Opificium 1 - 2015

 

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Opificium 1 - 2015

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io: ar io din g or dag tra on os ls 6 s s de . 2 re ti ag ng lta p Co risu a i L'orologio della burocrazia è sempre in ritardo. Ma (forse) si può aggiustare vergogna La giostra della Lavori senza frontiere: l'Europa vuole la patente delle professioni La previdenza privata fa la concorrenza a quella pubblica. E vince La mediazione dalla A alla Z, per capire e fare un'attività in crescita La corruzione sta strozzando il nostro sistema economico. Tocca anche a noi professionisti combatterla e batterla Anno 6, N. 1 Gennaio-Febbraio 2015 La rivista dei periti industriali

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sommario 2-3 Editoriali Politica 4 Anticorruzione e ordini professionali Per bruciare la malapianta 22 Il peso della burocrazia Le mani sporche Eppi, entra in gioco l’F24 Il Pil è un totem che non funziona più 54 Le correzioni richieste dalla Rete al Dpr 137/12 Italia, lepri e tartarughe Riforme della Riforma 52 Opificium risponde Secondo acconto in F24 64 Lettere al direttore Emergency chef economia 10 Il lavoro e l'Ue 58 Nuove tendenze Una patente per correre in Europa Il bluff delle partite Iva Professione & previdenza Direttore responsabile Giampiero Giovannetti Redazione Maurizio Paissan (coordinatore), Gianni Scozzai (vice coordinatore), Andrea Breschi, Roberto Contessi, Ugo Merlo, Sergio Molinari, Benedetta Pacelli, Andrea Prampolini, Massimo Soldati, Giorgio Viazzi Progetto grafico Alessandra Parolini Editori Consiglio Nazionale dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati – Via di San Basilio, 72 00187 Roma Ente di Previdenza dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati – Piazza della Croce Rossa, 3 – 00161 Roma Segreteria di redazione Raffaella Trogu tel. 06.42.00.84.14 fax 06.42.00.84.44 mail stampa.opificium@cnpi.it Immagini Fotolia, Imagoeconomica Tipografia International Printing srl Zona industriale Pianodardine Avellino Concessionaria di pubblicità Agicom srl Via Flaminia 20 - 00060 Castelnuovo di Porto (RM) tel. 069078285 fax 069079256 mail agicom@agicom.it skype agicom.advertising www.agicom.it Anno 6, n. 1 Registrazione Tribunale di Roma n. 60/2010 del 24 febbraio 2010 echi dal congresso Un campione significativo 26 Il sondaggio tra i delegati 31 dossier: In medio stat virtus Viaggio intorno alla mediazione 32 34 38 42 48 Giustizia a misura d'uomo Come funziona (bene) e quanto funziona (poco) Una questione umana, solo umana Anatomia del processo Né vincitori, né vinti WELFARE 16 Il privato in campo Servizi in libertà CNPI, Consiglio Nazionale Giampiero Giovannetti (presidente), Maurizio Paissan (vice presidente), Giovanni Esposito (consigliere segretario), Claudia Bertaggia, Renato D'Agostin, Angelo Dell'Osso, Giuseppe Jogna, Sergio Molinari, Antonio Perra, Andrea Prampolini (consiglieri) Cnpi, Gruppo di lavoro «Comunicazione di categoria» Maurizio Paissan (coordinatore), Sergio Molinari e Andrea Prampolini (vice coordinatori), Roberto Ponzini e Denis Scagliarini (componenti) EPPI, Consiglio d’Amministrazione Valerio Bignami (presidente), Paolo Bernasconi (vice presidente), Paolo Armato, Mario Giordano, Gianni Scozzai (consiglieri) Eppi, Commissione Stampa Valerio Bignami (coordinatore), Gianni Scozzai (vice coordinatore), Paolo Armato (componente) Chiuso in redazione il 13 febbraio 2015

