Opificium 5 - 2014

 

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Opificium 5 - 2014

Popular Pages


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Un congresso straordinario per scegliere la nostra buona strada e tornare a guardare avanti

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sommario Congresso straordinario dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati 4 Programma 6 Le tre strade per cambiare 8 Prossima fermata: laurea 10 Se non lasciamo la strada vecchia... 12 Verso un (r)accordo 2-3 Editoriali Impariamo la grammatica del futuro Primum, nolite timere Per guarire dal vizio dello spreco Liberiamoci del peso del passato 64 Lettere al direttore 14 Congress Highlights Semplificazione e sussidiarietà 16 Professione & previdenza Direttore responsabile Giampiero Giovannetti Redazione Maurizio Paissan (coordinatore), Gianni Scozzai (vice coordinatore), Andrea Breschi, Roberto Contessi, Ugo Merlo, Sergio Molinari, Benedetta Pacelli, Andrea Prampolini, Massimo Soldati, Giorgio Viazzi Progetto grafico Alessandra Parolini Editori Consiglio Nazionale dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati – Via di San Basilio, 72 00187 Roma Ente di Previdenza dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati – Piazza della Croce Rossa, 3 – 00161 Roma Segreteria di redazione Raffaella Trogu tel. 06.42.00.84.14 fax 06.42.00.84.44 mail stampa.opificium@cnpi.it Immagini Fotolia, Imagoeconomica Illustrazioni Alessandro Grazi Tipografia Poligrafica Ruggiero srl Zona industriale Pianodardine Avellino Concessionaria di pubblicità Agicom srl Via Flaminia 20 - 00060 Castelnuovo di Porto (RM) tel. 069078285 fax 069079256 mail agicom@agicom.it skype agicom.advertising www.agicom.it Anno 5, n. 5 Registrazione Tribunale di Roma n. 60/2010 del 24 febbraio 2010 Semplificare non è semplice 22 Welfare e lavoro Liberiamo nuove risorse Burocrazia e semplificazione 40 Congress Events Formazione, lavoro e previdenza Immagini fluttuanti e in divenire 50 Più rivalutazione, più pensione Il fertilizzante dei contributi 42 Il sistema formativo 56 Congress Testimonials Calderone, Siciliotti, Treu 58 62 Cosa è successo ai consulenti del lavoro e ai commercialisti e ragionieri Prove tecniche di... laurea e accorpamento L’arte della manutenzione Il welfare che verrà 27 DOSSIER II La carica dei 600. Indagine su idee, proposte e umori dei delegati al congresso The next generation CNPI, Consiglio Nazionale Giampiero Giovannetti (presidente), Maurizio Paissan (vice presidente), Angelo Dell'Osso (consigliere segretario), Claudia Bertaggia, Berardino Cantalini, Renato D'Agostin, Giovanni Esposito, Giuseppe Jogna, Antonio Perra, Andrea Prampolini, Sergio Molinari (consiglieri) Cnpi, Gruppo di lavoro «Comunicazione di categoria» Maurizio Paissan (coordinatore), Sergio Molinari e Andrea Prampolini (vice coordinatori), Roberto Ponzini e Denis Scagliarini (componenti) EPPI, Consiglio d’Amministrazione Valerio Bignami (presidente), Paolo Bernasconi (vice presidente), Paolo Armato, Mario Giordano, Gianni Scozzai (consiglieri) Eppi, Commissione Stampa Valerio Bignami (coordinatore), Gianni Scozzai (vice coordinatore), Paolo Armato (componente) Chiuso in redazione il 31 ottobre 2014

