Giornalino 12 Novembre 2014

 

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Daf Hashomer Roma

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‫דף השומר‬ www.hhroma.it La pagina dello Shomer n.12 - novembre 2014 Daf Hashomer numero 12 Le opere di MUAYAD MUHSIN continuano a pag. 6 SCRIVI ANCHE TU SUL NOSTRO GIORNALE! MANDA IL TUO ARTICOLO A DAFHASHOMER@HHROMA.IT

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DAF HAKEN NOVEMBRE 2014 PRESENTAZIONE DEL MOVIMENTO “Che cos’è l’Hashomer hatzair?”………………………………………………………………...………… Pagina 2 DVAR HASHALIACH “Cos’è l’ebraismo umanista?” ………………………………………………………………………….. Pagine 3 e 4 ACROSS THE UNIVERSE – L’IRAQ “Le donne irachene rapite e vendute come schiave dai miliziani ISIS”…………………… Pagina 5 “Cultura Irachena: Muayad Muhsin”……………………………………………………………………… Pagina 6 ATTUALITÀ “Attualità estera”…………………………………………………………………………………………………. Pagina 7 “La guerra tra Israele e Hamas vista dagli occhi di un cittadino israeliano”…… Pagina 8 e 9 SPAZIO ALLEKVUTZOT DELL’ALEF “Una giornata speciale”……………………………………………………………………………………….. Pagina 9 “L’importanza delle cerimonie” …………………………………………………………………………… Pagina 10 SPAZIO ALLE KVUTZOT DELLA BET “Romeo e Giulietta, nozze sotto assedio ai tempi di Gaza”…………………………………….Pagina 10 SPAZIO ALLE KVUTZOT DELLA BOGRUT “Come si può considerare un difetto, un modo di essere?” …………………………………. Pagina 11 “Rischi sul lavoro” ……………………………………………………………………………………………….. Pagina 12 “Gli Ultimi saranno i Primi” ………………………………………………………………………….. Pagine 13 e 14 PENSIERI LIBERI “Il ghetto di Varsavia” ……………….………………………………………………………………………… Pagina 15 POSTA DEL CUORE.................................................... ………………………………………………………. Pagina 16 UN CHANICH CI SCRIVE … NOI RISPONDIAMO.................................................... ……………. Pagina 16 NOTIZIE DA ISRAELE “Tzavà”………………………………………………………………………………………………….……… Pagine 17 “Studiare in Israele” ………………………………………………..…………………………………… Pagine 17 e 18 “Alla scoperta di un nuovo mondo” ………………………………………..…………………… Pagine 18 e 19 KENIM NEL MONDO………………………………………………………………………………………………… Pagine 20 e 21 RECENSIONI “ALEF: Le due facce di Gerusalemme di Alberto Melis” …………………………………….… Pagina 22 “Bet: Straniero di Albert Camus” ” ………………………………………..……………………………. Pagina 22 OROSCOPO…………………………….……………………………………………………………………………………… Pagina 23 GLOSSARIO………….……………………………………………………………………………………………….……….. Pagina 24 1

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DAF HAKEN NOVEMBRE 2014 L’ideologia: I Tre Pilastri del Movimento L’Hashomer Hatzair è basata su tre pilastri fondamentali: Sionismo, Socialismo e Ebraismo. Il concetto di Hagshamà (autorealizzazione) ci richiede di mettere in pratica la nostra ideologia e deve includere tutti gli elementi di questi valori in cui crediamo fermamente, poiché è la combinazione unica di questi elementi che ci fa essere ciò che siamo. È essenziale per il nostro credo il coinvolgimento in un processo costante di rivalutazione (della realtà) che possa rispondere all’evoluzione del contesto e dell’ambiente. L’Hashomer Hatzair, in quanto movimento basato sulla Tzofiut (Scoutismo), ritiene che sia parte integrante del ruolo dello/a Shomer/et agire responsabilmente nei confronti dell’ambiente. In quanto movimento Chalutzista, incoraggiamo la realizzazione della nostra ideologia affinché sia innovatrice e rivoluzionaria nella natura. o/La Shomer/et è un/a uomo/donna di verità e la salvaguarda Le 10 dibrot 1- Lo/La Shomer/et è un/a uomo/donna di verità e la salvaguarda 2- Lo/La Shomer/et è parte integrante del popolo ebraico ed ha un forte legame con lo Stato d’Israele. Lui/Lei è radicato nella propria cultura ed è un/a chalutz del nostro ebraismo. 3- Lo/La Shomer/et attribuisce significato al proprio lavoro e lotta per creare un mondo dove il lavoro è una espressione produttiva della creatività umana e della libertà. 4- Lo/La Shomer/et è politicamente attivo/a ed è un/a precursore/a nel perseguire la libertà, l’uguaglianza, la pace e la solidarietà. 5- Lo/La Shomer/et è un/a chaver/a impegnato/ta a lavorare insieme agli altri, lotta per il progesso della società e promuove i valori shomristici. 6- Lo/La Shomer/et rispetta e protegge la natura, lui/lei impara a conoscerla, impara a vivere al suo interno con modalità sostenibili. 7- Lo/La Shomer/et sviluppa e mantiene attivamente relazioni intenzionalmente libere e oneste all’interno della Kvutza e di tutta la comunità shomrica. Lui/Lei si assume la responsabilità di occuparsi dei suoi chaverim. 8- Lo/La Shomer/et è coraggioso/a, indipendente, ragiona in maniera critica e prende iniziative di conseguenza. 9- Lo/La Shomer/et fortifica il suo carattere ed aspira alla totalità fisica, mentale e spirituale. 10- Lo/La Shomer/et è condotto dalla sua ragione e si assume la totale responsabilità delle proprio e azioni. Lui/Lei deve essere d’esempio. 2

