Giornalino mese di Febbaraio 2015

 

Embed or link this publication

Description

giornalino mese di Febbraio 2015 della fraternità S. maria di Gesù "la Gamcia" di Termini Imerese

Popular Pages


p. 1

Anno XIV - n. 2 - Febbraio 2015 Tanto tuonò che piovve di Enzo Giunta Li amò sino alla fine pag. 3 pag. 4 pag. 5 pag. 7 IN QUESTO NUMERO Il Sacramento del Matrimonio La ricetta del mese di Mariella Campagna Da parte nostra … pag.11 pag.11 di fr. Salvatore Frasca di sr. Maria Chiara Sostanzo di fr. Diego D’Alessandro di Francesco Belletti Mio Fratello è Figlio Unico pag. 8 pag. 9 pag.10 di Ignazio Cusimano Programma attività e celebrazioni Febbraio 2015 Un anno dedicato alla Vita Consacrata XXIII Giornata Mondiale dell’Ammalato In Fraternità … Notizie e Avvenimenti di Francesca Calderone Doppu li tri re carnalivari è pag.12 pag.13 di Nando Cimino di Dimitri Lauretta S. Lucia al Sepolcro - Siracusa I l 1° Febbraio 2015 si è celebrata la 37a Giornata per la Vita “Solidali per la vita”, occasione per ricordarci l’importanza di salvaguardare ad ogni costo la vita, come impegno imprescindibile e prioritario, e che ogni comunità civile non può eluderla nel preservarla e custodirla, ma promuoverla con tutti i mezzi possibili. Sorge spontanea una domanda: Perché la madre Chiesa, attraverso documenti messaggi e testimonianze di vita, sollecita e promuove in continuo il valore pieno della VITA? La risposta è nella Sacra Bibbia, la Parola di Dio. Vedremo, sinteticamente, anzi molto sinteticamente, in che modo la Parola di Dio ci dà la risposta e, direi anche, il percorso da seguire, affin-

[close]

p. 2

pag. 2 FEBBRAIO 2015 ché si possa sempre difendere, rispettare e amare la vita in ogni sua manifestazione. Per prima cosa Dio è la vita, esplicitamente la Sacra Bibbia parla sempre di Javhè come del Dio vivente (Gn 3,10; 1Sam 17,26; Mt 26,63; At 14,15; Rm 9,26 e Ap 7,2). Infatti, il salmista canta: «È in te, o Dio, la sorgente della vita». Continuando a leggere si evidenzia che: • Dio possiede la vita senza principio e senza fine (cfr. Dn 12,7); • Dio ha soffiato nelle narici dell’uomo l’alito della vita (cfr. Gn 2,7); • Dio manda il suo Spirito e tutto è creato (cfr. Sal 104, 30); • Dio dona un «soffio di vita per tutti» (cfr. Qo 3,19) • «Dio ha creato l’uomo per l’immortalità» (cfr. Sap 2,23) La vita è così preziosa, che «l’uomo è pronto a sacrificare tutto pur di salvarla» (cfr. Gb 2,4). Dio per primo stima la vita dell’uomo come una cosa sacra e la prende, perciò, sotto la sua protezione, proibendo l’omicidio e tanto più il suicidio (cfr. Gn 9,5; Es 20,13). Dio ha creato l’uomo perché vivesse per sempre (cfr. Sap 1,13; 2,23), e anche dopo il peccato, Dio non rinunzia ad assicurare la vita all’uomo, attraverso le vie della giustizia (cfr. Lv 18,5; Prv 11,19). La vita, perciò, va vissuta e partecipata in Dio e con Dio, principio di ogni giustizia, «sorgente di acqua viva» (cfr. Ger 2,13); «fonte di vita» (cfr. Sal 36,10). La vita dell’uomo proviene da Dio, è suo dono, sua immagine ed impronta, è partecipazione del suo soffio vitale. Di questa vita, pertanto, Dio è l’unico Signore: l’uomo non può disporne, come ribadì a Noè dopo il diluvio universale: «Domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo, a ognuno di suo fratello» (Gn 9,5). E il testo biblico si preoccupa di sottolineare come la sacralità della vita abbia il suo fondamento in Dio e nella sua azione creatrice: “Perché ad immagine di Dio egli ha fatto l’uomo” (Gn 9,6)… Il comandamento relativo alla inviolabilità della vita umana risuona al centro delle “dieci parole” dell’Alleanza del Sinai (cfr Es 34,28). Esso proibisce anzitutto l’omicidio: “Non uccidere” (Es 20,13); “Non far morire l’innocente e il giusto” (Es 23,7); ma proibisce anche ogni lesione inflitta all’altro (cfr 21, 12-27). Ciò verrà rafforzato con la venuta di Gesù Cri- In Fraternità con Francesco sto, suo Figlio, che è la via, la verità e la vita: «è venuto, perciò, affinché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (cfr. Gv 10,10). A tale scopo è passato per le strade della Palestina guarendo i malati (cfr. Mc 1,22-26) e risuscitando i morti (Mc 5,35-42; Lc 7, 11-17; Gv 11,1-4). Dimostrando così di essere veramente «la risurrezione e la vita» (cfr. Gv11,25), la «la luce della vita» (Gv 8,12), il donatore di un’acqua viva che, in colui che la riceve, diventa «un fonte che zampilla per la vita eterna» (cfr. Gv 4, 14). Ribadisce nel Discorso della Montagna in tutta la sua validità il comandamento del “Non uccidere”… dice: “Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso, sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello sarà sottoposto a giudizio” (cfr. Mt 5,21-22). Inoltre, in sintesi, si evidenzia che Gesù è il buon Pastore che dà la vita per le sue pecorelle (cfr. Gv 10,11). Dà la vita, per poi riprenderla di nuovo (cfr. Gv 10,17) e, divenuto «spirito datore di vita» e ne fa dono a quanti credono in lui (1Cor 15,45). Quindi, Gesù con la sua parola e suoi gesti esplicita in maniera forte le esigenze positive del comandamento circa, appunto, l’inviolabilità della vita. Esse acquistano vigore e slancio nuovi e si manifestano in tutta la loro ampiezza e profondità: vanno dal prendersi cura della vita del fratello…, al farsi carico dell’estraneo, fino ad amare il nemico… Così il comandamento di Dio a salvaguardia della vita dell’uomo ha il suo aspetto più profondo nell’esigenza di venerazione e di amore nei confronti di ogni persona e della sua vita. Il Serafico padre San Francesco capii che era indispensabile amare tutti, nessuno escluso, assieme a tutto il Creato, per essere un tutt’uno con la gioia eterna fino alla vita terrena. Per cui, chi rispetta, ama, sostiene, cura e valorizza la vita diventa tempio del Dio vivente (cfr. 2Cor 6,16), partecipe della sua stessa vita e della sua natura (cfr. 2Pt 1,4). Concludo questo breve scritto con le parole di S. Giovanni Paolo II prese dall’Enciclica Evangelium vitae: «Difendere e promuovere, venerare e amare la vita è un compito che Dio affida ad ogni uomo, chiamandolo, come sua palpitante immagine, a partecipare alla sua signoria che egli ha sul mondo “Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi, moltiplicatevi e riempite la terra…”» (Gn 1,28) (Ev 39-41).

