Rivista della Sezione Ligure

 

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La Rivista della Sezione Ligure del CAI - nr. 2 del 2014

Popular Pages


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Rivista della Sezione Ligure del CAI - Quota Zero - Spedizione in abbonamento Postale - iscrizione al R.O.C. 7478 del 29/08/1991 - Autorizzazione Tribunale Genova n.7 del 1969 Rivista della Sezione Ligure del CAI - Quota Zero - Numero 2 del 2014 Club Alpino Italiano RIVISTA SEZIONE LIGURE della

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RIVISTA DELLA SEZIONE LIGURE del Club Alpino Italiano Sommario Novembre 2014 www.cailiguregenova.it DIRETTORE Paolo Ceccarelli DIRETTORE RESPONSABILE Paolo Gardino CAPOREDATTORE Roberto Schenone REDAZIONE Marco Benzi Marina Moranduzzo Stefania Martini Caterina Mordeglia Gian Carlo Nardi Vittorio Pescia Roberto Sitzia PROGETTO GRAFICO Tomaso Boano Luigi Gallerani IMPAGINAZIONE Marta Tosco CTP e STAMPA Arti Grafiche Bi.Ci.Di. Genova Molassana Autorizzazione del Tribunale di Genova numero 7/1969 Abbonamento annuale Cinque Euro Per contattarci: redazione@cailiguregenova.it In copertina: Un riparo lungo il Kungsleden Foto di Rita Martini In questa pagina: Versante est del Mont Blanc du Tacul Foto di Alessandro Raso EDITORIALE 3 la grande montagna 4 Contrafforti del Mont Blanc Alessandro Raso IL VIAGGIO, LA SCOPERTA10 Ospitalità lappone Marina Moranduzzo Speleosoccorso internazionale Enrico Di Piazza Un giorno sul Corno Stella Gianni Carravieri Tele, vette, cavalletti Flavia Cellerino Non è mai troppo tardi Caterina Mordeglia cronaca alpina 14 arte e cultura 22 sacco in spalla 32 scuole, corsi e avventure 34 La montagna come ricordo (a 18 anni) Andrea Escher Into the Beigua Marco Benzi grotte e forre 36 AMBIENTE E TERRITORIO 43 Le pietre raccontano Laura Hoz imparare dal passato 46 Storia delle Segnalazioni Pitter Guglieri Il GPS, utile (ma non unico) Matteo Graziani SCIENZA E TECNICA 52 punto di vista 56 personaggi 60 Homo Sapiens o Homo Videns? Giorgio Bertone CAI o Circo Equestre? Vittorio Pescia Ricordo di Piero Villaggio Carlo Zanantoni recensioni di P. Ceccarelli e R. Sitzia Notiziario della Sezione Ligure 1 In biblioteca 62 QUOTAZERO 68

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LO SCATTO FOTOGRAFICO 2 I pascoli della Valtournenche con vista sul Cervino Autore Davide De Feo

