Percorso 4

 

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Percorso 4

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Associazione Olivicoltori Varesini p.zza Buzzi 2/a 21100 Varese 0332 286756 il “SARISC” associazione culturale Oltrona con Groppello sarisc@alice.it - 3397915060 Via Rovera 16, 21026 Gavirate Da Sant’ Eusebio al Chiostro di Voltorre Percorso n° 4 tra storia e mt 8.200 olivi delle colline dei laghi Varesini Edito in proprio da “Sarisc” - Autorizz. Reg. stampa n. 919 trib Va – 2014

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Le Associazioni “Olivicoltori Varesini “ e “il Sarisc” di Oltrona al Lago si uniscono in un progetto che propone il ritorno delle terre collinari varesine alla coltura dell’olivo e alla produzione in loco dell’olio di oliva. Studiando diversi testi storici di autori varesini e le pergamene di Santa Maria del Monte di Velate e della Chiesa di San Vittore che coprono circa quattro secoli dal 922 a parte del 1300, i ricercatori della Associazione a vocazione culturale e storica “il Sarisc”, hanno riscontrato che per il pagamento delle decime anche i contadini e i piccoli proprietari del nostro cicondario utilizzavano abitualmente prodotti agricoli o prodotti di derivazione animale. Lo studio ha fatto emergere il quadro agricolo del tempo. Le colture prevalenti erano, in ordine di importanza, la vite (vino e vinacce), l’olio d’oliva, il grano, il fieno e la lisca. Seguivano poi il formaggio e il pollame, raro il pagamento in “buona moneta” che era prevalentemente riservato agli acquisti di case e terreni. L’olio di oliva, all’epoca, era così diffuso che la zona di Velate, San Cassiano e Casciago era chiamata “Terra Olei”. L’Ass. “il Sarisc” cercava perciò un accordo con l’Ass. Olivicoltori Varesini, esperta in materia di olio di oliva perché già da qualche anno, recuperando molte piante di olivo, produceva a scopo benefico l’ottimo olio Sant’Imerio, per affiancarla in una loro iniziativa tesa a riproporre l’olivicoltura nelle colline che circondano il nostro lago. Così nasce il “Progetto olivo” che comprende anche la creazione di percorsi che uniscono piantagioni di olivo e storia locale. La storia del primo millennio è molto avara di documenti ma parecchi studiosi ipotizzano la presenza dell’olivo sui nostri laghi già all’età del bronzo fino al tempo dei romani. I primi documenti certi che riguardano il territorio prealpino risalgono al 635 quando emissari dell’abbazia di Bobbio, monastero di San Colombano, che già produceva olio sulle colline emiliane e aveva una proprietà a Summolaco sul lago di Garda, decretò che “Garda deputavit ad oleum”, incrementando oliveti e produzione. Eravamo oltre la metà del primo millennio, da allora l’olio di oliva si diffuse principalmente nei monasteri a scopo liturgico. L’olio era molto caro e serviva quasi eslusivamente a scopi religiosi, i condimenti in uso allora erano di derivazione animale, lardo e burro. Dalle pergamene emerge che il primo frantoio delle nostre zone era a “ Vultruna Benedicto”, località sul torrente Tinella, dove nel 959 un certo Allingi possedeva, oltre al frantoio, un vasto oliveto, altrettanto l’Archipresbiter Leo che aveva 37 piante. L’olio prodotto era considerato il migliore, “ibi non habet plus melior quantum illum est”. Altri frantoi e mulini sono citati solo nei secoli successivi. L’iniziativa parte con la richiesta ai comuni rivieraschi di piantare nei terreni e parchi pubblici nuove piante di olivo e ai privati di aderire al progetto “adotta un olivo” che l’Ass. “Il Sarisc” ha lanciato per ripristinare la coltura dell’ulivo nella nostra zona Il progetto ha scopo benefico e si propone di affidare ad una cooperatva sociale la cura degli alberi, la raccolta e la spremitura con un moderno frantoio da realizzarsi nella stessa località di Oltrona Benedetto, dove ci sono ancora i resti di due antichi frantoi e l’olio vi veniva prodotto da prima del 923 fino a pochi decenni fa, ristrutturando il sito e possibilmente recuperando gli antichi macchinari, compresa la mola millenaria. Aspetto questodigrande valore anche didattico. Proponiamo quindi i primi quattro percorsi, raggiungibili anche in ferrovia, che partono dalla Chiesetta di Sant’Imerio e raggiungono il Chiostro di Voltorre. La pubblicazione consta di quattro guide distinte con percorsi che abbracciano oliveti esistenti e monumenti significativi del nostro passato.

