l'arte del coro

 

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quadrimestrale di coralità, arte e cultura

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  L’Arte  del  Coro   anno  I  –  n.  1  –  Febbraio  2015     Quadrimestrale  di  coralità,  arte  e  cultura   dell’Associazione  Corale  “Benedetto  Marcello”  

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  L’ARTE DEL CORO Quadrimestrale di coralità, arte e cultura Anno I – n. 1 – Febbraio 2015 Direttore Artistico Maria Teresa Carloni Redazione Tutti i coristi Hanno collaborato a questo numero: Francesco Cantù Giovanni Carosi Elena D’Elia Mariano Di Tanno Antonello Dominici Giuseppe Rinaldi Federica Stacchi Associazione Corale “Benedetto Marcello” www.coralebenedettomarcello.it mail: info@coralebenedettomarcello.it 2    

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Sommario     EDITORIALE PERCHÉ “L’ARTE DEL CORO” DI MARIA TERESA CARLONI 4 ASSOCIAZIONE CORALE BENEDETTO MARCELLO CHI SIAMO LE NOSTRE PUBBLICAZIONI 5 7 LA CAPPELLA MUSICALE SISTINA LA BASILICA DI SAN PIETRO PRIMA DELLA PAPALE BASILICA MAGGIORE DI SAN PIETRO DI MARIANO DI TANNO 8 LA FABBRICA DI SAN PIETRO DI GIUSEPPE RINALDI 9 LE OPERE D’ARTE NELLA BASILICA DI SAN PIETRO DI ANTONELLO DOMINICI 12 LA CAPPELLA SISTINA DI ANTONELLO DOMINICI 17 LA MUSICA SACRA A ROMA DI MARIANO DI TANNO 19 CAPPELLA MUSICALE PONTIFICIA, CAPPELLA SISTINA E CAPPELLA GULIA DI MARIANO DI TANNO 21 LA CAPPELLA MUSICALE SISTINA E LA SUA SCHOLA CANTORUM DI ELENA D’ELIA 24 UN MUSICISTA DA RICORDARE GIUSEPPE BAINI DI MARIA TERESA CARLONI GIUSEPPE BAINI - “PANIS ANGELICUS” DI MARIA TERESA CARLONI 27 31 LO SAPEVATE CHE… W.A. MOZART A CIVITA CASTELLANA DI FEDERICA STACCHI SONO STATI CANTORI DELLA CAPPELLA SISTINA DI MARIA TERESA CARLONI G. FRESCOBALDI E LA BASILICA DEI SS. APOSTOLI DI FRANCESCO CANTÙ G.F. HAENDEL A VIGNANELLO DI GIOVANNI CAROSI 32 32 33 34 LA VOCE DEL CORO …INIZIAMO DAL MAESTRO DI MARIA TERESA CARLONI 36   3  

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EDITORIALE – PERCHE’ “L’ARTE DEL CORO” di Maria Teresa Carloni Perché “L’Arte del Coro”? Perché oggi nel ventiseiesimo anno di attività dell’Associazione Corale “Benedetto Marcello” iniziare questa nuova avventura? Tanti sono i motivi che mi hanno spinto a creare questo quadrimestrale di Coralità, Arte e Cultura. Prima di tutto volevo iniziare una nuova fase nell’attività dell’Associazione Corale “Benedetto Marcello”: dopo aver festeggiato i primi venticinque anni di attività ripercorrendo tutto ciò che siamo stati con l’ ”Almanacco celebrativo del 25° anno di attività 1989-2014” è ora di voltare pagina e quindi è ora di ripartire con qualcosa di nuovo per iniziare i prossimi venticinque anni da trascorrere insieme sempre nella musica. Questo non significa che abbandoniamo la nostra attività principale che è quella di cantare, esibirci nei concerti e nelle rassegne: è un qualcosa in più che caratterizzerà i nostri anni futuri. Un altro motivo che mi ha spinto a questa scelta è stato dato dall’esigenza di creare un piccolo strumento che parli di coralità. Nel panorama editoriale ci sono molte riviste musicali e qualche pubblicazione sulla coralità di alto spessore alle quali non vogliamo minimamente paragonarci: noi vorremmo solo essere una piccola goccia d’acqua nel grande mare. Altro motivo è quello di diffondere interesse per la musica corale: è vero che ci sono molti cori e che l’amore per la coralità non conosce crisi ma affinché ciò rimanga sempre così bisogna creare strumenti che 4     mantengano vivo e alto l’amore per la musica corale. Il titolo “L’Arte del Coro – quadrimestrale di coralità, arte e cultura” vuole subito dare l’idea di quello che è il progetto: parlare di coralità nel contesto più ampio dell’arte e della cultura. E’ sicuramente un progetto ardito e forse “più grande di noi” ma io credo che se intraprenderemo con umiltà questo percorso potremmo ottenere buoni risultati. La realizzazione dei vari pezzi sarà a cura dei coristi che si alterneranno nella stesura degli articoli nei vai numeri che pubblicheremo. In questo primo numero iniziamo con il presentarci, con dire chi siamo e che cosa abbiamo fatto in tutti questi anni. Successivamente avremo delle rubriche che resteranno fisse nei prossimi numeri: la prima tra tutte sarà un viaggio alla scoperta delle più importanti realtà corali italiane e straniere raccontandone la storia e gli aspetti culturali collegati. A seguire andremo alla scoperta di musicisti oggi dimenticati ma importanti all’epoca in cui sono vissuti. Ci sarà poi un angolo delle curiosità con la rubrica “Lo sapevate che…” in cui cercheremo di portare alla luce particolari non noti dei grandi musicisti. A chiudere ci sarà uno spazio dal titolo “La voce del coro” dedicata ai coristi per sezione vocale per presentarsi ed esprimere il loro pensiero musicale. Ringrazio tutti i coristi che hanno partecipato alla preparazione di questo primo numero e a questo punto che dire… buona lettura!

