30giorni numero di Febbraio 2015

 

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30giorni numero di Febbraio 2015

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30GIORNI ORGANO UFFICIALE DI INFORMAZIONE VETERINARIA di FNOVI ed ENPAV Anno VIII - N. 2 - Febbraio 2015 IL MENSILE DEL MEDICO VETERINARIO ISSN 1974-3084 Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale 70% - Lo/Mi L’Ordine e i social network Luoghi di relazione o di extraterritorialità professionale? Certificazione BUONE PRATICHE IN EUROPA Mangimi REGOLE SULLA MEDICAZIONE ORALE Investimenti CONTROLLO QUALITATIVO E QUANTITATIVO Titolo V SISTEMI SANITARI E SALUTE

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Sommario 30Giorni | Febbraio 2015 | 12 16 Editoriale 5 Fiat iustitia et pereat mundus di Gaetano Penocchio 22 Oneri deducibili - Redditi 2014 a cura della Direzione Contributi 34 FARMACO 34 Il nuovo Regolamento sui mangimi medicati a cura del Gruppo Farmaco Fnovi ORDINE DEL GIORNO La Federazione 6 La Fnovi non è un social network di Gaetano Penocchio 10 La Fnovi al Mipaaf parla di Apicoltura di Giuliana Bondi 12 Legalità, deontologia, etica e ruolo degli ordini a cura di Fnovi 14 La certificazione veterinaria di Roberta Benini 24 La veterinaria del futuro, il futuro della veterinaria di Natalia Sanna 25 L’Ordine dei veterinari di Bergamo si racconta di Ezio Caccianiga 26 Il fiume e le sue sponde di Laurenzo Mignani LEX VETERINARIA 37 Tutti contro il decoro professionale: non entra nella tariffa di Maria Giovanna Trombetta 38 La riforma del Titolo V della Costituzione. Autonomia o arbitrio? di Daria Scarciglia INTERVISTA 27 Un medico veterinario alla guida di Federalimentare di Federico Molino FORMAZIONE 40 Dieci percorsi Fad a cura di Lina Gatti e Mirella Bucca La Previdenza 16 Regime dei nuovi minimi di Sabrina Vivian 18 Al via il bando 2015 per i sussidi alla genitorialità a cura di Paola Grandoni e Maria Grazia Di Maio 20 Investimenti: nuove regole di Riccardo Darida IN 30GIORNI 44 Cronologia del mese trascorso a cura di Roberta Benini NEI FATTI 30 Riforma della Pac per il 2014-2020 di Mariarosaria Manfredonia 32 Onaosi: la modernizzazione dell’ente di Federico Molino CALEIDOSCOPIO 46 36a Edizione dei Medigames a cura di Flavia Attili

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C di Gaetano Penocchio Presidente Fnovi ari Colleghi che vi occupate di benessere animale potete considerarvi esonerati. Anzi esautorati. «Il sequestro è attività di polizia giudiziaria, che va compiuta solo da soggetti a ciò abilitati, senza interferenze». E voi siete un incomodo. Poteva la Fnovi accettare i toni di estromissione del Pubblico Ministero di Ancona? Non ha chiesto di fare il mestiere di altri, ma rispetto per il proprio. I Colleghi che si adoperano per il contrasto dei reati in danno agli animali sono comprensibilmente offesi. E la sensibilità conta se si pensa che il Codice Penale punisce i delitti contro il sentimento per gli animali. Non serve essere dei giuristi per affermare che, nel luglio del 2004, il Legislatore intendeva tutelare il cittadino dall’offesa che la sua sensibilità può patire in caso di maltrattamento animale. Tutela ovviamente estesa in via mediata all’animale stesso. EDITORIALE un infallibile Watson-Holmes, ma una vera e propria folla di autorizzati: agenti e ufficiali di Polizia Giudiziaria, Corpo Forestale, Polizia Municipale, Nirda, Guardie giurate riconosciute dal Prefetto, volontari e ambientalisti con qualifica di agenti di P.G. e, «naturalmente», si legge in nota, «i volontari», in quanto «dotati di particolare attendibilità in ragione delle loro attitudini specifiche». (Quali?) Dato che non si può certo infliggere una pena per (ri)sentimento, va condotta una attività probatoria che contempla il sequestro per «verificare le condizioni psicofisiche degli animali mediante un prolungato periodo di osservazione». E ciò deve avvenire « in ambiente protetto», altrimenti - e qui la nota del Pm si fa particolarmente raffinata - «il confinamento per lungo tempo, pur potendo non causare danni fisici, può alimentare comportamenti aggressivi, ovvero ossessivo - compulsivi che possono determinare danni Fiat iustitia et pereat mundus Noi medici veterinari sappiamo bene di non essere né formati né abilitati a svolgere alcun ruolo diretto di tutela di quel sentimento. Ma ogni violazione deve essere accertata prima di essere punita e il territorio d’indagine è sempre sufficientemente vasto, incerto e interpretabile, tanto da doversi rimettere al potere discrezionale (non arbitrario) di chi dovrà giudicare e sentenziare un tipo di punizione che, per i reati penali, è di tipo afflittivo. La cautela è quindi d’obbligo. La nota sulle Tecniche di indagine in materia di reati contro gli animali’ del Pubblico Ministero di Ancona si inserisce in questa riconosciuta complessità. Curiosamente, l’etimologia della parola ‘indagine’, che vuol dire ‘ricerca per scoprire’, è collegata proprio alla tecnica di un cane e di un cacciatore che stanino la preda. Avere fiuto si dice, avere capacità deduttiva avrebbe detto Sherlock Holmes. E giustamente, il PM riconosce che la tipologia dei reati individuati dalla Legge 189/2004 «consente ampi spazi all’attività d’iniziativa». Ma altrettanto correttamente, la nota ammette le «problematiche interpretative sottese al sistema» degli attori coinvolti nelle indagini. Non fisici, quali abrasioni da leccamenti ossessivi da noia, ma possono anche prescindere da essi». Chi procede? Gli Ufficiali di P.G. e in caso di particolare necessità anche gli Agenti di P.G. Invece, «non è necessario, e spesso è anzi controproducente per le indagini, che venga coinvolto il Servizio veterinario dell’Asur, al fine di redigere certificati di buona o cattiva salute degli animali, che potranno solo attestare situazioni fisiche apparenti, come visto ormai praticamente ininfluenti a seguito della normativa vigente». Al massimo, se si dovrà procedere al trasporto degli animali in sequestro, si nominerà un tecnico o un operatore Asur come ausiliario di P.G. Eppure, il PM riconosce che la custodia è «un problema rilevante», con il rischio di azioni risarcitorie per presunte lesioni subite dall’animale durante il prelievo o durante la custodia. Anche in questa circostanza il ruolo del medico veterinario non è contemplato. Il Nirda avvertì presto l’esigenza di avvalersi di medici veterinari e in tutti i tribunali la competenza veterinaria è richiesta, anche perché ci sono situazioni in cui il maltrattamento non è affatto apparente e senza essere medici veterinari non lo si vede. O non lo si evita. ■ 30Giorni | Febbraio 2015 |5

