri la spesa settimanale della loro famiglie. Forbici e colla da una parte e volantini dei supermercati e giornali di cucina dall’altra. Cosa comprate per la colazione? Quali verdure mangiate? Quali e quanti sono i cibi freschi? L’esercizio non è sempre semplice, stimola i bambini a riflettere su quali acquisti vengono fatti in casa e anche a ipotizzare quanto può costare la spesa. Questo è un esempio di come inizia uno dei laboratori di educazione alla cittadinanza mondiale sulla sovranità alimentare. Da anni il CIAI propone percorsi di educazione alla cittadinanza mondiale in scuole di vario ordine e grado per parlare di diritti e comportamenti consapevoli del vivere quotidiano. In questo anno scolastico e nel prossimo il tema del cibo, complice l’imminente esposizione universale, è sicuramente al centro di tante proposte. CIAI, in collaborazione con altre organizzazioni, partecipa al progetto “Seminiamo il Futuro. Nuovi apprendimenti e nuovi saperi per la sovranità alimentare”, ricco di attività per le scuole lombarde proprio in vista di Expo Milano 2015. Da mesi risuonano in televisione, alla radio e su qualsiasi giornale notizie e approfondimenti sulla prossima esposizione universale “Nutrire il pianeta. Energia per la vita” che vogliamo vedere come opportunità per affrontare temi e questioni fondamentali a livello globale. Vogliamo cogliere l’opportunità che questo grande evento ci offre per portare a scuola questioni con cui dobbiamo confrontarci all’interno dei progetti di cooperazione e trasformali in occasione di apprendimento critico. Come sono suddivise le risorse nel mondo? C’è cibo per tutti? Mangiamo tutti nello stesso modo e nelle stesse quantità? I percorsi di educazione alla cittadinanza mondiale accompagnano bambini e ragazzi a rispondere a queste domande. E’ infatti un’opportunità educativa per stimolare il pensiero critico su temi di vita quotidiana e per stimolare azioni consapevoli. Le conoscenze acquisite in questi percorsi non sono saperi diversi da quanto viene insegnato a scuola, ma possibilità che quello che si conosce diventi azione, si trasformi in un comportamento quotidiano, in qualcosa che si fa, che tutti possiamo fare. Il cibo diventa così pretesto ideale per porre in evidenza le correlazioni a livello globale. Facciamo l’esempio del cioccolato, alimento presente in tutte le nostre case e di cui molti bambini sono golosi. Nei percorsi a scuola invitiamo la classe a conoscere da dove arriva il cioccolato, chi coltiva il cacao e in quali condizioni di lavoro, quali paesi esportano cacao e come avviene la commercializzazione, quali sono le immagini utilizzate a livello pubblicitario per invogliarci ad acquistarlo. Si parla di filiera e dei livelli di retribuzione di tutti i soggetti coinvolti. Come sempre attraverso un gioco i ragazzi sono chiamati ad assumere il ruolo di coltivatori e raccoglitori di cacao ivoriani, di trasportatori olandesi, di produttori americani e di pubblicitari italiani. Si arriva così a mettere l’accento sul concetto di giustizia economica, alla necessità di ridefinire più equamente il valore economico nella filiera del cibo, con un esempio molto concreto che ci può spingere a fare quotidianamente scelte diverse. * Direzione Territoriale Italia CIAI Unisciti a Seminiamo il futuro Visita il sito del progetto www.seminiamoilfuturo.org e approfondisci la tua conoscenza della sovranità alimentare. Segui la pagina facebook Seminiamo il Futuro per restare sempre aggiornato sugli eventi in programma. Segnala anche tu una realtà virtuosa della sovranità alimentare sulla mappa Cibo Giusto Milano Scarica la app (da aprile 2015) del progetto su seminiamoilfuturo.org e scopri le realtà milanesi più attente alla sovranità alimentare. Cibo per di Francesca Silva* TUTTI di Francesca Silva*