[close]

p. 3

In Fraternità con Francesco FEBBRAIO 2015 pag. 3 TANTO TUONÒ CHE PIOVVE ormai si preannunciavano le lettere di Quando licenziamento anche per tutti gli operai ex FIAT e non soltanto per quelli dell’indotto, si è concretizzata una soluzione. Ma sarà poi “la soluzione”? Per il momento sembra che l’azienda subentrante alla FIAT – secondo quanto afferma il Ministero – offra concrete prospettive produttive. Ma non subito. Ed è logico che sia così. Infatti, sarà necessario del tempo (forse qualche anno) per avere un’azienda in piena produzione e per l’impiego effettivo degli operai (solo FIAT e Marelli) che, nel frattempo, non abbiano maturato il diritto a pensione. Fino ad allora, il reddito minimo continuerà a essere garantito dalla cassa integrazione. Cioè dallo Stato. Cioè dai contribuenti. Una cosa comunque è chiara: Termini Imerese ha perso definitivamente la grande industria manifatturiera e il sogno di un’area industriale fonte di prosperità, anche se di inquinamento. Cosa avrebbe potuto fare di più e di meglio il governo? Credo proprio nulla, se non ratificare l’incapacità di mettere a frutto l’importanza strategica di un’isola (la Sicilia) al centro del Mediterraneo, oggi ridotta a semplice piattaforma di transito di flussi migratori. Infatti, anche a causa della instabilità politica dei Paesi dell’Africa, quel continente continua a vivere in una situazione di grave precarietà, distante dal sognato sviluppo economico che avrebbe aperto nuovi mercati all’Europa. Ma torniamo a Termini Imerese. Sono centinaia i posti di lavoro ormai definitivamente perduti e con essi i salari che, puntualmente ogni mese, si riversavano nell’economia del comprensorio. E questi redditi non possono considerarsi sostituiti dalle pensioni o dagli assegni erogati dalla cassa integrazione, sia per il loro importo ridotto sia, soprattutto, perché sono “a termine” e, pertanto, destinati a venir meno all’economia del territorio. Cosa fare? La Sicilia, in generale, e la provincia di Palermo in particolare, dispongono di risorse ambientali, paesaggistiche, culturali, artistiche, che continuano a restare ai margini della nostra economia, mentre sono tali da garantire occupazione e nuova prosperità, senza incidere sulla salute degli abitanti. Occorre, tuttavia, che le Istituzioni, nazionale e regionale, puntino seriamente su tali risorse, facendo in modo che l’isola esca dalla marginalità e sia facilmente raggiungibile dai flussi turistici internazionali. Infatti, fino a quando i turisti giapponesi, russi, americani e anche europei, per raggiungerci, saranno costretti a bruciare alcuni giorni del loro viaggio nelle tappe intermedie, si limiteranno a visitarci con gli strumenti virtuali di internet. Questo comporta che i due scali aerei di Palermo e Catania siano in condizione di ricevere anche il traffico intercontinentale, che si effettua con i grandi aeromobili; che un maggior numero di porti sia in condizione di ricevere le grandi navi passeggeri; che la rete ferroviaria colleghi agevolmente e velocemente Palermo con Catania e Messina e che lo stretto di Messina non sia una strozzatura quasi invalicabile. Tutto ciò, ovviamente, comporta volontà politica, adeguati investimenti e soprattutto tempi di realizzazione ristretti. Nel frattempo, la Regione e le altre Istituzioni locali debbono, a loro volta, studiare sinergie e offrire ai giovani scuole e formazione coerenti con questo tipo di sviluppo, affinché non ci si trovi impreparati quando finalmente si realizzerà il nuovo scenario produttivo. E se il subentro della Blutec alla FIAT sia soltanto un’operazione finalizzata a mettere le mani sulle risorse messe a disposizione del governo? Allo stato è da escludere. Anche se è un ulteriore motivo per puntare, con serietà e determinazione, alla rideterminazione della primaria missione produttiva della Sicilia. In ogni caso, abbiamo bisogno di debellare l’analfabetismo e conquistare la libertà dall’ignoranza. Di offrire a tutti i giovani, a prescindere dal livello sociale e dal reddito, la possibilità di costruirsi un futuro per meriti propri e non per “grazia ricevuta” dal potente di turno e, soprattutto, di non dover essere soggetti ai capricci delle aziende produttive e del mercato. Come sempre, il futuro è nelle nostre mani e nella nostra volontà di crescere e di riscattarci da chi vorrebbe continuare a usarci per i propri interessi di bassa politica e di illegalità. In questo senso dobbiamo essere fiduciosi. Sta crescendo una gioventù consapevole e volenterosa che vincerà le sfide di una società complicata. Enzo Giunta

