Sarisc_numero speciale

 

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Ul nòster Lagh

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Periodico dell’Associazione culturale “il Sarisc” di Oltrona al Lago con Groppello Numero speciale ul nòster Lâgh 20 marzo 2015 Proviamo a liberare il nostro lago speciale inquinamento - Tribunale di Varese reg. stampa n. 919 Direttore Resonsabile Santo Cassani - Stampato in proprio

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Prealpina 08/09/2014 17/07/2010

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Ricordi e nostalgie per un lago dalle acque terse e pure di Santo Cassani Credo di far parte di quei pochi anziani che hanno avuto la fortuna di nascere sulle rive del nostro lago quando era sano e di avere la sfortuna di essere uno dei reduci delle numerose battaglie, purtroppo tutte perse, fatte per la conservazione della purezza dell’ambiente lacustre. Ne ho bevuta l’acqua imparando a nuotare. Eravamo negli anni cinquanta, nella bella stagione la mia casa, e quella degli amici di allora, era il bosco dei “Bött, ul riaa”, la foce del Tinella e, naturalmente, il lago. La stagione iniziava il 1° maggio, eccezionalmente il 25 aprile, e durava fino a tutto settembre. Il sentiero per arrivare al lago si faceva di corsa e a piedi nudi e al ritorno si raccoglieva nei fossi “ul cressûn”, insalatina fresca di fonte. I “gubît” e la “tàpa” erano le nostre prede diurne, gli attrezzi una canna di bambù e un pezzo di spago con la parte finale in nylon che reggeva piombini artigianali, l’unico elemento originale era l’amo. Di notte in primavera, le alborelle in “frega”. Appena dopo la guerra, i grandi “bracconavano” di notte con qualche bomba a mano, residuato bellico, ma d’abitudine usavano il carburo o la polvere nera che mio fratello maggiore, incoscientemente, sottraeva a nostro padre costruttore di gallerie.Si preparavano gli ordigni nella bottega “d’ul bàgat”, che per questo perse una mano, era uno di Morosolo che aveva il laboratorio di fianco al “Merlin”, eclettico falegname. Ricordo un principio d’incendio nella bottega causato dagli esperimenti e lo scalpore e l’allarme che causò una pericolosissima bomba artigianale sparata nel Tinella nella pozza del “pûnt d’ul diavul”. 1

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Col “Pep Perela”, grande portiere dal nome brasiliano, si andava a nuoto dal “riaa” a Biandronno, nel costume un sacchetto di tela o una federa, si rubavano le pesche e i “mugnâgh” e si ritornava, sempre a nuoto, col sacchetto pieno. Il Lago era parte integrante della vita di tutta la compagnia. I primi amori, i giochi e le “baraccate” nascevano lì. Col “Franchino” si correva la gara di nuoto Bodio - Schiranna, vincendola sempre, poi un anno arrivò “piedone” Bud Spencer (Carlo Pedersoli, campione Italiano di nuoto), veniva apposta da Napoli, dove abitava, per sottrarci i premi in danaro. L’acqua del lago e i canneti erano il nostro elemento vitale. Oggi è rimasta la grande bellezza ma anche una grande malinconia. La situazione del lago oggi è molto cambiata. Le belle acque di una volta non ci sono più e tutto il lago è ora da vivere con sospetto e soprattutto con grande prudenza. Sotto la superficie si nasconde un grande pericolo, silenzioso e insidioso, una bomba ecologica pronta a scoppiare, dagli effetti ambientali che potrebbero essere devastanti! Fosforo e ammoniaca che qualcuno ha fatto lentamente crescere per puro tornaconto. Negli anni sessanta si temeva l’inquinamento ma non si pensava che crescesse così a dismisura. Il collettore ci diede una grande speranza, finalmente un’iniziativa concreta ed importante; ma rivelatasi poi non risolutiva. Io allora criticai insistentemente la posizione a valle del depuratore. Il collettore raccogliendo le acque meteoriche impoveriva il ricambio dell’acqua del lago. Non bastavano le pur abbondanti falde acquifere di Bodio. Anche l’amico Enrico Marocchi, allora giovane consigliere comunale di Varese, si prodigò per migliorare la situazione, tra l’altro cercò di far invertire il movimento dal basso all’alto delle paratie di Bardello; alzandosi lasciavano defluire l’acqua da sotto non permettendo l’uscita dei detriti e delle alghe in sospensione. Lo dissuasero facendo proprio un presunto consiglio dato dai pescatori professionisti che temevano l’uscita del pesce. 2 La triste situazione di oggi Graffi di buonsenso

