AGRICOLTURA 11/2014

 

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PERA: I MERCATI, LE VARIETà

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ANNO 42 - POSTE ITALIANE s.p.a. - SPED. ABB. POSTALE – DCB CENTRALE/PT MAGAZINE AUT. 141/2004 VALIDA DALL’11/1172004 – PUBBL. MAX 50% - € 2,10 IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP, VIA ZANARDI 28 40131 BOLOGNA PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE CHE SI IMPEGNA A CORRISPONDERE IL PRESCRITTO DIRITTO POSTALE Pera: i mercati, le varietà a pag. 8 N. 11 - NOVEMBRE 2014 Con Fico Bologna diventa capitale del made in Italy SPECIALE a pag. 24 Credito agrario: Biodiversità, volumi in calo, arriva la banca dati ma non nel Nord-Est dei vitigni autoctoni MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA a pag. 67

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itoriale CARLO PIRAZZOLI Coordinatore Economia e marketing Sistema agro-industriale, Dipartimento Scienze Agrarie, Università di Bologna Frutticoltura: agire presto I l sistema frutticolo italiano dopo la nerissima campagna estiva del 2014 sarà ancora in grado di risollevarsi o è destinato a un lento, ma inesorabile declino? È questa una domanda che emerge spontanea tra gli operatori del settore dell’Emilia-Romagna e ancor più tra i frutticoltori che stanno decidendo di investire per rinnovare i propri impianti. La risposta non è scontata poiché va ricercata nella capacità di reazione che il sistema sarà in grado di generare a fronte dell’attuale pesante situazione, la cui origine deriva, al di là del non favorevole andamento climatico o degli effetti dell’embargo russo, da problemi reali che si sono sedimentati nel tempo, all’interno della stessa filiera. La diminuita competitività si è infatti progressivamente accentuata negli ultimi anni ed è stata particolarmente pesante per la peschicoltura. A tale riguardo va ricordato che in sole tre/quattro annate su dieci il prezzo liquidato ai produttori ha appena compensato i costi sostenuti, mentre nelle altre sei/sette sono state registrate perdite, anche di grave entità. Ciò, inevitabilmente, si è tradotto in una progressiva riduzione degli investimenti con circa 12mila ettari abbattuti dall’inizio millennio, con conseguente danno sociale (oltre 1 milione di giornate di lavoro perse). Per questo comparto, ma il discorso si potrebbe allargare ad altri, è dunque giunto il momento, non più rinviabile, di un deciso cambio di rotta. Per prima cosa occorre adeguarsi in fretta alle nuove tendenze di mercato, in cui stanno nettamente prevalendo l’organizzazione, la qualità del prodotto e la qualità dei servizi offerti. Se è vero come è vero che il sistema distributivo moderno si impernia sostanzialmente su gruppi di acquisto organizzati, sia in Italia e ancor più all’estero, diventa allora indispensabile essere maggiormente organizzati a livello dell’offerta, il che significa concentrare le leve decisionali per il controllo della produzione, per il suo commercio e per il marketing in organismi opportunamente costituiti (come le Aop o altri nati recentemente come Ortofrutta Italia e Oi Pera). A sistemi di acquisto fortemente organizzati, non si può che rispondere con sistemi altrettanto organizzati, altrimenti il match da giocare diventa a senso unico e il più forte detta le proprie condizioni, naturalmente a proprio vantaggio. È proprio in un rapporto più equilibrato con la Gdo che si può allora pensare di recuperare valore a favore dei frutticoltori (servono almeno 15 cent euro/kg in più) e la stessa proposta avanzata qualche anno fa dalla Regione dopo l’ennesima crisi, ovvero 40 cent euro/kg, rispettivamente per produttore, condizionatore e distributore, andava in questa direzione. Ma ciò non basta. Per la frutta da consumo fresco, va migliorato il livello qualitativo offerto, nel senso del buono e del sano, così da soddisfare le aspettative del consumatore moderno e dunque vanno ricercate in fretta le diverse qualità per altrettanti target commerciali di riferimento (paesi di destinazione e/o tipologia di distributore). In questo senso la ricerca dovrà fornire un importante contributo mettendo a disposizione varietà adeguate e contenendo l’eccessiva frammentarietà (sono circa 470 le cv presenti, di cui 120 quelle commercialmente rilevanti). Infine non si possono sottacere le azioni che mirano a valorizzare i prodotti frutticoli con mirate campagne promozionali capaci di comunicare qualità salutistiche, origine, tradizione e dunque giocare su quel Made in Italy che per i consumatori europei significa ancora tanto. NOVEMBRE 2014 3

