AGRICOLTURA 2/1015

 

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VINITALY

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ANNO 42 - POSTE ITALIANE s.p.a. - SPED. ABB. POSTALE – DCB CENTRALE/PT MAGAZINE AUT. 141/2004 VALIDA DALL’11/1172004 – PUBBL. MAX 50% - € 2,10 IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP, VIA ZANARDI 28 40131 BOLOGNA PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE CHE SI IMPEGNA A CORRISPONDERE IL PRESCRITTO DIRITTO POSTALE INSERTO Vinitaly a pag. 11 Post quote latte, le proposte per uscire dalla crisi MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA N. 2 - FEBBRAIO 2015 a pag. 37 Aiuti diretti Pac, istruzioni per l’uso a pag. 56 Speciale orticole: prove per pomodoro, melone e anguria

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itoriale STEFANO BONACCINI Presidente Regione Emilia-Romagna Dall’agricoltura Serra uno sviluppo di qualità Quest’ultimo, ormai in dirittura d’arrivo per quanto riguarda l’approvazione di Bruxelles, mette al centro l’integrazione di filiera, l’internazionalizzazione, la competitività sui mercati, il ricambio generazionale, l’ambiente e la biodiversità. Molto è stato fatto in passato, molto andrà fatto in futuro, per conquistare nuove quote di mercato in un mondo che sempre più chiede tipicità, distintività, identità. È un’opportunità che dobbiamo saper cogliere. L’agricoltura e l’agroalimentare emiliano-romagnolo sono da sempre un punto di forza di questa regione. Non solo come fonte di buona occupazione e sviluppo economico. Agricoltura vuol dire anche tutela del territorio, contrasto al dissesto idrogeologico, salvaguardia del paesaggio. Sono questioni che il nostro Paese ha per troppo tempo trascurato e che invece oggi possono diventare, esse stesse, importanti fattori di competitività per un territorio. Tra i primi punti del programma di questa legislatura abbiamo messo il consumo a saldo zero di suolo. È un tema importante che dobbiamo saper finalmente affrontare. Per dire stop a un processo di sviluppo insediativo che negli anni ha sottratto prezioso terreno all’agricoltura e al quale oggi vanno piuttosto contrapposti interventi fondati sul recupero e sulla riqualificazione urbana. Sono grandi sfide. Ma sono anche sfide irrinunciabili se veramente vogliamo costruire uno sviluppo di qualità, che sia pienamente sostenibile, non solo da un punto di vista ambientale, ma, vorrei sottolinearlo, anche sociale. Dunque: prepariamoci a Expo, ma guardando oltre a Expo e lavorando insieme – istituzioni, mondo produttivo e forze sociali – per uno sviluppo equo e solidale. A partire dall’agricoltura. 3 E xpo 2015 è ormai alle porte. È un appuntamento al quale ci stiamo preparando con determinazione, nella certezza che possa rappresentare una grande occasione per promuovere nel mondo il nostro territorio, le nostre eccellenze, la nostra identità. Il tema scelto per questa edizione “Nutrire il Pianeta. Energia per la Vita” chiama in causa questioni non più differibili: la lotta alla fame nel mondo; nuovi modelli di sviluppo; un’agricoltura capace di assicurare cibo di buona qualità a una popolazione mondiale in crescita; il contrasto allo spreco alimentare. Su questi temi l’EmiliaRomagna ha molto da dire. Per questo abbiamo messo al centro della nostra partecipazione all’Esposizione universale il World food, research and innovation forum, un grande progetto di ricerca e di confronto sul cibo che coinvolgerà il mondo della ricerca, delle imprese, della politica a livello globale. Ma non solo. L’Emilia-Romagna è da sempre una terra simbolo del migliore made in Italy. L’agricoltura e l’agroalimentare regionali sono in tutto il mondo sinonimo di qualità, sicurezza, innovazione, capacità di competere, ma anche di una sapienza artigianale che nasce da lontano e che si nutre di un profondo legame con la nostra storia e i nostri valori. Credo che tutto questo rappresenti un patrimonio straordinario che vada sostenuto, per raggiungere nuovi traguardi. È quello che vogliamo fare. A Expo, naturalmente, anche attraverso l’incoming turistico e d’affari, ma non solo a Expo. La nuova legislatura di fatto coincide con l’avvio della nuova Programmazione comunitaria: la nuova Pac, dunque, e il nuovo Programma regionale di sviluppo rurale 2014 – 2020. FEBBRAIO 2015

