I Games, di Antonella Fumo

 
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EDU Edizioni DrawUp www.edizionidrawup.it Collana Presagi

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Collana Presagi I GAMES Il ritorno dei principi guerrieri di Antonella Fumo Proprietà letteraria riservata ©2015 Edizioni DrawUp Latina (LT) - Viale Le Corbusier, 421 Email: redazione@edizionidrawup.it Sito: www.edizionidrawup.it Progetto editoriale: Edizioni DrawUp Direttore editoriale: Alessandro Vizzino Grafica di copertina: AGV per Edizioni DrawUp I diritti di riproduzione e traduzione sono riservati. Nessuna parte di questo libro può essere utilizzata, riprodotta o diffusa, con qualsiasi mezzo, senza alcuna autorizzazione scritta. I nomi delle persone e le vicende narrate non hanno alcun riferimento con la realtà. ISBN 978-88-98980-17-8

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Antonella Fumo I Games \Ä Ü|àÉÜÇÉ wx| ÑÜ|Çv|Ñ| zâxÜÜ|xÜ|

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A Michela e Alessia

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LA BAMBOLA La bambina arrancava sulla ripida scala di pietra. Il cuore le scoppiava nel petto dalla paura. Saliva veloce gli scalini ricoperti di neve, a piedi nudi, inciampando di continuo nel mantello che la ricopriva. Piangeva e correva, lasciando orme di un rosso acceso. Il piede ferito le doleva, le mani le dolevano, ma avanzava veloce senza rallentare. Ad un tratto si fermò, si girò e guardò giù verso il piazzale. Asciugò gli occhi troppo pieni di lacrime e a quel punto vide sua madre correre stringendo un piccolo fagotto fra le braccia, verso un rifugio che la bambina sapeva non esistere. La madre alzò gli occhi e la vide. «Scappa, Sabrina! Salvati!» urlò, ma una lancia le trafisse la schiena e lei cadde sprofondando nella neve. L’uomo che l’aveva colpita la raggiunse a cavallo, le strappò il fagotto e sparì. La bambina rimase impietrita: dentro a quel fagotto c’era sua sorella. L’urlo le morì in gola: «Mamma, no!» Riprese la salita. Ora non sentiva più il freddo. Non riusciva a tenere gli occhi aperti, il fumo la circondava completamente, solo i bagliori delle fiamme riuscivano a passare la fitta nebbia che l’avvolgeva. Ma sentiva. Sentiva perfettamente. Urla, grida strazianti di gente ferita, di gente che fuggiva, di madri disperate, rumori di spade, di cavalli al galoppo, nitriti di animali feriti. Strinse a sé la sua bambola e continuò la salita, finché non raggiunse il camminamento sopra le mura e là li vide: vide Magdalena, spada in pugno, combattere contro un 5

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I GAMES __________________________________________________________________ gruppo di guerrieri, vide Gabriele tagliare le funi di una grossa scala, mentre con lo scudo si riparava da una pioggia di frecce che cadeva dal cielo. Una folata di vento gelido spazzò per un attimo il fumo e a quel punto vide la follia che solo la morte può evocare. Vide gente straziata, animali feriti, vide uomini, donne, bambini combattere con armi improvvisate contro nemici sontuosamente armati. Vide un uomo correre, facendosi scudo con una grossa lastra di pietra, due ragazzi insanguinati uscire dai sotterranei correndo all’impazzata, portando ognuno un voluminoso sacco sulle spalle. Li vide saltare in groppa ad un cavallo imbizzarrito. Li vide urlare, ma non li sentì. La bambina guardava la fine del suo mondo. Vide Alessandra disarcionare due guerrieri, Emilio sbarrare le porte dei sotterranei, vide Sebastiano, ferito e sanguinante, lottare come una furia brandendo due spade per difenderlo dai nemici. Li vide circondati. Li vide accasciarsi. Poi non volle più vedere. Corse verso un punto delle mura che conosceva molto bene: sapeva che in quel punto una delle pietre mancava. C’era uno spazio minimo, ma sapeva di poterci entrare. Si strinse nel mantello, e si infilò a fatica in quel pertugio. Sentì Gabriele urlare: «Siamo stati traditi!» Un cavallo passò al galoppo vicino a lei, Magdalena non lo vide nemmeno arrivare: la lancia la colpì alla schiena e lei volò giù verso il piazzale. L’urlo di Gabriele le gelò il sangue: «No!» ma presto furono in troppi su di lui, troppi anche per Gabriele. La bambina strinse la bambola, prese il ciondolo che portava legato al collo, l’aprì e bevve. Poi sussurrò: «Addio, Magdalena.» Chiuse gli occhi, ma poi lentamente li riaprì, si girò e con le lacrime che le rigavano il volto annerito dal fumo disse: «Cosa stai aspettando? Vieni a prendermi!» La mano tesa e insanguinata porgeva una bambola di pezza logora e annerita dal fumo. 6