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ASSOCIAZIONE CORALE “BENEDETTO MARCELLO” CHI SIAMO di Maria Teresa Carloni L’Associazione Corale “Benedetto Marcello” di Roma è un’associazione senza scopo di lucro che persegue il fine di diffondere la musica corale, antica e moderna, attraverso l’organizzazione di concerti, convegni musicali e pubblicazioni. Gli associati coristi che la compongono sono uniti dall’amore del canto e dalla consapevolezza dell’alta funzione educativa e culturale. Io e mia sorella Alessandra abbiamo fondato il coro nel settembre del 1989: io, oltre ad essere il fondatore, sono il Direttore Artistico e il Direttore di coro in tutte le esibizioni che abbiamo tenuto fino ad oggi. In questi ventisei anni di strada ne abbiamo fatta tanta. La scelta del nome non fu facile ma cadde sul compositore veneziano Benedetto Marcello perché doveva essere il nome di un grande compositore ma anche un personaggio dalla forte personalità e grande cultura. L’attività corale partì da zero con cantori non professionisti ma appassionati di musica e del canto che con attenzione ed impegno sono cresciuti musicalmente. Partiti da pezzi semplici accompagnati dall’organo, siamo passati nel tempo a brani del repertorio rinascimentale a cappella. Durante questi anni siamo riusciti ad affrontare anche il repertorio coro-orchestra e per un periodo, dal 1999 al 2003, ci siamo esibiti con l’orchestra ‘Roma Symphonia’. In tutti questi anni tante sono state le esibizioni: abbiamo partecipato alla stagione musicale di varie associazioni (tra cui Agimus, La Risonanza, Borgomusica, La Musica a Roma, Associazione Culturale ‘Musa’, Associazione Pro-loco “Aginulfo”, Teatro Trastevere, ecc.), a numerose rassegne (tra le quali ‘Rassegna Corale Verdiana’ organizzata dalla Provincia di Roma nell’ambito del progetto ‘Rassegna di Cori per la Provincia di Roma’ sotto il patrocinio della Regione Lazio e del Comitato Nazionale per le celebrazioni Verdiane e conferito al coro ed al direttore il ‘Diploma di Merito’, 13^ Rassegna di Canto Corale’ a Civita Castellana (Vt), Rassegna Polifonica ‘Jubilate Deo’, ‘Cori sull’Aventino’, ‘Natale a Via Giulia’, ‘Festival of Choir’, ‘IV Rassegna Polifonica Aprutina’, IV rassegna di Musica Sacra ‘Pieve di S. Cassiano’ a Castel Cavallino di Urbino, Rassegna Corale ‘Città di Cave’, Rassegna Polifonica “Quadragesimae Tempore” III, XXIV Rassegna di Cori “Città di Poggibonsi”, ‘I concerti d’autunno’, 5° Rassegna Corali “Omaggio a Maria” a Viterbo, “I Concerti Spirituali della Quaresima” a Colleferro, ‘Grande Musica in Chiesa’ organizzata dalla Rivista delle Nazioni sotto l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica), i concerti in occasione del ‘Premio Mattheaus Italia 1996’ organizzato dal Ministero delle Finanze, al Premio Internazionale di Medicina