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MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA PERIODICO DELL’ASSESSORATO AGRICOLTURA, CACCIA E PESCA SOMMARIO 03 EDITORIALE Dall’agricoltura uno sviluppo di qualità Stefano Bonaccini ANNO 43 - N. 2 - FEBBRAIO 2015 Reg. Trib. Bologna n. 4269 del 30-3-73 Iscrizione al ROC n. 24729 Spedizione in abb. postale - Regime libero 50% Aut. DRT/DCB/Bologna DIRETTORE Simona Caselli DIRETTORE RESPONSABILE Roberto Franchini COORDINAMENTO DELLA REDAZIONE Paola Fedriga IN REDAZIONE Antonio Apruzzese, Olga Cavina, Giancarlo Martelli REFERENTI Patrizia Alberti, Laura Banzi, Saverio Bertuzzi, Milena Breviglieri, Patrizia Cavanni, Vincenzo Di Salvo, Rossana Mari, Vittorio Marletto (Arpa-Simc), Piero Pastore Trossello, Carlo Patuelli, Paolo Pirani, Mario Savorelli (Crpv), Magda C. Schiff (Crpa), Simona Spagnoli, Maria Cristina Zarri SEGRETERIA DI REDAZIONE Monica Cervellati Cattani RESPONSABILE DIATECA AGRICOLTURA Fabrizio Dell’Aquila REDAZIONE Regione Emilia-Romagna Direzione Agricoltura 40127 Bologna Viale della Fiera, 8 - Terza Torre Fax 051.5274577 Tel. 051.5274701 - 051.5274289 http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/ agricoltura@regione.emilia-romagna.it EDITORE CANTELLI ROTOWEB srl Via Saliceto 22/e-f - 40013 - Castel Maggiore (Bo) tel. 051.700606 - fax 051.6328090 www.cantelli.net ABBONAMENTI c/c postale n° 001023801994 c/c bancario IBAN IT-51-R-07601-02400-001023801994 Intestato a CANTELLI ROTOWEB SRL CONCESSIONARIA ESCLUSIVA PER LA PUBBLICITÀ Economia 22 COMPARTO AVICOLO Un 2014 con il segno più ma non per tutta la filiera a cura della Redazione Fatti 06 PROMOZIONE Tutto l’agroalimentare a portata di un click Paola Fedriga 24 COLTURE INDUSTRIALI Bietole: accordo su S.Quirico, la campagna 2015 è salva Giancarlo Martelli 10 VERSO EXPO 2015 Innovazione e ricerca, l’Emilia-Romagna al top a cura della Redazione 26 PRODOTTI TIPICI Più varietà a marchio Igp per la ciliegia di Vignola Antonio Apruzzese 11 STALLE IN CRISI Allevatori in piazza per difendere il latte Antonio Apruzzese 28 BANCHE DATI Parte l’anagrafe apistica nazionale Vincenzo Di Salvo, Giuseppe Diegoli, Silvano Natalini 13 ZOOTECNIA Più servizi agli associati con il nuovo corso Araer Anna Mossini Fisco e previdenza 29 Imu sui terreni “ex montani”, si riparte con le nuove regole a cura di Corrado Fusai 14 MONITORAGGIO Nitrati: lo studio Ispra per la pianura Padana Franco Zinoni 16 AGREA NEWS Pagamenti 2014 in crescita, alle imprese 793 milioni Nicodemo Spatari 18 QUI REGIONE Maltempo, cinque milioni per interventi urgenti a cura della Redazione 20 QUI EUROPA Aiuti diretti Pac: l’Italia è quarta a cura di Carla Cavallini O.P.S.A.I. S.r.l. Via Monte Rosa, 19 - 20149 Milano Tel. 02/4694949 - 48018114 e-mail: milano@opsai.com Responsabile Pubblicità e Marketing Claudio Pietraforte I testi, le notizie e le foto contenute nel presente fascicolo possono essere utilizzate solo previa autorizzazione e citando la fonte. Le fotografie e i testi, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. TIRATURA: 40.000 COPIE CHIUSO IN REDAZIONE IL 13/2/2015 IL CONTENUTO DEGLI ARTICOLI NON ESPRIME NECESSARIAMENTE LA POSIZIONE DELL’ASSESSORATO REGIONALE ALL’AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITÀ FAUNISTICO-VENATORIA Nella foto: la sommelier Carla Laghi nel padiglione dell’Enoteca regionale dell’Emilia-Romagna al Vinitaly 2014 (Dell’Aquila)

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FEBBRAIO 2015 In azienda 32 AGRICOLTURA SOCIALE Arvaia, il piacere di produrre insieme Paolo Pirani Agrobiodiversità 52 INTERVENTI DI TUTELA Pecora modenese, al via un progetto per salvarla Aldo Dal Prà, Alessio Zanon Pedologia 63 BUONE PRATICHE La salinizzazione minaccia le funzioni dei terreni Carla Scotti 34 TESTIMONIAL EXPO Giovane, coltivatore e “agricustode” Olga Cavina SPECIALE ORTICOLE 55 La sperimentazione su melone semi-forzato Pier Paolo Pasotti, Milena Pelliccioni, Lorena Castellari, Vanni Tisselli, Stefania Delvecchio Meccanizzazione 66 NON SOLO MOTORI Giù la pressione: soluzioni più efficaci per i pneumatici Ottavio Repetti FOCUS PAC 2014-2020 a cura di Daniele Govi, Luca Rizzi, Nicola Benatti 37 Pagamenti diretti, 38 al via le nuove regole Obblighi ed effetti del greening 57 Pomodoro da mensa: ibridi da coltivare in serra Pier Paolo Pasotti, Milena Pelliccioni, Vanni Tisselli, Stefania Delvecchio Avversità 69 UN FENOMENO IN AUMENTO A rischio la biodiversità con le nuove specie invasive Massimo Bariselli 59 Anguria: dalla ricerca una corretta scelta varietale Pier Paolo Pasotti, Milena Pelliccioni, Vanni Tisselli, Stefania Delvecchio INSERTO VINITALY 2015 42 L’export frena la corsa dopo un quinquennio d’oro Denis Pantini 45 A Verona in passarella le tipicità della via Emilia a cura della Redazione Ricerca e sperimentazione 61 EMILIA-ROMAGNA Pomodoro da industria: le varietà per il mercato Sandro Cornali Rubriche 71 NOVITÀ DALLA RICERCA a cura di Maria Teresa Salomoni e Nicola Di Virgilio 72 IN BREVE a cura della Redazione 46 Qualità e sostenibilità sono di casa alla Tenuta Pernice Giancarlo Martelli 74 AGENDA VERDE a cura della Redazione 76 SPAZIO INNOVAZIONE a cura di Patrizia Alberti 49 Alla scoperta del Malbo gentile, un vitigno da rivalutare Giovanni Nigro, Mirko Melotti, Marco Simoni, Stefano Meglioraldi 78 NEL GIARDINO a cura di Maria Teresa Salomoni e Massimo Drago 80 MONDO BIO a cura di Rosa Maria Bertino 81 AGROMETEO a cura di William Pratizzoli 82 DALLA PARTE DEI CONSUMATORI a cura di Enrico Cinotti