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L’Olio di Sant’Imerio Fin da epoche e civiltà remote l’OLIO è sempre stato visto quale elemento irrinunciabile nel quotidiano vivere dell’uomo. Olio, espressione di forza e di valore, di offerta e purificazione, olio alimento, vigore ed energia; insomma una componente sacra sia nel profano che nel sacro stesso! L’epoca di “abbondanza” che attraversiamo ed abbiamo la fortuna di vivere ci ha un po’ fatto dimenticare questi significati. Significati che possono apparire troppo semplici e banali all’uomo di oggi, tecnologico e pronto a snobbare tutto. E’ partendo proprio da una banale consid erazione il Parroco di BOSTO Don Pietro Giola si appresta a lanciare in questi giorni un’inedita iniziativa. I fedeli e gli abitanti dello storico quartiere di Varese, per arricchire ed abbellire il propri verde sembra che in questi anni non abbiano saputo rinunciare al fascino della preziosa pianta, l’olivo appunto. Così nei giardini della zona se ne contano ormai parecchi esemplari. Piante utilizzate a fine ornamentale ma, seppur limitate dal clima non certo mediterraneo, produttrici di frutti che di fatto vengono quasi sempre sprecati! L’idea di Don Pietro è semplice: perché non raccogliere le olive dai giardini di BOSTO e conferirle ad un frantoio??? (nella vicina Lenno esiste un antico frantoio artigianale ancora funzionante,probabilmente l’ultimo della zona!) Ai fedeli della parrocchia di Bostoche sul sagrato di Sant’Imerio hanno piantato proprio un olivo, verrebbe offerta la possibilità di rafforzare in maniera originale la loro già incisiva vocazione missionaria. Eh sì; perché a Bosto le cose vengono prese sul serio, basti pensare che le adozioni a distanza nei confronti dei minori hanno raggiunto quota 250!! In questi anni, l’azione si è sviluppata cooperando con la locale Parrocchia indiana di Vijavawada quindi il ricavato dell’operazione proposta da Don Pietro potrebbe andare a beneficio di quest’ultima realtà. Insomma una iniziativa insolita che crediamo possa dare molto frutto col tempo…..anche quello meteorologico! Ricordate il film “L’olio di Lorenzo” dove la fatica di un padre e la forza dell’olio riuscivano a lenire le sofferenze di un piccolo malato? Chissà che non si possa fare qualcosa di simile?!! L’OLIO DI SANT’IMERIO, le fatiche di un padre parroco e dei propri fedeli, unite al valore dell’olio (poco o molto che sia non importa) per len ire i disagi e le sofferenze di tanti piccoli sfortunati. Enrico Marocchi - 2004

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Lido di Gavirate Voltorre Chiostro Parco 5 piante Lavatoio Chiesa Oltrona al Lago Frantoio Groppello Da Sant’Eusebio (Casciago) al Chiostro di Voltorre Da Sant’Eusebio si scende verso la stazione delle ferrovie Nord, si oltrepassa e si prosegue sulla via per Morosolo, via Manzoni, dopo trecento metri a sinistra si prende via Ronco fino all’omonimo Agriturismo, dal belvedere del piazzale, dal quale si ammira un un bellissimo paorama sul lago di Varese, vi è un oliveto. Si torna su Via Manzoni e si continua verso Morosolo, prima della chiesa sulla destra un altro uliveto. Si giunge alla chiesa di Sant’Ambrogio, di fronte la centenaria Cooperativa di Consumo, si continua sulla vecchia strada militare di epoca romana che porta a Oltrona . Dopo circa un chilometro si trova la vecchia cascina Artù, subito prima, sulla destra, un sentiero scosceso porta alla grotta Ponte del Diavolo che sovrasta il torrente Tinella. Si risale il sentiero e si torna sulla strada sempre in discesa si raggiunge l’antico ponte sul torrente e si giunge in una piana sulla quale si trova l’antichissima cascina Benedetto dove esistono ancora i resti di un rantoio millenario. In salita si prosegue verso Oltrona fino alla via Cinque Piante che si prende sulla destra. Si sale fino a raggiungere Via San Vitale e Agricola che si prende a sinistra.

