AGRICOLTURA 12/2014

 

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LA PIADINA IGP VA IN EUROPA

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ANNO 42 - POSTE ITALIANE s.p.a. - SPED. ABB. POSTALE – DCB CENTRALE/PT MAGAZINE AUT. 141/2004 VALIDA DALL’11/1172004 – PUBBL. MAX 50% - € 2,10 IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP, VIA ZANARDI 28 40131 BOLOGNA PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE CHE SI IMPEGNA A CORRISPONDERE IL PRESCRITTO DIRITTO POSTALE a pag. 6 N. 12 - DICEMBRE 2014 NEGOZIATO USA-UE De Castro: più opportunità per il made in Italy MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA La piadina Igp va in Europa a pag. 28 Il Parmigiano Reggiano Agroenergie: taglia la produzione. come cambiano Parla il presidente Alai gli incentivi a pag. 48

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itoriale Latte: cosa serve per competere poi tre cose da fare. Qui, dove più del 90% del latte munto è destinato ai formaggi Dop, occorre rialzare rapidamente il prezzo all’origine delle Dop. Se il formaggio sarà nuovamente remunerativo anche il latte lo sarà. Dunque, in attesa che ripartano i consumi interni e che cresca ulteriormente l’export, bisogna riallineare offerta e domanda. E oggi, diversamente dal passato, è possibile farlo con i piani produttivi autorizzati dalla Ue. Frenare questa possibilità è autolesionistico. Per quanto riguarda la restante produzione di latte, bisogna puntare ad una tipologia di prodotto e a una fascia di mercato difficilmente contendibile dal latte di importazione. Quindi latte Alta Qualità, dove fa premio la maggiore freschezza, l’origine e la distanza ravvicinata tra produzione e consumo. Infine, abbassare alcuni costi di produzione sicuramente comprimibili: quelli generati dagli obblighi della direttiva europea sui nitrati. Dopo i dati scientifici prodotti da Ispra è legittimo attendersi una significativa riduzione delle limitazioni imposte alla zootecnia del nord Italia. Anche i costi delle gestioni burocratiche dovranno diminuire in attuazione del programma “Campolibero” governativo e del Registro unico dei controlli agricoli dell’Emilia-Romagna. Un altro costo comprimibile è quello dell’energia, con una maggiore efficienza dei consumi e l’autoproduzione energetica. E poi il miglioramento genetico e l’automazione in stalla e nella trasformazione. Molti di questi interventi potranno essere sostenuti dai finanziamenti regionali. L’ultimo Psr ha erogato oltre 120 milioni al comparto lattiero-caseario. Il nuovo Psr non potrà che fare meglio. Intervento di Tiberio Rabboni, assessore regionale uscente all’Agricoltura, economia ittica e attività faunistico-venatoria al convegno “Oltre le quote latte. Il futuro del sistema lattiero-caseario in Italia” tenutosi a Mantova il 27 novembre 2014 3 D al primo aprile 2015 cesseranno in Europa le quote latte. La liberalizzazione avvantaggerà le imprese più competitive per costi di produzione, qualità del prodotto ed organizzazione commerciale aggregata. Viceversa penalizzerà le realtà meno dinamiche ed organizzate. Secondo un recente studio del Crpa di Reggio Emilia la produzione di latte in Europa si concentrerà soprattutto nell’area nord-occidentale, con l’Irlanda sicura protagonista; l’Italia, invece, rischia seriamente di perdere posizioni a causa degli elevati costi di produzione. Faranno eccezione le realtà di pianura e bassa collina di dimensioni medio-grandi, per le quali il potenziale di crescita potrà essere attorno al 10%. Comunque poco, rispetto allo sviluppo previsto per le aziende irlandesi (+30%) e tedesche (+15%). Nei Paesi europei del Nord-Ovest si attende per il 2015 un incremento pari a 10 milioni di tonnellate, tanto quanto l’intera produzione annua italiana. Come reagire a queste prospettive? Il ministro Maurizio Martina ha annunciato un Piano nazionale di settore basato sul miglioramento della qualità del latte, sulla promozione dei formaggi sui mercati esteri, sulla richiesta alla Commissione europea di accelerare il regolamento sull’etichettatura in modo da indicare sia il luogo di trasformazione che quello di mungitura. Si tratta di azioni necessarie e urgenti alle quali è però indispensabile aggiungerne un’altra: un sostegno attivo del Ministero alla crescita delle Organizzazioni dei produttori (Op) e la nascita di un Organismo interprofessionale nazionale del lattiero-caseario, come peraltro previsto dal Pacchetto Latte europeo. Senza una adeguata coesione commerciale dei produttori ed obiettivi condivisi tra gli attori della filiera, difficilmente ci sarà capacità di incidere su costi, prezzi, qualità, consumi ed export, e la distanza con i paesi europei competitori si allargherà ulteriormente. In Emilia-Romagna ci sono NOVEMBRE 2014