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Fatti PROMOZIONE Tutto l’agroalimentare a portata di un click do, mentre è meno noto l’universo delle tante imprese che hanno reso e rendono possibile ogni giorno questo miracolo», ha spiegato Ferruccio Dardanello, presidente dell’Unione italiana delle Camere di commercio, promotrice dell’iniziativa. Il portale nasce in vista di Expo 2015, ma naturalmente guarda oltre il sia pur importante appuntamento milanese. Come ha auspicato lo stesso ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, che ha parlato di un «modello a cui dare continuità». Le potenzialità almeno sulla carta ci sono. Quasi 700mila le aziende presenti, 15 le filiere riunite in un’unica banca dati, facile da consultare ed arricchita di contenuti multimediali. Così da riconsegnare, oltre ai semplici dati aziendali, FEBBRAIO 2015 On line la piattaforma realizzata da Unioncamere che dà voce alle aziende e ai prodotti del made in Italy. Grandi e piccole realtà per la prima volta in un’unica vetrina PAOLA FEDRIGA D Nella foto: stagionatura del culatello, uno dei salumi italiani più pregiati 6 i cosa parliamo quando parliamo di made in Italy? Dove e come nascono i prodotti che hanno fatto del Bel Paese la patria del buon cibo? Una risposta ora può venire da “Italian Quality Experience”, un portale che per la prima volta riunisce in un’unica piattaforma tutto l’agroalimentare italiano. La pasta, il vino, i salumi, i formaggi che il mondo ci invidia e, dietro di loro, i territori, le comunità e naturalmente i produttori: grandi e (soprattutto) piccole e medie aziende, spesso sconosciute al grande pubblico. Con un obiettivo dichiarato: aumentare il tasso di visibilità (specialmente di quest’ultime) e il giro d’affari di un comparto che già oggi vale 260 miliardi di euro all’anno. «I prodotti italiani sono famosi in tutto il mon- Dell’Aquila

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le storie e le sfide che stanno dietro a tanti prodotti di qualità. «L’Italia è forte quando fa l’Italia – ha riassunto Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, che ha collaborato al progetto – quando incrocia innovazione e conoscenza, con qualità, bellezza, legame con i territori e con le comunità». Nella patria dei mille campanili e degli irriducibili particolarismi Italian Quality Experience ha senz’altro il merito di dare voce a un intero comparto produttivo e di assicurare a tutte le aziende agricole e alimentari italiane lo stesso potenziale di visibilità. Senza distinzioni geografiche, di prodotti o di dimensioni. Grazie a un’unica chiave di lettura, che parte dalle filiere, dalla regione e dalla provincia di appartenenza e a un’implementazione dei contenuti dal basso, a cura delle stesse imprese. Raccontare la propria storia Le aziende presenti sono estratte dal registro delle Camere di commercio secondo i codici merceologici Ateco. A tutte viene garantito uno “zoccolo duro” di informazioni che sono appunto i dati anagrafici pubblici estratti dai registri camerali, con in più la localizzazione georeferenziata. Chi desidera può però, gratuitamente e autonomamente, arricchire il proprio profilo. Basta inserire codice fiscale e indirizzo mail e acquisire una password. Le informazioni aggiunte, dopo essere state validate da una segreteria tecnica, andranno subito on-line. La storia aziendale dunque, ma anche i servizi offerti (apertura al pubblico, e-commerce, eventuali circuiti di vendita, servizi di ristorazione e pernottamento); i prodotti e le certificazioni ottenute (a partire dai marchi d’origine); le lingue parlate dal personale: i contenuti che possono essere inseriti sono davvero tanti e, viene da dire, sta nell’abilità di ciascuna azienda raccontarsi nel modo più efficace. Anche perché ogni pagina può essere completata da video e gallery fotografiche. Al momento sono circa 3mila le imprese che hanno deciso di scommettere su Italian quality experience. A loro il sito garantisce una maggiore visibilità e una sorta di “rating” che compare sulla home page. Per rendere questo grande palcoscenico virtuale ancora più efficace, il progetto prevede anche una capillare attività di promozione, attraverso il sistema camerale (le 105 Camere di commercio in Italia e soprattutto le 81 all’estero) e la rete dei 1.700 ristoranti italiani nel mondo (quelli certificati per la quaFEBBRAIO 2015 lità delle materie prime) presenti in 55 Paesi. Nella home page del sito una sezione “Eventi” riporta le iniziative dedicate al made in Italy nel mondo. Banzi Fornaciari Nelle due foto: il vino e la pasta, tra i prodotti italiani più apprezzati all’estero I primati italiani Il portale disegna un modello produttivo estremamente ricco, articolato e diversificato, ma 7