[close]

p. 4

pag. 4 FEBBRAIO 2015 In Fraternità con Francesco LI AMÒ SINO ALLA FINE (GV. 13, 1) a Chiesa si prepara a celebrare il Tempo Liturgico della Quaresima, tempo di penitenza, di perdono, di rinnovo interiore della persona; tempo, cioè, del ritorno al Padre nella conversione. Tutto questo avviene perché ogni battezzato guarda, in maniera più particolare, al Cristo Signore che è vero modello di vita il quale, pur non avendo conosciuto peccato, ci insegna a camminare verso il Padre che attende il nostro ritorno di figli: Attesa del nostro ritorno… Stranamente nel Tempo liturgico dell’Avvento, abbiamo celebrato la venuta perenne e quotidiana di Gesù che ha inizio con la sua incarnazione nel grembo di Maria, Colui che torna, attende il nostro ritorno, Colui che è il Veniente, nella nostra vita, attende la nostra venuta nella sua vita. Sembra un gioco di parole che potrebbe destare confusione eppure la Parola di Dio ci insegna che tale movimento, è la nostra fede, un cammino perenne, un andare verso un TU. In questo vicendevole dinamismo si rivela tutto l’amore che Gesù Signore ha provato per l’uomo; la sua incarnazione ne è stata solo l’incipit concretizzato. “Li amò sino alla fine”. Tale espressione presuppone un inizio di questo grande amore e manifesta un vero completamento. Certamente è necessario comprendere cosa l’Evangelista Giovanni voglia dire. L’Apostolo, nel suo Vangelo, inserisce questa frase nel contesto della Cena ultima di Gesù. Gli ebrei stanno celebrando l’amore che Dio ha manifestato per il Popolo d’Israele facendoli uscire dalla terra d’Egitto e sembrerebbe che Gesù stesse facendo altro in quella Pasqua con i discepoli eppure è, non solo la stessa Pasqua e lo stesso rito ma con l’aggiunta di quello che era stato preparato da Dio prima dei tempi, prima dell’Incarnazione del Verbo: amarli sino alla fine cioè sino all’effusione del sangue. Se nell’Esodo del Popolo si narra degli ebrei nel dover lasciare una terra nella quale ormai le radici erano poste e non senza sofferenza, adesso è il Figlio dell’Uomo che si prepara a soffrire non più per un popolo soltanto ma per l’intera umanità. Sino alla fine cioè sino alla perfezione, sino al compimento, sino alla fine della vita umana oppure sino alla morte. “Fine” è tradotto in greco con Tèlos; questa espressione sembra formare L un’inclusione con l’ultima parola di Gesù in croce: “E’ compiuto”, in greco tetèlestai (Gv. 19,30) con la quale esprime il compimento dell’opera che il Padre gli ha affidato cioè la redenzione dell’uomo. Osserviamo meglio Gesù. L’Evangelista sottolinea con forza la piena coscienza che il Figlio di Dio ha di sè e di quello che sarebbe accaduto. Giovanni annota che il Cristo sapeva che era giunta l’ora di amare i suoi sino alla fine ma l’amore non è frutto di un imposizione, nessuno può dirci di amare una persona per cui l’amore di cui parla l’Evangelista è libero e cosciente tanto da manifestarne un atto supremo. Quest’Amore non poteva arrivare al culmine se prima non si fosse inserito in un contesto liturgico: la Celebrazione della Pasqua. Quella Liturgia è la porta d’ingresso alla scelta di vita di Gesù, alla scelta di manifestare quel profondo amore verso gli uomini. Era la Liturgia che un intero popolo stava celebrando e Gesù si mette in piena armonia con il Popolo che l’avrebbe abbandonato e condannato ma non poteva essere diversamente: la comunione liturgica vale più del peccato del popolo. Questo quadro evangelico Giovanneo dovrebbe essere contemplato dai credenti. Vari spunti ci vengono forniti che devono essere input per la nostra vita di fede. Il Veniente manifesta la sua presenza col suo atto supremo vissuto sulla croce. Il nostro andare nella vita di Gesù dovrebbe essere costellato da vari atteggiamenti concreti dove la croce dovrebbe contraddistinguerci eppure nemmeno le celebrazioni Liturgiche, espressione di comunione con il Popolo dei Credenti, sono vissute secondo lo spirito cristiano. Noi figli di Dio dovremmo saperci chiedere a cosa ci serve il tempo della Quaresima, forse un peso angosciante perché ci impone il digiuno oppure un affacciarci al balcone della nostra vita per guardare, a debita distanza, la sofferenza di Gesù? Sappiamo tutti, nella teoria, che è il Tempo della conversione ma solo pochi comprendono che conversione è il nostro vertere-con un intero popolo al Padre. L’andare verso un TU di cui si accennava prima deve essere vicendevole: Gesù ha scelto la parte migliore. Noi quale scelta facciamo per concretizzare meglio l’amore per il Signore? fra Salvatore Frasca ofm

[close]