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DAF HAKEN NOVEMBRE 2014 DVAR HA’SHALIACH Che cos'è l'ebraismo umanista? Il termine "Ebraismo Umanista", usato per descrivere l'ebraismo dell'Hashomer Hatzair, è spesso frainteso. Più di una volta ho sentito che significa "ognuno può fare ciò che vuole" o "basta sentirsi Ebreo per essere un Ebreo". Questo concetto è sbagliato. E' sbagliato sia per capire chi è un ebreo secondo l'HH, che per capire che cos'è umanista. Ma prima, bisogna capire da dov'è arrivato questo termine: Agli inizi del XIX secolo, con l'avvento della modernità e con essa del nazionalismo moderno e del liberalismo moderno, improvvisamente gli Ebrei si rapportarono con l'opportunità di lasciare il ghetto. Questa emancipazione offri la possibilità agli ebrei di avere, per la prima volta, diritti uguali agli altri cittadini dei nuovi fondati paesi nazionali. Eppure, in cambio c'era anche una richiesta: diventare simili agli altri cittadini nazionali – parlare la lingua comune, educarsi nel sistema educativo generale, vestirsi come tutti, celebrare le feste con gli altri. Fu una scelta difficile. Ci furono diverse risposte da parte degli Ebrei alla offerta/richiesta di emancipazione. Le quattro risposte più importante furono: 1. Grazie! È meglio essere cittadini con diritti uguali, che continuare come prima. La vecchia appassita tradizione ebraica ci fa vergognare. Perciò, è meglio scordare il nostro ebraismo ed accettare con piacere la vostra nazionalità, forse anche la vostra religione. 2. No, grazie! Il prezzo è troppo pesante. Non potremmo abbandonare la strada dei nostri padri per diventare cittadini di secondo livello. È meglio continuare a ritirarsi nel ghetto. Fare attenzione! Contro ogni tentativo di indebolire la nostra tradizione – alziamo le nostre mura ancora di più. 3. Grazie, ma… Siamo Ebrei ma anche cittadini Tedeschi/Italiani/Francesi. Siccome non possiamo dimenticare la nostra tradizione, e dall'altra parte non vogliamo rifiutare la nuova opportunità – abbiamo deciso di rimanere Ebrei per religione, più che per la cultura. Saremo Ebrei dentro la casa nostra e polacchi/Inglesi/Italiani fuori dalla casa. Saremo una minoranza religiosa nella nazione per cui siamo appartenenti. 4. No grazie, ma… La risposta per i problemi dei ebrei non è la tradizione, né l'appartenenza nazionale. Dobbiamo crearci una casa nazionale in cui potremo vivere una piena vita nazionale, senza compromessi. Fra tradizione e nazionalità abbiamo scelto la nazionalità – ma quella ebraica. Insomma, fra le due estremità di isolamento e assimilazione totale, ci sono stati due scelte di mezzo: scegliere religione su nazionalità (straniera) o scegliere nazionalità (ebraica) su religione. Fra queste quattro risposte degli Ebrei, Il primo gruppo non c'è di più. Sono stati assimilati ed integrati nella società generale. Il secondo gruppo sono i Charedim del tempo nostro, gli ultra ortodossi, che ancora alzano le mura davanti le minaccia del modernismo. Il terzo gruppo sono la maggior parte degli Ebrei che vivono nella diaspora. Per loro l'ebraismo è più che altro la religione ebraica. La loro identità ebraica è basata sulla vita religiosa, la loro educazione ebraica è una educazione religiosa e la appartenenza alle loro comunità la decidono i Rabbini. Il quarto gruppo sono i sionisti. Dopo aver tentato di assimilare, e concludere che non è possibile, hanno deciso che "se non possiamo essere come loro, saremo esattamente come loro". Cioè: se non possiamo 3