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Filosofia a scuola di Silvia Bevilacqua e Pierpaolo Casarin* L’idea del volume “Filosofia a scuola, I bambini e le bambine (ci) pensano” nasce a partire dall’esperienza di filosofia realizzata, grazie al CIAI, nelle scuole di Via S. Giacomo e Via Palmieri della direzione didattica Cesare Battisti di Milano. In gioco il pensiero delle bambine e dei bambini, la loro autonomia e il loro sguardo critico. In questione la possibilità di uno spazio e di un tempo per una filosofia in grado di ritornare essa stessa a scuola, per ri-articolare le sue modalità, per ri-disegnare la geografia dei meccanismi di cristallizzazione del suo pensare e del suo sapere. Un invito ad una svolta, ad un passaggio, dalla philosophy for children ad un’infanzia della filosofia, un progetto, o meglio un proposito, un divenire insieme di pratiche filosoficamente autonome. A margine della visione del dvd, a sostegno di questa traiettoria, alcuni contributi di autorevoli pensatrici e pensatori che esplorano da differenti angolature la questione. La proposta, aperta ad accogliere una pluralità di contributi che saranno presenti nel volume, è quella di inaugurare una riflessione che tragga spunto dal dvd, dalle immagini e dai pensieri presenti, valorizzandone alcuni aspetti, individuandone delle traiettorie politiche-educative, sottolineandone alcuni elementi. L’invito è quello di accogliere i contributi e i pensieri di differenti soggetti che, a titolo diverso, si trovano coinvolti con i mondi della scuola, dell’infanzia e della filosofia. Una pluralità di sguardi che possano lasciar immaginare una particolare idea di scuola, in grado di valorizzare il pensiero della differenza, l’ascolto e l’espressione dei soggetti in gioco. Questo volume vorrebbe essere un’occasione per riflettere a partire da questa esperienza per aprire Il volume sarà disponibile a fine aprile 2015. Chi fosse interessato, può richiederlo a francesca.silva@ciai.it nuove strade e occasioni di incontro e di pratica in cui le voci prendono tempo e spazio non tanto per una forma di teorizzazione didattica quanto piuttosto come espressione critica e riflessiva. * Filosofi 9

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BURKINA FASO Il del paese degli uomini integri di Daouda Ouattara* l Burkina Faso ha vissuto un momento straordinario nella propria storia: il 30 e 31 ottobre scorsi un insurrezione popolare ha messo fine al regime del presidente Blaise Compaoré che era al potere dal 1987. Già da qualche anno l’opposizione politica, la società civile e le organizzazioni religiose (soprattutto la chiesa cattolica) avevano attirato l’attenzione del governo sul rischio che si sarebbe corso modificando la costituzione con lo scopo di permettere al Presidente Campaoré di mantenere il suo potere. Così sono stati organizzati degli incontri e delle manifestazioni per richiedere che non venisse rivisto l’articolo 37 della Costituzione che limitava il numero di mandati presidenziali. Ma il partito al potere con i suoi alleati politici insistevano nel voler NUOVO VOLTO I modificare questo articolo per consentire al presidente di ricandidarsi. La data del 30 ottobre è stata scelta dall'Assemblea nazionale per affrontare un progetto di legge di modifica dell'articolo in questione, precedentemente presentato dal governo. E’ così che le parti politiche dell’opposizione e le organizzazioni della società civile hanno organizzato per martedì 28 ottobre una manifestazione che si è tenuta in diverse zone del paese. Durante questa manifestazione non sono mancati i momenti di tensione, come quando a Fada la sede del Congresso per la Democrazia e il Progresso (CDP), il partito al potere, è stata data alle fiamme. Va sottolineato che in Burkina Faso non era mai stata organizzata una marcia che riunisse così tante persone e che coinvolgesse città e villaggi. Al termine della marcia i manifestanti si sono accordati per riunirsi il 30 ottobre davanti all’Assemblea nazionale, per impedire ai Parlamentari di votare la legge in questione. Alcuni parlametari, inoltre, sono stati bloccati in un hotel adiacente alla sede dell’Assemblea nazionale. Al tempo stesso è stato approntato un sistema di sicurezza straordinario, ma la determinazione dei manifestanti ha avuto la meglio e l’Assemblea nazionale è stata presa d’assalto, alcuni deputati sono stati aggrediti e lo stabile è stato saccheggiato e incendiato. Vista l’ampiezza della mobilitazione a Ouagadougou e nelle altre città, il governo ha deciso di ritirare la proposta di legge: troppo tardi, il paese era già in rivolta. La pressione è stata mantenuta fino a venerdì 31 ottobre, giorno in cui il Presidente Blaise Campaoré è stato costretto a dimettersi e