AGRICOLTURA 10/2014

 

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SPECIALE MECCANIZZAZIONE

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ANNO 42 - POSTE ITALIANE s.p.a. - SPED. ABB. POSTALE – DCB CENTRALE/PT MAGAZINE AUT. 141/2004 VALIDA DALL’11/1172004 – PUBBL. MAX 50% - € 2,10 IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP, VIA ZANARDI 28 40131 BOLOGNA PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE CHE SI IMPEGNA A CORRISPONDERE IL PRESCRITTO DIRITTO POSTALE Meccanizzazione SPECIALE MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA a pag. 6 N. 10 - OTTOBRE 2014 Anno scolastico: boom di iscrizioni negli istituti agrari a pag. 30 Barbabietole e riso, una campagna positiva INSERTO BOVINE DA LATTE Focus su prezzi e costi di produzione a pag. 54

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itoriale PIERLUIGI SCIOLETTE Presidente Enoteca regionale Emilia-Romagna Vini dell’Emilia-Romagna: sempre più al top F ortunatamente, contro tutte le previsioni, il mese di settembre ha aiutato la maturazione delle uve e ci ha consentito di portare a termine una vendemmia che sembrava parzialmente compromessa: per alcune varietà la raccolta è ancora in corso e tutto fa sperare che, anche quest’anno, si trasformi in una buona annata. Negli ultimi tempi abbiamo assistito a una costante crescita qualitativa di tutte le tipologie di vino dell’Emilia-Romagna. Non è quindi un caso che, anche per il 2015, nelle principali guide del settore i nostri vini siano finiti nell’olimpo dell’enologia italiana, ottenendo i massimi riconoscimenti: infatti ben 12 hanno conquistato i Tre Bicchieri del Gambero Rosso e il riconoscimento di Vino Slow e Grande Vino nella guida Slow Wine, mentre una decina ha ottenuto l’Eccellenza de L’Espresso, i 5 Grappoli di Bibenda e le Corone di Vinibuoni d’Italia del Touring. Si tratta di traguardi a cui si è giunti a seguito di un preciso percorso fatto dai produttori, ma che premiano, oltre all’attività dei singoli, anche il lavoro svolto dai Consorzi di tutela nella riorganizzazione dei disciplinari di produzione e nella promozione dei vini. Anche la Regione, attraverso l’assessorato all’Agricoltura, ha mostrato di avere una forte attenzione al settore vitivinicolo: non va dimenticato che, come si evince dalla rapporto 2013 sul Sistema agroalimentare dell’Emilia-Romagna, il valore delle esportazioni l’anno scorso è stato di circa 390 milioni di euro, con un aumento, rispetto all’anno precedente, del 10%. Nel quinquennio 2008-2013 il nostro export è aumentato, in valore, di circa il 60%: obiettivi centrati anche grazie alle politiche di sostegno della Regione. All’interno di questo panorama, Enoteca Regionale Emilia-Romagna gioca un ruolo strategico: promuovere e valorizzare al meglio il patrimonio vinicolo regionale, fornendo un supporto sempre più adeguato alle aziende del settore. Proprio in quest’ottica abbiamo recentemente ampliato e rinnovato l’esposizione nella Rocca Sforzesca di Dozza, con l’aggiunta dello spazio ristorante, che facilita l’accoglienza dei visitatori e migliora l’efficacia della presentazione dei nostri prodotti, oltre a offrire la possibilità di organizzare conventions e serate a tema su richiesta. Per quanto concerne le attività fieristiche, da quest’anno Enoteca gestisce Enologica, la manifestazione enogastronomica più importante della regione che, dal 22 al 24 novembre, ospiterà a Palazzo Re Enzo oltre 140 tra produttori e cantine dell’Emilia-Romagna. La rassegna rappresenta un viaggio lungo la via Emilia, da Piacenza a Rimini, e attraverso il suo tradizionale programma d’incontri, assaggi e momenti di show cooking attirerà buyer di livello internazionale, giornalisti ed esperti, ma anche tanti appassionati dall’Italia e dall’estero. Inoltre, Enoteca entro la fine del 2014 parteciperà ad una serie di importanti fiere nell’area dell’Estremo Oriente, ovvero Vinexpo Nippon a Tokyo, Hong Kong International e Prowine China a Shangai: un mercato strategico per l’export delle aziende socie di Enoteca, che negli ultimi anni ha registrato un trend positivo, sia in valore che in quantità e sul quale ci pare giusto continuare a investire. Indubbiamente, il vino è stato e resta una delle attrattive principali della nostra regione e, in sinergia con le altre eccellenze gastronomiche del territorio, costituisce un elemento trainante per la promozione di ciò che, di fatto, l’Emilia-Romagna è: un modello culturale positivo, concreto e replicabile, in vista di Expo 2015. OTTOBRE 2014 3

