Percorso 2

 

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Percorso 2

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Associazione Olivicoltori Varesini p.zza Buzzi 2/a 21100 Varese 0332 286756 il “SARISC” associazione culturale Oltrona con Groppello sarisc@alice.it - 3397915060 Via Rovera 16, 21026 Gavirate Percorso Parco degli olivi di Monbernasco – Villa Recalcati (Casbeno) percorso n° 2 tra storia e olivi delle colline dei laghi Varesini km 4,8 Edito in proprio da “Sarisc” - Autorizz. Reg. stampa n. 919 trib Va Gennaio 2015

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Le Associazioni “Olivicoltori Varesini “ e “il Sarisc” si uniscono in un progetto comune che propone il ritorno delle terre collinari varesine alla coltura dell’olivo e alla produzione in loco dell’olio di oliva. Studiando diversi testi storici di autori varesini e le pergamene di Santa Maria del Monte di Velate e della Chiesa di San Vittore che coprono circa quattro secoli dal 922 a parte del 1300, i ricercatori della Associazione a vocazione culturale e storica “il Sarisc”, hanno riscontrato che per il pagamento delle decime anche i contadini e i piccoli proprietari del nostro cicondario utilizzavano abitualmente prodotti agricoli o prodotti di derivazione animale. Lo studio ha fatto emergere il quadro agricolo del tempo. Le colture prevalenti erano, in ordine di importanza, la vite (vino e vinacce), l’olio d’oliva, il grano, il fieno e la lisca. Seguivano poi il formaggio e il pollame, raro il pagamento in “buona moneta” che era prevalentemente riservato agli acquisti di case e terreni. L’olio di oliva, all’epoca , era così diffuso che la zona di Velate, San Cassiano e Casciago era chiamata “Terra Olei”. L’Ass. “il Sarisc” cercava perciò un accordo con l’Ass. Olivicoltori Varesini, esperta in materia di olio di oliva perché già da qualche anno, recuperando molte piante di olivo, produceva a scopo benefico l’ottimo olio Sant’Imerio, per affiancarla in una loro iniziativa tesa a riproporre l’olivicoltura nelle colline che circondano il nostro lago. Così nasce il “Progetto olivo” che comprende anche la creazione di percorsi che uniscono piantagioni di olivo e storia locale. La storia del primo millennio è molto avara di documenti ma parecchi studiosi ipotizzano la presenza dell’olivo sui nostri laghi già all’età del bronzo fino al tempo dei romani. I primi documenti certi che riguardano il territorio prealpino risalgono al 635 quando emissari dell’abbazia di Bobbio, monastero di San Colombano, che già produceva olio sulle colline emiliane e aveva una proprietà a Summolaco sul lago di Garda, decretò che “Garda deputavit ad oleum”, incrementando oliveti e produzione. Eravamo oltre la metà del primo millennio, da allora l’olio di oliva si diffuse principalmente nei monasteri a scopo liturgico. L’olio era molto caro e serviva quasi eslusivamente a scopi religiosi, i condimenti in uso allora erano di derivazione animale, lardo e burro. Dalle pergamene emerge che il primo frantoio delle nostre zone era a “Vultruna Benedicto”, località sul torrente Tinella, dove nel 959 un certo Allingi possedeva, oltre al frantoio, un vasto oliveto, altrettanto l’Archipresbiter Leo che aveva 37 piante, l’olio prodotto era considera to il migliore, “ibi non habet plus melior quantum illum est”. Altri frantoi e mulini sono citati solo nei secoli successivi. L’iniziativa parte con la richiesta ai comuni rivieraschi di piantare nei terreni e parchi pubblici nuove piante di olivo e ai privati di seguirci in un intervento tipo “ adotta un olivo”. Una cooperativa sociale potrebbe avere la cura degli alberi e la raccolta e spremitura con un moderno frantoio, che prevediamo di creare, anche a scopo didattico, nella stessa località di Oltrona Benedetto dove ci sono ancora i resti di due antichi frantoi e l’olio vi veniva prodotto da prima del 923 fino a pochi decenni fa, ristrutturando il sito e recuperando gli antichi macchinari compresa la mola millenaria. Proponiamo i primi quattro percorsi,raggiungibili anche in ferrovia, che partono dalla Chiesetta di Sant’Imerio e raggiungono il Chiostro di Voltorre. Pubblichiamo quattro guide distinte con percorsi che abbracciano oliveti esistenti e monumenti significativi del nostro passato. Santo Cassani