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redazione@cailiguregenova.it Paolo Ceccarelli Editoriale L a nostra Rivista sta crescendo, numero dopo numero. È un fatto evidente agli occhi di tutti ed i riconoscimenti in questo senso non mancano: la grafica è originale, l’impaginazione accattivante, il contenuto degli articoli di ottima qualità e l’informazione sulla vita della Sezione esauriente. Ma ho l’impressione che per completare il salto di qualità sia necessario aprire uno spazio sino ad ora poco utilizzato: il dialogo con i lettori. Con l’aiuto di chi ci legge possiamo impegnare le pagine necessarie ad aprire un laboratorio di idee nel quale dibattere i temi legati alla montagna, concentrando l’attenzione soprattutto sul futuro della sua frequentazione. I temi da sviscerare non mancano e questo editoriale mi offre l‘opportunità per proporne alcuni. Nel numero di settembre della nostra rivista “Montagne 360” ha fatto capolino lo skyrunning, un modo diverso di frequentare la montagna non sempre e non necessariamente legato all’agonismo e molto apprezzato dai giovani. Anche alla Ligure i praticanti della corsa in montagna non mancano e qualcuno ha già bussato alla porta della Presidenza chiedendo la costituzione di un gruppo. Anche le parole del Presidente Generale Martini vanno in questa direzione “Dobbiamo avvicinarci ad altri ambiti di frequentazione della montagna, non solo per diffondere le nostre competenze, ma anche per cercare di adeguare la nostra offerta alla nuova società…” Anche chi non vuole correre ma semplicemente camminare ha davanti a sé uno scenario in evoluzione. Per un numero sempre crescente di persone camminare è sempre più uno stile di vita. Non più la semplice gita durante la quale si muovono i passi lungo un sentiero per raggiungere un rifugio o un monte, ma intraprendere un viaggio a piedi, talvolta di più giorni, utilizzando i mezzi di trasporto collettivi per gli avvicinamenti, seguendo un itinerario predefinito basato su un preciso progetto culturale oltre che escursionistico o alpinistico che ci aiuti ad osservare e comprendere, passo dopo passo, ciò che ci sta intorno. Altro argomento di riflessione: i rifugi. Dobbiamo cercare di cogliere con attenzione e sensibilità le indicazioni del ruolo che queste strutture dovranno avere nel prossimo futuro. Dovranno essere l’ultimo avamposto sul fronte della Grande Montagna, spartano e magico al tempo stesso, o invece una moderna struttura ricettiva che funge sia da confortevole ricovero per l’alpinista prima di una salita impegnativa che da tappa sul tracciato di percorsi escursionistici dove il camminatore può trovare una cena appetitosa, una doccia calda e la possibilità di ricaricare il cellulare? Il Club Alpino Italiano deve interrogarsi su questo punto ed ascoltare la voce di chi ha l’abitudine di vagare tra i monti, vale a dire i propri Soci. E la nostra sezione, che attualmente gestisce 8 rifugi e 3 bivacchi, deve essere particolarmente attenta a cogliere le indicazioni dei lettori per fare le giuste scelte etiche ed economiche, come decidere se investire sulla riduzione dell’impatto ambientale attraverso la certificazione Ecolabel, sulla promozione e valorizzazione delle strutture. Prepararsi insomma a governare il cambiamento, se cambiamento ci sarà, è non già a subirlo. Lanciamo la pietra nello stagno ed attendiamo, con l’aiuto di chi ci legge, l’onda di ritorno che contribuirà a fare chiarezza su questi punti, senza trascurare altri orizzonti altrettanto interessanti che potranno essere liberamente proposti. L’indirizzo e-mail della Redazione, che fa da titolo a queste riflessioni, è a disposizione dei lettori che vorranno esprimere idee, concetti o esperienze personali su questi temi contribuendo a costruire insieme nuovi ampi spazi della nostra Rivista. Excelsior.  EDITORIALE 3

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Contrafforti del Mont Blanc Alessandro Raso Monte Bianco I LA GRANDE MONTAGNA nverno anomalo quello appena trascorso: sebbene la neve fosse abbondante, il ghiaccio non lo è stato altrettanto! Stefano ed io ci siamo illusi, immaginando salite sui couloir del massiccio del Bianco prima di fine inverno. Le nostre aspettative hanno urtato con un meteo instabile e abbondanti nevicate. Tanto che, al solito, la stagione è iniziata a primavera inoltrata, condensandosi in due mesi scarsi. Oltre a ciò, molte delle linee che sarebbero state nostre mete non si sono formate a dovere. I versanti nord delle Aiguilles de Chamonix, su cui sono tracciati stupendi itinerari di ghiaccio di oltre 700 metri, si presentavano molto secchi. Neppure il bacino dell’Argentière si è sottratto a questa anomalia: le tre maestose pareti nord delle vette che lo separano dal ghiacciaio di Talèfre erano gri- gie e scarne come fosse piena estate. Fortunatamente, in modo altrettanto anomalo, questa inesorabile siccità di ghiaccio non ha interessato i satelliti del Mont Blanc du Tacul dove la maggior parte delle goulotte si erano formate. Il Tacul ha una geomorfologia singolare: la vetta principale è cinta da guglie e pilastri che si arricchiscono di creste rocciose e anfratti che dischiudono colate uniche. I contrafforti del versante est compongono un anfiteatro glaciale di incredibile suggestione: patria per ghiacciatori, qui i primi couloir e le prime goulotte scalati a partire dagli anni ’70. È una zona molto famosa ed altrettanto visitata, di facile accesso che conosciamo abbastanza bene. Così, dissetiamo la nostra voglia di effimero su alcune goulotte classiche e, ripetutamente, saliamo al ghiacciaio del Gigante, da soli o Versante est del Mont Blanc du Tacul, al centro il Couloir du Diable, la linea di ghiaccio a sinistra è la “Lafaille Gully”, la linea a destra è il “Supercouloir”. 4