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Ponte del Diavolo Cascina Artù Ponte Antico Benedetto Frantoio Sant’Eusebio Cooperativa Chiesa Morosolo Agriturismo Ronco Subito sulla destra il Parco delle Cinque Piante, dotato di tutti i servizi, grill, acqua, wc ecc. Dopo il parco si scende la via fino alla Chiesa di Oltrona, d’obbligo una visita, poi si continua per via alla Chiesa, a cinquanta metri sulla destra la “Birreria Barbis”. Si prosegue e si entra nell’abitato di Oltrona, si gira a sinistra in via Garoni dove sono visibili il lavatoio e le vecchie corti. Alla fine della via vi è una spendida villa Viscontea si gira a sinistra e si prende, in discesa, una viuzza che porta in via Rovera, subito a destra verso la rotonda della Provinciale. Subito prima della rotonda vi è un sentiero che porta alla ciclabile del Lago di Varrese, a sinistra, volendo, si può arrivare a Groppello dove vi sono un bar e due ristoranti, uno sul lago e l’altro, “Corte dei Brut”, una cascina cinquecentesca rimasta intatta; oppure a destra continua, sulla ciclabile, il nostro sentiero verso Gavirate. Si costeggia il lago dove vi è un splendido oliveto e si giunge a un sottopasso a destra che, passando davanti al vecchio lavatoio porta al Chiostro di Voltorre, fine del percorso. Nel paese vi è la Cooperativa di Consumo.

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Inizio quarto percorso Dalla Chiesa di Sant’Eusebio di Casciago, territorio che nell’antichità era chiamato “terra olei”. Nel Medio Evo l’olio di oliva, con il vino e il formaggio, era uno dei prodotti più ricercati e coltivati nella zona, inizia da qui il nostro quarto percorso. Da Sant’Eusebio prossimamente partirà anche un altro sentiero che, attraversando il torrente Tinella, porterà a Luvinate dove, nell’antico monastero di Sant’Antonino vi è il più famoso campo da Golf di Varese. Siamo in Comune di Casciago vicino alla stazione ferroviaria di Morosolo, il percorso inizia, in discesa verso questa località percorrendo il tracciato dell’antica strada militare romana “diverticula” che da Velate portava ad Oltrona. La chiesa di Sant’Eusebio Non ci sono documenti certi sulla data della sua costruzione ma le nostre ricerche storiche su Velate la vorrebbero già presente prima dell’ottavo secolo. I primi documenti sono relativi ai numerosi atti tratti dalle pergamene di Santa Maria del Monte a partire dal 1056. Una curiosità, al piede del campanile vi è un masso di granito che potrebbe essere il basamento di un cardine delle porte che, in epoca romana, facevano parte delle fortificazioni della vicina Velate costruite all’epoca di Sant’Ambrogio. La chiesa fu sicuramente ampliata nei secoli successivi, contiene all’interno la statua lignea del Santo citata in documenti del 1683. Attorno alla chiesa negli anni scorsi furono scoperte numerose tombe di epoca tardo romana. Agrituriamo il Ronco L’agriturismo è un punto di ristoro. Dal belvedere, circondato da piante di olivo si può ammirare lo stupendo panorama. La località, fino ad una cinquantina di anni fa, aveva una antica chiesetta oggi trasformata in residenza. Il Ronco fa parte di Casarico, citato in numerose pergamene a partire dalla fine del novecento, era tributario di Santa Maria del Monte, versava al monastero vino, olio e formaggio, da qui il nome, casera. Il formaggio era uno dei prodotti delle pendici del Campo dei Fiori che Sant’Agostino, nel quarto secolo, già chiamava il “monte incaseato”. Casarico era un Comunetto di Casciago. Oliveto di Morosolo Si riprende la strada verso Morosolo. prima dell’abitato numerosi olivi sono ai bordi del campo sportivo visibile a destra. Si prosegue verso il centro abitato fino alla piazza della Chiesa Parrocchiale. Sulla piazza Giovanni 23° vi sono la chiesa Parrocchiale e la Cooperativa di Consumo.