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MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA PERIODICO DELL’ASSESSORATO AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITÀ FAUNISTICO-VENATORIA SOMMARIO 03 EDITORIALE Frutticoltura: agire presto Carlo Pirazzoli ANNO 42 - N. 11 - NOVEMBRE 2014 Reg. Trib. Bologna n. 4269 del 30-3-73 Iscrizione al ROC n. 24729 Spedizione in abb. postale - Regime libero 50% Aut. DRT/DCB/Bologna DIRETTORE Tiberio Rabboni DIRETTORE RESPONSABILE Roberto Franchini COORDINAMENTO DELLA REDAZIONE Paola Fedriga IN REDAZIONE Antonio Apruzzese, Olga Cavina, Giancarlo Martelli REFERENTI Patrizia Alberti, Laura Banzi, Saverio Bertuzzi, Milena Breviglieri, Patrizia Cavanni, Vincenzo Di Salvo, Rossana Mari, Vittorio Marletto (Arpa-Simc), Piero Pastore Trossello, Carlo Patuelli, Paolo Pirani, Mario Savorelli (Crpv), Magda C. Schiff (Crpa), Simona Spagnoli, Maria Cristina Zarri SEGRETERIA DI REDAZIONE Monica Cervellati Cattani RESPONSABILE DIATECA AGRICOLTURA Fabrizio Dell’Aquila REDAZIONE Regione Emilia-Romagna Direzione Agricoltura 40127 Bologna Viale della Fiera, 8 - Terza Torre Fax 051.5274577 Tel. 051.5274701 - 051.5274289 http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/ agricoltura@regione.emilia-romagna.it EDITORE Editoriale Idea Srl Via A. Gandiglio, 81 - 00151 Roma Tel. 06.65797535 www.editorialeidea.it ABBONAMENTI c/c postale n. 001021181522 c/c bancario IBAN IT84I0760103200001021181522 intestato a Editoriale Idea Srl CONCESSIONARIA ESCLUSIVA PER LA PUBBLICITÀ 20 QUI REGIONE Piadina e Salama da sugo, sapori inimitabili a cura della Redazione Fatti 06 FOCUS Un Piano in otto punti per rilanciare l’agricoltura Giancarlo Martelli 22 QUI EUROPA Promozione agroalimentare, sì al nuovo regolamento a cura di Carla Cavallini 08 ECCELLENZE AGROALIMENTARI Fico: il made in Italy trova casa a Bologna Paola Fedriga DOSSIER CREDITO a cura di Agen.Ter 24 Calano i prestiti, ma non nel Nord-Est a cura di Ismea 10 IL FORUM DI COLDIRETTI Cucina povera e apericena: a tavola con la crisi Antonio Apruzzese 27 Dalla Regione dieci milioni per il sostegno alle imprese Gianni Piancastelli, Giuseppe Todeschini 14 CIBI IN TAVOLA Carni suine: in arrivo l’etichettatura d’origine Matilde Fossati 30 Garanzie e semplificazione per combattere la crisi Alberto Rodeghiero 16 PRODOTTI DA TUTELARE La biodiversità protagonista al Salone del Gusto Paolo Pirani Economia 32 ANALISI Per la zootecnia da carne i conti restano in rosso Claudio Montanari 18 AGREA NEWS Bilancio 2014: alle imprese regionali 650 milioni Nicodemo Spatari 36 PRODUZIONI Una buona partenza per actinidia e kaki Cristiano Riciputi O.P.S.A.I. S.r.l. Via Monte Rosa, 19 - 20149 Milano Tel. 02/4694949 - 48018114 e-mail: milano@opsai.com Responsabile Pubblicità e Marketing Claudio Pietraforte I testi, le notizie e le foto contenute nel presente fascicolo possono essere utilizzate solo previa autorizzazione e citando la fonte. Le fotografie e i testi, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. TIRATURA: 40.000 COPIE CHIUSO IN REDAZIONE IL 17/11/2014 IL CONTENUTO DEGLI ARTICOLI NON ESPRIME NECESSARIAMENTE LA POSIZIONE DELL’ASSESSORATO REGIONALE ALL’AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITÀ FAUNISTICO-VENATORIA Foto di copertina: Fotolia

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NOVEMBRE 2014 Fisco e previdenza Ricerca 38 Irap più leggera, ma solo per i dipendenti fissi a cura di Corrado Fusai e sperimentazione 56 PROGETTO AGROSCENARI Cambiamenti climatici: istruzioni per l’uso Vittorio Marletto, Francesco Masoero, Francesca De Lorenzi, Silvia Maria Alfieri Pedologia 69 RICERCHE Una guida racconta le Terre del Delta del Po Carla Scotti, Gloria Minarelli In azienda 40 UNA STORICA IGP La mortadella cerca nuovi mercati Claudio Visani Rubriche 66 NOVITÀ DALLA RICERCA a cura della Redazione Meccanizzazione 42 EIMA INTERNATIONAL Macchine agricole: mercato a due velocità Antonio Apruzzese 58 UNA RISORSA PER IL TERRITORIO Pianura e montagna: cultivar di qualità per la patata Pier Paolo Pasotti, Milena Pelliconi, Lorena Castellari 72 SPAZIO INNOVAZIONE a cura di Patrizia Alberti 74 MONDO BIO a cura di Rosa Maria Bertino 61 FERTILIZZAZIONE Il compost di qualità, un’alternativa per il pesco Elena Baldi, Giovanbattista Sorrenti, Maurizio