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DAF HAKEN NOVEMBRE 2014 essere Italiani/Olandesi/Ungheresi perche continuano ad odiarci – dobbiamo diventare una nazione esattamente come loro. Una nazione con una paese indipendente, dove possiamo essere ebrei liberi, nuovi ebrei, come ogni altra nazione. Quindi, che cos'è l'ebraismo umanista? Ebraismo – L'Hashomer Hatzair appartiene al quarto gruppo. Qui si definisce l'ebraismo in termini di nazionalità (attento, non nazionalismo) e non di religione. L'identità ebraica dell'Hashomer Hatzair si basata sulla cultura ebraica e sulla storia ebraica. Dunque, l'ebraismo di cui si tratta qui è un ebraismo laico. Umanista – questo concetto non vuol dire che ogni essere umano può fare ciò che vuole. Al contrario – vuol dire che ogni singolo essere umano ha una responsabilità immensa di essere morale, e di conseguenza fare la cosa giusta. L'umanesimo crede che la fonte dell'autorità è l'essere umano (invece di un'autorità trascendente). Dal momento che l'autorità sul mondo e sulla propria vita rimane nelle mani di ogni singolo essere umano, è accompagnata anche da una tremenda responsabilità. Quindi, l'approccio umanista stabilisce che 1) l'essere umano è sovrano di se stesso è non è subordinato a nessuna forza superiore, 2) L'essere umano ha una scelta libera per distinguere il bene dal male, il giusto dallo sbagliato e 3) per questo motivo l'essere umano ha una piena responsabilità delle sue azioni e quindi anche sulla società di cui appartiene e sul mondo in generale. L'ebreo umanista è questo ebreo che sceglie di prendersi responsabilità sulla sua vita, sulla sua comunità, sul futuro del popolo ebraico e sul benessere del mondo. È sempre caricato dalle scelte morali da fare, perché capisce di essere l'unica fonte di scelta morale. Per fortuna, ha un sacco di consigli ed ispirazione dalla storia ebraica e umana, dai pensieri e saggi ebraici e mondiali (per esempio, l'idee ebraiche di Tikkun Olam, Chesed e Tzedaka). Poiché l'Ebreo umanista è l'unico responsabile dei suoi atti, e prende responsabilità piena delle conseguenze, lui è anche critico nel guardare il mondo, sempre valutando l'informazione e la realtà attorno a lui, secondo i suoi valori. Il collegamento dell'Ebreo umanista col popolo ebraico è basato sulla conoscenza della storia ebraica e su interiorizzare la cultura ebraica (feste, lingua ebraica, canzoni, letteratura ecc.). Inoltre, è basato sul vivere secondo il circolo di vita ebraico (le feste e le tappe di vita dalla nascita alla morte: Brit Milà, Bar Mitzva, matrimonio ecc.) ed e basato sull'Identificazione col destino del popolo ebraico. L'Ebreo umanista non crede di essere scelto o di essere meglio degli altri. Infatti, siccome ha la responsabilità di migliorare il mondo, è sempre sensibile ad ogni altro essere umano, e si impegna ad aiutare chi ha la necessità. Insomma, essere un Ebreo umanista vuol dire tutt'altro che fare solo ciò che vuole o solo sentirsi Ebreo. Chazak Veematz! A cura di Gilad Peled, shaliach 4

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DAF HAKEN NOVEMBRE 2014 ACROSS THE UNIVERSE L’IRAQ Le donne irachene rapite e vendute come schiave dai miliziani ISIS "Se mi vedono parlare con qualcuno, mi uccideranno di sicuro, forse uccideranno tutti noi" Questo ha detto Nisreen, ai giornalisti del giornale online "The Huffington Post", una 17enne sequestrata dai miliziani Isis che stanno seminando paura in quasi tutto il mondo. Ha raccontato ai giornalisti di essere una delle 96 ragazze di origine yazida rapita quando i miliziani assediarono le loro città e villaggi. Queste ragazze rapite brutalmente sono in attesa di sapere il loro futuro: vendute come schiave o prossime spose di militanti islamici. Un'altra ragazza ha espresso la volontà di morire, chiedendo agli Usa e alle forze occidentali di bombardare lei e il territorio in cui risiede. Questa richiesta nasce quando si trovano costrette a diventare "proprietà" di un combattente estremista. Prima di diventare di un uomo, mai conosciuto prima, i medici dell'Isis fanno un check-up ginecologico per verificare la reale purezza di queste donne. I rapiti non sono però solo donne ma anche bambini che vengono allevati come mussulmani. Gli uomini vengono costretti a convertirsi. I prigionieri di sesso maschile hanno quattro possibilità per convertirsi. Due volte gli verrà chiesto educatamente; la terza volta vengono frustati con un cinturino in pelle; se ancora rifiutano alla quarta volta affrontano la morte. La prova dettagliata viene da donne prigioniere che parlano dalle loro prigioni, decine di famiglie disperate, da un rapporto delle Nazioni Unite trapelato e dagli attivisti che raccolgono le informazioni in mezzo al caos del Kurdistan iracheno con 200.000 profughi cacciati dalle loro case dai militanti. L'ISIS avanza a macchia d'olio e la comunità internazionale sembra impassibile. Qualche giorno fa sono stati scoperti 3 centri Isis a Roma. Cosa dovremmo aspettarci da questi fanatici? A cura di Alberto Moscato, kvutzà Horshim 5

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DAF HAKEN NOVEMBRE 2014 Cultura Irachena: Muayad Muhsin Muayad Muhsin è un pittore iracheno nato il 19 aprile del 1964. Comincia a dipingere all’età di 4 anni, affascinato dai colori e dai disegni, prendendo ispirazione da ogni minimo dettaglio che si trova sulla strada, come uccelli, gatti, alberi … Molto spesso Muayad è stato esortato ad abbandonare la propria passione da chi non capiva l’arte e da chi non lo capiva, perché non era considerato bravo il pittore in sé non era considerato un mestiere che facesse guadagnare abbastanza. Ricevette la sua formazione artistica all’Istituto d’ Arte di Baghdad dal 1979 al 1984. Muhsin definisce gli anni trascorsi nell’Istituto come i più belli della sua vita, nonostante il regime dittatoriale che opprimeva la libertà di pensiero (regime instaurato da Saddam Usayn, dal 1979 fino al 2003 circa). Dopo aver terminato i suoi studi fu costretto ad arruolarsi e a combattere nella guerra Iran-Iraq tra il 1984-1989 e nella guerra del Kuwait del 1990-1991, nelle quali non ha avuto modo di dipingere né disegnare. Tornato dalla guerra, Muhsin riuscì a vendere le sue opere in gallerie e zone di Al-Karrada a Baghdad. Queste sono alcune delle immagini più famose di questo artista, in cui si può notare un interesse particolare per la cultura mesopotamica e la sua regione, accostata in modo bizzarro a scene cinematografiche o comunque moderne. A cura di Esther Di Cave, Kvutzà Galon 6