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L’Olio di Sant’Imerio Fin da epoche e civiltà remote l’OLIO è sempre stato visto quale elemento irrinunciabile nel quotidiano vivere dell’uomo. Olio, espressione di forza e di valore, di offerta e purificazione, olio alimento, vigore ed energia; insomma una componente sacra sia nel profano che nel sacro stesso! L’epoca di “abbondanza” che attraversiamo ed abbiamo la fortuna di vivere ci ha un po’ fatto dimenticare questi significati. Significati che possono apparire troppo semplici e banali all’uomo di oggi, tecnologico e pronto a snobbare tutto. E’ partendo proprio da una banale considerazione il Parroco di BOSTO Don Pietro Giola si appresta a lanciare in questi giorni un’inedita iniziativa. I fedeli e gli abitanti dello storico quartiere di Varese, per arricchire ed abbellire il propri verde sembra che in questi anni non abbiano saputo rinunciare al fascino della preziosa pianta, l’olivo appunto. Così nei giardini della zona se ne contano ormai parecchi esemplari. Piante utilizzate a fine ornamentale ma, seppur limitate dal clima non certo mediterraneo, produttrici di frutti che di fatto vengono quasi sempre sprecati! L’idea di Don Pietro è semplice: perché non raccogliere le olive dai giardini di BOSTOe conferirle ad un frantoio??? (nella vicina Lenno esiste un antico frantoio artigianale ancora funzionante,probabilmente l’ultimo della zona!) Ai fedeli della parrocchia di Bostoche sul sagrato di Sant’Imerio hanno piantato proprio un olivo, verrebbe offerta la possibilità di rafforzare in maniera originale la loro già incisiva vocazione missionaria. Eh sì; perché a Bosto le cose vengono prese sul serio, basti pensare che le adozioni a distanza nei confronti dei minori hanno raggiunto quota 250!! In questi anni, l’azione si è sviluppata cooperando con la locale Parrocchia indiana di Vijavawada quindi il ricavato dell’operazione proposta da Don Pietro potrebbe andare a beneficio di quest’ultima realtà. Insomma una iniziativa insolita che crediamo possa dare molto frutto col tempo…..anche quello meteorologico! Ricordate il film “L’olio di Lorenzo” dove la fatica di un padre e la forza dell’olio riuscivano a lenire le sofferenze di un piccolo malato? Chissà che non si possa fare qualcosa di simile?!! L’OLIO DI SANT’IMERIO, le fatiche di un padre parroc o e dei propri fedeli, unite al valore dell’olio (poco o molto che sia non importa) per lenire i disagi e le sofferenze di tanti piccoli sfortunati. Enrico Marocchi - 2004

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Parco pubblico di Monbernasco panorama È’ un parco pubblico messo a disposizione dal Comune di Varese, pulito, sistemato e piantumato dai volontari dell’Associazione. Balcone panoramico, nei mesi estivi è un oasi di pace ed è diventato luogo di aggregazione e di meditazione manifestazioni.

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Il Pellegrino

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3 Giardini Cooperativa Chiesa russa-Lavatoio-San Rocco Vasselet Cascina Picca olivi Comoeu Cascina Mirasole olivi Via dei Boderi Prati della Marvaia Ponte rio Bode Cantalupa Ristorante al Ponte

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Sentiero degli olivi n° 2 Dal parco degli olivi di Monbernasco a Villa Recalcati – Casbeno Dal Parco degli Olivi di Monbernasco si scende fino a Via dei Boderi, girando a sinistra, si percorre fino alla fine in corrispondenza della cascina Cantalupo, sul percorso s’incontrano parecchie ville con olivi. A destra si attraversa il rio Bode, oggi Beverone, e si prosegue verso i prati della Marvaia dove morì il partigiano Valter Marcobi, e si sale alla Cascina Mirasole, che era la “Matriarca” di tutte le cascine, durante l’ultimo conflitto vi era un rifugio partigiano, si prosegue sulla strada che era la scorciatoia che percorrevano, ogni giorno, gli abitanti Capolago e del circondario, andata e ritorno, per recarsi al lavoro in Varese città. Dopo la Cascina s’incontrano oliveti e i resti della cascina Comoeu, da qui partivano i migliori ortaggi, e si raggiunge via Anelli. Sulla destra vi è un altro oliveto con circa centocinquanta alberi e, sullo sfondo, un allevamento di daini. Ci s’inerpica su una strada che porta a Casbeno passando dalla Cascina Picca che un tempo fu un convento e si giunge in Via Mirasole dove vi erano i “sassi della Stria” terrore dei ragazzi dei secoli passati. Si prosegue passando sotto Viale Europa e ferrovia fino alla località “Vasselet” qui, sulla destra, esiste una vecchia fontana la cui acqua, si dice, che provenga direttamente dal Sacro Monte. Davanti alla cappella di San Rocco si gira a sinistra, si trovano il lavatoio e l’antica cappella della famiglia Dralli, oggi chiesa ortodossa, si passa davanti al Circolo Cooperativa Agricola di Casbeno e alla Stazione delle Ferrovie Nord raggiungendo i giardini di Villa Recalcati. Percorso n. 2 Via dei Boderi Oliveto Monbernasco Nifontano Fine del percorso n° 2