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Dissero che era allo studio un grosso progetto di ossigenazione. Infine ci dissero che eravamo giovani e che il progetto andava bene così. Errore fatale e le conseguenze si vedono oggi. Poi, inquinatori e politica ci misero lo zampino e il contribuente cominciò a pagare. Si crearono così società, enti e associazioni, pubbliche e semipubbliche in difesa del lago, ma i pesci continuavano a soffrire, le alghe proliferavano, ammoniaca e fosforo aumentavano sempre di più. Per carità di patria salto trent’anni di storia, sintetizzabile in qualche convegno, nella formazione di commissioni varie, nell’intervento del politico di turno improvvisatosi esperto, che col senno di poi, era interessato più alla propria notorietà che non alla risoluzione del problema. Comunque tutto inutile ai fini del risanamento del lago. Nel 2008, cogliendo l’occasione del proprio decennale, l’Università dell’Insubria e l’Associazione “il Sarisc” organizzarono un convegno sulle possibilità di risanamento del lago. Il convegno si tenne ad Oltrona presso la sede della ditta Roda. Partecipai con un a mico professore appena giunto all’Insubria . Lo conoscevo da anni per averlo apprezzato in occasione di progetti ittici in varie parti del mondo nei quali ero direttamente interessato. A quell’epoca inoltre, avemmo l’opportunità di partecipare, in ambiti diversi, a un “master plan” promosso dalla Banca Mondiale teso alla ricostruzione della zootecnia, della pesca e della viabilità pubblica nell’Albania appena liberata. Il professore, uomo di prim’ordine, tra i massimi esperti mondiali nel campo biologico e ittico, purtroppo fu tenacemente inascoltato da “quelli che contano”. (“nemo propheta in patria”) Il convegno fu un successo di partecipazione e mi incoraggiò a non desistere nei tentativi per il recupero del lago. L’impresa era s ì immane, ma le possibilità tecniche di un risanamento c’erano. Non passò un mese dall’evento che mi chiamò un amico di gioventù che allora dirigeva la sezione di Varese di un grande partito. Poche parole! Il consiglio perentorio fu di non perdere soldi e tempo, l’inquinamento del lago riguardava “loro” e serviva a “loro tutti”, non ti affannare, sta bene così! Morì poco dopo. 3

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Era un uomo serio e, malgrado tutto, rimango convinto che se fosse vissuto non avrebbe permesso l’inerzia di tutti questi anni. Conosco per varie frequentazioni a dove può arrivare il cinismo di una certa “politica” e mi resi subito conto che nessuno avrebbe mai messo mano al miglioramento del Lago. Ed infatti da allora nulla è cambiato. Ancora pochi giorni fa un amministratore di peso di uno dei nostri comuni mi ha detto “il lago migliora da solo, l’inquinamento è stato salutare perché ha impedito la speculazione edilizia delle rive”, toh! Non sapevo che esistesse un inquinamento salutare! Iniziative a vuoto sono le cose inutili ma costose che hanno caratterizzato gli ultimi anni. E’ relativamente recente l’attività sperimentale di versare nel lago polveri miracolose per neutralizzare i venefici depositi del fondale. Iniziativa che ha così resuscitato in me il ricordo del “Pret de Ratanà” (me ne parlava mia nonna perché arrivava nei nostri paesi con le polverine magiche buone per tutti i mali che, a fine ottocento, incantavano i nostri nonni). Ho subito contrastato il progetto con articoli sul nostro periodico “Sarisc”. Nessuno dice cosa ci è costato l’esperimento e nemmeno i risultati ottenuti. Purtroppo tanti dimenticano in fretta! Ho saputo casualmente che l’Osservatorio del Lago di Varese, fondato nel 2011, si è allargato con inserimento di altri partner. Purtroppo hanno inserito anche associazioni ed 22/07/2011 enti che sicuramente perpetueranno la solita confusione, troppe voci spesso interessate. Esito scontato, si è deciso di nominare altri tre esperti. Speriamo che non sia la solita commedia che continua, altri convegni, altri soldi buttati per mantenere lo “status quo”. Quante ne abbiamo viste e sentite in questi anni. Dal “Divieto di balneazione” spero non si arrivi al “Divieto di pesca”. Giunto alla mia età, ho sulle spalle più di tre giubilei di convivenza col lago e oltre cinquant’anni di esperienze internazionali di 4