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‘E. Stablum’ organizzato dall’I.D.I. ed al concerto ‘Frammenti d’Arte 2000’ per l’Associazione Amici Beni Culturali e il Centro Socio Culturale del Ministero Beni e Attività Culturali. Abbiamo vinto il primo premio assoluto al V Concorso Nazionale di Polifonia Sacra “Premio San Tommaso D’Aquino Medaglia d’oro” organizzato dal Comune di Roccasecca e dall’Associazione Musicale Onlus Coro Polifonico “Res Musica”, e abbiamo superato le audizioni del Torneo Internazionale della Musica 2004 e siamo stati ammessi al Concerto di qualificazione del TIM 2004, dove abbiamo conseguito il Diploma d’Onore. Abbiamo poi organizzato il Corso di Studi ‘La produzione musicale sacra a Roma’, serie di conferenze-concerto che hanno avuto lo scopo di divulgare presso un ampio pubblico il patrimonio artistico culturale della musica corale italiana e romana. Dal 1992 organizziamo la Rassegna Corale ‘Sui colli di Roma’ ospitando corali italiane e straniere, e nelle edizioni del 2011-2012-2013-2014 per l’organizzazione della Rassegna è stata conferita all’Associazione Corale la Medaglia del Presidente della Repubblica Italiana. Un momento molto forte lo abbiamo avuto nel concerto tenuto nell’Istituto Penitenziario di Secondigliano (Napoli) nell’ambito della rassegna “Musica oltre le sbarre” per i detenuti dell’Istituto; abbiamo anche tenuto concerti di beneficenza per ‘Il Telefono Azzurro’, ‘La Lega del Filo d’Oro’, ‘La Tenda’, ‘Telethon’ edizione 1995- 2001-2002, ‘Ass. Comunità Il Carro onlus’ e ‘Antea Associazione’. Inoltre nel 1993 abbiamo cantato la Messa Solenne del Capitolo della Basilica di San Pietro nella Basilica di San Pietro in Vaticano, nel 2004 e nel 2005 la Messa Solenne del Capitolo della Basilica di S. Giovanni in Laterano nella Basilica di S. Giovanni in Laterano e la Messa degli Artisti nella Chiesa di Santa Maria in Montesanto in Roma; abbiamo partecipato al Coro Interuniversitario di Roma nella II (2004), nella III (2005), nella IV (2006) e nella V (2007) Giornata Europea degli Universitari alla presenza del papa Giovanni Paolo II   e poi del papa Benedetto XVI nell’Aula Paolo VI in Vaticano, al “Concerto di Natale per la cultura universitaria europea” del 20042005-2006-2007 presso la basilica di Santa Maria Maggiore in Roma ed alla S. Messa nella Basilica di San Pietro in Vaticano presieduta dal papa Giovanni Paolo II nel dicembre 2004, nel 2005-2006-2007 presieduta dal papa Benedetto XVI. Sempre insieme al coro Interuniversitario abbiamo partecipato all’esecuzione dell’oratorio di L. Perosi “La resurrezione di Cristo” –per soli coro e orchestraorganizzato dal Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca, dal Vicariato di Roma e dalla Congregatio de Institutione Cattolica nella Basilica di S. Maria Maggiore. Infine abbiamo inciso, per festeggiare i primi dieci anni di attività concertistica del coro, il CD ‘Dieci anni dal vivo’, disco che raccoglie alcune esecuzioni dal vivo. 6    

