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sabato 19 marzo 2011 anno 136 n 66 in italia con io donna euro 1,50 milano via solferino 28 tel 02 6339 servizio clienti tel 02 63797510 fondato nel 1876 oggi società il papà educa poco trasmette passioni di paolo di stefano a pagina 33 www.corriere it mangiar bene quando a tavola il dilemma è etico di m l rodotà a pagina 37 roma piazza venezia 5 tel 06 688281 tempi liberi con io donna i classici del pensiero orwell contro i regimi oggi in edicola a 1 euro più il prezzo del quotidiano sì in parlamento alla risoluzione onu roma parteciperà all intervento militare frattini pronti anche ai raid bossi era contrario basi navi e aerei italiani contro gheddafi il raìs annuncia una tregua ma obama non gli crede si fermi subito non ha più legittimità senza ambiguitÀ di sergio romano in primo piano poste italiane sped in a.p d.l 353/2003 conv l 46/2004 art 1 c1 dcb milano cco un primo elenco delle anomalie della crisi libica ormai affidata alle armi nelle ultime settimane l europa è stata considerata inetta e impotente ma due membri dell ue la francia e la gran bretagna hanno adottato una posizione più avanzata di quella di barack obama e del suo segretario alla difesa robert gates ostile alla creazione di una no-fly zone la francia di nicolas sarkozy è stata il partner privilegiato dei regimi autoritari dell africa settentrionale mubarak era il vicepresidente dell unione mediterranea creatura del capo dello stato francese ma è diventata il più autorevole protettore dei ribelli libici l ue si è divisa come all epoca della guerra irachena ma la principale vittima della rottura è stato in questo caso l asse franco-tedesco la lega araba aveva già chiesto da qualche giorno la creazione di una no-fly zone ma non ha pronunciato parola sull intervento militare dell arabia saudita nel bahrein la risoluzione dell onu ha avuto per effetto l annuncio libico di una tregua forse apparente ed effimera ma potrebbe essere responsabile della divisione della libia in due stati la tripolitania di gheddafi e la cirenaica dei ribelli ho scritto «ribelli» senza meglio qualificarli perché di loro ignoriamo quasi tutto sono l appendice libica della fratellanza musulmana sono l ultima incarnazione della senussia la congregazione religiosa a cui apparteneva il primo e unico re della libia post-coloniale sono membri di tribù ostili a gheddafi sono giovani democratici ansiosi di rinnovare le istituzioni del loro paese per alcune di queste ragioni chi scrive è stato contrario all instaurazione di una e no-fly zone ma le preferenze personali sono irrilevanti ciò che conta ora è quanto l italia farà soprattutto una volta scoppiato il conflitto negli scorsi giorni ho capito la prudenza e la reticenza del governo schiacciato fra i suoi interessi petroliferi i rapporti speciali instaurati dal trattato del 2008 e l impossibilità di giustificare la politica di un tiranno che combatte contro i suoi sudditi oggi la prudenza la reticenza o la semplice acquiescenza alla risoluzione dell onu dimostrerebbero che l italia è ormai soltanto un collaboratore di iniziative sulle quali non ha la benché minima influenza ha delle responsabilità anche storiche e deve assumerle se si considera tenuta a collaborare con la francia e la gran bretagna come è emerso dall ultimo consiglio dei ministri lo faccia almeno con le sue idee e con i suoi progetti se ha canali di mediazione li usi la richiesta di utilizzazione delle sue basi può essere il momento in cui confrontare le reciproche esigenze non basta se la divisione della libia è un rischio la rottura del fronte europeo è per noi un male peggiore le reali posizioni dell italia sono probabilmente vicine a quelle della germania si serva di questa affinità per tentare la ricomposizione del fronte europeo ho parlato dell italia non del governo perché questo non è un terreno su cui si possano combattere le interminabili guerre fratricide della politica italiana il governo non può ignorare l opposizione e questa ha l obbligo morale oltre che politico di rispondere a tono come del resto è accaduto ieri in parlamento gli interessi in gioco sono nazionali e devono essere difesi dall intero paese © riproduzione riservata fascia verde e kalashnikov tripoli presidiata dai miliziani di fabrizio caccia alle pagine 2 e 3 gli insorti consegnano le mappe «ecco gli obiettivi» di lorenzo cremonesi a pagina 5 gli 007 temono i rapimenti come ritorsione di fiorenza sarzanini a pagina 10 rivolta a lampedusa impedisce lo sbarco dei profughi di felice cavallaro a pagina 13 gheddafi annuncia una tregua ma la casa bianca replica si fermi subito non ha legittimità sì in parlamento alla risoluzione dell onu l italia parteciperà all intervento militare «pronti anche ai raid» bossi era contrario da pagina 2 a pagina 13 nella foto manovre su una portaerei francese per preparare un jet da combattimento giannelli più regole e reciprocità dopo le vicende di edison e parmalat un argine alle scalate francesi legge di tremonti a tutela delle aziende italiane prima le pressioni di groupama sul gruppo ligresti poi l opa su bulgari da parte di lvhm infine l acquisto a sorpresa dell 11,4 di parmalat da parte del colosso alimentare lactalis per fermare lo shopping francese il governo ha deciso di scendere in campo tremonti ha annunciato che entro due settimane sarà emanato un provvedimento a tutela delle imprese strategiche italiane tremonti e letta hanno convocato l ambasciatore jean-marc de la sablière per comunicare l intenzione di pretendere la reciprocità nel rispetto delle regole europee alle pagine 48 e 49 agnoli r bagnoli bocconi di vico sideri reuters invasioni di campo settegiorni di francesco verderami giustizia i danni del fanatismo di pierluigi battista il fronte del dialogo che divide le toghe on faranno mai una «marcia dei quarantamila» ma nel mondo delle toghe cresce un fronte silenzioso e trasversale che è stanco delle barricate e che invece di scioperare vorrebbe discutere senza pregiudizi sul modo di riformare la continua a pagina 15 giustizia i tokyo e la soluzione chernobyl colata di cemento sui reattori alle pagine 18-21 dragosei fasano gasperetti salom l segretario dell associazione dei magistrati giuseppe cascini si è comportato da estremista e da autolesionista contestando la «legittimità» di un governo a occuparsi di giustizia ha offerto un immagine oltranzista e politicamente fanatica della magistratura continua a pagina 14 n per il vaticano «è una sentenza che fa storia» pavia violenze in un nido ci sono i filmati l europa assolve schiaffi e minacce il crocifisso in aula maestre arrestate di luigi offeddu 10 3 1 9 l 9 771120 498008 europa assolve il crocifisso non viola la libertà di pensiero degli alunni né quella di educazione esercitata dai loro genitori perciò può restare dove si trova lo stato in questo caso l italia non ha alcun obbligo di rimuoverlo dalle aule scolastiche il vaticano è una sentenza che fa storia a pagina 23 vecchi ventura champions no degli avvocati di alberto berticelli e claudio del frate tedeschi per l inter evitate real e barcellona di fabio monti a pagina 64 maestre usavano per eredità tro ieschiaffi e minacce conl bambini dell asilo lo dicono i filmati delle telecae affitti mere arrestate la direttrisua assistente con conciliazione ce e una di maltrattamenti l accusa il «nido» al centro dell insui litigi chiesta è una struttura pridi isidoro trovato a pagina 31 vata nel comune di casarile tra pavia e milano a pagina 25
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2 primo piano sabato 19 marzo 2011 corriere della sera la crisi libica il confronto giudicheremo gheddafi dalle sue azioni e non dalle parole deve smetterla di attaccare la sua gente david cameron premier britannico gheddafi gioca la sua ultima carta «cessate il fuoco immediato» ma tripoli è presidiata dalle milizie e la gente fa incetta di provviste con il colonnello il saluto militare di un sostenitore di muammar gheddafi durante una manifestazione nella capitale tripoli alle sue spalle un poster che ritrae il leader libico ieri gheddafi ha detto in un intervista alla tv portoghese «trasformerò in un inferno le vite dei paesi che proveranno ad attaccarci» epa/mohamed messara dal nostro inviato tripoli ora son proprio pochi gl italiani rimasti a tripoli si possono contare sulle dita c è paolo schubert il figlio del birraio che da ieri mattina ha preso in consegna le chiavi della nostra ambasciata tutto il personale è stato rimpatriato con un c130 sul filo della «no-fly zone» e gli interessi italiani sono stati affidati all ambasciata turca se ne sono andati di corsa anche gli ultimi dipendenti dell eni «se tornerò in italia sì mi piacerebbe dice paolo cercando di mostrarsi sereno magari in tempo per il matrimonio di mia figlia a brescia insciallah » eppoi c è bruno dalmasso da bordighera che guarda il cielo e sorride «volete sapere una cosa non m importa niente delle bombe dei francesi e degli americani io non me ne vado perché ho già deciso che a tripoli morirò» lui è il guardiano del cimitero cattolico «hammangi» di suk teletha migliaia di nostri connazionali sono sepolti qui dai tempi della colonizzazione una vecchia ferita che non rimargina e che adesso ci espone a pericoli elevati anche il vescovo monsignor giovanni martinelli ha scelto di restare malgrado i rischi legati alla ri soluzione dell onu «macché paura sospira c è san francesco che mi protegge » fede fatalismo oppure solo rassegnazione sono i sentimenti di una città che aspetta e si prepara ad affrontare il peggio la gente fa la fila dal fornaio code di decine di metri per fare la scorta di pane se mai si dovesse restare chiusi in casa per giorni sta finendo anche il latte nei negozi e le mamme sono preoccupate per i loro bambini c è il deserto sul lungomare nonostante il sole primaverile la bella sirena come un tempo tripoli era chiamata ha perso di colpo la sua spensieratezza ai media stranieri viene imposto di non uscire di restare confinati negli alberghi troppi rischi per loro le strade sono presidiate dai kataib i miliziani con la fascia verde e i kalashnikov che con i loro gipponi pattugliano i quartieri e fanno le ronde armate quasi avessero ricevuto un ordine dall alto sono loro le sentinelle più fidate del regime i primi pronti a immolarsi odiano gli europei e gli americani li considerano i boia del raìs i suoi traditori qualche giorno fa però hanno pestato a sangue fino ad ammazzarlo anche un automobilista libico davanti agli occhi della moglie l avevano fermato per un controllo quando si so no accorti che parlava con l accento della cirenaica allora l hanno costretto a scendere intimandogli di baciare il poster del colonnello quello s è rifiutato ed è morto di botte il venerdì di preghiera per fortuna è filato via senza violenze si temeva che la tensione internazionale facesse esplodere ieri le moschee con i fratelli musulmani impegnati nel ten tativo di mobilitare le piazze e invece a parte qualche tafferuglio scoppiato tra fedeli e polizia dalle parti di tajura e suk el juma a non si contano vittime ma i venti di guerra ormai soffiano in lontananza muammar gheddafi intervistato dalla tv portoghese rtp è tornato apocalittico a modo suo «trasformerò in un inferno le vite dei paesi che proveranno ad at taccarci se il mondo è impazzito diventeremo pazzi anche noi che cos è mai questo razzismo questo odio contro la libia che cos è questa follia » suo figlio saif al islam il diplomatico intervistato dagli americani di abc ha detto che «la libia non teme la risoluzione dell onu siamo nel nostro paese e con la nostra gente perché dovremmo temere?» duro saif «voi non aiuterete le persone se attaccherete la libia per uccidere i libici voi anzi distruggerete il nostro paese» ma il figlio del raìs ha confermato pure il cambio di strategia deciso repentinamente in base alle notizie che arrivavano da new york «a bengasi invieremo forze antiterrorismo per disarmare i ribelli le forze governative invece accerchieranno la rocca forte degli insorti ma non entreranno in città e si preoccuperanno soltanto di aiutare i civili che vorranno allontanarsi» prima dunque il motto era «bengasi stiamo arrivando» ora invece la parola d ordine è un altra «cessate il fuoco immediato» lo ha detto ieri dopo mezzogiorno convocando all hotel rixos i giornalisti stranieri non un funzionario qua dai primi cortei pacifici alla guerra civile 16 febbraio a bengasi le prime rivolte contro il raìs a bengasi centinaia di persone protestano per l arresto di fathi terbil avvocato per i diritti umani e rappresentante delle famiglie dei morti di abu selim la polizia li ferma con gas lacrimogeni idranti e colpi di arma da fuoco È l inizio della rivolta 21 febbraio la repressione i caccia sparano sulla folla i ribelli erano stati avvisati «resa o guerra» e così è stato il 21 febbraio i caccia hanno volato su tripoli sparando con mitra e gettando bombe su un enorme manifestazione mercenari e cecchini hanno fatto il resto decine di morti `sony make.believe e gli altri loghi sono marchi registrati di sony corporation.