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editoriali Impariamo la grammatica del futuro L’augurio è che il nostro congresso ci faccia da scuola per capire come dobbiamo scrivere il nostro domani o sappiamo: l’entusiasmo per il nuovo come la preoccupazione per il nuovo, l’opportunità del nuovo come il pericolo del nuovo, e poi il voltare pagina come il non tradire i propri valori, sono azioni ed espressioni che stanno inflazionando le nostre esistenze. Ponendoci un dubbio. Ma le cose stanno realmente così? Non sarà che stiamo esagerando intorno al nuovo che avanza (una frase di per sé già non particolarmente nuova), forse solo nel tentativo di catturare l’attenzione del nostro prossimo? Può darsi che una strategia del sospetto sia necessaria verso molte delle presunte novità del nostro tempo. E che sia più utile smascherarle che accodarsi come i topi del pifferaio magico. Ma nel nostro caso, nel caso dei tecnici liberi professionisti, le novità che dobbiamo affrontare sono vere e reali e ci pongono davanti a scelte difficili e cariche di incisive conseguenze. L’augurio è che questo nostro congresso straordinario ne sarà una incontrovertibile testimonianza, ma la certezza è che ne sono soprattutto testimoni le decine di migliaia di nostri colleghi che per affrontare le sfide del futuro stanno già autonomamente ridisegnando il proprio profilo professionale. Ecco, noi come Consiglio nazionale abbiamo il dovere di far emergere e valorizzare queste formidabili energie che i tecnici liberi professionisti stanno mettendo in campo per essere protagonisti del domani, di quel domani che vorremmo di nuovo carico di speranza e fiducia e di cui il nostro Paese ha un maledetto bisogno. Ed è anche per questo che abbiamo deciso di tenere un congresso straordinario. Per dare L forza e condivisione a quell’idea di futuro che sta germogliando qua e là e ha bisogno di essere aiutata, concimata e curata nella sua crescita. Sarà un congresso libero e aperto, in una parola straordinario. Perché è arrivato il momento in cui dobbiamo fare a meno dei nostri pregiudizi e provare a considerare ogni possibile opzione, riacquistando la libertà di ragionare al di là di ogni steccato e ponendo da parte per una volta i più antichi convincimenti. Ma soprattutto staremo attenti a loro, ai nostri colleghi, a quello che stanno diventando per rendere questo Paese più moderno e più forte. Ascolteremo con attenzione tutte le posizioni e le valuteremo senza incollare preventivamente la targhetta di «amico» o «nemico». Potranno arrivare così suggerimenti utili, proposte inattese ma serie e degne di essere tenute in considerazione, come anche segnalazioni di pericolo o indicazioni di prospettive di cui sarebbe un peccato non tenere conto. Crediamo che sia questo il metodo da seguire se vogliamo un congresso vivo, ricco, libero e capace di rappresentare al meglio la nostra categoria. E vedrete che se così faremo, anche la speranza crescerà insieme a noi. E allora benvenuti a tutti voi: delegati, ospiti, relatori, giornalisti e soprattutto semplici iscritti alla nostra categoria, curiosi di dare una sbirciatina al nostro futuro. Perché è di questo che si parla, soltanto di questo: rispettiamo e amiamo il nostro passato, ma non è più il caso, a seconda dei punti di vista, di rimpiangerlo, commemorarlo o commiserarlo. Le parole che oggi dobbiamo spendere sono tutte per il domani. Buon congresso! ◘ 2 Settembre - Ottobre

