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domenica 20 marzo 2011 anno 136 n 67 in italia euro 1,20 milano via solferino 28 tel 02 6339 servizio clienti tel 02 63797510 fondato nel 1876 serie a il milan perde a palermo campionato riaperto bocci costa m colombo e f monti alle pagg 50 e 51 www.corriere.it l intervista valentino rossi in ducati da rockstar di alessandro pasini a pagina 53 roma piazza venezia 5 tel 06 688281 economia&famiglia tutto sul condominio le guide del corriere domani a 0,80 euro più il prezzo del quotidiano guerra in libia primo giorno operazione «odyssey dawn» «alba dell odissea» roma dà le basi il colonnello colpiremo obiettivi civili bombe e missili attacco a gheddafi i caccia francesi e inglesi distruggono i tank fuoco dalle navi usa in campo anche l italia scelta inevitabile di massimo nava alle 17.45 di ieri è scattata l operazione «odyssey dawn» per garantire il rispetto della no-fly zone in libia decisa dall onu le forze militari aerei e mezzi navali di francia gran bretagna e stati uniti l italia ha messo a disposizione della coalizione sette basi militari aerei e mare i primi obiettivi colpiti dai jet francesi in serata da navi americane e sommergibili britannici lanciati 110 missili tomahawk contro batterie contraeree e depositi di carburante la minaccia gheddafi attaccheremo obiettivi civili e militari nel mediterraneo da pagina 2 a pagina 17 i pericoli e poste italiane sped in a.p d.l 353/2003 conv l 46/2004 art 1 c1 dcb milano sintomatico che gheddafi parli come milosevic e saddam utilizzi le stesse minacce contro gli «aggressori» faccia previsioni funeste e denunci l illegittimità dell intervento internazionale come ingerenza negli affari interni inoltre come accade nella mente dei dittatori che negano la realtà o ne perdono il contatto continua a considerarsi amato da quel popolo che aggredisce con carri armati e mercenari È evidente lo scopo di insinuare nelle coscienze interrogativi etici sulla giustezza di una guerra perché di questo si tratta dopo che la coalizione dei volenterosi ha già colpito obiettivi in libia e dubbi sulla sua utilità ma è altrettanto evidente che le cose stanno in modo diverso rispetto ai «bombardamenti umanitari» del recente passato in primo luogo non si tratta di un invasione ma di interventi mirati e circoscritti finalizzati a impedire il bagno di sangue prima ancora di discutere sbocchi politici a gheddafi il mondo quasi all unanimità ha chiesto di rinsavire e forse gli lascia ancora un margine di manovra per consentire una transizione in secondo luogo l intervento preventivato al vertice di parigi è sostenuto da una coalizione internazionale che ha la copertura del consiglio di sicurezza il placet della lega araba la partecipazione per quanto in ordine sparso dei maggiori paesi europei con l eccezione della germania merito del presidente francese sarkozy il quale non si è curato di accuse di impulsività e protagonismo elettorale e ha superato inerzie europee e riserve americane meglio sarebbe stato vedere un europa più coesa fin da subito e sarebbe stata utile un iniziativa forte dell italia con tempi di reazione adeguati al nostro paese che ha la storia e la posizione più complicate in rapporto alla libia abbiamo subito la determinazione francese e siamo entrati in un operazione che pochi immaginavano soltanto una settimana fa a parigi si è avuta la sensazione di essere arrivati a cose fatte per la nostra immagine come ha promesso il presidente napolitano speriamo che il paese si prepari a fare la propria parte se si ricordano le esperienze militari in iraq e in afghanistan e sotto alcuni aspetti in kosovo dobbiamo anche riflettere sui rischi di pesanti conseguenze per la popolazione civile e di risultati opposti agli obiettivi conclamati se ci si interroga sulle alternative politiche a gheddafi non ci si può nemmeno nascondere come ha scritto ieri sul corriere sergio romano che sappiamo poco o nulla dei capi della ribellione che il solo sarkozy ha voluto riconoscere un azione internazionalmente condivisa non diventa moralmente giusta in assoluto ma non dovrebbe essere complicato nel caso della libia sapere da che parte stare sia per il governo sia per l opposizione continua a pagina 15 la lista segreta delle ritorsioni di fiorenza sarzanini m bufi breda calabrò cavallaro conti m franco gaggi galluzzo montefiori natta nese olimpio trocino a pagina 34 i commenti di a che cosa rischia l italia l incognita riguarda la potenza militare del regime di gheddafi i missili a disposizione hanno la gittata sufficiente per raggiungere il suolo italiano gli esperti dicono di no ma nessuno è in grado di dare certezze sugli armamenti accumulati dopo la revoca dell embargo e l eventualità che il colonnello possa colpire lampedusa linosa e pantelleria gli apparati di sicurezza sono alla massima allerta a pagina 9 alberto quadrio curzio e vittorino andreoli politica la lega contro i raid cautela di berlusconi reuters roderick eubanks u.s navy photo il no di bossi agita il governo qualche ministro parla a vanvera verranno milioni di immigrati la contrarietà della lega ai raid contro la libia crea un caso all interno del governo per bossi «qualche ministro parla a vanvera verranno milioni di immigrati e perderemo petrolio e gas» cauto berlusconi a pagina 11 m caprara giannelli il lancio di un missile da crociera tomahawk ieri sera dal cacciatorpediniere barry della marina militare degli stati uniti che incrocia nel mediterraneo orientale l indecente retrovia di antonio polito qui tripoli qui bengasi nel bunker del raìs tra le esplosioni e gli scudi umani di fabrizio caccia a pagina 5 l ultima trincea in fuga dalle fiamme nella città dei ribelli di lorenzo cremonesi a pagina 6 ella piazza di bengasi i ribelli gridano «vive la france» liberatrice della libia nei palazzi di tripoli dove è asserragliata la famiglia del colonnello si maledice l italia traditrice della libia chiunque vinca questa guerra sembra proprio che noi non saremo più l ospite d onore continua a pagina 15 n disastro in giappone decimo giorno raffreddamento per due reattori ottantamila a rischio contaminazione si aggrava l emergenza nucleare intorno alla centrale di fukushima in giappone danneggiata dal terremoto e dallo tsunami l 11 marzo scorso per il governo «oltre un raggio di 20-30 chilometri dall impianto le radiazioni non costituiscono un pericolo immediato per la salute» ma questo significa che è a rischio la salute delle 80 mila persone evacuate perché erano nel raggio di venti chilometri di distanza dalla centrale tracce di radioattività nel cibo e nell acqua ieri è stato riattivato il raffreddamento di due reattori della centrale alle pagine 20 e 21 fasano salom il compleanno grande finanza 9 771120 498008 i dieci anni e le dieci novità che l ipod ci ha regalato di beppe severgnini a pagina 27 il caso bolloré scuote anche gli equilibri in mediobanca di massimo mucchetti a pagina 29 bocconi 10 3 2 0>
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2 primo piano domenica 20 marzo 2011 corriere della sera la guerra in libia l attacco il non possiamo restare a guardare mentre un tiranno dice al suo popolo che non avrà pietà barack obama presidente degli stati uniti punto giorno 1 al via l operazione «alba dell odissea» per primi sono partiti gli aerei francesi poi in serata i tomahawk inglesi e americani il pentagono con noi anche italia e canada di guido olimpio pioggia di missili sulle difese libiche raid da jet navi e sottomarini dal nostro corrispondente washington la guerra è scattata alle 13.30 di ieri ad aprirla senza spettare la fine del summit di parigi i caccia francesi sarkozy fremeva ma gli alleati non hanno gradito poi con le tenebre sono entrati in scena americani e i britannici gli usa hanno assunto il comando per lanciare «alba dell odissea» una raffica di almeno 110 missili da crociera tomahawk sparati da unità navali le difese con i raid proseguiti nella notte la coalizione ha sferrato un offensiva per eliminare le difese contraeree e distruggere i centri di comando con attacchi anche su tripoli vicino al bunker del raìs i «tomahawk» sono piombati su una prima linea di missili e radar sparpagliati in una trentina di siti in particolare i sam 5 che con un raggio di 250 chilometri possono rappresentare un pericolo poi toccherà alla seconda linea s 75 e s 125 un passo indispensabile per arrivare alla no fly zone che vedrà l intervento degli altri membri della coalizione gli alleati devono impedire che decollino i mig e neutralizzare l apparato bellico libico compito agevolato dal fatto che il regime ha concentrato le sue postazioni lungo la costa unica eccezione sebha ci vorranno diverse ore per valutare i risultati anche se fonti americane parlano di «danni considerevoli» sarà più lunga sarà la caccia ai sistemi mobili mentre resterà l insidia dei missili portatili e delle mitragliere le comunicazioni altro obiettivo sono le linee di comunicazione non è un caso che alcuni dei tank distrutti dai francesi a bengasi fossero schierati sull arteria che porta in egitto retrovia fondamentale per la rivoluzione alleggerire la morsa sulle città contese vuol dire rendere meno sicuri gli spostamenti dei lealisti e incoraggiare altre comunità a passare con gli insorti già viene segnalata qualche defezione diventerà importante incenerire i depositi di carburante e tagliare l asse sirte-bengasi per isolare i contingenti in cirenaica la risposta gheddafi che non si vede in pubblico da due giorni ha minacciato ritorsioni ha usato gli scudi umani ha martellato bengasi e misurata la prossima manovra potrebbe essere quella di «nascondere» le sue forze nei centri abitati nel deserto i mezzi sono prede facili vicini alle case complicano il tiro degli alleati distinguere dall alto buoni e cattivi diventa difficile quando si bombarda si uccidono soldati ma anche degli innocenti il raìs che pure sgozza i suoi non aspetta altro guido olimpio © riproduzione riservata parigi il colonnello thierry burkhard sta spiegando al ministero della difesa come i 20 aerei francesi in missione sulla libia siano stati riforniti in volo quando poco prima delle 18 si interrompe «ho notizia di un bersaglio a terra colpito da uno dei nostri aerei alle 17.45 l aviazione francese ha aperto il fuoco contro un veicolo militare riconosciuto come appartenente alle forze di gheddafi» È il primo scontro tra l esercito libico e la coalizione lo spiraglio lasciato aperto solo un paio d ore prima dal presidente nicolas sarkozy «gheddafi può ancora evitare il peggio» si richiude la sospensione l angosciosa attesa cominciata in mattinata con il sorvolo dei caccia rafale è finita sulla libia cadono i missili di quattro attacchi aerei francesi che distruggono un numero imprecisato di carri armati almeno 110 tomahawk vengono lanciati da navi e sottomarini americani e britannici nel mediterraneo per neutralizzare la contraerea del regime di tripoli e nella notte anche l aviazione inglese lancia raid aerei la campagna di libia è cominciata «dei popoli arabi hanno scelto di liberarsi dalla schiavitù queste rivoluzioni hanno fatto nascere una immensa speranza nel cuore di tutti coloro che condividono i valori della democrazia e dei diritti dell uomo i popoli arabi hanno bisogno del nostro aiuto e del nostro sostegno È un nostro dovere» ha di fuoco alleato lanciati nel mediterraneo 110 tomahawk per neutralizzare la contraerea di tripoli incidente diplomatico le indiscrezioni parlano di una forte irritazione americana per il protagonismo di parigi chiarato solennemente il presidente francese nicolas sarkozy ieri pomeriggio all eliseo al termine del vertice convocato d urgenza tra i paesi europei stati uniti canada e alcuni paesi arabi qatar emirati arabi uniti marocco e giordania oltre al ministro degli esteri iracheno hoshyar zebari in qualità di presidente della lega araba al summit di parigi era attesa anche l unione africana che invece a sorpresa non ha partecipato finendo per condannare l intervento occidentale non è stato il maggiore incidente diplomatico della giornata le indiscrezioni parlano di una forte irritazione americana per il protagonismo di una francia «decisa a prendersi la responsabilità del suo ruolo davanti alla storia» come ha detto sarkozy a parigi il quai d orsay ha ricordato che nelle settimane scorse è stata la francia a chiedere per prima i raid aerei e a riconoscere la resistenza libica sono stati francesi i primi aerei a sorvolare la li al comando il presidente francese nicolas sarkozy durante la conferenza stampa di ieri all eliseo epa scoprile al photoshow fiera milano city pad 3 `sony make.believe e gli a tri loghi sono marchi registrati di sony corporation.