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corriere della sera sabato 19 marzo 2011 primo piano 3 la comunità internazionale deve continuare a parlare con una voce sola ban ki-moon segretario generale onu la nato è pronta ad assumere l azione appropriata a sostegno della risoluzione onu a.f rasmussen segretario generale nato il cessate il fuoco di tripoli è un bluff non ci faremo impressionare dalle parole hillary clinton segretario di stato usa replica l ambasciatrice usa all onu «il raìs viola la risoluzione» ultimatum degli alleati «si ritiri subito o passiamo all azione» oggi la riunione decisiva a parigi washington ultimatum al colonnello in cinque punti cessate il fuoco vero e immediato fine dell avanzata verso bengasi ritiro delle forze lealiste da ajdabiya misurata e zawiya ripristino di gas ed elettricità alle località assediate libero transito per aiuti e persone a lanciare il monito stati uniti francia e gran bretagna all indomani della risoluzione onu sulla libia se muammar gheddafi non obbedirà dovrà pagarne le conseguenze e scatterà l operazione per imporre la «no-fly zone» il diktat è stato rafforzato dalle parole di barack obama in un breve intervento il presidente ha sottolineato che se il dittatore non cessa gli attacchi contro i civili gli usa si uniranno alla coalizione «le condizioni non sono negoziabili» sui reali piani della guida ha aggiunto obama non ci sono dubbi «solo giovedì sera parlando di bengasi gheddafi ha assicurato che non avrebbe avuto pietà o clemenza e stava riferendosi ai suoi connazionali» il presidente ha poi ribadito che gli stati uniti «non schiereranno truppe sul terreno» un messaggio per tranquillizzare quanti temono una terza guerra e si chiedono quale sia il vero obiettivo proteggere i civili o rovesciare il regime le risposte dei «volenterosi» non sono unanimi parigi propende per la seconda ipotesi e anche hillary clinton la pensa così «la richiesta finale è che gheddafi vada via» un approccio duro che affermano a washington ha fatto emergere contrasti con il pentagono non troppo convinto della spedizione se gli usa sono passati da una linea prudente a quella interventista è dovuto al pressing della clinton che ha sconfitto i dubbiosi hillary ieri era in perfetta sintonia con londra e parigi nel respingere l offerta di tregua di tripoli il messaggio trasmesso alla libia è stato il classico «vogliamo fatti non parole» ossia dimostrate che vi siete fermati ma la rappresentante americana all onu susan rice ha certificato che le truppe del colonnello hanno «violato la tregua» come dire il raìs non cambia opposta la valutazione della germania contraria al blitz la cancelliera angela merkel ha definito il segnale di tripoli «incoraggiante» positivi i commenti giunti da mosca da ankara e da qualche amico africano del dittatore distinguo che potrebbero creare qualche problema e aprire delle crepe nell alleanza il punto finale sarà fatto oggi a parigi in un vertice decisivo al quale parteciperanno l unione europea l unione africana la lega araba la clinton il premier britannico cameron il presidente francese sarkozy e il segretario dell onu ban ki-moon un incontro politico che dovrà fissare le coordinate per i generali dopo il quale l ambasciatore lunque del regime ma il temibile moussa koussa una sfinge di uomo che fu a capo dei servizi segreti libici e ora ricopre la carica di ministro degli esteri la sua però non è stata una conferenza stampa perché alla fine non ha voluto domande e dopo aver letto una dichiarazione al microfono se n è andato via senza batter ciglio però quello che ha letto è lo stesso impor tante «cessate il fuoco e stop immediato alle operazioni militari in corso per proteggere i civili» proprio come ha chiesto obama parole improvvise di distensione «la jamahiriya incoraggia l apertura di tutti i canali di dialogo con chiunque sia interessato sul territorio» e ancora «la libia in quanto membro delle nazioni unite è costretta ad accettare la risoluzio 10 marzo i miliziani riconquistano ras lanuf le truppe di gheddafi avanzano e riconquistano le zone sotto controllo dei ribelli dopo zawiya gli insorti sono costretti a lasciare anche il centro petrolifero di ras lanuf il figlio del colonnello saif al islam trionfante annuncia «bengasi arriviamo» ne dell onu» dunque non più il rigetto aprioristico e sprezzante formulato nelle ore precedenti da gheddafi «in quanto paese membro dell onu noi siamo anche obbligati a proteggere gli stranieri e i loro beni» ha aggiunto poi il ministro vagamente ricattatorio quasi a far intendere che il regime di tripoli però potrebbe anche decidere un cambio d atteggiamento in caso di estrema necessità nella notte il vice ministro degli esteri khaled kaaim ha accusato gli insorti di violare la tregua attaccando le forze filogovernative nella regione di al magrun a sud di bengasi È davvero poco chiaro quello che sta succedendo moussa koussa e il colonnello sembrano il gatto e la volpe l uno alza quasi bandiera bianca e l altro promette l inferno mentre si diffondono ancora voci di bombardamenti su misurata e bengasi e di scontri a zenten e nalut ma bisogna prenderle con le molle l insidia della propaganda da una parte e dall altra è continua così vive tripoli aspettando le bombe nato città sotto stress per ventiquattr ore finché cala la sera e la benedizione di un vento dolce manda a dormire le palme e gli eucalipti guai a svegliarli con un rombo di tuono la risoluzione onu 1 spazio aereo chiuso la risoluzione autorizza gli stati a livello nazionale o con organizzazioni regionali a mettere in atto una no-fly zone vietati tutti i voli tranne quelli umanitari 2 protezione dei civili autorizzate «tutte le misure necessarie» per proteggere i civili e le aree sotto minaccia d attacco in libia compresa bengasi esclusa la presenza di una forza occupante presidente barack obama ieri nella east room della casa bianca 3 armi e banche nuove misure inasprimento delle misure per fermare le armi destinate ai soldati di gheddafi sì a ispezioni in porti in navi in alto mare e negli scali bloccate le entità finanziarie libiche niente truppe usa il presidente obama ha ribadito che gli stati uniti «non schiereranno truppe sul terreno» dopo il vertice l ambasciatore francese all onu possibile un intervento militare dopo il vertice di parigi francese all onu gérard araud ha detto di aspettarsi l intervento militare significativamente la francia che ha assunto un ruolo guida ha insistito che la nato resti fuori dalla missione a gheddafi non restano dunque che poche ore per piegarsi all ultimatum però un eventuale sì potrebbe non bastare visto che una parte della coalizione con il plauso dei ribelli punta a cancellare il suo regime le turbine dei caccia tornado come ha mostrato la tv inglese sono già accese fabrizio caccia © r produzione riservata guido olimpio © riproduzione riservata tutto lo spazio che merita un ricordo con le nuove fotocamere cyber-shot le emozioni non hanno fine grazie alla funzione panorama scatti foto 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corriere della sera sabato 19 marzo 2011 primo piano 5 la crisi libica i ribelli il dittatore si dimostra il falso di sempre al mondo annuncia il cessate il fuoco ma continua a bombardare abdel hafiz ghoga vicepresidente del consiglio dei ribelli dal nostro inviato in armi un ribelle durante una manifestazione epa bengasi sarà il sole ieri il cielo terso l aria frizzante addolcita dal profumo di salsedine sul lungomare hanno accarezzato i sogni risorti della rivoluzione libica addirittura i suoi dirigenti si sono goduti l incredibile insperato miracoloso privilegio di consegnare alla nato i loro desiderata sugli obiettivi nemici da colpire con i jet avveniristici lontani anni luce dalle armi vetuste raccolte negli arsenali locali «abbiamo fornito una mappa delle truppe nemiche segnalando le unità che si dovrebbero fermare» specificano due giorni fa quando ancora gli uomini e le donne della rivolta a bengasi temevano di venire annullati entro poche ore dall avanzata delle truppe di gheddafi una plumbea cappa di nubi era appesantita dal vento polveroso del deserto il mutamento d umore in poche ore è stato radicale totale «stavamo preparandoci a morire avevamo quasi interiorizzato la prospettiva del fallimento poi in pochi minuti ascoltando la decisione del consiglio di sicurezza al palazzo di vetro abbiamo capito che non solo saremmo sopravvissuti ma soprattutto che i nostri obiettivi sono più vicini che mai possiamo ancora lottare per creare la democrazia e la libertà nel nostro paese» sostiene mustafa gheriani volto noto tra gli uomini dell ufficio stampa nell ex tribunale municipale trovati anche i 4 giornalisti del new york times dispersi da martedì secondo il quotidiano il governo libico ha garantito agli usa la loro liberazione ieri mattina arrivando dopo 24 ore trascorse a tobruk abbiamo trovato la città felicemente spossata a terra migliaia di bossoli vuoti di ogni calibro il resto dei colpi sparati di continuo da mezzanotte alle cinque di mat gli insorti consegnano le mappe «ecco gli obiettivi da colpire» «viva l onu grazie italia» ma è allarme le truppe non si fermano 26 le vittime degli attacchi su misurata denunciati ieri dal portavoce del nuovo stato maggiore militare khaled el sayed nella città occidentale ci sarebbero stati anche 83 feriti tina a ringraziare la comunità internazionale per la scelta di imporre la «no-fly zone» e persino aprire la possibilità di raid diretti sulle truppe mandate da tripoli sui muri troneggiano i cartelli «grazie francia» «viva l onu viva la nato viva sarkozy» scrivono sui palazzi del centro l entusiasmo e il senso di gratitudine sono tali che per una volta si attenuano anche le critiche contro berlusconi «il governo italiano ha mantenuto un atteggiamento molto ambiguo all inizio di questa crisi uno dei più deludenti ma ora berlusconi promette repressione massacro in yemen oltre 40 i morti soccorsi manifestanti anti-saleh trasportano feriti a sanaa ap sanaa doveva essere il «venerdì dell avvertimento» convocato dall opposizione che da mesi chiede le dimissioni del presidente yemenita ali abdullah saleh si è concluso con un massacro almeno 46 manifestanti sono stati uccisi ieri nella capitale sanaa circa 400 i feriti tra le vittime anche un reporter del giornale locale al-masdar ad aprire il fuoco sulla piazza dell università sono stati miliziani del regime visti sparare dai tetti e agenti intervenuti per disperdere la folla saleh al potere da 32 anni ha imposto lo stato d emergenza in tutto il paese ed espresso «rammarico» per la strage definendo le vittime «martiri della democrazia» il presidente aveva dapprima negato l intervento della polizia ma il ministro dell interno ha poi ammesso le responsabilità delle forze dell ordine per l opposizione «il massacro non basterà a mantenere saleh al potere» i nuovi scontri hanno portato a oltre 70 il numero delle vittime dall inizio delle proteste a gennaio condanna dagli usa alleati dello yemen nella guerra al terrorismo il presidente barack obama «i responsabili della strage dovranno essere chiamati a risponderne» che gli aerei inglesi e francesi potranno usare le basi nel meridione grazie italia!» sostiene un consigliere del governo provvisorio incaricato delle questioni di politica estera da questa nuova posizione di forza non hanno alcuna remora nel rifiutare l offerta di cessate il fuoco che arriva da gheddafi nel primo pomeriggio «il dittatore si dimostra il falso di sempre al mondo annuncia il suo cessate il fuoco unilaterale ma sul terreno continua i bombardamenti gli attacchi contro la popolazione inerme deve andarsene con lui non c è alcuno spazio di negoziato vogliamo processarlo per crimini contro l umanità assieme ai suoi figli» dichiara abdel hafiz ghoga vicepresidente del consiglio nazionale il governo provvisorio in funzione dal 27 febbraio tocca al portavoce del nuovo stato maggiore militare khaled el sayed dettagliare quelle che definisce le «violazioni» dei miliziani del dittatore a suo dire ieri anche nel pomeriggio quindi dopo la votazione della risoluzione 1973 dell onu e persino dopo l annuncio del cessate il fuoco da tripoli sono state violentemente colpite alcune zone a sud della capitale misurata e il centro di ajdabiya «a misurata ci sono le perdite più gravi 26 morti e 83 feriti civili È stato colpito anche il grande ospedale centrale di ras tuba dove sono ricoverate molte delle vittime» specifica l attenzione resta intanto concentrata su ajdabiya tre giorni fa era diventata l ultima linea di resistenza delle forze rivoluzionarie prima della paventata caduta di bengasi 160 chilometri più a est ora potrebbe diventare il ponte di lancio della nuova controffensiva contro gheddafi tuttavia la situazione sul campo resta confusa le avanguardie di gheddafi sembra abbiano circondato il nucleo urbano ma rinunciando per il momento a prendere l autostrada del deserto che da qui in 450 chilometri porta allo snodo di tobruk circondando l intera cirenaica in serata alcune pattuglie si stavano invece facendo strada direttamente su bengasi combattimenti erano segnalati a meno di 50 chilometri dal centro el sayed ha lasciato capire che proprio queste avanguardie potrebbero venire colpite dagli aerei francesi nelle prossime ore «nella nostra lista di obiettivi prioritari segnalati alla nato ci sono ai primi posti le truppe di gheddafi che più direttamente minacciano le città» ha detto bengasi il consiglio il consiglio nazionale di transizione nato a bengasi il 27 febbraio per volontà dei comitati rivoluzionari ha 15 membri ed è guidato da mustafa abdel jalil ex ministro della giustizia lorenzo cremonesi © riproduzione riservata personaggi tra i componenti abdel fattah al-obeidi per quattro decenni uno dei fedelissimi del raìs e fathi terbil avvocato e attivista dei diritti umani che rappresenta le famiglie dei 1.200 detenuti uccisi dalle forze di sicurezza libiche nella prigione di abu salim nel 1996