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MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA PERIODICO DELL’ASSESSORATO AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITÀ FAUNISTICO-VENATORIA SOMMARIO 03 EDITORIALE Latte: cosa serve per competere Tiberio Rabboni ANNO 42 - N. 12 - DICEMBRE 2014 Reg. Trib. Bologna n. 4269 del 30-3-73 Iscrizione al ROC n. 24729 Spedizione in abb. postale - Regime libero 50% Aut. DRT/DCB/Bologna DIRETTORE Tiberio Rabboni DIRETTORE RESPONSABILE Roberto Franchini COORDINAMENTO DELLA REDAZIONE Paola Fedriga IN REDAZIONE Antonio Apruzzese, Olga Cavina, Giancarlo Martelli REFERENTI Patrizia Alberti, Laura Banzi, Saverio Bertuzzi, Milena Breviglieri, Patrizia Cavanni, Vincenzo Di Salvo, Rossana Mari, Vittorio Marletto (Arpa-Simc), Piero Pastore Trossello, Carlo Patuelli, Paolo Pirani, Mario Savorelli (Crpv), Magda C. Schiff (Crpa), Simona Spagnoli, Maria Cristina Zarri SEGRETERIA DI REDAZIONE Monica Cervellati Cattani RESPONSABILE DIATECA AGRICOLTURA Fabrizio Dell’Aquila REDAZIONE Regione Emilia-Romagna Direzione Agricoltura 40127 Bologna Viale della Fiera, 8 - Terza Torre Fax 051.5274577 Tel. 051.5274701 - 051.5274289 http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/ agricoltura@regione.emilia-romagna.it EDITORE Editoriale Idea Srl Via A. Gandiglio, 81 - 00151 Roma Tel. 06.65797535 www.editorialeidea.it ABBONAMENTI c/c postale n. 001021181522 c/c bancario IBAN IT84I0760103200001021181522 intestato a Editoriale Idea Srl CONCESSIONARIA ESCLUSIVA PER LA PUBBLICITÀ Psr news 22 BILANCIO Programmazione 2007-2013: utilizzare tutte le risorse Roberto Gigante Fatti 06 LIBERO SCAMBIO Accordo Ue-Usa: un’opportunità per l’Italia Paola Fedriga 24 QUI REGIONE Al via il nuovo Governo dell’ Emilia-Romagna a cura della Redazione 09 DOPO L’IGP La Piadina romagnola sbarca in quattro capitali europee Antonio Apruzzese 26 QUI EUROPA Crescita e occupazione, le priorità Ue nel 2015 a cura di Carla Cavallini 11 INDAGINI Giovani: primi segnali di un ritorno alla terra? a cura della Redazione Economia 28 PARMIGIANO REGGIANO/1 Il “Re dei formaggi” si è messo a dieta Giancarlo Martelli 13 RASSEGNA Un Macfrut internazionale e con un’offerta più ampia Cristiano Riciputi 14 AGRINSIEME Cambio di rotta per ridare competitività Olga Cavina 30 PARMIGIANO REGGIANO/2 Scende il costo del latte, ma il prezzo soffre Alberto Menghi 16 ISTITUTI AGRARI Allo Scarabelli di Imola si produce l’extravergine Qc Paola Fedriga 33 UNA FIERA IN CRESCITA Enologica: degustare il vino, raccontare il territorio Antonio Apruzzese 19 AREPO Indicazioni d’origine: una risorsa per l’Europa Giulia Scaglioni, Maria Cristina Cremaschi, Beatrice Cammertoni, Carlo Malavolta 37 CAMPAGNA 2014 Crolla la produzione per l’olivicoltura regionale Paola Giovannini, Luigino Menghucci 40 CONTRATTI DI FILIERA O.P.S.A.I. S.r.l. Via Monte Rosa, 19 - 20149 Milano Tel. 02/4694949 - 48018114 e-mail: milano@opsai.com Responsabile Pubblicità e Marketing Claudio Pietraforte I testi, le notizie e le foto contenute nel presente fascicolo possono essere utilizzate solo previa autorizzazione e citando la fonte. Le fotografie e i testi, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. TIRATURA: 40.000 COPIE CHIUSO IN REDAZIONE IL 15/12/2014 IL CONTENUTO DEGLI ARTICOLI NON ESPRIME NECESSARIAMENTE LA POSIZIONE DELL’ASSESSORATO REGIONALE ALL’AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITÀ FAUNISTICO-VENATORIA Grano duro a Barilla: 120mila tonnellate a cura della Redazione Foto di copertina: Dell’Aquila

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DICEMBRE 2014 42 CREDITO Agrifidi Uno: prestiti agevolati alle aziende in difficoltà Giancarlo Martelli 54 MIGLIORAMENTO GENETICO Frenata la vigoria della vite da due nuovi portinnesti Ilaria Filippetti, Gianluca Allegro, Gabriele Valentini, Emilia Colucci, Cesare Intrieri Pedologia 68 HI-TECH Misurare la fertilità dei suoli con lo smartphone Carla Scotti, Lamberto Dal Re Fisco e previdenza 43 Imu sui terreni “ex montani”, rinvio al 26 gennaio a cura di Corrado Fusai Meccanizzazione Rubriche 57 MANIFESTAZIONI Ottavio Repetti Agroenergie 46 TRASFORMAZIONE Il valore dei sottoprodotti agricoli e agroindustriali Mariangela Soldano, Mirco Garuti Chiude Eima tra grandi numeri e nuove tendenze 51 NOVITÀ DALLA RICERCA a cura della Redazione 48 NOVITÀ NORMATIVE Rimodulati gli incentivi a tutte le rinnovabili Luigi Cerone Cambiamenti climatici 60 ALTALENA METEO Anomalie di tutti i tipi nell’annata agraria 2014 William Pratizzoli, Vittorio Marletto 71 IN BREVE a cura della Redazione 74 AGENDA VERDE a cura della Redazione 76 SPAZIO INNOVAZIONE a cura di Patrizia Alberti 78 MONDO BIO a cura di Rosa Maria Bertino Ricerca e sperimentazione 49 CEREALICOLTURA Sostenibilità e innovazione per un prodotto strategico a cura della Redazione 62 PROGRAMMA LIFE + Stop ai gas effetto serra con Climate ChangE-R Roberta Chiarini, Sara Tosi Brandi 79 NEL GIARDINO a cura di Maria Teresa Salomoni, Massimo Drago 81 AGROMETEO a cura di William Pratizzoli Avversità 82 DALLA PARTE DEI CONSUMATORI Enrico Cinotti, in collaborazione con Il Salvagente Biodiversità 64 NUOVO PAN Le regole per lo stoccaggio dei prodotti fitosanitari Francesca Sormani, Floriano Mazzini 52 UNA STORIA SECOLARE Dall’uva Pellegrina il vino di viandanti e marinai Marisa Fontana, Ilaria Filippetti, Chiara Pastore 66 EMILIA-ROMAGNA Le piante di ciliegio minacciate dai virus Anna Rosa Babini, Assunta D’Anniballe, Paolo Fini, Patrizia Grillini