a ritirarsi in esilio in Costa d’Avorio. Insieme per attuare la Convenzione verno del Burkina Faso per celebrare i 25 anni della convenzione dei diritti dell’infanzia. Con la ratifica di questa Convenzione il Burkina Faso si è impegnato -conformemente all’articolo 4 della Convenzione stessa - a «prendere tutte le misure legislative, amministrative e altre, necessarie per mettere in opera i diritti riconosciuti dalla convenzione». «V iolenze compiute sui bambini in Organizzazioni per la realizzazione della Convenfamiglia: prevenire, rimediare e zione dei diritti dell’infanzia (FORCE), che è comagire». Questo il tema scelto dal go- posto da 7 Ong internazionali fra cui CIAI, ha La commemorazione è stata dunque per i differenti attori nell’ambito della promozione dei diritti dell’infanzia in Burkina Faso, sia statali che privati, l’opportunità di fare il punto sul cammino percorso in un quarto di secolo dalla messa in opera e di individuare prospettive future. In questa occasione e in parternariato con il Consiglio Nazionale dell’Infanzia (CNE), il Focus delle 10 iniziato una serie di attività sul territorio nazionale. Da ricordare, in particolare, una conferenza di formazione presso la Scuola Nazionale per insegnanti di scuola primaria (ENEP) a Dori, nella regione del Sahel; un concorso fra gli studenti dell’Università di Ouagadougou; una cerimonia ufficiale il 20 novembre alla presenza di alti funzionari governativi nell’ambito del SIAO, il Salone dell’artigianato africano; una marcia per le strade di Ouagadougou. Le relazioni presentate nel corso di queste manifestazioni rilevano però che, purtroppo, nonostante gli sforzi compiuti, la situazione dell’infanzia resta preoccupante in Burkina Faso; secondo uno studio realizzato dal Ministero dell’Azione sociale e della solidarietà nazionale con la collaborazione di Unicef nel 2008: La Convenzione sui diritti dell’infanzia ha 25 anni. Le autorità governative del Burkina Faso si complimentano con CIAI per il contributo alla sua messa in opera nel paese - la prevalenza di escissioni alle femmine fra 15 e 49 anni è elevato (76%). Più del 90% di tutte le escissioni sono praticate su bambine al di sotto dei 10 anni; - circa una ragazza su due (52%) si sposa prima dei 18 anni; - 80,2% delle bambine interpellate affermano di essere state vittime di violenza e di queste il 68% almeno 5 volte;

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Per evitare il caos e i saccheggi in tutte le città, l'esercito ha preso il potere per garantire la salvaguardia delle persone e delle proprietà. Ma il fervore rivoluzionario ha costretto i militari a cedere il potere ai civili, anche se si riconosce un forte coinvolgimento dei militari nella fase di transizione ancora in corso e che si prevede durerà almeno12 mesi. Attualmente è stato nominato un presidente civile (il diplomatico Michel Kafando) e un primo ministro militare (Yacouba Isac Zida) ed è stato formato un governo misto (civili e militari) composto da 26 membri. È stato anche formato un parlamento di transizione composto da 90 membri, così ripartiti: 30 del partito di opposizione; 25 della società civile; 25 delle forze di difesa e di sicurezza; 10 della precedente maggioranza al potere. Bisogna notare che la maggior parte dei Nel Comune di Sabou il CIAI farà parte consigli municipali del paese sono stati se- della delegazione speciale come rappresengnalati come malgovernati e corrotti; ad tante dei progetti e dei programmi d’interesempio il consiglio comunale di Sabou che vento nel comune. è stato bloccato da più di 6 mesi. Così le nuove autorità del paese hanno promulgato il 18 novembre un decreto per sciogliere gli organi eletti dalle collettività territoriali e * sede CIAI Ouagadougo, Burkina Faso instituire delle delegazioni speciali. In Burkina Faso, il processo di decentramento è costituzionale. In effetti, la legge definisce due tipi di comunità (la città e la regione) e lo Stato ha trasferito una serie di competenze ai comuni, come ad esempio Ousmane Silga, Coordinatore CIAI per la l’istruzione. Regione del Centre-Ouest, è stato nomiLa suddivisione in comuni in Burkina Faso nato Cavaliere dell’Ordine Nazionale al Meè effettiva dal 2002: ci sono 301 comuni rito del Burkina Faso. La medaglia e il rurali, 