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LA FEDERAZIONE UN ORDINE PER TUTTI La Fnovi non è un social network La Fnovi è la sintesi istituzionale degli iscritti e degli Ordini provinciali. È la sede ufficiale della rappresentanza esponenziale e della disciplina deontologica. Non ve ne sono altre. di Gaetano Penocchio Presidente Fnovi P 6 er il nostro ordinamento, la Fnovi appartiene in misura eguale al Presidente come all’ultimo Collega entrato nell’Albo dei Medici Veterinari. In un centro di au- assumendo l’impegno individuale di chi è primo inter pares, pur attribuendo a chi riveste incarichi ordinistici una peculiare responsabilità istituzionale verso lo Stato, i Cittadini e gli Iscritti. te le periferie provinciali. È compito dei Presidenti farle conoscere e rispettare. SEMPLIFICARE LA COMPLESSITÀ La Fnovi e gli Ordini provinciali sono tenuti per legge ad una serie di adempimenti legislativi e burocratici, anche nuovi o rinnovati, che comportano una puntuale osservanza di norme e scadenze e che non possono essere disattesi. La maturità istituzionale di un Ordine è dimostrata dal- NON SOLO ‘VIA DEL TRITONE’ Il Consiglio Nazionale Fnovi è una sede decisionale, un’Assemblea deliberante che vota, vara documenti di indirizzo, carte e mozioni nazionali a cui sono successivamente tenute tut- togoverno come è l’Ordine professionale non trovano applicazione logiche fondate sulla dialettica fra chi governa e chi è governato: occorre igienizzare il dibattito intellettuale da inquinamenti populistici e demagogici, | 30Giorni | Febbraio 2015