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corriere della sera domenica 20 marzo 2011 primo piano 3 bia e a sparare mentre nicolas sarkozy annunciava al mondo l inizio delle operazioni «la leadership è francese» ha riassunto il premier belga yves leterme in serata da brasilia un presidente barack obama a lungo prudente ha preso infine la parola in tv «non possiamo stare fermi mentre un tiranno dice al suo popolo che non avrà pietà oggi ho autorizzato le forze armate degli stati uniti a cominciare una limitata azione militare in libia» forti della «capacità militare senza pari» evocata nel pomeriggio dal segretario di stato hillary clinton il pentagono precisa che si tratta dell operazione «odyssey dawn» alla quale si affiancano le forze di gran bre tagna francia italia e canada questi ultimi due paesi per il momento non hanno partecipato con azioni dirette le missioni vengono coordinate a partire da un quartiere generale americano in germania a stoccarda che tiene i collegamenti con il comando francese di lione e britannico di northwood gli americani hanno un ruolo «stra tegico» riconosce una fonte anonima francese ma il comando generale delle operazioni deve ancora essere attribuito nei prossimi giorni la coalizione dovrebbe allargarsi ad altri paesi gli emirati avrebbero promesso 24 aerei il qatar tra quattro e sei mentre velivoli danesi norvegesi canadesi e spagnoli hanno già raggiunto o sono in procinto di farlo le basi italiane soprattutto quelle siciliane di sigonella e trapani in serata anche la turchia membro della nato si è detta pronta a dare il proprio contributo per l attuazione della no-fly zone sulla libia dopo l opposizione aperta di russia e germania e le indecisioni che hanno favorito la sanguinosa repressione di gheddafi gli alleati alla fine si sono mossi rapidamente per cercare di recuperare il preziosissimo tempo perduto così a missione cominciata ancora non è chiaro quale sarà il ruolo della nato tra una francia decisa a impedirne il coinvolgimento e una gran bretagna che invece lo auspica «attaccheremo obiettivi ci vili e militari nel mediterraneo» nella notte il colonnello gheddafi appare brevemente alla tv libica per proferire le sue minacce e jihadista improvvisato come a suo tempo saddam sputa il suo veleno contro «i crociati» ora l occidente deve fermarlo in fretta stefano montefiori © riproduzione riservata il meglio della reflex in una compatta fotocamere con obiettivi intercambiabili immagina di poter contenere tutte le qualità della reflex in una sola mano con nex-5 e nex-3 di sony la realtà supera l immaginazione fotocamere compatte dal design cool e facili da usare tra le più piccole al mondo realizzano filmati video in full hd e foto panoramiche anche in 3d www.sony.it
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4 domenica 20 marzo 2011 corriere della sera ma l ma ldidi testa dent i mu scolariarti co lari me struali do l or i do l or i do l or i
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corriere della sera domenica 20 marzo 2011 primo piano 5 la guerra in libia il regime a nostro figlio sua eccellenza barack hussein obama anche se scendiamo in guerra lei resterà sempre un figlio muammar gheddafi tripoli un uomo sono quasi le dieci di sera nel quartiere di ben ashur si mette a correre tra la folla che manifesta da ore appoggio a gheddafi grida e ripete «harb harb» in arabo vuol dire guerra dice di chiamarsi saleh anche gli altri si mettono a gridare il figlio l ha chiamato al cellulare dicendo che la tv libica ha appena comunicato che i caccia «del nemico crociato» hanno bombardato dopo bengasi anche tripoli «obiettivi civili» secondo il portavoce delle forze armate libiche addirittura l ospedale di bir usta milad ci sarebbero dei feriti eppure i reporter che corrono sul posto non trovano segni della rovina pioggia di bombe o guerra di propaganda «bombardamenti in corso nella zona orientale» dice al-arabiya e saleh racconta che a ben ashur quartiere a est che non appare per nulla distrutto la gente è vaccinata «qua vicino ricorda un tempo c era la casa del signor misherghi ricco e stimato commerciante tripolino che la not gheddafi «colpiremo obiettivi civili in tutto il mediterraneo» dal nostro inviato altre missioni desert storm tempesta nel deserto È il nome delle operazioni di aria e di terra lanciate il 17 gennaio 1991 dopo l ultimatum imposto dall onu all iraq per il ritiro dal kuwait dalle truppe della coalizione contro saddam hussein restore hope riporta la speranza di fronte alla guerra civile la comunità internazionale interviene in somalia a seguito della risoluzione onu 794 la missione dura dal 9 dicembre 1992 al 4 maggio 1993 bombe su tripoli un bombardamento aereo avrebbe preso di mira tripoli prima dell alba «scudi umani» nella caserma di gheddafi te del 15 aprile 1986 morì insieme a buona parte della sua famiglia sei vittime in tutto tra cui dei bambini spazzato dalla traiettoria sbagliata di un missile americano durante il bombardamento notturno di bab al aziziyah «fecero laham mafruum dice saleh carne tritata » il signor misherghi e la sua famiglia furono uno dei «danni collaterali» di quella notte bab al aziziyah è la residenza ufficiale del colonnello gheddafi che nell 86 scampò all attacco deciso da ronald reagan ma ora migliaia e migliaia di persone una folla mai vista con tanti anziani donne e bambini circondano la grande caserma per fare da «scudi umani» e proteggere il loro leader oggi poco prima dell alba un aereo avrebbe sorvolato l area del bunker del colonnello sganciando alcune bombe secondo voci raccolte a tripoli da una fonte qualificata muammar gheddafi sarebbe però già da giorni al sicuro altrove forse a sirte la sua città natale o forse nei pressi di gharyan dice la fonte sulle montagne il gebel a sud della capitale dove avrebbe a disposizione un secondo bunker e dove anche molti tripolini sarebbero enduring freedom la figlia aisha con alcuni manifestanti nella casa-caserma di bab al-aziziyah dove vivono i gheddafi zohra bensemra/reuters sostenere la libertà le operazioni militari lanciate dagli stati uniti in afghanistan in risposta agli attentati dell 11 settembre 2001 l attacco ai talebani è il primo atto della guerra al terrorismo internazionale scappati nelle ultime ore andando a rifugiarsi nelle case dell infanzia a mezzanotte dopo le notizie dei primi bombardamenti il raìs è apparso alla tv di stato «il mediterraneo è ormai un campo di battaglia attaccheremo anche noi adesso obiettivi civili e militari» le speranze sembrano svanire una veglia in francese organizzata nella chiesa di san francesco dal vescovo antonelli ieri mattina non è andata a buon fine sarkozy non ha ascoltato immigrati la tv di stato ha annunciato che «la libia non si farà più carico di fermare l immigrazione illegale verso l europa» il popolo però gheddafi l ha sempre detto a tripoli è quasi tutto dalla sua parte popolo armato «perché tutti gli arsenali sono stati aperti» avverte il colonnello e ieri la capitale si è mobilitata per lui scudi umani schierati dovunque per difendere gli obiettivi sensibili con gente ammassata davanti agli aeroporti una discreta bolgia anche sulla piazza verde di tripoli dove sul tardi è comparsa aisha la figlia del colonnello la «claudia schiffer del nord africa» come la chiamano che molti volevano in fuga e invece ieri sera era lì a manifestare contro «i nuovi colonizzatori» ma gheddafi aveva parlato già dal mattino stavolta lanciando proclami epistolari era il giorno decisivo e lui ha mandato due lettere la prima al presidente americano «a nostro fi iraqi freedom libertà irachena ultimi amici l unione africana ha disertato il vertice anti gheddafi e chiesto lo stop immediato delle ostilità tra gli ultimi amici il mali foto cominciata il 20 marzo 2003 e conclusa il 31 agosto 2010 è la campagna militare multinazionale in iraq guidata da usa e gran bretagna alla missione seguirà l operazione new dawn nuova alba attività di assistenza glio sua eccellenza signor barack hussein obama così l intestazione con l accento sul nome musulmano vi ho detto che anche se la libia e gli usa entrassero in guerra dio ce ne scampi lei resterà sempre per me un figlio la sua immagine ai miei occhi non cambia non voglio che cambi» e sembrato l ultimo disperato appello per fermare i raid «tutto il popolo libico è con me io sono preparato a morire tutti noi in libia uomini donne e bambini sono con me niente di più» e poi è ritornato sul vecchio concetto della guerra ai terroristi di al qaeda perché secondo il colonnello i ribelli non sarebbero gruppi di cittadini semplicemente stanchi dei suoi 41 anni di regime ma feroci seguaci di bin laden pronti a destabilizzare l intera area del maghreb «al qaeda è un organizzazione armata ramificata in algeria mauritania mali ha scritto il raìs ad obama cosa farebbe lei se al qaeda riuscisse a prendere il controllo con le armi della città americane farebbe quello che faccio io io sto soltanto seguendo il suo esempio» tutt altro tono invece ha usato nella seconda missiva inviata al presidente francese sarkozy al premier britannico cameron e al segretario generale dell onu ban ki-moon «la libia non è vostra la libia è dei libici e voi non avete il diritto d intervenire nei nostri affari interni non è il vostro paese è il nostro e perciò rimpiangerete ogni ingerenza in libia ve ne pentirete vittime civili non potremmo mai sparare una pallottola contro il nostro popolo questa aggressione è una palese forma di colonialismo le risoluzioni onu violano la carta fondamentale perciò sono inaccettabili e avremo ripercussioni sul mediterraneo e in europa» in serata un funzionario del regime ha annunciato alla tv di stato che «la libia ha deciso che non si farà più carico di fermare l immigrazione illegale verso l europa» il viceministro degli esteri libico khaled kaaim ha aggiunto alla bbc che «se ci fanno un attacco esterno non solo i libici ma anche la gente di algeria tunisia egitto sarebbe pronta a prendere parte al combattimento» ma il portavoce governativo ibrahim moussa mentre al jazira trasmetteva le immagini della guerra a bengasi si ostinava a smentire «non c è alcun attacco da parte nostra» fabrizio caccia © riproduzione riservata offerta viaggia ad aprile e maggio solo andata da 8 prenota entro la mezzanotte del 21.03.11 tasse e spese incluse offerta valida per viaggiare nei seguenti giorni lunedì-giovedì soggetto a disponibilità termini e condizioni per ulteriori informazioni visitare il sito ryanair.com spese opzionali escluse.