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editoriali Le mani sporche È giunta l'ora di scrivere la parola «fine» al romanzo italiano della corruzione ra l’undici dicembre 1955 quando la rivista «L’Espresso» uscì con un titolo («Capitale corrotta = nazione infetta») che poi è rimasto nella memoria di molti ed è stato spesso rispolverato per denunciare la presenza, il ritorno e/o la crescita del malaffare. Di cambiamenti in questi sessant’anni ne abbiamo vissuti tanti, e tutti riassumibili anche in una banale battuta: la vita è migliorata, ma la malavita pure. Al punto che oggi ci troviamo nella condizione di dover correggere quel titolo, perché la nazione appare ormai corrotta tanto quanto la capitale e l’epidemia non risparmia nulla e nessuno, mentre la cronaca si arricchisce giorno dopo giorno di nuovi titoli e di un’inestirpabile vergogna. In questo ultimo anno poi non ci siamo fatti mancare proprio niente: dall’Expo 2015 alla mafia a spasso per Roma, riciclando nella medesima centrifuga denaro, rifiuti e perfino il mondo del volontariato e mortificando ancora una volta ogni speranza d’onestà. Quando ci lamentiamo perché in Italia non arrivano investimenti dall’estero, la risposta è molto semplice: non si investe in un Paese precipitato in fondo alla classifica europea, in compagnia di Grecia e Bulgaria, secondo quanto riportato dal Corruption Index aggiornato al 2014 dall’organizzazione no-profit Transparency International. Così, quando ci addoloriamo per lo scarso rispetto con il quale viene accolto il nostro biglietto da visita in ogni consesso internazionale politico ed economico, dovremmo renderci conto E che la fiducia è dura da assegnare a chi detiene un tasso di illegalità che ci avvicina più ai paesi in via di sviluppo che al G7 di cui facciamo parte (ma per quanto tempo ancora?). Adesso proviamo a correre ai ripari e a fermare il contagio con il vaccino «Cantone». Il magistrato, che ha combattuto la camorra a Napoli e ha avuto il merito di colpire con efficacia lo strapotere del clan dei Casalesi, è da meno di un anno a capo dell’Autorità nazionale anticorruzione ed intende procedere con determinazione per cambiare verso a un sistema che sta corrodendo le basi stesse della nostra convivenza. Così anche gli ordini professionali sono chiamati a fare la loro parte in questa gigantesca battaglia per restituire dignità e trasparenza alla vita economica del Paese. Nel nostro articolo di apertura diamo conto dei nuovi e gravosi impegni che Consiglio nazionale e Collegi territoriali dovranno assolvere per invertire una rotta che non abbiamo tracciato noi, ma che rischia di trascinare a fondo anche quella parte del Paese ancora sana di cui facciamo certamente parte. Questa è la guerra degli onesti e riteniamo che sia un nostro dovere arruolarsi nel suo esercito per cacciare dalle nostre città un inquinamento che sta asfissiando quei pur flebili sussulti di ripresa economica. Già, perché dobbiamo essere consapevoli che il malaffare è prima di tutto un cattivo affare per il nostro sistema economico, impedendo quella possibilità che tutti meritano di sfruttare il proprio talento per dimostrarsi utili alla comunità di cui vogliono far parte. ◘ 2 Gennaio - Febbraio

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Eppi, entra in gioco l’F24 al 23 febbraio i periti industriali liberi professionisti possono utilizzare il modello F24 per pagare i contributi previdenziali e assistenziali. È stato chiuso infatti un protocollo d’intesa con l’Agenzia delle Entrate grazie al quale il modello di pagamento unificato permetterà di effettuare i versamenti direttamente online, tramite appunto il sito della stessa Agenzia, oppure tramite i comuni servizi bancari e postali. I vantaggi sono evidenti: basterà una sola semplice operazione ad ogni scadenza contributiva, tra cui il versamento del secondo acconto entro il 16 marzo prossimo, per realizzare un netto progresso nel senso dei processi di semplificazione potendo utilizzare tra l’altro gli eventuali crediti tributari in compensazione. Questa è la vera novità della convenzione: invece di attendere lunghi e complicati rimborsi, le eventuali somme sospese, magari perché versate in eccesso, possono essere utilizzate per rendere la contribuzione più leggera. L’Agenzia delle Entrate provvederà a breve, su richiesta dello stesso Eppi, a definire i codici tributari da indicare nel modello F24 in modo da rendere l’accordo operativo: ad oggi la mancanza di questo decisivo tassello rende la convenzione ancora in stand-by. L’ente di previdenza, infine, metterà a disposizione di ogni singolo iscritto il suo modello F24 già compilato che, in questa fase di rodaggio, servirà a prendere confidenza con il nuovo strumento, evitando, tra l’altro, possibili errori di presentazione. ◘ D he ai piedi del totem del Prodotto interno lordo non si dovesse portare in sacrificio anche il buon senso, lo aveva capito perfino il suo inventore, Simon Kunetz . Lo disse nel 1934, rivolto al Congresso Usa: «Il benessere di un Paese non può essere esclusivamente desunto da un indice delle entrate nazionali». Dopo di lui fu la volta di Robert Kennedy e via via di molti altri. Tra questi, nel 1973, il Nobel James Tobin e, in epoca ancora più vicina, la commissione «Stiglitz- Sen-Fitoussi» costituita da Sarkozy nel 2008 con l’incarico di elaborare un modello statistico in grado di intercettare indicatori che rilevassero quel benessere sociale che non poteva essere misurato dal Pil. Finora non se ne è fatto niente, ma su questo tema si è però creata una sensibilità che è uscita dai recinti degli specialisti e degli addetti ai lavori e bussa alle porte della politica. Anche la previdenza con il Pil ci deve fare i conti, dato che le pensioni vengono rivalutate proprio su quella base. Ora, l’ex presidente dell’Istat ed ex ministro del Lavoro Enrico Giovannini, che ha fatto parte della commissione voluta da Sarkozy, è convinto che i tempi siano maturi perché al centro dell’economia sia portato il benessere delle famiglie e delle persone e non più soltanto il vecchio freddo Pil. Insomma dobbiamo veramente superare la cultura dell’economia politica per ritrovare finalmente quella dell’economia civile. ◘ C Il Pil è un totem che non funziona più Gennaio - Febbraio 3