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______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ LA FEDERAZIONE la sua capacità di adempiere con il massimo della compliance e il minimo dispendio di risorse umane, di mezzi e di tempo. L’obiettivo è raggiungibile solo attraverso una rigorosa conoscenza degli adempimenti e degli strumenti per assolverli. La Fnovi è in questo senso una fonte di informazione, formazione e coordinamento attraverso circolari dedicate, piattaforme gestionali condivise e assistenza. Gli Ordini provinciali ricevono supporto costante anche attraverso l’alleggerimento di funzioni assolte direttamente dalla Fnovi. L’impegno nella gestione amministrativa della Fnovi è stato rafforzato dalla creazione di Conservizi che rende agli Ordini consorziati un servizio straordinario, evita la moltiplicazione dei centri di spesa e di replicare funzioni assolvibili con un unico strumento centralizzato. C'È UNA CORRISPONDENZA PERFETTA FRA LEGGE E CODICE DEONTOLOGICO LA DEONTOLOGIA È LEGGE I principi di riforma delle professioni si rispecchiano nel nostro Codice Deontologico. Una corrispondenza perfetta quale non potrebbe mancare in un codice di condotta professionale che affonda le radici nella cornice giuridica nazionale ed europea. Gli iscritti che sostengono l’inconsistenza formale del Codice Deontologico del Medico Veterinario, si comportano alla stregua di quanti disconoscono la legalità, essendo perfetta la corrispondenza fra deontologia e legalità, in altre parole potendosi leggere nel Codice Deontologico una sorta di «guida» all’esercizio professionale ai sensi di legge. I Presidenti e gli Iscritti riconoscano nel Codice Deontologico del Medico Veterinario uno strumento regolamentare sostanziato dalla Legge e a contrastare diffusi atteggiamenti di comodo che negano alla deontologia fondamento giuridico: non c’è articolo del nostro Codice deontologico che non trovi il proprio corrispondente in un articolo di Legge. VETERO-CORPORATIVISMO Dal Decreto Bersani alla riforma delle professioni del 2012 si è stabilito un nesso causale tra liberalizzazioni e qualità delle prestazioni, sia in regime privato che pubblico. Non è paradossale affermare che proprio gli Ordini sono diventati i custodi delle liberalizzazioni. Su di essi ricadono aspettative istituzionali che impongono una sincera autocritica. Un nuovo clima culturale vuole una professione inattaccabile e culturalmente attrezzata. Possiamo dire di esserlo? Non possiamo rispondere affermativamente per almeno due ragioni: la prima è il persistere di una errata concezione vetero-corporativista dell’Ordine come luogo della tutela degli interessi degli iscritti anziché del diritto dei cittadini a ricevere prestazioni di qualità; la seconda è il persistere nel corpo professionale veterinario di squilibri interni, senza una eguale tensione verso la qualità, includendo nel concetto di qualità tanto la preparazione disciplinare-intellettuale che la maturità etico-deontologica. dei laureati italiani. E non priva di responsabilità la professione stessa gravemente impreparata e disinformata, carente in primo luogo di conoscenze sull’evoluzione normativa che riguarda l’esercizio professionale quotidiano, nel Pubblico come nel Privato. Il rapporto con il cittadino utente è più difficile, aggravato da dosi di sfiducia iniettate tanto verso i liberi professionisti (“casta di esosi”) che verso i dipendenti pubblici e le pubbliche amministrazioni (“casta di inefficienti”). Dobbiamo considerare di nostra pertinenza la gestione di alcuni pervasivi processi sociologici e culturali che oggettivamente logorano la relazione di fiducia, nella irreversibile presa d’atto che il mito dell’infallibilità della medicina e del medico è crollato. La Fnovi chiederà agli Ordini grandi sforzi di progresso qualitativo, ricordando loro che siamo componenti di diritto del Consiglio Superiore di Sanità, del Comitato nazionale per la bioetica, della Commissione Centrale esercenti le professioni sanitarie del Ministero della salute, della Commissione nazionale per l’Educazione continua in medicina e in molti altri contesti pubblici. LE FORME DEL DISAGIO È necessario riallacciare i valori dell’appartenenza e della solidarietà. La Federazione, congiuntamente agli Ordini, deve avere tra gli altri l’obbiettivo di intervenire nelle condizioni di disagio professionale; dalle condizioni di lavoro, al sistema delle relazioni di funzioni e responsabilità fino all’adozione di veri e propri progetti di aiuto e supporto personalizzati. Alla Federazione guardano sempre più frequentemente e con sempre maggiore partecipazione i medici veterinari; è diventata il luogo in cui la professione porta la propria voce generando un impegno, quello dell’ascolto. Si parla spesso di intimidazioni e di pressioni criminali cui la professione veterinaria è vittima, ma si NON SOLO CRISI ECONOMICA Il professionista intellettuale soffre una grave crisi identitaria prima ancora che economica. Ha perso autorevolezza sociale, non è più portatore di conoscenze superiori, ma solo più specializzate, e non è più élite culturale per l’innalzamento complessivo del grado di istruzione della società. Complice la Rete, che fa ingannevolmente sentire tutti più istruiti, ma non priva di responsabilità l’Università che non ha saputo, o potuto, innalzare il sapere 30Giorni | Febbraio 2015 |7

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LA FEDERAZIONE ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ tende a sottovalutare il fenomeno dell’infiltrazione criminosa anche solo come “comportamento”, in seno alla professione e che vede i veterinari soggetti, anche inconsapevoli, di questi comportamenti. È necessario attivare una commissione d’ascolto della professione, regolamentata nella sua composizione e nei criteri di accoglimento. Chi ha qualcosa da dire deve venire ascoltato, e quando possibile la singola voce deve essere trasformata in una voce collettiva. solo: come ogni social, Fnovi Community è pensata per aprirsi al dialogo con i cittadini. A differenza dei grandi gestori (Google, Twitter, Facebook, ecc.), Fnovi Community è un ambiente indipendente e protetto, che non utilizza a scopi commerciali i dati individuali (profilazioni) e la massa di relazioni generate (analisi di marketing). Questa consapevole differenza non preclude che la Fnovi sia anche presente su Facebook e su Twitter, dovendosi riconoscere in queste nuove modalità di relazione una importante occasione di affermazione della professione veterinaria, una vetrina per presentarne e dimostrarne l’alto profilo di competenza e di qualità intellettuale. Si tratta di una potenzialità ancora da riconoscere e da sfruttare. Sebbene, circa un terzo dei Medici Veterinari italiani sia attivo sui social network, la forma di partecipazione prevalente è caratterizzata dall’attivismo di gruppo (endo-categoriale) piuttosto che alla coraggiosa apertura al confronto con la comunità globale del web e dei social. Gruppi chiusi, benché numerosi, che non generano relazioni con i cittadini del mondo social, ma che rimangono confinati in asfittiche discussioni dove non si parla ad un interlocutore ma a quel proverbiale assente che ha sempre torto. Sottovalutando e sotto utilizzando le potenzialità dei social per l’immagine della professione, si lascia spazio ad un morboso provincialismo intellettuale, fine a se stesso, nocivo a se stesso, dove la fatica dell’esercizio critico non è richiesta, dove per esercizio critico si intende la lamentela, anziché la capacità di analisi e di interpretazione, esercizio difficile che presuppone preparazione e conoscenza ma d’altra parte eminentemente intellettuale, cioè tipico di un professionista che si voglia definire tale. I social network sono luoghi di formidabile esercizio democratico, di libera espressione, di promozione e di condivisione, ma non sono obbligatori e non sono luoghi di extraterritorialità professionale. Va rispettato il diritto di qualunque soggetto, individuale o collettivo, a non farne parte, così come va pretesa una coscienza etica e deontologica che un Medico Veterinario non può mai disconoscere ed è tenuto a pretendere dai Colleghi. Tanto più se riveste una carica ordinistica. PIÙ EFFICACIA DISCIPLINARE Occorre mostrare più efficienza e più terzietà nell’esercizio della vigilanza e della funzione disciplinare. Ma vanno riconosciuti e superati due limiti: il primo è la scarsa determinazione a contrastare chi non è più degno del patto fiduciario con l’Ordine e dell’abilitazione, anche a causa di complicità interne alla nostra stessa categoria; la seconda è l’assenza di strumenti giuridici rafforzativi della potestà disciplinare dell’Ordine, quali ad esempio il rapporto con l’Autorità giudiziaria in corso di procedimenti penali o civili a carico degli iscritti. Non si può chiedere all’Ordine di applicare provvedimenti sanzionatori a carico degli iscritti, sconfessabili dal più alto giudizio di Tribunali e Corti. Sono agli atti le iniziative della Fnovi nei confronti del Ministero della Giustizia, in sede di riforma degli Ordini (Ddl Lorenzin), dell’Antitrust e dell’Agenzia delle Entrate. È del tutto evidente la necessità di una collaborazione fra le istituzioni. LA GRANDE FATICA DI POCHI Sono state valorizzate al meglio le potenzialità comunicative esterne a disposizione della Federazione: un portale quotidianamente aggiornato, capace di aggregare e redistribuire informazione da e per gli Ordini provinciali; un mensile di approfondimento normativo, sinergico alla componente previdenziale (Enpav) e di complemento all’educazione permanente; un progressivo potenziamento dei rapporti con la stampa e con le associazioni dei consumatori. All’interno della categoria è stato ampliato il ruolo del lavoro squisitamente tecnico che vede la Fnovi fornire risposte su tutte le materie e le questioni di interesse del medico veterinario. La creazione di spazi e servizi per tutti gli iscritti fonda sull’impegno e la fatica di pochi, un dispendio di energie e di risorse non sempre ripagato da attestazioni di gratitudine e di apprezzamento, anzi spesso colpevolmente ignorato. TRASPARENZA E ANTICORRUZIONE La Federazione è una casa di vetro. I suoi atti sono pubblici e pubblicati. Dopo l’esperienza del Bilancio Sociale e la pubblicazione on line degli ordini del giorno del Comitato Centrale, la Federazione ha promosso anche attività di comunicazione in differita video e in diretta audio delle attività del Consiglio Nazionale, per consentire a tutti gli iscritti di partecipare all’Assemblea nazionale dei Presidenti. Tutti gli atti dei Consigli nazionali, am- MOLTO SOCIAL, POCO SOCIAL Nel 2015, con il suo 46%, l’Italia è molto al di sopra della media mondiale (29%) per utilizzo dei social network. Precorrendo i tempi, la Fnovi ha creato tre anni fa la Fnovi Community, che sfruttando le risorse open del web permette ai medici veterinari di creare reti di relazioni, per gruppi e per temi. Non 8 | 30Giorni | Febbraio 2015