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grandi opere pubbliche, per questo penso di potermi permettere, pur non qualificandomi esperto, di rilanciare qualche proposta semplice. Faccio tesoro di ciò che ha detto il mio cardiologo parlando dei guai del mio cuore, “…con qualche piccolo aiuto potremmo lasciar fare alla natura …”. …E allora cerchiamo di aiutare la natura, lo hanno detto anche l’ amico Marocchi in un recente articolo apparso sulla nostra Prealpina, e Emilio Magni autorevole sindaco di Cazzago Brabbia… Con Magni potremmo finalmente ascoltare, per la loro parte, anche il professor Saroglia dell’Insubria e un grande conoscitore del lago come il Dr. Ceccuzzi Consgliere Comunale a Casciago. Basta leggere i curriculum. Togliamoci dal cancro! Con Marocchi, ritrovato, condivido il “Progetto Olivo” che, se Dio vorrà, non solo farà migliorare la conoscenza storica del nostro territorio ma produrrà all’ambiente benefici in linea col Protocollo di Kyoto. Con questi esperti condivido il buon senso perciò ricordo a tutti alcuni accorgimenti suggeriti da me qualche tempo fa. Niente di magico o di speciale, sono opere che tutti i tecnici conoscono ma preferiscono sottacere (figura a lato: la legge una volta proteggeva veramente il lago - 1891) Opere che rappresentano un tentativo per migliorare il lago relativamente con poca spesa e potevano essere fatti con meno soldi quarant’anni fa. Lavori che non costano molto ai cittadini del Lago, già inutilmente e pesantemente tartassati, infatti è ormai quasi mezzo secolo che paghiamo la depurazione (!!!!) del Lago. Gavirate, ad esempio, ci tassa ogni anno per oltre € 320.000,00. (dati 1993) I cittadini che sporcano il lago sono circa centomila che è anche la capacità a regime del depuratore (dico circa perché non so quanti siano gli sporcatori di Varese che ha due depuratori). La chiave di tutto sono i Sindaci; se avranno il coraggio di decidere da soli affrancandosi dalla politica con la pi minuscola, ne hanno i mezzi e i poteri. Il momento è favorevole viste le rivoluzioni in corso a livello statale e regionale. 5

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1. 2. 3. 4. Occorrerebbe: Rilevare la totalità delle azioni della “Società per la tutela e la salvaguardia delle acque del lago di Varese e di Comabbio Spa” che ha in pancia un patrimonio di 20 milioni di euro costituito da terreni e impianti (dati consultabili 2013) Con la Provincia in disfacimento è il periodo buono, dal momento che i soci sono già prevalentemente i Comuni che ne detengono il 70% mentre la Provincia copre solo il 30%. La società in parola ha come scopo esclusivo la manutenzione e la raccolta dei contributi di depurazione pagati dai cittadini dei comuni che usano il collettore e il depuratore. I cittadini utilizzatori paganti sono circa centomila e la totalità dei versamenti annuali che giunge alla Prealpi Servizi, gestore monopolistico sono circa tre milioni all’anno, una cifra enorme sulle nostre spalle. Fatta l’acquisizione restano alcune soluzioni, a scelta: rinegoziare il contratto con Prealpi Servizi Spa, o gestire direttamente l’impianto; vendere ai terzi l’impianto con un beneficio immediato per i Comuni che potranno così far cassa per gli urgenti lavori fognari. (…prevedo una coda di pretendenti privati…); gestire direttamente il collettore e dar corso ai lavori di separazione delle acque meteoriche. Poi: Procedere con i lavori di separazione della fognatura: occorre tornare all’antico, separare le acque meteoriche e non pià convogliarle nel collettore. Per spaventare i cittadini e non cambiare le cose si sparano cifre folli dell’ordine dei 35/50 milioni. Ridicolo! Le cifre sono di parecchio inferiori e, con le soluzioni qui suggerite, non arrivano a € 10 milioni. Non è necessario portare subito le tubazioni bianche al lago, basta portarle, con “grano salis”, ai nostri fossi o ai torrenti, ne abbiamo uno ogni 300/400 6

