Rivista oltre n.3

 

Embed or link this publication

Description

Rivista oltre n.3

Popular Pages


p. 1

() 3 CHIMA FLORENCE SPA TRE GENERAZIONI A CONFRONTO COVER LE PROPOSTE DI ASSOSISTEMA PER L’EFFICIENZA E LA SOSTENIBILITÀ DEBITI PA COSA È CAMBIATO USE&REUSE IL RICICLO DEL TESSILE A FINE VITA SANITÀ IMPRESE DOSSIER Per un futuro migliore... ci vuole stoffa ! UN MONDO DI SINERGIE PERIODICO ISCRITTO AL n. 58 del 01-04-2014 DEL REGISTRO DELLA STAMPA PRESSO IL TRIBUNALE DI ROMA EDITORE ASSOSISTEMA - VIALE PASTEUR, 8 - 00144 ROMA In caso di mancato recapito inviare al CSL STAMPE ROMA per la restituzione al mittente previo pagamento resi. Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale D.L.353/03 70% Roma Aut C/RM/35/2014.

[close]

p. 2

EDITORIALE www.rivistaoltre.it È ON LINE CARISSIMI LETTORI, martedì 3 febbraio 2015, Sergio Mattarella ha giurato a Montecitorio da Presidente della Repubblica. Ho estratto per voi alcuni passaggi del suo discorso alle Camere riunite, nella convinzione che nelle sue parole è racchiuso il pensiero di molti di noi e il bisogno di una svolta concreta che consenta, presto, agli italiani di recuperare un ruolo centrale nella crescita economica e nello sviluppo civile del proprio Paese. di PATRIZIA FERRI “L'impegno di tutti deve essere rivolto a superare le difficoltà degli italiani e a realizzare le loro speranze. La lunga crisi, prolungatasi oltre ogni limite, ha inferto ferite al tessuto sociale del nostro Paese e ha messo a dura prova la tenuta del suo sistema produttivo. Ha aumentato le ingiustizie. Ha generato nuove povertà. Ha prodotto emarginazione e solitudine. Le angosce si annidano in tante famiglie per le difficoltà che sottraggono il futuro alle ragazze e ai ragazzi. Il lavoro che manca per tanti giovani, specialmente nel Mezzogiorno, la perdita di occupazione, l'esclusione, le difficoltà che si incontrano nel garantire diritti e servizi sociali fondamentali. Sono questi i punti dell'agenda esigente su cui sarà misurata la vicinanza delle istituzioni al popolo. Dobbiamo saper scongiurare il rischio che la crisi economica intacchi il rispetto di principi e valori su cui si fonda il patto sociale sancito dalla Costituzione. Per uscire dalla crisi, che ha fiaccato in modo grave l'economia nazionale e quella europea, va alimentata l'inversione del ciclo economico, da lungo tempo attesa. E' indispensabile che al consolidamento finanziario si accompagni una robusta iniziativa di crescita, da articolare innanzitutto a livello europeo... Sussiste oggi l'esigenza di confermare il patto costituzionale che mantiene unito il Paese e che riconosce a tutti i cittadini i diritti fondamentali e pari dignità sociale e impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l'eguaglianza. L'urgenza di riforme istituzionali, economiche e sociali deriva dal dovere di dare risposte efficaci alla nostra comunità, risposte adeguate alle sfide che abbiamo di fronte. Esistono nel nostro Paese energie che attendono soltanto di trovare modo di esprimersi compiutamente. Penso ai giovani che coltivano i propri talenti e che vorrebbero vedere riconosciuto il merito. Penso alle imprese, piccole medie e grandi che, tra rilevanti difficoltà, trovano il coraggio di continuare a innovare e a competere sui mercati internazionali. Penso alla Pubblica Amministrazione che possiede competenze di valore ma che deve declinare i principi costituzionali, adeguandosi alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie e alle sensibilità dei cittadini, che chiedono partecipazione, trasparenza, semplicità degli adempimenti, coerenza nelle decisioni. Non servono generiche esortazioni a guardare al futuro ma piuttosto la tenace mobilitazione di tutte le risorse della società italiana. Parlare di unità nazionale significa, allora, ridare al Paese un orizzonte di speranza. Perché questa speranza non rimanga un'evocazione astratta, occorre ricostruire quei legami che tengono insieme la società. A questa azione sono chiamate tutte le forze vive delle nostre comunità in Patria come all'estero. Ai connazionali nel mondo va il mio saluto affettuoso. Un pensiero di amicizia rivolgo alle numerose comunità straniere presenti nel nostro Paese … … Questo stesso Parlamento presenta elementi di novità e di cambiamento. La più alta percentuale di donne e tanti giovani parlamentari. Un risultato prezioso che troppe volte la politica stessa finisce per oscurare dietro polemiche e conflitti”. Buon futuro a tutti! () 3

[close]

p. 3

Per un futuro migliore... ci vuole stoffa ! 3 SOMMARIO OLTRE PERIODICO ISCRITTO AL N. 58 DEL 01-04-2014 DEL REGISTRO DELLA STAMPA PRESSO IL TRIBUNALE DI ROMA EDITORE ASSOSISTEMA Viale Pasteur, 8 - 00144 Roma Tel. 06.5903430 - Fax. 06.5918648 assosistema@assosistema.it DIRETTORE RESPONSABILE PATRIZIA FERRI REDAZIONE LAURA LEPRI PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE DANIELA BOCCADORO STAMPA DM SERVICES S.R.L. PUBBLICITÀ ASSOSISTEMA SERVIZI SRL Viale Pasteur, 8 - 00144 Roma Tel. 06.5903430 - Fax. 06.5918648 assosistemaservizi@pec.buffetti.it EDITORIALE di Patrizia Ferri 3 COLLABORATORI QUESTO NUMERO IN PILLOLE COVER Chi-Ma Florence Spa, tre generazioni a confronto 6 7 ROMA,26 MARZO 2015 Palazzo delle Esposizioni Open Colonna Scalinata di Via Milano n. 9/A ore 10:00 Speciale Show Room 8 SANITÀ I servizi sanitari integrati 14 Il numero è stato chiuso in redazione il 18 febbraio 2015 igienesalute&sicurezza UN MONDO DI SINERGIE DALLE AZIENDE Villa Fiorita, ricondizionamento interno dei dispositivi vs outsourcing 18 Industria Tessile Gastaldi, il cotone biologico 38 MAIN SPONSOR SICUREZZA SUL LAVORO Malattie allergiche e Dpi, fare la scelta sicura 20 DOSSIER Strategia rifiuti zero L AU N D RY T E C H N O LO GY 24 TURISMO Decreto Cultura alla prova dell’Expo, obiettivo qualità e sicurezza igienica Sponsor Tecnici 34 IMPRESE 36 TAVOLA ROTONDA: Patrizia FERRI Andrea MORETTO Valeria FEDELI Gian Luca GALLETTI Pier Paolo BARETTA Rosario TREFILETTI Maurizio GENESINI Segretario Generale ASSOSISTEMA-Confindustria Esperto Ambiente Italia Istituto di Ricerche Vice Presidente del Senato Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Sottosegretario del Ministero dell'Economia e delle Finanze Presidente Federconsumatori Presidente ASSOSISTEMA-Confindustria Debiti PA, cosa è cambiato IL PARERE DI ...Antonio Tajani 39 RUBRICHE () NORMATIVA NUMERI APPUNTAMENTI EURONEWS 40 41 44 46

[close]