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DAF HAKEN NOVEMBRE 2014 ATTUALITA’ Attualità estera La campagna mediatica dell’Isis (Stato Islamico dell'Iraq e della Siria, ufficialmente solo Stato Islamico, è un gruppo jihadista attivo in Siria e in Iraq il cui leader, Abu Bakr al-Baghdadi, ha unilateralmente proclamato la rinascita del califfato nei territori caduti sotto il suo controllo) continua a ritmi sostenuti e fiancheggia, come previsto, le operazioni del movimento. Il portavoce Abu Mohammad al Adnani ha diffuso su Internet un lunghissimo discorso dove mescolando riferimenti religiosi e politica invita i seguaci a colpire i membri della coalizione. Ovunque essi siano. L’alto esponente afferma che questa è la «campagna finale dei crociati» ma saranno «i soldati dello Stato islamico a condurre l’attacco e non loro...Conquisteremo la vostra Roma, faremo a pezzi le vostre croci, ridurremo in schiavitù le vostre donne». Al Adnani si rivolge in modo sprezzante verso Barack Obama, definendolo un servo degli ebrei e un vigliacco. Insulti accompagnati da annotazioni di tipo militare: «Non hai capito che la guerra non si può vincere solo con l’aviazione?». E irride all’idea di affidare le missioni terrestri a forze locali. Il dirigente allarga poi il suo discorso ai sunniti invitandoli a non farsi coinvolgere nel piano della coalizione e a non fornire uomini per eventuali milizie anti-Isis. Stessa cosa per i ribelli siriani che sono addestrati in Giordania per combattere le brigate del Califfo. Nell’interpretazione dell’estremista si tratta di un inganno che ha come unico scopo «la difesa degli ebrei». E a questo punto al Adnani allarga l’analisi ad altri paesi dove sono presenti formazioni islamiste. Plaude ai mujaheddin egiziani attivi nel Sinai, invita i tunisini a seguirne l’esempio, rimprovera quelli libici e li esorta a mettere da parti le divisioni provocate da «Satana», sprona i qaedisti yemeniti a reagire all’offensiva sciita. Tutti punti per dimostrare come il movimento abbia una visione regionale e la grande ambizione di diventare un modello. Nella parte finale del discorso il collaboratore del Califfo indica gli obiettivi. «O mujaheddin in Europa, America, Australia, Canada, Marocco, Algeria, Caucaso, Iran...Voi che avete giurato fedeltà al Califfo...Voi che ammirate lo Stato Islamico...consideratevi soldati...Uccidete i miscredenti sia civili che militari...Non chiedete a nessuno un consiglio (permesso, ndr)...Siete autorizzati a farlo, non è peccato». Questo passo è un evidente tentativo di rispondere alle autorità religiose musulmane che in questi giorni hanno condannato le azioni dell’Isis. Al Adnani entra nei dettagli usando suggerimenti che tornano spesso nei manuali di propaganda qaedista. «Se non avete una bomba o un proiettile (per uccidere) spaccategli la testa con un sasso, tagliateli la gola con un coltello, investiteli con l’auto, buttateli giù da un posto alto, strozzateli, avvelenateli». Si tratta di un messaggio che ha un preciso destinatario. Non l’op erativo infiltrato in una città occidentale, magari reduce da un’esperienza di guerriglia. Bensì è il semplice simpatizzante, un seguace che ha «visto» la guerra solo sul web o un elemento che ha un legame labile con una vera struttura eversiva. L’esempio perfetto e brutale è quello della coppia di estremisti britannici che nel maggio del 2013 uccisero un militare a colpi di mannaia in un sobborgo di Londra. Sono i futuri «soldati dello Stato Islamico». Non devi gestirli, ma solo ispirarli. E sarà molto difficile scoprirli. A cura di Gavriel Sonnino, kvutzà Shavit 7