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MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA PERIODICO DELL’ASSESSORATO AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITÀ FAUNISTICO-VENATORIA SOMMARIO Fatti 03 EDITORIALE Vini dell’Emilia-Romagna: sempre più al top Pierluigi Sciolette ANNO 42 - N. 10 - OTTOBRE 2014 Reg. Trib. Bologna n. 4269 del 30-3-73 Iscrizione al ROC n. 24729 Spedizione in abb. postale - Regime libero 50% Aut. DRT/DCB/Bologna DIRETTORE Tiberio Rabboni DIRETTORE RESPONSABILE Roberto Franchini COORDINAMENTO DELLA REDAZIONE Paola Fedriga IN REDAZIONE Antonio Apruzzese, Olga Cavina, Giancarlo Martelli REFERENTI Patrizia Alberti, Laura Banzi, Saverio Bertuzzi, Milena Breviglieri, Patrizia Cavanni, Vincenzo Di Salvo, Rossana Mari, Vittorio Marletto (Arpa-Simc), Piero Pastore Trossello, Carlo Patuelli, Paolo Pirani, Mario Savorelli (Crpv), Magda C. Schiff (Crpa), Simona Spagnoli, Maria Cristina Zarri SEGRETERIA DI REDAZIONE Monica Cervellati Cattani, Rossella MignanI RESPONSABILE DIATECA AGRICOLTURA Fabrizio Dell’Aquila REDAZIONE Regione Emilia-Romagna Direzione Agricoltura 40127 Bologna Viale della Fiera, 8 - Terza Torre Fax 051.5274577 Tel. 051.5274701 - 051.5274289 http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/ agricoltura@regione.emilia-romagna.it EDITORE Editoriale Idea Srl Via A. Gandiglio, 81 - 00151 Roma Tel. 06.65797535 www.editorialeidea.it ABBONAMENTI c/c postale n. 001021181522 c/c bancario IBAN IT84I0760103200001021181522 intestato a Editoriale Idea Srl CONCESSIONARIA ESCLUSIVA PER LA PUBBLICITÀ 18 DIETA MEDITERRANEA Nella Food Valley l’arte olearia diventa museo Francesca Ponti 20 QUI REGIONE Nutrie, sostegno ai Comuni per contrastarle a cura della Redazione 06 NUOVO ANNO SCOLASTICO Istituti agrari, boom di iscrizioni Olga Cavina 24 QUI EUROPA Meno burocrazia per la nuova Pac a cura di Carla Cavallini 09 IL TERRITORIO CHE CAMBIA Bonifiche, verso la revisione dei Piani di classifica Franco Zambelli Economia 26 ORTOFRUTTA Embargo: dall’Europa nuove risorse per 165 milioni Paola Fedriga 12 AMBIENTE Chimica nei campi: solo quando serve Giancarlo Naldi 28 ESPORTAZIONI Frutta, cosa fare per uscire dalla crisi a cura della Redazione 14 VERSO EXPO 2015 Esposizione universale, l’Emilia-Romagna nel mondo a cura della Redazione 30 PRIMO BILANCIO Per il riso ferrarese un 2014 soddisfacente Giancarlo Martelli 16 COMPORTAMENTI SOSTENIBILI Consumabile: quando salute e cibo sono consapevoli Rosanna Mari 34 CAMPAGNA 2014 Barbabietola da zucchero: un’annata positiva Daniele Govi, Luca Rizzi 36 NON SOLO KM 0 Progetto Glamur: confronto tra filiera corta e lunga Kees de Roest 38 LE BACCHE DEL TIBET Goji: l’eterna giovinezza si coltiva a Galliera Antonio Apruzzese O.P.S.A.I. S.r.l. Via Monte Rosa, 19 - 20149 Milano Tel. 02/4694949 - 48018114 e-mail: milano@opsai.com Responsabile Pubblicità e Marketing Claudio Pietraforte I testi, le notizie e le foto contenute nel presente fascicolo possono essere utilizzate solo previa autorizzazione e citando la fonte. Le fotografie e i testi, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. TIRATURA: 40.000 COPIE CHIUSO IN REDAZIONE IL 10/10/2014 IL CONTENUTO DEGLI ARTICOLI NON ESPRIME NECESSARIAMENTE LA POSIZIONE DELL’ASSESSORATO REGIONALE ALL’AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITÀ FAUNISTICO-VENATORIA Foto di copertina: Fotolia

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OTTOBRE 2014 Fisco e previdenza Ricerca 40 Sicurezza: incentivi Inail per adeguare i trattori a cura di Corrado Fusai e sperimentazione 60 VIGNETO SOSTENIBILE /1 Strategie flessibili nella gestione della chioma Paola Tessarin, Giuseppe Bombai, Francesco Garofali, Carine Rusin, Onur Sevindik, Özdge Toprak, Roberta Roberti, Adamo Domenico Rombolà, Andrea Vesari, Giuseppina Parpinello, Giovanni Nigro Pedologia 70 STUDI Le Terre dove nascono le specialità piacentine Carla Scotti, Maurizio Zamboni SPECIALE MECCANIZZAZIONE 42 Il trattore del futuro: dove ci porta la ricerca Ottavio Repetti Rubriche 73 IN BREVE a cura della Redazione 45 Meno ferro, più comfort: la rivincita del cingolo Ottavio Repetti 63 VIGNETO SOSTENIBILE/2 Bio e biodinamico: un test sulle uve Sangiovese Giuseppina