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Politica: Anticorruzione e ordini professionali Per bruciare la malapianta Le nuove norme contro la corruzione coinvolgono anche il sistema ordinistico e aumentano, ovviamente, il peso burocratico. Quanto a diminuire il fenomeno della corruttela (ogni classifica internazionale in proposito ci fa vergognare della nostra posizione da girone infernale), non è detto che possano avere più effetto di una grida manzoniana. Ma che la speranza e... Raffaele Cantone ci aiutino di Benedetta Pacelli Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione 4 rdini professionali soggetti all’anticorruzione. Dal 31 gennaio scorso, infatti, dopo diverse deroghe, tutte le professioni si sono dovute adeguare ai principi contenuti nel pacchetto anticorruzione e ai relativi obblighi sui principi di trasparenza e di incompatibilità degli incarichi. In teoria quindi a partire da quella data, l'Autorità nazionale dell'anticorruzione guidata da Raffaele Cantone potrà iniziare ad esercitare i propri poteri di vigilanza sul rispetto dei diversi principi che per le professioni si traducono in alcuni adempimenti: l’obbligo di adozione del piano triennale della prevenzione della corruzione e di un programma triennale della trasparenza, l’attuazione di un codice di comportamento per i dipendenti e la nomina di un responsabile della prevenzione della corruzione dell'ente. Non solo, perché i singoli ordini e collegi dovranno poi adempiere agli obblighi in materia di trasparenza (Dlgs 33/2013) e attenersi ai divieti in tema di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi (Dlgs 39/2013). Tutto ruota attorno a un punto chiave: la qualificazione degli ordini come enti pubblici non economici, principio che non concede vie di fuga rispetto agli adempimenti imposti dalla legge. Questo vuol dire che a loro si applicano tutte le norme tipiche della pubblica amministrazione (come ad esempio il procedimento amministrativo, la trasparenza, la contabilità pubblica, l’anticorruzione, la semplificazione, la digitalizzazione, il codice degli appalti pubblici). L’unica deroga che, soprattutto in questi ultimi anni, viene fatta dal legislatore è quella relativa alle misure di razionalizzazione della spesa ► Gennaio - Febbraio O