p. 5

In Fraternità con Francesco FEBBRAIO 2015 pag. 5 UN ANNO DEDICATO ALLA VITA CONSACRATA acendomi eco del sentire di molti di voi e della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, in occasione del 50° anniversario della Costituzione dogmatica Lumen gentium sulla Chiesa, che nel cap. VI tratta dei religiosi, come pure del Decreto Perfectae caritatis sul rinnovamento della vita religiosa, ho deciso di indire un Anno della Vita Consacrata. Avrà inizio il 30 novembre corrente, Ia Domenica di Avvento, e terminerà con la festa della Presentazione di Gesù al tempio il 2 febbraio 2016”. Così esordisce Papa Francesco nella Lettera Apostolica che ha indirizzato a tutti i Consacrati in occasione dell’Anno della Vita Consacrata. E subito dopo aggiunge: “Ho indicato come obiettivi per questo Anno gli stessi che san Giovanni Paolo II aveva proposto alla Chiesa all’inizio del terzo millennio, riprendendo, in certo modo, quanto aveva già indicato nell’Esortazione post-sinodale Vita consacrata: «Voi non avete solo una gloriosa storia da ricordare e da raccontare, ma una grande storia da costruire! Guardate al futuro, nel quale lo Spirito vi proietta per fare con voi ancora cose grandi» (n. 110).” Il primo obiettivo che viene indicato dal Papa è quello di guardare il passato con gratitudine. Il proprio passato e il passato dell’Ordine o Congregazione cui si appartiene per grazia di Dio. Volendo fare memoria grata di questo passato, quanti benefici affiorano nella mente e nel cuore della persona consacrata! Come si tocca con mano la vicinanza del Signore, il Suo Amore Misericordioso per la singola persona e per l’intero Istituto, la Sua infallibile fedeltà alle promesse: “ Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna”(Mt 19,29). Colui che, chiamato dal Signore alla Sua sequela, Gli ha offerto totalmente il proprio cuore e la propria vita sperimenta come gli inevitabili avvenimenti tristi incontrati, non hanno scalfito, danneggiato la propria vocazione, ma, anzi, l’hanno purificata, resa più solida. Sperimenta che le “grandi acque non possono spegnere l’amore, “F né i fiumi travolgerlo”(Ct8,7), poiché veramente l’Amore di Cristo rende felici (S. Chiara). Il secondo obiettivo che ci viene proposto è quello di vivere il presente con passione. La persona consacrata sa che ha ricevuto dal Signore il grande dono di stare al Suo seguito, e che la sua è stata una risposta d’amore all’Amore di Gesù Cristo, il Consacrato per eccellenza. Vivere il presente con passione allora significa avvalersi di ogni opportunità buona e cogliere ogni momento per vivere il Suo Vangelo con le esigenze che comporta, con il massimo e più serio impegno, non solo e tanto come dovere morale conseguente alla scelta dello stato di vita, ma, soprattutto, per dimostrare al Signore la propria personale fedeltà, per corrispondere alla gratuità del Suo Amore senza sconti, senza compromessi, senza intermittenze, dandosi tutta, anima e corpo a vivere per Lui, compiendo in modo sempre più perfetto la Sua santa Volontà, lavorando e spendendosi lì, dove l’obbedienza la pone, a vantaggio dei diritti e degli interessi divini, per l’espansione del Regno di Dio, in perfetta sintonia con le direttive dell’ Istituto cui appartiene, e della Madre Chiesa, abbracciando il futuro con speranza (3° obiettivo), cioè, non lasciandosi intimorire a causa delle problematiche (non indifferenti) che attualmente si presentano (tra cui, l’età avanzata, la diminuzione delle vocazioni, l’abbandono della Vita Consacrata, la mentalità secolarizzata, le insidie del relativismo…), ma tenendo sempre ben presente quella Parola rassicurante del Signore: “ Non temere…Io sono con te” (Ger. 1,18), e “Coraggio…e al lavoro…perché Io sono con voi”(Ag. 2,4). Il consacrato, uomo o donna che sia, sa che avendo ricevuto un dono di così grande pregio, quale è la sua propria vocazione e missione nella Chiesa, sull’ esempio di Gesù, deve lavorare per la gloria del Padre, quella gloria che Egli non cessò di cercare durante la Sua esistenza; ed è così che diventa Suo “collaboratore, sostegno delle membra deboli e vacillanti del Suo ineffabile Corpo” (S. Chiara) mistico.

[close]

p. 6

pag. 6 FEBBRAIO 2015 Questo Anno, dedicato ad approfondire ulteriormente il significato teologico della Vita Consacrata, vuole essere un’opportunità anche per tutto il Popolo Santo di Dio, del quale i Consacrati fanno parte e nel quale vivono inseriti come lievito evangelico per incrementarlo con la parola, con l’esempio e con l’offerta dell’intera vita, affinché ringrazi il Signore per la presenza di tanti consacrati, “ eredi di grandi Santi, che hanno fatto la storia del cristianesimo “(Papa Francesco), gioisca di questo dono che Dio ha dato e continua a dare alla Chiesa, e preghi affinché il dono si accresca e non diminuisca, perché, che cosa sarebbe stato il mondo senza la numerosa e incalcolabile schiera di Consacrati che hanno raggiunto la santità, che oggi veneriamo come Santi, di Fondatori e Fondatrici postisi alla sequela di Cristo e, in diversi modi, al servizio del prossimo, e sempre pronti e coraggiosi a rendere ragione della grande In Fraternità con Francesco Speranza che li animava ad agire sia nel tempo della prosperità che in mezzo a tante avversità? Ma, poiché i “doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili “(Rm11,29), e i Consacrati con il loro stato di vita testimoniano in modo splendido e singolare che il mondo non può essere trasfigurato senza lo spirito delle beatitudini (LG31), lo Spirito Santo che anima e vivifica la Chiesa, mai farà mancare questo inestimabile segno profetico della Patria celeste, volto a suscitare interrogativi in coloro che perseguono delle mete puramente umane; mai permetterà che venga meno questa porzione eletta del Suo Popolo attraverso cui si eleva, a Lui gradito, il sacrificio della lode, e discende come rugiada la Sua grazia sull’umanità stanca, afflitta e bisognosa del Suo Amore Misericordioso. suor Maria Chiara Costanzo osc QUARANTORE dal 9 all’ all’11 l’11 FEBBRAIO FEBBRAIO 2015 Santa Messa h. 9,00 ed esposizione del SS. Sacramento fino alle h 12,00 12 00 Esposizione h. 15,30 – S. Rosario h. 17,30 – Vespro h. 18,00 17 FEBBRAIO h. 21,00 ADORAZIONE EUCARISTICA con Ufficio delle Letture del Merco Mercoledì delle Ceneri in preparazione alla Quare Quaresima Presiede fra Pietro Buttitta ofm Assi Assistente Regionale Gi. Gi.Fra. Fra. CHIESA SAN MARCO (CLARISSE) TERMINI IMERESE