Quartieri, Moreno Toselli, Angelo Innocenti 75 IN BREVE a cura della Redazione 44 MOTORI & AMBIENTE Tier 4: l’ultima tappa per emissioni sostenibili Ottavio Repetti 77 AGENDA VERDE a cura della Redazione 63 FONTI RINNOVABILI Biogas da liquami suinicoli, i vantaggi della codigestione Claudio Fabbri, Mirco Garuti 79 NEL GIARDINO a cura di Maria Teresa Salomoni, Massimo Drago SPECIALE PERA a cura di Olga Cavina 81 AGROMETEO a cura di William Pratizzoli 47 Nuovo raccolto: buone qualità e conservazione Elisa Macchi, Tomas Bosi Biodiversità 67 VITICOLTURA Una banca dati per i vitigni autoctoni Marisa Fontana, Ilaria Filippetti, Chiara Pastore 82 DALLA PARTE DEI CONSUMATORI Enrico Cinotti, in collaborazione con Il Salvagente 52 «Più programmazione e cultura di prodotto» a cura della Redazione 54 Riscaldo delle Abate Fetel, come individuare il rischio Daniele Missere

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Fatti FOCUS Un Piano in otto punti per rilanciare l’agricoltura Dal Governo un pacchetto di misure in grado di mettere in moto investimenti complessivi per 2,2 miliardi. La legge di Stabilità al vaglio del Parlamento GIANCARLO MARTELLI I Il maxi-piano da 2,2 miliardi studiato dal Mipaaf, coinvolge i due enti controllati, Ismea e Isa (società che sostiene progetti di sviluppo in campo agroindustriale, attraverso l’assunzione di partecipazioni di minoranza IL PIANO MIPAAF IN SINTESI nel capitale delle imprese e l’erogazione di finanziamenti agevolati) e utilizza tContratti di filiera (Mipaaf-Isa): 264 milioni di euro otto diversi strumenti già operativi per promuovere e accompagnare i progetti tContratti di distretto/filiera (Mipaaf-Isa): di investimento delle imprese priva384 milioni di euro te. La novità è che per la prima volta t Equity a condizioni di mercato – Finanza si punta a coordinare i vari interventi agevolata (Isa): 308 milioni di euro per sfruttare al meglio le risorse pubbliche a disposizione: «Lo Stato – così tFondo di garanzia a prima richiesta (Ismea): il ministro Martina sintetizza la filoso510 milioni di euro fia del piano – non intende fare l’imtFondo di credito (Ismea): 411 milioni di euro prenditore. L’iniziativa è sempre nelle tStart up (Ismea): 183 milioni di euro mani delle aziende che scelgono dove e come investire, lo Stato interviene solo tSubentro e Imprenditoria giovanile (Ismea): a titolo di garanzia o di supporto». In 100 milioni di euro sostanza si punta ad utilizzare i fondi tFondo investimenti (Ismea): 41 milioni di euro pubblici come leva per moltiplicare gli investimenti privati. 6 NOVEMBRE 2014 l Governo stringe i tempi per il rilancio del settore agroalimentare e mette in campo un robusto pacchetto di interventi per aiutare le imprese a scrollarsi di dosso il fantasma della crisi, accelerando sulla via della ripresa. Un maxi-piano in otto punti annunciato dal ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, al Forum Coldiretti di Cernobbio che fa leva su un mix di risorse pubbliche in massima parte certe e disponibili in grado di movimentare – secondo una stima prudenziale del Mipaaf – un volume complessivo di investimenti di circa 2,2 miliardi nel triennio 2015-2017, considerando anche l’apporto dei soggetti privati. Un annuncio giunto a pochi giorni dal varo da parte del Governo del disegno di legge di Stabilità (ex legge Finanziaria) che al primo esame parlamentare, in commissione Bilancio della Camera, è però incappato nell’imprevisto stop – per motivazioni di ordine tecnico, ha poi precisato il suo presidente, Francesco Boccia – di due misure studiate appositamente per incentivare la nascita di nuove imprese condotte da giovani e per il poten- ziamento delle filiere. Entrambi i provvedimenti contavano su una dotazione di spesa di 30 milioni di euro da spalmare nel triennio 2015-2017. Un incidente di percorso che, nel momento in cui Agricoltura va in stampa, sembra comunque destinato a risolversi in breve tempo con l’approvazione, in corso d’opera, di un emendamento ad hoc alla legge di Stabilità per ripristinare gli stanziamenti cancellati in prima battuta. A proposito di interventi per i giovani da segnalare anche il decollo del progetto Terrevive, che punta a favorire il ricambio generazionale in agricoltura attraverso la vendita o l’affitto – con prelazione a vantaggio degli under 40 – dei terreni agricoli di proprietà dello Stato e degli altri enti pubblici (Regioni, Comuni, ecc.). Ma procediamo con ordine. Sinergie pubblico-privato