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Fatti PROMOZIONE NEL 2014 SI ARRESTA IL CALO DEI CONSUMI. L’EXPORT SEMPRE VOCE FONDAMENTALE I segnali ormai sono diversi e vanno tutti nella stessa direzione: dopo anni di caduta sembra essersi arrestato il calo dei consumi, che nel 2015 potrebbero tornare a crescere. Secondo i dati diffusi da Federalimentare gli italiani nel 2014 (con 215 miliardi di acquisti, la stessa cifra dell’anno precedente) hanno smesso di tagliare la spesa alimentare. Un segnale positivo dopo sei anni di discesa (-14%). E le previsioni per il 2015 parlano di un +0,3%, favorito dalla stabilità dei prezzi dei generi alimentari e dal calo di quelli dell’energia. Il 2014 dunque potrebbe configurarsi come l’“anno zero” dell’agroalimentare italiano, che, con un fatturato di 132 miliardi, oltre 58mila imprese, 385mila addetti diretti e 850mila impiegati nella produzione agricola è il secondo comparto manifatturiero del Paese. Segnali positivi arrivano anche sul fronte della produzione (+0,6% nel 2014, con una punta del +1,3% a novembre), anche qui con un’inversione di tendenza rispetto ai tre anni precedenti e in controtendenza rispetto alla produzione industriale (-0,7%). Positivo anche il dato sull’export: +3,1% nel 2014 , mentre per il 2015 è atteso +6%. Nonostante il rallentamento rispetto agli anni precedenti (+5,8% nel 2013, +7% nel 2012, +10% nel 2011), l’export dei prodotti made in Italy continua a viaggiare a velocità doppia rispetto a quello complessivo del Paese (+1,5%) e si conferma una voce fondamentale per il settore. Basta dire che il suo peso, rispetto al fatturato dell’alimentare, è in dieci anni quasi raddoppiato, passando dal 14% del 2004 al 20,5% del 2014. Tra i Paesi che chiedono più made in Italy, oltre a quelli Ue (+3,6% nei primi nove mesi del 2014), gli Usa (+6,5%), la Cina (+5,3%), la Russia (+3,9%, dato sul quale ha però pesato l’embargo). Stazionaria la Germania (+0,5%). Anche Coldiretti, nel sottolineare l’andamento in controtendenza della produzione alimentare nel 2014, sottolinea le buone prospettive per il 2015. «Dopo la stagnazione registrata lo scorso anno – si legge in una nota – anche per i consumi alimentari nazionali, è prevista una crescita dopo molti anni di flessione.» Secondo i dati diffusi da Confcommercio il 2014 si è chiuso registrando una frenata del calo dei consumi interni, pari a un -0,7%, in netta attenuazione rispetto al crollo rilevato nei due anni precedenti (-6,7%). Una stabilizzazione che lascia intravedere timidi segnali di miglioramento per il 2015. Un’immagine tratta dal portale targato Unioncamere con alcuni tratti in comune, che sono quelli del legame con il territorio e della tipicità. «L’agroalimentare italiano è leader indiscusso nella qualità e grazie a 269 tra Dop, Igp e Stg è il più forte al mondo per prodotti “distintivi”», ha ricordato Realacci. Tuttavia i primati del made in Italy sono anche altri. Li ha dettagliati uno studio realizzato da Uniocamere, Fondazione Symbola e Fonda- zione Edison, illustrato in occasione della presentazione del portale. L’agroalimentare italiano è quello che produce in Europa più valore aggiunto per ettaro: circa il doppio della media Ue, il triplo del Regno Unito, il doppio di Spagna e Germania, il 70% in più della Francia. L’Italia è anche prima per occupazione agricola, con 7,3 addetti ogni 100 ettari contro una media europea di 6,6. La ricerca conferma anche le ottime perfomance dell’agricoltura italiana sul fronte ambientale e della sicurezza. Siamo infatti il Paese con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici (lo 0,2% contro un dato Ue dell’1,9% e un valore riferito ai Paesi extra Ue addirittura del 6,3%) e la nostra agricoltura emette il 35% di gas serra in meno della media europea (il 12% in meno della Spagna, il 35% in meno della Francia, il 39% e il 58% in meno rispetto a Germania e Regno Unito). L’Italia è anche prima in Europa (con 43.852 imprese) nell’agricoltura biologica e sesta al mondo per ampiezza e tasso di crescita delle superfici bio. Info: italianqualityexperience.it FEBBRAIO 2015 8