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con altri amici. Primavera, per la prima volta quest’anno, aspettiamo l’alba al Col des Flambeaux. Le Aiguilles du Diable sono ancora spente ma alla base si scorge un brulicare di frontali. È con noi Matteo alla sua prima goulotte, siamo diretti a “Silvia Gully”’ (TD, II, 4), seguendo le poche tracce presenti, scendiamo e attraversiamo il ghiacciaio. A causa di un problema con gli sci la neve abbondante ci rallenta e arriviamo alla terminale a sole già alto. Tutte le cordate sono impegnate sulla “Lafaille Gully”: ogni sosta è colma di alpinisti: una ressa! “Silvia Gully” è una lingua sottile, stretta da grigie pareti che alterna muri verticali di ghiaccio a passaggi di misto superabili agganciando le fessure del granito. Purtroppo abbiamo un appuntamento con la funivia e, data l’ora, sappiamo che non riusciremo a chiudere la salita, ma l’ambiente ci rapisce. In ultimo, pianto due chiodi e ci caliamo. Scendendo dal circo glaciale superiore notiamo alcune cordate ancora impegnate sul “Supercouloir”. Alto 800 metri, rappresenta un capolavoro firmato Boivin-Gabarrou, incassato tra il Pilier a tre punte ed il Pilier Gervasutti, spesso presenta i due tiri iniziali privi di ghiaccio ed estremamente impegnativi. Aspiriamo a questa linea azzurra che interrompe la veste sfumata di rosso del granito. Il giro di perlustrazione che compiamo con Stefano giorni dopo non ci conforta, la “Rébuffat Gully” alla Tour Ronde non è formata così come “Filo di Arianna” al Cirque Maudit che da diversi anni inseguiamo. Scalata per la prima volta da Gian Carlo Grassi nel 1984, termina al Col du Mont Maudit con un impegnativo tiro di 5. Al contrario, sembra formata la “Roger Baxter-Jones” ma ci è stata sconsigliata a causa della troppa neve. Pare che una cordata di stranieri abbia impiegato due giorni per averne ragione raggiungendo il rifugio dei Cosmiques al buio. Optiamo per fare un giro su “Valeria” al Petit Capucin, la conoscenza di questa goulotte si scontra con la mutevolezza dell’ambiente che la rende ogni volta diversa. Anch’essa aperta da Grassi, termina con due misure di corda su misto. Sebbene in origine le fu assegnato il grado 4+ non ho mai incontrato tale difficoltà, probabilmente a causa della progressiva diminuzione del ghiaccio LA GRANDE MONTAGNA 5 Alessandro su “Silvia Gully” Stefano su “Modica-Noury”