p. 4

C O L L A B O R AT O R I Nato a Venezia nel 1966, Alberto Baban è Presidente Piccola Industria dal 28 novembre 2013 e, come tale, Vicepresidente di Confindustria. È, inoltre, Presidente di Tapì Spa, attiva nella produzione di tappi e chiusure per il settore wine & spirit e Presidente di VeNetWork SpA, società fondata nel 2011 e che aggrega, in qualità di soci, 47 imprenditori veneti. Attualmente Baban è anche Componente dell’Innovation Board dell’Università Ca’ Foscari Venezia e del Comitato Scientifico Trieste Next. In precedenza ha ricoperto nel Sistema Confindustria i seguenti incarichi, tra cui Presidente Regionale Piccola Industria Veneto e Vice Presidente Confindustria Veneto con Delega alla Ricerca e Innovazione e alle Politiche Industriali. COVER > Da pag. 8 a 11 Qualità del servizio, rispetto delle regole, attaccamento alla tradizione e passione per il proprio lavoro: con questi valori, oggi alla guida della Chi-Ma c’è una famiglia rappresentata da tre generazioni. Attiva dal 1870 per volontà e impegno della Famiglia Chiari, con i suoi 145 anni di storia la CHIMA Florence S.p.A. è un esempio di come si può realizzare un’attività imprenditoriale con una forte spinta innovativa che consente a ciascuno di loro di saper vedere le cose anche con gli occhi dell’altro seppure di età diversa. ALBERTO BABAN SANITÀ > Da pag. 14 a 17 Sono trascorsi 30 mesi da quando il Legislatore ha iniziato ad introdurre misure urgenti di revisione della spesa pubblica e, nonostante i molteplici dibattiti, gli spunti di riflessione, gli incontri a vario titolo e a vari livelli che si sono susseguiti sul territorio, ciò che nei fatti è rimasto è il taglio lineare della spesa pubblica. Il settore rappresentato da Assosistema, ma più in generale, i settori industriali ed economici connessi alla sanità non sono più in grado di sostenere tutto ciò. È necessario garantire un mercato con condizioni stabili nel tempo, per consolidare l’esistente e migliorare l’attrattività del Paese per gli investimenti. FEDERICO BETTENI Federico Betteni: nato a Milano opera da 20 anni nella filiera dei DPI - Dispositivi di Protezione Individuale. Ha operato per aziende multinazionali quali Ansell e Kimberly Clark, attualmente ricopre il ruolo di Country Manager Italia-Spagna-Portogallo per ATG, innovativa azienda leader nel settore della protezione degli arti superiori. Vanta una lunga esperienza professionale maturata a diretto contatto con le esigenze delle aziende produttive operanti in tutti i settori merceologici oltre che con la distribuzione all’ingrosso e al dettaglio di prodotti antinfortunistici. Dal 2011 ricopre il ruolo di vice presidente con delega al commercio presso la sezione Safety di Assosistema. SICUREZZA SUL LAVORO > Da pag. 20 a 23 Negli ultimi decenni la frequenza delle malattie allergiche in Italia e nel mondo occidentale ha subito un continuo e progressivo aumento. Nel nostro Paese ad oggi a soffrirne sono circa 15 milioni di persone, che fa delle allergie la quarta malattia cronica più diffusa nel nostro Paese. I Dispositivi di Protezione Individuale sono concepiti, sviluppati e realizzati per proteggere gli utilizzatori finali dai rischi residui presenti nelle postazioni di lavoro. Oggi l’offerta di DPI è quanto mai vasta e la scelta è ardua: occorre riconoscere quelli innocui e i requisiti che devono avere per essere sicuri. DONATO CAVALLO Donato Cavallo, avvocato, è Direttore della Centrale di Committenza Sanità di So.Re.Sa. Spa, Società Regionale per la Sanità della Regione Campania. Precedentemente, Cavallo ha conseguito il corso di perfezionamento MASan, Management degli approvvigionamenti in Sanità alla Sda Bocconi School of Management di Milano e svolto numerosi incarichi nel settore sanitario, tra cui quello di Dirigente amministrativo all’Azienda Ospedaliera “Seconda Università di Napoli” e all’Azienda Ospedaliera dei Colli “Monaldi-Cotugno-CTO” di Napoli. Autore di diverse pubblicazioni giuridiche, Cavallo ha svolto anche attività di docenza al Master in “Governo clinico: innovazione tecnologica e gestione del rischio” all’Università degli Studi del Sannio-Benevento e al Master in “Management sanitario, farmaco economia e farmacovigilanza e aspetti gestionali” all’Università degli Studi di Salerno. DOSSIER > Da pag. 24 a 29 Ogni anno, 600 impianti industriali dislocati su tutto il territorio nazionale smaltiscono in discarica volumi importanti di prodotti tessili a fine vita. Si tratta di dispositivi tessili che escono definitivamente dal processo di produzione delle imprese che sterilizzano la biancheria utilizzata dagli ospedali, dagli alberghi e dai ristoranti. Una parte di questi “dispositivi tessili a fine vita” potrebbe essere riutilizzata per altri fini (settori automobilistico, dell’arredamento, della nautica, ecc.). Di tutto ciò e della proposta di Assosistema a favore di una politica industriale fondata sul riciclo dei prodotti tessili se ne parlerà a Roma, il 26 marzo 2015, in occasione del Secondo Convegno Use&Reuse (vedi pag. 4 di questo numero). QUESTO NUMERO Pietro Chirico entra in Chi-Ma nel 1978 come addetto al rapporto con i clienti. In poco tempo diventa Consigliere e in concomitanza con il trasferimento nella sede di Scarperia assume il ruolo di Amministratore Delegato. Sostenitore convinto dell’associazionismo imprenditoriale, è socio storico di ASSOSISTEMA-Confindustria, in cui ha ricoperto diversi ruoli direttivi (Vice Presidente, Consigliere, Presidente Sezione Turismo, Presidente Comitato Mezzogiorno) e di Confindustria Firenze. Pietro Chirico è inoltre fondatore del Consorzio Lavanderie Toscane di cui, a più riprese,ne è stato Presidente. PIETRO CHIRICO ipn illole TURISMO > A pag. 34 Il Decreto Legge n. 83 del 31 maggio 2014, noto come “Decreto cultura”, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 106 del 2014 e relativo a disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo, all’articolo 10 ha previsto disposizioni urgenti per riqualificare e migliorare le strutture ricettive turistico-alberghiere e per favorire l’imprenditorialità nel settore turistico. Urge da parte del Governo l’adozione di misure per regolarizzare e regolamentare il settore turistico in modo da tutelare gli utenti, oltre agli operatori in regola. Patrizia Ferri è il Segretario Generale di Assosistema dal 2008. E’ laureata all’Università La Sapienza di Roma in Sociologia con indirizzo organizzativo, economico e del lavoro. E’, inoltre, rappresentante dell’Italia in ETSA, The European Textile Service Association. Ferri ha maturato importanti esperienze lavorative nell’ambito del sistema pubblico di rappresentanza degli interessi generali dei Comuni, delle Città metropolitane e degli enti di derivazione comunale e nell’ambito del sistema privato di rappresentanza dell’industria. PATRIZIA FERRI IMPRESE > Da pag. 36 a 38 Il problema del debito scaduto e il ritardo di pagamento da parte delle Pubbliche Amministrazioni per il settore rappresentato da Assosistema nel triennio 2009-2011 ha toccato, in alcune Regioni, la punta di 546 giorni di ritardati pagamenti, registrando a livello nazionale una media minima di 174 giorni e una media massima di 314. Oggi fortunatamente il problema sta rientrando. Facciamo il punto sulla situazione con Marco Marchetti, Vice Presidente Assosistema con delega ai ritardati pagamenti e Consigliere d’Amministrazione di Servizi Italia S.p.A. Vice Presidente di Assosistema con delega ai ritardati pagamenti, imprenditore e Consigliere d’amministrazione di Servizi Italia Spa, nonchè Presidente di Assosistema Servizi Srl. A partire dalla metà degli anni Novanta, Marchetti opera all’interno della società Padana Everest S.r.l., di cui è diventato Amministratore Delegato. È amministratore delegato della società Padana Emmedue S.p.A.. Ha carica di Consigliere direttivo della Compagnia delle Opere Nazionale. MARCO MARCHETTI NORMATIVA > A pag. 40 Gli atti normativi di interesse del settore pubblicati in Gazzetta Ufficiale nell’ultimo trimestre. NUMERI > A pag. 41 Vicepresidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani ricopre molte cariche in ambito UE, tra cui quella di membro dell’ Ufficio di presidenza del Parlamento europeo, della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, della Delegazione per le relazioni con la Repubblica federativa del Brasile, della Delegazione per le relazioni con il Mercosur , della Delegazione all’Assemblea parlamentare euro-latinoamericana e di membro sostituto della Commissione per i problemi economici e monetari e della Delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Cile. Nel corso di quindici anni di attività parlamentare, Tajani ha partecipato ai lavori di molte Commissioni (Affari esteri, Affari costituzionali, allora presieduta dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Trasporti e turismo, Pesca, Sicurezza e difesa). Stando agli ultimi dati disponibili dell’Istat relativi al secondo trimestre del 2014, il PIL in Italia registra un’ulteriore diminuzione dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,3% nei confronti del secondo trimestre del 2013. Con previsioni di un recupero, lento, a partire dal 2015, per poi attestarsi su percentuali più performanti nel 2018. EURONEWS> A pag. 46 Notizie sul settore dall’Europa: conferenze internazionali, progetti, iniziative, nuove soluzioni in lingua inglese. ANTONIO TAJANI () 6

[close]

p. 5

COVER CHIMA FLORENCE S.P.A. Socio storico di ASSOSISTEMA-Confindustria, Chima Florence S.p.A. , per il tramite del suo Amministratore Delegato, Pietro Chirico, è da sempre parte attiva nel promuovere iniziative nazionali per lo sviluppo socio-economico del settore. In Chima Florence S.p.A. convivono 3 generazioni, che vivono l’azienda con linguaggi e sensibilità diversi ma con un unico sistema di valori e aspettative. Il vero successo della Chima Florence S.p.A. è il desiderio di distinguersi nel fare le cose buone con una forte spinta innovativa che consente a ciascuno di loro di saper vedere le cose anche con gli occhi dell’altro seppure di età diversa. QUALITÀ DEL SERVIZIO, RISPETTO DELLE REGOLE, ATTACCAMENTO ALLA TRADIZIONE E PASSIONE PER IL PROPRIO LAVORO: CON QUESTI VALORI, OGGI ALLA GUIDA DELLA CHI-MA C’È UNA FAMIGLIA RAPPRESENTATA DA TRE GENERAZIONI. Mario Chiari rileva l’attività dal padre Giuseppe e dà l’attuale nome all’azienda di famiglia nel 1959. Da quel momento Chi-Ma, fra le prime aziende in Italia, inizia l’attività di noleggio biancheria. L’azienda registra immediatamente un significativo incremento della produzione che porta nel 1990 Mario Chiari a trasferire la sede operativa da Castello (quartiere periferico di Firenze) all’attuale stabilimento di Scarperia. Il nuovo impianto produttivo è totalmente concepito dalla lunga esperienza di Mario Chiari. Ancora oggi è fra quelli più all’avanguardia nel settore. Pietro Chirico entra in Chi-Ma nel 1978 come addetto al rapporto con i clienti. In poco tempo diventa Consigliere e in concomitanza con il trasferimento nella sede di Scarperia assume il ruolo di Amministratore Delegato. Sostenitore convinto dell’associazionismo imprenditoriale, è socio storico di ASSOSISTEMA-Confindustria, l’Associazione Nazionale della categoria, in cui ha ricoperto diversi ruoli direttivi (Vice Presidente, Consigliere, Presidente Sezione Turismo, Presidente Comitato Mezzogiorno) e di Confindustria Firenze. Pietro Chirico è fondatore del Consorzio Lavanderie Toscane di cui, a più riprese, ne è stato Presidente. Marco Chiari entra in Chi-Ma nel 2010, dopo essersi diplomato in economia aziendale. Il suo percorso lavorativo inizia dal reparto spedizioni dove, dopo un periodo di osservazione e ambientamento, apporta significativi ed efficaci cambiamenti nell’organizzazione, rendendo il settore fra i più efficienti della filiera produttiva. Nel 2012 entra a far parte del Consiglio di Amministrazione dell’azienda come Consigliere e dal 2014 è componente del Gruppo Giovani Imprenditori di ASSOSISTEMA-Confindustria. La nuova generazione Chi-Ma Florence S.p.A., ha iniziato il proprio percorso aziendale senza “stellette” , partendo dalle aree operative e ruotando nei vari reparti per avere una visione completa dell’intera organizzazione lavorativa. Mario Chiari Presidente CdA Chi-Ma Florence S.p.A. Pietro Chirico AD Chi-Ma Florence S.p.A. 3 GENERAZIONI A CONFRONTO CHIMA Florence S.p.A. è una impresa storica del Mugello, con una forte propensione dinamica verso il futuro. Attiva dal 1870 per volontà e impegno della Famiglia Chiari, con i suoi 145 anni di storia la CHIMA Florence S.p.A. è leader nel settore industriale integrato dei servizi tessili per alberghi, ristoranti e case di cura. I punti di forza di CHIMA Florence S.p.A. sono l’alto know-how nella scelta dei materiali tessili, l'organizzazione dei processi produttivi e la forza lavoro la cui professionalità rappresenta lo zoccolo duro dell’intera filiera. Marco Chiari Resp.le Logistica Chi-Ma Florence S.p.A. Valentina Chirico Addetta al rapporto con i clienti () 8 () 9