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6 primo piano sabato 19 marzo 2011 corriere della sera la crisi libica lo scenario il governo ha autorizzato il dispiegamento dei cf-18 i nostri uomini e i nostri mezzi sono pronti alle azioni necessarie il premier canadese stephen harper i piani d intervento della coalizione nel mirino difesa missilistica e radar dopo aver neutralizzato «lo scudo» possibili i raid contro i blindati washington «tutto è pronto» ripetono i politici mentre i militari fissano i piani di intervento contro gheddafi dopo il voto onu si sta raccogliendo una «coalizione di volenterosi» che potrebbe entrare in azione sostengono fonti americane tra domenica e lunedì l apparato lo schieramento sarà guidato probabilmente da francia e gran bretagna ma ne faranno parte molti paesi occidentali più qatar e emirati parigi userà la base di solenzara in corsica e installazioni italiane dove invierà mirage e rafale i britannici schiereranno i missili da crociera a lanciarli i sottomarini «providence» che era di scorta alla portaerei enterprise nel mar rosso e «florida» che ha lasciato il golfo di napoli pochi giorni fa sempre gli usa potrebbero utilizzare il super caccia f22 e il bombardiere strategico b2 alle marine della coalizione toccherà impedire l afflusso di aiuti militari a tripoli un mercantile ha scaricato armi appena 5 giorni fa e un secondo è stato segnalato in arrivo mig e dei mirage del colonnello sulla carta il raìs possiede 200 velivoli ma sono ritenuti operativi tra i 15 e i 40 in un rapporto del 2010 si afferma che la libia ha creato un robusto ombrello missilistico che copre i centri costieri le città e le basi in particolare vi sono 31 siti dotati di ordigni a lungo raggio come i sam 2 e i sam 5 più dozzine di sistemi mobili in maggioranza di concezione russa come per gli aerei gli esperti avanzano dubbi sull efficienza dei mezzi e comunque si tratta di apparati non certo moderni sono stati forniti negli anni 70 e 80 che soffrono le contromisure dei caccia occidentali sono poi probabili incursioni per mettere fuori uso i sistemi di comunicazione e se necessario la tv nazionale libica i raid l onu autorizza tutte le misure necessarie per proteggere la popolazione e sotto questa coperta molto ampia la coalizione può decidere di colpire le colonne blindate che cingono d assedio le località ribelli raid più complessi perché le posizioni dei contendenti sono vicine e c è il rischio di coinvolgere i civili i ribelli hanno già annunciato che si coordineranno con gli alleati a questo proposito non è da escludere la presenza di membri delle forze speciali incaricati di «illuminare» i bersagli o pronti a recuperare piloti che dovessero finire in territorio nemico con l aiuto degli insorti e dei velivoli spia compresi i giganteschi droni global hawk basati a sigonella sarà data la caccia ai po chi missili terra-terra scud b che rimangono nell arsenale del colonnello in una seconda fase è stato ipotizzato che la coalizione possa distruggere i bunker usati dalla guida anche se come ha detto hillary clinton l auspicio è che il raìs se ne vada nel caso serviranno ordigni particolari già usati durante il conflitto del golfo penetrano la corazza di cemento armato ed esplodono all interno del rifugio gli aiuti come abbiamo anticipato su corriere.it l egitto sta aiutando in modo discreto gli insorti facendo affluire armi munizioni e probabilmente degli istruttori ieri il wall street journal ha fornito altri dettagli sottolineando qualche timore americano nel caso che il materiale finisca nelle mani di estremisti qaedisti fonti arabe hanno aggiunto che se i ribelli le basi il dispositivo avrà come cuore l italia il governo ha messo a disposizione sette basi amendola aviano decimomannu sigonella trapani gioia del colle pantelleria sono in corso contatti per stabilire i siti del regime il comando delle operaziolibico dotati di ni a napoli un ruolo di ordigni a lungo raggio supporto che si evolverà in un intervento diretto typhoon e tornado tra italia cre della nostra aviazione di fatto la ta e forse cipro i canadesi hanno nostra penisola diventa una gimobilitato 6 caccia cf18 e una fre gantesca portaerei fondamentale gata la norvegia ne invierà al per sostenere uno sforzo piuttotrettanti in sicilia sigonella sto serio mentre la danimarca è in procinto di fare lo stesso la spagna ha gli obiettivi quando arriverà l ordine di imofferto basi e due aerei da trasporto il belgio alcuni caccia la polo porre la no-fly zone la coalizione nia è disposta a sostenere lo sfor avrà come prima missione quella zo logistico un armata europea di neutralizzare le difese missilistiche si integrerà con le forze aero che e i radar che proteggono le banavali statunitensi della sesta si di gheddafi quindi toccherà alflotta alla quali si aggiungeran le piste che saranno devastate con no entro una settimana nuove speciali bombe saranno usati aeunità un dispositivo con navi da rei da guerra elettronica mentre i sbarco reparti di marines e deci velivoli radar awacs terranno sotne di caccia fonti del pentagono to controllo lo «spazio» libico sehanno ipotizzato un ricorso ai gnalando eventuali decolli dei aiuti l egitto sta aiutando gli insorti facendo affluire armi munizioni e probabilmente istruttori questa retrovia sarà importante hanno potuto usare alcuni dei mig catturati in cirenaica è merito dell assistenza egiziana in futuro questa retrovia nel caso che il conflitto continui nella situazione di stallo diventerà importante gli egiziani poi possono dare un aiuto nell attività di intelligence servono informazioni sui traffici libici da sud e dall algeria arriverebbero rinforzi per tripoli la coalizione non può permettersi errori la missione è piena di rischi e gli alleati devono essere pronti a sortite imprevedibili del colonnello il raìs ha dimostrato anche in queste ore di essere capace di manovrare e potrebbe tentare qualche azione spettacolare affidata non alle sue forze ma a qualche gruppo disposto a servirlo la storia del suo regime è segnata dai patti siglati con i diavoli del terrore 31 guido olimpio © riproduzione riservata soldato libico un tatuaggio che ritrae muammar gheddafi reuters
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8 primo piano sabato 19 marzo 2011 corriere della sera la crisi libica il governo faremo tutto il necessario per salvare le vite dei civili libici e non ci limiteremo a dare le chiavi di casa nostra ad altri ignazio la russa ministro della difesa la scelta dell italia pronti anche ai raid contro il regime del raìs la russa faremo tutto il necessario per salvare i civili frattini sappiamo di essere esposti la tregua non reggerà la preoccupazione di berlusconi i dubbi del premier sull operazione poi prevale la «realpolitik» roma berlusconi continua a sperare che dell intervento non ci sia bisogno che in qualche modo la risoluzione dell onu abbia efficaci effetti deterrenti che peraltro ha già iniziato a produrre e questo per gli enormi rischi di instabilità successivi per i rischi umani insiti in ogni operazione militare per le conseguenze possibili migratorie in testa per l italia ma le speranze e le preoccupazioni del cavaliere esternate anche negli ultimi due giorni di fronte a napolitano e al suo governo si fermano qui sia il ministro franco frattini che il ministro ignazio la russa nelle riunioni di ieri hanno affievolito i dubbi del capo del governo con ragioni elementari di realpolitik ragioni di cui si è consapevoli in modo diffuso a più livelli nel governo come al quirinale e persino nelle aziende italiane che hanno un posto in prima fila nel mercato libico eni in testa che ieri ha evacuato come la nostra ambasciata anche gli ultimi dipendenti italiani che lavorano nell ex colonia queste ragioni dicono che dopo la risoluzione onu nonostante il protagonismo francese e inglese nonostante la voglia di parigi di sostituire alcune rendite tunisine con la ricerca di altri mercati e nonostante il nostro fastidio per queste dinamiche e tutti i nostri dubbi sarebbe comunque suicida non partecipare al massimo livello e con il massimo del coinvolgimento basi e mezzi ad operazioni militari che si svolgeranno se accadrà nel cortile di casa nostra «persino cina e russia dicono a palazzo chigi si sono convinte che fare affari con gheddafi non è più una garanzia per nessuno che chiunque voglia una fetta di mercato libico non può permettersi di continuare ad avere rapporti con un paria della comunità internazionale e che dunque occorre scommettere sulla il rammarico stabilità ovvero su un altro governo» restare ai margini la risoluzione sarebbe suicida ma in dell onu l ampio ogni caso nell ex colonia consenso coagulato non saremo più i primi imprimono in questo senso un cambiamento deciso e radicale all indirizzo del nostro governo sino a due giorni fa si discuteva solo di concedere l uso delle nostre basi da ieri nelle stanze dell esecutivo si discute di altro di ambizioni nostrane che non erano all ordine del giorno prima della decisione dell onu del possibile coordinamento delle operazioni dalla base nato di napoli di una nostra partecipazione diretta che ci consenta al massimo grado di controllare cosa avviene in libia e di avere voce in capitolo nel momento in cui si dovesse discutere del futuro di quel paese residui di cautele vengono accantonate sin dai primi istanti due sere fa nella riunione informale al teatro dell opera a margine delle celebrazioni per i 150 anni dell unità d italia alla presenza del capo dello stato e non è un caso se la nota del governo di ieri pomeriggio «ogni decisione viene adottata in accordo con il presidente della repubblica» rimarca proprio la sintonia assoluta creatasi fra governo e quirinale sintonia che ha fra l altro il merito di depotenziare la posizione critica della lega si vedrà oggi a parigi al vertice convocato da sarkozy e che vedrà il coinvolgimento della lega araba quale sarà il ruolo che il cavaliere vorrà ritagliarsi in ogni caso quale sarà l immagine che dell italia comunicherà il premier resta la considerazione amara che circola a palazzo chigi e che affianca le decisioni di queste ore «in ogni caso per l italia è una storia a perdere l obiettivo è limitare il danno ma tutti siamo consapevoli che il saldo finale di questa fase sarà per noi negativo eravamo i primi e ora al massimo avremo ancora un posto in prima in fila ma insieme a tanti altri» roma l italia non si limiterà a risultare una pista di decollo per aerei alleati che potrebbero colpire nelle prossime ore il regime di muammar el gheddafi e pronta a martellare i radar del colonnello che è stato suo partner privilegiato a ospitare a napoli il comando delle operazioni alleate contro il regime di tripoli entrerà nella «coalizione dei volonterosi» in cantiere per aiutare gli insorti libici malvista nei giorni scorsi dal governo la risoluzione 1973 del consiglio di sicurezza dell onu che da domenica autorizza a proteggere con «tutte le misure necessarie» i civili in pericolo in libia ha cambiato la posizione del nostro paese di fronte ai venti di guerra sul mediterraneo e ha avuto ripercussioni sulla politica interna le scelte