49 comuni urbani di cui 2 a statuto riconoscimento a Cavaliere-assegnata a Ousmane per meriti nell’ambito dello svispeciale (Ouagadougou e Bobo Dioulasso) luppo rurale- rappresenta il grado più alto che comprende i quartieri. di riconoscimento del Governo del Burkina Oltre ai consigli comunali esistono nelle Faso ad una persona che si è distinta con il regioni dei Consigli regionali, 13 in tutto. suo lavoro contribuendo positivamente al La gestione dei comuni e delle regioni è progresso del paese. È il Presidente stesso, fornito dai vari consigli (municipali e resu proposta dei singoli Ministeri, a confegionali). rire tale onore. Con lo scioglimento dei consigli comunali La medaglia che viene conferita a tale titolo simbolizza la nobiltà del popolo burkinabé; e regionali, le autorità locali poste sotto dele spine di miglio simbolizzano l’aspirazione lega speciale dovrebbero continuare ad all’autosufficienza alimentare e all’abbonesercitare i poteri che sono stati riconosciuti danza; la loro posizione indica l’azione e la dalle leggi e dai regolamenti di decentraloro disposizione, la necessità e l’impormento. Le delegazioni speciali hanno tanza dell’unione che fa la forza del popolo. quindi dei poteri normalmente conferiti Ousmane Silga lavora con CIAI dal 2011 ed per legge negli organi eletti. Un importante riconoscimento - 83% dei bambini e il 100% delle donne adulte indicano la famiglia come autrice di violenze compiute sui bambini. In merito a questo ultimo punto, sono stati inviati alla popolazione dei messaggi forti con particolare riferimento alle famiglie, affinché cessino tutte le forme di violenza contro i bambini, specialmente sottolineando che: «...la responsabilità di allevare i bambini e di assicurare il loro sviluppo spetta in primo luogo ai genitori o, nel caso, ai legali rapprensentanti. Questi devono essere guidati in primo luogo dall’interesse superiore del bambino», come recita l’articolo 18 della Convenzione. è diventato Coordinatore del Centre-Ouest dal 2012, coordina i progetti di promozione dell’educazione primaria e secondaria, il programma di Sostegno a distanza, progetti di accesso all’acqua potabile e all’igiene. Durante la cerimonia Ousmane ha tenuto a ringraziare i colleghi che con lui “si battono al fianco delle laboriose popolazioni.” Per il suo impegno e il costante sostegno al governo del Burkina Faso nella protezione e promozione dei diritti dei bambini, CIAI ha ricevuto un attestato di riconoscimento in una cerimonia svoltasi nell’ambito di una delle celebrazioni commemorative del 25° anniversario della CRC, a Ouagadougou. Il riconoscimento del Governo burkinabé nel campo dello Sviluppo Rurale ad Ousmane si aggiunge a quello ricevuto 2009 dal Ministero dell’Educazione di Base e dell’Alfabetizzazione per gli obiettivi raggiunti nella promozione dell’Educazione Primaria Universale e conferma la buona collaborazione, il costante dialogo, l’attiva partecipazione e l’incondizionato e reciproco rispetto di CIAI e delle istituzioni locali riconosciuto a livello nazionale. 11

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VIETNAM Lo SVILUPPO che passa dalla TRADIZIONE ome ben noto, tra i vari aspetti culturali dell'Asia che tanto affascinano gli occidentali, quello della medicina tradizionale è forse uno di quelli che desta maggior curiosità. E' la medicina cinese quella che gode di maggior popolarità, ma la tradizione vietnamita è altrettanto ricca, anche in virtù del fatto che la vicinanza tra i due paesi – e la lunga occupazione del Vietnam da parte della Cina – ha avuto come risultato una mutua influenza tra le due tradizioni, al punto che è difficile poter distinguere quali parti di esse siano originarie in quale paese. In Vietnam, la medicina tradizionale prende il nome di ông Y (letteralmente, “medicina orientale”); la branca di origine cinese è indicata con il nome di Thuốc Bắc (“medicina del Nord”) mentre quella più propriamente vietnamita è detta Thuốc Nam ( “medicina del Sud”). La medicina orientale segue il principio secondo il quale gli stati di malessere del corpo sono causati da situazioni di disarmonia tra i vari elementi (acqua, legno, fuoco, terra e metallo) che costituiscono il corpo e tra lo Yin e Yang, che definiscono il bilanciamento tra stati