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Primum, nolite timere e parole ricorrenti del nostro tempo sono: rinnovare, riformare, adeguare, cambiare. Le azioni corrispondenti, seppur affannate, puntano quindi a trovare soluzioni nuove per problemi antichi, individuando percorsi diversi e modificando abitudini inveterate. Ma poi, nella realtà, le risposte non sono sempre corrispondenti alle attese, tutt'altro. Ai cambiamenti si contrappongono azioni e atteggiamenti che vanno nella direzione opposta. Ecco un esempio, che sarà un tema al centro del nostro congresso: una burocrazia refrattaria ad ogni riforma. Di questo status quo facciamo, come dire, esperienza quotidiana e sperimentiamo nelle nostre attività tutta la drammaticità del problema. E spesso vediamo che rispetto alle possibilità offerte dall’innovazione tecnologica ci si rifugia ancora in strumenti obsoleti e inadeguati. Occorre allora domandarsi quali siano le vere ragioni che si frappongono al cambiamento. La prima e fondamentale ragione è nella paura di cambiare. In fondo, il modificare una situazione crea ansia e preoccupazione, anche perché è sempre difficile prevedere le conseguenze di un’innovazione. Il cambiare poi ci impegna, perché contempla da parte nostra un nuovo slancio, mette in discussione le nostre certezze, ci pone alla prova, sollecita le nostre abilità e conoscenze e, nella maggior parte dei casi, il cambiamento si impone come una sfida. Ma se vogliamo fare parte del futuro e non essere destinati a un museo dei dinosauri (come la nostra burocrazia), dobbiamo fare una cosa sola: smetterla di avere paura. ◘ L è una cosa che l’Italia non si può permettere: di buttare via i soldi. In sette anni, dal 2007 al 2013, il nostro Paese non è stato in grado di mettere a frutto le risorse che l’Europa ci aveva messo a disposizione, sostanzialmente incapace di attivare nuove opportunità stabili per giovani, donne e lavoratori in difficoltà. Come risultato, una parte delle risorse che la Ue ci aveva elargito sono tornate a Bruxelles. O meglio, i numeri sono molto ingarbugliati. C’è chi dice che i progetti sono partiti (sembra 668.000, una cifra enorme), che però siano stati quasi tutti di tipo formativo, senza una verifica vera della loro ricaduta e dunque pane per i denti dei centri di ricerca che si sono autofinanziati in questo modo. Dunque una parte dei soldi sembra essere stata spesa, un po’ a pioggia, e una parte invece non siamo riusciti ad investirla. Molte Regioni hanno raccontato, nondimeno, anche belle esperienze. In particolare la Sicilia, la Campania, il Veneto, l’Emilia e, soprattutto, la Toscana hanno lanciato iniziative che hanno coinvolto le start up e i giovani professionisti, varando progetti di sostegno al lavoro reale e non solo di studio fine a se stesso. È a questa parte fattiva e bella del Paese che dobbiamo guardare in questo nuovo settennato, e strillare e lottare perché le risorse europee non vengano gestite dai serbatoi che li trasformano in rendite di posizione, ma da quelle organizzazioni che hanno l’interesse a creare occupazione. Le Casse di previdenza dei professionisti possono essere, solo se lo vogliano veramente, dei soggetti in questo senso interessanti e interessati. ◘ Settembre - Ottobre C’ Per guarire dal vizio dello spreco 3

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13 novembre 2014 14.00 Registrazione partecipanti Tavola rotonda Welfare e lavoro. Le Casse dei liberi professionisti a sostegno del sistema economico 18.00 Fausto Amadasi, presidente della Cassa Italiana Previdenza e Assistenza Geometri (CIPAG) Pier Paolo Baretta, sottosegretario al Ministero dell’ Economia e delle Finanze Valerio Bignami, presidente dell'EPPI Alessandro Cattaneo, presidente Fondazione Patrimonio Comune (FPC) Paola Muratorio, presidente di Inarcassa Coordina Sebastiano Barisoni, vice direttore “ Radio 24” 15.00 Inaugurazione del Congresso Inno nazionale e inno europeo Viaggio tra presente, passato e futuro della professione Il film di una categoria 15.05 15.1 5 inaugurazione dei lavori congressuali Relazione introduttiva Interventi delle Autorità 19.00 Chiusura lavori 20.30 Cena sociale   Valerio Bignami, presidente dell’ EPPI 15.25 15.45 Giampiero Giovannetti, presidente del CNPI 14 novembre 2014 Coordinano Simona D’Alessio e Ignazio Marino, “Italia Oggi” ANDARE OLTRE LA CRISI 16.1 0 Burocrazia e semplificazione. Un progetto sostenibile Tavola rotonda Lavoro e sussidiarietà. I liberi professionisti a sostegno del Paese IL SISTEMA FORMATIVO 9.15 Giulio Sapelli, ordinario di Storia economica, Università degli Studi di Milano Professioni: quale formazione e quale occupazione? 16.30 Andrea Cammelli, fondatore e direttore di AlmaLaurea Silvia Ghiselli, responsabile delle Indagini e delle Ricerche di AlmaLaurea 9.35 Andrea Camporese, presidente dell'Adepp (Associazione degli enti di previdenza privati) Giuseppe Jogna, consigliere nazionale del CNPI Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni Simona Vicari, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico Armando Zambrano, coordinatore della Rete Professioni Tecniche Tavola rotonda Verso standard formativi europei Alberto F. De Toni, rettore dell’Università degli Studi di Udine Juri del Toso, delegato al Congresso Sergio Molinari, consigliere nazionale del CNPI Carmela Palumbo, responsabile Direzione generale per l'istruzione e formazione tecnica superiore e per i rapporti con i sistemi formativi delle Regioni 17.40 Principi di sussidiarietà a favore della società civile LA PREVIDENZA 10.35 Franca Maino, docente di Teoria e politiche dello stato sociale, Università degli Studi di Milano Un Welfare migliore? Rendimento degli investimenti finanziari e adeguatezza delle pensioni Paolo De Angelis, Ordinario di Tecnica attuariale e finanziaria della previdenza, Università La Sapienza