del palazzo di vetro hanno spinto il governo ad accettare un «ruolo attivo» nelle operazioni militari sollecitate dagli usa e in europa da francia e gran bretagna che altrimenti si sarebbero trovate ad essere le sole migliori amiche degli insorti la novità ha ottenuto l appoggio del grosso delle opposizioni con i voti favorevoli di pd e udc non dell italia dei valori e determinato un distacco della lega nord dalla linea della maggioranza il summit il presidente del consiglio silvio berlusconi insieme a gianni letta e a franco frattini al vertice interministeriale sulla libia mentre le rivolte contro il colonnello restano nel mirino della repressione per deliberazione del consiglio dei ministri e con un mandato parlamentare l italia si è impegnata a contribuire «attivamente» ad attuare le decisioni dell onu «con gli altri paesi disponibili ovvero nell ambito delle organizzazioni internazionali» scritta in risoluzioni dal testo identico approvate ieri dalle commissioni esteri e difesa di camera e senato questa formula contiene di fatto un invito ad entrare nella cosiddetta «coalition of the willing» messa in piedi da usa francia gran bretagna e alcuni paesi arabi orientati a usare le armi e liberarsi di gheddafi la protezione dei civili sottolineano i testi parlamentari ricalcando un comunicato diffuso dal governo dopo una riunione d urgenza andrà garantita con «ogni iniziativa necessaria» e «ivi compresa la concessione in uso di basi sul napolitano «È impossibile rimanere indifferenti alla sistematica repressione delle libertà» territorio nazionale» il ministro della difesa ignazio la russa nel parlarne prima che fosse evidente a tutti l assenza di leghisti in commissione ha accennato alla capacità italiana di neutralizzare radar e ha informato della disponibilità per le azioni delle basi di amendola gioia del colle sigonella aviano trapani decimomannu e pantelleria una svolta «e assai difficile pensare ad aerei militari italiani coinvolti sul terreno libico ma evidentemente la nostra lealtà euroatlantica ci fa dire che le nostre basi militari e il supporto logistico non potremmo negarli» diceva il mi nistro degli esteri franco frattini il 7 marzo oggi le basi sono soltanto una parte di ciò che l italia offre nell impegnarsi a realizzare le indicazioni dell onu frattini ha previsto «attacchi» senza dar credito al cessate il fuoco annunciato da tripoli «ci aspettano decisioni impegnative difficili» aveva anticipato in mattinata giorgio napolitano interlocutore preferito dell amministrazione obama a roma definendo «impossibile rimanere indifferenti alla sistematica repressione di libertà» in libia maurizio caprara © riproduzione riservata la storia gli americani hanno preso alla lettera mussolini facendo dell italia una gigantesca portaerei cunningham nella lunga notte del `40 ora i nomi di queste basi tornano nella discussione pubblica come possibili punti di partenza delle incursioni contro gheddafi ed evocano aneddoti autentici e leggende metropolitane da sfatare non è vero ad esempio che le basi americane in italia siano 89 come spesso affermano i nemici dell «imperialismo» sono 89 le installazioni dagli impianti di telecomunicazione di cima gallina bolzano all antenna per la navigazione di lampedusa il grosso delle armi e degli uomini è concentrato in sei basi gaeta dov è storicamente attraccata l ammiraglia della sesta flotta napoli che ospita il comando logistico nel solco della tradizione del dopoguerra il tempo della «tammuriata nera» e degli amori multietnici aviano con il mistero delle sue testate nucleari probabilmente una cinquantina al sicuro in un bunker e con il terribile ricordo del pilota che recise la funivia del cermis provocando una strage impunita camp darby in toscana negli anni settanta bersaglio preferito dei giovani ribelli di pisa e teatro di scontri anche duri replicati dai disobbedienti di casarini che tentarono di bloccare la partenza di armi per l iraq camp ederle a vicenza la base della discordia buona parte della città è ostile al raddoppio tranne chi lavora nel piccolo sistema economico sorto attorno agli americani i 744 dipendenti le aziende che forniscono i servizi di scuolabus pulizie vigilanza e anche i negozi specializzati nel rivendere tute mimetiche dismesse a cacciatori pescatori e appassionati di giochi di guerra oltre ai gestori dei venti topless bar della zona è stata istituita una pattuglia che fa la ronda tra i locali porta via gli ubriachi e il giorno dopo passa a saldare il conto la sesta base è appunto sigonella per molti italiani è ancora sinonimo di orgoglio nazionale craxi che affronta reagan nella notte il colonnello ercolano annichiarico che fronteggia duecento marines con i suoi trenta avieri spaventati l arrivo dei carabinieri purtroppo anche la fuga degli assas sigonella aviano gioia del colle quei luoghi simbolo tra orgoglio e misteri dal «no» di craxi alle bombe su belgrado diceva mussolini che l italia non ha bisogno di portaerei perché è lei stessa una portaerei gli americani per nostra fortuna lo sconfissero e lo presero in parola trasformando l italia nella loro portaerei protesa verso il sud e l est del mediterraneo e scrivendo una delle pagine più contrastate della nostra guerra fredda attorno alle basi usa nacquero leggende nere e prosperarono affari si combatterono battaglie ideologiche in odio e in nome dell atlantismo dopo la notte di sigonella i comunisti si levarono in piedi alla camera ad applaudire craxi per la prima e ultima volta e giovanni spadolini si dimise da ministro della difesa da gioia del colle partivano i tornado italiani per bombardare i serbi durante la guerra del kosovo taranto evoca la notte più dura della marina l attacco di sorpresa dell ammiraglio marco galluzzo © riproduzione riservata 10 ottobre 1985 è la notte della crisi di sigonella scontro tra governo e usa sulla consegna dei dirottatori dell achille lauro
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corriere della sera sabato 19 marzo 2011 primo piano 9 siamo pronti a sostenere il ruolo attivo dell italia nei limiti della risoluzione onu pier luigi bersani pd ci siamo esposti ora serve un surplus di attenzione da parte degli altri stati fabrizio cicchitto pdl dobbiamo partecipare all azione varata dall onu senza se e senza ma pier ferdinando casini udc le posizioni sì delle opposizioni l idv si astiene nelle commissioni esteri e difesa calderoli rischio ritorsioni la lega non vota e apre un caso pd udc e fli non c è maggioranza bossi la pensiamo come la germania bagnasco l aiuto sia prudente ma convinto roma È immediato e senza condizioni il sì dell opposizione con l eccezione dell idv che sceglie l astensione alla risoluzione onu sulla libia che il governo sottopone al voto delle commissioni riunite esteri e difesa di senato e camera quello che fa discutere e che porta pd udc e fli a puntare i dito contro una maggioranza «che non esiste più» in politica estera perché una sua componente «non si assume la responsabilità» di sostenere l eventuale intervento armato contro gheddafi è invece l atteggiamento della lega i leghisti hanno manifestato come già avvenne sull afghanistan tutto il loro scetticismo sull opportunità di un intervento armato che lo ha detto roberto calderoli in consiglio dei ministri espone l italia al rischio di «ritorsioni» che nemmeno l ipotesi di uno scudo nato invocato da massimo d alema e giudicato necessario dal ministro franco frattini potrebbe impedire «serve un approfondimento in parlamento un dibattito nelle camere» ha insistito calderoli l unico in consiglio a rappresentare il suo partito e l unico ad astenersi sulla risoluzione nello stesso momento in cui umberto bossi faceva diffondere una nota in cui sosteneva che «la lega nord si sente vicina alla posizione della germania per quanto riguarda il problema della libia» ovvero parole della merkel la scelta dell intervento «non è stata ponderata al 100 per cento» conseguenza immediata di una presa di distanza netta è stata la decisione dei leghisti di non partecipare al voto delle commissioni riunite di camera e senato pur autorizzando lo svolgimento delle sedute e se l idv si è astenuta considerando troppo timida la risoluzione a montecitorio si è segnalata anche l assenza degli esponenti dei responsabili anche se il capogruppo sardelli ha firmato la mozione di sostegno alla risoluzione senza l apporto di pd udc e fli insomma la maggioranza non avrebbe avuto i voti sufficienti per approvare la risoluzione un fatto considerato grave dalle opposizioni che non hanno avuto dubbi sul sì «siamo disponibili a sostenere un ruolo attivo dell italia nell ambito della risoluzione onu» ha detto già nel primo pomeriggio pier luigi bersani e altrettanto hanno fatto italo bocchino per il fli che ha chiesto che l italia pretenda il comando delle operazioni e pier ferdinando casini per l udc «dobbiamo partecipare all azione internazionale senza se e senza ma» e tanto suonano convinti i sì dei leader dell opposizione quanto stride il silenzio scettico della lega al quale però il ministro degli esteri non vuole dare troppo peso «rispettiamo questa posizione la comprendiamo l abbiamo vista sull afghanistan la lega alla fine mantiene una lealtà assoluta alle azioni del governo assicura frattini e poi più ci impegniamo più avremo forza per chiedere all europa condivisione nell affrontare l emergenza immigrati insomma è una posizione politica che però non intacca la decisione che maggioranza di governo minoranza parlamentare e governo hanno preso oggi» una decisione peraltro condivisa anche dal vaticano che per bocca del presidente della cei cardinal angelo bagnasco chiede di «aiutare in modo prudente ma convinto» le popolazioni in libia «che aspirano ai diritti fondamentali» la nota di massimo franco centrodestra spiazzato e il carroccio sceglie la linea neutralista italia si prepara a partecipare ad un intervento militare in libia che ha subìto più che voluto e ad allinearsi ad una decisione benedetta dall onu ma presa di fatto da francia e stati uniti d accordo con la lega araba dopo che negli ultimi giorni si era rassegnata ad una rivincita sanguinosa di gheddafi sugli insorti la cautela tedesca offre alla lega un appiglio internazionale per defilarsi e non votare con il governo ma è davvero un piccolo gancio al quale il carroccio appende un neutralismo d ufficio e senza conseguenze tranne quella di mostrare un centrodestra spiazzato e diviso al contrario di pd e udc che si sentono schierati dalla «parte giusta» fin dall inizio e adesl italia cerca di so chiedono che la risoluzione unite sia limitare i danni delle nazioni in azione.tradotta rapidamente di un azione il tentativo del governo adesso è di utilizzare la nostra militare decisa posizione geopolitica per assuda altri mere un ruolo almeno da coprotagonisti le basi italiane serviranno come appoggio per le incursioni aeree che dovrebbero aprire la strada alla creazione della no fly zone il divieto di sorvolo sul territorio libico da parte dei piloti di gheddafi che bombardano la popolazione civile anzi i ministri della difesa e degli esteri ignazio la russa e franco frattini preannunciano un ruolo più «attivo» per l aeronautica italiana «non diamo le chiavi di casa nostra ad altri» si spiega la strategia è di limitare i danni provocati dalle oscillazioni degli ultimi giorni legate ai nostri rapporti con gheddafi e all incertezza sull esito della guerra civile e di impedire che un attacco per quanto sotto l egida dell onu ci esponga a rappresaglie per questo si evoca lo «scudo della nato» come ulteriore difesa lo fa l ex premier massimo d alema e frattini subito sottoscrive la proposta d altronde è sbiadito ma non del tutto cancellato il ricordo dei missili sparati nel 1986 da gheddafi verso l isola di lampedusa vicinissima alle coste libiche con il regime di tripoli assediato dalla comunità internazionale c è il timore di minacce multiple e perfino più pericolose ci sono l «arma» dell immigrazione clandestina attraverso il confine d acqua del mediterraneo la ritorsione contro i nostri corposi interessi energetici e la possibilità di atti di terrorismo per questo ieri sera il comitato per l ordine e la sicurezza pubblica riunito al viminale ha alzato «il livello di attenzione» per gli attacchi che possono arrivare dal maghreb sottovoce il governo non si nasconde che alla fine si potrebbe essere costretti a fare soprattutto il bilancio dei danni quello dei benefici almeno per ora non è prevedibile il centrodestra si presenta diviso sebbene non esistano pericoli di crisi la lega esita