opposti (freddocaldo, abbondanza-scarsità, internoesterno). La medicina tradizionale si basa sulle piante: i guaritori tradizionali ne co- di Luca Penasa* C noscono le proprietà e sono in grado di preparare medicine specifiche: la cura è sempre personalizzata in base al paziente e al suo disturbo. La medicina tradizionale è ancora ampiamente diffusa e utilizzata in Vietnam: le minoranze etniche in particolare sono depositarie di questa sapienza, ma anche la popolazione dell'etnia maggioritaria conosce e utilizza medicine tradizionali; ogni ospedale ha un Reparto di Medicina Tradizionale e vi sono molte imprese farmaceutiche specializzate nella produzione di farmaci derivanti da piante come se non bastasse, molte di esse sono utilizzate nella medicina tradizionale. raccoglitori inesperti, che non sanno come Questo è il contesto sociale e culturale del prelevare la pianta senza metterne a repenprogetto Pro.Sos (Produzione Sostenibile taglio la ricrescita. Di conseguenza, come di Piante Medicinali – Distretto di Son hanno riportato molti raccoglitori del diDong). Il progetto non si occupa della me- stretto, negli ultimi anni è diventato semdicina tradizionale dal punto di vista far- pre più difficile trovare piante medicinali macologico ma del sistema di produzione all'interno delle foreste. Alcune di queste foreste sono aree protette, dove la raccolta che la circonda. Le piante medicinali sono tradizionalmente è tecnicamente proibita o limitata; tuttavia, raccolte in foresta. Se in passato questa pra- la popolazione del distretto è povera ed ha tica era sostenibile, ora non è più così, per necessità di aumentare il proprio reddito e una serie di ragioni. La principale è l'au- la raccolta e vendita di piante medicinali è mento della domanda da parte del mer- uno dei mezzi. cato, sia vietnamita che cinese; la vicinanza Il progetto intende quindi contribuire a del distretto di Son Dong al confine con la bloccare il fenomeno della sparizione delle Cina, fa sì che vi sia molta richiesta da que- piante in natura, cercando allo stesso sto Paese. La conseguenza è un aumento di tempo di migliorare le condizioni di vita persone che raccolgono piante in foresta e, della popolazione attraverso la creazione di Il Progetto Pro.Sos favorisce la produzione sostenibile di piante medicinali presso comunità in difficoltà nel distretto di Son Dong In alto: La signora Hoa di An Lac mostra come si impacchettano le piante medicinali Qui a fianco: Un momento del corso di formazione nel comune di Tuan Mau A sinistra: Il signor Trong di Ba VI, un guaritore tradizionale, mostra una pianta medicinale nel suo giardino 12

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coltivazioni di queste piante medicinali a livello familiare. Il progetto prevede che un totale di 225 famiglie residenti in sei comuni diversi, riceverà formazione e sementi per avviare la coltivazione di piante medicinali presso la propria abitazione. Queste famiglie saranno collegate con imprese farmaceutiche vietnamite, con le quali firmeranno regolari contratti di vendita per poter garantire uno sbocco di mercato certo per la produzione e un reddito sicuro ai produttori. In parallelo, il progetto collaborerà con la locale Riserva Naturale di Tay Yen Tu per l'espansione del suo vivaio in modo da ren- dere disponibile alla popolazione della zona che intendesse avviare la produzione di piante medicinali, un servizio per poter acquistare sementi di buona qualità, vicino alle proprie abitazioni. Infine, il progetto organizzerà una serie di campagne di sensibilizzazione tra la popolazione e nelle scuole sull'importanza della protezione della biodiversità, in modo da complementare le attività del progetto e poter stimolare più persone ad adottare modalità di produzione più sostenibili. Praticamente, il progetto finisce per avere multipli scopi: la protezione della biodiversità, la preservazione indiretta della tra- dizione della medicina tradizionale vietnamita e la riduzione della povertà. Il progetto è ufficialmente iniziato nel febbraio 2014 ma sarà necessario attendere fino a marzo 2015 prima di poter effettuare la prima semina, nel rispetto dei cicli naturali di crescita delle piante. Nel frattempo, sono stati scelti i beneficiari, avviata la formazione e