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Otto, dicevamo, gli strumenti normativi messi in campo (vedi tabella nella pagina precedente). Si parte dai contratti di filiera, pensati su misura per le esigenze di piccole e medie imprese, Coop, Op e Consorzi di tutela, che intervengono con finanziamenti agevolati fino a 15 anni, per passare ai contratti di distretto/filiera, rivolti anche alle reti d’impresa: in questa variante sono previsti in aggiunta anche contributi in conto capitale fino al 25% dell’investimento. Altra modalità di supporto ai progetti di sviluppo è l’ingresso di Isa nel capitale delle imprese private con l’acquisizione – in via temporanea – di quote di minoranza, oltre alla concessione di finanziamenti agevolati a medio-lungo termine. C’è poi tutta la gamma degli strumenti di finanza innovativa che fanno capo ad Ismea: dal Fondo di garanzia a prima richiesta, al Fondo di credito e al Fondo investimenti, per arrivare alle diverse forme di sostegno, alle start up aziendali e agli interventi per favorire il ricambio generazionale nei campi. Tornando alla legge di Stabilità, (sul tema anche l’articolo a pag. 38), tra le poste di bilancio più significative sopravvissute al primo vaglio del Parlamento figurano il rifinanziamento con 120 milioni per il 2015 del Fondo di solidarietà nazionale per incentivare la diffusione delle polizze assicurative in campagna e altri 100 milioni – sempre per il 2015 – per interventi contro il dissesto idrogeologico. Tra le misure “trasversali” di cui potranno giovarsi anche le imprese agricole c’è il taglio all’Irap, attraverso la piena deducibilità del costo dei lavoratori assunti a tempo indeterminato dalla base imponibile della tassa. In ossequio alla spending review tagli in arrivo al Ministero delle Politiche agricole, che si vede decurtare la dotazione di spesa di circa 8,3 milioni all’anno fino al 2017. Da inquadrare nella politica della razionalizzazione della spesa pubblica anche l’incorporazione dell’istituto di studi Inea nel Cra, che farà sorgere un nuovo ente ribattezzato “Agenzia unica per la ricerca, la sperimentazione in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria”. Avrà un portafoglio meno ricco e sarà guidata da un commissario straordinario. sa all’asta dei primi 12 fondi di proprietà dello Stato, due dei quali situati tra l’altro proprio in Emilia-Romagna, in particolare nel territorio del comune di Portomaggiore (Fe). Siamo solo alle battute iniziali: per dare gambe al progetto, mettendo a disposizione dei giovani più terre, Martina ora coinvolgerà Regioni e Comuni, il cui patrimonio di terreni agricoli è ben più consistente di quello dello Stato: si parla infatti di circa 140mila ettari, senza considerare gli incolti. E proprio a Torino il ministro ha firmato un’intesa in questo senso con il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, e quello dell’Anci, Piero Fassino. «Iniziativa lodevole – ha commentato il presidente della Cia, Dino Scanavino – anche se dovrà essere verificata in concreto: molti terreni potrebbero infatti essere residuali e difficilmente utilizzabili», deludendo così le aspettative suscitate. Mipaaf Il ministro del Politiche agricole, Maurizio Martina OK DAL CIPE A 40 MILIONI DI EURO PER SETTE CONTRATTI DI FILIERA Disco verde dal Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) a un’ulteriore tranche di finanziamento per 40 milioni di euro destinati a sette contratti di filiera, con il coinvolgimento di oltre 2mila aziende. Il volume complessivo degli investimenti sarà di 130 milioni di euro. Un altro finanziamento di 21 milioni di euro è andato al programma “Expo per i territori”, per la promozione culturale ed enogastronomica di 25 percorsi regionali in vista della kermesse milanese del 2015. Tra i sette contratti di filiera approvati cinque riguardano da vicino anche l’Emilia-Romagna: si tratta dei progetti che fanno riferimento ad “Alce Nero”, a “Terre da vino”, al settore degli ovoprodotti, alle produzioni di kiwi e melo e per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca nel comparto dei foraggi. Un progetto per dare la terra ai giovani Per finire, facciamo il punto su Terrevive, uno dei progetti che stanno più a cuore al ministro Martina, ma anche uno di quelli di più difficile realizzazione. Al Salone del Gusto di Torino il ministro ha annunciato la pubblicazione sul sito dell’Agenzia del Demanio dei bandi per la mesNOVEMBRE 2014 Banzi 7