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DAF HAKEN NOVEMBRE 2014 Attualità israeliana La guerra tra Israele e Hamas vista dagli occhi di un cittadino israeliano Gli eventi che hanno caratterizzato la quotidianità di israeliani e palestinesi vengono qui raccontati da un ragazzo israeliano che li ha vissuti in prima persona in quanto abita e lavora a Tel-Aviv e del quale ho raccolto la testimonianza. Ci espone il suo punto di vista circa il forte momento di tensione che ha visto protagonisti l'esercito israeliano e Hamas. "La guerra e' iniziata con il rapimento e seguente uccisione di tre ragazzi israeliani(confermato che i rapitori facevano parte dell'organizzazione di Hamas), e, dopo qualche ritorsione da una parte e dall'altra, e' riniziato il lancio di missili da parte di Hamas verso il sud di Israele e di conseguenza raid israeliani sulla striscia. Nei giorni successivi, i missili verso lo stato ebraico non sono stati più diretti solo al sud, ma Hamas ha dimostrato di avere un reale arsenale, pronto a colpire tutta la popolazione israeliana in ogni punto, e, quando sostengo tutta la popolazione israeliana, non e' una visione esagerata da israeliano,ma un reale dato di fatto, poiché i missili sono arrivati a colpire Haifa (nord di Israele),Gerusalemme e Tel-Aviv quasi quotidianamente. In realtà cosa si sta combattendo? Difficile dare una risposta, possiamo dire quelli che sono i motivi scatenanti di questa nuova guerra che e' stata combattuta duramente sia dai militanti di Hamas che dai soldati israeliani: da parte di Hamas, c'è la richiesta di una sorta di totale indipendenza con la costruzione di un porto e un aeroporto e questo tipo di richiesta potrebbe avere un senso giusto se non fosse che dall'altra parte c'e Israele che chiede fermamente un disarmo della striscia di Gaza prima di poter togliere qualsiasi blocco o embargo sulla striscia. Nel 2005, Israele ha abbandonato completamente la Striscia di Gaza concedendola indietro ai palestinesi di Gaza, lasciando le proprie coltivazioni ed espropriando cittadini israeliani dalle proprie case: basta pensare a Gush Hatif che era la migliore coltivazione di verdura israeliana, cosa ha ricevuto Israele indietro? Dopo pochi mesi il lancio di missili verso il sud di Israele (ai tempi ancora non esisteva il sistema antimissile Iron Dome), e' partita la prima operazione Piombo Fuso nel 2009, dove ci sono stati circa 1000 morti tra i palestinesi e 13 tra gli israeliani; ovviamente diremmo un massacro, ma in realtà, mentre l'esercito israeliano cerca di limitare i danni sui civili, purtroppo Hamas si avvale del fatto che Gaza e' un centro urbano densamente popolato e dove le case sono poco distanti l'una dall'altra, e dove quindi non e' semplice non colpire civili, soprattutto se hamas e' famoso per l'utilizzo di scudi umani. Con il cessate il fuoco, si sperava che ci sarebbero stati trattati di pace e invece si e' tornati al lancio di missili, anche su Tel-Aviv, per la prima volta dal 1991(guerra del golfo), da parte di Hamas nel novembre del 2012; ed ecco l'inizio di una nuova campagna militare, "colonne di fumo", che terminò dopo una settimana, con un cessate il fuoco che si sapeva che non sarebbe durato a lungo e, alla fine, rieccoci con quest'ultimo scontro che e' stato il più sanguinoso da una parte e dall'altra. Tra i palestinesi, moltissimi sono i civili rimasti uccisi (molti dei quali utilizzati come scudi umani),e per gli israeliani 74 morti. Gaza è considerato il posto pu' pericoloso al mondo per Zahal, in quanto anche le mura delle case sono cariche di esplosivi e trappole, tanto e' vero che il nuovo terrorismo di Hamas per idea di Deif è rappresentato dalla costruzione di tunnel per entrare in territorio israeliano. 8

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DAF HAKEN NOVEMBRE 2014 Ovviamente speriamo tutti in una soluzione pacifica,ma, riflettendo da cittadino israeliano, mi chiedo come e' possibile concedere l'indipendenza ad avere un porto e un aeroporto se poi verrebbero usati per trasportare altre armi. Qual è la fiducia che un qualsiasi governo di uno stato sovrano darebbe a un'organizzazione terroristica? Se si sostiene che Israele ha diritto di esistere, bisognerebbe anche sostenere il diritto di Israele all'autodifesa e probabilmente si raggiungerebbe un accordo che e' il sogno di tutti noi, ovvero che i palestinesi accettino l'esistenza dello stato di Israele e di conseguenza due popoli due stati ,con confini definiti, ma fino a che la popolazione israeliana non e' al sicuro, bisognerebbe pensarci, prima di parlare di massacri e distruzioni di massa; perché se fosse stato inventato, programmato e finanziato il sistema Iron Dome, lo stato d'Israele non esisterebbe più o comunque avrebbe avuto altrettante vittime. Io vivo a Tel-Aviv e quello che ho visto e' stato un sentimento di dolore per le nostre vittime, per le famiglie delle vittime e per le vittime tra i nostri nemici, dal momento che, in quanto ebrei, celebriamo la vita e piangiamo la morte di qualsiasi essere umano. Ma quello che più mi ha insegnato questa esperienza e' la forza del popolo israeliano a non bloccare nulla della propria quotidianità, e andare avanti con il giusto spirito. Mi piacerebbe, un giorno non troppo lontano,vedere israeliani e palestinesi vivere in modo pacifico." A cura di Tharyn Terracina, kvutzà Horshim SPAZIO ALLEKVUTZOT DELL’ALEF Una giornata speciale L'attività svolta a Villa Pamphili (lo scorso anno) é stata bellissima. Abbiamo fatto tanti giochi e ci siamo divertiti molto. Durante l'attività in kvutzà abbiamo parlato del tema della fiducia: Abbiamo fatto una prova dove si vedeva se uno si fidava dell'altro ma purtroppo dei miei amici non l'hanno voluta fare un po’ per paura e un po’ perché ancora non si fidavano degli altri. Alla fine dell'attività ho capito che finalmente mi fido della mia kvutzà anche se pensavo che la mia chaverá Sara durante la prova mi avrebbe fatto cascare. Nella seconda parte della giornata i bogrim hanno fatto un gioco su pesach dividendoci in plugot, io ero nella plugà 3. La tappe che mi sono piaciute di piú sono state quelle del memory e ruba bandiera. È stata proprio una giornata speciale e indimenticabile. A cura di Samuel Habib, kvutzà Zikim 9