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6 primo piano domenica 20 marzo 2011 corriere della sera la guerra in libia gli insorti i caccia francesi in volo su bengasi ben vengano anche se avrei preferito fossero arabi abdul fattah younis comando militare degli insorti dal nostro inviato bengasi esplosioni in città un ruggito ostile che rimbomba tra i palazzi con colonne di fumo all orizzonte i vetri tremano meglio tenere aperte le finestre per evitare alla forza d urto di infrangerle per la strada le auto corrono veloci passano le ambulanze a sirene spiegate piazze giardini le banchine del lungomare luoghi sino a ieri pacifici spettatori della quotidianità diventano pericolosi le bombe cadono un po dovunque non sembra esservi una logica precisa due colonne d acqua si alzano a qualche centinaio di metri dai vecchi pescherecci attraccati «hanno colpito il parcheggio dell hotel tibesti spostate le vostre auto in zona riparata ditelo agli autisti presto potrebbe toccare a noi» grida qualcuno nel corridoio ieri mattina bengasi si è svegliata sotto attacco la sua popolazione per qualche ora aveva sognato si era illusa e invece è passata dalla gioia per la decisione dell onu al terrore del bombardamento questo continuo altalenare di speranza e delusione festa e terrore è parte integrante della sfida tra gli attivisti della «rivoluzione del 17 febbraio» e la dittatura di tripoli ma nelle ultime ore il salto in basso dell umore collettivo è stato davvero da cardiopalma l altra sera le speranze in un attacco imminente dei caccia anglo-francesi avevano quasi fatto dimenticare la minaccia delle avanguardie di gheddafi a meno di 50 chilometri dalle periferie occidentali «se ci attaccano la nato ci difenderà subito lo hanno promesso» dicevano gli abitanti ma verso l alba quel maledetto rombo un brusio minaccioso fatto di scoppi tremori e sirene è diventato più forte e prima delle 7 era alle porte di casa «entrano i nemici entrano a bengasi venite a combattere» si sono messi a gridare dai megafoni gli attivisti molti giornalisti sono alloggiati all ouzu un vecchio hotel non lontano dal porto presso l imbocco della statale che conduce verso la sirte e tripoli attorno ci sono poche abitazioni sparse larghi spiazzi vuoti e un golfo rovinato dall inquinamento così dai piani alti è stato facile osservare le fasi dell attacco in meno di due ore le bombe cadevano verso il centro senza alcun rispetto per i civili altro che cessate il fuoco in poche decine di minuti le operazioni belliche dell esercito di gheddafi hanno fornito qualsiasi tipo di legittimazione per l intervento militare dell onu un intervento che però ieri mattina non c è stato alle otto e trenta si svolge il dramma di uno dei pochi caccia dei ribelli colpito sembra dai missili terra-aria di gheddafi poco prima due jet erano sfrecciati a qualche centinaia di metri dal suolo si ode un colpo secco nel cielo l aereo sembra stia cercando di mirare ai carri armati in avanzata si avvita su se stesso scende in picchiata a circa 500 metri da terra una fiammata si accende nella parte centrale della fusoliera così inizia a cadere tra le case dove già si alzano alcune colonne di fumo color pece prima di schiantarsi perde un ala e come se rallentasse ormai condannato sembra precipitare più piano nell ultimo tratto poi sparisce in una nuvola di fuoco che incendia alcune abitazioni a quel punto tra le postazioni dei ribelli vicine a noi partono lunghe raffiche «evvi «bengasi brucia» ore di battaglia nella città ribelle va abbiamo colpito un aereo di gheddafi!» ci metteranno parecchio per venire a sapere che nel rogo è appena morto uno dei loro piloti più esperti un ora dopo occorre abbandonare l albergo i tank del colonnello sono a 4 chilometri non c è tempo da perdere materiale televisivo valigie coperte libri lasciati nei corridoi nessuno nella lobby cucine e bar deserti difficile trovare un auto per lasciare la città alcuni taxisti sono giunti a chiedere sino a 2.500 dollari per un tragitto di 100 chilometri verso est in tempi normali il prezzo non supera i 25 le vie del centro sono sorvegliate da migliaia di ragazzi delle formazioni rivoluzionarie tornano le scene che erano famigliari due settimane fa sui fronti di ajdabiya brega raf lanuf disordine tracotanza tanta voglia di menare le mani ma anche spavento improvvisazione disorganizzazio la paura e l assedio donna con un kalashnikov a bengasi sopra colonne di fumo sulla città 1 milione di abitanti attaccata ieri mattina dai governativi i tank entrano in azione prima dell attacco alleato «ecco i nemici» abbattuto un aereo degli insorti ne impotenza ai posti di blocco controllano che nel bagagliaio non ci siano armi i ragazzi si mettono i nastri di mitragliatrici pesanti attorno al collo legati al petto «non ho paura facciamo vedere a gheddafi che moriremo da eroi» gridano e cantano l inno nazionale ma nel frattempo aumentano le code ai pochi benzinai rimasti aperti fluttua ulteriormente verso l alto il cambio in nero per dollari ed euro sulla strada costiera che attraverso la cirenaica porta a tobruk e al confine con l egitto si incolonnano le famiglie profughi nel loro paese diversi da quelli incontrati quattro giorni fa verso tobruk allora la partenza era stata pianificata con calma le bombe non cadevano come ora dietro la schiena avevano avuto il tempo di fare i bagagli organizzare le case di accoglienza in egitto adesso molti non sanno proprio dove andare «l importante è uscire sotto lo stesso cielo 1940 quando balbo fu colpito dalla nostra contraerea a tobruk «il giorno 28 volando sul cielo di tobruk durante un azione di bombardamento nemica l apparecchio pilotato da italo balbo è precipitato in fiamme italo balbo e i componenti dell equipaggio sono periti le bandiere delle forze armate d italia s inchinano in segno di omaggio e di alto onore alla memoria di italo balbo volontario alpino della guerra mondiale quadrumviro della rivoluzione trasvolatore dell oceano maresciallo dell aria caduto al posto di combattimento» con questo bollettino del 29 giugno 1940 l alto comando dava notizia della morte del 44enne governatore della libia sotto lo stesso cielo che oggi vede l intervento dei jet della coalizione anti gheddafi in realtà le cose andarono in maniera un po diversa balbo fu abbattuto per errore dalla nostra contraerea mentre stava tornando da un giro di ricognizione nel deserto arrivò su tobruk subito dopo la fine di un incursione britannica e gli artiglieri nell eccitazione non videro i segnali di riconoscimento balbo era in libia dal 1934 spedito lì da mussolini geloso della sua popolarità conquistata alla testa della regia aeronautica È stato avanzato il dubbio che sia stato tolto di mezzo per ordine del duce ma non ci sono prove giù un mig-23 degli insorti abbattuto ieri a bengasi dai missili delle truppe di gheddafi nel cerchio il pilota che si è lanciato con il seggiolino eiettabile falso la morte del governatore fascista fu imputata ai ribelli p ra © riproduzione riservata da qui voglio moglie e figli salvi poi vedremo» dice ibrahim alla guida di un camioncino stipato all inverosimile le immancabili coperte legate sul tetto se ripensiamo alla storia del mondo arabo e ai suoi innumerevoli profughi negli ultimi decenni le coperte sono una costante servono per dormire pregare ripararsi dal freddo dal vento dal sole mettere le donne sedute in attesa con i bambini attorno in un camioncino col cassone del bagaglio aperto c è sdraiato fraj khalifa 23 anni combattente della rivoluzione appena ferito alle gambe da schegge di bomba spiega con un filo di voce «non voglio venire curato negli ospedali di bengasi se mi trovano gli uomini di gheddafi verrò ucciso a sangue freddo e già avvenuto ai nostri compagni ricoverati negli ospedali di misurata e tripoli» intanto i tank avanzano nei quartieri occidentali in poche ore con un azione da guerra lampo ha posto i suoi mezzi tra le zone urbane di bengasi ora sarà più difficile colpirli per i caccia della nato un conto è compiere bombardamenti in pieno deserto o comunque in zone aperte un altro operare con l aviazione dove ogni bomba può colpire civili e abitazioni molti profughi non vanno lontano già una decina di chilometri fuori bengasi si organizzano comitati di sostegno alla popolazione nei villaggi di bujardar e bursus grandi cartelli scritti a mano invitano le famiglie a trovare rifugio nella moschea e nella scuola locali i giovani stendono stuoie e coperte a terra per giacigli improvvisati vengono offerti biscotti verdura frutta bottiglie d acqua e succhi «rivoluzione significa anche solidarietà e accoglienza da noi l ospitalità è una cultura e ora nella lotta comune contro gheddafi diventa una missione» spiega l imam di bursus con il trascorrere delle ore la situazione sembra migliorare i ribelli fanno sapere di avere fermato l avanzata di gheddafi ancora prima che arrivasse nel centro di bengasi «abbiamo catturato almeno sette tank nemici i criminali di tripoli con i loro mercenari africani sono in fuga stiamo riguadagnando terreno verso ovest presto l intera città tornerà libera speriamo nell aiuto della nato» dicono i loro portavoce ancora una volta l indice degli sbalzi d umore torna a puntare verso l alto tanti profughi nel tardo pomeriggio stavano rientrando alle loro case altri si promettono di farlo oggi pronti a scappare ancora se fosse necessario lorenzo cremonesi © riproduzione riservata
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corriere della sera domenica 20 marzo 2011 7
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8 primo piano domenica 20 marzo 2011 corriere della sera la guerra in libia l italia le capacità operative dell aeronautica libica sono abbastanza modeste vincenzo camporini generale i caccia in sicilia trenta pronti all attacco impegnati cinquemila militari dell aeronautica la russa «possiamo partire in 15 minuti» roma da ieri i cieli italiani sono molto affollati numerosi jet tornado ed eurofighter si sono levati in volo dalle basi di ghedi piacenza e grosseto e hanno fatto rotta verso sud in termini tecnici è avvenuto un rischieramento di mezzi in preparazione del grande attacco per dare un idea della mobilitazione va considerato che attorno a ogni aereo operano circa 100 uomini fra piloti tecnici motoristi avieri e altri specialisti chi mette a disposizione le basi offre anche i tecnici perciò gli italiani dovranno garantire assistenza ai velivoli degli alleati che stanno affluendo verso la sicilia e la sardegna ciò comporta un impegno di circa 5 mila militari dell aeronautica piloti norvegesi e danesi sono atterrati ai comandi dei propri jet sulla pista di sigonella in provincia di catania i loro colleghi spagnoli e inglesi hanno trovato ospitalità nella base sarda di decimomannu mentre i cacciabombardie ri si radunano al sud nella base nato di napoli vengono messi a punto gli ultimi dettagli per l assedio a gheddafi «i nostri aerei assicura il ministro della difesa ignazio la russa sono pronti a partire in 15 minuti da quando scatta l ordine di attacco» l operazione libia vedrà coinvolti almeno un centinaio di caccia di cui una trentina con bandiera italiana il lavoro dei piloti italiani dovrebbe concentrarsi sull eliminazione delle minacce a terra tecnicamente si chiama sead suppression of enemy air defence vale a dire neutralizzazione