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Fatti LIBERO SCAMBIO Accordo Ue-Usa: PAOLA FEDRIGA un’opportunità per l’Italia L’export agroalimentare europeo verso gli Stati Uniti vale 17 miliardi, di cui 3 italiani. Paolo De Castro, relatore per la Comagri sul Ttip: il Parlamento avrà diritto di veto mo, dunque, che ci sia un’accelerazione anche perché in parallelo con il Ttip gli Usa conducono il Trans-Pacific partnership con il mondo asiatico, che per loro è di maggiore interesse da un punto di vista commerciale. La nostra speranza è che gli Stati Uniti mantengano ferma la volontà di negoziato con la Ue. L’export agricolo e alimentare degli Usa verso la Ue supera di poco i 10 miliardi di euro, il nostro verso gli Stati Uniti è pari a oltre 17 miliardi. Abbiamo dunque un saldo commerciale attivo che sfiora i 7 miliardi di euro. Una riduzione delle barriere, tariffarie e non, può costituire un importante spazio di mercato per i produttori europei. C’è chi teme una caduta dei più elevati standard qualitativi europei in materia, ad esempio, sanitaria o ambientale. Gli Stati Uniti non cambieranno il loro sistema di qualità, come noi non cambieremo il nostro. Da questo punto di vista il negoziato non toglie o non aggiunge nulla: le regole sulla qualità come quelle sul benessere animale, per fare un esempio, non hanno nulla a che fare con il negoziato. Così come è successo con l’accordo UN’INTESA di libero scambio raggiunto, DA 120 MILIARDI L’ANNO peraltro positivamente, con il Canada, il Ceta: ognuno ha I negoziati per il Ttip sono iniziatiti nel luglio 2013. A condurre i colloqui per la Ue mantenuto i propri standard. sarà il nuovo commissario al Commercio, la svedese Cecilia Malmstroem. I settori E per gli Ogm? interessati sono diversi, tra cui, particolarmente importante, l’agroalimentare. Le Anche gli Ogm non fanno relazioni commerciali fra gli Stati Uniti e l’Unione Europea sono già oggi le più rileparte del negoziato. L’Europa vanti al mondo ed ogni giorno vengano scambiati beni e servizi pari a 2 miliardi di terrà le sue regole, con un sisteeuro. Il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti eliminando ma che lascia facoltà allo Stato o riducendo le attuali barriere commerciali potrebbe incrementare significativamembro di decidere se coltimente questo interscambio. Secondo uno studio del Centro di ricerca per la polivarli o no. Gli Usa terranno le tica economica di Londra, riportato dalla Commissione europea, il beneficio per loro. Ma attenzione a non dil’economia Ue potrebbe ammontare a circa 120 miliardi di euro all’anno e a 95 menticare che già oggi il 90% miliardi di euro per gli Usa. In base a tali stime ogni anno una famiglia media eurodel fabbisogno europeo di soia pea potrebbe ricevere un vantaggio pari a 545 euro. Tra gli obiettivi del negoziato per l’alimentazione animale anche il superamento delle attuali differenze nei regolamenti tecnici, nelle norme e procedure di omologazione. viene da Brasile, Argentina, Info: ec.europa.eu/trade/policy/in-focus/ttip/ Stati Uniti ed è tutto prodotto Ogm. Il vero tema è un altro: a sigla Ttip sta per Transatlantic trade and investment partnership. Si tratta di un negoziato in corso tra Stati Uniti e Unione europea per ridurre le tante barriere commerciali, tariffarie e non, che attualmente limitano le possibilità di scambi tra le due sponde dell’Atlantico. La posta in gioco, evidentemente, è alta. Molteplici i settori interessati: dal manifatturiero ai servizi e, non ultimo, l’agroalimentare. Ne abbiamo parlato con Paolo De Castro, coordinatore Socialisti e Democratici e già presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, da poco nominato, per la stessa Commissione, relatore permanente sul Ttip. Il negoziato con gli Usa è iniziato nel 2013. Quali sono le prospettive e perché è così importante per l’Europa? L’auspicio è che l’accordo si possa concludere entro la fine del 2015 o al massimo nei primi mesi del 2016, per non incorrere nello stop legato alle elezioni presidenziali Usa. Ci auguriaDICEMBRE 2014 L 6

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Paolo De Castro con Tom Vilsack, segretario di Stato Usa per l’Agricoltura come aumentare la produzione di proteine vegetali europee. Nella riforma della Pac abbiamo inserito un 2% di aiuti accoppiati per queste proteine, proprio per stimolare una prima produzione Ogm free in Europa. Quello degli Ogm è un tema delicato e importante, ma rispetto al quale il Ttip non è luogo di discussione. Quali sono i casi su cui il negoziato potrà essere dirimente e introdurre cambiamenti rispetto ad ora? Ci sono alcuni prodotti che gli Usa vorrebbero esportare in Europa e che ovviamente certificano con le loro regole. Ad esempio la carne di pollo, che viene disinfettata attraverso un sistema (a base di cloro, ndr) che in Europa non è autorizzato. Per questo abbiamo introdotto una vera e propria barriera sanitaria e importiamo pollo dalla Cambogia e dalla Thailandia, ma non dagli Usa. É evidente che se dovessimo autorizzare l’importazione di carne di pollo dagli Usa, dovremmo riconoscere questo tipo di trattamento. Potrebbe accadere? Potrebbe accadere, perché è una barriera sanitaria. È quello che succede, al contrario, quando loro non importano il prosciutto perché c’è la listeria. Si tratta di un batterio che esiste nelle carni suine crude stagionate e che gli Usa non vogliono. Noi siamo orgogliosi dei noDICEMBRE 2014 stri salumi, li mangiamo e sappiamo che sono sani. Siamo di fronte a due barriere sanitarie. Non ci sono persone ammalate, né da loro che mangiano da decenni carne di pollo, né da noi che mangiamo i nostri salumi. Sono questi gli aspetti che saranno oggetto del negoziato. L’importante è che ci sia un bilanciamento tra quello che si guadagna e quello che si perde. Ad aprile 2015 entrerà in vigore nella Ue l’etichettatura d’origine obbligatoria per tutti i tipi di carne. Cosa succederà per la carne in arrivo dagli Usa? Noi già oggi abbiamo un sistema di etichettatura per le carni bovine che nel 2015 verrà esteso anche alle altre carni. Se la carne è di importazione in etichetta comparirà, come peraltro accade anche ora, la scritta “carne extra Ue”. Che tipo di prodotti sono più interessati alle barriere tariffarie e sanitarie? Quasi tutti. Gli Stati Uniti, al contrario di quello che pensiamo, hanno tantissime barriere. Ad esempio il dazio che paghiamo quando esportiamo formaggio oltre una certa quota, come per il nostro Parmigiano Reggiano o anche i dazi per i vini. Tra le barriere sanitarie oltre alla listeria, ci sono quelle che riguardano l’olio extravergine d’oliva e molti prodotti frutticoli con residui di fitofarmaci non autorizzati negli Usa. 7 European Union PE-EP