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DAF HAKEN NOVEMBRE 2014 L’importanza delle cerimonie Noi della kutzá maghen crediamo molto nelle cerimonie che si svolgono in ken e in campeggio ed essendo molto legati al movimento facciamo in modo di non saltate alcuna cerimonia né di apertura né di chiusura. È vero che molto volte durante mifkad o akshev facciamo confusione ma comunque sappiamo quando è il momento di smetterla e quando é il momento di fare i seri. Sicuramente il momento più apprezzato dalla maggior parte della kutzà è il mifkadesh che si svolge in campeggio. Abbiamo molti ricordi di noi riuniti a cantare l’hatikva o a fare l’urlo; è uno dei momenti più belli perché in quel momento siamo tutti insieme riuniti con i nostri chaverim di milano. Fare la promessa ad esempio è un impegno importante che prendiamo e ci fa sentire parte di un grande e unico movimento forte ed unito. Detto questo siamo certi che l' Hashomer senza queste cerimonie sarebbe incompleta e perciò ci impegniamo a rispettarle e a farle rispettare da ora fino alla nostra uscita. A cura della kvutzà Maghen SPAZIO ALLE KVUTZOT DELLA BET Romeo e Giulietta, nozze sotto assedio ai tempi di Gaza. Mahmud Mansur, lo sposo, è Palestinese; Marel Malma, la sposa, è ebrea. Si sono sposati lo scorso diciassette agosto a Tel Aviv fra le proteste della destra ultra- conservatrice riunitasi sooto il nome di “Lehavà”. Il gruppo ha postato sulla pagina Facebook “l’invito” al matrimonio di Mahmud e Marel invitando i poppi sostenitori a protestare davanti al locale dove si sarebbe tenuto il ricevimento. Ma il matrimonio, anche grazie all’ aiuto di un giudice donna, è andato a buon fine perché questa ha imposto ai manifestanti di rispettare una distanza di sicurezza di almeno duecento metri dal locale e per mantenere la sicurezza ha utilizzato un“esercito” di trentatré guardi di sicurezza per evitare disordini. Al matrimonio, contro ogni aspettativa, ha partecipato anche un personaggio d’ eccezione, il presidente dello stato d’Israele Reuven Rivlin che nella sua pagina Facebook ha scritto quanto segue: “Mahmud e Marel hanno deciso di sposarsi e di esercitare la loro libertà in un paese 10

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DAF HAKEN NOVEMBRE 2014 democratico come Israele. Nessuno è obbligato a dividere con loro la felicità, ma tutti la devono rispettare. Violenza e razzismo non hanno posto nella società Israeliana.” Per quanto mi riguarda sono pienamente d’ accordo con il commento rilasciato dal presidente, perchè credo che due persone seppur di fazioni politiche, religiose o sociali differenti, abbiano pieno diritto, se lo vogliono, di dimostrare attraverso il matrimonio tutto il bene e l’ amore che provano l’ uno nei confronti dell’ altro. Hanno altresì il diritto di dimostrare i loro sentimenti a tutti senza la paura di essere giudicati. Perche l’ amore non è cosa ne politica ne religiosa, ma ciò che un essere umano prova per un altro, e quei sentimenti così profondi, come quelli di questa coppia unita in matrimonio, sono più forti di qualsiasi pregiudizio. A cura di Debora Sasson, kvutzà Nesharim SPAZIO ALLE KVUTZOT DELLA BOGRUT Come si può considerare un difetto, un modo di essere? Molti considerano l'omosessualità una malattia. Allora mi chiedo, come si può considerare un difetto, un modo di essere? Ad alcuni da addirittura fastidio, VEDERE due omosessuali per strada, figuriamoci acconsentire al loro matrimonio o a un'adozione. Come sappiamo, la relazione fra due donne o due uomini va contro i principi cristiani, e vista la presenza del Papa a Roma, non sono molte le possibilità per coppie omosessuali qui in Italia. Di conseguenza per avere un futuro insieme queste persone sono costrette a trasferirsi all'estero o vivere in Italia, ma senza esser riconosciuti come coppia e quindi ognuno di loro non ha nessun legame ufficiale con il proprio compagno. Può davvero la religione condannare delle persone a lasciare la propria famiglia e la propria casa, nella prima ipotesi, o vivere con la paura di non poter aiutare il proprio fidanzato/a in caso di malattia, nella seconda? Sarebbe giusto o meno tralasciare questa regola cristiana? Molti pensano sia giusto modernizzarsi e non badare a regole di questo genere, così "antiche". Altri pensano che visto che sono tralasciate tante regole cristiane, sia giusto tralasciare anche questa. Ci sono molte altre persone però, che per un motivo religioso legato alla chiesa o di tipo scientifico, pensano sia contro natura e non sono disposte a permettere a queste coppie di stare insieme. Mi sono quindi spesso chiesta se sia migliore una coppia di eterosessuali che una volta sposati si lasciano dopo pochi anni o una coppia di omosessuali, che nonostante il fatto di esser "contro natura", sono felici insieme. Qui in Italia, sfortunatamente siamo ancora ben lontani dall'emanciparli completamente, figuriamoci far loro ottenere diritti ufficiali. Infatti, gli atti di bullismo verso queste persone e le parole dispregiative usate nei loro confronti, sono ancora praticati, soprattutto nelle scuole. Alcuni studenti infatti, presi in giro da molti, sono arrivati al punto di suicidarsi per la vergogna che provavano. Questo è avvenuto perché i giovani sono educati con principi errati, che vedono l'omosessualità come qualcosa di "sbagliato". Ovviamente una persona non può far molto per evitare questi fenomeni, ma penso che si debba partire dalle piccole cose, come ad esempio opporsi al sentire nomignoli dispregiativi, per avere un fine più grande. A cura di Orith Halfon, kvutzà Galon 11