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Chiesa di Morosolo La località di Morosolo, Morxoii, è già citata nell’anno 742. Il primo documento che attesta l’esistenza della chiesa di Sant’Ambrogio è del 1179 ma, come tutte le chiese del circondario dovrebbe collocarsi ad almeno 300 anni prima. Nasce come cappella dedicata a “San Marchi de Morexollo” e poi venne dedicata al solo Sant’Ambrogio, ampliata nei secoli successivi assumerà la forma attuale All’interno è murato un frammento di lapide in marmo rosa con incisa la data MCCCXX (1320).. Alcune lapidi cristiane trovate nel giardino della Casa Parrocchiale, non molti anni fa, furono rimosse e perse nel corso della sua demolizione. Cooperativa Familiare di Consumo Di fronte alllla Chiesa. Nella nostra zona è una delle prime ad essere fondate ed ha gia festeggiato il centenario. Luogo di ristoro e di sosta offre tutti i servizi. Dalla piazza parte la strada comunale che porta ad Oltrona, oggi non è più interamente carrabile e porta ai luoghi storici e suggestivi posti ai bordi del torrente Tinella. Il torrente è una meraviglia della natura merita di essere risalito partendo dal ponte di epoca romana ancora transitabile in località Benedetto. Pomte del Diavolo Scendendo la via per Oltrona, il primo tratto è carrabile, dopo circa un chilometro si raggiunge la cascina Artù, così citata nel catasto Teresiano. Immediatamente prima, sulla destra, si apre un sentiero scosceso che porta alla parte nord del Ponte del Diavolo”, una galleria naturale percorsa dal torrente Tinella, è una formazione di origine carsica, una forra lunga circa 18 metri visibile solo dall’alto. Si riprende la strada per Oltrona, non più carrabile, e si raggiunge l’antico ponte localmente chiamato “Romano”. Subito prima del ponte a sinistra un sentiero nel bosco porta ad una cava di marna abbandonata dove si vedono stratificazioni geologiche uniche e straordinarie. Ponte sul torrente Tinella Si dice che sia di origime Romana di certo è che è sull’antica strada militare Romana, (Diverticula). Dal ponte si può scendere sul greto del torrente e, opportunamente equipaggiati, si può raggiungere la parte sud del “Ponte del Diavolo”, precedente citato. La caverna è una formazione carsica con stalattiti percorribile verso nord, passata la caverna proseguendo sul greto si ammira una spettacolare formazione composta da pareti rocciose ricoperte da una flora lussureggiante e dove si possono ancora trovare dei fossili.. Uno spettacolo della natura meritevole di una escursione. Il ponte andrebbe messo in sicurezza e ristrutturato a cura delle Amministrazioni interessate..

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Cascina Benedetto A sinistra si prosegue il percorso raggiungendo la Cascina Benedetto, frazione di Gavirate, la parte ovest della cascina è millenaria. In questa località, chiamata allora “Vultruna Benedicto”, è ancora presente l’antico frantoio citato nelle pergamene di Santa Maria del Monte di Velate datate 900 d.c. Il proprietario di allora, certo Allangi, “turcolator”, e sua moglie avevano un uliveto corrispondente ad un ettaro e l’Arciprete Leo possedeva 37 piante di olivo dalle quali ricavava ben 30 libbre d’olio corrispondenti a circa dieci chili. L’olio di oliva, a quel tempo, serviva principalmente per le funzioni religiose. La pergamena parlando di quell’olio diceva testualmente: “ibi non habet plus melior quantum illo est”. La cascina, nel 1700 passò alla famiglia Ossola, tutt’ora presente, che raddoppiò i frantoi, un’altra macina è ancora visibile sul posto, ed aggiunse alti due molini per le granaglie. La famiglia esercitò l’attività fino ad un ventennio fa. A testimonianza rimangono le due macine dei frantoi, una, la più vecchia è in granito, l’altra in conglomerato. Pianta dei fabbricati della frazione Benedetto dove vi erano mulini e frantoi La pianta è di fine 1800 e riporta due frantoi e due mulini per granaglie. Il blocco segnato in rosso risale al 7° secolo in epoca longobarda ed è descritto sulle antiche pergamene del convento di Santa Maria del Monte. Una parte è ancora oggi abitata dai discendenti dei tre fratelli Ossola che acquistarono case e terreni dai Carmelitani nel lontano 1700. La famiglia rimase operativa fino a un decennio fa. Sono visibili, oltre alle mole, anche gli ultimi meccanismi ed una ruota ad acqua.