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Fatti VERSO EXPO 2015 Innovazione e ricerca, A cura della REDAZIONE l’Emilia-Romagna al top Milano 2015 e Marco Peronaci, rappresentante permanente aggiunto dell’Italia presso l’Ue. Nell’occasione gli assessori Bianchi e Caselli hanno incontrato i rappresentanti della Commissione Ue: «Abbiamo ribadito – ha sottolineato Bianchi – il ruolo leader che l’Emilia-Romagna vuole giocare in Europa in campo agroalimentare. Partendo dall’Expo, la Regione intende valorizzare a livello europeo e internazionale le nostre eccellenze, la nostra ricerca e capacità di innovazione». E l’assessore Caselli, di rimando: «Con il WFF ci candidiamo a diventare un polo d’eccellenza della ricerca mondiale in campo alimentare e agroalimentare. L’Emilia-Romagna ha le carte in regola per farlo, forte di grandi marchi privati, delle specialità Dop e Igp, simbolo in tutto il mondo del miglior made in Italy, della sua capacità di competere sui mercati internazionali, ma anche dell’attenzione che da sempre dedica agli aspetti del lavoro».   Presentato a Bruxelles il World Food Forum, progetto con il quale la Regione si candida a diventare un polo d’eccellenza per la sicurezza alimentare L’ Emilia-Romagna, terra del buon cibo e dei primati per quanto riguarda l’export e il numero dei prodotti di qualità (Dop e Igp), si candida a diventare un punto di riferimento a livello mondiale per la ricerca nel campo dell’alimentazione, dell’innovazione e della sicurezza a tavola. Lo fa attraverso il World Food research and innovation Forum (WFF), il progetto strategico che nella scia di Expo 2015, la grande kermesse sul cibo che aprirà i battenti il prossimo primo maggio a Milano, punta a far nascere in regione una piattaforma permanente per attrarre competenze e far decollare progetti di ricerca in campo agroalimentare a sostegno della competitività delle imprese e delle filiere produttive italiane e dell’intera Europa sui mercati di tutto il mondo. Il progetto è stato illustrato il 28 gennaio scorso, nella sede del Parlamento europeo a Bruxelles, dagli assessori regionali alle Politiche europee, Patrizio Bianchi, e all’Agricoltura, Simona Caselli. Al loro fianco i rappresentanti di alcune aziende emiliano-romagnole leader nel settore agroindustriale come Barilla e Granarolo. A far gli onori di casa l’europarlamentare Paolo De Castro, presidente del comitato strategico del WFF, che ha coordinato i lavori ai quali hanno inoltre partecipato Paolo Bonaretti, direttore generale di Aster, Alberto Spagnolli, dell’Authority europea per la sicurezza alimentare (Efsa), David Wilkinson, commissario europeo a Expo Aic Enti e associazioni coinvolte nell’iniziativa Il Forum è promosso dalla Regione, in partnership con le associazioni imprenditoriali, il sistema fieristico regionale (Bologna, Cesena e Parma), le Università e i Centri di ricerca, con il coinvolgimento di Aster, del Consorzio regionale per l’innovazione e il trasferimento tecnologico e la partecipazione di istituzioni europee e internazionali. «Il WFF – ha aggiunto De Castro – è un appuntamento che la Regione vuole organizzare ogni due anni per chiamare esperti da tutto il mondo per riflettere sulle grandi sfide dell’umanità». La prima edizione del Forum si terrà il 2223 settembre prossimo durante la settimana della Regione Emilia-Romagna a Expo 2015. In vista del Forum si sono già svolte quattro tappe, nelle quali si è parlato di bioeconomia, sostenibilità dell’uso dell’acqua in agricoltura, ottimizzazione dei processi di trasformazione e logistica dei prodotti refrigerati, sicurezza alimentare. FEBBRAIO 2015 Da destra gli assessori Caselli e Bianchi alla presentazione del WFF nella sede del Parlamento europeo a Bruxelles 10

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Fatti STALLE IN CRISI Allevatori in piazza per difendere il latte dente di Coldiretti Emilia-Romagna Mauro Tonello, che ha denunciato l’invasione di materie prime straniere e la svendita di marchi prestigiosi. Le proposte: indicare l’origine nelle etichette del latte; combattere il commercio sleale; rendere pubblici i dati su import latte e di prodotti con derivati del latte; iniziative di promozione. Intanto la Commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni ha accolto la proposta dell’assessore emiliano-romagnolo Simona Caselli di modificare, per i produttori in regola, gli attuali criteri di compensazione, così da utilizzare al meglio la quota latte nazionale. La proposta ora verrà girata al ministro Martina per l’emanazione di un decreto legge.  «I dati  disponibili – sottolinea Caselli – ci dicono che molto probabilmente ci sarà un surplus produttivo. In questo caso scatterà  per i produttori il versamento del prelievo supplementare all’Ue».  La proposta punta a estendere la possibilità di compensazione fino al 20% anche alle aziende che hanno prodotto oltre il 6% della quota loro assegnata e a quelle che hanno superato  il livello 2007–2008. Due categorie fin’ora non contemplate nei criteri di priorità nazionali. «Questi correttivi permetteranno – spiega Caselli ANTONIO APRUZZESE La mobilitazione di Coldiretti. Sul post quote sì delle Regioni alla proposta dell’assessore dell’Emilia-Romagna Caselli. Dalla Gdo un segnale di sostegno al settore B ig Snow ferma la manifestazione di Coldiretti a Bologna in difesa del latte italiano ma non la protesta nazionale degli allevatori che si stanno avvicinando alla fine del regime delle quote latte (31 marzo 2015) in un quadro di estrema incertezza. Proprio in Emilia-Romagna la crisi del settore ha colpito duro: dal 2007 sono stati persi 4.000 posti di lavoro ed è stata chiusa una stalla su cinque. Se si considera che il 53% è in montagna, ciò significa privare il territorio di un presidio insostituibile; senza contare che coprire i costi di produzione è ormai un’impresa impossibile. Alla mobilitazione hanno dato il loro appoggio personaggi del mondo della cultura, dello spettacolo e dell’economia. Solidarietà è stata espressa dal presidente della Regione Stefano Bonacini, che ha detto di condividere e sostenere la protesta. Anche Agrinsieme, il coordinamento che riunisce Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari, organizzerà nei prossimi giorni una serie di manifestazioni che si svolgeranno in tutta Italia: in Emilia-Romagna l’appuntamento è per il prossimo 20 marzo. Secondo i dati del dossier Coldiretti “L’attacco alle stalle italiane”, sono sopravvissute 3.700 stalle in regione, quasi la metà delle 7.700 attive all’inizio degli anni Duemila, che nel 2014 hanno prodotto 18,7 milioni di quintali di latte con importazioni che raggiungono circa 12 milioni di quintali. Un comparto che da solo garantisce una ricchezza da 28 miliardi di euro (il 10% dell’agroalimentare italiano) e 108mila posti di lavoro, di cui 20mila in Emilia-Romagna. «Stiamo perdendo un patrimonio sul quale costruire una ripresa economica sostenibile e duratura», ha detto il presi- Dell’Aquila FEBBRAIO 2015 11