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______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ LA FEDERAZIONE LA FUNZIONE DISCIPLINARE RICHIEDE MAGGIORE EFFICIENZA ministrativi, formativi e di attualità professionale sono da sempre nella disponibilità degli iscritti tramite il proprio Ordine provinciale che li approva. Con l’entrata in vigore delle norme sulla trasparenza e sulla prevenzione della Corruzione, sul portale fnovi.it è stata aperta una vasta sezione denominata «Amministrazione trasparente», dove la Federazione è tenuta a pubblicare una serie di atti, fra cui i Bilanci. La diffusione della cultura della legalità è una priorità per tutto il sistema associativo e sociale. Il sistema ordinistico deve sentirsi costantemente impegnato, con regole e comportamenti concreti, ad impedire ogni possibile contiguità con illegalità, corruzione, omertà. Ne discende un dovere di trasparenza che sottende il diritto di tutti i medici veterinari a ricevere informazioni non distorte, e quello di accedere alle informazioni esistenti. L’azione degli Ordini deve fondare su un presupposto: l’incompetenza va a braccetto con la corruzione, dove vi è corruzione diffusa non si sente il bisogno di investire sulle competenze. stente al cambiamento nei settori della concorrenza e dell’anticorruzione, ma intende interagire con le Autorità in chiave dialettica e critica ogni volta che la deontologia e l’etica professionale lo richiedono, per evitare di snaturare la professione e lo status giuridico dell’Ordine, con surrettizi tentativi di esautorazione. cessi programmati (ridotti dal 2006 ad oggi del 50%), serve una collaborazione libera da pregiudizi e diffidenze fra università e professione. È tempo infatti per un ordinamento che realizzi continuità fra accademia e professione/paese reale. EUROPA REVISIONE DEGLI ORDINI In via generale, occorre osservare lo stato di incompiutezza della riforma avviata dal Governo Monti che nell’introdurre i «parametri tariffari» ha dotato la nostra come le altre professioni di un formidabile strumento ad oggi mancante per assenza del più volte sollecitato decreto attuativo. Resta forte la preoccupazione sulla reale volontà politica di procedere ad una revisione legislativa sistematica degli ordini professionali e l’istituzione di nuovi Ordini per le nuove professioni sanitarie. I rischi vanno dall’ennesima elusione legislativa ad una normativa penalizzante figlia dell’ideologia che vuole gli Ordini Professionali strutturalmente contrastanti con le regole della concorrenza e del mercato. Non subiremo modifiche legislative che non percorrano vie di modernizzazione normativa e giuridica delle nostre istituzioni. Non consentiremo ad altri soggetti di rivendicare competenze riservate ai medici veterinari. Rispetto all’organizzazione regionale degli Ordini, essa è il coordinamento indispensabile sul territorio e strumento di sintesi e confronto con il livello nazionale. Fnovi è impegnata a perseguire un livello di rappresentanza in Europa all’interno ed all’esterno della Fve. L’obiettivo è una organizzazione stabile che possa incidere sulle politiche della nostra Federazione Europea e più in generale sul Consiglio d’Europa e nelle Commissioni che sviluppano norme che direttamente e indirettamente coinvolgono la nostra professione. In Europa si decide la futura sanità animale, il ruolo del veterinario, la sua formazione, le sue qualifiche e la sua libera circolazione; in Europa si decide il futuro del farmaco veterinario, dei mangimi, dei controlli ufficiali, dei fondi destinati allo sviluppo rurale ovvero alla condizionalità, ovvero al benessere animale. NUOVA PAC E VETERINARIO AZIENDALE Il campo della condizionalità e della consulenza aziendale devono restare settori di sviluppo per la categoria medico veterinaria, sostenuti da una Federazione sempre orientata all’ampliamento delle conoscenze e delle prospettive professionali. Anche per il tramite degli strumenti disponibili (Fondagri). Nel percorso nella definizione del veterinario aziendale abbiamo registrato l’unità di intenti di tutte le diverse componenti del tavolo tecnico del Ministero della salute che hanno generato una bozza di decreto. In risposta alle interferenze intervenute, la Fnovi non accetterà la definizione di figure diverse da quella di un libero professionista, autonomo e indipendente. ■ AUTORITÀ O ANTAGONISTI? Il ruolo delle Authority va considerato e rispettato. In una dialettica interistituzionale, l’Ordine corrisponde e assolve ai propri doveri, con l’indipendenza e l’autorevolezza che discendono dall’ordinamento e dalle sue prerogative di organo ausiliario dello Stato. Alle disposizioni fissate dalle Autorità (Agcm e Anac in particolare) intende contrapporre piena titolarità e potestà secondo le attribuzioni di legge agli Ordini. La Fnovi non intende porsi né asservita né resi- L’ACCADEMIA È necessario affermare il ruolo di partnership degli Ordini con l’Università per far coincidere i tragitti formativi pre e post laurea con i bisogni di una professione che cambia. Si è già aperta una stagione di confronto e di dialogo non limitata al numero di ac- 30Giorni | Febbraio 2015 |9