[close]

p. 6

Insieme a Marco, le nuove leve sono rappresentate da Valentina Chirico, addetta al rapporto con i clienti e al recupero dei crediti e De Meco Niccolò, addetto al reparto sanificazione. Alle riunioni societarie, indette mensilmente dall’A.D. , oltre al Consiglio d’Amministrazione, vi partecipano i soci e le nuove generazioni. Gli argomenti trattati, e posti all’ordine del giorno, riguardano tutti gli aspetti della vita economica, produttiva e sociale della Chi-Ma Florence S.p.A. Andamento del mercato e suoi possibili sviluppi, investimenti, innovazioni e miglioramenti organizzativi e forza lavoro sono i temi su cui tutti si confrontano e sono chiamati a dare un proprio contributo di pensiero. Ciò affinché ognuno possa essere messo nella condizione di conoscere ogni aspetto che ruota attorno all’azienda. La decisione finale è presa dall’amministratore delegato supportato dal Consiglio d’Amministrazione. E’ stata una lezione speciale per i ragazzi che trascorrendo una giornata in azienda hanno avuto la possibilità di capire le dinamiche di un’impresa, l’amministrazione, il ciclo produttivo, le relazioni con il territorio, il rapporto con i lavoratori, il marketing e la gestione del cliente. Gli studenti, accompagnati dai Professori Fabio Gucci e Paolo Baldini, hanno avuto degli insegnanti speciali come il fondatore della Chima Florence, Mario Chiari, l’A.D. Pietro Chirico, e il nipote Marco Chiari, responsabile della logistica. “La nostra filosofia aziendale è sempre stata quella di mettere a disposizione del mercato le proprie competenze, fondate sull’aggiornamento continuo, sulla ricerca, sull’innovazione delle tecnologie e dei prodotti, tutti valori aggiunti che garantiscono il futuro di un’azienda. La sede della Chi-Ma, inoltre, è stata studiata e realizzata nei minimi dettagli, per essere una struttura all'avanguardia che pone particolare attenzione al rispetto dell'ambiente. E' proprio per questo motivo che le acque di scarico sono trattate da un depuratore a fanghi attivi, con capacità giornaliera di 1400 m3”. LO SCORSO 16 DICEMBRE 2014, NELL’AMBITO DELL’INIZIATIVA PMI DAY, LA CHIMA FLORENCE S.P.A. INSIEME AD ALTRE CENTINAIA DI PICCOLE E MEDIE IMPRESE DI TUTTA ITALIA HA APERTO LE PORTE DEI PROPRI STABILIMENTI ALL’ISTITUTO DI ISTRUZIONE SUPERIORE CHINO CHINI DI BORGO SAN LORENZO, CLASSI 5AE SERVIZI PER LA MANUTENZIONE E L’ASSISTENZA TECNICA E LA 5BCU SERVIZI ENOGASTRONOMICI E OSPITALITÀ ALBERGHIERA, CON L’INTENTO DI OFFRIRE AI RAGAZZI LA POSSIBILITÀ DI INTEGRARE LO STUDIO TEORICO CON L’APPLICAZIONE PRATICA NEI PROCESSI INDUSTRIALI OLTRE A SEGNALARE LE POTENZIALITÀ LAVORATIVE CHE IL SETTORE PUÒ OFFRIRE. QUESTO IL MESSAGGIO CHE LA FAMIGLIA HA VOLUTO TRASFERIRE AI GIOVANI STUDENTI, AFFINCHÉ POSSANO CONTINUARE A CREDERE IN UN FUTURO DOVE IL RISPETTO DELLE REGOLE E LA SENSIBILITÀ AMBIENTALE SIANO PRINCIPI VALORIALI SU CUI PERMEARE LA CULTURA PRODUTTIVA. () 10

[close]

p. 7

Assoc dalleiazioni A COLLOQUIO CON ALBERTO BABAN, PRESIDENTE PICCOLA INDUSTRIA CONFINDUSTRIA PMI, SCOMMETTIAMO SU INTERNAZIONALIZZAZIONE E INNOVAZIONE esempio, il quadro di valutazione annuale “L’Unione dell’Innovazione” – che mette a confronto i risultati ottenuti nella ricerca e nell’innovazione dagli stati membri dell’Ue – nel 2014 ha posto l’Italia tra gli “innovatori moderati” (cioè la penultima categoria, prima di quella dei paesi in ritardo), nonostante una crescita complessiva per la maggior parte degli indicatori. A penalizzarci sono stati quelli sull’occupazione in attività a elevata intensità di conoscenza e quelli sugli investimenti di venture capital. Detto ciò, il paese è molto più effervescente di quel che si pensi. Già al Forum di Napoli riportavamo i dati sulla competitività delle Pmi elaborati dall’Osservatorio SDA Bocconi, in base ai quali oggi possiamo contare su circa 20mila imprese con un fatturato da 5 a 50 milioni di euro e, soprattutto, con i fondamentali a posto; imprese che se adeguatamente stimolate potrebbero attivare il circolo virtuoso dell’innovazione, coinvolgendo una platea di fornitori estremamente più ampia. Da questa e altre valutazioni, abbiamo così elaborato la nostra proposta sulle “Pmi Innovative”, che è stata inserita nel Decreto Legge “Investment Compact” e concede una serie di agevolazioni alle imprese con elevate capacità di R&S. Riguardo l’internazionalizzazione, nonostante un’immagine del Paese non sempre coerente con il proprio valore e la propria storia, il prodotto italiano continua a godere di altissima reputazione ed è da sempre sinonimo di qualità. Dobbiamo consolidare questo patrimonio restando fedeli alla nostra tradizione, ma allo stesso tempo arricchendola con tutto ciò che oggi può offrire l’innovazione tecnologica. Proprio per vincere la scommessa dell’internazionalizzazione, cosa devono cambiare le piccole imprese nella gestione aziendale nell’approccio ai mercati? Gli ultimi dati sul commercio estero sono positivi. L’Istat ha rilevato a dicembre scorso un incremento del 6,3% in valore sull’anno precedente e i mercati più dinamici sono stati quelli europei, in particolare Belgio (+15,7%) e Polonia (+9,9%), con l’aggiunta degli Stati Uniti (+10,2%). Non parlerei di un ritorno al passato, anche perché la Germa- nia – nostro partner storico – ha incrementato gli acquisti Made in Italy di un modesto 1,6%. La Russia, che poteva rappresentare un mercato di sbocco importante per i nostri prodotti, specie quelli di fascia alta, ha registrato un -20% a causa principalmente dell’inasprimento della crisi russo-ucraina. Potremmo concludere che oggi più di ieri i mercati esteri cambiano configurazione velocemente. Alle imprese suggeriamo pertanto di avere una gestione flessibile e molto attenta al cliente, il servizio post vendita, ad esempio, fa spesso la differenza. A questo aggiungerei il anni Confindustria, anche grazie al supporto di Piccola Industria, ha elaborato diversi documenti accompagnando sempre l’analisi delle criticità con un insieme di proposte. L’Italia ha bisogno di affrancarsi da una cultura anti-impresa che nei decenni ha caricato via via le aziende di oneri, adempimenti burocratici e quant’altro, dimenticando che le imprese danno lavoro e producono benessere per i cittadini, le comunità e i territori nei quali operano. Cosa chiediamo alla politica affinché le piccole imprese possano emancipare i propri obiettivi? Il Pmi Day ci accompagna oramai da cinque anni e l’edizione 2014 ha visto per la prima volta aderire anche due associazioni di settore, una delle quali è proprio Assosistema. Colgo l’occasione, a nome di Piccola Industria, per ringraziarvi nuovamente e invitarvi a partecipare anche alla prossima. I numeri dell’ultima edizione – 700 imprese e 30mila fra studenti e insegnanti – confermano che siamo nella giusta direzione, i giovani guardano con rinnovato interesse all’impresa e dobbiamo fare tesoro di questo. Al Biennale, che si terrà il 27 e il 28 marzo a Venezia, vogliamo rac- Presidente Baban, internazionalizzazione e innovazione sono le parole cardine sulle quali intende incentrare le politiche confindustriali a sostegno della crescita economica e culturale delle piccole imprese. Un obiettivo importante, considerato quanto siano radicate le imprese nella tradizione italiana. Da cosa bisogna partire? Occorre, innanzi tutto, avere una visione chiara di come sta evolvendo il nostro sistema produttivo. L’attitudine all’innovazione delle Pmi italiane, infatti, non è ancora pienamente rilevata dalle statistiche, che solitamente assegnano al nostro Paese posizioni di retroguardia: ad fatto di non avere fretta di raccogliere i risultati: internazionalizzare un’azienda – con stabilimenti produttivi, filiali di vendita, uffici o altro – richiede tempo. Una reputazione solida e di partner affidabile non si conquista da un giorno all’altro. Il tessuto produttivo italiano è in gran parte composto da piccole e medie realtà, la cui crescita potrebbe dare un forte impulso allo sviluppo del Paese. Quali sono le limitazioni che oggi, soprattutto, le piccole imprese soffrono? Elencare gli ostacoli che quotidianamente le Pmi devono superare è forse ormai superfluo. Negli ultimi A nostro avviso la politica deve essere un partner piuttosto che un interlocutore a cui chiedere. L’obiettivo comune è tirare fuori il paese da vent’anni di crescita lenta, alla quale si sono aggiunti gli effetti della più grande crisi dal dopoguerra ad oggi. Il Pmi Day e il Biennale di Piccola Industria sono due appuntamenti in cui il rapporto fra territorio, scuola e impresa nel primo caso si intreccia con la nuova geografica economica dell’Ict che richiede aggiornamenti costanti dei processi produttivi. Che tipo di riscontro ha avuto dal PMI Day e cosa si aspetta dal prossimo Biennale? contare cosa potrà diventare l’Italia se saprà alzare lo sguardo, capire cosa sta accadendo in altre parti del mondo e smettere di accontentarsi di uno sviluppo da zero virgola. Con Piccola Industria siamo reduci da una visita al Ces di Las Vegas (International Consumer Electronics Show, ndr); quello che oggi consentono le nuove tecnologie (micro e nanoelettronica, fotonica, biotecnologie, etc) e che abbiamo potuto constatare di persona, è straordinario, soprattutto in previsione dei nuovi bisogni che esprimeremo come società, penso all’healthcare prima di tutto. Vogliamo, forse, perdere questo treno? () 12 () 13