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Fatti ECCELLENZE AGROALIMENTARI Fico: il made in Italy trova casa a Bologna Al via i lavori per il nuovo progetto Eataly. Obiettivo: raccontare come nasce il cibo di qualità. A colloquio con l’amministratore delegato Tiziana Primori PAOLA FEDRIGA Fico In alto: rendering degli interni di Fico, con la lavorazione e vendita del Parmigiano 8 fare gli onori di casa saranno la Mortadella di Bologna e il Prosciutto di Parma: due prodotti, simbolo del Made in Italy, ma che parlano emiliano-romagnolo. A loro sarà riservato il laboratorio centrale, il primo che ogni visitatore incontrerà entrando. Stiamo parlando della Fabbrica italiana contadina (Fico), il nuovo progetto targato Eataly che nascerà sotto le Due Torri, al centro di un territorio famoso per le sue eccellenze eno-gastronomiche, il gusto per il buon vivere e la sapienza artigianale. Bologna, Emilia-Romagna, Italia: una collocazione che è, nei fatti, un importante valore aggiunto, anche al di là dei confini nazionali, visto che l’obiettivo è di attrarre quote significative di turisti stranieri, sfruttando anche un’ideale staffetta con Expo 2015. Abbiamo visitato i luoghi dove nascerà Fico, accompagnati dall’amministratore delegato Tiziana Primori, già vicepresidente di Eataly e responsabile sviluppo partecipate di Coop Adriatica. Siamo a pochi giorni dall’avvio dei lavori, sotto le alte volte in legno del blocco storico del Centro agroalimentare bolognese. Qui sorgeranno i laboratori di trasformazione, crocevia di tutto il progetto. I numeri sono di tutto rispetto: su un’area di 80mila metri quadrati, nella quale si potrà girare anche in bicicletta, sorgeranno campi e allevamenti dimostrativi, 44 laboratori di trasforma- A zione, 20 ristoranti, 4 bar, spazi per la vendita diretta. Saranno rappresentate tutte le principali filiere dell’agroalimentare italiano: i cerali, la pasta e i prodotti da forno, il latte e i formaggi, la carne e i salumi, il vino e gli aceti, l’olio extravergine d’oliva, ma anche tante altre piccole e grandi eccellenze italiane come il miele, i tartufi, le castagne, il pesce (2 gli acquari previsti). Completeranno il tutto un Centro congressi e 10 aule didattiche. Un’enorme Fattoria didattica, un grande Parco agroalimentare: le definizioni possono essere tante. Cosa diventerà Fico? Con la Fabbrica italiana contadina vogliamo offrire una dimostrazione della straordinaria biodiversità italiana e farlo offrendo pezzi di filiera viva, un assaggio dell’Italia rivolto al mondo, puntando allo stesso tempo a una forte partecipazione delle scuola e dei giovani. Altrettanto importante sarà il coinvolgimento del territorio. A luglio, a Roma abbiamo incontrato, con il ministro delle Politiche agricole Martina, tutti i Consorzi dei prodotti Dop e Igp, per presentare il progetto. Non si può prescindere dal territorio e noi vogliamo garantire insieme ai Consorzi un’adeguata rappresentatività NOVEMBRE 2014

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di tutte le ricchezze enogastronomiche italiane. Come verranno individuate e selezionate le aziende? Dal 4 ottobre è on line il portale Eataly World Bologna. Le aziende interessate potranno candidarsi utilizzando un apposito modulo. Ne saranno selezionate 80 per i laboratori, i ristoranti e le attività di servizio, e oltre 2mila come fornitrici. La selezione sarà in base a tre criteri: l’eccellenza dei prodotti, la diversificazione sia in termini di offerta che di provenienza territoriale, la dimensione aziendale, per dare spazio anche alle piccole realtà. Un altro criterio da rispettare sarà quello della stagionalità e, dove possibile, con la regia dei Consorzi, della rotazione delle aziende. La nostra intenzione è di mettere a punto una banca dati da cui poter attingere nel tempo. Quanti visitatori prevedete? Si pagherà l’ingresso? Stimiamo un afflusso di 5,8 milioni di visitatori l’anno, italiani e stranieri. L’ingresso sarà gratuito, mentre abbiamo ipotizzato una spesa media per persona, per acquisti o consumazioni, di 18-20 euro. Nei laboratori ci saranno aree per la vendita diretta, mentre per quanto riguarda la ristorazione si potrà scegliere tra ristoranti a tema o per aree geografiche. Ci saranno tre grandi ristoranti: per il Nord, il Centro e il Sud Italia. Non mancheranno gli spazi per gli assaggi e il cibo da strada. Il grande successo delle ricette in tv, ma anche sempre più giovani che scelgono