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ASSOCIAZIONE CORALE “BENEDETTO MARCELLO” LE NOSTRE PUBBLICAZIONI di Maria Teresa Carloni   -‘L’orchestra nella musica corale’ - ‘La musica sacra contemporanea’. Sempre nel 1999 abbiamo pubblicato, per festeggiare i primi dieci anni di attività, il CD dal titolo ‘Dieci anni dal vivo’, una raccolta di brani a cappella, con l’accompagnamento dell’organo e accompagnati dell’orchestra “Roma Symphonia”, registrati dal vivo durante i concerti dei due anni precedenti. Per il ventesimo anno di attività nel 2009 abbiamo invece pubblicato “I nostri primi vent’anni - 1989-2009 Ricordi di un viaggio in comune”, un libro fotografico in cui abbiamo raccolto i nostri ricordi più belli: oltre le foto dei concerti nelle più belle Chiese e Basiliche di Roma e dell’Italia abbiamo inserito un capitolo intitolato “Momenti fuori scena” con le foto delle prove, dei momenti conviviali al termine dei concerti e dei viaggi per i concerti tenuti fuori Roma. Infine nel 2014 abbiamo pubblicato l’ ”Almanacco celebrativo del 25° anno di attività 1989-2014”, un diario di bordo in quattro fascicoli dove abbiamo raccontato la nostra attività corale in questi primi venticinque anni di attività. In ogni fascicolo ogni corista ha partecipato scrivendo il proprio pensiero e i propri ricordi. Nel corso di questi venticinque anni all’attività concertistica, che è la nostra attività prevalente, abbiamo affiancato l’organizzazione di conferenze e la pubblicazione di alcuni eventi importanti della nostra attività. La prima pubblicazione che abbiamo curato è stata la sintesi di una serie di quattro conferenzeconcerto da noi organizzate, dal titolo “CORSO DI STUDI ‘LA PRODUZIONE MUSICALE SACRA A ROMA’”, conferenze che hanno avuto lo scopo di divulgare presso un ampio pubblico il patrimonio artistico culturale della musica corale italiana e romana. Dai quattro incontri a cadenza annuale (dal 1999 al 2002) sono scaturite quattro pubblicazioni così intitolate: - ‘Il cinquecento in Italia e a Roma’ - ‘Le grandi composizioni sacre per i Giubilei e i compositori che operarono nelle cappelle musicali delle basiliche capitoline’   7  

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LA CAPPELLA MUSICALE SISTINA LA BASILICA DI SAN PIETRO PRIMA DELLA PAPALE BASILICA MAGGIORE DI SAN PIETRO IN VATICANO di Mariano Di Tanno La Basilica di San Pietro in Vaticano, il cui nome completo è Papale Basilica Maggiore di San Pietro in Vaticano, è la più grande delle quattro basiliche papali di Roma. La costruzione dell'attuale basilica di San Pietro fu iniziata il 18 aprile 1506 sotto papa Giulio II e si concluse nel 1626, durante il pontificato di papa Urbano VIII, mentre la sistemazione della piazza antistante si concluse solo nel 1667. Negli oltre centocinquanta anni necessari a portare a compimento i lavori della Basilica si alternarono alla direzione della "Fabbrica di San Pietro" i più famosi artisti dell’epoca: da Raffaello Sanzio, che intorno al 1514 scelse di trasformare l’impianto a croce greca dell’edificio bramantesco in una croce latina, ad Antonio da Sangallo il Giovane e a Michelangelo, che, sotto il pontificato di Paolo III, oltre a decidere di recuperare il progetto a croce greca originale, disegnò la cupola di cui seguì personalmente la realizzazione fino alla morte nel 1564. Fu Costantino che diede avvio nel 324 alla costruzione di una Basilica in un sito che, secondo una tradizione antichissima, era il luogo della sepoltura dell'apostolo Pietro, che avrebbe subito il martirio proprio nei vicini Horti neroniani. Inglobando quello che si riteneva fosse il luogo della sepoltura dell’Apostolo Pietro, Costantino volle fare della tomba di Pietro il fulcro della struttura. Consacrata nel 329, la grande Basilica si presentava come un edificio a pianta longitudinale a cinque navate. Fu in questa Basilica che, nella notte di Natale dell’anno 800, Carlo Magno, re dei Franchi, fu incoronato imperatore del Sacro Romano Impero; era in questa Basilica che fino agli inizi del 1300 affluivano masse di pellegrini provenienti a piedi da tutta l’Europa per venerare la tomba del "Principe degli Apostoli". Con l’abbandono di Roma durante lo scisma avignonese (1309-1377), la basilica, che già aveva più di mille anni, cominciò ad avere sempre maggiori problemi statici e di conservazione. Sotto papa Niccolò V (1447-1455) la basilica costantiniana, sopravvissuta ai saccheggi e agli incendi subiti dalla città dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, fu interessata da un progetto di sostanziale trasformazione, affidato a Bernardo Rossellino. Questa configurazione forse influì in qualche modo sul successivo progetto di Bramante per un rinnovamento totale dell'edificio. Il papa Giulio II, eletto nell’ottobre del 1503, decise nel 1505 di affidare l’incarico di progettare una nuova basilica a Donato Bramante, uno dei maggiori architetti del tempo, ma le morti di Giulio II (1513) e di Bramante (1514) arrestarono la costruzione che era giunta alla sommità dei quattro pilastri.