[close]

p. 8

SANITÀ SERVIZI SANITARI INTEGRATI L’ISFOL ha pubblicato gli esiti di un’indagine sulle professioni a maggior crescita occupazionale. Le prime dieci professioni determinano il 70% delle nuove posizioni occupazionali per il 2015. Tra queste il personale ai servizi di igiene e pulizia, segreteria, addetti alla ristorazione, vendite all’ingrosso e personale ad elevata specializzazione. 70% PERSONALE AI SERVIZI DI IGIENE E PULIZIA, SEGRETERIA, ADDETTI ALLA RISTORAZIONE, VENDITE ALL’INGROSSO E PERSONALE AD ELEVATA SPECIALIZZAZIONE. Qual è, concretamente, il bacino di sbocco di tali figure? Il nostro settore dove vi sono un eccesso di capacità produttiva e un conseguente sottoutilizzo della forza lavoro disponibile non sarà interessato da tale fenomeno . A meno che non vi siano a stretto giro cambiamenti sconvolgenti. Ecco il perché. GEOGRAFIA ECONOMICA DEL SETTORE SERVIZI SANITARI INTEGRATI 3 4 8 14 20 aziende internazionali aziende nazionali aziende interregionali aziende regionali aziende locali Sono trascorsi 30 mesi da quando il legislatore nazionale con il D. L n. 95 conv. in legge n. 135 ha iniziato ad introdurre misure “urgenti” di revisione della spesa sanitaria pubblica per “garantire il rispetto degli obblighi comunitari e la realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica, l’efficienza nell’uso delle risorse destinate al settore sanitario e l’appropriatezza nell’erogazione delle prestazioni sanitarie”. L’intervento andava a sommarsi alle due precedenti manovre di cui al D.L. 78/2010 e al D.L. 98/2011. Da quel momento in poi, con le leggi di stabilità del 2013 e del 2014, si è ancora intervenuti prevedendo tagli alla spesa sanitaria pubblica fino al 2017. Per un totale, a regime, di circa 37 miliardi di euro. Il 6,9%, in media, del PIL nazionale nominale. Percentuale che dovrebbe attestarsi su tale valore fino a tutto il 2018 (Previsioni MEF 2014). FINO AL 2009, IL SETTORE HA REGISTRATO UN TREND DI CRESCITA DEL 3% E UN INCREMENTO DELL’OCCUPAZIONE DEL 9% DI CUI HA BENEFICIATO IL SISTEMA PAESE. DAL 2009 AD OGGI ANCHE LE IMPRESE PIÙ STRUTTURATE, SONO STATE COSTRETTE A RIORGANIZZARE IL PROPRIO EQUILIBRIO PRODUTTIVO PER COMPENSARE LA PERDITA DEL 10% DELLE PERFORMANCE ECONOMICHE. La Legge di stabilità del 2015, ha rinviato alle Regioni la responsabilità di un recupero di 2 miliardi di euro netti. Per dimensioni (75% circa della spesa complessiva), il primo candidato è la sanità, dove, senza dubbio, sono possibili risparmi di natura discrezionale e cioè focalizzati al recupero delle inefficienze e all’eliminazione degli sprechi. SERVIZI PER LA GARANZIA DI SICUREZZA IGIENICA DEI DISPOSITIVI TESSILI E CHIRURGICI PER OSPEDALI, COMUNITÀ, CASE DI CURA . UN COMPARTO CHE VALE 4 MLD DI EURO E CONTA 3 5 . 0 0 0 L AV O R AT O R I . I L 9 3 % A T E M P O INDETERMINATO E IL 65% DONNE. CON UNA MEDIA OCCUPAZIONALE DI 26 ADDETTI, È IL 5° POSTO FRA I 24 SETTORI RILEVATI DALL’ISTAT. () 14 () 15

[close]

p. 9

In un primo momento, le Regioni ritenevano inammissibili i tagli e osservavano che sarebbero state costrette a ridurre i servizi (sanità e trasporto locale) o, in alternativa, ad aumentare l’Irap e l’addizionale Irpef. Oggi, sembra che abbiano cambiato idea. Dopo aver rinunciato al finanziamento di 2 mld di euro da parte dello Stato, le Regioni si trovano sul tavolo i 4 miliardi di tagli previsti dalla Stabilità 2015 per il comparto regionale. Ancora una volta, l’orientamento è quello di pescare in Sanità: taglio alla spesa per beni, servizi e farmaci. 1.168 miliardi di euro è l’obiettivo di risparmio per beni e servizi . Il taglio complessivo alla sanità raggiungerebbe 2,450 miliardi di euro attraverso un emendamento alla legge di stabilità che individui misure di razionalizzazione ed efficientamento della spesa sanitaria per beni e servizi compresi i dispositivi medici, il rafforzamento dei sistemi di monitoraggio del regolamento sugli standard ospedaliero e all’effettiva attuazione dei prezzi di riferimento che sono in corso di elaborazione da parte dell’ANAC. Contemporaneamente, il Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, ha presentato una proposta di legge sulla concorrenza (liberalizzazioni) in cui è previsto l’abbassamento del 15% della soglia oltre la quale la differenza di prezzo per un bene sanitario rispetto a quelli di riferimento (compresi dispositivi medici e farmaci ospedalieri) può giustificare la rinegoziazione dei contratti di acquisto da parte delle Asl e in caso di mancato accordo la recessione dallo stesso. Non più del 20%, quindi, ma del 5% sarà il range entro cui può oscillare il prezzo rispetto a quello ANAC. E’ impensabile continuare con le stesse modalità di intervento con cui si è proceduto finora. Le Regioni devono dimostrare di essere in grado di recuperare le inefficienze attraverso una riorganizzazione dei processi di acquisto e l’adeguamento dell’offerta sanitaria alle evoluzioni della domanda di beni e servizi da parte della collettività. Le Regioni dovranno prioritariamente valutare: 1) in quale misura gli interventi finora previsti dal Governo al fine di rimuovere le difficoltà e le rigidità, che da lungo tempo incidono negativamente sulla crescita del Paese, possano concorrere al percorso di riequilibrio; 2) l’adeguatezza della “strumentazione” di politica economica a muovere in direzione di una riqualificazione, oltre che di un tendenziale contenimento della spesa. E al riguardo, si dovrà (con onestà intellettuale) verificare se i contenimenti provengano o meno da incrementi di efficienza. In caso negativo, gli effetti risulterebbero ambigui. Risparmi odierni potrebbero trasformarsi in maggiori costi in futuro. 2013 LE PROPOSTE ASSOSISTEMA www.assosistema.it NEL 2013 LE SPESE PER I SERVIZI SANITARI E NON SANITARI SONO AUMENTATI NEL COMPLESSO DI CIRCA L’1% RISPETTO AL 2012. UN RISULTATO CHE DERIVA DALLA CRESCITA DELLA SPESA PER SERVIZI SANITARI E DI UNA FORTE FLESSIONE DI QUELLI NON SANITARI (-7,7%), DI CUI IL 2,4% NEI SERVIZI NON SANITARI APPALTATI (LAVANDERIA, PULIZIA, MENSA, RISCALDAMENTO, ECC.). NEL SETTORE DEI BENI E SERVIZI, CHE HA INCISO NEL 2011 PER IL 31,5% SULLA SPESA SANITARIA, CIRCA IL 13,27% RIGUARDA L’ACQUISTO DI SERVIZI NON SANITARI (LAVANDERIA, PULIZIA, MENSA, RISCALDAMENTO, ELABORAZIONE DATI, TRASPORTI NON SANITARI, ECC.) CORRISPONDENTI A 123,49 EURO DI SPESA PROCAPITE, DI CUI SOLO 8,83 EURO RIGUARDANO IL “SERVIZIO DI LAVANDERIA”. 1.168 miliardi che secondo le Regioni possono essere ancora recuperati tra prezzi di riferimento, regolamento ospedaliero, riduzione del tetto dei disositivi medici dal 4,4 al 4%, monitoraggio Anac e Consip sulla tenuta dei prezzi riferimento Foto in alto: Sergio Chiamparino Presidente Regione Piemonte e Conferenza delle Regioni Foto sotto: Federica Guidi Ministro dello Sviluppo Economico La riduzione di spesa più consistente si è verificata nell’anno 2012, quando la spesa si è assestata su 109,6 miliardi, un valore inferiore di ben 4 miliardi rispetto a quello previsto dopo la Spending Review del decreto legge 95/12. Il risultato è l’effetto di un insieme di provvedimenti regionali di riduzione della spesa (e di rilevazioni contabili) che sono andati ben al di là di quanto richiesto dalle manovre governative, con l’obiettivo di evitare finanziamenti integrativi a carico del bilancio regionale. Un risultato che contribuisce a migliorare i saldi di finanza pubblica, ma che nasconde una preoccupante riduzione dell’offerta di servizi. TRASPARENZA E LEGALITÀ IL SISTEMA SALUTE COME UNICA FILIERA PRODUTTIVA, ECONOMICA ED OCCUPAZIONALE EFFICIENZA E SOSTENIBILITÀ FINANZIARIA DEL SISTEMA SALUTE: a) i costi standard b) Idonea progettazione della gara c) Bando tipo nazionale d) prezzo a capo e non a degenza e) Edilizia sanitaria Migliore regolamentazione del Project Financing f) Nuova direttiva appalti pubblici g) Il Patto per la Salute Sono trascorsi 30 mesi dall’incipit di revisione della spesa pubblica e, nonostante i molteplici dibattiti, gli spunti di riflessione, gli incontri a vario titolo e a vari livelli che si sono susseguiti sul territorio, ciò che nei fatti è rimasto è il taglio lineare della spesa pubblica. Il nostro settore, ma più in generale i settori industriali ed economici connessi alla sanità non sono più in grado di sostenere tutto ciò. È necessario garantire un mercato con condizioni stabili nel tempo, per consolidare l’esistente e migliorare l’attrattività del Paese per gli investimenti. Infine, occorre investire nella qualificazione degli operatori tutti. La formazione e la sensibilizzazione degli operatori sanitari alla cura nell’utilizzo e nella raccolta – nel nostro caso - dei dispositivi tessili e medici utilizzati. I prodotti che forniamo alle strutture ospedaliere rappresentano un bene importante sia per le imprese fornitrici sia per le stesse strutture ospedaliere. Ed hanno un costo. Il rispetto del lavoro altrui e la cura delle cose garantisce una lunga durata dei prodotti ed una buona organizzazione del lavoro, riduzione degli sprechi e delle inefficienze. L’assenza di una politica industriale di più ampio respiro, associata ad una politica economica basata su “tagli lineari”, ha determinato un comportamento schizofrenico anziché una programmazione razionale delle risorse. L’effetto “combinato” delle decisioni deliberate dal Parlamento nazionale e delle manovre correttive attuate dalle Regioni (sia in piano di rientro che non), hanno generato riduzioni di spesa nettamente superiori a quelle stimate nelle previsioni tendenziali (leggi di stabilità 2013) e alle corrispondenti riduzioni di finanziamento decise con la “Spending review” (legge n. 135/2012), riducendo di circa il 68%, nello scorso quadriennio, la quota di spesa non coperta dal finanziamento cui concorre lo Stato al SSN. Nel 2010 la “forbice” tra finanziamento statale e spesa complessiva è stata di circa 7 miliardi, nel triennio 2011/13 si ridimensiona, fino a ridursi, nel 2014 a 2,2 miliardi. () 16 () 17