corsi di studio in agraria. Da dove nasce questo grande interesse per il cibo e la sua produzione? Non credo si tratti di una moda, quanto piuttosto della ricerca di concretezza in un mondo in cui tutto è sempre di più virtuale e globalizzato. È una reazione alla fragilità dei tempi in cui viviamo, il bisogno di integrare globale e locale, di tornare alla terra, di conoscerla, coltivarla e amarla. New York è il simbolo di certe tendenze: gli orti urbani, ma anche i supermercati che hanno abolito i surgelati. Un’ultima domanda: quali sono le potenzialità del made in Italy agroalimentare e quali le criticità da superare? Eataly a New York è il terzo posto più visitato dopo l’Empire State Building e il Metropolitan Museum. Credo che il nostro agroalimentare di qualità abbia potenzialità infinite. Su 10 miliardi di import da parte del mondo arabo, l’Italia, che per collocazione geografica dovrebbe essere favorita, è solo al 2%. Ma occorre semplificare e ridurre la burocrazia da un lato e dall’altro integrare per superare dimensioni ancora troppo piccole. Integrare, ma salvaguardando l’identità locale. La contrapposizione grande-piccolo è un’eredità del passato. Credo che i tempi siano maturi per farlo. Negli Stati Uniti c’è una grande catena di supermercati, la Whole Foods che vende solo prodotti locali. Qui in Italia Slow Food lo sta facendo ed è grazie all’investimento di Coop se ci sono realtà come i prodotti di Libera Terra. Fico Tiziana Primori, con, da destra, Oscar Farinetti, Virginio Merola, sindaco di Bologna, e Andrea Segrè. In basso: rendering delle stalle TUTTO PRONTO ENTRO IL 2015 Fico nasce da un’idea del presidente del Centro agroalimentare di Bologna Andrea Segrè e del patron di Eataly Oscar Farinetti, con il supporto del Comune di Bologna (principale azionista del Caab). Per la realizzazione dell’intervento, che prevede un recupero d’uso di una parte degli spazi del Centro agroalimentare, è stato costituito il fondo di investimento immobiliare Pai, gestito da Prelios Sgr, che ha già raccolto 95 milioni di euro di cui 55 di asset immobiliari del Caab e 40 di equity da partner finanziari. Tra i privati che hanno investito nel Fondo Pai, oltre a Coop Adriatica e Eataly: Confcommercio, Ascom Bologna, Camera di commercio, Unindustria, Confartigianato di Bologna e Imola, Intesa San Paolo, Monrif, Unendo Energia, Fondazione Carisbo, Carimonte Holding. Coop Adriatica ha costituito con Eataly la società di gestione del Parco, Eataly World Bologna. Per il collegamento tra la Stazione ferroviaria e il Caab la Regione ha stanziato 3,2 milioni di euro che serviranno all’acquisto di 8 autobus ibridi o elettrici. L’investimento complessivo - circa 4 milioni di euro - prevede il cofinanziamento di Tper. Fico dovrebbe essere pronta entro il 2015. I posti di lavoro stimati saranno circa 800 nella struttura e 3mila nell’indotto. Info: eatalyworld.it Fico NOVEMBRE 2014 9

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Fatti IL FORUM DI COLDIRETTI Cucina povera e apericena: a tavola con la crisi Secondo una ricerca presentata a Cernobbio, gli italiani tagliano sulla spesa alimentare, ma non abbassano la guardia sulla genuinità. Intanto però crescono le frodi ANTONIO APRUZZESE L’ A destra, il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo. Sotto, prodotti di imitazione Italia uscita da Cernobbio, dove a metà ottobre si è svolto il tradizionale Forum di Coldiretti dedicato ad agricoltura e alimentazione, non è molto diversa dal Paese attraversato dalla profonda crisi di questi anni. Da un lato gli agricoltori chiedono alla politica aiuti concreti e di tenere duro sulla linea Maginot della qualità, ora sostenuti – ha detto il presidente Roberto Moncalvo – dalle scelte “coraggiose” del Governo in materia economica. Dall’altro ci sono i consumatori e le nuove abitudini: le uova sostituiscono sempre più spesso la carne e la cucina povera, ma più autentica, ha la meglio sulla nouvelle cousine. Insomma a tavola vincono genuinità e prezzi. Si mangia meglio, anche se meno, e si dà più valore alla convivialità. In mez- Coldiretti zo, però, ci stanno le frodi che segnano un incremento record del 277% del valore di cibi e bevande adulterate o contraffatte: solo nei primi nove mesi del 2014 sono stati sequestrati prodotti per circa 320 milioni di euro. Fra i più bersagliati il prosciutto di Parma: si usano, ad esempio, finte cotenne per i fagioli con le cotiche o cosce marchiate con falsi punzoni. Dal cibo low cost rischi alimentari Dalle frodi ai rischi alimentari il passo è breve e il fil rouge è costituito dai cibi low cost, «un fenomeno odioso – ha precisato Moncalvo – perché si fonda sull’inganno di quanti sono costretti a risparmiare sulla spesa». Per un italiano su cinque dietro la merce da discount si nascondono ricette modificate e ingredienti di dubbia qualità. E soprattutto – è la preoccupazione storica di Coldiretti ma anche del 21% degli intervistati (studio Coldiretti/Ixè) – allarma l’arrivo di prodotti da frontiere sconosciute per l’asNOVEMBRE 2014 10 Coldiretti