Paola Parpinello, Alessia Umberta Mattioli, Andrea Versari, Adamo Domenico Rombolà, Giovanni Nigro 75 AGENDA VERDE a cura della Redazione 76 SPAZIO INNOVAZIONE a cura di Patrizia Alberti 48 Mietitrebbie, sul mercato arrivano i nuovi modelli Ottavio Repetti 78 MONDO BIO a cura di Rosa Maria Bertino 65 NOVITÀ DALLA RICERCA a cura di Maria Teresa Salomoni, Nicola Di Virgilio Prove in campo 51 CANALE EMILIANO ROMAGNOLO Mini irrigatori: la scelta dell’intensità di filtraggio Giorgio Guidoboni 79 NEL GIARDINO a cura di Maria Teresa Salomoni, Massimo Drago Avversità 66 EMILIA-ROMAGNA Sharka delle drupacee: test sulle nuove cultivar Federica Fontana, Anna Rosa Babini 81 AGROMETEO a cura di William Pratizzoli 82 DALLA PARTE DEI CONSUMATORI Enrico Cinotti, in collaborazione con Il Salvagente INSERTO BOVINE DA LATTE 54 L’analisi dei prezzi e i costi di produzione in Europa Alberto Menghi 68 ALLARME ROSSO Capnodio: ancora sotto attacco l’albicocco Massimo Bariselli, Mauro Boselli 57 Benessere e produttività: le strutture per l’allevamento Paolo Rossi

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Fatti NUOVO ANNO SCOLASTICO Istituti agrari, OLGA CAVINA boom di iscrizioni delle primarie e la valutazione morfologica degli animali, indispensabile per individuare le caratteristiche che li rendono produttivi. Il Ranieri Marcora ha poi vinto competizioni in importanti fiere zootecniche. Anche il Vergani Navarra di Ferrara, con gli istituti agrari tecnico e professionale e un alberghiero, dà vita a un polo scolastico agroalimentare. Alle prime classi sono iscritti 160 ragazzi, un dato stabile mentre il boom delle iscrizioni si è verificato due anni fa. Maurizio Passerini, docente del Navarra, spiega: «C’è uno scambio continuo tra i ragazzi dell’agrario che producono le materie prime e quelli dell’alberghiero che le trasformano in piatti di alta cucina o in preparazioni più tradizionali. Si fa didattica insieme, ma anche studi su territorio e ambiente. C’è indubbiamente da parte di queste generazioni un’attenzione maggiore verso i temi dell’ecologia, dello sviluppo sostenibile, della sicurezza alimentare». Tra le attività anche la micro-vinificazione: una cantina tarata su piccole quantità che consente più sperimentazioni. I vini prodotti: Fortana, Cabernet, Trebbiano e Sauvignon sono in vendita, come per le altre scuole, nello spaccio e durante feste, fiere e sagre. Crescono i giovani che scelgono l’agricoltura. Viaggio da Piacenza a Ferrara, passando per Bologna per capire le ragioni di un interesse che si consolida G Ragazzi al lavoro in un laboratorio dell’Istituto Raineri Marcora di Piacenza li istituti di agraria stanno vivendo un periodo decisamente positivo e da Piacenza a Rimini si registra un aumento medio delle iscrizioni al primo anno del 30-35%. Da una panoramica in alcune scuole della regione esce un quadro di grande fermento. A Piacenza, racconta il vicepreside del campus agroalimentare Raineri Marcora, Roberto Belli: «Da cinque anni le iscrizioni sono quasi raddoppiate e quest’anno abbiamo 102 nuovi studenti al tecnico e 123 al professionale». Gli indirizzi sono vitivinicolo, lattiero-caseario e un terzo legato al territorio e ai prodotti tipici. Nell’azienda didattica anche la cantina e la stalla con 60 bovine. Il campus riunisce in un unico polo agroalimentare gli istituti tecnico e professionale agrario e l’alberghiero. «Una vicinanza – continua Belli – che si traduce in una stretta collaborazione e scambio di esperienze su temi come l’agricoltura innovativa e l’educazione alimentare». Tra i progetti della scuola: “Assaporando s’impara”, con studenti e oltre 800 bambini I rapporti con le imprese del territorio Sugli sbocchi occupazionali i pareri sono concordi. La sintesi la fa Roberto Belli del Raineri Marcora: «Dalle classi terze in avanti i ragazzi fanno stages nelle aziende del territorio: il rapporto con il mondo del lavoro è molto stretto, sono le stesse imprese a rivolgersi alle scuole per la ricerca di manodopera e la gran parte dei ragazzi trova lavoro in circa 6-8 mesi». Coloro che non hanno alle spalle una famiglia di OTTOBRE 2014 6 Dell’Aquila