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LA CAPPELLA MUSICALE SISTINA LA FABBRICA DI SAN PIETRO di Giuseppe Rinaldi IL PROGETTO DI DONATO BRAMANTE Dopo la basilica costantiniana, per la riedificazione della nuova basilica papa Giulio II scelse Donato Bramante il quale coltivava l'idea di sovrapporre il Pantheon al Tempio della Pace, come allora era chiamata la basilica di Massenzio; cioè fondere due tipi di tempio che già Leon Battista Alberti aveva indicato come esemplari: quello "etrusco", rappresentato dalla basilica di Massenzio per una sua errata interpretazione di Vitruvio, e quello rotondo, quale era il Pantheon. La nuova basilica era stata inizialmente concepita come un grande quadrato sormontato da una cupola che, sostenuta da grandiosi pilastri, si doveva librare in alto, quasi sospesa nello spazio. Tuttavia, il progetto rimaneva poco definito e ipotizzava una dilatazione fino a dimensioni fuori misura che avrebbero presentato non poche difficoltà di realizzazione. I lavori furono interrotti dalla morte prematura di Bramante, avvenuta l'11 aprile 1514. Fino ad allora si era compiuta solo una drastica opera di demolizione innalzando, contemporaneamente, i giganteschi piloni e i quattro archi che avrebbero dovuto sostenere la cupola. Prima di morire, Bramante stava lavorando ad una seconda ipotesi con sviluppo a croce latina, poi ripresa da Raffaello Sanzio quando, per volere di Leone X Medici, ricevette l’incarico di proseguire la costruzione insieme a Fra’ Giocondo da Verona, nominato il 1 novembre 1513 e il quasi settantenne Giuliano da Sangallo, nominato il 1 gennaio 1514. Ma anche questo progetto rimase sulla carta, poiché tutti e tre gli architetti morirono nel breve giro di sei anni. Nei fatti, fu costruita solo la base dell’immenso coro occidentale progettato a suo tempo da Bramante in seguito abbattuto e modificato da Michelangelo con una soluzione più e di   compatta dimensioni realizzabili LA FABRICA DI ANTONIO DA SANGALLO IL GIOVANE Leone X nominò allora architetto della fabbrica Antonio da Sangallo il Giovane, assistente sin dal 1505 di Bramante, affiancandogli nel 1520 il senese Baldassarre Peruzzi. Per il veloce succedersi degli eventi che segnarono gli ultimi quindici anni della vita del papa, dopo l’austero pontificato di Adriano VI durato appena un anno e le incertezze politiche di Clemente VII Medici, è con Paolo III Farnese, eletto nel 1534, che si riaccende l’attenzione per il cantiere di San Pietro, ormai sospeso da anni. La nuova

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soluzione, ispirata all'arte gotica, rifletteva l’allontanamento dalla grandiosa pianta centrale di Bramante, di cui rispettava solo l'impianto a croce greca. L'edificio era prolungato in avanti con un grande portico, fiancheggiato da due campanili, ed in fondo si apriva una facciata che racchiudeva la loggia delle Benedizioni. Anche di questo ambizioso ma irrealizzabile progetto si realizzarono solo poche parti, limitatamente ad un ulteriore consolidamento dei piloni bramanteschi e all'innalzamento del pavimento della nuova basilica di m 3.20, così da conferire maggiore illuminazione e più armonico equilibrio ad un complesso altrimenti troppo alto e stretto. Si vennero quindi a creare le premesse per quegli spazi intermedi tra il vecchio pavimento della basilica costantiniana ed il nuovo che, durante il pontificato di Clemente VIII prima e Paolo V dopo, diventeranno il nucleo delle grotte Vaticane. Nel 1546 il Sangallo moriva e il 25 gennaio dell'anno successivo Paolo III, dopo un tentativo fallito di richiamare a Roma da Mantova Giulio Romano, morto in quello stesso anno, designò come successore Michelangelo. LA CUPOLA DI MICHELANGELO Trascorsi quarant'anni dall'inizio dei lavori, Michelangelo, libero di intervenire a suo piacimento, ricevette la nomina ufficiale. Michelangelo ritornava alla prima ispirazione di Bramante, ma con una concezione più vigorosa e semplificata. Egli plasmò quasi come una scultura la decorazione esterna dei tre bracci, dinamici nell'articolazione dei pilastri corinzi tra cui si aprono eleganti nicchie e 10     finestre. La costruzione appare così vibrante. Su questo piedistallo s'innalza la cupola che più che appoggiata sembra adagiata sul tamburo. Nello stesso tempo il tamburo, con le colonne binate, e la cupola, con i costoloni e la lanterna, riprendono le linee di forza del corpo della basilica e le incardinano nello spazio. Michelangelo moriva nel 1564 e la costruzione della cupola era arrivata solo al tamburo. Il papa Pio IV Medici affidò la prosecuzione dei lavori a Jacopo Barozzi detto il Vignola, che ebbe tempo di iniziare solo la parte interna delle due cupole minori, finite da Giacomo Della Porta, e utili per sperimentare le possibilità costruttive ed accompagnare all'esterno la maggiore. LA CUPOLA DI GIACOMO DELLA PORTA Trascorsi poco più di venti anni dalla morte di Michelangelo, il 19 gennaio 1587 Giacomo della Porta, assistito da Domenico Fontana, ricette da papa Sisto V l'incarico di completare la cupola, riuscendo nell’impresa in meno di due anni. Dal 22 dicembre 1588 al 14 maggio 1590 l'anello superiore destinato a sostenere la lanterna era stato ultimato, ed anche se nei primi mesi del 1590 si avanzava con molta lentezza il 19