creati i contatti con le compagnie farmaceutiche che acquisteranno la produzione. Le prima vendite sono previste per l'estate 2015. * Project Manager, Sede CIAI Vietnam Ciao, Vietnam! di Laura Rosina fiato, dove erano davvero possibili incontri felici, dove più che in ogni altra occasione ho avuto le chiavi di lettura per capire il mio lavoro lì e dove con lo staff dell'ufficio abbiamo sempre cercato di fare del nostro meglio per portare la voce e le testimonianze della gente dentro i progetti. Lavorare col CIAI mi ha permesso di imparare molto, lavorare nel campo della nutrizione ancora di più. Comprendere che la malnutrizione è una malattia che va molto più in là della "mancanza di cibo", ma che si tratta piuttosto di una malattia socio-culturale, economica e politica, che si risolve solo azionando meccanismi che coinvolgono tutti i vari settori di una nazione mi ha spinto a studiare, cercare, capire. Ho conosciuto persone profondamente coinvolte e preparate che sicuramente sapranno accompagnare i cambiamenti ed i miglioramenti di questo Paese, partendo dalla propria prospettiva e dalle proprie capacità. Ringrazio il CIAI per questa opportunità e per questi due anni che non dimenticherò mai: sono sicura che il CIAI continuerà a lavorare come sta facendo ora, senza rinunciare mai e per nessun motivo ai propri valori. C erco poche parole giuste per salutare il CIAI ed il Vietnam dopo questi due anni passati tra Hanoi e Son Dong. Una settimana fa ero ancora là ed ora sono in ufficio a Milano a guardare la neve, di cui, dico la verità, avevo una gran voglia...ma mi mancano già le porte aperte! E' stata la prima cosa che mi è saltata agli occhi camminando per Milano. In Vietnam le porte delle case restano aperte tutto il giorno, estate e inverno, pioggia o sole. La casa resta il rifugio per la notte, durante il giorno vivono insieme condividendo la quotidianità sui marciapiedi, dove cucinano, mangiano, bevono caffè nero con latte condensato, comprano, vendono, si riposano accoccolati sulle amache o sui sedili dei motorini. Mentre cammini per le strade hai l'illusione di entrare nelle case e di impadronirti per un attimo di scene familiari che non dovrebbero appartenerti. In realtà ci si rende conto facilmente di quanto tempo e di quanta pazienza siano in realtà necessari per farti davvero aprire le porte di quel mondo. A volte ho l'impressione di aver compreso davvero poco di questo Paese, due anni sono troppo pochi! (ma quanti ne servono, per capire un luogo dove tutti i codici sono così diversi da quelli a cui tu sei abituato??). Mi sembra che la sua forma sottile e allungata riprenda quella dei suoi abitanti dalle corporature esili ma dai tratti del viso forti e taglienti, spesso seri, che si aprono a sorrisi inaspettati. E' un popolo fiero dalla storia dura e faticosa, che ha visto stravolgere il mondo circostante in meno di 30 anni, da quando la storica riforma economica Doi Moi ha sancito di fatto l’abbandono di un’economia socialista a favore di un’economia di mercato. Come da copione, le campagne si svuotano e le città si sovrappopolano e non è raro parlare con giovani dai sogni lavorativi infranti o con donne che si rendono perfettamente conto di essere le prime vittime di questa industrializzazione fatta alla velocità della luce. Doversi sempre appoggiare a qualcuno che mediasse sempre nei miei rapporti con le persone, non è stato semplice. Hanoi è una città meravigliosa, ma Son Dong me lo porterò nel cuore. L'oasi di verde e silenzio in cui riprendere ogni tanto il 13

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COLOMBIA l CIAI è presente in Colombia dal 1984, anno nel quale è stata fatta la prima adozione internazionale, prima non solo per il CIAI ma per l’Italia in generale. Da allora il CIAI si è impegnato nel paese a tutela dell’infanzia abbandonata o a rischio di abbandono, sostenendo la promozione dell’istituto dell’adozione nazionale e collaborando con autorità, organizzazioni e istituti. Il CIAI ha una sede permanente in Colombia dal 2008 dove operano 4 collaboratori colombiani. Il lavoro di qualità che viene fatto attraverso questa struttura ci ha consentito negli anni di costruire rapporti di stima e collaborazione con autorità e associazioni colombiani con le quali