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imprenditori agricoli (circa il 50% degli studenti), secondo Lucia Cucciarelli dirigente dell’istituto tecnico agrario Serpieri di Bologna «trovano occupazione nell’agroalimentare, nel verde ornamentale con la progettazione e gestione di aree pubbliche e private, nel settore agroambientale – ad esempio ingegneria naturalistica – e come consulenti tecnico-commerciali. Rari i casi di giovani “neo-rurali”, provenienti da famiglie non impiegate in agricoltura che progettino nuove imprese, probabilmente per il forte investimento iniziale richiesto». Passando in Romagna, a Cesena, l’istituto tecnico agrario Garibaldi quest’anno ha due prime classi in più, per un totale di dieci. La programmazione si concentra su viticoltura ed enologia per rispondere alla forte vocazione di questa provincia. «Vogliamo creare una sinergia – osserva il dirigente scolastico Camillo Giorgi – con il corso di laurea già presente a Cesena. Fra le nostre attività: la produzione di numerose varietà di peperoncino, al momento oltre 50 fra commestibili e decorativi. L’estate scorsa circa 140 allievi hanno fatto tirocini estivi ed esperienze di alternanza scuola lavoro». «Cosa fanno dopo il diploma? Oltre all’università, si orientano verso le aziende agroalimentari e agroindustriali. C’è anche un grande interesse per i prodotti tipici e il turismo enogastronomico». Produzioni di qualità nelle aziende didattiche Anche a Faenza al professionale agrario Persolino il bilancio è più che positivo. «Quest’anno – dice Eraldo Tura, docente dell’istituto – abbiamo un 35% di studenti in più, con 105 nuovi iscritti per 5 prime classi. Forti le richieste delle imprese, che spesso superano le disponibilità di diplomati. L’azienda didattica, di 13 ettari, è coltivata a frutteto e vigneto. La filiera viticola-enologica è completa: i ragazzi partono dalla coltivazione alla raccolta, alla trasformazione fino all’imbottigliamento. I vini sono soprattutto un’Albana, Sangiovese e un Albana passita Docg che è il fiore all’occhiello della scuola. Forse non a caso chiamata “Ultimo giorno di scuola” ha vinto due anni fa l’oscar della Douja d’Or di Asti, importante kermesse enogastronomica piemontese». Tra le sperimentazioni, le prove di miglioramento genetico di pesco, actinidia e le Caldesi, nettarine a polpa bianca regolarmente commercializzate. Spostandoci nel capoluogo, crescono del 20% le iscrizioni al tecnico agrario Serpieri, in cui negli ultimi cinque anni si è passati da tre classi prime alle attuali sette con circa 150 nuovi studenti per OTTOBRE 2014 anno. Secondo la dirigente Lucia Cucciarelli, l’interesse verso il mondo agricolo e le attività legate alla terra «ha un valore corale, rivela una grande domanda di condivisione, di lavorare insieme». E fa alcuni esempi: «Tante famiglie avevano trascurato i piccoli poderi di proprietà e hanno invece riscoperto il valore di questi terreni, rispetto al futuro professionale dei propri figli e anche, perché no, delle attività economiche che ci si possono costruire sopra. Penso agli agriturismi, a coltivazioni in settori di nicchia come i piccoli frutti che danno ottimi risultati, ma anche agli orti verticali o in cassetta. Un piccolo esempio concreto è il successo che ha avuto nella nostra scuola l’idea  degli orti 5x5 (appezzamenti di cinque metri per lato) da coltivare secondo gli insegnamenti della biodinamica. Tra le famiglie degli studenti sono andati a ruba». «Tra breve anche in città, nei condomini, nasceranno piccole comunità di coltivatori. Noi intanto abbiamo lanciato la  Serpieri City Farm: una community di alunni, genitori e sostenitori della scuola. Nata per favorire l’idea del vivere sostenibile, ama l’autoproduzione (orticole, formaggio, florovivaismo), si forma (imparando innesti, potature, sperimentazioni), stimola forme di agricoltura sociale, periurbana e di comunità, si interessa delle strategie antispreco e fa da collegamento con gli agriturismi e il mondo del lavoro». Tra i progetti di punta del Serpieri quest’anno c’è il corso di Permacultura che apre a un profilo apprezzato nel mondo del biologico, ma che nessuna scuola forma. Si tratta di progettazione e gestione ecosostenibile degli insediamenti umani e produttivi nel territorio, mantenendo la diversità, la stabilità e la flessibilità degli ambienti naturali. Dell’Aquila Lavori in serra all’Istituto Navarra di Ferrara 7