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LA GRANDE MONTAGNA “Gabarrou-Albinoni” a destra e “Modica-Noury” a sinistra 6 Cordate impegnate sulla “Lafaille Gully” rispetto alla prima salita. A metà aprile si prevedono nuovamente forti perturbazioni e diverse incombenze impegnano i nostri fine settimana. Inoltre, siamo costretti a salire dal versante francese perché la funivia che porta al rifugio Torino è chiusa a causa della enorme frana che incombe sull’abitato di Entrèves. Si unisce a noi Fulvio ed approfittando dell’unica giornata libera raggiungiamo Chamonix. Sci ai piedi, lasciamo l’Aiguille du Midi e veloci oltrepassiamo il Col du Gros Rognon. Vorremmo ripetere la “Gabarrou-Albinoni” che Fulvio non ha mai salito ma, appena al di sotto la Pointe Lachenal, ci appare chiaro che non vi riusciremo: complice la funivia, molte cordate ci hanno preceduto. Oltre a quelle già impegnate sul canale d’accesso, altrettante alla crepaccia terminale sono in procinto di salire. Dovendo tornare in giornata perderemmo troppo tempo aspettando il nostro turno! Pure la “Pellissier” è presa d’assalto mentre, stranamente, passando accanto al Triangle du Tacul, non abbiamo notato la stessa ressa sulla più classica “Chèrè” (TD-, II, 3). Messe le pelli, torniamo indietro e in meno di un’ora siamo all’attacco. Le poche cordate che vediamo sono già alte e, mentre andiamo di conserva per raggiungere la linea di ghiaccio, una guida con cliente si accoda. È una goulotte non molto difficile, primo banco di prova per chi cerca la verticalità del ghiaccio in montagna. Ben consolidata, le continue ripetizioni la rendono lavorata e, malgrado la presenza di alcuni tratti di ghiaccio alquanto sottili, non incontriamo particolari problemi. In poche ore saliamo e facciamo le doppie per essere in tempo all’ultima funivia per Chamonix. Ho percorso questa via la prima volta diversi anni fa proprio con Fulvio e il condividere nuovamente la corda mi rievoca piacevoli ricordi! Con due intere giornate a disposizione, la volta successiva, in tarda mattinata montiamo la tenda sul pianoro antistante il Couloir Gervasutti. Il meteo è incerto, abbiamo incontrato poche persone e molte linee sono libere da cordate. L’indomani intendiamo percorrere la “Modica-Noury”, una via valutata globalmente TD+ con un tiro più duro, stretto e verticale, valutato di 5. Sentiamo voci provenire da un piccolo nevaio sospeso

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Alessandro su “Lafaille Gully” LA GRANDE MONTAGNA Fulvio sulla “Chèrè” 7

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ancora al buio, usciamo dalla tenda ci accoglie il brillio di una stellata. Abbiamo azzeccato la finestra temporale, mentre saliamo il canale di 300 metri che conduce all’attacco, la goulotte si illumina ed i primi raggi di sole smuovono il nevischio che precariamente l’ha ricoperta. Ci alterniamo sui tiri di corda, anche qui si notano i numerosi passaggi per cui troviamo molti agganci che ci facilitano la progressione e mitigano la verticalità del ghiaccio. Il tiro chiave è ancora in buone condizioni, eccezion fatta per gli ultimi metri che costringono a fidarsi di un aggancio tra roccia e neve pressata. Lasciamo una cordata di tedeschi sugli ultimi tiri e poco dopo mezzogiorno sciamo verso il trenino del Montenvers. Prima d’imboccare la Mer de Glace volgiamo l’ultimo sguardo ai contrafforti del Tacul proponendoci di tornare per chiudere la stagione con il Supercouloir. Purtroppo il quotidiano si metterà di mezzo e quella sarà l’ultima visita della stagione. Chissà se le bizzarrie del meteo potranno regalarci la salita in autunno…  LA GRANDE MONTAGNA Petit Capucin, a sinistra la goulotte “Valeria” a desta del Pilier Boccalatte, probabilmente qualcuno è impegnato su “Nonestop”, 800 metri di via, aperta da Andy Parkin nel 1996, che si insinua tra i pilastri del versante est del Tacul guadagnandone la vetta tra passaggi verticali di misto e ghiaccio. Abbiamo ancora diverse ore di luce e decidiamo di fare un giro sulla “Lafaille Gully”, stranamente deserta! Siamo soli, ci godiamo appieno tutta la linea, in meno di tre ore raggiungiamo l’ultima sosta e mentre siamo sulle doppie inizia a nevicare. La notte è accompagnata da un forte vento e quando, Scatto a 360°, alba sulla est del Mont Blanc du Tacul, il sole emerge dietro il Dente del Giagnte Alessandro Raso IS Scuola di Alpinismo "B. Figari" 8

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LA GRANDE MONTAGNA 9 Stefano all'uscita di "Modica-Noury"