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Fatti LIBERO SCAMBIO Lavorazione del Parmigiano Reggiano e stagionatura del Prosciutto di Parma Dell’Aquila Lo stesso per noi. Ho detto prima della carne di pollo, ma l’Europa impone anche dazi su noci, arachidi, mais, grano, soia. Per l’Italia quali sono le questioni più importanti? Noi abbiamo interessi enormi: i formaggi e soprattutto la listeria. Si potrebbero aprire spazi di esportazioni per milioni di euro se solo riuscissimo a superare questa barriera che grava su salami, prosciutti, culatello. Per quanto riguarda i vini, ci sono differenze tra i vari Stati Usa. La situazione è complessa, tanto è vero che ci stiamo confrontando con la Federdoc europea per capire tutte le limitazioni esistenti. Tra le obiezioni che vengono fatte è che il Ttip favorirà i grandi gruppi a scapito dei piccoli produttori. Le rispondo così: chi sono i produttori che esportano? Chi fa il formaggio? E la frutta, il vino, i prosciutti? Le multinazionali o i piccoli produttori? C’è un problema di informazione. D’altra parte c’è chi il negoziato proprio non lo vuole. Gruppi nel Parlamento europeo come il Fronte nazionale francese o i nostri Cinque Stelle che votano contro a prescindere. A proposito, il Parlamento Ue che poteri avrà? Avrà diritto di veto. Il controllo democratico è fortissimo. Se dovesse esserci un accordo che non convince, il Parlamento potrà dire no. Noi, 8 relatori permanenti, siamo stati eletti, proprio con il compito, Commissione per Commissione, di informare i colleghi sull’andamento del negoziato. C’è un presidio fortissimo dei cittadini, tramite il Parlamento. In conclusione qual è un dato irrinunciabile per l’Europa e per l’Italia? Ci deve essere un maggiore spazio di crescita per le nostre esportazioni e dobbiamo riuscire ad avere il riconoscimento delle nostre Denominazioni come abbiamo fatto in Canada. Dei 17 miliardi di export agroalimentare europeo verso gli Usa, 3 appartengono all’Italia. Noi importiamo prodotti agricoli per 1 miliardo, ma ne esportiamo 3 di prodotti alimentari. Abbastanza facilmente possiamo immaginare di raddoppiare queste cifre. Stiamo parlando di spazi enormi. Riusciremo? Questo è il punto interrogativo. Non dimentichiamo che, come deve votare il nostro Parlamento, così deve votare il Congresso americano. Lei è ottimista? Dico che è una cosa molto importante, su cui c’è molta superficialità. Occorre capire quale è la posta in gioco per un Paese come l’Italia che produce prodotti ad alto valore aggiunto, cari, mentre gli Stati Uniti sono il più grande e ricco mercato del mondo con 350 milioni di consumatori. DICEMBRE 2014 Dell’Aquila

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Fatti DOPO L’IGP La Piadina romagnola sbarca in quattro capitali europee Berlino, Parigi, Londra e Madrid le prime tappe all’estero. Sono 23 le aziende che già la producono con un fatturato di 27 milioni. Grande festa a fine anno a Cervia È l’ultima nata fra i 41 i prodotti dell’Emilia-Romagna a  qualità certificata. La Piadina (o piada) romagnola è però partita di slancio dopo il riconoscimento dell’Igp da parte della Ue. Per la promozione oltre confine sono già certe le tappe in quattro capitali del Vecchio Continente: Berlino, Parigi, Londra e Madrid. Qui nel 2015 (le date non sono state ancora fissate) si terranno i primi educational tour di questo prodotto simbolo della gastronomia più tipica e tradizionale. Prima, però, ci sarà una grande festa in casa, il prossimo 28 dicembre, ai Magazzini del Sale a Cervia, in occasione della tappa invernale di Tramonto DiVino per il fine settimana di Capodanno in Riviera dove le special guest saranno le più celebrate etichette del cibo e del vino della regione con dimostrazioni, laboratori e show coking per esaltarne le virtù. Nel calendario predisposto dal Consorzio di promozione (vedi box) anche la partecipazione a due importanti rassegne di settore all’ombra della torre Eiffel: il Sial e il Parizza. Inoltre, dal 21 al 24 febbraio, alla Beer attraction – manifestazioni di Rimini Fiera dedicata ai birrifici artigianali – la Piadina sarà protagonista insieme consorzi Mortadella Bologna Igp e Salumi piacentini Dop nell’area street food. E ovviamente non potrà mancare all’evento clou del prossimo anno, l’Expo 2015: in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna verranno organizzate degustazioni, laboratori, workshop con la stampa estera, incontri e altro ancora. Apt Servizi Difesa l’identità territoriale Insomma tutto è pronto per l’“ingresso in società” della Piadina. Un risultato a cui hanno contribuito le istituzioni e il mondo produttivo, DICEMBRE 2014 che hanno così voluto difendere la forte identità territoriale del prodotto. Con questa Igp la Romagna ha dimostrato di saper fare sistema e di tradurre i campanili in un valore aggiunto: ora di Piadina si potrà parlare solo con riferimento a quella prodotta e confezionata all’interno di ben delimitati confini. Ricordiamo che la pubblicazione dell’Igp è avvenuta con la Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 24 ottobre 2014, con validità dal 4 novembre (stessa data anche per la Salama da sugo, ma diversi sono i regolamenti: n. 1173 e 1174, ndr). Siamo dunque alla fine di un percorso che è durato anni, non privo di difficoltà, sostenuto con convinzione dalla Regione e che ha premiato questo prodotto nelle sue diversità: la Piadina romagnola compatta, rigida e friabile con un diametro da 15 a 25 cm e uno spessore da 4 a 8 mm e la versione Riminese, più morbida e flessibile (dia- ANTONIO APRUZZESE 9