[close]

p. 10

AZIENDE RICONDIZIONAMENTO INTERNO DEI DISPOSITIVI VS DALLE OUTSOURCING: VALUTAZIONE COMPARATIVA DEI COSTI Tanini T. (Scuola di Specializzazione Igiene e Medicina Preventiva, Firenze); Carucci E^, (^Medico Direzione Sanitaria, Casa di Cura Villa Fiorita, Prato) Forgeschi G^ (^Direttore Sanitario e Clinical Risk Manager, Casa di Cura Villa Fiorita, Prato) Villa Fiorita è una Casa di Cura di Prato, accreditata e convenzionata con la ASL 4, con 113 posti letto, di cui 81 ad indirizzo chirurgico; ha 4 sale operatorie ed 1 ambulatorio protetto per la chirurgia ambulatoriale. Le discipline accreditate sono: chirurgia generale, ortopedia, otorinolaringoiatria, ginecologia ed urologia. Tra la Casa di Cura e la ASL 4 di Prato sono in atto accordi per le attività di riabilitazione funzionale, day surgery, bassa intensità di cure post-acute e radioterapia. A “Villa Fiorita”, c’è il reparto di Recupero e Rieducazione Funzionale della ASL 4, con 32 posti letto e da settembre 2013 è attivo il modulo sperimentale di cure subacute a bassa intensità (cure intermedie) e sono effettuati interventi chirurgici in day surgery per ginecologia, ortopedia e oculistica. Nel 2013, 7.712 sono stati i ricoveri in regime ordinario, di Day Surgery e di Chirurgia Ambulatoriale. La Regione Toscana ha rinnovato l’accreditamento istituzionaleiii della Casa di Cura dopo la verifica dei requisiti effettuata dal gruppo regionale nel mese di Ottobre 2013. A fine 2012 la Direzione, visto l’incremento di attività, si è trovata a dover scegliere fra riqualificazione dei locali di sterilizzazione dei comparti operatori di Presidio o terziarizzazione del processo di sterilizzazione. Da una valutazione interna, è emerso che l’esternalizzazione consente un aumento del livello di specializzazione, del know how, la condivisione della responsabilità, la tracciabilità certificata delle fasi del processo e la maggiore flessibilità nell’organizzazione e ridistribuzione delle risorse umaneiiiivv. In tale contesto, l’outsourcing è un servizio globale e non una semplice fornitura di prodotto, determinando numerosi vantaggi per la Struttura, quali l’adeguamento della dotazione, la fornitura di set procedurali sterili marcati CE, la gestione dei locali abbinati ai comparti operatori, il reintegro e la manutenzione dello strumentario, l’assistenza tecnica con Specialist di prodotto, modifiche di implementazione dei set procedurali secondo le esigenze e la flessibilità del «pay per use». Il percorso decisionale è stato supportato da uno studio di fattibilità vi dove l’analisi e stata focalizzata sulla comparazione dei costi tra gestione interna e outsourcing prendendo come riferimento “ l’ u n i t à d i ste r i l i z z a z i o n e ” ( contenitore con fo r m a d i p a r a l l e l e p i p e d o d i d i m e n s i o n i : 30cmx60cmx30cm(HxLxP) o altra modalità di confezionamento equivalente per volume a 54 litrivii. L’adeguamento del processo di sterilizzazione “a gestione interna”, ha considerato i seguenti costi: struttura ed impiantistica dei locali di sterilizzazione. Il costo al metro2 stimato è un valore fra il costo al metro2 indicato dalla letteratura ed il costo al metro2 da capitolato tecnico con ammortamento civilistico a 10 anni; acquisto di nuove attrezzature per i locali di sterilizzazione idonee a sostenere i volumi di attività della struttura: sterilizzatrici a gas plasma, autoclavi a vapore, termochemiodisinfettori e apparecchiature di complemento come ultrasuoni e termosigillatrice. Il costo si è basato sui preventivi di acquisto con ammortamento secondo aliquote fiscali; acquisto di un software ad hoc per la tracciabilità del processo inclusi assistenza, manutenzione e formazione del personale, con ammortamento a 5 anni. La normativa sulla tracciabilità dei dispositivi stabilisce che il fabbricante/fornitore di un prodotto sterile deve fornire documentazione comprovante che i dispostivi sono stati sterilizzati con un processo convalidato, che garantisce il raggiungimento della sterilitàviiiix adeguamento, reintegro e manutenzione della dotazione di strumentario chirurgico. La Casa di Cura ha elevati volumi di attività chirurgica. Un inventario dello strumentario, per la catalogazione in base al grado di usura e per basare le politiche di acquisto su criteri di priorità, è indispensabile. Come pure è necessario considerare il reintegro di strumentario perso o danneggiato e/o il suo adeguamento alle richieste degli Specialisti per nuove tecniche operatorie. La stima dei costi per l’adeguamento, il reintegro e la manutenzione dello strumentario chirurgico è stata effettuata sulla base dei dati di spesa degli ultimi due anni. manutenzione e convalida delle attrezzature basati sulla spesa storica e sui costi di adeguamento alla normativa vigentexxi; materiale di consumo su dati di bilancio 2012 per: decontaminanti e detergenti, cartucce per sterilizzatrice a gas plasma, buste per confezionamento, nastri indicatori, nastri per stampanti, indicatori biologici, prove biologiche per autoclave, filtri per container, sigilli per container, indicatori chimici e test Bowie Dick; di conduzione, unica voce non stimata su dati reali, in quanto i contatori della Struttura sono in comune con quelli dei blocchi operatori e, quindi, non è stato possibile scomputare le spese sostenute per le utenze ricon- ducibili al solo processo di sterilizzazione. E’ stata considerata, ad unità di sterilizzazione, la spesa per energia elettrica ed acqua riferita ad uno stabilimento produttivo specializzato nel ricondizionamento di dispositivi. A questa sono stati aggiunti i costi per lo smaltimento dei rifiuti speciali, l’acquisto di dispositivi di protezione individuali (DPI) e la sanificazione dei locali di sterilizzazione abbinati ai comparti operatori. personale, prevedendo almeno un infermiere associato ad altre unità di supporto (es. OSS), in rispetto alla normativa che definisce i requisiti minimi organizzativi del servizio di sterilizzazione.xii; oneri finanziari, come tasso di interesse applicato al mutuo stipulato per supportare gli investimenti effettuati. La somma dei capitoli di spesa sopra riportati evidenzia un costo annuo del processo di sterilizzazione gestito internamente che cresce dal primo anno e per gli anni successivi. Infatti, dal 2° anno aumenta la spesa per il reintegro, l’adeguamento e la manutenzione dello strumentario e per gli ammortamenti fiscali. A conclusione dello studio di fattibilità, concentrato sul calcolo delle spese da sostenere per la gestione interna del processo di sterilizzazione, sono state calcolate le unità di sterilizzazione processate, nel 2012 per 7.300 interventi e nel 2013 per 7.000, stimando la media del numero di cicli giornalieri con le attrezzature dedicate alla sterilizzazione. A questo punto è stato possibile effettuare una valutazione economica comparando il costo medio per unità di sterilizzazione processata internamente rispetto al costo medio per unità di sterilizzazione processata in outsourcing; tale costo per entrambe le modalità di gestione del processo di sterilizzazione, deriva dal rapporto tra le spese totali sostenute e il numero di unità di sterilizzazione processate. Considerando l’anno 2012, il confronto mostra per la Struttura un vantaggio economico dell’+8% nella gestione interna della sterilizzazione. Vantaggio che a partire dal secondo anno decresce registrando un -13% a fronte di un risparmio per la Struttura nell’outsourcing. La proiezione dei costi ha confermato pertanto l’ipotesi di una possibile convenienza economica che si manifesta già dopo il primo anno di gestione in outsourcing. Alla positiva valutazione economica si aggiunge l’evidente vantaggio legato al rispetto e al monitoraggio della gestione del rischio clinico, in termini di completa tracciabilità del processo, pienamente conforme alle norme e regolamenti, e garante della piena sicurezza per il paziente. BIBLIOGRAFIA i L.R. 5 agosto 2009, n. 51 / ii Regolamento di attuazione della legge regionale 5 agosto 2009, n. 51 / iii Il libro bianco sulla sterilizzazione in Italia, Paladino G, pg. 67-68 La Gestione centralizzata della Centrale di Sterilizzazione, Valutare l’opportunità del cambiamento attraverso l’analisi delle performance operative ed economiche; Sala Lorenzo v I diversi modelli di esternalizzazione del servizio di sterlizzazione dei ferri chirurgici: dal servizio misto al servizio chiavi in mano; Giuseppe Paladino; Lucca 22 – 23 Giugno 2005 vi A decision-support tool for outsourcing the reprocessing service of surgical instruments: a preliminary model; Chiara Paltriccia, Lorenzo Tiacci, Massimiliano Brilli; XIX SUMMER SCHOOL ‘Francesco Turco’ Senigallia 2014, September 9-12 vii UNI EN 285, pag. 9 al punto 3.32, Settembre 2009 / viii UNI EN ISO 13485 punto 7.5.3 / ix UNI EN 556-1 x UNI/TR 11408 del marzo 2011 punto 20 “manutenzione delle apparecchiature e dei DM / xi UNI/TR 11408 punto 22 “convalide” xii Decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1997, pubblicato nel Supplemento Ordinario n. 37 alla Gazzetta Ufficiale n. 42 del 20 febbraio 1997 iv () 18