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Fatti IL FORUM DI COLDIRETTI CANNABIS: TERAPEUTICA ANCHE PER L‘AGRICOLTURA Quasi due italiani su tre sono favorevoli alla coltivazione della cannabis ad uso terapeutico. Al di là degli aspetti sanitari, è in gioco – dice Coldiretti – un business da 1,4 miliardi e almeno 10 mila posti di lavoro. Solo utilizzando gli spazi già disponibili nelle serre dismesse a causa della crisi, le nostre campagne possono mettere a disposizione da subito un migliaio di ettari in coltura protetta. Un’opportunità che peraltro ci affrancherebbe dalla dipendenza dall’estero (secondo il Ministero della Sanità, il principio attivo è importato con un costo di circa 15 euro il grammo) avviando un progetto di filiera italiana al 100% che unirebbe l’agricoltura all’industria farmaceutica. Una sperimentazione – conclude la Coldiretti – dalle enormi potenzialità se si dovesse decidere di estendere la produzione in campo aperto, ricordando come negli anni ‘40 con ben 100 mila ettari coltivati, l’Italia era il secondo produttore mondiale della cannabis sativa, dal punto di vista botanico simile alla varietà utilizzata a fini terapeutici che è in fortissima ripresa con un aumento del 150% dei terreni coltivati nel 2014 e il raddoppio delle aziende agricole interessate. Per il presidente Moncalvo «si tratta di un progetto innovativo che potrebbe vedere il nostro Paese all’avanguardia nel mondo». senza di etichetta d’origine. Non c’è crisi, invece, per l’agromafia. In Italia fattura circa 14 miliardi, con danni incalcolabili: impone marchi, acquisisce insegne in difficoltà, distrugge la libera concorrenza. Per questo Coldiretti ed Eurispes hanno promosso un Osservatorio che si avvale dell’esperienza del procuratore Giancarlo Caselli. Da un’altra ricerca Coldiretti/ Censis emerge un quadro poco confortante sull’alimentazione in tempo di crisi. Ci sono 11 milioni di italiani che non possono permettersi un pasto adeguato almeno ogni due giorni; il consumo pro capite di frutta è sotto soglia Oms (400 g) e la gavetta in ufficio sempre più diffusa. Si apprezza però la semplicità e il gusto della cucina povera e degli avanzi: bucce di patate fritte, zuppa di teste di pesce, frittata con la pasta del giorno prima. Rivive il pasto in comune per contenere le spese ma anche per ritrovare convivialità: circa 2,5 milioni di famiglie si riuniscono per tutti i 12 pasti dell’intera settimana. Se poi il conto del ristorante spaventa, meglio optare per un’apericena (quasi tre giovani under 35 su quattro). Un fenomeno che in realtà attraversa un po’ tutte le categorie sociali e che spesso nei contesti metropolitani è anche occasione per degustare prodotti e vini di qualità e del territorio. Hogan su Usa-Ue: accordo ragionevole La discussione fra i molti invitati al forum è vissuta sul dilemma qualità e quantità. «Non sacrificheremo la qualità degli alimenti dell’Ue solo per il trading e maggiori scambi commerciali», lo ha affermato Phil Hogan, quasi con i gradi di commissario Ue all’agricoltura con riferimento al Ttip, il trattato commerciale tra Europa ed Usa, che ha parlato invece della necessità di «un accordo ragionevole e bilanciato che tuteli gli standard produttivi europei». Hogan ha individuato nella semplificazione una trincea per tutti, «perché si tratta di armonizzare le tante diversità agricole nell’Ue». Il tema, peraltro, è una delle quattro “questioni cruciali” indicate dal ministro Maurizio Martina per l’’agroalimentare italiano, che comprendono anche flessibilità nella gestione delle crisi («perché alcuni strumenti della Pac sono attivabili solo con un calo del reddito del 30%»); tracciabilità ed etichettatura e la necessità di un piano ragionato post quote latte. Moncalvo ha poi messo in guardia contro gli Ogm, merce di uno “scambio diabolico” per ottenere più export, mettendo