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Fatti DOPO L’IGP Produzione e giro d’affari I NUMERI DEL CONSORZIO Nato alla fine del 2011 dalla fusione delle precedenti associazioni promotrici del riconoscimento come Igp, il Consorzio di promozione della Piadina Romagnola è costituito oggi da 21 aziende, un numero destinato a salire per la probabile adesione di altre realtà artigiane e di numerosi chioschi del territorio interessato. Queste le aziende associate: Acquamarina (Rimini); A.D.P. (Riccione); Alimenta Produzioni (Riccione); Alla Casalinga (Forlì); Artigianpiada (Coriano); B.A.C. (Cesenatico); Come Una Volta (Forlì); Compagnia Della Piada (San Giovanni in Marignano – Rimini); Deco Industrie (Forlì); Faenza Piada (Faenza); Fresco Piada (Riccione); Gastone (Ravenna); Gitoma (Bagnacavallo); Global Food (Misano Adriatico – Rimini); Graziano Piadina Romagnola (Massa Lombarda); La Teggia (Cesenatico); Mondopizza (Talamello); Piada D’oro (Saludecio); Piadina Le Vele (Bellaria Igea-Marina); Riviera Piada (Rimini); Umberto Negroni (Castel Guelfo - Bologna). La laminatura della Piadina metro 23-30 cm e spessore fino a 3 mm). «Per ora abbiamo predisposto solo alcune delle iniziative che ci vedranno in Italia e nel mondo a presentare e promuovere la Piadina romagnola – ha affermato il presidente del Consorzio, Elio Simoni –. La certificazione Igp ci ha dato una marcia in più in tutti i sensi: prima, quando andavamo all’estero, a garanzia del prodotto ci chiedevano questa certificazione: il non possederla ci rendeva “deboli” sui mercati. Oggi si aprono nuove porte perché al binomio Piadina-Romagna possiamo aggiungere una qualità certificata a livello europeo». PrimaPagina Veloce, pronta, si mangia in qualunque momento della giornata. Le ragioni del successo della Piadina romagnola vanno ricercate nella molteplicità delle proposte gastronomiche e nella semplicità di realizzazione. Quattro gli ingredienti previsti nel Disciplinare (farina, acqua, sale, strutto o olio d’oliva), con il divieto assoluto di aggiungere conservanti, aromi e altri additivi. Dopo l’impasto e la porzionatura in pani o palline, il passo successivo è la laminatura attraverso matterello manuale oppure laminatrice meccanica. Infine, la cottura su un piano cottura che varia da 200 a 250°C con un massimo di quattro minuti. Per potersi fregiare dell’Igp la Piadina deve essere confezionata nelle sole zone di produzione stabilite. Un cibo “povero” che è diventato anche un business. I numeri stanno a testimoniare questo successo: nel 2013 la produzione nel suo insieme (Romagnola e non) è arrivata a complessive 61mila tonnellate (51mila ton. da aziende artigiane; 10mila ton. da chioschi, gastronomia, ristoranti), di cui il 75% è prodotto in Romagna. Il fatturato della produzione, sempre riferito allo scorso anno, è di 125 milioni di euro: 105 milioni da aziende artigiane, 20 milioni da chioschi, ristoranti, gastronomie. Il prodotto confezionato viene venduto per il 76% nella Gdo, per il restante 24% nel canale Horeca. Se guardiamo alle aree di vendita, la Piada si afferma come prodotto nazionale, con il 32% nel Nord-Est, il 31% nel Nord-Ovest, il 18% al Centro, il 19% al Sud, mentre il 10% circa è destinato ai mercati esteri. Con il riconoscimento Igp in via transitoria solo su scala nazionale, dal settembre 2013 alcune aziende artigiane hanno iniziato a produrre Piadina romagnola certificata. Lo scorso anno le pioniere sono state 13 imprese, salite poi a 23. Con un risultato che è stato da subito sorprendente: la Piadina certificata Igp ha toccato quota 11.300 tonnellate, per un fatturato, alla produzione di 27 milioni di euro. In soldoni questo significa che il 22% della Piadina prodotta, a oggi, è certificata Igp come Piadina romagnola. Quanto ai chioschi che costituiscono una rete capillare di vendita delle Piadine in Romagna, il direttore generale del Consorzio, Paolo Migoni, ha spiegato che chi non vorrà sottoporsi alle verifiche e al rispetto del Disciplinare potrà sempre produrre la Piadina-Piada senza, però, chiamarla Romagnola. Quella, d’ora in avanti, sarà solo Igp. DICEMBRE 2014 10