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Marriott Park Hotel Via Colonnello Tommaso Masala Roma Un Paese e una categoria alla ricerca di un nuovo equilibrio promuovendo lavoro e welfare SPAZIO GIOVANI Tavola rotonda Un welfare possibile. I giovani incontrano la previdenza 18.30 Fabiana Casula, Cristina Cipollini, Enrico Negrini, Stefano Tasin, delegati al Congresso 11.00 Tavola rotonda La ricchezza a chi la produce: più risorse agli iscritti Valerio Bignami, presidente dell’ EPPI Lello Di Gioia, presidente della Commissione bicamerale di controllo degli Enti di previdenza Giampiero Giovannetti, presidente del CNPI Andrea Mandelli, senatore, Forza Italia Stefano Visintin, rappresentante Italia nel Pension Committee e consigliere nazionale degli Attuari 19.00 12.00 La storia dei consulenti del lavoro. Un modello di riferimento? Termine per la presentazione delle mozioni congressuali 19.30 La posta in gioco Marina Calderone, presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro Una narrazione del Congresso straordinario a cura di Simona D’Alessio e Ignazio Marino SPAZIO GIOVANI 12.30 20.30 Cena sociale Tavola rotonda Start up: capacità d’iniziativa e società tra professionisti 15 novembre 2014 Coordina Andrea Breschi, responsabile relazioni esterne del CNPI Biagio Finizio, docente di Design Management, Politecnico di Milano Caterina Garufi, Ufficio legislativo, Ministero della Giustizia Amedeo Giurazza, amministratore delegato di Vertis SGR SpA Serena Pellegrino, deputata di Sinistra Ecologia Libertà Andrea Prampolini, consigliere nazionale del CNPI Magda Kattaya, delegata al Congresso Roberto Rovetta, perito industriale e designer Presentazione delle mozioni congressuali 9.1 5 9.45 11.30 12.00 12.1 5 Interventi a sostegno delle mozioni 13.30 Colazione di lavoro Votazioni Proclamazione dei risultati Intervento di Valerio Bignami, presidente dell’ EPPI presidente del CNPI L’ACCESSO ALLA PROFESSIONE 14.30 14.35 14.40 14.45 15.1 5 Presentazione Tesi 1 Filmato Filmato Presentazione Tesi 2 Presentazione Tesi 3 Il pensiero delle Istituzioni La parola ai delegati 12.35 LE conclusioni di Giampiero Giovannetti, Filmato 13.00 13.30 Chiusura lavori Pranzo a buffet Cosimo Ferri, sottosegretario al Ministero della Giustizia Interventi programmati individuati attraverso le assemblee precongressuali