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Ospitalità lappone Marina Moranduzzo Il grande nord “V enite, vi insegno che cosa dovete fare”, così la custode di Aigert, il primo rifugio che incontriamo sulla Kungsleden, ci porta verso il lago coperto di neve: dal buco scavato nel ghiaccio si estrae l’acqua con un secchio, si riempe la tanica e la si porta su al rifugio, trascinandola con una corda sul pendio innevato, una e più volte fino a costituire una provvista sufficiente per bere, cucinare, lavare. 10 Passiamo poi nella legnaia, dove si trova già la legna accatastata, ma va tagliata a pezzi piccoli per farla entrare nella stufa: fatto quello bisognerà accenderla e mantenere vivo il fuoco. Nella ’butik’ si acquistano i viveri, tutto cibo conservato ovviamente, e nella spaziosa cucina - sala da pranzo si prepara la tavola, si cena, si lavano i piatti, tutto nel rispetto delle istruzioni scritte, attaccate ai mobili e alle pareti, da osservare strettamente per mantenere pulito il rifugio e l’ambiente circostante. La custode ci spiega anche come prepararci la sauna: accendere il fuoco, aspettare almeno mezz’ora per far scaldare bene un grosso recipiente di acqua e le pietre poste sopra la grande stufa. Poi ci si può fare la doccia appendendo un secchio di acqua calda ad un gancio: attenzione a non scottarsi! Le camere sono confortevoli, con quattro letti e una stufa: naturalmente si provvederà a lasciarle ben pulite. Nella primavera del 2013 siamo partiti da Ammarnas, un piccolo villaggio di pescatori nella Lapponia svedese e abbiamo raggiunto la stazione sciistica di Emavan, percorrendo con gli sci da fondo tutta la parte meridionale della Kungsleden, il sentiero dei re e, dopo Aigert, abbiamo sostato nei rifugi di Serve, Tarnasjo, Gyter e Viter, tutti di proprietà della Svenska Turistforeningen, quasi tutti uguali identici e organizzati allo stesso modo: sono rifugi non gestiti, ma custoditi. Il custode si limita a mostrare all’ospite che cosa deve fare e a riscuotere quanto dovuto. In realtà i custodi fanno di più, e lo sciatore si sente veramente un gradito ospite. Sarà perchè siamo praticamente gli unici a fare la traversata in questa gelida primavera, siamo alla fine di Marzo, e la stagione è pessima causa il freddo e soprattutto il vento, sarà anche perchè questa parte della Kungsleden è meno frequentata rispetto a quella settentrionale, ma ogni volta siamo accolti con grande cordialità. Tutti i gestori sanno che stanno per arrivare quattro ita- IL VIAGGIO, LA SCOPERTA

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Lungo il percorso della Kungsleden, da Ammarnas a Hemavan IL VIAGGIO, LA SCOPERTA 11 L'ottima segnaletica scandinava

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La butik Le camere IL VIAGGIO, LA SCOPERTA Un esempio di sala cucina liani, ci vengono incontro con una bevanda calda, sono molto disponibili, ma anche molto discreti, si ritirano nella loro stanza, qualcuno si ferma alla sera a chiaccherare con noi, ci parla di tante cose, delle tradizioni lapponi, delle aurore boreali, della pesca. Spiegano che sono praticamente dei volontari, che aggiungono questa attività ad altre, sono anche guide o studiosi dell’ambiente, della foresta, della vita degli animali. Nella stagione sciistica si alternano con turni ma durante il loro soggiorno vivono completamente isolati e vedono pochissime persone: in quel mese di marzo saranno transitate al massimo una decina di persone, noi compresi. Nel rifugio vivono soli, la maggior parte sono donne e una sola vive nel rifugio con la famiglia e i bambini piccoli. Viene da pensare che queste persone amino profondamente la natura, riescano a godere la loro solitudine proprio perchè permette un contatto così profondo e assoluto con l’ambiente che li circonda, rendendo al contempo un servizio sociale a una popolazione che condivide gli stessi sentimenti. Una rete perfettamente organizzata e razionale di rifugi permette in effetti di percorrere lunghi itinerari, sia in estate che e in inverno. Forse solo i paesi scandinavi hanno un sistema di rifugi paragonabile a quello alpino, ma si pensi alle differenze sostanziali tra i due sistemi: da noi il rifugio ormai tende a diventare un alberghetto, è gestito solo se dà una buona resa anche economica, altrimenti esiste il bivacco o il ricovero di emergenza. In Svezia il rifugio è gestito dall’ospite stesso, è tenuto in perfetto ordine e non importa quanta gente ci vada, è un servizio per tutti.  Marina Moranduzzo IS Scuola Nazionale Sci Fondo - Escursionismo La custode di Aigert 12 Far legna...

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Il rifugio Gyter IL VIAGGIO, LA SCOPERTA 13 Il rifugio Aigert

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