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LA FEDERAZIONE ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ PRESIDENTE FNOVI E COORDINATRICE GRUPPO APICOLTURA OSPITI DELLA SEGRETERIA DEL VICEMINISTRO MIPAAF ANDREA OLIVERO La FNOVI al MIPAAF parla di Apicoltura L’assistenza veterinaria alle aziende apistiche deve entrare nelle misure di finanziamento previste per la consulenza alle imprese. di Giuliana Bondi U n incontro dal valore storico si è realizzato il 21 gennaio presso il Ministero dell’Agricoltura tra la Fnovi e la segreteria tecnica del Viceministro Andrea Olivero, per confrontarsi su un ar- gomento cruciale per la sicurezza alimentare, per la produttività agricola, per la salvaguardia dell’ambiente: l’Apicoltura. UN DIALOGO COSTRUTTIVO, TESO AD OTTIMIZZARE GLI SFORZI ED I FINANZIAMENTI L’importanza dell’Apicoltura è stata messa a fuoco oramai da tutti gli stakeholders ed i Ministeri dell’Agricoltura, della Salute e dell’Ambiente si trovano sempre più spesso ad agire politiche che riguardano il settore non sempre armonizzate tra loro, talora in contrasto o in competizione. Conseguono risultati non brillanti e anche controproducenti al suo reale sviluppo. La Fnovi ha ritenuto importante segnalare questi aspetti, nell’ambito di un dialogo costruttivo, teso ad ottimizzare gli sforzi ed i finanziamenti impegnati per l’apicoltura dal Mipaaf e dalla Ue. Si è introdotto l’argomento evidenziando come esistano dei retaggi antichi, risalenti a norme del 1925, che una politica lungimirante e moderna avrebbe dovuto aver già scardinato, nell’interesse soprattutto dell’apicoltura professionale. Non è comprensibile il motivo per il quale nel 2015 gli imprenditori apistici non possano accedere alla consulenza di un veterinario o non ne abbiano uno che lavori per loro. A differenza di ogni altra realtà zootecnica, l’apicoltura non evolve, rimanendo ancorata a figure laiche di varia estrazione. La carenza di competenze medico veterinarie al servizio del settore si rivela concretamente in tutte le problematiche inerenti la gestione del farmaco, la presenza di residui di sostanze chimiche nei prodotti della filiera, l’acquisto di prodotti terapeutici fuori dai canali legali di commercializzazione, l’utilizzo di sostanze illegali per la cura delle patologie, denunciando una grave distorsione dell’informazione e della formazione acquisita dagli operatori, spesso inconsapevoli dell’illecito compiuto. L’attuale politica non ha contribuito affatto a far crescere il livello di responsabilità dell’Osa apistico, che risulta incapace di fare l’analisi dei pericoli e quindi di gestirli, né è riuscita a stimolare negli operatori un’opera di bonifica e risanamento sanitario del proprio patrimonio zootecnico. Al contrario, ha preso campo la pratica dell’occultamento delle patologie denunciabili e l’utilizzo illegale e pericolosissimo di antimicrobici e antifungini. UN’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE PER CHIARIRE I RUOLI Un esempio lampante del falli- 10 | 30Giorni | Febbraio 2015