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Fatti INDAGINI Giovani: primi segnali di un ritorno alla terra? Le statistiche sul lavoro e il boom delle iscrizioni ad Agraria sembrano delineare un rinnovato interesse per il settore, ma Nomisma smorza i facili entusiasmi I n tempo di crisi economica e di drammatica mancanza di prospettive di lavoro, i giovani stanno riscoprendo l’agricoltura anche e soprattutto come fonte di occupazione e reddito. I primi segnali di quella che sembra profilarsi come un’inversione di tendenza, rispetto all’abituale scenario di giovani in fuga dalle campagne per andare alla ricerca di un futuro professionale migliore, arrivano dalle recenti statistiche che fotografano l’evoluzione del mercato del lavoro e il mondo delle imprese. Cerchiamo dunque di capire meglio quello che in apparenza sembra un paradosso, considerato che l’agricoltura è sempre stata vista come un settore residuale dell’economia, anche se è noto il suo ruolo anticiclico nei periodi di congiuntura economica negativa. Il primo e sorprendente dato che balza agli occhi è l’incremento dell’1,5% del numero di occupati nel settore agricolo registrato dall’Istat nel terzo trimestre 2014: un dato in controtendenza rispetto all’andamento generale dell’economia, che nello stesso periodo ha invece perso posti di lavoro (-0,5). Il trend occupazionale positivo in agricoltura – riferisce la Coldiretti – è il risultato di una crescita dell’1,4% nel Nord, del 12,6% nel Centro, mentre nel Sud si registra una leggera flessione (-1,4%). A crescere in campagna è la percentuale dei lavoratori autonomi (+3,6%), mentre sono diminuiti, sia pure di poco, i dipendenti (-0,4%). Le statistiche appena illustrate si riferiscono all’insieme dell’universo degli occupati, senza distinzione di età; quindi non sappiamo se i nuovi entrati nel mondo del lavoro sono in prevalenza giovani, come sembra comunque probabile per molte ragioni. A conferma di quest’ultima ipotesi ci sono comunque altri dati sull’andamento dell’occupazione in agricoltura, stavolta riferiti al secondo trimestre 2014, dai quali risulta un incremento record del 14% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente degli under 35 assunti nelle aziende agricole. A tirare la volata anche in questo caso sono soprattutto le regioni dell’Italia centrale, con una crescita boom del 39% dei nuovi occupati; al Nord le assunzioni crescono del 19%, mentre al Sud l’aumento è limitato ad un modesto +2%. A cura della REDAZIONE Nascono più imprese condotte da under 35 Fin qui l’andamento del mercato del lavoro. Altri segnali positivi circa il rinnovato appeal esercitato dall’agricoltura sulle giovani generazioni arrivano dalle statistiche Ismea/Unioncamere sull’evoluzione della natalità delle aziende. Stando alle cifre, nel secondo trimestre 2014 si è registrato un aumento su base annua del 2,6% delle imprese agricole condotte da under 35, per un totale di 48.620 unità. Numeri che sembrano delineare nuovi e interessanti scenari di crescita per il comparto, sin qui descritto, con una metafora sin troppo abusata, come la Cenerentola dell’economia. «Le campagne – ha commentato il presidente nazionale di Coldiretti, Roberto Moncalvo, alla consegna degli Oscar Green, i premi per l’innovazione in agricoltura con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica – possono offrire interessanti prospettive di lavoro sia per chi vuole avviare un’impresa con idee innovative, sia per chi vuole semplicemente trovare un’occupazione anche temporanea». Che la crisi economica, oltre a costringere le famiglie italiane a Dell’Aquila DICEMBRE 2014 11

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Fatti INDAGINI tirare la cinghia, abbia profondamente modificato il quadro dei valori e delle aspirazioni professionali delle nuove generazioni, favorendo così la riscoperta dell’importanza e delle virtù dell’agricoltura, emerge con grande evidenza anche dall’analisi del trend delle iscrizioni alle facoltà universitarie e agli istituti professionali a un indirizzo agrario. In particolare dall’inizio della grande crisi nel 20072008 ad oggi si è registrata una crescita record del 72% delle immatricolazioni nelle Facoltà di Scienze agrarie, che hanno conquistato il primo posto nell’intero panorama universitario nella classifica Datagiovani sulle nuove immatricolazioni. Il ritrovato interesse dei giovani per il mondo rurale e la vita all’aria aperta è alla base anche della crescita delle iscrizioni agli istituti professionali, con il boom delle scuole di agraria, enogastronomia e turismo, che nell’anno scolastico 20142015 in corso hanno registrato quasi 49mila nuovi studenti iscritti (+18% sul 2007-2008); cifre che valgono il secondo posto nella classifica delle preferenze degli adolescenti dietro i licei, davanti agli istituti tecnici e professionali. Una ricerca che spazza via l’ottimismo Siamo dunque alla vigilia di una profonda svolta nel rapporto tra i giovani e il mondo dell’agricoltura, un “ritorno alla terra” fondato anzitutto su motivazioni di carattere economico? È ancora troppo presto per dirlo: pochi dati congiunturali non bastano per delineare un trend che deve consolidarsi e prendere consistenza. A smorzare d’altronde i facili entusiasmi suscitati da qualche dato statistico di buon auspicio arrivano i risultati di una ricerca ad hoc, “Giovani ed agricoltura, risorsa per il Paese”, commissionata a Nomisma dal set12 timanale specializzato “Informatore Agrario” e da Federunacoma, presentata nel novembre scorso nell’ambito di Eima International 2014. Lo studio, curato da Denis Pantini e Massimo Spigola, anzitutto smentisce con la forza dei numeri la tesi della presunta “corsa all’agricoltura”: gli occupati totali tra il 2008 e il 2013 sono infatti calati del 6%, quelli sotto i 24 anni addirittura sono crollati del 15%. Ancora: gli agricoltori under 35 in Italia sono circa 82mila, cioè appena il 5,1% sul totale, mentre gli over 65, età in cui in altri settori normalmente si va in pensione, superano quota 603mila (37,3%). Con una simile struttura demografica siamo il fanalino di coda in Europa: gli under 35 sono il 5,3% in Spagna, il 7,1% in Germania e l’8,7% in Francia, con la media Ue attestata al 7,5%. Se poi ragioniamo nell’ottica del ricambio generazionale, l’indice italiano è il 14% (14 under 35 ogni 100 over 65), contro il 73% in Francia, mentre la Germania è addirittura posizionato sul 134%. D’altronde qualche dubbio sul fatto che li aspetti un futuro roseo sembrano avercelo gli stessi giovani, intervistati da Nomisma nell’ambito di un’indagine su un campione di circa 600 aziende agricole condotte da under 40: il 44,1% crede che i prossimi anni saranno sostanzialmente uguali al passato, il 47,6% pensa che andrà peggio e solo l’8,4% è convinto che tutto volgerà al meglio. Dal sondaggio emerge poi una bassa autostima delle nuove leve: il 67,3% degli interpellati pensa infatti che la società percepisce il mestiere di agricoltore di status inferiore ad altri lavori, tanto che solo il 15,4% auspica che il proprio figlio resti nel settore. Che l’agricoltura non sia in cima alle preferenze dei giovani in cerca di prima occupazione emerge a chiare lettere, anche un’altra indagine su un campione rappresentativo dei giovani italiani, che in linea di massima attribuiscono un ruolo sociale importante all’agricoltura (tutela del territorio, valorizzazione del paesaggio, ecc.), ma poi finiscono per ammettere che “forse, però, è meglio se la praticano altri”. In definitiva, è il commento finale di Nomisma, per rendere attraente l’agricoltura italiana «è necessario da un lato restituirle il giusto ruolo sociale per favorire l’ingresso e la permanenza di giovani, dall’altro bisogna consolidare gli strumenti per favorire la competitività, l’innovazione e l’accesso alla terra, (credito, assicurazioni, formazione, ecc.)». (g.m.) Fornaciari DICEMBRE 2014