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Le 3 strade

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Breve guida alle proposte che infiammeranno il dibattito congressuale e sulle quali i delegati saranno chiamati a decidere quale percorso scegliere per il futuro della categoria

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Le tre strade per cambiare prossima fermata: laurea È arrivato il momento di ridisegnare confini e fattezze della professione di perito industriale. Sul tavolo ci sono diverse ipotesi da vagliare e il Congresso è un’occasione preziosa per individuare la strada giusta verso il futuro. Ecco i contenuti della prima proposta: laurea triennale obbligatoria per l’accesso all’albo e maggior prestigio alla professione A cura di Noemi Giulianella L a prima delle proposte che presentiamo va decisamente nella direzione dell’aggiornamento della categoria, in previsione del nuovo panorama dell’istruzione tecnica che si profilerà dal 2015. Il diploma di perito industriale infatti non ci sarà più, dunque una delle proposte prevede di sostituirlo con una laurea triennale nel settore tecnico ingegneristico. Chi può accedere Questo tipo di soluzione stabilisce che a poter accedere al nuovo albo saranno i soli laureati del settore ingegneristico, figure che verranno inquadrate in tre aree di specializzazione per colmare i vuoti della frammentazione attuale del settore tecnologico. In particolare le tre aree saranno quella civile e ambientale, quella industriale e quella dell’informazione. Gli iscritti laureati conseguiranno il titolo professionale di ingegnere tecnico, ovvero «tecnico per l’ingegneria», (industrial engineer), un titolo più in linea con i modelli internazionali, che consentirebbe riconoscimenti chiari e immediati nel panorama lavorativo. La professione imboccherebbe la strada del rinnovamento, rivolgendo sempre attenzione a eventuali cambiamenti nel mondo dell’istruzione tecnica superiore. Infatti qualora venisse introdotta nel nostro Paese una formazione tecnica non universitaria riconosciuta giuridicamente equivalente alla laurea, tale formazione sarebbe valida per l’accesso all’esame di Stato e di conseguenza all’albo. È prevista una chance per i periti industriali già iscritti ma non in possesso di laurea: questi, in base ad una norma transitoria, potranno sostenere l’esame di Stato con l’attuale ordinamento fino al 2018, dopodiché sarà obbligatoria la formazione universitaria o equivalente. È inoltre ipotizzata la possibilità per i già iscritti di laurearsi in itinere attraverso corsi di alta formazione. Un periodo di assestamento inevitabilmente impegnativo, che assicurerebbe però in futuro un elevamento del ruolo del perito industriale nel 8 quadro professionale internazionale. Coloro che non intendono raggiungere la laurea, manterranno il titolo professionale di «perito industriale» e saranno inquadrati nei tre settori in cui verrà ripartito l'albo. Sarebbe inoltre eliminata la norma che richiede ai laureati un periodo di tirocinio di almeno sei mesi per potersi iscrivere all’albo (Dpr 328/2001), questo per allinearsi alla prassi di altri albi nei quali il tirocinio non è previsto. La direzione è quella dell’omogeneizzazione e dell’organicità nel settore delle professioni tecniche. Risultati e vantaggi La strada descritta risponde in primo luogo alla necessità di restare a pieno titolo nelle «professioni intellettuali regolamentate», mirando ad aumentare il prestigio della professione di perito industriale. Uno dei vantaggi conseguibili sarebbe infatti l’inquadramento al livello di qualifica «d» della direttiva europea 36/2005, quindi il raggiungimento dello stesso ruolo delle professioni omologhe degli altri Stati europei. Finalmente uniformità e coerenza di trattamento, senza più il dubbio della legittimità degli atti. Difficoltà sul piano normativo e possibili ripercussioni Se verrà scelta questa linea il percorso di attuazione non sarà semplice. Dovremmo infatti apportare importanti modifiche all’ordinamento vigente, passando per il legislatore e per i Ministeri competenti. In un primo momento questi provvedimenti si potrebbero tradurre in un calo degli iscritti, scoraggiati dal percorso più difficile e articolato. D’altra parte, nel lungo periodo, si arriverebbe a definire con certezza la posizione della nostra professione nel panorama lavorativo di tutti i paesi industrializzati, e non si scarta la possibilità che il nuovo albo (e la cassa di previdenza) possa attirare nuovi laureati (presumibilmente più diffidenti all’inizio). InsomSettembre - Ottobre