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Gennaio - Febbraio 5

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Politica: Anticorruzione e ordini professionali La mappa dei disonesti L'indice 2014 della «corruzione percepita» nel settore pubblico in 175 paesi del mondo (e noi non siamo messi bene) ► pubblica (spending review) perché, seppure finanziati con una tassa annuale obbligatoria degli iscritti, non incidono nel patto di stabilità europeo. □□ Cosa prevede la legge per gli ordini Non ci saranno sanzioni per gli ordini, almeno nell’immediato, ma dagli incontri avuti tra l’Autorità e i rappresentanti degli ordini (Coordinamento unitario professioni, Rete professioni tecniche) l’Anac è stata chiara: la priorità dovrà essere data alla nomina del responsabile per la prevenzione e all’adozione del piano nazionale per l’anticorruzione. Ogni consiglio nazionale di ordine o collegio secondo gli accordi, ha infatti già inviato all’Autorità una propria delibera con la nomina del referente nazionale dell’anticorruzione. È la stessa legge anticorruzione ad aver attribuito una grande rilevanza al ruolo del responsabile della prevenzione dei fenomeni corruttivi. Proprio per questo la norma prevedeva che il responsabile fosse scelto tra i dirigenti amministrativi di ruolo di prima fascia in servizio, figura però inesistente soprattutto per gli enti di piccole dimensioni, per i quali significherebbe solo un aggravio di spesa. Ecco perché l'Anac ha deciso di intendere la norma in maniera più estesa, venendo incontro alle esigenze 6 della realtà ordinistica e specificando che questo soggetto possa essere identificato anche in un funzionario o in un consigliere a patto che sia una figura interna all'amministrazione. □□ La figura del responsabile dell’anticorruzione Spetterà al responsabile dell’anticorruzione vigilare sul fatto che gli incarichi affidati dal proprio ente siano in linea con la legge Severino, contestando eventuali problemi e segnalando all'Anac tutti i casi di possibile violazione. Il responsabile nazionale anticorruzione deve predisporre il piano anticorruzione, definire le procedure per selezionare e formare il personale appartenente a settori particolarmente esposti al rischio corruzione e vigilare sul funzionamento del piano. Sarà sempre il responsabile della prevenzione a predisporre il piano triennale della trasparenza e il codice di comportamento dei dipendenti dell'ente. Il responsabile deve redigere ogni anno, entro il 15 dicembre, una relazione che rendiconti sull’efficacia delle misure adottate. L’Anac ha poi chiesto alle rappresentanze delle professioni di inviare quattro distinti regolamenti emanati a seconda delle esigenze delle categorie, e quindi della loro organizzazione su base provinciale, territoriale, regionale o del tribunale di riferimento. Restano comunque ancora molte incognite su come applicare a Gennaio - Febbraio

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CORRUZIONE Trasparenza Fonte: www.transparency.org/cpi 0-9 10-19 20-29 30-39 40-49 50-59 60-69 70-79 80-89 90-100 un comparto professionale composto per lo più di strutture di piccole dimensioni una normativa pensata per le grandi pubbliche amministrazioni (a cui comunque gli ordini non vogliono sottrarsi). □□ Il principio della trasparenza Uno dei temi scoperti è infatti l'attuazione del principio della trasparenza che, nella sua lettura fedele della norma, obbliga gli ordini alla pubblicazione di redditi e patrimoni dei dirigenti così come i curricula e i compensi non solo legati alla carica ma anche ad altri incarichi pubblici. Ma cosa significa in particolare? Che il pacchetto corruzione, e quindi i relativi obblighi di trasparenza e di incompatibilità degli incarichi, si applicano d'ora in poi anche a collegi e ordini professionali, anche se questi non pesano sulla contabilità generale dello Stato, ma anzi amministrano e gestiscono unicamente le quote degli iscritti che vengono determinate per coprire le spese necessarie al loro funzionamento. Per l'Agenzia nazionale, infatti, sul versante della trasparenza le regole anticorruzione impongono agli «organi di indirizzo politico» la pubblicazione di redditi e patrimoni, atti di nomina, curricula, compensi legati alla carica e ad altri incarichi pubblici. ► Gennaio - Febbraio Gli ■■Piano triennale di prevenzione della corruzione pubblico adempimenti per gli ordini ■■Piano triennale della trasparenza ■■Codice di comportamento del dipendente ■■Nomina del responsabile della prevenzione ■■Adempimento degli obblighi in materia di ■■Rispetto dei divieti in tema di inconferibilità e per chi non si adegua una multa compresa tra mille e diecimila euro. 7 della corruzione trasparenza di cui al Dlgs n. 33/2013 Le sanzioni previste: la legge prevede incompatibilità degli incarichi di cui al Dlgs n. 39/2013