condividiamo valori e obiettivi. Quelli di cui CIAI si occupa sono bambini vulnerabili ovvero fuori dalla famiglia o a rischio di abbandono, in situazione di marginalità sociale ed economica; bambini disabili, appartenenti a minoranze etniche, I migranti, sfollati; bambini lavoratori e bambini di strada. Attraverso il CIAI, dal 1984 ad oggi sono stati adottati in Italia 910 bambini colombiani. Come in molti altri Paesi dell'America Latina, il formarsi di una cultura dell'adozione, che in altre parole significa porre attenzione ai bisogni dell'infanzia più in generale, è subordinato alla presa di coscienza a livello politico e sociale dell'esistenza dell'abbandono. In Colombia il Ministero di Protezione Sociale, attraverso l'ICBF - Istituto Colombiano di Benessere Familiare -, Autorità Centrale Colombiana, si è attivato divulgando attraverso la stampa e la televisione, programmi d’adozione e d’affidamento familiare sollecitando i propri cittadini ad accogliere minori in difficoltà. La campagna informativa ha dato nel tempo dei risultati positivi e ciò lo si evince da un aumento dell'adozione nazionale. Nel 2011 sono state 1066 le adozioni nazionali e 1647 quelle internazionali, mentre il 2014 ha L’evoluzione della cultura dell’adozione nel Paese Latino americano ha seguito di pari passo la presa di coscienza del fenomeno dell’abbandono chiuso con 581 adozioni nazionali e 556 internazionali. Nel 1989 è entrata in vigore la prima regolamentazione che contempla solo l'istituto dell'adozione legittimante. Solamente l'ICBF e le Case d’Adozioni, da questo autorizzati possono svolgere programmi d’adozione nazionale e internazionale. Gli Enti stranieri, che si propongono di presentare e seguire le pratiche d’adozione internazionale, devono essere accreditati e autorizzati dall’ICBF. Per quanto riguarda la risoluzione di adottabilità o consenso all’adozione (rilasciato dalla famiglia biologica), la destituzione di Una storia lunga più di trent’anni di Olga Del Pilar Tobon* 14

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patria potestà e l’approvazione della famiglia, la procedura è di competenza dell’ICBF, ed è amministrativa; il processo d’adozione è giudiziale, per cui è necessario la nomina di un avvocato che porti avanti il processo davanti al giudice. Nel 1998 la Colombia ha ratificato la Convenzione de L’Aja. Successivamente, con la Legge 1096 del 2006, è entrato in vigore il nuovo Codice dell’Infanzia e Adolescenza. In Colombia esiste un vasto programma d’affido familiare sostenuto con contributi dell'ICBF. Si preferisce infatti che i bambini vivano in famiglia piuttosto che all'interno di strutture. Tutti gli Enti Autorizzati stranieri devono nominare un loro rappresentante legale in Colombia che possa fungere da collegamento fra la loro struttura e le famiglie in attesa di adozione. Anche il CIAI ha nominato quindi un suo rappresentante a Bogotà, avvocato, che segue tutti i casi dell’ICBF. Inoltre il CIAI si avvale della collaborazione di una psicologa in loco che nel bisogno appoggia e sostiene le famiglie durante la permanenza oltre che andare a conoscere i minori assegnati al CIAI. Normalmente sono segnalati minori di età compresa fra 1 e i 10/11 anni. Abbastanza frequenti sono anche le segnalazioni di gruppi di fratelli (2, 3, 4, 5...) di età anche maggiore o di bambini con problemi di salute, risolvibili – parzialmente o in toto- o meno. Più difficile la segnalazione di minori tra i 3/4 anni, considerata l’alta presenza di coppie in attesa che danno disponibilità per questa fascia d’età. Non si accettano preferenze circa l’etnia, e viene richiesta tassativamente la disponibilità scritta ad accettare anche bambini appartenenti a minoranze etniche, di origine indigena o afro-colombiana. * Rappresentante CIAI Colombia A Pasto piove. Anzi, c’è il sole Bogotà, 2 febbraio 2015. Finalmente è giunto il giorno tanto atteso! Ogni membro della famiglia reagisce a modo suo: Enrico si “dopa” di cioccolatini, io mi carico cantando e Ida mi zittisce per meglio concentrarsi. Colazione, un rapido saluto agli altri abitanti di Casa San Sebastian (due famiglie adottive italiane e la "governante", la simpatica señora Maria) e si parte in taxi per andare a prendere Pilar, la nostra bravissima avvocatessa nonché