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maggio, tra la gioia e i fuochi di artificio, Sisto V poteva inaugurare con la celebrazione di una messa solenne, la chiusura dell'occhio della lanterna. Nei mesi a venire i lavori ripresero a ritmo serrato, e grazie all'opera incessante di 800 operai che lavorarono anche di notte alla luce delle fiaccole, il 14 maggio 1590 il cantiere si poteva considerare chiuso; contrariamente al pronostico di dieci anni, erano trascorsi appena ventidue mesi. L'8 agosto, pochi giorni prima della morte del papa, erano state realizzate anche 36 colonne decorative. La conclusione della lanterna e la copertura del guscio esterno con lastre di piombo avvennero nel 1593, sotto Clemente VIII, e il 18 novembre dello stesso anno si appoggiò in cima alla cuspide del lanternino la grande sfera in bronzo dorato sormontata dalla croce, di Sebastiano Torrigiani. IL COMPLETAMENTO DI CARLO MADERNO Paolo V Borghese, eletto nel 1605, decise di affrontare la definitiva demolizione di quanto restava dell'antico tempio e accelerare il completamento del nuovo. Si rinunciò alla pianta a croce greca, sia perché il gusto dell'epoca suggeriva una diversa concezione   degli spazi, sia per le non soddisfatte esigenze liturgiche dell'impianto michelangiolesco. Il 7 marzo 1607 fu benedetta la prima pietra di ricostruzione, nel settembre dello stesso anno il papa approvò il modello di Carlo Maderno e a partire dall'ottobre successivo, in una complicata e controversa sequenza progettuale e costruttiva, in parte dovuta ai cambiamenti di opinione della committenza, ebbero inizio i lavori di demolizione. Scomparvero cappelle, altari, oratori, tra cui quello famoso di Giovanni VII con i preziosi mosaici dell'VIII secolo, il portico con gli antichi affreschi, l'atrio con le tombe papali e imperiali, la loggia delle Benedizioni e il campanile. I frammenti che non si conservarono in Vaticano furono donati a chiese esterne o ad importanti esponenti della curia, favorendone così la dispersione. Nel 1614 si compie l'immensa volta che copre l'interno della Navata, dello spessore di tre metri, nella quale vengono aperte le grandi finestre e nell'anno successivo si avvia la decorazione a stucco. Nel 1615, su progetto di Maderno, iniziano i lavori nell'area della Confessione e nello stesso anno viene demolito il muro divisorio fatto erigere da Paolo III. La domenica delle Palme, la basilica si presentò per la prima volta nella sua veste completamente rinnovata, in attesa dei futuri abbellimenti progettati in massima parte da Bernini che intervenì in particolar modo alla realizzazione del colonnato che avvolge piazza San Pietro; appunto l’idea del Bernini era quella di rappresentare con la geometria del colonnato, l’abbraccio ai fedeli. 11  