[close]

p. 11

SICUREZZA SUL LAVORO seri, tali da aver bisogno di cure mediche. Un terzo di questi (1.500.000 persone) soffrono di dermatite eczematosa. Da non trascurare la Dermatite da Contatto Allergica (DAC) che e stimata presente sul 10% della popolazione italiana. Con l’incremento delle importazioni di prodotti dall’Asia, di pari passo, sono cresciute anche le visite e le terapie dermatologiche. Circa il 30% dei pazienti che ricorrono a visita medica, denunciano problemi di tipo dermatologico, ma si tratta di un dato sottostimato: molte persone non prendono alcun provvedimento in caso di dermatite o si curano da se ́ con prodotti da banco o tramite rimedi casalinghi, quindi senza ricorrere al supporto di uno specialista. LE MALATTIE DERMATOLOGICHE RAPPRESENTANO UN COSTO PER LA COLLETTIVITÀ ANCHE PERCHÉ SPESSO INDUCONO L’AMMALATO AD ASTENERSI DAL LAVORO (LE DAC SONO TRA LE PRIME CAUSE DI ASSENZA), INOLTRE GENERANO PROBLEMI DI NATURA PSICOLOGICA. L’ORIGINE DELLE DAC E RICONDUCIBILE AL CONTATTO CON: • PRODOTTI TESSILI E CALZATURE (PER IL TEMPO LIBERO E DA LAVORO); • METALLI (IN PARTICOLARE NICHEL); • SOSTANZE USATE NELL’INDUSTRIA (LUBRIFICANTI, LIQUIDI DI CONTRASTO, VERNICI, SOLVENTI, ECC.); • DETERGENTI AGGRESSIVI (SAPONI, SHAMPOO, DETERSIVI, DETERGENTI E AMMORBIDENTI); • PROFUMI E COSMETICI; • LATTICE DI GOMMA NATURALE; • FARMACI. Le segnalazioni dei problemi di salute legati al settore tessile-abbigliamento provengono perlopiù dai medici (dermatologi, medici di base, medici del lavoro, pediatri), dalle associazioni dei consumatori, dagli enti deputati al controllo del mercato (NAS, Guardia di finanza, dogane, ASL, ecc.), dalla stampa e, recentemente anche dai blog. Per i prodotti di largo consumo l’Unione Europea si è strutturata creando il RAPEX, un sistema di allerta rapida, di scambio e di condivisione delle informazioni nel quale, settimanalmente, confluiscono tutte le segnalazioni relative ai prodotti esaminati e rilevati non essere conformi, quindi in grado di compromettere la salute e la sicurezza dei consumatori europei. Segnalazioni che provengono dai 31 paesi che partecipano al progetto RAPEX e riportano sia i dettagli per identificare i prodotti, sia le misure adottate per eliminare il rischio. Ricordiamo che la marcatura CE, apposta sui prodotti destinati ai mercati dell’Unione Europea, e ` il mezzo con il quale il pro- Per quanto riguarda i prodotti tessili, ormai da qualche tempo, l’Europa si è dotata di leggi che ne regolano diversi aspetti, tra queste le principali sono: • Codice del Consumo (DL 206 del 2005): prodotti pericolosi; • Marchio “CE”: funzioni protettive particolari (DPI - dispositivi di protezione individuale, DM - dispositivi medici, giocattoli, comportamento al fuoco, ecc.); • REACH:rischio chimico; MALATTIE ALLERGICHE E DPI. FARE LA SCELTA SICURA Negli ultimi decenni la frequenza delle malattie allergiche in Italia e nel mondo occidentale ha subito un continuo e progressivo aumento, dando luogo a quella che può essere definita una vera e propria “pandemia” delle allergie. A oggi a soffrirne sono circa 15 milioni di italiani, dato che fa delle allergie la quarta malattia cronica più diffusa nel nostro Paese. Inoltre, si può ipotizzare che in Italia siano almeno 4 milioni le persone che hanno problemi cutanei duttore dichiara la conformità di un prodotto alle Direttive e ai Regolamenti comunitari che ne stabiliscono i requisiti essenziali e specifici. Per valutare la conformità si ricorre alle Norme Tecniche (UNI, CEN, ISO, Ecolabel, ecc.). Certo è che sempre più spesso si rilevano prodotti che riportano il marchio CE contraffatto il cui significato è riconducibile a “China Export” in luogo di conformità ai requisiti di salute e sicurezza. Il Regolamento REACH è nato nel 2006 per offrire una risposta concreta alla presenza di tante sostanze chimiche (oltre () 20 () 21

[close]

p. 12

150.000) di cui si ignorava quasi tutto, in particolare erano sconosciuti gli effetti sull’uomo e sull’ambiente. Effetti, spesso complessi, che hanno costi sociali enormi. Gli elementi essenziali del REACH sono: • Onere della prova (inversione): dalle Autorità Pubbliche all’Industria; • Registrazione: chi produce/importa una sostanza in quantità>1 ton./anno ha l’obbligo di “registrarla” presso l’Agenzia Europea per la Chimica (ECHA); • Valutazione: le Autorità degli Stati Membri sotto il coordinamento dell’ECHA valutano le informazioni fornite dalle Industrie; • Autorizzazione e Restrizione: all’uso di sostanze con particolari proprietà pericolose per la salute umana e/o l’ambiente. (gliutilizzatori a valle) sufficienti a consentire la sicurezza d’uso del guanto (DPI) stesso, mediante una valutazione di idoneità. Oltre ai residui di Cromo-VI notoriamente presenti nei guanti di pelle, alcune tipologie di guanti sintetici (quelli rivestiti in PU [poliuretano]) possono presentare residui di sostanze chimiche utilizzate durante i processi di fabbricazione, tra queste la DMF (Dimetil-formammide), una sostanza SVHC. Eccezion fatta per la Germania che, in maniera cautelativa ha stabilito un limite restrittivo per la DMF nei guanti(10ppm), dato che ad oggi non esistono studi specifici, nel resto d'Europa ci si avvale di quanto indicato dal REACH (max. 1000 ppm = 0,1% p/p). Ai posteri giudicare chi ha operato tutelando al meglio gli utilizzatori dei DPI. Quanto citato per i guanti vale anche per qualsiasi altra tipologia di DPI, dalle calzature di sicurezza all’abbigliamento da lavoro. 3 TRE SONO GLI AMBITI DI APPLICAZIONE DEL REGOLAMENTO: LE SOSTANZE CHIMICHE, LE MISCELE E GLI ARTICOLI. Per articolo si intende“un oggetto a cui sono dati durante la produzione una forma, una superficie o un disegno particolari che ne determinano la funzione in misura maggiore della sua composizione chimica”.Pertanto, tutti i DPI sono da ritenersi “articoli” ai fini del REACH. IL FABBRICANTE E/O L’IMPORTATORE DI UN DPI (ARTICOLO) DEVE PRESENTARE UNA NOTIFICA ALL’ECHA PER OGNI SOSTANZA CONTENUTA NEGLI ARTICOLI SE VALGONO TUTTE LE SEGUENTI CONDIZIONI: • la sostanza è soggetta ad autorizzazione (allegato XIV); • la sostanza è contenuta in tali articoli in quantitativi complessivamente >1 ton./anno per produttore o importatore; • la sostanza è contenuta in tali articoli in concentrazione superiore allo 0,1 % in peso/peso. Diverse sono le condizioni competitive ai fini del REACH tra produttori europei (vincoli e costi), produttori non europei (esenti) e importatori di articoli (pressoché esenti); al momento con le disposizioni in vigore per gli articoli non si è ancora riusciti ad assicurare una parità di condizioni competitive tra le varie imprese, quindi nemmeno la salute e la sicurezza dei consumatori. Sono ancora troppo poche le sostanze SVHCsoggette a restrizione (allegato XVII) e non è stato definito un sistema di controlli efficace e capillare che consenta una verifica dell’enormità di articoli importati di provenienza extra-UE. Ricordiamo che i DPI sono concepiti, sviluppati e realizzati per proteggere gli utilizzatori finali dai rischi residui presenti nelle postazioni di lavoro, rischi che non possono essere eliminati in altro modo, pertanto si ricorre all’uso dei DPI stessi che devono essere innocui. Consideriamo il caso dei guanti da lavoro, che per loro natura sono il DPI con la maggior superficie a diretto contatto con il derma: la norma tecnica EN420 dedica il punto 4.3 all’innocuità. Nello specifico fa riferimento al pH dei guanti, al contenuto di Cromo-VI e alle proteine del lattice di gomma naturale; trattandosi di una norma redatta a fine anni 90 e aggiornata nel tempo, potrà solo essere generica, infatti non sono presenti riferimenti alla direttiva REACH. Ma non è necessario che lo siano: è responsabilità del fabbricante (produttore) o dell’importatore di un guanto (DPI/articolo) segnalare nella nota informativa del medesimo se questo contiene SVHC in concentrazione superiore allo 0,1% in peso/peso; il fornitore (distributore) ha l’obbligo di fornire informazioni ai destinatari del guanto Al fine di tutelarsi il datore di lavoro (TU 81/08), ma anche le figure delegate in particolare se hanno potere di spesa, deve sincerarsi con i propri fornitori che i DPI acquistati e distribuiti alle maestranze siano innocui e che rispondano ai requisiti del Regolamento REACH. Come? Vale l’inversione dell’onere della prova. All’atto pratico si consiglia di diffidare di auto-certificazioni rilasciate per l’occasione dal fornitore, preferendo a queste delle attestazioni rilasciate da organizzazioni terze e indipendenti, che effettuano audit periodici negli stabilimenti di produzione quali, ad esempio, Oeko-Tex (ente certificatore internazionale dell’industria tessile) o SkinHealthAlliance (accreditamento dermatologico professionale), oppure affidan- dosi a DPI che siano realizzati in Italia e/o Europa, la cui filiera è facilmente rintracciabile. Oggi l’offerta di DPI è quanto mai vasta e la scelta è ardua: da un lato soluzioni di qualità spesso associate a un marchio rinomato, dall’altro prodotti dai prezzi allettanti la cui provenienza dovrebbe far sorgere dubbi sia sulla loro innocuità, sia sulle condizioni di lavoro delle persone che li producono ma anche sull’impatto ambientale generatoe, non ultimo, sulla reale efficacia protettiva offerta (protezione e comfort) ai destinatari finali a cui i DPI sono stati prescritti. In fin dei conti il costo in uso è e rimane l’unico criterio fondamentale, il perno per una corretta e obiettiva valutazione di qualsiasi prodotto o soluzione, inclusi i DPI. Federico Betteni, Country Manager Italia-Spagna-Portogallo per ATG e Vice Presidente di Assosistema Safety Numerose statistiche e diverse esperienze hanno ampiamente dimostrato che investire in DPI di qualità conviene sempre. Il grado di protezione offerto da un DPI di qualità è sempre costante, il DPI stesso oltre ad essere innocuo è anche decisamente più confortevole: questo genera molteplici vantaggi, viene sempre indossato quando ne è previsto l’utilizzo e, grazie alla migliore ergonomia, riduce l’affaticamento e lo stress con benefici sia per l’utilizzatore che per l’azienda. () 22 () 23