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Fatti STALLE IN CRISI la alla tavola (stime Coldiretti/ Ismea): pagato agli allevatori in MARTINA: IN CAMPO L’ANTITRUST. media 0,35 centesimi al litro, PIÙ GARANZIE E INTERPROFESSIONE al consumo costa di 1,5 euro. Per Tonello è una forbice dove Rafforzare l’organizzazione della produzione agricola e l’interprofessionalità conè possibile recuperare margini trattuale e, allo stesso tempo, riformare il decreto sul Pacchetto latte. Così il minia beneficio di consumatori e alstro Maurizio Martina ha presentato le misure per fronteggiare la crisi nel settore del levatori. «A dimostrarlo ci sono latte. Sarà consolidata la collaborazione tra Ministero e Antitrust per dare piena esempi significativi di gruppi attuazione all’art. 62 (legge 27/2012). Il Mipaaf, in collaborazione con Ismea, prolungimiranti della grande dicederà a un monitoraggio dei principali prodotti agricoli circa l’andamento dei stribuzione». costi medi di produzione, i prezzi pagati ai produttori agricoli e quelli praticati al Il riferimento è al Conad che, consumatore. «Se si riscontrassero pratiche sleali, le segnaleremo all’Autorità gapreoccupata per la crisi che sta rante per il mercato e la concorrenza. Nella riforma del decreto sul Pacchetto Latdevastando il lattiero-caseario, te inseriremo due novità: più garanzie contrattuali per i produttori e l’istituzione di ha fissato il prezzo alla stalla a una Commissione interprofessionale latte alla quale affidare il compito di indicare 0,38 euro/litro. Una decisione le buone pratiche, le tendenze dei prezzi e dei costi di produzione». salutata positivamente dal ministro Martina, dalla stessa Coldi– di limitare  l’impatto sui produttori, senza mo- retti e da Agrinsieme (che ha parlato di “un segno dificare quanto già previsto per quelli delle aree di di maturità”). Molto importante anche il plauso di un altro grande gruppo come la Granarolo, montagna e svantaggiate». che con il suo presidente, Gianpiero Calzolari, ha ricordato come «da mesi sollecitiamo la costituIl prezzo vola ma non per i produttori zione di una interprofessione per il comparto: ci È il prezzo del latte la “pietra dello scandalo” per auguriamo che questa iniziativa possa aprire un gli allevatori. Aumenta fino a 4 volte dalla stal- nuovo scenario». 12 FEBBRAIO 2015