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DAF HAKEN NOVEMBRE 2014 Rischi sul lavoro L’Italia è la nazione che detiene il primato delle vittime sul lavoro in Europa. Ogni anno si verificano oltre un milione di incidenti sul lavoro. Dal 1° gennaio al 31 dicembre 2013 sono morti sui luoghi di lavoro 1200 lavoratori e quasi 25000 sono rimasti invalidi permanenti. Dopo tanti anni finalmente grazie all’Anmil (associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro) si comincia a fare chiarezza sulla verità del numero di persone che rimangono coinvolte negli infortuni. Troppo spesso la vita si baratta per uno stipendio, talvolta misero e indecente. Le cause sono molteplici e hanno un comune denominatore: il profitto. Infatti molti imprenditori per accrescere il proprio profitto “tagliano” sulla sicurezza. In Italia gli incidenti sul lavoro hanno cau sato più morti della guerra del golfo. Un esempio di fabbrica priva di norme di sicurezza è la ThyssenKrupp un’azienda tedesca, la più importante azienda d’Europa nel settore siderurgico. Tra le molte società che controlla c’è la Acciai Terni, i cui stabilimenti di Terni e Torino nel 1994 sono stati privatizzati e acquistati in parte da imprenditori italiani e in parte proprio dalla ThyssenKrupp. La notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2007 poco dopo l’una, sulla linea 5 dell’acciaieria di Torino, sette opera i vengono investiti da una fuoriuscita di olio bollente, che prende fuoco. I colleghi chiamano i vigili del fuoco, e all’1:15 arrivano le ambulanze del 118 e i feriti vengono trasferiti in ospedale, e nei giorni seguenti tutti i feriti moriranno. I sindacati denunciano immediatamente l’inadeguatezza delle misure di sicurezza dello stabilimento. Le testimonianze degli operai accorsi sul posto dell’incidente parlano di estintori scarichi, telefoni isolati, idratanti ma funzionanti, assenza di personale specializzato. Lo stabilimento Thyssen di Torino era in via di dismissione: emerge che da tempo l’azienda non investiva adeguatamente nelle misure di sicurezza e nei corsi di formazione. Tutto ciò porta a dire che il lavoro è diventato una vera e proprio guerra per la vita. Il presidente dell’Anmil, Pietro Mercandelli, ha dichiarato che nei mesi estivi si raggiunge il picco di infortuni sul lavoro, particolarmente il settore primario è maggiormente colpito da questa macchia che sta oscurando la dignità di molti paesi. Industriali e sindacati si sono uniti per raggiungere un obiettivo comune: arrestare gli incidenti sul lavoro. Infatti stanno nascendo una serie di associazioni volte a tutelare il lavoratore, affinché si possa lavorare per vivere, e non lavorare per morire, come tragicamente sta avvenendo sempre più spesso. Un’altra iniziativa che sta fiorendo punta sull’applicazione di nuove tecnologie per la sicurezza, si investirà molto sulla prevenzione diffondendo la cultura sulla sicurezza. Negli ultimi anni le morti bianche si sono diffuse largamente, divenendo un cancro sociale difficile da sconfiggere, destinato a far collassare questa società, ammutolita dallo scarso senso di umanità. Dare un nuovo volto al lavoro, un volto umano, è questo l’obiettivo che si spera di raggiungere, affinché non ci sia più nessuna famiglia a piangere i propri cari, in modo che un saluto non si trasformi in un addio, come è successo alla ThyssenKrupp. A cura di Rachel Arbib, kvutzà Horshim 12