delle capacità aeree del nemico viene messa a segno principalmente con l intervento di tornado ed f16 dotati di strumenti elettronici molto sensibili succede questo se dal suolo innescano un missile terra-aria i sensori dei caccia registrano subito il pericolo e automaticamente fanno partire un ordigno che colpisce il sistema missilistico e lo disintegra lo scenario di guerra al quale partecipano con un ruolo attivo i mezzi militari italiani prevede le seguenti operazioni da trapani si levano in volo tornado ed f16 e vanno a schierarsi accanto ai jet inglesi americani danesi norvegesi e canadesi e insieme sorvolano le acque del mediterraneo contemporaneamente decollano dalla base di sigonella i pattugliatori breguet atlantic per tenere sotto controllo lo spazio aereo e na uomini e mezzi attorno a ogni aereo operano circa cento uomini fra piloti tecnici motoristi e avieri lo scenario i nostri jet potrebbero affiancare sopra il mediterraneo quelli inglesi americani e danesi vale ed eliminare eventuali minacce provenienti dal mare entrano in azione anche i caccia harrier a decollo verticale dalla portaerei garibaldi che staziona nelle acque davanti ad augusta bisogna considerare che i jet potrebbero avere necessità di rimanere in volo per lungo tempo e di conseguenza andranno riforniti perciò al loro seguito si muovono le cisterne volanti lo schieramento bellico sarà completato dagli awacs che prenderanno il volo dalla base di trapani dotati di sistemi radar svolgono un loro ruolo fondamentale nella sorveglianza e nel controllo delle minacce nemiche tutte le fasi delle incursioni sul territorio libico saranno seguite dalla base nato di napoli e da quella italiana di poggio renatico attrezzata con le più avanzate strutture di comando e controllo delle operazioni marco nese © riproduzione riservata il comando nessuna fase di allerta è ancora scattata ma si sono intensificate le riunioni tra gli alti gradi in servizio la base di napoli crocevia dell operazione fu il quartier generale dell attacco in serbia napoli l emblema è il leone di san marco che fu simbolo della repubblica di venezia un leone d oro alato al centro di uno scudo rosso con la spada e accanto la scritta pax gli uomini della base nato di napoli li si riconosce da questo stemma che campeggia su ogni divisa sono circa duemila i militari in servizio presso il joint force command guidato dall ammiraglio samuel j locklear che se napoli diventerà realmente il quartier generale della missione nato in libia dovrà coordinare le operazioni il jfc del quale fanno parte ventidue nazioni ha competenza sull intera area sudeuropea e risponde gerarchicamente soltanto allo shape supreme headquarters allied powers europe il comando supremo delle forze nato in europa che si trova a mons in belgio da napoli dipendono il comando delle forze di terra di madrid e quello delle forze aeree di smirne nonché il quartier generale di tirana quello di skopje e quello di sarajevo la denominazione è relativamente recente e risale al 15 marzo del 2004 quando diventò operativa la riorganizzazione militare delle forze alleate e la struttura di bagnoli cessò la storica denominazione di afsouth sigla sotto la quale furono condotte le operazioni nella ex jugoslavia che questo nuovo intervento passi per la gestione del joint force command appare ovvio se si considera nei dettagli l area sotto il controllo del centro di comando napoletano oltre alle già citate basi di spagna turchia macedonia albania e bosnia-erzegovina dipende dall ammiraglio locklear anche il comando marittimo di napoli che si trova a nisida quindi vicinissimo a bagnoli ma la competenza del jfc si estende fino in napoli la base militare statunitense a capodichino foto laporta a bagnoli invece c è il quartiere generale della nato grecia e in ungheria e comprende anche il mar nero e il mare di azov nonché l insieme del mediterraneo la sponda atlantica dello stretto di gibilterra e un area circostante le isole canarie comprensiva di spazio aereo attualmente una parte dei militari nato di stanza a napoli è già impegnata in missioni all estero a loro è infatti affidato il coordinamento delle attività in kosovo e nei balcani ma sono stati impegnati anche in iraq dove ufficiali e sottufficiali del jfc hanno lavorato come istruttori dell esercito dopo la caduta del regime di saddam hussein mentre la base di bagnoli è stata individuata come sede di addestramento super-specialistico per alcuni ufficiali di bagdad ma lo scopo prioritario della struttura nato di napoli lo si legge nella home page del suo sito internet «condurre tutte le operazioni militari ovunque richieste per scoraggiare aggressioni contribuire alla difesa dei territori e delle forze nato salvaguardare la libera navigazione delle linee di comunicazione marittime e di interesse economico e preservare o ristabilire la sicurezza delle nazioni appartenenti alla nato» dopo il verti ce di ieri a parigi apparentemente all interno della struttura napoletana non è scattata alcuna fase di allerta almeno così dicono le versioni ufficiali nemmeno le misure di sicurezza sarebbero aumentate perché sostengono fonti interne al jfc quelle già attive sono sufficienti sono però aumentate le riunioni tra gli alti gradi e tutti gli uomini sono stati avvertiti circa l eventualità di rendersi operativi da un momento all altro l operazione «odissea all alba» potrebbe essere comunque l ultima che verrà gestita dalle sale operative allestite all interno della grande area di bagnoli la base infatti dovrebbe essere trasferita tra non molto al lago patria a circa trenta chilometri da napoli in direzione della statale domiziana qui entrerà in funzione le previsioni parlano del 2012 quando dovrebbero essere portate a termine le ultime opere e in particolare dovrebbe essere ultimata la realizzazione del collettore fognario una cittadella di 34 ettari con uffici strutture militari ma anche alloggi centri commerciali e servizi fulvio bufi © riproduzione riservata
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corriere della sera domenica 20 marzo 2011 primo piano 9 i missili libici hanno una gittata di 300 chilometri e quindi non arrivano neanche a lampedusa ignazio la russa ministro della difesa occorre la massima attenzione per gli obiettivi sensibili e soprattutto per le frontiere marittime e terrestri antonio manganelli capo della polizia roma l incognita adesso riguarda la potenza militare del regime di gheddafi perché alcuni analisti e lo stesso presidente silvio berlusconi affermano pubblicamente che i missili a disposizione non hanno la gittata sufficiente per raggiungere il suolo italiano ma in realtà nessuno è in grado di fornire certezze sugli armamenti accumulati dopo la revoca dell embargo e dunque sull eventualità che il colonnello sia in grado di colpire lampedusa linosa e addirittura arrivare fino a pantelleria del resto gli accordi economici stretti negli ultimi anni da numerosi stati occidentali riguardano anche l industria bellica però non esiste una lista ufficiale delle apparecchiature consegnate gli apparati di sicurezza sono in regime di massima allerta e nessuna ipote che cosa rischia missili armi chimiche e azioni isolate l italia tutte le incognite della vendetta del raìs sicurezza rafforzata la protezione delle ambasciate e delle sedi diplomatiche degli stati coinvolti nei raid massima allerta per gli obiettivi sensibili poter fare negli ultimi giorni prima della risoluzione dell onu di due giorni fa che ha deciso l intervento militare a protezione della popolazione la rete degli ambasciatori per cercare di raccogliere il maggior numero di informazioni i servizi di intelligence occidentale si affidano dunque a quegli ambasciatori terno roberto maroni la circolare firmata dal capo della polizia antonio manganelli e indirizzata a prefetti e questori al momento si limita a sollecitare «la massima attenzione per gli obiettivi sensibili e soprattutto per le frontiere marittime e terrestri» ma la decisione di convocare in maniera permanente il comitato di analisi strategica conferma le preoccupazioni relative all evolversi di «una situazione di guerra che può diventare simile all iraq e all afghanistan però quei caccia dei vari stati sta volta in un paese che verranno utilizzati che si trova a poche nell operazione libia centinaia di miglia da noi» in queste ore si si viene scartata quando si analizza cerca di scoprire se negli arsenali no le possibili «ritorsioni» già an del raìs ci siano armi chimiche le nunciate dal raìs contro quegli sta voci sono contrastanti ma è pur veti che gli hanno voltato le spalle in ro che l analisi su quanto stava accatesta proprio il nostro paese non dendo nel paese è apparsa da temrassicura il fatto che nel suo procla po carente se si tiene conto che nesma di ieri gheddafi abbia minaccia sun servizio segreto occidentale to esplicitamente soltanto francia e aveva previsto che cosa sarebbe acgran bretagna perché il conto con caduto in libia né la rivolta degli l italia non appare affatto chiuso so oppositori partita dalla cirenaica prattutto tenendo conto delle pro né tantomeno la capacità di ghedmesse che gli erano state fatte per dafi di riconquistare la maggior parottenere la firma al trattato di ami te del paese come ha mostrato di cizia e così bloccare i flussi dell immigrazione clandestina 100 libici che il 21 febbraio hanno deciso di abbandonare il regime e schierarsi con i ribelli un documento congiunto diramato quattro giorni dopo si rivolgeva al «popolo in lotta» con un messaggio esplicito «popolo nostro in questi momenti noi siamo con te noi non ti abbandoneremo e ci impegneremo al massimo per servirti come soldati leali al servizio dell unità nazionale della libertà e della sicurezza noi rimarremo al nostro posto per servire il nostro popolo nei paesi in cui siamo nei quali rappresentiamo il popolo libico dio abbia misericordia dei martiri del popolo libico» firme di spicco erano quelle del rappresentante diplomatico in italia hafed gaddur quello all onu abdurrahman shalgam che con gheddafi era stato anche ministro degli esteri entrambi ritenuti fedelissimi del colonnello la nota era stata sottoscritta anche dai loro colleghi in gran bretagna francia spagna germania grecia e malta adesso sono tutti loro a poter fornire un aiuto prezioso per comprendere dove e come possa essere indirizzata la vendetta di gheddafi il pericolo maggiore riguarda gli italiani e gli altri occidentali che si trovano ancora in libia e potrebbero essere catturati per essere utilizzati poi come merce di scambio o comunque in un azione di propaganda contro l occidente ma la paura per quanto potrà accadere ormai supera i confini dello stato africano fiorenza sarzanini © riproduzione riservata il generale camporini allerta alle frontiere di terra e mare un dispositivo particolare è scattato a protezione delle ambasciate e più in generale di tutte le sedi diplomatiche degli stati coinvolti nei raid così come sempre avviene in caso di una crisi internazionale tanto grave non risulta che i servizi di intelligence abbiano trasmesso al governo segnalazioni specifiche su possibili azioni progettate sul territorio ma due anni fa nessuno previde che mohamed game cittadino libico residente da anni in italia si sarebbe fatto esplodere di fronte alla caserma santa barbara di milano per