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Tutto nella sapere su incompatibilità quello che dovete ► La definizione di «organi di indirizzo politico» è nata ovviamente in riferimento a regioni, province e comuni, ma già in passato è stata estesa in via analoga agli organi di vertice delle altre amministrazioni, anche quando le cariche non erano elettive. E ora quindi anche agli ordini professionali che, dice la norma in questione, «ai fini della piena accessibilità delle informazioni pubblicate» dovranno creare nella propria home page istituzionale un'apposita sezione, ben visibile, denominata «amministrazione trasparente, al cui interno sono contenuti i dati, le informazioni e i documenti pubblicati ai sensi della normativa vigente». Tutto dovrà essere online compresi i dati che riguardano i rapporti di lavoro, dei dipendenti così come dei collaboratori, visto che secondo l'Anac le norme si applicano agli ordini anche in considerazione del fatto che i rapporti di lavoro del loro personale integrano, a tutti gli effetti, un rapporto di pubblico impiego. Per quel che riguarda, invece, i limiti agli incarichi, i temi chiave sono rappresentati dalla griglia delle incompatibilità, che per esempio vietano gli incroci fra cariche di vertice negli enti e nelle loro società. □□ Le incompatibilità In caso di inerzia sarà l’autorità a dichiarare l’incompatibilità tra la carica ordinistica e quella politica. Dopo la delibera n. 1 del 9 gennaio 2015, con la quale l’autorità guidata da Cantone aveva rimesso l’accertamento del principio di incompatibilità tra queste due cariche alla Giunta delle elezioni del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, si cambia completamente rotta. E con una nuova delibera (n. 8 del 21 gennaio 2015) viene sancito un principio praticamente opposto, anche se l’Autorità si limita a chiarire che il nuovo provvedimento semplicemente serve a «chiarire meglio» il contenuto di quello precedente. Il punto di partenza comunque rimane lo stesso ed è relativo alla corretta qualificazione giuridica degli ordini e collegi professionali: l’Autorità ne ha riconosciuto la natura di enti pubblici non economici e quindi tali da essere assoggettati alla legge Severino (Dlgs 39/13). In base al comma 1 dell'art. 11 della legge scatta quindi l'incompatibilità fra gli incarichi di amministratore di ente pubblico di livello nazionale, regionale e locale, e la carica di parlamentare, presidente del Consiglio dei ministri, ministro, vice ministro, sottosegretario di Stato e commissario straordinario del governo. A partire da questo principio la delibera precisa le modalità di accertamento e di contestazione delle incompatibilità. Cantone chiarisce che saranno gli ordini stessi o la Giunta per le elezioni della camera parlamentare di appartenenza a verificare «la specifica posizione ricoperta all'interno degli organi elettivi degli ordini professionali e, in particolare, se l'incarico di presidente di ordine comporti deleghe gestionali dirette»: in sostanza o provvede l’amministrazione che ha conferito l’incarico amministrativo, oppure lo fa la camera di appartenenza del parlamentare. Nel primo caso questo deve avvenire nei termini previsti dalla legge, ma se l’amministrazione di appartenenza, in questo caso l’ordine, non adempie, spetterà all’Anac che «è tenuta ad esercitare la vigilanza sul rispetto delle norme ivi previste da parte delle pubbliche amministrazioni». Nel secondo caso, l’Anac non ha, invece, alcun potere di accertamento e contestazione delle cause di incompatibilità previste dal Dlgs n. 39 del 2013 o da altre leggi che riguardino la permanenza in carica di un parlamentare. Tali poteri sono riservati dalla legge alla competenza della camera di appartenenza del parlamentare interessato. ◘ e inconferibilità degli incarichi Pa ■■Inconferibilità di qualsiasi incarico ■■Inconferibilità di incarichi nelle (amministratori statali, regionali, dirigenziale per enti di diritto pubblico e privato, direttore generale, sanitario, amministrativo) in caso di condanna per reati contro la pubblica amministrazione amministrazioni statali, regionali e locali a soggetti che nei due anni precedenti abbiano svolto l’attività in enti di diritto privato regolati o finanziati ■■Gli incarichi di direttore generale, sanitario ■■Inconferibilità di incarichi a componenti di e direttore amministrativo nelle Asl non possono essere conferiti a coloro che nei due anni precedenti abbiano svolto incarichi e ricoperto cariche in enti di diritto privato indirizzo politico nazionale, regionale e locale amministrazioni e negli enti privati in controllo pubblico e cariche di componenti di organi di indirizzo politico ■■Incompatibilità tra incarichi nelle pubbliche Dlgs n. 39/13