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Antonella Fumo __________________________________________________________________ Michela si svegliò di soprassalto e si ritrovò seduta sul letto. Era tutta sudata, il cuore le batteva all’impazzata, il respiro affannoso. Era stato solo un sogno. Si lasciò cadere sul cuscino e guardò il soffitto. «Non ci posso credere. Era solo un sogno. Uno di questi giorni ci resto secca.» Rimase lì per un po’ ad aspettare che il cuore riprendesse a battere in modo ragionevole. Un sogno. Solo un sogno. Pazzesco. Si rimise seduta sul letto e attraverso la debole luce della luna che filtrava dalle imposte socchiuse vide la sorellina Alessia che dormiva nel suo letto. Beata te, Ale! pensò. Si alzò. Andò al bagno, accese la luce, si guardò allo specchio e vide la sua faccia sconvolta che la guardava avvilita, i capelli madidi di sudore, la pelle arrossata, e quel suo essere così diverso, così inconsueto la spiazzò. Ci vorrebbe una bella doccia, pensò. Svegliare i genitori nel cuore della notte per una doccia non era la cosa migliore da fare. E poi chi lo spiegava a suo padre. No no, meglio lasciar perdere. Aprì il rubinetto dell’acqua e si sciacquò il viso: l’acqua fresca le procurò un sollievo inaspettato, le sembrò quasi di lavare la caligine dalla pelle. Chiuse gli occhi. Di nuovo lampi, bagliori, rumore di spade e nitriti di cavalli. Li riaprì di scatto. Ok! Ho capito. Prometto che non lo faccio più. Si asciugò il viso, spense la luce, uscì dal bagno e si fermò in ascolto: silenzio. Al buio, avanzando tastoni, tornò in camera. Urtò col piede scalzo la gamba della poltroncina. 7

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I GAMES __________________________________________________________________ Soffocò un gemito e con una mano stretta alla poltrona e l’altra tesa in avanti si girò nella direzione in cui, con buone probabilità, doveva trovarsi il letto. Avanzò lentamente. Preso! Adesso le mani erano posate sul materasso. Fece un passo, posò il ginocchio destro sul letto e a quel punto sentì qualcosa di soffice ma ruvido, sotto il piede sinistro. E questo cos’è? pensò. Sedette, e al buio raccolse l’oggetto. Tu devi essere Orso Pelandro. Avvicinò il fagotto al viso per sentire il profumo della sorellina, ma al suo posto un acre odore di fumo la nauseò. Soffocò un urlo, mollò la presa e con le mani che tremavano accese la lampada sul comodino: distesa sul pavimento una piccola bambola di pezza annerita e logora la guardava immobile. 8