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______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ LA FEDERAZIONE mento della politica sino a qui intrapresa è stato descritto riassumendo il contenuto di un’interrogazione parlamentare del deputato, medico veterinario, Mancuso al Ministro della Salute, in cui si chiedeva a quale titolo un Agronomo potesse consigliare l’uso a dose doppia di un farmaco e promuovere la sperimentazione libera di molecole farmacologicamente attive, inducendo una vasta platea a credere che quella fosse la regola. Queste figure, che le associazioni promuovono per dare assistenza agli apicoltori, finanziate dallo Stato e dalla Ue, non possono essere “chiunque” e dispensare teorie, le più disparate, senza conoscere le norme sanitarie e spesso neppure quelle etiche. Di certo non possono sostituirsi ai medici veterinari se non lo sono. C’è da capire il motivo per il quale le associazioni non sappiano fornire servizi qualificati ai propri utenti e non sappiano incidere in maniera determinante sul cambiamento. La quantità di denaro che entra in gioco con l’assistenza tecnica, oltre il 40% del totale dei finanziamenti, potrebbe trovare le sue ragioni in queste scelte di chiusura. Nel chiarire come non esista una norma nazionale che regoli la figura del tecnico apistico, né che chiarisca le sue competenze, la sua formazione e soprattutto che controlli la qualità del suo operato, la Federazione portava il confronto all’evidenza del come la politica non potesse finanziare e promuovere personale tecnico di supporto alle aziende, in contrasto al dettame europeo o alle leggi nazionali. Anche i contenuti di molta informazione e formazione somministrata agli utenti attraverso convegni, riviste di settore, metodi informatici ed altro, sono stati oggetto di confronto tra Federazione e Mipaaf evidenziando come talora, oltre a non promuovere le norme sulla sicurezza alimentare, tendono a generare sfiducia nell’opera dei veterinari e del- le istituzioni sanitarie, giustificando negli imprenditori comportamenti illegali, quindi esponendoli a gravi sanzioni. MIPAAF E FNOVI CONCORDI: L’APICOLTURA È UN SETTORE DETERMINANTE PER LA SALUTE AMBIENTALE L’apicoltura è stata condotta in un vicolo cieco. L’aethina tumida è la cartina di tornasole della fragilità del settore, indifendibile per la sua evanescenza, fuori da ogni possibile difesa sanitaria, il cui scopo sarebbe proprio quello di limitare le avversità sanitarie in quanto ostacolo alla produttività delle aziende apistiche. Nessuno sa quanti siano gli apicoltori in Italia. I dati comunicati dal Mipaaf all’Ue per ottenere i finanziamenti non collimano con il dato censito, molto inferiore, venendo meno alla regola europea che vuole premiare soltanto gli operatori virtuosi. In questo panorama, organismi paralleli al Ssn si muovono autonomamente, elargendo servizi sanitari senza averne né titolo né competenza, insinuando nell’utente il senso di un’apicoltura in cui tutti sono veterinari e le regole si possono disattendere regolarmente, senza che accada mai nulla. Il Mipaaf ha convenuto di ritrovare in queste argomentazioni i motivi che minano lo sviluppo dell’apicoltura in Italia, mostrando di conoscere bene i punti critici del sistema, tra cui la difficoltà di operare in stretta collaborazione col Ministero della Salute. L’apicoltura è riconosciuta come un settore determinante per la salute ambientale. È dunque necessario che ritrovi la strada della legalità, non soltanto nell’interesse degli imprenditori apistici, ma anche per la comunità civile che riceve dalla terra alimenti e conta sull’opera pronuba delle api, che non può essere corrotta all’origine da pratiche medievali. LE PROPOSTE FNOVI PER I PROSSIMI TAVOLI A chiusura del’incontro, la Federazione ha avanzato alcune proposte che spera siano prese in esame nei prossimi tavoli di lavoro: 1) Un sistema unico di monitoraggio nazionale (patologie apistiche e altre cause di morte e spopolamento) che implementi l’opera dei veterinari (pubblici e convenzionati) e degli agronomi (Cra-Api, Unibo) ognuno per le sue competenze: gli uni sugli animali e gli apicoltori, gli altri sulle coltivazioni e gli agricoltori. 2) Un programma di formazione capillare finalizzato ad educare gli agricoltori sull’uso parsimonioso degli agrofarmaci e teso ad incrementare l’agricoltura biologica. 3) Un programma di formazione per apicoltori finalizzato alla professionalizzazione, quindi alla conoscenza e al rispetto delle norme nazionali ed europee sulla sicurezza alimentare ed ambientale. 4) Un programma di risanamento nazionale degli alveari dalle forme pestose. 5) L’introduzione dell’assistenza veterinaria alle aziende apistiche nelle misure di finanziamento previste per la consulenza alle imprese. ■ 30Giorni | Febbraio 2015 | 11

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IL RUOLO DEGLI ORDINI NEL VALUTARE L’OPERATO DEL VETERINARIO È ANCHE QUELLO DI FARSI PROMOTORE DI CONFRONTO SOCIALE E PROPOSTE LEGISLATIVE Legalità, deontologia, etica e ruolo degli ordini Valutare l’operato del professionista, in relazione all’applicazione dei dettami di legge e deontologici. a cura di Fnovi a Direttiva 2013/55/Ue nel modificare la 2005/36/Ce, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, prevede che la formazione del veterinario garan- DIVENTARE PARTE INFLUENTE DEI NUOVI DETTAMI NORMATIVI La pragmatica Europa ha ritenuto di dover mettere nero su bianco, onde evitare equivoci, il concetto secondo cui l’agire del medico veterinario non possa essere esonerato dal conoscere la normativa all’interno della quale questo agire si esercita. La chiarezza di questo concetto per un’Europa che, nell’andare verso l’armonizzazione, allarga ogni giorno di più i campi di sua competenza, è L 12 tisca l’acquisizione da parte del professionista non solo di adeguate conoscenze delle scienze sulle quali si fondano le attività del veterinario, ma anche della pertinente legislazione dell’Unione. stato più volte ribadito nelle pagine di questa rivista e richiamato non solo in merito alla legislazione europea, ma in generale di tutta la legislazione sia essa nazionale, europea o di rispetto di quella di Paesi terzi in cui il veterinario si trovasse ad operare. In sanità pubblica il medico veterinario, sia esso dipendente pubblico che libero professionista, è il custode della salute umana in tema di zoonosi e di sicurezza alimentare, della salvaguardia del patrimonio zootecnico in tema di malattie sog- | 30Giorni | Febbraio 2015