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Fatti ZOOTECNIA Più servizi agli associati con il nuovo corso Araer Sul fronte dei servizi, Garlappi ha illustrato quelli più innovativi. «Abbiamo puntato sul perfezionamento dei controlli funzionali per migliorare le produzioni di latte e carne dal punto di vista qualitativo – ha spiegato – così come abbiamo potenziato l’attività del nostro laboratorio di analisi di Reggio Emilia, dove vengono effettuate in media 1,5 milioni di analisi all’anno». L’offerta è aumentata anche riguardo i mezzi tecnici, a iniziare dal collare destinato alle vacche per il rilevamento dei calori, senza dimenticare il software che attraverso il numero dell’auricolare della bovina invia un sms sul cellulare dell’allevatore avvisandolo che nell’arco dei successivi 70 minuti avverrà il parto. «A ciò – spiega ancora Garlappi – uniamo l’offerta assicurativa che, grazie a un accordo siglato con Fata propone diverse polizze a copertura dei danni causati da eventi che possono compromettere la produzione e la redditività in allevamento». Infine, c’è EmiliaRomagnAlleva, il nuovo bimestrale più ricco di contenuti che da febbraio arriva nelle case degli allevatori. Araer ANNA MOSSINI Controlli funzionali, analisi di laboratorio, nuove polizze assicurative. L’associazione regionale allevatori illustra le novità a disposizione dei produttori L’ Associazione regionale allevatori dell’Emilia-Romagna si riorganizza e inizia un nuovo cammino. La presentazione del nuovo corso di Araer è avvenuta nel corso di una conferenza stampa a Bologna, a cui hanno partecipato il presidente, Maurizio Garlappi (nella foto), i due vicepresidenti, Fabio Boldini e Davide Venturi, e il direttore, Claudio Bovo. «Il percorso che ci ha portato fin qui non è stato semplice – ha esordito Garlappi – ma crediamo di aver centrato l’obiettivo che resta per noi prioritario: continuare a essere il riferimento tecnico più qualificato per i nostri associati, grazie alla competenza e la professionalità dei 170 dipendenti di cui l’associazione si avvale tra tecnici, controllori, personale amministrativo». Anche il settore zootecnico emiliano-romagnolo, come quello nazionale, sta vivendo un periodo di grave crisi. Nel solo 2014 le stalle di vacche da latte che in Emilia-Romagna hanno chiuso i battenti sono state 200 e le difficoltà che sta vivendo il Parmigiano Reggiano pongono una serie ipoteca sulla sopravvivenza di molte altre. Non va meglio per i bovini da carne, con la razza Romagnola che negli ultimi 10 anni ha visto dimezzarsi gli allevamenti e ridotto del 25% il patrimonio di capi allevati. Il presidente dell’Associazione regionale allevatori dell’EmiliaRomagna, Maurizio Garlappi Bovini di razza Romagnola al pascolo La crisi degli allevamenti Sul fronte suinicolo gli ultimi quattro anni sono stati caratterizzati dalla massiccia chiusura degli allevamenti a ciclo chiuso: in termini percentuali parliamo di -28,32% e solo nel 2014, rispetto all’anno prima, la riduzione è stata del 7,46%. In calo, inesorabilmente, il numero dei riproduttori con i verri, che alla fine del 2014 sono scesi a 1.196 unità, a fronte dei 1.741 di un anno prima. Le scrofe, poi, si sono ridotte da 57.088 a 52.087 capi. Male anche gli ovini, che lo scorso anno ha registrato un -4% per gli allevamenti e un -6% come capi allevati. In aumento solo il settore caprino, che nel 2014 ha segnato +3% per gli animali allevati e +2% per il numero di allevamenti. FEBBRAIO 2015 Dell’Aquila 13

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Fatti MONITORAGGIO Nitrati: lo studio Ispra per la pianura Padana FRANCO ZINONI Direttore Tecnico Arpa S ono trascorsi più di vent’anni dall’emanazione della Direttiva nitrati n. 91/676/ CEE, ma i miglioramenti attesi dei corpi acquiferi sotterranei, che alimentano o costituiscono buona parte delle riserve di acqua potabile, non sono stati rilevati, nonostante siano state individuate le zone vulnerabili e definiti interventi mirati per ridurre i carichi di azoto zootecnico. L’assunzione dell’azoto zootecnico come elemento prioritario nella contaminazione delle acque da nitrati non è stata, di fatto, dimostrata dai dati rilevati in occasione delle azioni di risanamento, da cui derivano una serie di ipotesi che individuano possibili altre fonti di contaminazione, sia agricola che civile. Dalla necessità di approfondire la conoscenza delle possibili fonti di contaminazione, nasce l’accordo Stato-Regioni del 5 maggio 2011 e la convenzione siglata nella primavera del 2012 tra Mipaaf e l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). La convenzione prevede lo sviluppo di un sistema conoscitivo sull’origine e il contenuto dei nitrati nelle acque sotterranee e superficiali presenti nelle Regioni del bacino del Po, della pianura Veneta e del Friuli Venezia Giulia, sviluppando metodologie per la stima e la valutazione dell’apporzionamento delle cause di tale contenuto. Le attività della convenzione sono state suddivise in due diverse fasi, coordinate da Ispra con il concor- so delle Arpa, in collaborazione con le Regioni interessate. La prima fase è stata dedicata a condividere i dati e valutare mediante un modello parametrico gli impatti delle principali fonti di pressione considerate. Sono stati analizzati i dati delle reti di monitoraggio presenti nelle varie regioni e tutte le fonti di pressione, tenendo conto fra gli altri dell’uso dei suoli, dello sviluppo e della trasformazione del territorio, dello stato di infrastrutture e impianti dedicati ai servizi idrici. Successivamente è stato sviluppato un modello parametrico che ha permesso di individuare le porzioni di territorio interessate, a scala comunale, dalle diverse tipologie di sorgenti di nitrati (fertilizzanti minerali, fertilizzanti organici, fanghi e scarichi civili) e i relativi e conseguenti impatti potenziali sulla qualità delle acque. L’indice qualitativo Spec Il modello parametrico proposto considera un indice qualitativo (Spec - Sorgente, PEricolo e Controllo), basato sull’assegnazione di punteggi alle sorgenti, al carico totale di azoto, alle caratteristiche sito-specifiche legate a parametri climatici, pedologici, idrogeologici e antropici. Esso rappresenta una fusione di indici già proposti e validati quali Sintacs (indice per la vulnerabilità intrinseca degli acquiferi: Civita e De Maio, 2000), Ipnoa (Indice di Pericolosità da FEBBRAIO 2015 14 Cer Una sperimentazione in Emilia-Romagna. L’azoto zootecnico non è il principale responsabile dell’inquinamento delle acque