vistosamente ad assecondare le decisioni dell onu è additata dal centrosinistra come un alleato inaffidabile in politica estera e così ostile ad un azione militare che qualche giorno fa il ministro dell interno roberto maroni aveva invitato con linguaggio discutibile gli usa a «darsi una calmata» rispetto alle ipotesi di un intervento militare ma già in passato il carroccio ha mostrato di seguire una politica estera attratta ora dalla serbia di milosevic ora dalla destra xenofoba dell austriaco haider di recente la lega è arrivata a chiedere il ritiro da afghanistan balcani e libano come la sinistra comunista con la questione libica riaffiorano gli istinti isolazionisti ieri al consiglio dei ministri straordinario il carroccio si è astenuto e nelle commissioni parlamentari si è assentata per pd e udc è un occasione ghiotta per mostrarsi più in sintonia con ue e casa bianca dello stesso governo berlusconi l appello del capo dello stato giorgio napolitano a sostenere «il risorgimento della libia» accentua e ufficializza la scelta di campo contro gheddafi d altronde il dittatore libico ha fatto di tutto per esasperare alleati e avversari a cominciare da quelli numerosi che ha in un mondo arabo ansioso di liberarsi del raìs 1 2 3 4 5 6 7 amendola sede del 32° stormo e dei predator l aeroporto militare di amendola è a 15 km da foggia ospita il 32° stormo dell aeronautica militare ed il 28° gruppo velivoli teleguidati dotato di predator la scheda il voto la risoluzione dell onu sulla libia ha ricevuto il via libera dalle commissioni esteri e difesa di camera e senato da segnalare l assenza dei parlamentari della lega dei deputati dei «responsabili» e l astensione dell idv la responsabilità il capogruppo del pd in commissione esteri francesco tempestini fa notare che è solo per «la responsabilità delle opposizioni» se il governo non va sotto in commissione l la base di aviano e i raid sulla ex jugoslavia la base di aviano è stata fino al 2005 il quartier generale della sixteenth air force che ora si trova a ramstein da qui partirono i velivoli militari utilizzati per i raid sulla ex jugoslavia ora ospita il 31° fighter wing usaf gli elicotteri ab 212 e il possibile ruolo nella missione decimomannu è la sede della 670ª squadriglia search and rescue impiegata nella ricerca e salvataggio che opera con alcuni elicotteri ab 212 che potrebbero essere di appoggio per gli equipaggi impegnati in missione paola di caro © riproduzione riservata gioia del colle dove lo stato d allerta è già stato attivato vicino a bari si trova la sede del 36° stormo dell aeronautica militare italiana e vi sono di stanza i caccia eurofighter schierati anche a grosseto lo stato di allerta è già stato attivato da alcune settimane l hangar nella roccia a pantelleria È sede di una base dell aeronautica militare che utilizza uno storico hangar ricavato nella roccia da pier luigi nervi e sopravvissuto alla seconda guerra mondiale la marina usa e l aeronautica italiana a sigonella la base aerea di sigonella è composta dalla naval air station sigonella della marina statunitense e dall aeroporto dell aeronautica militare italiana sede del 41° stormo antisom l aeroporto di trapani tra caccia intercettori e aerei radar l aeroporto militare di trapani è sede del 37° stormo assicura l operatività del 10° e del 18° gruppo caccia intercettori f-16 È attrezzato per gli aerei radar awacs sini di leon klinghoffer ma oggi sigonella è uno degli avamposti della tecnologia di guerra americana nel pianeta nella base siciliana dovrebbe entrare in funzione nel 2012 l alliance ground surveillance il grande occhio elettronico della nato con otto global hawks i falchi globali che volano sino a ventimila metri d altezza droni di ultima generazione che senza rischiare vite umane garantiscono il lavoro che l aereo-spia u2 simbolo della guerra fredda faceva con tre piloti e dieci velivoli di appoggio forme di neocolonialismo o fonte di affari simbolo di sottomissione o segno di importanza strategica le basi americane in italia rappresentano per numeri e armamenti una frazione di quelle in germania o in giappone ma sono destinate a sopravvivere alla guerra fredda se l attenzione alla cortina di ferro è calata anche se la russia di putin induce a tenere alta la guardia sono il medio oriente e l africa i nuovi obiettivi la strategia del pentagono è di mantenere meno basi ma renderle più grandi e confortevoli l italia è una retroguardia meno insicura e scomoda rispetto al caucaso e al golfo persico a vicenza si sta meglio che a incirlik la tradizione è antica alla maddalena sino a tre anni fa casa dei sommergibili nucleari del mediterraneo la prima nave dalla bandiera a stelle e strisce ancorò nel 1822 dopo aver chiesto il permesso al luogotenente dei savoia in una pausa della campagna contro i pirati di algeri la distinzione tra basi usa e basi nato è un falso mito come ha spiegato sulla rivista limes l esperto di geostrategia alfonso desiderio la nato non dispone di basi proprie se non per i quartier generali in italia è rimasto solo quello di na lo scontro poli alcune installazioni radar e istituzioni come il nato defense college a roma l alleanza atlantica usa le basi i mezzi e le truppe che i paesi membri le mettono a disposizione in teoria tutte le basi italiane possono servire all alleanza e quindi essere considerate basi nato durante la guerra del kosovo ne furono coinvolte dodici ora dovrebbe toccare a gioia del colle da dove nel 1999 decollavano verso belgrado i 24 tornado comprati in leasing dagli inglesi al suono della sirena i piloti avevano 300 secondi per decollare e taranto un nome che evoca la notte dell 11 novembre 1940 la conte di cavour centrata da un siluro britannico la littorio e la duilio le leggende falso che le basi usa siano 89 sono 89 le installazioni e la distinzione con la nato è un mito la nato non ha basi proprie in fiamme l oscurità illuminata dai roghi dei depositi di carburante i giapponesi studiarono quell attacco e lo riprodussero a pearl harbor dopo la guerra la base rinacque e a lungo il personaggio più popolare di taranto fu il matto che quando il ponte girevole si apriva per far passare una nave da guerra si divertiva a saltare da una parte all altra nel 2004 sono finiti i lavori che ne hanno fatto una delle più grandi basi navali del mediterraneo pochi mesi prima vi avevano trovato rifugio alcune navi straniere di un paese allora amico battevano bandiera libica sigonella divenne sinonimo di orgoglio nazionale nel 1985 quando bettino craxi fu protagonista dello scontro con il presidente usa reagan i marines tentarono invano di farsi consegnare i palestinesi che avevano dirottato l «achille lauro» aldo cazzullo © riproduzione riservata © riproduzione riservata
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10 primo piano sabato 19 marzo 2011 corriere della sera la crisi libica l italia già in movimento navi e aerei prenderanno parte all attacco mobilitati 1000 uomini della marina e 200 dell aviazione roma l operazione libia sarà molto simile alla guerra del kosovo del 1999 con una differenza in quell occasione gli aerei d attacco italiani erano autorizzati a svolgere solo un ruolo di appoggio stavolta potranno partecipare attivamente ai bombardamenti delle basi militari libiche e intervenire nella difesa antiaerea nel caso in cui i caccia di gheddafi cerchino di spingersi verso il territorio italiano per compiere azioni di rappresaglia l operazione in realtà è già scattata il livello di attenzione sul nostro territorio è salito di grado le navi italiane si stanno schierando nel mediterraneo la portaerei americana enterprise da qualche giorno non rende più nota la sua posizione e forse sarà proprio questa unità navale a scatenare per prima un inferno di fuoco coi suoi missili le basi aeree italiane sono già pronte per accogliere i tornado e typhoon inglesi e gli f16 americani e canadesi il cacciatorpediniere andrea doria naviga da ieri nelle acque del canale di sicilia i suoi assetti comprendono micidiali missili per la difesa antiaerea e antimissilistica incrocia nelle acque del canale anche la nave etna che in questo periodo detiene il comando di un gruppo navale della nato lo standing nato maritime group il pattugliatore libra sta navigando verso le coste libiche con un carico di aiuti umanitari mentre la fregata euro opera come nave appoggio ieri sera ha lasciato il porto di taranto la portaerei garibaldi anti-gheddafi altri 200 uomini saranno messi in campo dall aeronautica che parteciperà agli attacchi e renderà disponibili le proprie basi per gli alleati saranno sette le basi coinvolte a gioia del colle in puglia sono pronti i piloti degli eurofighter da giorni a trapani vivono in allarme i top gun degli f16 nella stessa base sono in fase di allerta gli awacs per il controllo dello spazio aereo e anche i sikorsky elicotteri formidabili nella fase di ricerca e salvataggio di piloti eventualmente caduti in territorio nemico durante la guerra del kosovo fu necessario in due occasioni mettere in atto le procedure di recupero di piloti finiti in territorio ostile se gheddafi dovesse portare una minaccia navale o sottomarina contro le coste italiane entrerebbero in azione i velivoli breguet atlantic dislocati in sicilia a sigonella specializzati nella caccia ai mezzi subacquei e nelle operazioni di soccorso in mare probabile che i caccia inglesi e americani utilizzeranno le basi di decimomannu in sardegna e la pista sull isola di pantelleria a decimomannu ha sede la air weapon training installation e cioè il luogo dove i piloti italiani e di altri paesi della nato si addestrano al tiro simulando gli scenari di guerra più complicati in cui potrebbero trovarsi a operare un altro aeroporto dal quale partiranno i cacciabombardieri è quello di amendola in provincia di foggia la base ospita gli amx e i predator gli aerei da ricognizione senza pilota che potrebbero essere impiegati nei cieli libici la settima base coinvolta è quella di aviano in provincia di pordenone dove opera stabilmente il 31° fighter wing un reparto di volo dell aeronautica degli stati uniti rimane da capire come sarà formato il gruppo di comando chi darà il via e coordinerà gli attacchi dipende da come sarà costituita la coalizione se parteciperanno solo i paesi cosiddetti «volenterosi» il comando potrebbe toccare a un francese o un inglese con un vice italiano se invece l operazione sarà guidata dalla nato il comando verrà stabilito a bagnoli napoli con un capo americano e un vice italiano la garibaldi ieri sera ha lasciato il porto di taranto la portaerei garibaldi dotata di sei aerei harrier diretta verso il porto siciliano di augusta la nave garibaldi è dotata di sei aerei harrier a decollo verticale già impiegati negli attacchi del 2001 e 2002 sul territorio dell afghanistan sulla portaerei navigano alcune decine di uomini del reggimento san marco specialisti in assalti e in azioni antisabotaggio nel complesso saranno circa mille gli uomini della marina impegnati nell operazione marco nese © riproduzione riservata retroscena gli uomini della nostra intelligence lasciano la zona di tripoli decidendo di concentrarsi in cirenaica allerta degli 007 per le possibili «ritorsioni» il copasir chiede il potenziamento delle misure di protezione degli obiettivi interni roma riposizionamento degli uomini impegnati sul territorio libico per tentare di fare fronte alla minaccia che potrebbe coinvolgere l italia dopo la decisione di partecipare all intervento militare e potenziamento delle misure di protezione degli obiettivi interni nel timore di quelle «ritorsioni» che il colonnello gheddafi ha più volte annunciato i servizi di intelligence adeguano il dispositivo di sicurezza e lasciano la zona di tripoli decidendo di concentrarsi in cirenaica una mossa strategica che definitivamente conferma la scelta di schierarsi contro il regime e appoggiare gli insorti sostenendo l azione del comitato nazionale libico il cnl guidato dall ex ministro della giustizia mustafa abdel jalil È l uomo che il 21 febbraio scorso si dimise per protestare contro l uso eccessivo della forza deciso dal raìs il leader che l occidente mostra di voler adesso appoggiare occidentali in ostaggio la chiusura dell ambasciata decisa ieri mattina impone agli 007 di abbandonare tripoli e ripiegare in altre zone dopo le critiche aspre per non aver compreso quanto stava accadendo in libia e più in generale nei paesi del maghreb l aise l agenzia per la sicurezza estera così come i servizi segreti di altri stati aveva rafforzato la propria presenza anche