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Fatti RASSEGNA Un Macfrut internazionale e con un’offerta più ampia Nuovi spazi per i settori sementiero, vivaistico e innovazioni vegetali. L’accordo con Unicredit per rafforzare l’immagine della manifestazione nell’est europeo U ndici settori espositivi, cinque padiglioni – di cui quattro dedicati al pre-raccolta e uno post-raccolta – un partner di livello internazionale come Unicredit, una superficie totale di almeno 30mila metri quadrati negli spazi di Rimini Fiera, la più moderna struttura espositiva d’Italia. Sono queste le principali novità della prossima edizione di Macfrut, organizzata come sempre da Cesena Fiera, e che si svolgerà a Rimini dal 23 al 25 settembre 2015, dopo il trasloco da Cesena. L’evento è stato presentato a Roma, presso il Ministero dell’Agricoltura, a metà dicembre, alla presenza del ministro Maurizio Martina. «Tutti i segmenti della filiera saranno rappresentati – ha detto Renzo Piraccini, presidente dell’ente fieristico cesenate – con alcune novità: l’allargamento al settore sementiero e a quello vivaistico, con un occhio di riguardo alle innovazioni vegetali. Altra grande novità sarà lo spazio espositivo dedicato alla frutta secca e ai relativi operatori». Ma è l’accordo con Unicredit, gruppo bancario italiano di valenza internazionale, a rappresentare la leva su cui i nuovi vertici di Cesena Fiera puntano per fare il salto di qualità. Piraccini ha precisato che «l’aver concluso questa partnership con Unicredit ci permetterà di rafforzare la nostra immagine nei Paesi dell’est Europa, dove il gruppo bancario è presente in maniera capillare. Presenteremo Macfrut 2015 in Polonia, Romania, Repubblica Ceca, Bulgaria e Turchia. Avremo espositori da quei Paesi e soprattutto visitatori e potenziali clienti per i nostri espositori». Un’altra importante proposta del Macfrut 2015 è l’apertura alle aziende agricole, ma solo quelle che hanno introdotto innovazioni e che potranno esporre in un grande padiglione dedicato. E per vedere da vicino le maggiori novità del comparto agricolo la fiera finanzierà al 50% i visitatori che, dall’Italia e dall’estero, si organizzeranno con pullman per visitare la rassegna. La presentazione a Roma ha sancito la “benedi- zione” da parte del ministro. «L’integrazione fra Cesena e Rimini – ha affermato – rappresenta un modello di collaborazione territoriale valida non solo a livello locale, ma come esempio da riproporre sul piano nazionale. Esprimo i miei complimenti per il lavoro fin qui svolto e vi auguro di preparare al meglio l’edizione 2015. Avete messo in gioco tutti gli ingredienti che servono per una fiera davvero internazionale». Se grazie a Unicredit Macfrut respirerà l’aria dell’est, continuerà comunque la capillare presentazione nei Paesi del nord Africa, così come in quelli del sud America. Un lavoro già ampiamente avviato negli anni scorsi che continuerà nei prossimi mesi fino al settembre 2015, allo scopo di rafforzare i legami commerciali con quest’area. L’appuntamento con i temi d’attualità, le tendenze del settore e le sfide in cui si confrontano i protagonisti dell’ortofrutta è fissato nella giornata che precede l’inizio dell’esposizione, martedì 22 settembre 2015 in fiera a Cesena. Un evento strutturato in tre gruppi tematici distinti, ognuno dedicato a presentare dati, esperienze e casi di successo. A conclusione di ogni sessione è prevista una tavola rotonda di operatori internazionali per dibattere sul tema trattato. Questi i filoni della convegnistica: il punto vendita del futuro; tecnologia e packaging, fattori competitivi e di successo; la promozione delle vendite: esperienze a confronto. CRISTIANO RICIPUTI Il logo di Macfrut 2015 Banzi DICEMBRE 2014 13

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Fatti AGRINSIEME Cambio di rotta per ridare competitività Semplificazione, aggregazioni, riduzione cuneo fiscale e competitività sui mercati. Le proposte di Confagricoltura, Cia e Aci. La ricerca di Nomisma Caselli Nirmal OLGA CAVINA È uno dei settori che ha retto meglio alla crisi: tra il 2007 e il 2013 la crescita del valore aggiunto è stata del 6% (a prezzi correnti) contro la flessione del 18% e dell’11% del manifatturiero e delle costruzioni. Lo afferma il rapporto Agrinsieme-Nomisma presentato alla conferenza “#campoliberofinoinfondo, ripartire per un agroalimentare competitivo” che si è tenuta a Roma a fine novembre. Questo non vuole dire – aggiunge la ricerca – che l’agroalimentare non abbia sofferto la crisi: sempre tra 2007-2013 i consumi alimentari si sono ridotti, a valori costanti, del 14%, in tutte le categorie merceologiche con cali pesanti: -16%, per pane e cereali, -14% la carne. Mentre sono in controtendenza i consumi bio e gluten free. Liberare risorse per dare linfa a chi produce La prima conferenza economica del coordinamento che riunisce Confagricoltura, Confederazione italiana agricoltori e Alleanza delle cooperative agroalimentari aveva come tema “dai falsi miti ai veri punti di forza”. E sono proprio i falsi miti che connotano un’immagine del comparto agricolo, oscurando altri pezzi di verità che si preferisce non mettere in luce. E poi occorre superare i costi della burocrazia, aumentare la dimensione economica 14 delle aziende, creare un’agenzia per l’internazionalizzazione. Misure che hanno un unico comune denominatore: liberare risorse utili per dare linfa alle imprese attraverso investimenti che facciano crescere il comparto. Alla conferenza hanno partecipato cinque esponenti del governo: il ministro delle Politiche del Lavoro Giuliano Poletti, delle Politiche Agricole Maurizio Martina, della Salute Beatrice Lorenzin, dell’Ambiente Gianluca Galletti e il vice ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. «È facendo leva sui punti di forza – ha dichiarato il coordinatore di Agrinsieme Mario Guidi – che l’agroalimentare, in questa fase delicata, può essere determinante per l’economia italiana. C’è un enorme potenziale di crescita sui mercati internazionali, ma la forza del marchio made in Italy non è oggi sostenuta da una produzione e distribuzione altrettanto solide. Occorre crescere attraverso una politica di sistema: le imprese sono piccole, siamo sovrastrutturati per il mercato interno e sottostrutturati per quello estero». Nonostante le esportazioni agroalimentari italiane abbiano registrato una crescita negli ultimi 10 anni, la quota di mercato dell’Italia a livello mondiale è diminuita dal 3,3% al 2,6%. E se gli scambi commerciali a livello internazionale del settore sono triplicati, Paesi come Cina e Brasile sono cresciuti a ritmi molto più veloci del nostro. Per fortuDICEMBRE 2014