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Fatti IL TERRITORIO CHE CAMBIA Bonifiche, verso la revisione dei Piani di classifica Pronte le linee-guida per la predisposizione da parte dei Consorzi della “tabella” di ripartizione dei contributi. I nuovi valori saranno operativi dal 2016 l via il conto alla rovescia in vista dell’aggiornamento dei piani di classifica dei consorzi di bonifica, una sorta di “tabella millesimale” in base alla quale viene calcolata la cifra che ogni contribuente deve pagare al proprio ente in rapporto al beneficio ricevuto. In base alla legge n. 7/2012 la Giunta regionale dell’Emilia-Romagna, con deliberazione n. 385/2014, ha infatti approvato le linee-guida, elaborate dalla commissione tecnica composta dai portatori di interesse, per l’elaborazione da parte dei consorzi di bonifica dei nuovi piani per il riparto della contribuenza. Rispetto a quelli in vigore, stabiliti dalla Regione circa vent’anni fa, la legislazione in materia è notevolmente cambiata, così come si è modificato l’assetto urbanistico del territorio, con aumento delle superfici urbanizzate a scapito delle aree agricole e la conseguente maggiore interconnessione tra canali di bonifica e reti fognarie. Questo nuovo assetto impone l’aggiornamento dei piani di classifica per permettere ai consorzi di incassare una contribuenza adeguata e in linea con i cambiamenti normativi e territoriali, in particolare nelle aree urbane. A soggetti in assenza di canali e impianti idrovori. È costituito da due componenti: il beneficio di scolo delle acque meteoriche provenienti dagli immobili e condotte fino al ricettore finale attraverso le opere di bonifica; il beneficio di difesa idraulica dalle acque meteoriche provenienti dalle aree poste a monte dell’immobile, regimate e regolate dalle opere di bonifica. La disponibilità irrigua è invece il vantaggio assicurato agli immobili agricoli dalle opere e dall’attività di accumulo, derivazione, adduzione e circolazione delle acque nei canali di bonifica. Infine, il beneficio di presidio idrogeologico è il vantaggio assicurato agli immobili, situati nelle aree collinari e montane, dalle opere di bonifica che difendono il territorio dal dissesto idrogeologico e regimano i deflussi collinari e montani del reticolo idrografico minore. Molto importante, nelle linee-guida, è la definizione della “significatività” dell’interconnessione della rete di bonifica con il sistema fognario. FRANCO ZAMBELLI Servizio Difesa del Suolo, della Costa e Bonifica, Regione Emilia-Romagna Impianto idrovoro di Codigoro I benefici per i proprietari di terreni agricoli e case Le linee-guida individuano i benefici prodotti dall’attività di bonifica, cioè i vantaggi (in ultima analisi riconducibili agli aspetti patrimoniali) conseguiti o conseguibili dagli immobili – sia agricoli, che extragricoli – per effetto delle opere di bonifica e della loro gestione. Ne sono stati individuati tre tipi. In primo luogo il beneficio idraulico in collina e in pianura, costituito dalle attività di scolo e di difesa del territorio. Poi la disponibilità e regolazione irrigua. E infine l’attività di presidio idrogeologico dei territori collinari e montani. Il beneficio idraulico è il vantaggio conseguente alla riduzione del rischio a cui gli immobili sarebbero OTTOBRE 2014 Consorzio di bonifica Pianura di Ferrara 9

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Fatti IL TERRITORIO CHE CAMBIA Accanto, impianto idrovoro a Bondeno (Fe) A destra, interno dell’impianto idrovoro Saiarino (Fe) L’interconnessione è sempre significativa quando si è in presenza di impianti di sollevamento, organi di regolazione o opere di accumulo e comunque lunghi tratti di conduzione e allontanamento delle acque gestiti dai consorzi. Nei prossimi mesi saranno trasmessi alla Regione i nuovi piani di classifica, con l’obiettivo di renderli operativi nel 2016. Le tappe della riforma L’Emilia-Romagna ha avviato da tempo un processo per rendere i consorzi di bonifica più efficienti e funzionali al sistema di difesa del suolo. La legge regionale n. 5/2009 ha dato il via al riordino dell’intero sistema consortile, con la ridelimitazione dei comprensori e la riduzione del loro numero, passato da quindici a otto di I grado e da due a uno di II: il Cer. Gli otto UNA RETE DI QUASI 20 MILA CHILOMETRI DI CANALI I consorzi di bonifica insieme a Regione, Comunità Montane e Unioni di Comuni, alla difesa del suolo. Gestiscono un imponente sistema di opere pubbliche e contribuiscono alla sicurezza idraulica delle aree di pianura preservandole da allagamenti