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Nitrati di Origine Agricola: Padovani e Trevisan, 2002) e Ipnoc (Indice di Pericolo da Nitrati di Origine Civile: Frullini e Pranzini, 2008). La seconda fase ha visto la realizzazione di una campagna sperimentale e l’applicazione dell’analisi isotopica i cui dati sono stati valutati all’interno di un modello procedurale e interpretativo finalizzato a definire il market isotopico caratteristico delle diverse sorgenti prese in esame. I nitrati che originano da differenti sorgenti mostrano una composizione isotopica dell’azoto e/o dell’ossigeno tipica della sorgente da cui derivano. Ad esempio, i nitrati derivanti da fertilizzanti inorganici evidenziano una composizione isotopica dell’azoto molto vicina a quella dell’aria (il rapporto isotopico dell’azoto in aria è ƣ15N=0‰), mentre quelli derivanti da fertilizzanti organici risultano più arricchiti in ƣ15N, principalmente a causa dei processi sia metabolici che relativi al loro stoccaggio/trattamento. La misura della marcatura isotopica delle acque sotterranee e superficiali permette così l’apporzionamento dei contributi attribuibili alle due sorgenti. Tuttavia, gli intervalli di composizione isotopica per le diverse matrici (deposizioni, suoli, fertilizzanti organici, fertilizzanti minerali, fanghi e scarichi civili) riportati in letteratura sono piuttosto ampi e i risultati migliori si ottengono con tarature locali. Allo scopo è stato scelto il modello isotopico Siar che applica un approccio metodologico di tipo bayesiano e restituisce la funzione di distribuzione di probabilità delle percentuali di massa di nitrato presente in acqua derivante da ciascuna singola sorgente. Tale modello necessita di opportune calibrazioni in loco che riguardano: l’intervallo isotopico delle varie sorgenti; i relativi fattori di correzione in relazione ai processi che subisce l’azoto nel suolo; la caratterizzazione isotopica delle acque; la stima approssimativa delle pressioni. È stato applicato ai campioni di acque sotterranee e superficiali prelevati in 86 aree vulnerate, determinando i rapporti isotopici di ƣ15N e ƣ18O e quindi l’apporzionamento del contributo di nitrati derivanti dalle diverse sorgenti presenti su tali aree. L’attività sperimentale in Emlia-Romagna è stata realizzata dall’Arpa nella primavera-estate 2014 e ha interessato 18 aree vulnerabili e 40 punti di campionamento. I risultati dello studio sono stati presentati nel corso del convegno organizzato a Roma da Ispra “La contaminazione da nitrati delle acque: applicazione di un modello isotopico nelle regioni del Bacino del Po, della FEBBRAIO 2015 IL 17 MARZO LE PROPOSTE DELLE REGIONI Su proposta dei ministri Martina e Galletti è stato fissato al 17 marzo prossimo un incontro nel corso del quale le Regioni interessate presenteranno le loro proposte per la revisione delle zone vulnerabili, a seguito del confronto tecnico anche con gli assessori all’Ambiente delle Regioni stesse. A tale proposito è stato dato mandato al coordinatore degli assessori regionali all’agricoltura, Fabrizio Nardoni, di informare il coordinatore degli assessori regionali all’ambiente per procedere in modo rapido nel lavoro. La decisione è stata presa anche alla luce dei risultati dello studio Ispra presentato lo scorso 28 gennaio. Pianura Veneta e del Friuli Venezia Giulia”. Lo studio ha messo in evidenza la presenza di un valore di fondo di nitrati nei suoli pari a circa il 10% del valore della concentrazione totale, non trascurabile, che non deriva delle diverse fonti considerate. Sono presenti inoltre aree in cui si osservano significativi processi di denitrificazione. I risultati dell’applicazione del metodo isotopico sulle aree vulnerate sembrano confermare, con alcune limitate correzioni, le principali indicazioni fornite dal modello parametrico Spec, e cioè: – il contributo misto, quale combinazione di diverse tipologie di sorgenti, si attesta su valori superiori al 50%, tranne nel caso del Piemonte; – il contributo zootecnico, non è mai significativamente prevalente e il suo concorso a quello misto è simile a quello minerale; – il contributo minerale prevalente si conferma in Piemonte, dove altresì si riduce in modo significativo il contributo zootecnico; – il contributo civile non è mai prevalente. L’esperienza ha messo in evidenza il supporto conoscitivo dell’analisi isotopica, in particolare del modello Siar, per ottenere una stima dell’apporzionamento e dell’attribuzione alle relative sorgenti potenziali della concentrazione di nitrati rilevati dalle rete di monitoraggio. Per fornire dati coerenti l’analisi isotopica deve essere accompagnata da una di tipo parametrico, come ad esempio il metodo Spec, o con modelli di simulazione, che considerano fra gli altri le pressioni esistenti sui suoli, la vulnerabilità degli acquiferi, le caratteristiche meteorologiche e ambientali del territorio. Si apre dunque una nuova prospettiva per definire criteri e metodologie di valutazione a supporto delle decisioni nel settore della protezione delle risorse idriche da nitrati. 15

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