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Politica: Anticorruzione e ordini professionali La circolare del CNPI Trasparenza, tutta la trasparenza, nient'altro che la trasparenza Data la natura particolare degli ordini e collegi professionali, l’impostazione del Consiglio nazionale è quella di considerare il livello nazionale e quello territoriale come un unico insieme giudicando, quindi, ammissibile la predisposizione di un unico Regolamento, un unico Piano triennale di prevenzione della corruzione e della trasparenza e la nomina di un unico responsabile nazionale della prevenzione della corruzione e la trasparenza che assume anche la responsabilità degli enti territoriali, purché questi ultimi aderiscano al Regolamento e al Piano triennale di prevenzione della corruzione e della trasparenza predisposti dal Consiglio nazionale. Nel frattempo il Cnpi ha adottato, in condivisione con la Rete delle professioni tecniche, il Regolamento sugli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni e poi ha provveduto alla nomina del responsabile unico per la prevenzione della corruzione e la trasparenza. Il Regolamento è stato strutturato in modo da poter essere adottato, così com’è, anche dagli ordini territoriali. In questo modo gli organismi sul territorio potranno far riferimento al responsabile unico per la prevenzione della corruzione e la trasparenza, limitandosi a nominare referenti provinciali con compiti limitati e sostenibili. Successivamente, su proposta del responsabile, è stato anche approvato il Programma triennale per la trasparenza e l’integrità del Consiglio nazionale. Ogni collegio territoriale potrà, quindi, deliberare l’adozione del Regolamento nazionale, impegnandosi a rispettarne le previsioni e indicando al proprio interno un referente, che dovrà collaborare con il responsabile nazionale della prevenzione della corruzione e la trasparenza. Si tratta comunque di una scelta non obbligatoria. Ovviamente i Consigli degli ordini territoriali che non vorranno aderire all’iniziativa che parte da Roma dovranno farsi carico autonomamente di tutte le incombenze che derivano dall’applicazione della normativa i cui contenuti dovranno risultare in ogni caso conformi ai previsti principi di trasparenza e accesso alle informazioni. ◘ Ecco cosa va reso pubblico nella gestione delle pubbliche amministrazioni Alla luce del sole compensi, strutture e incarichi ■■Attribuzioni dei dirigenti, con specifica evidenza ■■Elenco dei beni immobili e gestione del sulle componenti variabili e su quelle legate alla patrimonio valutazione di risultato ■■Dati sui tempi di pagamento ■■Curricula e retribuzioni di coloro che rivestono dell'amministrazione incarichi di indirizzo politico ■■Dati relativi ai controlli sull’organizzazione e ■■Organizzazione delle pubbliche amministrazioni, sull’attività dell’amministrazione organi di indirizzo politico e di amministrazione ■■Contratti pubblici dei lavori, servizi e forniture e gestione con indicazione delle rispettive ■■Interventi straordinari e di emergenza che competenze comportano deroghe alla legislazione vigente. ■■Nominativi dei componenti degli organi di indirizzo politico (Dlgs 14.03.1 3, n. 33) ■■Nominativi dei titolari di incarichi dirigenziali e di collaborazione o consulenza ■■Dotazione organica e costo del personale con ■■ ■■ ■■ rapporto di lavoro a tempo indeterminato e non a tempo indeterminato Bandi di concorso per il reclutamento di personale Provvedimenti amministrativi Bilancio, preventivo e consuntivo, piano degli indicatori e risultati attesi di bilancio Gennaio - Febbraio 9

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Economia: Il lavoro e l’UE Una patente per Per risvegliare l’economia europea dal suo letargo basterà il quantitative easing deciso dalla BCE di Mario Draghi? Forse. Intanto, non sono da sottovalutare misure come quella prevista dalla nuova direttiva europea sul riconoscimento delle qualifiche professionali volta a favorire la libera circolazione dei professionisti nel Vecchio Continente. Poco incisiva sul breve termine, ma certamente decisiva nel modificare nel lungo periodo il mercato del lavoro