e ristagni d’acqua a prevenire il dissesto idrogeologico nelle aree montane. Il patrimonio di opere pubbliche di bonifica si riassume in queste cifre: 5.500 chilometri di canali per lo scolo delle acque, 8.800 chilometri di canali promiscui per lo scolo e per l’irrigazione; 4.500 chilometri di canali irrigui; circa 160 impianti idrovori per il sollevamento delle acque, con una potenza di 80.000 Kw e una portata di 1.300 metri cubi/ secondo. Per la manutenzione e la gestione delle opere di bonifica, nonché per le spese generali di funzionamento, i Consorzi dispongono dei contributi versati dai proprietari di beni immobili agricoli ed extragricoli. comprensori sono stati ridisegnati in modo da costituire unità omogenee sotto il profilo idrografico ed idraulico, funzionali alle esigenze di programmazione, esecuzione e gestione delle opere pubbliche di bonifica. Successivamente, con la legge regionale n. 5/2010 è stato ridisciplinato il sistema elettorale degli enti, sfoltendo drasticamente il numero degli amministratori e limitando a tre (presidente e i due vice) quelli aventi diritto a un compenso. Sono organi del consorzio; il consiglio di amministrazione, formato da 20 componenti eletti tra i consorziati proprietari di beni immobili agricoli ed extragricoli e da tre sindaci o assessori dei Comuni del comprensorio e il comitato amministrativo, formato da cinque componenti, fra cui il presidente e i due vicepresidenti. Con questo nuovo sistema elettorale, l’assemblea dei consorziati aventi diritto al voto è stata divisa in quattro sezioni nelle quali sono inseriti gli stessi consorziati in maniera progressiva rispetto al contributo versato. Infine con la legge n. 7/2012 la Regione EmiliaRomagna ha completato il percorso normativo di riordino del settore. Tra le novità è previsto che gli immobili – situati in aree urbane dove il gestore del servizio idrico integrato (a Bologna e in Romagna Hera, nella parte occidentale della regione Iren) svolga anche l’allontanamento delle acque senza significative interconnessioni con la rete di bonifica – non siano soggetti al contributo per lo scolo e l’allontanamento delle acque meteoriche, fermo restando l’obbligo del contributo per la difesa idraulica, quando questo beneficio sussista effettivamente. La legge n. 7/2012 ha inoltre stabilito che l’introito della contribuenza dei distretti montani sia destinato ad opere e interventi di bonifica negli stessi territori, fatta salva la quota delle spese generali. OTTOBRE 2014 10 Consorzio della bonifica Renana Consorzio della bonifica Burana

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Fatti AMBIENTE Chimica nei campi: solo quando serve È necessario un approccio rigoroso e scientifico per valutare l’impatto dei prodotti fitosanitari sull’ambiente e sulle colture. Emblematico il caso della moria di api GIANCARLO NALDI Osservatorio Nazionale Miele Castel San Pietro Terme (Bo) L a questione della sostenibilità ambientale dell’attività agricola è aperta da tempo, tant’è che anche a livello dell’Unione europea il tema è presente ed è stato al centro della lunga trattativa per la Pac 2014-2020. La nuova Politica agricola comune ha infatti stabilito indirizzi e prescrizioni greening che dovranno essere applicati con attenzione. Sono in molti però a sottolineare che tali indicazioni, per quanto importanti, non riescano a risolvere le grosse questioni aperte, in particolare quelle che riguardano il rapporto tra chimica e agricoltura. Le criticità dovute all’uso della chimica in agricoltura sono documentate e riguardano la moria degli impollinatori, l’inquinamento delle falde e l’impoverimento dei terreni. Da sottolineare che a bilanciare tanta spesa e tanto impatto non c’è nemmeno una qualche significativa crescita della produttività, come evidenziano le statistiche. Su questi temi ambientali e salutistici c’è una crescita della sensibilità popolare che da un lato trova sbocchi positivi, come nel caso dell’aumento del consumo di alimenti ottenuti con tecniche biologiche o a lotta integrata; dall’altra, questa stessa sensibilità può portare a sbocchi incerti, dovuti al dilagare di una confusa percezione di rischio, come nel caso del referendum di Malles, in Val Venosta, il primo comune d’Europa che ha bandito dal proprio territorio l’uso dei pesticidi, in seguito a un referendum popolare. Ovviamente non c’è da preoccuparsi