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LA CAPPELLA MUSICALE SISTINA LE OPERE D’ARTE NELLA BASILICA DI SAN PIETRO di Antonello Dominici La Basilica di San Pietro oltre ad essere una grandiosa opera d’arte è anche un contenitore di pregevolissime opere di artisti famosi tra cui Bernini, Michelangelo, Canova ma anche artisti moderni. Accenneremo solo alle opere più significative. LA PORTA DELLA MORTE La porta all'estrema sinistra è stata realizzata da Giacomo Manzù nel 1964, ed è ! nota come Porta della Morte : venne commissionata da Giovanni XXIII e prende questo nome poiché da questa porta escono i cortei funebri dei Pontefici. È strutturata in quattro riquadri; nel principale vi è la raffigurazione della deposizione di Cristo e della Assunzione al cielo di Maria. Nel secondo sono rappresentati i simboli dell'Eucaristia: pane e vino, richiamati simbolicamente da tralci di vite e da spighe tagliate. Nel terzo riquadro viene richiamato il tema della morte. Sono raffigurati l'uccisione di Abele, la morte di Giuseppe, il martirio di san Pietro, la ! morte dello stesso Giovanni XXIII che non visse abbastanza per vederla (in un angolo è richiamata l'enciclica "Pacem in Terris"), la morte in esilio di Gregorio VII e sei animali nell'atto della morte. Dal lato interno alla basilica vi è l'impronta della mano dello scultore e un momento del Concilio Vaticano II, quello in cui il cardinale Rugambwa, primo cardinale africano, rende omaggio al papa. LA PORTA SANTA La Porta Santa viene murata ed aperta solo in   occasione di un Giubileo ed è sul lato estremo destro dell’atrio della Basilica di San Pietro. E’ alta 3,65 metri ed è larga 2,30 metri. Rimasta chiusa fino al 1949 in origine era formata solo da un muro grezzo: nel 1949 il Vescovo svizzero Francesco Van Streng donò al Vaticano a nome dei cattolici svizzeri i due battenti bronzei come ex voto perché la Svizzera era stata preservata dalla calamità della seconda guerra mondiale. E’ divisa in sedici Formelle a loro volta separate dagli stemmi di 36 Papi che hanno celebrato gli Anni Santi. Le Formelle, nell’ordine,   rappresentano: il Cherubino alla porta del Paradiso, la cacciata di Eva dal Paradiso Terrestre, Maria l’Annunziata,

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l’Angelo dell’Annunciazione, il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano, la pecorella smarrita, il Padre Misericordioso, guarigione del Paradiso, la peccatrice perdonata, il dovere del perdono, il rinnegamento di Pietro, il Paradiso ad un ladro, l’apparizione a San Tommaso, l’apparizione del Risorto nel cenacolo, l’apparizione del Risorto a Saulo, l’apertura della Porta Santa. In alto ci sono due epigrafi relative all’Anno Santo del 1950. LA PIETA’ DI BUONARROTI MICHELANGELO !   La Pietà fu scolpita in marmo di Carrara da Michelangelo Buonarroti, databile al 1497. Si tratta del primo capolavoro dell'allora poco più che ventenne Michelangelo, ed è considerata una delle maggiori opere d'arte che l'Occidente abbia mai prodotto. È anche l'unica opera da lui firmata, sulla fascia a tracolla che regge il manto della Vergine: “Michelangelus Bonarotus Florentinus Faciebat” ("Lo fece il fiorentino Michelangelo Buonarroti").   pare che Michelangelo la firmò solo in un secondo momento, quando sentì due uomini lodare la statua ma attribuirla allo scultore lombardo Cristoforo Solari. Michelangelo innovò la tradizione concependo il corpo di Cristo come mollemente adagiato sulle gambe di Maria con straordinaria naturalezza, La Vergine siede su una sporgenza rocciosa, qui ben finita con piccole fessure ad arte (a differenza di altre opere dell'artista in cui era semplicemente l'avanzo della sbozzatura del marmo), che simboleggia la sommità del monte Calvario. Il fatto che la Madonna fosse molto giovane suscitò delle critiche, Michelangelo sostenne che "La castità, la santità e l'incorruzione preservano la giovinezza". Inoltre non voleva rappresentare la scena con lo scopo di narrare un episodio (la morte di Cristo) ma era principalmente interessato all'aspetto simbolico: Maria è rappresentata giovane come quando concepì Cristo. Il 21 maggio 1972, giorno di Pentecoste un geologo australiano di origini ungheresi di 34 anni, László Tóth, riuscì a colpire con un martello l'opera di Michelangelo per quindici volte in un tempo di pochi secondi, al grido di I am Jesus Christ, risen from the dead! ("Io sono Gesù Cristo, risorto dalla morte!"), prima che fosse afferrato e reso inoffensivo. La Pietà subì dei danni molto seri, soprattutto sulla Vergine: i colpi di martello avevano staccato una cinquantina di frammenti, spaccando il braccio sinistro e frantumando il gomito, mentre sul volto il naso era stato quasi distrutto, come anche le palpebre. 13  