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Antonella Fumo __________________________________________________________________ LA MASCHERA La grande sala era immersa nella penombra illuminata solo dalla flebile luce di alcune torce. Attorno al massiccio tavolo di quercia cinque figure incappucciate e ammantate di nero aspettavano in piedi in silenzio. Una porta cigolò e un’altra figura fece il suo ingresso. Portava sul volto una maschera d’oro, con inciso sulla guancia destra il simbolo di una falce. Avanzò lentamente. Sedette. Gli altri fecero lo stesso. «Quali nuove?» la voce della maschera aveva un suono metallico, irreale. «Siamo pronti» rispose l’uomo seduto alla sua destra. «Il mosaico?» Nessuna risposta. «Avete trovato il mosaico?» la Maschera aveva scandito le parole con astio. «Purtroppo no.» «Voi sfidate la mia pazienza! Voi sottovalutate la mia ira! Voi ignorate le mie richieste!» «Abbiamo fatto il possibile…» «Dovete cercare ancora! Dovete trovarlo a tutti i costi! Voi non capite l’importanza di quel mosaico!» «Abbiamo torturato l’uomo per giorni, ma non ci ha rivelato niente!» «Continuate!» «È morto» «Incapaci!» «Non ne sapeva niente! Nessuno resiste a simili torture!» La Maschera si avvicinò all’uomo, che ora tremava visibilmente. 9

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I GAMES __________________________________________________________________ «Loro sì!» sibilò. «Loro resistono.» Si rizzò. «Dovete trovare quel mosaico. A tutti i costi! Avete tre mesi di tempo. Da questo momento io scateno l’inferno sulla terra. Né maschio né femmina al di sotto dei vent’anni potrà sopravvivere. Nemmeno i vostri figli! Nemmeno i vostri nipoti! Non ci sarà luogo sulla terra, dove potrete nasconderli! La mia furia li troverà. Alla mezzanotte del plenilunio di agosto quell’umanità sarà completamente cancellata. Pensateci!» Si alzò, si voltò di scatto e sparì oltre la porta. 10

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Antonella Fumo __________________________________________________________________ GUIDE TURISTICHE La station wagon sfrecciava veloce lungo le dolci curve delle colline toscane. All’interno dell’abitacolo, la famiglia De Marchi faceva del proprio meglio per rendere tollerabile la convivenza, cosa che al momento non si stava rivelando facile. Carlo De Marchi guidava con gli occhi fissi sulla strada, cercando di tenere a freno un nervosismo piuttosto evidente. Al suo fianco la moglie Serena stava leggendo ad alta voce una guida turistica dall’aspetto decisamente vetusto. Sul sedile posteriore, incastrati in mezzo ad una voluminosa quantità di bagagli, stavano i due figli Edoardo e Giovanni Battista. Edoardo De Marchi un sedicenne dal fisico atletico, sembrava soffrire più di tutti quella situazione. Intrappolato fra il fratello e la portiera, guardava con aria sconsolata il paesaggio che gli scorreva di fianco. Tutto il suo aspetto trasudava rassegnazione. Era evidente che l’mp3 infilato nel taschino e gli auricolari nelle orecchie rappresentavano per lui l’unico mezzo efficace per estraniarsi dalla realtà. Al suo fianco il fratello Giovanni Battista, Giobino per amici, parenti e conoscenti, stava tutto proteso in avanti, incastrato in mezzo ai due sedili anteriori per ascoltare la lettura della madre. Giovanni Battista De Marchi, di anni dieci, terrore di tutte le maestre che avevano avuto la ventura di trovarselo in classe, era decisamente un ragazzino irrequieto. Le probabilità che Giobino potesse restare fermo almeno per un minuto nell’arco di una giornata erano quasi nulle. E in quella situazione di estrema precarietà, la sua presenza rappresentava un elemento destabilizzante. L’unico essere vivente al mondo capace di tenere a freno la sua vivacità era la madre. Molti avevano provato in passato, con le buone o con le cattive, a 11