prezioso Virgilio. Il traffico è parecchio, siamo già una mezz'ora abbondante in piena Bogotà, allorché il taxista inizia a prendere stradine secondarie. Se non fossimo con Pilar, penserei di essere preda di uno dei famigerati taxisti rapinatori colombiani. L'intento di risparmiar tempo però non giunge a buon fine, perché Enrico, senza avvisaglie particolari (se non un "ho caldo"), prorompe in un vomito torrenziale. Non gli era mai capitato prima, e io non avevo mai visto nessuno così inzuppato dalla testa ai piedi. Con l'aiuto di una negoziante premurosa riusciamo a cambiarlo e a lavare il taxi. Ripartiamo ancora una volta. Pazienza se la bambina anziché il profumo studiato per lei, avrà vago sentore di un altro olezzo. Arriviamo all'aeroporto. Pilar parla con una hostess: "no lo puedo creer!" esclama. Abbiamo sbagliato aeroporto. Corriamo di corsa a prendere un altro taxi; apre il bagagliaio e dentro c'era la ruota di scorta insieme a utensili vari. Allora ficchiamo le valige più grosse nella seduta affianco al conducente e noi ci stipiamo dietro tutti e quattro con i restanti bagagli. Non ci sono le cinture ma non è un problema, perché in caso di inchiodata non avremmo avuto lo spazio di muoverci di un millimetro. Arriviamo al giusto terminal, appena in tempo per prendere l'aereo. Dopo il decollo, per rassicurarci, Enrico ci dice che se l'aereo cade possiamo star tranquilli perché abbiamo i palloncini gonfiabili. Per aumentare il senso di sicurezza Pilar ci dice che l'aeroporto di Pasto è celebre in tutta la Colombia per essere molto particolare: è costruito su una montagna intagliata ad hoc. Ci apprestiamo ad atterrare e iniziamo a ballare parecchio (meno male che Enrico dorme). A un certo punto l'aereo dà un accelerata tipo quella che si fa per decollare. Penso sia un modo originale di approcciarsi all'originale aeroporto di Pasto. Ma poi capiamo che anziché atterrare abbiamo ripreso quota. A causa della turbolenza non siamo riusciti ad atterrare. Si sarebbe fatto un altro tentativo, e se fosse stato infruttuoso si sarebbe atterrati a Cali (per intenderci a sole dieci ore di pullman colombiano di distanza, mentre noi avevamo l'appuntamento con la bimba dopo un'ora e mezza). Ci avviciniamo alla pista e, insinuandoci tra i monti e fiancheggiando alcune capanne andine, si tenta l'atterraggio. Una brusca tirata di freno a mano ed è fatta. Siamo a Pasto. Da due mesi il mio smartphone mi diceva imperterrito: a Pasto piove, piove, piove, piove sempre. Ho fatto la testa a pallone a tutti con questa pioggia e mi sono comprato un giubbotto ad hoc dotato di cappuccio impermeabile. Sarà stata la giornata storica, ma a Pasto c'era un bellissimo sole. La gente era in magliettina e noi sembravamo Totò e Peppino sbarcati a Milano con il colbacco. Il di Nicola Ruju panorama era mozzafiato, una sorta di Seulo amazzonica. Mozzafiato anche i sorpassi contromano in curva del tassista. Arriviamo all'hotel, una rinfrescata e partiamo per l'incontro. Altro taxi. In questo sono state divelte anche le maniglie per tenersi. Compriamo della coca-cola in un negozietto blindato come Fort knox. Attraversiamo una zona un po' degradata per giungere all'ICBF. E' in gran contrasto col contesto, perché un palazzo bellissimo, nuovo e supertecnologico. Pieno di guardie giurate, come quasi dappertutto in Colombia. Le funzionarie sono molto in gamba e professionali. Mentre ci parlano di tutti gli aspetti della pratica, la psicologa porta Enrico, (che nel frattempo era stato oggetto di sbaciucchiamenti da parte di tutto il personale femminile dell'Icbf), da Angela Maria! Sarà il primo a vederla! Dopo aver visionato insieme la documentazione e averci illustrato i nostri doveri, ci fanno vedere il bellissimo album fotografico fatto dalla madre affidataria che termina con una lettera struggente. Dice che l'addio non deve essere un momento triste, che sapeva che questo momento della separazione sarebbe giunto e che il suo cuore accompagnerà sempre la sua piccola come un raggio di luce, con la sua preghiera, per la felicità della bimba e della sua famiglia. Ci commuoviamo non poco. Ma ci dobbiamo riassestare. Il momento è giunto. Ci portano Angela Maria! Oggi, a Pasto, c'è il Sole. 15

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