però in discussione la sopravvivenza delle comunità rurali. È, cioè, in gioco un modello di sviluppo che non può essere solo profitto ma anche radicamento e interazione sul territorio. Ma è anche un modello schizofrenico – ha aggiunto Carlo Petrini di Slow Food – perché in un momento in cui si parla ovunque di cibo e alimentazione gli agricoltori denunciano perdita di fertilità dei terreni, biodiversità e carenza d’acqua. Una crisi – ha detto Petrini – da cui si esce con una legge sulla difesa del suolo, continuando a scommettere sui giovani e sui mercati contadini. Allo stesso tempo – è stato invece l’allarme di Moncalvo – si evitino note stonate come la proposta di schema di decreto ministeriale che consente il confezionamento di prosciutto cotto anche con altre carni e con un più alto contenuto d’acqua. Il forum si è chiuso con la consapevolezza, ha sottolineato Moncalvo, che Coldiretti è sempre meno sola in Italia, in Europa e nel mondo nell’affermare le parole d’ordine – regole, legalità e risorse – per una politica che valorizzi il territorio e le sue produzioni. NOVEMBRE 2014

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Fatti CIBI IN TAVOLA Carni suine: in arrivo Wikimedia l’etichettatura d’origine Dal 2015 scatta l’obbligo di indicare la provenienza sulle confezioni. Una misura Ue a tutela del made in Italy che riguarda anche ovini, caprini e avicoli MATILDE FOSSATI Servizio Percorsi di Qualità, Relazioni di mercato e integrazione di filiera, Regione Emilia-Romagna I n arrivo nuove regole per l’etichettatura dei prodotti alimentari. Il 13 dicembre prossimo l’attuale normativa europea di base, la Direttiva 2000/13/CE, sarà superata dal Regolamento (UE) n. 1169/2011. Tale provvedimento, entrato in vigore nel dicembre di tre anni fa, ha modificato le vecchie disposizioni con l’obiettivo di armonizzare le regole esistenti e mettere i consumatori in condizione di fare scelte consapevoli e utilizzare gli alimenti in modo sicuro, garantendo al tempo stesso la libera circolazione dei cibi nell’Unione europea. L’entrata in vigore delle nuove norme è scaglionata nel tempo: dal 1° gennaio 2014 sono già applicati i requisiti specifici relativi alla designazione delle “carni macinate”; dal 1° aprile 2015 diventerà obbligatoria l’indicazione del Paese di origine o del luogo di provenienza delle carni fresche, refrigerate o congelate di animali della specie suina, ovina, caprina e di volatili; oggi l’obbligatorietà è prevista solo per le carni bovine; dal 13 dicembre 2016 sarà obbligatoria la dichiarazione nutrizionale in etichetta, per ora solo facoltativa. Nel giro di cinque anni, quindi, il vecchio quadro normativo sarà sostituito da un unico regolamento che, essendo direttamente applicabile in tutti i Paesi Ue, favorirà l’armonizzazione delle regole in materia e manderà in soffitta le diverse leggi che gli Stati membri avevano adottato in attuazione alla Direttiva 2000/13/CE (in Italia il Dl 109/92). Cosa cambia in pillole Le principali novità introdotte dal Regolamento n. 1169/2011 consistono nell’effettiva leggibilità delle notizie riportate in etichetta, con la previsione di un’altezza minima dei caratteri; obbligo di riportare informazioni nutrizionali per contrastare obesità, sovrappeso e varie malattie riconducibili a diete squilibrate e stili di vita poco salutari; avvertenze obbligatorie sulla presenza di ingredienti allergenici che potrebbero causare disturbi dovuti a intolleranze alimentari; migliorare la trasparenza sulla composizione dei vari alimenti. Infine, per quanto riguarda l’origine o la provenienza delle materie prime, sarà appunto obbligatoria anche l’indicazione d’origine in etichetta di quasi tutti i tipi di carne. La Commissione europea avrà il compito di valutare l’opportunità di prescrivere la designazione dell’origine anche per altri prodotti, quali gli alimenti mono-ingrediente, latte e derivati e le carni utilizzate come ingrediente di altri cibi. Tra le novità suscita molto interesse la possibilità di utilizzare forme grafiche speciali per rendere facilmente comprensibili le informazioni nutrizionali; ad esempio pallini colorati “a semaforo” per indicare i cibi che contengono troppi grassi o zuccheri. Alla luce del crescente successo che sta riscuotendo lo shopping online, sono state inoltre stabilite anche le norme per la vendita a distanza dei prodotti alimentari. NOVEMBRE 2014 14

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