[close]

p. 7

In Fraternità con Francesco FEBBRAIO 2015 pag. 7 XXIII GIORNATA MONDIALE DELL’AMMALATO L’ anno scorso, in occasione della XXII giornata mondiale del malato, dal titolo “Fede e carità”, Papa Francesco, all’inizio del suo messaggio diceva: «Mi rivolgo a tutte le persone ammalate e a tutti coloro che prestano loro assistenza e cura. La Chiesa riconosce in voi, cari ammalati, una speciale presenza di Cristo sofferente. E così accanto, anzi, dentro la nostra sofferenza c’è quella di Gesù, che ne porta insieme a noi il peso e ne rivela il senso. Quando il Figlio di Dio è salito sulla croce ha distrutto la solitudine della sofferenza e ne ha illuminato l’oscurità. Siamo posti in tal senso di fronte al mistero dell’amore di Dio per noi, che ci infonde speranza e coraggio: speranza, perché nel disegno di amore di Dio, la notte del dolore si apre alla luce pasquale; e coraggio per affrontare ogni avversità in sua compagnia, uniti a Lui». Il tema di questo anno 2015 è: Io ero gli occhi per il cieco, e i piedi per lo zoppo (Gb 29,15). Ogni anno la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo celebra questa giornata: ci chiediamo perché? La motivazione è ovvia: perché la Chiesa ritiene da sempre che gli ammalati siano un bene prezioso per essa; la loro sofferenza, accolta e sofferta con Cristo per Cristo e in Cristo è fonte di “redenzione”. Come insegnava san Paolo: “offrite i vostri corpi come sacrificio vivente santo e gradito a Dio, è questo il vostro culto spirituale” (Rm12,1). Celebrare una giornata mondiale dell’ammalato significa suscitare in seno alla società e alla stessa Chiesa una molteplicità di cose, come: 1) Risvegliare nella coscienza del popolo che l’attenzione al sofferente è attenzione a Cristo sofferente; 2) Risvegliare negli enti locali, Asl, Presidi Ospedalieri e Case di cura, l’interesse e l’attenzione per gli ammalati che non sono un “numero”, ma sono persone concrete che vanno accolte e curate con il massimo rispetto e con la massima competenza. 3) Ricordare alle Parrocchie di avere maggiore attenzione verso i sofferenti e ammalati, magari, molte di esse già lo fanno. Nella giornata mondiale dell’ammalato sarebbe bello celebrare almeno una Santa Messa per loro con L’Unzione degli Infermi proprio a sottolineare che ci sono anche loro nella comunità cristiana, ed essendo le membra più sofferenti del Corpo Mistico vanno trattate con più rispetto e attenzione. L’ammalato o infermo, non deve sentirsi solo nel portare la sua croce, ma deve sentire vicino non solo la presenza dei suoi cari ma, anche e soprattutto, quella della comunità cristiana e della parrocchia. sempre ad ogni celebrazione domenicale del sacrificio eucaristico ci dovrebbe essere la presenza di qualche ammalato, Gesù ha avuto sempre un’ attenzione particolare per i malati e per i sofferenti, sempre si e’ chinato sulle miserie umane: Egli ha sempre vissuto la tematica data questo anno alla giornata mondiale del malato: «ero gli occhi per il cieco e piede per lo zoppo»; Tanto è vero, che, nei Vangeli sinottici, ma anche nel Vangelo di san Giovanni evangelista, si legge che Gesù ha curato ogni sorta di malattia e infermità nel popolo e soprattutto ha curato il cuore e l’anima dell’uomo. Nei sommari che descrivono l’attività pastorale di Gesù, si legge:Egli andava per città e villaggi insegnando nelle loro sinagoghe e curando ogni sorta di malattie e infermità nel popolo ( Mt 4,23). E quando Giovanni Battista era in carcere e si chiedeva se Gesù fosse il vero Messia, Gesù gli mandò questa risposta: gli zoppi camminano, i ciechi ricuperano la vista i lebbrosi sono mondati ed è predicato l’anno di misericordia del Signore.(Mt 11,2-5). Gesù anche lui è medico e medicina.

[close]

p. 8

pag. 8 FEBBRAIO 2015 Con questo discorso non si deve pensare che con la preghiera si possono risolvere tutti i problemi legati alla malattia, così da annullare la preziosa e indispensabile opera dei medici. Dio di tanto in tanto può guarire malattie incurabili, come ha sempre fatto nella descrizione di cui sopra, ma sarebbe ingenuo pretendere che il Signore debba guarire tutti. La tematica di questa XXIII giornata dell’ammalato: “Ero gli occhi per il cieco e piede per lo zoppo” la dobbiamo leggere in chiave di servizio: una diaconia per i malati. L’aiuto, il soccorso, il prendersi cura di loro, l’attenzione al malato per il decorso della malattia a volte irreversibile, lo stare accanto a lui con amore, sostenendolo nei momenti bui e di sconforto, questo è quello che dobbiamo fare. Quest’anno nel nostro Presidio Ospedaliero “Salvatore Cimino”, come ogni anno, celebreremo la giornata mondiale dell’ammalato l’11 febbraio con la celebrazione Eucaristica e l’ammini- In Fraternità con Francesco strazione del sacramento dell’Unzione degli Infermi. Ringrazio i terziari francescani per la loro preziosa collaborazione e tutti i volontari che, a qualsiasi titolo, mi aiutano nell’assistere spiritualmente i malati del suddetto presidio ospedaliero. Auspico a tutti gli operatori sanitari, amministrativi, volontari e collaboratori vari, buon servizio pastorale! E agli ammalati dico che sappiano portare con amore la croce, confidando sempre nell’aiuto dell’amore misericordioso di nostro Signore Gesù Cristo e della sua cara mamma Celeste, che ha saputo portare con amore la sua croce: lei, madre immacolata e addolorata, è sicuramente il rifugio più sicuro per gli infermi e sofferenti tutti. La sua croce è stata quella di donare il suo proprio Figlio crudelmente inchiodato e morto su una croce. fra Diego Francesco Maria D’Alessandro ofm IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO Nelle parole di San Giovanni Paolo II D ue appuntamenti ecclesiali sulla famiglia segnano il 2015: l’Ottavo Incontro Mondiale delle famiglie, a Filadelfia, dal 22 al 27 settembre, e il Sinodo ordinario sulla famiglia, dal 4 al 25 ottobre, tema: “La Vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa”. La Chiesa non si nasconde le difficoltà e i drammi, che la concreta esperienza storica registra nella vita delle famiglie. Ma essa sa anche che il volere di Dio, accolto e realizzato con tutto il cuore, non è una catena che rende schiavi, ma la condizione di una libertà vera che ha nell’amore la sua pienezza. La Chiesa sa anche – e l’esperienza quotidiana glielo conferma – che quando questo disegno originario si oscura nelle coscienze, la società ne riceve un danno incalcolabile. Certo, le difficoltà ci sono. Ma Gesù ha provveduto a fornire gli sposi di mezzi di grazia adeguati per superarle. Per sua volontà il matrimonio ha acquistato, nei battezzati, il valore e la forza di un segno sacramentale, che ne consolida i caratteri e le prerogative. Nel matrimonio sacramentale, infatti, i coniugi si impegnano a esprimersi vicendevolmente e a testimoniare al mondo l’amore forte e indissolubile con cui Cristo ama la Chiesa. È il “grande mistero”, come lo chiama l’apostolo Paolo (cfr Ef 5, 32). La benedizione di Dio è all’origine non solo della comunione coniugale, ma anche della responsabile e generosa apertura alla vita. I figli sono davvero la «primavera della famiglia e della società». Nei figli il matrimonio trova la sua fioritura: in essi si realizza il coronamento di quella totale condivisione di vita che fa degli sposi “una sola carne”. (San Giovanni Paolo II - Giubileo delle famiglie, omelia del 15 ottobre 2000). Francesco Belletti Direttore del Centro Internazionale Studi Famiglia