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metri. Dove è possibile le case isolate tornino ad usare i pozzi perdenti per le acque meteoriche. (il sindaco Magni può insegnarci come). Con il ritorno dell’immissione dell’acqua piovana nel lago si accorceranno i tempi di ricambio, ne beneficeranno gli scolmatori e il depuratore, la fauna e, “Insubria docet”, le spese eventuali per l’ipolimnio, il metalimnio e i gas di fondo. Per questi ultimi occorre un monitoraggio preciso, immediato e costante perché si possono generare improvvise e imprevedibili fioriture algali come quella capitata lo scorso autunno col rischio di generare tossine capaci di entrare nella catena alimentare del pesce. Sarebbe una tragedia. Mancano sul nostro territorio laboratori in grado di eseguire le necessarie e tempestive analisi. Siamo vissuti per oltre un mese con una spada di Damocle sulle nostre teste! Per finanziare i lavori in mancanza di vendita degli impianti, si può contare sulla riduzione dei costi derivanti dalla depurazione diretta e su un eventuale contributo annuo di 30 euro a utente per un periodo di tre anni, il tempo necessario per i lavori di separazione delle acque. I vantaggi igienici, la salute, il turismo valgono il sacrificio. 5. La Brabbia: si potrebbe sopperire alla abituale crisi estiva e ai ricorrenti abbassamenti del livello del lago con una semplice canalizzazione che devii, solo per i tempi necessari, parte delle acque dell’emissario del lago di Monate, Acquanegra, con una tubazione che vada direttamente alla palude. 6. Invertire il senso di sollevamento delle paratie di Bardello, come, a suo tempo, suggeriva Marocchi. 7. Ripristinare, in modo più semplice ed economico, l’aspirazione degli strati inquinati e convogliarli in un laghetto di depurazione biologica o in vasche di decantazione a valle della diga di Bardello prima di riversare le acque nel fiume (sono due/tre chilometri) Sono naturalmente spunti da sottoporre alla valutazione dei tecnici, quei tecnici, però, che hanno veramente intenzione di fare qualcosa di utile e avvezzi ad usare, anche per le loro cose, il buon senso del “pater familias”. Forza sindaci!! 7

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Sarebbe un sogno vedere rifiorire col lago anche le nostre rive e i boschi attorno, che per la verità avrebbero bisogno anch’essi di un po’ di manutenzione. Il tutto andrebbe tra l’altro nella direzione auspicata anche dall’EXPO e dall’Amministrazione del comune di Varese di incrementare il turismo non solo occasionale legato alle iniziative delle gare di canotaggio ma anche di quelle del fine settimana ed estivo, con indubbio ritorno positivo per la salute di tutti e per l’economia dei paesi rivieraschi. Sarebbe un sogno sì ma anche un grande beneficio economico per il territorio se alla moltitudine di persone che incontriamo sulla pista ciclabile e nelle aree ricreative della Schiranna e di Gavirate si aggiungessero altri turisti richiamati dalla salubrità delle rinnovate acque del nostro lago, dall’amenità dei nostri boschi, dei nostri prati e delle nostre colline. Senza dimenticare la nostra storia millenaria. Sono naturalmente spunti da sottoporre alla valutazione dei tecnici (di cui sopra), compresi gli ornitologi per i rapaci, altra piaga del lago. Un capitolo sul quale meditare è l’occasione irripetibile persa con l’EXPO, solo inerzia???? Un altro auspicio: che i Sindaci di Varese, Gavirate, Comerio e Barasso chiedano che i corsi d’acqua Arianna, Tinella e Valle Luna, almeno con le loro fasce di rispetto idrico, siano inseriti nel Parco Campo dei Fiori e che i Comuni rivieraschi aderiscano al GAL dei Laghi e della Montagna, ne deriverà sicuramente un beneficio per tutti. Santo Cassani Vedere cifre cifre bilancio bilanci attuali a pagg. pag.11 ee 12 Vedere 2013 a 14 15 L’assurdo nasce dal confronto fra la domanda dell’uomo e l’irragionevole silenzio del mondo. A. Camus 8