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Perché sì, ma attenzione... Accesso all’albo riservato ai soli laureati o con formazione equivalente: PRESTIGIO ma, i due piatti della bilancia pesano e nel ponderare la nostra scelta dobbiamo tenere conto del fattore tempo. Ma torniamo a figurarci lo scenario degli aspetti negativi, per essere preparati a tutto. Alcune reazioni potrebbero venire dal mondo dell’istruzione tecnica, che potrebbe cogliere nella nostra scelta un declassamento del titolo di maturità. A livello previdenziale invece non ci sarebbero ripercussioni, in quanto il sistema dell’Eppi è un sistema contributivo e per iniziare a risentire della contrazione del numero degli iscritti dovrebbe subire un azzeramento delle nuove iscrizioni addirittura fino al 2060. Tutte le carte sono sul tavolo scoperte, sta a noi riflettere e decidere. La strada porta in alto ed è, inevitabilmente, in salita. ◘ Settembre - Ottobre Ai periti industriali è riconosciuto Pieter il rango di «professionisti Paul Rubens (1577-1640), intellettuali», livello «d» direttiva europea 36/2005 Ratto d'Europa, Madrid, Museo del Prado OMOGENEIZZAZIONE Viene abolita la norma che prevede il tirocinio di 6 mesi per i laureati che vogliano accedere all’albo (Dpr 328/2001) SEMPLIFICAZIONE I laureati vengono inquadrati in sole 3 aree di attività: civile e ambientale, industriale e dell’informazione CRITICITÀ' In un primo periodo potrebbe registrarsi un calo degli iscritti all’albo visto il percorso più lungo 9