protesta «contro il governo e silvio berlusconi responsabile della politica estera» ed è proprio un eventuale gesto isolato ad allarmare come è stato ribadito due giorni fa durante la riunione del comitato per l ordine e la sicurezza convocato al viminale dal ministro dell in «i nostri tornado ideali nella difesa contro i radar libici» milano il ruolo dell italia nell attacco aereo in libia «sarebbe determinante nessun altro in europa ha le stesse capacità di distruzione delle difese antiaeree dei nostri tornado» lo afferma il generale vincenzo camporini pilota di grande esperienza ed ex capo di stato maggiore dell aeronautica e della difesa «un operazione di questo tipo prevede una prima fase in cui è necessario zittire le batterie missilistiche avversarie e neutralizzare i radar con cui la libia guida gli efficaci missili di fabbricazione sovietica» manifestazione contro ieri pomeriggio sotto l ambasciata di francia in piazza farnese a roma circa 300 persone hanno manifestato contro l azione militare in libia foto tersigni/eidon il raìs da ieri i jet francesi e le navi statunitensi hanno iniziato a colpire i mezzi e le postazioni appartenenti ai fedeli e alle truppe del colonnello muammar gheddafi foto epa l isola di confine venticinque anni fa fu colpita da due scud libici destinati a un installazione militare degli usa paura a lampedusa una nave per i profughi dal nostro inviato lampedusa arriva la san marco una nave militare per alleggerire la presenza dei tunisini a lampedusa ne potrà contenere un migliaio ma non basta a sedare i venti di rivolta echeggiati nell isola perché albergatori commercianti pescatori hanno mal digerito l annuncio del prefetto giuseppe caruso il commissario straordinario dell emergenza che non demorde dall idea di allestire una tendopoli da mille posti e il no all accampamento è un coro che unisce tutti qui destra e sinistra parroco e circoli alternativi perché tutti vogliono svuotare l isola dove invece continuano ad arrivare disperati compresi i 16 salvati ieri da un peschereccio di mazara del vallo e i 60 da un pattugliatore della marina ma non è solo su questo che s infiamma l isola la paura di vedere sforare il muro dei 4 mila tunisini ammassati ovunque in angoli fetidi alla stazione marittima sotto i porticati nelle vecchie grotte si miscela infatti al terrore della guerra nell isola che non ne può più l immagine delle motovedette stracariche lasciate a pendolare in rada perché operatori turistici casalinghe giovani occupano le banchine per non fare sbarcare nemmeno donne e bambini s incrocia con l incubo di chi ricorda i missili lanciati da gheddafi nel 1986 una ragione in più per sentirsi esposti dopo i primi attacchi francesi mentre cinque aerei canadesi si piazzano nell aeroporto di trapani-birgi e decine di blindati compaiono al porto di palermo notizie che rimbalzano su questo scoglio inquieto del mediterraneo «e noi nel mezzo a rischiare ritorsioni» tuona l ex sindaco totò martello l albergo pieno di giornalisti e poliziotti infuriato contro il governo «ci lascia in balia dei clandestini e della guerra» e non si accontenta della rassicurazione del ministro maroni «si sta affrontando l emergenza da due mesi e mezzo» anche perché il suo sottosegretario alfredo mantovano pragmatico ammette che a 70 chilometri dalla libia «quello che è accaduto finora è l aperitivo» riferimento diretto all esodo «sono giunti soltanto quanti cercano un lavoro e condizioni di vita migliori ma prevediamo l arrivo di nel 1986 l attacco missilistico libico contro lampedusa il 15 aprile 1986 non causò danni ma segnò una crisi diplomatica tra italia e libia i due missili ss-1 scud erano destinati a un installazione militare loran statunitense sull isola decine di migliaia di rifugiati anche da sudan eritrea somalia ci segnalano concentrazioni di pescherecci nei porti della libia» quanto basta per far lievitare la protesta culminata nei tafferugli di venerdì contro tunisini e poliziotti mai visti qui schierati con caschi scudi e manganelli come ieri per un contestato comizio di forza nuova in piazza una partita che ha per posta la partenza dei migranti «per non trasformare lampedusa in una guantanamo» come dice il sindaco dino de rubeis ma è lui a tentare di placare i concittadini a chiamare il quirinale per una mediazione mentre la sua vice la senatrice della lega angela maraventano fa esplodere il caso dei «200 minori respinti dagli albergatori di sinistra» che dice lei «predicano bene e razzolano male decisi a rifiutarsi di alloggiarli» e scatta il finimondo anche in consiglio comunale dove contrattacca il capogruppo del pd giuseppe palmeri titolare di un albergo «mai ricevuta una richiesta» e lo stesso per martello qui leader del pd si scopre invece che nel cuore della notte ha aperto un residence pino maggiore titolare di un paio di alberghi infuriato pure con le associazioni umanitarie «alle tre di notte mi portano 35 bambini assiderati 12 anni il più piccolo 14 il più grande e mi lasciano solo una notte e un giorno nessuno del centro accoglienza o delle tante organizzazioni fino a sera io solo a vegliarli custode responsabile un ragazzo col sangue al naso senza una camicia pulita la mattina uno porta pane e latte una busta ogni quattro bambini e che sono cani?» ecco un altro spinoso elemento di polemica poi sciolto con la partenza dei minori su uno dei tre voli di un ponte aereo comunque ancora asfittico niente rispetto alla mozione votata all unanimità dal consiglio comunale su proposta di palmeri un aut aut al governo o si svuota l isola in 48 ore o sarà sciopero generale «con blocco di aerei e navi» felice cavallaro © riproduzione riservata
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10 primo piano domenica 20 marzo 2011 corriere della sera berlusconi per il regime è finita i missili libici non sono un pericolo «spero che un ripensamento del colonnello eviti un intervento massiccio» dal nostro inviato parigi le basi italiane sono «indispensabili» per le operazioni militari in libia e per il rispetto della no-fly zone decisa dall onu per questo motivo il nostro governo ritiene di avere un ruolo più che «importante» nell avvio della fase operativa a protezione della popolazione libica e ritiene altresì improbabile che verranno coinvolti mezzi aerei della nostra aviazione lo ha detto ieri a parigi il presidente del consiglio al termine del vertice tenutosi all eliseo «l italia per il momento mette a disposizione le basi e attraverso la nostra partecipazione al coordinamento delle operazioni potrà essere richiesta una partecipazione con i suoi mezzi» e «noi abbiamo anticipato che potrebbe essere possibile» ha dichiarato berlusconi l irritazione per l esclusione da alcuni incontri precedenti il vertice tenuti dalla presidenza francese con americani inglesi e canadesi non è stata esternata ufficialmente ma fonti governative la abbinano a un diffuso malumore di molti governi europei per il protagonismo di sarkozy e la tempistica delle azioni dell aviazione transalpina di fronte ai giornalisti il cavaliere ha adottato un profilo di estrema prudenza rimarcando l obiettivo di un coordinamento delle operazioni alleate nella base nato di capodichino il premier ne ha parlato direttamente sia con hillary clinton sia con david cameron ricevendo «apprezzamenti» ha sottolineato per l iniziativa su un coinvolgimento diretto con nostri mezzi aerei berlusconi ha aggiunto che difficilmente accadrà «non credo che le due fasi «l italia per ora mette a disposizione le basi poi potrebbe partecipare con i suoi mezzi» ci saranno particolari esigenze perché come voi sapete si deve innanzitutto mettere in atto il rispetto della no-fly zone credo che i mezzi della francia dell inghilterra e degli altri paesi siano sufficienti» al termine del vertice il capo del governo ha reso noto di aver chiamato napolitano per riferirgli l esito degli incontri «in accordo completo con lui come in accordo con lui abbiamo portato avanti l iniziativa del governo» il cavaliere ha tenuto a precisare un altro tema chiave per l italia «vorrei tranquillizzare i nostri concittadini le nostre forze armate ieri hanno fatto un esame approfondito della dispo nibilità di armi e di missili del regime libico e la loro conclusione è che non ci sono armi che possano raggiungere il territorio italiano» berlusconi ha infine ripetuto di coltivare ancora la speranza che di un intervento militare massiccio non ci sia bisogno «visto questo schieramento globale non solo dell occidente ma anche del mondo arabo spero ci possa essere un ripensamento da parte del regime libico» regime la cui sorte appare comunque segnata «tutta la comunità internazionale pensa sia difficile che possa continuare dopo quello che è accaduto» la nota di massimo franco sostegno a una guerra gonfia di incognite l ruolo che il governo italiano sta assumendo nell intervento militare contro la libia è prettamente difensivo silvio berlusconi si è premurato di rassicurare il paese sul rischio di essere bersagliato dai missili di gheddafi il pericolo non esiste i libici «non hanno armi in grado di colpire l italia» sostiene il secondo assillo più politico è cancellare l impressione di essere stati presi in contropiede dalla risoluzione 1973 dell onu il vertice di ieri a parigi l asse francia-gran bretagna-usa assegna al governo di roma un profilo secondario una percezione che l italia cerca di smentire sebbene la lega di umberto bossi continui a criticare l attacco per questo il ministro degli esteri franco frattini ieri ha proclamato «non vogliamo essere secondi a nessuno» e quello della difesa ignazio la russa ha negato che l italia si possa limitare a fornire le proprie basi nel mediterraneo per un azione militare decisa da altri «non limitiamoci a fare gli affittacamere» ha detto l ipotesi di coordinare le operazioni contro la libia dalla base della nato a napoli come «capitale» della coalizione internazionale dovrebbe compensare questa sensazione di subalternità ma è una magra consolazione anche perché berlusconi ieri sperava ancora che non fossero necessari raid aerei contro la liberlusconi cerca bia mentre erano già in corso e un ripensadi rassicurare su che gheddafi avessema «tutta la mento in extremis un eventuale comunità internazionale» ha lancio di missili ammesso si vuole liberare di quel regime per l italia legata dalla libia dal trattato di amicizia del 2008 significa prendere atto che un equilibrio si è spezzato con crudezza il leader dell udc pier ferdinando casini evoca un incubo «francia e inghilterra ci hanno soffiato l influenza nel mediterraneo» l «ingerenza umanitaria» è inevitabile per fermare le violenze di gheddafi ma rimetterà in discussione gli interessi economici italiani e le oscillazioni nel centrodestra con la lega che si conferma contraria alla no-fly zone per impedire di bombardare i civili indeboliscono il governo di roma il presidente della repubblica giorgio napolitano si è compiaciuto per l intesa raggiunta ieri a parigi l italia ha detto farà «quello che è necessario» il suo commento asciutto però non cancella l imbarazzo del pdl per un opzione condivisa solo dall opposizione in più il tramonto di gheddafi allunga un ombra sulla diplomazia personale berlusconiana il sottosegretario all interno alfredo mantovano indovina una guerra foriera di problemi energetici rischio di terrorismo e immigrazione le prime due previsioni non si sono ancora avverate ma i barconi di disperati a lampedusa sembrano avvisaglie di un destino inesorabile la nota del quirinale che chiede «solidarietà sul piano dell accoglienza» a tutte le regioni italiane» ufficializza un emergenza dai contorni già nazionali marco galluzzo © riproduzione riservata i © riproduzione riservata mantovano il sottosegretario «ho perplessità fermiamo le armi e riprendiamo la trattativa»