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______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ LA FEDERAZIONE gette a denuncia e del benessere animale. Ma il rispetto della legge da parte del medico veterinario non si esaurisce nell’ambito della sanità pubblica investito com’è, nel suo agire, anche delle tutele del rispetto degli animali come esseri senzienti, regolamentate che siano dal codice penale piuttosto che da quello deontologico. Le leggi sono lo specchio della società in cui viviamo. Possono esprimerne il sentire delle sue avanguardie, i pensieri di eventuali retroguardie o quello delle maggioranze a seconda delle influenze delle parti in campo, ma sono sempre e comunque l’espressione della storia della società che le scrive. La nostra professione è quella maggiormente bersagliata dalla normativa europea e per lei diventa ogni giorno più importante gestire la legalità e diventare parte influente dei nuovi dettami normativi. RISPETTO DELLA LEGALITÀ E RUOLO DEGLI ORDINI In questo quadro il ruolo di un sistema ordinistico si distingue dagli obiettivi di organizzazioni sindacali o associative per la sua “terzietà”, fuori dalle rivendicazioni (legittime) di categoria. Gli ordini sono la rappresentanza esponenziale dell’agire professionale posto a tutela della società e dei suoi beni fondamentali come la salute pubblica, la salvaguardia del patrimonio zootecnico e dei valori etici in un rapporto dalle strette correlazioni e in continua evoluzione tra uomo, animale inteso come essere senziente e ambiente. È dunque necessario chiarire qual’è lo status e il ruolo degli ordini professionali in relazione al giudizio sull’agire del professionista, al fine di avere gli strumenti per corrispondere alle ragioni della loro esistenza. Nello specifico dell’argomento della legge e della legalità, è necessario chiarire quando avviare valutazioni sull’operato del professionista, in relazione all’applicazione dei dettami di legge e deontologici e quando invece avviare ambiti di intervento per promuovere e perseguire conoscenze professionali e livelli di consapevolezza civile eticamente crescenti. Gli ordini sono definiti, dal dettame normativo, quali enti pubblici non economici che agiscono quali organi sussidiari dello Stato al fine di tutelare gli interessi pubblici, garantiti dall’ordinamento, connessi all’esercizio professionale. Questa definizione rende evidente come, in tema di legislazione, il ruolo di vigilanza degli ordini non possa prescindere dal chiedersi, di volta in volta, quale siano “gli interessi pubblici, garantiti dall’ordinamento” e in tema del rispetto di queste garanzie, volute dallo Stato, capire quale sia il ruolo del medico veterinario sul quale gli ordini sono chiamati a vigilare. In questo ambito oggi si colloca l’appartenenza dell’Italia all’Europa e l’obbligo di adeguarsi ai suoi dettami che, con il Trattato di Lisbona, si rivolgono non più agli Stati membri, ma individualmente a tutti i cittadini dell’Unione. La materia della tutela della sicurezza alimentare e dalle zoonosi per l’uomo, dell’ambiente, del patrimonio zootecnico e di molto benessere animale è materia di salute pubblica sulla quale la Ue, nell’esercitare il diritto di prelazione, non lascia spazio agli Stati membri per autonomie se non chiaramente elencate1. ORDINI E SOCIETÀ NEL CONFRONTO ETICO Il giudizio sull’operato del medico veterinario non potrà non tener conto del rispetto dell’applicazione del principio della gerarchia delle fonti normative anche in relazione a norme nazionali o locali che si ponessero in contraddizione con quelle europee. Ma al di là del giudizio sull’operato del veterinario in relazione all’agire secondo i principi di legalità, il sistema ordinistico oggi è sempre più spesso alle prese con una richiesta di intervento sul professionista che confonde i temi della legalità, della professionalità e dell’agire in scienza e coscienza con quelli del soddisfacimento di sensibilità che non trovano rispondenza nella norma. Compete allora al sistema ordinistico, in funzione di quel essere ‘organo sussidiario dello Stato posto a tutela degli interessi pubblici connessi all’esercizio professionale’, farsi carico delle contraddizioni che la norma (o la sua assenza) dovessero creare mettendo in difficoltà la professione, e diventare non solo soggetto propositivo per il potere legiferante, sia esso nazionale che europeo, ma soprattutto essere promotore e punto di riferimento per la società civile di un confronto per un’accresciuta consapevolezza etica derivante dalle conoscenze della professione veterinaria messe a servizio della società. La nostra professione, per le peculiari competenze di cui è la sola portatrice, è chiamata oggi ad uscire da un ambito meramente tecnico professionale e dalla sua adolescenza per fornire le risposte dell’età adulta. Al medico veterinario deve essere data la possibilità di agire sempre in scienza, coscienza e professionalità non disgiunte da legalità. Al sistema ordinistico compete essere primo attore in situazioni che necessitino di proporre riflessioni per un cambiamento che integri il rispetto fra le varie posizioni, siano esse culturali od economiche, con l’impianto che il legislatore si vorrà dare. 1 Numero: 4 - Anno: 2011 - Titolo: Non possiamo dimenticare Lisbona Numero: 6 - Anno: 2011 - Titolo: In caso di dubbio o di errore… attenersi alla direttiva ■ 30Giorni | Febbraio 2015 | 13