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Le tre strade per cambiare SE NON LASCIAMO LA STRADA VECCHIA… Aspettare la nuova figura del diplomato da istruzione tecnica senza apportare modifiche all’ordinamento attuale è uno dei sentieri percorribili dalla nostra professione. Proviamo ad immaginarci il viaggio interrogandoci anche su come saremo all’arrivo… quello di perito industriale del vecchio ordinamento. Tutto ciò in previsione di una evenutale riforma dell’istruzione che preveda l’introduzione di una formazione tecnica non universitaria di durata triennale oltre il diploma di maturità, giuridicamente equivalente alla laurea. a seconda strada possibile segue la direzione della continuità e del mantenimento di identità. Propone infatti di non apportare modifiche all’attuale ordinamento, continuando a garantire ai possessori del vecchio titolo di studio di perito industriale e ai nuovi diplomati da istruzione tecnica l’accesso all’esame di Stato e quindi all’albo professionale. L Modalità di accesso invariate Il vecchio titolo, con l’entrata in vigore della riforma Gelmini, sarà sostituito dal corrispondente «diplomato da istruzione tecnica» senza ulteriori cambiamenti normativi. In particolare si riconosce la validità del titolo di perito industriale in otto delle nove aree di specializzazione in cui è attualmente suddiviso il settore tecnologico: meccanica, meccatronica ed energia; trasporti e logistica; elettronica ed elettrotecnica; informatica e telecomunicazioni; grafica e comunicazione; chimica, materiali e biotecnologie; sistema moda; costruzioni, ambiente e territorio. Solo l’area agraria, agroalimentare e agroindustriale non è contemplata nel quadro, essendo l’unica generalmente lontana dal bagaglio di conoscenze di un perito industriale. Le altre otto invece si prestano senza difficoltà ad inquadrare le specializzazioni di un perito e del futuro diplomato da istruzione tecnica, anche se nell’area costruzioni, ambiente e territorio non potremo fare a meno di essere in concorrenza con i geometri (tra l’altro favoriti perché interessati da questa sola specializzazione). Il Ministero dell’istruzione non ha escluso, al momento, che i diplomati si possano continuare ad iscrivere all’albo dei periti industriali anche dopo la riforma, e in questo modo non lo escluderebbe nemmeno la categoria, optando per una strada senza soluzione di continuità. Quindi chiarezza nelle aree di specializzazione e mantenimento del percorso di studi attuale per l’accesso alla professione. La sola modifica normativa prevista sarebbe il riconoscimento dell’equipollenza del diploma di istruzione tecnica a 10 Vantaggi e possibili passi indietro Il vantaggio più evidente sarebbe la stabilità della categoria, che in questo modo non subirebbe alcun calo degli iscritti (salvo quanto potrà incidere la recente riforma delle professioni e i relativi obblighi introdotti come la formazione permanente obbligatoria, l’assicurazione obbligatoria, il nuovo codice deontologico ecc.) e potrebbe mantenere le attuali strutture di autogoverno territoriali: i collegi provinciali. Dunque certezza dell’identità del perito industriale. Questa scelta avrebbe però un prezzo: quello di rinunciare all’elevamento del livello di qualifica secondo la normativa europea 36/2005, quindi probabilmente al riconoscimento di «professione intellettuale», facendo scivolare la nostra professione in un terzo livello di competenze che ci vedrebbe dietro ai laureati magistrali e triennali. Si escluderebbe inoltre ogni eventuale possibilità di accorpamento con altre professioni che prevedono diversi percorsi di formazione e si scoraggerebbe l’entrata nell’albo di laureati di nuova formazione. Anzi, si favorirebbe inevitabilmente l'uscita anche degli attuali periti industriali laureati e la loro convergenza nelle sezioni «b» di altri albi. Insomma, la linearità e la continuità a livello legislativo rischierebbe di farci apparire una professione «statica», sempre meno coinvolta nelle nuove attività, nella partecipazione ai bandi pubblici (già attualmente scoraggianti) e a società multidisciplinari. Interrogandoci ancora sul futuro previdenziale, anche in questo caso non si andrebbe incontro a ripercussioni, sempre per la sicurezza che ci viene dal sistema previdenziale di tipo contributivo, di fatto indipendente da un’eventuale contrazione del numero degli iscritti. ◘ Settembre - Ottobre

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Perché sì, ma attenzione... Nessuna riforma dell’ordinamento: STABILITÀ I possessori del vecchio titolo di perito industriale continuano ad accedere all’albo CONTINUITÀ Con la riforma Gelmini il titolo sarà sostituito da quello equipollente CHIAREZZA Delle 9 aree di specializzazione del settore tecnologico il titolo di perito industriale sarà valido per tutte tranne che per quella agraria e agroalimentare CRITICITÀ La professione scivolerebbe di livello dietro ai professionisti laureati, incoraggiando l’abbandono dell’albo da parte degli iscritti laureati di vecchia e nuova formazione