[close]

p. 9

In Fraternità con Francesco FEBBRAIO 2015 pag. 9 “MIO FRATELLO È FIGLIO UNICO?” Convegno Regionale Adolescenti 27-30 Dicembre 2014 Pergusa ace e Bene, vorrei condividere con te lettore questa splendida esperienza vissuta con immensa gioia qualche giorno dopo la Celebrazione del Natale. In quel giorno Dio è entrato nei nostri presepi, nelle nostre famiglie, nei nostri cuori sotto forma di un Bambinello, con quella tenerezza che solo il volto di un bimbo è in grado di manifestare. E proprio in quei giorni insieme ai ragazzi abbiamo fatto esperienza di quel Dio che ci chiama per incontrarci, per farci suo strumento, di quel Dio che ci rende fratelli del suo Unico Figlio. “Mio fratello è Figlio Unico?” Un punto interrogativo che ci scuote, ci lascia perplessi: ci relazioniamo veramente come fratelli e come figli? La risposta affermativa non è cosi scontata, perché non sempre viviamo come fratelli; si, sentiamo il bisogno dell’altro, ma c’è quel Caino dentro di noi che vuole farlo fuori. Proprio Caino e Abele sono la prima coppia di fratelli che incontriamo nelle pagine della Bibbia, come Giacobbe ed Esaù e Giuseppe e i suoi fratelli. Ed è la figura di Giuseppe e la sua storia, che ha accompagnato i ragazzi durante i giorni del Convegno : il figlio prediletto dal padre, scatena l’invidia e l’odio dei fratelli che decidono di venderlo come schiavo. Invidia, odio, gelosia, sono solo tre dei limiti che ognuno di noi porta dentro, che non ci permettono di relazionarci con l’altro. I ragazzi sono stati chiamati a riconoscere i limiti che non permettono loro di relazionarsi con gli altri e con quei limiti hanno creato un muro, quel muro che alziamo tante volte nella nostra vita e che per orgoglio non riusciamo ad abbattere. E invece i nostri ragazzi a fine percorso, dinanzi al Santissimo, sono riusciti a rompere quel muro, prendendo tra le mani il loro limite e schiacciandolo, in modo da poter aprire un dialogo con quel fratello poco amato. È vero a volte non è facile essere Fratelli, perché si è simili, ma diversi, è come se fossimo binari paralleli di un treno e ci vuole qualcuno che ci fa incontrare. Quello che ci accomuna come fratelli è essere Figli di un solo Padre, è Lui che ci unisce, che ci P apre la strada verso l’accoglienza dell’altro nella sua diversità, ovvero verso la tolleranza. Questa è una delle tre T, come ha spiegato la psicologa Rosaria Lisi, per superare l’ostacolo della diversità, permettendoci di vederla come risorsa in una relazione. La seconda “T” è la Trasparenza, ovvero ognuno di noi deve scoprire la propria unicità, intesa come essere unici, non “gli unici” e nella propria unicità consegnarsi all’altro nella sua diversità. La terza “T” è la tenerezza, cioè aprirsi all’intimità con l’altro, infatti senza un contatto fisico (una stretta di mano, un abbraccio) non ci può essere tenerezza. La stessa tenerezza con cui Dio si mostra a noi tramite il Suo Figlio, mettendosi in contatto con noi attraverso i Suoi gesti, ad esempio i Sacramenti. Tramite l’Eucaristia noi entriamo in contatto con Dio, perché non accogliamo solo lo Spirito, ma il Suo corpo ed è lì che Lo riconosciamo, come i discepoli di Emmaus ed è lì che ci riconosciamo Fratelli e Figli di un unico Padre. Nel passo della Genesi, Caino si rivolge a Dio dicendo: “Sono forse io il custode di mio fratello?” Oggi non siamo più capaci di custodirci gli uni e gli altri, viviamo nell’indifferenza, pensando che tutto ciò che riguarda l’altro non è affar nostro. E invece come Francesco dobbiamo farci custodi dei nostri fratelli, perché sono tesori che il Signore ci ha donato per arricchire la nostra vita, completando il Suo capolavoro e noi non possiamo farne a meno. Un grazie a Giuseppe G., Giuseppe C., Fabio, Salvatore e Marta con cui ho vissuto questa esperienza, per aver dato colore a questi giorni trascorsi insieme; un grazie alla mia cara sorella e compagna di viaggio Angela, per aver condiviso ancora una volta questo tempo insieme, regalandomi come sempre la sua dolcezza, la sua stima e la sua presenza nel mio cammino; un Grazie infine a Te, mio Signore, per i fratelli che mi hai donato e per avermi chiamato a donarmi nella mia piccolezza a ciascuno di loro, fa’ che io sia sempre in grado di custodirli e amarli con la stessa Tenerezza con cui Tu ti offri a noi. Francesca Calderone