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correre in europa

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Economia: Il lavoro e l’UE di Benedetta Pacelli Approfondiamo Le professioni che si muovono di più Medici senza confini Ue. E avvocati, invece, confinati nelle corti d’appello nazionali. I primi si muovono in lungo e in largo per l’Europa, i secondi preferiscono invece restare nel paese dove hanno acquisito il titolo professionale. È lo specchio di un’Europa che si muove, ma lo fa lentamente, specie se si tratta di professionisti italiani che puntano a spostarsi in un altro paese Ue. Ma dove vanno i professionisti in fuga? La meta tradizionale è il Regno Unito (33%) e, osservando nel dettaglio le qualifiche dei professionisti, si scopre che sono proprio i dottori in medicina che detengono da anni il primato di coloro che, ottenuta la qualifica in Italia, la esercitano in via permanente o temporanea all’estero, privilegiando come destinazione la Gran Bretagna (37%) e poi la Svizzera (26%). Dopo i camici bianchi sono gli insegnanti della scuola secondaria a lasciare l’Italia per approdare all’estero, soprattutto in Germania e poi ancora nel Regno Unito. Seguono diverse professioni dell’area sanitaria, con gli infermieri al terzo posto (1.506), gli ottici (1.028) e poi i fisioterapisti e gli ostetrici entro le prime dodici posizioni. Più stanziali, invece, gli avvocati non solo in Italia ma anche nel complesso dei paesi Ue, visto che rispetto alle 66 mila richieste di mobilità fatte dal primato rappresentato dai medici si sono fermati a poco più di 7 mila nei 15 anni presi a campione. Questo perché come è stato specificato più volte dagli addetti ai lavori è forte la domanda di figure professionali ad alta specializzazione tecnologica, meno forte invece quella dove i saperi sono strettamente legati alle norme interne, come il diritto. ◘ armacisti, infermieri, guide alpine, fisioterapisti e agenti immobiliari. E poi, in una seconda fase, anche ingegneri e medici. La tessera professionale europea (Epc), una delle novità principali contenute nella nuova direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali 2013/55 (che ha modificato la direttiva 36/05), parte da qui: da cinque categorie, regolamentate in modo completamente diverso, che potranno usufruire presto di questa procedura elettronica (giacché di questo si tratta) per il riconoscimento delle qualifiche professionali tra i paesi dell’Unione. E anche se bisognerà aspettare il 2016 per averla in tasca, intanto la tessera prende forma, anche grazie al lavoro del semestre europeo di presidenza italiana. Del resto la mobilità tra i professionisti Ue è uno dei cavalli di battaglia dell’Unione europea. Secondo i dati disponibili sul sito della Commissione nella sezione che ospita il database sui riconoscimenti professionali, tra il 1997 e il 2013, le autorità nazionali degli Stati membri hanno preso oltre 380 mila decisioni su richieste di riconoscimento di qualifiche presentate dai professionisti europei, ma solo poco più di 16 mila hanno riguardato professionisti italiani. Numeri, in generale bassi, a fronte, dice l’Unione europea, di una domanda di personale altamente qualificato che entro il 2020 dovrebbe tradursi in almeno 16 milioni di nuovi posti di lavoro. Certo, precisa invece la Commissione, se l’Europa vuole rispondere a questa esigenza, deve affrontare le attuali carenze di personale, avvalendosi appunto di professionisti qualificati e disposti a trasferirsi in altri Stati membri dell’Ue. In questo senso l’introduzione della tessera dovrebbe dare ai professionisti interessati la possibilità di ottenere un riconoscimento più rapido e semplice delle loro qualifiche, favorendo appunto la mobilità. □□ Un tavolo per le professioni tecniche Nel frattempo il Dipartimento delle politiche comunitarie presso la presidenza del Consiglio dei ministri ha avviato un tavolo di confronto sul tema dell’edilizia chiamando a raccolta tutti i professionisti del settore. Il tavolo è composto da architetti, periti edili, geometri e ingegneri civili e punta proprio a comprendere (e si spera a sanare) quell’anomalia tutta italiana di un segmento dell’economia quale quello dell'edilizia, in cui si trovano ad operare soggetti simili, in barba ai principi di una concorrenza leale (basti pensare che il tirocinio è obbligatorio solo per periti e geometri e non per architetti e ingegneri). Un’azione questa che fa parte dell’esercizio della trasparenza, un’attività prevista dalla Commissione europea che prevede la valutazione di tutta la regolamentazione nazionale sulle professioni, con l’obiettivo non di procedere ad una deregolamentazione, ma di agevolare piuttosto la mobilità nel mercato interno, mantenendo elevati livelli di qualità e garantendo un elevato grado di tutela della salute e dei consumatori. Nell’ambito di questo esercizio di trasparenza il dipartimento delle politiche comunitarie ha coinvolto le altre amministrazioni competenti e gli ordini professionali, tra cui appunto i periti industriali che stanno lavorando attivamente con lo stesso dipartimento. Snellire e semplificare è l’obiettivo principale. Gennaio - Febbraio F 12