a protezione degli insediamenti italiani oltre agli impianti gestiti dall eni ci sono decine di aziende che hanno ottenuto «commesse» negli ultimi anni comprese alcune specializzate in alta tecnologia e questo aveva convinto sulla necessità di rimanere nell area anche tenendo conto della scelta di evacuare i connazionali compreso il personale delle società che in numerosi casi hanno sospeso la propria attività ma la presenza più forte era stata dirottata nella zona di bengasi e questa direttiva è stata ribadita dopo lo sgombero della sede diplomatica il rischio alto temuto in queste ore è che gruppi fondamentalisti guidati dal regime possano prendere in ostaggio gli occidentali e usarli come merce di scambio proprio come avveniva in iraq e in afghanistan dopo i raid decisi in sede internazionale per questo si è deciso di rimpatriare anche gli uomini del contingente della guardia di finanza impegnati fino a un mese fa nel pattugliamento delle coste insieme alla polizia locale e agli ufficiali di collegamento del viminale che si occupavano di contrasto all immigrazione il pericolo secondo gli analisti riguarda pure e forse soprattutto gli agenti segreti che finora avevano sempre collaborato con l establishment libico e adesso vengono giudicati «traditori» la ritorsione militare negli aggiornamenti dell intelligence non viene però sottovalutata la possibilità che il colonnello decida di compiere un azione eclatante sul territorio italiano non a caso il ministro degli esteri franco frattini ha subito appoggiato la richiesta del presidente del copasir il comitato parlamentare sui servizi segreti massimo d alema di «chiedere alla nato l attivazione di un dispositivo di protezione una rete di sicurezza indispensabile visto che siamo una delle aree più vicine e dunque maggiormente esposte ad azioni ritorsive» la mente torna all aprile del 1986 quando due missili scud libici furono lanciati contro la base statunitense loran a lampedusa dopo il bombardamento della libia da parte degli stati uniti era l operazione «eldorado canyon» che aveva l obiettivo di eliminare gheddafi il colonnello rispose colpendo l italia e adesso si teme che possa utilizzare la stessa tattica pur nell incognita della sua forza militare uno dei report trasmessi al viminale negli ultimi giorni conferma come «le criticità della crisi libica risiedono soprattutto nella particolare struttura istituzionale del paese che non consente un ricambio o un aggiustamento controllato dell organizzazione politico-amministrativa e nel massiccio coinvolgimento delle strutture di sicurezza nelle operazioni di repressione della protesta popolare» un sostegno che gli aveva consentito di riconquistare numerose aree finite in mano agli insorti e adesso bisognerà vedere se sia adeguato anche a fronteggiare l intervento deciso in sede onu le azioni clandestine nei «punti di situazione» aggiornati seguendo l evoluzione dello scenario internazionale non viene esclusa la possibilità di attentati sul territorio ma è un eventualità giudicata al momento remota tanto che il comitato per l ordine e la sicurezza riunito al viminale dal ministro dell interno roberto maroni non ha ritenuto di dover innalzare il livello di protezione degli obiettivi sensibili nè di prendere ulteriori misure rispetto a quelle già inserite nel dispositivo antiterrorismo tuttora in vigore sono le cosiddette «azioni clandestine» che i seguaci del colonnello potreb come nel 1986 la mente torna all aprile del 1986 quando due missili scud libici furono lanciati contro lampedusa bero compiere per far pagare all italia quello che in sede diplomatica è già stato bollato come un clamoroso voltafaccia del resto il trattato di amicizia che assegnava al regime denaro apparecchiature di alta tecnologia e mezzi navali oltre alla promessa della costruzione di un autostrada che avrebbe attraversato lo stato da una frontiera all altra è stato firmato appena due anni e mezzo fa e da allora gheddafi è venuto più volte in italia accolto con tutti gli onori da allora tutto è cambiato e la prima ritorsione già messa in atto in maniera evidente sono quei barconi carichi di disperati che continuano ad approdare a lampedusa «loran» nel 1986 due scud libici furono lanciati contro la base di lampedusa fiorenza sarzanini © riproduzione riservata
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corriere della sera sabato 19 marzo 2011 primo piano 11 siamo stati i primi a chiedere raid aerei mirati i primi a riconoscere ufficialmente il consiglio di bengasi la risoluzione è innanzitutto un successo francese ministero degli esteri francese abbiamo scelto l astensione al palazzo di vetro non in difesa di gheddafi ma perché sull opzione di un intervento militare vediamo considerevoli pericoli e rischi ministero degli esteri tedesco parigi lo «strappo» con gli alleati poi la vittoria berlino l astensione all onu fiasco diplomatico la scommessa di sarkozy e il riscatto francese l exploit del ministro juppé dal nostro corrispondente la solitudine di frau merkel «fischiata» in casa gli errori del ministro westerwelle la cancelliera angela merkel 56 anni guida il governo tedesco dal 2005 ha mantenuto una posizione defilata ma è stata criticata per l astensione di berlino dal voto sulla risoluzione onu che ha deciso l intervento dal nostro corrispondente parigi nel 2003 con un discorso passato alla storia per eloquenza e solennità l allora ministro degli esteri dominique de villepin prese la parola al consiglio di sicurezza dell onu spiegando perché la guerra all iraq voluta dagli americani non andava fatta seguì il grande freddo nei rapporti tra parigi e washington dove a lungo non si mangiarono più french fries ma freedom fries otto anni dopo la situazione è capovolta un ministro degli esteri francese alain juppé torna a new york stavolta per convincere il mondo che bisogna intervenire e subito in libia i toni di juppé sono meno letterari ma raggiungono lo scopo dopo giorni di attendismo culminati con l opaco vertice del g8 a parigi ecco la risoluzione che prevede l uso della forza contro gheddafi a condurre il gioco è indiscutibilmente la francia al quai d orsay ieri si è cercato di ricordarlo siamo noi ad avere messo gheddafi con le spalle al muro «siamo stati i primi a chiedere raid aerei mirati i primi a riconoscere ufficialmente il consiglio di bengasi i soli a partecipare alla riunione dell onu con un rappresentante del rango di lo che potrebbe fargli recuperare qualche punto nei sondaggi che lo danno in grave difficoltà gli intellettuali da andré glucksmann a claude lanzmann ricordano che nelle strade di bengasi si sono sentite grida di vive la france parigi è ridiventata la paladina dei diritti umani tornerà utile quando si tratterà di ricostruire il nuovo nordafrica stefano montefiori © riproduzione riservata il presidente nicolas sarkozy 56 anni all eliseo dal 2007 la posizione interventista sulla libia potrebbe fargli recuperare qualche punto nei sondaggi che lo danno in grave difficoltà in vista delle presidenziali del 2012 berlino siamo di fronte al maggiore fiasco diplomatico della germania da anni fiasco libico È successo che per giorni il ministro degli esteri guido westerwelle ha fatto la voce grossa con gheddafi e chiesto che se ne andasse in parallelo però il governo tedesco si è sempre detto contrario alla no-fly zone sulla libia e ha guardato storto il presidente francese nicolas sarkozy quando l ha proposta berlino però non si è limitata a decidere di non contribuirvi con le sue truppe arrivata al consiglio di sicurezza delle nazioni unite dove ha un seggio biennale si è astenuta sulla risoluzione che ha deciso l intervento in compagnia di russia cina brasile e india soprattutto isolandosi dagli alleati della nato stati uniti francia gran bretagna ora mentre a parigi e non solo sarkozy incassa applausi angela merkel a berlino raccoglie fischi ieri sera la cancelliera ha messo un sorriso davanti alla débâcle «ci sono già rapporti incoraggianti che dicono che gheddafi sta reagendo alla risoluzione» dell onu riferendosi all intenzione annunciata da tripoli di cessare il fuoco peccato che quella risoluzione la germania non l abbia votata la decisione ultima di astenersi è stata di frau merkel il protagonista di tutta la vicenda però è stato westerwelle che per la prima volta da quando è al governo si è trovato il campo aperto per potere impostare la sua politica dal momento che l ex ministro della difesa karl-theodor zu guttenberg che più volte l aveva frenato in iniziative confuse si è da poco dovuto dimettere a causa dello scandalo della tesi presenza pesante importante l intervento di bernard-henri lévy che aveva indispettito i diplomatici ministro ha elencato il portavoce bernard valéro la risoluzione è innanzitutto un successo della diplomazia francese» e pensare che l eroe del giorno alain juppé è stato a un passo dalle dimissioni una settimana fa quando sarkozy riceveva all eliseo i capi degli insorti libici accompagnati dal filosofo bernard-henri lévy mentre lui in riunione a bruxelles ne sapeva poco o nulla furono di nuovo giorni oscuri per il quai d orsay reduce dalle clamorose gaffe in tunisia ed egitto e di nuovo scavalcato dalla imprendibile diplomazia parallela del presidente sarkozy ispirata alla realpolitik quando ministro degli esteri era il difensore dei diritti umani bernard kouchner tutta ideali e interventismo oggi che al ministero c è il cauto juppé lo «strappo» di sarkozy e lévy ha irritato i diplomatici e forzato i tempi ma ora nelle dichiarazioni ufficiali la francia «non ha avuto esitazioni e ha sempre tenuto l iniziativa sin dall inizio della crisi per sostenere l opposizione libica contro il tiranno gheddafi» per sarkozy già a suo tempo segretamente favorevole alla guerra in iraq è finalmente il momento del tanto atteso successo internazionale quel assenza pesante a frenare il titolare degli esteri non c era questa volta il dimissionario ministro guttenberg di dottorato copiata in una nota il ministero di westerwelle ha precisato di avere scelto l astensione al palazzo di vetro non in difesa di gheddafi ma perché sull opzione di un intervento militare «vediamo considerevoli pericoli e rischi» questa posizione ha guadagnato a berlino l apprezzamento del dittatore di tripoli il quale ha promesso di aprire le porte della libia al business tedesco mentre le chiuderà al resto dell occidente ma mette in imbarazzo la diplomazia di berlino nei paesi occidentali e nelle capitali arabe che hanno sostenuto la risoluzione non solo dopo essersi assicurato i voti di molti paesi per fare eleggere la germania nel consiglio di sicurezza dell onu lo scorso autunno westerwelle aveva assicurato che la germania si sarebbe fatta carico delle sue responsabilità globali «il mondo sa che può contare su di noi» molti politici e commentatori sottolineavano ieri sera che questo conto non lo possono fare le opposizioni libiche la signora merkel nella vicenda è stata abbastanza defilata ma è comunque la prima responsabile del flop internazionale probabilmente starà pensando con malinconia al vecchio amico guttenberg danilo taino © riproduzione riservata