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Il restauro venne avviato quasi subito, dopo una fase di studio, e fu effettuato riutilizzando per quanto possibile i frammenti originali, oltre che un impasto a base di colla e polvere di marmo. Fu effettuato nei vicini laboratori dei Musei Vaticani, sotto la responsabilità del direttore Deoclecio Redig de Campos e, grazie all'esistenza di numerosi calchi, fu possibile reintegrare l'opera fedelmente, senza rifacimenti arbitrari delle lacune. SEPOLCRO DI ALESSANDRO VII di G.L. BERNINI leggerezza le statue di Carità e Verità (a sinistra) e di Giustizia e Prudenza (a destra). Al centro, in basso, uno scheletro che impugna una clessidra dorata, simboleggiante lo scorrere lento ed implacabile della vita terrena. Da molti viene considerato come uno tra i più spettacolari esempi del Barocco romano, sia per la bellezza della composizione, articolata su più livelli, sia per l'armonioso accostamento di marmi policromi utilizzati per le diverse parti che lo compongono. STATUA BRONZEA DI SAN PIETRO di ARNOLFO DI CAMBIO   Il! monumento funebre di papa Alessandro VII Chigi, fastosa opera di Gian Lorenzo Bernini, fu realizzato tra il 1672 e il 1678 Si trova sopra una porta lignea che conduce verso l'esterno, nella Città del Vaticano. Il sepolcro, è composto da una statua raffigurante il pontefice inginocchiato ed assorto in preghiera. Il basamento sovrasta un ampio ed elegante drappo in marmo rosso, sul quale si appoggiano con 14       L’apostolo Pietro è rappresentato assiso in trono, con la mano destra benedicente alla maniera greca (cioè con due sole dita) e nella sinistra le chiavi del Regno di Dio. La tradizione vuole che sia atto devoto per i pellegrini toccare o baciare il piede destro della statua, che oggi mostra chiari segni di usura (il c.d. “piede lucido”, di cui non si distinguono più le dita). In occasione della festività dei s.s. Pietro e Paolo, patroni della città di Roma, il 29 giugno la statua, ubicata in testa alla navata centrale della basilica, viene vestita con

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il piviale, la tiara e il prezioso “anello del pescatore”.   MONUMENTO A URBANO VIII Il sepolcro di Urbano VIII è un monumento funebre commissionato da papa Urbano VIII a Gian Lorenzo Bernini nel 1628. L'opera è un'imponente composizione disposta su più livelli realizzata con materiali diversi e un gioco di colori. Vennero infatti utilizzati marmo, bronzo dorato e legno. Le parti che sono collegate al tema della morte sono di materiali scuri o decorati in oro, mentre quelle che sono in rapporto con la vita sono in marmo bianco. Nella parte alta, su un ricco piedistallo, viene posto il pontefice, in posizione benedicente seduto sul trono. Ai lati sono presenti due Virtù marmoree a guardia del sepolcro, alla sinistra la Carità e alla destra la Giustizia, facilmente identificabili. Sopra si trova la morte, rappresentata da uno scheletro, raffigurata nell'atto di scrivere l'epitaffio del papa. BALDACCHINO PAPALE Fu realizzato da Gian Lorenzo Bernini tra il 1624 e il 1633. L'incarico di realizzarlo fu la prima grande commissione pubblica che l'artista ottenne in seguito all'elezione di papa Urbano VIII nel 1623; l'opera venne inaugurata il 28 giugno 1633 dallo stesso papa. Per realizzare l'opera vennero asportati e fusi gli antichi bronzi del Pantheon, consistenti nelle massicce travature del pronao. La scellerata decisione ispirò la celebre pasquinata Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini ("ciò che non fecero i barbari, fecero i Barberini") con la quale si voleva sottolineare la smisurata ambizione della famiglia del pontefice che, pur di autocelebrarsi con monumenti spettacolari, spendeva cifre enormi e neppure si fermava di fronte al danneggiamento di uno dei monumenti più importanti dell'antica Roma.   15  

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