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Le tre strade per cambiare Verso un (r)accordo La terza carta da giocare si chiama accorpamento. L’ipotesi è quella di costituire un albo unico con gli ingegneri, diviso in due sezioni. Ecco come si presenta il percorso, e la sfida sarebbe quella di guadagnarci la sezione B senza però diventare i componenti di serie B del nuovo albo… degli ingegneri, eventualmente, sarà possibile seguire un percorso formativo agevolato per il passaggio alla sezione A. È inevitabile un periodo di assestamento nel quale vengano rivisitate le competenze in funzione di una sistemazione coerente e chiara, che sarà condotta con l’aiuto di una Commissione ministeriale di supporto, così come avvenne per le operazioni di accorpamento fra ragionieri e dottori commercialisti. Le trattative per la definizione di tutti i dettagli relativi al cambiamento illustrato saranno affidate al Consiglio Nazionale. A ll’attenzione del congresso sarà presentata una terza tesi che vorrebbe dire prestigio ma anche cambiamento nell’identità storica della categoria: l’accorpamento in verticale del nostro albo con quello degli ingegneri. Tale possibilità si basa su un emendamento che consente l’unione «secondo i principi della riduzione e dell’accorpamento – su base volontaria – fra professioni che svolgono attività similari». Il presupposto normativo c’è e la strada dell’accorpamento verticale (con gli ingegneri, che pur essendo di livello diverso, presentano molte similitudini con la nostra professione) è decisamente perseguibile, essendo stata ormai superata l’ipotesi di un accorpamento «orizzontale» con geometri e periti agrari. Il guadagno… e le rinunce da fare L’accorpamento con gli ingegneri si tradurrebbe certamente in un accrescimento di prestigio a livello nazionale ed internazionale, ma rappresenterebbe un cambiamento storico per la categoria, un cambiamento che potrebbe metterne a dura prova la coscienza identitaria. Sul piano pratico, poi, il prezzo da pagare sarebbe in termini di autonomia: per un periodo transitorio di almeno otto anni, infatti, la maggioranza di autogoverno e la presidenza della nuova categoria sarebbe riservata agli iscritti della sezione A. Le nostre strutture nazionali e territoriali (i collegi provinciali) sarebbero a rischio e la loro eliminazione causerebbe, tra l’altro, problemi di collocazione del personale dipendente. Dovremmo sperare di trovare nelle trattative dell’accorpamento i giusti spazi di indipendenza per scongiurare tutto ciò. Trascorsi gli otto anni previsti dalla norma transitoria, i ruoli di autogoverno della categoria non spetteranno più alla sezione A ma saranno discussi e decisi democraticamente. È comunque verosimile che la differenza numerica a favore degli iscritti alla seziona A potrà impedire ai «nuovi» periti industriali di ricoprire ruoli decisivi negli organismi di autogoverno. Sarebbe un percorso coraggioso ma complicato, probabilmente traumatico, come ogni crescita. Settembre - Ottobre Le nuove regole Qualora la proposta fosse condivisa anche dagli ingegneri, si verrebbe a formare un nuovo albo unico contenente due distinte sezioni: la sezione «A» costituita dagli attuali ingegneri e dai futuri laureati magistrali, e la sezione «B», formata dagli attuali iscritti periti industriali e dai futuri laureati triennali di area tecnica. Entrambe le sezioni sarebbero divise nelle tre grandi aree civile ed ambientale, industriale e dell’informazione. Ma vediamo più nel dettaglio la composizione della sezione B, quella che ci interessa maggiormente. Una norma transitoria consentirebbe l’accesso alla sezione agli attuali iscritti periti industriali senza laurea, che manterrebbero il titolo di perito industriale. Il resto della sezione sarebbe composto da nuovi iscritti laureati triennali e da vecchi iscritti periti industriali laureati; tutti questi assumerebbero il titolo di «tecnico per l’ingegneria» o «ingegnere tecnico». Ricapitolando, in questa seconda sezione del nuovo albo avremmo professionisti «periti industriali» (senza laurea) e professionisti «tecnici per l’ingegneria» (con laurea triennale). Per coloro che si trovano già ora nella sezione B dell’albo 12

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Perché sì, ma attenzione... Accorpamento con gli ingegneri: PRESTIGIO La categoria guadagna prestigio e maggior appeal rispetto all’opinione pubblica RICONOSCIMENTO Conseguenze previdenziali Sul piano della previdenza si aprirebbero davanti a noi due possibili scenari: la confluenza in un unico ente di previdenza con gestioni separate (qualcosa di simile alla gestione separata dell’Inps), oppure il mantenimento di due casse autonome (come hanno fatto i dottori contabili con la cassa ragionieri e la cassa dottori commercialisti). Dunque nessuna ripercussione sui conti, solo scelte chiare da fare. ◘ Settembre - Ottobre Il titolo è finalmente riconoscibile anche all’estero CHIAREZZA CRITICITÀ' Le nostre specializzazioni vengono ridefinite superando il concetto di «affinità» Il rischio è quello di perdere autonomia e parte della nostra storica identità 13

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