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LA FEDERAZIONE ______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ UNA DICHIARAZIONE DI PRINCIPIO LA CERTIFICAZIONE VETERINARIA Come armonizzare i principi etici e deontologici in Europa. di Roberta Benini Art. 50 - Certificazioni - Il Medico Veterinario, che rilascia un certificato, deve attestare ciò che ha direttamente e personalmente constatato. È tenuto alla massima diligenza, alla formulazione di giudizi obiettivi e scientificamente corretti, assumendosene la responsabilità, fornendo indicazioni generali valide per tutti i documenti firmati dai medici veterinari nell’esercizio della professione in tutti i paesi afferenti alla Fve. La necessità di rivedere il testo che ha portato a dieci punti i dodici iniziali - nasce dalla volontà dei componenti della Fve di armonizzare o almeno promuovere l’armonizzazione dei principi etici e deontologici in Europa, intervenendo a supporto delle norme nazionali, dove presenti, ma anche e soprattutto per proporre una traccia nelle situazioni dove la professione è meno tutelata se non sguarnita di strumenti normativi. Nel corso dei lavori di revisione sono emerse, ancora una volta, le infinite differenze storiche e culturali che rendono difficile elaborare a Fve ha approvato la revisione dei “Principi sulla certificazione in veterinaria” versione aggiornata dal Gruppo di Lavoro Statutory Bodies, del L quale Fnovi è componente da tempo, che ha revisionato e aggiornato il documento risalente al 1998. I dieci principi ampliano quanto già previsto dal nostro Codice Deontologico: 14 | 30Giorni | Febbraio 2015

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______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ LA FEDERAZIONE un testo percorribile per tutte le realtà ma allo stesso tempo le differenze hanno rappresentato una sfida che ha reso molto coinvolgente il lavoro. Come per il Vet Act e il Vet Code si tratta di documenti che non sono impositivi senza tuttavia mancare di valore o di significato: l’estrema variabilità delle caratteristiche della professione nei diversi Paesi europei unita alla libertà di stabilimento o di prestazioni erogate all’interno dell’Ue richiede una forte caratterizzazione della professione veterinaria. Le richieste e le aspettative della società, ancor prima degli obblighi imposti dai governi, determinano la necessità di coesione fra tutti i medici veterinari e di una coerenza a principi di base che non conoscono confini, se non quelli mentali. Dichiarare e attenersi, nell’esercizio della professione, ad alcuni principi determina autorevolezza alle richieste della professione che, correttamente, esige il riconoscimento del proprio ruolo e fornisce le basi per la fiducia da parte degli utenti. L’auspicio della Fve e della Fnovi è che il documento sia utile ai medici veterinari e che faciliti la collaborazione fra tutti i professionisti. ■ I 10 PRINCIPI DELLA CERTIFICAZIONE VETERINARIA I n quanto dichiarazione formale da parte di un medico veterinario, il certificato veterinario riveste un ruolo chiave nella prevenzione e nel controllo dei problemi legati alla salute e al benessere animale e alle questioni di sanità pubblica ad essi collegate. I certificati veterinari devono essere chiari e affidabili. Per questo motivo la Federazione dei Veterinari Europei (Fve) ha sviluppato un documento di sintesi nel quale sono delineati i principi fondamentali della certificazione veterinaria. Il documento è stato pubblicato nel 1998 (FVE/98/053). Adesso, dopo oltre 15 anni, è giunto il momento di rivedere e aggiornare il documento originale. Lo Statutory Bodies Working Group della Fve ha proposto i seguenti 10 principi di certificazione veterinaria. ESCLUSIONE DI RESPONSABILITÀ QUESTI 10 PRINCIPI RAPPRESENTANO LE BUONE PRATICHE DA SEGUIRE NELLA CERTIFICAZIONE VETERINARIA 1. I medici veterinari hanno l’obbligo di certificare esclusivamente su argomenti che rientrano nell’ambito delle loro conoscenze, accertate o attestate di persona o da un altro medico veterinario, personalmente in possesso delle conoscenze relative alle materie in questione e autorizzato a fornire il certificato. 2. I medici veterinari non devono emettere un certificato che possa sollevare questioni relative a potenziali conflitti di interessi. 3. I medici veterinari non devono consentire che pressioni commerciali, finanziarie o di altra natura compromettano la loro imparzialità. 4. I certificati devono essere redatti utilizzando termini semplici e facilmente comprensibili. 5. I certificati non devono contenere parole o frasi che possano avere più di una interpretazione. 6. I certificati devono: a. Occupare un foglio di carta o, laddove siano necessarie più pagine, ogni certificato deve essere realizzato in modo da far parte di un unico documento integrato e indivisibile. b. Essere dotati di un numero unico ed essere riportati in un registro compilato da chi emette il certificato o dalla Istituzione o Azienda dove il medico veterinario è impiegato. 7. I medici veterinari devono apporre la propria firma solo su certificati scritti in una lingua a loro comprensibile. 8. I certificati devono indicare in modo chiaro i soggetti della certificazione. 9. I medici veterinari devono apporre la propria firma solo sui certificati originali. Può essere fornita una copia laddove sussista un obbligo giuridico o ufficiale di fornire una copia del certificato (contrassegnata come tale). 10. Al momento di apporre la propria firma, i medici veterinari devono assicurarsi che: a. La firma sia leggibile; b. Il certificato contenga non solo la propria firma ma anche, in caratteri chiari, il proprio nome, le proprie qualifiche, l’indirizzo, e ove opportuno il proprio timbro ufficiale e/o professionale; c. Il certificato riporti la data del giorno in cui è stato emesso e firmato e, ove opportuno, la durata della validità del certificato; d. Tutte le parti del certificato siano compilate in modo da impedire che altre persone diverse dal medico veterinario compilino alcune parti in un momento successivo; e. Il certificato non contenga cancellature o modifiche diverse da quelle già siglate e timbrate. 30Giorni | Febbraio 2015 | 15

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