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corriere della sera domenica 20 marzo 2011 primo piano 11 le divisioni nell esecutivo il leader della lega con i bombardamenti verranno qua a milioni e perderemo il petrolio e il gas il premier irritato e bossi guida il «fronte del no» il cavaliere non entra nel vertice a tre usa-francia-germania malumori su frattini e la russa roma neanche l inizio dei bombardamenti alleati è riuscito a coprire le divisioni nel governo italiano sul ruolo da tenere di fronte alle rivolte in libia represse nel sangue da muammar el gheddafi «penso che la posizione più equilibrata sia quella della germania era meglio essere più cauti» ha detto ieri sera il leghista umberto bossi ministro e socio della maggioranza di governo secondo soltanto a silvio berlusconi «non si capisce cosa sia la no-fly zone che sarebbe tener giù gli altri però poi si sono alzati in volo i francesi e noi rischiamo di perdere petrolio e gas verranno qui milioni di immigrati» sono i focolai di timori sui quali ha soffiato bossi celebrando a erba i vent anni di una sede della lega mentre altri festeggiavano altrove i 150 dell unità d italia «il mondo è pieno di famosi democratici abilissimi a fare i loro interessi noi invece siamo abilissimi a prenderla in quel posto» ha continuato sostenendo di preferire accordi con gli svizzeri «più che con la francia o gli stati uniti» «il consiglio dei ministri aveva rallentato l appoggio con una posizione più cauta di non partecipazione diretta ma poi c è qualche ministro che crede di essere più del premier e parla a vanvera» ha sostenuto bossi per «premier» intendeva berlusconi al quale nel frattempo non aveva fatto piacere essere andato a parigi senza essere invitato all incontro sugli attacchi alla libia tra il segretario di stato americano hillary clinton il premier britannico david cameron e il presidente francese nicolas sarkozy in verità era stato tutt altro che blando il consiglio dei ministri riunito due giorni fa almeno nel comunicato finale con affermazioni sulle quali più tardi è stato ottenuto in parlamento un consenso esteso anche a pd e udc senza la lega il governo venerdì per applicare la risoluzione 1973 dell onu che prevede la protezione dei civili minacciati da gheddafi si è prefisso «un ruolo attivo» dell italia attraverso «ogni opportuna iniziativa» e «ivi compresa la concessione in uso di basi militari» agli alleati non soltanto con basi significa con aerei e altro bossi è evidente ritiene che i ministri di esteri franco frattini e difesa ignazio la russa abbiano forzato la mano traducendo così in senato la decisione del governo per coincidenza non necessariamente fortuita ad avercela con i due ieri sarebbe stato anche il presidente del consiglio scontento dell esclusione dalla riunione a tre prima della colazione all eliseo tra 22 capi di stato e di governo era arduo per berlusconi essere invitato dai principali promotori di bombardamenti contro gheddafi dopo gli oscillamenti tra la linea del non telefono al colonnello perché «non mi permetto di disturbare» 19 febbraio a repressione di rivolte in corso la telefonata con il colonnello 22 febbraio e la svolta di venerdì a frattini e la russa berlusconi avrebbe addebitato di non averlo adeguatamente avvisato del vertice a tre improbabile che ciò venga conincontri qui a sinistra il premier silvio berlusconi fermato comunque ieri la russa ribadiva la linea di venerdì sull italia nella «coalizione dei volonterosi» di londra e parigi con aerei e basi «il nostro ruolo non può essere di affittacamere» e berlusconi si augurava ammorbidimenti del colonnello delimitando il contributo italiano a incursioni «l italia per il momento mette a disposizione le basi » tra le sollecitazioni degli usa le esortazioni di napolitano a non isolarsi dalle alleanze e i leghisti frattini ha preferito le prime lo stesso la russa agli usa danno ascolto i militari l esercito conta in afghanistan la marina in libano e l aeronautica sulla libia ci punta l idea maturata da frattini è che non vanno lasciati a parigi e londra assi privilegiati con i possibili successori di gheddafi altri pensano più alle amministrative vedono in sarkozy e cameron soprattutto concorrenti dell eni il primato del tg2 corriere.it anticipa la notizia dell attacco maurizio caprara © riproduzione riservata roma «sono molto meno entusiasta del ministro la russa che parla di una nostra partecipazione attiva in libia premesso che l italia è vincolata alla risoluzione dell onu su questo intervento nutro molte perplessità» il sottosegretario all interno pdl alfredo mantovano è più che cauto sulla situazione in libia con posizioni molto simili a quelle della lega quali sono le perplessità «la prima è che non sappiamo chi sono gli insorti e quindi non siamo in grado di valutare il rischio che può arrivare dal terrorismo di matrice islamica ci sono segnalazioni dell appartenenza di alcuni dei rivoltosi all area salafita di matrice algerina non vorrei banalizzare ma terrei conto dell apologo della vecchietta di siracusa» che dice «la vecchietta pregava per il tiranno e a chi le chiedeva perché rispondeva perché sicuramente quello che molto meno sono entusiasta del ministro la russa che parla di partecipazione attiva in libia viene dopo sarà peggio teniamone conto» intanto però il tiranno che c è sta massacrando un popolo «condivido la preoccupazione ma ecco un altra perplessità se la motivazione è quella perché non si fa lo stesso in bahrein siria o yemen?» in siria non c è una repressione come quella in corso in libia «nello yemen siamo alla conta di decine di morti manifestanti civili È illogico intervenire in libia e non altrove segnalo anche il rischio che non è allarmismo dell arrivo di molti profughi gli altri partner non stanno tenendo in considerazione la mole di sacrifici in più che gravano sull italia» perché c è stata questa accelerazione della crisi «fino alla risoluzione il governo aveva tenuto una posizione di doverosa prudenza» le sue posizioni sono condivise so lo dalla lega «non solo ricordo che una decina di giorni fa firmammo un appello 42 parlamentari del pdl per chiedere la via diplomatica» È ancora praticabile «non so se l idea del salvacondotto per gheddafi sia possibile ma bisogna prendere atto che è stato in grado di resistere più di ben ali e mubarak ora che è stata minacciata l opzione militare credo che fermare le armi e riprendere la trattativa sia la cosa giusta» bossi sostiene che il governo era stato cauto e che qualche ministro «parla a vanvera» «berlusconi finora è stato cauto e ha mostrato tutta la sua angoscia per la svolta in atto alcuni nel governo invece manifestano un entusiasmo per la risoluzione che io assolutamente non posso condividere» milano tra i siti d informazione è stato il corriere.it a dare per primo la notizia dell attacco in libia le indiscrezioni su un obiettivo centrato a terra dai missili dei rafale francesi un tank dell esercito fedele a gheddafi sono state confermate dal portavoce della difesa francese il colonnello laurent teisseire nella foto al corrispondente da parigi del corriere della sera stefano montefiori la dichiarazione raccolta in un video è tuttora disponibile sul sito nello spazio corriere.tv assieme agli altri contenuti multimediali tra i telegiornali il primo ad andare in onda con un edizione straordinaria sull avvenimento è stato il tg2 di mario orfeo © riproduzione riservata alessandro trocino © riproduzione riservata
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corriere della sera domenica 20 marzo 2011 primo piano 13 la guerra in libia il quirinale l articolo 11 gheddafi deve lasciare il potere una missione di leader africani gli chiederà di farsi da parte se ha a cuore il suo popolo deve farlo franco frattini ministro degli esteri l italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali consente in condizioni di parità con gli altri stati alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo «missione legittimata dalla costituzione» napolitano la carta consente interventi internazionali per promuovere pace e giustizia dal nostro inviato torino presidente la missione per una «no-fly zone» sulla libia è scattata e noi ne siamo direttamente interessati ma i nostri militari hanno avuto delle regole d ingaggio particolari per circumnavigare diciamo così l articolo 11 della costituzione «in che senso circumnavigare?» nel senso che siccome già in queste prime ore i caccia francesi hanno compiuto attacchi al suolo l operazione si rivela più che simbolica laggiù ormai si spara «guardi che in quell articolo 11 si parla di interventi coordinati dalle organizzazioni internazionali preposte a garantire la pace e la giustizia È tutto chiaro e non c è niente da circumnavigare» dunque anche se «l italia ripudia la guerra» come recita appunto l articolo 11 della costituzione l azione armata sui cieli di tripoli e bengasi è coerente con la carta e da essa pienamente legittimata questo spiega giorgio napolitano citando non a caso la seconda parte della norma che «consente» operazioni come quella cui partecipiamo per il momento offrendo solo l uso di sette aeroporti militari quando la loro natura sia ispirata a sostegno della democrazia e abbia il sigillo della comunità internazionale cioè l ultima risoluzione dell onu «non possiamo rimanere indifferenti alla sistematica repressione delle libertà» aveva detto venerdì dopo che tutti gli emissari diplomatici avevano dovuto arrendersi davanti alla resistenza di gheddafi e adesso che la crisi libica ha avuto lo sviluppo più drastico respinge doppie letture politiche subito cominciate a roma con qualche primo rimbalzo polemico sul nostro coinvolgimento siamo dentro questa partita e dobbiamo fare la nostra parte senza ambiguità ecco la riflessione in base alla quale il capo dello stato ha condiviso al telefono con berlusco ni da torino la scelta del governo esprimendogli il suo «compiacimento per l importante intesa» raggiunta al vertice di parigi e «per il contributo dato e l impegno assunto dall italia» È una responsabilità pesante quella che ci siamo presi di sicuro comporta una svolta destinata a segnare il futuro prossimo la richiesta il presidente ha espresso al premier il suo «compiacimento» per l impegno assunto e alle regioni chiede solidarietà nell accoglienza ai profughi del paese e che assilla pure lui una svolta comunque inevitabile «in europa la pace l abbiamo costruita e consolidata dopo due guerre mondiali» ricorda al sermig di ernesto olivero ricevendo proprio in questo giorno difficile il premio «artigiano della pace» attribuito in anni lontani pure a pertini «oggi l euro con marchionne per la thema «dal lingotto sforzo esemplare» torino «torino deve vincere la sfida dell auto si sta facendo uno sforzo esemplare noi italiani siamo tutti appassionati di fiat» sono parole del