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ricordi di Fabrizio Cattaneo Scrivendo queste poche righe, cercando di dar voce ai pescatori amatori, e dilettanti, ho pensato a molte situazioni che avrei potuto descrivere. Molte storie successe negli anni, mi tornavano in mente con tutti i problemi e le negatività del MIO lago. Avrei potuto scrivere di quella volta che per molte settimane non potemmo andare a pesca a causa della fanghiglia che ricopriva quasi tutto il lago. Avrei potuto scrivere di quei due ragazzi extracomunitari, che se ne stavano tranquillamente ancorati davanti alla riserva del Tinella a pescare, perché loro “…il cartello non lo avevano visto…” Avrei potuto scrivere di quella specie di pescatore che continuava ad invitarmi alle mangiate di piccoli persici che organizzava con i suoi amici, e che quando alla fine gli ho detto “no grazie, sai…io faccio catch and release” mi ha risposto “ Ah no,… noi li facciam fritti che secondo noi vengon meglio…” pensando fosse un nuovo metodo di cucina. Invece dopo solo un attimo mi son venute in mente le migliaia di cose belle del MIO lago. Delle belle pescate con gli amici, magari con qualche “cappotto”. Delle pause pranzo che ci prendevamo dalla pesca mangiando all’Isolino Virginia i mitici tagliolini al ragù di Germano. Delle albe e dei tramonti. Del vento, del sole, delle onde. Di quella volta che ho portato per la prima volta i miei nipotini a pescare in barca ed abbiamo preso 8 lucci!! E’ stato poi difficile spiegargli che non è sempre cosi…. Di quell’altra volta che con un mio amico ne prendemmo circa 15, e ne rilasciammo 20 dato che 5 non riuscimmo a salparli in barca. Di ogni volta che ci piace prendere un pesce e far vedere bene agli altri pescatori, che lo rimettiamo in acqua con mille attenzioni, mentre magari loro già lo pensano in padella. 9 IL MIO Lago,

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Mi sono così accorto che come in queste righe, le cose positive sorpassavano le cose negative in numero ed importanza. Ho pensato che il lago e’ forte in fondo, e di certo noi dobbiamo cambiare molto nella sua gestione, ma che nonostante i nostri sbagli lui e’ stato capace non solo di sopravvivere, ma per alcune cose addirittura di evolversi in meglio. Questo quindi ho pensato di scrivervi. Certo che tutti i pescatori amatori e dilettanti abbiano vissuto le stesse emozioni, e certo che non serva un’altra persona che vi ricordi i problemi e le cos e brutte, ma solo qualcuno che vi faccia riflettere su quanto abbiamo sbagliato, e su quanto spazio di miglioramento abbiamo. Personalmente spero davvero che anche quel pescatore che mi invitava a mangiare i persici, capisca l’importanza del catch and release. Gli auguro di avere la fortuna che ho avuto io di pescare in molti paesi esteri, e capire che grazie al fatto che il pesce viene rilasciato da decenni, riescono ad organizzarti viaggi di pesca dove GARANTISCONO le catture, creando un indotto incredibile dal turismo. E per il momento, tra tanti ricordi di cose brutte, e tante speranze per il futuro, meglio ancora aiutarvi a ricordare i bei momenti. Buoni ricordi a tutti i pescatori e fruitori del lago. Fabrizio Cattaneo VISITATORI ILLUSTRI DELLA “TERRA DEI LAGHI” di Raffaella Sassi STENDHAL «Visione magnifica! Al tramonto del sole si vedevano sette laghi. Credetemi si può percorrere tutta la Francia e la Germania, ma non si potranno mai provare simili sensazioni». Sono queste le emozioni provate da Stendhal durante la salita al Sacro Monte di Varese e, come si nota, ciò che maggiormente lo colpisce è la visione d’insieme dei laghi, spettacolo sublime, impossibile da trovare 10