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Deviazione facoltativa per Nifontano Dall’incrocio di Via dei Boderi con Viale Europa si può raggiungere il Nifontano, sede di un vecchio “ospitale” passando davanti al Bar Tabaccheria della Rotonda (Carabelli) e prendendo Via Rovani, punto di ristoro. Inizio Percorso 2 Dall’oliveto di Monbernasco si scende e si prosegue in discesa Via dei Boderi. Cascina Cantalupo Già presente nel catasto teresiano del 1722 si fa risalire la costruzione nel 1500. Gran parte del complesso ha subito interventi manutentivi che ne hanno variato l’aspetto. Rimasta originale una piccola parte rimangono come caratteristiche apprezzabili un loggiato di legno, un pozzo e un forno. Punto di ristoro – Trattoria del ponte E’ all’inizio di Capolago.Antica trattoria dalla più schietta cucina lombarda che è completata dallo squisito pesce dei nostri laghi, piatto di spicco della cucina locale, cucinato in molti modi ma sempre impeccabile. Giardino coperto estivo e sala con camino all’interno. E’ proprietà della stessa famiglia da oltre cinquantanni. Prati della Marvaia – Un ricordo Walter Marcobi, operaio era una figura di spicco della resistenza varesina. Nell’ottobre del 44 fu ferito dai fascisti a Capolago, cercò di raggiungere la cascina Mirasole dove vi erano dei compagni che lo avrebbero saputo soccorrere chiamando il medico Taborelli abitante in zona. Si trascinò fino al prato della Marvaia dove fu ritrovato morto dissanguato. Cascina Mirasole Come tutte le cascine della zona risale al periodo tra 1500 e il 1600, probabilmente fortificata, la troviamo nel catasto Teresiano del 1722. In quell’epoca ha subito un ampliamento con l’aggiunta di un corpo di fabbrica. Oltre al fabbricato restano poche tracce dell’impianto originario. Di originale rimangono solo alcune parti in legno come gli antoni, le scale esterne e un magazzino con pavimento in “rizzada”. Veniva chiamata ”la Matriarca” perché era la più vecchia del comparto. Durante l’ultimo conflitto vi era una soffitta rifugio partigiano.

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Oliveti privati attorno alla Cascina Mirasole e al Comeau Località Coumeau La cascina che era la patria del famoso lattughino di Casbeno, è stata abbattuta alla fine degli anni cinquanta e rivive ormai solo nel ricordo di poche persone. Ora rimane il colle, una posizione panoramica speciale da dove si ammirano le storiche bellezze del nostro territorio, il lago, il monte Rosa e il Sacro Monte. Del vecchio abitato rimangono il fienile e le vasche dell’acqua colpevolmente asciutte. Ma vale la pena di visitare il sito. Cascina la Picca Antica cascina tipica lombarda ed ex convento costruita anch’essa, come le cascine della zona, nel periodo 1500/1600. Essa negli ultimi anni, ha avuto interventi intelligentemente conservativi. E’ particolare la scala interna contenuta in una specie di cavedio verticale posto in posizione centrale all’edificio. Nei primi anni del novecento era adibita quasi esclusivamente all’allevamento del baco da seta. La struttura è in parte ancora quella originale e il panorama incantevole. Oggi, ristrutturata è un centro residenziale e luogo di manifestazioni. Proseguendo, all‘incrocio con via Mirasole, vi erano i “Sass de la Stria” che incutevano timore ai bimbi dell’ottocento. Vasselet Il Vasselet è un’antica fontana che dà il nome a un complesso di fabbricati con le relative corti posti all’ingresso di Casbeno, alla fine della via Mirasole dopo il sottopasso della ferrovia. Sulla destra, esiste una vecchia fontana la cui acqua, si dice, che provenga direttamente dal Sacro Monte. In origine il blocco antico dei caseggiati sembra fosse un vecchio convento. Più a sud vi era una rinomata fonte, mai asciutta, ora scomparsa. All’interno delle corti vi sono i tipici loggiati e nella prima , angolo Via Anfossi, si trovano, ancora ben conservati, un vecchio lavatoio e un tipico gabinetto comune. A destra vi è la villa settecentesca dei Rusconi La fontana ancora Attiva e il portone della corte di fronte