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MARTINA: PIANO 2.0 PER DOMANDE PAC, ANAGRAFE UNICA, FASCICOLO AZIENDALE Eliminare la burocrazia inutile, mettere l’amministrazione al servizio degli agricoltori, portare a zero la carta sprecata per oltre 1,5 milioni di imprese agricole. Questo l’obiettivo ambizioso del ministero delle Politiche agricole. «Innoviamo per semplificare» ha detto il ministro Maurizio Martina. Vari gli interventi del piano “Agricoltura 2.0” presentato alla conferenza di Agrinsieme. «Con la domanda Pac precompilata – come il 730 per i cittadini – da marzo 2015 guadagneremo tempo prezioso, con l’anagrafe unica le istituzioni condividono le informazioni senza chiederle ogni volta, con la banca dei certificati online niente più file agli sportelli». Ad esempio precisa Martina: «Per 700mila piccole imprese la domanda Pac si farà con un click e per tutte si potrà anticipare il pagamento degli aiuti a giugno invece che a dicembre, per circa 4 miliardi di euro su 1 milione di domande Pac». I vantaggi saranno su due fronti: semplificazioni per l’agricoltore che avrà meno oneri burocratici e maggiore efficienza dei controlli a carico dell’amministrazione. Il fascicolo unico aziendale riunirà infatti tutte le informazioni dichiarate dal produttore e certificate dall’amministrazione. na, la domanda alimentare all’estero è in continua crescita. Se da un lato ci sono buone potenzialità di sviluppo tutte da cogliere, dall’altro le inefficienze del sistema sono altrettanto numerose e radicate. Ecco perché, se davvero ci si vuole posizionare al centro del sistema economico e sociale non sono sufficienti, secondo Agrinsieme, interventi specifici di settore. Occorre, è stata la sintesi, un vero e proprio cambio di rotta per la sostenibilità e la continuità dell’agroalimentare italiano: che faccia leva su un mix di scelte macroeconomiche, logistiche, infrastrutturali e ambientali. mercato alle imprese. «Basta con i fondi alle organizzazioni che non aggregano il prodotto e non rendono competitivo il nostro paese» – ha detto Guidi, invitando a investire sull’interprofessione. Reti di impresa, strada maestra L’aggregazione è uno dei pilastri su cui si fonda il cambio di rotta tracciato da Agrinsieme. Le imprese che operano nell’agroalimentare sono troppo piccole: la loro superficie media non supera gli 8 ettari ed è tre volte inferiore a quella della Spagna (24 ettari) e molto di sotto di Francia (54) e Germania (56). Anche questo costituisce un forte limite poiché proprio alla dimensione aziendale sono legati elementi centrali per la competitività, prime fra tutte le capacità finanziarie e la possibilità di rispondere alle richieste di grandi piattaforme logistiche e distributive. Il tessuto produttivo agricolo italiano è troppo frammentato ed è per questo che Agrinsieme punta su un’agricoltura che lavori attraverso aggregazioni e filiere. Alcuni dati elaborati dalla Commissione europea hanno dimostrato che nei Paesi in cui è maggiore la quota di mercato detenuta dalle cooperative agroalimentari, maggiore è anche il livello dei redditi degli agricoltori. E in Italia la cooperazione agroalimentare italiana svolge un ruolo di primo piano con quasi 6mila realtà, 35 miliardi di euro di fatturato e quasi 100mila occupati, veicolando circa il 38% della produzione agricola nazionale. Agricolae I costi di burocrazia e trasporti Alcuni esempi: in Italia il costo dell’autotrasporto è in media di 1,59 euro a chilometro, in Germania 1,35 e in Francia 1,32. Il costo dell’energia elettrica per uso industriale in Italia è superiore del 30% rispetto alla media europea. Notevoli anche le spese e i ritardi dovuti alla burocrazia. Uno per tutti, il numero dei giorni necessari per esportare via nave: si va dagli 8/9 di Regno Unito e Germania, ai 10 di Francia e Spagna, per finire con i 19 giorni necessari per l’Italia. Indispensabile inoltre che vengano realizzati interventi, radicali e coraggiosi, nell’ambito del settore pubblico. C’è una complessità di soggetti che a vario titolo sono impegnati nel supporto al sistema agricolo e agroalimentare: il Ministero delle Politiche Agricole, le Regioni, gli altri Ministeri, insieme a una serie di strutture intermedie che un tempo svolgevano una funzione pubblicistica, ma che oggi appaiono superate e rappresentano spesso solo un onere in termini di costi sulle aziende e di appesantimento burocratico, facendo perdere ancora una volta competitività e opportunità di DICEMBRE 2014 Il coordinatore di Agrinsieme e presidente di Confagricoltura Mario Guidi 15

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