[close]

p. 13

In tale Programma nazionale gli obiettivi di riduzione dei rifiuti, da raggiungere al 2020, sono indicati in maniera generica. In modo più puntuale, essi saranno individuati con un ulteriore Decreto nella cui stesura è prevista una sinergia con le Regioni ed i Comuni. A I G E T STRA O R E Z RIFIUTI (zero waste) IL 28 GENNAIO 2015 È STATA PRESENTATA AL PARLAMENTO LA PROPOSTA DI LEGGE D’INIZIATIVA POPOLARE “RIFIUTI ZERO: PER UNA VERA SOCIETÀ SOSTENIBILE” CON L’OBIETTIVO DI RICONDURRE, TRAMITE L'ELIMINAZIONE DEGLI SPRECHI E IL PERSEGUIMENTO DI UNA "STRATEGIA RIFIUTI ZERO (ZERO WASTE)", IL CICLO DI PRODUZIONE E CONSUMO ALL'INTERNO DEI LIMITI DELLE RISORSE DEL PIANETA. LA STRATEGIA RIFIUTI ZERO PREVEDE: (1) la massimizzazione della riduzione (della produzione) dei rifiuti, del riuso dei prodotti e dei componenti di prodotti e del riciclaggio; (2) la minimizzazione del recupero di materia diverso dal riuso e dal riciclaggio, dello smaltimento e del recupero di energia in modo che il volume di rifiuti così trattati/smaltiti tenda ad annullarsi nel 2020. (3) attività di ricerca sul rifiuto residuale secco ai fini della riprogettazione industriale di beni e di prodotti totalmente decostruibili e riciclabili. Gli obiettivi della proposta di legge corrispondono a quelli perseguiti dal pacchetto di misure adottato dalla Commissione europea nel luglio scorso sull’economia circolare, al cui interno in particolare è contenuta la comunicazione “Verso un’economia circolare: un programma a zero rifiuti per l’Europa” (COM(2014)398), su cui la Commissione Ambiente del Senato ha approvato, nella seduta del 19 novembre 2014, la risoluzione Doc. XVIII, n. 80. Sulla finalità di prevenzione della produzione dei rifiuti è inoltre incentrato il Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti approvato con il D.M. Ambiente 7 ottobre 2013, che attua l’art. 180, comma 1-bis, del cd. Codice dell’ambiente (D.Lgs. 152/2006), a sua volta attuativo dell’art. 29 della direttiva quadro sui rifiuti n. 2008/98/CE. Anche la Cassa depositi e prestiti è intervenuta al riguardo, pubblicando nel 2014 il Rapporto ”Obiettivo discarica zero” in cui sono analizzati il quadro normativo e regolamentare del settore, le caratteristiche strutturali delle aziende di igiene ambientale e la loro performance economico-finanziaria attraverso l’analisi dei bilanci dell’ultimo decennio. Il Rapporto affronta anche l’ampio tema dei costi e delle risorse a disposizione del settore per la gestione del servizio, nonché le difficoltà per l’Italia di attrarre capitali per realizzare gli impianti necessari a colmare il gap con gli altri Paesi europei, in termini sia quantitativi (nuovi impianti), sia qualitativi (ammodernamento dell’esistente). Secondo i dati ISPRA, nel 2013 la produzione nazionale dei rifiuti urbani è stata di circa 29,6 milioni di tonnellate, mentre per i rifiuti speciali si parla di 135 milioni di tonnellate contro un volume di poco superiore agli 80 milioni di tonnellate che si registrava nell’anno 2000. La raccolta differenziata rappresenta il 42,3% della produzione nazionale con forti differenze nelle performance regionali: 54,4% per le regioni settentrionali, 36,3% per quelle del Centro e 28,9% per le regioni del Mezzogiorno. a) la riduzione della produzione dei rifiuti, sulla raccolta differenziata domiciliare spinta, sulla tariffa puntuale che responsabilizzi l’utente, sul riuso dei beni a fine vita, sul riciclo dei materiali differenziati, sul recupero massimo di materia anche dai rifiuti residuali, sulla riduzione della loro pericolosità, la riprogettazione dei materiali in vista di una loro totale ricuperabilità, ribadendo l’importanza della ricerca e dello sviluppo tecnologico per la prevenzione dei rifiuti (come definita dalla direttiva 2008/98/CE) oltre che per l’efficienza delle risorse; a Salute & Sicurezz b) spostare risorse dallo smaltimento e dall’incenerimento verso la riduzione, il riuso e il riciclo sia attraverso meccanismi economici automatici di premiazione dei soggetti che, applicando le migliori pratiche, ottengono i migliori risultati in termini di riduzione, riuso e riciclo, e viceversa penalizzando i soggetti che continuano ad applicare pratiche contrarie, sia finanziando i costi di avvio ai soggetti che decidono di riconvertire la gestione verso pratiche virtuose, sia sostenendo gli investimenti delle filiere legate al riuso e riciclo; c) contrastare il ricorso crescente alle pratiche di smaltimento dei rifiuti distruttive di materiali preziosi, che smaltiti non in sicurezza o inceneriti determinano il rilascio di sostanze inquinanti dannose per l’ambiente e per la salute; d) ridurre progressivamente il conferimento in discarica e l’incenerimento, perseguendo la progressiva dismissione degli inceneritori esistenti, a partire da una moratoria sino al 2020 delle autorizzazioni alla costruzione di nuovi impianti; e) sancire il principio «chi inquina paga» prevedendo la responsabilità civile e penale per il reato di danno ambientale per chi inquina l’ambiente, con particolare attenzione ai reati commessi da soggetti industriali; f) dettare le norme che regolano l’accesso dei cittadini all’informazione e alla partecipazione in materia di rifiuti e salvaguardia della salute e del- PER PERSEGUIRE LE FINALITÀ DI CUI SOPRA, LA PROPOSTA DI LEGGE CONTIENE UNA SERIE DI MISURE ECONOMICHE E FISCALI FINALIZZATE A PROMUOVERE UNA CORRETTA FILIERA DI TRATTAMENTO DEI MATERIALI POST UTILIZZO, BASATA SU PRATICHE PER: 24 25

[close]