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Villa Rusconi All’angolo con Via Maroni sulla destra vi è la settecentesca Villa Rusconi. Pregevole esempio di costruzione nobile rurale era proprietà di una famiglia di industriali che ne fecero la loro casa di vacanze, Tipica dei tempi la torretta belvedere. Casbeno - Cappella di San Rocco Non troviamo dati storici della cappella. Il culto di San Rocco nella nostra zona è molto diffuso e numerose cappelle sorsero un po’ ovunque dopo le pestilenze di fine 1500. A Varese la pestilenza del 1630 fu terribile con centinaia di morti, è perciò ipotizzabile che la costruzione della cappella fu nel secolo successivo. Alcuni fregi affrescati sono tipici dell’epoca. Il Santo è raffigurato, su una tavola di legno datata 1833, sicuramente un ex voto, con il penitente che soffre ai suoi piedi. Sulla parete di destra è raffigurato, con buona tecnica, Sant’Ambrogio. A Casbeno il culto di San Rocco è molto sentito e ogni anno lo si festeggia il 16 agosto con particolare devozione. La cappella, in cattivo stato, necessita di restauro. L’antico lavatoio è stato ristrutturato e viene utilizzato per mostre e manifestazioni. La ottocentesca scritta anti cicaleccio. Chiesa Alexander Nevski Nata nel 1700 come Oratorio della Santissima Trinità costruita dalla nobile famiglia Dralli presso la propria casa è ora di proprietà della Chiesa Russa Ortodossa, all’interno ci sono diverse pregevoli icone. La chiesa è ora dedicata a Alexander Nevski, principe soldato difensore della Russia. Fu proclamato Santo dalla chiesa ortodossa nel 1547. Sulla facciata una finestra trilobata. Un tempo nell’abside vi era la pala della SS.ma Trinità dipinta Giovanni Franco Martelli allievo di Pietro Antonio Magatti, pittore insigne.

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Cooperativa Agricola e di Consumo di Casbeno La più che centenaria cooperativa si propone da tempo come punto di aggregazioe sociale con numerosi servizi e manifestazioni. Accoglienza e buona cucina sono le sue principali caratteristiche. In cantina antiche botti. Di fianco vi è la stazione della ferrovia Milano Laveno Villa Recalcati Punto di arrivo del percorso n° 2 e inizio del n° 3. Il vasto parco aperto al pubblico è opera dell'architetto Enrico Combi. La villa fu costruita nel sec. XVI-XVII dal marchese Gabrio Recalcati, erede di un'antica casata che diede uomini di spicco alla vita civile ed ecclesiastica lombarda. Tra il 1756 e il 1775 la villa fu ampliata e arricchita in forme tardo barocco per volere di Antonio Luigi Recalcati. All’inizio dell’ottocento apportando consistenti modifiche la villa fu trasformata nel Grande Albergo Excelsior Sino al 1929 fu uno dei più noti e aristocratici ritrovi di villeggiatura in Europa Ogni anno, dal 2004, l’olio prodotto con le olive del circondario viene messo a disposizione dei cittadini che contribuiscono con una offerta per finanziare i progetti sociali dell’Associazione. Le olive vengono spremute in un oleificio del lago di Como in attesa di un proprio moderno frantoio che è in progetto nella località Benedetto di Oltrona al Lago ripristinando, a scopo didattico, il millenario frantoio descritto e visitabile nel percorso n. 4. Olivi sul percorso

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Olivo di Don Pietro Giola Bosto - Chiesa di San Michele Arcangelo foto archivio Sarisc - ricerche: Santo Cassani , Francesco Costanzo, Enrico Marocchi, Lucio Mattaini - supervisione Raffaella Sassi provincia di Varese Il primo dei quattro percorsi dell’olio che attraversano i Comuni che hanno già accettato la nostra proposta , Varese, Casciago e Gavirate

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