per gli effetti che può produrre una consultazione o altre che si possano tenere. L’allarme deve esserci in tutti coloro che si occupano di queste vicende sia sul piano scientifico che su quello politico, per la deriva a cui può portare questo tipo di atteggiamenti. La difesa fitosanitaria non può essere affidata ad una generica percezione di rischio, per altro in una forma nemmeno pensabile: “si” / “no”, senza alcuna considerazione per “il come”. La scienza al centro Occorre riportare la discussione all’interno di un paradigma nel quale da una parte c’è la necessità di produrre, quindi di fare difesa fitosanitaria, e dall’altra c’è il dovere di realizzare la stessa solo quando è strettamente necessaria e solo con le tecniche che la scienza e la sperimentazione forniscono per renderla sostenibile e compatibile con l’esigenza di preservare l’ambiente, la salute e la capacità produttiva agricola. Su quest’ultimo aspetto basta ricordare la clamorosa presa di posizione di Obama per la difesa delle api. Il presidente americano non ha nemmeno accennato ai rischi per la salute, ha OTTOBRE 2014 12 Caselli Nirmal

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sfornato dati precisi ed eclatanti sull’importanza degli impollinatori per preservare la produzione agricola. Il sistema pubblico, nel suo insieme, dal livello regionale a quelli nazionale ed europeo, deve fare la sua parte, sostenendo la ricerca e la sperimentazione applicata, assicurando il monitoraggio delle criticità, potenziando e rendendo stabili ed efficaci le attività di divulgazione delle nuove conoscenze. L’Italia si trova in una posizione avanzata nel panorama europeo grazie a Beenet, la rete nazionale di monitoraggio degli alveari, che consente la conoscenza in tempo reale dei fenomeni. È necessario, invece, ottenere più risorse per la ricerca, per quelle attività e quegli enti che sono disponibili a finalizzare le attività e le energie per progetti condivisi con sbocchi sicuramente produttivi. È altresì importante non abbassare la guardia sulla funzionalità di organismi regionali quali i servizi fitosanitari e gli uffici agricoli di zona che si sono rivelati strategici, sia per comprendere i fenomeni sia per trovare le soluzioni e, ancor di più, per assicurare ai produttori il supporto necessario ad adottare le forme più sostenibili di difesa, fin dai tempi dell’avvio delle tecniche di quella integrata. AGRICOLTURA E SOSTENIBILITÀ: IL PUNTO A CASTEL SAN PIETRO Fitopatologi, entomologi, veterinari, agronomi, operatori apistici si sono dati appuntamento a Castel San Pietro Terme (Bo) in occasione del convegno “Agricoltura e sostenibilità: indirizzi e prescrizioni greening della Pac, acquisizioni della scienza, politiche e azioni concrete per la sostenibilità”. Promosso dalla Regione Emilia-Romagna e dall’Azienda sanitaria locale di Imola, in collaborazione con l’Osservatorio nazionale miele, il convegno ha permesso di fare il punto su vecchie e nuove emergenze. Gli spopolamenti di alveari legati all’uso di neonicotinoidi rappresentano insomma il caso più eclatante, ma non il solo. Nella tavola rotonda il confronto tra mondo della ricerca e istituzioni. Al centro la necessità di fornire conoscenze inoppugnabili sia per quanto concerne i rischi derivanti dall’uso della chimica in agricoltura, sia per quanto riguarda le tecniche agronomiche alternative, in grado di ottenere i risultati della difesa senza i rischi della chimica. Serve un nuovo sistema di autorizzazione dei prodotti È necessario inoltre che sia attivo un sistema dinamico in grado di interagire velocemente con la conoscenza scientifica e con il monitoraggio. Un sistema di autorizzazione delle nuove molecole che sia guidato unicamente dalla conoscenza scientifica, che sia in grado di decidere rapidamente e con forza cogente su tutto il territorio dell’Unione, per evitare lo sviluppo di quei fenomeni di concorrenza sleale che abbiamo appena conosciuto. Lo stesso meccanismo deve essere attivo e dinamico anche per il riesame delle molecole già in uso. Purtroppo è frequente riscontrare livelli anche preoccupanti di tossicità in molecole che, al momento della loro introduzione risultavano innocue, anche in virtù delle interconnessioni con altri fattori, come il cambiamento climatico (ce lo dice la moderna tossicologia), mentre in diversi casi la tossicità insorge per miscele di molecole che singolarmente risultano innocue. Questo tema delle miscele è importante anche per la comprensione e lettura dei fenomeni. Se da una parte è vero che a livello europeo si reOTTOBRE 2014 gistra una diminuzione quantitativa nell’uso dei pesticidi, è altrettanto vero che non si registra una diminuzione d’impatto ambientale, come dimostrano i dati di monitoraggio pubblicati da Claudio Porrini (Dista, Università di Bologna). Questo proprio per l’efficacia e la concentrazione di molti presidi fitosanitari sistemici. Wikimedia 13