p. 14

l’ambiente, anche tramite il riconoscimento da parte delle istituzioni dei «comitati dei garanti» nominati anche dalle comunità, che collaborino con le istituzioni nella valutazione e gestione dei piani regionali dei rifiuti e nella verifica del loro impatto ambientale e sanitario. E’ prevista l’estensione del tributo speciale per lo smaltimento in discarica dei rifiuti solidi (cd. Ecotassa) ad una platea più ampia di operazioni di gestione dei rifiuti, prevedendo nel contempo una graduazione del tributo alla scala delle priorità della gestione dei rifiuti, mediante tre livelli di tassazione: 1) un livello massimo non solo per i conferimenti in discarica, ma per tutte le operazioni di smaltimento definite dall’allegato B del D.Lgs. 152/2006, tra le quali rientra (ai sensi della nota 4 dell’allegato C) lo smaltimento di RSU in inceneritori con rese inferiori al 6065% (a seconda della loro entrata in funzione prima o dopo il 1° gennaio 2009); 2) un secondo livello con importo dimezzato, per le operazioni di recupero energetico; 3) un terzo livello (pari al 20% dell’importo massimo) per la frazione organica stabilizzata meccanicamente (FOS), che soddisfa le condizioni indicate nella medesima lettera c), utilizzata per la copertura giornaliera di discarica in un quantitativo massimo del 10% in volume. Le modalità di applicazione dello sconto sono demandate alle regioni (che devono provvedere all’emanazione di apposito regolamento entro 6 mesi dall’entrata in vigore della presente legge). Lo stesso regolamento regionale, sempre ai sensi del comma 3, deve disciplinare anche la concessione di uno sconto relativo ai rifiuti speciali alle aziende che minimizzano la loro produzione (di rifiuti) tramite piani di ristrutturazione produttiva. Il gettito derivante dal tributo è tutto destinato (e non solo una parte come avviene attualmente) per la riconversione del sistema verso un si- stema zero-waste, attuando pertanto lo spostamento delle risorse dallo smaltimento e recupero energetico verso riduzione, riuso e riciclo. Finanziamento quindi di: a) l’impiantistica finalizzata al riuso e al riciclaggio; b) progetti comunali di riconversione da raccolta stradale a raccolta domiciliare;c) progetti di riduzione e riuso dei rifiuti;d) centri di ricerca e istituti pubblici di ricerca per il recupero spinto di materia dai RUR da raccolte differenziate domiciliari nonché meccanismo automatico di incentivazione a favore dei Comuni che raggiungono i migliori risultati in fatto di minimizzazione dei rifiuti inviati a smaltimento o a recupero diverso dal riciclaggio. Un altro tema interessante riguarda il “Patto di riconversione impiantistica” secondo il quale il Ministero dell’Ambiente attiva un patto per riconoscere al gestore il diritto di ottenere, entro 3 anni dall’entrata in vigore della legge l’autorizzazione all’esercizio di nuovi impianti per il trattamento a mezzo riciclo o recupero delle frazioni differenziate e della quota residuale di indifferenziato destinato a riciclo o recupero di materie prodotte nello stesso bacino di riferimento. Gli impianti non riconvertiti entro 3 anni dall’entrata in vigore della presente legge, sono in ogni caso destinati a essere dismessi entro il 2020. E’ previsto inoltre che i soggetti che non aderiscono al patto di riconversione impiantistica sono esclusi dall’affidamento di qualsiasi nuovo contratto per la gestione complessiva dei materiali post utilizzo, sia in forma diretta sia in forma associata. Il finanziamento del programma di riconversione avverrebbe attraverso l’istituzione di “nuovi cer- tificati bianchi” per l’ incentivazione degli impianti riconvertiti e tali “nuovi certificati bianchi” verrebbero finanziati mediante le risorse di un apposito fondo di rotazione, da istituire presso il Ministero dell’ambiente. Lo smaltimento dei rifiuti riusabili, riciclabili, e non trattati sarà vietato e, ai fini dell’attuazione di tali disposizioni, andrà tenuto presente l’art. 4 della direttiva 2008/98/UE il quale stabilisce che “nell’applicare la gerarchia dei rifiuti gli Stati membri adottano misure volte a incoraggiare le opzioni che danno il miglior risultato ambientale complessivo e che, a tal fine, può essere necessario che flussi di rifiuti specifici si discostino dalla gerarchia laddove ciò sia giustificato dall’impostazione in termini di ciclo di vita in relazione agli impatti complessivi della produzione e della gestione di tali rifiuti”. La gestione dei rifiuti, secondo l’art. 4 della direttiva, avviene nel rispetto della seguente gerarchia che stabilisce, in generale, un ordine di priorità di ciò che costituisce la migliore opzione ambientale: prevenzione; preparazione per il riutilizzo; riciclaggio; recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia; (e) smaltimento. E’ prevista anche una disciplina di semplificazione delle procedure per l’impiantistica del riciclaggio, che dovranno essere “accelerate” e, ove previsto, semplificate (ai sensi dell’art. 214 del D.Lgs. 152/2006) per l’impiantistica legata (a) (b) (c) (d) al riuso, al riciclaggio e al compostaggio, demandando alle regioni (comprese quelle a statuto speciale e le province autonome, nelle forme stabilite dai rispettivi statuti di autonomia e dalle relative norme di attuazione) l’adozione di un iter amministrativo che, lasciando fermi i termini più brevi vigenti, imponga la conclusione del procedimento e il rilascio del titolo autorizzativo a cura dell’amministrazione competente entro 12 mesi dal deposito del progetto definitivo da parte del soggetto richiedente. a Salute & Sicurezz STRATEGIA EUROPA 2020 Nell’ottica della transizione verso un’economia circolare, al centro dell’agenda per l’efficienza delle risorse stabilita nell’ambito della strategia Europa 2020, la Commissione europea ha presentato il 2 luglio 2014 un pacchetto di misure il cui obiettivo principale è quello di aiutare la transizione verso un’economia a basse emissioni di CO2 e resiliente ai cambiamenti climatici. Il quadro entro il quale si inseriscono le misure del pacchetto è costituito dalla comunicazione “Verso un’economia circolare: un programma a zero rifiuti per l’Europa”, che si basa sul presupposto che da un uso più efficiente delle risorse deriveranno nuove opportunità di crescita e occupazione. Il pacchetto che accompagna la comunicazione intende creare il contesto che aiuterà a realizzare l’economia circolare, con politiche meglio integrate, una regolamentazione più razionale e, infine, con il sostegno delle attività di ricerca e innovazione. La Commissione europea si propone di a) incrementare il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti urbani ad un minimo del 70% entro il 2030; b) aumentare il tasso di riciclaggio di rifiuti di im- 26 27

[close]

p. 15

USE&REUSEUSE&REUSEUSE&REUSE ballaggio all’80% entro il 2030, con obiettivi intermedi del 60% entro il 2020 e del 70% entro USE&REUSEUSE&REUSEUSE&REUSE il 2025, con obiettivi specifici per i materiali; USE&REUSEUSE&REUSEUSE&REUSE c) vietare la messa in discarica del materiale riciclabile (plastica, metalli, vetro, carta e car- USE&REUSEUSE&REUSUSE&REUSEU tone e rifiuti biodegradabili) entro il 2025 (mentre gli Stati membri dovrebbero adoperarsi per SE&REUSEUSE&REUSEUSE&REUSEU eliminare virtualmente le discariche entro il 2030);d) promuovere ulteriormente lo sviluppo SE&REUSEUSE&REUSEUSE&REUSEU dei mercati delle materie prime secondarie di SE&REUSUSE&REUSEUSE&REUSEUS alta qualità; e) chiarire il metodo di calcolo dei DI TUTTO QUESTO SE NE PARLERÀ materiali riciclati al fine di garantire un alto li- E&REUSEUSE&REUSEUSE&REUSEUS A ROMA IL 26 MARZO 2015 vello qualitativo di riciclaggio. Incidenza sull’ordinamento giuridico - Coor&REUSEUSE&REUSEUSE&REUSEUSE dinamento con la normativa vigente La proposta di legge contiene disposizioni in ma- &REUSEUSE&REUSEUSE&REUSEUSE teria di gestione di rifiuti la cui disciplina è attualmente contenuta nella parte quarta del D.lgs. &REUSEUSE&REUSUSE&REUSEUSE& 152/2006 (cd. Codice dell’ambiente). Andrebbe, pertanto, valutata più in generale l’opportunità REUSEUSE&REUSEUSE&REUSEUSE& di un coordinamento con tale disciplina, come pure andrebbe previsto un collegamento con i la- REUSEUSE&REUSEUSE&REUSEUSE& vori legislativi in corso di esame al Senato (A.S. REUSUSE&REUSEUSE&REUSEUSE&R 1676), disegno di legge recante disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di EUSEUSE&REUSEUSE&REUSEUSE&R green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali (collegato alla legge EUSEUSE&REUSEUSE&REUSEUSE&R di stabilità 2014) che contiene numerose norme in materia di gestione dei rifiuti e di public pro- EUSEUSE&REUSEUSE&REUSEUSE&R curement, che sono state richiamate nella descri- EUSEUSE&REUSEUSE&REUSEUSE&R zione del contenuto in corrispondenza di alcuni articoli della proposta di legge. EUSEUSE&REUSEUSE&REUSEUSE&R IL TESSILE A FINE VITA > lo 0,5% di tessili processati annualmente è dismesso. > 131.250 quintali di tessili sterilizzati vengono dismessi ogni anno e avviati in discarica. Ogni anno, 600 impianti industriali dislocati su tutto il territorio nazionale smaltiscono in discarica volumi importanti di prodotti tessili a fine vita. Trattasi di dispositivi tessili le cui caratteristiche tecniche non rispondono più agli standard qualitativi necessari a garantirne la loro destinazione d’uso. Si tratta, quindi, di dispositivi tessili che escono definitivamente dal processo di produzione delle imprese che sterilizzano la biancheria utilizzata dagli ospedali, dagli alberghi e dai ristoranti. Una parte di questi “dispositivi tessili a fine vita” è oggi prevalentemente recuperata sotto forma di pezzame ed impiegato nell’industria metalmeccanica o dei servizi automobilistici. Da un punto di vista ambientale, l’ideale sarebbe ritrattare (riciclo) questi dispositivi per ottenerne nuovi prodotti (materia prima seconda) da utilizzare per altri fini (settori automobilistico, dell’arredamento, della nautica, ecc.). Dai residui tessili si ottengono inoltre anche pannelli isolanti ed altri prodotti simili. L’uso sempre più massiccio di materie prime seconde è importante, perché riduce la necessità di estrarre materia prima dalla Terra e comporta in genere cospicui risparmi di energia, oltre ad un costo più basso per la materia prima considerato che non vi è spreco né durante la produzione di materiale nuovo, né con lo smaltimento in discarica, come oggi accade. Oltre ai benefici ambientali ed economici di cui sopra, si creerebbe a valle del processo una vera e propria economia circolare basata su nuovi processi industriali di trasformazione, nuove occupazioni, nuove tecnologie e nuove specializzazioni. Un completamento della filiera in grado di generare ricchezza e offrire lavoro nelle sue più svariate forme (operai, manutentori, tecnici, ingegneri meccanici e ambientali, economisti, giuristi, ecc.). a Salute & Sicurezz AL “CONVEGNO USE&REUSE” E&REUSEUSE&REUSEUSE&REUSUSE VEDI PAG. 4 DI QUESTO NUMERO PER QUANTIFICARE LA PORTATA E IL VALORE DI TALE PROPOSTA DI POLITICA INDUSTRIALE SI EVIDENZIANO DI SEGUITO ALCUNI VALORI: 4200 milioni il fatturato diretto della categoria; di cui il 20% in media destinato all’acquisto di prodotti tessili; con l’approvvigionamento del fattore di produzione costituito dai tessili si genera un indotto di 840 milioni di euro di cui il 40% impegnato a garantire occupazione per 10.000 lavoratori; lo 0,5% dei volumi processati è annualmente dismesso; 131.250 quintali di prodotti tessili vengono dismessi ogni anno e avviati in discarica. I vantaggi ambientali derivanti dalle possibilità di riciclo dei tessili riutilizzabili possono essere ulteriormente enfatizzati con politiche di sensibilizzazione all’utilizzo del prodotto tessile riutilizzabile, soprattutto nei mercati di sbocco dove in termini di volumi genererebbero un vantaggio economico, sociale e ambientale il cui valore aggiunto è immediatamente percepibile dalla collettività. PROPOSTA ASSOSISTEMA DI POLITICA EUSEUSE&REUSEUSE&REUSEUSE&R INDUSTRIALE PER LOEUSEUSE&REUSEUSE&REUSEUSE&R SVILUPPO EUSEUSE&REUSEUSE&REUSEUSE&R DELL’ATTIVITA’ DI RIUTILIZZO E RICICLO EUSEUSE&REUSEUSE&REUSEUSE&R DEI PRODOTTI TESSILI E LA CREAZIONE EUSEUSE&REUSEUSE&REUSEUSE&R DI NUOVA OCCUPAZIONE EUSEUSE&REUSEUSE&REUSEUSE&R USE&REUSE 28 EUSEUSE&REUSEUSE&REUSEUSE&R EUSEUSE&REUSEUSE&REUSEUSE&R EUSEUSE&REUSEUSE&REUSEUSE&R 29

[close]

Comments

no comments yet