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corriere della sera sabato 19 marzo 2011 primo piano 13 immigrazione la protesta siamo la guantánamo del mediterraneo chiedo aiuto a tutti i sindaci d italia dino de rubeis sindaco di lampedusa cordone sul molo a lampedusa impedito lo sbarco dei profughi «non diventeremo noi i clandestini» il sindaco subito i trasferimenti dal nostro inviato lampedusa il tempo della pietà e della comprensione è scaduto ieri pomeriggio sul molo favarolo dove covava da giorni esplode la rivolta di lampedusa con 100 lampedusani che spintonano i carabinieri invadono la banchina e impediscono alla motovedetta della capitaneria di porto di far sbarcare 113 migranti soccorsi in alto mare come accade poi per 40 donne e alcuni bambini arrivati con una seconda motovedetta stesso destino di un terzo natante con due cadaveri recuperati nel vicino scoglio di lampione e ancora con proteste proseguite fino a notte mentre s affacciavano altre 10 imbarcazioni più di 560 persone a bordo una massa di disperati da aggiungere ai 2.800 che intasano il centro accoglienza ormai ridotto a un inferno lurido anche perché s è interrotto il ponte aereo dicono che non sanno dove mandarli «strapieni tutti i centri nel resto del paese» ammette il prefetto giuseppe caruso ma qui non vogliono né i 150 soldati in arrivo né su corriere.it sull isola la protesta contro gli sbarchi nello striscione c è scritto «lampedusani futuri clandestini» la diretta l emergenza lampedusa raccontata in diretta video ogni giorno su corriere.it le immagini live degli sbarchi i videoreportage esclusivi la tendopoli che vorrebbe fare allestire il prefetto nominato commissario straordinario di un emergenza che pescatori albergatori un po tutti temono finisca per produrre l effetto di un «recinto lampedusa» come tuona il sindaco dino de rubeis «siamo la guantánamo del mediterraneo chiedo aiuto a tutti i sindaci d italia» «via via viaaa dalla nostra isola » è il grido di rivolta che rimbomba anche sull approdo turistico della madonnina al porto commerciale sulla banchina di cala pisana per bloccare le altre motovedette che portano donne e cadaveri come succede alla pilotina con il capitano di vascello vittorio alessandro che vaga un ora in rada per consegnare ai medici un ferito grave l isola che non ne può più reagisce nel peggiore dei modi dopo aver provato per una settimana a far echeggiare la protesta dentro i palazzi del potere «tutti sordi e adesso esplo de la rabbia» urla il nuovo condottiero di questo drappello lanciato sul molo il generale dei carabinieri antonio pappalardo che da pensionato dopo aver fatto il sindacalista del cocer ricompare nei panni di capopopolo era stato lui a indicare venerdì la bandiera a mezz asta era cominciata così la festa dell unità a lampedusa culminata nell invocazione dell «indipendenza» «vogliono trasformare l isola in un recinto di africani» gri dano sulle banchine a squarciagola anche le mogli di commercianti e piccoli operatori turistici soffocati dalle disdette per pasqua dall incubo di veder saltare le prenotazioni estive di qui la prima avvisaglia mattutina con l occupazione della riserva marina una sorta di piccolo museo del mare indicato dagli uomini di caruso come rifugio per i tunisini arrivati con il primo barcone cento lampedusani dentro la riserva contro cento tunisini inzuppati stipati in un pullman per ore poi via al centro accoglienza o meglio sulle scarpate che circondano questa vallata infernale a tre chilometri dalla piazza dove campeggiano striscioni emblematici «i centri fateli in padania» «unione europea vergognati» «soluzione centri accoglienza sulle navi» slogan carichi di rabbia sintetizzati nella lettera al presidente della repubblica che pappalardo ripropone col suo vocione da condottiero per dire che i cittadini di lampedusa «sentendosi esclusi stanno discutendo sulla loro appartenenza alla patria comune» e via con accenti sempre più duri strappando però applausi a scena aperta «faremo ricorso anche a un referendum per decidere se continuare a far parte di uno stato che da oltre 40 anni ci ignora» i toni sono diversi ma scendono in campo pure i senatori del pd il segretario regionale giuseppe lupo e la sparuta pattuglia d opposizione qui guidata da giuseppe palmeri agente di viaggio e albergatore per dire «no al recinto lampedusa» «È stato il governo ad alimentare la tensione ed ora qualcuno dovrà chiedere le dimissioni di maroni» certo non lo farà il vicesindaco angela maraventano senatrice della lega e contro di lei si scaglia un altra prima donna che qui fu vicesindaco con tessera del vecchio partito comunista giusy nicolini legambiente «governo sindaco e assessori non sono all altezza ma non possiamo nemmeno protestare contro donne e bambini che arrivano dopo 30 ore di mare e non c è ragione che possa legittimare il mancato soccorso» quando le motovedette riescono a far scendere i primi migranti cominciando dai bambini si rischia anche lo scontro 2 800 i disperati ospitati nel centro di accoglienza di lampedusa fra un gruppo di lampedusani e una ventina di tunisini qui da una settimana «ve ne dovete andare voi con poliziotti carabinieri e giornalisti» gridano da una parte e dall altra un ragazzo di el djerba in buon italiano «avete ragione noi vogliamo partire tutti per la francia non domani ma stasera» e sul molo della discordia scatta l applauso perché vogliono la stessa cosa migranti e isolani felice cavallaro © riproduzione riservata
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14 sabato 19 marzo 2011 corriere della sera politica il caso critiche dalla maggioranza gasparri sconcertante offesi milioni di italiani ma il presidente palamara frena l anm attacca il governo il pdl eversori cascini segretario del sindacato delle toghe maggioranza non legittimata a riformare la giustizia roma al convegno di sinistra e libertà dedicato alla riforma della giustizia avrebbe dovuto parlare il presidente dell anm il sindacato dei magistrati il moderato luca palamara che finora ha tenuto una linea di stretta critica istituzionale del testo varato dal governo alla fine invece all iniziativa voluta da nichi vendola è arrivato il segretario dell anm giuseppe cascini che pur non avendo la fama del «falco» ha infiammato la platea con una frase che nessuno si aspettava da un dirigente del «sindacato» delle toghe in un momento così delicato «a mio avviso questa maggioranza non ha legittimazione storica politica culturale e anche morale per affrontare questo tema» ha detto dunque cascini sollevando un putiferio politico anche perché ha subito posto una domanda retorica «ci sarebbero le premesse storico-politiche per cui la maggioranza di governo ridisegni l assetto della magistratura oppure questa è una dichiarazione di guerra da parte di un potere dello stato?» musica per le orecchie dei parlamentari del pdl che hanno preso al balzo la sortita di cascini esponente di spicco di magistratura democratica una delle correnti di sinistra in cui si articola l anm per dire che ormai i magistrati hanno superato il segno «il dottor cascini non so se ne rende conto ha detto una cosa del tutto eversiva» osserva il capogruppo alla camera fabrizio cicchitto e maurizio gasparri presidente del gruppo dei senatori pdl chiede l intervento del capo dello stato e del csm «parole sconcertanti quelle di cascini perché offendono milioni di elettori considerati esseri inferiori e denigra in modo inaccettabile chi li rappresenta» le parole del segretario dell anm che arrivano alla vigilia della riunione del «parlamentino» dell associazione prevista per oggi hanno costretto il presidente luca palamara di unicost la corrente di centro ad una garbata ma sostanziale correzione di linea «le posizioni che come anm abbiamo sempre espresso è quella di netto e fermo dissenso nel merito della riforma al di là della legittimazione o meno di chi al propone noi dunque contestiamo il merito È chiaro che sul merito si può discutere» e dietro questo aggiustamento proposto da palamara c è chi vede l imbarazzo di molti magistrati contrari alla riforma ma non a costo di delegittimare a parole la maggioranza parlamentare per enrico costa capogruppo pdl in commissione giustizia «ora tantissimi giudici seri e coscienziosi si sentiranno in profondo disagio di fronte a vere e proprie offese comprendiamo la discussione sul merito ma non accettiamo pregiudizi sulla legittimazione a proporre le riforme» la riforma il ministro della giustizia angelino alfano in questi giorni sta illustrando all opinione pubblica dopo l approvazione in consiglio dei ministri i dettagli della riforma della giustizia la guerra ci sarebbero le premesse per intervenire o questa è una dichiarazione di guerra da parte di un potere dello stato segretario anm giuseppe cascini eppure a leggerlo fino in fondo fatte salve la frasi incriminate il «ragionamento politico» di giuseppe cascini non si distacca dalla linea fin qui tenuta dall anm anche quando fa riferimento a una sorta di «doppio gioco» praticato dal pdl «quel che sta accadendo in parlamento sul processo breve ci dice che probabilmente la riforma costituzionale è una iniziativa di distrazione di massa» quindi rivolgendosi anche a chi a sinistra ritiene che «berlusconi abbia una qualche ragione» riproponendo alcuni dei temi della bicamerale cascini aggiunge «attenzione a non farsi intrappolare della destra che afferma dire no è sempre da conservatori » se il pdl ha fatto fuoco e fiamme carlo giovanardi ha invocato le dimissioni il pd per ora non prende le difese di cascini lo hanno fatto invece luigi li gotti idv carlo leoni sel e nino lo presti fli oggi dunque nella sede dell anm al sesto piano del palazzaccio il «parlamentino» discuterà del caso cascini più che dello sciopero di altre iniziative di protesta da mettere in campo contro la riforma alfano dietro l angolo infatti c è un dibattito accesissimo sui rapporti di forza interni all associazione che da due anni è governata da una giunta di cui non fa parte magistratura indipendente la componente mai stata ostile al governo di centro destra e guidata da cosimo ferri la dichiarazione di cascini e la stessa replica di palamara lette secondo i complessi rituali interni all anm andrebbero contro l ipotesi di riammettere i «filogovernativi» nel governo dell anm dino martirano © riproduzione riservata diamo importanza alla forma e anche alla sostanza invasioni di campo i danni del fanatismo segue dalla prima la forma è perfetta quando ha sostanza noi di poltrona frau la pensiamo così ecco perché da sempre ci affidiamo alle mani esperte dei nostri artigiani che seguono le principali fasi di lavorazione e scelgono i materiali più pregiati solo così possiamo offrirvi ogni volta la migliore qualità italiana poltrona frau l intelligenza delle mani bluemoon roberto lazzeroni colore sc 245 www.poltronafrau.com e ha inoltre regalato un formidabile argomento a chi accusa una parte della magistratura di perseguire scopi politici attraverso l arma giudiziaria un duplice gravissimo errore alla magistratura va rivolto lo stesso invito solitamente rivolto a silvio berlusconi rispettare la giustizia l istituzione i compiti che la costituzione assegna a ciascun protagonista istituzionale il compito della magistratura è di sanzionare reati specifici e non una presunta «legittimità» morale di chi ha ottenuto la maggioranza attraverso una libera consultazione popolare di occuparsi della responsabilità penale dei singoli e non della qualità culturale e politica di una maggioranza parlamentare un governo può essere criticato ma negare ad esso i titoli morali per governare è democraticamente inammissibile in generale ma ancor più deplorevole da chi esercita una funzione pubblica delicatissima che condiziona la vita e la libertà dei cittadini naturalmente cascini invocherà il diritto di parola riconosciuto a tutti i cittadini come del resto ha già fatto il magistrato ingroia che non trova nulla di inopportuno nel fare i comizi contro il presidente del consiglio È vero il diritto di parola è inviolabile ma allora è altrettanto legittimo il diritto dei cittadini di non fidarsi di magistrati politicizzati che contravvengono a elementari condotte di imparzialità non si può contemporaneamente invocare la libertà di parola e denunciare come «delegittimazione» della magistratura l accusa rivolta a quest ultima di essere subordinata a logiche politiche se si accusa il premier di non essere moralmente legittimato a governare come si fa a contestare allo stesso premier il diritto di non ritenere legittimi i magistrati che si occupano di lui esiste nelle norme non scritte del dibattito pubblico la regola della reciprocità se vale il diritto di attaccarmi c è anche quello di attaccare chi mi attacca ma se si va avanti così ci si fa risucchiare in una spirale ritorsiva senza fine se non si pone un limite alla virulenza delle accuse lo scontro tra politica e magistratura non conoscerà mai una fine ecco perché mentre si chiede al premier di difendersi «nei» processi e non «dai» processi è necessario chiedere anche ai magistrati di occuparsi dei processi e non della qualità morale dei governi alla maggioranza si chieda una riforma della giustizia equilibrata e che non suoni come una vendetta contro la magistratura ma alla magistratura si deve chiedere di non incendiare la discussione pubblica di non fare politica di parlare attraverso gli atti giudiziari di attenersi scrupolosamente a quelle norme anche stilistiche che confermino persino l immagine e l apparenza dell imparzialità se i magistrati hanno da contestare singole parti della riforma della giustizia è giusto che siano ascoltati ma senza arrogarsi compiti di magistero morale di cui non sono titolati né sul piano personale né su quello istituzionale fermandosi tutti prima che sia troppo tardi pierluigi battista © riproduzione riservata