capo dello stato che ieri ha incontrato l ad dell azienda sergio marchionne foto in occasione del lancio della nuova lancia thema al lingotto «È una macchina bellissima ha commentato il presidente aspetto di poterla usare» facendo poi riferimento al ruolo di torino come capitale dell auto il capo dello stato ha aggiunto «naturalmente essere capitale del mondo significa sapersi integrare con altre realtà grandi realtà di produzione automobilistica che ci sono nel mondo in questo senso esemplare è lo sforzo che si sta facendo per un integrazione italia-america torino-detroit il tronchetti lo accoglie a settimo «la fabbrica più avanzata del mondo» torino nel suo tour istituzionale per i 150 anni dell unità ieri il presidente della repubblica con la moglie clio ha visitato anche il nuovo polo tecnologico industriale pirelli a settimo torinese con il presidente del gruppo marco tronchetti provera foto e l ad di pirelli tyre francesco gori «quella del capo dello stato è stata una visita che ha aumentato l entusiasmo che per fortuna già esiste all interno di questa fabbrica ha detto tronchetti provera qui siamo riusciti a realizzare la fabbrica più avanzata del mondo dove ci sono 70 brevetti impianti sofisticati e tecnologie avanzate il capo dello stato ha potuto valutare il lavoro che stiamo facendo e mi ha fatto piacere che lo abbia apprezzato segno dei tempi una sfida da vincere» personalmente il presidente ha poi raccontato di avere avuto sempre auto «di bassa cilindrata e maneggevoli perché non sono stato mai un grande pilota però ho guidato sempre con piacere ho preso la patente nel 52 e l ho tenuta ce l ho ancora ma da qualche anno non guido ho fatto qualche giro sulle macchine donate al quirinale» © riproduzione riservata lui non è solo uomo di istituzioni è anche un uomo appassionato dei successi del paese e qui ha potuto riscontrare una storia di collaborazione fra istituzioni sindacato e impresa che ha permesso di trasformare la storia complessa di una fabbrica che dovevamo chiudere nella storia di un nuovo successo» a napolitano è stato donato uno pneumatico f1 tricolore © riproduzione riservata pa vive in pace ma non così il resto del mondo e sappiamo di che cosa parlo oggi servire la pace significa anche trovare il modo di andare incontro alle popolazioni perseguitate portare aiuto È un impegno duro ma lo ripeto è un impegno per la pace per i diritti e la libertà dei popoli» insomma si può certo discutere problematicamente su tutto compresi i rischi di questa missione quando però giunge il momento di decidere e si decide in nome di un interesse superiore le esitazioni e i distinguo non sono ammessi «facciamo la nostra parte come membro attivo della comunità internazionale interessati come tutti i paesi che sono nel g8 e nell organizzazione delle nazioni unite interessati ad affermare dei principi e ad esigere il rispetto di valori fondamentali come i diritti umani e le aspirazioni di libertà e giustizia sociale oggi in modo particolare nel mondo arabo e faremo ciò che è necessario anche noi» tutti esorta napolitano che rispondendo a un appello del sindaco dell isola di lampedusa stressata dai continui arrivi di boat people dalla libia chiede prova della «più ampia solidarietà» alle diverse regioni italiane nell accoglienza ai profughi la visita alla fiat la visita alla pirelli marzio breda © riproduzione riservata
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14 primo piano domenica 20 marzo 2011 corriere della sera la guerra in libia il dibattito i dubbi dei pacifisti contro l intervento armato approvato dalle opposizioni resta il solo gino strada i tormenti del «manifesto» di paolo conti il manifesto non riesce a dire che la libia di gheddafi non è né una democrazia né uno stato progressista rossana rossanda la sinistra e la guerra in iraq no in libia sÌ il passato pristina la protesta del 25 marzo 1999 organizzata a roma da rifondazione comunista legambiente e cobas contro l intervento armato deciso dalla nato a pristina capitale del kosovo il governo di centrosinistra guidato da massimo d alema autorizza l utilizzo dello spazio aereo italiano dalla fine della seconda guerra mondiale questo è il secondo intervento militare italiano a carattere offensivo dopo la prima guerra del golfo contro l iraq nel 1991 1 roma l espressione è diplomatica «il complesso rapporto della sinistra con la guerra » però ieri il foglio ha registrato in suo editoriale il «sì» del pd alla risoluzione onu sulla libia «la guerra che piace alla gauche» sottolineando le contraddizioni no alla cacciata di saddam hussein «obiettivo considerato imperialista sì al bombardamento di belgrado «considerato strumento indispensabile per l affermazione di ideali umanitari» e sì oggi in libia il nodo sinistra-guerra è intricato non tutto è lineare come il «no» di gino strada identico a quello pronunciato sull iraq lo dimostra mentre la sinistra radicale «onu-nato-assassini» manifesta davanti all ambasciata di francia la spaccatura a il manifesto tra rossana rossanda e valentino parlato nel 1999 nessuna esitazione entrambi per il no rossanda disse al corriere della sera «se si arriverà a un intervento di terra nel kosovo inviterò alla diserzione e me ne assumerò tutte le responsabilità» piero fassino allora ministro per il commercio con l estero del governo d alema pro intervento nato le rispose duramente «lo ripeta guardando negli occhi i bambini kosovari» oggi rossanda 9 marzo scorso è su posizioni diverse «al manifesto non riesce di dire che la libia di gheddafi non è né una democrazia né uno stato progressista mi impressiona che nessuno abbia voglia di offrire a questo popolo un aiuto» parlato è furiosamente su un altro fronte «questa è una guerra veterocolonialista francia e inghilterra vista la crisi dell atomo dopo il disastro del giappone restituiscono il dovuto valore al petrolio e vogliono accaparrarsi quello libico» sorriso «diciamo che da questo punto di vista mi trovo su posizioni filoamericane » se dovesse decidere lei parlato «al posto di berlusconi tratterei 1 2 kabul il 7 ottobre 2001 giorno dell attacco a kabul comincia la guerra in afghanistan il roma social forum le rappresentanze sindacali di base verdi e prc manifestano nella capitale la guerra segue gli attentati dell 11 settembre a new york e washington l italia partecipa con uomini e mezzi al conflitto guidato dagli usa di george w bush per distruggere al qaeda e catturare osama bin laden 2 3 con gheddafi subito e tenterei di mantenere i privilegi dei nostri accordi indubbiamente la penso in modo molto diverso da rossana» altro che rapporto solo complesso c è persino il tormento luigi manconi già leader dei verdi nel 1999 sempre con d alema a palazzo chigi considerò «sbagliato in sé» l intervento contro saddam in iraq invece nel 1999 sul kosovo i verdi votarono un sofferto sì racconta oggi manconi «alla fine la soluzione mi appariva inevitabile e chiara an bagdad il 15 febbraio 2003 in contemporanea con altre 602 città del mondo roma si riempie di manifestanti in corteo con i colori della pace contro la seconda guerra in iraq che inizierà comunque il 20 marzo l italia contribuisce alla coalizione animata da stati uniti e gran bretagna qui a fianco gino strada fondatore di emergency 3 che perché eravamo forza di governo» e oggi lei che non è più parlamentare ma è l animatore dell associazione «a buon diritto» avrebbe votato sì «però un mese fa si sarebbe potuto intervenire in maniera più efficace e meno cruenta riconoscendo gli insorti e sostenendoli avremmo potuto farlo persino noi se non avessimo avuto con gheddafi quel ruolo di subalternità tutto affidato alla politica di respingimenti disgraziatamente basata sulla negazione dei diritti fondamentali della persona» c è poi il caso articolato del pd maggior partito di opposizione oggi e di maggioranza relativa nel 1999 ai tempi di saddam il no fu senza se e senza ma nella stagione di d alema a palazzo chigi altro senza se e senza ma però con un sì oggi altro sì privo di ombre con gheddafi come si spiega un simile andamento dice nicola latorre vicepresidente del gruppo pd al senato «sinceramente non vedo alcuna contraddizione» allora cominciamo da saddam «lì c era un unilateralismo ideologico degli stati uniti l assurdo tentativo di esportare la democrazia che inevitabilmente portò acqua al mulino della radicalizzazione dello scontro tra civiltà» e il kosovo non pesava molto troppo la presenza di d alema a palazzo chigi «dirò anzi che lì arrivammo in ritardo a pulizie etniche già concluse con un occidente ottusamente lontano e miope» e ora arriviamo alla libia siamo veramente così lontani da saddam scusi cicchitto ve lo ha fatto notare «nulla a che vedere qui si interviene per tutelare i civili non per esportare la democrazia ma per aiutare i libici a riprendersi la loro piuttosto vorrei rispondere a cicchitto che senza di noi il governo sarebbe andato sotto » infine nichi vendola sinistra ecologia e libertà che non ha cambiato idea in nessuna delle occasioni di guerra «la logica secondo cui per fermare un massacro bisogna compierne un altro pone dilemmi e prospettive inquietanti la cosa più saggia è concentrarsi sul cessate il fuoco e puntare sull isolamento di gheddafi comunque sia non si può invocare la non ingerenza quando si è in presenza del terrore di stato ma bisogna puntare su azioni che non siano la guerra per riuscire a tenere una cornice internazionale di legalità» © riproduzione riservata il vaticano e il mondo cattolico monsignor mogavero il no di giovanni paolo ii sull iraq e l atteggiamento di ratzinger situazioni diverse la linea della chiesa ascoltare la volontà di quei popoli tarquinio avvenire era necessario dare uno stop alle stragi di civili roma la guerra e il papato giovanni paolo ii cercò di impedire la guerra irachena e tentò fino all ultimo di influire su george w bush per evitarla in questi giorni come nota un influente personalità vaticana «l attenzione della santa sede è molto alta» ma se il papa interverrà stamattina all angelus sarà probabilmente per pregare perché siano salvaguardate vite umane nelle settimane scorse però il nunzio all onu di ginevra monsignor silvano maria tomasi aveva detto esplicitamente che nel nord africa «le manifestazioni esprimono volontà popolare» e il padre lombardi aveva parlato alla radio vaticana di «primavera del mondo arabo» finora ufficialmente la santa sede ha tenuto insieme a un attenzione molto alta testimoniata ieri dall apertura dell osservatore romano una linea bassissima ma ugualmente ci si può chiedere se dopo un papa wojtyla «pacifista» oggi benedetto xvi incarni una «linea» più intervista e così afferma marco tarquinio direttore di avvenire «e vero che giovanni paolo ii è stato contrario alla guerra in iraq e se per questo anche in kosovo ma questo perché aveva ben chiaro che sarebbero state inutili dall altra parte però è stato favorevole all ingerenza umanitaria in bosnia» come a dire che «situazioni diverse possono condurre a posizioni diverse» spiega ancora tarquinio «ma sempre uguale è il magistero della chiesa e la tutela del bene oggettivo» «quello di oggi non si nasconde il direttore del quotidiano della cei è un intervento rischioso ma certamente bisognava dare uno stop alle stragi ai bombardamenti di civili» in ogni caso e questa sarà la posizione