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DAF HAKEN NOVEMBRE 2014 Gli Ultimi saranno i Primi Tra i vari cantautori che hanno reso celebre la tradizione musicale italiana, certamente, si distingue Fabrizio De Andre, cantante eccezionale ma soprattutto autore di testi dal grande impatto emotivo, che riescono sempre a toccare le corde più intime dell ’animo umano. Così come il Belli con i suoi sonetti o il Manzoni con “I Promessi Sposi”, Faber (uno dei soprannomi di De Andre) non si concentra sulle storie degli eroi o dei grandi personaggi storici, ma al contrario sui cosiddetti “ultimi”: la gente comune, gli emarginati, coloro che la storia dei libri scolastici non ricorda ma che hanno lasciato un segno indelebile nella vita delle persone; nelle sue canzoni De André si concentra anche sui motivi di questa emarginazione e il ritratto che esce degli Ultimi (che potrebbero essere chiamati anche “Stranieri”) è quello di persone che interpretano un ruolo scomodo, vero, quello di coloro che hanno rinunciato alla falsità della maschera del freudiano “Super-Io” (quella parte dell’individuo che tende a nascondere le sfaccettature della propria personalità che non sarebbero gradite alla società) a favore “dell’Io profondo” (la vera personalità dell’individuo): questa parte della personalità, che generalmente viene repressa, spaventa la gente abituata a dominarsi che vede nel diverso ciò che teme di sé stessa. Nella grande varietà di argomenti trattati possiamo distinguere facilmente le categorie che De André analizza: vediamo come parla con la stessa vena poetica di prostitute, guerre, emarginati, lavoratori e talvolta anche dei suoi ideali politici. Per quanto riguarda le prostitute due personaggi spiccano sugli altri: Marinella (ne “La Canzone di Marinella”) e Bocca di Rosa (nell’omonima canzone): la prima è una prostituta trovata morta sulla sponda di un fiume, da questa figura, all’interno del brano, De Andre farà emergere una figura nuova, reale e umana, una donna che ha sofferto e che lottava ogni giorno facendo a pugni col destino pur di andare avanti; “La Canzone di Marinella” non è nata per caso, sem plicemente perché volevo raccontare una favola d’amore. È tutto il contrario. È la storia di una ragazza che a sedici anni ha perduto i genitori, una ragazza di campagna dalle parti di Asti. È stata cacciata dagli zii e si è messa a battere lungo le sponde del Tanaro e un giorno ha trovato uno che le ha portato via la borsetta dal braccio e l’ha buttata nel fiume. E non potendo fare niente per restituirle la vita, ho cercato di cambiarle la morte.” dice Faber in un’intervista. “C’è chi l’amore lo fa per noia, chi se lo sceglie per professione Bocca di Rosa né l’uno né l’altro lei lo faceva per passione”, così viene introdotto il secondo personaggio, una donna che segue i suoi istinti e le sue passioni (per ricollegarsi al discorso dell’Io profondo), che nell a canzone lascia un’impronta talmente forte nei cuori dei suoi clienti tanto da essere contrapposta, in una paradossale armonia dall’impatto fortissimo, alla Madonna durante la parata in suo onore. Nel personaggio di Piero De André inserisce tutte le sue incertezze nei confronti della guerra; infatti ne “La guerra di Piero” il protagonista un soldato semplice che si domandava spesso quali fossero i motivi della guerra esprimendo un pensiero pacifista e preferendo stare a casa e in pace con il mondo; ho sempre trovato commovente la fine di Piero che, vedendo un soldato “del suo stesso identico umore ma la divisa di un altro colore”, si lascia assalire dai dubbi e dalle incertezze; a niente serviranno i consigli del cantautore poiché l’altro soldato, senza far si travolgere dalle insicurezze, imbraccia il fucile e spara. È interessante notare la somiglianza tra questa canzone e la poesia di Ungaretti “Di che reggimento siete fratelli”. 13

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DAF HAKEN NOVEMBRE 2014 Al riscatto dei reietti il cantautore dedica l’album “Non al denaro non all’amore né al cielo” in cui, ispirandosi al libro di Edgar Lee Masters “Antologie di Spoon River”, tenta di dare una storia a molti dei morti sepolti nel cimitero di Spoon River, per la maggior parte anonimi (l’unico a cui viene dato un nome è il Suonatore Jones) e quindi senza un’identità che però De André cercherà di ridar loro. Di questo album vorrei citare due canzoni, la prima è “Un Matto”, in cui parla del matto del villaggio, considerato tale perché non riusciva a esprimersi come le persone “normali” ma che nella canzone riesce a mantenere la sua dignità facendo della sua diversità il suo cavallo di battaglia; la seconda invece è una delle canzoni più belle di Faber, “Il Suonatore Jones”, l’unica canzone ad aver mantenuto lo stesso titolo che aveva nel libro, che parla di una figura che quasi si potrebbe accostare a De Andre: un uomo che trovò la felicità nelle cinque righe del pentagramma, che “non volse mai un pensiero non all’amore non al denaro né al cielo”, quindi una persona semplice e modesta, la cui unica preoccupazione era il vino “sembra di sentirlo ancora dire al mercante di liquori - tu che lo vendi cosa ti compri di migliore -” Infine De André, coerentemente con la sua ideologia anarchica, parla anche della situazione dei lavoratori nell’album “Storia di un impiegato”, in cui racconta la storia di un dipendente che, affascinato dall’ascolto del canto “Maggio Francese”, entrò in crisi sui valori della società e decise di ribellarsi mantenendo comunque un atteggiamento individualista; dopo aver tentato goffamente di ritagliare per sé un ruolo di potere con la violenza e dopo che i suoi tentativi fallirono miseramente, questo impiegato finì in carcere; solo alla fine comprese la necessità di un’azione di lotta comune e non violenta. Si potrebbero trovare infiniti esempi nella musica di De Andre che riguardano gli Ultimi (per fare qualche titolo direi “Via del Campo”, “Princesa”…) ma la cosa che vorrei sottolineare è l’umanità e la pietà del Cantautore nei loro confronti, che rende loro, quasi come premio di consolazione per la misera vita che hanno vissuto, una fama destinata a restare in eterno nei cuori di chiunque abbia ascoltato una sua canzone. “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori” (Via del Campo, Fabrizio De André, volume I, 1967). A cura di David Tagliacozzo, kvutzà Shavit 14

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