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corriere della sera sabato 19 marzo 2011 politica 15 10 leggi ordinarie faranno parte della riforma della giustizia si tratta di leggi di attuazione che avranno percorsi singoli e che verranno presentate al parlamento in rapida successione dietro le quinte vietti esorta le toghe a non scioperare sarebbe un errore il fronte del dialogo che divide la magistratura segue dalla prima una corrente trasversale non teme una legge costituzionale È una corrente di pensiero che non diverrà mai una corrente dell anm unisce magistrati di diversa estrazione culturale che non marceranno per strada ma intanto affollano le mailing list interne testimoniando come tra le toghe ci sia molto più fermento di quanto non appaia all esterno se questo fronte silenzioso non ha paura di affrontare il nodo della riforma costituzionale presentata dal governo è perché vede in giorgio napolitano uno scudo istituzionale capace di garantire la salvaguardia dei principi indisponibili non a caso il vice presidente del csm l altro ieri alla cerimonia solenne per la festa dell unità d italia confidava di aver «esortato i magistrati a non scioperare perché commetterebbero un errore» michele vietti è la voce del capo dello stato nel parlamentino delle toghe e sebbene sappia di esser stato chiamato a gestire quella che definisce «una pentola a pressione» ritiene tuttavia che «sulla riforma si possa dialogare evidenziando quegli aspetti negativi che vanno modificati questo è ovvio però bisogna parlarne» proprio quel che invoca il fronte a cui nei giorni scorsi aveva dato voce il gip di milano guido salvini che dalle colonne del riformista aveva invitato il sindacato delle toghe a sedersi al tavolo con il guardasigilli «temo però aveva concluso profeticamente il magistrato che nella nostra associazione prevarrà il rifiuto il messaggio più oscurantista ascoltare il nemico è già peccato» salvini ne ha avuto conferma ieri dopo aver appreso che il presidente dell anm giuseppe cascini intervenendo a un convegno organizzato dal leader della sinistra nichi vendola aveva detto che «questa maggioranza non ha la legittimazione storica politica e morale per affrontare questo tema» così ha visto materializzarsi una visione leninista dello stato con il partito operaio sostituito dalle toghe carlo nordio procuratore capo a venezia si è rifiutato di credere che quel concetto fosse stato pronunciato «non ci credo altrimenti ci si dovrebbe dimettere dall associazione perché è impensabile sostenere che un governo e una maggioranza in parlamento non siano legitti le iniziative dei due esponenti pd letta lancia il secondo «nordcamp» franceschini riunisce areadem a cortona milano enrico letta vicesegretario pd ieri ha lanciato a brescia la seconda edizione di «nordcamp» una tre giorni della sua associazione trecentosessanta che si terrà a monza e iseo dal 24 al 26 marzo presenti tra gli altri fini bersani e chiamparino confalonieri e garimberti i giudici greco e cantone e in estate tappa a bari per sud camp 2011 «la fine dell era berlusconiana sarà un po come la caduta del muro di berlino destabilizzante e dalle conseguenze imprevedibili noi vogliamo prepararci per tempo per evitare che il paese venga travolto dalle macerie sarà il nostro modo di celebrare il 150° compleanno dell italia parlando di futuro» e sempre ieri dario franceschini presidente dei deputati pd ha annunciato che da venerdì 25 a domenica 27 marzo a cortona si terrà il 4° appuntamento della sua corrente «areadem» vincino nel pd enrico letta vicesegretario del partito democratico del sistema giudiziario c è bisogno che la riforma è indispensabile indipendentemente da chi la presenta» fiorisce così sul web un dibattito che appassiona giudici e pm luca marini che è gip a venezia racconta l evolversi del confronto via internet «e se in questi anni il sostegno alla riforma saliva e scendeva a seconda del grado di conflittualità tra politica mi» e magistratura oggi nonostante la il dissenso cresce si alimenta nella fase di scontro si avverte il desidebase e sta minando i vertici del sinda rio di discutere su una profonda revicato se è vero che ieri il segretario lu sione della giustizia e la separazione ca palamara ha dovuto di fatto scon delle carriere non è vissuta come una fessare cascini spiegando che manovra eversiva» «l anm contesta la riforma della giuÈ la cortina ideologica che va stizia nel merito» insomma la logica smantellata marini lo conferma rivedel muro contro mulando il contenuto ro sta logorando i di una mail giunta muri e non c è dubsettegiorni «da un collega che bio che ad alimentafa parte del sindacare questa logica abto c è scritto parbia contribuito anche silvio berlusco liamoci chiaro questa presa di posini che sulla disponibilità al dialogo zione contro la riforma è dovuta al pesino ancora oggi i giudizi del pre conflitto con berlusconi altrimenti mier sulla magistratura e le leggi ad l opposizione idv a parte sarebbe personam «tuttavia secondo nor d accordo così come molti di noi indio nel nostro mondo irritato per vece per contrapporsi a berlusconi l approccio conservatore dell anm ci la sinistra ha lasciato all anm il comsi rende conto che di una revisione pito di fare opposizione politica » il fronte silenzioso vorrebbe piuttosto confrontarsi con la politica ritenendo che la riforma non è contro la magistratura salvini ci ha provato e ha «volantinato» sul web il pezzo scritto per il riformista molti colleghi gli hanno risposto approvando o disapprovando nel merito il contenuto dell articolo finché al gip milanese non è arrivata la mail di un «capocorrente» dell anm che lo invitava a non inviargli più nulla «prego cortesemente di essere depennato da questa lista» di lì a poco in sequenza una trentina di magistrati gli ha fatto pervenire lo stesso messaggio in alcuni era stato tolto il «cortesemente» francesco verderami © riproduzione riservata le carte si allunga la lista delle elargizioni alle ospiti di arcore dal suo conto personale accertamenti su 6 vetture comprate in contanti altri bonifici le auto-regalo del premier diventano 15 lunedì consiglio dei ministri sulla libia il cavaliere non sarà al processo mills ma lascerà che si tenga l udienza milano il presidente del consiglio sarà pure come dice lui una specie di «caritas quotidiana» che paga alle ragazze «le tasse universitarie le cure mediche i mutui ai genitori» ma a scorrere gli atti del processo sembra più prosaicamente pagare soprattutto altro alle ragazze specie di provenienza geografica esotica e di giovane età per esempio auto già si era verificato nelle scorse settimane che oltre alle buste in contanti con cifre variabili tra i 2.000 e i 20.000 euro consegnate alle partecipanti alle notti di arcore oltre ai 240.000 euro spesi solo per comprare 100 collane dello stesso tipo oltre ai 562.000 euro di bonifici a una dozzina di ragazze conteggiati in un solo anno dagli accertamenti bancari sul conto corrente personale di berlusconi oltre ai quasi 3 milioni versati a lele mora indagato per l ipotesi che sia stato lui con minetti e fede a convogliare appunto ad arcore 33 donne prostituitesi con il cavaliere e oltre alla sconosciuta destinazione dei 13 milioni di assegni cambiati dal suo tesoriere giuseppe spinelli nel 2010 altre somme considerevoli erano state stanziate dal premier per acquistare automobili alle ragazze del suo giro sinora si era a conoscenza di 13 autovetture per il quale il premier sembrava aver speso 280.000 euro adesso però nel deposito finale degli atti d indagine un rapporto della polizia giudiziaria aggiunge alla lista gli accertamenti su altre 8 automo il processo il caso mills lunedì al processo in cui è imputato di aver corrotto il teste david mills con 600 mila dollari berlusconi aveva annunciato la sua presenza bili complessivamente costate altri 160.000 euro due sono sicuramente regali di berlusconi lo si può dire con certezza perché una ragazza russa di nome raissa esce da una concessionaria nel 2008 con una mini mini acquistata grazie a un bonifico di 24.000 euro dal conto di silvio berlusconi al monte paschi e lo stesso accade a una ucraina di nome marianna la cui mini mini pare ben più accessoriata visto che al bonifico di berlusconi costa nel 2008 più di 37.000 euro altre vetture di cui un paio usate delle ragazze risultano invece comprate in contanti sono due mercedes 180 una mercedes classe a una toyota iq una renault megan e una nissan micra per complessivi 100.000 euro mills il premier sarà assente ma lascia celebrare l udienza lunedì al processo in cui è imputato di aver corrotto il teste david mills con 600.000 dollari berlusconi aveva annunciato la prima di una serie di sue presenze nei processi ma ieri un cambio d orientamento è stato motivato dalla concomitante fissazione di un consiglio dei ministri per una informativa sulla situazione in libia il premier non invocherà però un «legittimo impedimento» «consentiremo che l udienza si svolga anticipa il difensore piero longo anche se il presidente berlusconi è impedito a partecipare dalla riunione di governo» in programma c è solo l audizione della consulente contabile del pm la successiva udienza sarà solo il 9 maggio via da mills lunedì via dal processo ruby il 6 aprile non è tempo di passerelle in tribunale sembra dunque valutare il premier alle prese con gli atti dell indagine tra i quali affiorano anche filoni collaterali s.r finanziere alla frontiera italosvizzera di chiasso da fine 2007 a fine 2010 è ad esempio interrogato come teste il 21 febbraio dai pm che in lombardia nicole minetti 25 anni è consigliere regionale del popolo della libertà in lombardia si interessano al versante svizzero di mora che alla bsi di lugano ha un conto sul quale sono stati versati in gennaio e marzo 2010 gli assegni per 2 milioni e 450.000 euro provenienti da berlusconi tramite il ragionier spinelli le mozzarelle alla dogana mora e il finanziere a sentire il militare quando nel marzo 2010 gli capita di controllare l auto di fedele gentile stretto collaboratore di lele mora «questa persona mi diede il suo biglietto da visita» e perché «non lo so l ha fatto di sua spontanea volontà» comincia così a frequentare sia gentile sia mora e nel frattempo accade che gentile o mora passino spesso la frontiera «è capitato 3 o 4 volte che mi avvisassero che stavano per arrivare al confine» capita che vengano controllati «non da me ma da altri colleghi del mio stesso turno» e capitano telefonate intercettate con gentile come quella che il pomeriggio del 26 ottobre 2010 verte sulle mozzarelle che il collaboratore di mora sembra portare al finanziere e che costui sembra ricevere con particolare circospezione ok allora fai una cosa entra nell area di servizio ti aspetto qui vengo con una busta e me la carico dentro lì sotto l area di servizio così non ci vede nessuno hai capito la risposta del militare ai pm non è il massimo dell attendibilità «non volevo che gli altri colleghi vedessero fedele mi ha portato in scatole di polistirolo campioni di buone mozzarelle di bufala che un suo conoscente produceva in campania poi io le ho portate in un ristorante di lugano al cuoco perché le provasse» e perché «l ho fatto per bontà» minetti io faccio solo quello che mi dice lui il 9 marzo è invece ascoltato come teste l architetto p.g perché da una intercettazione era spuntata l aspirazione di nicole minetti ad aprire uno studio dentistico non si capiva bene con quali soldi l architetto in effetti conferma ai pm che nel novembre 2010 un suo amico gli chiese un sopralluogo per verificare se «un piccolo appartamento in corso como che il consigliere regionale minetti era interessata a prendere in locazione per fare uno «mozzarelle» e mora i pm interrogano anche un finanziere della dogana di chiasso che riceve «mozzarelle» dal braccio destro di lele mora studio dentistico» fosse adeguato allo scopo «con un budget di 30.000 euro» l architetto lo fece ma non seppe più niente nelle carte specie in alcune intercettazioni in tempi non sospetti minetti pare a volte rivendicare una propria diversità dalle altre ragazze come quando a emilio fede racconta che «io ho detto ragazze vedetevela voi io non voglio saper niente sono solo il tramite il contatto punto e basta cioè io faccio quello che mi si dice quello che mi dice lui berlusconi ndr non quello che mi dite voi capito?» ma ieri l annullamento motivato da un cdm sulla libia l udienza il premier non invocherà però un «legittimo impedimento» «consentiremo che l udienza si svolga» hanno spiegato i difensori longo e ghedini nella foto luigi ferrarella giuseppe guastella © riproduzione riservata
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