che esprimerà il fondo che compare oggi sulla prima pagina del quotidiano dei vescovi «se la francia ha rivendicato la primazia dell intervento militare l italia deve rivendicare un altra primazia quella dell aiuto umanitario per svolgere il suo ruolo storico nei confronti della libia e nel mediterraneo» a riprova del suo ragionamento tarquinio cita anche il fatto che nel 2007 «benedetto xvi ha ricordato la nota alle potenze belligeranti che era stata scritta e diffusa dal suo predecessore benedetto xv novant anni prima il 1° agosto del 1917 in pieno conflitto mondiale quella sull inutile strage con cui la nota stessa è passata alla storia» dello stesso avviso anche monsignor domenico mogavero vescovo di mazara del vallo che si è pubblicamente schierato dalla parte degli insorti libici «la contrarietà di giovanni paolo ii alla guerra in iraq e l eventuale simpatia o quanto meno accettazione per l intervento in libia da parte del suo successore devono essere messi in relazione alla oggettiva differenza delle due situazioni» secondo mogavero «la guerra in iraq fu intrapresa sulla base di false informazioni per esportare democrazia e valori occidentali in quel paese secondo una discutibile teoria in libia invece c è un popolo che chiede di essere sostenuto nella sua richiesta di democrazia e di diritto e di libertà» il professor andrea riccardi fondatore della comunità di sant egidio che svolge da decenni anche un opera di «diplomazia» sul campo in particolare in africa è molto esplicito «in libia le scelte erano necessarie speriamo siano anche efficaci la tolleranza da parte italiana più che un ingenuità è stata un errore» il no di wojtyla «ho vissuto la guerra ho il dovere di dire mai più guerra » disse giovanni paolo ii nel 2003 m antonietta calabrò © riproduzione riservata
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corriere della sera domenica 20 marzo 2011 primo piano 15 ci porteranno via il petrolio e con i bombardamenti faranno venire qua milioni di immigrati umberto bossi no-fly zone siria turchia yemen iran 36° parallelo somalia etiopia l approvvigionamento delle materie prime dalla libia sarà di coloro che hanno aiutato la transizione antonio di pietro uzbek tagik iran spero che l italia possa recuperare il terreno perduto e gli errori commessi nella prima fase bobo craxi turchia le missioni tricolori l impegno internazionale è una minaccia per la tenuta interna come nella guerra contro milosevic che costò cara al centrosinistra segue dalla prima serbia siria bagdad giord arabia saudita 33° parallelo pristina kabul bagdad giord gi arabia saudita iran ir a q kuwait kenya albania kosovo mogadiscio macedonia afghanistan pakistan iraq kuwait ci vorrà tempo coraggio e fortuna anche solo per tornare tra gli invitati per riacquistare una verginità e come spesso accade agli errori politici commessi dovranno por rimedio i nostri militari siamo stati gli ultimi a mollare gheddafi quando sembrava finito e i primi a sperare che potesse tornare in sella con mezzi propri e anche quando la forza delle cose il rispetto delle alleanze occidentali e la vigilanza del quirinale hanno costretto l italia a una scelta di campo abbiamo assistito alla novità assoluta di una forza di governo che si oppone con lo sproloquio di bossi mentre berlusconi sta con la francia i ministri leghisti stanno con la germania i maligni dicono che l italia comincia sempre le guerre da una parte e le finisce dall altra stavolta abbiamo innovato provando a stare sia da una parte sia dall altra ancora ieri dopo il vertice di parigi dove il pavone sarkozy ha sfoggiato le sue piume e ha deciso tutto da solo con cameron e la clinton berlusconi ha volato più basso che poteva annunciando che per il momento diamo solo le basi necessarie all attacco vista la prossimità geografica mentre in realtà abbiamo già dato piena disponibilità militare alla coalizione dei willing quindi anche gli aerei proprio per evitare la sindrome «affittacamere» cui elegantemente aveva fatto riferimento il ministro la russa spiazzati da parigi ora la speranza è che prima o poi l operazione sia presa in mano dalla nato e che questa ristabilisca ciò che i diplomatici chiamano un «equal footing» togliendo cioè il palcoscenico alla francia naturalmente ogni governo pensa a sé prima di pensare alle nobili cause che lo muovono all azione si dice per esempio che il presidente francese abbia mostrato tanta reattività sulla libia per far dimenticare il lungo sonno con cui aveva assistito in tunisia e in egitto alla cacciata dei due amici al potere si dice anche che l abbia fatto per ragioni elettorali dice però qualcosa della differenza tra la francia e l italia il fatto che lì per risalire nei sondaggi bisogna mostrare iniziativa e capacità di azione mentre qui si considera più remunerativo non fare e non rischiare come il fuori onda del ministro 1991 i nostri tornado in iraq per difendere il kuwait prima missione del dopoguerra la prima guerra del golfo in una coalizione multinazionale contro l occupazione del kuwait nel 1991 colpito il tornado con i piloti bellini e cocciolone 1993 truppe nella somalia della guerra civile nel 1992 l italia decide l invio nella somalia lacerata dalla guerra civile di un contingente nell ambito dell operazione umanitaria restore hope 1992-1994 una missione fallimentare 1999 nell aprile 1999 l italia appoggia l intervento nato contro milosevic prestando la base di aviano dopo il cessate il fuoco partecipa alla forza di pace a guida nato il 12 giugno entra in kosovo 2001 alla fine del 2001 le forze militari italiane entrano a far parte dell operazione «enduring freedom» lanciata dagli usa contro i talebani in afghanistan in risposta agli attentati dell 11 settembre 2003 per ricostruire l iraq dopo la fine di saddam un contingente italiano di circa 3.200 uomini è stato inviato in iraq dopo la fine ufficiale delle operazioni militari annunciate da bush il 1º maggio 2003 con scopi di peacekeeping forze di pace nel kosovo in afghanistan sconvolto da milosevic contro i talebani se il «fronte italiano» rischia l effetto kosovo prestigiacomo ci ha svelato sul nucleare così mentre sarkozy cambiava il ministro degli esteri e gli intellettuali francesi guidati da bernard-henri lévy prendevano la guida morale del fronte interventista da noi gli intellettuali erano troppo impegnati in polemiche sulla rai e sull anm e il consolato a bengasi l abbiamo dovuto riaprire perché ce l avevano bruciato per le canottiere anti-islam di calderoli intendiamoci la partita per l italia era davvero ad alto rischio per tre ragioni la prima è la forte dipendenza dalla libia per l approvvigionamento energetico la seconda sono gli investimenti reciproci che ci siamo scambiati con gheddafi la terza ragione la più oscura di tutte l ha resa esplicita bossi ieri sera e sta nel fatto che maroni aveva assegnato al colonnello il ruolo di poliziotto dell immigrazione africana prima che arrivasse da noi ci pensava lui come non si sa non lo sa nemmeno l alto commissariato per i rifugiati dell onu perché gheddafi non l ha fatto mai entrare non è nemmeno escluso che i nostri tornado se mai entreranno in azione finiscano per bombardare qualcuna delle motovedette veloci che l italia ha regalato alla libia in applicazione di un trattato di amicizia formalmente ancora in vigore tutto ciò conferma che la politica delle relazioni personali può rapidamente ritorcersi contro chi la usa perfino sul piano emotivo berlusconi ha avuto qualche evidente difficoltà e forse ce l ha ancora nel voltare le spalle all amico beduino però questo è ormai il passato e adesso conviene concentrarsi sul che fare interesse italiano è sicuramente la brevità dell azione militare la rapidità della sconfitta di gheddafi e la salvaguardia dell unità territoriale della libia il problema è che tutti e tre questi obiettivi sembrano oggi difficili il non possumus dell onu che per evitare la sindrome irachena impone operazioni solo dal cielo rischia di produrre un prolungato stallo dall alto si può imporre un pareggio impedendo che gheddafi vinca ma difficilmente si può far vincere gli insorti una settimana fa in gran segreto una delegazione di nostri diplomatici ha incontrato i capi del consiglio di bengasi sembrano persone per bene avvocati e notabili con una buona cultura giuridica ma molto disorganizzati dal punto di vista militare tutto ciò fa temere una guerra lunga e in ogni caso una transizione post-bellica lunga la vera speranza degli strateghi occidentali che per ora sanno solo quello che non possono fare e cioè invadere la libia è che il complesso reticolo tribale che di fatto regge il paese molli il colonnello quando si sarà convinto che è davvero finito si potrebbe a quel punto aprire una trattativa interna alla libia cercare quel compromesso in cui frattini ha erroneamente sperato all inizio della crisi ma che in futuro potrebbe riaprire le porte anche alla diplomazia italiana ma se i tempi saranno lunghi c è da temere per la tenuta del fronte interno l opposizione dei leghisti e dei dipietristi soffierà dai due lati sulle paure dell opinione pubblica soprattutto quando verrà versato del sangue È una situazione che il centrosinistra visse nel 1998 quando cadde il governo prodi con l uscita di rifondazione e cossiga formò un gruppo parlamentare per dar vita al governo d alema proprio per onorare le alleanze internazionali con la guerra del kosovo quel governo pagò poi un prezzo non da poco ai «pacifisti» che manifestavano sotto botteghe oscure o che con santoro e le sue telecamere andarono addirittura a belgrado dove era già stato bossi per solidarizzare con milosevic del resto agli italiani vengono mostrati ogni sera in tv come pericolosi invasori di quegli stessi maghrebini in nome dei quali stiamo scendendo in guerra e se gheddafi sciaguratamente riprovasse a lanciare un missile su lampedusa come fece nell 86 stavolta rischierebbe di colpire più africani che italiani per questo bisognerà tenere i nervi saldi e sperare che il fresco ricordo del nostro risorgimento sollecitato dalle celebrazioni del 150° tenga vivo il desiderio di aiutare il risorgimento arabo come ha splendidamente detto il capo dello stato perché anche se abbiamo fatto la cosa giusta l abbiamo fatta tardi e controvoglia e gli italiani se ne sono accorti il commento una scelta inevitabile segue dalla prima ciò che rende diverso il confronto con interventi del passato è l atteggiamento culturale prima che politico che si dovrebbe tenere nei confronti dei popoli arabi la rivoluzione del maghreb non brucia bandiere americane ma chiede libertà democrazia distribuzione delle ricchezze e un futuro di sviluppo che non può essere considerato alla stregua di minacce per le nostre coste o per le nostre economie «i popoli arabi ha promesso sarkozy devono essere padroni del proprio destino» coloro che temono il dopo gheddafi forse sottovalutano le insidie della sua permanenza al potere per il suo popolo e per le immense speranze dei popoli vicini tornado sulla pista un tornado italiano nella base di san damiano vicino a piacenza diversi caccia sono stati spostati in sicilia più vicino al teatro di guerra per ora però non prendono parte agli attacchi epa massimo nava © riproduzione riserva antonio polito © riproduzione riservata
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