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I GAMES __________________________________________________________________ domare quel puledro scatenato con risultati decisamente scarsi. Ma la madre sapeva che l’unico modo per frenare Giobino era interessarlo a qualche cosa. E la lettura si era rivelata in molte occasioni un’arma estremamente efficace. Naturalmente ci si doveva saper accontentare dei risultati. Anche ora che il ragazzino stava ascoltando la madre, continuava a far schioccare l’elastico della sua inseparabile fionda, con un gesto automatico e ripetitivo. Quello schiocco sordo e martellante esasperava Carlo, il quale pregava in cuor suo che qualcuno in cielo avesse pietà di lui e lo facesse arrivare a destinazione il più presto possibile. Ma evidentemente quel giorno in cielo tutti avevano un gran da fare. «La zona in cui vi trovate è una delle più suggestive della Toscana. Le dolci curve delle colline, rivestite di una vegetazione pressoché spontanea, rendono i Cinque Colli un luogo di assoluto incanto. Molti studiosi affermano con certezza che le cinque colline si formarono nel lontano 1503, anno in cui la terra tremò ripetutamente cancellando ogni forma di civiltà e di vita. Non c’è traccia infatti di questi rilievi nelle carte topografiche antecedenti questa data. Tuttavia i geofisici smentiscono decisamente questa affermazione, sostenendo che la magnitudo di un simile terremoto, capace di sollevare cinque colline dell’altezza di trecento metri, avrebbe avuto conseguenze disastrose in tutta la penisola. Gli storici inoltre sostengono che nessuna testimonianza di una simile catastrofe trova riscontro nemmeno nella vicina Firenze, che, anzi, stava vivendo in quegli anni il periodo del suo massimo splendore. Narra la leggenda che una ricca cittadina chiamata Giada venne cancellata dalla faccia della terra. Per gli storici Giada non è altro che un’invenzione, una leggenda tenuta in vita e tramandata da saltimbanchi e trovatori che ne decantavano le lodi. La città dimenticata, La città sepolta, Il regno perduto, sono tutti appellativi che i poeti erranti hanno attribuito a Giada. Le canzoni dei trovatori narrano di una città la cui bellezza e prosperità causarono l’invidia e l’ira di un re straniero potente e malvagio che scatenò le forze della natura per distruggerla. La città dunque sarebbe scomparsa in quanto vittima 12

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Antonella Fumo __________________________________________________________________ di una maledizione. La vita ai Cinque Colli è decisamente piacevole. Delle due colline che si affacciano sul mare, quella più a sud ospita sul pendio interno Fior dei Colli, una ridente cittadina di circa cinquemila abitanti, che offre ai suoi residenti ogni sorta di servizi. Degna di nota l’attività sportiva: Fior dei Colli potrebbe essere definita a ragione una Cittadella dello sport, potendo vantare la presenza di ben quindici palestre, in cui trovano sede società sportive di varie discipline, quali pallavolo, pallacanestro, judo, karate, pattinaggio e ginnastica artistica. A questo si aggiungano gli impianti all’aperto per il calcio, il rugby e l’atletica leggera, e le due piscine coperte una delle quali olimpionica. Degna di risalto inoltre la grande tradizione della danza. Due le scuole di questa nobile arte che da sempre preparano ragazzi e ragazze di varie età per le Accademie di tutta Europa. Al centro del paese si trova la bellissima Piazza Maggiore, circondata dai portici degli edifici seicenteschi di Palazzo dei Pazzi, oggi sede del Comune, Palazzo dei Fiori, sede del museo cittadino, Palazzo delle Mura, sede della Biblioteca e dell’Archivio Storico. Domina la piazza l’imponente Duomo dedicato alla Madonna delle Grazie. La piazza ospita ogni prima domenica del mese un mercato dell’antiquariato molto importante. Al centro della valle delimitata dai cinque colli si trova la famosa Dimora della Dama Bianca, un edificio in stile rinascimentale la cui costruzione risale agli anni immediatamente successivi al terremoto. Sul colle nord è possibile visitare il Mausoleo dei Piccoli Principi, monumento funebre sorto verso la metà del XVI secolo che la tradizione vuole essere stato costruito a ricordo di tutti i bambini di Giada scomparsi a causa dell’im-mane tragedia. L’edificio, di forma circolare all’esterno, al suo interno presenta una pianta pentagonale. Alle pareti cinque angeli maestosi vegliano il sonno dei Piccoli Principi in attesa del loro ritorno. Per finire, ricordiamo che fra i due colli nord e sud che si affacciano sul Tirreno si trova la piccola spiaggia di sabbia bianchissima, chiamata Baia del fuoco, raggiungibile dal mare o da un irto sentiero che si arrampica quasi verticalmente in mezzo al boschetto. Delimitata da immensi blocchi di pietra d’Istria che formano una parete di circa trecento metri 13

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