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Fatti VERSO EXPO 2015 Esposizione universale, l’Emilia-Romagna nel mondo L’italian sounding si contrasta anche così: facendo conoscere il territorio in cui nascono prodotti famosi in tutto il mondo. Le iniziative per le imprese A cura della REDAZIONE In alto: le Due Torri di Bologna 14 lmeno due dei venti milioni di visitatori attesi ad Expo 2015 potrebbero venire in Emilia-Romagna. È questa la stima fatta dalla Regione. Una stima peraltro prudenziale, ancorché sostenuta da precisi dati di fatto: la posizione strategica rispetto a Milano, una piattaforma logistica e dell’accoglienza con una potenzialità di un milione di posti letto, un rapporto qualità-prezzo tra i migliori al mondo e, già ora, una quota del turismo nazionale che da sola vale circa il 9% del totale. Qui però non si tratta di guardare dentro i confini patrii, ma al mondo. Ad Expo sono attese infatti 150 delegazioni straniere e la sfida sta tutta nella capacità di portare in Emilia-Romagna chi altrimenti non ci sarebbe mai venuto: visitatori, imprenditori, investitori che per la prima volta potranno conoscere e toccare con mano un territorio, i suoi prodotti e le sue eccellenze. Per cogliere questa straordinaria opportunità, la Regione Emilia-Romagna ha messo a punto un articolato programma di incoming turistico e d’affari. Che coinvolge gli operatori del turismo, il mondo delle imprese, il sistema fieristico ed avrà il suo perno in un Ufficio della Regione Emilia-Romagna, che sarà aperto a Milano per tutta la durata di Expo 2015 (dunque da maggio a ottobre del prossimo anno), con lo scopo di curare i rapporti con le delegazioni istituzionali. Con lo stesso obiettivo la Regione ha lanciato tre bandi straordinari (i dettagli nel numero di settembre di Agricoltura), che dovranno cofinanziare progetti di promo-commercializzazione del sistema produttivo e turistico regionale. È già realtà inoltre il coinvolgimento del sistema fieristico emiliano-romagnolo. A partire da Fiere Parma che gestirà a Milano il padiglione di Fedarlimentare e da Sana che avrà invece la re- A sponsabilità del padiglione del biologico. Ma per tutto il 2015 non mancheranno in Emilia-Romagna eventi fieristici collegati ai temi di Expo, mentre sul fronte culturale si sta predisponendo un unico “cartellone” degli eventi che verranno realizzati in regione e che rappresenterà un ulteriore elemento di attrattività. La via Emilia al centro L’offerta turistica regionale ruoterà intorno al grande tema della via Emilia. L’antica strada consolare sarà il filo conduttore per lo sviluppo di nuovi prodotti turistici pensati per intercettare una domanda internazionale di qualità. Quattro i settori individuati: turismo del benessere (che avrà il suo focus in Romagna), motoristico (il grande mito della Motor valley emilianoromagnola); musicale (contando sul richiamo di nomi come quelli di Verdi e Pavarotti) e, naturalmente, enogastronomico. L’obiettivo è chiaro: portare l’Expo in EmiliaRomagna e far scoprire luoghi che spesso sono solo un punto nella carta geografica. Perché si fa presto a dire made in Italy, ma se tutti conoscono la Ferrari, forse il brand più famoso al mondo, pochi sanno dove si trova Maranello. La stessa cosa si potrebbe dire per le tante eccellenze enogastronomiche: Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma in testa. È anche così insomma che si contrasta l’italian sounding e il grande business delle contraffazioni e imitazioni agroalimentari: facendo toccare con mano il rapporto concreto che c’è tra un prodotto e il suo territorio e mostrandone l’unica e irripetibile identità. Che nel mondo globalizzato è il vero grande valore che fa la differenza. Info: expo2015.regione.emilia-romagna.it OTTOBRE 2014 Liviana Banzi

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