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□□ Cosa è la tessera professionale europea Meno burocrazia, tempi più rapidi e spese ridotte al lumicino. In tre mesi e a costo zero (l’ultima parola spetterà comunque ai singoli Stati) sarà possibile avere una carta elettronica che legittimerà ogni singolo professionista ad esercitare, anche temporaneamente, l’attività in un altro paese rispetto a quello di origine. La tessera professionale europea (Epc) è una procedura elettronica e non una carta tangibile che testimonia il superamento del controllo amministrativo e il riconoscimento, da parte del paese ospitante, delle qualifiche professionali. L’Epc quindi avrà la forma di un certificato elettronico che le autorità competenti dello Stato membro di origine e di quello ospitante si scambieranno tramite il sistema di informazione del mercato interno (Imi). Il principio della mobilità, che era una possibilità già esistente e garantita fino ad ora ma che richiedeva una lunga procedura burocratica (minimo di 6 mesi), viene ora resa più semplice grazie alla possibilità di seguire l’andamento della propria domanda online. □□ Come funziona il sistema La tessera professionale europea dovrebbe essere rilasciata su richiesta di un professionista, in seguito alla presentazione dei documenti necessari e all’espletamento da parte dell’autorità competente delle corrispondenti procedure di verifica. Il singolo soggetto quindi richiede all’autorità competente del suo paese d’origine il rilascio della Epc, mediante uno strumento online fornito dalla Commissione, che a sua volta crea automaticamente un fascicolo Imi, (sistema di informazione del mercato interno). Nella nuova procedura cambia in maniera sostanziale il ruolo dello Stato membro che assume una innovativa funzione di garante. In sostanza, se fino ad ora il professionista era obbligato a presentare l’intera documentazione allo Stato membro ospitante, con tutte le difficoltà del caso (un esempio è la traduzione), ora la consegna di tutta la mole dei documenti va direttamente allo Stato di origine, nella propria lingua, senza traduzioni, certificazioni e autentiche di documenti. □□ La regola del silenzio assenso Una volta ricevuta la domanda, le autorità competenti hanno una settimana per darne riscontro e comunicare gli eventuali documenti mancanti. Per il professionista che semplicemente vuole esercitare l’attività nel paese ospitante in via temporanea, le autorità hanno tre settimane supplementari per analizzare il fasciGennaio - Febbraio colo. Se, invece, la professione ha un impatto sulla salute o sulla sicurezza dei cittadini, le autorità hanno fino a 3 mesi per esaminare la domanda. Se infine il richiedente vuole stabilirsi definitivamente nel paese ospitante (stabilimento), le autorità hanno un massimo di 3 mesi per valutare la domanda o di 2 mesi nel caso di professioni che rientrano nell’ambito della procedura di riconoscimento automatico (medico, infermiere generico, dentista, veterinario, ostetrica, farmacista e architetto). Qualora lo Stato ospitante non adotti una decisione nei termini stabiliti, o non organizzi la prova attitudinale (se i requisiti non sono sufficienti), vale la regola del silenzio assenso, una delle altre novità. Ma quanto dura la Epc? È valida a tempo indeterminato in caso di stabilimento e per 18 mesi per la prestazione temporanea di servizi. □□ Le misure compensative L’entrata in vigore della tessera non elimina comunque alcuni passaggi, primo tra tutti quello delle misure compensative necessarie se non si soddisfano determinati requisiti professionali. Se infatti le autorità dello Stato membro ospitante rilevano che l’istruzione e l’esperienza professionale non corrispondono ai livelli previsti nel paese, possono chiedere al professionista alcune misure compensative per dimostrare la sua preparazione. Nel caso dell’Italia è l’ordine di riferimento ad occuparsene analizzando le singole richieste che arrivano dai professionisti stranieri. Qui si apre il capitolo delle norme ancora mancanti, e cioè degli appositi regolamenti ministeriali che a livello domestico avrebbero dovuto regolare gli esami integrativi per comprendere la reale conoscenza da parte del candidato del settore in cui si vuol prestare l’attività professionale. Ma a questi regolamenti solo ora si sta ponendo mano, complice l’inefficienza ministeriale che ha impiegato anni prima di dare il suo via libera definitivo. Così, ancora oggi tutto grava sulle spalle degli ordini che si sono arrangiati un po’ come hanno potuto creando commissioni ad hoc per consentire di volta in volta ai professionisti stranieri di sostenere la prova attitudinale. □□ L’accesso parziale Una delle altre grandi novità del restyling è quella dell’accesso parziale. Si tratta di un istituto che potrebbe avere risvolti molto positivi: consente al professionista di esercitare la propria attività, per la quale è pienamente qualificato nello Stato d’origine, in un altro Stato dell’Unione europea dove esiste una professione regolamentata più ampia nella quale ► 13 Tutto online L’Epc avrà la forma di un certificato elettronico che le autorità competenti dello Stato membro di origine e di quello ospitante si scambieranno tramite il sistema di informazione del mercato interno (Imi)

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