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in qualsiasi altro luogo della Francia e della Germania. Il Sacro Monte viene spesso citato da Stendhal come luogo ameno nel quale ritemprare il corpo e lo spirito. Il 30 agosto 1820, in una lettera indirizzata all' amico barone De Mareste, infatti, ricorda un soggiorno prolungato nella nostra città : «Sono stato ammalato, ... quindi mi sono tranquillizzato soggiornando giorni al fresco a Varese …» ALESSANDRO MANZONI Alessandro Manzoni così descrive il territorio di Casciago in una lettera, datata 11 luglio 1843, indirizzata allo storico francese Jean Joseph Poujoulat: «Dalla descrizione che me ne è stata fatta da più di uno (poiché, con mio rammarico, non ho potuto recarmi sul posto), Casciago, situato su una prominenza ai piedi di un gruppo di sette montagne abbastanza alte, ha per orizzonte all'ovest il Monte Rosa e la catena delle Alpi fino a dove esse si congiungono con gli Appennini che si stendono a sud; a sud-est, un'ampia vista a perdita d'occhio; a est e a nord-est, le montagne della Bergamasca e del lago di Como; e dentro questo magnifico quadro una parte del lago Maggiore; quattro altri laghetti più vicini; in giro, un gruppo di colline assai varie e pittoresche; più lontano, la pianura quasi tutta, disseminata come le colline di città, borghi e di villaggi che più o meno dovevano esistere già al tempo di Sant'Agostino, perché portano nomi la cui radice o desinenza, o entrambe, sono manifestamente galliche.» Soggiorna a Morosolo nell’attuale Villa Aletti Stampa, p resso Stefano Stampa, figlio della seconda moglie Teresa Borri Stampa. Siamo nel 1847 e qui lo scrittore milanese trascorre alcuni giorni di riposo e vacanza, come ricordato dalla lapide del muro di cinta. Il panorama del Varesotto certamente è noto allo scrittore milanese, tanto che lo accosta a quello della Toscana, come si può leggere nelle parole scritte alla moglie Teresa il 27 settembre 1852, appunto durante il suo secondo soggiorno toscano: «La vista è veramente bellissima da tutte le parti: se mi fidassi più della mia memoria locale, direi che somiglia a quella del territorio di Varese: un vasto ondeggiamento di colline sparse di ville, e all'orizzonte qualche montagna 11

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dell'Appennino più alta, che, figurarsela lontana, si potrebbe prendere per una dell' Alpi...». Lo scrittore milanese sembra sia stato più volte anche nella residenza di Gattirolo, presso Cerro sul Lago Maggiore, nella residenza dei Conti Stampa, oltre che a Lesa sulla sponda piemontese del Verbano. GIOVANNI VERGA Tra il 1872 ed il 1893 lo scrittore siciliano soggiorna a Milano e frequenta gli ambienti letterari più fervidi della città. Varese e il Sacro Monte sono, all’epoca, luogo di villeggiatura privilegiato della borghesia e della nobiltà meneghine. Verga trova ristoro al fresco dell’Hotel Riposo nei pressi della prima cappella del Sacro Monte. Il 28 luglio 1880 scrive al fratello: «Vi scrivo dal Riposo, un alberghetto a piè della salita della Madonna del Monte... e parto in questo momento per la Madonna del Monte presso Varese». Il 9 agosto 1880 dall'hotel Riposo invia a Treves «la prima metà del manoscritto»: con tutta probabilità fa riferimento a “I Malavoglia”. A parte ciò che lo scrittore riporta nelle sue lettere personali, non ci sono specifici riferimenti al Varesotto, tr anne forse quello che si trova in “Racconti e bozzetti” intitolato “I dintorni di Milano”: «Milano non ha la sua Brianza per farvi trottare i suoi equipaggi? Non ha i laghi per rovesciarvi la piena della sua vita elegante? Non ha Varese per farvi correre i suoi cavalli? Le passeggiate e i dintorni di Milano sono un po' lontani, è vero; ma sono fra i più belli del mondo». È evidente che, facendo parte dei salotti milanesi, ne aveva assunto le abitudini, compresa quella di villeggiare o, nel suo caso, di trarre tranquillità ed ispirazione per il proprio lavoro di scrittore dalle nostre terre. GABRIELE D’ANNUNZIO Anni trenta: 'D’Annunzio è spesso ospite del Grand Hotel Excelsior della Città Giardino, sovente in compagnia di Eleonora Duse. Lo scrittore frequenta la zona, ne conosce le caratteristiche paesaggistiche e le vocazioni economiche. Una volta, osservando gli aerei prodotti dalla Macchi che si muovono sul nostro lago, commenta: «… dal lago di Varese i piccoli M5, M7, M9 si levavano di continuo rinnovandosi e trasformandosi, l'uno più 12

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celere dell'altro nell'ascensione, più saldo nella struttura, più obbediente nella manovra, invidiati e male imitati dallo straniero...». Eravamo negli anni ’30, parole queste intrise di fervore nazionalistico che dimostrano apprezzamento per una delle eccellenze del Varesotto, di cui D’Annunzio, ottimo aviatore, è anche profondo conoscitore. Raffaella Sassi Non dimentichiamo altri autori Liala 13

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