[close]

p. 10

pag. 10 FEBBRAIO 2015 In Fraternità con Francesco DOPPU LI TRI RE CARNALIVARI È oppu li tri re carnalivari è. Così recita un vecchio detto popolare anticamente in uso a Termini Imerese. Il significato è chiaro; ovvero dopo l’Epifania con l’arrivo dei tre Magi inizia il periodo di carnevale. Alla grande festa cristiana del Natale segue quindi quest’altro appuntamento che, se pur diverso nel genere, rimane comunque tra i più attesi, anche perché intriso di tradizione, storia e folklore. Ma se risaliamo alla originaria etimologia del nome, ci renderemo conto di come, anche quello che noi oggi consideriamo momento di trasgressione e di sfrenato divertimento, fosse in realtà un evento in qualche modo legato ad aspetti di carattere religioso. Infatti tra le feste pagane della antica Roma c’era quella del cosiddetto Navigium Isidis, ovvero un rito dedicato alla dea Iside. La festa in particolare consisteva in una processione di maschere, con la presenza di una imbarcazione di legno riccamente adornata detta carrus navalis; nome da cui si ritiene abbia proprio avuto origine la parola carnevale. Ma dopo questa doverosa, se pur sintetica premessa, parliamo di Termini Imerese. Qui la festa, almeno per come la conosciamo oggi, ha origini antiche; ed è questa una tradizione ormai ultracentenaria che in taluni suoi aspetti si fonde con la storia stessa della città. Si racconta infatti che tra i promotori delle prime pubbliche feste carnascialesche ci fosse un gruppo di napoletani che, venuti in Sicilia al seguito dei Borboni, si erano stabiliti proprio a Termini Imerese. E come non parlare poi della costruzione di parte di un ospizio di mendicità nei pressi della chiesa di Sant’Antonio, resasi possibile grazie ad un sorteggio di beneficenza organizzato proprio dal Comitato del Carnevale. Siamo agli inizi del novecento, anni in cui la manifestazione prende corpo e si consolida pur se in un contesto sociale non certo favorevole. La città infatti parzialmente svuotata da anni di emigrazione, proprio nel 1906 subisce gravi danni a causa di un terremoto che nel mese di settembre aveva colpito la provincia di Palermo. Ma per volontà popolare la festa si svolge ugualmente e ruota intorno alle due maschere di u nannu ca nanna che, dopo avere frequentato i salotti bene della Termini di fine ottocento, negli sfarzosi balli in maschera nei palazzi della borghesia locale, vengono ufficialmente adottati dagli organizzatori D come simbolo della festa ed acclamati da tutto il popolo che, allora come oggi, ne attende ogni anno l’arrivo. Certo oggi, con la crisi che ormai da anni investe l’economia, capita interrogarsi sulla opportunità delle feste. Personalmente ritengo che tradizioni così antiche e saldamente radicate nel territorio debbano essere portate avanti perché fanno comunque parte della storia e della identità di una comunità. Non è certo piangendosi addosso che si risolvono i problemi che anzi, atteggiamenti arrendevoli e rinunciatari, potrebbero addirittura aggravare. Nulla può e deve vietarci di pensare in positivo ed in ogni caso come dicevano i latini: “Semel in anno licet insanire”. Buon Carnevale a tutti ! Nando Cimino

[close]

p. 11

In Fraternità con Francesco FEBBRAIO 2015 pag. 11 LA RICETTA DEL MESE di Mariella Campagna Torta San Biagio Ingredienti per 4 persone: Per la pasta: 400g di farina bianca, 80g di burro o strutto, 80g di zucchero, 1 busta di vanillina, la scorza di un limone grattugiata e 120ml di vino bianco. Per il ripieno: 300g di mandorle sbucciate, 100g di zucchero, 2 uova e 100g di cioccolato fondete. Procedimento: Preparare una pasta brisé amalgamando gli ingredienti con l’aggiunta di un po’ di vino bianco, se occorre. Tritare finemente le mandorle e unirle agli altri ingredienti, amalgamandoli bene. Stendere i 2/3 della pasta nella tortiera, versarvi sopra il ripieno, stendendolo bene e coprite con la pasta rimanente ritagliata a striscioline. Cuocere in forno a 150° per 30 minuti circa. Ciao San Biagio, è il santo protettore della gola, la cui festa si celebra il 3 febbraio. Nella nostra città per tradizione in questo giorno molti preparano i “Panuzzi di S. Biagio”, dei biscottini che vengono distribuiti in chiesa dopo la benedizione della gola. A Cavriana, una cittadina della provincia di Mantova, in onore di S. Biagio viene preparata per tradizione una squisita crostata ripiena con mandorle e cioccolato fondente dal diametro di 3 metri, che viene tagliata in piazza e offerta a tutti gli astanti. La torta di San Biagio si compone di una base friabile di pasta frolla, senza uova ma impastata con il vino bianco e uno speciale ripieno fatto di mandorle e cioccolato tritato, zucchero e uova. I ritagli della pasta frolla servono per creare la caratteristica decorazione di questa torta, le losanghe dal lato ondulato da cui si intravede la golosa farcitura. Si conserva bene per 3-4 giorni. ___________________________________ DA PARTE NOSTRA … __________________________________ I nostri migliori auguri: • a fra Pietro Buttitta ofm che il 3 gennaio nella Chiesa Cattedrale di Palermo è stato Ordinato Presbitero dal nostro Arcivescovo S.E.Rev. Mons. Paolo Romeo. • alla consorella Nella Bondì e famiglia, per la nascita della nipotina Roberta. Il nostro grazie: • a tutti coloro che si sono avvicinati alla nostra pesca di beneficenza, contribuendo e sostenendo in tal modo le nostre finalità caritative; vogliamo anche ringraziare quanti hanno contribuito a realizzarla e tutti coloro che si sono impegnati per la sistemazione e per la turnazione in tutto il periodo in cui è stata aperta; • a Giuseppe Cusimano, Daniele e Simone Marsala e al confratello Nicasio Calcara, per il loro impegno, che ha consentito di realizzare anche quest’anno in Convento il presepe animato, anche se in forma ridotta rispetto agli altri anni. Un invito particolare, a tutte le famiglie e alle coppie di fidanzati a partecipare agli incontri di catechesi sulla pastorale per la famiglia, programmati dalle due Fraternità OFS di Termini Imerese. In questo mese di febbraio gli incontri saranno giorno 11 alle ore 21.00 presso il Convento “S. Maria di Gesù” il tema “Il Sacramento del Matrimonio: dono di Dio”, giorno 25 alle ore 21.00 presso il Convento “Madonna della Catena”. “La famiglia luogo privilegiato per la preghiera” è il tema di questo secondo incontro. Avvisiamo: che il centro per la raccolta degli occhiali usati, degli oli esausti, dei tappi di plastica e dei cellulari guasti, è aperto solo il sabato dalle 17.30 alle 18.30 nei locali del Convento di via Alfredo La Manna, vi preghiamo di confluire con i vostri prodotti solo in questo giorno e di non lasciare sacchetti davanti al portone del Convento. Invitiamo a visitare il sito internet della nostra Fraternità: ofstermini.weebly.com, dove, oltre alle notizie e alle informazioni sulle nostre attività, troverete tutti i numeri arretrati del nostro giornalino.