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Parco cinque piante Si prosegue in salita verso Oltrona, dopo 500 metri si prende, a destra, la Via Cinque Piante, si sale fino alla Via San Vitale e Agricola all’inizio della quale si trova, sulla destra, il Parco Comunale Cinque Piante. Nel parco saranno piantumati alberi di olivo. Esso è attrezzato con tavoli, grill e servizi igienici. In estate si svolgono feste campestri tra le quali spicca la famosa festa delle ciliegie di Oltrona al Lago Chiesa San Vitale e Agricola La chiesa sorge sui resti sovrapposti, prima, di un antico tempio romano di cui si conserva l’ara murata ai piedi del campanile, secoli più tardi da una cappella cristiana risalente all’8° secolo. Recentemente alcuni scavi interni hanno portato alla luce una ventina di antiche tombe di cui si attende la datazione. La millenaria sacralità del luogo e la presenza di una fonte sacra è provata anche da ritrovamenti di reperti celtici e romani avvenuti in passato durante la costruzione della casa parrocchiale. Motivi economici hanno impedito gli approfondimenti che il sito archeologico avrebbe meritato. Necropoli Romana Dal sagrato sul retro della chiesa, guardando in basso dove ora vi è il campo sportivo, nel 1884 fu scoperta una necropoli romana i cui reperti si trovano in nei musei di Varese, Como e Londra/Cambridge. Gli scavi recenti nella chiesa, purtroppo solo superficiali, hanno comunque portato alla scoperta dell’abside della cappella già esistente nel 1500 purtroppo colpevolmente ricoperti. All’interno vi sono numerosi affreschi di un certo pregio tra i quali una Madonna sul Trono “trasportata” datata 1400. Cappella di San Rocco Scendendo verso l’abitato di Oltrona troviamo la cappella di San Rocco eretta recentemente in luogo di una del 1600 andata distrutta., di fronte vi è una gradinata che porta al monumento dei caduti eretto negli anni 20 sull’area del cimitero settecentesco. Si continua a destra per una cinquantina di metri e si trova la vecchia cooperativa ora birreria ”Barbis”. Ottima birra e luogo di ristoro con servizi. Chiesa di Oltrona al Lago

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Lavatoio Dopo la Cooperativa si scende la scala che porta nel centro del paese, si prende Via Garoni e ci si trova tra le delle vecchie corti assolutamente da visitare, esse facevano parte di un antico castello di frontiera, “Castellum in Vallis”, ricordato in documenti del 1300. E’ curioso il lavatoio costruito nel 1875 in uno stile che anticipa il Liberty. Il complesso faceva parte di un antico villaggio celtico e poi romano. Villa Visconti Vistarini In fondo alla via vi è la antica Villa, costruita a fine 1200 dalla famiglia Visconti duchi di Milano su rovine romane Fu poi Monastero dei Frati Carmelitani Scalzi fino all’epoca napoleonica. Agli inizi dell’ottocento passa alla famiglia Garoni che ne fa la propria dimora e apre una filanda.Teobaldo Garoni fu per molti anni un illuminato sindaco del paese. Groppello - deviazione A sinistra della Villa si scende una stradina che porta in via Rovera,, si procede subito a destra verso la rotonda della Provinciale. Appena prima della rotonda vi è un sentiero che raggiunge la ciclopedonale del Lago di Varrese. A sinistra, volendo, si può arrivare e tornare da Groppello dove vi sono un bar e due ristoranti, uno sul lago e l’altro, “Corte dei Brut” , è una cascina cinquecentesca rimasta intatta. All’interno vi sono numerosi reperti dell’an tica Civiltà Contadina compreso un torchio per il vino. Altrimenti il percorso prosegue sulla destra, riprendendo il nostro percorso sulla ciclopedonale verso Voltorre. Passeggiata panoramica – pista ciclopedonale Si costeggia il lago percorrendo la ciclopedonale dove, sulla sinistra, vi sono un belvedere e uno splendido oliveto, proseguendo si giunge a un sottopasso sulla destra che, passando davanti al vecchio lavatoio, porta al Chiostro di Voltorre. La pista che circonda il lago Grotta deposito al fontanone Olivi e lago

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Il chiostro di Voltorre. Costruzione medioevale (1200) su resti antichi risalenti al V° secolo. Sembra fosse una base militare romana con quattro torri. Il chiostro, eseguito da Lanfranco da Ligurno, è in stile romanico lombardo. Oggi, restaurato, è un iportante punto turistico culturale del territorio. E’ sede del Museo di Arte Moderna della Provincia di Varese e periodicamente vi si organizzano manifestazioni e convegni. Nel paese :bar dell’oratorio e Cooperativa di Consumo. Prima dei restauri Fine del percorso n° 4 Dopo la visita al Chiostro, percorrendo la ciclopedonale si può raggiunge il lido di Gavirate dove si trovano diversi luoghi di divertimento e di ristoro Il Tinella

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Olivo di Don Pietro Giola Bosto - Chiesa di San Michele Arcangelo foto archivio Sarisc - ricerche: Santo Cassani , Francesco Costanzo, Enrico Marocchi, Lucio Mattaini - supervisione Raffaella Sassi I patrocini provincia di Varese Il quarto dei percorsi dell’olio che attraversano i Comuni che hanno già accettato la nostra proposta Varese, Casciago e Gavirate

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