[close]

p. 12

pag. 12 FEBBRAIO 2015 In Fraternità con Francesco ________________ IN FRATERNITÀ … NOTIZIE ED AVVENIMENTI ________________ di Ignazio Cusimano Festa dell’Eccomi degli Araldini. Lunedì 2 febbraio nel giorno della presentazione di Gesù al Tempio, gli Araldini delle fraternità di Termini Imerese, “S. Maria di Gesù” e “Madonna della Catena” celebreranno la loro festa dell’Eccomi. Ci ritroveremo tutti alle ore 17.45 presso il cortile dell’Istituto “Villaurea” per la benedizione delle candele, processionalmente raggiungeremo la nostra Chiesa per la solenne celebrazione Eucaristica. Giornata Mondiale del Malato. Mercoledì 11 febbraio celebreremo la memoria di nostra Signora di Lourdes e la 23a Giornata mondiale del Malato. In preparazione a questa giornata la nostra fraternità andrà a far visita agli ammalati e quanti desiderano ricevere l’Unzione degli Infermi saranno accompagnati in Chiesa per partecipare alla solenne Celebrazione Eucaristica. La mattina di giorno 11 fra Diego, cappellano dell’ospedale, celebrerà l’Eucaristia presso la Cappella S. Elisabetta d’Ungheria e con i Frati visiterà i ricoverati e, a quanti lo richiederanno, sarà amministrato il sacramento dell’Unzione. Carnevale in Fraternità. Venerdì 13 febbraio gli Araldini delle fraternità, di Termini Imerese, “S. Maria di Gesù” e “Madonna della Catena” insieme si ritroveranno per una festa in maschera alle ore 17.00 presso il salone dell’Istituto “Villaurea”. Lunedì 16 festa in maschera per la Gi.Fra. e l’OFS alle ore 21.00 nei locali del Convento. “Il Sacramento del Matrimonio: dono di Dio” e “La famiglia, luogo privilegiato per la preghiera”, questi sono i temi degli incontri di pastorale per la famiglia del mese di febbraio; il primo, giorno 11 al Convento “S. Maria di Gesù”; il secondo, giorno 25 al Convento “Madonna della Catena. Ricordiamo a quanti hanno bisogno di un passaggio per recarsi e al Convento “Madonna della Catena” di trovarsi alle ore 20.45 in piazza Gancia. “Come a Cana”, è l’incontro regionale per le famiglie proposto del Consiglio Regionale OFS, giunto alla VII° edizione. Quest’anno l’incontro si svolgerà a Enna presso l’Hotel Federico II dal pomeriggio del 28 febbraio al pomeriggio del 1 marzo. Vi invitiamo ad annunciarlo e divulgarlo per promuovere la partecipazione di quanti vivono il sacramento del matrimonio ed anche alle coppie di fidanzati che vi si preparano. Per informazioni e prenotazioni contattate Mimmo Palmisano: cell. 3392706997, e-mail: girolamo.palmisano@fastwebnet.it. Febbraio 2015 Bova Agostina Gibilaro Angela Gatto Cosentino Agata Cipolla Francesca Vega Maria Antonietta Buon Compleanno in Fraternità a: giorno giorno giorno giorno giorno 2 3 9 11 16 Amoroso Natalina Piazza Ina Giuffrè Francesca Mendolia Giuseppa Balaban Elisabetta giorno giorno giorno giorno giorno 20 20 21 24 28 In Fraternità con Francesco Giornalino mensile della Fraternità Anno XIV- n. 2 - Febbraio 2015 Piazza S. Francesco, 11 - 90018 Termini Imerese (PA) 0918141261 e-mail: infraternita@ofmsicilia.it www.ofstermini.weebly.com Redazione: Fra Venanzio Ferraro, Giusy Fusco, M. Antonietta Vega, Maria Grazia D’Agostino, Angela Giardina, Ignazio Cusimano, Nino Calderone, Mimmo Palmisano, Aglieri Rinella Giuseppe, Nicasio Calcara, Giulio Macaione. In questo numero hanno collaborato: Dimitri Lauretta, Enzo Giunta, fra Salvatore Frasca, suor Maria Chiara Costanzo, fra Diego D’Alessandro, Francesco Belletti, Francesca Calderone, Nando Cimino, Mariella Campagna.

[close]

p. 13

In Fraternità con Francesco FEBBRAIO 2015 pag. 13 PROGRAMMA ATTIVITÀ E CELEBRAZIONI FEBBRAIO 2015 Domenica 1 Lunedì 2 37a Giornata nazionale per la Vita 19a Giornata Mondiale della Vita Consacrata Presentazione di Gesù al Tempio ore 17.45 Benedizione delle candele presso l’Istituto Boccone del Povero, processione e celebrazione Eucaristica in Convento Martedì 3 Memoria di S. Biagio ore 18.00 Celebrazione Eucaristica e benedizione della gola Mercoledì 11 Memoria di Nostra Signora di Lourdes 23a Giornata Mondiale del Malato ore 10.00 Celebrazione Eucaristica in ospedale, presso la Cappella S. Elisabetta d’Ungheria e Amministrazione del Sacramento dell’Unzione nei reparti ore 18.00 Solenne celebrazione Eucaristica in convento e Amministrazione del Sacramento dell’Unzione Mercoledì 18 Le Ceneri – inizio della Quaresima ore 18.00 Celebrazione Eucaristica e imposizione delle Sacre Ceneri Tutti i venerdì di Quaresima alle ore 16.45 e alle ore 21.00 Pio esercizio della Via Crucis

[close]

Comments

no comments yet